DOPO L’ARRIVO DI GARIBALDI A NAPOLI, I PRIMI PROVVEDIMENTI DEL SUO GOVERNO
Questo periodo che qui racconto è quello in cui Garibaldi, una volta costituitosi il suo Governo provvisorio prodittatoriale a Napoli, si rende conto che deve sbaragliare la più potente armata d’Italia, quella di re Francesco II che si era attestata sulle rive del Garigliano e vuole farlo da solo senza l’aiuto dello Stato Piemontese e, soprattutto senza l’esercito di re Vittorio Emanuele II. E’ un periodo molto travagliato per Garibaldi. Niccola Nisco (….), nel suo “Storia del Reame di Napoli dal 1824-1860- Francesco II”, a p. 133, riferendosi alla battaglia del Volturno, in proposito scriveva che: “E questo intervento dei bersaglieri dovuto all’intervento del marchese Villamarina, il quale ruppe il divieto di concedere aiuti a Garibaldi, che era trascorso per impulso mazziniano sino alla baldanza di spedire Giorgio Pallavicino a chiedere al re il licenziamento del ministero, fu il raggio di concordia lanciato in mezzo al tramestio politico che stava per menare l’Italia nella guerra civile…..così Garibaldi, con invocare l’aiuto appalesò ai propugnatori delle idee mazziniane che l’esercito dei volontari non era più sufficiente a compiere la redenzione della patria. Per vero, se la battaglia del Volturno fu la più segnalata che le armi garibaldine abbiano combattuta, e se Garibaldi si mostrò gran capitano per audacia, per senno e per previdenza, pur tuttavia la stessa vittoria gli fece valutare l’inferiorità delle sue armi, e fu da lui stesso attribuita in parte all’insipienza dei borbonici, i quali, egli scrive nei ‘Mille’, etc…”. Niccola Nisco (….), nel suo “Storia del Reame di Napoli dal 1824-1860- Francesco II”, a p. 153, in proposito scriveva che: “Conciossiachè il Garibaldi, ritornato di Sicilia, e raggranellato le sue schiere, disseminate dal golfo di Policastro a quello di Salerno, si persuase per la sconfitta toccata a Caiazzo, il primo ed unico rovescio di quella memorabile campagna, dell’impossibilità di tenere una posizione offensiva e difensiva sulle due sponde del Volturno, e deliberava di limitarsi alla più stretta difensiva sulla sinistra del fiume, di guardare tutti i passi che da Capua menano alla capitale e di concentrarsi su pochi punti per non correre il pericolo di esser tagliato fuori dalla base di operazione. Così fatto S. Angelo centro delle sue forze con la divisione Medici di quattromila uomini e quattro artiglierie, stendeva la divisione Cosenz comandata dal Milbitz tra Santa Maria etc…”. Davis Ottati (….), nel suo “Dal Feudo alla liberà – un paese del Sud”, ed. Pananti, Firenze, a p. 98 e ssg., in proposito scriveva che: “Il fenomeno del volontarismo che aveva alimentato validamente le primigenie schiere garibaldine, era a quel tempo già in declino ed i motivi, tanto per esemplificare, erano due: il primo, perché Garibaldi aveva rinsanguato le sue colonne, e, dalla fase dello spontaneismo pittoresco della guerriglia, era passato alla più razionale organizzazione militare, secondo, perchè con i successi le titubanze sabaude erano fugate, subentrando al loro posto la paura di essere tagliati fuori, quindi provvedendo a far muovere esercito e maina. E’ spiegabile così il mediocre afflusso di uomini del principato – da scartare quindi l’opinione razzistica secondo cui lo stato maggiore di Garibaldi avrebbe operato un’odiosa discriminazione verso l’apporto meridionale – tenendo ben presente che i “quadri” rivoluzionari come i Padula, i Pessolani, i Santelmo, i Magnone e molti altri, erano già nelle sue file garibaldine e a Milazzo appunto cadeva il prete Vicenzo Padula, senza contare la colonna Passero di cui si dirà.”. Vincenzo Giordano (….), nel suo “La vita e i discorsi parlamentari di Giovanni Nicotera nelle legislature VIII – IX – X-XI e XII”, a p. CI, e ssg, in proposito scriveva che: “Il Borbone si era ritratto colle sue truppe nelle due fortezze di Capua e Gaeta, ed i volontarii privi di artiglierie non potevano espugnarle da soli. Se nonchè essi compresi dal desiderio grande dei popoli di raggiungere l’ultimo fine dell’ unità nazionale, cedevano il posto d’allora in poi all’azione dell’ esercito regio e del Governo di Torino, dopo di avere strenuamente combattuto, durante un mese circa, intorno alle mura di Capua, e salvato Napoli, il primo ottobre dall’ eccidio e dalla rovina, che i borboniani le avrebbero senza fallo arrecati, se avessero superato il contrasto glorioso che le schiere di Garibaldi, a Santa Maria, e quelle di Bixio, ai ponti della Valle, avevano opposto loro. In frattanto scioltasi la brigata di Castel Pucci, Nicotera era tornato presso Garibaldi ed aveva preso parte alle diverse fazioni avvenute sotto Capua, salvando il 14 ottobre il battaglione di Stocco, a Caserta, circondato completamente dai regii. La rivoluzione sequestrò durante il suo Governo le medaglie d’oro che i Borboni avevano destinate per coloro che avevano assassinato Pisacane e i compagni suoi. Quelle medaglie furono raccolte in buon numero, vennero fuse e per opera specialmente di Nicotera se ne coniò una gran medaglia per il generale Garibaldi.”. Michele Topa (….), nel suo “Così finirono i borboni di Napoli”, ed. Fausto Fiorentino, Napoli,, a p. 215, in proposito scriveva che: “Il Vecchio De Sauget, con voce alterata dalla commozione e con una infinita tristezza, replicò che non riteneva certo la fine della Dinastia, ma, era sicuro che l’Esercito si sarebbe dissolto. E ciò accadde, qualche mese dopo in Calabria; ma, nonostante i rovesci, fino al Volturno, fino al Garigliano e a Gaeta, migliaia di ufficiali e soldati napoletani si batterono con bravura e con cosaggio, dimostrando che se avessero avuto alla loro testa dei veri generali molto difficilmente sarebbe riuscita la miracolosa impresa garibaldina. Ciò scriviamo, noi, amantissimi della diletta Italia e unitarii convinti, per amore della verità e perchè, dopo un secolo, si ricordino con rispetto quelle migliaia di giovani meridionali che disseminarono delle loro ossa le nostre contrade, per non violare il giuramento di fedeltà, per tutelare l’onore dell’Esercito al quale appartenevano.”. Michele Topa (….), nel suo “Così finirono i borboni di Napoli”, ed. Fausto Fiorentino, Napoli, a p. 219, in proposito scriveva che: “Quanto agli impiegati, essi dovettero giurare la seguente formula che, a titolo di curiosità, riproduciamo integralmente: “…………….”. E gli impiegati, poveretti, che vivevano sotto l’incubo delle liste di proscrizione emesse dal Governo e pubblicate giorno per giorno dal “Giornale Ufficiale”, giurarono. Tutti gli intendenti (che erano i Governatori delle provincie o prefetti) furono destituiti e così numerosi sottointendenti, procuratori generali, presidenti di tribunali, funzionari dei Ministeri. Francesco II, che si vedeva costretto ad allontanare dai loro posti uomini che avevano fedelmente servito suo padre, a malincuore approvava le liste che gli presentava “Don” Liborio Romano, e quando non gli riusciva di cancellare qualche nome, o di scrivere accanto ad esso: “No, no”, cercava di attenuare le gravi conseguenze etc…”.
L’ARRIVO A SAPRI E A LAGONEGRO DI ALTRE BRIGATE GARIBALDINE

Dopo l’arrivo a Napoli di Garibaldi, che ivi instaurò un governo provvisorio, nella prima decade di Settembre iniziaono ad affluire alla Capitale del Regno Borbonico diverse truppe di volontari garibaldini ivi richiesti dal generale Sirtori e dal Quartiere Generale. La maggior parte partitosi dalle coste della Sicilia si fermarono a Paola e a Sapri da cui potettero proseguire in mare per raggiungere Napoli, non appena i pochi mezzi di trasporto disponibili lo permettessero. Alcune truppe di volontari si fermarono a Lagonegro. Questi movimenti di truppa furono organizzate dal generale Sirtori, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Meridionale. In quei giorni, il porto di Sapri e la cittadina stessa fu teatro di questi movimenti. Bastimenti che arrivavano e sbarcavano truppe che poi si acquartieravano in attesa di poter ripartire. Altre truppe che ripartivano dal porto di Sapri dove si imbarcavano sui nuovi legni disponibili. Sono giornate importanti per la storia di Sapri che vide in quei giorni la cittadina e lo scalo naturale di Sapri protagonista indiscusso della risalita alla Capitale ed alla conquista definitiva del Regno di Napoli. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 239, in proposito scriveva che: “L’arrivo delle rimanenti forze garibaldine fu accellerato dai nuovi mezzi di trasporto che il recente acquisto del porto di Napoli offriva. Dalla retroguardia, parte continuò la sua marcia, ma parte fu portata per mare salpando da Paola o da Sapri. L’ultima divisione con il Medici raggiunse Napoli il 15 settembre e i giorni successivi. A Paola in un litigio etc…, Nino Bixio aveva rotto la testa etc…(2).”. Dobelli, a p. 239, nella nota (2) postillava: “(2) Turr, Div., 178-180, 514-515, e carta; Castellini, 61-64; Bandi, 279-282; Adamoli, 153-155.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”.”, ed. Laterza, Bari, 1940, nel capitolo: “La campagna del 1860”, ecc…, a pp. 199-200 e ssg., in proposito scriveva che: “Nella rapida avanzata dei vari corpi garibaldini sulla capitale del Regno borbonico, il Sirtori, cui Garibaldi come abbiamo visto, aveva ceduto il comando supremo ebbe indubbiamente la parte principale. Il coordinare i movimenti delle molteplici e sparse unità, il provvedere alle loro necessità materiali e ai mezzi del loro trasporto, e no di rado a quelli stessi necessari alle truppe nemiche travolte e fuggenti nel massimo scompiglio, tutto l’insieme insomma delle misure richieste dalle due armate, l’una in rapidissima fuga e l’altra in non meno rapida avanzata, costituì un ben arduo compito, che il Sirtori, pur non tendo evitare qualche doloroso incidente – valga per tutti quello fra il Bixio ed il Medici a Paola – seppe portare a termine felicemente, così che tutto l’esercito garibaldino raggiunse il discreto ordine la capitale e oltrepassò, concentrandosi ed ordinandosi completamente sulla riva sud de Volturno.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, in proposito scriveva: “Intanto a Napoli giungevano rapidamente i diversi corpi dell’Esercito Meridionale, che liberi da ogni preoccupazine del nemico e con le navi a loro disposizione, sollecitavano la marcia. Dove quei corpi fossero, di preciso Garibaldi non lo poteva sapere e ne aveva chiesto dopo il suo arrivo in Napoli al Sirtori, il quale a sua volta si spostava ogni giorno. Il 6 a Castrovillari, il 7 a Rotonda, l’8 a Lauria e a Lagonegro. Lo precedeva il Corte etc…”. Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. La truppa partirà oggi di qui per imbarcarsi per Napoli. La Brigata Assandri è a Rotonda: domani sarà quì. Due Brigate sono in marcia da Castrovillari a Rotonda. Orsini è a Cosenza col resto dell’artiglieria. Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola. La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri. Mille calabresi circa agli ordini di Pace son verso Sala. Qui si trovano altri 500 circa ed altri ancora a Lauria, a Castelluccio, a Spezzano a Cosenza. Stocco sta armando gente in Catanzaro e provincia. Si devono dirigere su Napoli queste masse o si devono sciogliere ? Attendo suoi ordini a Nicastro.”. Dunque, il generale Sirtori, arrivato l’8 settembre 1860 a Lagonegro, con il suo Stato Maggiore, rispondeva a Garibaldi che da Napoli gli chiedeva informazioni sulle truppe di volontari garibaldini che dovevano partire dai nostri luoghi e dovevano raggiungere la capitale, Napoli, in quanto Garibaldi ne aveva urgente necessità. Agrati aggiunge pure: “Il Sirtori stesso riceveva a Lagonegro, il 9, l’ordine di sollecitare quanto possibile la sua marcia sulla capitale. Fra gli ultimi a partire fu il Medici che ancora il 14 era a Paola etc….Ultimo, quando già da parecchi giorni s’eran avute le prime scaramucce sul Volturno, arrivò da Messina il corpo del Dunne. Lo vediamo da questo telegramma del Cosenz, ministro della Guerra, diretto a Garibaldi a Caserta: “Napoli, 24 settembre 1860, ore 11,30 ant. E’ giunto Dunne con 1500 uomini etc…”. Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli”, a p. 313, riferendosi all’arrivo delle truppe a Napoli, in proposito scriveva: “Arrivavano i soldati dì Garibaldi. Essi avevano ricevuto ordine telegrafico di accostarsi al mare, ed imbarcarsi nei vapori che avrebbero trovati già spediti da Napoli.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Nel trambusto di quella marcia affrettata di tutte le truppe garibaldine su Napoli, si ebbero purtroppo altri episodi incresciosi; da parecchie parti giunsero al Sirtori lagnanze e proteste. Da Lagonegro il Corte scriveva scriveva l’8 di settembre: “Credo bene rapportare che stranieri- francesi, tedeschi, inglesi – seguendo l’esercito, ora che il pericolo è passato, commettono violenze d’ogni sorta. Un tale Ulrich prussiano, emetteva buoni abusivi. Rimproverato da me e dal capitano Rasponi, ci minacciò. Non potei arrestarlo per mancanza di forza, ma lo farò appena possibile…Un ufficiale ungherese pretendeva i cavalli dell’Intendenza generale. Non mi par dignitoso che un’accozzaglia d’ogni paese venga a trattar come terra di comquista un paese che fa guerra per la sua indipendenza.”.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Il brigadiere Dunne, ch’era tuttora in Messina, l’8 settembre scriveva a Garibaldi e il 10 a Sirtori mettendoli in guardia contro i molti avventurieri inglesi che domandavano di servire l’armata garibaldina e declinando ogni responsabilità negli arruolamenti fatti dallo Styles in Inghilterra, dove proprio lui l’aveva mandato. Egli dice infatti al Sirtori: “Lo Styles inviato da me in Inghilterra per gli arruolamenti, secondo gli accordi con Lei, ha commesso grandi bestialità, promettendo anche ciò che non era autorizzato a promettere.”. E pregava che prima di accoglierli nelle file dei volontari venissero presentati a lui, che per maggior garanzia aveva poi mandato a Londra il Wyndham a sorvegliare ciò che lo Styles faceva.”. Dunque, Agrati parlando del brigadiere Dunne (….), che arriverà da Messina a Napoli, per ultimo con i suoi volontari, solo il giorno 24 settembre 1860, come da un telegramma di Cosenz, Ministro della Guerra, Agrati cita anche lo Styles e cita pure Wyndham. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Intanto in tutto il Vallo di Diano era un continuo passaggio di Garibaldini. La brigate Milano e Spinazzi della divisione Turr, sbarcate a Sapri all’alba del 2 settembre, procedettero per Vibonati e quindi per Casalbuono, giugendo a Sala il 5. Seguivano il dittatore. Un’altra brigata della divisione Turr (brigata Puppi) approdata a Sapri la sera del 3, procedendo per lo stesso cammino giunse a Sala il giorno 6. Accampata colà e poi ad Auletta proseguiva il 9 per Eboli. Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, a p. 299, in proposito scriveva che: “Garibaldi però ne era impensierito più di quello che volesse confessare; ma obbligato ad attendere che le sue truppe, disseminate dal Golfo di Policastro a quello di Salerno, si rannodassero, molestato ai fianchi dall’insorgere della reazione e costretto egli stesso dalla controversia annessionista ad allontanarsi da Napoli ed a partire per la Sicilia, non potè nei primi giorni consacrarsi alle cose della guerra etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 170-171, riferendosi alla missione di Turr ad Ariano del 12 settembre 1860, in proposito scriveva: “Intanto che il generale Türr in soli cinque giorni compiva una missione di così grave importanza in quell’eccezionale momento, qual’era quella di sedare una reazione, che si sapeva donde aveva avuto principio , ma che non si avrebbe saputo ove potesse aver fine, entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice ¹) le altre Brigate della sua Divisione cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17ª Divisione Medici; la Brigata Sacchi continuava a di pendere direttamente dal Quartier generale principale.”. Pecorini (….), a p. 170, nella nota (1) postillava che: “(1) 1) La Brigata Spangaro s’imbarcava il giorno 30 agosto in Livorno per Palermo. Quella di Eber arrivava alle 10 ant. del 1º settembre da Marcellinara a Catanzaro accolta con feste dalla popolazione; ivi veniva alloggiata nelle caserme e nelle chiese. In detta città raggiungevano il corpo molti volontari rimasti indietro nelle marce. La forza della Brigata era di 2966, dei quali presenti 2462, assenti 504, cioè ammalati 344, dispersi 160. La Brigata Sacchi il 3 agosto alle 4 ant. partiva da Soveria Mannelli, si fermava a Carpenzano, ed alle 3 pom. dello stesso giorno riprendeva la marcia per Rogliano. Alle 3 ant. del 1º settembre si riuniva tutta a Rogliano, ove in seguito a sentenza di un Consiglio di guerra fu passato per le armi il caporal (tromba a nome Canepa Luigi reo di furto. Lo stesso giorno partiva la brigata da Rogliano alle ore 4 pom., e arrivava a Cosenza alle ore 10 pom. accolta con festa dalla popolazione. Alle 5 pom. del 3 la Brigata Eber, percorrendo la consolare, marciava per Tiriolo, dove arrivava alle 11 pom., ed accampava al di qua del villaggio fino alla mattina del 4 (ore 6 ant.), che passava ad altro accampamento al di là del paese, alle 3 pom. muoveva per S. Pietro a Tiriolo, ove giungeva alle 10 pom. e si accampava sulla strada. Lo stesso giorno 3 la Brigata Puppi s’imbarcava per Sapri, dove approdava alle 11 pom.; l’operazione di sbarco aveva luogo alle 8 ant. del 4. Nel medesimo giorno 3 la Brigata Spangaro sbarcava a Palermo. Alle 2 ant. del giorno 3 la Brigata Sacchi riprendeva da Cosenza la marcia, giungeva a Taverna Nuova alle 4 ant., riposava fino alle 4 pom., da dove partiva per Tarzia, e vi giungeva alle 10 e mezzo pom. Riposava fino alle 5 pom. del giorno 4, da dove partiva per Camerata passando per Spezzano Albanese. Alle 2 ant. del 5 la Brigata Eber continuava per Soveria Mannelli, vi arrivava alle 7 ant., da dove riprendeva la marcia all’1 ant. del 6, ed un’ora dopo accampava in Rogliano al di qua del paese. Lo stesso giorno 5 la Brigata Puppi da Sapri, passando per Vibonati, giungeva a Casali nuovo alle 7 pom., e riprendeva la marcia per Sala Consolina alle 5 ant. del 6, dove arrivava alle 4 pom. In questo giorno sbarcava a Palermo una frazione della Brigata Spangaro, la quale veniva passata in rivista dal comandante la Piazza. Alle 4 ant. del 5 settembre la Brigata Sacchi si muoveva per Castrovillari, alle 5 pom. dello stesso giorno riprendeva la marcia per Morano, dove giungeva alle 8 trovando tutto il paese illuminato. Alle 2 ant. del 6 partiva per Campotanese. Alle 9 ant. dello stesso giorno arrivava alla Rotonda. La Brigata Eber alle 2 ant. del 7 lasciava Rogliano, ed alle 8 ant. giungeva in Cosenza. Alle 4 ant. del 7 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia per Castelluccio, dove arrivava alle 8 passando a spalled’uomo il fiume Merenzo. Alle 5 pom. partiva per Lauria arrivando alle 8 e mezzo pom. La Brigata Eber (5 ant. del giorno 8) riprendeva la marcia, ed arrivava alle 10 pom. in S. Fili, ivi pernottava, ed alle 5 ant. del 9 muoveva per Paola, dove giungeva alle 10 ant. del giorno medesimo. La Brigata Puppi riposava il 7 a Sala Consolina, e l’8 si metteva in marcia: accampava ad Auletta, ed il 9 proseguiva per Eboli, ove arrivava alle 5 pom. Il 7 una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri dove arrivava alle 7 pom., e trovava ordine di continuare per Napoli, sc nonchè per mancanza di carbone doveva a di 8 sbarcare a Salerno. Ivi si fermava qualche ora, e poi partiva per Nocera, da dove con la ferrovia arrivava a Napoli la mattina del 9. Il giorno 8 il resto della stessa Brigata partiva da Palermo direttamente per Napoli, e vi arrivava la mattina del 9, che riunita sul largo S. Francesco di Paola, veniva passata in ri vista dal Generale Dittatore, quindi si acquartierava. Alle 2 e mezzo pom. del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, ove giungeva alle ore 10 e mezzo pom., colà fu raggiunta dal Maggiore Chiassi colle sue compagnie. Alle 9 ant. del 10 davano fondo l’ancora dirimpetto a Paola i battelli a vapore destinati al trasporto in Napoli della Brigata Eber. Alle 6 pom. aveva luogo la partenza; alla mattina dell’11 lo sbarco in Napoli, dove la brigata si acquartierava ai Granili, e vi riposava fino a tutto il 13. La Brigata Sacchi alle 4 ant. del giorno 10 riprende la marcia da La gonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivavano due vapori ove si imbarcava la Brigata. Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa; l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava in Napoli acquartie randosi a Pizzofalcone. Alle 4 ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivava al porto di Napoli alle 9 pom. del suddetto giorno. La truppa di questa Brigata venne acquartierata a Castel Nuovo.”.
Nel 1860, la BRIGATA BASILICATA (ex Brigata Lucana del Boldoni) al comando di Clemente CORTE
Immacolata Venturi (….), nel suo, “L’insurrezione lucana del 1860 fra storia e storiografia”, ed. Villani, 2016, a p. 73, in proposito scriveva che: “Ad Auletta, il 6, Albini, Mignogna ed una Deputazione nominata in seno all’ex decurionato potentino presentarono a Garibaldi i risultati, anche economici, dell’insurrezione ed il nizzardo emise il decreto per cui “Il Signor Giacinto Albini è nominato Governatore della Provincia di Basilicata con poteri illimitati” (147)”. Dal Governo prodittatoriale si passava, così, al governo dei poteri illimitati. Giacinto Albini, ben conscio, come scrisse anche in diverse circolari, che il governo dell’emergenza era terminato, eliminò le giunte insurrezionali con un decreto del 29 agosto. Con questo “pose in prestito” alla rivoluzione gli avanzi di cassa delle finanze comunali e nominò, secondo le leggi amministrative borboniche, il segretrio nazionale della provincia nella persona di Giacomo Racioppi. Infine dispose la formazione di un corpo di milizie, il “Battaglione Lucano”, composto da 540 uomini, divisi in tre compagnie, ognuna delle quali di 180 armati (148).”. Venturi, a p. 73, nella nota (147) postillava: “(147) ASP, Governo Prodittatoriale Lucano, b. IV, fasc. 41, f. 16.”. Venturi, a p. 74, nella nota (148) postillava: “(148) R. Rivilello, Cronaca Potentina, …., op. cit., p. 243.”. Raffaele Riviello (….), nel suo “Cronaca Potentina dal 1799 al 1882″, Potenza, Stab. Tipog., 1888 e poi anche nel 1891, a p. 251 in proposito scriveva che: “Mentre il Governatore Giacinto Albini con i suoi ‘poteri illimitati’ ristabiliva gli ufficii della magistratura, le schiere degl’Insorti Lucani venivano organizzate, prima a Vietri e poi a Salerno, in ‘Brigata dei Cacciatori Lucani’, licenziandosi coloro che per età, per cure di famiglia, o per altra qualsiasi causa, non potevano più a lungo permanere sotto le bandiere dell’Insurrezione. Ne restarono circa due mila e cinque cento, ed il Boldoni vi mise a capo dello Stato Maggiore il Maggiore Emilio Petruccelli, affidando il comando dei quattro Battaglioni al prete Nicola Mancusi di Avigliano, a Francesco Paolo La Vecchia di Tricarico, a Giuseppe Domenico La Cava di Corleto, ed a Francesco Paolo Pomarici di Anzi. La brigata Lucana entrò a Napoli nel 19 Settembre, sfilando con marziale disinvoltura lungo la via Toledo etc…(p. 252). A Napoli il comando della Brigata Lucana fu tolto al Boldoni e dato a Clemente Corte, Colonnello di Garibaldi, la qual cosa spiacque a moltissimi, perchè fu fatta forse per segreti disegni, ed in maniera alquanto brusca ed inaspettata. Agl’Insorti Lucani Garibaldi diede, come distintivo, un nastro blù con fibietta da portarsi sull’omero sinistro. Per mancanza di documenti non posso dire quali nuovi ordinamenti subisse la Brigata Lucana nel far parte della Divisione del General Medici; ne quale posto occupasse nelle giornate del 1 e del 2 Ottobre, allorchè vi fu sanguinoso combattimento fra i soldati di re Francesco e le valorose schiere di Garibaldi.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 411, in proposito scriveva pure che: “VI. Al nobile esempio di tanti volontari insorti in quei giorni di febbrile entusiasmo, parecchi nostri concittadini, arrolatisi nelle schiere garibaldine, presero parte alla marcia trionfale verso la Capitale, dove la Brigata Lucana – formata in maggioranza dei volontari di Basilicata, comandata dal colonnello Boldoni e forte di circ 3000 militi, divisi in 4 battaglioni corrispondenti ai 4 Distretti della Basilicata – entrò nel 19 Settembre riscuotendo le più calorose acclamazioni dal popolo napolitano, tratto ad ammirare, non più col terrore etc…Fra i nostri volontari garibaldini vanno ricordati Michele Aldinio di Giuseppe, Carlo Tortorella di Giuseppe, Michele Cosentino di Francesco e Gennaro Mitidieri di Nicola, i quali, per schietto e generoso impulso dell’animo, seguirono il Generale nella sua avventurosa impresa. L’Aldinio, giovane, etc…, fece parte dello Stato Maggiore del Generale Sirtori, ed in premio dei servizi resi, fu nominato etc…”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a p. 237, in proposito scriveva che: “La brigata Lucana e l’assedio di Capua. Giunto che fu il Dittatore a Casalnuovo, e venutovi, per mettersi agli ordini di lui, il Colonnello Boldoni, gli insorti della Lucania furono incorporati nella divisione del Generale Cosenz. Laonde il Colonnello ebbe ordinato alle sparse legioni di raccogliersi a Vietri di Potenza, ove trasmutava il quartier generale; li ordinò in brigata che disse dei Cacciatori Lucani; e queste divise in quattro battaglioni secondo i distretti della provincia, di poco meno che tremila uomini in tutto (1). La brigata ebbe nuovo ordinamento a Salerno; poichè diede licenza a’ militi più vecchi di ritrarsene; nominò capo dello stato maggiore il signor Emilio Petruccelli; e capo dei battaglioni i signori Giuseppe-Domenico La Cava, Francesco Paolo La Vecchia, Nicola Mancusi, e Francesco Paolo Pomarici. Restarono sotto le armi duemila centosettantasei militi. La brigata entrò il giorno 19 settembre nella città di Napoli “salutata (dice uno scrittore straniero) da calorose acclamazioni del popolo di Napoli il quale, a spettacolo nuovo sui lastrici della città capitale, vedeva la prima volta, senza il terrore dei seguaci della Santa-fede, gl’insorti popoli delle provincie nelle sue fogge ruvide, bizzarre e pittoresche, in armi da caccia e da museo, d’ogni sorta gente e condizione commisti, e preti e frati vessilliferi e capifila”(2). A Napoli un terzo riordinamento, e questo fu l’ultimo della brigata Lucana. Il Colonnello Boldoni fu surrogato dal colonnello Clemente Corte. Al Boldoni faceva ingiuria l’origine sua; cioè il partito che l’ebbe eletto alla impresa di Basilicata, e lo indirizzo di una politica, che egli non nascondea, ma bandiva sotto gli auspicii del Conte di Cavour. Codesto lo aveva reso non bene accetto, poscia mal visto a coloro, che ormai levavano bandiera in aperta opposizione al ministro di Sardegna: e poichè il Dittatore aveva vinto, e dei servigi di quello non pareva più bisogno, gli spiriti partigiani vollero sbrigarsene; e per quali vie non monta. Sinistrarono gli atti di lui; ne calunniarono intenzioni e parole; non dubitarono di mentire in nome del popolo appo il Dittatore; e il Boldoni fu rimosso dal comando della brigata; nè parola di lode venne a temperare la crudezza del fatto subitaneo. Cominciava da lui la manifestazione prima di quella febbre di demolizione, che poscia abbiam vista senza limiti appiccarsi a tutti gli animi, e aggredir tutti gli uomini e le cose. Unica, forse e sempre generosa, la città di Corleto non dimenticò il Colonnello Boldoni; ….Il Colonnello Clemente Corte, giovane ardito, operosissimo, valoroso e valente ebbe l’onore di guidare al fuoco la giovane brigata dei volontari Lucani. Ricominciando il novello e più acconcio ordinamento, le mutò il nome in brigata di Basilicata; scompose lo scheletro, o, come dicono, i quadri; non tenne conto, e ben fece, dei gradi che la rivoluzione etc…”. Racioppi, a p. 237, nella nota (1) postillava: “(1) Il giorno 5 di settembre, a Vietri, il battaglione detto di Lagonegro numerava 671 militi; quello di Potenza 957, il terzo di Matera 478; il quarto di Melfi 810; in uno 2916.”. Racioppi, a p. 237, nella nota (2) postillava: “(2) E. Maison, Journal d’un volontaire de Garibaldi. Paris, 1861, pag. 88.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 52-53, in proposito scriveva pure che: “Al nobile esempio di tanti volontari insorti in quei giorni di febbrile entusiasmo, parecchi nostri concittadini, arrolatisi nelle schiere garibaldine, presero parte alla marcia trionfale verso la Capitale, dove la Brigata Lucana – formata in maggioranza dei volontari di Basilicata, comandata dal colonnello Boldoni e forte di circ 3000 militi, divisi in 4 battaglioni corrispondenti ai 4 Distretti della Basilicata – entrò nel 19 Settembre riscuotendo le più calorose acclamazioni dal popolo napolitano, tratto ad ammirare, non più col terrore etc…Fra i nostri volontari garibaldini vanno ricordati Michele Aldinio di Giuseppe, Carlo Tortorella di Giuseppe, Michele Cosentino di Francesco e Gennaro Mitidieri di Nicola, i quali, per schietto e generoso impulso dell’animo, seguirono il Generale nella sua avventurosa impresa. L’Aldinio, giovane, etc…, fece parte dello Stato Maggiore del Generale Sirtori, ed in premio dei servizi resi, fu nominato etc…”. Pesce, a p. 53, nella nota (1) postillava: “(1) Fra quei volontari emerse la figura gigantesca e balda del Capitano Gennaro Iannarelli di S. Severino Lucano, il quale, dopo aver combattuto coraggiosamente a Santamaria, fu a capo di una compagnia di Guardie Mobili per la repressione del brigantaggio nel Circondario di Lagonegro, etc…”. Il Pesce, a p. 55 scriveva pure che: “Ammirato e carezzato dai commilitoni per la sua tenera età e pel suo coraggio, fu iscritto, semplice milite, nel 1. Battaglione della Brigata Lucana, la quale, dopo che fu bene riordinata dei migliori elementi della disciplina militare dal nuovo Colonnello Clemente Corte, succeduto al Boldoni, e fu fornita, nei depositi di Aversa, d’armi e di divisa, fu aggregata alla Divisione del Generale Medici, e fu guidata al combattimento con mirabile slancio. E’ risaputo che gli insorti lucani ebbero, come distintivo, un nastro bleu con fibbietta da portarsi sull’omero sinistro.”. Rocco Sanseverino (….), nel suo “Tricarico nella rivoluzione Lucana del 1860”, Trani, ed. Paganelli, 1928, a pp. 24-25-26, in proposito scriveva che: “Dopo l’entrata in Napoli, la Brigata Lucana si organizzò per distretti: il distretto di Matera fu dato a Carmine Ferri, che, avendo assicurato la tranquillità e data forma costituzionale alla città, riprese il suo posto di combattente, e il distretto di Lagonegro fu affidato al Lavecchia. Il 19 settembre la Brigata Lucana si riunì a Napoli, dopo aver spazzato il salernitano dei residui dell’esercito borbonico, e dopo aver compiuta la rivoluzione nell’avellinese. Gl’insorti lucani, vestiti ed armati alla meglio, vennero accolti con grandi feste, e costretti a fare il giro della città: Napoli, con quell’atto, volle dare il merito alla Basilicata di essere stata la prima ad insorgere e di aver meglio organizzata la rivoluzione. Garibaldi passò in rivista la brigata, riorganizzò gl’insorti in nome dell’Italia e li lasciò liberi. I vecchi furono costretti a ritornare a casa; i giovani, inquadrati da ufficiali garibaldini, formarono la nuova brigata, che si distinse sotto le mura di Capua e sulle sponde del Volturno. I tricaricesi furono rattristati dalla perdita del patriota Giuseppe Bronzini, morto a Napoli in seguito agli strapazzi di guerra. Finito il loro compito, i nostri patrioti ritornarono a casa, lieti di aver servita la Patria, e di aver concorso a liberare le nostre terre dalla soggezione borbonica; non chiesero nè onori nè ricompense. Il Lavecchia fu nominato prefetto, ma rifiutò dicendo: “Non abbiamo lavorato per ottenere una pagnotta”. Sorsero poi i vittoriosi, che misero in disparte gli autentici combattenti e carpirono gli onori destinati a chi aveva ben meritato della Patria. Il successo della campagna del ’60 dev’essere attribuito alla Basilicata.“. Tommaso Pedio (….), nel suo, La Basilicata nel Risorgimento politico Italiano (1700-1870) – Saggio di un Dizionario bio-bibliografico, a pp. 113-114, parlando degli scritti pubblicati a stampa nel 1860, ed in particolare quelli attribuiti a Nicola Mignogna, a pp. 113-114, in proposito scriveva: “469) Brigata Lucana – Quartier Generale in Salerno – Ordine del giorno, Salerno li 15 settembre 1860, s. 1., nè a.” Foglio a stampa contenente le disposizioni impartite dal colonnello Boldoni per il funzionamento della brigata Lucana destinata ad essere aggregata all’Esercito Meridionale. I quattro battaglioni, quello del distretto di Lagonegro, costituito da 554 uomini, quello di Potenza, da 546, quello di Matera, da 497 uomini e quello di Melfi, da 579 uomini, vengono rispettivamente affidati al comando di Giuseppe Domenico Lacava, di Francesco Pomarici, di Francesco Emilio Petruccelli, recatosi a Napoli, sarà capo di Stato Maggiore della brigata Leopoldo Scoppa, si porta a conoscenza la costituzione di Commissione di donne con il compito di sovvenire ai bisogni etc…”. Lorenzo Predome (….), nel suo, I Lucani nella lotta per la libertà e per l’Unità d’Italia, ed. Resta, Bari, 1966, a pp. 84-85, in proposito scriveva: “La Brigata Lucana informa lo storico Cilibrizzi (1) fu costituita con 3.500 insorti. Era formata su otto colonne: 1° Colonna: Potenza – Comandante Francesco Pomarici; 2° Colonna: Comandante Giuseppe Domenico Lacava; 3° colonna: Tricarico – Comandante Francesco Paolo Lavecchia etc..La Brigata Lucana divenne poi “Brigata Basilicata” comandata dal Colonnello Clemente Corte che si distinse poi nelle battaglie combattute contro i Borboni sul Volturno e nell’assedio di Gaeta.”. Saverio Cilibrizzi (….), nel suo, I grandi Lucani nella storia della nuova Italia (da Mario Pagano etc…), ed. Conte, Napoli, a pp. 31-32, in proposito scriveva: “La Brigata Lucana – che passò poi al comando del colonnello Clemente Corte col nuovo nome di ‘Brigata Basilicata’ – si battè valorosamente il 2 ottobre, alla battaglia del Volturno, e il 15 il 19 e il 30 ottobre all’assedio di Capua.“.
LA XVI DIVISIONE DI COSENZ
LA BRIGATA MILBITZ, 2° Brigata della DIVISIONE DI COSENZ a cui si aggregò anche Clement Caraguel

Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Il “Maggiore Generale de Milbitz” era comandante della 2° Brigata dello Stato Maggiore di Divisione della XVI Divisione di Enrico Cosenz con a capo il Maggiore Serafini. Dunque, la “Brigata Milbitz”, citata dal Sirtori era la 2° Brigata della XVI DIVISIONE di Enrico Cosenz. La 2° Brigata della XVI° Divisione Cosenz era comandata dal Maggiore Generale De Milbitz. Da Wikipedia leggiamo che Aleksander Izenschmid, conte di Milbitz (Kuršėnai, 20 agosto 1800 – Torino, 17 giugno 1883) è stato un militare e patriota polacco. Appresa della spedizione dei Mille, partì per la Sicilia e, nel luglio 1860, a Palermo fu nominato da Garibaldi generale ispettore di tutto l’Esercito meridionale. Al comando della brigata “Milbitz” prese parte alla battaglia di Milazzo e durante la campagna napoletana, comandante della XVI Divisione, fu posto a difesa di Santa Maria di Capua durante la Battaglia del Volturno, nel corso della quale il 1º ottobre fu ferito. In un altro sito sul web leggiamo che Milbitz, nel 1859 rientrò in Italia, dove partito per la Sicilia fu subito nominato da Garibaldi generale ispettore di tutto l’esercito, al comando di una brigata a Milazzo e della 160° Divisione al Volturno. Enrico FARDELLA (….), un garibaldino volontario, fece parte della Brigata di A Izensmid Milbitz. Il Fardella attraversato lo stretto tra il 21 e 22 agosto e sbarcato sul continente, il Fardella proseguì la marcia senza gravi problemi. Sempre da Wikipedia alla voce “battaglia del Volturno” leggiamo che intanto si continuava a combattere con accanimento a Santa Maria Capua Vetere, dov’era ferito lo stesso generale Izenschmid Milbitz, sostituito da Enrico Fardella al comando della brigata, e si segnalava la presenza della cavalleria ungherese del maggiore Scheiter accorsa da Caserta insieme alla brigata Eber della riserva comandata da Türr. Alle ore 18 i borbonici furono costretti a ripiegare facendo ripristinare la linea garibaldina Santa Maria Capua Vetere-Sant’Angelo in Formis. Nel frattempo si combatteva pure sulle colline a est da Monte Tifata, a Monte Viro e a Castel Morrone, dove cadeva Pilade Bronzetti alla testa del 1º Battaglione Bersaglieri, che andò distrutto. Sulla Divisione del Cosenz, Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, a p. 301, in proposito scriveva che: “…la divisione Cosenz, comandata dal Milbitz, etc…”. Dunque, il generale Milbitz comandava la Divisione del Generale Cosenz. Enrico Fardella sulla Treccani on-line scriveva che Fardella successivamente si trasferì a Londra, dove avviò un’attività commerciale; qui fu informato degli avvenimenti italiani da M. Amari; nel ’60 ritornò precipitosamente dall’Inghilterra per partecipare all’impresa garibaldina. A Genova salì a bordo del piccolo piroscafo “Utile”, che salpò il 24 maggio con 60 volontari guidati dal siciliano C. Agnetta. Dopo un viaggio avventuroso, sbarcò a Marsala e con alcuni suoi antichi compagni d’arme marciò su Trapani, occupandola senza combattere e assumendone la carica di governatore provvisorio. Riconosciutogli da Garibaldi il grado di colonnello, organizzò un reggimento che fu assegnato alla brigata di A. Izensmid Milbitz. Attraversato lo stretto tra il 21 e 22 agosto e sbarcato sul continente, il Fardella proseguì la marcia senza gravi problemi. In Campania il 1° ottobre nell’avamposto di San Tammaro (Caserta) col suo reggimento si batté con coraggio e riuscì a respingere sei assalti del nemico; per le capacità dimostrate fu promosso comandante della brigata in sostituzione del Milbitz, ferito durante la battaglia. Da Wikipedia, alla voce “Esercito Meridionale” apprendiamo che la DIVISIONE del generale Enrico Cosenz era composta da due Brigate ed una di esse era al comando del generale Milbitz. Caraguel non faceva parte della BRIGATA DEL GENERALE MILBITZ ma aveva fatto un tratto di marcia attraverso la Calabria insieme alla Brigata del generale. Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Il “Maggiore Generale de Milbitz” era comandante della 2° Brigata dello Stato Maggiore di Divisione della XVI Divisione di Enrico Cosenz con a capo il Maggiore Serafini. Dunque, la “Brigata Milbitz”, citata dal Sirtori era la 2° Brigata della XVI Divisione di Enrico Cosenz. La 2° Brigata della XVI° Divisione Cosenz era comandata dal Maggiore Generale De Milbitz. Da Wikipedia leggiamo che Aleksander Izenschmid, conte di Milbitz (Kuršėnai, 20 agosto 1800 – Torino, 17 giugno 1883) è stato un militare e patriota polacco. La Brigata di cui è testimone Caraguel potrebbe essere la BRIGATA ASSANDRI ? Sirtori scrivendo a Garibaldi gli comunicava il 9 settembre 1860 che la Brigata Assandri sarebbe arrivata il giorno ovvero il giorno 10 settembre 1860. Infatti, nel suo racconto è molto probabile che Caraguel si riferisca al giorno 10 settembre in cui egli arriva al porto di Sapri. Sirtori, da Lagonegro, il 9 settembre comunicava a Garibaldi che, la Brigata ASSANDRI si trovava a Rotonda ed era attesa a Lagonegro per il giorno dopo. A quale divisione apparteneva la “Brigata Assandri” ?. L’Esercito dell’Italia Meridionale, formato da Garibaldi constava della 16ª Divisione (Cosenz) 1ª Brigata (Assanti); 3° Reggimento (Albuzzi). Da Wikipedia leggiamo che il colonnello ASSANTI era comandante della 1° Bigata della 16° Divisione del generale Cosenz. Non so se il Sirtori, nel dispaccio indirizzato a Garibaldi si riferisca a “GAETANO ASSANTI” (Agrati dice “Brigata Assandri”), era comandante della 1° Brigata dello Stato Maggiore della XVI “Divisione Cosenz”. Sul colonnello Gaetano ASSANTI, troviamo sulla Treccani on-line che nel 1860 prese parte alla spedizione deì Mille. Come colonnello nella 16a divisione, si segnalò a Mìlazzo, e nella battaglia del Volturno. Credo che errasse Agrati chiamandolo “Assandri”. Dunque, sappiamo che il “3° Reggimento, detto “Albuzzi” era già a Lagonegro arrivato con Sirtori mentre l’Assandri era attesa a Lagonegro per il giorno 10 settembre 1860. Sulla rete apprendiamo che Damiano Felice Gaetano Assanti (Catanzaro, 9 luglio 1809 – Roma, 27 febbraio 1894), nel 1860 partecipa alla spedizione dei Mille, sbarca in Sicilia assieme al generale Enrico Cosenz come colonnello nella 16 ª Divisione dell’Esercito Meridionale. Dunque, si tratta della Brigata ASSANTI, della Brigata di MILBITZ o della Divisione Medici ? Caraguel racconta che dal porto di Sapri, il piroscafo “Vittoria” salpò e: “Nel pomeriggio toccammo Salerno, ma era giunto l’ordine di proseguire la rotta verso Napoli, senza fermarsi; nessuno era potuto scendere a terra. Etc…”. Dunque, Caraguel scrive che arrivati nel porto di Salerno, la sua Compagnia – e presumo anche la Brigata Sacchi, non si fermarono nel porto di Salerno perchè giunse l’ordine di proseguire direttamente per Napoli. Sulla Brigata del generale MILBITZ ha scritto Clement Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, a pp. 155-156, arrivati a Palmi, in proposito scriveva che: “La Brigata Milbitz faceva parte della Divisione Cosenz.”. Dunque, Caraguel scriveva che la Brigata del generale MILBITZ faceva parte della DIVISIONE COSENZ. Sul generale Milbitz, Caraguel, a pp. 155-156 scriveva: “Raccontare la storia di questo coraggioso generale Milbitz significherebbe raccontare l’agonia della Polonia e i disastri della Francia nel 1815, la campagna di Varsavia del 1831 e le eroiche lotte di Garibaldi nel 1848. Ferito ed esiliato, il generale Milbitz si rifugiò in Grecia, dove visse impartendo lezioni di matematica fino al giorno in cui il primo grido d’indipendenza risuonò in Sicilia. Fu uno dei primi a sbarcare a Marsala. Varsavia nel 1831 e le eroiche lotte di Garibaldi nel 1848. Ferito e dichiarato fuorilegge, il generale Milbitz si rifugiò in Grecia, dove visse impartendo lezioni di matematica fino al giorno in cui il primo grido di indipendenza risuonò in Sicilia. Fu uno dei primi a sbarcare a Marsala. Il generale Milbitz era uno degli ufficiali più capaci dell’esercito e, nonostante l’età (sessantatré anni), uno dei più attivi. Ma nessuno è perfetto in questo mondo. Con le rarissime qualità di mente e di cuore, che gli valsero la venerazione e l’affetto di tutti coloro che lo conoscevano, il generale Milbitz aveva una piccola debolezza, derivante dal suo temperamento di uomo del Nord. Gli era assolutamente impossibile stare più di ventiquattro ore senza mangiare, un’abitudine che alla fine aveva reso facile a noi giovani che avevamo dimenticato da tempo cosa significasse mangiare e dormire. A rigor di termini, un pasto al giorno non era troppo, ma, nelle circostanze in cui ci trovavamo, era un vero lusso sardanapale poterlo fare etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 374 – riferendosi a dopo il 24 agosto 1860 cioè a dopo la conquista del forte di Altafiumara, in proposito scriveva: “Padrone ormai delle due rive dello Stretto, Garibaldi può far liberamente passare i diversi corpi del suo Esercito Meridionale. Passa la seconda Brigata Cosenz col generale Milbitz e sbarca a Cannitello, dirigendosi subito verso Scilla; passa il Medici a Villa San Giovanni con gran parte ei suoi e di là, il 25, avvisa Garibaldi, già avanti sulla via di Bagnara, che si trattiene ad attendere il resto e che poi subito lo seguirà; passa con lo Stato Maggiore il Sirtori, che appena sbarcato a Villa riceve un biglietto, etc…”. Dunque, Agrati scriveva che il generale MILBITZ comandava la 2° Brigata della DIVISIONE COSENZ e scrive pure che partì dalle coste siciliane e sbarcò a Cannitello. Dopo lo sbarco a Cannitello, Milbitz con i suoi si dirige a Scilla. E’ con la Brigata del generale polacco Milbitz che si aggregherà Clement Caraguel. Insieme allo Stato Maggiore ed alla Brigata del generale Milbitz, insieme arrivarono a Melito di Calabria. Infatti, Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 150 scriveva: “Quindi ritorno al punto di partenza, a Scilla. Una breve escursione che fui costretto a fare a Messina mi fece accumulare un po’ di ritardo, così che al mio ritorno la compagnia francese, che aveva abbandonato il suo vecchio soprannome di tribù Beni-Croq’-Poules per chiamarsi Compagnia della Flotta, era già partita. Fortunatamente, incontrai un mio amico francese, E. D., aggregato allo stato maggiore del generale Milbitz; Marciai attraverso la Calabria con lui e il suo stato maggiore, senza esservi assegnato con alcun titolo ufficiale. Quindi ripartimmo, passando per Bagnara e Solano. Il mio amico, che soffriva un po’ per un mal etc…”. Dunque, Caraguel scriveva che lui e la sua compagnia (La “Compagnia francese”, che aveva abbandonato il suo vecchio soprannome di tribù Beni-Croq’-Poules per chiamarsi Compagnia della Flotta, era già partita), da Scilla. Caraguel aggiunge che: “Fortunatamente, incontrai un mio amico francese, E. D., aggregato allo stato maggiore del generale Milbitz; Marciai attraverso la Calabria con lui e il suo stato maggiore, senza esservi assegnato con alcun titolo ufficiale. Quindi ripartimmo, passando per Bagnara e Solano.”. Caraguel – senza essere assegnato a nessun corpo con titolo ufficiale – continuò a marciare per la Calabria, arrivando a Bagnara e a Solano, con il suo amico francese che “era aggregato allo Stato Maggiore del generale Milbitz”. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 150 scriveva: “Quindi ritorno al punto di partenza, a Scilla. Una breve escursione che fui costretto a fare a Messina mi fece accumulare un po’ di ritardo, così che al mio ritorno la compagnia francese, che aveva abbandonato il suo vecchio soprannome di tribù Beni-Croq’-Poules per chiamarsi Compagnia della Flotta, era già partita.”. Caraguel racconta che, ad un certo punto, dopo i fatti di Solano, e della morte di Paolo De Flotte, egli ritornando da Messina arrivò in ritardo in Calabria quando la sua Compagnia – la Legione francese – era già partita. Caraguel, proseguendo il suo racconto, di ritorno a Scilla scrive che: “Fortunatamente, incontrai un mio amico francese, E. D., aggregato allo stato maggiore del generale Milbitz; Marciai attraverso la Calabria con lui e il suo stato maggiore, senza esservi assegnato con alcun titolo ufficiale. Quindi ripartimmo, passando per Bagnara e Solano. Il mio amico, che soffriva un po’ per un mal etc…”. Dunque, Caraguel scriveva che lui e la sua compagnia (La “Compagnia francese”, che aveva abbandonato il suo vecchio soprannome di tribù Beni-Croq’-Poules per chiamarsi Compagnia della Flotta, era già partita), da Scilla, e quindi, Caraguel scrive che marciò attraverso la Calabria insieme ad un suo vecchio amico “E. D.” aggregato allo stato maggiore del generale Milbitz”. Dopo l’episodio di Solano, Caraguel prosegue il suo racconto nelle sue memorie e scrive: “Partimmo sotto il comando di Paugam, che aveva sostituito de Flotte, era al comando della compagnia.”. Caraguel scriveva che da Solano partirono sotto il comando di PAUGAM, che aveva sostituito PAOLO DE FLOTTE. Caraguel, a p. 132 scriveva pure che: “Mentre stavamo rientrando nei nostri alloggi, scoppiò una violenta tempesta e la pioggia continuò a cadere per tutta la notte. Il generale Cosenz inviò il suo aiutante di campo, il signor Misky, un eccellente ufficiale che si era distinto nei combattimenti del giorno, per verificare che non ci mancasse nulla e che tutto fosse in ordine.”. Dunque Caraguel scriveva che dopo la morte di De Flotte la Compagnia a cui apparteneva Caraguel partì da Solano sotto il comando di PAUGAM, che sostituiva De Flotte su ordine del generale Cosenz. Chi era ISIDORO PAUGAM ? Dopo la morte di Paul de Flotte (ucciso il 22 agosto 1860), Paugam divenne capitano e comandante della compagnia. Dopo la morte di Paolo De Flotte a Solano cosa accade ? Quale percorso fa il Caraguel e a quale compagnia egli era aggregato ?. Caraguel, nel capitolo X riassume gli argomenti e scriveva: “Marche sur Naples.- Garibaldi en avantment.- Le paysan de Palmi et son âne. Etc..”. Egli ci racconta del passaggio di lui e della sua Compagnia dell’aggregazione con la Brigata del generale MILBITZ, del passaggio a Melito, a Pizzo, del passaggio a Rogliano, dove ci parla dei “Les volontaires de Rogliano”, del passaggio a San Pietro, dell’arrivo a Cosenza, e finalmente dell’arrivo in Basilicata e a Sapri. Caraguel racconta, a p. 142: “Il generale Cosenz si presentò con un parlamentare davanti al forte per chiedere la resa del comandante. Il comandante, stupito da tale proposta, esitò. Nel frattempo, alcuni garibaldini, etc..”. Insieme allo Stato Maggiore ed alla Brigata del generale Milbitz, insieme arrivarono a Melito di Calabria. Caraguel racconta che arrivati a Reggio si ricongiunsero con il generale Cosenz e bisognava conquistare il forte di Scilla. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 134, in proposito scriveva: “Mentre tornavamo ai nostri alloggiamenti, scoppiò un violento temporale e la pioggia continuò a cadere per tutta la notte. Il generale Cosenz inviò il suo aiutante di campo, il signor Misky, un eccellente ufficiale che si era distinto nei combattimenti della giornata, a controllare se ci mancasse qualcosa e se tutto fosse in ordine.”. Arrivarono a Melito, a Monteleone e a Pizzo Calabro. A p. 161, scriveva: “Dopo Monteleone viene il Pizzo, un nome sinistro che evoca il ricordo della tragica fine di re Murat. Etc…”. A p. 163 Caraguel si trova a Pizzo sempre insieme al generale Milbitz: “A quel tempo, il Pizzo era gestito da un tipo corpulento circondato da altri funzionari dello stesso stampo, che non ci auguravano certo il bene. Quella sera, il generale Milbitz chiamò il mio amico D…, che, oltre a essere un ufficiale di artiglieria, era anche una sorta di medico, per curare un sottufficiale gravemente malato. D… andò dal sindaco per chiedergli dove si trovasse l’ospedale.“. Nelle sue memorie il Caraguel, a p. 167, in proposito a Rogliano scriveva che: “Rogliano, dove arrivammo il giorno successivo, aveva un aspetto decisamente militare; vi erano state organizzate due compagnie, che trovammo impegnate in esercitazioni, una di studenti, l’altra di monaci. Le loro uniformi erano tutte di velluto nero, camicette e pantaloni; gli studenti indossavano il cappello garibaldino, i monaci un berretto di velluto con pennacchio; sul berretto era ricamata una croce bianca, in lana per i soldati, in argento per gli ufficiali. Questa uniforme non era certo la meno originale in un esercito dove ce n’erano tante di originali e pittoresche. L’artiglieria arrivò a Rogliano poco dopo di noi, ma, ahimè! in che stato! I muli avrebbero potuto essere esposti con successo in un museo di osteologia; quanto ai cavalli, si può avere un’idea dallo stato dei muli; erano cavalli fantasma. Più di una volta gli artiglieri erano stati costretti ad aggiogarsi ai cannoni per uscire da situazioni difficili.”. A questo punto, Caraguel, mentre stava partendo con la sua Compagnia da Rogliano scriveva che: “L’intera divisione Medici arrivò a Rogliano proprio mentre stavamo partendo.”. Dunque, da ciò che scrive in questo passaggio il Caraguel si evince che egli stava partendo mentre, “l’intera Divisione Medici arrivò a Rogliano”. Caraguel, a p. 168, aggiungeva pure che a Rogliano, dovendo egli partire: “Era giunto il momento di stringere la mano ai vecchi compagni e ripartimmo, perché il generale Milbitz, nonostante i suoi sessantatré anni, era ancora in testa. Lasciata Rogliano, etc…“. In questo passaggio Caraguel ricorda di aver salutato “i vecchi compagni” (credo si riferisca ai compagni della Divisione Cosenz) e proseguì la marcia. Seguendo quale Brigata ? Con il generale Milbitz e la sua Brigata, il Caraguel e la sua Compagnia che faceva parte della Legione Francese, si erano incontrati a Palmi. Caraguel non faceva parte della BRIGATA DEL GENERALE MILBITZ ma aveva fatto un tratto di marcia attraverso la Calabria insieme alla Brigata del generale. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, in proposito scriveva che: “Ho riprodotto questo elenco perchè il lettore possa farsi un’idea delle difficoltà in cui si trovava il Sirtori per regolare l’avanzata di tanti corpi sparsi e ansiosi tutti di giungere a Napoli; senza contare, come ho già detto, le difficoltà dell’Intendenza per il vettovagliamento e per i mezzi di trasporto, a proposito dei quali successe a Paola un disgustoso incidente cui parecchi accennano, specialmente il Bandi ed il Rustow.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, in proposito scriveva: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. …….La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Etc…”. Dunque, il generale Sirtori, arrivato l’8 settembre 1860 a Lagonegro, con il suo Stato Maggiore, il 9 settembre 1860 rispondeva a Garibaldi che da Napoli gli chiedeva informazioni sulle truppe di volontari garibaldini che dovevano partire dai nostri luoghi e dovevano raggiungere la capitale, Napoli, in quanto Garibaldi ne aveva urgente necessità. Dunque, la XVII Divisione Medici con i suoi volontari Garibaldini si trovava a Paola. Sirtori scrivendo a Garibaldi, gli comunicava che a Paola, l’8 settembre 1860 attendevano al porto le Brigate: “La Divione Medici è a Paola,….Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola.”. Dunque, Sirtori comunicava a Garibaldi che a Paola attendevano i vapori per essere trasportati a Napoli la DIVISIONE XVII MEDICI, e la metà della BRIGATA MILBITZ, le compagnie di FARDELLA, PALIZZOLO e LAUGIER. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 389, in proposito scriveva che: “Il 26 il dittatore è a Nicotera…..Il Sirtori riceve questa lettera nella notte stessa sul 27 al suo arrivo in Mileto e s’affretta a rispondere. Dice che il nemico si dirige al Pizzo dove s’imbarcherà e che Cosenz è partito da Rosarno la sera avanti con la sua 1° Brigata. Si imbarca pure a Torre di Faro il Bertani con circa 1500 uomini diretto al Pizzo. Il generale Milbitz, con la 2° Brigata della Divisione Cosenz, giunge a Nicotera il 27, sbarca e prosegue per Mileto….Lo stesso giorno 27 il Medici transita a Monteleone diretto anch’egli al Pizzo, dopo essere sbarcato il 26 a Nicotera, sotto gli occhi di Garibaldi venuto da Gioia.”. Sui movimenti della 2° Brigata della Divisione Cosenz – quella comandata da Milbitz, Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 389, in proposito scriveva che: “Il generale Milbitz, con la 2° Brigata della Divisione Cosenz, giunge a Nicotera il 27, sbarca e prosegue per Mileto.”. Dunque, Agrati racconta che solo il 27 agosto 1860, la 2° Brigata del generale Milbitz, aggregata alla DIVISIONE DI COSENZ sbarca a Nicotera e prosegue la marcia per MILETO in Calabria. Dunque, Milbitz con i suoi volontari garibaldini della 2° Brigata della Divisione Cosenz, dopo essere sbarcato a NICOTERA in Calabria, il 27 agosto 1860, raggiunge MILETO. Clement Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 138, in proposito scriveva che: “…e ci benedisse con un acquazzone torrenziale. Fu una notte che non dimenticherò mai. Andavamo quasi di corsa, senza fermarci un attimo, con l’esercito napoletano alle calcagna. La cavalleria, che ne costituiva l’avanguardia, era così vicina che a tratti potevamo sentire i nitriti dei cavalli. I nostri cani e i loro, irritandosi a vicenda, abbaiavano e si rispondevano nell’oscurità. Nel pieno di questa marcia furiosa, un volontario inciampò in una radice; cadde e il suo fucile gli sfuggì di mano. Inizialmente si pensò che fosse l’inizio di un attacco e ci voltammo subito; ma l’incidente fu presto chiarito: il proiettile aveva trapassato il piede del volontario; fu messo su una barella improvvisata e la ritirata continuò. Cinque o sei cavalieri napoletani ci erano già addosso; aprimmo il fuoco; due caddero; gli altri voltarono i loro cavalli in fretta. Giungemmo infine a un burrone molto ripido, in fondo al quale scorreva un torrente che attraversammo senza troppe difficoltà; ma il passaggio era impraticabile per la cavalleria napoletana, che fu costretta a fermarsi.Era ora, perché stava guadagnando terreno considerevole. In quel momento poteva essere l’una di notte, e marciavamo a passo svelto da sei ore.Alcuni contadini che incontrammo ci dissero che Garibaldi stava avanzando rapidamente da Reggio per incontrarci.Questa notizia ci rincuorò e ci fece dimenticare tutte le nostre sofferenze, tanto potente era il prestigio esercitato da quel grande nome. Ci fermammo per un po’ in un misero borgo di sette o otto case, e ognuno si sistemò come meglio poté sul terreno umido.All’alba, la marcia riprese, e verso mezzogiorno raggiungemmo Villa-San-Giovanni, cioè, o quasi, il nostro punto di approdo. Dalle alture dove prendemmo posizione, potevamo scorgere, nella luminosa distanza, la Sicilia, il Faro, e potevamo persino distinguere, sdraiati sulla sabbia della riva, quelli dei nostri compagni rimasti sull’isola, in attesa del momento di attraversare verso la terraferma. In riva al mare, riconoscemmo i forti di Altafiumara e Torre-Cavallo, che si preparavano alla battaglia, e tra i forti e noi, a metà del pendio, il corpo d’armata di Garibaldi, che ci accolse con grida di gioia. L’esercito, che aveva appena compreso il piano del suo generale, batté le mani. Eravamo stati inviati verso nord, simulando una marcia immediata su Napoli, per confondere e respingere i realisti, e lo stratagemma aveva avuto successo. Prima di tutto, ci furono distribuiti i viveri, di cui avevamo grande bisogno, e, mentre consumavamo in fretta un pranzo di pura concisione militare, ci godemmo uno spettacolo piuttosto curioso;come potete vedere, non eravamo certo da compatire, avendo allo stesso tempo buon cibo e divertimento, Panem et circenses. Una nave napoletana, quell’eterna Borbone che aveva tanto ostacolato il nostro sbarco, sfrecciava come un pazzo nello stretto, senza sapere chi attaccare, quando le venne l’idea di bombardare il Faraone, che naturalmente non voleva essere da meno in cortesia. Garibaldi, impaziente per questo inutile trambusto.”. Clement Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 142, in proposito scriveva che: “Bisognava ancora conquistare il forte di Scilla, dotato di una forte guarnigione e di una quarantina di cannoni, che non potevamo abbandonare all’inizio della campagna. Purtroppo, la nostra artiglieria non era ancora arrivata dalla Sicilia. Era vero che l’arrivo era previsto a giorni, ma era davvero il momento di intraprendere le lente operazioni di un assedio quando l’intero esercito era ansioso di marciare su Napoli? Il generale Cosenz si presentò con un parlamentare davanti al forte per chiedere la resa del comandante. Il comandante, stupito da tale proposta, esitò. Nel frattempo, alcuni garibaldini, che avevano seguito il generale per curiosità e semplicemente per vedere cosa sarebbe successo, si erano fermati sul ponte levatoio, che il comandante del forte si era dimenticato di alzare. Il numero degli astanti aumentava di momento in momento, tanto che, quando decisero finalmente di alzare lo sfortunato ponte levatoio, era troppo tardi. Etc…”. Clement Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 157, in proposito scriveva che: “Dopo una terribile giornata di marcia, arrivammo a Melito; dovevano essere le otto di sera. Straordinariamente, avevamo trovato un alloggio adatto nella casa dell’arcidiacono locale. Era proprio di fronte a quella casa, in mezzo alla strada, che solo pochi giorni prima i napoletani si erano sentiti in dovere di giustiziare il loro generale, Brigenti.”. Dunque, si tratta sicuramente dopo alcuni giorni dopo il 27 agosto 1860, la Brigata arrivò a Melito. Dopo Melito arrivarono a Monteleone e dopo Monteleone marciarono per il Pizzo. Dopo il Pizzo partirono per MAIDA.
| 16.a Divisione | Comandante | Luogot. Gen. Cosenz |
| Stato Maggiore di Divisione | Capo | Magg. Serafini |
| 1.a Brigata | Comandante | Colonn. Assanti |
| 2.a Brigata | Comandante | Magg. Gen. De Milbitz |
La XVIII DIVISIONE o DIVISIONE BIXIO

(Fig. n…) – Ritratto fotografico del generale Nino Bixio in uniforme
Dunque, la XVIII Divisione era la Divisione affidata al comandante generale Nino BIXIO, il cui Capo di Stato Maggiore era il Luogotenente Colonnello Ghezzi. A questa divisione appartenevano le 2 Brigate: la 1° comandata dal colonnello Bezza e la 2° comandata dal colonnello Balzani. Inoltre vi era un’altra Divisione Aggregata alla Bixio il cui comandante era il Generale Avezzana.
| 18.a Divisione Comandante Luogot. Gen. Bixio Stato Maggiore di Divisione Capo Luogot. Colonn. Ghezzi 1.a Brigata Comandante Colonn. Bezza 2.a Brigata Comandante Colonn. Balzani Divisione Aggregata Comandante Luogot. Gen. Avezzana | ||
Promosso Maggior generale con decreto del 15 agosto 1860, gli venne affidato il comando della XV Divisione, con la quale sbarcò a Melito di Porto Salvo e, nella notte del 21 agosto 1860, prese d’assalto la città di Reggio Calabria, conquistandola nella battaglia di Piazza Duomo. Durante i combattimenti il suo cavallo fu abbattuto da 19 pallottole, mentre Bixio se la cavò con una ferita al braccio sinistro. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a pp. 61-62, nella nota (1) postillava: “(1) Il battaglione di Menotti Garibaldi apparteneva alla neo formata 18a divisione Bixio.”. Alla Divisione comandata da Bixio, la 18° dipendeva un battaglione a cui apparteneva Menotti Garibaldi, uno dei figli del generale Giuseppe. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 112, in proposito scriveva che: “Ed ora passiamo alla 1° Brigata della Divisione Turr che, come sappiamo, era agli ordini di Nino Bixio. Essa doveva recarsi sulla costa meridionale, percorrerla tutta verso levante e risalire poi verso Messina congiungendosi con l’altra Brigata e con le truppe del Medici, le quali etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, nel cap. III, a p. 101 e ssg., in proposito scriveva: “Già vedemmo come Garibaldi ordinasse alla sua unica, per quanto XV Divisione, di partire da Palermo etc…Vedemmo pure le scarsissime forze di quella Divisione comandata da Stefano Turr: la 1° Brigata agli ordini di Bixio con 400 uomini, la 2° agli ordini dello stesso Turr con 530, e neppure tanti se dobbiamo credere ai documenti dell’Archivio Guastalla, che segna esattamente 862 presenti in totale. Il Pecorini-Manzoni, che fu poi Capo di Stato Maggiore in quella XV Divisione, ne scrisse la storia particolareggiata e a lui bisogna ricorrere come a persona meglo di ogni altra in grado di conoscerla. Però, nell’Archivio Guastalla-Medici si trovano molti documenti in proposito e poiché il Guastalla, oltre che Capo di Stato maggiore dell’altra Divisione Medici, era amicissimo di Turr etc…”. Dunque, inizialmente, in Sicilia BIXIO comandava la 1° brigata della XV DIVISIONE. Su ìl carattere del Bixio, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 411, in proposito scriveva che: “Sirtori è in Cosenza col Quartier generale: Medici, Bixio, Eber, tutti generali garibaldini seguono velocemente sulle strade di Calabria. Più degli altri impaziente è il Bixio. Narra il Dezza ch’egli vorrebbe dai volontari anche quello che il loro fisico non può dare. Sulla strada di Rogliano per stimolarli ricorre persino alle piattonate che distribuisce senza misericordia. I poveretti, affranti per il caldo, la sete, la fatica si lamentavano tanto che ad un certo punto il Dezza interviene ed intercede per loro. Non l’avesse mai fatto! Il Bixio si volge a lui con la sciabola sguainata e gli spinge addosso il cavallo. Il Dezza, anch’egli a cavallo, è costretto a fare un salto indietro ed a sguainare la sua. I due uomini sono di fronte in mezzo alla strada, tra i soldati atterriti. E’ un attimo. Il Bixio sembra rinsavire d’un tratto, gira il cavallo e via di galoppo imprecando e, per ripetere la frase del Bandi, “bestemmiando in tutti i dialetti d’Italia”(1).”. Agrati, a p. 411, nella nota (1) postillava: “(1) Memorie inedite di G. Drezza.”. Agrati in questo passaggio cita tre testi: quello di Dezza e quello del Canzio e quello del Bandi (….). Il testo del Stefano Canzio (….), genero di Garibaldi è il suo manoscritto consegnato a Treveljan nel 1908. Si tratta di: “Ragguaglio scritto a macchina dell’incontro di Vittorio Emanuele e Garibaldi”. L’Agrati, invece a p. 617 ci parla di “Canzio Stefano, Diario, manoscritto con schizzi (già pubblicato da M. Menghini), al Museo del Risorgimento di Milano.”. Agrati cita il Canzio ed in particolare il suo “Diario”, che fu pubblicato da Mario Menghini (….), nel suo “La Spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli”. Sul suo Diario, sulla Treccani on-line leggiamo che sulla campagna ebbe l’incarico di inviare delle corrispondenze informative al Movimento di Genova: sembra anche che abbia tenuto un diario, che, rimasto segreto, secondo il Morando, sarebbe stato consegnato dalla vedova a L. D. Vassallo e da questo a G. D’Annunzio. Si veda Morando F.E., Ritratto di Stefano Canzio, in camicia rossa.
LA XVII DIVISIONE DI GIACOMO MEDICI

Da Wikipedia leggiamo che GIACOMO MEDICI, marchese del Vascello (Milano, 16 gennaio 1817 – Roma, 9 marzo 1882), è stato un generale e politico italiano. La sua è la figura di uno dei più valenti e costanti ufficiali di Giuseppe Garibaldi e in seguito vittorioso generale dell’Esercito Regio nella Terza guerra di indipendenza, nominato successivamente prefetto in Sicilia, e senatore del Regno d’Italia. Nella notte tra l’8 ed il 9 giugno partì l’avanguardia della Spedizione Medici, il gruppo Corte costituito dalle navi Utile, con circa 60 volontari e Charles and Jane, con circa 900 volontari; questa avanguardia fu però intercettata dalla nave borbonica Fulminante, che condusse le due navi a Gaeta, dove i volontari furono internati. Successivamente rilasciati, torneranno in Sicilia il 15 luglio con la nave Amazon. Il gruppo principale delle Spedizione Medici, con altri 2 500 volontari, partì nella notte tra il 9 e 10 giugno con tre navi, che salparono due da Genova ed una da Livorno; le navi erano state acquistate da una compagnia francese nominalmente da parte di un certo De Rohan, un cittadino statunitense sostenitore della causa italiana, e successivamente ribattezzate Washington (nave del Medici), Oregon (nave di Caldesi) e Franklin (nave di Malenchini da Livorno); quindi a Genova il console degli Stati Uniti, accompagnato da John Whitehead Peard, “l’inglese di Garibaldi” e suo “sosia”, salì a bordo del Washington ed issò la bandiera a stelle e strisce. Sul Washington si trovavano anche il polesano Alberto Mario, che al sud sarà tra i più importanti luogotenenti del Generale, e la moglie Jessie M. White, che presterà servizio nell’ambulanza di Pietro Ripari. A luglio combatté alla battaglia di Milazzo, costrinse Messina alla resa dopo un assedio di otto giorni e ne firmò la relativa convenzione; fu promosso maggior generale della 17ª divisione e fu presente alla battaglia del Volturno. Dalla Treccani on-line leggiamo che dopo aver combattuto a Milazzo ed essere entrato il 28 luglio a Messina, fu promosso maggior generale della 17ª divisione; raggiunta Napoli e ricongiuntosi con Garibaldi, fu con lui alla battaglia del Volturno che il 1° ottobre concluse vittoriosamente la campagna nell’Italia meridionale. In questo mio saggio vorrei meglio indagare ciò che fece la sua Divisione – la XVII – prima di arrivare a Napoli all’incontro di Garibaldi che era arrivato il 7 settembre 1860, ovvero cercherò di approfondire le notizie storiche sulla XVII Medici che arriverà a PAOLA e da lì, solo il 15 settembre riuscirà ad imbarcarsi per Napoli. Parlerò innanzi di un increscioso episodio accaduto al porto di Paola. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, in proposito scriveva che: “Ho riprodotto questo elenco perchè il lettore possa farsi un’idea delle difficoltà in cui si trovava il Sirtori per regolare l’avanzata di tanti corpi sparsi e ansiosi tutti di giungere a Napoli; senza contare, come ho già detto, le difficoltà dell’Intendenza per il vettovagliamento e per i mezzi di trasporto, a proposito dei quali successe a Paola un disgustoso incidente cui parecchi accennano, specialmente il Bandi ed il Rustow.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, in proposito scriveva: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. …….La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Etc…”. Dunque, il generale Sirtori, arrivato l’8 settembre 1860 a Lagonegro, con il suo Stato Maggiore, il 9 settembre 1860 rispondeva a Garibaldi che da Napoli gli chiedeva informazioni sulle truppe di volontari garibaldini che dovevano partire dai nostri luoghi e dovevano raggiungere la capitale, Napoli, in quanto Garibaldi ne aveva urgente necessità. Dunque, la XVII Divisione Medici con i suoi volontari Garibaldini si trovava a Paola. Sirtori scrivendo a Garibaldi, gli comunicava che a Paola, l’8 settembre 1860 attendevano al porto le Brigate: “La Divisione Medici è a Paola,….Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 239, in proposito scriveva che: “L’arrivo delle rimanenti forze garibaldine fu accellerato dai nuovi mezzi di trasporto che il recente acquisto del porto di Napoli offriva. Dalla retroguardia, parte continuò la sua marcia, ma parte fu portata per mare salpando da Paola o da Sapri. L’ultima divisione con il Medici raggiunse Napoli il 15 settembre e i giorni successivi. A Paola in un litigio sorto a proposito del diritto di precedenza nel montare a bordo, Nino Bixio aveva rotto la testa a più d’un compagno con il calcio di un fucile, il che non gli aveva impedito poi di pentirsi come sempre della sua furia selvaggia e di stringere amicizia con le vittime che aveva quasi mandate all’altro mondo (2).“. Dobelli, a p. 239, nella nota (2) postillava: “(2) Turr, Div., 178-180, 514-515, e carta; Castellini, 61-64; Bandi, 279-282; Adamoli, 153-155.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a pp. 63-64, scriveva della colonna Medici ferma a Paola ed in proposito aggiungeva: “ 14 settembre….“Si ordina che s’imbarchi Eberhardt. Io domando d’andare e infatti, ricevuto l’ordine di recarmi a tutelare l’imbarco, reco con me l’equipaggio (1).”. Castellini, a p. 64, nela nota (1) postillava: “(1) Cioè gli attrezzi e le munizioni della divisione, rimorchiati per poche ore in uno sciabecco dal Mongibéllo. — La brigata Eberhardt apparteneva con quella Simonetta alla 17* divisione.”. Dunque, la XVII Divisione era la Divisione di Giacomo MEDICI ed a questa apparteneva la brigata d Eberhardt. Infatti, della XVII Divisione il Comandante era Giacomo Medici; Capo di Stato Maggiore della Divisione era il luogotenente Colonnello Ferrari; comandante della 1° Brigata era il colonnello Simonetta; comandante della 2° Brigata era il colonnello Corte; il comandante della 3° Brigata era il colonnello Eberhardt; e poi c’era la 4° brigata con Dunne e la 5° Brigata con Mussolino.
| 17.a Divisione | Comandante | Luogot. Gen. Medici |
| Stato Maggiore di Divisione | Capo | Luogot. Col. Ferrari |
| 1.a Brigata | Comandante | Colonn. Simonetta |
| 2.a Brigata | Comandante | Colonn. Corte |
| 3.a Brigata | Comandante | Colonn. Eberhard |
| 4.a Brigata (aggregata alla 5.a Brigata) | Comandante | Colonn. Dunne |
| 5.a Brigata (aggregate alla 4.a Brigata) | Comandante | Colonn. Mussolino |
Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Dunque, Gualtiero Castellini postillava che la Brigata EBERHARDT apparteneva alla XVII DIVISIONE MEDICI che partì da Paola, diretta a Napoli, solo il giorno 15 settembre 1860. Dunque, il nipote di Nicostrato Castellini, dal suo Diario, conferma che solo il 15 settembre partì da Paola e da Sapri, sul “Mongibello” una parte della Divisione Medici. Partì Eberardt. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, nel cap. III, a p. 101 e ssg., in proposito scriveva: “Già vedemmo come Garibaldi ordinasse alla sua unica, per quanto XV Divisione, di partire da Palermo etc…Vedemmo pure le scarsissime forze di quella Divisione comandata da Stefano Turr: la 1° Brigata agli ordini di Bixio con 400 uomini, la 2° agli ordini dello stesso Turr con 530, e neppure tanti se dobbiamo credere ai documenti dell’Archivio Guastalla, che segna esattamente 862 presenti in totale. Il Pecorini-Manzoni, che fu poi Capo di Stato Maggiore in quella XV Divisione, ne scrisse la storia particolareggiata e a lui bisogna ricorrere come a persona meglo di ogni altra in grado di conoscerla. Però, nell’Archivio Guastalla-Medici si trovano molti documenti in proposito e poiché il Guastalla, oltre che Capo di Stato maggiore dell’altra Divisione Medici, era amicissimo di Turr etc…”. Dunque, l’Agrati scriveva che il Capo di Stato Maggiore della DIVISIONE MEDICI fu ENRICO GUASTALLA, di cui, in Wikipedia leggiamo che Nel 1860 fu capo di Stato Maggiore di Giacomo Medici in Sicilia; ferito nella battaglia del Volturno fu promosso tenente colonnello. Nel 1862, su proposta di Garibaldi, fu iniziato in Massoneria nella Loggia “I Rigeneratori del 12 gennaro 1848 al 1860 Garibaldini” di Palermo. Del Guastalla ha parlato Gualtiero Castellini, Pagine garibaldine (1848-1866), Torino, Ed. Fratelli Bocca, 1909. Gualtiero Castellini racconda che da S. Fili, marcerà per arrivare con la sua Brigata a Paola, dove arriverà l’8 settembre 1860. Gualtiero Castellini racconta dal diario dello zio NICOSTRATO CASTELLINI che era aggregato alle truppe della DIVISIONE MEDICI, la quale, da S. Fili si recò a Paola per imbarcarsi per Napoli. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”. Cosmo Schiavo (….), nel suo “Gaetano Rocco: un romantico indomito alfiere”, in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), in Appendice, a p. 321, in proposito scriveva che: “Sono qui a riassumere le venti pagine del diario inedito di Gaetano Rocco, intitolato “I miei ricordi”, che consta di 120 pagine tipo protocollo rilegate in formato 29×20 cm. Tratta degli avvenimenti dal 13 aprile 1854 al 9 dicembre 1862. Una fittissima trascrizione dattilografica di 27 pagine e 6 righi etc…del nipote Eugenio Rocco, ufficiale del 28° Reggimento fanteria Divisione Pavia, etc…Gaetano Rocco, nasce a Campagna, il 22 settembre 1835 ….”.
NICOSTRATO CASTELLINI

Della traversata della DIVISIONE MEDICI – di cui faceva parte – ha scritto Gualtiero Castellini (…), nipote di Nicostrato. Gualtiero Castellini racconda che da S. Fili, marcerà per arrivare con la sua Brigata a Paola, dove arriverà l’8 settembre 1860. Gualtiero Castellini racconta dal diario dello zio NICOSTRATO CASTELLINI che era aggregato alle truppe della DIVISIONE MEDICI, la quale, da S. Fili si recò a Paola per imbarcarsi per Napoli. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 55, in proposito scriveva: “Itinerari garibaldini in Calabria. Viva il continente! Garibaldi, toccata la terra sacra della penisola, riprendeva con vigore nuovo la marcia trionfale verso Napoli. E lo seguiva al limite quasi della retroguardia “l’incrollabile possa„ di Giacomo Medici. Nicostrato Castellini, non avendo sempre agio durante le ’marcie affrettate a traverso la Calabria di continuare le lettere alla moglie, segnava tuttavia su un piccolo taccuino il sommario degli avvenimenti. E dalle note segnate a matita con una calligrafìa chiara e minuta, io posso ricostruire oggi in parte la rapida marcia della divisione.”. In Wikipedia leggiamo che Nicostrato Castellini frequentò il liceo a Brescia e poi si trasferì a Milano. Era stato combattente nel 1848 a Rezzato, durante le Dieci giornate di Brescia, in Val Camonica e fu ferito a Morazzone. Partecipò alla difesa di Venezia del 1849. Nel 1860 fu alla campagna nell’Italia meridionale, con la seconda spedizione di Giacomo Medici, a sostegno della spedizione dei Mille, distinguendosi per valore nella presa di Milazzo, nella battaglia del Volturno e a Caiazzo, ove fu promosso al grado di maggiore. Nel 1862 seguì Garibaldi nella giornata d’Aspromonte. Fondò un ente di beneficenza per i reduci garibaldini. Di Nicostrato Castellini e della XVII Divisione ha scritto pure Giulio Adamoli, Da San Martino a Mentana, Ricordi di un volontario, Milano, Fratelli Treves, Editori (1911). Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”. Si tratta di un testo di un manoscritto del Castellini che suo nipote pubblicò dopo averne lette le pagine sgualcite dal tempo. Nicostrato Castellini (…..) fu diretto testimone, al’epoca giovane volontario garibaldino che si trovò a Paola e a Sapri. Dalla Treccani on-line leggiamo che Gualtiero Castellini, era di famiglia di origine trentina, nacque a Milano il 13 genn. 1890 da Orsini ed Emma Sighele. Il nonno paterno, Nicostrato, nato a Rezzate (Brescia) il 17 ott. 1829, era maggiore garibaldino quando cadde in combattimento a Vezza d’Oglio il 4 luglio 1866: volontario nel ’48, aveva poi partecipato alla difesa di Venezia nel ’49; nel 1860, raggiunto Garibaldi con la spedizione Medici, s’era distinto nelle battaglie di Milazzo, Caiazzo e del Volturno; aveva seguito Garibaldi nel ’62 (ma era in missione il giorno di Aspromonte). A Milano, dove si era stabilito nel ’53, ebbe parti di rilievo in numerosi organismi garibaldini, e fu promotore e dirigente della società di Tiro a segno; collaborò con L. Luzzatti nella promozione e creazione di istituti cooperativi. Di un interesse non puramente documentario risultano pertanto alcuni dati biografici essenziali del C.: non è del tutto casuale, infatti, che una delle prime opere, Pagine garibaldine, tenti una ricostruzione di quell’arco di tempo tenendo direttamente presenti le memorie del nonno paterno Nicostrato. In realtà doveva trattarsi di un episodio tutt’altro che marginale ed isolato, e non solamente in quanto la sua produzione annovera anche altre pagine “garibaldine”, ma soprattutto perché la sua particolare biografia contribuì in qualche misura a configurare quella presunta filiazione risorgimentale del nazionalismo italiano, che fu centrale nelle formulazioni teoriche come nelle posizioni politiche del Castellini. Su Nicostrato Castellini, da Wikipedia leggiamo che egli nel 1860 fu alla campagna nell’Italia meridionale, con la seconda spedizione di Giacomo Medici, a sostegno della spedizione dei Mille, distinguendosi per valore nella presa di Milazzo, nella battaglia del Volturno e a Caiazzo, ove fu promosso al grado di maggiore. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. XII, in proposito scriveva che: “Non tocca a me di additare al lettore quelle che io credo le pagine principali del volune. Tuttavia oso dire che nel diario dell’ufficiale di Stato maggiore della divisione Medici, scritto giorno per giorno dal 17 luglio al 23 dicembre del 1860, mi pare di aver ritrovato un primo abbozzo della storia di quella divisione: divisione gloriosa, che, come tutte le altre legioni garibaldine, meriterebbe di essere studiata con maggior cura, se talora non mancassero pur troppo allo studioso anche i documenti essenziali (1). Ed io credo che le correzioni, gli episodi ignorati, i cenni intorno agli itinerari garibaldini in Calabria, la relazione sul combattimento di Cajazzo ed altre pagine contenute nel diario del Castellini, siano per lo storico di notevole interesse, come sono preziose etc…”. Castellini (…), a p. XVII, in proposito scriveva che: “Un popolo che non ha storia può avere forse idealità ? Chi misconosce i sacrifici de’ nostri padri non può che ignorarli; chi li ricorda ben sa come non mai “unità di nazione fu fatta per aspirazione di più grandi e pure intelligenze, né col sacrificio di più nobili e sante anime, né con maggior più libero consentimento di tutte le parti sane del popolo.”. Gualtiero Castellini, a p. IX, in proposito scriveva che: “Io mi trovavo, or è un anno, tutto assorto nel decifrare attentamente un diario della campagna del 1860, scritto in certi vecchi taccuini visibilmente ròsi dal tempo all’esterno, e nell’interno a mala pena intelligibili per la evanescente scrittura che li copriva…”. A p. XII, nella nota (1) postillava che: “(1) Quante volte la tentazione di uscir dai limiti impostimi, di seguir traccie inesplorate, ad ogni passo scoperte, mi ha colto durante questo lavoro! Quanti argomenti di nuovi studi si affacciano a chi ha appena iniziato il cammino nel campo della storia recente! E certo fra i più suggestivi si presenterebbe quello d’una compiuta storia della divisione Medici durante la campagna del 1860;”.
LA 3° BRIGATA EBERHARDT DELLA XVII DIVISIONE MEDICI
Da Wikipedia leggiamo che Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Sempre da Wikipedia leggiamo che la Brigata Eberhardt (talvolta indicata come Eberhard) è stata una celebre unità militare di volontari dell’Esercito Meridionale guidato da Giuseppe Garibaldi durante la Spedizione dei Mille del 1860. Prende il nome dal suo comandante, il colonnello ungherese Ferdinand Eberhardt (magiarizzato in Nándor Eberhardt), un esule politico che, insieme ad altri importanti ufficiali magiari come István Türr, si unì alla causa del Risorgimento italiano. Nell’organico definitivo dell’Esercito Meridionale: Venne formalmente inquadrata come la 3ª Brigata della 17ª Divisione, comandata dal tenente generale Giacomo Medici. Sempre da Wikipedia leggiamo che Tra gli ufficiali stranieri erano presenti anche gli esuli ungheresi István Türr, al quale è stato dedicato un busto al Gianicolo di Roma, Nándor Éber, Carlo (Kàroly) Eberhardt, Lajos Tüköry caduto a Palermo etc…. Nel 1860 molti legionari ungheresi seguirono Giuseppe Garibaldi nella spedizione dei Mille, ma di loro verranno poi ricordati soprattutto gli ufficiali: Türr, Eber, Tukory, Eberhardt, Teloky, Magyarody, Figgelmesy, Czudafy, Frigyesy, Winkler e lo stesso Dunyov. Occorre infatti mettere in luce che per motivi nazionalistici la storiografia post–risorgimentale, non potendosi esimere dal ricordare i nomi degli ufficiali stranieri stretti collaboratori del Generale, sottovaluterà non poco l’entità numerica ed il ruolo svolto nella campagna meridionale dai contingenti di volontari ungheresi, polacchi, tedeschi, francesi, inglesi, con presenze di russi, americani, algerini, indiani, arabi, ecc. Di ciò si trova oggi conferma nello straordinario reportage del garibaldino russo–ucraino Lev Ili’ič Meč’nikov: l’inedita testimonianza, rintracciata negli archivi russi dallo storico ucraino Nikola Varvartzev e tradotta in italiano dal prof. Renato Risaliti, verrà prossimamente pubblicata a cura del Comitato ministeriale per il Bicentenario. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a pp. 63-64, scriveva della colonna Medici ferma a Paola ed in proposito aggiungeva: “ 14 settembre….“Si ordina che s’imbarchi Eberhardt. Io domando d’andare e infatti, ricevuto l’ordine di recarmi a tutelare l’imbarco, reco con me l’equipaggio (1).”. Castellini, a p. 64, nela nota (1) postillava: “(1) Cioè gli attrezzi e le munizioni della divisione, rimorchiati per poche ore in uno sciabecco dal Mongibéllo. — La brigata Eberhardt apparteneva con quella Simonetta alla 17* divisione.”. Dunque, la XVII Divisione era la Divisione di Giacomo MEDICI ed a questa apparteneva la brigata d Eberhardt. Infatti, della XVII Divisione il Comandante era Giacomo MEDICI; Capo di Stato Maggiore della Divisione era il luogotenente Colonnello FERRARI; comandante della 1° Brigata era il colonnello SIMONETTA; comandante della 2° Brigata era il colonnello CORTE; il comandante della 3° Brigata era il colonnello EBERHARDT; e poi c’era la 4° brigata con Dunne e la 5° Brigata con Mussolino.
| 17.a Divisione | Comandante | Luogot. Gen. Medici |
| Stato Maggiore di Divisione | Capo | Luogot. Col. Ferrari |
| 1.a Brigata | Comandante | Colonn. Simonetta |
| 2.a Brigata | Comandante | Colonn. Corte |
| 3.a Brigata | Comandante | Colonn. Eberhard |
| 4.a Brigata (aggregata alla 5.a Brigata) | Comandante | Colonn. Dunne |
| 5.a Brigata (aggregate alla 4.a Brigata) | Comandante | Colonn. Mussolino |
Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Dunque, Gualtiero Castellini postillava che la Brigata EBERHARDT apparteneva alla XVII DIVISIONE MEDICI che partì da Paola, diretta a Napoli, solo il giorno 15 settembre 1860. Dunque, il nipote di Nicostrato Castellini, dal suo Diario, conferma che solo il 15 settembre partì da Paola e da Sapri, sul “Mongibello” una parte della Divisione Medici. Partì EBERHARDT. Cosmo Schiavo (….), nel suo “Gaetano Rocco: un romantico indomito alfiere”, in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), in Appendice, a p. 321, in proposito scriveva che: “Sono qui a riassumere le venti pagine del diario inedito di Gaetano Rocco, intitolato “I miei ricordi”, che consta di 120 pagine tipo protocollo rilegate in formato 29×20 cm. Tratta degli avvenimenti dal 13 aprile 1854 al 9 dicembre 1862. Una fittissima trascrizione dattilografica di 27 pagine e 6 righi etc…del nipote Eugenio Rocco, ufficiale del 28° Reggimento fanteria Divisione Pavia, etc…Gaetano Rocco, nasce a Campagna, il 22 settembre 1835 ….”. Cosmo, a p. 345, trascrivendo sempre il Diario di Rocco arrivava a parlarci dell’arrivo e della partenza di Rocco da Paola. Ricordo che di Gaetano Rocco ha scritto anche Gennaro De Crescenzo (….), nel suo……………Gaetano Rocco faceva parte della Brigata Heberhardt, che a sua volta faceva parte della Divisione Medici che, dalla Sicilia arrivò a Paola l’8 settembre 1860, il giorno dopo l’arrivo di Garibaldi a Napoli. Cosmo, a p. 346, in proposito scriveva: “Giunti in cima il temporale cessò e con più celerità discese in Paola per una strada tagliata a guisa si può dire di lumaca. Era mezzanotte quando si mise piede in quel grazioso paese, e ciascuno di quei abitanti saporitamente se la dormiva; intanto noi altri bagnati fin dentro le midolla etc…Il dì seguente fui alloggiato in casa del sig. Domenico Gentile padre di tre giovani figli di sentimenti caldissimi di libertà. Da questa famiglia per sei giorni consecutivi ebbi trattamenti cordialissimi e sinceri non senza lagrime ed abbracciamenti da essi mi concedai da essi il 14 settembre alle 2 p.m. quando con la intiera Brigata m’imbarcai sul vapore il Mongibello alla volta di Napoli. Il giorno 15 settembre 1860 fu un giorno memorabile per me e che io non potrò dimenticarmi giammai. Il Comandante della Brigata Sig. Heberhardh etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Essa dovette fare tutto il giro della Sicilia, perchè Bixio, si era portato a Taormina. Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Gustav Rasch (….), nel cap. IX “La campagna garibaldina nel Napoletano”, nel suo, Garibaldi e Napoli nel 1860: note di un viaggiatore prussiano – introduzione, traduzione e note di Luigi Emery, ed. Laterza, Bari, 1938, a p. 135, in pproposito scriveva che: “Il corpo di spedizione, che due vapori portarono sul continente nella notte del 18 agosto, comprendeva 4200 uomini (1), parte della Brigata Bixio, parte della Brigata Eberhardt e 1000 uomini comandati dal Sacchi. Il figlio di Garibaldi, Menotti Garibaldi, comandava l’artiglieria, comprendente quattro obici da montagna, e un’ottima Compagnia di bersaglieri. La spedizione era comandata da Bixio e da Garibaldi…..”. Adriano Colocci (….), nel suo, Paolo De Flotte (1817-1860), Torino, Fratelli Bocca, 1912, a p. 219 e ssg., in proposito scriveva che: “Fra i tedeschi Wolf, Dunn, Eberhardt e lo storico Guglielmo Rustow, venuto colla colonna Pianciani. Due polacchi inseparabili, Milbitz e Cossowitch, rappresentavano con altri il patriottismo slavo.”. Su Eberhardt ha scritto Lev Ili’ič Meč’nikov, Memorie di un garibaldino. La spedizione dei Mille, traduzione e cura di Renato Risaliti, presentazione di Lauro Rossi, postfazioni di Mykola Varvarcev e Renato Risaliti, Torino, CIRVI, 2008 e C.O. Gori, Lo straordinario reportage del garibaldino russo–ucraino Lev Ili’ič Meč’nikov, in «Camicia rossa», n. 1 (gen.–mar. 2007)
Dal 3 al 7 settembre 1860, da Soveria a Paola, la XV DIVISIONE MEDICI e la sua marcia fino a Paola dove si imbarcò il 15 settembre per Napoli
Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 57 e ssg., in proposito scriveva che: “Così si faceva la guerra in Calabria nell’agosto del 1860: nella tregua gli ufficiali ritornavano, quali erano, sognatori ed artisti e giravano per i dintorni a visitare le cave di marmo di Catanzaro od a studiare i villaggi greci perduti fra i monti. Il 3 settembre fu ripresa la marcia: la divisione Medici si fermò a Soveria, tutta ingombra di cavalli e di muli, d’abiti e di fucili — reliquie della resa recente del generale Ghio. La sera del 4 settembre lo stato maggiore della divisione precedette la truppa verso Rogliano. Ecco come il Castellini narra, con semplice poesia, la marcia notturna: “Bellissima strada, di notte, con la luna, solo lo stato maggiore con Medici, canterellando: le annose e fronzute piante guardanti la strada, mentre penetra pallida la mesta luce. È un incanto ! Walter Scott solo può descrivere simili impressioni. Giunti a sei miglia da Rogliano si staccano alcuni ufficiali e le Guide, fra cui vi ha un artista russo, studente a Roma. Avanziamo, con Medici, in cinque ufficiali e facciamo la stupenda discesa ad un ponte di una costruzione impeccabile. Facciamo alt. Medici prende il mio tabarro, si sdraia sul lastrico del ponte e dorme. Noi facciamo lo stesso. Dopo mezz’ora riprendiamo la via, rimontando di quanto abbiamo disceso e giungiamo al paese, dove un eccellente alloggio e ristoro ci conforta„. Da Rogliano il 5 settembre il Castellini a cavallo partì per Cosenza — mandato in missione al Quartier generale. Giunto colà nel dì stesso, si recò il giorno dipoi nel vallon di Rovito a rendere memore tributo d’onore ai fratelli Bandiera(1), fucilati il 25 luglio 1844: pietoso ricordo degli italiani ormai liberi per i loro precursori! Poi tutta la divisione avanzò su la strada di Paola per essere pronta all’imbarcoimminente: a metà strada — nel villaggio di San Fili — la truppa si arrestò, e dovette, dormire all’aria aperta. Le difficoltà di rifornimento e di marcia per tutti i reparti garibaldini erano diventate enormi. Nascevano incidenti ad ogni istante. E in questi giorni appunto, di nervosismo generale, avvenne a Cosenza un violento dissidio tra il capitano Castellini ed un maggiore siciliano. Il Castellini sfidò tosto l’avversario, ma la vertenza— come tante altre sorte nella campagna — non ebbe sèguito. Gli ufficiali superiori cercavano con ogni mezzo di impedire duelli. Ciò non toglie che in questi giorni appunto il generale Bixio desse occasione •— in Paola — ad uno….”.
LA 2° BRIGATA DELLA DIVISIONE TURR = XIII, COMANDATA DA FERDINAND EBER

Nandor Eber comandava la Legione Ungherese. Da Wikipedia leggiamo che tra i corpi stranieri dell’Esercito Meridionale costituito in Sicilia da Garibaldi vi era la Legione Ungherese. Tra gli ufficiali stranieri erano presenti anche gli esuli ungheresi István Türr, al quale è stato dedicato un busto al Gianicolo di Roma, Nándor Éber, Carlo Eberhardt, Lajos Tüköry caduto a Palermo e il polacco Aleksander Izenschmid de Milbitz. È stato dedicato un busto al Gianicolo di Roma anche al “garibaldino-finlandese” Herman Liikanen. Nándor Éber (nato Eberl Ferdinandus Balthasar Bartholomeus) (Budapest, 23 maggio 1825 – Budapest, 27 febbraio 1885) è stato un giornalista e militare ungherese naturalizzato britannico, prese parte alla spedizione dei Mille. Ferdinand Eber giunse in Sicilia come corrispondente del “Times” per cui lavorava dall’epoca della guerra in Crimea. Dopo aver fornito a Garibaldi informazioni utili sullo schieramento borbonico all’interno della città di Palermo, il 16 maggio 1860, partecipò alla formazione della legione ungherese. Questa inizialmente contava 50 uomini che arrivarono a essere 500 volontari. La Brigata, denominata “Eber”, racchiuse tutti i combattenti stranieri e fu guidata da Eber con il grado di colonnello brigadiere e dal tenente colonnello Lajos Tukory, che cadde a Palermo il 29 maggio 1860. Passata al comando di Stefano Turr, divenuto in quei mesi governatore di Napoli, fu utilizzata per reprimere focolai di rivolta in provincia di Avellino, fino al Plebiscito. La legione ungherese era un’unità militare di cavalleria creata da Giuseppe Garibaldi, parte dell’esercito meridionale garibaldino, attivo tra il 1860 e il 1867. Era così detta poiché composta da esuli e soldati magiari che avevano già combattuto al fianco delle altre formazioni garibaldine durante il periodo del Risorgimento, come Stefano Turr. Costituita in Sicilia, nella città di Palermo il 16 luglio 1860, inizialmente contava 50 uomini che arrivarono a essere un folto gruppo di 500 volontari comandati dal colonnello brigadiere Nándor Éber (1825-1885) (per questo chiamati anche Brigata “Eber“, che in realtà racchiuderà tutti i combattenti stranieri), corrispondente del quotidiano The Times con la cittadinanza inglese e dal tenente colonnello Lajos Tukory, che cadde a Palermo il 29 maggio 1860. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 208 scriveva: “Eber (Nandor, Ferdinando) tuttavia, non era, per essere precisi, niente altro che uno scrittore; ma ogni Ungherese nasce ussaro. Era uno di quegli eccellenti corrispondenti che il ‘Times’ invia attraverso il mondo intero: così ha fatto le guerre e ha compiuto lunghi viaggi che lo hanno reso un cosmopolita.”. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 143-144, in proposito scriveva che: “De’ molti stranieri che capitavano al nostro quartiere perchè amici del Turr e dell’Eber, rammento ancora il conte Teleky etc..; il parigino Maxime Du Camp, alto, bruno, innamorato della nostra Italia e della camicia rossa che indossava; come l’indossava un turco autentico, Kadir bey, buon diavolo, grande amico di Turr, ….l’inglese Austin Dohnage, etc…; ma Eber non sapendo dove impiegarli, li aveva dispensati dal servizio, etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 138, in proposito scriveva: “La spedizione Medici…..Col suo arrivo si formarono pertanto fra il 20 e il 22 giugno tre colonne, la prima guidata da Medici, destinata ad avviarsi per il litorale, obiettivo Messina, la seconda guidata da Turr, composta dalla 2° brigata Eber della sua divisione, diretta a Misilmeri, Caltanisetta e Catania, la terza, comandata da Bixio e composta dalla 1° brigata, diretta a Corleone e a Girgenti. Tutte, compiute il loro itinerario dovevano concentrarsi alla punta del Faro.”. Dunque, il Cesari, a p. 138 scriveva che: “….la seconda guidata da Turr, composta dalla 2° brigata Eber della sua divisione, diretta a Misilmeri, Caltanisetta e Catania, la terza, comandata da Bixio e composta dalla 1° brigata, diretta a Corleone e a Girgenti.”. Dunque, il Cesari scriveva che la Brigata Eber era la 2° Brigata che faceva parte della Divisione Turr. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, nel cap. III, a p. 101 e ssg., in proposito scriveva: “Già vedemmo come Garibaldi ordinasse alla sua unica, per quanto XV Divisione, di partire da Palermo etc…Vedemmo pure le scarsissime forze di quella Divisione comandata da Stefano Turr: la 1° Brigata agli ordini di Bixio con 400 uomini, la 2° agli ordini dello stesso Turr con 530, e neppure tanti se dobbiamo credere ai documenti dell’Archivio Guastalla, che segna esattamente 862 presenti in totale. Il Pecorini-Manzoni, che fu poi Capo di Stato Maggiore in quella XV Divisione, ne scrisse la storia particolareggiata e a lui bisogna ricorrere come a persona meglo di ogni altra in grado di conoscerla. Però, nell’Archivio Guastalla-Medici si trovano molti documenti in proposito e poiché il Guastalla, oltre che Capo di Stato maggiore dell’altra Divisione Medici, era amicissimo di Turr etc…”.
| 13.a Divisione | Comandante | Luogot. Gen. Türr |
| Stato Maggiore di Divisione | Capo | Col. Rüstow e Luog. Col. Alessandri |
| 1.a Brigata | Comandante | Colonn. Spangaro |
| 2.a Brigata | Comandante | Colonn. Eber |
| 3.a Brigata (Milano) | Comandante | Luogot. Col. De Giorgi |
| 4.a Brigata | Comandante | Magg. Gen. Sacchi |
| 5.a Brigata (aggregata alla 6.a Brigata).. | Comandante | Colonn. Fabrizi Luigi |
| 6.a Brigata (aggregata alla 5.a Brigata) | Comandante | Generali La Masa e Corrao |
LA COMPAGNIA DI ESTERI CON WOLF

Adriano Colocci (….), nel suo, Paolo De Flotte (1817-1860), Torino, Fratelli Bocca, 1912, a p. 219 e ssg., in proposito scriveva che: “E’ poi cosa saputa come in quell’esercito improvvisato si trovassero combattenti di tutte le nazionalità e vi fossero rappresentate tutte le democrazie europee: l’elemento esotico fu largamente partecipe a quella impresa (1). Gli Ungheresi mandarono a Garibaldi un’intiera legione; e tra i più notabili ricorderemo il generale Stefano Turr, Luigi Tukery che morì in battaglia, Eber, Antonio Goldeberg e un gran signore magiaro: il conte Teleky. C’erano molti inglesi, tra cui il famoso ‘rifleman’ Austin Dohnage, Peard ed altri partiti sul Washington con Medici il 10 giugno; e poi Winkler, Fix, Aten, ecc..Fra i tedeschi Wolf, Dunn, Eberhardt e lo storico Guglielmo Rustow, venuto colla colonna Pianciani. Due polacchi inseparabili, Milbitz e Cossowitch, rappresentavano con altri il patriottismo slavo. C’era Kadir-bey, turco. Venivano quindi numerosi i Francesi. Tra questi Bordone, più tardi generale; Massimo Du Camp, l’autore delle ‘Convulsions de Paris’, alto, bruno, innamorato dell’Italia e che fu aggregato allo Stato Maggiore della 15° Divisione; Maurizio Bixio, morto verso la fine del 1905, nipote di Nino Bixio e figlio di quell’Alessandro Bixio, ch’era stato Vice-Presidente ell’Assemblea Nazionale Francese del 1848; Lockoroy, dipoi ministro e tuttora vivente, grande amico d’Italia (1); il pubblicista Ulrico de Fonwielle, che nel 1870 accompagnava Victor Noir quando questo fu ucciso da Pietro Bonaparte; Giulio Kergomard, autore di un libro di poesie intitolato: Garibaldi (1867, Bruxelles); il pittore Enrico Fouquier, cronista e critico parigino brillantisimo, morto nel 1904; un Burés o Buiés, studente; un antico zuavo e cuciniere famoso, Alègre; il pittore Julies Duveaux (2); un Durand, parigino, dotato d’una forza erculea e ricordato come gastronomo; Savoyardy, un ancien d’Afrique, ch poscia entrò nel genio; il comandante Costa, che nel ’49 si era battuto con Manin a Venezia e con Mierowslawschy in Sicilia, e in seguito nel ’59 coi cacciatori delle Alpi; ed altri assai. – Ci si può mettere anche Cernuschi Enrico, che pi si naturalizzò francese; ed anche Alessandro Dumas padre, che colla sua goletta, l’Emma, seguiva en amateur la spedizione. C’era anche un antico spahi’, Kolbi, il quale pare divenisse poi capitano e morì infine all’Avana. Con l’arrivo di De Flotte l’elemento francese crebbe di importanza. De Flotte e Turr erano le due personalità più spiccate di codesto mondo cosmopolita, presente nel Quartiere Generale garibaldino.”. Da Wikipedia si apprende che erano presenti anche volontari stranieri, affluiti in tempi diversi. Risultano impiegati in combattimento il 1-2 ottobre, circa 200 cavalleggeri ungheresi e altri 200 fanti ungheresi. In precedenza furono impiegati 50 francesi di De Flotte caduto in Calabria. Erano presenti anche un centinaio di disertori borbonici stranieri comandati da Wolfe gruppi di britannici (19), la presenza di soldati stranieri borbonici era molto più alta, infatti al comando di Von Mechel erano 3.000 soldati, oltre ad alcune compagnie svizzere chiamate Schweizertruppen. Il 15 ottobre le navi Emperor e Melazzo sbarcano a Napoli la Legione Britannica, chiamata anche Garibaldi Excursionists composta di circa 600 volontari successivamente impiegati in alcuni combattimenti. La notizia del Wolf proviene dal Treveljan. In Sicilia parecchie migliaia di siciliani si arruolarono inquadrati in reggimenti e addestrati da ufficiali del luogo, del nord Italia e inglesi.. Era presente il tedesco Wilhelm Friedrich Rüstow, capo di stato maggiore di Divisione di Garibaldi, che scrisse un libro sulla Spedizione,tra i britannici erano presenti: Hugh Forbes, ingegnere e linguista inglese che aveva già combattuto con Garibaldi nel 1849, Percy Wyndham, l’irlandese artigliere Dick Dowling e per breve tempo gli americani Catham Roberdeau Wheat e Charles Carrol Hicks, che tornarono in America per combattere con i confederati, John Whitehead Peard, il “garibaldino-inglese” “sosia” di Garibaldi, con busto al Gianicolo di Roma e il carismatico inglese colonnello John William Dunne, che in Sicilia era soprannominato “milordo” dai coraggiosi ragazzi siciliani di strada arruolati nel suo reggimento, da non confondersi con la Legione Britannica, sbarcata solo successivamente a Napoli, nel reggimento di Dunne solo una parte degli ufficiali erano britannici e i soldati tutti sicilianI, Dunne fu ferito a Capua. Durante la battaglia del Volturno si distinte lo scozzese capitano Cowper di Aberdeen, che comandava una batteria di artiglieri e diversi altri scozzesi facevano parte dei volontari, anche per la grande popolarità di Garibaldi in Scozia, dove molti vedevano in lui il Wallace italiano.. Hugh Forbes, un ufficiale dell’esercito britannico, ha scritto questo manuale per addestrare i volontari patriottici nell’arte della guerra. Forbes descrive le tattiche utilizzate dall’esercito regolare e come le stesse possono essere adattate per la guerra irregolare. Questo manuale è stato scritto nel XIX secolo ma rimane attuale oggi, perché molti dei consigli di Forbes sono ancora validi per chiunque desideri addestrarsi alla guerra di guerriglia. Nandor Eber comandava la Legione Ungherese. Da Wikipedia leggiamo che tra i corpi stranieri dell’Esercito Meridionale costituito in Sicilia da Garibaldi vi era la Legione Ungherese. Tra gli ufficiali stranieri erano presenti anche gli esuli ungheresi István Türr, al quale è stato dedicato un busto al Gianicolo di Roma, Nándor Éber, Carlo Eberhardt, Lajos Tüköry caduto a Palermo e il polacco Aleksander Izenschmid de Milbitz. È stato dedicato un busto al Gianicolo di Roma anche al “garibaldino-finlandese” Herman Liikanen. Da Wikipedia si apprende che Erano presenti anche volontari stranieri, affluiti in tempi diversi. Risultano impiegati in combattimento il 1-2 ottobre, circa 200 cavalleggeri ungheresi e altri 200 fanti ungheresi. In precedenza furono impiegati 50 francesi di De Flotte caduto in Calabria. Erano presenti anche un centinaio di disertori borbonici stranieri comandati da Wolfe gruppi di britannici (19), la presenza di soldati stranieri borbonici era molto più alta, infatti al comando di Von Mechel erano 3.000 soldati, oltre ad alcune compagnie svizzere chiamate Schweizertruppen. Il 15 ottobre le navi Emperor e Melazzo sbarcano a Napoli la Legione Britannica, chiamata anche Garibaldi Excursionists composta di circa 600 volontari successivamente impiegati in alcuni combattimenti. La notizia del Wolf proviene dal Treveljan. Ma a quale corpo apparteneva WOLF ?. Credo facesse parte della Divisione portata da EBER. Nándor Éber (nato Eberl Ferdinandus Balthasar Bartholomeus) (Budapest, 23 maggio 1825 – Budapest, 27 febbraio 1885) è stato un giornalista e militare ungherese naturalizzato britannico, prese parte alla spedizione dei Mille. Ferdinand Eber giunse in Sicilia come corrispondente del “Times” per cui lavorava dall’epoca della guerra in Crimea. Dopo aver fornito a Garibaldi informazioni utili sullo schieramento borbonico all’interno della città di Palermo, il 16 maggio 1860, partecipò alla formazione della legione ungherese. Questa inizialmente contava 50 uomini che arrivarono a essere 500 volontari. La Brigata, denominata “Eber”, racchiuse tutti i combattenti stranieri e fu guidata da Eber con il grado di colonnello brigadiere e dal tenente colonnello Lajos Tukory, che cadde a Palermo il 29 maggio 1860. Passata al comando di Stefano Turr, divenuto in quei mesi governatore di Napoli, fu utilizzata per reprimere focolai di rivolta in provincia di Avellino, fino al Plebiscito. La legione ungherese era un’unità militare di cavalleria creata da Giuseppe Garibaldi, parte dell’esercito meridionale garibaldino, attivo tra il 1860 e il 1867. Era così detta poiché composta da esuli e soldati magiari che avevano già combattuto al fianco delle altre formazioni garibaldine durante il periodo del Risorgimento, come Stefano Turr. Costituita in Sicilia, nella città di Palermo il 16 luglio 1860, inizialmente contava 50 uomini che arrivarono a essere un folto gruppo di 500 volontari comandati dal colonnello brigadiere Nándor Éber (1825-1885) (per questo chiamati anche Brigata “Eber“, che in realtà racchiuderà tutti i combattenti stranieri), corrispondente del quotidiano The Times con la cittadinanza inglese e dal tenente colonnello Lajos Tukory, che cadde a Palermo il 29 maggio 1860. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 111, riferendosi alla Brigata EBER, in proposito scriveva che: “Però sembra che a Catania le cose si avviino meglio. Si fanno nuovi arruolamenti, e s’aggregano alla colonna di Eber i volontari che Nicola Fabrizi vi sta organizzando nell’intento di farne due Battaglioni. Si costituisce così un quarto Battaglione, l’8° della XV Divisione e se ne dà il comando a Vittore Tasca dei Mille. Per di più, si rinforzano gli altri coi nuovi venuti e coi malati che il capitano Forte conduce da Caltanissetta guariti e sono una sessantina soltanto essi. Di modo che Eber vede le forze della sua Brigata salire il 20 luglio a ben 1599 uomini, di cui 229 assenti pei soliti motivi non solo, ma anche perché la Compagnia Estera del Wolf è partita per Taormina, ove dicesi si diriga un Corpo borbonico uscito da Messina. A tale Compagnia è aggregato Adamoli, che è stato nominato ufficiale di Stato Maggiore, quando il Niederhausern e gli “aristocratici” sono tornati per conto loro da Caltanissetta a Palermo.”. Riguardo Adamoli (….), l’Agrati si riferisce a GIULIO ADAMOLI, che da Wikipedia leggiamo Sottotenente, nel gennaio 1860 rassegnò le dimissioni dall’esercito raggiungendo nel maggio Giuseppe Garibaldi in Sicilia, con la spedizione organizzata da Agostino Bertani e guidata da Carmelo Agnetta; fece tutta la campagna, distinguendosi negli scontri di San Leucio e Sant’Angelo. Adamoli (….) ci ha lasciato una testimonianza della sua permanenza nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario garibaldino, Fratelli Treves Editori, Milano, 1892. Dunque, Agrati chiama la Compagnia del Wolf, la COMPAGNIA ESTERA DEL WOLF che era aggregata al colonnello EBER che comandava la XV DIVISIONE – la quale – come si è visto – ai primi di Settembre su ordine stesso di Garibaldi passò da Bixio al comando superiore del Turr. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, nel cap. III, a pp. 101-102, in proposito scriveva: “La prima a partire da Palermo fu la 2° Brigata, formata dal 5°, 6°, 7° Battaglione, della Compagnia degli Esteri – in gran parte disertori borbonici – e da una piccola sezione d’artiglieria, comandata dal tenente Premi dei Mille, con 2 cannoncini. Il reparto dell’Intendenza era affidato a Federico Agnetta.”. Sull’appartenenza di WOLF alla Legione Ungherese, a EBER ed alla DIVISIONE TURR (soldati di Rustow), vi è il telegramma che Turr inviò a Bixio, da Cosenza il 31 agosto 1860: Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 147-148, in proprosito scriveva che: “Pria di partire da Cosenza, Turr scrisse a Bixio: “….La brigata Eber cogli ungheresi resteranno nella mia divisione, mandami subito, oltre i signori accennati ieri, il colonnello Teleky e Maxime du Camp. Io poi appena che ci riuniremo ti darò una brigata continentale per la formazione della tua divisione. Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il golfo di Policastro, ed ivi sbarcare. Arrivederci a presto. Cosenza, 31 agosto 1860. Tuo affez. Turr.”. Dunque, dal telegramma di Turr, si evince che il 31 agosto 1860, le truppe del WOLF e dell’EBER si trovavano al porto di Paola per attendere navi che li trasportassero a Napoli. Da Wikipedia leggiamo che La “compagnia garibaldina di Wolf” si riferisce al reparto di volontari stranieri comandato dal patriota di origine tedesca Adolfo Luigi Wolff (spesso citato come Wolf) durante le campagne risorgimentali. Comandante di un battaglione/compagnia nel Reggimento Cacciatori Esteri (formato da disertori tedeschi e svizzeri dell’esercito borbonico) durante la battaglia del Volturno nel 1860. Partecipò alla campagna nell’Italia meridionale del 1860 e il 1º ottobre, come colonnello comandante di un battaglione del Reggimento Cacciatori Esteri della Brigata di Ferdinando Eber composta da disertori tedeschi e svizzeri dell’esercito borbonico, fu alla battaglia del Volturno. Di lui scrisse il garibaldino Giulio Adamoli nel suo Da San Martino a Mentana: “Dovrei ora aggiungere come il collega di missione, il Wolf, comandante la compagnia estera, accrescesse il fascino di quelle ore, con gli allettamenti dello spirito colto e sagace: familiare del Mazzini, confidente dei patrioti di tutta Europa, sapeva tenere viva una conversazione tra le più dilettevoli; già milite in Africa nella Legione Straniera, in Piemonte nella legione anglo-italiana, oggi, a capo degli svizzeri e dei bavaresi disertori dell’esercito borbonico, e gente punto facile, mostrava un tatto militare, una energia veramente non comune. Ma sulla memoria di quell’uomo, che pareva l’incarnazione più pura della rivoluzione, a cui, durante dieci anni, noi tutti stringemmo fiduciosi la mano, sul campo e nelle nostre case, perché compagno nostro nelle spedizioni, nei combattimenti, nelle prigioni; su la immagine di quell’uomo, conviene stendere un velo come i veneziani sul ritratto del doge fellone, e passare oltre per sempre.”. Abbiamo visto che della 2° BRIGATA EBER (Divisione XV del Turr) apparteneva anche l’Ungherese ADOLFO LUIGI WOLF. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 143-144, in proposito scriveva che: “De’ molti stranieri che capitavano al nostro quartiere perchè amici del Turr e dell’Eber, rammento ancora il conte Teleky etc..; il parigino Maxime Du Camp, alto, bruno, innamorato della nostra Italia e della camicia rossa che indossava; come l’indossava un turco autentico, Kadir bey, buon diavolo, grande amico di Turr, ….l’inglese Austin Dohnage, etc…; ma Eber non sapendo dove impiegarli, li aveva dispensati dal servizio, etc…”. Carlo Agrati (….), cita l’episodio del violento litigio avvenuto a Paola con Bixio prendendo spunto da uno scritto di Rustow. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 443, in proposito scriveva che: “Così il Rustow narra l’episodio doloroso: “A Paola c’era il Governolo etc…”.”, e aggiunge che Rustow raccontava che: “A Paola c’era il Governolo già carico della mia Brigata, quando Bixio pretese d’imbarcare anche le sue. D’Aste (il comandante della nave) gli mandò il guardiamarina Puliga a dire che non c’era più posto. Bixio infuriato venne subito con Puliga a bordo, gridando: “Le farò vedere io se non c’è più posto” “Salendo a bordo buttò in mare un bavarese che si salvò per miracolo: poi preso un fucile per la canna si fece largo a colpi di calcio, senza ritegno, sempre ripetendo al Puliga: “Vede se non c’è posto? Vede come si fa?” Ma i nostri bavaresi riavutisi lo presero per le braccia e per le gambe e stavano per gettarlo in mare, quando Eber e Wolf e altri accorsero e li trattennero.”. Dunque, Agrati scrive che dell’episodio del Bixio a Paola, il 9 settembre 1860, era presente Eber che con Wolf intervenne nel litigio di Bixio. Agrati, a p. 443 scriveva che a Paola, riferendosi al Bixio “Ma i nostri bavaresi riavutisi lo presero per le braccia e per le gambe e stavano per gettarlo in mare, quando Eber e Wolf e altri accorsero e li trattennero.”. Agrati scriveva che la notizia è data da Rustow. A parte che sui due testi tradotti in italiano dal Rustow non ho trovato traccia di ciò che scrive l’Agrati ma poi a me pare strano che Rustow possa citare, come testimone oculare, questo episodio che risale al 9 settembre 1860, quando lui e le sue truppe, la brigata Milano ed altri, si trovavano verso Capua. Bixio riuscirà a partire da Paola, diretto a Napoli, solo il giorno 10 settembre 1860. Tuttavia, la citazione di Agrati è interessante perché fa parlare a Rustow che ci parla del omandante della nave Governolo, D’Aste, ci parla del guardiamarina Puliga, che salì a bordo del Governolo, ci parla dei bavaresi che erano presenti, Eber e Wolf, etc.
GIUSEPPE SIRTORI
Da Wikipedia leggiamo che il generale Giuseppe Sirtori, fu Capo di Stato Maggiore di Giuseppe Garibaldi lungo l’intera spedizione dei Mille e ultimo comandante dell’Esercito meridionale. La sua movimentata esistenza racchiude l’intero spettro delle possibili evoluzioni politiche del lungo Risorgimento italiano. Nel marzo 1860, venne eletto deputato al parlamento di Torino del nuovo Regno di Sardegna per il collegio di Missaglia, allora Provincia di Como e, per procurarsi un abito adeguato, fu costretto a chiedere aiuto ad uno dei fratelli ai quali poteva, finalmente, riavvicinarsi. Fu allora che il generale Garibaldi, il quale andava preparando la spedizione dei Mille, lo volle accanto a sé e lo imbarcò nella prima spedizione, partita da Quarto la sera del 5 maggio. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille””, a p. 191, in proposito scriveva: “Giuseppe Sirtori all’inizio della campagna dei Mille aveva quasi 47 anni, uomo fatto quindi ed ormai anche vecchio per certe imprese e per nutrire soverchie illusioni…Come vedremo, egli era tenuto al corrente degli avvenimenti di Sicilia e di Genova da Giovanni Acerbi, che fu poi capo dell’Intendenza dell’armata garibaldina dal principio alla fine della campagna…..Il Sirtori fu per il primo promosso maggior generale, ond’egli fu il più anziano dei generali garibaldini, innanzi a Turr, Bixio, Carini, La Masa, Orsini ed altri i cui nomi figurano scritti da Garibaldi stesso su un foglio conservato tra le carte Sirtori su cui questo è classificato “primo fra i Mille”.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”.”, ed. Laterza, Bari, 1940, nel capitolo: “La campagna del 1860”, ecc…, a pp. 197-198 e ssg., in proposito scriveva che: “Proseguendo nel racconto degli avvenimenti. Appena entrato in Palermo, Garibaldi pose mano alla instaurazione del nuovo ordine di cose nell’isola redenta. Il Sirtori fu per il primo promosso maggior generale, ond’egli fu il più anziano dei generali garibaldini, innanzi al Turr, Bixio, Carini, La Masa, Orsini ed altri i cui nomi figurano scritti da Garibaldi stesso su un foglio conservato tra le carte Sirtori su cui questi è classificato “primo fra i Mille”. Nel proseguimento della campagna, ripresa con l’arrivo della spedizione Medici, Garibaldi per tre volte cedette a Sirtori il governo dello Stato nominandolo Prodittatore, nella sua assenza. La prima fu alla vigilia della battaglia di Milazzo del 20 luglio, quando Garibaldi accorse in aiuto del Medici: la seconda fu al Faro il 12 di agosto quand’egli con Bertani ne partì per la Sardegna a raggiungere a Golfo Aranci la spedizione cosiddetta di Terranova. Una terza volta il Sirtori fu Prodittatore in Napoli il 14 settembre, ma egli già a Tarsia il 1° settembre aveva avuto il supremo comando dal Dittatore, che di là si avviò a tutta celerità sulla capitale, ove la situazione s’intorbidiva. Fu durante l’assenza di Garibaldi, e precisamente il 14 agosto, che il Sirtori dovette prendere una decisione della massima importanza a proposito delle truppe numerose della spedizione allestita dal Bertani, le quali di mano in mano che giungevano in Sardegna, venivano obbligate da un vapore sardo a ripartire immediatamente per Palermo. In questa città risiedevano Agostino Depretis, prodittatore della Sicilia, il quale non sapeva quali provvedimenti adottare per quella gente armata ed organizzata, che egli non si attendeva poiché da nessuna parte era stato avvisato del suo arrivo, senza contare ch’egli era nell’impossibilità assoluta di fornir loro viveri ed alloggi. Onde sollecitava dal Dittatore e dal Quartier Generale dell’esercito urgentissime istruzioni e immediati provvedimenti. Nell’impossibilità di chiedere, nonché di ottenere istruzioni dal Dittatore lontano, il Sirtori si trovò costretto a provvedere di sua iniziativa, e rispose al Depretis ordinandogli di far subito ripartire da Palermo quelle truppe per i porti dello Stretto di Messina, decidendo così quel passaggio sul continente, cui Garibaldi, tornato dalla Sardegna, fu appena in tempo a partecipare.”.
GIOVANNI ACERBI INTENDENTE GENERALE DELL’ESERCITO

(Fig. n….) Ritratto fotografico di Giovanni Acerbi
Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 183 e ssg., in proposito scriveva che: “Egli nota essersi separato a Paola da Acerbi, intendente generale, che doveva condurre a Cosenza parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia.”. Dunque, la White ricorda che Bertani scriveva nel suo taccuino che, egli lasciò Paola dove si separò dall’Intende generale “Acerbi”, il quale aveva avuto il compito di condurre a Cosenza, al quartiere Generale parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia. Giovanni Acerbi, avanzo dei martirii di Mantova, il quale andava rivendicando nelle cospirazioni e nelle guerre l’onor del nome, macchiato da uno del casato che aveva venduto l’ingegno e le lettere all’Austria, prima ch’egli nascesse. Da Wikipedia leggiamo che Giovanni Battista Acerbi, a Genova collaborò con Mazzini alla preparazione del moto milanese del 1853. Nel 1859 partecipò alla guerra d’indipendenza nel Corpo dei Cacciatori delle Alpi, capitanato da Giuseppe Garibaldi, col grado di Sottotenente e ne seguì le imprese. Da Wikipedia leggiamo che nel 1859 partecipò alla guerra d’indipendenza nel Corpo dei Cacciatori delle Alpi, capitanato da Giuseppe Garibaldi, col grado di Sottotenente e ne seguì le imprese. Nel 1860 fu uno dei Mille e assunse le funzioni, con Ippolito Nievo come vice, d’intendente generale della spedizione garibaldina (5); tale incarico gli venne rinnovato anche in occasione della Terza guerra d’indipendenza italiana (1866), a cui partecipò sempre a fianco a Garibaldi come Colonnello Comandante dell’Intendenza e del 2º Reggimento Volontari Italiani dopo la rimozione del Tenente Colonnello Pietro Spinazzi, e nella spedizione nell’agro romano dell’anno successivo. Giulio Cesare Abba (….), nel suo “Storia dei Mille” scriveva: “Poiché la spedizione doveva avere un’Intendenza, questa fu formata sul serio, benché in verità, la cassa di guerra non contenesse che trentamila povere lire. E vi fu messo a capo Giovanni Acerbi, avanzo dei martirii di Mantova, il quale andava rivendicando nelle cospirazioni e nelle guerre l’onor del nome, macchiato da uno del casato che aveva venduto l’ingegno e le lettere all’Austria, prima ch’egli nascesse.”. Da Wikipedia, alla voce “Esercito Meridionale” leggiamo che Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Dunque, Giovanni Cenni fu nominato Intendente Generale del Corpo d’armata dell’Esercito Meridionale di Garibaldi in Calabria.
| ELENCO dei Corpi che componevano l’Armata dell’Italia Meridionale sciolta l’11 Novembre 1860 | |||||||
| Stato Maggiore Generale | Capo | Luog. Tenente Gen. Sirtori | |||||
| Quartier Generale | Capo | Colonnello Cenni | |||||
| Int.a Generale dell’Armata | Intendente Generale | Acerbi | |||||
IL PIROSCAFO BENVENUTO CELLINI PARTE DALLA SICILIA
Emile Maison (….), Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a p. 55 e ssg. trascriveva una lettera del 30 agosto 1860 e scriveva: “Messina, 30 agosto. Alle dieci di sera, ho finalmente salutato la Sicilia. Sono salito a bordo del brigantino Benvenuto Cellini, trainato dal rimorchiatore. Attraversando il famigerato stretto di Cariddi e Scilla, abbiamo avvertito per alcuni minuti un rollio che ci ha fatto pensare al terribile pericolo che le navi inseguite dalla tempesta devono affrontare in quel punto; ma, non essendoci incertezza sul tempo, il nostro mattone ha continuato a navigare con superba indifferenza in direzione del Pizzo di Calabria.”.
Nel 31 agosto 1860, a Pizzo Calabro l’arrivo del piroscafo BENVENUTO nel racconto di un volontario della Legione Francese di De Flotte
Emile Maison (….), Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a p. 55-56 e ssg. trascriveva una lettera del 31 agosto 1860 e scriveva: “Pizzo di Calabria e Paola, 31 agosto. Verso le dieci del mattino, entrammo nel Golfo di Santa Eufemia e pochi istanti dopo arrivammo a Pizzo. Questa cittadina fu testimone dello sbarco¹, dell’arresto e dell’esecuzione di Gioacchino 2 Murat, ex re di Napoli. Da allora, un decreto di re Ferdinando ha onorato questa città con il titolo di Fedelissima e le ha concesso anche l’esenzione da ogni tipo di tassa. Inoltre, questo monarca ha dotato la famiglia Capellani di una rendita annua e perpetua di circa milleottocento franchi, in ricompensa per i servizi resi alla nazione in questa grave circostanza. (Decreto del 18 ottobre 1815). Quattrocento volontari della brigata di Milano salirono a bordo della nostra nave. Alle due, lasciammo Pizzo per Paola, questa volta rimorchiati dalla Dante. Verso le nove, abbiamo sentito delle voci che ci gridavano di fermarci; poi abbiamo potuto distinguere diverse barche sull’acqua etc…”. Questa lettera di un volontario garibaldino imbarcatosi con la sua Compagnia a Messina è interessante perchè egli scrive di aver viaggiato via mare sul piroscafo Benvenuto ed il 31 agosto 1860 arrivò a Pizzo Calabro sulla costa Calabra. Egli scrive pure che, sul piroscafo BENVENUTO, a Pizzo: “Quattrocento volontari della brigata di Milano salirono a bordo della nostra nave.”. Probabilmente erano i volontari che il Bertani fece viaggiare via mare e che raggiunsero il porto di Paola. Si tratta delle truppe del BERTANI che, in seguito, dopo l’incontro di Bertani a Cosenza con Garibaldi, furono sotto il comando del generale Turr e furono portati a Sapri.
Nel 1° settembre 1860, a Paola l’arrivo del piroscafo BENVENUTO nel racconto di un volontario della Legione Francese di De Flotte
Emile Maison (….), Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a p. 58 e ssg. trascriveva una lettera del 1° settembre 1860 e scriveva: “Paola, 1 settembre. A mezzanotte e mezza arriviamo a Paola, patria del grande San Francesco di Paola, illustre confessore di re Luigi XI, di grande memoria religiosa. La notte è splendida. Invece di cercare alloggio, mi dirigo verso la montagna. Ma, appena giunto sulla strada che si snoda in mille curve, vengo improvvisamente chiamato in italiano dal grido di: “Chi va là?” Rispondo nella stessa lingua: “Amico, soldato di Garibaldi.” — Avanti! Avanzo. >> E allora la sentinella mi chiede il segnale e la parola d’ordine. Non conoscendoli, non potei soddisfare la sua curiosità, e la sentinella chiamò la guardia. Quattro uomini e un caporale uscirono immediatamente da una piccola casa adibita a posto di guardia. I miei cinque uomini cominciarono quindi ad armare i fucili e a puntarli contro di me; Poi ricevetti l’ordine dal caporale di avvicinarmi. Gli spiegai, ridendo, che ero francese e che il desiderio di godermi una bella serata mi aveva spinto a uscire, senza nemmeno pensare di raccogliere informazioni. Completamente convinto della sincerità delle mie parole, il caporale mi invitò a condividere la sua balla di paglia e la sua ultima razione di vino.Accettai volentieri. Lasciando il posto alle sei, mi imbattei in un reggimento napoletano che aveva deposto le armi e la maggior parte dei cui soldati stava tornando a Napoli. Visitai il monastero francescano, situato in una posizione incantevole ai margini della campagna. Nella cappella, trovai un medico francese che suonava la Marsigliese all’organo. Probabilmente era la prima volta che le volte di questa cappella, abituate ai cantici, risuonavano di toni rivoluzionari. Etc..”.
Nel 2 settembre 1860, a Paola l’arrivo del piroscafo BENVENUTO nel racconto di un volontario della Legione Francese di De Flotte
Emile Maison (….), Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a pp. 60-61 e ssg. trascriveva una lettera del 2 settembre 1860 e scriveva: “Paola, 2 settembre. Vedo il generale Turr. È venuto da Cosenza a Paola per sollecitare la partenza delle truppe lì stanziate. Il patriota ungherese, sebbene ancora molto giovane, grazie al suo coraggio e alla sua intrepidezza, uniti a una solida conoscenza delle questioni militari, si è guadagnato il grado di maggiore generale. Ha un carattere molto affabile e gode di altrettanto affetto quanto…Tutti i volontari che godono della fiducia del loro capo. Mi è stato assicurato che Garibaldi sta avanzando su Napoli senza incontrare alcun ostacolo. I calabresi si stanno arruolando a frotte sotto la sua bandiera. Tutti questi pittoreschi calabresi, con i loro cilindri, giacche di velluto, pantaloni corti, sandali e ghette larghe, i loro lunghi fucili a tracolla e le gilet portacartucce appesi al petto, sono ammirevoli a vedersi. Possiedono un certo carattere di orgoglio e grandezza che si addice loro perfettamente (¹). E i briganti, mi verrà chiesto, visto che stiamo parlando di calabresi, dove sono? Cosa stanno facendo? Ahimè! Mi dispiace annunciare che non ce ne sono più in quella cara Calabria dalla proclamazione del governo di Vittore Emanuele. Da avventuriero, li ho cercati, e le mie ricerche sono state vane; ho incontrato solo persone che mi hanno offerto ospitalità con la proverbiale generosità degli alpinisti scozzesi di Scribe. Ho notato anche, tra le donne, alcune figure magnifiche, veri e propri volti da Madonna; sembravano create appositamente per ispirare poeti e artisti.”.
Nel 3 settembre 1860, da Paola, in mare il viaggio del piroscafo BENVENUTO nel racconto di un volontario della Legione Francese di De Flotte
Emile Maison (….), Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a p. 62 e ssg. trascriveva una lettera del 3 settembre 1860 e scriveva: “Paola, in mare, 3 settembre. Lascio Paola a mezzogiorno e mi imbarco nuovamente sul Benvenuto, diretto a Napoli dopo una sosta a Palermo. Con me ci sono due francesi, Félix Piette de Montfoucault e Alcime Cazeaux. Per un’ora navighiamo al passo con il Calatafimi. Sta trasportando a Napoli il reggimento napoletano che ho incontrato ieri. La sua banda ci saluta più volte con l’Inno di Garibaldi. La incoraggiamo con un caloroso applauso. Nel frattempo, una banda di marinai ci delizia con un balletto marinaresco di affascinante originalità.”.
Nel 4 settembre 1860, a Sapri l’arrivo del piroscafo BENVENUTO nel racconto di un volontario garibaldino
Emile Maison (….), Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a pp. 63-64 e ssg. pubblicava una lettera del 4 settembre 1860 di un volontario garibaldino che scriveva: “Sapri, 4 settembre. Al risveglio, ci troviamo nel Golfo di Policastro. Sbarchiamo a Sapri, un grazioso paesino di cinquecento abitanti, situato in una posizione incantevole. Ulivi, fichi, aranci, limoni, melograni e oleandri crescono lì in un’abbondanza senza pari. Incontro un gruppo di persone che parlano francese; sono il tipo di ramai itineranti che incontriamo di continuo nei nostri villaggi in Francia. Mi dicono che Garibaldi è stato qui proprio la notte prima e che sta marciando direttamente su Salerne. Non appena sbarcati, io e i miei due compagni andiamo a fare una passeggiata in un uliveto dietro la piazza. Una gentile signora, che deve aver perso il conto degli anni, tanto sono numerosi, viene a cercarci e ci offre un cesto di fichi che ci propina con insistenza. Numerose pieghe in una camicia bianca e finissima. Quanto ai piedi, essendo nudi, ne apprezzo facilmente la delicatezza e l’eleganza. Rimango lì per un po’, immerso in una silenziosa estasi, perché non oso muovermi per timore che questa splendida apparizione svanisca, un’apparizione che si annovererà tra i miei ricordi più belli di artista.”.
Nel 5 e 6 settembre 1860, ad Acquafredda l’arrivo del piroscafo BENVENUTO nel racconto di un volontario della Legione Francese di De Flotte, che, attraverso un sentiero arrivò a Sapri (il 7 settembre 1860)
Emile Maison (….), Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a pp. 65-66 e ssg. trascriveva una lettera del 5 settembre 1860 e scriveva: “Sapri, Acqua-Fredda, le 5 Septembre. Apres diner nous partons pour l’Acqua-Fredda (eau froide), à trois milles environ de Sapri, dance une barque danceuvrée par quatre matelots. L’expedition se compose de sept Italiens et de trois Francais, sous la conduite du capitaine du Benvenuto. Jamais je n’ai vu le ciel plus bleu et la mer plus calme. Les metelots, en soulevant leurs rames, font eclater toute la phosphorescence de cette mer toujours si belle et si poétique. Partis à huit heures, nous debarquons à neuf heures sur une plage tout à fait nue. Ne trouvant point de chemin, chacun escalade les rochers come il peut. Au bout d’une demi-heure, l’un de nous trouve une pauvre vielle femme, couchée en plein air davant la porte de sa maison, qui semble nous prendre pour des bandits. Enfin, tant bien que mal elle nous indique le chemis d’Acqua-Fredda, si toulefois on peut appeler chemin une especie de sentier impraticable, et bon tout au plus pour les chevres. Apres une heure de marche, nous apercevons quelches habitations et la point d’un clocher: nous poussons un soupir de saulagement; mais, helas! c’est en vain que nous frappons à toutes les portes: personne ne repond: nous pourrions nous croire, avec d’un peo d’imagination, danse quelque ville enchantée des ‘Mille et une Nuits’. Nous allions en venire aux moyens extremes, quand tout à coup un campagnard s’approche de nous avec force saluts et génuflexions. Peu d’istants apres, sa femme le rejoint et nous offre de l’eau pour nos rafraichir, puis …..de la paille pour faciliter notre campement à la belle etoile. On demand alors à ces braves gens commend il se fait toutes les maison restent fermées. Ils nous repondent qu’à notre aproche tout le monde s’est sauvé dans la montagne, le curé en tete. Le capitaine du navire ajoute: “Mais saviez-vous que nous etions des soldats de Garibaldi ?” – Signor, si! répondent-ils, seulement on disait que vous étiez de mechantes gens”, che tradotto è: “Sapri, Acqua-Fredda, 5 settembre. Dopo cena partiremo per Acqua-Fredda, a circa tre miglia da Sapri, su una barca con quattro marinai. La spedizione è composta da sette italiani e tre francesi, guidati dal capitano della Benvenuto. Non ho mai visto il cielo più azzurro e il mare più calmo. I marinai, alzando i remi, fanno emergere tutta la fosforescenza di questo mare, sempre così bello e così poetico.”. In questa lettera pubblicata dal Maison, il volontario garibaldino – probabilmente uno della Legione francese di Paolo De Flotte – che da Messina viaggiò in mare fino a Paola, racconta che, il 5 settembre 1860, dopo cena, quindi di pomeriggio, si imbarcò con altri pochi compagni ed il capitano del piroscafo Benvenuto per arrivare ad Acquafredda: “Dopo cena partiremo per Acqua-Fredda, a circa tre miglia da Sapri, su una barca con quattro marinai. La spedizione è composta da sette italiani e tre francesi, guidati dal capitano della Benvenuto.”. I dieci volontari marinai partirono da Paola, il 5 settembre 1860. Sbarcati ad Acquafredda cercarono un sentiero per arrivare a Sapri. Arrivò a Sapri il 6 settembre 1860 e si fermò. Arrivati a Sapri scriveva che: “Partiti alle otto, sbarcammo alle nove su una spiaggia completamente brulla. Non trovando alcuna via, ognuno scala le rocce come meglio può. Dopo mezz’ora uno di noi trovò una povera vecchia, stesa all’aperto davanti alla porta di casa, che sembrava prenderci per banditi. Alla fine, come può, ci indica il sentiero dell’Acqua-Fredda, se però sentiero possiamo chiamarlo una specie di sentiero impraticabile, e buono tutt’al più per le capre. Dopo un’ora di cammino vediamo alcune case e la punta di un campanile: tiriamo un sospiro di sollievo; ma sfortunatamente! invano bussiamo a tutte le porte: nessuno risponde: potremmo credere, con un po’ di fantasia, di ballare in qualche città incantata da ‘Mille e una notte’. Stavamo per ricorrere a mezzi estremi, quando all’improvviso un connazionale si avvicinò a noi con molti saluti e genuflessioni. Pochi istanti dopo, la moglie lo raggiunge e ci offre dell’acqua per rinfrescarci, poi…paglia per facilitare il nostro accampamento sotto le stelle. Abbiamo poi chiesto a queste persone coraggiose come mai tutte le case fossero rimaste chiuse. Ci hanno detto che mentre ci avvicinavamo tutti fuggivano sulla montagna, con il sacerdote in testa. Il capitano della nave aggiunge: “Ma lo sapevate che eravamo soldati di Garibaldi?” – Signore, sì! rispondono: “solo loro hanno detto che eravate persone cattive”….”.
Nel 6 settembre 1860, a Sapri, proveniente da Acquafredda, nel racconto di un volontario della Legione Francese di De Flotte
Emile Maison (….), Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a pp. 67-68 e ssg. trascriveva una lettera del 6 settembre 1860 di un volontario garibaldino sbarcato ad Acquafredda e d lì arrivò a Sapri seguendo un sentiero: “Acqua-Fredda, Sapri, 6 settembre. Quando ci siamo svegliati, abbiamo visto alcuni abitanti del posto che avevano deciso di scendere. Abbiamo preso il caffè e comprato della frutta, che abbiamo pagato interamente. Queste brave persone hanno poi cambiato la loro cattiva opinione su di noi, scambiandoci per briganti e predoni. Che miseria e ignoranza in questo paese! La gente non mangia nemmeno il pane. La frutta costituisce quasi tutta la loro dieta. D’altra parte, se mostri loro un libro, vedono solo bianco e nero, perché non due su cento sanno leggere. Il governo napoletano, per uno scopo fin troppo facile da comprendere, impedì la diffusione dell’istruzione nelle campagne e condannò queste popolazioni, ammirevolmente dotate, alla più abietta inferiorità morale.”.
Nel 7 settembre 1860, a Sapri nel racconto di un volontario della Legione Francese di De Flotte
Emile Maison (….), Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a pp. 68-69 e ssg. pubblicava una lettera del 7 settembre 1860 di un volotario garibaldino sbarcato ad Acquafredda e proveninte da Paola e scriveva: “Sapri, 7 settembre. Stamattina abbiamo saputo che Garibaldi è entrato a Salerno ieri sera ed è stato accolto in modo impeccabile. Niente di nuovo. Passo la giornata sul ponte a scrivere.“.
Il Maggiore GIOVANNI CHIASSI della Brigata SACCHI

(Fig. n…) – Ritratto fotografico di Giovanni Chiassi della Brigata Sacchi
Da Wikipedia leggiamo che il maggiore Giovanni Chiassi (….) (Mantova, 15 gennaio 1827 – Locca, 21 luglio 1866) è stato un patriota, militare e politico italiano. Figlio di Gaetano, magistrato, e di Giuseppina Magnaguti, Giovanni Chiassi era il rampollo di un’agiata famiglia da poco trasferitasi a Mantova e proveniente da Castiglione delle Stiviere. Nel luglio 1860 raggiunse Garibaldi in Sicilia, in tempo per partecipare allo sbarco sulle coste calabre e distinguersi nell’attacco che, nella notte tra il 21 e 22 luglio, portò alla conquista-lampo di Reggio Calabria, meritandosi i gradi di tenente colonnello. Fu nominato capo di Stato Maggiore divisionale dellʼEsercito meridionale, ma nel 1861 rientrò a Mantova. Marina De Marinis, sulla Treccani on-line scriveva che nel 1860 in seguito al rifiuto di Vittorio Emanuele di concedere a Garibaldi, per la progettata spedizione in Sicilia, uno dei reggimenti della brigata Reggio, nella quale erano confluiti molti ufficiali del disciolto corpo dei Cacciatori delle Alpi, il Chiassi, allora capitano nel 46º reggimento fanteria della medesima brigata, presentò le dimissioni da ufficiale dell’esercito regolare e si arruolò nelle formazioni garibaldine comandate dal Medici. Il 21 luglio 1860 fu il maggior artefice della presa di Reggio, riuscendo, con un suo tempestivo intervento sul fianco dello schieramento nemico, a mettere in rotta le truppe borboniche, che si erano sino ad allora validamente opposte al Bixio. Dopo essere rimasto per qualche tempo a Reggio, come comandante di quel presidio, il C., ricongiuntosi con Garibaldi, si batté ai primi di ottobre nella battaglia del Volturno col grado di luogotenente colonnello. Terminata la guerra si ritirò per qualche tempo a vita privata dedicandosi alla sua professione di ingegnere. Da Wikipedia, alla voce “Esercito Meridionale” leggiamo che il maggiore CHIASSI era un ufficiale facente parte della Brigata SACCHI. Quale grado aveva il Maggiore Giovanni Chiassi e quale Compagnia o Brigata comandava ? Del maggiore Giovanni Chiassi non abbiamo molte notizie. Renato Sòriga racconta che il Maggiore Giovanni Chiassi (….), con le sue compagnie, da Reggio, dove era rimasto per qualche tempo “comandante di Piazza”, s’imbarcava a Pizzo e poi sbarcava il 6 settembre a Sapri e, da Sapri, marciava per Lagonegro dove si ricongiunse l’8 settembre con la Brigata Sacchi, che però arrivò dopo, solo l’8 settembre. Dunque, Soriga racconta che, a Lagonegro, la sua brigata, la brigata Sacchi, trovò il Maggiore Giovanni Chiassi (….), con le sue compagnie, da Reggio, dove era rimasto per qualche tempo “comandante di Piazza”, s’imbarcava a Pizzo e poi sbarcava il 6 settembre a Sapri e, da Sapri, marciava per Lagonegro dove si ricongiunse l’8 settembre con la brigata Sacchi. Renato Sòriga (….) racconta che il Maggiore Giovanni Chiassi (….), con le sue compagnie, da Reggio, dove era rimasto per qualche tempo “comandante di Piazza”, s’imbarcava a Pizzo e poi sbarcava il 6 settembre a Sapri e, da Sapri, marciava per Lagonegro dove si ricongiunse l’8 settembre con la brigata Sacchi. Sappiamo che, come vedremo, l’8 settembre 1860, dopo aver marciato da Sapri per Lagonegro, dove Chiassi arrivò con le sue Compagnie (quali ?) e si ricongiunse con la “Brigata del Sacchi”. Dunque, Sòriga racconta che, a Lagonegro, la sua brigata, la brigata Sacchi, trovò il Maggiore Giovanni Chiassi (….), con le sue compagnie, da Reggio, dove era rimasto per qualche tempo “comandante di Piazza”, s’imbarcava a Pizzo e poi sbarcava il 6 settembre a Sapri e, da Sapri, marciava per Lagonegro dove si ricongiunse l’8 settembre con la brigata Sacchi. Sul Maggiore GIOVANNI CHIASSI ha scritto il colonnello SACCHI, nel suo Diario in Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella campagna del 1860 etc…”, a p. 84, in proposito scriveva che: “Compresi dal dovere di cooperare per quanto fosse in noi con qualunque sacrificio al benessere della Patria, sacrificammo a questa le nostre aspirazioni rimanendo al nostro posto. Parlo di me, di Chiassi, Pellegrini, Winkler, Lombardi, Grioli, Isnardi e tanti altri che con me si trovavano vincolati nel 46° di Linea; con tutta coscienza lavorammo a mantener salda la disciplina ed impedire le diserzioni, attendendo pazienti il giorno in cui senza tema di promuovere lo scioglimento del Reggimento potessimo accorrere pur noi a dividere i pericoli e la gloria dei nostri compagni nell’Italia meridionale e contribuire alla unità della Patria, meta dei nostri desideri, delle nostre aspirazioni.”. Dunque, Sacchi, nel suo Diario spiega che prima di lasciare il 46° di Linea dell’Esercito Piemontese, egli era con CHIASSI, PELLEGRINI, WINKLER, LOMBARDI, GRIOLI e ISNARDI, tutti nomi di ufficiali garibaldini che comanderanno – arrivati in Sicilia con Sacchi – le compagnie di volontari garibaldini della BRIGATA SACCHI. Sacchi, a pp. 85-86 spiega che: “Lasciavo in Genova l’attivo ed energico Pellegrini, pure Capitano dimissionario del 46° per attendere all’imbarco altra gente appartenente alla spedizione. Arrivo a Palermo il 22 organizzo subito una Brigata di 4 Battaglioni, l’addestro nelle manovre coadiuvato dai miei bravi compagni del 46°. Non parto subito per raggiungere Garibaldi perchè mi mancano le armi caricate su altro bastimento non ancora giunto.”. Siamo a Luglio in Sicilia. Sacchi spiega che arrivati a Palermo il 22 luglio 1860: “Il primo battaglione è comandato da Winkler, il secondo da Isnardi, il terzo da Chiassi, il quarto da Pellegrini; per Capo di Stato Maggiore il Capitano Amos Occari. Il quadro degli ufficiali è approvato del Ministro della Guerra Colonnello Longo. Arriva Pellegrini il 26 con 400 uomini circa e prende il comando del suo battaglione.”. Dunque, Sacchi spiega che a Palermo, il 22 luglio 1860, il colonnello LONGO, Ministro della Guerra in Sicilia approvò il seguente Quadro: Capo di Stato Maggiore il capitano AMOS OCCARI e n. 4 Battaglioni al comando di WINKLER, ISNARDI (il secondo); il terzo CHIASSI ed il 4° Battaglione PELLEGRINI. Riguardo la Compagnia di CHIASSI, nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito – riferendosi al 14 agosto 1860 scriveva: “Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Essa dovette fare tutto il giro della Sicilia, perchè Bixio, si era portato a Taormina…..e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Dunque, Cesari scriveva che Nino Bixio comandava – insieme alla Brigata di Eberhardt anche le due Compagnie di CHIASSI che facevano parte della Brigata Sacchi. Sulle due Compagnie del Maggiore CHIASSI, Sacchi, nel suo Diario, in Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi etc…”, a pp. 87-88, riferendosi alla sua brigata subito dopo Reggio, in proposito scriveva che: “….qui pure la Brigata è rappresentata dalla Compagnia Racchetti e dalle due Compagnie comandate dal Maggiore Chiassi, che ebbe la fortuna, mentre si portava a raggiungere la Brigata da Monreale, ove era rimasto distaccato, di unirsi al Generale e partecipare a quella gloriosa fazione in cui ebbe una buona parte di gloria, meritandosi gli encomii del Dittatore, che incaricava il Generale Bixio di esternare al Maggiore Chiassi la sua soddisfazione pel brillante valore spiegato da lui e dai suoi soldati e per l’intelligenza con cui diresse le varie fazioni che gli vennero affidate. Veggasi la Relazione del Maggiore Chiassi (1) per tutto quanto riguarda quel distaccamento da Monreale in Sicilia sino alla sua congiunzione con la Brigata in Lagonegro il giorno 8 settembre.”. Sòriga, a p. 88, nella nota (1) postillava che: “(1) Edita nella citata Rivista d’Italia, del luglio 1912.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, a pp. 159-160, in proposito scriveva che: “Nè a Palermo perde il tempo. La brigata Eberhardt era già stata avviata sul Torino a raggiungere il Bixio a Taormina; ora s’imbarca egli stesso scortato dal battaglione Chiassi sul Franklin: fa egli pure il giro dell’Isola; arriva il 19 mattina a Taormina; etc…”. Guerzoni, sul Chiasi, riferendosi alla presa di Reggio, a p. 161 aggiunge: “Qui però la resistenza degli assaliti fu più gagliarda; e avrebbe anche fatto costar più cara la vittoria degli assalitori, se il Chiassi, a capo di due compagnie della brigata Sacchi, non fosse piombato di costa sul nemico, e non ne avesse affrettato lo scompiglio e la ritirata.”. Dunque, dal Guerzoni apprendiamo che il maggiore Giovanni CHIASSI comandava a Reggio Calabria due compagnie della Brigata Sacchi.
Nel 6 settembre 1860, a Sapri, proveniente da Pizzo, il maggiore Giovanni CHIASSI con le sue Compagnie sbarcarono e, da Sapri, il giorno 8 era a Lagonegro, dove fu raggiunto dalla Brigata SACCHI
Una di queste Brigate che, viaggiando via mare da Pizzo e poi da Paola, fu quella del Maggiore Giovanni Chiassi che, come vedremo in seguito, a Lagonegro si unirà alla truppa della Brigata Sacchi. La truppa del Maggiore Chiassi, proveniente da Pizzo, in Calabria, sbarcherà a Sapri il giorno 6 settembre 1860 e da Sapri marciò per Lagonegro dove sarà lì il giorno 8 settembre, allorquando ivi arriveranno le truppe del colonnello Sacchi. La brigata Sacchi, come vedremo in seguito, il giorno 8 settembre 1860 arriverà a Lagonegro ed ivi troverà la truppa della Brigata del Maggiore Chiassi. Nel testo di memorie del generale Gaetano Sacchi scritto da Renato Sòriga (….), “Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860)” che si trova nel “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913. Infatti, Renato Sòriga, nel fascicolo 1-2 del Bollettino della Società Pavese di Storia Patria, da p. 59 a p. 109 ci parla di Gaetano Sacchi che sbarcò a Sapri con la sua brigata Garibaldina della Divisione Turr. Renato Sòriga (….), a pp. 93-94, in proposito scriveva che: “In Lauria si viene a sapere l’entrata del Dittatore in Napoli (8 sett.) il giorno sette. Alle tre e mezzo pom. arriva il generale Sirtori, comandante in Capo interinale e mi ordina di portarmi con la Brigata a Lagonegro per quindi passare a Sapri e colà attendere mezzi di trasporto di mare per Napoli. Alle 4 e mezza pom. si parte da Lauria per Lagonegro; un ostinato temporale ci accompagna per sei ore di marcia con incessante e dirottissima pioggia, vento, grandine e tutti gli accessori etc…”. Sòriga, a pp. 93-94, in proposito scriveva che: “Si giunge a Lagonegro alle ore 10 e mezza pom. inzuppati ed affranti. Per nostra fortuna troviamo il Maggiore Chiassi con le sue compagnie che da Reggio, ove era rimasto per qualche tempo Comandante di Piazza s’imbarcava a Pizzo e sbarcava il 6 a Sapri, marciando di lì a Lagonegro per congiungersi con la Brigata. L’aiuto suoi e dei suoi soldati ci fu di gran sollievo; premurosi avevano preparato fuochi e refezioni pei loro compagni che prevedevano dover arrivare affranti e inzuppati, come realmente erano. Passo una rivista alla Brigata (9 sett.) che mi trovo finalmente aver tutta riunita, ed ordino la partenza per terra di un convoglio di muli, cavalli e carri.”. Dunque, la testimonianza di Gaetano Sacchi, nelle sue Memorie (scrive il Sòriga) testimonia che arrivò prima il Maggiore Chiassi a Sapri, dove era sbarcato il giorno 6 settembre 1860 e poi marciando arrivò a Lagonegro dove solo il giorno 8 settembre fu raggiunto dalla truppa del colonnello Gaetano Sacchi. Infatti, Gaetano Sacchi, nelle sue Memorie scriveva che la truppa (le sue Compagnie), del maggiore Giovanni Chiassi “Per nostra fortuna troviamo il Maggiore Chiassi con le sue compagnie che da Reggio, ove era rimasto per qualche tempo Comandante di Piazza s’imbarcava a Pizzo e sbarcava il 6 a Sapri, marciando di lì a Lagonegro per congiungersi con la Brigata.”. Il colonnello Gaetano Sacchi testimonia di aver trovato Chiassi e le sue Compagnie a Lagonegro. Chiassi era sbarcato a Sapri il giorno 6 setembre 1860, proveniente via mare da Pizzo. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514, nell’Allegato II – Riassunto della Tabelle di Marcia, in proposito scriveva che: “BRIGATA SACCHI: 1° settembre Rogliano; 2 settembre Cosenza; 3 settembre Tarsia; 4 settembre Camerata; 5 settembre Castrovillari; 7 settembre Lauria; 8-9-10 settembre Lagonegro; 11 settembre Sapri sul mare. Napoli; etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Pecorini-Manzoni, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Alle 2 e mezzo pom. del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, ove giungeva alle ore 10 e mezzo pom., colà fu raggiunta dal Maggiore Chiassi colle sue compagnie. La Brigata Sacchi alle 4 ant. del giorno 10 riprendeva la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori ove si imbarcava la Brigata.”. Dunque, il Pecorini-Manzoni (….), scriveva il contrario e cioè che la Brigata Sacchi arrivò a Lagonegro alle ore 22,30 del giorno 8 settembre 1860 e che dopo fu raggiunta dalla truppa del maggiore Giovanni Chiassi. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La brigata Sacchi proveniente dalla Calabria, arrivava in Rotonda alle ore 9 del giorno 6. Alle 4 ant. del 7 riprendeva la marcia per Castelluccio dove arrivava alle 8, passando a spalle d’uomo il fiume Lao. Alle 5 pom. partiva per Lauria arrivando alle 8 e mezzo pom….Alle 2 e mezza del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, ove giungeva alle ore 10 e mezzo pom., colà fu raggiunta dal maggiore Chiassi colle sue compagnie. La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….(p. 709)….Alle 4. ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivavano la porto di Napoli, all 9 pom. etc….Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa; l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli aqquartierandosi a Pizzofalcone.“. Anche il Lacava scriveva che a Lagonegro: “….colà fu raggiunta dal maggiore Chiassi colle sue compagnie”. Dunque, il Lacava scriveva che, a Lagonegro prima arrivò il Sacchi, l’8 settembre 1860 e poi arrivò il maggiore Giovanni Sacchi. Tuttavia il Maggiore Giovanni Sacchi, proveniente da Pizzo sbarcò a Sapri il giorno 6 settembre 1860. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a pp. 408-409, in proposito scriveva pure che: “Nella sera dell’8 Settembre, proveniente dalle Calabrie per Lauria, giunse in Lagonegro pure la Brigata Garibaldina Sacchi che fu raggiunta ivi dal Maggiore Chiassi con le sue compagnie, e dopo un giorno di riposo – poichè la via non era ancora del tutto sgombra – ripartiti nel mattino del 10 per Sapri, dove si imbarcò per Napoli su due vapori (1).”. Pesce, a p. 409, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la sufferiferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a pp. 408-409, in proposito scriveva pure che: “Nella sera dell’8 Settembre, proveniente dalle Calabrie per Lauria, giunse in Lagonegro pure la Brigata Garibaldina Sacchi che fu raggiunta ivi dal Maggiore Chiassi con le sue compagnie, …etc…”. Pesce, a p. 409, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la sufferiferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708.”. Pesce, sulla scorta del Lacava, scriveva che il maggiore Chiassi, con le sue compagnie, giunse a Lagonegro l’8 settembre, ricongiungendosi con la brigata Sacchi. Pesce, sempre sulla scorta del Lacava scriveva pure che: “…., e dopo un giorno di riposo – poichè la via non era ancora del tutto sgombra – ripartiti nel mattino del 10 per Sapri, dove si imbarcò per Napoli su due vapori (1).”. Pesce, a p. 409, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la sufferiferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708.”. Dunque, il Pesce, sulla scorta del Lacava aggiungeva che le brigate di Chiassi e quelle del Sacchi, dopo un giorno di riposo a Lagonegro, giorno 10 settembre, scesero a Sapri dove si imbarcarono a Napoli su due vapori. Nel 1928, il Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860) etc…”, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi…..Qui si trovano altri 500 circa ed altri ancora a Lauria, a Castelluccio, a Spezzano a Cosenza.”. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Dunque, Mazziotti scriveva che la Brigata Sacchi era a Lagonegro ed il giorno 10 settembre marciò ed arrivò a Sapri per imbarcarsi per Napoli. L’8 settembre 1860, a Lagonegro, da poco era arrivato il maggiore Chiassi con le sue compagnie, sbarcato a Sapri il giorno 6 settembre. Le comagnie del maggiore Chiassi avevano marciato fino a Lagonegro dove si ricongiunse con la Brigata di Sacchi, che, nel frattempo era arrivata a Lagonegro alle ore 15,30 marciando da Lauria. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 239, in proposito scriveva che: “L’arrivo delle rimanenti forze garibaldine fu accellerato dai nuovi mezzi di trasporto che il recente acquisto del porto di Napoli offriva. Dalla retroguardia, parte continuò la sua marcia, ma parte fu portata per mare salpando da Paola o da Sapri. L’ultima divisione con il Medici raggiunse Napoli il 15 settembre e i giorni successivi. A Paola in un litigio etc…, Nino Bixio aveva rotto la testa etc…(2).”. Dobelli, a p. 239, nella nota (2) postillava: “(2) Turr, Div., 178-180, 514-515, e carta; Castellini, 61-64; Bandi, 279-282; Adamoli, 153-155.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 299-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; la terza giungeva a piedi da Spadafora, in provincia di Messina e solo l’otto settembre, a Lauria, seppe dell’arrivo di Garibaldi a Napoli. Da Sapri proseguì direttamente per Napoli. Il generale Gaetano Sacchi lascia memoria che a Lauria: etc…”. Qui il Policicchio, a p. 290 trascrive un passo del racconto del testo in nota (45) dove egli, a p. 290 postillava: “(45) R. Soriga, Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913, pp. 37-38″.
LA NUOVA BRIGATA DENOMINATA “BRIGATA SPANGARO”
Nel 13 agosto 1860, a Palermo, DEPRETIS e SIRTORI e le difficoltà logistiche per l’arrivo improvviso dei volontari, raccolti in Sardegna, dirottati dal Governo Sardo a Palermo
Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 344, in proposito scriveva che: “Il giorno stesso, il 12 ripeto, giungono inaspettati a Palermo, il ‘Torino’ e più tardi, l’Amazon con parte dei volontari del Bertani. Quest’eventualità né Garibaldi né il Sirtori l’avevano preveduta: tanto meno il Depretis, prodittatore laggiù, il quale si affretta a chiedere istruzioni al Faro. Ma Garibaldi è già lontano e il Sirtori non sa che cosa fare e non risponde al Depretis, né subito né per tutto il giorno seguente, il 13, forse nella speranza che Garibaldi si faccia vivo e gli dica in qualche modo come deve comportarsi. Garibaldi, invece, è in mare e fino alla sera del 13 non giunge a Golfo Aranci, né vi è modo alcuno di fargli sapere l’inattesa novità.”. Poi, a p. 344, l’Agrati continuando il suo racconto scriveva che Garibaldi: “…ordina al Depretis di trattenere a Palermo tutti i vapori, nella speranza che con la intera spedizione Pianciani egli possa dalla Sicilia sbarcare in qualche punto della costa calabrese. Ma non vi è telegrafo e questo ordine arriva al Depretis con una lettera del Bertani affidata ad un vapore, probabilmente sardo, il quale non giunge a Palermo che il 15, troppo tardi come abbiamo visto, etc…”. Agrati, a p. 345, aggiunge: “…il Sirtori, dopo avere atteso tutto il giorno 13 istruzioni di Garibaldi, essendo pericoloso e dannoso trattenere più a lungo i 2500 volontari a Palermo – lo dice al Depretis – si decide il 14 mattina ad applicare il programma già concertato col Dittatore e telegrafa al Depretis- e questo di sua iniziativa – che mandi anche i vapori del Bertani a Taormina, mentre invia l’Oregon ad inforare Garibaldi di quanto succede.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Fu durante l’assenza di Garibaldi, e precisamente il 14 agosto, che il Sirtori dovette prendere una decisione della massima importanza a proposito delle truppe numerose della spedizione allestita dal Bertani, le quali di mano in mano che giungevano in Sardegna, venivan obbligate da un vapore sardo a ripartire immediatamente per Palermo. In questa città risiedeva Agostino Depretis, prodittatore della Sicilia, il quale non sapeva quali provvedimenti adottare per quella gente armata ed organizzata, che egli non si attendeva poichè da nessuna parte era stato avvisato del suo arrivo, senza contare ch’egli era nell’impossibilità assoluta di fornir loro viveri ed alloggi. Onde sollecitava dal Dittatore e dal Quartier Generale dell’esercito urgnitissime istruzioni e immediati provvedimenti. Nell’impossibilità di chiedere, nonchè di ottenere istruzioni dal Dittatore lontano, il Sirtori si trovò costretto a provvedere di sua iniziativa, e rispose al Depretis ordinandogli di far subito ripartire da Palermo quelle truppe per i porti dello Stretto di Messina, decidendo così quel passaggio sul continente, a cui Garibaldi, tornando dalla Sardegna, fu appena in tempo a partecipare. Tale passaggio naturalmente era già stato tra loro discusso ed anche combinato, almeno nelle sue linee generali, ma non era stato precisato nei suoi dettagli n’è s’era stabilita la data della sua attuazione. Spetta quindi senza alcun dubbio al Sirtori l’averlo ordinato per la notte del 19 agosto: spetta cioè a lui esclusivamente il merito di avere, sotto la propria responsabilità, appiccato l’incendio della rivolta in Calabria, iniziando così la conquista del continente e determinando il crollo completo della monarchia borbonica. Garibaldi stesso, nelle sue Memorie autobiografiche riconosce al suo Capo di Stato Maggiore tutto il merito della sua rapida decisione: “…Il generale Sirtori aveva già disposto in mia assenza che due piroscafi nostri facessero il giro di Sicilia, giungendo a Taormina. Fu codesta una savia e felice risoluzione.”.”. Dunque, Agrati scriveva che il 14 settembre 1860, a Palermo arrivavano in continuazione volontari garibaldini ivi portati da un vapore Sardo (Gulnara) che li aveva obbligati a partire dalla Sardegna (golfo Aranci e Cagliari), per Palermo. Agostino Depretis, Prodittatore della Sicilia, e il generale Sirtori, in asssenza di istruzioni di Garibaldi, che non sapeva nulla, avevano difficoltà ad accoglierle nel porto di Palermo in quanto non si poteva far fronte alle esigenze di vitto e alloggio decoroso. In quelle giornate, Bertani aveva noleggiato il vapore Garibaldi per andare in Sardegna e portare le truppe da egli organizzate in Sicilia. Agrati quì parla anche del passaggio in Calabria. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 327, in proposito scriveva che: “Intanto, a Palermo, il Depretis, che invano attende le sollecite istruzioni, non sa che cosa fare. Provvede acqua, carbone e viveri, ma i volontari a terra non li lascia scendere. Ed essi, naturalmente, protestano. Avviene di peggio il dì seguente, quando giunge un secondo vapore del cui arrivo il Prodittatore s’affretta ad informare il Sirtori: “Palermo 13 agosto ore 1,45 pom.”. Generale Sirtori, Faro – sono giunti i due vapori Torino e Amazon con 2500 uomini. L’Isère restò a Golfo Aranci con l’equipaggio in completa insubordinazione. Fornisco le navi di viveri per 5 giorni e sto trattando il nolo per farle tornare al loro posto. etc…firmato Depretis”…..etc… (p. 328)…..E Depretis provvede ai necessari preparativi che richiedono l’intera giornata. Primi partono, il dì seguente, il Torino e il Franklin e stanno per partire altri vapori quando arriva l’ordine di Garibaldi di trattenere tutte le navi in Palermo. Il Depretis ne avverte subito il Sartori.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a pp. 199, in proposito scriveva che: “Col Bertani il Sirtori aveva avuto anche un grave incidente a proposito del vapore Garibaldi che quello aveva noleggiato per la sua spedizione, col patto di rilasciarlo libero non appena avesse sbarcata in Sicilia la gente che trasportava. Garibaldi aveva ordinato al Sirtori di requisire detto vapore per il passaggio delle sue truppe in Calabria e il Sirtori trasmise l’ordine al Bertani. Ma questi non tenne in nessun conto la proibizione permettendo che il vapore se ne andasse. Il Sirtori irritato, che al suo ordine il Bertani così apertamente disobbedisse, telegrafò senz’altro al Depretis che lo arrestasse nel caso egli avesse ad approdare a Palermo.”. Agrati, a p. 199, proseguendo il suo racconto scriveva pure che Bertani evitò l’arresto di Depretis, ordinato dal Sirtori, perchè egli non si fermò a Palermo con le truppe dell’ex spedizione Pianciani: “Ma il Bertani non si fermò a Palermo allora, e fu ventura che si evitasse così un grave e doloroso incidente: il rapido succedersi degli eventi impedì poi che l’ordine venisse mai eseguito. Nella rapida avanzata dei vari corpi garibaldini sulla capitale del Regno borbonico, il Sirtori, cui Garibaldi, come abbiamo visto, aveva ceduto il comando supremo ebbe indubbiamente la parte principale. Il coordinare i movimenti delle molteplici e sparse unità, il provvedere alle loro necessità materiali e ai mezzi del loro trasporto, e non di rado quelli stessi necessari alle truppe nemiche, travolte e fuggenti nel massimo scompiglio, tutto l’insieme insomma delle misure richieste dalle due armate, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 363, in proposito scriveva che: “A proposito del vapore ‘Garibaldi’ noleggiato dal Bertani per la sua spedizione, nasce tra il Sirtori e il Bertani stesso un increscioso e, credo, ignorato incidente. Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 341, in proposito scriveva che: “Non credo si possa ben sommare la gente corsagli da fuor del reame. Gli scrittori garibaldini dicono 1085 gli sbarcati a Marsala, poi il Medici con 2500, poi il Cosenz.con 1600, e il Sacchi con 1500. Arrivavano inoltre a drappelli tuttodì da Italia, Francia, Malta e Grecia, bruchi da ogni contrada accorrenti sulle terre nostre. Sembra su ‘ primi d’agosto avesse da ventimila stranieri; su ‘ Siciliani, benchè fossero migliaia facea poco conto; e intenti a rapinare in patria , non volean passare il Faro. Laonde avendo ei visto i Regi ritrarsi intatti e frementi, stimò non bastargli quelli, e fè pensiero sù novemila del Bertani; però udito quelli volersi gittare nel Romanesco, statuì ad andare egli a pigliarli. Lasciò al Sirtori il preparar la passata dello Stretto, e postar batterie sulle coste a Torre di Faro (dove s’organava il corpo di Spedizione, coll’aiuto de’ legni inglesi e sardi); ed egli sparso d’andare a Torino, per rispondere a voce a quel Re sull’assalir la Calabria, s’imbarcò sul Washington a’ 12 agosto.”. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373, in proposito scriveva che: “M’ imbarcai dunque con Agostino Bertani a bordo del Washington, dirigendoci al Golfo degli Aranci. Giunti in quel porto, trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’ opinione sul progetto per Napoli. Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina. Fu cotesta una savia e felice risoluzione. I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 141-142, in proposito scriveva che: “L’inopinata partenza di Garibaldi per ignota destinazione, suscitò mille voci, mille sospetti, mille supposizioni. Abba registrò quel giorno la seguente noterella: « Si sente da tutti come qualchecosa sia venuta meno nell’aria, nella natura, in noi». Ma Egli partiva fidente. Dove il suo spirito presiedeva, dove Sirtori disponeva, Bixio eseguiva, i fattori del successo rimanevano tuttora saldi e potenti.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a p. 199, proseguendo il suo racconto scriveva pure che Bertani evitò l’arresto di Depretis, ordinato dal Sirtori, perchè egli non si fermò a Palermo con le truppe dell’ex spedizione Pianciani: “Nella rapida avanzata dei vari corpi garibaldini sulla capitale del Regno borbonico, il Sirtori, cui Garibaldi, come abbiamo visto, aveva ceduto il comando supremo ebbe indubbiamente la parte principale. Il coordinare i movimenti delle molteplici e sparse unità, il provvedere alle loro necessità materiali e ai mezzi del loro trasporto, e non di rado quelli stessi necessari alle truppe nemiche, travolte e fuggenti nel massimo scompiglio, tutto l’insieme insomma delle misure richieste dalle due armate, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 325-326, in proposito scriveva che: “Eppure, proprio alla forza ricorre il Governo sardo. Il Torino, la prima delle navi del Bertani, arrivato al Golfo Aranci vi aveva trovato la Gulnara che l’aveva costretto a ripartire subito per Palermo. E’ innegabile che in questo modo il Governo di Torino compiva un sopruso e non si teneva ai patti. Esso dava, così, ragione al Mazzini…etc…Certo si è che che né le navi né i volontari poterono più trovarsi più riuniti. Lo stesso Treveljan s’inganna quando afferma che ciò avvenne pochi giorni dopo a Palermo. Il Torino, con la Brigata Eberhardt e con ben 1500 volontari, era già allora in viaggio per altri lidi. Questo vapore era giunto infatti nella capitale dell’Isola affatto inatteso il 12, lo stesso giorno in cui il Bertani era partito con Garibaldi dal Faro. Il Depretis si affrettava a a telegrafare, credendo ancora Garibaldi al Faro: “Palermo 12, ore 2,20 pom. Al Dittatore, Faro – E’ arrivato il Torino col colonnello Eberhardt e 1500 uomini disarmati, proveniente da Golfo Aranci. Il comandante dice che un vapore da guerra sardo ha ordinato loro di proseguire la rotta etc…”. Evelina Rinaldi, Achille Sacchi, il medico che si batte (1827-1890), Modena, Società tip. Modenese, 1927 pubblicato nel……………………….a p. 159, in proposito aggiungeva che: “Il proposito di tornar subito a Pisa, in attesa di moti nell’Italia centrale, non fu effettuato dal Sacchi, nè egli riuscì a mettere in opera le esortazioni del Mazzini, il quale intanto – per la questione delle annessioni – si disponeva a recarsi a Napoli, con Saffi, Cattaneo ed altri.”.
Nei primi di settembre 1860, arrivata a Palermo la BRIGATA TOSCANA o di “Castel Pucci” e la sua RIORGANIZZAZIONE per l’inclusione dell’“Esercito Meridionale” di Garibaldi
Giovanni Nicotera partirà dalla Sicilia, insieme al pro-Dittatore Depretis solo il giorno 11 settembre 1860. Dunque, Nicotera resterà in Sicilia, “relegato in un lazzaretto”, come scrive lo Smith, per una diecina di giorni, senza minimamente poter influire sui suoi volontari, quelli della ex spedizione di Castel Pucci, la 5° Brigata Toscana, il cui comando passò a Pietro Spangaro. Una volta dimessosi dalla sua spedizione, il suo comandante, Giovanni Nicotera, i suoi volontari fecero la scelta se aderire al programma garibaldino e di aggregarsi a Garibaldi e quindi, il corpo dei volontari di Nicotera, quelli che aderirono, restarono al comando del nuovo comandante, il colonnello Spangaro. Una volta dimessosi dalla sua spedizione, il suo comandante, Giovanni Nicotera, i suoi volontari fecero la scelta se aderire al programma garibaldino e di aggregarsi a Garibaldi e quindi, il corpo dei volontari di Nicotera, quelli che aderirono, restarono al comando del nuovo comandante, il colonnello Spangaro. In quel momento, a Palermo vi era la prodittatura di Agostino Depretis e quando ai primi di settembre Nicotera arrivò, con i suoi volontari della sua brigata di Castel Pucci, ivi condotti dalle navi piemontesi, negò al contingente del Nicotera di aggregarsi ai volontari garibaldini che si imbarcavano per la Calabria. Dunque, Nicotera, essendosi dimesso dal programma garibaldino, dovette restare in Sicilia da cui ripartì solo l’11 settembre. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514 “Allegato II- Riassunto tabelle di marcia”, in proposito scriveva che: “BRIGATA SPANGARO: Luglio alla Villa di Castel Pucci in Formazione, 29 Agosto Livorno, 30 agosto Livorno, 31 agosto Livorno, 1 settembre Partenza, 2 settembre sul mare, 3 Settembre Palermo, 4-5-6 Partenza da Palermo, 8 settembre Sapri., 9 settembre Salerno, 10-11 Napoli etc…”. Alfredo Capone (….), nel capitolo II, nel suo testo, L’opposizione meridionale nell’età della Destra, ed. di Storia e Letteratura, Roma, 1970, a p. 78 e ssg., in proposito scriveva che: “Dopo l’arrivo del Nicotera a Palermo, – riferisce un giornalista democratico – “Nicotera, e molti altri ufficiali di Stato maggiore della compagnia hanno dato le dimissioni….Nicotera lottò quanto poté quì per ottenere dal pro-dittatore facoltà e mezzi per compiere il suo disegno per cui il nostro corpo venne organizzato….etc…”. Dunque, il corpo e la Brigata portata a Palermo da Nicotera, nei primi di settembre 1860 venne riorganizzata, nonostante le dimissioni date da Nicotera. Vi era il problema dei viveri che a De Pretis scarseggiavano visto l’alto numero di volontari che affluivano in aiuto di Garibaldi in Sicilia nei primi di settembre. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Fu durante l’assenza di Garibaldi, e precisamente il 14 agosto, che il Sirtori dovette prendere una decisione della massima importanza a proposito delle truppe numerose della spedizione allestita dal Bertani, le quali di mano in mano che giungevano in Sardegna, venivan obbligate da un vapore sardo a ripartire immediatamente per Palermo. In questa città risiedeva Agostino Depretis, prodittatore della Sicilia, il quale non sapeva quali provvedimenti adottare per quella gente armata ed organizzata, che egli non si attendeva poichè da nessuna parte era stato avvisato del suo arrivo, senza contare ch’egli era nell’impossibilità assoluta di fornir loro viveri ed alloggi. Onde sollecitava dal Dittatore e dal Quartier Generale dell’esercito urgnitissime istruzioni e immediati provvedimenti. Nell’impossibilità di chiedere, nonchè di ottenere istruzioni dal Dittatore lontano, il Sirtori si trovò costretto a provvedere di sua iniziativa, e rispose al Depretis ordinandogli di far subito ripartire da Palermo quelle truppe per i porti dello Stretto di Messina, decidendo così quel passaggio sul continente, etc..”. Dunque, Agrati scriveva che il 14 settembre 1860, a Palermo arrivavano in continuazione volontari garibaldini ivi portati da un vapore Sardo (Gulnara) che li aveva obbligati a partire dalla Sardegna (golfo Aranci e Cagliari), per Palermo. Agostino Depretis, Prodittatore della Sicilia, e il generale Sirtori, in asssenza di istruzioni di Garibaldi, che non sapeva nulla, avevano difficoltà ad accoglierle nel porto di Palermo in quanto non si poteva far fronte alle esigenze di vitto e alloggio decoroso. In quelle giornate, Bertani aveva noleggiato il vapore Garibaldi per andare in Sardegna e portare le truppe da egli organizzate in Sicilia. Agrati quì parla anche del passaggio in Calabria. Alfredo Capone (….), nel capitolo II, nel suo testo, L’opposizione meridionale nell’età della Destra, ed. di Storia e Letteratura, Roma, 1970, a p. 78 e ssg., in proposito scriveva che: “Sulle prime pareva che ci fosse maniera di riuscire nell’intento; ma negli ultimi due giorni ogni cosa andò a rovescio, lo stesso Nicotera, ad impedire lo sfacelo completo di questa colonna, invitò ufficialmente i militi a scegliere il partito di tornare a casa o quello di raggiungere Garibaldi”(65).”. Capone, a p. 78, nella nota (65) postillava: “(65) Articolo dell’Unità Italiana di Genova, del 13 settembre 1860, riportata in G. Mazzini, Epistolario, vol. XLI, pp. 68-69. Sugli avvenimenti di Palermo – prodittatore Depretis – nella prima decade di settembre, v. D. Mack Smith, op. cit., pp. 236-37.”. Nella “Biogafia di Giovanni Nicotera”, Nocera Inferiore, Tip. Editrice della Veuviana, 1886, a p. 45, in proposito scriveva che: “Il Nicotera, durante il viaggio volle verificare le casse e invece di armi vi trovò medicinali e bende; quindi appena giunto a Palermo chiese invano a quel governo prodittatoriale l’armamento necessario per recarsi alla frontiera pontificia, giusta gli ordini del Garibaldi; allora domandò l’imbarco per Napoli, ove era il generale, ma anche ciò gli venne rifiutato; “. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, Pecorini scriveva che il conte Luigi Pianciani e Giovanni Nicotera, a Palermo, decisero di dimettersi dal comando della Brigata “Toscana”, che fu destinata ad altro comando come vedremo. Mauro Macchi (….), nella sua “Biogafia di Giovanni Nicotera”, Nocera Inferiore, Tip. Editrice della Veuviana, 1886, a p. 45, in proposito scriveva che: “Il Nicotera, durante il viaggio volle verificare le appena giunto a Palermo chiese invano a quel governo prodittatoriale l’armamento necessario per recarsi alla frontiera pontificia, giusta gli ordini del Garibaldi; allora domandò l’imbarco per Napoli, ove era il generale, ma anche ciò gli venne rifiutato; pure gli riuscì recarsi dal dittatore, che lo accolse con immensa gioia, e dopo qualche giorno, giunti in Napoli i 1500 volontari toscani, lo invito a prenderne il comando, ma egli rifiutò preferendo rimanere nello Stato Maggiore del Generale. Terminata la guerra, nella quale i toscani segnalaronsi per coraggio, nella famosa giornata del 1.º ottobre 1860, il Nicotera si dimise da colonnello brigadiere.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 103-104, in proposito scriveva che: “Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro. La brigata da Palermo andò a Sapri per mare, poi a Salerno e il 10 settembre entrava in Napoli e partecipava alla battaglia del Volturno ove si distinse.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 361-362, in proposito scriveva che: “§. 14. Numerazione de’ Garibaldini. Gli scrittori garibaldini enumerano le loro milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord-est ; le divisioni Cosenz e Medici e la brigata Eber Eresso Messina a Torre di Faro con ottomila; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora, e ‘1 Rustow con 4000 a Melazzo. Inoltre l’Orsini con gli artiglieri uniti a Palermo, dodici cannoni, una batteria da montagna, altra da campo e due mortai veniva ; per via tolse due mortai a Melazzo; e arrivò a Torre di Faro con trentanove pezzi, dove elevava sei batterie di costa, e altre galleggianti, e ponti da imbarcare cavalli. Da tale enumerazione sembrano i soli contati da trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria, quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da quarantamila.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 213, riferendosi al 27 settembre 1860, in proposito scriveva: “La 15° Divisione quando fu compiuta la sua organizzazione, presentava il seguente quadro: Comando generale e Stato Maggiore:……..; Ufficiali superiori a disposizione:……; Stato Maggiore: Capitano di Stato Maggiore Pecorini Carlo etc…; ….Comando della Brigata Spangaro: Colonnello Brigatiere Spangaro; Capo di Stato Maggiore Capitano Baganti.”. Pecorini, a p. 454, nel Documento 80, in proposito scriveva che: “Documento 80. ESERCITO MERIDIONALE 15° Divisione Turr. Situazione Numerica della Forza della Suddetta Divisione al giorno 6 ottobre 1860: Corpo: Stato Maggiore della Divisione: Capo di Stato Maggiore, Colonnello Brigatiere Rustow; Genio: Capitano Tessera; Corpo Sanitario: Medico Divisionale Ziliani; Intendenza Militare: Intendente Ghiglione; Tribunale Militare: Avv. Fiscale, Bissoni Luigi; BRIGATA SPANGARO (1): Stato Maggiore: Battaglione Bersaglieri: Maggiore Farinelli; 1° Battaglione Bersaglieri: Maggiore Morici; 2° Battaglione Cacciatori: Maggiore Castellazzo; 3° Battaglione Cacciatori: Maggiore Baganti; 4° Battaglione di fanteria in form.: Maggiore Chiari”. Pecorini, a p. 454, nella nota (1) postillava: “(1) Già Nicotera. Quinta Brigata della Spedizione di Terranova.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 170-171, parlando delle “marce e traversate di mare”, nella nota (1) descrive quelle della Brigata Spangaro ed in proposito scriveva che: “La Brigata Spangaro s’imbarcava il giorno 30 agosto in Livorno per Palermo…..Lo stesso giorno 3 (3 settembre 1860)…Nel medesimo giorno 3 (3 settembre 1860) la Brigata Spangaro sbarcava a Palermo……In questo stesso giorno (si riferisce al 5 settembre 1860), ….sbarcava a Palermo una frazione della Brigata Spangaro, la quale veniva passata in rivista dal comandante di Piazza…”. Dunque, Carlo Pecorini-Manzoni scriveva che, la rinominata “BRIGATA SPANGARO”, il 5 settembre 1860, “sbarcava a Palermo una frazione della Brigata Spangaro” – e qui si riferisce alla parte di volontari che da Livorno, Nicotera non riuscì a viaggiare prima da Livorno per Palermo – aggiungendo che questo corpo da poco arrivato nel porto di Palermo “veniva passato in rivista dal comandante di Piazza….etc…”. Pecorini-Manzoni aggiungeva pure che: “Il 7 una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri dove arrivava alle 7 pom., etc…”. Dunque, riepilogando la marcia della Brigata Spangaro secondo ciò che scriveva il Pecorini-Manzoni, la “Brigata Spangaro”, si imbarcava a Livorno il giorno 30 agosto 1860 ed il 3 settembre 1860 sbarcava a Palermo. Il 5 settembre 1860, dopo due giorni, sbarcava a Palermo una porzione della Brigata Spangaro che veniva passata in rivista dal Comandante di Piazza. Giorno 7 settembre 1860, una porzione della Brigata Spangaro riparte da Palermo, viaggia per mare e sbarca a Sapri il giorno 7 settembre 1860 alle ore 19,00. Riparte da Sapri, diretta a Napoli, ma giorno 8 dovette sbarcare a Salerno. Arriverà a Napoli il giorno 9 settembre 1860. Il giorno 8 settembre 1860, un’altra porzione della Brigata Spangaro si imbarca per Napoli dove arrivava il giorno 9 settembre 1860.
PIETRO SPANGARO

(Fig. n….) – Ritratto fotografico di Pietro Spangaro in uniforme garibaldina
Il colonnello Pietro Spangaro, era comandante della 1° Brigata dello Stato Maggiore di Divisione con a capo il Colonnello Wilhelm Rustow e luogotenente Alessandri. Sulla Treccani on-line leggiamo che la figura di Spangaro lasciò traccia in molte memorie garibaldine: ne scrisse tra gli altri Giulio Adamoli (1892), che ricordava come tutti lo amassero «per la grande bontà […] e perché esercitava le funzioni del suo ufficio con passione e con cognizione, avendo compiuto la sua educazione militare nel collegio di Neustadt» (p. 120). Veterano delle lotte risorgimentali, ai giovani volontari «più che da superiore, […] faceva da padre» (p. 126). Sul colonnello Pietro Spangaro abbiamo un’altra notizia. Da Wikipedia leggiamo che Pietro Spangaro (Venezia, 28 gennaio 1813 – Milano, 14 novembre 1894) è stato un militare, patriota e ufficiale italiano. Fu un ardente patriota che partecipò alla spedizione dei Mille garibaldina. Lo ritroveremo con il grado di colonnello in prima fila nella decisiva battaglia del Volturno, dopo aver seguito il generale Garibaldi a Marsala e a Calatafimi. Lo ritroviamo poi nel 1850 in Egitto, dove fece una discreta fortuna con una ditta commerciale da lui creata. Non partecipò alla seconda guerra di indipendenza, ma nella primavera del 1860 tornò in Italia per partecipare alla spedizione dei Mille. I suoi uomini lo adoravano per i suoi modi di fare semplici e schietti. Ex ufficiale austriaco, aveva disertato per combattere a fianco degli insorti Veneziani, capeggiati da Daniele Manin, è difficile ricostruire bene la sua biografia, poiché si intreccia con quella dell’omonimo cugino, Pietro Spangaro anch’egli figlio di un Giovanni Battista Spangaro, e volontario nella spedizione dei Mille. Pur partecipando alla spedizione dei Mille non figura negli elenchi ufficiali in quanto la sua biografia si sovrappone a quella del più anziano e noto colonnello Pietro Spangaro, suo omonimo e parente (era cugino del padre). La ricostruzione della sua biografia è dunque difficile a causa di questa omonimia con un parente molto più anziano e autorevole, in vista nella schiera dei Mille. L’altro Spangaro arrivò infatti al grado di Colonnello e al Volturno comandò una brigata. Pur partecipando alla spedizione dei Mille non figura negli elenchi ufficiali in quanto la sua biografia si sovrappone a quella del più anziano e noto colonnello Pietro Spangaro, suo omonimo e parente (era cugino del padre). La ricostruzione della sua biografia è dunque difficile a causa di questa omonimia con un parente molto più anziano e autorevole, in vista nella schiera dei Mille. L’altro Spangaro arrivò infatti al grado di Colonnello e al Volturno comandò una brigata. Fu aggregato alla 1^ compagnia (N. Bixio) come semplice volontario. Ma una volta sbarcati, tenuto conto della sua esperienza, fu presto nominato capitano. Si distinse a Calatafimi e a Palermo e fu nominato maggiore assegnato allo Stato Maggiore e poi tenente colonnello e colonnello e presidente del tribunale militare della sua divisione. Secondo Maxime du Camp, che era con lui in Calabria durante la spedizione dei Mille e che gli dedicò alcune pagine nel suo volume “La spedizione delle due Sicilie”, era soprannominato “Colonnello Dunque”, perché iniziava i propri discorsi con quella parola. Alla spedizione dei Mille partecipò anche un suo omonimo, Pietro Spangaro nato nel 1836, figlio del cugino Giovanni Battista. Questa compresenza innescò equivoci sulle rispettive biografie, di cui talvolta si tramandarono dati inesatti, come la presunta adesione di Pietro a imprese garibaldine successive, cui prese parte invece il suo più giovane omonimo che tuttavia a causa degli equivoci non fu mai incluso negli elenchi dei Mille. Per l’autorevolezza dimostrata, l’11 giugno venne nominato tenente colonnello e presidente del tribunale militare della 15ª divisione Türr. Riguardo il luogotenente dello Stato Maggiore di Divisione, “tenente colonnello Alessandri”, ha scritto Giulio Adamoli (….), nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a p. 146 parlando della divisione Pianciani ed alla sostituzione con lo Spangaro, scriveva che: “Una modificazione, che ci toccò assai più da vicino e riuscì per noi penosissima, venne a noi da quella stessa spedizione Pianciani, quando ci portò via lo Spangaro, andato al comando di una brigata in luogo di Giovanni Nicotera, dimissionario anche lui. Dimenticammo, facendo a Spangaro i nostri addii affettuosi, le impazienze pei molti atti di ufficio che ci obbligava a scrivere, etc…Egli invece, reso padrone di se, guidò arditamente la sua nuova brigata, cui fece buonissima figura. Al posto di capo di stato maggiore della brigata venne destinato, in seguito ai buoni uffici dello stesso Spangaro, un intimo compagno suo dell’Accademia etc.., il tenente colonnello Alessandri, etc…”. Dunque, l’Adamoli scriveva nelle sue memorie che ad un certo punto Pietro Spangaro, che era stato il suo capo di stato maggiore della sua Brigata andò a rimpiazzare il Nicotera dimissinario nella cosiddetta Brigata “Spangaro”. Adamoli, nel suo racconto Diario scriveva che “….quando ci portò via lo Spangaro, andato al comando di una brigata in luogo di Giovanni Nicotera, dimissionario anche lui.”. Adamoli racconta che il colonnello Pietro Spangaro venne nominato comandante dell’“ex spedizione Nicotera”, che da quel momento venne chiamata “brigata Spangaro”. Maxime Du Champ(….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 220, diceva di Spangaro: “Spangaro,…E’ un uomo molto alto e robusto, con un bel viso dalla barba rossiccia, sempre pronto al riso, eccellente ed infaticabile soldato.”. Du Champ, a p. 260, in proposito scriveva che: “Ci fermammo a Sala…. – Dormiremo a Napoli, ci disse Spangaro, in marcia ! – Risalimmo nella nostra carrozza, che, l’ho detto ? non era altro che una giardiniera, con sedili scoperti.”. Dunque, Du Champ, a Sala Consilina, sulla strada consolare dovette rimettersi in carrozza e la truppa in marcia al comando del colonnello Pietro Spargaro. Sappiamo che una parte della brigata Spangaro arriverà l’8 settembre 1860 e ripartirà da Sapri per Napoli. Maxime Du Champ(….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 208 in proposito scriveva che: “Durante quattro mesi passati nello stato maggiore del generale Turr, stato maggiore in cui gli elementi italiani, inglesi, ungheresi e francesi erano mescolati in proporzioni disuguali, non ho assistito ad una sola disputa; etc…”. Dunque, il Du Champ componeva lo Stato Maggiore dell’Esercito Meridionale al comando del generale Turr. Insieme a Du Champ facevano parte dello Stato Maggiore anche Pietro Spangaro e Ferdinando Eber (Nandor, Ferdinando). Di Eber, Du Champ, a p. 208 scriveva: “Eber (Nandor, Ferdinando) tuttavia, non era, per essere precisi, niente altro che uno scrittore; ma ogni Ungherese nasce ussaro. Era uno di quegli eccellenti corrispondenti che il ‘Times’ invia attraverso il mondo intero: così ha fatto le guerre e ha compiuto lunghi viaggi che lo hanno reso un cosmopolita.”. Sulla Treccani on-line leggiamo che per l’autorevolezza dimostrata, l’11 giugno venne nominato tenente colonnello e presidente del tribunale militare della 15ª divisione Türr. Alla vigilia della battaglia del Volturno divenne colonnello brigadiere comandante la I brigata della 15ª divisione e fu valente protagonista in quegli scontri decisivi di inizio ottobre. Su quelle vicende militari redasse per Istvan Türr un lungo e dettagliato rapporto compilato il 10 ottobre 1860 a S. Angelo in Formis, nei pressi di Caserta. La figura di Spangaro lasciò traccia in molte memorie garibaldine: ne scrisse tra gli altri Giulio Adamoli (1892), che ricordava come tutti lo amassero «per la grande bontà […] e perché esercitava le funzioni del suo ufficio con passione e con cognizione, avendo compiuto la sua educazione militare nel collegio di Neustadt» (p. 120). Veterano delle lotte risorgimentali, ai giovani volontari «più che da superiore, […] faceva da padre» (p. 126). La Treccani si riferisce a Giulio Adamoli (….), ed il suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 103-104, in proposito scriveva che: “…..un conflitto fra i volontari di Castel Pucci e la truppa, minacciato dal Nicotera. Dal 1° al 3 agosto tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia. Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro.”. In questo passaggio devo segnalare un errore di trascrizione perchè non si tratta del colonnello “Sprangaro” ma del colonnello “Spangaro”. Inoltre credo che siano errate anche anche le due date perchè non si tratta di Agosto ma del 1 e 3 settembre 1860. Infatti credo che Giuseppe Maraldi avrebbe dovuto scrivere “Dal 1° al 3 agosto tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia.”. Maraldi scriveva pure che arrivati in Sicilia, a Palermo, i volontari della ex Castel Pucci, Giovanni “Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro”. Secondo Maxime Du Camp, che era con lui in Calabria durante la spedizione dei Mille, era soprannominato Colonnello “dunque”, perché iniziava sempre le sue frasi con quella parola. Maxime Du Champ(….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 220, diceva di Spangaro: “Spangaro,…E’ un uomo molto alto e robusto, con un bel viso dalla barba rossiccia, sempre pronto al riso, eccellente ed infaticabile soldato.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 43, in proposito scriveva che: “Il 14 ottobre finalmente le brigate della divisione Eber, Spangaro (anteriormente Nicotera) e Milano, furono sollevate dagli avanposti e chiamate a Caserta.”. Dunque, il Rustow scriveva che la brigata Spangaro, in precedenza era detta “brigata Nicotera”. Du Champ, a p. 260, in proposito scriveva che: “Ci fermammo a Sala…. – Dormiremo a Napoli, ci disse Spangaro, in marcia ! – Risalimmo nella nostra carrozza, che, l’ho detto ? non era altro che una giardiniera, con sedili scoperti.”. Dunque, Du Champ, a Sala Consilina, sulla strada consolare dovette rimettersi in carrozza e la truppa in marcia al comando del colonnello Pietro Spargaro. Sappiamo che una parte della brigata Spangaro arriverà l’8 settembre 1860 e ripartirà da Sapri per Napoli. Maxime Du Champ(….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 208 in proposito scriveva che: “Durante quattro mesi passati nello stato maggiore del generale Turr, stato maggiore in cui gli elementi italiani, inglesi, ungheresi e francesi erano mescolati in proporzioni disuguali, non ho assistito ad una sola disputa; etc…”. Dunque, il Du Champ componeva lo Stato Maggiore dell’Esercito Meridionale al comando del generale Turr. Insieme a Du Champ facevano parte dello Stato Maggiore anche Pietro Spangaro e Ferdinando Eber (Nandor, Ferdinando). Di Eber, Du Champ, a p. 208 scriveva: “Eber (Nandor, Ferdinando) tuttavia, non era, per essere precisi, niente altro che uno scrittore; ma ogni Ungherese nasce ussaro. Era uno di quegli eccellenti corrispondenti che il ‘Times’ invia attraverso il mondo intero: così ha fatto le guerre e ha compiuto lunghi viaggi che lo hanno reso un cosmopolita.”. Su Pietro Spangaro, Federico Donaver (….), nel suo “La Spedizione dei Mille”, a p. 85, nella nota (1) postillava: “(1) Pietro Spangaro, veneto, già ufficiale, ma che seguì la spedizione come semplice volontario, racconta un po’ diversamente la cosa in una lettera scritta l’8 maggio da Talamone al prof. Amari. Dice che si nascosero sopra un bastimento in riparatura…..”. Carteggio Amari già oit. voi. II, pag. 80.”. Dunque, secondo Donaver, Spangaro, al momento dello sbarco a Marsala, egli era uno dei semplici volontari che seguì la Spedizione dei Mille. Si veda pure G. Pecorini Manzoni, Storia dellla 15ª Divisione Türr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli, Firenze 1876, pp. 460-465; G. Adamoli, Da San Martino a Mentana. Ricordi di un volontario, Milano 1892, pp. 119 s., 126, 136, 146, 163; A. D’Ancona, Carteggio di Michele Amari, II, Torino 1896, pp. 80-82; G. Castellini, Eroi garibaldini, Bologna 1911, I, Da Rio Grande a Palermo (1837-1860), p. 223, II, Da Palermo a Digione (1860-1870), pp. 5-7, 28, 51, 53, 109, 120; P. Scharini, I Mille nell’esercito, in Memorie storiche militari, X (1911), 5, p. 604; Id., S. P., in Dizionario del Risorgimento nazionale dalle origini a Roma capitale. Fatti e persone, a cura di M. Rosi, IV, Milano 1937, p. 322; E. Michel, Esuli italiani in Egitto, Pisa 1958, ad ind.; M. Lenna, Un garibaldino dimenticato, Pordenone 2017. Secondo il dizionaro Larousse, Maxime Du Champ è a Palermo e a Napoli nello stato maggiore del generale Turr, con il grado nominale di colonnello. Infatti, seguendo il suo racconto, sebbene non sia molto chiaro il suo grado, è pacifico che egli si trovasse al seguito degli altri ufficiali, come Pietro Spangaro dello Stato Maggiore del generale Turr. Maxime Du Champ(….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 77, scriveva che: “Al levar delle mense, il tenente colonnello Spangaro (1) fece un brindisi al generale Turr; …L’eccellente banda della brigata Eber (2) etc…”. Essi si trovavano a Messina, dopo un ricevimento dato dal generale Turr. Du Champ, o chi curava il testo tradotto, a p. 77, nella nota (1) postillava: “(1) * Pietro Spangaro (Venezia 1823 – Milano 1894). Nella spedizione dei Mille si segnalò più volte come buon comandante sul terreno e per personale bravura. Molto si legò a lui il Ducamp, come si vedrà nel corso del libro.”. Du Champ, a p. 77, nella nota (2) postillava: “(2) *Ferdinando Eber, compagno del Turr nella guerra rivoluzionaria d’Ungheria. Divenuto d’un tratto – scrive il Bandi – da corrispondente del Dayli News comandante di brigata. E tuttavia la sua azione di comando doveva rivelarsi preziosa nella decisione della battaglia del Volturno.”. In particolare Du Champ descrive la sosta a Lauria e poi a Lagonegro dandoci notizie molto interessanti. Fu a Lagonegro di sicuro il 7 settembre 1860. Maxime Du Champ(….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 262, in proposito scriveva che: “Alle otto del mattino, domenica 9 settembre, entravamo a Napoli, quattordici giorni dopo il nostro sbarco in Calabria.”. Maxime Du Champ(….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 266, in proposito scriveva che: “Noi (1) facemmo del nostro meglio per sfuggire ovazioni che ci fermavano ad ogni passo, ed io, stanco di essere abbracciato, tirato etc…”. Du Champ, a p. 266, nella nota (1) postillava: “(1) * Noi….cioè il gruppetto composto dal colonnello Spangaro, da Sander Teleky e dal Du Champ.”.
LA BRIGATA SPANGARO
Nei primi giorni di settembre, la nomina del colonnello PIETRO SPANGARO al comando dell’ex brigata Nicotera di CASTELPUCCI in sostituzione del dimissionario Nicotera: la Brigata SPANGARO (forse il 5° reggimento granatieri)
Da Wikipedia leggiamo che Giovanni Nicotera, dopo aver stabilito una convenzione con il Ricasoli, fu costretto a partire da Livorno per Palermo dove arrivò con i suoi soldai volontari dell’ex Spedizione Castel Pucci, tra il 3 settembre ed il 5 settembre 1860. Il gruppo di Nicotera si componeva di 2000 volontari. Arrivati a Palermo, i volontari della ex spedizione di Castel Pucci, organizzati in Toscana da Giovanni Nicotera sotto l’egida di Ricasoli, essendo lui dimissionario, passarono al comando del colonnello Pietro SPANGARO. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 170-171, riferendosi alla missione di Turr ad Ariano del 12 settembre 1860, in proposito scriveva: “Intanto che il generale Türr in soli cinque giorni compiva una missione di così grave importanza in quell’eccezionale momento, qual’era quella di sedare una reazione, che si sapeva donde aveva avuto principio , ma che non si avrebbe saputo ove potesse aver fine, entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice ¹) le altre Brigate della sua Divisione cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17ª Divisione Medici; la Brigata Sacchi continuava a di pendere direttamente dal Quartier generale principale.”. Pecorini, a p. 170 postillava del calendario degli sbarchi e degli arrivi di tutte le Brigate che mano mano arriveranno a Napoli dopo l’arrivo di Garibaldi e, della Brigata SPANGARO egli, a p. 170, nella nota (1) postillava che: “(1) 1) La Brigata Spangaro s’imbarcava il giorno 30 agosto in Livorno per Palermo…..Nel medesimo giorno 3 la Brigata Spangaro sbarcava a Palermo…..del 6, dove arrivava alle 4 pom. In questo giorno sbarcava a Palermo una frazione della Brigata Spangaro, la quale veniva passata in rivista dal comandante la Piazza….”. Dunque, Pecorini scriveva che la Brigata denominata ex novo BRIGATA SPANGARO, il giorno 6 settembre 1860 a Palermo veniva passata in rassegna dal Comandante di Piazza. Poi, Pecorini, a p. 171, continuando il suo racconto postillava ancora: “(1)…Il 7 una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri dove arrivava alle 7 pom., e trovava ordine di continuare per Napoli, sc nonchè per mancanza di carbone doveva a di 8 sbarcare a Salerno. Ivi si fermava qualche ora, e poi partiva per Nocera, da dove con la ferrovia arrivava a Napoli la mattina del 9. Il giorno 8 il resto della stessa Brigata partiva da Palermo direttamente per Napoli, e vi arrivava la mattina del 9, che riunita sul largo S. Francesco di Paola, veniva passata in ri vista dal Generale Dittatore, quindi si acquartierava.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 170-171, parlando delle “marce e traversate di mare”, nella nota (1) descrive quelle della Brigata Spangaro ed in proposito scriveva che: “La Brigata Spangaro s’imbarcava il giorno 30 agosto in Livorno per Palermo…..Lo stesso giorno 3 (3 settembre 1860)…Nel medesimo giorno 3 (3 settembre 1860) la Brigata Spangaro sbarcava a Palermo……In questo stesso giorno (si riferisce al 5 settembre 1860), ….sbarcava a Palermo una frazione della Brigata Spangaro, la quale veniva passata in rivista dal comandante di Piazza…etc…”. Dunque, Carlo Pecorini-Manzoni scriveva che, la rinominata “BRIGATA SPANGARO”, il 5 settembre 1860, “sbarcava a Palermo una frazione della Brigata Spangaro” – e qui si riferisce alla parte di volontari che da Livorno, Nicotera non riuscì a viaggiare prima da Livorno per Palermo – aggiungendo che questo corpo da poco arrivato nel porto di Palermo “veniva passato in rivista dal comandante di Piazza….etc…”. Pecorini-Manzoni aggiungeva pure che: “Il 7 una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri dove arrivava alle 7 pom., etc…”. Dunque, riepilogando la marcia della Brigata Spangaro secondo ciò che scriveva il Pecorini-Manzoni, la “Brigata Spangaro”, si imbarcava a Livorno il giorno 30 agosto 1860 ed il 3 settembre 1860 sbarcava a Palermo. Il 5 settembre 1860, dopo due giorni, sbarcava a Palermo una porzione della Brigata Spangaro che veniva passata in rivista dal Comandante di Piazza. Giorno 7 settembre 1860, una porzione della Brigata Spangaro riparte da Palermo, viaggia per mare e sbarca a Sapri il giorno 7 settembre 1860 alle ore 19,00. Riparte da Sapri, diretta a Napoli, ma giorno 8 dovette sbarcare a Salerno. Arriverà a Napoli il giorno 9 settembre 1860. Il giorno 8 settembre 1860, un’altra porzione della Brigata Spangaro si imbarca per Napoli dove arrivava il giorno 9 settembre 1860. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 454, nella nota (1) postillava: “(1) Già Nicotera. Quinta Brigata della Spedizione di Terranova.”. Adamoli racconta che il colonnello Pietro Spangaro venne nominato comandante dell’“ex spedizione Nicotera”, che da quel momento venne chiamata “brigata Spangaro”. Infatti, anche Rustow ne parla. Con un decreto del 2 luglio il governo dittatoriale di Garibaldi, “Comandante in capo delle forze nazionali in Sicilia”, emanava “l’organico dell’Esercito siciliano”, composto da due divisioni, XV e XVI, comandate rispettivamente da Stefano Turr e da Giuseppe Paternò, per complessive cinque brigate. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 379, in proposito scriveva che: “1-3 settembre (da Livorno) – Bastimenti: Febo, Garibaldi, Veloce (Provence ?), San Nicola; Numero approssimativo dei partenti: osservazioni: 2000 (Include la brigata “Castel Pucci” del Nicotera, che dette origine al litigio di quest’ultimo con il Ricasoli; Fonti: Turr, Div. 409; Pianciani, doc. lett. N. Protesta del Col. Giov. Nicotera; Ricasoli, 213-223.”. Dunque, in questo specchietto, il Treveljan citava le truppe della “Spedizione di Castel Pucci” organizzata da Giovanni Nicotera in Toscana, che scrive che essi partirono con un contingente di 2000 uomini solo ai primi di settembre 1860 da Livorno. Treveljan scriveva che essi partirono da Livorno ed in Toscana il Nicotera ebbe lo scontro con il Ricasoli che voleva dirigerli verso Garibaldi in Sicilia. Infatti, il Ricasoli, in quella occasione, su mandato del Cavour, fece arrestare Nicotera. Treveljan non dice altro sulla “brigata Castel Pucci” del Nicotera. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Restava le ultime due Brigate dell’Italia centrale – la ‘Toscane e l’Abruzzi – alle quali bisognava impedire d’invadere gli Stati della Chiesa.”. Agrati scriveva che dopo lo sbarco delle truppe dell’ex spedizione Bertani-Pianciani, la spedizione detta di Terranova era stata scompagginata, come voleva il Governo Piemontese ma restava le ultime due Brigate dell’Italia Centrale: la Brigata “Toscana” (credo quella organizzata dal Nicotera e Ricasoli a “Castel Pucci”) e la Brigata Albruzzi (forse Albuzzi). Agrati sulla faccenda che vide il Governo Piemontese, Cavour e Ricasoli e Nicotera con forti contrasti, ha scritto a pp. 333 e ssg. In particolare, Agrati, a p. 336, in proposito aggiunge che: “…tra il Governatore della Toscana e il Nicotera; però, per quanto nota, la convenzione a cui si era pervenuti: “Firenze, 24 agosto 1860. Convenzione fra Bettino Ricasoli, Governatore della Toscana, e Giovanni Nicotera, Colonnello comandante della 5° Brigata dell’Esercito Nazionale: 1° Nicotera si obbliga ad imbarcarsi con la sua colonna di stanza a Castel Pucci su vapori provveduti da Ricasoli etc…”. Sempre a p. 336, Agrati aggiungeva la “Protesta di Giovanni Nicotera del 31 agosto 1860”. Mauro Macchi (….), nella sua “Biogafia di Giovanni Nicotera”, Nocera Inferiore, Tip. Editrice della Veuviana, 1886, a p. 45, riferendosi a Nicotera, in proposito scriveva che: “allora domandò l’imbarco per Napoli, ove era il generale, ma anche ciò gli venne rifiutato; pure gli riuscì recarsi dal dittatore, che lo accolse con immensa gioia, e dopo qualche giorno, giunti in Napoli i 1500 volontari toscani, lo invito a prenderne il comando, ma egli rifiutò preferendo rimanere nello Stato Maggiore del Generale. Terminata la guerra, nella quale i toscani segnalaronsi per coraggio, nella famosa giornata del 1.º ottobre 1860, il Nicotera si dimise da colonnello brigadiere.”. Giulio Adamoli (….), nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a p. 146 parlando della divisione Pianciani ed alla sostituzione con lo Spangaro, scriveva che: “Una modificazione, che ci toccò assai più da vicino e riuscì per noi penosissima, venne a noi da quella stessa spedizione Pianciani, quando ci portò via lo Spangaro, andato al comando di una brigata in luogo di Giovanni Nicotera, dimissionario anche lui. Dimenticammo, facendo a Spangaro i nostri addii affettuosi, le impazienze pei molti atti di ufficio che ci obbligava a scrivere, etc…Egli invece, reso padrone di se, guidò arditamente la sua nuova brigata, cui fece buonissima figura. Al posto di capo di stato maggiore della brigata venne destinato, in seguito ai buoni uffici dello stesso Spangaro, un intimo compagno suo dell’Accademia etc.., il tenente colonnello Alessandri, etc…”. Dunque, l’Adamoli scriveva nelle sue memorie che ad un certo punto Pietro Spangaro, che era stato il suo capo di stato maggiore della sua Brigata andò a rimpiazzare il Nicotera dimissinario nella cosiddetta Brigata “Spangaro”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 165, in proposito scriveva che: “Partita il I° e 3 settembre da Livorno, la brigata di Castel Pucci giunse a Palermo il 3 ed il 5; persistendo Nicotera nelle dimissioni, passò per ordini superiori sotto il comando del colonnello Spangaro. E, strana combinazione ! quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a …..Sapri ! Il 9 era a Salerno etc…”. Dunque, questa porzione della Spangaro di cui parla Pittaluga non è quella che arrivò direttamente a Napoli, il giorno 9. Forse quella porzione della Spangaro prima del 9 fece tappa a Paola. Sappiamo che una parte della brigata Spangaro arriverà l’8 settembre 1860 e ripartirà da Sapri per Napoli, dove arriverà il giorno 9 settembre 1860. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a p. 300, in proposito scriveva: “Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro. Etc…”. Queste truppe di volontari garibaldini, quelle della ex spedizione di Castel Pucci, quelle organizzate da Giovanni Nicotera, arrivati a Palermo, nei primi di settembre del 1860, essendo dimissionario Nicotera passarono al comando del colonnello Pietro Spangaro. Adamoli racconta che il colonnello Pietro Spangaro venne nominato comandante dell’“ex spedizione Nicotera”, che da quel momento venne chiamata “brigata Spangaro”. Infatti, anche Rustow ne parla. Dunque, questa porzione della Spangaro di cui parla Pittaluga non è quella che arrivò direttamente a Napoli, il giorno 9. Forse quella porzione della Spangaro prima del 9 fece tappa a Paola. Sappiamo che una parte della brigata Spangaro arriverà l’8 settembre 1860 e ripartirà da Sapri per Napoli, dove arriverà il giorno 9 settembre 1860. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514 “Allegato II- Riassunto tabelle di marcia”, in proposito scriveva che: “BRIGATA SPANGARO: Luglio alla Villa di Castel Pucci in Formazione, 29 Agosto Livorno, 30 agosto Livorno, 31 agosto Livorno, 1 settembre Partenza, 2 settembre sul mare, 3 Settembre Palermo, 4-5-6 Partenza da Palermo, 8 settembre Sapri., 9 settembre Salerno, 10-11 Napoli etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 170-171, parlando delle “marce e traversate di mare”, nella nota (1) descrive quelle della Brigata Spangaro ed in proposito scriveva che: “La Brigata Spangaro s’imbarcava il giorno 30 agosto in Livorno per Palermo…..Lo stesso giorno 3 (3 settembre 1860)…Nel medesimo giorno 3 (3 settembre 1860) la Brigata Spangaro sbarcava a Palermo……In questo stesso giorno (si riferisce al 5 settembre 1860), ….sbarcava a Palermo una frazione della Brigata Spangaro, la quale veniva passata in rivista dal comandante di Piazza…Il 7 una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri dove arrivava alle 7 pom., e trovava ordine di continuare per Napoli, se nonchè per mancanza di carbone doveva a di 8 sbarcare a Salerno. Ivi si fermava qualche ora, e poi ripartiva per Nocera, da dove con la ferrovia arrivava a Napoli la mattina del 9. Il giorno 8 il resto della stessa Brigata partiva da Palermo direttamente per Napoli, e vi arrivava la mattina del 9, che riunita a Largo S. Francesco di Paola, veniva passata in rivista dal Generale Dittatore, quindi si acquartierava.”. Dunque, riepilogando la marcia della Brigata Spangaro secondo ciò che scriveva il Pecorini-Manzoni, la “Brigata Spangaro”, si imbarcava a Livorno il giorno 30 agosto 1860 ed il 3 settembre 1860 sbarcava a Palermo. Il 5 settembre 1860, dopo due giorni, sbarcava a Palermo una porzione della Brigata Spangaro che veniva passata in rivista dal Comandante di Piazza. Giorno 7 settembre 1860, una porzione della Brigata Spangaro riparte da Palermo, viaggia per mare e sbarca a Sapri il giorno 7 settembre 1860 alle ore 19,00. Riparte da Sapri, diretta a Napoli, ma giorno 8 dovette sbarcare a Salerno. Arriverà a Napoli il giorno 9 settembre 1860. Il giorno 8 settembre 1860, un’altra porzione della Brigata Spangaro si imbarca per Napoli dove arrivava il giorno 9 settembre 1860. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; ai 13 di agosto il Farini pubblicava un bando inutilmente provocatore etc…”. Dunque, Guerzoni scriveva che dopo lo scioglimento della Brigata di Castelpucci, organizzata da Nicotera, alla fine di luglio, questa fu dirottata a Palermo ed il suo comando fu affidato al colonnello GAETANO SACCHI, di cui ho già parlato. Sacchi era andato a Palermo con altri volontari, di cui ho già parlato e dunque, la sua colona si ingrossò ulteriormente. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “(1) …..agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, etc…”. Dunque, Sacchi era già sceso in Sicilia, molto tempo prima che arrivasse Pianciani. Dunque, Gualtiero Castellini (…), a p. 52, nella nota (1) postillava: “(1) Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, nel capitolo VIII ci parla del “concentramento dei volontari alla Punta del Faro e della Spedizione Pianciani”, etc.., e a p. 151, in proposito scriveva: “La compagnia Sacchi non era comandata dal colonnello dello stesso nome, ma era chiamata così perchè formata dagli elementi più scelti della brigata che Garibaldi aveva affidato al Sacchi stesso, dopo che questi aveva lasciato il comando del 46° fanteria e date le sue dimissioni dall’esercito regolare per raggiungere la spedizione dei volontari in Sicilia.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Essa dovette fare tutto il giro della Sicilia, perchè Bixio, si era portato a Taormina. Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Dunque, il Cesari scriveva che: “..e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) etc….“. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 341, in proposito scriveva che: “Non credo si possa ben sommare la gente corsagli da fuor del reame. Gli scrittori garibaldini dicono 1085 gli sbarcati a Marsala, poi i] Medici con 2500, poi il Cosenz cori 1600, e il Sacchi con 4500.”. Gustav Rasch (….), nel cap. IX “La campagna garibaldina nel Napoletano”, nel suo, Garibaldi e Napoli nel 1860: note di un viaggiatore prussiano – introduzione, traduzione e note di Luigi Emery, ed. Laterza, Bari, 1938, a p. 135, in pproposito scriveva che: “Il corpo di spedizione, che due vapori portarono sul continente nella notte del 18 agosto, comprendeva 4200 uomini (1), parte della Brigata Bixio, parte della Brigata Eberhardt e 1000 uomini comandati dal Sacchi.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 361-362, in proposito scriveva che: “§. 14. Numerazione de’ Garibaldini. Gli scrittori garibaldini enumerano le loro milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord-est ; le divisioni Cosenz e Medici e la brigata Eber Eresso Messina a Torre di Faro con ottomila ; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora, e ‘1 Rustow con 4000 a Melazzo. Inoltre l’Orsini con gli artiglieri uniti a Palermo, dodici cannoni, una batteria da montagna, altra da campo e due mortai veniva ; per via tolse due mortai a Melazzo ; e arrivò a Torre di Faro con trentanove pezzi, dove elevava sei batterie di costa, e altre galleggianti, e ponti da imbarcare cavalli. Da tale enumerazione sembrano i soli contati da trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria, quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da quarantamila.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 130, riferendosi all’8 agosto 1860, in proposito scriveva che: “Lo stesso giorno la Brigata Sacchi riceveva ordine di portarsi a Spadafora per attendere i mezzi di trasporto, partiva nella stessa notte il 1° Reggimento, ma nella giornata del 17 si sospendeva la marcia del rimanente della Brigata. Il giorno 18 sbarcavano a Palermo le Brigate Puppi e Milano, le quali nello istesso giorno imbarcavansi per Milazzo.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 103-104, in proposito scriveva che: “Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro. La brigata da Palermo andò a Sapri per mare, poi a Salerno e il 10 settembre entrava in Napoli e partecipava alla battaglia del Volturno ove si distinse.”. In questo passaggio devo segnalare un errore di trascrizione perchè non si tratta del colonnello “Sprangaro” ma del colonnello “Spangaro”. Inoltre credo che siano errate anche anche le due date perchè non si tratta del mese di agosto ma del 1 e 3 settembre 1860. Infatti credo che Giuseppe Maraldi avrebbe dovuto scrivere “Dal 1° al 3 settembre tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia.”. Maraldi scriveva pure che arrivati in Sicilia, a Palermo, i volontari della ex Castel Pucci, Giovanni “Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro”. Dunque, il Maraldi scriveva che “La brigata da Palermo andò a Sapri per mare, poi a Salerno e il 10 settembre entrava in Napoli e partecipava alla battaglia del Volturno ove si distinse.”. Il colonnello Pietro Spangaro, era comandante della 1° Brigata dello Stato Maggiore di Divisione con a capo il Colonnello Wilhelm Rustow e luogotenente Alessandri. Forse quando il Nicotera arrivò lo Spangaro era già a Palermo. Arrivato a Palermo, Nicotera presentò le sue dimissioni a Garibaldi e rinuncia al programma garibaldino di sbarcare in Calabria ed il comando passa a Spangaro. Riguardo il luogotenente dello Stato Maggiore di Divisione, “tenente colonnello Alessandri”, ha scritto Giulio Adamoli (….), nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a p. 146 parlando della divisione Pianciani ed alla sostituzione con lo Spangaro, scriveva che: “Una modificazione, che ci toccò assai più da vicino e riuscì per noi penosissima, venne a noi da quella stessa spedizione Pianciani, quando ci portò via lo Spangaro, andato al comando di una brigata in luogo di Giovanni Nicotera, dimissionario anche lui. Dimenticammo, facendo a Spangaro i nostri addii affettuosi, le impazienze pei molti atti di ufficio che ci obbligava a scrivere, etc…Egli invece, reso padrone di se, guidò arditamente la sua nuova brigata, cui fece buonissima figura. Al posto di capo di stato maggiore della brigata venne destinato, in seguito ai buoni uffici dello stesso Spangaro, un intimo compagno suo dell’Accademia etc.., il tenente colonnello Alessandri, etc…”. Dunque, l’Adamoli scriveva nelle sue memorie che ad un certo punto Pietro Spangaro, che era stato il suo capo di stato maggiore della sua Brigata andò a rimpiazzare il Nicotera dimissinario all’arrivo a Palermo insieme al Pianciani della sua Brigata “Toscana” che si chiamò Brigata “Spangaro”. Adamoli, nelle sue Memorie scriveva che “….quando ci portò via lo Spangaro, andato al comando di una brigata in luogo di Giovanni Nicotera, dimissionario anche lui.”. Adamoli racconta che il colonnello Pietro Spangaro venne nominato comandante dell’“ex spedizione Nicotera”, che da quel momento venne chiamata “brigata Spangaro”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 165, in proposito scriveva che: “Partita il I° e 3 settembre da Livorno, la brigata di Castel Pucci giunse a Palermo il 3 ed il 5; persistendo Nicotera nelle dimissioni, passò per ordini superiori sotto il comando del colonnello Spangaro. E, strana combinazione ! quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a …..Sapri ! Il 9 era a Salerno, il 10 era in Napoli. Si distinse poi sul Volturno.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. II, a pp. 361-362, in proposito aggiungeva pure che: “Gli scrittori garibaldini enumerano le milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina ; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord -est ; le divisioni Cosenze Medici e la brigata Eber: presso Messina a Torre di Faro con ottomila; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora e il Rustow con 4000 a Melazzo…Da tale enumerazione sembrano i soli contati trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da Quarantamila.”. Dunque, secondo il De Sivo, i volontari garibaldini organizzati a Castel Pucci dal Nicotera ammontavano a 2300 uomini. Dunque, da De Sivo si trae la notizia che i volontari portati a Palermo da Nicotera erano 2300 e non erano con Bixio ma erano rimasti a Palermo e sbarcarono in Calabria solo più tardi. La brigata Spangaro si trattenne a Palermo fino al 7 settembre 1860, e solo il 7, dal porto di Palermo ne ripartì per giungere a Sapri il 7 alle 19 di pomeriggio e l’8 settembre. Il 7 settembre 1860 partì da Palermo solo una porzione della Spangaro che da Sapri, arrivò a Salerno via mare l’8 settembre 1860, come vedremo innanzi. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni, facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia , e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro.”. Sulla 5° Brigata ex Castelpucci, su Wikipedia, alla voce “Sbarchi successivi al primo sbarco di Marsala” (notizie tratte da Treveljan), si legge che secondo la tabella, le seguenti presenze, avvenute con imbarchi formalmente regolari, il 26 agosto si aggiunse la partenza della nave Orwell con circa 500 volontari, ma tale partenza fu irregolare e la nave dovette quindi essere restituita. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514 “Allegato II- Riassunto tabelle di marcia”, in proposito scriveva che: “BRIGATA SPANGARO: Luglio alla Villa di Castel Pucci in Formazione, 29 Agosto Livorno, 30 agosto Livorno, 31 agosto Livorno, 1 settembre Partenza, 2 settembre sul mare, 3 Settembre Palermo, 4-5-6 Partenza da Palermo, 8 settembre Sapri., 9 settembre Salerno, 10-11 Napoli etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 170-171, parlando delle “marce e traversate di mare”, nella nota (1) descrive quelle della Brigata Spangaro ed in proposito scriveva che: “La Brigata Spangaro s’imbarcava il giorno 30 agosto in Livorno per Palermo…..Lo stesso giorno 3 (3 settembre 1860)…Nel medesimo giorno 3 (3 settembre 1860) la Brigata Spangaro sbarcava a Palermo……In questo stesso giorno (si riferisce al 5 settembre 1860), ….sbarcava a Palermo una frazione della Brigata Spangaro, la quale veniva passata in rivista dal comandante di Piazza…Il 7 una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri dove arrivava alle 7 pom., e trovava ordine di continuare per Napoli, se nonchè per mancanza di carbone doveva a di 8 sbarcare a Salerno. Ivi si fermava qualche ora, e poi ripartiva per Nocera, da dove con la ferrovia arrivava a Napoli la mattina del 9. Il giorno 8 il resto della stessa Brigata partiva da Palermo direttamente per Napoli, e vi arrivava la mattina del 9, che riunita a Largo S. Francesco di Paola, veniva passata in rivista dal Generale Dittatore, quindi si acquartierava.”. Dunque, riepilogando la marcia della Brigata Spangaro secondo ciò che scriveva il Pecorini-Manzoni, la “Brigata Spangaro”, si imbarcava a Livorno il giorno 30 agosto 1860 ed il 3 settembre 1860 sbarcava a Palermo. Il 5 settembre 1860, dopo due giorni, sbarcava a Palermo una porzione della Brigata Spangaro che veniva passata in rivista dal Comandante di Piazza. Giorno 7 settembre 1860, una porzione della Brigata Spangaro riparte da Palermo, viaggia per mare e sbarca a Sapri il giorno 7 settembre 1860 alle ore 19,00. Riparte da Sapri, diretta a Napoli, ma giorno 8 dovette sbarcare a Salerno. Arriverà a Napoli il giorno 9 settembre 1860. Il giorno 8 settembre 1860, un’altra porzione della Brigata Spangaro si imbarca per Napoli dove arrivava il giorno 9 settembre 1860. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; ai 13 di agosto il Farini pubblicava un bando inutilmente provocatore etc…”. Dunque, Guerzoni scriveva che dopo lo scioglimento della Brigata di Castelpucci, organizzata da Nicotera, alla fine di luglio, questa fu dirottata a Palermo ed il suo comando fu affidato al colonnello GAETANO SACCHI, di cui ho già parlato. Sacchi era andato a Palermo con altri volontari, di cui ho già parlato e dunque, la sua colona si ingrossò ulteriormente. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “(1) …..agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, etc…”. Dunque, Sacchi era già sceso in Sicilia, molto tempo prima che arrivasse Pianciani. Dunque, Gualtiero Castellini (…), a p. 52, nella nota (1) postillava: “(1) Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, nel capitolo VIII ci parla del “concentramento dei volontari alla Punta del Faro e della Spedizione Pianciani”, etc.., e a p. 151, in proposito scriveva: “La compagnia Sacchi non era comandata dal colonnello dello stesso nome, ma era chiamata così perchè formata dagli elementi più scelti della brigata che Garibaldi aveva affidato al Sacchi stesso, dopo che questi aveva lasciato il comando del 46° fanteria e date le sue dimissioni dall’esercito regolare per raggiungere la spedizione dei volontari in Sicilia.”.
MAXIME DU CHAMP, colonnello dell’Esercito Meridionale e nello Stato Maggiore del generale Turr
Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, riferendosi a dopo Capua, a p. 213, in proposito scriveva: “La 15° Divisione quando fu compiuta la sua organizzazione, presentava il seguente quadro: Comando generale e Stato Maggiore:……..; Ufficiali superiori a disposizione:……; Stato Maggiore: Capitano di Stato Maggiore Pecorini Carlo etc…; Erano infine aggregati allo Stato Maggiore: Du Camp Massimo celebre scrittore francese, il quale scriveva nella ‘Revue de deux mondes’ e nel ‘Debats sempre in favore dell’Italia ancor prima della guerra del 1859, etc…”. Dunque, secondo il Pecorini-Manzoni, il celebre romanziere francese, Maxime Du Champ, fece parte dello Stato Maggiore della Divisione Turr. Maxime du Champ (….), nel suo “Expedition des Deux-Siciles” riportava le testimonianze, le lettere di garibaldini. Da Wikipedia, Da Wikipedia leggiamo che era figlio di un noto chirurgo, studiò legge e si dedicò alla pittura negli anni giovanili. Giornalista e grande viaggiatore, per i suoi scritti e le foto dei suoi viaggi si può considerare il primo inviato speciale dei suoi tempi. Volontario nella spedizione dei Mille, lasciò la sua testimonianza nella sua opera: L’expédition des Deux Siciles, (tra i pochi suoi scritti, ad oggi, tradotti in italiano). Questa sua testimonianza è preziosa perché è l’unica che ci è pervenuta dal continente mentre altri scrittori ne hanno scritto in modo parziale. Quando era studente di diritto, conobbe Gustave Flaubert e divennero molto amici, tanto da partire insieme in Bretagna nel 1847. Questo viaggio ispirerà loro un libro scritto a due mani, Par les champs et par les grèves, pubblicato nel 1885. Questa sua testimonianza è preziosa perché è l’unica che ci è pervenuta dal continente mentre altri scrittori ne hanno scritto in modo parziale. Maxime Du Champ scriveva e pubblicò il suo Diario sulla marcia delle Calabrie. Egli, con il suo battaglione arrivò a Lauria, passò vicino Trecchina ed arrivò a Lagonegro. Dal racconto di Du Champ non sono scritte le date ma, da alcune citazioni, ad esempio di dispaccio si può intuire la data che riguardava ad esempio la permanenza a Lagonegro. Di sicuro la sua brigata si trovava a Lagonegro il 7 settembre 1860 perchè arrivò un dispaccio che Garibaldi era a Napoli. Quale fosse la brigata a cui apparteneva il Du Champ, si evince da alcune sue parole. Du Camp parte il 13 agosto 1860 da Genova, dove si unì a un gruppo di patrioti ungheresi che gli saranno compagni durante tutta la spedizione, tra cui Téléki e Türr che lo nominerà suo colonnello. Egli arriva dunque in Sicilia proprio nel momento in cui, conquistata la maggior parte dell’isola, i Garibaldini si apprestano a sbarcare in Calabria. La sua partecipazione all’impresa dei Mille si svolge prevalentemente sul continente, secondo un itinerario che lo condurrà da Pizzo, Scilla, Cannitello a Bagnara Calabra, quindi Palmi, Mileto, Maida, Soveria, Marcellinara, Catanzaro, Tiriolo, Rogliano, Cosenza, Castrovillari,Castelluccio, Lauria, Lagonegro, Eboli, Salerno, fino a Napoli che raggiunge il 9 settembre, due giorni dopo l’ingresso trionfale di Garibaldi in città, e poi Caserta, il Volturno e Capua. Malgrado il titolo e seppur divisa in tre parti: La Sicile, Les Calabres, Naples et les avant-postes de Capoue, la seconda parte dell’Expédition che consta di ben otto capitoli (circa 150 pagine nell’edizione del 1861) ne costituisce il nucleo principale e per certi versi, come vedremo, il più originale. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 143-144, in proposito scriveva che: “De’ molti stranieri che capitavano al nostro quartiere perchè amici del Turr e dell’Eber, rammento ancora il conte Teleky etc..; il parigino Maxime Du Camp, alto, bruno, innamorato della nostra Italia e della camicia rossa che indossava; come l’indossava un turco autentico, Kadir bey, buon diavolo, grande amico di Turr, ….l’inglese Austin Dohnage, etc…; ma Eber non sapendo dove impiegarli, li aveva dispensati dal servizio, etc…”. Du Champ, a p. 208 in proposito scriveva che: “Durante quattro mesi passati nello stato maggiore del generale Turr, stato maggiore in cui gli elementi italiani, inglesi, ungheresi e francesi erano mescolati in proporzioni disuguali, non ho assistito ad una sola disputa; etc…”. Dunque, il Du Champ componeva lo Stato Maggiore dell’Esercito Meridionale al comando del generale Turr. Insieme a Du Champ facevano parte dello Stato Maggiore anche Pietro Spangaro e Ferdinando Eber (Nandor, Ferdinando). Guido Macera (….), nella sua “Introduzione”, al testo-tradotto in italiano di Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 10, in proposito scriveva che: “….e soprattutto nell’Expedition des deux Siciles, a proposito della quale il vecchio Grand dictionaire universel del Larousse dà la seguente notizia ed il seguente giudizio: “Nous le tretrouvons ensuire à Palerme, puis à Naples, dans l’état-major du général Turr, avec le rang nominatif de colonel, payant de sa personne à la journée du ler octobre. A son retour, il publia l’Expedition, un de se beaux livres, etc…”, che tradotto significa: “Lo troviamo poi a Palermo, poi a Napoli, nello stato maggiore del generale Turr, col grado nominale di colonnello, a pagare di persona la giornata del 1° ottobre. Al suo ritorno pubblicò la Spedizione, uno dei suoi bellissimi libri, ecc…”. Dunque, sendo il dizionaro Larousse, Maxime Du Champ è a Palermo e a Napoli nello stato maggiore del generale Turr, con il grado nominale di colonnello. Infatti, seguendo il suo racconto, sebbene non sia molto chiaro il suo grado, è pacifico che egli si trovasse al seguito degli altri ufficiali, come Pietro Spangaro dello Stato Maggiore del generale Turr. Guido Macera (….), nella sua “Introduzione”, al testo-tradotto in italiano di Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 7, in proposito scriveva che: “Non solo fra i memorialisti garibaldini il Du Champ fu l’unico che percorresse tutto intero l’itinerario “continentale” della spedizione, lasciando un ritratto in forte rilievo del paese più segreto del Mezzogiorno e cioè della Calabria, quale allora poteva apparire agli occhi di un viaggiatore, per così dire, professionale; laddove, ad esempio, l’Abba fu imbarcato a Messina insieme con quel “centinaio di feriti o malati che se ne vanno a casa per un pò di giorni”, ed a sua volta il Bandi si spinse soltanto fino a Paola, dove salì a bordo dell’Elettrico, avendo “udito l’annunzio del miracoloso ingresso del dittatore in Napoli” e siccome gli “tardava raggiungerlo per ripigliare presso di lui il posto che aveva lasciato per accompagnarsi col colonnello Melenchini.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 184, in proposito scriveva che: “Passano i nostri poco numerosi cavalieri agli ordini di Caselli, poi due brigate, quella di Sacchi e quella di Bixio.”. Du Champ, a p. 144 scriveva che egli ed il colonnello Sàndor Teleky dovettero ripartire per Bagnara, allo scopo di far accelerare la marcia della brigata Eber. Dunque, Du Champ che si trovava a Monteleone partì con il colonnello Teleky per Bagnara Calabra. Du Champ, a p. 77, scriveva che: “Al levar delle mense, il tenente colonnello Spangaro (1) fece un brindisi al generale Turr; …L’eccellente banda della brigata Eber (2) etc…”. Essi si trovavano a Messina, dopo un ricevimento dato dal generale Turr. Du Champ, o chi curava il testo tradotto, a p. 77, nella nota (1) postillava: “(1) * Pietro Spangaro (Venezia 1823 – Milano 1894). Nella spedizione dei Mille si segnalò più volte come buon comandante sul terreno e per personale bravura. Molto si legò a lui il Ducamp, come si vedrà nel corso del libro.”. Du Champ, a p. 77, nella nota (2) postillava: “(2) *Ferdinando Eber, compagno del Turr nella guerra rivoluzionaria d’Ungheria. Divenuto d’un tratto – scrive il Bandi – da corrispondente del Dayli News comandante di brigata. E tuttavia la sua azione di comando doveva rivelarsi preziosa nella decisione della battaglia del Volturno.”. Nel 22 agosto 1860, il Du Champ ed il suo battaglione si trovava ancora in albergo a Messuna ed il 23 gli arriva il dispaccio della resa di Melendez e Briganti. Du Champ scrive che il 24 agosto doveva tenersi pronto per il passaggio in Calabria. Lui ed un altro doveva accompanare Turr che aveva già oltrepassato lo stretto di Messina, escluso la brigata Eber. Si trovavano con Turr a Punta del Pizzo. Lì, a p. 126 accadde: “Allora il colonnello Spangaro etc…”. Passa Bagnara, Milazzo, Monteleone. Du Champ, a p. 144, scriveva che: “….ed il colonnello Teleky ed io dovemmo ripartire per Bagnara, allo scopo di far accelerare la marcia della brigata Eber; quanto al generale Turr, restava naturalmente accanto a Garibaldi.”. Arrivati a Bagnara, a p. 146, scriveva che: “Passammo sopra i soldati coricati ed addormentati sulla sabbia, comunicammo al generale Eber gli ordini di cui eravamo portatori, ed alle quattro, allo spuntar del giorno, la comitiva si rimise in marcia.”. La brigata Eber si rimise in marcia da Bagnara. A Palmi presero alloggio nel quartier generale con Turr, in una grande casa. Garibaldi era ripartito da Palmi. Du Champ rimessosi in marcia arriva a Rosarno. Arrivano a Mileto, e a Monteleone, intorno al 27 agosto 1860. A p. 170, dove scriveva: “Le stelle già brillavano da un pò quando arrivò la brigata Eber; veniva ad accamparsi nella città, al posto delle truppe del generale Cosenz, le quali partivano da Monteleone.”. Da Monteleone passarono a Pizzo. Passarono per Palmi, Rosarno, Laureana, il fiume Mesima, Villa San Giovanni, Mileto, Monteleone, Pizzo, il fiume Lamato, Maida, Nicastro, Marcellinara il 1° settembre 1860, Tiriolo, Soveria (da non confondere con la Soveria dietro Cosenza), Catanzaro, Cosenza, Soveria, Rogliano, Cosenza, Palmi, dove si imbarcano per raggiungere Sapri. Du Champ, a p. 232 scriveva: “Riuscimmo finalmente a scovare due muli e a lasciare Cosenza. Tutte le brigate che arrivavano nella città ricevevano l’ordine di recarsi senza indugio a Palmi, dove le si faceva imbarcare per Sapri; di là venivano dirette su Salerno. I nostri bravi muli, “quei cari amori”, come li chiavava Spangaro.”. Da Cosenza arrivano a Tarsia, Spezzano, Morano Calabro, Rotonda, Castelluccio, verso le due del mattino del giorno ?. Uscendo da Castelluccio si trovarono in Basilicata. A Lauria la ruota del calesse o “vettura” si sfascia completamente. Dopo Lauria incontrano Trecchina, il fiume Noce, ed arrivano a Lagonegro, dove essi bivaccano fino al 7 settembre 1860 quando, Garibaldi era entrato in Napoli, alle “undici”. Da Lagonegro si fermarono a Sala Consilina e poi ad Auletta, dove giorni dopo la marcia proseguì. Maxime Du Champ (….), descrisse il suo viaggio e la sua marcia attraverso le Calabrie, dopo lo sbarco sul Continente di Garibaldi e dell’Esercito Meridionale. In particolare Du Champ descrive la sosta a Lauria e poi a Lagonegro dandoci notizie molto interessanti. Fu a Lagonegro di sicuro il 7 settembre 1860. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 262, in proposito scriveva che: “Alle otto del mattino, domenica 9 settembre, entravamo a Napoli, quattordici giorni dopo il nostro sbarco in Calabria.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 266, in proposito scriveva che: “Noi (1) facemmo del nostro meglio per sfuggire ovazioni che ci fermavano ad ogni passo, ed io, stanco di essere abbracciato, tirato etc…”. Du Champ, a p. 266, nella nota (1) postillava: “(1) * Noi….cioè il gruppetto composto dal colonnello Spangaro, da Sander Teleky e dal Du Champ.”.
Nel 7 settembre 1860, a Lagonegro l’arrivo di Maxime DU CHAMP e del colonnello TELEKY come richiesto da Turr a Bixio nel telegramma del 31 agosto 1860 scritto a Cosenza a Bixio
Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 147-148, in proprosito scriveva che: “Pria di partire da Cosenza, Turr scrisse a Bixio: “Le quattro brigate, Eberhardt, Puppi, Milano, Spinazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono attaccate alla mia divisione. Oggi riceverai l’ordine del Dittatore di formare la 18° Divisione sotto i tuoi ordini. La brigata Eber cogli ungheresi resteranno nella mia divisione, mandami subito, oltre i signori accennati ieri, il colonnello Teleky e Maxime du Camp. Io poi appena che ci riuniremo ti darò una brigata continentale per la formazione della tua divisione. Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il golfo di Policastro, ed ivi sbarcare. Arrivederci a presto. Cosenza, 31 agosto 1860. Tuo affez. Turr.”. Dunque, il generale Turr scrivendo al generale Bixio gli scrive e gli chiede: “….mandami subito, oltre i signori accennati ieri, il colonnello Teleky e Maxime du Camp.”. Chi fossero “..i signori accennati ieri” non saprei dire. Inoltre, riguardo questa notizia è lo stesso Du Champ che ci dice che non arrivò mai a Paola ma arrivò molti giorni dopo con la sua brigata a Lagonegro. Maxime Du Camp (….), racconterà quegli avvenimenti nel suo “Expedition des Deux-Siciles”. Infatti, Maxime Du Camp (….), nel suo “Expedition des Deux-Siciles”, a pp. 228-229, in proposito scriveva che: “Ce fut à Lagonegro que nous apprimes ce que le general Turr etait devenu depuis que nous l’avions quitté. Pendant que nous le poursuivions par la route de terre, il avait prise la voie plus rapide de la mer pour se rapprocher de Naples. De Cosenza, il s’etait rendu à Paola, et là, ayant reunì toutes les troupes qui arrivaient journellement sur la cote de Sicile, il les avait embarquees su six bateaux à vapeur. Au moment où il allait quitter le port, une fregate napolitaine s’etait montrée. Etc…De Paola Turr débarqua à Sapri, y rassembla l’ancienne division Pianciani, marcha de facon à pouvoir au besoin, passant entre Salerne et Eboli, se jeter sur le montagnes de la Cava, etc…” che tradotto significa: “Fu a Lagonegro che apprendemmo cosa ne era stato del generale Turr da quando lo avevamo lasciato. Mentre lo inseguivamo via terra, aveva preso la via marittima più veloce per avvicinarsi a Napoli. Da Cosenza si recò a Paola, etc…”.
Nel 7 settembre 1860, a Lauria e, poi a Lagonegro, Maxime Du Champ ed il colonnello Pietro SPANGARO
Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 165, in proposito scriveva che: “Partita il 1º e 3 settembre da Livorno, la brigata di Castel Pucci giunse a Palermo il 3 ed il 5; persistendo Nicotera nelle dimissioni, passò per ordine superiore sotto il comando del colonnello Spangaro. E, strana combinazione ! quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a ….. Sapri ! il 9 era a Salerno, il 10 entrava in Napoli. Si distinse poi sul Volturno.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 260, in proposito scriveva che: “Ci fermammo a Sala…. – Dormiremo a Napoli, ci disse Spangaro, in marcia ! – Risalimmo nella nostra carrozza, che, l’ho detto ? non era altro che una giardiniera, con sedili scoperti.”. Dunque, Du Champ, a Sala Consilina, sulla strada consolare dovette rimettersi in carrozza e la truppa in marcia al comando del colonnello Pietro Spargaro. Sappiamo che una parte della brigata Spangaro arriverà l’8 settembre 1860 e ripartirà da Sapri per Napoli. La brigata Spangaro (una porzione di essa), il 7 settembre 1860, il giorno che Garibaldi entrò trionfante in Napoli, si trovava ancora a Lagonegro ed in partenza per Sala Consilina. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 251, in proposito scriveva che, mentre si trovavano a Lagonegro: “…., la sera, verso le otto, mentre stavamo etc…, ci arrivò un dispaccio: “7 settembre 1860. – Oggi, alle undici, Garibaldi è entrato a Napoli”.”. Du Champ, a p. 259, in proposito scriveva pure che: “La notizia dell’ingresso di Garibaldi a Napoli si diffuse rapidamente a Lagonegro, che ben presto fu tutta illuminata.”. Dunque, alle otto di sera ricevono a Lagonegro il dispaccio che annunziava l’arrivo di Garibaldi a Napoli. Dunque, il 7 settembre 1860, il Du Champ era con la sua brigata a Lagonegro, in attesa di rimettersi in marcia. Dopo Lagonegro, Du Champ descrive le soste a Sala e ad Auletta, dove si fermarono e dove giorni dopo la marcia proseguì. Un’altra domanda che ci facciamo è quella in cui ci chiediamo con quale brigata il Du Champ arrivò a Lagonegro ?. Du Champ, a p. 260, in proposito scriveva che: “Ci fermammo a Sala…. – Dormiremo a Napoli, ci disse Spangaro, in marcia ! – Risalimmo nella nostra carrozza, che, l’ho detto ? non era altro che una giardiniera, con sedili scoperti.”. Dunque, Du Champ, a Sala Consilina, sulla strada consolare dovette rimettersi in carrozza e la truppa in marcia al comando del colonnello Pietro Spargaro. Sappiamo che una parte della brigata Spangaro arriverà l’8 settembre 1860 e ripartirà da Sapri per Napoli. L’altra parte della brigata Spangaro è quella del Du Champ, che, invece marciò sulla strada consolare arrivando a Lauria e a Lagonegro il 7 settembre e solo il 9 settembre arriverà a Napoli via terra. Maxime Du Camp (….), nel suo “Expedition des Deux-Siciles”, a p. 220, in proposito scriveva che: “A Lauria, la roue de notre veiture se brisa completement. Il fallut attendre quatre heures. J’etais assis à lombre d’un quartier de rocher qui surpomble la ruote, et je considerais un vieux bourrelier qui raccomodait un bat de mulet. Etc…”. Poi, a p….., in proposito scriveva: “La premiere fois, c’etait dans le mois d’aout 1806. Les gens du pays tenaient pour le roi Nasone, qui etait en Sicile, et recevaient de l’argent, des munitions, tout ce quil fallait enfin, du cardina Ruffo, qui fut un saint homme. Etc…”. Sempre il Du Camp proseguendo il suo racconto, a pp. 225-226, in proposito scriveva che: “Nous rencontrons, à quelques lieues de Lauria, une magnifique cascade qui moutonne, en ressauts blanchissants, et qui n’est autre que la source du fleuve Trecchena, qu’on nomme aussi Noce. A un détour du chemin, Lagonegro debusque tout à coup, debout sur une colline, avec sa grande rue si large qu’elle ressemble à une place immense. Là comme à Cosenza, nous nous trouvons dans l’impossibilité d’avoir des betes de trait, et nous sommes forces de garder le postillon qui nous mene depuis Rotonda, pauvre garcon plein de bonne volonté, mais qui nous demontre que, sous peine de tomber fourbus, ses chevaux ne pauvent plus aller. Partout nous nous enquerons des nouvelles; on dit que Garibaldi est a Sala ou à Eboli et que les royaux sont à Salerne. La ville est plein de soldats venus directement de Cosenza ou amenes par mer jusqu’à Sapri.” che tradotto significa: “Incontriamo, a poche leghe da Lauria, una magnifica cascata che gorgoglia, a salti bianchi, e che non è altro che la sorgente del fiume Trecchena, detto anche Noce. A una curva della strada emerge all’improvviso Lagonegro, adagiata su una collina, con la sua via principale così ampia da sembrare un’immensa piazza. Lì, come a Cosenza, troviamo impossibile avere animali da tiro, e siamo costretti a trattenere il postiglione che ci conduce dalla Rotonda, un povero ragazzo pieno di buona volontà, ma che ci mostra che, pena l’esaurimento, il suo i cavalli non possono più andare. Ovunque ci informiamo sulle novità; si dice che Garibaldi sia a Sala o ad Eboli e che i reali siano a Salerno. Il paese è pieno di soldati provenienti direttamente da Cosenza o portati via mare a Sapri.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 246-247, in proposito scriveva che: “Dov’è Garibaldi ? – Eh! chi può saperlo? – L’esercito napoletano è a Salerno ? – Così si dice. – A Lauria, la ruota della nostra vettura si sfascia completamente. Dovemmo aspettare quattro ore.…”. Il Du Champ, a pp. 249-250, in proposito scriveva pure che: “Dopo Lauria, il paesaggio ritorna ad essere rigoglioso, ma di un rigoglio tutto settentrionale: domina la flora francese, le querce sono numerose così le alberelle; qua e là appaiono dei castagni e alla loro ombra delle eriche in fiore; abbondano i torrenti, che, zampillando dala cima della montagna, lasciano cadere verso la valle le loro belle acque limpide; ed esse saltellando sulle rocce levigate ci spruzzano sul volto perline di schiuma; sono sormontati da alcuni ponti, e che ponti! Di legno, sconnessi e vacillanti; io non so che provvidenza amica dei viaggiatori li tenga in equilibrio, perché, a vederli, si crederebbe che basti una pedata ad abbatterli. Tagliata ai fianchi del monte, la strada non gli gira intorno secondo una linea circolare, ma si spezza continuamente ad angolo acuto, come quei fulmini a zig zag dipinti dai pittori nei quadri di tempesta. Ad alcune leghe da Lauria incontriamo una magnifica cascata, che spumeggia in balzi biancheggianti e non è altro che la sorgente del fiume ‘Trecchena’, che chiamiamo anche il ‘Noce (1). Ad una svolta, sbuca d’improvviso il paese di Lagonegro, erto su una collina, con la via principale così larga da rassomigliare ad un’immensa piazza. Lì, come a Cosenza, non ci è possibile trovare bestie da tiro, e siamo costretti a tenere il postiglione che ci ha portati da Rotonda in poi; povero ragazzo, è pieno di buona volontà, ma ci dimostra che, se non si vuole correre il rischio di vederli cadere sfiniti, i cavalli non possono proseguire. Dappertutto chiediamo notizie; si dice che Garibaldi sia a Sala o ad Eboli e che i regi siano a Salerno. La città è piena di soldati, venuti direttamente da Cosenza o condotti per mare fino a Sapri. Si è sparsa la voce che l’esercito dovrebbe concentrarsi a Lagonegro, ma nessuno può confermarla, e gli stessi capi ci confessano di non aver cicevuto nessun ordine a questo riguardo; si vorrebbe sapere tutto quello che avviene, si vorrebbe marciare avanti; si sente istintivamente che la conclusione è vicina e tutti son presi dalla smania di parteciparvi. Etc…”. Nel proseguire il suo racconto, il Du Champ racconta dell’episodio di cui aveva appreso a Lagonegro, e a p. 251, scriveva ancora: “Due giorni prima del nostro arrivo, era accaduto a Lagonegro un fatto singolare. Tre ufficiali del nostro esercito, in camicia rossa, e provenienti da Sapri, erano entrati nella città. Vi trovarono tremila Napoletani, uno squadrone di cavalleria, etc…”.
Nel 7 o 8 (?) settembre 1860, a Sapri, alle ore 19,00 l’arrivo via mare da Palermo, una porzione della brigata SPANGARO (ex brigata “CASTEL PUCCI” formata da Giovanni NICOTERA), al comando del colonnello Spangaro. Da Sapri, il giorno 8 ripartì per Napoli ma dovette fermarsi a Salerno, dove proseguì per Napoli in treno a Nocera
Della brigata Spangaro (….) ha scritto Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 289-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; la terza giungeva a piedi da Spadafora, in provincia di Messina e solo l’otto settembre, a Lauria, seppe dell’arrivo di Garibaldi a Napoli. Da Sapri proseguì direttamente per Napoli. Il generale Gaetano Sacchi lascia memoria che a Lauria: etc…(45)…”. Dunque, Policicchio, sulla corta di non saprei quale autore scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. Etc…”, e aggiungeva che la brigata Spangaro: “….giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; etc…”. Ma vediamo meglio cosa accadde. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 165, in proposito scriveva che: “Partita il 1º e 3 settembre da Livorno, la brigata di Castel Pucci giunse a Palermo il 3 ed il 5; persistendo Nicotera nelle dimissioni, passò per ordine superiore sotto il comando del colonnello Spangaro. E, strana combinazione ! quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a ….. Sapri ! il 9 era a Salerno, il 10 entrava in Napoli. Si distinse poi sul Volturno.”. Dunque, il generale Pittaluga scriveva che la Brigata SPANGARO (la ex Castel Pucci), partita il 1° e 3 settembre da Livorno, arrivò a Palermo insieme a Giovanni Nicotera tra il 3 ed il 5 settembre 1860. Da Palermo, scrive il Pittaluga, la Brigata ai comandi di SPANGARO, avendo il Nicotera dato le sue dimissioni, riparte il giorno 7 settembre 1860 per mare diretta a Sapri. Forse era una porzione della Brigata che poi ripartirà da Sapri ed arriverà a Salerno il 9 settembre 1860. Dunque, questa porzione della Spangaro di cui parla Pittaluga non è quella che arrivò direttamente a Napoli, il giorno 9. Forse quella porzione della Spangaro prima del 9 fece tappa a Paola. Sappiamo che una parte della brigata Spangaro arriverà l’8 settembre 1860 e ripartirà da Sapri per Napoli, dove arriverà il giorno 9 settembre 1860. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “Il 7 una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri dove arrivava alle 7. pom. e trovava ordine di continuare per Napoli, se non chè per mancanza carbone doveva a dì 8 sbarcare a Salerno. Ivi si fermava qualche ora, e poi partiva per Nocera, da dove con la ferrovia arrivava a Napoli alle ore 9. Il giorno 8 il resto della stessa brigata partiva da Palermo direttamente per Napoli, e vi arrivava la mattina del 9; e riunita sul Largo S. Francesco di Paola, veniva passata in rivista dal Generale Dittatore, quindi si aqquartierava.”. Dunque, la brigata Spangaro si trattenne a Palermo fino al 7 settembre 1860, e solo il 7, dal porto di Palermo ne ripartì per giungere a Sapri il 7 alle 19 di pomeriggio e l’8 settembre. Il 7 settembre 1860 partì da Palermo solo una porzione della Spangaro che da Sapri, arrivò a Salerno via mare l’8 settembre 1860, come vedremo innanzi. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 170-171, parlando delle “marce e traversate di mare”, nella nota (1) descrive quelle della Brigata Spangaro ed in proposito scriveva che: “La Brigata Spangaro s’imbarcava il giorno 30 agosto in Livorno per Palermo…..Lo stesso giorno 3 (3 settembre 1860)…Nel medesimo giorno 3 (3 settembre 1860) la Brigata Spangaro sbarcava a Palermo……In questo stesso giorno (si riferisce al 5 settembre 1860), ….sbarcava a Palermo una frazione della Brigata Spangaro, la quale veniva passata in rivista dal comandante di Piazza…Il 7 una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri dove arrivava alle 7 pom., e trovava ordine di continuare per Napoli, se nonchè per mancanza di carbone doveva a di 8 sbarcare a Salerno. Ivi si fermava qualche ora, e poi ripartiva per Nocera, da dove con la ferrovia arrivava a Napoli la mattina del 9. Il giorno 8 il resto della stessa Brigata partiva da Palermo direttamente per Napoli, e vi arrivava la mattina del 9, che riunita a Largo S. Francesco di Paola, veniva passata in rivista dal Generale Dittatore, quindi si acquartierava.”. Dunque, riepilogando la marcia della Brigata Spangaro secondo ciò che scriveva il Pecorini-Manzoni, la “Brigata Spangaro”, si imbarcava a Livorno il giorno 30 agosto 1860 ed il 3 settembre 1860 sbarcava a Palermo. Il 5 settembre 1860, dopo due giorni, sbarcava a Palermo una porzione della Brigata Spangaro che veniva passata in rivista dal Comandante di Piazza. Giorno 7 settembre 1860, una porzione della Brigata Spangaro riparte da Palermo, viaggia per mare e sbarca a Sapri il giorno 7 settembre 1860 alle ore 19,00. Riparte da Sapri, diretta a Napoli, ma giorno 8 dovette sbarcare a Salerno. Arriverà a Napoli il giorno 9 settembre 1860. Il giorno 8 settembre 1860, un’altra porzione della Brigata Spangaro si imbarca per Napoli dove arrivava il giorno 9 settembre 1860. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Infatti, in Appendice, Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nell’“Allegato II”, pubblica la “Riassunto delle tabelle di marcia” e, a pp. 514-515, in proposito scriveva che: “BRIGATA SPANGARO, …..7 Settembre partenza da Palermo (?); 8 settembre arrivo a Sapri; 9 settembre arrivo a Salerno; etc…“. Maraldi scriveva che “La brigata da Palermo andò a Sapri per mare, poi a Salerno e il 10 settembre entrava in Napoli e partecipava alla battaglia del Volturno ove si distinse.”. Carlo Pecorini Manzoni (….), a p. 514, nell’Allegato II, Tabella di Marcia – Riassunto, in proposito scriveva che: “BRIGATA SPANGARO: 1° settembre partenza; 2 settembre sul mare; 3 settembre Palermo; 8 settembre Sapri; 9 settembre Salerno; 10 settembre Napoli etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 165, in proposito scriveva che: “Partita il I° e 3 settembre da Livorno, la brigata di Castel Pucci giunse a Palermo il 3 ed il 5; persistendo Nicotera nelle dimissioni, passò per ordini superiori sotto il comando del colonnello Spangaro. E, strana combinazione ! quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a …..Sapri ! Il 9 era a Salerno, il 10 era in Napoli. Si distinse poi sul Volturno.”. Dunque, il generale Pittaluga conferma la notizia dataci dal Policicchio ma egli scrive che: “…quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a…..Sapri! Il 9 era a Salerno.”. Dunque, questa porzione della Spangaro di cui parla Pittaluga non è quella che arrivò direttamente a Napoli, il giorno 9. Forse quella porzione della Spangaro prima del 9 fece tappa a Paola. Sappiamo che una parte della brigata Spangaro arriverà l’8 settembre 1860 e ripartirà da Sapri per Napoli, dove arriverà il giorno 9 settembre 1860. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. (2)”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 103-104, in proposito scriveva che: “Dal 1° al 3 agosto tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia. Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro. La brigata da Palermo andò a Sapri per mare, poi a Salerno e il 10 settembre entrava in Napoli e partecipava alla battaglia del Volturno ove si distinse.”. In questo passaggio devo segnalare un errore di trascrizione perchè non si tratta del colonnello “Sprangaro” ma del colonnello “Spangaro”. Inoltre, credo che siano errate anche anche le due date perchè non si tratta di Agosto ma del 1 e 3 settembre 1860. Infatti credo che Giuseppe Maraldi avrebbe dovuto scrivere “Dal 1° al 3 settembre tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia.”. Maraldi scriveva pure che arrivati in Sicilia, a Palermo, i volontari della ex Castel Pucci, Giovanni “Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro”. Della brigata Spangaro (….) ha scritto Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 289-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; la terza giungeva a piedi da Spadafora, in provincia di Messina e solo l’otto settembre, a Lauria, seppe dell’arrivo di Garibaldi a Napoli. Da Sapri proseguì direttamente per Napoli. Il generale Gaetano Sacchi lascia memoria che a Lauria: etc…(45)…”. Dunque, Policicchio, sulla corta di non saprei quale autore scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. Etc…”, e aggiungeva che la brigata Spangaro: “….giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; etc…”. Dunque, Policicchio scriveva che la brigata Spangaro arrvava a Sapri proveniente da Palermo e da Sapri partì per Salerno il giorno 6 settembre 1860. Dunque, per partire il 6 da Sapri, dal suo porto, è probabile che il 5 settembre la brigata di Pietro Spangaro (la ex di Castel Pucci e del Nicotera, arrivati dal 1° al 3 settembre a Palermo, dove il Nicotera si era dimesso). Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, descrive la sosta a Lauria e poi a Lagonegro dandoci notizie molto interessanti. Fu a Lagonegro di sicuro il 7 settembre 1860. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 262, in proposito scriveva che: “Alle otto del mattino, domenica 9 settembre, entravamo a Napoli, quattordici giorni dopo il nostro sbarco in Calabria.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 266, in proposito scriveva che: “Noi (1) facemmo del nostro meglio per sfuggire ovazioni che ci fermavano ad ogni passo, ed io, stanco di essere abbracciato, tirato etc…”. Du Champ, a p. 266, nella nota (1) postillava: “(1) * Noi….cioè il gruppetto composto dal colonnello Spangaro, da Sander Teleky e dal Du Champ.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea Garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 159-160, in proposito scriveva: “Ma Salerno attendeva nuovi garibaldini. Pertanto, il giorno dopo, verso le ore 22,30, si videro comparire due battelli a vapore, che portavano la banda di Giovanni Nicotera composta quasi tutta di toscani (41) e di qualche milanese. Era questa una parte della nuova spedizione di ottomila volontari comandata da Luigi Pianciani, che, per desiderio del Bersani e dei mazziniani, avrebbe dovuto invadere gli Stati pontifici. Anch’essa, dopo essere stata complimentata dagli uomini più in vista, girò per la città cantando e gridando.”. Vi sono qui alcuni errori. Bersani è Bertani ed inoltre i volontari di Nicotera furono organizzati con i fondi raccolti dal Bertani ma furono opera del Nicotera stesso a Castel pucci in Toscana. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 43, in proposito scriveva che: “Il 14 ottobre finalmente le brigate della divisione Eber, Spangaro (anteriormente Nicotera) e Milano, furono sollevate dagli avanposti e chiamate a Caserta.”. Dunque, Rustow scriveva che la brigata Spangaro “anteriormente” era detta brigata Nicotera.
Dal 3 al 7 settembre 1860, da Soveria a Paola, la XVII DIVISIONE MEDICI e la sua marcia fino a Paola dove si imbarcò il 15 settembre per Napoli
Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 57 e ssg., in proposito scriveva che: “Così si faceva la guerra in Calabria nell’agosto del 1860: nella tregua gli ufficiali ritornavano, quali erano, sognatori ed artisti e giravano per i dintorni a visitare le cave di marmo di Catanzaro od a studiare i villaggi greci perduti fra i monti. Il 3 settembre fu ripresa la marcia: la divisione Medici si fermò a Soveria, tutta ingombra di cavalli e di muli, d’abiti e di fucili — reliquie della resa recente del generale Ghio. La sera del 4 settembre lo stato maggiore della divisione precedette la truppa verso Rogliano. Ecco come il Castellini narra, con semplice poesia, la marcia notturna: “Bellissima strada, di notte, con la luna, solo lo stato maggiore con Medici, canterellando: le annose e fronzute piante guardanti la strada, mentre penetra pallida la mesta luce. È un incanto ! Walter Scott solo può descrivere simili impressioni. Giunti a sei miglia da Rogliano si staccano alcuni ufficiali e le Guide, fra cui vi ha un artista russo, studente a Roma. Avanziamo, con Medici, in cinque ufficiali e facciamo la stupenda discesa ad un ponte di una costruzione impeccabile. Facciamo alt. Medici prende il mio tabarro, si sdraia sul lastrico del ponte e dorme. Noi facciamo lo stesso. Dopo mezz’ora riprendiamo la via, rimontando di quanto abbiamo disceso e giungiamo al paese, dove un eccellente alloggio e ristoro ci conforta„.” Da Rogliano il 5 settembre il Castellini a cavallo partì per Cosenza — mandato in missione al Quartier generale. Giunto colà nel dì stesso, si recò il giorno dipoi nel vallon di Rovito a rendere memore tributo d’onore ai fratelli Bandiera (1), fucilati il 25 luglio 1844: pietoso ricordo degli italiani ormai liberi per i loro precursori !.”. Castellini, a p. 59, nella nota (1) postillava: “(1) Il mattino dipoi (era il 7 settembre 1860) “ardendo il sole su Cosenza, un impetuoso soldato, venuto anch’egli dal “mare, irruppe nella silenziosa e fredda cattedrale di Cosenza, che dietro lui fu tutta sonante d’armi e vivida di camicie rosse: Nino Bixio cercò ansioso il feretro nascosto, lo rialzarono i suoi dalla fossa ospitale, lo riposero in onore tra il murmure pietoso. Poi, prima di riprendere la marcia verso la vittoria di Maddaloni e l’unità d’Italia, egli adunò nel triste Vallone le sue schiere fiammanti: e v’ondeggiarono vessilli tricolori che conoscevano Calatafimi e Palermo… „. Così Riccardo Pierantoni in un libro che io vorrei fosse letto a tutti i giovani d’Italia: nella “ Storia dei fratelli Bandiera „, vero poema di sacrificio e di gloria. Questo libro, ben degno di essere posto accanto a quello di A. Luzio su “I martiri di Belfiore „, in una ideale raccolta che celebri l’eroismo di tutti i precursori (i Bandiera preludono al ’48, i martiri di Belfiore al ’59), rappresenta per me la forma ideale che dovrebbe assumere ogni rievocazione storica del Risorgimento, e per questo — benché tenue legame lo unisca al mio argomento — io sento il dovere d’additarlo qui alla comune ammirazione.”. Clement Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 167, in proposito a Rogliano scriveva che: “Rogliano, dove arrivammo il giorno successivo, aveva un aspetto decisamente militare; vi erano state organizzate due compagnie, che trovammo impegnate in esercitazioni, una di studenti, l’altra di monaci. Le loro uniformi erano tutte di velluto nero, camicette e pantaloni; gli studenti indossavano il cappello garibaldino, i monaci un berretto di velluto con pennacchio; sul berretto era ricamata una croce bianca, in lana per i soldati, in argento per gli ufficiali. Questa uniforme non era certo la meno originale in un esercito dove ce n’erano tante di originali e pittoresche. L’artiglieria arrivò a Rogliano poco dopo di noi, ma, ahimè! in che stato! I muli avrebbero potuto essere esposti con successo in un museo di osteologia; quanto ai cavalli, si può avere un’idea dallo stato dei muli; erano cavalli fantasma. Più di una volta gli artiglieri erano stati costretti ad aggiogarsi ai cannoni per uscire da situazioni difficili.”. A questo punto, Caraguel, mentre stava partendo con la sua Compagnia da Rogliano scriveva che: “L’intera divisione Medici arrivò a Rogliano proprio mentre stavamo partendo.”. Dunque, da ciò che scrive in questo passaggio il Caraguel si evince che egli stava partendo mentre, “l’intera Divisione Medici arrivò a Rogliano”.
Dal 7 settembre 1860, da S. Fili a Paola, la marcia della XVII DIVISIONE MEDICI
Gualtiero Castellini racconda che da S. Fili, marcerà per arrivare con la sua Brigata a Paola, dove arriverà l’8 settembre 1860. Gualtiero Castellini racconta dal diario dello zio NICOSTRATO CASTELLINI che era aggregato alle truppe della DIVISIONE MEDICI, la quale, da S. Fili si recò a Paola per imbarcarsi per Napoli. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a pp. 59-60 continuando il suo racconto, dopo essere stati a Cosenza ed aver commemorato le tombe dei Fratelli Bandiera, aggiungeva che: “Poi tutta la divisione avanzò su la strada di Paola per essere pronta all’imbarco imminente: a metà strada — nel villaggio di San Fili — la truppa si arrestò, e dovette, dormire all’aria aperta. Le difficoltà di rifornimento e di marcia per tutti i reparti garibaldini erano diventate enormi. Nascevano incidenti ad ogni istante. E in questi giorni appunto, di nervosismo generale, avvenne a Cosenza un violento dissidio tra il capitano Castellini ed un maggiore siciliano. Il Castellini sfidò tosto l’avversario, ma la vertenza— come tante altre sorte nella campagna — non ebbe sèguito. Gli ufficiali superiori cercavano con ogni mezzo di impedire duelli. Ciò non toglie che in questi giorni appunto il generale Bixio desse occasione •— in Paola — ad uno scandalo grave, del quale il Castellini ci dirà fra breve (1).”. Castellini, a p. 60, nella nota (1) postillava: “(1) (1) Credo al lettore non possa riuscire sgradita questa diffusa esposizione degli itinerari garibaldini in Calabria, che manca negli altri volumi pubblicati intorno alla campagna del ’60.”. Castellini, a p. 60, in proposito scriveva: “Imbarco delle truppe a Paola. La prepotenza di N. Bixio e le incertezze di G. Sirtori. “San Fili – 7 settembre — Alle quattro il generale Medici ordina a me ed a Lombardi (2) di partire per Paola e far caricare gli effetti di vestiario. Vi andiamo in carrozza e ritorniamo in giornata, perchè è venuto contrordine di partenza dovendosi andare per via di terra. Ritorno a San Fili, paese che si prestò assai male ad approvvigionare la truppa per causa del signor sindaco…, in casa del quale fummo ad alloggiare„. “Paola • 8 settembre — Si riceve la notizia che Garibaldi entrò ieri in Napoli alle ore dodici meridiane (3), e quindi grande allegria festeggiata con tazze d’acqua gelata offerta dal sindaco ! (“Partiamo per Paola: giunti, prendiamo alloggio in casa Maraviglia: etc….”. Castellini, a p. 61, nella nota (2) postillava: “(2) (2) Fraterna amicizia legò sempre N. Castellini ad Agostino Lombardi. Bresciano anche il Lombardi, combattèpel Trentino nel ’48; fu poi a Novara ed a Roma (1849). Fece le campagne di Crimea e di Lombardia, e infine — nel ’60 — partì col Medici. Capitano a Milazzo, si diportò da valoroso; nominato maggiore, rimase col Medici fino al Volturno. Fu a Sarnico e ad Aspromonte. E nel ’66, maggiore come il Castellini, morì a Cimego dodici giorni dopo che il suo compagno d’armi era stato ucciso.”. Castellini, a p. 60, nella nota (3) postillava: “(3) L’Eroe era entrato infatti a Napoli in carrozza, con soli cinque compagni, il 7 settembre.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille””, a p. 199, in proposito scriveva: “Nella rapida avanzata dei vari corpi garibaldini sulla capitale del Regno borbonico, il Sirtori, …..pur non potendo evitare qualche doloroso incidente – valga per tutti quello fra il Bixio ed il Medici a Paola – seppe portare a termine felicemente, etc….”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 441-443, in proposito scriveva che: “….Alle 6 pom. del giorno stesso, infatti, si metteva in marcia per Rogliano coi suoi 4 mila uomini – è il Bixio stesso che indica tale cifra – e ne dava comunicazione al Sirtori in Lagonegro. Il quale Sirtori aveva già disposto che a Paola andasse il Medici e questi era già sul posto, sicché prevedeva che i mezzi di trasporto anche per il Bixio non ci sarebbero stati. Forse a scanso di responsabilità dice ben chiaro nella sua lettera a Garibaldi che il Bixio marciava non per suo ordine ma “per ordine direttamente ricevuto da costà”. Il fatto è che, il 9 settembre, non appena giunse a Paola, precedendo di poche ore i suoi, il Bixio si affrettò a telegrafare al Sirtori che: “….in seguito all’ordine di Cosenz la mia Divisione sta per arrivare qui, Medici pure è a Paola. Tempo brutto: non so se potremo imbarcarci. Qui ci troveremo 4500 uomini della mia Divisione, più Medici con la sua e con parte di quella di Cosenz, ciò che è molto.”. Veramente due giorni prima aveva detto che i suoi eran 4000 soltanto; in ogni modo, i suoi con quelli di Medici e con la Brigata della Divisione Cosenz erano per Paola non soltanto molti, ma troppi.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 239, in proposito scriveva che: “L’arrivo delle rimanenti forze garibaldine fu accellerato dai nuovi mezzi di trasporto che il recente acquisto del porto di Napoli offriva. Dalla retroguardia, parte continuò la sua marcia, ma parte fu portata per mare salpando da Paola o da Sapri. L’ultima divisione con il Medici raggiunse Napoli il 15 settembre e i giorni successivi. A Paola in un litigio sorto a proposito del diritto di precedenza nel montare a bordo, Nino Bixio aveva rotto la testa a più d’un compagno con il calcio di un fucile, il che non gli aveva impedito poi di pentirsi come sempre della sua furia selvaggia e di stringere amicizia con le vittime che aveva quasi mandate all’altro mondo (2).“. Dobelli, a p. 239, nella nota (2) postillava: “(2) Turr, Div., 178-180, 514-515, e carta; Castellini, 61-64; Bandi, 279-282; Adamoli, 153-155.”.
A PAOLA CONCENTRAMENTO DI TRUPPE GARIBALDINE
Nel 8 settembre 1860, a PAOLA, l’arrivo della DIVISIONE MEDICI (XVII Divisione) sul “Governolo”, in attesa di potersi imbarcare per Napoli
Gualtiero Castellini racconda che da S. Fili, marcerà per arrivare con la sua Brigata a Paola, dove arriverà l’8 settembre 1860. Gualtiero Castellini racconta dal diario dello zio NICOSTRATO CASTELLINI che era aggregato alle truppe della DIVISIONE MEDICI, la quale, da S. Fili si recò a Paola per imbarcarsi per Napoli. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a pp. 59-60 continuando il suo racconto, dopo essere stati a Cosenza ed aver commemorato le tombe dei Fratelli Bandiera, aggiungeva che: “Poi tutta la divisione avanzò su la strada di Paola per essere pronta all’imbarco imminente: a metà strada — nel villaggio di San Fili — la truppa si arrestò, e dovette, dormire all’aria aperta. Le difficoltà di rifornimento e di marcia per tutti i reparti garibaldini erano diventate enormi. Nascevano incidenti ad ogni istante. E in questi giorni appunto, di nervosismo generale, avvenne a Cosenza un violento dissidio tra il capitano Castellini ed un maggiore siciliano. Il Castellini sfidò tosto l’avversario, ma la vertenza— come tante altre sorte nella campagna — non ebbe sèguito. Gli ufficiali superiori cercavano con ogni mezzo di impedire duelli. Ciò non toglie che in questi giorni appunto il generale Bixio desse occasione •— in Paola — ad uno scandalo grave, del quale il Castellini ci dirà fra breve (1).”. Castellini, a p. 60, nella nota (1) postillava: “(1) (1) Credo al lettore non possa riuscire sgradita questa diffusa esposizione degli itinerari garibaldini in Calabria, che manca negli altri volumi pubblicati intorno alla campagna del ’60.”. Castellini, a p. 60, in proposito scriveva: “Imbarco delle truppe a Paola. La prepotenza di N. Bixio e le incertezze di G. Sirtori. “San Fili – 7 settembre — Alle quattro il generale Medici ordina a me ed a Lombardi (2) di partire per Paola e far caricare gli effetti di vestiario. Vi andiamo in carrozza e ritorniamo in giornata, perchè è venuto contrordine di partenza dovendosi andare per via di terra. Ritorno a San Fili, paese che si prestò assai male ad approvvigionare la truppa per causa del signor sindaco…, in casa del quale fummo ad alloggiare„. “Paola • 8 settembre — Si riceve la notizia che Garibaldi entrò ieri in Napoli alle ore dodici meridiane (3), e quindi grande allegria festeggiata con tazze d’acqua gelata offerta dal sindaco ! (“ Partiamo per Paola: giunti, prendiamo alloggio in casa Maraviglia: la famiglia è rispettabilissima ed il capo di casa fu cinque anni a Precida, prigioniero. All’entrare in Paola, sulla strada, ci colse vento così forte e polvere così densa che fermammo le carrozze. Durò poco, ma ci colse sulla sera una fitta pioggia e vento e tale oscurità che la nostra truppa in marcia ne soffrì non poco. “Io mi recai ad alloggiare a San Francesco di Paola, convento poco lungi dal paese. Lo visitai e lo trovai ricco di bellissimi atrii; evvi una buona biblioteca. Dopo, cenai assieme a due signori del paese che mi furono di guida: i condimenti erano all’olio, perchè l’istituzione proibisce latticini e carni.”. Castellini, a p. 61, in proposito aggiungeva: “ 9 settembre— Si distribuisce il vestiario: al battaglione Menotti (1) diedero cappelli alla calabrese. Etc…”. Castellini, a p. 61, nella nota (1) postillava: “(1) Il battaglione di Menotti Garibaldi apparteneva alla neo formata 18a divisione Bixio.”. Castellini, a pp. 62-63-64, aggiungeva che: “…“A bordo del Governólo abbiamo notizie di Napoli e di Garibaldi. Noi stiamo alquanto arrabbiati vedendoci gli ultimi, ma speriamo fra due giorni di imbarcarci — e forse in parte oggi. “… Si vede un altro vapore: vedremo se sarà per noi ! Sembra che a Napoli vi sarà breve fermata di due mesi e subito dopo si farà la campagna del Veneto, ma su queste notizie nulla so di positivo. Medici è disgustato perchè fu stornato il nostro imbarco oggi, per causa di Sirtori probabilmente, che noi chiamiamo ironicamente il cardinale, ed i cui ordini non si comprendono „. * 12, 13 settembre — Fermata a Paola. “Il dire quanta ansietà abbiamo per attendere i vapori è cosa incredibile. Ad ogni momento vado sul balcone di casa Maraviglia ad osservare il mare in tutte le direzioni delle coste ma specialmente della costa di Sapri e Salerno, nella speranza che spunti, che giunga qualche vapore e che ci tolga dall’esiglio. “Il 12 giunge un vapore, e subito evviva, grida di gioia, ma poi lo si vede costantemente avanzare da solo, e questo ci recava tristezza pensando che non soddisferebbe al bisogno. 10 ricevo ordine di recarmi a bordo per rilevare le istruzioni del comandante e per sentire se giungano altri vapori. 11 vapore arrivato è L’Indipendente, della nostra marina, che ha ordine di portare 600 uomini e nulla sa se giungano altri vapori. “Medici ordina si fermi il vapore sino a che ne giungano altri e nel frattempo si fanno caricare tutti gli equipaggi, sino a che, il 13, vedendo che non giungono vapori, il comandante domanda di partire e però, concesso questo, parte, facendosi sera, con a bordo i dispersi, un picchetto per ogni reggimento e il capitano Moscarello per la scorta “ 14 settembre — Il giorno 14 all’alba siamo coi nostri cannocchiali alle finestre, ma nulla si vede, tranne qualche legno a vela, e già si mormora contro il cardinale e contro tutti quelli che ci condannano all’esiglio. “E quello che fa il massimo torto al cardinale si è che ci spiccò forse cinque telegrammi, che altrettanti in sette giorni d’esiglio ne spedimmo a lui ed al ministro della marina, senza che ancora mostrino di conoscere l’esistenza nostra in Paola. “E questo dev’essere il capo di stato maggiore? Che a Tiriolo ci ordina di fermarci e poco dopo telegrafa a tutti i corpi domandando notizie della nostra Divisione? (1). “ Ma ritorniamo alla parte storica. Verso le undici del mattino, mentre già si aveva rinunciato a speranza, vediamo due colonne di fumo spuntare dietro la punta di Sapri e poco dopo spuntare due vapori. Come giungono, al solito io mi reco abbasso per ricevere gli ordini e si sa che il Mongibéllo porterà 700 uomini, e 400 l’Archimede, che i comandanti ebbero ordine di recarsi a Sapri per levar gente, e — se non ve ne fosse — di recarsi a Paola allo stesso effetto. Ci ragguagliano che l’Amalfi, che potrebbe portare 1200 uomini, e la Maria Teresa capace di altri 400, sono a Sapri e che ne ritorneranno vuoti a Napoli per mancanza d’istruzioni di recarsi a Paola, a Sapri assicurandosi che a Paola non vi è truppa. “ Si ordina che s’imbarchi Eberhardt. Io domando d’andare e infatti, ricevuto l’ordine di recarmi a tutelare l’imbarco, reco con me l’equipaggio (1). Viaggiamo felicemente con nove nodi all’ora, ed essendo 144 miglia, faremo la via in sedici ore giungendo a Napoli intorno a mezzodì”.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri. Etc…”. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che la Divisione Medici era a Paola in attesa di imbarcarsi per Napoli. Ma poi, come vedremo in seguito essa non riuscirà ad imbarcarsi per Napoli per un litigio e la prepotenza di Nino Bixio. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che metà della Brigata Milbitz (….) era a Sapri, in attesa di imbarco per Napoli, e gli comunicava pure che l’altra metà della Milbitz si trovava ancora a Paola, ed in particolare a Paola era rimasta, insieme alla Divisione Medici che avrebbe dovuto partire ma come vedremo non ha potuto a causa del Bixio. Lo conferma il maggiore Marini, comandante di Piazza a Paola che comunicò a Sirtori lo stato dell’arte a Paola. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 442, in proposito scriveva che, da Paola: “Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che il generale Sirtori, rispondendo a Garibaldi, nel dispaccio del 9 settembre 1860 gli comunicava che: “Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola. La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Etc…”. Dunque, il generale Sirtori, in un dispaccio del 9 settembre 1860 comunicava a Garibaldi che la Divisione Medici era a Paola in attesa di potersi imbarcare per Napoli ma stava giungendo anche la brigata di Nino Bixio che era anch’essa diretta a Paola per imbarcarsi per Napoli. Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Dunque, il generale Nino Bixio era il comandante luogotenente della XVIII Divisione. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille””, a p. 199, in proposito scriveva: “Nella rapida avanzata dei vari corpi garibaldini sulla capitale del Regno borbonico, il Sirtori, …..pur non potendo evitare qualche doloroso incidente – valga per tutti quello fra il Bixio ed il Medici a Paola – seppe portare a termine felicemente, etc….”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 441-443, in proposito scriveva che: “….Alle 6 pom. del giorno stesso, infatti, si metteva in marcia per Rogliano coi suoi 4 mila uomini – è il Bixio stesso che indica tale cifra – e ne dava comunicazione al Sirtori in Lagonegro. Il quale Sirtori aveva già disposto che a Paola andasse il Medici e questi era già sul posto, sicché prevedeva che i mezzi di trasporto anche per il Bixio non ci sarebbero stati. Forse a scanso di responsabilità dice ben chiaro nella sua lettera a Garibaldi che il Bixio marciava non per suo ordine ma “per ordine direttamente ricevuto da costà”. Il fatto è che, il 9 settembre, non appena giunse a Paola, precedendo di poche ore i suoi, il Bixio si affrettò a telegrafare al Sirtori che: “….in seguito all’ordine di Cosenz la mia Divisione sta per arrivare qui, Medici pure è a Paola. Tempo brutto: non so se potremo imbarcarci. Qui ci troveremo 4500 uomini della mia Divisione, più Medici con la sua e con parte di quella di Cosenz, ciò che è molto.”. Veramente due giorni prima aveva detto che i suoi eran 4000 soltanto; in ogni modo, i suoi con quelli di Medici e con la Brigata della Divisione Cosenz erano per Paola non soltanto molti, ma troppi. Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. Per quel che si è visto possiamo attribuire la prima colpa di tale situazione al Cosenz e, poiché questi aveva ordinato al Bixio d’andare a Paola in nome di Garibaldi, al Dittatore stesso, il quale pare che non avrebbe dovuto dare ordini diretti senza prima intendersi col suo Capo di Stato maggiore, a cui solo spettava di dirigere l’avanzata delle truppe. La sera arrivarono i vapori e il Marini s’affrettò ad imbarcare quanta gente poté, avvetendo ad imbarco finito il Sirtori: “Paola, 11 settembre, ore 2,30 pom. Arrivati ieri sera in rada 6 vapori. Ho imbarcati i Battaglioni di Cosenz e la Divisione Bixio. Resta la Divisione Medici. Viveri a sufficienza.”. Ma da questo telegramma non appare nulla di quanto era successo. Il Bixio aveva voluto imbarcarsi prima del Medici, dicendo ch’egli era venuto assai prima di lui in Sicilia. Invano gli si era osservato che già da qualche giorno il Medici attendeva in Paola di potersi imbarcare; egli non aveva intender ragioni ed il Medici, pro bono pacis, aveva ceduto. Etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 443, in proposito scriveva che: “Il Bandi conferma il racconto e dà altri particolari.”. Infatti, Giuseppe Bandi (…), nel suo “I Mille”, (con prefazione di Stefano Canzio), ed. Vie Nuove, 19…., a p. 197, in proposito scriveva che: “Ferdinando Eber (1825-1885) ….Garibaldi lo promosse colonnello brigatiere della divisione Turr.”. Bandi racconta dell’arrivo di Bixio e Medici e delle loro Brigate insieme a Eber a Paola. Giuseppe Bandi (…), nel suo “I Mille”, (con prefazione di Stefano Canzio), ed. Vie Nuove, 19…., a pp. 192-195, in proposito scriveva che: “XI. Stando in Cosenza, avevo udito l’annunzio del miracoloso ingresso del dittatore in Napoli, e a me tardava raggiungerlo, per ripigliare presso di lui il posto che avevo lasciato per accompagnarmi col colonnello Malenchini. Troppo tempo però ci voleva per giungere a Napoli per via di terra; sicchè domandai a Bixio qual fosse il porto più vicino nel quale avrei trovato modo di imarcarmi. Bixio mi disse che andassi con lui a Paola, e che colà mi imbarcherei prontamente con la sua divisione perchè nel dì venturo, tre legni a vapore dovevano giungere in porto, per toglierla a bordo e trasportarla a Napoli. Mi posi, dunque, in cammino, insieme alla sua gente, etc…Cavalcavo accanto a Menotti, etc….Giungemmo al villaggio di Santa Fele, che siede sopra un breve altipiano……Etc…M’accorsi allora che Bixio aveva in animo di giungere colla sua divisione a Paola innanzi che vi giungessero le truppe che, durante la notte, avevano marciato dinanzi a noi. Curioso di vedere come sarebbe finita quella gara, spronai il cavallo e raggiunsi certi battaglioni di Cosenz, che andavano marciando alla distanza di un miglio o poco più, comandati dal colonnello Fardella (38). Trottai ancora qualche tempo e mi trovai ancora in mezzo ad un reggimento di Medici. Giunto che fui in Paola, vidi nella rada il ‘Governolo’, corvetta della marina sarda, e tre grossi piroscafi da trasporto, e vidi che i soldati di Medici avevano già trasportato sulla spiaggia i bagagli, e si disponevano a cominciarne l’imbarco. Sulla spiaggia erano due ufficiali dello stato maggiore generale, lasciati quivi dal Sirtori per vegliare l’imbarco delle truppe, con ordine espresso che la divisione Medici s’imbarcasse per la prima; e c’era il capitano Andrea Fossi, che i miei lettori già conoscono, e che fu il timoniere del ‘Piemonte’, nella traversata da Genova a Marsala. A una cert’ora, Bixio che colle sue genti era passato di corsa in mezzo ai battaglioni di Cosenz e a una parte della divisione Medici, giunse in Paola; e recatosi sulla spiaggia, e veduto che Medici etc…”. Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 239, in proposito scriveva che: “L’arrivo delle rimanenti forze garibaldine fu accellerato dai nuovi mezzi di trasporto che il recente acquisto del porto di Napoli offriva. Dalla retroguardia, parte continuò la sua marcia, ma parte fu portata per mare salpando da Paola o da Sapri. L’ultima divisione con il Medici raggiunse Napoli il 15 settembre e i giorni successivi. A Paola in un litigio sorto a proposito del diritto di precedenza nel montare a bordo, Nino Bixio aveva rotto la testa a più d’un compagno con il calcio di un fucile, il che non gli aveva impedito poi di pentirsi come sempre della sua furia selvaggia e di stringere amicizia con le vittime che aveva quasi mandate all’altro mondo (2).“. Dobelli, a p. 239, nella nota (2) postillava: “(2) Turr, Div., 178-180, 514-515, e carta; Castellini, 61-64; Bandi, 279-282; Adamoli, 153-155.”. Cosmo Schiavo (….), nel suo “Gaetano Rocco: un romantico indomito alfiere”, in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), in Appendice, a p. 321, in proposito scriveva che: “Sono qui a riassumere le venti pagine del diario inedito di Gaetano Rocco, intitolato “I miei ricordi”, che consta di 120 pagine tipo protocollo rilegate in formato 29×20 cm. Tratta degli avvenimenti dal 13 aprile 1854 al 9 dicembre 1862. Una fittissima trascrizione dattilografica di 27 pagine e 6 righi etc…del nipote Eugenio Rocco, ufficiale del 28° Reggimento fanteria Divisione Pavia, etc…Gaetano Rocco, nasce a Campagna, il 22 settembre 1835 ….”. Cosmo, a p. 345, trascrivendo sempre il Diario di Rocco arrivava a parlarci dell’arrivo e della partenza di Rocco da Paola. Ricordo che di Gaetano Rocco ha scritto anche Gennaro De Crescenzo (….), nel suo……………Gaetano Rocco faceva parte della Brigata Heberhardt, che a sua volta faceva parte della Divisione Medici che, dalla Sicilia arrivò a Paola l’8 settembre 1860, il giorno dopo l’arrivo di Garibaldi a Napoli. Cosmo, a p. 346, in proposito scriveva: “Giunti in cima il temporale cessò e con più celerità discese in Paola per una strada tagliata a guisa si può dire di lumaca. Era mezzanotte quando si mise piede in quel grazioso paese, e ciascuno di quei abitanti saporitamente se la dormiva; intanto noi altri bagnati fin dentro le midolla etc…Il dì seguente fui alloggiato in casa del sig. Domenico Gentile padre di tre giovani figli di sentimenti caldissimi di libertà. Da questa famiglia per sei giorni consecutivi ebbi trattamenti cordialissimi e sinceri non senza lagrime ed abbracciamenti da essi mi concedai da essi il 14 settembre alle 2 p.m. quando con la intiera Brigata m’imbarcai sul vapore il Mongibello alla volta di Napoli. Il giorno 15 settembre 1860 fu un giorno memorabile per me e che io non potrò dimenticarmi giammai. Il Comandante della Brigata Sig. Heberhardh etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Dunque, il nipote di Nicostrato Castellini, dal suo Diario, conferma che solo il 15 settembre partì da Paola e da Sapri, sul “Mongibello” una parte della Divisione Medici. Partì Eberardt.
Nel 7 settembre 1860, a Sapri, (8 settembre a Policastro), altri garibaldini e truppe nelle lettere di un garibaldino
Emile Maison (….), nel suo, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, un’altra lettera a p. 68, è datata 7 settembre 1860, dove scriveva che: “Sapri, le 7 septembre. Nous apprenons ce matin que Garibaldi est entré hier soir à Salerne et qu’il y a été parfaitement accueilli. Rien autre chose de nouveau . Je passe ma journée sur le pont à écrire.”, che tradotto significa: “Sapri, 7 settembre. Stamattina abbiamo saputo che Garibaldi è entrato a Salerno ieri sera ed è stato accolto calorosamente. Niente di nuovo. Sto trascorrendo la giornata sul ponte a scrivere.”.
Nell’8 settembre 1860, a Lagonegro, CLEMENTE CORTE precedeva e scriveva al generale SIRTORI suggerendogli gli itinerari da prendere

(Fig. n….) – Ritratto fotografico di Clemente Corte
Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Le truppe garibaldine verso Napoli”, a p. 440, in proposito scriveva che: “Intanto a Napoli giungevano rapidamente i diversi corpi dell’Esercito Meridionale, che liberi da ogni preoccupazione del nemico e con le navi a loro disposizione, sollecitavano la marcia. Dove quei corpi fossero, di preciso Garibaldi non lo poteva sapere e ne aveva chiesto dopo il suo arrivo a Napoli al Sirtori, il quale a sua volta si spostava ogni giorno. Il 6 era a Castrovillari, il 7 a Rotonda, l’8 a Lauria e a Lagonegro. Lo precedeva il Corte che gli faceva pervenire di tappa in tappa informazioni e consigli sul cammino da percorrere. Così, ad esempio: “Itinerario conveniente Castrovillari-Rotonda con fermata e rancio a Morano. Poi Rotonda-Lauria con pernottamento a Castelluccio. Tappa Rotonda-Lagonegro troppo lunga, 29 miglia. Vino in nessun luogo. Paesi senza risorse”.”. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 410, riferendosi al dispaccio che Garibaldi scrisse a Sirtori, in proposito scriveva che: “…a Tarsia. Di là Garibaldi scrisse al suo Capo di Stato Maggiore: “Tarsia, 1° settembre 1860. Generale Sirtori….etc…a Rogliano (dove lasciai il colonnello Corte), etc…”. Il colonnello “Corte” citato da Agrati è Clemente Corte (….), colonnello dell’Esercito Meridionale, unito allo Stato Maggiore di Sirtori. Il colonnello Clemente Corte era comandante della 2° Brigata dello Stato Maggiore di Divisione con a capo il colonnello Ferrari. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Nel trambusto di quella marcia affrettata di tutte le truppe garibaldine su Napoli, si ebbero purtroppo altri episodi incresciosi; da parecchie parti giunsero al Sirtori lagnanze e proteste. Da Lagonegro il Corte scriveva scriveva l’8 di settembre: “Credo bene rapportare che stranieri- francesi, tedeschi, inglesi – seguendo l’esercito, ora che il pericolo è passato, commettono violenze d’ogni sorta. Un tale Ulrich prussiano, emetteva buoni abusivi. Rimproverato da me e dal capitano Rasponi, ci minacciò. Non potei arrestarlo per mancanza di forza, ma lo farò appena possibile…Un ufficiale ungherese pretendeva i cavalli dell’Intendenza generale. Non mi par dignitoso che un’accozzaglia d’ogni paese venga a trattar come terra di comquista un paese che fa guerra per la sua indipendenza.”.”. Riguardo Clemente Corte, Alberto Dallolio (….), nel suo “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a p. 431, in proposito scriveva che: “Corte, colonnello Clemente, p. 85, 169”. Dallolio, a p. 85, scriveva che: “Dell’invio di cotesti volontari non si hanno notizie precise. Pare che il numero richiesto dapprima per la spedizione Medici fosse poi ridotto, e non è da stupirne, perchè in quei giorni Genova rigurgitava di giovani anelanti a raggiungere Garibaldi: in fatti una lettera di Clemente Corte al Tanari, scritta da Genova il 3 giugno, parla di tener pronti 100 uomini scelti, i quali veramente furono mandati tutti da Bologna.”. Da Wikipedia leggiamo che Clemente Corte fu Ufficiale d’artiglieria dell’esercito regolare sardo, fu decorato della medaglia d’argento al valor militare nella battaglia di Novara del 1849. Fu Capo di Stato Maggiore di Garibaldi nei Cacciatori delle Alpi nella guerra del 1859. Partecipò alla campagna meridionale del 1860 al seguito della spedizione di Giacomo Medici, ma il suo gruppo, composto del piccolo bastimento “Utile” e della nave “Charles and Jane”, fu catturato dalla Marina borbonica; i circa 950 volontari furono condotti a Gaeta e, successivamente rilasciati, ripartirono il 15 luglio 1860 con la nave Amazon. Riuscito però, dopo varie vicissitudini, a raggiungere ugualmente la Sicilia, il C. si distinse combattendo a Milazzo (dove riportò una grave ferita) e sotto le mura di Capua. Fu ferito al petto nella presa della città di Milazzo e si comportò da valoroso nell’assedio della fortezza di Capua. Dunque, Clemente Corte faceva parte dello Stato Maggiore del generale Sirtori che in quesi giorni si era acquartierato a Lagonegro. Lorenzo Predome (….), nel suo, I Lucani nella lotta per la libertà e per l’Unità d’Italia, ed. Resta, Bari, 1966, a pp. 84-85, in proposito scriveva: “La Brigata Lucana informa lo storico Cilibrizzi (1) fu costituita con 3.500 insorti. Era formata su otto colonne: 1° Colonna: Potenza – Comandante Francesco Pomarici; 2° Colonna: Comandante Giuseppe Domenico Lacava; 3° colonna: Tricarico – Comandante Francesco Paolo Lavecchia etc….La Brigata Lucana divenne poi “Brigata Basilicata” comandata dal Colonnello Clemente Corte che si distinse poi nelle battaglie combattute contro i Borboni sul Volturno e nell’assedio di Gaeta.”.
L’arrivo a Lagonegro del generale Giuseppe SIRTORI, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Meridionale, con il suo Stato Maggiore che, dal suo Quartiere Generale coordina l’arrivo e le partenze ed i rifornimenti per le truppe in marcia o in viaggio via mare che devono raggiungere al più presto Garibaldi a Napoli
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 440, in proposito scriveva: “Intanto a Napoli giungevano rapidamente i diversi corpi dell’Esercito Meridionale, che liberi da ogni preoccupazine del nemico e con le navi a loro disposizione, sollecitavano la marcia. Dove quei corpi fossero, di preciso Garibaldi non lo poteva sapere e ne aveva chiesto dopo il suo arrivo in Napoli al Sirtori, il quale a sua volta si spostava ogni giorno. Il 6 a Castrovillari, il 7 a Rotonda, l’8 a Lauria e a Lagonegro.“. Dunque, il generale Sirtori, rispondeva a Garibaldi che da Napoli gli chiedeva informazioni sulle truppe di volontari garibaldini che dovevano partire dai nostri luoghi e dovevano raggiungere la capitale, Napoli, in quanto Garibaldi ne aveva urgente necessità. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 411, in proposito scriveva che: “Sirtori è in Cosenza col Quartier generale: Medici, Bixio, Eber, tutti generali garibaldini seguono velocemente sulle strade di Calabria.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 411, in proposito scriveva che: “Il lavoro intorno a Sirtori è febbrile. Telegrammi arrivano e partono ad ogni momento e portano per tutto indirizzo: – Bixio o Medici etc.., dove si trova. – Da ogni parte si comunicano continui spostamenti, si chiedono istruzioni, viveri, scarpe soprattutto, mezzi di trasporto, anche per gli sbandati napoletani che vagano a torme per paesi e campagne. Poi anche il Quartier generale si sposta, da Cosenza a Spezzano, da qui a Castrovillari.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, in proposito scriveva che: “Ho riprodotto questo elenco perchè il lettore possa farsi un’idea delle difficoltà in cui si trovava il Sirtori per regolare l’avanzata di tanti corpi sparsi e ansiosi tutti di giungere a Napoli; senza contare, come ho già detto, le difficoltà dell’Intendenza per il vettovagliamento e per i mezzi di trasporto, a proposito dei quali successe a Paola un disgustoso incidente cui parecchi accennano, specialmente il Bandi ed il Rustow.”. Agrati aggiunge pure: “Il Sirtori stesso riceveva a Lagonegro, il 9, l’ordine di sollecitare quanto possibile la sua marcia sulla capitale. Fra gli ultimi a partire fu il Medici che ancora il 14 era a Paola etc….Ultimo, quando già da parecchi giorni s’eran avute le prime scaramucce sul Volturno, arrivò da Messina il corpo del Dunne. Lo vediamo da questo telegramma del Cosenz, ministro della Guerra, diretto a Garibaldi a Caserta: “Napoli, 24 settembre 1860, ore 11,30 ant. E’ giunto Dunne con 1500 uomini etc…”. Agrati, a p. 444, in proposito aggiungeva: “Comunque, per terra o per mare e più o meno ordinate, le truppe avanzavano e le provincie ad una ad una riprendevano l’antica vita tranquilla. Il Corte da Sapri comunicava in data del 9 che ormai laggiù non restavano che i magazzini della Divisione Bertani.”. Ma ciò non corrisponde al vero, come vedremo perchè da Sapri partirono altre truppe fino al 14 settembre 1860. Dunque, Agrati, sulla scorta dei dispacci inviati e ricevuti scriveva che il generale Sirtori, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Meridionale di Garibaldi, si spostava con il suo Quartier generale da posto a posto. Agrati scriveva che Sirtori, il 6 settembre era a Castrovillari, il 7 a Rotonda, l’8 a Lauria e a Lagonegro. Era sempre preceduto dal colonnello Clemente Corte. Su Sirtori ha scritto Giovanni De Castro (….), nel suo “Giuseppe Sirtori”, Milano, ed. Dumolard, Milano, 1892. Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio.
Nel 8 settembre 1860, a Sala e Auletta, Maxime Du Champ e Spangaro
Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 260, in proposito scriveva che: “Ci fermammo a Sala…. – Dormiremo a Napoli, ci disse Spangaro, in marcia ! – Risalimmo nella nostra carrozza, che, l’ho detto ? non era altro che una giardiniera, con sedili scoperti……Il temporale si stava calmando quando arrivammo ad Auletta, dove potemmo cambiare i cavalli….Attraversammo alcuni fiumicelli, Fiume Negro, Fiume Bianco, su ponti stretti etc…”. Dunque, Du Champ, a Sala Consilina, sulla strada consolare dovette rimettersi in carrozza e la truppa in marcia al comando del colonnello Pietro Spargaro. Secondo il racconto del Du Champ, la brigata in marcia con il colonnello Pietro Spangaro arrivò a Napoli il giorno 9 settembre 1860. Du Champ, a p. 262, in proposito scriveva che: “Uscendo da Eboli, ….e quando arrivammo a Salerno…..eravamo a Vietri, …..Alle otto del mattino, domenica 9 settembre, entravamo a Napoli, quattordici giorni dopo il nostro sbarco in Calabria.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Intanto in tutto il Vallo di Diano era un continuo passaggio di Garibaldini. La brigate Milano e Spinazzi della divisione Turr, sbarcate a Sapri all’alba del 2 settembre, procedettero per Vibonati e quindi per Casalbuono, giugendo a Sala il 5. Seguivano il dittatore. Un’altra brigata della divisione Turr (brigata Puppi) approdata a Sapri la sera del 3, procedendo per lo stesso cammino giunse a Sala il giorno 6. Accampata colà e poi ad Auletta proseguiva il 9 per Eboli. Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”.
Nel 8 settembre 1860, a Lagonegro arriva, proveniente da Lauria, il generale SIRTORI, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Meridionale, con il suo Stato Maggiore dove installa il Quartiere Generale
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 440, in proposito scriveva: “Intanto a Napoli giungevano rapidamente i diversi corpi dell’Esercito Meridionale, che liberi da ogni preoccupazine del nemico e con le navi a loro disposizione, sollecitavano la marcia. Dove quei corpi fossero, di preciso Garibaldi non lo poteva sapere e ne aveva chiesto dopo il suo arrivo in Napoli al Sirtori, il quale a sua volta si spostava ogni giorno. Il 6 a Castrovillari, il 7 a Rotonda, l’8 a Lauria e a Lagonegro.“. Dunque, il generale Sirtori, arrivato l’8 settembre 1860 a Lagonegro, con il suo Stato Maggiore, il 9 settembre rispondeva a Garibaldi che da Napoli gli chiedeva informazioni sulle truppe di volontari garibaldini che dovevano partire dai nostri luoghi e dovevano raggiungere la capitale, Napoli, in quanto Garibaldi ne aveva urgente necessità. Dunque, Agrati, sulla scorta dei dispacci inviati e ricevuti scriveva che il generale Sirtori, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Meridionale di Garibaldi, si spostava con il suo Quartier generale da posto a posto. Agrati scriveva che Sirtori, il 6 settembre era a Castrovillari, il 7 a Rotonda, l’8 a Lauria e a Lagonegro. Era sempre preceduto dal colonnello Clemente Corte. Nel testo di memorie del generale Gaetano Sacchi scritto da Roberto Sòriga (….), “Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860)” che si trova nel “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913. Infatti, Sòriga, nel fascicolo 1-2 del Bollettino della Società Pavese di Storia Patria, da p. 59 a p. 109 ci parla di Gaetano Sacchi che sbarcò a Sapri con la sua brigata Garibaldina della Divisione Turr. Sòriga, a pp. 93-94, in proposito scriveva che: “In Lauria si viene a sapere l’entrata del Dittatore in Napoli (8 sett.) il giorno sette. Alle tre e mezzo pom. arriva il generale Sirtori, comandante in Capo interinale e mi ordina di portarmi con la Brigata a Lagonegro per quindi passare a Sapri e colà attendere mezzi di trasporto di mare per Napoli.”. Dunque, secondo le memorie di Gaetano Sacchi, il generale Sirtori arrivò a Lauria, dove egli si trovava con la sua brigata, alle 15,30 del pomeriggio insieme al suo Stato Maggiore e gli ordina di recarsi a Sapri per imbarcarsi. Come egli stesso scriverà il 9 settembre 1860 in un dispaccio inviato a Garibaldi a Napoli, Sirtori arrivò nella notte dell’8 settembre 1860, a Lagonegro, con il suo Stato Maggiore che ivi si aqquartierò insieme alla brigata “Sacchi”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 440, in proposito scriveva: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la Brigata Sacchi e col 1° Bataglione della Brigata Albuzzi.”. Siccome Sirtori prima di arrivare l’8 settembre 1860 a Lagonegro con la brigata Sacchi si trovava a Lauria, egli, insieme al suo Stato Maggiore si recherà a Lagonegro il giorno 8 setembre 1860 portando con se anche la Brigata “Sacchi” e il 1° Battaglione della Brigata “Albuzzi”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) La Brigata Sacchi…..Alle 5 pom. partiva per Lauria arrivando alle 8 e mezzo pom. Alle 2 e mezzo pom. del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, etc…”. Dunque, la brigata Sacchi, da Lauria riprendeva la marcia per Lagonegro alle 14,30 del giorno 8 settembre 1860. Dunque, considerato ciò che scrisse nel dispaccio il Sirtori a Garibaldi, anche lui, insieme alla brigata Sacchi arrivò a Lagonegro il giorno 8 settembre 1860. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, in proposito scriveva: “Intanto a Napoli giungevano rapidamente i diversi corpi dell’Esercito Meridionale, che liberi da ogni preoccupazine del nemico e con le navi a loro disposizione, sollecitavano la marcia. Dove quei corpi fossero, di preciso Garibaldi non lo poteva sapere e ne aveva chiesto dopo il suo arrivo in Napoli al Sirtori, il quale a sua volta si spostava ogni giorno. Il 6 a Castrovillari, il 7 a Rotonda, l’8 a Lauria e a Lagonegro. Lo precedeva il Corte etc…”. Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. La truppa partirà oggi di qui per imbarcarsi per Napoli. La Brigata Assandri è a Rotonda: domani sarà quì. Due Brigate sono in marcia da Castrovillari a Rotonda. Orsini è a Cosenza col resto dell’artiglieria. Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola. La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri. Mille calabresi circa agli ordini di Pace son verso Sala. Qui si trovano altri 500 circa ed altri ancora a Lauria, a Castelluccio, a Spezzano a Cosenza. Stocco sta armando gente in Catanzaro e provincia. Si devono dirigere su Napoli queste masse o si devono sciogliere ? Attendo suoi ordini a Nicastro.”. Dunque, il generale Sirtori, arrivato l’8 settembre 1860 a Lagonegro, con il suo Stato Maggiore, rispondeva a Garibaldi che da Napoli gli chiedeva informazioni sulle truppe di volontari garibaldini che dovevano partire dai nostri luoghi e dovevano raggiungere la capitale, Napoli, in quanto Garibaldi ne aveva urgente necessità. Agrati aggiunge pure: “Il Sirtori stesso riceveva a Lagonegro, il 9, l’ordine di sollecitare quanto possibile la sua marcia sulla capitale. Fra gli ultimi a partire fu il Medici che ancora il 14 era a Paola etc….Ultimo, quando già da parecchi giorni s’eran avute le prime scaramucce sul Volturno, arrivò da Messina il corpo del Dunne. Lo vediamo da questo telegramma del Cosenz, ministro della Guerra, diretto a Garibaldi a Caserta: “Napoli, 24 settembre 1860, ore 11,30 ant. E’ giunto Dunne con 1500 uomini etc…”. Il generale Giuseppe Sirtori scrivendo il 9 settembre 1860 da Lagonegro a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Dunque, secondo le memorie di Gaetano Sacchi, il generale Sirtori arrivò a Lauria, dove egli si trovava con la sua brigata, alle 15,30 del pomeriggio insieme al suo Stato Maggiore e gli ordina di recarsi a Sapri per imbarcarsi. Dunque, il generale Sirtori, con un dispaccio del 9 settembre 1860 comunicava a Garibaldi, che egli era arrivato con il suo Stato Maggiore a Lagonegro, di notte, insieme alla Brigata Sacchi e con il 1° Battaglione “Albuzzi”. Sirtori comunicava a Garibaldi che la truppa si sarebbe imbarcata a Sapri per Napoli. Carlo Agrati (….), nel suo, “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”.”, ed. Laterza, Bari, 1940, nel capitolo: “La campagna del 1860”, ecc…, a pp. 199-200 e ssg., riserendosi al generale Sirtori, in proposito scriveva che: “….un ben arduo compito, che il Sirtori, pur non tendo evitare qualche doloroso incidente – valga per tutti quello fra il Bixio ed il Medici a Paola….”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Intanto in tutto il Vallo di Diano era un continuo passaggio di Garibaldini. La brigate Milano e Spinazzi della divisione Turr, sbarcate a Sapri all’alba del 2 settembre, procedettero per Vibonati e quindi per Casalbuono, giugendo a Sala il 5. Seguivano il dittatore. Un’altra brigata della divisione Turr (brigata Puppi) approdata a Sapri la sera del 3, procedendo per lo stesso cammino giunse a Sala il giorno 6. Accampata colà e poi ad Auletta proseguiva il 9 per Eboli. Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”.
Nell’8 settembre 1860, a Lagonegro, l’arrivo della Brigata SACCHI, il 1° Battaglione della Brigata ALBUZZI insieme al Generale SIRTORI
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 440, in proposito scriveva: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro: “Sono arrivato a Lagonegro stanote con la Brigata Sacchi e col 1° Bataglione della Brigata Albuzzi.”. Siccome Sirtori prima di arrivare l’8 settembre 1860 a Lagonegro con la brigata Sacchi si trovava a Lauria, egli, insieme al suo Stato Maggiore si recherà a Lagonegro il giorno 8 setembre 1860 portando con se anche la Brigata “Sacchi” e il 1° Battaglione della Brigata “Albuzzi”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) La Brigata Sacchi…..Alle 5 pom. partiva per Lauria arrivando alle 8 e mezzo pom. Alle 2 e mezzo pom. del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, etc…”. Dunque, la brigata Sacchi, da Lauria riprendeva la marcia per Lagonegro alle 14,30 del giorno 8 settembre 1860. Dunque, considerato ciò che scrisse nel dispaccio il Sirtori a Garibaldi, anche lui, insieme alla brigata Sacchi arrivò a Lagonegro il giorno 8 settembre 1860. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514 “Allegato II- Riassunto tabelle di marcia”, in proposito scriveva che: “BRIGATA SACCHI: 1 settembre Rogliano, 2 settembre Cosenza, 3 settembre Tarsia, 4 settembre Camerata, 5 settembre Castrovillari, 6 settembre Morano Campo tan., 7 settembre Lauria, 8 settembre Lagonegro, 9 settembre id., 10 settembre Sapri, sul mare, 11 Napoli, 12 e 13 Id.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), a pp. 170-171-172, nella nota (1) postillava che: “(1) Alle 4 ant. del 7 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia per Castelluccio, dove arrivava alle 8 passando a spalle d’uomo il fiume Merenzo. Alle 5 pom. partiva per Lauria arrivando alle 8 e mezzo pom. Alle 2 e mezzo pom. del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, ove giungeva alle ore 10 e mezzo pom., colà fu raggiunta dal Maggiore Chiassi colle sue compagnie…..La brigata Sacchi alle 4 ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivavano due vapori ove si imbarcava la Brigata…..Alle 4 ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivava al porto di Napoli alle 9 pom. del suddetto giorno. La truppa di questa Brigata venne acquartierata a Castel Nuovo.“. Dunque, Pecorini-Manzoni scriveva che la Brigata SACCHI, dopo essersi fermata a Lauria, il giorno 8 settembre 1860, e da Lauria arrivava a Lagonegro. Da Lagonegro la Brigata Sacchi partirà ed arriverà a Sapri il giorno 10 settembre 1860. La brigata Sacchi, da Lauria riprendeva la marcia per Lagonegro alle 14,30 del giorno 8 settembre 1860. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi etc…”, a pp. 87-88, riferendosi alla sua brigata subito dopo Reggio, in proposito scriveva che: “….qui pure la Brigata è rappresentata dalla Compagnia Racchetti e dalle due Compagnie comandate dal Maggiore Chiassi, che ebbe la fortuna, mentre si portava a raggiungere la Brigata da Monreale, ove era rimasto distaccato, di unirsi al Generale e partecipare a quella gloriosa fazione in cui ebbe una buona parte di gloria, meritandosi gli encomii del Dittatore, che incaricava il Generale Bixio di esternare al Maggiore Chiassi la sua soddisfazione pel brillante valore spiegato da lui e dai suoi soldati e per l’intelligenza con cui diresse le varie fazioni che gli vennero affidate. Veggasi la Relazione del Maggiore Chiassi (1) per tutto quanto riguarda quel distaccamento da Monreale in Sicilia sino alla sua congiunzione con la Brigata in Lagonegro il giorno 8 settembre.”. Sòriga, a p. 88, nella nota (1) postillava che: “(1) Edita nella citata Rivista d’Italia, del luglio 1912.”. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi etc…”, a pp. 93-94, riferendosi alla sua brigata ed al giorno 7 settembre 1860, in proposito scriveva che: “Alle 5 ant. si parte per Lauria ove si arriva alle ore otto e mezza pom. per una scoscesa e lunga discesa; la truppa viene ricoverata nelle case e chiese imperversando un forte temporale. In Lauria si viene a sapere l’entrata del Dittatore in Napoli (8 settembre) il giorno sette. Alle tre e mezza pom. arriva il Generale Sirtori, comandante in capo interinale e mi ordina di recarmi con la Brigata in Lagonegro per quindi passare a Sapri e colà attendere i mezzi di trasporto di mare per Napoli. Alle quattro e mezza pom. si parte da Lauria per Lagonegro, un ostinato temporale ci accompagna per sei ore di marcia con incessante e dirottissima pioggia, vento, grandine e tutti gli accessori di conseguenza, cioè strade rotte, pozzanghere da per tutto, alberi svelti e gettati sulla colonna etc.. Si giunge a Lagonegro alle ore 10 e mezza pom. inzuppati ed affranti. Per nostra fortuna troviamo il Maggiore Chiassi con le sue Compagnie che da Reggio, ove era rimasto per qualche tempo Comandante di Piazza s’imbarcava a Pizzo e sbarcava il 6 a Sapri, marciando di lì a Lagonegro per congiungersi con la Brigata. L’aiuto suoi e dei suoi soldati ci fu di gran sollievo; premurosi avevano preparato fuochi e refezioni pei loro compagni che prevedevano dover arrivare affranti e inzuppati, come realmente erano. Passo una rivista alla Brigata (9 sett.) che mi trovo finalmente aver tutta riunita, ed ordino (p. 94) la partenza per terra di un convoglio di muli, cavalli e carri. Alle quattro ant. (10 sett.) si parte per Sapri prendendo una scorciatoia, etc…“. Dunque, secondo il Soriga (….), il colonnello Gaetano Sacchi, l’8 settembre, arrivato a Lagonegro con la sua Brigata, proveniente da Lauria e, dopo una marcia durata diversi giorni, a Lagonegro si riunì con le Colonne del maggiore Chiassi che già si trovavavano a Lagonegro il giorno 8 settembre 1860. Dunque, la testimonianza di Gaetano Sacchi, nelle sue Memorie (scrive il Soriga) testimonia che arrivò prima il Maggiore Chiassi a Sapri, dove era sbarcato il giorno 6 settembre 1860 e poi marciando arrivò a Lagonegro dove solo il giorno 8 settembre fu raggiunto dalla truppa del colonnello Gaetano Sacchi. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Sulla Brigata Sacchi ha scritto anche Matteo Mazziotti (….). Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 172, nella nota (2) postillava: “(2) Clement Caraguel, etc.., p. 175.”. Dunque, Mazziotti fornisce la notizia sulla Brigata Sacchi sulla scorta del Caraguel (….). Dunque, Mazziotti fornisce la notizia che la Brigata Sacchi, si partì da Lagonegro e si portò a Sapri il giorno 10 settembre 1860 per imbarcarsi sul piroscafo “Vittoria” che la doveva portare a Napoli. Ma come vedremo dovette fermarsi alcuni giorni a Sapri prima di potersi reimbarcare per Napoli. Dunque, Matteo Mazziotti ci fornisce due notizie e lo fa sulla scorta del racconto Diario di Clement Caraguel (….). Jean Francois Clément Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, racconta della brigata Sacchi e dell’altra parte della sua brigata, che, proveniente da Rotonda, arrivò e restò a Sapri alcuni giorni prima di imbarcarsi sul piroscafo “Vittoria” per Napoli. Caraguel, a p. 175, ci parla dell’arrivo e della permanenza a Sapri, per alcuni giorni nei primi di Settembre e, in proposito scriveva: “On quitte les Calabres à Rotondo pour entrer dans la Basilicate. Un vapeur, la ‘Vittoria’, nous attendait à Sapri pour nous transporter à Salerne; il avait dejà à bor la division Sacchi. Etc…”, che tradotto significa: “Lasciamo la Calabria a Rotondo per entrare in Basilicata. A Sapri ci aspettava un piroscafo, il ‘Vittoria’, per trasportarci a Salerno; aveva già a bordo la divisione di Sacchi.“. Clement Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, a pp. 175-176 parlando dell’arrivo al porto di Sapri, …………….settembre 1860, per imbarcarsi per Napoli, in proposito scriveva che: “On quitte les Calabres à Rotondo pour entrer dans la Basilicate. Un vapeur, la Vittoria, nous attendait à Sapri pour nous transporter à Salerne; il avait déjà à bord la division Sacchi. Entassés pêle-mêle sur le pont, nous pûmes du moins laisser reposer nos jambes et dormir à la belle étoile, car la nuit était magnifique. Au point du jour, on signala un steamer sous pavillon anglais qui venait sur nous à contre-bord. Parvenu à une demi-encâblure par notre travers, le capitaine nous jeta ces mots avec son porte-voix: Hé! les chemises rouges ! Garibaldi est entré à Naples hier matin etc…”, che tradotto significa: “Lasciammo la Calabria a Rotondo per entrare in Basilicata. Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per portarci a Salerne; la divisione Sacchi era già a bordo. Ammassati alla rinfusa sul ponte, potemmo almeno riposare le gambe e dormire sotto le stelle, perché la notte era magnifica. All’alba, avvistammo un piroscafo battente bandiera inglese che si avvicinava da destra. Giunto a circa mezzo albero di vela da noi, il capitano ci gridò attraverso il megafono: «Ehi! Camicie Rosse! Garibaldi è entrato a Napoli ieri mattina!».”. Dunque, la scena che racconta il Caraguel è riferita all’8 settembre 1860, perchè spiega che avevano appreso da un piroscafo di passaggio la notizia che il giorno prima era arrivato a Napoli Garibaldi. Caraguel continuando il racconto dal suo Diario di viaggio mentre si trovava sul ponte di un piroscafo ormeggiato nel porto di Sapri – dove vi aveva trovato una porzione della Brigata Sacchi, a pp. 176-177 parlando della partenza da Sapri, all’alba dell’8 settembre 1860, per dirigersi a Salerno, e quindi scriveva: “Nel pomeriggio toccammo Salerno, ma era giunto l’ordine di proseguire la rotta verso Napoli, senza fermarsi; nessuno era potuto scendere a terra. Salerno era stata presa pochi giorni prima dal colonnello Pear, etc…”. Dunque, nel suo racconto il Caraguel scriveva che nel pomeriggio arrivarono nei pressi del porto di Salerno ma non potettero scendere e proseguirono per Napoli. “Nel pomeriggio toccammo Salerno, ma era giunto l’ordine di proseguire la rotta verso Napoli, senza fermarsi; nessuno era potuto scendere a terra.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 289-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; la terza giungeva a piedi da Spadafora, etc…”. Non so da quale testo Policicchio abbia preso la notizia che la brigata Spangaro (ex brigata Nicotera) “e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; etc…”. Forse si riferiva alla porzione della brigata che proveniva da Palermo. Ma da come abbiamo visto dalle varie testimonianze, una porzione dell’ex brigata di Nicotera (la ex Castel Pucci), arrivò da Palermo a Sapri l’8 settembre 1860 e da qui, sempre l’8 settembre ripartì per Napoli imbarcandosi sul piroscafo “Vittoria”. La porzione della brigata Spangaro, dunque arrivò a Salerno con il piroscafo “Vittoria” che ivi dovette sbarcarli a causa della mancanza di carburante. La brigata proseguì il suo viaggio, l’8 settembre 1860 da Nocera a Napoli, dove arrivò in treno il 9 settembre 1860.
Nell’8 settembre 1860, a Sapri, giungeva da Palermo una porzione della “Brigata NICOTERA”, diventata Brigata SPANGARO, dove attese di imbarcarsi sul piroscafo per Napoli. Il Mazziotti, sulla scorta del Caraguel scriveva che la Brigata dovette fermarsi a Salerno il 9 settembre 1860 per mancanza di carbone
Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514 “Allegato II- Riassunto tabelle di marcia”, in proposito scriveva che: “BRIGATA SPANGARO: Luglio alla Villa di Castel Pucci in Formazione, 29 Agosto Livorno, 30 agosto Livorno, 31 agosto Livorno, 1° settembre Partenza, 2 settembre sul mare, 3 Settembre Palermo, 4-5-6 Partenza da Palermo, 8 settembre Sapri; 9 settembre Salerno, 10-11 Napoli etc…”. Dunque, Pecorini-Manzoni scriveva che, la BRIGATA SPANGARO (la ex Brigata Nicotera portata da Livorno a Palermo), l’8 settembre 1860 giungeva a Sapri. Dopo l’arrivo a Sapri dei vapori che da Palermo la portarono a Sapri, la Brigata SPANGARO, dovette attendere il giorno dopo – il 9 settembre 1860 per la partenza dal porto di Sapri che la doveva portare a Napoli. Partendo dal porto di Sapri, però, la Brigata dovette fermarsi a Salerno il giorno 9 settembre 1860, come vedremo. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 170-171, parlando delle “marce e traversate di mare”, nella nota (1) descrive quelle della Brigata Spangaro ed in proposito scriveva che: “La Brigata Spangaro s’imbarcava il giorno 30 agosto in Livorno per Palermo…..Lo stesso giorno 3 (3 settembre 1860)…Nel medesimo giorno 3 (3 settembre 1860) la Brigata Spangaro sbarcava a Palermo……In questo stesso giorno (si riferisce al 5 settembre 1860), ….sbarcava a Palermo una frazione della Brigata Spangaro, la quale veniva passata in rivista dal comandante di Piazza…Il 7 una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri dove arrivava alle 7 pom., e trovava ordine di continuare per Napoli, se nonchè per mancanza di carbone doveva a di 8 sbarcare a Salerno. Ivi si fermava qualche ora, e poi ripartiva per Nocera, da dove con la ferrovia arrivava a Napoli la mattina del 9. Il giorno 8 il resto della stessa Brigata partiva da Palermo direttamente per Napoli, e vi arrivava la mattina del 9, che riunita a Largo S. Francesco di Paola, veniva passata in rivista dal Generale Dittatore, quindi si acquartierava.”. Dunque, riepilogando la marcia della Brigata Spangaro secondo ciò che scriveva il Pecorini-Manzoni, la “Brigata Spangaro”, si imbarcava a Livorno il giorno 30 agosto 1860 ed il 3 settembre 1860 sbarcava a Palermo. Il 5 settembre 1860, dopo due giorni, sbarcava a Palermo una porzione della Brigata Spangaro che veniva passata in rivista dal Comandante di Piazza. Giorno 7 settembre 1860, una porzione della Brigata Spangaro riparte da Palermo, viaggia per mare e sbarca a Sapri il giorno 7 settembre 1860 alle ore 19,00. Riparte da Sapri, diretta a Napoli, ma giorno 8 dovette sbarcare a Salerno. Arriverà a Napoli il giorno 9 settembre 1860. Il giorno 8 settembre 1860, un’altra porzione della Brigata Spangaro si imbarca per Napoli dove arrivava il giorno 9 settembre 1860. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Carlo Pecorini Manzoni (….), a p. 514, nell’Allegato II, Tabella di Marcia – Riassunto, in proposito scriveva che: “BRIGATA SPANGARO: 1° settembre partenza; 2 settembre sul mare; 3 settembre Palermo; 8 settembre Sapri; 9 settembre Salerno; 10 settembre Napoli etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “Il 7 una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri dove arrivava alle 7. pom. e trovava ordine di continuare per Napoli, se non chè per mancanza carbone doveva a dì 8 sbarcare a Salerno. Ivi si fermava qualche ora, e poi partiva per Nocera, da dove con la ferrovia arrivava a Napoli alle ore 9. Il giorno 8 il resto della stessa brigata partiva da Palermo direttamente per Napoli, e vi arrivava la mattina del 9; e riunita sul Largo S. Francesco di Paola, veniva passata in rivista dal Generale Dittatore, quindi si aqquartierava.”. Dunque, il Lacava, a differenza del Pecorini-Manzoni scriveva che una porzione della Brigata Spangaro – dopo la partenza da Palermo, il 7 settembre 1860, arrivò a Sapri il 7 settembre 1860 alle 19,00 del pomeriggio, ma dovette fermarsi a Sapri e ripartire da Sapri solo l’8 settembre 1860. Infatti il Lacava scriveva che arrivati a Sapri il 7 settembre 1860 “…..e trovava ordine di continuare per Napoli, se non chè per mancanza carbone doveva a dì 8 sbarcare a Salerno.”. Dunque, le date dateci dal Lacava non coincidoo con le date dateci dal Pecorini. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 165, in proposito scriveva che: “Partita il I° e 3 settembre da Livorno, la brigata di Castel Pucci giunse a Palermo il 3 ed il 5; persistendo Nicotera nelle dimissioni, passò per ordini superiori sotto il comando del colonnello Spangaro. E, strana combinazione ! quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a …..Sapri ! Il 9 era a Salerno etc…”. Dunque, questa porzione della Spangaro di cui parla Pittaluga non è quella che arrivò direttamente a Napoli, il giorno 9. Forse quella porzione della Spangaro prima del 9 fece tappa a Paola. Sappiamo che una parte della brigata Spangaro arriverà l’8 settembre 1860 e ripartirà da Sapri per Napoli, dove arriverà il giorno 9 settembre 1860. Giuseppe Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Scilia e di Napoli”, a p. 311, parlando dell’arrivo dei volontari a Napoli, in proposito scriveva che: “I garibaldini arrivano ogni giorno. Finora sono giunte le brigate Bixio, Turr, Cosenz e Nicotera, i cui uffiziali sono ornati di fascioni tricolori. Una porzione della Brigata Turr è andata ad Ariano etc…(Nazione del 15 settembre 1860).”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 103-104, in proposito scriveva che: “Dal 1° al 3 agosto tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia. Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro. La brigata da Palermo andò a Sapri per mare, poi a Salerno e il 10 settembre entrava in Napoli e partecipava alla battaglia del Volturno ove si distinse.”. In questo passaggio devo segnalare un errore di trascrizione perchè non si tratta del colonnello “Sprangaro” ma del colonnello “Spangaro”. Inoltre, credo che siano errate anche anche le due date perchè non si tratta di Agosto ma del 1 e 3 settembre 1860. Infatti credo che Giuseppe Maraldi avrebbe dovuto scrivere “Dal 1° al 3 settembre tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia.”. Maraldi scriveva pure che arrivati in Sicilia, a Palermo, i volontari della ex Castel Pucci, Giovanni “Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Della brigata Spangaro (….) ha scritto Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 289-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; la terza giungeva a piedi da Spadafora, in provincia di Messina e solo l’otto settembre, a Lauria, seppe dell’arrivo di Garibaldi a Napoli. Da Sapri proseguì direttamente per Napoli. Il generale Gaetano Sacchi lascia memoria che a Lauria: etc…(45)…”. Dunque, Policicchio, sulla corta di non saprei quale autore scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. Etc…”, e aggiungeva che la brigata Spangaro: “….giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; etc…”. Dunque, Policicchio scriveva che la brigata Spangaro arrivava a Sapri proveniente da Palermo e da Sapri partì per Salerno il giorno 6 settembre 1860. Dunque, per partire il 6 da Sapri, dal suo porto, è probabile che il 5 settembre la brigata di Pietro Spangaro (la ex di Castel Pucci e del Nicotera, arrivati dal 1° al 3 settembre a Palermo, dove il Nicotera si era dimesso). Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea Garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 159-160, in proposito scriveva: “Ma Salerno attendeva nuovi garibaldini. Pertanto, il giorno dopo, verso le ore 22,30, si videro comparire due battelli a vapore, che portavano la banda di Giovanni Nicotera composta quasi tutta di toscani (41) e di qualche milanese. Era questa una parte della nuova spedizione di ottomila volontari comandata da Luigi Pianciani, che, per desiderio del Bersani e dei mazziniani, avrebbe dovuto invadere gli Stati pontifici. Anch’essa, dopo essere stata complimentata dagli uomini più in vista, girò per la città cantando e gridando.”. Vi sono qui alcuni errori. Bersani è Bertani ed inoltre i volontari di Nicotera furono organizzati con i fondi raccolti dal Bertani ma furono opera del Nicotera stesso a Castel pucci in Toscana. Dunque, De Crescenzo scriveva che la Brigata SPANGARO arrivò nel porto di Salerno con due Vapori alle 22,30 del giorno 9 settembre 1860. Dunque, si partì da Sapri il giorno 8 settembre 1860. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. (2)”. Dunque, Matteo Mazziotti, ci fornisce la notizia che “una porzione della Brigata Spangaro”, arrivò da Palermo il giorno 8 settembre 1860 a Sapri “e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. (2)”. Dunque, Mazziotti scriveva che, la BRIGATA SPANGARO, dopo essere partita da Palermo ed arrivata nel porto di Sapri con dei vapori – di cui non dice quali – dovette attendere nel porto di Sapri – e, ricevuto l’ordine di partenza per Napoli – dovette fermarsi e “scendere a Salerno” per mancanza di carbone. La Brigata Spangaro, dunque, dovette scendere a Salerno dove si fermò alcune ore prima di proseguire per Napoli.
Nel 27 agosto 1860, da Rogliano, la marcia di CLEMENT CARAGUEL (che faceva parte della Legione Francese di Paolo De Flotte)
Sui movimenti della 2° Brigata della Divisione Cosenz – quella comandata da Milbitz, Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 389, in proposito scriveva che: “Il generale Milbitz, con la 2° Brigata della Divisione Cosenz, giunge a Nicotera il 27, sbarca e prosegue per Mileto.”. Dunque, Agrati racconta che solo il 27 agosto 1860, la 2° Brigata del generale Milbitz, aggregata alla DIVISIONE DI COSENZ sbarca a Nicotera e prosegue la marcia per MILETO in Calabria. Dunque, Milbitz con i suoi volontari garibaldini della 2° Brigata della Divisione Cosenz, dopo essere sbarcato a NICOTERA in Calabria, il 27 agosto 1860, raggiunge MILETO. Dunque, Caraguel insieme ai suoi compagni si congiunge con il Milbitz che raggiunge Rogliano – da cui riparte, arriva a Mormanno, a Rotonda ed infine si imbarcherà a Sapri. Clément Caraguel ci racconta del passaggio di lui e della sua Compagnia dell’aggregazione con la Brigata del generale MILBITZ, del passaggio a Melito, a Pizzo, del passaggio a Rogliano, dove ci parla dei “Les volontaires de Rogliano”, del passaggio a San Pietro, dell’arrivo a Cosenza, e finalmente dell’arrivo in Basilicata e a Sapri. Caraguel racconta, a p. 142: “Il generale Cosenz si presentò con un parlamentare davanti al forte per chiedere la resa del comandante. Il comandante, stupito da tale proposta, esitò. Nel frattempo, alcuni garibaldini, etc..”. Insieme allo Stato Maggiore ed alla Brigata del generale Milbitz, insieme arrivarono a Melito di Calabria. Caraguel racconta che arrivati a Reggio si ricongiunsero con il generale Cosenz e bisognava conquistare il forte di Scilla. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 134, in proposito scriveva: “Mentre tornavamo ai nostri alloggiamenti, scoppiò un violento temporale e la pioggia continuò a cadere per tutta la notte. Il generale Cosenz inviò il suo aiutante di campo, il signor Misky, un eccellente ufficiale che si era distinto nei combattimenti della giornata, a controllare se ci mancasse qualcosa e se tutto fosse in ordine.”. Arrivarono a Melito, a Monteleone e a Pizzo Calabro e Maida. Finalmente arrivarono a Rogliano. Clement Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 167, in proposito a Rogliano scriveva che: “Rogliano, dove arrivammo il giorno successivo, aveva un aspetto decisamente militare; vi erano state organizzate due compagnie, che trovammo impegnate in esercitazioni, una di studenti, l’altra di monaci. Le loro uniformi erano tutte di velluto nero, camicette e pantaloni; gli studenti indossavano il cappello garibaldino, i monaci un berretto di velluto con pennacchio; sul berretto era ricamata una croce bianca, in lana per i soldati, in argento per gli ufficiali. Questa uniforme non era certo la meno originale in un esercito dove ce n’erano tante di originali e pittoresche. L’artiglieria arrivò a Rogliano poco dopo di noi, ma, ahimè! in che stato! I muli avrebbero potuto essere esposti con successo in un museo di osteologia; quanto ai cavalli, si può avere un’idea dallo stato dei muli; erano cavalli fantasma. Più di una volta gli artiglieri erano stati costretti ad aggiogarsi ai cannoni per uscire da situazioni difficili.”. A questo punto, Caraguel, mentre stava partendo con la sua Compagnia da Rogliano scriveva che: “L’intera divisione Medici arrivò a Rogliano proprio mentre stavamo partendo.”. Dunque, da ciò che scrive in questo passaggio il Caraguel si evince che egli stava partendo mentre, “l’intera Divisione Medici arrivò a Rogliano”. Caraguel, a p. 168, aggiungeva pure che a Rogliano, dovendo egli partire: “Era giunto il momento di stringere la mano ai vecchi compagni e ripartimmo, perché il generale Milbitz, nonostante i suoi sessantatré anni, era ancora in testa. Lasciata Rogliano, etc…“. In questo passaggio Caraguel ricorda di aver salutato “i vecchi compagni” (credo si riferisca ai compagni della Divisione Medici) e proseguì la marcia seguendo la Brigata del generale Milbitz che “nonostante i suoi sessantatré anni, era ancora in testa. Lasciata Rogliano, etc…”. Con il generale Milbitz e la sua Brigata, il Caraguel e la sua Compagnia che faceva parte della Legione Francese, si erano incontrati a Palmi. Caraguel non faceva parte della BRIGATA DEL GENERALE MILBITZ ma aveva fatto un tratto di marcia attraverso la Calabria insieme alla Brigata del generale. Lasciato Rogliano, Caraguel (….), a p. 168 proseguendo il suo racconto scriveva che mettendosi in marcia da Rogliano: “Lasciata Rogliano, ci addentrammo in un vero e proprio deserto; per trovare cibo, dovemmo abbandonare la strada principale. Persino i vecchi Beni-Croq’-Poule si dispersero; e perché un Beni-Croq’-Poule fosse spinto a un tale estremo, la carestia doveva essere terribile. E lo era. Cinque di loro si unirono alla nostra causa; io e il mio amico eravamo in sette, e Luigi, il calabrese, il giovane con l’asino, era l’ottavo.”. In questo passaggio – che in verità non comprendo bene – Caraguel spiega che partitosi da Rogliano, forse la sua piccola comitiva lasciò la Brigata Milbitz e si “addentrò in un vero e proprio deserto; per trovare cibo, dovemmo abbandonare la strada principale.”. Si dispersero. Poi aggiunge che: “Cinque di loro si unirono alla nostra causa; io e il mio amico eravamo in sette, e Luigi, il calabrese, il giovane con l’asino, era l’ottavo.”. La piccola comitiva di otto uomini volontari: “Mentre cercavamo un percorso attraverso le montagne, arrivammo in un villaggio chiamato San Pietro, i cui abitanti non avevano mai visto né garibaldini né napoletani. Fu una rara fortuna. Ricevemmo un’accoglienza calorosissima. Io e il mio amico fummo alloggiati a casa del parroco, che era venuto a offrirci i suoi servigi con grande entusiasmo, e le razioni furono distribuite al resto della truppa che si era stabilita nel villaggio.”. Caraguel aveva lasciato la Brigata di Milbitz e si avviò con altri soli sette amici a marciare ed arrivarono al piccolo paese di San Pietro. Lasciato Rogliano e raggiunto il piccolo villaggio calabro di S. Pietro arrivarono a Cosenza, di cui, Caraguel a p. 172, scriveva pure che: “A Cosenza, dove arrivammo pochi giorni dopo, …..A Cosenza, fummo alloggiati a casa del cappellano del carcere, un uomo eccellente, il signor Luigi Valentini, la cui famiglia pagò un prezzo altissimo per la causa della libertà. I suoi due fratelli, ardenti patrioti, furono infatti impiccati sotto Ferdinando I, per non parlare di uno zio e un nipote che morirono nelle prigioni di Francesco II, presente etc…”. Caraguel dopo essere stato a Cosenza prosegue la sua marcia attraverso la Calabria Tirrenica ed arriva a Mormanno. Caraguel insieme ai suoi sette compagni arrivò a Mormanno, un piccolo paese della Calabria e, a p. 174, arrivati a Cosenza e poi a Mormanno, in proposito scriveva: “A Marmanno trovammo un volontario della compagnia francese, rimasto indietro, malato e febbricitante. Era uno degli otto che avevano accompagnato de Flotte nella sua audace esplorazione dello Stretto di Messina. Lo riconobbi e lo abbracciai con profonda commozione.”. In questo passaggio, però, il Caraguel, parlando del volontario garibaldino che ritrovarono a Mormanno ferito, dicendo che egli apparteneva alla compagnia che “avevano accompagnato de Flotte”. E parla dell’elogio funebre che i Calabresi fecero a questo volontario francese. Dunque, riepilogando, la Compagnia a cui apparteneva Clement Caraguel era una compagnia di volontari francesi che fu chiamata “Legione Francese”, organizzata da DE FLOTTE e posta sotto il comando supremo del generale COSENZ. Dunque, Caraguel, dopo aver marciato attraverso la Calabria tirrenica e dopo essere stato a Mormanno, entrerà nella Basilicata ed arriverà a Rotonda. A a p. 175, in proposito aggiungeva che: “Lasciammo la Calabria a Rotonda per entrare in Basilicata. Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per portarci a Salerno; a bordo c’era già la divisione Sacchi. Sgomberati alla rinfusa sul ponte, potemmo almeno riposare le gambe e dormire sotto le stelle, perché la notte fu magnifica. All’alba, avvistammo un piroscafo battente bandiera inglese che ci veniva incontro dalla parte opposta. Arrivato a circa mezza chiglia da noi, il capitano ci gridò attraverso il megafono: Ehi! Camicie Rosse! Garibaldi è entrato a Napoli ieri mattina.”. Caraguel si imbarcherà a Sapri, ma in questi brevi passaggi non dice nulla su Rotonda e sul percorso che fece e con chi lo fece fino all’arrivo nel porto di Sapri. Caraguel scrive solo che: “Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per portarci a Salerno; a bordo c’era già la divisione Sacchi.”. Dunque, nel porto di Sapri – prima che il Caraguel arrivasse con la sua piccola comitiva di volontari – era già imbarcata la Divisione di Gaetano Sacchi. Sulla Brigata del Sacchi – che il Caraguel dice di aver trovato già imbarcata sul piroscafo “il VITTORIA” alla fonda nel porto di Sapri – vi sono altre testimonianze che non fanno coincidere le date presunte dell’arrivo di Caraguel a Sapri. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Caraguel, dopo aver parlato dell’imbarco a Sapri e del viaggio per Salerno dove non potettero fermarsi, a pp. 179-180, in proposito aggiungeva: “Finalmente entriamo in questa magnifica baia. di Napoli, la più bella del mondo.Le navi da guerra napoletane allora nel porto di Vittorio Emanuele II furono onorate con una salva di ventuno colpi…….(p. 181) Dopo due settimane di riposo a Napoli, mi ero unito alla divisione Bixio.”.
LA BRIGATA ASSANTI comandante della 1° Brigata della XVI DIVISIONE COSENZ

(Foto n….) – Tenente Colonnello Damiano Felice Gaetano Assanti
La Brigata di cui è testimone Caraguel potrebbe essere la BRIGATA ASSANDRI ? Sirtori scrivendo a Garibaldi gli comunicava il 9 settembre 1860 che la Brigata Assandri sarebbe arrivata il giorno ovvero il giorno 10 settembre 1860. Infatti, nel suo racconto è molto probabile che Caraguel si riferisca al giorno 10 settembre in cui egli arriva al porto di Sapri. Sirtori, da Lagonegro, il 9 settembre comunicava a Garibaldi che, la Brigata ASSANDRI si trovava a Rotonda ed era attesa a Lagonegro per il giorno dopo. A quale divisione apparteneva la “Brigata Assandri” ?. L’Esercito dell’Italia Meridionale, formato da Garibaldi constava della 16ª Divisione (Cosenz) 1ª Brigata (Assanti); 3° Reggimento (Albuzzi). Da Wikipedia leggiamo che il colonnello ASSANTI era comandante della 1° Bigata della 16° Divisione del generale Cosenz. Non so se il Sirtori, nel dispaccio indirizzato a Garibaldi si riferisca a “GAETANO ASSANTI” (Agrati dice “Brigata Assandri”), era comandante della 1° Brigata dello Stato Maggiore della XVI “Divisione Cosenz”. Sul colonnello Gaetano ASSANTI, troviamo sulla Treccani on-line che nel 1860 prese parte alla spedizione deì Mille. Come colonnello nella 16a divisione, si segnalò a Mìlazzo, e nella battaglia del Volturno. Credo che errasse Agrati chiamandolo “Assandri”. Dunque, sappiamo che il “3° Reggimento, detto “Albuzzi” era già a Lagonegro arrivato con Sirtori mentre l’Assandri era attesa a Lagonegro per il giorno 10 settembre 1860. Sulla rete apprendiamo che Damiano Felice Gaetano Assanti (Catanzaro, 9 luglio 1809 – Roma, 27 febbraio 1894), nel 1860 partecipa alla spedizione dei Mille, sbarca in Sicilia assieme al generale Enrico Cosenz come colonnello nella XVI Divisione dell’Esercito Meridionale. La Brigata Garibaldina Assanti fu una storica unità militare dell’Esercito Meridionale comandata dal colonnello (poi maggior generale) calabrese Damiano Assanti durante la Spedizione dei Mille nel 1860. L’unità partecipò ad alcune delle fasi e battaglie più importanti del Risorgimento per l’unificazione d’Italia. La brigata faceva parte della divisione guidata dal generale Enrico Cosenz. Era composta da centinaia di volontari (camicie rosse) e vari battaglioni di fanteria e bersaglieri. Il suo capo, Damiano Assanti (nato a Catanzaro nel 1809), era un patriota di fida esperienza e nipote dei generali Guglielmo e Florestano Pepe. A quale divisione apparteneva la “Brigata Assandri” ?. L’Esercito dell’Italia Meridionale, formato da Garibaldi constava della XVI Divisione (Cosenz) 1ª Brigata (Assanti); 3° Reggimento (Albuzzi). Da Wikipedia leggiamo che il colonnello ASSANTI era comandante della 1° Bigata della XVI Divisione del generale Cosenz. Non so se il Sirtori, nel dispaccio indirizzato a Garibaldi si riferisca a “GAETANO ASSANTI” (Agrati dice “Brigata Assandri”), era comandante della 1° Brigata dello Stato Maggiore della XVI “Divisione Cosenz”. Sul colonnello Gaetano ASSANTI, troviamo sulla Treccani on-line che nel 1860 prese parte alla spedizione deì Mille. Come colonnello nella XVI DIVISIONE COSENZ, si segnalò a Mìlazzo, e nella battaglia del Volturno. Credo che errasse Agrati chiamandolo “Assandri”. Dunque, sappiamo che il “3° Reggimento, detto “Albuzzi” era già a Lagonegro arrivato con Sirtori mentre l’Assandri era attesa a Lagonegro per il giorno 10 settembre 1860. Sulla rete apprendiamo che Damiano Felice Gaetano Assanti (Catanzaro, 9 luglio 1809 – Roma, 27 febbraio 1894), nel 1860 partecipa alla spedizione dei Mille, sbarca in Sicilia assieme al generale Enrico Cosenz come colonnello nella XVI Divisione dell’Esercito Meridionale.
| 16.a Divisione | Comandante | Luogot. Gen. Cosenz |
| Stato Maggiore di Divisione | Capo | Magg. Serafini |
| 1.a Brigata | Comandante | Colonn. Assanti |
| 2.a Brigata | Comandante | Magg. Gen. De Milbitz |
Cosa sappiamo di questa Brigata, della BRIGATA ASSANTI ? Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, nel capitolo “Dunne e Cosenz con Medici”, a pp. 153-154, in proposito scriveva che: “Cosenz, come sappiamo era rimasto a Genova dopo la partenza del Medici, che gli aveva trasmesse le istruzioni e le facoltà medesime ch’egli aveva ricevute il 5 di maggio da Garibaldi, istruzioni e facoltà che, in fondo, si riducavano a questo imperativo: procurare in ogni modo soccorsi alle spedizioni precedenti. Cosenz, che s’era aggregato il colonnello Damiano Assanti, si era potuto valere degli stessi aiuti di cui s’era valso il Medici, sovrattutto di quello del Governo Sardo, etc…Debbo dire però che soltanto con l’aiuto del Governo di Torino fu possibile anche al Cosenz di riunire soldati ed armi in numero di due migliaia di uomini perfettamente organizzati, fra essi non pochi dimissionari e regolarmente congedati dall’esercito piemontese. Essi presero imbarco sul ‘Washington’ Etc…”. Dunque, Agrati scriveva che: “Cosenz, che s’era aggregato il colonnello Damiano Assanti, etc…”. Infatti, nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 161, in proposito scriveva che: “Intanto il generale Cosenz imbarcava al Faro la compagnia francese De Flotte e la brigata Assanti, circa 1200 uomini, coi quali riusciva nella notte dal 21 al 22 di prendere terra a Favazzina, ricacciando a fucilate etc…”. Dunque, secondo il Cesari (….), il generale Enrico COSENZ faceva imbarcare a Torre del Faro la Legione francese di De Flotte e la BRIGATA ASSANTI, circa 1200 uomini, con i quali – riferendosi al Cosenz: “….riusciva nella notte dal 21 al 22 di prendere terra a Favazzina, ricacciando a fucilate etc…”. Come sappiamo, la Brigata ASSANTI, dipendeva anch’essa dal Comando del generale Enrico Cosenz. Da Wikipedia, alla voce “Esercito Meridionale” apprendiamo che la DIVISIONE del generale Enrico Cosenz era composta da due Brigate ed una di esse era al comando del generale MILBITZ. La DIVISIONE DI ENRICO COSENZ comprendeva unità di fanteria e brigate operative come la brigata guidata dal colonnello Damiano Assanti e la brigata del maggiore generale Aleksander Izenschmid de Milbitz. Nel settembre del 1860 i reparti marciarono verso la zona di Sapri, da dove proseguirono via mare e via terra verso Napoli e Caserta. Dunque, sappiamo che la 1° BRIGATA DELLA DIVISIONE COSENZ comandata dal colonnello ASSANTI si imbarcò al Faro “…coi quali riusciva nella notte dal 21 al 22 di prendere terra a Favazzina, ricacciando a fucilate etc…”. Insieme alla Brigata Assanti, il Cosenz ordinò l’imbarco per la traversato dello Stretto di Messina e sbarcare in Calabria anche alla Compagnia o Legione Francese organizzata da Paolo De Flotte a cui apparteneva Clement Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, a pp. 175-176-177 testimoniando dell’arrivo al porto di Sapri provenienti da una marcia da Lagonegro, in proposito scriveva che: “Lasciammo la Calabria a Rotondo per entrare in Basilicata. Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per portarci a Salerno; a bordo c’era già la divisione Sacchi. Sgomberati alla rinfusa sul ponte, potemmo almeno riposare le gambe e dormire sotto le stelle, perché la notte fu magnifica. All’alba, avvistammo un piroscafo battente bandiera inglese che ci veniva incontro dalla parte opposta. Arrivato a circa mezza chiglia da noi, il capitano ci gridò attraverso il megafono: Ehi! Camicie Rosse! Garibaldi è entrato a Napoli ieri mattina. “A queste parole ci fu una specie di scossa elettrica in tutta la nave. I dormienti più ostinati balzarono in piedi e un immenso tuono di applausi e acclamazioni accolse questa notizia. L’equipaggio inglese rispose al grido di “Viva Garibaldi!”. Il piroscafo issò tre volte la bandiera e si allontanò rapidamente. Nel pomeriggio toccammo Salerno, ma era giunto l’ordine di proseguire la rotta verso Napoli, senza fermarsi; nessuno era potuto scendere a terra. Etc…”. Siccome non si comprende bene se la Compagnia del Caraguel a quale compagnia appartenesse quando arrivò a Rotonda, mi chiedo se le sue parole riguardino anche la Brigata Assanti. Sulla 1° Brigata Assanti della DIVISIONE COSENZ ha scritto anche Adriano Colocci (….), nel suo, Paolo De Flotte (1817-1860), Torino, Fratelli Bocca, 1912, nel Cap. XV, a p. 236 e ssg., in proposito scriveva che: “Dopo la battaglia di Milazzo tutte le forze garibaldine si concentrarono attorno Messina e lungo il litorale del Faro. Era venuto il momento di passare lo stretto. Due campi erano occupati allora dall’esercito garibaldino condensato sullo stretto: uno si estendeva da Taormina a Giardini e lo formavano le truppe di Bixio e di Eberhardt; l’altro da Messina a Torre di Faro, composto dalle truppe di Medici, Eber e Cosenz….La legione francese, comandata da De Flotte, essendo aggregata al corpo di spedizione di Cosenz, accampava anch’essa tra Torre di Faro e Messina.”. Colocci a p. 252 e ssg, parlando dello sbarco in Calabria aggiungeva che: “Prima a raggiungere la riva fu appunto la 1° divisione della flottiglia, che portava anche la legione francese etc..”, ma non dice nulla sulla 1° Brigata di Assandri. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 389, in proposito scriveva che: “Il 26 il Dittatore è a Nicotera…..Il Sirtori riceve questa lettera nella notte stessa sul 27 al suo arrivo in Mileto e s’affretta a rispondere. Dice che il nemico si dirige al Pizzo dove s’imbarcherà e che Cosenz è partito da Rosarno la sera avanti con la sua 1° Brigata. Si imbarca pure a Torre di Faro il Bertani con circa 1500 uomini diretto al Pizzo. Il generale Milbitz, con la 2° Brigata della Divisione Cosenz, giunge a Nicotera il 27, sbarca e proseue per Mileto….Lo stesso giorno 27 il Medici transita a Monteleone diretto anch’egli al Pizzo, dopo essere sbarcato il 26 a Nicotera, sotto gli occhi di Garibaldi venuto da Gioia.”. Dunque, l’Agrati scriveva che la 1° Brigata Assanti della DIVISIONE COSENZ, “Il Sirtori riceve questa lettera nella notte stessa sul 27 al suo arrivo in Mileto e s’affretta a rispondere. Dice che il nemico si dirige al Pizzo dove s’imbarcherà e che Cosenz è partito da Rosarno la sera avanti con la sua 1° Brigata.”. Dunque, il 27 agosto 1860, da una lettera del 27 ricevuta dal Sirtori si evince che il generale “Cosenz è partito da Rosarno la sera avanti con la sua 1° Brigata.”. Dunque, Cosenz sarebbe partito da Rosarno in Calabria il 27 agosto 1860 insieme alla sua 1° BRIGATA ASSANTI. Alessandro Magni (….), nel suo “Vicende della spedizione Cosenz nella guerra del 1860”, ed. Forzani & C., Roma, 1912, a p. 6, in proposito scriveva che: “Il Colonnello brigadiere Cosenz, come altri suoi colleghi, fu promosso Maggior generale e la sua Divisione, composta di due soli reggimenti e di una compagnia di Carabinieri Genovesi, prese il n. 16. Il comando del primo reggimento fu dato al Colonnello conte Fazioli, e quello del secondo reggimento al Colonnello Filippo Borghesi. Lo scrivente fu aggregato alla terza compagnia di questo secondo reggimento col grado di Furiere. Dopo la rivista passata dal Dittatore si parti per Milazzo, ove il Generale borbonico Bosco stava per prendere l’offensiva. Il nostro Generale Cosenz colla compagnia dei Carabinieri Genovesi, precedè il resto della sua Divisione, coll’ordine di seguirlo con celerità. Perciò quando i due reggimenti giunsero a Cefalù il mattino del 18 luglio, si pensò di affrettarne il viaggio imbarcandoli sopra navi a vela.”. Alessandro Magni (….), nel suo “Vicende della spedizione Cosenz nella guerra del 1860”, ed. Forzani & C., Roma, 1912, a p. 7, in proposito scriveva che: “Finalmente il 21 agosto si udi il cannoneggiamento dalla parte di Reggio, provocato dall’ assalto di Garibaldi, il quale colle truppe di Bixio e di Eberhard era sbarcato a Melito. La sera stessa nell’oscurità e in silenzio le due Divisioni Medici e Cosenz furono imbarcate sopra navi da pesca, condotte da 10 o 12 rematori, con 15 o 20 volontari ognuna. Si vogò tutta la notte per vincere le correnti dello stretto e girare la punta del Faro, onde portarsi al suo lato Nord-Ovest, in posizione da evitare nella traversata i tiri del forte di Scilla. Le navi borboniche in crociera, delle quali vedemmo i fanali, non si accorsero di noi, che avressimo potuto essere affondati dai loro cannoni…”. Dunque, Magni, che racconta la memoria di un volontario garibaldino, col grado di Foriere, scriveva che la sera del 21 agosto 1860, fu operato la traversata di una flottiglia di piccole barche a remi che dovevano sbarcare in Calabria. Garibaldi aveva conquistato Reggio con Bixio. Magni scriveva pure che partirono in silenzio sulla flottiglia le due DIVISIONI MEDICI e la XVI DIVISIONE COSENZ: “La sera stessa nell’oscurità e in silenzio le due Divisioni Medici e Cosenz furono imbarcate sopra navi da pesca, condotte da 10 o 12 rematori, con 15 o 20 volontari ognuna.”. Magni, a p. 7 continuando il suo racconto, a p. 7 scriveva che: “Avvicinatasi la flottiglia alla spiaggia Calabrese, fra Scilla e Bagnara, senza che alcuna nave nemica fosse apparsa, le due barche cannoniere che la precedevano, dovettero aprire il fuoco contro i soldati borbonici, i quali dalla via Consolare, contigua alla spiaggia, tentavano impedirci lo sbarco. Questo non era facile, poichè su quella costa, le onde, anche con mare tranquillo come quello che avevamo, si urtano e si accavallano sempre, trascinando molta e grossa ghiaia. Però il nostro sbarco potè egualmente eseguirsi con celerità, frail tuonar dei cannoni ripercosso dall’eco dei monti. Appena giunti sulla via Consolare ricevemmo l’ordine di salire subito sull’alta montagna che ci sovrastava. Etc…”. Sulla flottiglia allestita anche da Paolo De Flotte e, comandata dal Castiglia, Adriano Colocci (….), nel suo, Paolo De Flotte (1817-1860), Torino, Fratelli Bocca, 1912, a pp. 240-241, in proposito scriveva che: “Codesta, che era l’unica forza marina di Garibaldi, fu distribuita in quattro divisioni: la prima forte di 50 imbarcazioni, le altre tre di 40 ciascuna. Ogni imbarcazione era montata da 5 marinai e da un timoniere. Comandante supremo erasi fatto nominare Salvatore Castiglia, il quale aveva per capo di Stato maggiore il tenente di vascello Tilling. Capo della prima divisione fu Andrea Rossi, capitano di lungo corso del compartimento marittimo di Genova, che comandava la flottiglia di sbarco; capo della seconda era Antonio Sandri, capitano di corvetta, della terza il capitano Giuseppe Marini, della quarta Paolo De Flotte, tenente di vascello di prima classe.”. Dunque, in questo passaggio Colocci ci parla dei capi delle quattro divisioni di cui era composta la flottiglia che doveva trasportare le due Divisioni, quella di Medici e quella di Cosenz in Calabria. Abbiamo già visto come alcuni ci parlano dell’Assanti ma il Colocci non dice nulla sull’Assanti. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 773, in proposito scriveva che: “Il giorno 24 agosto, il generale Garibaldi concentrò tutta la sua armata attiva, eccetto la divisione Rustow che stava tuttavia in Milazzo, nelle vicinanze di Scilla col seguente ordine: alla testa stavano le truppe arrivate di fresco da Sicilia; poi le brigate Eber e Sacchi, indi la divisione Cosenz e la divisione Medici, e finalmente la divisione Bixio. L’artiglieria, che in parte era disbarcata, fu da Orsini impiegata a formare nuove batterie sul litorale dell’estrema Calabria, perchè l’esercito rivoluzionario, guardato etc…”.
Nel 4 settembre 1860, la Brigata ASSANTI della XVI DIVISIOE COSENZ era a Cosenza e celebrò le funzioni per i Fratelli Bandiera
Sulla Brigata ASSANTI, ha scritto Mario Menghini (….), nel suo “La Spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli”, a p. 298 che, parlando della commemorazione dei Fratelli Bandiera a Cosenza, il 4 settembre 1860, in una lettera di un Garibaldino che egli pubblicò vi è scritto: “(La patriottica solennità era stata improvvisata e proposta dalla compagnia dei carabinieri di Genova, che furono secondati dal brigadiere Assanti, dal Governatore e dal Sindaco. II tenente Savi, su quelle zolle, già imporporate dal sangue dei Bandiera, pronunciò un breve discorso, in cui accennò alla tristizia dei tempi che videro il martirio dei generosi, etc…”. Dunque, secondo questa lettera, il brigatiere ASSANTI pare che il 4 settembre 1860 abbia partecipato alle solennità in onore dei fratelli Bandiera a Cosenza, insieme ai suoi Carabinieri di Genova che appartenevano alle truppe della XVI DIVISIONE COSENZ. Come vedremo, l’8 settembre 1860 i Carabinieri di Genova saranno a Rotonda. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 488-489, in proposito scriveva che: “..XLVII. II Dittatore, lasciata Soveria, e conducendo seco soltanto le divisioni Cosenz e Türr, le Guide, i Carabinieri e i Bersaglieri, marciava, come si disse, con incredibile celerità alla volta. di Napoli.”. Dunque, secondo il Perini, Garibaldi, che aveva lasciato Soveria Mannelli ed era arrivato a Cosenza il 31 agosto 1860, “…conducendo seco soltanto le divisioni Cosenz e Türr, le Guide, i Carabinieri e i Bersaglieri, marciava etc…”. Sappiamo che Garibaldi arrivò a Rotonda e lì lasciò il resto delle truppe. Sappiamo che Stefano Canzio lasciò Garibaldi, che procedeva oltre, a Tarsia. Sempre il Menghini, dal Diario di Canzio, a p. 298 scriveva che a Cosenza, il 4 settembre 1860: “II tenente Savi, su quelle zolle, già imporporate dal sangue dei Bandiera, etc…”. Ma dal 31 agosto 1860 la Brigata Assanti della Divisione di Cosenz cosa farà. Abbiamo visto che la Brigata di Assanti si trovava a Cosenza il 4 settembre 1860 e che, marciando sarà l’8 settembre 1860 a Rotonda da dove arriverà il 9 settembre 1860 a Lagonegro per andare ad imbarcarsi a Sapri. Dunque, dal 4 settembre all’8 la Brigata ASSANTI marcerà da Cosenza fino a Rotonda. Menghini, a p. 299 scriverà che: “Poche ma gravi notizie. Turr è sbarcato a Sapri con 40U0 nomini. Partono alla volta della provincia di Salerno, divisi in due colonne. I generali Medici e Cosenz.”. Dunque, il Menghini scriveva che dopo lo sbarco di Turr a Sapri, il 2 settembre 1860, “…divisi in due colonne, i generali Medici e Cosenz partono alla volta di Salerno”. In effetti sappiamo che il Turr scrisse al Bixio per comunicargli che la XV DIVISIONE paassava al suo comando ed andava a prenderla a Paola.
Nel 8 settembre 1860, è a Rotonda, la BRIGATA ASSANTI (1° Brigata XVI DIVISIONE COSENZ), dove, forse a questa Brigata si unì un piccolo gruppo di cui faceva parte Clement CARAGUEL ?
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, in proposito scriveva: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. La truppa partirà oggi di qui per imbarcarsi per Napoli. La Brigata Assandri è a Rotonda: domani sarà quì. Due Brigate sono in marcia da Castrovillari a Rotonda. Orsini è a Cosenza col resto dell’artiglieria. Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola. La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri. Etc…”. Dunque, Agrati cita la lettera che il generale Sirtori, da Lagonegro inviò il 9 settembre 1860 a Garibaldi per avvisarlo dei movimenti delle truppe. Sirtori scrivendo a Garibaldi il 9 settembre 1860 gli comunicava che: “La Brigata Assandri è a Rotonda: domani sarà quì. Due Brigate sono in marcia da Castrovillari a Rotonda.”. Dunque, se Sirtori scrive a Garibaldi il giorno 9 settembre 1860 vuol dire che la Brigata ASSANDRI si trovava a Rotonda già dal giorno 8 settembre 1860. La Brigata di cui è testimone Caraguel potrebbe essere la BRIGATA ASSANTI ? Sirtori scrivendo a Garibaldi gli comunicava il 9 settembre 1860 che la Brigata ASSANTI sarebbe arrivata il giorno 10 settembre 1860. Infatti, nel suo racconto è molto probabile che Caraguel si riferisca al giorno 10 settembre in cui egli arriva al porto di Sapri. Sirtori, da Lagonegro, il 9 settembre comunicava a Garibaldi che, la Brigata Assanti si trovava a Rotonda ed era attesa a Lagonegro per il giorno dopo. Dopo essere arrivati a Mormanno, la piccola comitiva di cui faceva parte Caraguel arrivò in Basilicata a Rotonda. Clement Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, a pp. 175-176-177 testimoniando dell’arrivo al porto di Sapri provenienti da una marcia da Lagonegro, in proposito scriveva che: “Lasciammo la Calabria a Rotondo per entrare in Basilicata. Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per portarci a Salerno; a bordo c’era già la divisione Sacchi. Sgomberati alla rinfusa sul ponte, potemmo almeno riposare le gambe e dormire sotto le stelle, perché la notte fu magnifica. All’alba, avvistammo un piroscafo battente bandiera inglese che ci veniva incontro dalla parte opposta. Arrivato a circa mezza chiglia da noi, il capitano ci gridò attraverso il megafono: Ehi! Camicie Rosse! Garibaldi è entrato a Napoli ieri mattina. “A queste parole ci fu una specie di scossa elettrica in tutta la nave. I dormienti più ostinati balzarono in piedi e un immenso tuono di applausi e acclamazioni accolse questa notizia. L’equipaggio inglese rispose al grido di “Viva Garibaldi!”. Il piroscafo issò tre volte la bandiera e si allontanò rapidamente. Nel pomeriggio toccammo Salerno, ma era giunto l’ordine di proseguire la rotta verso Napoli, senza fermarsi; nessuno era potuto scendere a terra. Etc…”. Caraguel spiega che la sua piccola comitiva arrivò a Rotonda – da cui, marciò per essere a Sapri il giorno dopo che Garibaldi era arrivato a Napoli, ovvero giorno 8 settembre 1860. L’8 settembre 1860, dopo aver lasciato la Calabria ed arrivato a ROTONDA in Basilicata, nel suo racconto salta direttamente al racconto dell’arrivo nella notte arrivò a Sapri e scriveva che: “Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per trasportarci a Salerno; aveva già a bordo la divisione Sacchi.”. Dunque, Caraguel racconta che arrivati a Rotonda, nel porto di Sapri, li aspettava un piroscafo “La Vittoria” per portarli a Salerno. Ma, Caraguel racconta che sul piroscafo “La Vittoria” che era nel porto di Sapri, l’8 settembre 1860, “Sgomberati alla rinfusa sul ponte, potemmo almeno riposare le gambe e dormire sotto le stelle, perché la notte fu magnifica.”. Dunque, immagino che Caraguel si riferisca alla notte dell’8 settembre 1860, si imbarcò sul ponte del piroscafo la Vittoria e lì – scrive sempre il Caraguel – “a bordo c’era già la divisione Sacchi.”. Dunque, secondo il racconto di Caraguel, quando arrivarono sul piroscafo Vittoria, al porto di Sapri, Caraguel con la sua Compagnia di volontari garibaldini trovò già stipata la BRIGATA SACCHI. Ma che giorno era ? Quando arrivò a Sapri Clement Caraguel ? Caraguel scriveva che, nel porto di Sapri, passò molto vicino al piroscafo Vittoria un altro piroscafo garibaldino e che dai volontari garibaldini che si trovavano su questo altro piroscafo essi appresero la lieta notizia dell’arrivo “ieri mattina” di Garibaldi a Napoli. Dunque, il racconto di Caraguel si riferisce all’8 settembre 1860. Mi chiedo se è così ?. Caraguel racconta che sul Vittoria vi era già arrivata la Brigata Sacchi. Ma, poteva essere l’8 settembre 1860 se la Brigata Sacchi, l’8 settembre 1860 si trovava ancora a Lagonegro ?. Infatti, riguardo la Brigata Sacchi, comandata da Gaetano Sacchi, le cui memorie furono pubblicate da Renato Soriga (….), ha scritto anche Michele Lacava (….), nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….“, ciò vuol dire che la Compagnia di Clement Cararaguel arrivò al porto di Sapri – dove trovò la Brigata Sacchi sul Vittoria – il 10 settembre 1860. Dunque, la Compagnia di cui faceva parte il Caraguel aveva marciato da ROTONDA fino al porto di Sapri già dai giorni precedenti il 10 settembre 1860. E, sulla Brigata Sacchi, nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Caraguel, dopo aver parlato dell’imbarco a Sapri e del viaggio per Salerno dove non potettero fermarsi, a pp. 179-180, in proposito aggiungeva: “Finalmente entriamo in questa magnifica baia. di Napoli, la più bella del mondo. Le navi da guerra napoletane allora nel porto di Vittorio Emanuele II furono onorate con una salva di ventuno colpi…Dopo una settimana di riposo a Napoli, mi ero unito alla Divisione Bixio.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 389, in proposito scriveva che: “Il 26 il dittatore è a Nicotera…..Il Sirtori riceve questa lettera nella notte stessa sul 27 al suo arrivo in Mileto e s’affretta a rispondere. Dice che il nemico si dirige al Pizzo dove s’imbarcherà e che Cosenz è partito da Rosarno la sera avanti con la sua 1° Brigata. Si imbarca pure a Torre di Faro il Bertani con circa 1500 uomini diretto al Pizzo. Il generale Milbitz, con la 2° Brigata della Divisione Cosenz, giunge a Nicotera il 27, sbarca e prosegue per Mileto….Lo stesso giorno 27 il Medici transita a Monteleone diretto anch’egli al Pizzo, dopo essere sbarcato il 26 a Nicotera, sotto gli occhi di Garibaldi venuto da Gioia.”. Dunque, l’Agrati scriveva che la 1° Brigata Assanti della DIVISIONE COSENZ, “Il Sirtori riceve questa lettera nella notte stessa sul 27 al suo arrivo in Mileto e s’affretta a rispondere. Dice che il nemico si dirige al Pizzo dove s’imbarcherà e che Cosenz è partito da Rosarno la sera avanti con la sua 1° Brigata.”. Dunque, il 27 agosto 1860, da una lettera del 27 ricevuta dal Sirtori si evince che il generale “Cosenz è partito da Rosarno la sera avanti con la sua 1° Brigata.”. Dunque, Cosenz sarebbe partito da Rosarno in Calabria il 27 agosto 1860 insieme alla sua 1° BRIGATA ASSANTI. Sull’Assanti ha scritto Alessandro Magni (….), nel suo “Vicende della spedizione Cosenz nella guerra del 1860”, ed. Forzani & C., Roma, 1912, a p. 9, riferendosi alla resa del generale Briganti, in proposito scriveva che: “Avvenuta tale resa il Generale Cosenz si pose al seguito del Dittatore, col quale entrò in Napoli il 7 settembre, e fu poi nominato Ministro della guerra. Il comando della 16ma Divisione (ossia Brigata) fu affidato al Colonnello brigadiere Assanti Pepe. Subito dopo incominciarono le nostre lunghe marcie verso Napoli, per la via Consolare fino a Lagonegro. Poi un piccolo sentiero ci condusse a Sapri, d’ onde due piroscafi ci trasportarono alla capitale il 15 settembre.”. La testimonianza di Alessandro Magni (….) che faceva parte delle truppe del Cosenz, ovvero della XVI DIVISIONE, è interessantissima. In primo luogo Magni scriveva che dopo l’avvenimento del generale Briganti, il generale Cosenz si aggregò allo Stato Maggiore di Garibaldi che, da Cosenza procedè separatamente dalle sue truppe insieme al generale Cosenz. Magni scriveva pure che: “Il comando della 16ma Divisione (ossia Brigata) fu affidato al Colonnello brigadiere Assanti Pepe.”. Il comando della XVI DIVISIONE COSENZ fu affidato al Colonnello Assanti Pepe. Magni scrive pure che la XVI DIVISIONE COSENZ procedè senza Cosenz diretta a Napoli e marciò al comando di ASSANTI “….per la via Consolare fino a Lagonegro. Poi un piccolo sentiero ci condusse a Sapri, d’ onde due piroscafi ci trasportarono alla capitale il 15 settembre.”.
A SAPRI CONCENTRAMENTO DI TRUPPE GARIBALDINE IN ATTESA DI PARTIRE PER NAPOLI SUL PIROSCAFO BENVENUTO
Nell’8 settembre 1860, nel porto di SAPRI, metà della 2° Brigata della Divisione COSENZ (DIVISIONE XV), al comando del generale MILBITZ, sono imbarcati sul piroscafo “VITTORIA”, alla fonda al porto di Sapri – forse la stessa Brigata a cui si era aggregato Clement Caraguel
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola. La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri. Etc…”. Dunque, Carlo Agrati scriveva che, da Lagonegro, il 9 settembre 1860, il Generale Sirtori comunicava a Garibaldi che: “Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola.”. Dunque, dalla comunicazione che il 9 settembre il Sirtori inviava a Garibaldi si evince che nel porto di Sapri, il 9 settembre 1860 vi era metà della 2° Brigata della DIVISIONE COSENZ che era comandata dal generale MILBITZ. Ciò che scrive il Sirtori al Garibaldi denota che metà della 2° Brigata di Milbitz già l’8 settembre si trovava a Sapri imbarcata sul piroscafo il “VITTORIA”. Ciò che scrive l’Agrati e la lettera di Sirtori fa coincidere le date desunte dalle memorie di Clement Caraguel (….). Sirtori scrivendo a Garibaldi, gli comunicava che a Paola, l’8 settembre 1860 attendevano al porto le Brigate: “La Divione Medici è a Paola,….Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola.”. Come dicevo le date della lettera di Sirtori coincidono con quelle desunte dal racconto di Caraguel. Clement Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, a pp. 175-176-177, in proposito scriveva che: “Lasciammo la Calabria a Rotondo per entrare in Basilicata. Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per portarci a Salerno; a bordo c’era già la divisione Sacchi. Etc..”. Caraguel testimoniava nelle sue memorie che arrivati nel porto di Sapri: “Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per trasportarci a Salerno; aveva già a bordo la divisione Sacchi.”. Dunque, il giorno – di cui non si capisce bene la data – Caraguel con la sua Compagnia – di cui ancora non si riesce a capire bene quale fosse – si imbarca a bordo del piroscafo “La VITTORIA”. La coincidenza di date, nel Caraguel vi è desunta anche da ciò che egli aggiunge, ovvero che una volta arrivati nel porto di Sapri, ed imbarcatosi sul “Vittoria”, nelle sue memorie scriveva pure che: “Sgomberati alla rinfusa sul ponte, potemmo almeno riposare le gambe e dormire sotto le stelle, perché la notte fu magnifica. All’alba, avvistammo un piroscafo battente bandiera inglese che ci veniva incontro dalla parte opposta. Arrivato a circa mezza chiglia da noi, il capitano ci gridò attraverso il megafono: Ehi! Camicie Rosse! Garibaldi è entrato a Napoli ieri mattina. “A queste parole ci fu una specie di scossa elettrica in tutta la nave. I dormienti più ostinati balzarono in piedi e un immenso tuono di applausi e acclamazioni accolse questa notizia. L’equipaggio inglese rispose al grido di “Viva Garibaldi!”. Il piroscafo issò tre volte la bandiera e si allontanò rapidamente. Nel pomeriggio toccammo Salerno, ma era giunto l’ordine di proseguire la rotta verso Napoli, senza fermarsi; nessuno era potuto scendere a terra. Etc…”. Dunque, Caraguel scriveva che nel porto di Sapri, sul ponte del piroscafo “LA VITTORIA“: “Sgomberati alla rinfusa sul ponte, potemmo almeno riposare le gambe e dormire sotto le stelle, perché la notte fu magnifica.”, poi aggiunge che, al mattino prestissimo, dal ponte del piroscafo: “avvistammo un piroscafo battente bandiera inglese che ci veniva incontro dalla parte opposta.”. Dunque avvistarono un piroscafo battente bandiera inglese. Caraguel scriveva nelle sue memorie che, dal ponte del piroscafo battente bandiera inglese, nel frattempo si era avvicinato: “Arrivato a circa mezza chiglia da noi, il capitano ci gridò attraverso il megafono: Ehi! Camicie Rosse! Garibaldi è entrato a Napoli ieri mattina. “A queste parole ci fu una specie di scossa elettrica in tutta la nave. I dormienti più ostinati balzarono in piedi e un immenso tuono di applausi e acclamazioni accolse questa notizia. L’equipaggio inglese rispose al grido di “Viva Garibaldi!”. Il piroscafo issò tre volte la bandiera e si allontanò rapidamente.”. Dunque, la coincidenza della data 8 settembre 1860 in quanto i volontari dal Vittoria sentirono l’annuncio dell’arrivo a Napoli di Garibaldi, il giorno prima, cioè il 7 settembre 1860. Riepilogando ciò che comunicava il Sirtori a Garibaldi e ciò che scriveva Caraguel si evince che, il giorno 8 settembre 1860, una parte della Brigata di Milbitz si imbarcò sul piroscafo il Vittoria nel porto di Sapri e forse era proprio la Brigata di cui faceva parte Caraguel – che, probabilmente non si divise da Milbitz a Rogliano, ma proseguì la marcia con lui fino a Rotonda e fino a Sapri. A questo proposito, nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Dunque, Mazziotti, sulla scorta del Caraguel scriveva che la Brigata Sacchi: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. A proposito di questa Brigata, che, quando arrivò Caraguel con il suo gruppo di volontari garibaldini trovò sul piroscafo il “VITTORIA” anche la Brigata comandata dal colonnello GAETANO SACCHI, vi è la testimonianza di un garibaldino, la cui lettera o memorie fu pubblicata da Emile Maison. Emile Maison (….), Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison trascriveva una lettera del 8 settembre 1860, e a pp. 68-69 ci parla di un’escursione a Policastro e, scriveva: “Garibaldi è a Napoli. È entrato ieri di giorno, accompagnato solo da pochi suoi amici…Etc..”. Poi, a p. 69 aggiunge che: “Sulla via del ritorno, siamo assaliti da una terribile tempesta; ci rifugiamo in un’antica torre romana e da lì contempliamo il grandioso spettacolo di una tempesta in mare. Alle sei riusciamo a salvarci; troviamo sulla riva la vecchia compagnia della Flotta, in attesa di imbarcarsi. Alle dieci, il Benvenuto salpa, trainato da un piroscafo diretto a Salerno.”. Il volontario garibaldino che, il giorno 8 settembre 1860 (giorno dopo l’ingresso si Garibaldi a Napoli) scriveva la lettera pubblicata dal Maison, arrivò a Sapri e nel porto di Sapri si era imbarcato sul piroscafo “BENVENUTO” che attendeva il momento propizio per trasportarli a Salerno. Ma il tempo non era dei migliori e quindi dovendo attendere la partenza del piroscafo Benvenuto, il volontario garibaldino fece un’escursione e visita al piccolo paese di Policastro, non lontano da Sapri. Il volontario garibaldino, dopo aver dato delle notizie storiche sul piccolo paese di Policastro, scriveva che, ritornando a Sapri per imbarcarsi sul “Benvenuto”, per via mare, trovarono una tempesta di mare e dovettero scampare in una vecchia Torre cavallara (Torre vicereale) che, già all’epoca chiamavano “Torre Normanna”. Il volontario aggiungeva pure che “Alle sei riusciamo a salvarci; troviamo sulla riva la vecchia compagnia della Flotta, in attesa di imbarcarsi. Alle dieci, il Benvenuto salpa, trainato da un piroscafo diretto a Salerno.”. Dunque, il volontario garibaldino, probabilmente francese, al rientro a Sapri, trovò sulla riva, forse del porto di Sapri, la “vecchia compagnia della Flotta”, ovvero i volontari della Compagnia di cui faceva parte Clement Caraguel, ovvero, i volontari della Legione Francese organizzati da Paolo De Flotte che quando arrivarono a Sapri erano aggregati alla 2° Brigata della DIVISIONE COSENZ, comandata dal generale Milbitz. Il volontario garibaldino della lettera pubblicata dal Maison doveva imbarcarsi sul piroscafo BENVENUTO, mentre il Caraguel si imbarcò sul piroscafo “VITTORIA”.
Nell’8 settembre 1860, da Sapri, un garibaldino, si recò a visitare Policastro e da lì si imbarcò sul piroscafo “BENVENUTO” che da Sapri era diretto a Salerno, ma si imbatte in una tempesta e fa rientro nel porto di Sapri
Emile Maison (….), Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a pp. 68-69 e ssg. trascriveva una lettera del 8 settembre 1860 e scriveva: “Garibaldi est à Naples. Il y est entré hier dans la journée , accompagné seulement de quelques-uns de ses amis (1). En dépit du temps qui paraît vouloir changer, je vais avec mes deux compatriotes faire une excursion à Policastro, au delà de Sapri, ville qui mérite à peine aujourd’hui le nom de village , car elle ne renferme pas plus de quatre cents âmes. On lui donne sans doute ce titre en souvenir de son importance passée, et parce qu’elle prête son nom au golfe qui s’étend devant elle. D’après un historien digne de foi, elle fut , en 1055, entièrement détruite par Robert Guiscard, et cinq siècles plus tard, elle fut encore saccagée par les Turcs. C’est depuis cette dernière époque que Policastro ne s’est plus relevée. Les marais environnants et les rizières qu’on y a établies , en viciantl’air, ont sans doute aussi empêché l’accroissement de la population. Indépendamment de nombreuses ruines, je remarque aussi dans ce pays une flore extrêmementriche; mais comme je ne suis ni archéologue, ni botaniste, je me dispenserai de faire une longue description de ces richesses aux doux parfums, aux brillantes couleurs En revenant, nous sommes assaillis par un orage épouvantable; nous nous réfugions dans une vieille tour romaine, et de là nous contemplons le grandiose spectacle d’un orage en mer. A six heures, nous parvenons à nous sauver; nous trouvons sur le rivage l’ancienne compagnie de Flotte, attendant son embarquement. A dix heures, le Benvenuto lève l’ancre, remorqué par un vapeur qui s’en va à Salerne.“, che tradotto significa: “Garibaldi è a Napoli. È entrato ieri di giorno, accompagnato solo da pochi suoi amici. Nonostante il tempo che sembra cambiare, vado con i miei due compatrioti a fare un’escursione a Policastro, oltre Sapri, una città che oggi difficilmente merita il nome di villaggio, perché non contiene più di quattrocento anime. È senza dubbio dato. Le viene senza dubbio dato questo titolo in memoria della sua passata importanza, e perché presta il nome al golfo che si estende davanti a lei. Secondo uno storico attendibile, fu, nel 1055, completamente distrutta da Roberto il Guiscardo, e cinque secoli dopo, fu saccheggiata di nuovo dai Turchi. È da quest’ultimo periodo che Policastro non è più risorta. Le paludi circostanti e le risaie che vi furono istituite, inquinando l’aria, hanno senza dubbio impedito anche l’aumento della popolazione. Indipendentemente dalle numerose rovine, noto anche in questo paese una flora estremamente ricca; ma non essendo né archeologo né botanico, mi asterrò dal farne una lunga descrizione. di queste ricchezze dai profumi dolci e dai colori brillanti. Sulla via del ritorno, siamo assaliti da una terribile tempesta; ci rifugiamo in un’antica torre romana e da lì contempliamo il grandioso spettacolo di una tempesta in mare. Alle sei riusciamo a salvarci; troviamo sulla riva la vecchia compagnia della Flotta, in attesa di imbarcarsi. Alle dieci, il Benvenuto salpa, trainato da un piroscafo diretto a Salerno.”. In questa lettera datata 8 settembre 1860, il volontario garibaldino di stanza con la sua truppa a Sapri scriveva che, “nonostante il tempo che sembra non stia cambiando”, egli si reca con alcuni suoi amici “connazionali” (francesi) a Policastro per una escursione ovvero visita al paese di Policastro Bussentino, che egli scriveva contava non più di 400 abitanti. Maison, a p. 68, nella nota (1) postillava: “(1) D’après M. Edwin James, témoin oculaire, Garibaldi passapar Eboli. A Salerne, il prit le chemin de fer. Sur tout le parcours du train , à chaque village, à chaque station, l’enthousiasme et la joie dépassaient toute expression. Les femmes présentaient des drapeaux, jetaient des fleurs sur les voitures et se disputaient la main du général pour l’embrasser. Les syndics lui adressaient des félicitations; les prêtres et les moines, debout, entourés de leurs ouailles sur les collines, jetaient leurs vivats, et, tenant le crucifix d’une main, l’épée de l’autre, les agitaient dans l’air avec force bénédictions. Au moment où le train passait devant la garde du roi, à Portici, les soldats jetèrent leurs bonnets en l’air et s’associèrent de tout leur coeur au cri de Vive Garibaldi !.”, che tradotto significa: “(1) Secondo il signor Edwin James, un testimone oculare, Garibaldi passò da Eboli. A Salerno, prese la ferrovia. Lungo tutto il treno, in ogni villaggio, in ogni stazione, l’entusiasmo e la gioia superavano ogni espressione. Le donne presentavano bandiere, gettavano fiori sulle carrozze e facevano a gara per baciare la mano del generale. I sindaci gli rivolgevano le loro congratulazioni; i preti e i monaci, in piedi, circondati dai loro greggi sulle colline, lanciavano i loro applausi e, tenendo il crocifisso in una mano e la spada nell’altra, li agitavano in aria con forti benedizioni. Mentre il treno passava davanti alla guardia reale, a Portici, i soldati gettarono in aria i loro berretti e si unirono con tutto il cuore al grido di “Viva Garibaldi!”.”. Emile Maison (….), Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison trascriveva una lettera del 8 settembre 1860, e a pp. 68-69 ci parla di un’escursione a Policastro e, scriveva: “Garibaldi è a Napoli. È entrato ieri di giorno, accompagnato solo da pochi suoi amici…Etc..”. Poi, a p. 69 aggiunge che: “Sulla via del ritorno, siamo assaliti da una terribile tempesta; ci rifugiamo in un’antica torre romana e da lì contempliamo il grandioso spettacolo di una tempesta in mare. Alle sei riusciamo a salvarci; troviamo sulla riva la vecchia compagnia della Flotta, in attesa di imbarcarsi. Alle dieci, il Benvenuto salpa, trainato da un piroscafo diretto a Salerno.”. Il volontario garibaldino che, il giorno 8 settembre 1860 (giorno dopo l’ingresso si Garibaldi a Napoli) scriveva la lettera pubblicata dal Maison, arrivò a Sapri e nel porto di Sapri si era imbarcato sul piroscafo “BENVENUTO” che attendeva il momento propizio per trasportarli a Salerno. Ma il tempo non era dei migliori e quindi dovendo attendere la partenza del piroscafo Benvenuto, il volontario garibaldino fece un’escursione e visita al piccolo paese di Policastro, non lontano da Sapri. Il volontario garibaldino, dopo aver dato delle notizie storiche sul piccolo paese di Policastro, scriveva che, ritornando a Sapri per imbarcarsi sul “Benvenuto”, per via mare, trovarono una tempesta di mare e dovettero scampare in una vecchia Torre cavallara (Torre vicereale) che, già all’epoca chiamavano “Torre Normanna”. Il volontario aggiungeva pure che “Alle sei riusciamo a salvarci; troviamo sulla riva la vecchia compagnia della Flotta, in attesa di imbarcarsi. Alle dieci, il Benvenuto salpa, trainato da un piroscafo diretto a Salerno.”. Dunque, il volontario garibaldino, probabilmente francese, al rientro a Sapri, trovò sulla riva, forse del porto di Sapri, la “vecchia compagnia della Flotta”, ovvero i volontari della Compagnia di cui faceva parte Clement Caraguel, ovvero, i volontari della Legione Francese organizzati da Paolo De Flotte che quando arrivarono a Sapri erano aggregati alla 2° Brigata della DIVISIONE COSENZ, comandata dal generale Milbitz. Il volontario garibaldino della lettera pubblicata dal Maison doveva imbarcarsi sul piroscafo BENVENUTO, mentre il Caraguel si imbarcò sul piroscafo “VITTORIA”. A quale corpo o brigata garibaldina appartenesse questo volontario che scrisse le belle lettere pubblicate dal Maison non ci è dato sapere. Sappiamo che arrivò a Sapri il 3 settembre 1860 con il vapore “Benvenuto” che come lui stesso scrisse, ripartì alla volta di Salerno, alle ore 10 del 9 settembre 1860: “Alle dieci, il Benvenuto salpa, trainato da un piroscafo diretto a Salerno.”. Infatti, sempre il Maison, a p. 71 pubblica un’altra lettera di un volontario garibaldino: “En mer (Sapri), le 9 septembre. Il est une heure du matin, le vapeur nous abandonne à nos propres forces. Peu d’instants après , la mer devient grosse et le vent contraire. En un mot, nous essuyons une véritable tempête. Le drapeau d’alarme reste arboré toute la journée. Malgré cela nous ne recevons aucun secours. Enfin, ne sachant que faire, le capitaine se décide à retourner à Sapri, où nous arrivons vers neuf heures du soir.”, che tradotto significa: “In mare (Sapri), 9 settembre. È l’una del mattino, il piroscafo ci abbandona a noi stessi. Pochi istanti dopo, il mare si fa agitato e il vento è contrario. Insomma, stiamo vivendo una vera tempesta. La bandiera d’allarme rimane issata per tutto il giorno. Nonostante ciò, non riceviamo alcun aiuto. Infine, non sapendo cosa fare, il capitano decide di tornare a Sapri, dove arriviamo verso le nove di sera.”. Emile Maison (….), Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a pp. 70-71 e ssg. trascriveva una lettera del 9 settembre 1860 e scriveva: “A six heures, nous parvenons à nous sauver; nous trouvons sur le rivage l’ancienne compagnie de Flotte, attendant son embarquement. A dix heures, le Benvenuto lève l’ancre, remorqué par un vapeur qui s’en va à Salerne. Il est une heure du matin, le vapeur nous abandonne à nos propres forces. Peu d’instants après, la mer devient grosse et le vent contraire. En un mot, nous essuyons une véritable tempête. Le drapeau d’alarme reste arboré toute la journée. Malgré cela nous ne recevons aucun secours. Enfin, ne sachant que faire, le capitaine se décide à retourner à Sapri, où nous arrivons vers neufheures du soir. A minuit nous repartons de Sapri avec un bon vent. Malheureusement les vents, comme « les destins et les flots, » sont changeants, si bien que la mer redevenant mauvaise et le vent contraire, nous voguons encore au hasard toute la journée. Vers les sept heures, l’Emma, le yacht d’Alexandre Dumas, passe à côté de notre bâtiment, filant dans la direction de Naples. Je l’acclame d’un vivat qui m’est immédiatement rendu; puis l’un et l’autre bâtiment, en signe de salut, arborent pavillon, comme deux amis qui se tendent la main en se disant: Au revoir !“, che tradotto significa: “Sulla via del ritorno, siamo assaliti da una terribile tempesta; ci rifugiamo in un’antica torre romana e da lì contempliamo il grandioso spettacolo di una tempesta in mare. Alle sei riuscimmo a salvarci; trovammo la vecchia compagnia della Flotta sulla riva, in attesa di imbarcarci. Alle dieci, il Benvenuto levò l’ancora, trainato da un piroscafo diretto a Salerno. Era l’una del mattino, il piroscafo ci lasciò soli. Pochi istanti dopo, il mare si fece agitato e il vento contrario. In una parola, incontrammo una vera tempesta. La bandiera d’allarme rimase issata per tutto il giorno. Nonostante ciò, non ricevemmo alcun aiuto. Alla fine, non sapendo cosa fare, il capitano decise di tornare a Sapri, dove arrivammo verso le nove di sera. A mezzanotte lasciammo Sapri di nuovo con un buon vento. Purtroppo, i venti, come “destini e onde”, erano mutevoli, così che il mare si fece di nuovo agitato e il vento contrario, navigammo a caso per tutto il giorno. Verso le sette, l’Emma, lo yacht di Alexandre Dumas, passò accanto alla nostra nave, diretto a Napoli. Io esultai, che mi fu subito ricambiato; poi entrambe le navi, in segno di saluto, issarono le loro bandiere, come due amici che si tendono la mano e dicono: “Arrivederci!”. Sempre il Maison, a pp. 71-72 pubblica un’altra lettera datata 10 settembre 1860, e scrive: “En mer, le 10 septembre. A minuit nous repartons de Sapri avec un bon vent. Malheureusement les vents, comme « les destins et les flots, » sont changeants, si bien que la mer redevenant mauvaise et le vent contraire, nous voguons encore au hasard toute la journée. Vers les sept heures , l’Emma, le yacht d’Alexandre Dumas, passe à côté de notre bâtiment, filant dans la direction de Naples. Je l’acclame d’un vivat qui m’est immédiatement rendu; puis l’un et l’autre bâtiment, en signe de salut, arborent pavillon, comme deux amis qui se tendent la main en se disant: Au revoir !”, che tradotto significa: “In mare, 10 settembre. A mezzanotte ripartimmo da Sapri con un buon vento. Purtroppo i venti, come “i destini e le onde”, sono mutevoli, così che, con il mare di nuovo agitato e il vento contrario, navigammo a caso per tutto il giorno. Verso le sette, l’Emma, lo yacht di Alexandre Dumas, passò accanto alla nostra nave, dirigendosi verso Napoli. La acclamai con un applauso, che fu subito ricambiato; poi entrambe le navi, in segno di saluto, alzarono le bandiere, come due amici che si tendono la mano e dicono: Arrivederci!”. Dunque, questo volontario garibaldino scrive che riparte da Sapri il 10 settembre 1860 alle 24 mezzanotte e dice pure che alle 7 del mattino dell’11 settembre 1860 incontrarono lo Yact Emma di Alexandre Dumas che credo fosse al largo di Agropoli o di Salerno.
Nell’8 settembre 1860, da Paola, tre Compagnie della 2° Brigata della Divisione COSENZ (DIVISIONE XV), al comando del generale MILBITZ, cioè FARDELLA, LAUGIER e PALIZZOLO si imbarcarono per raggiungere il porto di Sapri
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola. La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri. Etc…”. Dunque, Carlo Agrati scriveva che, da Lagonegro, il 9 settembre 1860, il Generale Sirtori comunicava a Garibaldi che: “Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola.”. Sirtori aggiungeva altre informazioni e scrivendo a Garibaldi che: “La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri. Etc…”. Il generale Sirtori, il 9 settembre 1860, da Lagonegro scrivendo a Garibaldi per comunicargli i movimenti delle truppe di volontari gli comunicava che, egli era arrivato nella notte a Lagonegro insieme alla brigata “Sacchi” ed al 1° battaglione “Albuzzi”. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che metà della Brigata Milbitz (….) era a Sapri, in attesa di imbarco per Napoli, e gli comunicava pure che l’altra metà della Milbitz si trovava ancora a Paola, ed in particolare a Paola era rimasta, insieme alla Divisione Medici che avrebbe dovuto partire ma come vedremo non ha potuto a causa del Bixio. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, in proposito scriveva: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. …….La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Etc…”. Dunque, il generale Sirtori, arrivato l’8 settembre 1860 a Lagonegro, con il suo Stato Maggiore, il 9 settembre 1860 rispondeva a Garibaldi che da Napoli gli chiedeva informazioni sulle truppe di volontari garibaldini che dovevano partire dai nostri luoghi e dovevano raggiungere la capitale, Napoli, in quanto Garibaldi ne aveva urgente necessità. Dunque, la XVII Divisione Medici con i suoi volontari Garibaldini si trovava a Paola. Sirtori scrivendo a Garibaldi, gli comunicava che a Paola, l’8 settembre 1860 attendevano al porto le Brigate: “La Divione Medici è a Paola,….Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola.”. Dunque, Sirtori comunicava a Garibaldi che a Paola attendevano i vapori per essere trasportati a Napoli la DIVISIONE XVII MEDICI, e la metà della BRIGATA MILBITZ, le compagnie di FARDELLA, PALIZZOLO e LAUGIER. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 442, in proposito scriveva che, da Paola: “Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che “Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola.”. Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri. Etc…”. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che la Divisione Medici era a Paola in attesa di imbarcarsi per Napoli. Ma poi, come vedremo in seguito essa non riuscirà ad imbarcarsi per Napoli per un litigio e la prepotenza di Nino Bixio. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che metà della Brigata Milbitz (….) era a Sapri, in attesa di imbarco per Napoli, e gli comunicava pure che l’altra metà della Milbitz si trovava ancora a Paola, ed in particolare a Paola era rimasta, insieme alla Divisione Medici che avrebbe dovuto partire ma come vedremo non ha potuto a causa del Bixio. Lo conferma il maggiore Marini, comandante di Piazza a Paola che comunicò a Sirtori lo stato dell’arte a Paola. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 442, in proposito scriveva che, da Paola: “Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che il generale Sirtori, rispondendo a Garibaldi, nel dispaccio del 9 settembre 1860 gli comunicava che: “Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola. La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Etc…”. Dunque, il generale Sirtori, in un dispaccio del 9 settembre 1860 comunicava a Garibaldi che la Divisione Medici era a Paola in attesa di potersi imbarcare per Napoli ma stava giungendo anche la brigata di Nino Bixio che era anch’essa diretta a Paola per imbarcarsi per Napoli.
Nel 9 settembre 1860, a Lagonegro, il generale SIRTORI scriveva a Garibaldi per comunicargli notizie sulle truppe raccoltesi a Lagonegro e a Sapri
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, in proposito scriveva: “Intanto a Napoli giungevano rapidamente i diversi corpi dell’Esercito Meridionale, che liberi da ogni preoccupazine del nemico e con le navi a loro disposizione, sollecitavano la marcia. Dove quei corpi fossero, di preciso Garibldi non lo poteva sapere e ne aveva chiesto dopo il suo arrivo in Napoli al Sirtori, il quale a sua volta si spostava ogni giorno. Il 6 a Castrovillari, il 7 a Rotonda, l’8 a Lauria e a Lagonegro. Lo precedeva il Corte etc…”. Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. La truppa partirà oggi di qui per imbarcarsi per Napoli. La Brigata Assandri è a Rotonda: domani sarà quì. Due Brigate sono in marcia da Castrovillari a Rotonda. Orsini è a Cosenza col resto dell’artiglieria. Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola. La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri. Mille calabresi circa agli ordini di Pace son verso Sala. Qui si trovano altri 500 circa ed altri ancora a Lauria, a Castelluccio, a Spezzano a Cosenza. Stocco sta armando gente in Catanzaro e provincia. Si devono dirigere su Napoli queste masse o si devono sciogliere ? Attendo suoi ordini a Nicastro.”. Dunque, il generale Sirtori, arrivato l’8 settembre 1860 a Lagonegro, con il suo Stato Maggiore, rispondeva a Garibaldi che da Napoli gli chiedeva informazioni sulle truppe di volontari garibaldini che dovevano partire dai nostri luoghi e dovevano raggiungere la capitale, Napoli, in quanto Garibaldi ne aveva urgente necessità. Il generale Giuseppe Sirtori scrivendo il 9 settembre 1860 da Lagonegro a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Dunque, secondo le memorie di Gaetano Sacchi, il generale Sirtori arrivò a Lauria, dove egli si trovava con la sua brigata, alle 15,30 del pomeriggio insieme al suo Stato Maggiore e gli ordina di recarsi a Sapri per imbarcarsi. Dunque, il generale Sirtori, con un dispaccio del 9 settembre 1860 comunicava a Garibaldi, che egli era arrivato con il suo Stato Maggiore a Lagonegro, di notte, insieme alla Brigata Sacchi e con il 1° Battaglione “Albuzzi”. Sirtori comunicava a Garibaldi che la truppa si sarebbe imbarcata a Sapri per Napoli. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 441-442, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Ho riprodotto questo elenco perchè il lettore possa farsi un’idea delle difficoltà in cui si trovava il Sirtori per regolare l’avanzata di tanti corpi sparsi e ansiosi tutti di giungere a Napoli; senza contare, come ho già detto, le difficoltà di trasporto, a proposito dei quali successe a Paola un disgustoso incidente cui parecchi accennano, specialmente il Bandi ed il Rustow. Il Bixio etc…”. Agrati, a p. 444, in proposito aggiungeva: “Comunque, per terra o per mare e più o meno ordinate, le truppe avanzavano e le provincie ad una ad una riprendevano l’antica vita tranquilla. Il Corte da Sapri comunicava in data del 9 che ormai laggiù non restavano che i magazzini della Divisione Bertani.”. Ma ciò non corrisponde al vero, come vedremo perchè da Sapri partirono altre truppe fino al 14 settembre 1860. Agrati aggiunge pure: “Il Sirtori stesso riceveva a Lagonegro, il 9, l’ordine di sollecitare quanto possibile la sua marcia sulla capitale. Fra gli ultimi a partire fu il Medici che ancora il 14 era a Paola etc….Ultimo, quando già da parecchi giorni s’eran avute le prime scaramucce sul Volturno, arrivò da Messina il corpo del Dunne. Lo vediamo da questo telegramma del Cosenz, ministro della Guerra, diretto a Garibaldi a Caserta: “Napoli, 24 settembre 1860, ore 11,30 ant. E’ giunto Dunne con 1500 uomini etc…”.
| 16.a Divisione | Comandante | Luogot. Gen. Cosenz |
| Stato Maggiore di Divisione | Capo | Magg. Serafini |
| 1.a Brigata | Comandante | Colonn. Assanti |
| 2.a Brigata | Comandante | Magg. Gen. De Milbitz |
Nell’ 9 settembre 1860, a Sapri, una porzione della “Brigata MILBITZ” (2° DIVISIONE COSENZ, XV Divisione) è in attesa di imbarcarsi per Napoli
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, in proposito scriveva: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. La truppa partirà oggi di qui per imbarcarsi per Napoli. ….Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola. Etc…”. Dunque, l’Agrati riportando il dispaccio di Sirtori a Garibaldi dove è scritto che “metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa di imbarcarsi per Napoli”. Dal dispaccio di Sirtori sappiamo che a Sapri vi era metà della brigata Milbitz e sappiamo pure che Sirtori comunica tutto ciò a Garibaldi il giorno 9 settembre 1860 e dunque, a Sapri, il giorno 9 e 10 settembre 1860 vi era “metà della Brigata Milbitz”, vi era arrivata la brigata Sacchi e vi era arrivata la brigata a cui apparteneva Clement Caraguel, vi era pure la compagnia del maggiore Grioli che dovette restare a Sapri, il giorno 11 settembre 1860. Dunque, il generale Sirtori, arrivato l’8 settembre 1860 a Lagonegro, con il suo Stato Maggiore, rispondeva a Garibaldi che da Napoli gli chiedeva informazioni sulle truppe di volontari garibaldini che dovevano partire dai nostri luoghi e dovevano raggiungere la capitale, Napoli, in quanto Garibaldi ne aveva urgente necessità. Il generale Giuseppe Sirtori scrivendo il 9 settembre 1860 da Lagonegro a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola.”. Sirtori aggiungeva altre informazioni e scrivendo a Garibaldi che: “La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri. Etc…”. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che era arrivato nella notte a Lagonegro insieme alla brigata “Sacchi” ed al 1° battaglione “Albuzzi”. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che metà della Brigata Milbitz (….) era a Sapri, in attesa di imbarco per Napoli, e gli comunicava pure che l’altra metà della Milbitz si trovava ancora a Paola, ed in particolare a Paola era rimasta, insieme alla Divisione Medici che avrebbe dovuto partire ma come vedremo non ha potuto a causa del Bixio. Queste brigate facevano parte della Divisione Cosenz, che come abbiamo visto era con Garibaldi ed il 3 settembre sbarcò a Sapri. Lo conferma il maggiore Marini, comandante di Piazza a Paola che comunicò a Sirtori lo stato dell’arte a Paola. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 442, in proposito scriveva che, da Paola: “Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che “Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola.”. Clement Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, a pp. 175-176-177 testimoniando dell’arrivo al porto di Sapri provenienti da una marcia da Lagonegro, in proposito scriveva che: “Lasciammo la Calabria a Rotondo per entrare in Basilicata. Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per portarci a Salerne; a bordo c’era già la divisione Sacchi. Etc..”. Caraguel testimoniava nelle sue memorie che arrivati nel porto di Sapri: “Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per trasportarci a Salerno; aveva già a bordo la divisione Sacchi.”. Dunque, Caraguel testimonia che lui e la sua compagnia, arrivando nel porto di Sapri e sul ponte del piroscafo “il VITTORIA” aveva trovato ivi la Brigata SACCHI. Dunque, stando a questa testimonianza del Caraguel – che non scrive date – quando arrivò nel porto di Sapri ?. E quale era la sua compagnia ? Era forse quella della Brigata del generale MILBITZ ?. Dalla lettera che Sirtori invia a Garibaldi sappiamo che la Brigata Sacchi arriverà a Sapri il giorno ………settembre 1860 – quando in seguito li ritroverà sul ponte del Vittoria il Caraguel. A questo proposito, nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Dunque, Mazziotti, sulla scorta del Caraguel scriveva che la Brigata Sacchi: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Dunque, il Mazziotti scrive che la Brigata SACCHI “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, etc…”. Dunque, le date forniteci da Mazziotti non coincidono con ciò che scriveva il Caraguel. Inoltre la data del 10 settembre 1860 non coincide con ciò che scriveva lo stesso Gaetano Sacchi nelle sue Memorie pubblicate dal Soriga. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….(p. 709)….Alle 4. ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivavano la porto di Napoli, all 9 pom. etc….“. Dunque, Lacava scriveva che la brigata Sacchi, il 9 era rimasta a Lagonegro ed alle ore 4 del giorno 10 settembre 1860 riprende la marcia da Lagonegro per andare a Sapri per imbarcarsi per Napoli. La brigata Sacchi si imbarcherà per Napoli, sul piroscafo “Vittoria” solo il giorno 11 settembre 1860, lasciando a Sapri la compagnia del maggiore Grioli che non potrà imbarcarsi per insufficienza di mezzi. Infatti, come vedremo, sul piroscafo “Vittoria” si erano imbarcati la compagnia Sacchi e dopo ore arriverà e si imbarcherà anche la compagnia di Clement Caraguel (….), che ci ha lasciato una bella testimonianza. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Etc..“. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche ed economiche-sociali nel centenario dell’impresa dei Mille”, Napoli, Istituto Meridionale di Cultura, s.a. (1961), a p. 104, in proposito scriveva che: “A Lagonegro giunsero pure le compagnie garibaldine del Maggiore Chiassi che, per raggiungere sollecitamente Salerno, si imbarcarono il 10 settembre a Sapri con la brigata Sacchi.”. Dunque, il giorno – di cui non si capisce bene la data – Caraguel con la sua Compagnia – di cui ancora non si riesce a capire bene quale fosse – si imbarca a bordo del piroscafo “La VITTORIA” ed a questo punto egli scrive nelle sue memorie che: “Sgomberati alla rinfusa sul ponte, potemmo almeno riposare le gambe e dormire sotto le stelle, perché la notte fu magnifica. All’alba, avvistammo un piroscafo battente bandiera inglese che ci veniva incontro dalla parte opposta. Arrivato a circa mezza chiglia da noi, il capitano ci gridò attraverso il megafono: Ehi! Camicie Rosse! Garibaldi è entrato a Napoli ieri mattina. “A queste parole ci fu una specie di scossa elettrica in tutta la nave. I dormienti più ostinati balzarono in piedi e un immenso tuono di applausi e acclamazioni accolse questa notizia. L’equipaggio inglese rispose al grido di “Viva Garibaldi!”. Il piroscafo issò tre volte la bandiera e si allontanò rapidamente. Nel pomeriggio toccammo Salerno, ma era giunto l’ordine di proseguire la rotta verso Napoli, senza fermarsi; nessuno era potuto scendere a terra. Etc…”. Dunque, Caraguel scriveva che nel porto di Sapri, sul ponte del piroscafo “LA VITTORIA”: “Sgomberati alla rinfusa sul ponte, potemmo almeno riposare le gambe e dormire sotto le stelle, perché la notte fu magnifica.”, poi aggiunge che, al mattino prestissimo, dal ponte del piroscafo: “avvistammo un piroscafo battente bandiera inglese che ci veniva incontro dalla parte opposta.”. Dunque avvistarono un piroscafo battente bandiera inglese. Caraguel scriveva nelle sue memorie che, dal ponte del piroscafo battente bandiera inglese, nel frattempo si era avvicinato: “Arrivato a circa mezza chiglia da noi, il capitano ci gridò attraverso il megafono: Ehi! Camicie Rosse! Garibaldi è entrato a Napoli ieri mattina. “A queste parole ci fu una specie di scossa elettrica in tutta la nave. I dormienti più ostinati balzarono in piedi e un immenso tuono di applausi e acclamazioni accolse questa notizia. L’equipaggio inglese rispose al grido di “Viva Garibaldi!”. Il piroscafo issò tre volte la bandiera e si allontanò rapidamente.”. Caraguel racconta che dal porto di Sapri, il piroscafo Vittoria salpò e: “Nel pomeriggio toccammo Salerno, ma era giunto l’ordine di proseguire la rotta verso Napoli, senza fermarsi; nessuno era potuto scendere a terra. Etc…”. Dunque, Caraguel scrive che arrivati nel porto di Salerno, la sua Compagnia – e presumo anche la Brigata Sacchi, non si fermarono nel porto di Salerno perchè giunse l’ordine di proseguire direttamente per Napoli.
Nel 9 e 10 settembre 1860, a Sapri, il rientro nel porto del piroscafo “BENVENUTO” (diretto a Salerno) che si imbatte in una tempesta, e poi la sua ripartenza per Salerno, nel racconto di un garibaldino
Emile Maison (….), Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a pp. 68-69 e ssg. trascriveva una lettera del 8 settembre 1860 e scriveva: “Garibaldi est à Naples. Il y est entré hier dans la journée , accompagné seulement de quelques-uns de ses amis (1). En dépit du temps qui paraît vouloir changer, je vais avec mes deux compatriotes faire une excursion à Policastro, au delà de Sapri, ville qui mérite à peine aujourd’hui le nom de village , car elle ne renferme pas plus de quatre cents âmes. On lui donne sans doute ce titre en souvenir de son importance passée, et parce qu’elle prête son nom au golfe qui s’étend devant elle. D’après un historien digne de foi, elle fut , en 1055, entièrement détruite par Robert Guiscard, et cinq siècles plus tard, elle fut encore saccagée par les Turcs. C’est depuis cette dernière époque que Policastro ne s’est plus relevée. Les marais environnants et les rizières qu’on y a établies , en viciantl’air, ont sans doute aussi empêché l’accroissement de la population. Indépendamment de nombreuses ruines, je remarque aussi dans ce pays une flore extrêmementriche; mais comme je ne suis ni archéologue, ni botaniste, je me dispenserai de faire une longue description de ces richesses aux doux parfums, aux brillantes couleurs En revenant, nous sommes assaillis par un orage épouvantable; nous nous réfugions dans une vieille tour romaine, et de là nous contemplons le grandiose spectacle d’un orage en mer. A six heures, nous parvenons à nous sauver; nous trouvons sur le rivage l’ancienne compagnie de Flotte, attendant son embarquement. A dix heures, le Benvenuto lève l’ancre, remorqué par un vapeur qui s’en va à Salerne.“, che tradotto significa: “Garibaldi è a Napoli. È entrato ieri di giorno, accompagnato solo da pochi suoi amici. Nonostante il tempo che sembra cambiare, vado con i miei due compatrioti a fare un’escursione a Policastro, oltre Sapri, una città che oggi difficilmente merita il nome di villaggio, perché non contiene più di quattrocento anime. È senza dubbio dato. Le viene senza dubbio dato questo titolo in memoria della sua passata importanza, e perché presta il nome al golfo che si estende davanti a lei. Secondo uno storico attendibile, fu, nel 1055, completamente distrutta da Roberto il Guiscardo, e cinque secoli dopo, fu saccheggiata di nuovo dai Turchi. È da quest’ultimo periodo che Policastro non è più risorta. Le paludi circostanti e le risaie che vi furono istituite, inquinando l’aria, hanno senza dubbio impedito anche l’aumento della popolazione. Indipendentemente dalle numerose rovine, noto anche in questo paese una flora estremamente ricca; ma non essendo né archeologo né botanico, mi asterrò dal farne una lunga descrizione. di queste ricchezze dai profumi dolci e dai colori brillanti. Sulla via del ritorno, siamo assaliti da una terribile tempesta; ci rifugiamo in un’antica torre romana e da lì contempliamo il grandioso spettacolo di una tempesta in mare. Alle sei riusciamo a salvarci; troviamo sulla riva la vecchia compagnia della Flotta, in attesa di imbarcarsi. Alle dieci, il Benvenuto salpa, trainato da un piroscafo diretto a Salerno.”. In questa lettera datata 8 settembre 1860, il volontario garibaldino di stanza con la sua truppa a Sapri scriveva che, “nonostante il tempo che sembra non stia cambiando”, egli si reca con alcuni suoi amici “connazionali” (francesi) a Policastro per una escursione ovvero visita al paese di Policastro Bussentino, che egli scriveva contava non più di 400 abitanti. Maison, a p. 68, nella nota (1) postillava: “(1) D’après M. Edwin James, témoin oculaire, Garibaldi passapar Eboli. A Salerne, il prit le chemin de fer. Sur tout le parcours du train , à chaque village, à chaque station, l’enthousiasme et la joie dépassaient toute expression. Les femmes présentaient des drapeaux, jetaient des fleurs sur les voitures et se disputaient la main du général pour l’embrasser. Les syndics lui adressaient des félicitations; les prêtres et les moines, debout, entourés de leurs ouailles sur les collines, jetaient leurs vivats, et, tenant le crucifix d’une main, l’épée de l’autre, les agitaient dans l’air avec force bénédictions. Au moment où le train passait devant la garde du roi, à Portici, les soldats jetèrent leurs bonnets en l’air et s’associèrent de tout leur coeur au cri de Vive Garibaldi !.”, che tradotto significa: “(1) Secondo il signor Edwin James, un testimone oculare, Garibaldi passò da Eboli. A Salerno, prese la ferrovia. Lungo tutto il treno, in ogni villaggio, in ogni stazione, l’entusiasmo e la gioia superavano ogni espressione. Le donne presentavano bandiere, gettavano fiori sulle carrozze e facevano a gara per baciare la mano del generale. I sindaci gli rivolgevano le loro congratulazioni; i preti e i monaci, in piedi, circondati dai loro greggi sulle colline, lanciavano i loro applausi e, tenendo il crocifisso in una mano e la spada nell’altra, li agitavano in aria con forti benedizioni. Mentre il treno passava davanti alla guardia reale, a Portici, i soldati gettarono in aria i loro berretti e si unirono con tutto il cuore al grido di “Viva Garibaldi!”.”. Emile Maison (….), Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison trascriveva una lettera del 8 settembre 1860, e a pp. 68-69 ci parla di un’escursione a Policastro e, scriveva: “Garibaldi è a Napoli. È entrato ieri di giorno, accompagnato solo da pochi suoi amici…Etc..”. Poi, a p. 69 aggiunge che: “Sulla via del ritorno, siamo assaliti da una terribile tempesta; ci rifugiamo in un’antica torre romana e da lì contempliamo il grandioso spettacolo di una tempesta in mare. Alle sei riusciamo a salvarci; troviamo sulla riva la vecchia compagnia della Flotta, in attesa di imbarcarsi. Alle dieci, il Benvenuto salpa, trainato da un piroscafo diretto a Salerno.”. Il volontario garibaldino che, il giorno 8 settembre 1860 (giorno dopo l’ingresso si Garibaldi a Napoli) scriveva la lettera pubblicata dal Maison, arrivò a Sapri e nel porto di Sapri si era imbarcato sul piroscafo “BENVENUTO” che attendeva il momento propizio per trasportarli a Salerno. Ma il tempo non era dei migliori e quindi dovendo attendere la partenza del piroscafo Benvenuto, il volontario garibaldino fece un’escursione e visita al piccolo paese di Policastro, non lontano da Sapri. Il volontario garibaldino, dopo aver dato delle notizie storiche sul piccolo paese di Policastro, scriveva che, ritornando a Sapri per imbarcarsi sul “Benvenuto”, per via mare, trovarono una tempesta di mare e dovettero scampare in una vecchia Torre cavallara (Torre vicereale) che, già all’epoca chiamavano “Torre Normanna”. Il volontario aggiungeva pure che “Alle sei riusciamo a salvarci; troviamo sulla riva la vecchia compagnia della Flotta, in attesa di imbarcarsi. Alle dieci, il Benvenuto salpa, trainato da un piroscafo diretto a Salerno.”. Dunque, il volontario garibaldino, probabilmente francese, al rientro a Sapri, trovò sulla riva, forse del porto di Sapri, la “vecchia compagnia della Flotta”, ovvero i volontari della Compagnia di cui faceva parte Clement Caraguel, ovvero, i volontari della Legione Francese organizzati da Paolo De Flotte che quando arrivarono a Sapri erano aggregati alla 2° Brigata della DIVISIONE COSENZ, comandata dal generale Milbitz. Il volontario garibaldino della lettera pubblicata dal Maison doveva imbarcarsi sul piroscafo BENVENUTO, mentre il Caraguel si imbarcò sul piroscafo “VITTORIA”. A quale corpo o brigata garibaldina appartenesse questo volontario che scrisse le belle lettere pubblicate dal Maison non ci è dato sapere. Sappiamo che arrivò a Sapri il 3 settembre 1860 con il vapore “Benvenuto” che come lui stesso scrisse, ripartì alla volta di Salerno, alle ore 10 del 9 settembre 1860: “Alle dieci, il Benvenuto salpa, trainato da un piroscafo diretto a Salerno.”. Infatti, sempre il Maison, a p. 71 pubblica un’altra lettera di un volontario garibaldino: “En mer (Sapri), le 9 septembre. Il est une heure du matin, le vapeur nous abandonne à nos propres forces. Peu d’instants après , la mer devient grosse et le vent contraire. En un mot, nous essuyons une véritable tempête. Le drapeau d’alarme reste arboré toute la journée. Malgré cela nous ne recevons aucun secours. Enfin, ne sachant que faire, le capitaine se décide à retourner à Sapri, où nous arrivons vers neuf heures du soir.”, che tradotto significa: “In mare (Sapri), 9 settembre. È l’una del mattino, il piroscafo ci abbandona a noi stessi. Pochi istanti dopo, il mare si fa agitato e il vento è contrario. Insomma, stiamo vivendo una vera tempesta. La bandiera d’allarme rimane issata per tutto il giorno. Nonostante ciò, non riceviamo alcun aiuto. Infine, non sapendo cosa fare, il capitano decide di tornare a Sapri, dove arriviamo verso le nove di sera.”. Emile Maison (….), Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a pp. 70-71 e ssg. trascriveva una lettera del 9 settembre 1860 e scriveva: “A six heures, nous parvenons à nous sauver; nous trouvons sur le rivage l’ancienne compagnie de Flotte, attendant son embarquement. A dix heures, le Benvenuto lève l’ancre, remorqué par un vapeur qui s’en va à Salerne. Il est une heure du matin, le vapeur nous abandonne à nos propres forces. Peu d’instants après, la mer devient grosse et le vent contraire. En un mot, nous essuyons une véritable tempête. Le drapeau d’alarme reste arboré toute la journée. Malgré cela nous ne recevons aucun secours. Enfin, ne sachant que faire, le capitaine se décide à retourner à Sapri, où nous arrivons vers neufheures du soir. A minuit nous repartons de Sapri avec un bon vent. Malheureusement les vents, comme « les destins et les flots, » sont changeants, si bien que la mer redevenant mauvaise et le vent contraire, nous voguons encore au hasard toute la journée. Vers les sept heures, l’Emma, le yacht d’Alexandre Dumas, passe à côté de notre bâtiment, filant dans la direction de Naples. Je l’acclame d’un vivat qui m’est immédiatement rendu; puis l’un et l’autre bâtiment, en signe de salut, arborent pavillon, comme deux amis qui se tendent la main en se disant: Au revoir !“, che tradotto significa: “Sulla via del ritorno, siamo assaliti da una terribile tempesta; ci rifugiamo in un’antica torre romana e da lì contempliamo il grandioso spettacolo di una tempesta in mare. Alle sei riuscimmo a salvarci; trovammo la vecchia compagnia della Flotta sulla riva, in attesa di imbarcarci. Alle dieci, il Benvenuto levò l’ancora, trainato da un piroscafo diretto a Salerno. Era l’una del mattino, il piroscafo ci lasciò soli. Pochi istanti dopo, il mare si fece agitato e il vento contrario. In una parola, incontrammo una vera tempesta. La bandiera d’allarme rimase issata per tutto il giorno. Nonostante ciò, non ricevemmo alcun aiuto. Alla fine, non sapendo cosa fare, il capitano decise di tornare a Sapri, dove arrivammo verso le nove di sera. A mezzanotte lasciammo Sapri di nuovo con un buon vento. Purtroppo, i venti, come “destini e onde”, erano mutevoli, così che il mare si fece di nuovo agitato e il vento contrario, navigammo a caso per tutto il giorno. Verso le sette, l’Emma, lo yacht di Alexandre Dumas, passò accanto alla nostra nave, diretto a Napoli. Io esultai, che mi fu subito ricambiato; poi entrambe le navi, in segno di saluto, issarono le loro bandiere, come due amici che si tendono la mano e dicono: “Arrivederci!”. Sempre il Maison, a pp. 71-72 pubblica un’altra lettera datata 10 settembre 1860, e scrive: “En mer, le 10 septembre. A minuit nous repartons de Sapri avec un bon vent. Malheureusement les vents, comme « les destins et les flots, » sont changeants, si bien que la mer redevenant mauvaise et le vent contraire, nous voguons encore au hasard toute la journée. Vers les sept heures , l’Emma, le yacht d’Alexandre Dumas, passe à côté de notre bâtiment, filant dans la direction de Naples. Je l’acclame d’un vivat qui m’est immédiatement rendu; puis l’un et l’autre bâtiment, en signe de salut, arborent pavillon, comme deux amis qui se tendent la main en se disant: Au revoir !”, che tradotto significa: “In mare, 10 settembre. A mezzanotte ripartimmo da Sapri con un buon vento. Purtroppo i venti, come “i destini e le onde”, sono mutevoli, così che, con il mare di nuovo agitato e il vento contrario, navigammo a caso per tutto il giorno. Verso le sette, l’Emma, lo yacht di Alexandre Dumas, passò accanto alla nostra nave, dirigendosi verso Napoli. La acclamai con un applauso, che fu subito ricambiato; poi entrambe le navi, in segno di saluto, alzarono le bandiere, come due amici che si tendono la mano e dicono: Arrivederci!”. Dunque, questo volontario garibaldino scrive che riparte da Sapri il 10 settembre 1860 alle 24 mezzanotte e dice pure che alle 7 del mattino dell’11 settembre 1860 incontrarono lo Yact Emma di Alexandre Dumas che credo fosse al largo di Agropoli o di Salerno.
Nel 9 settembre 1860, a Sapri, il Battaglione “CORRAO”, in attesa di potersi imbarcare per Napoli
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che il generale Sirtori, rispondendo a Garibaldi, nel dispaccio del 9 settembre 1860 gli comunicava che: “Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito scriveva pure che: “Nello stesso tempo procedevano direttamente per Napoli, dopo aver preso imbarco a Paola, le altre due brigate di Eber e di Corrao.”. Dunque, mentre l’Agrati scriveva che il battaglione Corrao si imbarcò da Paola per Napoli ma fece tappa a Sapri, il Cesari scrive che da Paola, il battaglione Corrao andò direttamente a Napoli. Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. I generali La Masa e Corrao erano comandanti della 6.a Brigata (aggregata alla 5.a Brigata) della 13° Divisione Stato Maggiore del Generale Turr. Del battaglione di Giovanni Corrao e del suo battaglione ha scritto Giuseppe Paolucci (….), nel suo “Giovanni Corrao e il suo battaglione alla battaglia di Milazzo”. Di Giovanni Corrao, ha scritto Giuseppe Paolucci (….), nel suo “Giovanni Corrao”, in “Archivio Storico Siciliano” 1900, anzi Paolucci Giuseppe, Giovanni Corrao e il suo battaglione alla battaglia di Milazzo, 1900.
Nel 9 settembre 1860, a Sapri, Clemente CORTE scriveva al generale Sirtori e comunicava che a Sapri le truppe erano tutte partite
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Comunque, per terra e per mare e più o meno ordinate, le truppe avanzavano e le provincie ad una ad una riprendevano l’antica via tranquilla. Il Corte da Sapri comunicava in data del 9 che ormai laggiù non restavano che i magazzini della Divisione Bertani.”. Dunque, l’Agrati scriveva che Clemente Corte, da Sapri, il 9 settembre 1860, inviava un messaggio al generale Sirtori che era a Lagonegro che spiegava che, a Sapri: “….ormai laggiù non restavano che i magazzini della Divisione Bertani.”. Il Corte dunque scriveva al Sirtori che il 9 settembre 1860, non vi erano rimaste truppe garibaldine da trasportare a Napoli ma, vedremo che non è così. Corte scriveva pure che a Sapri, il 9 settembre 1860 vi erano rimasti solo i MAGAZZINI DELLA DIVISIONE BERTANI.
Nel 9 settembre 1860, a Lagonegro, il generale Sirtori riceveva l’ordine di affrettare la marcia per Napoli
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Il Sirtori stesso riceveva a Lagonegro, il 9, l’ordine di sollecitare quanto possibile la sua marcia sulla capitale.”.
Nel 9 settembre 1860, a Salerno, l’arrivo di una porzione della “brigata SPANGARO” (ex NICOTERA), al comando di Pietro Spangaro
Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514 “Allegato II- Riassunto tabelle di marcia”, in proposito scriveva che: “BRIGATA SPANGARO: Luglio alla Villa di Castel Pucci in Formazione, 29 Agosto Livorno, 30 agosto Livorno, 31 agosto Livorno, 1° settembre Partenza, 2 settembre sul mare, 3 Settembre Palermo, 4-5-6 Partenza da Palermo, 8 settembre Sapri; 9 settembre Salerno, 10-11 Napoli etc…”. Infatti, Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea Garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 159-160, in proposito scriveva: “Il mattino dell’8 settembre giunse a Salerno la prima colonna di garibaldini formata da piemontesi milanesi e volontari, che, vestiti con camiciotto biancaccio e con giacca bruna, si schierarono innanzi all’Intendenza. Tra essi si scorgevano anche ragazzi su quindici e sedici anni. A mezzodì circa e per un’ora intera un gruppo di milanesi che formava l’avanguardia, unitosi alla Guardia Nazionale ed alla banda musicale e seguita dalla folla, percorse le vie della città, cantando inni patriottici e prorompendo in ovazioni a prò della libertà e di Garibaldi. Cessata la dimostrazione, quel gruppo di volontari decise di partire anch’esso per Napoli. Lasciò difatti Salerno alle ore 20 circa ? (40). Ma Salerno attendeva nuovi garibaldini. Pertanto, il giorno dopo, verso le ore 22,30, si videro comparire due battelli a vapore, che portavano la banda di Giovanni Nicotera composta quasi tutta di toscani (41) e di qualche milanese. Era questa una parte della nuova spedizione di ottomila volontari comandata da Luigi Pianciani, che, per desiderio del Bersani e dei mazziniani, avrebbe dovuto invadere gli Stati pontifici. Anch’essa, dopo essere stata complimentata dagli uomini più in vista, girò per la città cantando e gridando.”. Qui c’è un errore perchè non è “Bersani” ma si tratta di Agostino Bertani. De Crescenzo scrivendo il giorno dopo si riferisce al 9 settembre 1860. De Crescenzo, a p. 160, nella nota (41) postillava: “(41) Il Nicotera era stato liberato il 3 giugno dalle carceri di Favignana con altri 127 prigionieri, e subito s’era dato ad organizzare un comitato liberale e la Gurdia Nazionale. Ora era stato mandato a preparare la nuova spedizione di volontari in Toscana. Riprenderà le armi nel ’66 e parteciperà alla campagna del Trentino, poi alla battaglia di Mentana. Nel 1876-77 e nel 1891-92 sarà ministro dell’Interno, poi si ritirerà dalla politica militante.”. Sui volontari garibaldini che formarono la Brigata Spangaro ha scritto anche Gennaro De Crescenzo che, – rifrendosi all’arrivo della Brigata “ex Nicotera” a Salerno – Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea Garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 159-160, in proposito scriveva: “Ma Salerno attendeva nuovi garibaldini. Pertanto, il giorno dopo, verso le ore 22,30, si videro comparire due battelli a vapore, che portavano la banda di Giovanni Nicotera composta quasi tutta di toscani (41) e di qualche milanese. Era questa una parte della nuova spedizione di ottomila volontari comandata da Luigi Pianciani, che, per desiderio del Bersani e dei mazziniani, avrebbe dovuto invadere gli Stati pontifici. Anch’essa, dopo essere stata complimentata dagli uomini più in vista, girò per la città cantando e gridando.”. Dunque, De Crescenzo scriveva che il 9 settembre 1860 arrivò a Salerno verso le 22,30. Essi “composta quasi tutta di toscani (41) e di qualche milanese. Era questa una parte della nuova spedizione di ottomila volontari comandata da Luigi Pianciani, etc…”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 289-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; etc…”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “Il 7 una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri dove arrivava alle 7. pom. e trovava ordine di continuare per Napoli, se non chè per mancanza carbone doveva a di 8 sbarcare a Salerno. Ivi si fermava qualche ora, e poi partiva per Nocera, da dove con la ferrovia arrivava a Napoli alle ore 9. Il giorno 8 il resto della stessa brigata partiva da Palermo direttamente da Napoli, e vi arrivava la mattina del 9, e riunita sul Largo S. Francesco di Paola, veniva passata in rivista dal Generale Dittatore, quindi si acqquartierava.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 170-171, parlando delle “marce e traversate di mare”, nella nota (1) descrive quelle della Brigata Spangaro ed in proposito scriveva che: “La Brigata Spangaro s’imbarcava il giorno 30 agosto in Livorno per Palermo…..Lo stesso giorno 3 (3 settembre 1860)…Nel medesimo giorno 3 (3 settembre 1860) la Brigata Spangaro sbarcava a Palermo……In questo stesso giorno (si riferisce al 5 settembre 1860), ….sbarcava a Palermo una frazione della Brigata Spangaro, la quale veniva passata in rivista dal comandante di Piazza…Il 7 una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri dove arrivava alle 7 pom., e trovava ordine di continuare per Napoli, se nonchè per mancanza di carbone doveva a di 8 sbarcare a Salerno. Ivi si fermava qualche ora, e poi ripartiva per Nocera, da dove con la ferrovia arrivava a Napoli la mattina del 9. Il giorno 8 il resto della stessa Brigata partiva da Palermo direttamente per Napoli, e vi arrivava la mattina del 9, che riunita a Largo S. Francesco di Paola, veniva passata in rivista dal Generale Dittatore, quindi si acquartierava.”. Dunque, riepilogando la marcia della Brigata Spangaro secondo ciò che scriveva il Pecorini-Manzoni, la “Brigata Spangaro”, si imbarcava a Livorno il giorno 30 agosto 1860 ed il 3 settembre 1860 sbarcava a Palermo. Il 5 settembre 1860, dopo due giorni, sbarcava a Palermo una porzione della Brigata Spangaro che veniva passata in rivista dal Comandante di Piazza. Giorno 7 settembre 1860, una porzione della Brigata Spangaro riparte da Palermo, viaggia per mare e sbarca a Sapri il giorno 7 settembre 1860 alle ore 19,00. Riparte da Sapri, diretta a Napoli, ma giorno 8 dovette sbarcare a Salerno. Arriverà a Napoli il giorno 9 settembre 1860. Il giorno 8 settembre 1860, un’altra porzione della Brigata Spangaro si imbarca per Napoli dove arrivava il giorno 9 settembre 1860. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri etc…”. Dunque, il Pecorini-Manzoni non ci parla del resto della brigata Spangaro che passò da Lagonegro. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via di mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 165, in proposito scriveva che: “Partita il I° e 3 settembre da Livorno, la brigata di Castel Pucci giunse a Palermo il 3 ed il 5; persistendo Nicotera nelle dimissioni, passò per ordini superiori sotto il comando del colonnello Spangaro. E, strana combinazione ! quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a …..Sapri ! Il 9 era a Salerno etc…”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 43, in proposito scriveva che: “Il 14 ottobre finalmente le brigate della divisione Eber, Spangaro (anteriormente Nicotera) e Milano, furono sollevate dagli avanposti e chiamate a Caserta.”. Dunque, Rustow scriveva che la brigata Spangaro “anteriormente” era detta brigata Nicotera. Dunque, il Rustow scriveva che la brigata Spangaro, in precedenza era detta “brigata Nicotera”. Sappiamo che una parte della brigata Spangaro arriverà l’8 settembre 1860 e ripartirà da Sapri per Napoli. La brigata Spangaro (una porzione di essa), il 7 settembre 1860, il giorno che Garibaldi entrò trionfante in Napoli, si trovava ancora a Lagonegro ed in partenza per Sala Consilina. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, descrive le soste a Sala e ad Auletta, dove si fermarono e dove giorni dopo la marcia proseguì. Dunque, Du Champ, a Sala Consilina, sulla strada consolare dovette rimettersi in carrozza e la truppa in marcia al comando del colonnello Pietro Spargaro. Sappiamo che una parte della brigata Spangaro arriverà l’8 settembre 1860 e ripartirà da Sapri per Napoli. L’altra parte della brigata Spangaro è quella del Du Champ, che, invece marciò sulla strada consolare arrivando a Lauria e a Lagonegro il 7 settembre e solo il 9 settembre arriverà a Napoli via terra. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 165, in proposito scriveva che: “Partita il I° e 3 settembre da Livorno, la brigata di Castel Pucci giunse a Palermo il 3 ed il 5; persistendo Nicotera nelle dimissioni, passò per ordini superiori sotto il comando del colonnello Spangaro. E, strana combinazione ! quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a …..Sapri ! Il 9 era a Salerno etc…”.
Nell’8-9-10 settembre 1860 (?), nel porto di Sapri, sul piroscafo “VITTORIA”, la Compagnia di cui faceva parte Clement CARAGUEL
Clement Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, a pp. 175-176-177 testimoniando dell’arrivo al porto di Sapri provenienti da una marcia da Lagonegro, in proposito scriveva che: “On quitte les Calabres à Rotondo pour entrer dans la Basilicate. Un vapeur, la Vittoria, nous attendait à Sapri pour nous transporter à Salerne; il avait déjà à bord la division Sacchi. Entassés pêle-mêle sur le pont, nous pûmes du moins laisser reposer nos jambes et dormir à la belle étoile, car la nuit était magnifique. Au point du jour, on signala un steamer sous pavillon anglais qui venait sur nous à contre-bord. Parvenu à une demi-encâblure par notre travers, le capitaine nous jeta ces mots avec son porte-voix: Hé! les chemises rouges ! Garibaldi est entré à Naples hier matin. A ces mots il y eut comme une commotion électrique sur tout le navire. Les dormeurs les plus obstinés bondirent sur leurs jambes et un immense tonnerre d’applaudissement et de hourras accueillit cette nouvelle. L’équipage anglais répondit par le cri de Vive Garibaldi ! Le steamer hissa par trois fois ses couleurs et s’éloigna rapidement. Dans l’après-midi nous touchions à Salerne , mais l’ordre était venu de continuer notre route sur Naples, sans nous arrêter; personne ne put descendre à terre. Salerne avait été prise peu de jour auparavant par le colonel Pear, sans coup férir; tout s’était passé le plus galamment du monde. Voici comment: Pear, qui avait devancé sa troupe de quelques heures, arriva devant Salerne avec deux de ses officiers. Il portait une blouse noire et ceux- cides blouses rouges. Ce détail n’est pas indifférent. Que faire devant une place ennemie à moins qu’on ne la prenne ? Pear envoya un de ses compagnons en parlementaire à Salerne pour sommer la garnison de se rendre, faute de quoi on donnerait l’assaut, avec une armée de dix mille hommes. La marche prodigieuse de Garibaldi avait tourné toutes les têtes, et celle du gouverneur n’était pas plus solide que les autres. Dans son embarras, il demanda des ordres à Naples par le télégraphe. On lui répondit de prendre conseil des circonstances et de se rendre s’il ne croyait pas pouvoir tenir. Etc…“, che tradotto significa: “Lasciammo la Calabria a Rotondo per entrare in Basilicata. Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per portarci a Salerne; a bordo c’era già la divisione Sacchi. Etc..”. Caraguel testimoniava nelle sue memorie che arrivati nel porto di Sapri: “Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per trasportarci a Salerno; aveva già a bordo la divisione Sacchi.”. Dunque, il giorno – di cui non si capisce bene la data – Caraguel con la sua Compagnia – di cui ancora non si riesce a capire bene quale fosse – si imbarca a bordo del piroscafo “La VITTORIA” ed a questo punto egli scrive nelle sue memorie che: “Sgomberati alla rinfusa sul ponte, potemmo almeno riposare le gambe e dormire sotto le stelle, perché la notte fu magnifica. All’alba, avvistammo un piroscafo battente bandiera inglese che ci veniva incontro dalla parte opposta. Arrivato a circa mezza chiglia da noi, il capitano ci gridò attraverso il megafono: Ehi! Camicie Rosse! Garibaldi è entrato a Napoli ieri mattina. “A queste parole ci fu una specie di scossa elettrica in tutta la nave. I dormienti più ostinati balzarono in piedi e un immenso tuono di applausi e acclamazioni accolse questa notizia. L’equipaggio inglese rispose al grido di “Viva Garibaldi!”. Il piroscafo issò tre volte la bandiera e si allontanò rapidamente. Nel pomeriggio toccammo Salerno, ma era giunto l’ordine di proseguire la rotta verso Napoli, senza fermarsi; nessuno era potuto scendere a terra. Etc…”. Dunque, Caraguel scriveva che nel porto di Sapri, sul ponte del piroscafo “LA VITTORIA”: “Sgomberati alla rinfusa sul ponte, potemmo almeno riposare le gambe e dormire sotto le stelle, perché la notte fu magnifica.”, poi aggiunge che, al mattino prestissimo, dal ponte del piroscafo: “avvistammo un piroscafo battente bandiera inglese che ci veniva incontro dalla parte opposta.”. Dunque avvistarono un piroscafo battente bandiera inglese. Caraguel scriveva nelle sue memorie che, dal ponte del piroscafo battente bandiera inglese, nel frattempo si era avvicinato: “Arrivato a circa mezza chiglia da noi, il capitano ci gridò attraverso il megafono: Ehi! Camicie Rosse! Garibaldi è entrato a Napoli ieri mattina. “A queste parole ci fu una specie di scossa elettrica in tutta la nave. I dormienti più ostinati balzarono in piedi e un immenso tuono di applausi e acclamazioni accolse questa notizia. L’equipaggio inglese rispose al grido di “Viva Garibaldi!”. Il piroscafo issò tre volte la bandiera e si allontanò rapidamente.”. Caraguel racconta che dal porto di Sapri, il piroscafo Vittoria salpò e: “Nel pomeriggio toccammo Salerno, ma era giunto l’ordine di proseguire la rotta verso Napoli, senza fermarsi; nessuno era potuto scendere a terra. Etc…”. Dunque, Caraguel scrive che arrivati nel porto di Salerno, la sua Compagnia – e presumo anche la Brigata Sacchi, non si fermarono nel porto di Salerno perchè giunse l’ordine di proseguire direttamente per Napoli. A questo proposito, nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Dunque, Mazziotti, sulla scorta del Caraguel scriveva che la Brigata Sacchi: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”.
Nel 9 settembre 1860, a Sapri, una porzione della “BRIGATA MILBITZ” (2° Brigata XVI Divisione Cosenz) è in attesa di imbarcarsi per raggiungere Napoli
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi……Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier Etc…”. Dunque, Carlo Agrati scriveva che, da Lagonegro, il 9 settembre 1860, il Generale Sirtori comunicava a Garibaldi che: “Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola.”. Sirtori aggiungeva altre informazioni e scrivendo a Garibaldi che: “La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri. Etc…”. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che metà della Brigata Milbitz (….) era a Sapri, in attesa di imbarco per Napoli, e gli comunicava pure che l’altra metà della Milbitz si trovava ancora a Paola, ed in particolare a Paola era rimasta, insieme alla Divisione Medici che avrebbe dovuto partire ma come vedremo non ha potuto a causa del Bixio, la Fardella, Laugier e Palizzolo. Queste brigate facevano parte della Divisione Cosenz, che come abbiamo visto era con Garibaldi ed il 3 settembre sbarcò a Gapri. Lo conferma il maggiore Marini, comandante di Piazza a Paola che comunicò a Sirtori lo stato dell’arte a Paola. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 442, in proposito scriveva che, da Paola: “Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che “Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola.”.
A PAOLA
IL PIROSCAFO GOVERNOLO

Carlo Agrati (….), cita l’episodio del violento litigio avvenuto a Paola con Bixio prendendo spunto da uno scritto di Rustow. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 443 – riferendosi al violento litigio tra il Bixio ed alcuni volontari di un’altra Brigata – in proposito scriveva che: “Senonché, ad un certo punto qualcuno aveva detto al Bixio che una parte dei suoi avrebbe dovuto restare a terra, poiché sui vapori, già zeppi, non c’era posto. Allora egli era stato preso da uno di quei terribili eccessi di furia, nei quali realmente perdeva completamente l’uso della ragione. Così il Rustow narra l’episodio doloroso: “A Paola c’era il Governolo già carico della mia Brigata, quando Bixio pretese d’imbarcare anche le sue. D’Aste (il comandante della nave) gli mandò il guardiamarina Puliga a dire che non c’era più posto. Bixio infuriato venne subito con Puliga a bordo, gridando: “Le farò vedere io se non c’è più posto” “Salendo a bordo buttò in mare un bavarese che si salvò per miracolo: poi preso un fucile per la canna si fece largo a colpi di calcio, senza ritegno, sempre ripetendo al Puliga: “Vede se non c’è posto? Vede come si fa?” Ma i nostri bavaresi riavutisi lo presero per le braccia e per le gambe e stavano per gettarlo in mare, quando Eber e Wolf e altri accorsero e li trattennero.”.”. Sulla testimonianza del Rustow, Agrati, a p….. dice ancora che: “tanto che se non accorrevano quelli di cui parla Rustow, il Bixio etc…”. Dunque, il piroscafo sardo “GOVERNOLO” si trovava a Paola il giorno 9 settembre 1860 quando arrivò Nino Bixio che voleva a tutti i costi imbarcarsi per Napoli. A parte che sui due testi tradotti in italiano dal Rustow non ho trovato traccia di ciò che scrive l’Agrati ma poi a me pare strano che Rustow possa citare, come testimone oculare, questo episodio che risale al 9 settembre 1860, quando lui e le sue truppe, la brigata Milano ed altri, si trovavano verso Napoli. Bixio riuscirà a partire da Paola, diretto a Napoli, solo il giorno 10 settembre 1860. Tuttavia, la citazione di Agrati è interessante perché fa parlare a Rustow che ci parla del omandante della nave Governolo, D’Aste, ci parla del guardiamarina Puliga, che salì a bordo del Governolo, ci parla dei bavaresi che erano presenti, Eber e Wolf, etc….Rustow riferisce di: “A Paola c’era il Governolo….D’Aste (il comandante della nave) gli mandò il guardiamarina Puliga a dire che non c’era più posto.”. Dunque, il piroscafo GOVERNOLO, aveva come Comandante della nave D’ASTE e poi vi era il Guardiamarine PULIGA. Su Puliga, su Wikipedia leggiamo che Carlo Alberto Quigini Puliga partecipò alla campagna navale del 1860-1861 imbarcato dapprima sulla corvetta a ruote Governolo, e poi sulla pirofregata Vittorio Emanuele, venendo decorato con una medaglia d’argento al valor militare per essersi distinto nei combattimenti sul Garigliano e a Mola di Gaeta. Il 1 settembre 1860 venne promosso sottotenente di vascello, e luogotenente di vascello di seconda classe il 1 ottobre 1862. Dunque egli faceva parte della marina Piemontese, forse inviato a Paola e a Sapri dal Persano. Sempre su Wikipedia leggiamo che il “Governolo” è stata una pirofregata di II rango a ruote della Regia Marina, già della Marina del Regno di Sardegna. Dopo aver fatto la spola insieme ad altre fregate e vapori sardi, il Governolo fu assegnata poi alla squadra comandata dall’ammiraglio Persano, la Governolo partì da Napoli il 13 (per altre fonti 11) settembre 1860 per prendere parte all’assedio di Ancona.
Nell’8, 9, 10 ecc.. settembre 1860, a Paola, l’arrivo e l’imbarco per Napoli su piroscafi in rada di diverse truppe garibaldine
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri. Etc…”. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che la Divisione Medici era a Paola in attesa di imbarcarsi per Napoli. Ma poi, come vedremo in seguito essa non riuscirà ad imbarcarsi per Napoli per un litigio e la prepotenza di Nino Bixio. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che metà della Brigata Milbitz (….) era a Sapri, in attesa di imbarco per Napoli, e gli comunicava pure che l’altra metà della Milbitz si trovava ancora a Paola, ed in particolare a Paola era rimasta, insieme alla Divisione Medici che avrebbe dovuto partire ma come vedremo non ha potuto a causa del Bixio. Lo conferma il maggiore Marini, comandante di Piazza a Paola che comunicò a Sirtori lo stato dell’arte a Paola. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 442, in proposito scriveva che, da Paola: “Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che il generale Sirtori, rispondendo a Garibaldi, nel dispaccio del 9 settembre 1860 gli comunicava che: “Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola. La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Etc…”. Dunque, il generale Sirtori, in un dispaccio del 9 settembre 1860 comunicava a Garibaldi che la Divisione Medici era a Paola in attesa di potersi imbarcare per Napoli ma stava giungendo anche la brigata di Nino Bixio che era anch’essa diretta a Paola per imbarcarsi per Napoli. Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Dunque, il generale Nino Bixio era il comandante luogotenente della XVIII Divisione. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille””, a p. 199, in proposito scriveva: “Nella rapida avanzata dei vari corpi garibaldini sulla capitale del Regno borbonico, il Sirtori, …..pur non potendo evitare qualche doloroso incidente – valga per tutti quello fra il Bixio ed il Medici a Paola – seppe portare a termine felicemente, etc….”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 441-443, riferendosi a BIXIO ed alla sua truppa (DIVISIONE XVIII), in proposito scriveva che: “….Alle 6 pom. del giorno stesso, infatti, si metteva in marcia per Rogliano coi suoi 4 mila uomini – è il Bixio stesso che indica tale cifra – e ne dava comunicazione al Sirtori in Lagonegro. Il quale Sirtori aveva già disposto che a Paola andasse il Medici e questi era già sul posto, sicché prevedeva che i mezzi di trasporto anche per il Bixio non ci sarebbero stati. Forse a scanso di responsabilità dice ben chiaro nella sua lettera a Garibaldi che il Bixio marciava non per suo ordine ma “per ordine direttamente ricevuto da costà”. Il fatto è che, il 9 settembre, non appena giunse a Paola, precedendo di poche ore i suoi, il Bixio si affrettò a telegrafare al Sirtori che: “….in seguito all’ordine di Cosenz la mia Divisione sta per arrivare qui, Medici pure è a Paola. Tempo brutto: non so se potremo imbarcarci. Qui ci troveremo 4500 uomini della mia Divisione, più Medici con la sua e con parte di quella di Cosenz, ciò che è molto.”. Veramente due giorni prima aveva detto che i suoi eran 4000 soltanto; in ogni modo, i suoi con quelli di Medici e con la Brigata della Divisione Cosenz erano per Paola non soltanto molti, ma troppi. Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. Per quel che si è visto possiamo attribuire la prima colpa di tale situazione al Cosenz e, poiché questi aveva ordinato al Bixio d’andare a Paola in nome di Garibaldi, al Dittatore stesso, il quale pare che non avrebbe dovuto dare ordini diretti senza prima intendersi col suo Capo di Stato maggiore, a cui solo spettava di dirigere l’avanzata delle truppe. La sera arrivarono i vapori e il Marini s’affrettò ad imbarcare quanta gente poté, avvetendo ad imbarco finito il Sirtori: “Paola, 11 settembre, ore 2,30 pom. Arrivati ieri sera in rada 6 vapori. Ho imbarcati i Battaglioni di Cosenz e la Divisione Bixio. Resta la Divisione Medici. Viveri a sufficienza.”. Ma da questo telegramma non appare nulla di quanto era successo. Il Bixio aveva voluto imbarcarsi prima del Medici, dicendo ch’egli era venuto assai prima di lui in Sicilia. Invano gli si era osservato che già da qualche giorno il Medici attendeva in Paola di potersi imbarcare; egli non aveva intender ragioni ed il Medici, pro bono pacis, aveva ceduto. Etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 443, in proposito scriveva che: “Il Bandi conferma il racconto e dà altri particolari.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Nel trambusto di quella marcia affrettata di tutte le truppe garibaldine su Napoli, si ebbero purtroppo altri episodi incresciosi; da parecchie parti giunsero al Sirtori etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”.”, ed. Laterza, Bari, 1940, nel capitolo: “La campagna del 1860”, ecc…, a pp. 199-200 e ssg., riserendosi al generale Sirtori, in proposito scriveva che: “….un ben arduo compito, che il Sirtori, pur non tendo evitare qualche doloroso incidente – valga per tutti quello fra il Bixio ed il Medici a Paola….”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 441-443, in proposito scriveva che: “Ho riprodotto questo elenco perchè il lettore possa farsi un’idea delle difficoltà in cui si trovava il Sirtori per regolare l’avanzata di tanti corpi sparsi e ansiosi tutti di giungere a Napoli; senza contare, come ho già detto, le difficoltà di trasporto, a proposito dei quali successe a Paola un disgustoso incidente cui parecchi accennano, specialmente il Bandi ed il Rustow. Il Bixio a Cosenza – dove tra l’altro aveva reso omaggio alla memoria dei fratelli Bandiera con una visita al vallone di Rovito, il luogo della loro fucilazione nel ’44 – aveva ricevuto il giorno 8, da Cosenz a nome del Dittatore, l’ordine di portarsi con la sua Divisione a Paola, dove, a quanto gli era stato detto, avrebbe trovato vapori per Napoli. Alle 6 pom. del giorno stesso, infatti, si metteva in marcia per Rogliano coi suoi 4 mila uomini – è il Bixio stesso che indica tale cifra – e ne dava comunicazione al Sirtori in Lagonegro. Il quale Sirtori aveva già disposto che a Paola andasse il Medici e questi era già sul posto, sicché prevedeva che i mezzi di trasporto anche per il Bixio non ci sarebbero stati. Forse a scanso di responsabilità dice ben chiaro nella sua lettera a Garibaldi che il Bixio marciava non per suo ordine ma “per ordine direttamente ricevuto da costà”. Il fatto è che, il 9 settembre, non appena giunse a Paola, precedendo di poche ore i suoi, il Bixio si affrettò a telegrafare al Sirtori che: “….in seguito all’ordine di Cosenz la mia Divisione sta per arrivare qui, Medici pure è a Paola. Tempo brutto: non so se potremo imbarcarci. Qui ci troveremo 4500 uomini della mia Divisione, più Medici con la sua e con parte di quella di Cosenz, ciò che è molto.”. Veramente due giorni prima aveva detto che i suoi eran 4000 soltanto; in ogni modo, i suoi con quelli di Medici e con la Brigata della Divisione Cosenz erano per Paola non soltanto molti, ma troppi. Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. Per quel che si è visto possiamo attribuire la prima colpa di tale situazione al Cosenz e, poiché questi aveva ordinato al Bixio d’andare a Paola in nome di Garibaldi, al Dittatore stesso, il quale pare che non avrebbe dovuto dare ordini diretti senza prima intendersi col suo Capo di Stato maggiore, a cui solo spettava di dirigere l’avanzata delle truppe. La sera arrivarono i vapori e il Marini s’affrettò ad imbarcare quanta gente poté, avvetendo ad imbarco finito il Sirtori: “Paola, 11 settembre, ore 2,30 pom. Arrivati ieri sera in rada 6 vapori. Ho imbarcati i Battaglioni di Cosenz e la Divisione Bixio. Resta la Divisione Medici. Viveri a sufficienza.”. Etc..”. Giuseppe Bandi (…), nel suo “I Mille”, (con prefazione di Stefano Canzio), ed. Vie Nuove, 19…., a pp. 192-195, in proposito scriveva che: “XI. Stando in Cosenza, avevo udito l’annunzio del miracoloso ingresso del dittatore in Napoli, e a me tardava raggiungerlo, per ripigliare presso di lui il posto che avevo lasciato per accompagnarmi col colonnello Malenchini. Troppo tempo però ci voleva per giungere a Napoli per via di terra; sicchè domandai a Bixio qual fosse il porto più vicino nel quale avrei trovato modo di imarcarmi. Bixio mi disse che andassi con lui a Paola, e che colà mi imbarcherei prontamente con la sua divisione perchè nel dì venturo, tre legni a vapore dovevano giungere in porto, per toglierla a bordo e trasportarla a Napoli. Mi posi, dunque, in cammino, insieme alla sua gente, etc…Cavalcavo accanto a Menotti, etc….Giungemmo al villaggio di Santa Fele, che siede sopra un breve altipiano……Etc…M’accorsi allora che Bixio aveva in animo di giungere colla sua divisione a Paola innanzi che vi giungessero le truppe che, durante la notte, avevano marciato dinanzi a noi. Curioso di vedere come sarebbe finita quella gara, spronai il cavallo e raggiunsi certi battaglioni di Cosenz, che andavano marciando alla distanza di un miglio o poco più, comandati dal colonnello Fardella (38). Trottai ancora qualche tempo e mi trovai ancora in mezzo ad un reggimento di Medici. Giunto che fui in Paola, vidi nella rada il ‘Governolo’, corvetta della marina sarda, e tre grossi piroscafi da trasporto, e vidi che i soldati di Medici avevano già trasportato sulla spiaggia i bagagli, e si disponevano a cominciarne l’imbarco. Sulla spiaggia erano due ufficiali dello stato maggiore generale, lasciati quivi dal Sirtori per vegliare l’imbarco delle truppe, con ordine espresso che la divisione Medici s’imbarcasse per la prima; e c’era il capitano Andrea Fossi, che i miei lettori già conoscono, e che fu il timoniere del ‘Piemonte’, nella traversata da Genova a Marsala. Etc..”. Carlo Agrati (….), cita l’episodio del violento litigio avvenuto a Paola con Bixio prendendo spunto da uno scritto di Rustow. Carlo Pecorini-Manzoni, a p. 171, nella nota (1) postillava: “(1)….La Brigata Eber (5 ant. del giorno 8) riprendeva la marcia, ed arrivava alle 10 pom. in S. Fili, ivi pernottava, ed alle 5 ant. del 9 muoveva per Paola, dove giungeva alle 10 ant. del giorno medesimo. Alle 9 ant. del 10 davano fondo l’ancora dirimpetto a Paola i battelli a vapore destinati al trasporto in Napoli della Brigata Eber. Alle 6 pom. aveva luogo la partenza; ….”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 239, in proposito scriveva che: “L’arrivo delle rimanenti forze garibaldine fu accellerato dai nuovi mezzi di trasporto che il recente acquisto del porto di Napoli offriva. Dalla retroguardia, parte continuò la sua marcia, ma parte fu portata per mare salpando da Paola o da Sapri. L’ultima divisione con il Medici raggiunse Napoli il 15 settembre e i giorni successivi. A Paola in un litigio sorto a proposito del diritto di precedenza nel montare a bordo, Nino Bixio aveva rotto la testa a più d’un compagno con il calcio di un fucile, il che non gli aveva impedito poi di pentirsi come sempre della sua furia selvaggia e di stringere amicizia con le vittime che aveva quasi mandate all’altro mondo (2).“. Dobelli, a p. 239, nella nota (2) postillava: “(2) Turr, Div., 178-180, 514-515, e carta; Castellini, 61-64; Bandi, 279-282; Adamoli, 153-155.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 239, in proposito scriveva che: “L’ultima divisione con il Medici raggiunse Napoli il 15 settembre e i giorni successivi. A Paola in un litigio sorto a proposito del diritto di precedenza nel montare a bordo, Nino Bixio aveva rotto la testa a più d’un compagno con il calcio di un fucile, il che non gli aveva impedito poi di pentirsi come sempre della sua furia selvaggia e di stringere amicizia con le vittime che aveva quasi mandate all’altro mondo (2).“. Dobelli, a p. 239, nella nota (2) postillava: “(2) Turr, Div., 178-180, 514-515, e carta; Castellini, 61-64; Bandi, 279-282; Adamoli, 153-155.”. Dobelli citava l’Adamoli. Infatti, di Bixio, arrivato a Cosenza molto tempo dopo, scrive Giulio Adamoli (….), nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 153-154, in proposito , scriveva che: “I miei commilitoni, il giorno dopo, rivolto un saluto reverente alle tombe dei fratelli Bandiera fucilati in Cosenza nel 1844 , proseguirono alla volta di Paola, donde, sui vapori a loro destinati, sarebbero senza intoppi pervenuti a Napoli, se la sorte non avesse loro gettato innanzi il generale Bixio, con quel suo carattere indiavolato. Il Bixio aveva già, su la marina di Paola, commesso un atto di prepotenza, mandando il suo maggiore, Menotti Garibaldi, a impossessarsi de’ piroscafi assegnati alle truppe del Medici, e senz’altro imbarcando su essi la sua brigata. Siffatta esorbitanza aveva provocato da parte del Medici una vera esplosione di risentimento, e ne era seguito, fra’ due comandanti , un diverbio vivacissimo . Composta, non so poi come, la lite col Medici, Bixio fece allora intimare agli ufficiali del Governolo, che aveva già a bordo la mia brigata, di prender su anche le sue compagnie. Il comandante D’Aste gli rimandò il guardiamarina Puliga, quello stesso che presta ancora tanto onoratamente servigio come capitano di vascello; e questi, presentatosi al Bixio, gli spiegò come sul Governolo non ci fosse più posto.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a pp. 63-64, scriveva della colonna Medici ferma a Paola ed in proposito aggiungeva: “ 14 settembre….“Si ordina che s’imbarchi Eberhardt. Io domando d’andare e infatti, ricevuto l’ordine di recarmi a tutelare l’imbarco, reco con me l’equipaggio (1).”. Castellini, a p. 64, nela nota (1) postillava: “(1) Cioè gli attrezzi e le munizioni della divisione, rimorchiati per poche ore in uno sciabecco dal Mongibéllo. — La brigata Eberhardt apparteneva con quella Simonetta alla 17* divisione.”. Dunque, la XVII Divisione era la Divisione di Giacomo MEDICI ed a questa apparteneva la brigata d Eberhardt. Infatti, della XVII Divisione il Comandante era Giacomo Medici; Capo di Stato Maggiore della Divisione era il luogotenente Colonnello Ferrari; comandante della 1° Brigata era il colonnello Simonetta; comandante della 2° Brigata era il colonnello Corte; il comandante della 3° Brigata era il colonnello Eberhardt; e poi c’era la 4° brigata con Dunne e la 5° Brigata con Mussolino. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 60, in proposito scriveva: “Imbarco delle truppe a Paola. La prepotenza di N. Bixio e le incertezze di G. Sirtori. “San Fili – 7 settembre — Alle quattro il generale Medici ordina a me ed a Lombardi (2) di partire per Paola e far caricare gli effetti di vestiario. Vi andiamo in carrozza e ritorniamo in giornata, perchè è venuto contrordine di partenza dovendosi andare per via di terra. Ritorno a San Fili, paese che si prestò assai male ad approvvigionare la truppa per causa del signor sindaco…, in casa del quale fummo ad alloggiare„. “ Paola • 8 settembre — Si riceve la notizia che Garibaldi entrò ieri in Napoli alle ore dodici meridiane (3), e quindi grande allegria festeggiata con tazze d’acqua gelata offerta dal sindaco ! (“ Partiamo per Paola: giunti, prendiamo alloggio in casa Maraviglia: la famiglia è rispettabilissima ed il capo di casa fu cinque anni a Precida, prigioniero. All’entrare in Paola, sulla strada, ci colse vento così forte e polvere così densa che fermammo le carrozze. Durò poco, ma ci colse sulla sera una fitta pioggia e vento e tale oscurità che la nostra truppa in marcia ne soffrì non poco. “Io mi recai ad alloggiare a San Francesco di Paola, convento poco lungi dal paese. Lo visitai e lo trovai ricco di bellissimi atrii; evvi una buona biblioteca. Dopo, cenai assieme a due signori del paese che mi furono di guida: i condimenti erano all’olio, perchè l’istituzione proibisce latticini e carni.”. Castellini, a p. 61, in proposito aggiungeva: “9 settembre— Si distribuisce il vestiario: al battaglione Menotti (1) diedero cappelli alla calabrese. Etc…”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a pp. 60-61, in proposito scriveva: ““ Paola • 8 settembre — Si riceve la notizia che Garibaldi entrò ieri in Napoli alle ore dodici meridiane (3), e quindi grande allegria festeggiata con tazze d’acqua gelata offerta dal sindaco !….(p. 61)….“ Partiamo per Paola: giunti, prendiamo alloggio in casa Maraviglia: la famiglia è rispettabilissima ed il capo di casa fu cinque anni a Precida, prigioniero. All’entrare in Paola, sulla strada, ci colse vento così forte e polvere così densa che fermammo le carrozze. Durò poco, ma ci colse sulla sera una fitta pioggia e vento e tale oscurità che la nostra truppa in marcia ne soffrì non poco. “Io mi recai ad alloggiare a San Francesco di Paola, convento poco lungi dal paese. Lo visitai e lo trovai ricco di bellissimi atrii; evvi una buona biblioteca. Dopo, cenai assieme a due signori del paese che mi furono di guida: i condimenti erano all’olio, perchè l’istituzione proibisce latticini e carni “9 settembre — Si distribuisce il vestiario: al battaglione Menotti (1) diedero cappelli alla calabrese„.”. Castellini, a p. 61, nella nota (1) postillava: “(1) Il battaglione di Menotti Garibaldi apparteneva alla neo formata 18a divisione Bixio.”. Castellini, a pp. 62-63-64, aggiungeva che: “…“A bordo del Governólo abbiamo notizie di Napoli e di Garibaldi. Noi stiamo alquanto arrabbiati vedendoci gli ultimi, ma speriamo fra due giorni di imbarcarci — e forse in parte oggi. “… Si vede un altro vapore: vedremo se sarà per noi ! Sembra che a Napoli vi sarà breve fermata di due mesi e subito dopo si farà la campagna del Veneto, ma su queste notizie nulla so di positivo. Medici è disgustato perchè fu stornato il nostro imbarco oggi, per causa di Sirtori probabilmente, che noi chiamiamo ironicamente il cardinale, ed i cui ordini non si comprendono„. * 12, 13 settembre — Fermata a Paola. “Il dire quanta ansietà abbiamo per attendere i vapori è cosa incredibile. Ad ogni momento vado sul balcone di casa Maraviglia ad osservare il mare in tutte le direzioni delle coste ma specialmente della costa di Sapri e Salerno, nella speranza che spunti, che giunga qualche vapore e che ci tolga dall’esiglio. “Il 12 giunge un vapore, e subito evviva, grida di gioia, ma poi lo si vede costantemente avanzare da solo, e questo ci recava tristezza pensando che non soddisferebbe al bisogno. 10 ricevo ordine di recarmi a bordo per rilevare le istruzioni del comandante e per sentire se giungano altri vapori. 11 vapore arrivato è L’Indipendente, della nostra marina, che ha ordine di portare 600 uomini e nulla sa se giungano altri vapori. “Medici ordina si fermi il vapore sino a che ne giungano altri e nel frattempo si fanno caricare tutti gli equipaggi, sino a che, il 13, vedendo che non giungono vapori, il comandante domanda di partire e però, concesso questo, parte, facendosi sera, con a bordo i dispersi, un picchetto per ogni reggimento e il capitano Moscarello per la scorta “ 14 settembre — Il giorno 14 all’alba siamo coi nostri cannocchiali alle finestre, ma nulla si vede, tranne qualche legno a vela, e già si mormora contro il cardinale e contro tutti quelli che ci condannano all’esiglio. “E quello che fa il massimo torto al cardinale si è che ci spiccò forse cinque telegrammi, che altrettanti in sette giorni d’esiglio ne spedimmo a lui ed al ministro della marina, senza che ancora mostrino di conoscere l’esistenza nostra in Paola. “E questo dev’essere il capo di stato maggiore? Che a Tiriolo ci ordina di fermarci e poco dopo telegrafa a tutti i corpi domandando notizie della nostra Divisione? (1). “Ma ritorniamo alla parte storica. Verso le undici del mattino, mentre già si aveva rinunciato a speranza, vediamo due colonne di fumo spuntare dietro la punta di Sapri e poco dopo spuntare due vapori. Come giungono, al solito io mi reco abbasso per ricevere gli ordini e si sa che il Mongibéllo porterà 700 uomini, e 400 l’Archimede, che i comandanti ebbero ordine di recarsi a Sapri per levar gente, e — se non ve ne fosse — di recarsi a Paola allo stesso effetto. Ci ragguagliano che l’Amalfi, che potrebbe portare 1200 uomini, e la Maria Teresa capace di altri 400, sono a Sapri e che ne ritorneranno vuoti a Napoli per mancanza d’istruzioni di recarsi a Paola, a Sapri assicurandosi che a Paola non vi è truppa. “Si ordina che s’imbarchi Eberhardt. Io domando d’andare e infatti, ricevuto l’ordine di recarmi a tutelare l’imbarco, reco con me l’equipaggio (1). Viaggiamo felicemente con nove nodi all’ora, ed essendo 144 miglia, faremo la via in sedici ore giungendo a Napoli intorno a mezzodì.”.
Nel 9-10-11-12-13 settembre 1860, a PAOLA, sui ponti nel porto, la XVII DIVISIONE MEDICI sul piroscafo “GOVERNOLO”, in attesa di potersi imbarcare per Napoli
Gualtiero Castellini racconda che da S. Fili, marcerà per arrivare con la sua Brigata a Paola, dove arriverà l’8 settembre 1860. Gualtiero Castellini racconta dal diario dello zio NICOSTRATO CASTELLINI che era aggregato alle truppe della DIVISIONE MEDICI, la quale, da S. Fili si recò a Paola per imbarcarsi per Napoli. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 60, in proposito scriveva: “Imbarco delle truppe a Paola. La prepotenza di N. Bixio e le incertezze di G. Sirtori. “San Fili – 7 settembre — Alle quattro il generale Medici ordina a me ed a Lombardi (2) di partire per Paola e far caricare gli effetti di vestiario. Vi andiamo in carrozza e ritorniamo in giornata, perchè è venuto contrordine di partenza dovendosi andare per via di terra. Ritorno a San Fili, paese che si prestò assai male ad approvvigionare la truppa per causa del signor sindaco…, in casa del quale fummo ad alloggiare„. “Paola • 8 settembre — Si riceve la notizia che Garibaldi entrò ieri in Napoli alle ore dodici meridiane (3), e quindi grande allegria festeggiata con tazze d’acqua gelata offerta dal sindaco ! (“Partiamo per Paola: giunti, prendiamo alloggio in casa Maraviglia: la famiglia è rispettabilissima ed il capo di casa fu cinque anni a Procida, prigioniero. All’entrare in Paola, sulla strada, ci colse vento così forte e polvere così densa che fermammo le carrozze. Durò poco, ma ci colse sulla sera una fitta pioggia e vento e tale oscurità che la nostra truppa in marcia ne soffrì non poco. “Io mi recai ad alloggiare a San Francesco di Paola, convento poco lungi dal paese. Lo visitai e lo trovai ricco di bellissimi atrii; evvi una buona biblioteca. Dopo, cenai assieme a due signori del paese che mi furono di guida: i condimenti erano all’olio, perchè l’istituzione proibisce latticini e carni.”. Castellini, a p. 61, in proposito aggiungeva: “9 settembre— Si distribuisce il vestiario: al battaglione Menotti (1) diedero cappelli alla calabrese. Etc…”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a pp. 60-61, in proposito scriveva: ““ Paola • 8 settembre — Si riceve la notizia che Garibaldi entrò ieri in Napoli alle ore dodici meridiane (3), e quindi grande allegria festeggiata con tazze d’acqua gelata offerta dal sindaco !….(p. 61)….“ Partiamo per Paola: giunti, prendiamo alloggio in casa Maraviglia: la famiglia è rispettabilissima ed il capo di casa fu cinque anni a Procida, prigioniero. All’entrare in Paola, sulla strada, ci colse vento così forte e polvere così densa che fermammo le carrozze. Durò poco, ma ci colse sulla sera una fitta pioggia e vento e tale oscurità che la nostra truppa in marcia ne soffrì non poco. “Io mi recai ad alloggiare a San Francesco di Paola, convento poco lungi dal paese. Lo visitai e lo trovai ricco di bellissimi atrii; evvi una buona biblioteca. Dopo, cenai assieme a due signori del paese che mi furono di guida: i condimenti erano all’olio, perchè l’istituzione proibisce latticini e carni “9 settembre — Si distribuisce il vestiario: al battaglione Menotti (1) diedero cappelli alla calabrese„.”. Castellini, a p. 61, nella nota (1) postillava: “(1) Il battaglione di Menotti Garibaldi apparteneva alla neo formata 18a divisione Bixio.”. Castellini, a pp. 62-63-64, aggiungeva che: “…“A bordo del Governólo abbiamo notizie di Napoli e di Garibaldi. Noi stiamo alquanto arrabbiati vedendoci gli ultimi, ma speriamo fra due giorni di imbarcarci — e forse in parte oggi. “… Si vede un altro vapore: vedremo se sarà per noi ! Sembra che a Napoli vi sarà breve fermata di due mesi e subito dopo si farà la campagna del Veneto, ma su queste notizie nulla so di positivo. Medici è disgustato perchè fu stornato il nostro imbarco oggi, per causa di Sirtori probabilmente, che noi chiamiamo ironicamente il cardinale, ed i cui ordini non si comprendono„. * 12, 13 settembre — Fermata a Paola. “Il dire quanta ansietà abbiamo per attendere i vapori è cosa incredibile. Ad ogni momento vado sul balcone di casa Maraviglia ad osservare il mare in tutte le direzioni delle coste ma specialmente della costa di Sapri e Salerno, nella speranza che spunti, che giunga qualche vapore e che ci tolga dall’esiglio. “Il 12 giunge un vapore, e subito evviva, grida di gioia, ma poi lo si vede costantemente avanzare da solo, e questo ci recava tristezza pensando che non soddisferebbe al bisogno. 10 ricevo ordine di recarmi a bordo per rilevare le istruzioni del comandante e per sentire se giungano altri vapori. 11 vapore arrivato è L’Indipendente, della nostra marina, che ha ordine di portare 600 uomini e nulla sa se giungano altri vapori. “Medici ordina si fermi il vapore sino a che ne giungano altri e nel frattempo si fanno caricare tutti gli equipaggi, sino a che, il 13, vedendo che non giungono vapori, il comandante domanda di partire e però, concesso questo, parte, facendosi sera, con a bordo i dispersi, un picchetto per ogni reggimento e il capitano Moscarello per la scorta “14 settembre — Il giorno 14 all’alba siamo coi nostri cannocchiali alle finestre, ma nulla si vede, tranne qualche legno a vela, e già si mormora contro il cardinale e contro tutti quelli che ci condannano all’esiglio. “E quello che fa il massimo torto al cardinale si è che ci spiccò forse cinque telegrammi, che altrettanti in sette giorni d’esiglio ne spedimmo a lui ed al ministro della marina, senza che ancora mostrino di conoscere l’esistenza nostra in Paola. “E questo dev’essere il capo di stato maggiore? Che a Tiriolo ci ordina di fermarci e poco dopo telegrafa a tutti i corpi domandando notizie della nostra Divisione? (1). “Ma ritorniamo alla parte storica. Verso le undici del mattino, mentre già si aveva rinunciato a speranza, vediamo due colonne di fumo spuntare dietro la punta di Sapri e poco dopo spuntare due vapori. Come giungono, al solito io mi reco abbasso per ricevere gli ordini e si sa che il Mongibéllo porterà 700 uomini, e 400 l’Archimede, che i comandanti ebbero ordine di recarsi a Sapri per levar gente, e — se non ve ne fosse — di recarsi a Paola allo stesso effetto. Ci ragguagliano che l’Amalfi, che potrebbe portare 1200 uomini, e la Maria Teresa capace di altri 400, sono a Sapri e che ne ritorneranno vuoti a Napoli per mancanza d’istruzioni di recarsi a Paola, a Sapri assicurandosi che a Paola non vi è truppa. “Si ordina che s’imbarchi Eberhardt. Io domando d’andare e infatti, ricevuto l’ordine di recarmi a tutelare l’imbarco, reco con me l’equipaggio (1). Viaggiamo felicemente con nove nodi all’ora, ed essendo 144 miglia, faremo la via in sedici ore giungendo a Napoli intorno a mezzodì”.”. Dunque, Gualtiero Castellini (….) scriveva che a Paola, mentre si attendevano i vapori che dovevano trasportare le truppe a Napoli, verso il 15 settembre 1860 finalmente arrivarono il “MONGIBELLO”, l’“AMALFI”, l’“ARCHIMEDE”, la “MARIA TERESA” e a Paola ancora attendevano di imbarcarsi le truppe della Brigata Eberhardt. Infatti, Castellini scriveva: “Si ordina che s’imbarchi Eberhardt. Io domando d’andare e infatti, ricevuto l’ordine di recarmi a tutelare l’imbarco, reco con me l’equipaggio (1).”. Castellini, a p. 64, nella nota (1) postillava: “(1) (1) Cioè gli attrezzi e le munizioni della divisione, rimorchiati per poche ore in uno sciabecco dal Mongibéllo. — La brigata Eberhardt apparteneva con quella Simonetta alla 17* divisione.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri. Etc…”. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che la Divisione Medici era a Paola in attesa di imbarcarsi per Napoli. Ma poi, come vedremo in seguito essa non riuscirà ad imbarcarsi per Napoli per un litigio e la prepotenza di Nino Bixio. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che metà della Brigata Milbitz (….) era a Sapri, in attesa di imbarco per Napoli, e gli comunicava pure che l’altra metà della Milbitz si trovava ancora a Paola, ed in particolare a Paola era rimasta, insieme alla Divisione Medici che avrebbe dovuto partire ma come vedremo non ha potuto a causa del Bixio. Lo conferma il maggiore Marini, comandante di Piazza a Paola che comunicò a Sirtori lo stato dell’arte a Paola. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 442, in proposito scriveva che, da Paola: “Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che il generale Sirtori, rispondendo a Garibaldi, nel dispaccio del 9 settembre 1860 gli comunicava che: “Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola. La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Etc…”. Dunque, il generale Sirtori, in un dispaccio del 9 settembre 1860 comunicava a Garibaldi che la Divisione Medici era a Paola in attesa di potersi imbarcare per Napoli ma stava giungendo anche la brigata di Nino Bixio che era anch’essa diretta a Paola per imbarcarsi per Napoli. Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Dunque, il generale Nino Bixio era il comandante luogotenente della XVIII Divisione. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille””, a p. 199, in proposito scriveva: “Nella rapida avanzata dei vari corpi garibaldini sulla capitale del Regno borbonico, il Sirtori, …..pur non potendo evitare qualche doloroso incidente – valga per tutti quello fra il Bixio ed il Medici a Paola – seppe portare a termine felicemente, etc….”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 441-443, in proposito scriveva che: “….Alle 6 pom. del giorno stesso, infatti, si metteva in marcia per Rogliano coi suoi 4 mila uomini – è il Bixio stesso che indica tale cifra – e ne dava comunicazione al Sirtori in Lagonegro. Il quale Sirtori aveva già disposto che a Paola andasse il Medici e questi era già sul posto, sicché prevedeva che i mezzi di trasporto anche per il Bixio non ci sarebbero stati. Forse a scanso di responsabilità dice ben chiaro nella sua lettera a Garibaldi che il Bixio marciava non per suo ordine ma “per ordine direttamente ricevuto da costà”. Il fatto è che, il 9 settembre, non appena giunse a Paola, precedendo di poche ore i suoi, il Bixio si affrettò a telegrafare al Sirtori che: “….in seguito all’ordine di Cosenz la mia Divisione sta per arrivare qui, Medici pure è a Paola. Tempo brutto: non so se potremo imbarcarci. Qui ci troveremo 4500 uomini della mia Divisione, più Medici con la sua e con parte di quella di Cosenz, ciò che è molto.”. Veramente due giorni prima aveva detto che i suoi eran 4000 soltanto; in ogni modo, i suoi con quelli di Medici e con la Brigata della Divisione Cosenz erano per Paola non soltanto molti, ma troppi. Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. Per quel che si è visto possiamo attribuire la prima colpa di tale situazione al Cosenz e, poiché questi aveva ordinato al Bixio d’andare a Paola in nome di Garibaldi, al Dittatore stesso, il quale pare che non avrebbe dovuto dare ordini diretti senza prima intendersi col suo Capo di Stato maggiore, a cui solo spettava di dirigere l’avanzata delle truppe. La sera arrivarono i vapori e il Marini s’affrettò ad imbarcare quanta gente poté, avvetendo ad imbarco finito il Sirtori: “Paola, 11 settembre, ore 2,30 pom. Arrivati ieri sera in rada 6 vapori. Ho imbarcati i Battaglioni di Cosenz e la Divisione Bixio. Resta la Divisione Medici. Viveri a sufficienza.”. Ma da questo telegramma non appare nulla di quanto era successo. Il Bixio aveva voluto imbarcarsi prima del Medici, dicendo ch’egli era venuto assai prima di lui in Sicilia. Invano gli si era osservato che già da qualche giorno il Medici attendeva in Paola di potersi imbarcare; egli non aveva intender ragioni ed il Medici, pro bono pacis, aveva ceduto. Etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 443, in proposito scriveva che: “Il Bandi conferma il racconto e dà altri particolari.”. Infatti, Giuseppe Bandi (…), nel suo “I Mille”, (con prefazione di Stefano Canzio), ed. Vie Nuove, 19…., a p. 197, in proposito scriveva che: “Ferdinando Eber (1825-1885) ….Garibaldi lo promosse colonnello brigatiere della divisione Turr.”. Bandi racconta dell’arrivo di Bixio e Medici e delle loro Brigate insieme a Eber a Paola. Giuseppe Bandi (…), nel suo “I Mille”, (con prefazione di Stefano Canzio), ed. Vie Nuove, 19…., a pp. 192-195, in proposito scriveva che: “XI. Stando in Cosenza, avevo udito l’annunzio del miracoloso ingresso del dittatore in Napoli, e a me tardava raggiungerlo, per ripigliare presso di lui il posto che avevo lasciato per accompagnarmi col colonnello Malenchini. Troppo tempo però ci voleva per giungere a Napoli per via di terra; sicchè domandai a Bixio qual fosse il porto più vicino nel quale avrei trovato modo di imarcarmi. Bixio mi disse che andassi con lui a Paola, e che colà mi imbarcherei prontamente con la sua divisione perchè nel dì venturo, tre legni a vapore dovevano giungere in porto, per toglierla a bordo e trasportarla a Napoli. Mi posi, dunque, in cammino, insieme alla sua gente, etc…Cavalcavo accanto a Menotti, etc….Giungemmo al villaggio di Santa Fele, che siede sopra un breve altipiano……Etc…M’accorsi allora che Bixio aveva in animo di giungere colla sua divisione a Paola innanzi che vi giungessero le truppe che, durante la notte, avevano marciato dinanzi a noi. Curioso di vedere come sarebbe finita quella gara, spronai il cavallo e raggiunsi certi battaglioni di Cosenz, che andavano marciando alla distanza di un miglio o poco più, comandati dal colonnello Fardella (38). Trottai ancora qualche tempo e mi trovai ancora in mezzo ad un reggimento di Medici. Giunto che fui in Paola, vidi nella rada il ‘Governolo’, corvetta della marina sarda, e tre grossi piroscafi da trasporto, e vidi che i soldati di Medici avevano già trasportato sulla spiaggia i bagagli, e si disponevano a cominciarne l’imbarco. Sulla spiaggia erano due ufficiali dello stato maggiore generale, lasciati quivi dal Sirtori per vegliare l’imbarco delle truppe, con ordine espresso che la divisione Medici s’imbarcasse per la prima; e c’era il capitano Andrea Fossi, che i miei lettori già conoscono, e che fu il timoniere del ‘Piemonte’, nella traversata da Genova a Marsala. A una cert’ora, Bixio che colle sue genti era passato di corsa in mezzo ai battaglioni di Cosenz e a una parte della divisione Medici, giunse in Paola; e recatosi sulla spiaggia, e veduto che Medici etc…”. Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 239, in proposito scriveva che: “L’arrivo delle rimanenti forze garibaldine fu accellerato dai nuovi mezzi di trasporto che il recente acquisto del porto di Napoli offriva. Dalla retroguardia, parte continuò la sua marcia, ma parte fu portata per mare salpando da Paola o da Sapri. L’ultima divisione con il Medici raggiunse Napoli il 15 settembre e i giorni successivi. A Paola in un litigio sorto a proposito del diritto di precedenza nel montare a bordo, Nino Bixio aveva rotto la testa a più d’un compagno con il calcio di un fucile, il che non gli aveva impedito poi di pentirsi come sempre della sua furia selvaggia e di stringere amicizia con le vittime che aveva quasi mandate all’altro mondo (2).“. Dobelli, a p. 239, nella nota (2) postillava: “(2) Turr, Div., 178-180, 514-515, e carta; Castellini, 61-64; Bandi, 279-282; Adamoli, 153-155.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a pp. 63-64, scriveva della colonna Medici ferma a Paola ed in proposito aggiungeva: “ 14 settembre….“Si ordina che s’imbarchi Eberhardt. Io domando d’andare e infatti, ricevuto l’ordine di recarmi a tutelare l’imbarco, reco con me l’equipaggio (1).”. Castellini, a p. 64, nela nota (1) postillava: “(1) Cioè gli attrezzi e le munizioni della divisione, rimorchiati per poche ore in uno sciabecco dal Mongibéllo. — La brigata Eberhardt apparteneva con quella Simonetta alla 17* divisione.”. Cosmo Schiavo (….), nel suo “Gaetano Rocco: un romantico indomito alfiere”, in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), in Appendice, a p. 321, in proposito scriveva che: “Sono qui a riassumere le venti pagine del diario inedito di Gaetano Rocco, intitolato “I miei ricordi”, che consta di 120 pagine tipo protocollo rilegate in formato 29×20 cm. Tratta degli avvenimenti dal 13 aprile 1854 al 9 dicembre 1862. Una fittissima trascrizione dattilografica di 27 pagine e 6 righi etc…del nipote Eugenio Rocco, ufficiale del 28° Reggimento fanteria Divisione Pavia, etc…Gaetano Rocco, nasce a Campagna, il 22 settembre 1835 ….”. Cosmo, a p. 345, trascrivendo sempre il Diario di Rocco arrivava a parlarci dell’arrivo e della partenza di Rocco da Paola. Ricordo che di Gaetano Rocco ha scritto anche Gennaro De Crescenzo (….), nel suo……………Gaetano Rocco faceva parte della Brigata Heberhardt, che a sua volta faceva parte della Divisione Medici che, dalla Sicilia arrivò a Paola l’8 settembre 1860, il giorno dopo l’arrivo di Garibaldi a Napoli. Cosmo, a p. 346, in proposito scriveva: “Giunti in cima il temporale cessò e con più celerità discese in Paola per una strada tagliata a guisa si può dire di lumaca. Era mezzanotte quando si mise piede in quel grazioso paese, e ciascuno di quei abitanti saporitamente se la dormiva; intanto noi altri bagnati fin dentro le midolla etc…Il dì seguente fui alloggiato in casa del sig. Domenico Gentile padre di tre giovani figli di sentimenti caldissimi di libertà. Da questa famiglia per sei giorni consecutivi ebbi trattamenti cordialissimi e sinceri non senza lagrime ed abbracciamenti da essi mi concedai da essi il 14 settembre alle 2 p.m. quando con la intiera Brigata m’imbarcai sul vapore il Mongibello alla volta di Napoli. Il giorno 15 settembre 1860 fu un giorno memorabile per me e che io non potrò dimenticarmi giammai. Il Comandante della Brigata Sig. Heberhardh etc…”.
LA 2° BRIGATA DELLA DIVISIONE TURR (DIVISIONE TURR = XIII) O BRIGATA EBER
Costituita in Sicilia, nella città di Palermo il 16 luglio 1860, inizialmente contava 50 uomini che arrivarono a essere un folto gruppo di 500 volontari comandati dal colonnello brigadiere Nándor Éber (1825-1885) (per questo chiamati anche Brigata “Eber“, che in realtà racchiuderà tutti i combattenti stranieri), corrispondente del quotidiano The Times con la cittadinanza inglese e dal tenente colonnello Lajos Tukory, che cadde a Palermo il 29 maggio 1860.
| 13.a Divisione | Comandante | Luogot. Gen. Türr |
| Stato Maggiore di Divisione | Capo | Col. Rüstow e Luog. Col. Alessandri |
| 1.a Brigata | Comandante | Colonn. Spangaro |
| 2.a Brigata | Comandante | Colonn. Eber |
| 3.a Brigata (Milano) | Comandante | Luogot. Col. De Giorgi |
| 4.a Brigata | Comandante | Magg. Gen. Sacchi |
| 5.a Brigata (aggregata alla 6.a Brigata).. | Comandante | Colonn. Fabrizi Luigi |
| 6.a Brigata (aggregata alla 5.a Brigata) | Comandante | Generali La Masa e Corrao |
Achille Ragazzoni (….), nel suo, “Un Garibaldino dimenticato – Camillo Zancani da Egna (1820-1888)”, Centro di Studi Atesini, Bolzano, 1988, a pp. 33-34, riportava una lettera dello Zancani, indirizzata a Vettore Ricci (la lettera è conservata al Museo del Risorgimento, Trento Archivio E/15, fascicolo 3, c. 13) ed, in proposito scriveva: “5- 1860 settembre 3, Cosenza….Signor Dottor Vettore Ricci, Milano, etc…Care Sorelle ed Amici!…etc…Fu nominato Governatore Generale delle 3 Province di Cosenza, Catanzaro e Reggio il fratello del Generale Morelli, homo di un gran onore. Garibaldi già dal primo del Corrente partiva col suo Stato Maggiore e guide alla volta di Paola a disporre delle truppe di Beltrami sbarcate in Numero di 8 Mille, così pure delle brigate Ebber che mandò a Sapri. Lui poi con Cosenz trovasi nella Basilicata a Sinistra di Potenza con un corpo di 50/m(ille) tutti Calabresi, e nazionali Napoletani, che vennero attruppati in parte dal Colonnello Boldoni compaesano. Etc…”. In questa lettera, Zancani rivela che a Paola vi erano le brigate Eber che Garibaldi mandò a Sapri. Zancani, il 3 settembre 1860 scriveva da Cosenza che Garibaldi il 1° settembre 1860: “…..partiva col suo Stato Maggiore e guide alla volta di Paola a disporre delle truppe di Beltrami sbarcate in Numero di 8 Mille, così pure delle brigate Ebber che mandò a Sapri.”. Notizia che è inesatta perchè non sarà Garibaldi che andrà a Paola ma sarà Turr, su ordine di Garibaldi ad andare a Paola, dove ivi era Rustow con le truppe del Bertani. Inoltre, però Zancani scrive di “le brigate Ebber” che Garibaldi “mandò” a Sapri. La notizia che la Brigata EBER fossero a Paola è sufragata dalla lettera che, da Cosenza, il generale Turr scrisse a Nino Bixio. Infatti, Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 147-148, in proprosito scriveva che: “Pria di partire da Cosenza, Turr scrisse a Bixio: “Le quattro brigate, Eberhardt, Puppi, Milano, Spinazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono attaccate alla mia divisione. Oggi riceverai l’ordine del Dittatore di formare la 18° Divisione sotto i tuoi ordini. La brigata Eber cogli ungheresi resteranno nella mia divisione, mandami subito, oltre i signori accennati ieri, il colonnello Teleky e Maxime du Camp. Io poi appena che ci riuniremo ti darò una brigata continentale per la formazione della tua divisione. Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il golfo di Policastro, ed ivi sbarcare. Arrivederci a presto. Cosenza, 31 agosto 1860. Tuo affez. Turr.”. Infatti, Pecorini-Manzoni (….) scriveva che: “Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il golfo di Policastro, ed ivi sbarcare. Arrivederci a presto. Cosenza, 31 agosto 1860. Tuo affez. Turr.”. Pecorini, citando la lettera di Turr a Bixio scriveva che Turr comunicava a Bixio che partiva da Cosenza per recarsi a Paola, dove “dove sono arrivate due delle suddette brigate, ecc..”. Turr scrivendo a Bixio e dicendo che a Paola vi erano già arrivate due Brigate si riferiva alle Brigate di Eber che “Brigata Eber resteranno nella mia Divisione”. Dunque, siccome Turr scrive a Bixio il 31 agosto 1860 da Cosenza, questo vuol dire che a Paola il 31 agosto vi erano arrivate le due Brigate Eber. Infatti, le due Brigate Eber facevano parte della Divisione di Turr. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, riferendosi alle Divisioni del generale Turr, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Dunque, la Brigata Eber faceva arte della Divisione Turr che andò ad Ariano, appena arrivata a Napoli. Carlo Pecorini-Manzoni, a p. 171, nella nota (1) postillava: “(1)….La Brigata Eber (5 ant. del giorno 8) riprendeva la marcia, ed arrivava alle 10 pom. in S. Fili, ivi pernottava, ed alle 5 ant. del 9 muoveva per Paola, dove giungeva alle 10 ant. del giorno medesimo. Alle 9 ant. del 10 davano fondo l’ancora dirimpetto a Paola i battelli a vapore destinati al trasporto in Napoli della Brigata Eber. Alle 6 pom. aveva luogo la partenza; ….”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514 “Allegato II- Riassunto tabelle di marcia”, in proposito scriveva che: “BRIGATA EBER: 31 agosto Marcellinara, 1 settembre Catanzaro, 7 settembre Cosenza, 8 settembre San Fil., 9 settembre Paola, 10 settembre Id. Imbarco, 11 settembre Napoli, 12 e 13 Napoli, 15 Caserta.”. Sulla Brigata EBER ha scritto Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 170-171, riferendosi alla missione di Turr ad Ariano del 12 settembre 1860, in proposito scriveva: “Intanto che il generale Türr in soli cinque giorni compiva una missione di così grave importanza in quell’eccezionale momento, qual’era quella di sedare una reazione, che si sapeva donde aveva avuto principio, ma che non si avrebbe saputo ove potesse aver fine, entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice ¹) le altre Brigate della sua Divisione cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17ª Divisione Medici; la Brigata Sacchi continuava a di pendere direttamente dal Quartier generale principale.”. Pecorini (….), a p. 170, nella nota (1) postillava che: “(1) Alle 5 pom. del 3 la Brigata Eber, percorrendo la consolare, marciava per Tiriolo, dove arrivava alle 11 pom., ed accampava al di qua del villaggio fino alla mattina del 4 (ore 6 ant.), che passava ad altro accampamento al di là del paese, alle 3 pom. muoveva per S. Pietro a Tiriolo, ove giungeva alle 10 pom. e si accampava sulla strada…..Alle 2 ant. del 5 la Brigata Eber continuava per Soveria Mannelli, vi arrivava alle 7 ant., da dove riprendeva la marcia all’1 ant. del 6, ed un’ora dopo accampava in Rogliano al di qua del paese….La Brigata Eber alle 2 ant. del 7 lasciava Rogliano, ed alle 8 ant. giungeva in Cosenza…..La Brigata Eber (5 ant. del giorno 8) riprendeva la marcia, ed arrivava alle 10 pom. in S. Fili, ivi pernottava, ed alle 5 ant. del 9 muoveva per Paola, dove giungeva alle 10 ant. del giorno medesimo….Alle 9 ant. del 10 davano fondo l’ancora dirimpetto a Paola i battelli a vapore destinati al trasporto in Napoli della Brigata Eber. Alle 6 pom. aveva luogo la partenza; alla mattina dell’11 lo sbarco in Napoli, dove la brigata si acquartierava ai Granili, e vi riposava fino a tutto il 13…..“. Dunque, riepilogando il calendario degli spostamenti del Pecorini-Manzoni, la Brigata EBER, il 3 settembre 1860 arrivava a Tiriolo; il 6 settembre 1860 si muoveva per San Pietro al Tiriolo; il 5 si muoveva per Soveria Mannelli; il 6 settembre 1860 arrivava a Rogliano; il 7 settembre 1860 lasciava Rogliano e giungeva a Cosenza; l’8 da Cosenza riprende la marcia per arrivare a S. Fili; il 9 settembre 1860, la Brigata Eber marciava per Paola, dove giungeva alle 10,00; il 10 settembre 1860 parte da Paola, s’imbarca su dei battelli a vapore destinati al trasporto dei volontari per Napoli dove arriverà l’11 mattina e acquartierava ai Granili e dove resterà fino al giorno 13 settembre 1860. Dunque, la Brigata Eber non si fermerà a Sapri. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Quella Eber arrivava alle 10 ant. del 1° settembre da Marcellinara a Catanzaro accolta con feste dalla popolazione; ivi veniva alloggiata nelle caserme e nelle chiese. In detta città raggiungevano il corpo molti volontari rimasti indietro nelle marce. La forza della Brigata era di 2966, dai quali presenti 2462, assenti 504, cioè ammalati 344, dispersi 160. Alle 5 pom. del 3 la Brigata Eber, percorrendo la consolare, marciava per Tiriolo, dove arrivava alle 11 pom., ed accampava al di qua del villaggio fino alla mattina del 4 (ore 6 ant.), che passava ad altro accampamento al di là del paese, ale 3 pom. muoveva per S. Pietro a Tiriolo, ove giungeva alle 10 pom. e si accampava sulla strada. Alle 2 ant. del 5 la Brigata Eber continuava per Soveria Mannelli, vi arrivava alle 7 ant., da dove riprendeva la marcia all’1 ant. del 6, ed un’ora dopo accapava a Rogliano al di qua del paese. La Brigata Eber alle 2 ant. del 7 lasciava Rogliano, ed alle 8 ant. giungeva in Cosenza. La Brigata Eber (5 ant. del giorno 8) riprendeva la marcia, ed arrivava alle 10 pom. in S. Fili, ivi pernottava, ed alle 5 ant. del 9 muoveva per Paola, dove giungeva alle 10 ant. del giorno medesimo. Alle 9 ant. del 10 davano fondo l’ancora dirimpetto a Paola i battelli a vapore destinati al trasporto in Napoli della Brigata Eber. Alle 6 pom. aveva luogo la partenza; ….”.
Nel 9 settembre 1860, a Paola, alle ore 10 l’arrivo della 2° BRIGATA della DIVISIONE XIII TURR, o BRIGATA EBER proveniente da S. Fili
La Brigata Eber, il 9 settembre 1860, marciava e giungeva alle ore 10 a Paola, dove lo stesso giorno davano fondo all’ancora i battelli a vapore inviati dal Sirtori per portare la Brigata Eber a Napoli. Il 9 settembre 1860, la Brigata Eber partì da Paola, alle ore 18,00 e solo il 10 e 12 settembre 1860 la Brigata Eber arrivò a Napoli. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Pecorini-Manzoni, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Quella Eber arrivava alle 10 ant. del 1° settembre da Marcellinara a Catanzaro accolta con feste dalla popolazione; ivi veniva alloggiata nelle caserme e nelle chiese. In detta città raggiungevano il corpo molti volontari rimasti indietro nelle marce. La forza della Brigata era di 2966, dai quali presenti 2462, assenti 504, cioè ammalati 344, dispersi 160. Alle 5 pom. del 3 la Brigata Eber, percorrendo la consolare, marciava per Tiriolo, dove arrivava alle 11 pom., ed accampava al di qua del villaggio fino alla mattina del 4 (ore 6 ant.), che passava ad altro accampamento al di là del paese, ale 3 pom. muoveva per S. Pietro a Tiriolo, ove giungeva alle 10 pom. e si accampava sulla strada. Alle 2 ant. del 5 la Brigata Eber continuava per Soveria Mannelli, vi arrivava alle 7 ant., da dove riprendeva la marcia all’1 ant. del 6, ed un’ora dopo accapava a Rogliano al di qua del paese. La Brigata Eber alle 2 ant. del 7 lasciava Rogliano, ed alle 8 ant. giungeva in Cosenza. La Brigata Eber (5 ant. del giorno 8) riprendeva la marcia, ed arrivava alle 10 pom. in S. Fili, ivi pernottava, ed alle 5 ant. del 9 muoveva per Paola, dove giungeva alle 10 ant. del giorno medesimo. Alle 9 ant. del 10 davano fondo l’ancora dirimpetto a Paola i battelli a vapore destinati al trasporto in Napoli della Brigata Eber. Alle 6 pom. aveva luogo la partenza; ….”. Dunque, il Pecorini, a p. 171 scriveva: “La Brigata Eber (5 ant. del giorno 8) riprendeva la marcia, ed arrivava alle 10 pom. in S. Fili, ivi pernottava, ed alle 5 ant. del 9 muoveva per Paola, dove giungeva alle 10 ant. del giorno medesimo. Alle 9 ant. del 10 davano fondo l’ancora dirimpetto a Paola i battelli a vapore destinati al trasporto in Napoli della Brigata Eber. Alle 6 pom. aveva luogo la partenza; ….”. Dunque, Pecorini-Manzoni scriveva che la BRIGATA EBER: “La Brigata Eber (5 ant. del giorno 8) riprendeva la marcia, ed arrivava alle 10 pom. in S. Fili, ivi pernottava, ed alle 5 ant. del 9 muoveva per Paola, dove giungeva alle 10 ant. del giorno medesimo. Alle 9 ant. del 10 davano fondo l’ancora dirimpetto a Paola i battelli a vapore destinati al trasporto in Napoli della Brigata Eber. Alle 6 pom. aveva luogo la partenza; ….”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, nella nota (1) postillava che: “(1) ….La Brigata Eber (5 ant. del giorno 8) riprendeva la marcia, ed arrivava alle 10 pom. in S. Fili, ivi pernottava, ed alle 5 ant. del 9 muoveva per Paola, dove giungeva alle 10 ant. del giorno medesimo….Alle 9 ant. del 10 davano fondo l’ancora dirimpetto a Paola i battelli a vapore destinati al trasporto in Napoli della Brigata Eber. Alle 6 pom. aveva luogo la partenza; alla mattina dell’11 lo sbarco in Napoli, dove la brigata si acquartierava ai Granili, e vi riposava fino a tutto il 13…..“. Dunque, Carlo Pecorini-Manzoni scriveva che la Brigata EBER, il 6 settembre 1860 arrivava a Rogliano; il 7 settembre 1860 lasciava Rogliano e giungeva a Cosenza; l’8 da Cosenza riprende la marcia per arrivare a S. Fili; il 9 settembre 1860, la Brigata Eber marciava per Paola, dove giungeva alle 10,00; il 10 settembre 1860 parte da Paola, s’imbarca su dei battelli a vapore destinati al trasporto dei volontari per Napoli dove arriverà l’11 mattina e si acquartierava ai Granili e dove resterà fino al giorno 13 settembre 1860. Dunque, secondo il Pecorini-Manzoni, la Brigata Eber da Paola ripartì per Napoli dove giunse l’11 settembre 1860 e quindi – dice il Pecorini che non si fermò a Sapri. L’evento è testimoniato da Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a p. 153 e ssg., riferendosi alla Brigata Eber, a Cosenza il giorno 7 settembre 1860, in proposito scriveva che: “I miei commilitoni, il giorno dopo, rivolto un saluto reverente ai fratelli Bandiera, fucilati in Cosenza nel 1844, proseguirono per Paola, donde, sui vapori a loro destinati, sarebbero senza intoppi pervenuti a Napoli, se la sorte non avesse loro gettati innanzi il generale Bixio, etc…”. Adamoli, a p. 155 concludeva: “La mia brigata proseguì senz’altri incidenti; giunse l’11 a Napoli, e due giorni dopo al campo presso Capua, etc…”. Adamoli, proseguendo il suo racconto, scriveva che da Cosenza, rimessosi dalla forte febbre si rimise in marcia ed arrivò a Paola dove trascorse il tempo in una locandaccia aspettando il vapore che lo portò a Napoli, dove arrivò verso gli ultimi di Settembre 1860. La Brigata Eber, il 9 settembre 1860, marciava e giungeva alle ore 10 a Paola, dove lo stesso giorno 9 settembre 1860 davano fondo all’ancora i battelli a vapore inviati dal Sirtori per portare la Brigata Eber a Napoli. Il 9 settembre 1860, la Brigata Eber partì da Paola, alle ore 18,00 e solo il 10 e 12 settembre 1860 la Brigata Eber arrivò a Napoli. Oltre alle brigate citate, nel Riassunto si citano anche i “Mille”, la “Brigata Bixio”, la “Brigata Eber” che, pare, non riguardano l’approdo di Sapri. Dunque, l’approdo e la tappa di Sapri pare non riguardasse la Brigata Eber, che invece si imbarcò a Paola ed Eber fu partecipe dell’episodio di Bixio. Achille Ragazzoni (….), nel suo, “Un Garibaldino dimenticato – Camillo Zancani da Egna (1820-1888)”, Centro di Studi Atesini, Bolzano, 1988, a pp. 33-34, riportava una lettera dello Zancani, indirizzata a Vettore Ricci (la lettera è conservata al Museo del Risorgimento, Trento Archivio E/15, fascicolo 3, c. 13) ed, in proposito scriveva: “5- 1860 settembre 3, Cosenza….Signor Dottor Vettore Ricci, Milano, etc…Care Sorelle ed Amici!…etc…Fu nominato Governatore Generale delle 3 Province di Cosenza, Catanzaro e Reggio il fratello del Generale Morelli, homo di un gran onore. Garibaldi già dal primo del Corrente partiva col suo Stato Maggiore e guide alla volta di Paola a disporre delle truppe di Beltrami sbarcate in Numero di 8 Mille, così pure delle brigate Ebber che mandò a Sapri. Lui poi con Cosenz trovasi nella Basilicata a Sinistra di Potenza con un corpo di 50/m(ille) tutti Calabresi, e nazionali Napoletani, che vennero attruppati in parte dal Colonnello Boldoni compaesano. Etc…”. In questa lettera, Zancani rivela che a Paola vi erano le brigate Eber che Garibaldi mandò a Sapri. Zancani, il 3 settembre 1860 scriveva da Cosenza che Garibaldi il 1° settembre 1860: “…..partiva col suo Stato Maggiore e guide alla volta di Paola a disporre delle truppe di Beltrami sbarcate in Numero di 8 Mille, così pure delle brigate Ebber che mandò a Sapri.”. Notizia che è inesatta perchè non sarà Garibaldi che andrà a Paola ma sarà Turr, su ordine di Garibaldi ad andare a Paola, dove ivi era Rustow con le truppe del Bertani. Inoltre, però Zancani scrive di “le brigate Ebber” che Garibaldi “mandò” a Sapri. Carlo Agrati (….), cita l’episodio del violento litigio avvenuto a Paola con Bixio prendendo spunto da uno scritto di Rustow. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 443 – riferendosi al violento litigio tra il Bixio ed alcuni volontari di un’altra Brigata – in proposito scriveva che: “Senonché, ad un certo punto qualcuno aveva detto al Bixio che una parte dei suoi avrebbe dovuto restare a terra, poiché sui vapori, già zeppi, non c’era posto. Allora egli era stato preso da uno di quei terribili eccessi di furia, nei quali realmente perdeva completamente l’uso della ragione. Così il Rustow narra l’episodio doloroso: “A Paola c’era il Governolo già carico della mia Brigata, quando Bixio pretese d’imbarcare anche le sue. D’Aste (il comandante della nave) gli mandò il guardiamarina Puliga a dire che non c’era più posto. Bixio infuriato venne subito con Puliga a bordo, gridando: “Le farò vedere io se non c’è più posto” “Salendo a bordo buttò in mare un bavarese che si salvò per miracolo: poi preso un fucile per la canna si fece largo a colpi di calcio, senza ritegno, sempre ripetendo al Puliga: “Vede se non c’è posto? Vede come si fa?” Ma i nostri bavaresi riavutisi lo presero per le braccia e per le gambe e stavano per gettarlo in mare, quando Eber e Wolf e altri accorsero e li trattennero.”.”. A parte che sui due testi tradotti in italiano dal Rustow non ho trovato traccia di ciò che scrive l’Agrati ma poi a me pare strano che Rustow possa citare, come testimone oculare, questo episodio che risale al 9 settembre 1860, quando lui e le sue truppe, la brigata Milano ed altri, si trovavano verso Napoli. Bixio riuscirà a partire da Paola, diretto a Napoli, solo il giorno 10 settembre 1860. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 443 – riferendosi al violento litigio tra il Bixio ed alcuni volontari di un’altra Brigata – in proposito scriveva che: “Il Bandi conferma il racconto e dà altri particolari. Il Bixio era salito a bordo furioso e vedendo il ponte ingombro di gente sdraiata e sonnacchiosa – eran i soldati della Compagnia del Wolf, quasi tutti tedeschi disertori – la sua furia etc…”. Dunque, sul ponte al porto di Paola, il 9 settembre 1860, vi erano i soldati della Compagnia dei tedeschi del Wolf, e come vedremo in seguito, tra i volontari che bloccarono il Bixio vi erano quelli della Compagnia di Eber. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 55, in proposito scriveva: “Itinerari garibaldini in Calabria. Viva il continente! Garibaldi, toccata la terra sacra della penisola, riprendeva con vigore nuovo la marcia trionfale verso Napoli. E lo seguiva al limite quasi della retroguardia “ l’incrollabile possa„ di Giacomo Medici. Nicostrato Castellini, non avendo sempre agio durante le ’marcie affrettate a traverso la Calabria di continuare le lettere alla moglie, segnava tuttavia su un piccolo taccuino il sommariodegli avvenimenti. E dalle note segnate a matita con una calligrafìa chiara e minuta, io posso ricostruire oggi in parte la rapida marcia della divisione.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a pp. 59-60, in proposito scriveva: “Poi tutta la divisione avanzò su la strada di Paola per essere pronta all’imbarco imminente: a metà strada — nel villaggio di San Fili — la truppa si arrestò, e dovette, dormire all’aria aperta. Le difficoltà di rifornimento e di marcia per tutti i reparti garibaldini erano diventate enormi. Nascevano incidenti ad ogni istante. E in questi giorni appunto, di nervosismo generale, avvenne a Cosenza un violento dissidio tra il capitano Castellini ed un maggiore siciliano. Il Castellini sfidò tosto l’avversario, ma la vertenza— come tante altre sorte nella campagna — non ebbe sèguito. Gli ufficiali superiori cercavano con ogni mezzo di impedire duelli. Ciò non toglie che in questi giorni appunto il generale Bixio desse occasione. — in Paola — ad uno scandalo grave, del quale il Castellini ci dirà fra breve (1).”. Castellini, a p. 60, nella nota (1) postillava: “(1) Credo al lettore non possa riuscire sgradita questa diffusa esposizione degli itinerari garibaldini in Calabria, che manca negli altri volumi pubblicati intorno alla campagna del ’60.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 60, in proposito scriveva: “Imbarco delle truppe a Paola. La prepotenza di N. Bixio e le incertezze di G. Sirtori….etc…”. Il nipote di Nicostrato Castellini, Gualtiero (….), traendo dal suo Dario scriveva della Divisione Medici che era già arrivata a Paola dove attendeva piroscafi per la partenza che li portasse a Napoli. Castellini, a p. 60, in proposito scriveva che: “..“San Fili- 7 settembre — Alle quattro il generale Medici ordina a me ed a Lombardi (2) di partire per Paola e far caricare gli effetti di vestiario. Vi andiamo in carrozza e ritorniamo in giornata, perchè è venuto contrordine di partenza dovendosi andare per via di terra. Ritorno a San Fili, paese che si prestò assai male ad approvvigionare la truppa per causa del signor sindaco…, in casa del quale fummo ad alloggiare „. “ Paola • 8 settembre — Si riceve la notizia che Garibaldi entrò ieri in Napoli alle ore dodici meridiane (3), e quindi grande allegria festeggiata con tazze d’acqua gelata offerta dal sindaco etc…”. Castellini, a p. 60, nella nota (2) postillava: “(2) Fraterna amicizia legò sempre N. Castellini ad Agostino Lombardi. Bresciano anche il Lombardi, combattè pel Trentino nel ’48; fu poi a Novara ed a Roma (1849). Fece le campagne di Crimea e di Lombardia, e infine — nel ’60 — partì col Medici. Capitano a Milazzo, si diportò da valoroso; nominato maggiore, rimase col Medici fino al Volturno. Fu a Sarnico e ad Aspromonte. E nel ’66, maggiore come il Castellini, morì a Cimego dodici giorni dopo che il suo compagno d’armi era stato ucciso.”.
Nel 9 settembre 1860, a Paola, nel porto, sul “GOVERNOLO” attendeva la partenza per Napoli, la Compagnia ESTERI del WOLF ed EBER, della 2° Brigata della XIII DIVISIONE TURR, al comando di Rustow
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 443 – riferendosi al violento litigio tra il Bixio ed alcuni volontari di un’altra Brigata – in proposito scriveva che: “Senonché, ad un certo punto qualcuno aveva detto al Bixio che una parte dei suoi avrebbe dovuto restare a terra, poiché sui vapori, già zeppi, non c’era posto. Allora egli era stato preso da uno di quei terribili eccessi di furia, nei quali realmente perdeva completamente l’uso della ragione. Così il Rustow narra l’episodio doloroso: “A Paola c’era il Governolo già carico della mia Brigata, quando Bixio pretese d’imbarcare anche le sue. D’Aste (il comandante della nave) gli mandò il guardiamarina gli mandò il guardiamarina Puliga a dire che non c’era più posto. Bixio infuriato venne subito con Puliga a bordo, gridando: “Le farò vedere io se non c’è più posto” “Salendo a bordo buttò in mare un bavarese che si salvò per miracolo: poi preso un fucile per la canna si fece largo a colpi di calcio, senza ritegno, sempre ripetendo al Puliga: “Vede se non c’è posto? Vede come si fa?” Ma i nostri bavaresi riavutisi lo presero per le braccia e per le gambe e stavano per gettarlo in mare, quando Eber e Wolf e altri accorsero e li trattennero.”.”. Agrati scrive che ciò che accadde a Paola – il litigio di Bixio – è stato testimoniato dal Rustow che scriveva: “A Paola c’era il Governolo già carico della mia Brigata, quando Bixio pretese d’imbarcare anche le sue.”. Agrati, a p. 443, in proposito aggiungeva pure che: Il Bandi conferma il racconto e dà altri particolari. Il Bixio era salito a bordo furioso e vedendo il ponte ingombro di gente sdraiata e sonnacchiosa – eran soldati della Compagnia Wolf, quasi tutti tedeschi disertori – etc…”. Dunque, le truppe di cui parla il Rustow erano quelle della Compagnia di WOLF che Agrati dice essere “quasi tutti tedeschi disertori”. Sulla testimonianza del Rustow, Agrati, a p. 443 dice ancora che: “tanto che se non accorrevano quelli di cui parla Rustow, il Bixio etc…”. Dunque, sul ponte al porto di Paola, il 9 settembre 1860, vi erano i soldati della Compagnia dei tedeschi del WOLF e come vedremo in seguito, tra i volontari che bloccarono il Bixio vi erano quelli della Compagnia di EBER. Riguardo il “Wolf” citato da Rustow (….), che dice: “…Ma i nostri bavaresi riavutisi lo presero per le braccia e per le gambe e stavano per gettarlo in mare, quando Eber e Wolf e altri accorsero e li trattennero.”. Dunque, Wolf era uno dei tanti volontari Bavaresi. Agrati, citava il Rustow che, secondo lui scriveva l’episodio del litigio col BIXIO sul ponte nel porto di Paola. L’episodio del litigio col Bixio e le truppe della 2° Brigata della XIII Divisione del generale Turr – quella del Rustow, è realmente accaduto ma, non ho trovato traccia di tale episodio nei vari testi che hanno tradotto il Rustow. Ma a parte ciò, Rustow non poteva essere testimone di un avvenimento accaduto il 9 settembre 1860 a Paola perchè egli era con le sue truppe -la Brigata Milano – si trovava alle operazioni per Capua. Bixio riuscirà a partire da Paola, diretto a Napoli, solo il giorno 10 settembre 1860. Tuttavia, la citazione di Agrati è interessante perché fa parlare a Rustow che ci parla del omandante della nave Governolo, D’Aste, ci parla del guardiamarina Puliga, che salì a bordo del Governolo, ci parla dei bavaresi che erano presenti, Eber e Wolf, etc….Non so come abbia fatto il Rustow a narrare l’episodio del Bixio che a Paola va su tutte le furie contro i volontari della Divisione Medici. A me sembra strano, perchè Rustow non si trovava a Paola il giorno 9 settembre 1860, ma egli era con le truppe o volontari della Brigata Milano, nei giorni 31 agosto 1860, ivi arrivati con Agostino Bertani. Ho consultato i due testi citati da Agrati nella bibliografia ma la frase del Rustow non risulta. Agrati scriveva che il colonnello Wilhelm (Guglielmo) Rustow scriveva che: “A Paola c’era il Governolo già carico della mia Brigata, quando Bixio pretese d’imbarcare anche le sue. D’Aste (il comandante della nave) gli mandò il guardiamarina Puliga a dire che non c’era più posto. Etc…”. Ho guardato attentamente ciò che scrive il Rustow nei tre testi che lo traducono in italiano: 1- Eliseo Porro (….), nel suo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, Milano, ed. Salvi, 1861; 2- G. Bizzozero; 3- “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861. Infatti, Carlo Pecorini-Manzoni, a p. 171, nella nota (1) postillava: “(1)….La Brigata Eber (5 ant. del giorno 8) riprendeva la marcia, ed arrivava alle 10 pom. in S. Fili, ivi pernottava, ed alle 5 ant. del 9 muoveva per Paola, dove giungeva alle 10 ant. del giorno medesimo. Alle 9 ant. del 10 davano fondo l’ancora dirimpetto a Paola i battelli a vapore destinati al trasporto in Napoli della Brigata Eber. Alle 6 pom. aveva luogo la partenza; ….”. Sulla testimonianza del Rustow riferita dall’Agrati credo che l’Agrati – riferendosi al Rustow – che scriveva: “A Paola c’era il Governolo già carico della mia Brigata, etc..”, credo intendesse le truppe rimanenti della DIVISIONE COSENZ, la XIII DIVISIONE, ed in particolare le truppe che attendevano nel porto di Paola l’imbarco per Napoli. Giuseppe Bandi (…), nel suo “I Mille”, (con prefazione di Stefano Canzio), ed. Vie Nuove, 19…., a pp. 192-195, in proposito scriveva che: “XI…..A una cert’ora, Bixio che colle sue genti era passato di corsa in mezzo ai battaglioni di Cosenz e a una parte della divisione Medici, giunse in Paola; e recatosi sulla spiaggia, e veduto che Medici etc…”. Rustow dunque si riferiva alle sue truppe della XVI DIVISIONE, ovvero le truppe comandate da ………………….Queste brigate facevano parte della Divisione Cosenz, che come abbiamo visto era con Garibaldi ed il 3 settembre sbarcò a Sapri. Lo conferma il maggiore Marini, comandante di Piazza a Paola che comunicò a Sirtori lo stato dell’arte a Paola. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 442, in proposito scriveva che, da Paola: “Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. Dunque, a Paola, il giorno 10 settembre 1860, vi era una parte della Brigata MILBITZ. Giuseppe Bandi (…), nel suo “I Mille”, (con prefazione di Stefano Canzio), ed. Vie Nuove, 19…., a pp. 192-195, in proposito scriveva che: “XI. M’accorsi allora che Bixio aveva in animo di giungere colla sua divisione a Paola innanzi che vi giungessero le truppe che, durante la notte, avevano marciato dinanzi a noi. Curioso di vedere come sarebbe finita quella gara, spronai il cavallo e raggiunsi certi battaglioni di Cosenz, che andavano marciando alla distanza di un miglio o poco più, comandati dal colonnello Fardella (38). Trottai ancora qualche tempo e mi trovai ancora in mezzo ad un reggimento di Medici.”.
Nel 9 settembre 1860, a Paola, il litigio tra il generale NINO BIXIO ed alcuni soldati della XIII DIVISIONE TURR, 2° Brigata EBER e WOLF e, l’imbarco prepotente sul “GOVERNOLO”
Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille””, a p. 199, in proposito scriveva: “Nella rapida avanzata dei vari corpi garibaldini sulla capitale del Regno borbonico, il Sirtori, …..pur non potendo evitare qualche doloroso incidente – valga per tutti quello fra il Bixio ed il Medici a Paola – seppe portare a termine felicemente, etc….”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 441-443, in proposito scriveva che: “….Alle 6 pom. del giorno stesso, infatti, si metteva in marcia per Rogliano coi suoi 4 mila uomini – è il Bixio stesso che indica tale cifra – e ne dava comunicazione al Sirtori in Lagonegro. Il quale Sirtori aveva già disposto che a Paola andasse il Medici e questi era già sul posto, sicché prevedeva che i mezzi di trasporto anche per il Bixio non ci sarebbero stati. Forse a scanso di responsabilità dice ben chiaro nella sua lettera a Garibaldi che il Bixio marciava non per suo ordine ma “per ordine direttamente ricevuto da costà”. Il fatto è che, il 9 settembre, non appena giunse a Paola, precedendo di poche ore i suoi, il Bixio si affrettò a telegrafare al Sirtori che: “….in seguito all’ordine di Cosenz la mia Divisione sta per arrivare qui, Medici pure è a Paola. Tempo brutto: non so se potremo imbarcarci. Qui ci troveremo 4500 uomini della mia Divisione, più Medici con la sua e con parte di quella di Cosenz, ciò che è molto.”. Veramente due giorni prima aveva detto che i suoi eran 4000 soltanto; in ogni modo, i suoi con quelli di Medici e con la Brigata della Divisione Cosenz erano per Paola non soltanto molti, ma troppi. Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. Per quel che si è visto possiamo attribuire la prima colpa di tale situazione al Cosenz e, poiché questi aveva ordinato al Bixio d’andare a Paola in nome di Garibaldi, al Dittatore stesso, il quale pare che non avrebbe dovuto dare ordini diretti senza prima intendersi col suo Capo di Stato maggiore, a cui solo spettava di dirigere l’avanzata delle truppe. La sera arrivarono i vapori e il Marini s’affrettò ad imbarcare quanta gente poté, avvetendo ad imbarco finito il Sirtori: “Paola, 11 settembre, ore 2,30 pom. Arrivati ieri sera in rada 6 vapori. Ho imbarcati i Battaglioni di Cosenz e la Divisione Bixio. Resta la Divisione Medici. Viveri a sufficienza.”. Ma da questo telegramma non appare nulla di quanto era successo. Il Bixio aveva voluto imbarcarsi prima del Medici, dicendo ch’egli era venuto assai prima di lui in Sicilia. Invano gli si era osservato che già da qualche giorno il Medici attendeva in Paola di potersi imbarcare; egli non aveva intender ragioni ed il Medici, pro bono pacis, aveva ceduto. Etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 443, in proposito scriveva che: “Il Bandi conferma il racconto e dà altri particolari.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Nel trambusto di quella marcia affrettata di tutte le truppe garibaldine su Napoli, si ebbero purtroppo altri episodi incresciosi; da parecchie parti giunsero al Sirtori etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”.”, ed. Laterza, Bari, 1940, nel capitolo: “La campagna del 1860”, ecc…, a pp. 199-200 e ssg., riserendosi al generale Sirtori, in proposito scriveva che: “….un ben arduo compito, che il Sirtori, pur non tendo evitare qualche doloroso incidente – valga per tutti quello fra il Bixio ed il Medici a Paola….”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 441-443, in proposito scriveva che: “Ho riprodotto questo elenco perchè il lettore possa farsi un’idea delle difficoltà in cui si trovava il Sirtori per regolare l’avanzata di tanti corpi sparsi e ansiosi tutti di giungere a Napoli; senza contare, come ho già detto, le difficoltà di trasporto, a proposito dei quali successe a Paola un disgustoso incidente cui parecchi accennano, specialmente il Bandi ed il Rustow. Il Bixio a Cosenza – dove tra l’altro aveva reso omaggio alla memoria dei fratelli Bandiera con una visita al vallone di Rovito, il luogo della loro fucilazione nel ’44 – aveva ricevuto il giorno 8, da Cosenz a nome del Dittatore, l’ordine di portarsi con la sua Divisione a Paola, dove, a quanto gli era stato detto, avrebbe trovato vapori per Napoli. Alle 6 pom. del giorno stesso, infatti, si metteva in marcia per Rogliano coi suoi 4 mila uomini – è il Bixio stesso che indica tale cifra – e ne dava comunicazione al Sirtori in Lagonegro. Il quale Sirtori aveva già disposto che a Paola andasse il Medici e questi era già sul posto, sicché prevedeva che i mezzi di trasporto anche per il Bixio non ci sarebbero stati. Forse a scanso di responsabilità dice ben chiaro nella sua lettera a Garibaldi che il Bixio marciava non per suo ordine ma “per ordine direttamente ricevuto da costà”. Il fatto è che, il 9 settembre, non appena giunse a Paola, precedendo di poche ore i suoi, il Bixio si affrettò a telegrafare al Sirtori che: “….in seguito all’ordine di Cosenz la mia Divisione sta per arrivare qui, Medici pure è a Paola. Tempo brutto: non so se potremo imbarcarci. Qui ci troveremo 4500 uomini della mia Divisione, più Medici con la sua e con parte di quella di Cosenz, ciò che è molto.”. Veramente due giorni prima aveva detto che i suoi eran 4000 soltanto; in ogni modo, i suoi con quelli di Medici e con la Brigata della Divisione Cosenz erano per Paola non soltanto molti, ma troppi. Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. Per quel che si è visto possiamo attribuire la prima colpa di tale situazione al Cosenz e, poiché questi aveva ordinato al Bixio d’andare a Paola in nome di Garibaldi, al Dittatore stesso, il quale pare che non avrebbe dovuto dare ordini diretti senza prima intendersi col suo Capo di Stato maggiore, a cui solo spettava di dirigere l’avanzata delle truppe. La sera arrivarono i vapori e il Marini s’affrettò ad imbarcare quanta gente poté, avvetendo ad imbarco finito il Sirtori: “Paola, 11 settembre, ore 2,30 pom. Arrivati ieri sera in rada 6 vapori. Ho imbarcati i Battaglioni di Cosenz e la Divisione Bixio. Resta la Divisione Medici. Viveri a sufficienza.”. Ma da questo telegramma non appare nulla di quanto era successo. Il Bixio aveva voluto imbarcarsi prima del Medici, dicendo ch’egli era venuto assai prima di lui in Sicilia. Invano gli si era osservato che già da qualche giorno il Medici attendeva in Paola di potersi imbarcare; egli non aveva intender ragioni ed il Medici, pro bono pacis, aveva ceduto. Senonché, ad un certo punto qualcuno aveva detto al Bixio che una parte dei suoi avrebbe dovuto restare a terra, poiché sui vapori, già zeppi, non c’era più posto. Allora egli era stato preso da uno di quei suoi eccessi di furia, nei quali realmente perdeva completamente l’uso della ragione….Il Bandi conferma il racconto e dà altri particolari. Il Bixio era salito a bordo furioso e vedendo il ponte ingombro di gente sdraiata e sonnacchiosa – eran i soldati della Compagnia del Wolf, quasi tutti tedeschi disertori – la sua furia s’era accresciuta sino a divenir ferocia. Etc…menava colpi all’impazzata gli erano saltati addosso, tanto che se non accorrevano quelli di cui parla il Rustow, il Bixio avrebbe pagato assai caro quell’eccesso di pazzia. Molti furono i feriti e parecchi gravemente; qualcuno, anche, purtroppo morì. Dice il Bandi che poi al Bixio non se ne fece tutta la colpa che meritava, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 443, in proposito scriveva che: “Il Bandi conferma il racconto e dà altri particolari.”. Infatti, Giuseppe Bandi (…), nel suo “I Mille”, (con prefazione di Stefano Canzio), ed. Vie Nuove, 19…., a pp. 192-195, in proposito scriveva che: “XI. Stando in Cosenza, avevo udito l’annunzio del miracoloso ingresso del dittatore in Napoli, e a me tardava raggiungerlo, per ripigliare presso di lui il posto che avevo lasciato per accompagnarmi col colonnello Malenchini. Troppo tempo però ci voleva per giungere a Napoli per via di terra; sicchè domandai a Bixio qual fosse il porto più vicino nel quale avrei trovato modo di imarcarmi. Bixio mi disse che andassi con lui a Paola, e che colà mi imbarcherei prontamente con la sua divisione perchè nel dì venturo, tre legni a vapore dovevano giungere in porto, per toglierla a bordo e trasportarla a Napoli. Mi posi, dunque, in cammino, insieme alla sua gente, etc…Cavalcavo accanto a Menotti, etc….Giungemmo al villaggio di Santa Fele, che siede sopra un breve altipiano……Etc…M’accorsi allora che Bixio aveva in animo di giungere colla sua divisione a Paola innanzi che vi giungessero le truppe che, durante la notte, avevano marciato dinanzi a noi. Curioso di vedere come sarebbe finita quella gara, spronai il cavallo e raggiunsi certi battaglioni di Cosenz, che andavano marciando alla distanza di un miglio o poco più, comandati dal colonnello Fardella (38). Trottai ancora qualche tempo e mi trovai ancora in mezzo ad un reggimento di Medici. Giunto che fui in Paola, vidi nella rada il ‘Governolo’, corvetta della marina sarda, e tre grossi piroscafi da trasporto, e vidi che i soldati di Medici avevano già trasportato sulla spiaggia i bagagli, e si disponevano a cominciarne l’imbarco. Sulla spiaggia erano due ufficiali dello stato maggiore generale, lasciati quivi dal Sirtori per vegliare l’imbarco delle truppe, con ordine espresso che la divisione Medici s’imbarcasse per la prima; e c’era il capitano Andrea Fossi, che i miei lettori già conoscono, e che fu il timoniere del ‘Piemonte’, nella traversata da Genova a Marsala. A una cert’ora, Bixio che colle sue genti era passato di corsa in mezzo ai battaglioni di Cosenz e a una parte della divisione Medici, giunse in Paola; e recatosi sulla spiaggia, e veduto che Medici etc…”. Carlo Agrati (….), cita l’episodio del violento litigio avvenuto a Paola con Bixio prendendo spunto da uno scritto di Rustow. Carlo Pecorini-Manzoni, a p. 171, nella nota (1) postillava: “(1)….La Brigata Eber (5 ant. del giorno 8) riprendeva la marcia, ed arrivava alle 10 pom. in S. Fili, ivi pernottava, ed alle 5 ant. del 9 muoveva per Paola, dove giungeva alle 10 ant. del giorno medesimo. Alle 9 ant. del 10 davano fondo l’ancora dirimpetto a Paola i battelli a vapore destinati al trasporto in Napoli della Brigata Eber. Alle 6 pom. aveva luogo la partenza; ….”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 443 – riferendosi al violento litigio tra il Bixio ed alcuni volontari di un’altra Brigata – in proposito scriveva che: “Il Bandi conferma il racconto e dà altri particolari. Il Bixio era salito a bordo furioso e vedendo il ponte ingombro di gente sdraiata e sonnacchiosa – eran i soldati della Compagnia del Wolf, quasi tutti tedeschi disertori – la sua furia etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 239, in proposito scriveva che: “L’arrivo delle rimanenti forze garibaldine fu accellerato dai nuovi mezzi di trasporto che il recente acquisto del porto di Napoli offriva. Dalla retroguardia, parte continuò la sua marcia, ma parte fu portata per mare salpando da Paola o da Sapri. L’ultima divisione con il Medici raggiunse Napoli il 15 settembre e i giorni successivi. A Paola in un litigio sorto a proposito del diritto di precedenza nel montare a bordo, Nino Bixio aveva rotto la testa a più d’un compagno con il calcio di un fucile, il che non gli aveva impedito poi di pentirsi come sempre della sua furia selvaggia e di stringere amicizia con le vittime che aveva quasi mandate all’altro mondo (2).“. Dobelli, a p. 239, nella nota (2) postillava: “(2) Turr, Div., 178-180, 514-515, e carta; Castellini, 61-64; Bandi, 279-282; Adamoli, 153-155.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 239, in proposito scriveva che: “L’ultima divisione con il Medici raggiunse Napoli il 15 settembre e i giorni successivi. A Paola in un litigio sorto a proposito del diritto di precedenza nel montare a bordo, Nino Bixio aveva rotto la testa a più d’un compagno con il calcio di un fucile, il che non gli aveva impedito poi di pentirsi come sempre della sua furia selvaggia e di stringere amicizia con le vittime che aveva quasi mandate all’altro mondo (2).“. Dobelli, a p. 239, nella nota (2) postillava: “(2) Turr, Div., 178-180, 514-515, e carta; Castellini, 61-64; Bandi, 279-282; Adamoli, 153-155.”. Dobelli citava l’Adamoli. Infatti, di Bixio, arrivato a Cosenza molto tempo dopo, scrive Giulio Adamoli (….), nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 153-154, in proposito , scriveva che: “I miei commilitoni, il giorno dopo, rivolto un saluto reverente alle tombe dei fratelli Bandiera fucilati in Cosenza nel 1844 , proseguirono alla volta di Paola, donde, sui vapori a loro destinati, sarebbero senza intoppi pervenuti a Napoli, se la sorte non avesse loro gettato innanzi il generale Bixio, con quel suo carattere indiavolato. Il Bixio aveva già, su la marina di Paola, commesso un atto di prepotenza, mandando il suo maggiore, Menotti Garibaldi, a impossessarsi de’ piroscafi assegnati alle truppe del Medici, e senz’altro imbarcando su essi la sua brigata. Siffatta esorbitanza aveva provocato da parte del Medici una vera esplosione di risentimento, e ne era seguito, fra’ due comandanti , un diverbio vivacissimo. Composta, non so poi come, la lite col Medici, Bixio fece allora intimare agli ufficiali del Governolo, che aveva già a bordo la mia brigata, di prender su anche le sue compagnie. Il comandante D’Aste gli rimandò il guardiamarina Puliga, quello stesso che presta ancora tanto onoratamente servigio come capitano di vascello; e questi, presentatosi al Bixio, gli spiegò come sul Governolo non ci fosse più posto.”. Giuseppe Bandi (…), nel suo “I Mille”, (con prefazione di Stefano Canzio), ed. Vie Nuove, 19…., a p. 197, in proposito scriveva che: “Ferdinando Eber (1825-1885) ….Garibaldi lo promosse colonnello brigatiere della divisione Turr.”. Bandi racconta dell’arrivo di Bixio e Medici e delle loro Brigate insieme a Eber a Paola. Gualtiero Castellini racconda che da S. Fili, marcerà per arrivare con la sua Brigata a Paola, dove arriverà l’8 settembre 1860. Gualtiero Castellini racconta dal diario dello zio NICOSTRATO CASTELLINI che era aggregato alle truppe della DIVISIONE MEDICI, la quale, da S. Fili si recò a Paola per imbarcarsi per Napoli. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a pp. 59-60, in proposito scriveva: “Poi tutta la divisione avanzò su la strada di Paola per essere pronta all’imbarco imminente: a metà strada — nel villaggio di San Fili — la truppa si arrestò, e dovette, dormire all’aria aperta. Le difficoltà di rifornimento e di marcia per tutti i reparti garibaldini erano diventate enormi. Nascevano incidenti ad ogni istante. E in questi giorni appunto, di nervosismo generale, avvenne a Cosenza un violento dissidio tra il capitano Castellini ed un maggiore siciliano. Il Castellini sfidò tosto l’avversario, ma la vertenza — come tante altre sorte nella campagna — non ebbe sèguito. Gli ufficiali superiori cercavano con ogni mezzo di impedire duelli. Ciò non toglie che in questi giorni appunto il generale Bixio desse occasione — in Paola — ad uno scandalo grave, del quale il Castellini ci dirà fra breve (1).”. Castellini, a p. 60, nella nota (1) postillava: “(1) Credo al lettore non possa riuscire sgradita questa diffusa esposizione degli itinerari garibaldini in Calabria, che manca negli altri volumi pubblicati intorno alla campagna del ’60.”. Castellini, a p. 60, in proposito scriveva: “Imbarco delle truppe a Paola. La prepotenza di N. Bixio e le incertezze di G. Sirtori. Etc…”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a pp. 61-62, in proposito raccontava che: “…“10 settembre — La divisione Bixio s’imbarca su cinque vapori napoletani. Non potendo compiere regolarmente rimbarco, sulla sera vedo Bixio sciogliere il braccio offeso, saltare sulla scala dell’Elettrico, prendere un fucile al primo soldato che si presenta e dar calciate a sinistra ed a destra. Dopo mi si riferì che uccise un milite ed altro ne ferì, e di più — a bordo — diede altre molte bastonate. Cosa vergognosa in un generale! (2).”. Castellini, a p. 62, nella nota (2) postillava: “(2) Il Bandi dice che il Bixio giunse di corsa alla spiaggia co’ suoi e di fronte al Medici che doveva imbarcarsi esclamò: — Io partii primo da Genova: non voglio che chi partì dopo, mi preceda a Napoli. E l’ottimo Medici cedette prò bottopacis. Alle quindici Bixio saltò su VElettrico per potervi stipare i soldati che gli pareva stessero troppo comodi. Gridando “carogne tutti„ sciolse il braccio — feritogli a Reggio da un garibaldino malaccorto — e con una carabina menò calci a tutti “come battesse le spighe del grano col correggiato sul l’aia„. Massacrò alcuni volontari stranieri, e i loro compatrioti minacciarono di buttarlo a mare. Intervennero finalmente l’Eber ed il Dezza e il doloroso incidente fu chiuso. La scena quindi non accadde sul Governolo (che era una corvetta sarda), come fu detto da alcuno, ma su l’Elettrico, come dice il Castellini e come conferma il Bandi.”. Dunque, quì il Castellini postillava che il litigio con il Bixio non avvenne sul Governolo ma sul piroscafo ELETTRICO. Castellini, a p. 62 continuando il suo racconto scriveva che: ““A bordo del Governólo abbiamo notizie di Napoli e di Garibaldi. Noi stiamo alquanto arrabbiati vedendoci gli ultimi, ma speriamo fra due giorni di imbarcarci — e forse in parte oggi. “… Si vede un altro vapore: vedremo se saràper noi ! Sembra che a Napoli vi sarà breve fermata di due mesi e subito dopo si farà la campagna del Veneto, ma su queste notizie nulla so di positivo. Medici è disgustato perchè fu stornato il nostro imbarco oggi, per causa di Sirtori probabilmente, che noi chiamiamo ironicamente il cardinale, ed i cui ordini non si comprendono„.”.
Nel 9 settembre 1860, il colonnello RUSTOW e la sua Brigata MILANO, i primi ad arrivare a Napoli
Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 313, in proposito scriveva:“….Siccome presso Ariano trovavasi la brigata Bonanno e Türr da principio non aveva a sua disposizione che guardie nazionali, la brigata Milano, la quale non era entrata in Napoli che la mattina del 9, dovette perciò rimettersi in marcia nelle ore pomeridiane dello stesso giorno. Essa portossi colla ferrovia a Nola e di là alla sera fino a Mugnano e Cardinale. Il 10 marciò ad Avellino; di là Türr coi bersaglieri ed un battaglione montato sui carri si spinse ancora fino a Denticane (Venticane), mentre Rüstow cogli altri due battaglioni seguiva di riserva fino a Pratola.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a p. 314, in proposito scriveva:“A Napoli erano intanto arrivate fino dal pomeriggio del 9 altre truppe dell’ esercito italiano meridionale, dapprima singoli battaglioni del corpo di Rüstow, delle brigate Bologna e Parma, indi altri molti , anche di altri corpi e divisioni. I forti di Napoli si arresero gli uni dopo gli altri ed i loro presidii, parte si recarono liberi a Capua ed al Volturno, parte si dispersero. La città era in uno stato di festa permanente, piena di allegria e di giubilo.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Trieste, 1868, Vol. II, a p. 207, in proposito scriveva che: “Il Turr voltava allora con la sua brigata a compiere la reazione ad Ariano; onde toccò al Rustow con la brigata detta Milano d’entrar primo in Napoli. E di corto per la strada di ferro a poco per volta entrava in Napoli di notte, per ascondere sua luridezza; e alloggiava a Pizzofalcone, ov’erano ancora soldati nostri. Quei primi furon più che mille, il resto venne poi.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p.159, in proposito scriveva che: “VIII. Il Rustow insieme con la sua brigata Milano, giunto in Eboli il 7, ebbe ordine di trovarsi a Napoli per il giorno dopo. Ques’ordine non fu però osservato, perchè i volontari erano stanchi per le lunghe marce e per giunta mancavano i carri per trasportarli. Il Rustow pensò allora di mandare a Salerno un distaccamento della guardia nazionale di Eboli, per radunare quanti più carri e carrozze trovasse per via, su cui furono fatti salire tutti coloro che si sentivano più in grado di proseguire la marcia…..arrivò il 9 a Napoli.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 155 e ssg., in proposito scriveva che: “Un telegramma, diretto al Sindaco di Auletta e firmato dal Gen. Turr, spedito dal Fortino di Casaletto Spartano il 4 settembre, informava che sarebbero transitati, diretti a Salerno, 25.000 uomini, e bisognava procurare viveri e vettovaglie; in marcia di avvicinamento era anche la colonna di Rustow, e reparti del Battaglione “Lucania” sarebbero giunti l’8 settembre.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 163, in proposito scriveva che: “Lo Stato Maggiore avrebbe desiderato che, al momento dell’ingresso di Garibaldi in Napoli, vi si trovasse pronto un buon numero di garibaldini, perciò fu telegrafato subito al generale Gandini, comandante della brigata Milano, di partire presto da Eboli e di recarsi a Vietri etc…”. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 349, in proposito scrivea che: “Mentre Turr accorreva d’Auletta in seguito del Dittatore, per entrare con lui a Napoli, Rustow era arrivato ad Eboli il giorno 7 colla brigata Milano. Ivi ricevette a tarda sera l’ordine di andare a Napoli colla detta brigata, affinchè il Dittatore etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, parlando della battaglia di Reggio e del generale borbonico Gallotti, in proposito scriveva che: “…, mentre il generale Fabrizi, che aveva raccolto e concentrato nuove forze nel Cilento, le guidava fra il 7 e il 10 settembre a Salerno in varie colonne, rispettivamente comandante da valorosi patrioti: il Guardile, il Galloppo, il Curzio, il Magnone, il Passero, il De Dominicis.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 24, in proposito scriveva che: “Dopo alcune ore, si continuò la marcia verso Sala. Il giorno 6 ad Auletta, ove si vedevano ancora le traccie parlanti del terremoto del 1858. Il giorno 7 ad Eboli. Oramai ci trovavamo distanti una sola tappa dalla forte posizione di Salerno. Poteva la piccola brigata Milano osare di affrontarla ?. Si. Accadde l’impossibile ! La piccola forza imbarcata a Sapri, come di solito, era stata ingrandita dalla fama, la quale non curando molto gli zeri l’aveva fatta salire fino a 15 mila uomini. In verità noi avevamo appena altrettanto cartucce; ma Salerno fu abbandonata prima del nostro arrivo.”. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo “I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: “Rustow esegui perfettamente tali ordini, tagliò la via al generale Caldarelli, che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l’indusse a deporre le armi ; ed entrò la sera trionfante in Sala Consilina, pervenendo la dimane ad Eboli, ove fu raggiunto da Garibaldi, che con molta esultanza fu accolto dal popolo guidato da molti cittadini, che sin dall’anno primo congiuravano e tra questi erano: Santoro Vito, Melillo Vito, Selvaggio Nicola, Cavaliere Raffaele, Pisciotta Vincenzo, Postiglione Luigi, Sansimone Pasquale, Caputo Vincenzo, Principale Francesco, Scocozza Gerardo, Druella Vito, Sica Oraziantonio, Caniato Donato, Pintozzi Luigi, di Spagna Berniero, Bianco Vito, Nigro Leonardo ed altri. Pervenuta la notizia a Salerno che Garibaldi era arrivato ad Eboli, molti giovani delusero la vigilanza della polizia e partirono ver quella parte e abboccatisi col generale Turr, spedirono poi al sindaco il seguente telegramma. Etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea Garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 159-160, in proposito scriveva: “Il mattino dell’8 settembre giunse a Salerno la prima colonna di garibaldini formata da piemontesi milanesi e volontari, che, vestiti con camiciotto biancaccio e con giacca bruna, si schierarono innanzi all’Intendenza. Tra essi si scorgevano anche ragazzi su quindici e sedici anni. A mezzodì circa e per un’ora intera un gruppo di milanesi che formava l’avanguardia, unitosi alla Guardia Nazionale ed alla banda musicale e seguita dalla folla, percorse le vie della città, cantando inni patriottici e prorompendo in ovazioni a prò della libertà e di Garibaldi. Cessata la dimostrazione, quel gruppo di volontari decise di partire anch’esso per Napoli. Lasciò difatti Salerno alle ore 20 circa ?(40). Ma Salerno attendeva nuovi garibaldini. Pertanto, il giorno dopo, verso le ore 22,30, si videro comparire due battelli a vapore, che portavano la banda di Giovanni Nicotera composta quasi tutta di toscani (41) e di qualche milanese. Era questa una parte della nuova spedizione di ottomila volontari comandata da Luigi Pianciani, che, per desiderio del Bersani e dei mazziniani, avrebbe dovuto invadere gli Stati pontifici. Anch’essa, dopo essere stata complimentata dagli uomini più in vista, girò per la città cantando e gridando.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 443, in proposito scriveva che: “Così il Rustow narra l’episodio doloroso: “A Paola c’era il Governolo già carico della mia Brigata, quando Bixio pretese d’imbarcare anche le sue. D’Aste (il comandante della nave) gli mandò il guardiamarina Puliga a dire che non c’era più posto. Etc…”.
Nel 10 settembre 1860, a Paola, le Divisioni COSENZ e BIXIO si imbarcano per Napoli
Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 61, in proposito aggiungeva: “….“10 settembre — La divisione Bixio s’imbarca su cinque vapori napoletani. Non potendo compiere regolarmente rimbarco, sulla sera vedo Bixio sciogliere il braccio offeso, saltare sulla scala dell’Elettrico, prendere un fucile al primo soldato che si presenta e dar calciate a sinistra ed a destra. Dopo mi si riferì che uccise un milite ed altro ne ferì, e di più — a bordo — diede altre molte bastonate. Cosa vergognosa in un generale! (2).”. Castellini, a p. 61, nella nota (1) postillava: “(1) Il battaglione di Menotti Garibaldi apparteneva alla neo formata 18a divisione Bixio.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 442, in proposito scriveva che, da Paola: “Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. In quella occasione il Sirtori ebbe un dissidio con il Bixio che volle imbarcarsi prima del Medici. Sempre Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 441-443, in proposito scriveva pure che: “Il comandante di piazza, maggiore Marini,….La sera arrivarono i vapori e il Marini s’affrettò ad imbarcare quanta gente poté, avvertendo ad imbarco finito il Sirtori: “Paola, 11 settembre, ore 2,30 pom. Arrivati ieri sera in rada 6 vapori. Ho imbarcati i Battaglioni di Cosenz e la Divisione Bixio. Resta la Divisione Medici. Viveri a sufficienza.”.”. Dunque, il comandante di Piazza, Marini, l’11 settembre 1860 scrisse al Sirtori comunicandogli che da Paola si erano imbarcati per Napoli, alle ore 14,30 con sei vapori le Compagnie presenti del Cosenz e del Bixio ed erano rimasti a terra la compagnia del Bixio.
Nel 10 settembre 1860, a Paola, una porzione della “BRIGATA MILBITZ” (XVI Divisione COSENZ: cioè Laugier, Fardella e Palazzolo), è in attesa di imbarcarsi per Napoli
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro…..Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola. Etc…”. Dunque, Carlo Agrati scriveva che, da Lagonegro, il 9 settembre 1860, il Generale Sirtori comunicava a Garibaldi che: “Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola.”. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che metà della Brigata Milbitz (….) era a Sapri, in attesa di imbarco per Napoli, e gli comunicava pure che l’altra metà della Milbitz si trovava ancora a Paola, ed in particolare a Paola era rimasta, insieme alla Divisione Medici che avrebbe dovuto partire ma come vedremo non ha potuto a causa del Bixio, la Fardella, Laugier e Palizzolo. Queste brigate facevano parte della Divisione Cosenz, che come abbiamo visto era con Garibaldi ed il 3 settembre sbarcò a Sapri. Lo conferma il maggiore Marini, comandante di Piazza a Paola che comunicò a Sirtori lo stato dell’arte a Paola. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 442, in proposito scriveva che, da Paola: “Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. Dunque, a Paola, il giorno 10 settembre 1860, vi era una parte della Brigata Milbitz. Di cosa si trattava ?. Abbiamo già visto che Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Il “Maggiore Generale de Milbitz” era comandante della 2° Brigata dello Stato Maggiore di Divisione della XVI Divisione di Enrico Cosenz con a capo il Maggiore Serafini. Dunque, la “Brigata Milbitz”, citata dal Sirtori era la 2° Brigata della XVI Divisione di Enrico Cosenz. Ma a Paola, il 10, secondo il Sirtori ed il comandante di Piazza del porto di Paola, il Maggiore Marini vi era una difficile situazione perchè ivi si trovava una parte della Brigata Milbitz e stava per arriare la truppa condotta da Nino Bixio, che come vedremo, prepotentemente ha uno scontro con le truppe di Medici. La Brigata del Milbitz, una parte di queste colonna, che faceva parte della colonna di Enrico Cosenz, non faceva parte delle truppe del Medici ma si trattava di una colonna comandata da “Laugier, Fardella e Palizzolo”. Di Fardella (….) ci parla Giuseppe Bandi (…), nel suo “I Mille”, (con prefazione di Stefano Canzio), ed. Vie Nuove, 19…., a pp. 192-195, in proposito scriveva che: “XI. M’accorsi allora che Bixio aveva in animo di giungere colla sua divisione a Paola innanzi che vi giungessero le truppe che, durante la notte, avevano marciato dinanzi a noi. Curioso di vedere come sarebbe finita quella gara, spronai il cavallo e raggiunsi certi battaglioni di Cosenz, che andavano marciando alla distanza di un miglio o poco più, comandati dal colonnello Fardella (38). Trottai ancora qualche tempo e mi trovai ancora in mezzo ad un reggimento di Medici.”. Dunque, il Bandi, parlando di Paola e di ciò che accadde col Bixio, conferma che il colonnello Enrico Fardella (….) era un ufficiale di una parte della Divisione Cosenz (una parte della colonna Milbitz), quella che il generale Sirtori chiamava “Laugier, Fardella, Palazzolo”. Bandi, a p. 195, nella nota (38) postillava che: “Enrico Fardella marchese di Torrearsa (1821-1829) nato a Trapani. Nel ‘60’ fu governatore provvisorio di Trapani. Garibaldi lo nominò colonnello ed egli seguì il Dittatore fino a Capua. Disciolto l’esercito medidionale, si recò volontario negli Stati Uniti a combattere come sergente nella guerra di Secessione. Diventò sindaco di Trapani.”. Di colonnello Fardella, la Treccani on-line cita la sua biografia. Riconosciutogli da Garibaldi il grado di colonnello, organizzò un reggimento che fu assegnato alla brigata di A. Izensmid Milbitz. Attraversato lo stretto tra il 21 e 22 agosto e sbarcato sul continente, il Fardella proseguì la marcia senza gravi problemi. In Campania il 1° ottobre nell’avamposto di San Tammaro (Caserta) col suo reggimento si batté con coraggio e riuscì a respingere sei assalti del nemico; per le capacità dimostrate fu promosso comandante della brigata in sostituzione del Milbitz, ferito durante la battaglia. Il Bandi conferma che Enrico Fardella era colonnello e che egli si trovava con la sua Brigata a Paola e conferma pure della Divisione Cosenz ma non dice quale fosse la sua Brigata.
Nel 9 e 10 settembre 1860, da Sapri, partenza e viaggio in mare del vapore “BENVENUTO” per Salerno e Napoli, nella lettera di un volontario garibaldino
Emile Maison (….), nel suo, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison pubblicò un’altra lettera, a p. 71 datata 9 settembre 1860, che racconta il viaggio da Sapri del vapore “Benvenuto”: “En mer (Sapri), le 9 septembre. Il est une heure du matin, le vapeur nous abandonne à nos propres forces. Peu d’instants après , la mer devient grosse et le vent contraire. En un mot, nous essuyons une véritable tempête. Le drapeau d’alarme reste arboré toute la journée. Malgré cela nous ne recevons aucun secours. Enfin, ne sachant que faire, le capitaine se décide à retourner à Sapri, où nous arrivons vers neuf heures du soir.”, che tradotto significa: “In mare (Sapri), 9 settembre. È l’una del mattino, il piroscafo ci abbandona a noi stessi. Pochi istanti dopo, il mare si fa agitato e il vento è contrario. Insomma, stiamo vivendo una vera tempesta. La bandiera d’allarme rimane issata per tutto il giorno. Nonostante ciò, non riceviamo alcun aiuto. Infine, non sapendo cosa fare, il capitano decide di tornare a Sapri, dove arriviamo verso le nove di sera.”. Sempre il Maison, a pp. 71-72 pubblica un’altra lettera datata 10 settembre 1860, e scrive: “En mer, le 10 septembre. A minuit nous repartons de Sapri avec un bon vent. Malheureusement les vents, comme « les destins et les flots, » sont changeants, si bien que la mer redevenant mauvaise et le vent contraire, nous voguons encore au hasard toute la journée. Vers les sept heures , l’Emma, le yacht d’Alexandre Dumas, passe à côté de notre bâtiment, filant dans la direction de Naples. Je l’acclame d’un vivat qui m’est immédiatement rendu ; puis l’un et l’autre bâtiment , en signe de salut , arborent pavillon, comme deux amis qui se tendent la main en se disant: Au revoir !”, che tradotto significa: “In mare, 10 settembre. A mezzanotte ripartimmo da Sapri con un buon vento. Purtroppo i venti, come “i destini e le onde”, sono mutevoli, così che, con il mare di nuovo agitato e il vento contrario, navigammo a caso per tutto il giorno. Verso le sette, l’Emma, lo yacht di Alexandre Dumas, passò accanto alla nostra nave, dirigendosi verso Napoli. La acclamai con un applauso, che fu subito ricambiato; poi entrambe le navi, in segno di saluto, alzarono le bandiere, come due amici che si tendono la mano e dicono: Arrivederci!”. Dunque, questo volontario garibaldino scrive che riparte da Sapri il 10 settembre 1860 alle 24 mezzanotte e dice pure che alle 7 del mattino dell’11 settembre 1860 incontrarono lo Yact Emma di Alexandre Dumas che credo fosse al largo di Agropoli o di Salerno.
Nel 10 settembre 1860, a Lagonegro, l’arrivo della “Brigata ASSANTI” 1° Brigata della XVI DIVISIONE COSENZ
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. La truppa partirà oggi di qui per imbarcarsi per Napoli. La Brigata Assandri è a Rotonda: domani sarà quì…..”. Dunque, il generale Sirtori, da Lagonegro, il 9 settembre scrivendo a Garibaldi comunicava che la Brigata ASSANTI si trovava a Rotonda e che da Rotonda stava marciando per arrivare il giorno 10 settembre 1860 a Lagonegro. Abbiamo visto che la BRIGATA ASSANTI era la 1° Brigata della XVI DIVISIONE COSENZ che il giorno 8 settembre 1860 si trovava a Rotonda. Ce lo dice la lettera inviata a Garibaldi in cui il generale Sirtori, da Lagonegro comunicava i movimenti delle truppe. Altro non sappiamo. Non sappiamo se, questa Brigata, arrivata a Lagonegro il giorno 10 settembre 1860 – come prevedeva il Sirtori – marciasse per l’imbarco a Paola o a Sapri. Dell’arrivo a Lagonegro della Brigata Assanti, non ho trovato scritto nulla e, non ho trovato nulla del presumibile imbarco nel porto di Sapri, nei giorni seguenti il 10 settembre 1860, di questa Brigata della Divisione Cosenz. Come abbiamo visto in altri saggi, Cement Caraguel racconta nelle sue memorie di essere arrivato a Rotonda con la sua Compagnia, che, nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, a pp. 175-176-177 testimoniando dell’arrivo al porto di Sapri provenienti da una marcia da Lagonegro, in proposito scriveva che: “Lasciammo la Calabria a Rotondo per entrare in Basilicata. Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per portarci a Salerno; a bordo c’era già la divisione Sacchi. Sgomberati alla rinfusa sul ponte, potemmo almeno riposare le gambe e dormire sotto le stelle, perché la notte fu magnifica. All’alba, avvistammo un piroscafo battente bandiera inglese che ci veniva incontro dalla parte opposta. Arrivato a circa mezza chiglia da noi, il capitano ci gridò attraverso il megafono: Ehi! Camicie Rosse! Garibaldi è entrato a Napoli ieri mattina. “A queste parole ci fu una specie di scossa elettrica in tutta la nave. I dormienti più ostinati balzarono in piedi e un immenso tuono di applausi e acclamazioni accolse questa notizia. L’equipaggio inglese rispose al grido di “Viva Garibaldi!”. Il piroscafo issò tre volte la bandiera e si allontanò rapidamente. Nel pomeriggio toccammo Salerno, ma era giunto l’ordine di proseguire la rotta verso Napoli, senza fermarsi; nessuno era potuto scendere a terra. Etc…”. Caraguel spiega che la sua piccola comitiva arrivò a Rotonda – da cui, marciò per essere a Sapri il giorno dopo che Garibaldi era arrivato a Napoli, ovvero giorno 8 settembre 1860. L’8 settembre 1860, dopo aver lasciato la Calabria ed arrivato a ROTONDA in Basilicata, nel suo racconto salta direttamente al racconto dell’arrivo nella notte arrivò a Sapri e scriveva che: “Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per trasportarci a Salerno; aveva già a bordo la divisione Sacchi.”. Dunque, Caraguel racconta che arrivati a Rotonda, nel porto di Sapri, li aspettava un piroscafo “La Vittoria” per portarli a Salerno. Ma, Caraguel racconta che sul piroscafo “La Vittoria” che era nel porto di Sapri, l’8 settembre 1860, “Sgomberati alla rinfusa sul ponte, potemmo almeno riposare le gambe e dormire sotto le stelle, perché la notte fu magnifica.”. Dunque, immagino che Caraguel si riferisca alla notte dell’8 settembre 1860, si imbarcò sul ponte del piroscafo la Vittoria e lì – scrive sempre il Caraguel – “a bordo c’era già la divisione Sacchi.”. Dunque, secondo il racconto di Caraguel, quando arrivarono sul piroscafo Vittoria, al porto di Sapri, Caraguel con la sua Compagnia di volontari garibaldini trovò già stipata la BRIGATA SACCHI. Ma che giorno era ? Quando arrivò a Sapri Clement Caraguel ? Caraguel scriveva che, nel porto di Sapri, passò molto vicino al piroscafo Vittoria un altro piroscafo garibaldino e che dai volontari garibaldini che si trovavano su questo altro piroscafo essi appresero la lieta notizia dell’arrivo “ieri mattina” di Garibaldi a Napoli. Dunque, il racconto di Caraguel si riferisce all’8 settembre 1860. Mi chiedo se è così ?. Caraguel racconta che sul Vittoria vi era già arrivata la Brigata Sacchi. Ma, poteva essere l’8 settembre 1860 se la Brigata Sacchi, l’8 settembre 1860 si trovava ancora a Lagonegro ?. Infatti, riguardo la Brigata Sacchi, comandata da Gaetano Sacchi, le cui memorie furono pubblicate da Renato Soriga (….), ha scritto anche Michele Lacava (….), nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….“, ciò vuol dire che la Compagnia di Clement Cararaguel arrivò al porto di Sapri – dove trovò la Brigata Sacchi sul Vittoria – il 10 settembre 1860. Dunque, la Compagnia di cui faceva parte il Caraguel aveva marciato da ROTONDA fino al porto di Sapri già dai giorni precedenti il 10 settembre 1860. E, sulla Brigata Sacchi, nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Caraguel, dopo aver parlato dell’imbarco a Sapri e del viaggio per Salerno dove non potettero fermarsi, a pp. 179-180, in proposito aggiungeva: “Finalmente entriamo in questa magnifica baia. di Napoli, la più bella del mondo. Le navi da guerra napoletane allora nel porto di Vittorio Emanuele II furono onorate con una salva di ventuno colpi…Dopo una settimana di riposo a Napoli, mi ero unito alla Divisione Bixio.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 441-443, in proposito scriveva pure che: “Il comandante di piazza, maggiore Marini,….La sera arrivarono i vapori e il Marini s’affrettò ad imbarcare quanta gente poté, avvertendo ad imbarco finito il Sirtori: “Paola, 11 settembre, ore 2,30 pom. Arrivati ieri sera in rada 6 vapori. Ho imbarcati i Battaglioni di Cosenz e la Divisione Bixio. Resta la Divisione Medici. Viveri a sufficienza.”.”. Dunque, il comandante di Piazza, Marini, l’11 settembre 1860 scrisse al Sirtori comunicandogli che da Paola si erano imbarcati per Napoli, alle ore 14,30 con sei vapori le Compagnie presenti del Cosenz e del Bixio ed erano rimasti a terra la compagnia del Bixio. Dunque, il Comandante di Piazza del Porto di Paola, Marini, scriveva a Sirtori che da Paola, l’11 settembre 1860 partirono le truppe di Bixio e quelle della Divisione Cosenz presenti ancora nel porto ma, queste, non credo fossero quelle dell’ASSANTI. Oltre all’ipotesi che la Brigata Assanti – arrivata a Lagonegro, il giorno 10 settembre 1860, marciasse ed arrivasse ai porti di Paola o al porto di Sapri per l’imbarco per Napoli, vi è anche l’altra ipotesi che, da Lagonegro, come scriveva Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 155, in proposito scriveva che: “Difatti, la Brigata ‘Cosenz’ giunse nel “Vallo” solamente l’11 settembre, e così pure la Brigata di Artiglieria, composta da 200 uomini e 150 cavalli.”. Dunque, sulla scorta del Romagnano si può dire che parte della XVI DIVISIONE COSENZ giunse da Lagonegro nel Vallo di Diano, l’11 settembre 1860 e, da lì proseguì per Auletta e per Eboli. In tale ipotesi, la Compagnia di cui faceva parte il Caraguel e della sua preziosa testimonianza non poteva essere perchè questi dice di essersi imbarcato a Sapri.
Nel 10 settembre 1860, da Lagonegro a Sapri, la marcia di 7 ore della BRIGATA SACCHI, della Compagnia del maggiore CHIASSI e, le 5 compagnie del maggiore GRIOLI. A Sapri, nel porto, il piroscafo ‘VITTORIA’ li attendeva per trasportarli a Salerno e a Napoli
La truppa della BRIGATA “Sacchi”, l’8 settembre si trovava, insieme alle truppe del maggiore Chiassi a Lagonegro da dove ripartiro il 10 mattina, dopo un giorno di riposo, per raggiungere la baia di Sapri, dove si imbarcarono per Napoli. Come ho già scritto, sulla Brigata Sacchi ha scritto Renato Soriga (….) che ha pubblicato il Diario del colonnello GAETANO SACCHI. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella campagna del 1860 etc…”, a pp. 93-94, in proposito scriveva che: “In Lauria si viene a sapere l’entrata del Dittatore in Napoli (8 sett.) il giorno sette. Alle tre e mezzo pom. arriva il generale Sirtori, comandante in Capo interinale e mi ordina di portarmi con la Brigata a Lagonegro per quindi passare a Sapri e colà attendere mezzi di trasporto di mare per Napoli.”. Su Sirtori ha scritto Giovanni De Castro (….), nel suo “Giuseppe Sirtori”, Milano, ed. Dumolard, Milano, 1892. Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella campagna del 1860 etc…”, a pp. 93-94, riferendosi alla sua brigata subito dopo Reggio, in proposito scriveva che: “In Lauria si viene a sapere l’entrata del Dittatore in Napoli ( 8 sett ) il giorno sette. Alle tre e mezzo pom. arriva il Generale Sirtori, comandante in Capo interinale e mi ordina di recarmi con la Brigata a Lagonegro per quindi passare a Sapri e colà attendere mezzi di trasporto di mare per Napoli. Alle quattro e mezzo pom. si parte da Lauria per Lagonegro; un ostinato temporale ci accompagna per sei ore di marcia con incessante e di rottissima pioggia, vento, grandine e tutti gli accessorî di conseguenza, cioè strade rotte, pozzanghere da per tutto, alberi svelti e gettati sulla colonna etc. Si giunge a Lagonegro alle ore 10 e mezza pom. inzuppati ed affranti. Per nostra fortuna troviamo il Maggiore Chiassi con le sue Compagnie che da Reggio, ove era rimasto per qualche tempo Comandante di Piazza s’imbarcava al Pizzo e sbarcava il 6 a Sapri, marciando di lì a Lagonegro per congiungersi con la. Brigata. L’aiuto suo e dei suoi soldati ci fu di gran sollievo; premurosi, avevano preparato fuochi e refezioni pei loro compagni che prevedevano dover arrivare affranti ed inzuppati, come realmente lo erano. Passo una rivista alla Brigata (9 sett ) che mi trovo finalmente aver tutta riunita, ed ordino la partenza per terra sino a Napoli di un convoglio di muli, cavalli e carri. Alle quattro ant. (10 sett ) si parte per Sapri prendendo una scorciatoia che riesce molta faticosa; dopo sette ore di marcia ci si accampa in un bosco fuori paese e si fa il rancio con carne salata. Arrivano due piccoli vapori ed un brigantino; quasi tutta la notte s’impiega nell’imbarcare la truppa; per insufficienza di mezzi resta in terra il Maggiore Grioli con cinque Compagnie. Alle quattro circa ant. (11 sett ) si salpa da Sapri; alle nove pom. si dà fondo nel porto di Napoli; dopo di aver date le disposizioni opportune per lo sbarco, mi porto dal Dittatore al Palazzo d’Angri.”. Dunque, Sòriga scriveva che il 10 settembre 1860, dopo essersi riuniti a Lagonegro, la brigata Sacchi e quella del maggiore Chiassi, si partirono, forse anche insieme alle cinque compagnie del Maggiore Grioli, per andare a Sapri per imbarcarsi per Napoli. Sòriga sciveva a p. 94, tratta dalla “Relazione del Sacchi”, che: “Alle quattro ant. (10 sett.) si parte per Sapri prendendo una scorciatoia, etc…”. Questi passi sono la testimonianza diretta di Gaetano Sacchi, le sue memorie raccolte da Roberto Soriga (….). Essi riguardano la sua colonna che il giorno 10 settembre 1860 arrivò a Sapri, e dove una parte della sua truppa riuscì ad imbarcarsi per Napoli. Dunque, nel suo Diario-Relazione il colonnello GAETANO SACCHI testimonia della marcia di 7 ore per arrivare al porto di Sapri da dove partirà per via mare alle 4 del mattino dell’11 settembre 1860 per raggiungere Napoli. Nella notte dell’11 settembre si imbarcarono con grosse difficoltà ma restarono a Sapri, per insufficienza di posti e di vapori, cinque compagnie con il Maggiore Grioli. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a pp. 408-409, in proposito scriveva pure che: “Nella sera dell’8 Settembre, proveniente dalle Calabrie per Lauria, giunse in Lagonegro pure la Brigata Garibaldina Sacchi che fu raggiunta ivi dal Maggiore Chiassi con le sue compagnie, …etc…”. Pesce, a p. 409, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la sufferiferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708.”. Pesce, sulla scorta del Lacava, scriveva che il maggiore Chiassi, con le sue compagnie, giunse a Lagonegro l’8 settembre, ricongiungendosi con la brigata Sacchi. Pesce, sempre sulla scorta del Lacava scriveva pure che: “…., e dopo un giorno di riposo – poichè la via non era ancora del tutto sgombra – ripartiti nel mattino del 10 per Sapri, dove si imbarcò per Napoli su due vapori (1).”. Pesce, a p. 409, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la sufferiferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708.”. Dunque, il Pesce, sulla scorta del Lacava aggiungeva che le brigate di Chiassi e quelle del Sacchi, dopo un giorno di riposo a Lagonegro, giorno 10 settembre, scesero a Sapri dove si imbarcarono a Napoli su due vapori. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 48-49, in proposito scriveva che: “…., e dopo un giorno di riposo – poichè la via non era ancora del tutto sbombra – ripartì nel mattino del 10 per Sapri, dove s’imbarcò per Napoli su due vapori (1).”. Pesce, a p. 49, nella nota (2) postillava che: “(2) Vedi la surriferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708”. Nel 1928, il Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860) etc…”, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….(p. 709)….Alle 4. ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivavano la porto di Napoli, all 9 pom. etc….Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa; l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli aqquartierandosi a Pizzofalcone.“. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 299-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; la terza giungeva a piedi da Spadafora, in provincia di Messina e solo l’otto settembre, a Lauria, seppe dell’arrivo di Garibaldi a Napoli. Da Sapri proseguì direttamente per Napoli. Il generale Gaetano Sacchi lascia memoria che a Lauria: etc…”. Quì il Policicchio, a p. 290 trascrive un passo del racconto del testo in nota (45) dove egli, a p. 290 postillava: “(45) R. Soriga, Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913, pp. 37-38″. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) La Brigata Sacchi alle 4 ant. del giorno 10 riprendeva la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori ove si imbarcava la Brigata. Alle 4 ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col Maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivava al porto di Napoli alle 9 pom. del suddetto giorno.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Dunque, Matteo Mazziotti, sulla scorta del Craguel (….) scriveva che il giorno 10 settembre 1860, la BRIGATA SACCHI, marciò da Lagonegro per portarsi al porto di Sapri per imbarcarsi sul piroscafo “VITTORIA” noleggiato per portare i volontari garibaldini a Napoli. Mazziotti scrive che a Napoli, il Vittoria “giunse verso la sera”. Ma, come vedremo, Caraguel scrive che anche lui, con la sua compagnia – che doveva far parte della DIVISIONE MEDICI – arrivando al porto di Sapri trovò sul piroscafo “VITTORIA” già stipata la Brigata Sacchi che attendeva la partenza ed era già a Sapri. Si tratta di Clement Caraguel (….), e del suo “Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882. Clement Caraguel (….), e del suo “Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, “Bibliografia”, a p. 420, in proposito scriveva che: “Caraguel = Caraguel (Clément) – Souvenirs et aventures d’un volontaire garibaldien. Paris, 1861. Reminescenze personali di un volontario francese della spedizione Medici. Buono per le geste della compagnia francese del De Flotte a Solano, lungo il percorso della Calabria e al Volturno.”. Infatti, Clement Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, a pp. 175-176-177 testimoniando dell’arrivo al porto di Sapri provenienti da una marcia da Lagonegro, in proposito scriveva che: “On quitte les Calabres à Rotondo pour entrer dans la Basilicate. Un vapeur, la Vittoria, nous attendait à Sapri pour nous transporter à Salerne; il avait déjà à bord la division Sacchi. Entassés pêle-mêle sur le pont, nous pûmes du moins laisser reposer nos jambes et dormir à la belle étoile, car la nuit était magnifique. Au point du jour, on signala un steamer sous pavillon anglais qui venait sur nous à contre-bord. Parvenu à une demi-encâblure par notre travers, le capitaine nous jeta ces mots avec son porte-voix : Hé! les chemises rouges ! Garibaldi est entré à Naples hier matin. A ces mots il y eut comme une commotion électrique sur tout le navire. Les dormeurs les plus obstinés bondirent sur leurs jambes et un immense tonnerre d’applaudissement et de hourras accueillit cette nouvelle. L’équipage anglais répondit par le cri de Vive Garibaldi ! Le steamer hissa par trois fois ses couleurs et s’éloigna rapidement. Dans l’après-midi nous touchions à Salerne , mais l’ordre était venu de continuer notre route sur Naples, sans nous arrêter; personne ne put descendre à terre. Salerne avait été prise peu de jour auparavant par le colonel Pear, sans coup férir; tout s’était passé le plus galamment du monde. Voici comment: Pear, qui avait devancé sa troupe de quelques heures, arriva devant Salerne avec deux de ses officiers. Il portait une blouse noire et ceux- cides blouses rouges. Ce détail n’est pas indifférent. Que faire devant une place ennemie à moins qu’on ne la prenne ? Pear envoya un de ses compagnons en parlementaire à Salerne pour sommer la garnison de se rendre, faute de quoi on donnerait l’assaut, avec une armée de dix mille hommes. La marche prodigieuse de Garibaldi avait tourné toutes les têtes, et celle du gouverneur n’était pas plus solide que les autres. Dans son embarras, il demanda des ordres à Naples par le télégraphe. On lui répondit de prendre conseil des circonstances et de se rendre s’il ne croyait pas pouvoir tenir. Etc…“, che tradotto significa: “Lasciammo la Calabria a Rotondo per entrare in Basilicata. Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per portarci a Salerne; a bordo c’era già la divisione Sacchi. Sgomberati alla rinfusa sul ponte, potemmo almeno riposare le gambe e dormire sotto le stelle, perché la notte fu magnifica. All’alba, avvistammo un piroscafo battente bandiera inglese che ci veniva incontro dalla parte opposta. Arrivato a circa mezza chiglia da noi, il capitano ci gridò attraverso il megafono: Ehi! Camicie Rosse! Garibaldi è entrato a Napoli ieri mattina. “A queste parole ci fu una specie di scossa elettrica in tutta la nave. I dormienti più ostinati balzarono in piedi e un immenso tuono di applausi e acclamazioni accolse questa notizia. L’equipaggio inglese rispose al grido di “Viva Garibaldi!”. Il piroscafo issò tre volte la bandiera e si allontanò rapidamente. Nel pomeriggio toccammo Salerno, ma era giunto l’ordine di proseguire la rotta verso Napoli, senza fermarsi; nessuno era potuto scendere a terra. Etc…”. Dunque, Caraguel testimone oculare della marcia delle brigate Medici scriveva che il 7 settembre 1860, dopo aver lasciato la Calabria, nella notte arrivò a Sapri e aggiungeva che: “Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per trasportarci a Salerno; aveva già a bordo la divisione Sacchi.”, ovvero nella notte dell’8 settembre 1860 egli con la sua truppa di volontari garibaldini arrivò a Sapri dove li attendeva il piroscafo “Vittoria”, che aveva a bordo la divisione Sacchi, i quali, entrambi dovevano essere trasportati a Salerno. Partirono il giorno dopo, all’alba del 9 settembre 1860, insieme alla divisione Sacchi, dopo aver dormito tutta la notte sul ponte del “Vittoria”. Partirono dal porto di Sapri, all’alba del 9 settembre 1860 diretti a Napoli ma dovettero far sosta a Salerno. Dunque, Clement Caraguel (….), un garibaldino volontario francese, ci ha lasciato una bella testimonianza della marcia che, il 9 settembre, dopo un giorno di riposo a Lagonegro, intrapresero per scendere a Sapri e da lì imbarcarsi per Napoli. Infatti, la truppa, di cui faceva parte Caraguel, si imbarcò sul vapore “Vittoria” che, aveva già a bordo le truppe della brigata Sacchi. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche ed economiche-sociali nel centenario dell’impresa dei Mille”, Napoli, Istituto Meridionale di Cultura, s.a. (1961), a p. 104, in proposito scriveva che: “Da Rotonda avanzava intanto la Brigata garibaldina Sacchi che giunse a Lagonegro a tarda sera dell’8 settembre, festosamente acclamata dalla popolazione che, abbandonando da tempo il lavoro, sentiva e viveva il fremente palpito dell’impresa gloriosa e manifestava tutta la sua simpatia alle eroiche camicie rosse che con i loro canti di vittoria facevano fremere all’unisono tutti i cuori della commovente apoteosi dell’”Italia s’è desta”. A Lagonegro giunsero pure le compagnie garibaldine del Maggiore Chiassi che, per raggiungere sollecitamente Salerno, si imbarcarono il 10 settembre a Sapri con la brigata Sacchi.”. Dal racconto del Caraguel, non si comprende bene quale fosse la sua compagnia. Dal testo di Caraguel, però, non si comprende bene quali fossero le date precise dell’arrivo a Sapri e dell’imbarco a Sapri per Napoli. Si comprende che tutta la faccenda accade solo dopo l’arrivo di Garibaldi a Napoli, ovvero in seguito al giorno 7 settembre 1860. Inoltre, dall’analisi del testo non si comprende bene quale fosse la brigata di Caraguel che arrivò da Rotonda a Sapri. A Sapri, infatti, li aspettava il piroscafo Vittoria, dove in seguito si imbarcarono il giorno 8 o 9 settembre 1860 per arrivare a Napoli. La testimonianza di Clement Caraguel (….) è importante ed interessante però devo precisare che – secondo ciò che lui scrive nel suo Diario – ovvero che – mentre egli con la sua Compagnia si trovava sul ponte del porto di Sapri o (non si comprende bene) sul piroscafo “VITTORIA” e attendevano tutti la partenza per Napoli – egli scrive: “All’alba, avvistammo un piroscafo battente bandiera inglese che ci veniva incontro dalla parte opposta. Arrivato a circa mezza chiglia da noi, il capitano ci gridò attraverso il megafono: Ehi! Camicie Rosse! Garibaldi è entrato a Napoli ieri mattina.”. Caraguel scrive che, nel porto di Sapri, non distante passò un piroscafo da cui appresero la notizia che “ieri mattina” (cioè il 7 settembre 1860) Garibaldi era arrivato a Napoli, dunque la notizia si riferiva all’8 settembre 1860. Ciò significa che sia la Brigata SACCHI che la Compagnia del Caraguel, si trovava a Sapri l’8 settembre 1860. E siccome il Sacchi scrive nel suo Diario pubblicato dal Soriga che queste Compagnie di volontari partirono da Sapri solo l’11 settembre 1860 vuol dire che le due compagnie restarono a Sapri dall’8 all’11, ovvero l’8, 9, 10 e 11 settembre 1860.
Nel 10 settembre 1860, a Sapri, al porto, sul Piroscafo “VITTORIA”, la BRIGATA SACCHI, le compagnie del maggiore CHIASSI aspettavano di partire per essere trasportati a Napoli, ma partirono l’11 settembre 1860. A Sapri, arrivò anche la Compagnia di Clement Caraguel
Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Dunque, Matteo Mazziotti, sulla scorta del Craguel (….) scriveva che il giorno 10 settembre 1860, la BRIGATA SACCHI, marciò da Lagonegro per portarsi al porto di Sapri per imbarcarsi sul piroscafo “VITTORIA” noleggiato per portare i volontari garibaldini a Napoli. Mazziotti scrive che a Napoli, il Vittoria “giunse verso la sera”. Ma, come vedremo, Caraguel scrive che anche lui, con la sua compagnia – che doveva far parte della DIVISIONE MEDICI – arrivando al porto di Sapri trovò sul piroscafo “VITTORIA” già stipata la Brigata Sacchi che attendeva la partenza ed era già a Sapri. Si tratta di Clement Caraguel (….), e del suo “Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882. Clement Caraguel (….), e del suo “Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, “Bibliografia”, a p. 420, in proposito scriveva che: “Caraguel = Caraguel (Clément) – Souvenirs et aventures d’un volontaire garibaldien. Paris, 1861. Reminescenze personali di un volontario francese della spedizione Medici. Buono per le geste della compagnia francese del De Flotte a Solano, lungo il percorso della Calabria e al Volturno.”. Clement Caraguel (….), e del suo “Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, “Bibliografia”, a p. 420, in proposito scriveva che: “Caraguel = Caraguel (Clément) – Souvenirs et aventures d’un volontaire garibaldien. Paris, 1861. Reminescenze personali di un volontario francese della spedizione Medici. Buono per le geste della compagnia francese del De Flotte a Solano, lungo il percorso della Calabria e al Volturno.”. Infatti, Clement Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, a pp. 175-176-177 testimoniando dell’arrivo al porto di Sapri provenienti da una marcia da Lagonegro, in proposito scriveva che: “On quitte les Calabres à Rotondo pour entrer dans la Basilicate. Un vapeur, la Vittoria, nous attendait à Sapri pour nous transporter à Salerne; il avait déjà à bord la division Sacchi. Entassés pêle-mêle sur le pont, nous pûmes du moins laisser reposer nos jambes et dormir à la belle étoile, car la nuit était magnifique. Au point du jour, on signala un steamer sous pavillon anglais qui venait sur nous à contre-bord. Parvenu à une demi-encâblure par notre travers, le capitaine nous jeta ces mots avec son porte-voix : Hé! les chemises rouges ! Garibaldi est entré à Naples hier matin. A ces mots il y eut comme une commotion électrique sur tout le navire. Les dormeurs les plus obstinés bondirent sur leurs jambes et un immense tonnerre d’applaudissement et de hourras accueillit cette nouvelle. L’équipage anglais répondit par le cri de Vive Garibaldi ! Le steamer hissa par trois fois ses couleurs et s’éloigna rapidement. Dans l’après-midi nous touchions à Salerne, mais l’ordre était venu de continuer notre route sur Naples, sans nous arrêter; personne ne put descendre à terre. Salerne avait été prise peu de jour auparavant par le colonel Pear, sans coup férir; tout s’était passé le plus galamment du monde. Voici comment: Pear, qui avait devancé sa troupe de quelques heures, arriva devant Salerne avec deux de ses officiers. Il portait une blouse noire et ceux- cides blouses rouges. Ce détail n’est pas indifférent. Que faire devant une place ennemie à moins qu’on ne la prenne ? Pear envoya un de ses compagnons en parlementaire à Salerne pour sommer la garnison de se rendre, faute de quoi on donnerait l’assaut, avec une armée de dix mille hommes. La marche prodigieuse de Garibaldi avait tourné toutes les têtes, et celle du gouverneur n’était pas plus solide que les autres. Dans son embarras, il demanda des ordres à Naples par le télégraphe. On lui répondit de prendre conseil des circonstances et de se rendre s’il ne croyait pas pouvoir tenir. Etc…“, che tradotto significa: “Lasciammo la Calabria a Rotondo per entrare in Basilicata. Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per portarci a Salerne; a bordo c’era già la divisione Sacchi. Sgomberati alla rinfusa sul ponte, potemmo almeno riposare le gambe e dormire sotto le stelle, perché la notte fu magnifica. All’alba, avvistammo un piroscafo battente bandiera inglese che ci veniva incontro dalla parte opposta. Arrivato a circa mezza chiglia da noi, il capitano ci gridò attraverso il megafono: Ehi! Camicie Rosse! Garibaldi è entrato a Napoli ieri mattina. “A queste parole ci fu una specie di scossa elettrica in tutta la nave. I dormienti più ostinati balzarono in piedi e un immenso tuono di applausi e acclamazioni accolse questa notizia. L’equipaggio inglese rispose al grido di “Viva Garibaldi!”. Il piroscafo issò tre volte la bandiera e si allontanò rapidamente. Nel pomeriggio toccammo Salerno, ma era giunto l’ordine di proseguire la rotta verso Napoli, senza fermarsi; nessuno era potuto scendere a terra. Etc…”. Dunque, Caraguel testimone oculare della marcia delle brigate Medici scriveva che il 7 settembre 1860, dopo aver lasciato la Calabria, nella notte arrivò a Sapri e aggiungeva che: “Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per trasportarci a Salerno; aveva già a bordo la divisione Sacchi.”, ovvero nella notte dell’8 settembre 1860 egli con la sua truppa di volontari garibaldini arrivò a Sapri dove li attendeva il piroscafo “Vittoria”, che aveva a bordo la divisione Sacchi, i quali, entrambi dovevano essere trasportati a Salerno. Partirono il giorno dopo, all’alba del 9 settembre 1860, insieme alla divisione Sacchi, dopo aver dormito tutta la notte sul ponte del “Vittoria”. Partirono dal porto di Sapri, all’alba del 9 settembre 1860 diretti a Napoli ma dovettero far sosta a Salerno. Dunque, Clement Caraguel (….), un garibaldino volontario francese, ci ha lasciato una bella testimonianza della marcia che, il 9 settembre, dopo un giorno di riposo a Lagonegro, intrapresero per scendere a Sapri e da lì imbarcarsi per Napoli. Infatti, la truppa, di cui faceva parte Caraguel, si imbarcò sul vapore “Vittoria” che, aveva già a bordo le truppe della brigata Sacchi. Partirono dal porto di Sapri, all’alba del 9 settembre 1860 diretti a Napoli ma dovettero far sosta a Salerno. Michele Lacava (….), nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….(p. 709)….Alle 4. ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivavano la porto di Napoli, all 9 pom. etc….“. Dunque, Lacava scriveva che la brigata Sacchi, il 9 era rimasta a Lagonegro ed alle ore 4 del giorno 10 settembre 1860 riprende la marcia da Lagonegro per andare a Sapri per imbarcarsi per Napoli. La brigata Sacchi si imbarcherà per Napoli, sul piroscafo “Vittoria” solo il giorno 11 settembre 1860, lasciando a Sapri la compagnia del maggiore Grioli che non potrà imbarcarsi per insufficienza di mezzi. Infatti, come vedremo, sul piroscafo “Vittoria” si erano imbarcati la compagnia Sacchi e dopo ore arriverà e si imbarcherà anche la compagnia di Clement Caraguel (….), che ci ha lasciato una bella testimonianza. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Etc..“. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, in proposito scriveva: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. La truppa partirà oggi di qui per imbarcarsi per Napoli. ….Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola. Etc…”. Dunque, l’Agrati riportando il dispaccio di Sirtori a Garibaldi dove è scritto che “metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa di imbarcarsi per Napoli”. Dal dispaccio di Sirtori sappiamo che a Sapri vi era metà della brigata Milbitz e sappiamo pure che Sirtori comunica tutto ciò a Garibaldi il giorno 9 settembre 1860 e dunque, a Sapri, il giorno 9 e 10 settembre 1860 vi era “metà della Brigata Milbitz”, vi era arrivata la brigata Sacchi e vi era arrivata la brigata a cui apparteneva Clement Caraguel, vi era pure la compagnia del maggiore Grioli che dovette restare a Sapri, il giorno 11 settembre 1860. Dunque, il generale Sirtori, arrivato l’8 settembre 1860 a Lagonegro, con il suo Stato Maggiore, rispondeva a Garibaldi che da Napoli gli chiedeva informazioni sulle truppe di volontari garibaldini che dovevano partire dai nostri luoghi e dovevano raggiungere la capitale, Napoli, in quanto Garibaldi ne aveva urgente necessità. Il generale Giuseppe Sirtori scrivendo il 9 settembre 1860 da Lagonegro a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche ed economiche-sociali nel centenario dell’impresa dei Mille”, Napoli, Istituto Meridionale di Cultura, s.a. (1961), a p. 104, in proposito scriveva che: “A Lagonegro giunsero pure le compagnie garibaldine del Maggiore Chiassi che, per raggiungere sollecitamente Salerno, si imbarcarono il 10 settembre a Sapri con la brigata Sacchi.”. Dunque, Clement Caraguel (….), un garibaldino volontario francese, ci ha lasciato una bella testimonianza della marcia che, il 9 settembre, dopo un giorno di riposo a Lagonegro, intrapresero per scendere a Sapri e da lì imbarcarsi per Napoli. Infatti, la truppa, di cui faceva parte Caraguel, si imbarcò sul vapore “Vittoria” che, aveva già a bordo le truppe della brigata Sacchi e della sua brigata, la ex Nicotera. La truppa del “Sacchi”, l’8 settembre si trovava, insieme alle truppe del maggiore Chiassi a Lagonegro da dove ripartiro il 10 mattina, dopo un giorno di riposo, per raggiungere la baia di Sapri, dove si imbarcarono per Napoli. Come ho già scritto, sulla Brigata Sacchi ha scritto Renato Soriga (….) che ha pubblicato il Diario del colonnello GAETANO SACCHI. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella campagna del 1860 etc…”, a pp. 93-94, riferendosi alla sua brigata subito dopo Reggio, in proposito scriveva che: “In Lauria si viene a sapere l’entrata del Dittatore in Napoli ( 8 sett ) il giorno sette. Alle tre e mezzo pom. arriva il Generale Sirtori, comandante in Capo interinale e mi ordina di recarmi con la Brigata a Lagonegro per quindi passare a Sapri e colà attendere mezzi di trasporto di mare per Napoli. Alle quattro e mezzo pom. si parte da Lauria per Lagonegro; un ostinato temporale ci accompagna per sei ore di marcia con incessante e di rottissima pioggia, vento, grandine e tutti gli accessorî di conseguenza, cioè strade rotte, pozzanghere da per tutto, alberi svelti e gettati sulla colonna etc. Si giunge a Lagonegro alle ore 10 e mezza pom. inzuppati ed affranti. Per nostra fortuna troviamo il Maggiore Chiassi con le sue Compagnie che da Reggio, ove era rimasto per qualche tempo Comandante di Piazza s’imbarcava al Pizzo e sbarcava il 6 a Sapri, marciando di lì a Lagonegro per congiungersi con la. Brigata. L’aiuto suo e dei suoi soldati ci fu di gran sollievo; premurosi, avevano preparato fuochi e refezioni pei loro compagni che prevedevano dover arrivare affranti ed inzuppati, come realmente lo erano. Passo una rivista alla Brigata (9 sett ) che mi trovo finalmente aver tutta riunita, ed ordino la partenza per terra sino a Napoli di un convoglio di muli, cavalli e carri. Alle quattro ant. (10 sett ) si parte per Sapri prendendo una scorciatoia che riesce molta faticosa; dopo sette ore di marcia ci si accampa in un bosco fuori paese e si fa il rancio con carne salata. Arrivano due piccoli vapori ed un brigantino; quasi tutta la notte- s’impiega nell’imbarcare la truppa; per insufficienza di mezzi resta in terra il Maggiore Grioli con cinque Compagnie. Alle quattro circa ant. (11 sett ) si salpa da Sapri; alle nove pom. si dà fondo nel porto di Napoli; dopo di aver date le disposizioni opportune per lo sbarco, mi porto dal Dittatore al Palazzo d’Angri.”. Dunque, nel suo Diario-Relazione il colonnello GAETANO SACCHI testimonia della marcia di 7 ore per arrivare al porto di Sapri da dove partirà per via mare alle 4 del mattino dell’11 settembre 1860 per raggiungere Napoli. Nella notte dell’11 settembre si imbarcarono con grosse difficoltà ma restarono a Sapri, per insufficienza di posti e di vapori, cinque compagnie con il Maggiore Grioli. Dunque, Sòriga scriveva che il 10 settembre 1860, dopo essersi riuniti a Lagonegro, la brigata SACCHI e quella del maggiore CHIASSI, si partirono, forse anche insieme alle cinque compagnie del Maggiore Grioli, per andare a Sapri per imbarcarsi per Napoli. Sòriga sciveva a p. 94, tratta dalla “Relazione del Sacchi”, che: “Alle quattro ant. (10 sett.) si parte per Sapri prendendo una scorciatoia, etc…”. La Brigata Sacchi, il giorno 10 settembre 1860 arrivò a Sapri, e dove una parte della sua truppa riuscì ad imbarcarsi per Napoli. Nella notte dell’11 settembre si imbarcarono con grosse difficoltà ma restarono a Sapri, per insufficienza di posti e di vapori, cinque compagnie con il Maggiore Grioli. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a pp. 408-409, in proposito scriveva pure che: “Nella sera dell’8 Settembre, proveniente dalle Calabrie per Lauria, giunse in Lagonegro pure la Brigata Garibaldina Sacchi che fu raggiunta ivi dal Maggiore Chiassi con le sue compagnie, …etc…”. Pesce, a p. 409, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la sufferiferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708.”. Pesce, sulla scorta del Lacava, scriveva che il maggiore Chiassi, con le sue compagnie, giunse a Lagonegro l’8 settembre, ricongiungendosi con la brigata Sacchi. Pesce, sempre sulla scorta del Lacava scriveva pure che: “…., e dopo un giorno di riposo – poichè la via non era ancora del tutto sgombra – ripartiti nel mattino del 10 per Sapri, dove si imbarcò per Napoli su due vapori (1).”. Pesce, a p. 409, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la sufferiferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708.”. Dunque, il Pesce, sulla scorta del Lacava aggiungeva che le brigate di Chiassi e quelle del Sacchi, dopo un giorno di riposo a Lagonegro, giorno 10 settembre, scesero a Sapri dove si imbarcarono a Napoli su due vapori. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 48-49, in proposito scriveva che: “…., e dopo un giorno di riposo – poichè la via non era ancora del tutto sbombra – ripartì nel mattino del 10 per Sapri, dove s’imbarcò per Napoli su due vapori (1).”. Pesce, a p. 49, nella nota (2) postillava che: “(2) Vedi la surriferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708”. Nel 1928, il Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860) etc…”, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….(p. 709)….Alle 4. ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivavano la porto di Napoli, all 9 pom. etc….Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa; l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli aqquartierandosi a Pizzofalcone.“. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 299-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; la terza giungeva a piedi da Spadafora, in provincia di Messina e solo l’otto settembre, a Lauria, seppe dell’arrivo di Garibaldi a Napoli. Da Sapri proseguì direttamente per Napoli. Il generale Gaetano Sacchi lascia memoria che a Lauria: etc…”. Quì il Policicchio, a p. 290 trascrive un passo del racconto del testo in nota (45) dove egli, a p. 290 postillava: “(45) R. Soriga, Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913, pp. 37-38″. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) La Brigata Sacchi alle 4 ant. del giorno 10 riprendeva la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori ove si imbarcava la Brigata. Alle 4 ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col Maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivava al porto di Napoli alle 9 pom. del suddetto giorno.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche ed economiche-sociali nel centenario dell’impresa dei Mille”, Napoli, Istituto Meridionale di Cultura, s.a. (1961), a p. 104, in proposito scriveva che: “Da Rotonda avanzava intanto la Brigata garibaldina Sacchi che giunse a Lagonegro a tarda sera dell’8 settembre, festosamente acclamata dalla popolazione che, abbandonando da tempo il lavoro, sentiva e viveva il fremente palpito dell’impresa gloriosa e manifestava tutta la sua simpatia alle eroiche camicie rosse che con i loro canti di vittoria facevano fremere all’unisono tutti i cuori della commovente apoteosi dell’”Italia s’è desta”. A Lagonegro giunsero pure le compagnie garibaldine del Maggiore Chiassi che, per raggiungere sollecitamente Salerno, si imbarcarono il 10 settembre a Sapri con la brigata Sacchi.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. La truppa partirà oggi di qui per imbarcarsi per Napoli. Etc…Qui si trovano altri 500 circa ed altri ancora a Lauria, a Castelluccio, a Spezzano a Cosenza…..Si devono dirigere su Napoli queste masse o si devono sciogliere ? Attendo suoi ordini a Nicastro.”. Dunque, secondo le memorie di Gaetano Sacchi, il generale Sirtori arrivò a Lauria, dove egli si trovava con la sua brigata, alle 15,30 del pomeriggio insieme al suo Stato Maggiore e gli ordina di recarsi a Sapri per imbarcarsi. Dunque, il generale Sirtori comunicava a Garibaldi, in un dispaccio del 9 settembre 1860 che egli era arrivato con il suo Stato Maggiore a Lagonegro, di notte, insieme alla Brigata Sacchi e con il 1° Battaglione “Albuzzi”. Sirtori scriveva a Garibaldi che la truppa si sarebbe imbarcata a Sapri per Napoli. Come ho già scritto, sulla Brigata Sacchi ha scritto Renato Soriga (….) che ha pubblicato il Diario del colonnello GAETANO SACCHI. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella campagna del 1860 etc…”, a pp. 93-94, in proposito scriveva che: “In Lauria si viene a sapere l’entrata del Dittatore in Napoli (8 sett.) il giorno sette. Alle tre e mezzo pom. arriva il generale Sirtori, comandante in Capo interinale e mi ordina di portarmi con la Brigata a Lagonegro per quindi passare a Sapri e colà attendere mezzi di trasporto di mare per Napoli.”. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella campagna del 1860 etc…”, a pp. 93-94, riferendosi alla sua brigata subito dopo Reggio, in proposito scriveva che: “Si giunge a Lagonegro alle ore 10 e mezza pom. inzuppati ed affranti. Per nostra fortuna troviamo il Maggiore Chiassi con le sue Compagnie che da Reggio, ove era rimasto per qualche tempo Comandante di Piazza s’imbarcava a Pizzo e sbarcava il 6 a Sapri, marciando di lì a Lagonegro per congiungersi con la Brigata. L’aiuto suoi e dei suoi soldati ci fu di gran sollievo; premurosi avevano preparato fuochi e refezioni pei loro compagni che prevedevano dover arrivare affranti e inzuppati, come realmente erano. Passo una rivista alla Brigata (9 sett.) che mi trovo finalmente aver tutta riunita, ed ordino (p. 94) la partenza per terra di un convoglio di muli, cavalli e carri. Alle quattro ant. (10 sett.) si parte per Sapri prendendo una scorciatoia, Alle quattro ant. (10 sett.) si parte per Sapri prendendo una scorciatoia che riesce molto faticosa; dopo sette ore di marcia ci si accampa in un bosco fuori paese e si fa il rancio con carne salata. Arrivano due piccoli vapori ed un brigantino; quasi tutta la notte s’impegna nell’imbarcare la truppa, per insufficienza di mezzi resta a terra il Maggiore Grioli con cinque Compagnie.“. Dunque, Sòriga scriveva che il 10 settembre 1860, dopo essersi riuniti a Lagonegro, la brigata SACCHI e quella del maggiore CHIASSI, si partirono, forse anche insieme alle cinque compagnie del Maggiore Grioli, per andare a Sapri per imbarcarsi per Napoli. Sòriga sciveva a p. 94, tratta dalla “Relazione del Sacchi”, che: “Alle quattro ant. (10 sett.) si parte per Sapri prendendo una scorciatoia, etc…”. La Brigata Sacchi, il giorno 10 settembre 1860 arrivò a Sapri, e dove una parte della sua truppa riuscì ad imbarcarsi per Napoli. Nella notte dell’11 settembre si imbarcarono con grosse difficoltà ma restarono a Sapri, per insufficienza di posti e di vapori, cinque compagnie con il Maggiore Grioli. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a pp. 408-409, in proposito scriveva pure che: “Nella sera dell’8 Settembre, proveniente dalle Calabrie per Lauria, giunse in Lagonegro pure la Brigata Garibaldina Sacchi che fu raggiunta ivi dal Maggiore Chiassi con le sue compagnie, …etc…”. Pesce, a p. 409, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la sufferiferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708.”. Pesce, sulla scorta del Lacava, scriveva che il maggiore Chiassi, con le sue compagnie, giunse a Lagonegro l’8 settembre, ricongiungendosi con la brigata Sacchi. Pesce, sempre sulla scorta del Lacava scriveva pure che: “…., e dopo un giorno di riposo – poichè la via non era ancora del tutto sgombra – ripartiti nel mattino del 10 per Sapri, dove si imbarcò per Napoli su due vapori (1).”. Pesce, a p. 409, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la sufferiferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708.”. Dunque, il Pesce, sulla scorta del Lacava aggiungeva che le brigate di Chiassi e quelle del Sacchi, dopo un giorno di riposo a Lagonegro, giorno 10 settembre, scesero a Sapri dove si imbarcarono a Napoli su due vapori. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 48-49, in proposito scriveva che: “…., e dopo un giorno di riposo – poichè la via non era ancora del tutto sbombra – ripartì nel mattino del 10 per Sapri, dove s’imbarcò per Napoli su due vapori (1).”. Pesce, a p. 49, nella nota (2) postillava che: “(2) Vedi la surriferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708”. Nel 1928, il Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860) etc…”, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….(p. 709)….Alle 4. ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivavano la porto di Napoli, all 9 pom. etc….Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa; l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli aqquartierandosi a Pizzofalcone.“. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 299-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; la terza giungeva a piedi da Spadafora, in provincia di Messina e solo l’otto settembre, a Lauria, seppe dell’arrivo di Garibaldi a Napoli. Da Sapri proseguì direttamente per Napoli. Il generale Gaetano Sacchi lascia memoria che a Lauria: etc…”. Quì il Policicchio, a p. 290 trascrive un passo del racconto del testo in nota (45) dove egli, a p. 290 postillava: “(45) R. Soriga, Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913, pp. 37-38″. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) La Brigata Sacchi alle 4 ant. del giorno 10 riprendeva la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori ove si imbarcava la Brigata. Alle 4 ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col Maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivava al porto di Napoli alle 9 pom. del suddetto giorno.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”.
Nel 10 settembre 1860, a Sapri, l’arrivo della Compagnia di CLEMENT CARAGUEL. Sul ponte del piroscafo “Vittoria” ormeggiato nella baia di Sapri, già vi era stipata la BRIGATA SACCHI e, solo l’11 settembre 1860 partiranno per andare a Salerno e a Napoli
Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Dunque, Matteo Mazziotti, sulla scorta del Craguel (….) scriveva che il giorno 10 settembre 1860, la BRIGATA SACCHI, marciò da Lagonegro per portarsi al porto di Sapri per imbarcarsi sul piroscafo “VITTORIA” noleggiato per portare i volontari garibaldini a Napoli. Mazziotti scrive che a Napoli, il Vittoria “giunse verso la sera”. Ma, come vedremo, Caraguel scrive che anche lui, con la sua compagnia – che doveva far parte della DIVISIONE MEDICI – arrivando al porto di Sapri trovò sul piroscafo “VITTORIA” già stipata la Brigata Sacchi che attendeva la partenza ed era già a Sapri. Si tratta di Clement Caraguel (….), e del suo “Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882. Clement Caraguel (….), e del suo “Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, “Bibliografia”, a p. 420, in proposito scriveva che: “Caraguel = Caraguel (Clément) – Souvenirs et aventures d’un volontaire garibaldien. Paris, 1861. Reminescenze personali di un volontario francese della spedizione Medici. Buono per le geste della compagnia francese del De Flotte a Solano, lungo il percorso della Calabria e al Volturno.”. Infatti, Clement Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, a pp. 175-176-177 testimoniando dell’arrivo al porto di Sapri provenienti da una marcia da Lagonegro, in proposito scriveva che: “On quitte les Calabres à Rotondo pour entrer dans la Basilicate. Un vapeur, la Vittoria, nous attendait à Sapri pour nous transporter à Salerne; il avait déjà à bord la division Sacchi. Entassés pêle-mêle sur le pont, nous pûmes du moins laisser reposer nos jambes et dormir à la belle étoile, car la nuit était magnifique. Au point du jour, on signala un steamer sous pavillon anglais qui venait sur nous à contre-bord. Parvenu à une demi-encâblure par notre travers, le capitaine nous jeta ces mots avec son porte-voix : Hé! les chemises rouges ! Garibaldi est entré à Naples hier matin. A ces mots il y eut comme une commotion électrique sur tout le navire. Les dormeurs les plus obstinés bondirent sur leurs jambes et un immense tonnerre d’applaudissement et de hourras accueillit cette nouvelle. L’équipage anglais répondit par le cri de Vive Garibaldi ! Le steamer hissa par trois fois ses couleurs et s’éloigna rapidement. Dans l’après-midi nous touchions à Salerne, mais l’ordre était venu de continuer notre route sur Naples, sans nous arrêter; personne ne put descendre à terre. Salerne avait été prise peu de jour auparavant par le colonel Pear, sans coup férir; tout s’était passé le plus galamment du monde. Voici comment: Pear, qui avait devancé sa troupe de quelques heures, arriva devant Salerne avec deux de ses officiers. Il portait une blouse noire et ceux- cides blouses rouges. Ce détail n’est pas indifférent. Que faire devant une place ennemie à moins qu’on ne la prenne ? Pear envoya un de ses compagnons en parlementaire à Salerne pour sommer la garnison de se rendre, faute de quoi on donnerait l’assaut, avec une armée de dix mille hommes. La marche prodigieuse de Garibaldi avait tourné toutes les têtes, et celle du gouverneur n’était pas plus solide que les autres. Dans son embarras, il demanda des ordres à Naples par le télégraphe. On lui répondit de prendre conseil des circonstances et de se rendre s’il ne croyait pas pouvoir tenir. Etc…“, che tradotto significa: “Lasciammo la Calabria a Rotondo per entrare in Basilicata. Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per portarci a Salerne; a bordo c’era già la divisione Sacchi. Sgomberati alla rinfusa sul ponte, potemmo almeno riposare le gambe e dormire sotto le stelle, perché la notte fu magnifica. All’alba, avvistammo un piroscafo battente bandiera inglese che ci veniva incontro dalla parte opposta. Arrivato a circa mezza chiglia da noi, il capitano ci gridò attraverso il megafono: Ehi! Camicie Rosse! Garibaldi è entrato a Napoli ieri mattina. “A queste parole ci fu una specie di scossa elettrica in tutta la nave. I dormienti più ostinati balzarono in piedi e un immenso tuono di applausi e acclamazioni accolse questa notizia. L’equipaggio inglese rispose al grido di “Viva Garibaldi!”. Il piroscafo issò tre volte la bandiera e si allontanò rapidamente. Nel pomeriggio toccammo Salerno, ma era giunto l’ordine di proseguire la rotta verso Napoli, senza fermarsi; nessuno era potuto scendere a terra. Etc…”. Dunque, Caraguel testimone oculare della marcia delle brigate Medici scriveva che il 7 settembre 1860, dopo aver lasciato la Calabria, nella notte arrivò a Sapri e aggiungeva che: “Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per trasportarci a Salerno; aveva già a bordo la divisione Sacchi.”, ovvero nella notte dell’8 settembre 1860 egli con la sua truppa di volontari garibaldini arrivò a Sapri dove li attendeva il piroscafo “Vittoria”, che aveva a bordo la divisione Sacchi, i quali, entrambi dovevano essere trasportati a Salerno. Partirono il giorno dopo, all’alba del 9 settembre 1860, insieme alla divisione Sacchi, dopo aver dormito tutta la notte sul ponte del “Vittoria”. Partirono dal porto di Sapri, all’alba del 9 settembre 1860 diretti a Napoli ma dovettero far sosta a Salerno. Dunque, Clement Caraguel (….), un garibaldino volontario francese, ci ha lasciato una bella testimonianza della marcia che, il 9 settembre, dopo un giorno di riposo a Lagonegro, intrapresero per scendere a Sapri e da lì imbarcarsi per Napoli. Infatti, la truppa, di cui faceva parte Caraguel, si imbarcò sul vapore “Vittoria” che, aveva già a bordo le truppe della brigata Sacchi. Jean Francois Clément Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, racconta della brigata Sacchi e dell’altra parte della sua brigata, che, proveniente da Rotonda, arrivò e restò a Sapri alcuni giorni prima di imbarcarsi sul piroscafo “Vittoria” per Napoli. Dal racconto del Caraguel, non si comprende bene quale fosse la sua compagnia. Dal testo di Caraguel, però, non si comprende bene quali fossero le date precise dell’arrivo a Sapri e dell’imbarco a Sapri per Napoli. Si comprende che tutta la faccenda accade solo dopo l’arrivo di Garibaldi a Napoli, ovvero in seguito al giorno 7 settembre 1860. Inoltre, dall’analisi del testo non si comprende bene quale fosse la brigata di Caraguel che arrivò da Rotonda a Sapri. A Sapri, infatti, li aspettava il piroscafo Vittoria, dove in seguito si imbarcarono il giorno 8 o 9 settembre 1860 per arrivare a Napoli. La testimonianza di Clement Caraguel (….) è importante ed interessante però devo precisare che – secondo ciò che lui scrive nel suo Diario – ovvero che – mentre egli con la sua Compagnia si trovava sul ponte del porto di Sapri o (non si comprende bene) sul piroscafo “VITTORIA” e attendevano tutti la partenza per Napoli – egli scrive: “All’alba, avvistammo un piroscafo battente bandiera inglese che ci veniva incontro dalla parte opposta. Arrivato a circa mezza chiglia da noi, il capitano ci gridò attraverso il megafono: Ehi! Camicie Rosse! Garibaldi è entrato a Napoli ieri mattina.”. Caraguel scrive che, nel porto di Sapri, non distante passò un piroscafo da cui appresero la notizia che “ieri mattina” (cioè il 7 settembre 1860) Garibaldi era arrivato a Napoli, dunque la notizia si riferiva all’8 settembre 1860. Ciò significa che sia la Brigata SACCHI che la Compagnia del Caraguel, si trovava a Sapri l’8 settembre 1860. E siccome il Sacchi scrive nel suo Diario pubblicato dal Soriga che queste Compagnie di volontari partirono da Sapri solo l’11 settembre 1860 vuol dire che le due compagnie restarono a Sapri dall’8 all’11, ovvero l’8, 9, 10 e 11 settembre 1860. Michele Lacava (….), nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….(p. 709)….Alle 4. ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivavano la porto di Napoli, all 9 pom. etc….“. Dunque, Lacava scriveva che la brigata Sacchi, il 9 era rimasta a Lagonegro ed alle ore 4 del giorno 10 settembre 1860 riprende la marcia da Lagonegro per andare a Sapri per imbarcarsi per Napoli. La brigata Sacchi si imbarcherà per Napoli, sul piroscafo “Vittoria” solo il giorno 11 settembre 1860, lasciando a Sapri la compagnia del maggiore Grioli che non potrà imbarcarsi per insufficienza di mezzi. Infatti, come vedremo, sul piroscafo “Vittoria” si erano imbarcati la compagnia Sacchi e dopo ore arriverà e si imbarcherà anche la compagnia di Clement Caraguel (….), che ci ha lasciato una bella testimonianza. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Etc..“. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche ed economiche-sociali nel centenario dell’impresa dei Mille”, Napoli, Istituto Meridionale di Cultura, s.a. (1961), a p. 104, in proposito scriveva che: “A Lagonegro giunsero pure le compagnie garibaldine del Maggiore Chiassi che, per raggiungere sollecitamente Salerno, si imbarcarono il 10 settembre a Sapri con la brigata Sacchi.”. Dunque, Guida scriveva che la compagnia garibaldina del maggiore Chiassi, si imbarcava il 10 settembre 1860 a Sapri per Napoli insieme alla brigata Sacchi. Dunque, la compagnia del maggiore Chiassi potrebbe essere quella del Caraguel in quanto la compagnia del Caraguel si imbarcò a Sapri insieme alla brigata Sacchi. Ma se notiamo bene ciò che scriveva Caraguel, egli scrive che la sua compagnia incontrò la Brigata Sacchi solo sul ponte del Vittoria che era ormeggiato a Sapri, mentre nei racconti che ci parlano della compagnia del Maggiore Chassi sappiamo che egli con la sua compagnia era già stato a Sapri. Caraguel ci dice che egli arrivò a Sapri solo dopo la brigata Sacchi e quindi se ne deduce che non si tratta della compagnia di Chiassi. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. La truppa partirà oggi di qui per imbarcarsi per Napoli. Etc…Qui si trovano altri 500 circa ed altri ancora a Lauria, a Castelluccio, a Spezzano a Cosenza…..Si devono dirigere su Napoli queste masse o si devono sciogliere ? Attendo suoi ordini a Nicastro.”. Dunque, secondo le memorie di Gaetano Sacchi, il generale Sirtori arrivò a Lauria, dove egli si trovava con la sua brigata, alle 15,30 del pomeriggio insieme al suo Stato Maggiore e gli ordina di recarsi a Sapri per imbarcarsi. Dunque, il generale Sirtori comunicava a Garibaldi, in un dispaccio del 9 settembre 1860 che egli era arrivato con il suo Stato Maggiore a Lagonegro, di notte, insieme alla Brigata Sacchi e con il 1° Battaglione “Albuzzi”. Sirtori scriveva a Garibaldi che la truppa si sarebbe imbarcata a Sapri per Napoli. Come ho già scritto, sulla Brigata Sacchi ha scritto Renato Soriga (….) che ha pubblicato il Diario del colonnello GAETANO SACCHI. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella campagna del 1860 etc…”, a pp. 93-94, riferendosi alla sua brigata subito dopo Reggio, in proposito scriveva che: “In Lauria si viene a sapere l’entrata del Dittatore in Napoli ( 8 sett ) il giorno sette. Alle tre e mezzo pom. arriva il Generale Sirtori, comandante in Capo interinale e mi ordina di recarmi con la Brigata a Lagonegro per quindi passare a Sapri e colà attendere mezzi di trasporto di mare per Napoli. Alle quattro e mezzo pom. si parte da Lauria per Lagonegro; un ostinato temporale ci accompagna per sei ore di marcia con incessante e di rottissima pioggia, vento, grandine e tutti gli accessorî di conseguenza, cioè strade rotte, pozzanghere da per tutto, alberi svelti e gettati sulla colonna etc. Si giunge a Lagonegro alle ore 10 e mezza pom. inzuppati ed affranti. Per nostra fortuna troviamo il Maggiore Chiassi con le sue Compagnie che da Reggio, ove era rimasto per qualche tempo Comandante di Piazza s’imbarcava al Pizzo e sbarcava il 6 a Sapri, marciando di lì a Lagonegro per congiungersi con la. Brigata. L’aiuto suo e dei suoi soldati ci fu di gran sollievo; premurosi, avevano preparato fuochi e refezioni pei loro compagni che prevedevano dover arrivare affranti ed inzuppati, come realmente lo erano. Passo una rivista alla Brigata (9 sett ) che mi trovo finalmente aver tutta riunita, ed ordino la partenza per terra sino a Napoli di un convoglio di muli, cavalli e carri. Alle quattro ant. (10 sett ) si parte per Sapri prendendo una scorciatoia che riesce molta faticosa; dopo sette ore di marcia ci si accampa in un bosco fuori paese e si fa il rancio con carne salata. Arrivano due piccoli vapori ed un brigantino; quasi tutta la notte- s’impiega nell’imbarcare la truppa; per insufficienza di mezzi resta in terra il Maggiore Grioli con cinque Compagnie. Alle quattro circa ant. (11 sett ) si salpa da Sapri; alle nove pom. si dà fondo nel porto di Napoli; dopo di aver date le disposizioni opportune per lo sbarco, mi porto dal Dittatore al Palazzo d’Angri.”. Dunque, nel suo Diario-Relazione il colonnello GAETANO SACCHI testimonia della marcia di 7 ore per arrivare al porto di Sapri da dove partirà per via mare alle 4 del mattino dell’11 settembre 1860 per raggiungere Napoli. Nella notte dell’11 settembre si imbarcarono con grosse difficoltà ma restarono a Sapri, per insufficienza di posti e di vapori, cinque compagnie con il Maggiore Grioli. Dunque, Sòriga scriveva che il 10 settembre 1860, dopo essersi riuniti a Lagonegro, la brigata SACCHI e quella del maggiore CHIASSI, si partirono, forse anche insieme alle cinque compagnie del Maggiore Grioli, per andare a Sapri per imbarcarsi per Napoli. Sòriga sciveva a p. 94, tratta dalla “Relazione del Sacchi”, che: “Alle quattro ant. (10 sett.) si parte per Sapri prendendo una scorciatoia, etc…”. La Brigata Sacchi, il giorno 10 settembre 1860 arrivò a Sapri, e dove una parte della sua truppa riuscì ad imbarcarsi per Napoli. Nella notte dell’11 settembre si imbarcarono con grosse difficoltà ma restarono a Sapri, per insufficienza di posti e di vapori, cinque compagnie con il Maggiore Grioli. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a pp. 408-409, in proposito scriveva pure che: “Nella sera dell’8 Settembre, proveniente dalle Calabrie per Lauria, giunse in Lagonegro pure la Brigata Garibaldina Sacchi che fu raggiunta ivi dal Maggiore Chiassi con le sue compagnie, …etc…”. Pesce, a p. 409, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la sufferiferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708.”. Pesce, sulla scorta del Lacava, scriveva che il maggiore Chiassi, con le sue compagnie, giunse a Lagonegro l’8 settembre, ricongiungendosi con la brigata Sacchi. Pesce, sempre sulla scorta del Lacava scriveva pure che: “…., e dopo un giorno di riposo – poichè la via non era ancora del tutto sgombra – ripartiti nel mattino del 10 per Sapri, dove si imbarcò per Napoli su due vapori (1).”. Pesce, a p. 409, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la sufferiferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708.”. Dunque, il Pesce, sulla scorta del Lacava aggiungeva che le brigate di Chiassi e quelle del Sacchi, dopo un giorno di riposo a Lagonegro, giorno 10 settembre, scesero a Sapri dove si imbarcarono a Napoli su due vapori. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 48-49, in proposito scriveva che: “…., e dopo un giorno di riposo – poichè la via non era ancora del tutto sbombra – ripartì nel mattino del 10 per Sapri, dove s’imbarcò per Napoli su due vapori (1).”. Pesce, a p. 49, nella nota (2) postillava che: “(2) Vedi la surriferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708”. Nel 1928, il Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860) etc…”, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….(p. 709)….Alle 4. ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivavano la porto di Napoli, all 9 pom. etc….Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa; l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli aqquartierandosi a Pizzofalcone.“. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 299-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; la terza giungeva a piedi da Spadafora, in provincia di Messina e solo l’otto settembre, a Lauria, seppe dell’arrivo di Garibaldi a Napoli. Da Sapri proseguì direttamente per Napoli. Il generale Gaetano Sacchi lascia memoria che a Lauria: etc…”. Quì il Policicchio, a p. 290 trascrive un passo del racconto del testo in nota (45) dove egli, a p. 290 postillava: “(45) R. Soriga, Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913, pp. 37-38″. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) La Brigata Sacchi alle 4 ant. del giorno 10 riprendeva la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori ove si imbarcava la Brigata. Alle 4 ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col Maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivava al porto di Napoli alle 9 pom. del suddetto giorno.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”.
Nel 10 Settembre 1860, a Sapri, il Maggiore Giuseppe GRIOLI e cinque Compagnie di volontari garibaldini si accamparono a Sapri e non potettero partire per Napoli per insufficienza di mezzi di trasporto
Attraverso la testimonianza del colonnello Gaetano Sacchi (….) pubblicate da Renato Sòriga (….) sappiamo che da Lagonegro il giorno 10 settembre molte compagnie di volontari garibaldini tra cui quella del maggiore Giuseppe Grioli marciarono ed arrivarono a Sapri. Grioli l’11 settembre 1860 non riuscì ad imbarcarsi con le sue cinque compagnie di volontari per insufficienza di mezzi di trasporto. Sacchi e la sua brigata si imbarcò a Sapri l’11 settembre. Le cinque compagnie condotte dal maggiore Giuseppe Grioli a Sapri si trovavano a Lagonegro e da lì marciarono per Sapri. Ma non sappiamo con certezza queste cinque compagnie di volontari garibaldini se appartenessero alla Brigata del Sacchi. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella campagna del 1860 etc…”, a p. 94, in proposito scriveva che: “Alle quattro ant. (10 sett.) si parte per Sapri prendendo una scorciatoia che riesce molto faticosa; dopo sette ore di marcia ci si accampa in un bosco fuori paese e si fa il rancio con carne salata. Arrivano due piccoli vapori ed un brigantino; quasi tutta la notte s’impegna nell’imbarcare la truppa, per insufficienza di mezzi resta in terra il Maggiore Grioli con cinque Compagnie. Alle quattro circa ant. (11 sett.) si salpa da Sapri; alle nove pom. si dà fondo nel porto di Napoli; dopo di aver dato le disposizioni opportune per lo sbarco, mi porto dal Dittatore al Palazzo d’Angri. Alle tre ant. (12 sett.) è compiuto lo sbarco e la truppa viene acquartierata a Castel Nuovo; verso sera arriva il Maggiore Grioli con le altre Compagnie della Brigata.”. Questi passi sono la testimonianza diretta di Gaetano Sacchi, le sue memorie raccolte da Roberto Sòriga (….). Essi riguardano la sua colonna che il giorno 10 settembre 1860 arrivò a Sapri, e dove una parte della sua truppa riuscì ad imbarcarsi per Napoli. Nella notte dell’11 settembre si imbarcarono con grosse difficoltà ma restarono a Sapri, per insufficienza di posti e di vapori, cinque compagnie con il Maggiore Grioli. Dunque, dalle Memorie di Gaetano Sacchi e dalla sua Relazione, Sòriga scriveva che il Maggiore Grioli con le sue cinque Compagnie, che avrebbe dovuto imbarcarsi per Napoli era dovuto rimanere a Sapri per insufficienza di mezzi di trasporto mentre, con la sua Brigata garibaldina, il Sacchi riuscì ad imbarcarsi per Napoli dove potè arrivare l’11 settembre 1860. Infatti, Gaetano Sacchi, nella sua Relazione scriveva che: “Arrivano due piccoli vapori ed un brigantino; quasi tutta la notte s’impegna nell’imbarcare la truppa, per insufficienza di mezzi resta in terra il Maggiore Grioli con cinque Compagnie.”. Sòriga scrive che l brigata garibaldina del Sacchi arrivò a Napoli l’11 settembre alle ore 21,00 della sera. Sòriga scrive pure che il Maggiore Grioli arrivò nel porto di Napoli il giorno dopo, di sera del 12 settembre 1860. Dalla Treccani on-line, apprendiamo che il Maggiore Giuseppe Grioli, fu combattente nella guerra del 1859 con il corpo dei Cacciatori delle Alpi, nel 1860 il Grioli partecipò con la spedizione Medici alla liberazione del Mezzogiorno, meritando una medaglia d’argento e il grado di capitano, con il quale fu ammesso successivamente nell’esercito regolare. Combattente nella guerra del 1859 con il corpo dei Cacciatori delle Alpi, nel 1860 il G. partecipò con la spedizione Medici alla liberazione del Mezzogiorno, meritando una medaglia d’argento e il grado di capitano, con il quale fu ammesso successivamente nell’esercito regolare. La progressione di carriera, che lo vide prender parte come maggiore alla campagna del 1866 per il Veneto ottenendovi la croce militare di Savoia per il comportamento suo e del reggimento di cui aveva assunto il comando a Custoza il 24 giugno, si interruppe bruscamente, e per volontà dello stesso G., nel 1875: infatti, subito dopo aver dovuto assistere col suo reggimento alla parata che rendeva gli onori militari a Francesco Giuseppe in visita a Padova, il G., allora tenente colonnello, presentò le proprie dimissioni e restituì l’onorificenza che l’Austria gli aveva concesso per l’occasione. Fu collocato in riserva il 10 febbr. 1878 e promosso 15 anni dopo colonnello di fanteria. Proseguendo il suo racconto il Sòriga scriverà che il Grioli arriverà a Napoli solo giorno 12 settembre 1860 e quindi presumibilmente partirà pure da Sapri il giorno 12 settembre 1860. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….(p. 709)….Alle 4. ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivavano la porto di Napoli, all 9 pom. etc….Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa; l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli aqquartierandosi a Pizzofalcone.“. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) La Brigata Sacchi alle 4 ant. del giorno 10 riprendeva la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori ove si imbarcava la Brigata. Alle 4 ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col Maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivava al porto di Napoli alle 9 pom. del suddetto giorno.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 299-290, in proposito scriveva che: “Il generale Gaetano Sacchi lascia memoria che a Lauria: etc…”. Quì il Policicchio, a p. 290 trascrive un passo del racconto del testo in nota (45) dove egli, a p. 290 postillava: “(45) R. Soriga, Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913, pp. 37-38″. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche ed economiche-sociali nel centenario dell’impresa dei Mille”, Napoli, Istituto Meridionale di Cultura, s.a. (1961), a p. 104, in proposito scriveva che: “Da Rotonda avanzava intanto la Brigata garibaldina Sacchi che giunse a Lagonegro a tarda sera dell’8 settembre, festosamente acclamata dalla popolazione che, abbandonando da tempo il lavoro, sentiva e viveva il fremente palpito dell’impresa gloriosa e manifestava tutta la sua simpatia alle eroiche camicie rosse che con i loro canti di vittoria facevano fremere all’unisono tutti i cuori della commovente apoteosi dell’”Italia s’è desta”. A Lagonegro giunsero pure le compagnie garibaldine del Maggiore Chiassi che, per raggiungere sollecitamente Salerno, si imbarcarono il 10 settembre a Sapri con la brigata Sacchi.”.
Nell’11 settembre 1860, a Sapri, alle 4 del mattino, i garibaldini della Brigata SACCHI e la truppa del maggiore Giovanni CHIASSI si imbarcarono e arrivarono a Napoli. Restarono a terra cinque compagnie della brigata Sacchi col maggiore Grioli
Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella campagna del 1860 etc…”, a p. 94, in proposito scriveva che: “Per nostra fortuna troviamo il Maggiore Chiassi con le sue Compagnie che da Reggio, ove era rimasto per qualche tempo Comandante di Piazza s’imbarcava a Pizzo e sbarcava il 6 a Sapri, marciando di lì a Lagonegro per congiungersi con la Brigata. L’aiuto suoi e dei suoi soldati ci fu di gran sollievo; premurosi avevano preparato fuochi e refezioni pei loro compagni che prevedevano dover arrivare affranti e inzuppati, come realmente erano. Passo una rivista alla Brigata (9 sett.) che mi trovo finalmente aver tutta riunita, ed ordino la partenza per terra di un convoglio di muli, cavalli e carri. Alle quattro ant. (10 sett.) si parte per Sapri prendendo una scorciatoia che riesce molto faticosa; dopo sette ore di marcia ci si accampa in un bosco fuori paese e si fa il rancio con carne salata. Arrivano due piccoli vapori ed un brigantino; quasi tutta la notte s’impegna nell’imbarcare la truppa, per insufficienza di mezzi resta in terra il Maggiore Grioli con cinque Compagnie. Alle quattro circa ant. (11 sett.) si salpa da Sapri; alle nove pom. si dà fondo nel porto di Napoli; dopo di aver dato le disposizioni opportune per lo sbarco, mi porto dal Dittatore al Palazzo d’Angri. Alle tre ant. (12 sett.) è compiuto lo sbarco e la truppa viene acquartierata a Castel Nuovo; verso sera arriva il Maggiore Grioli con le altre Compagnie della Brigata.”. Nella notte dell’11 settembre si imbarcarono con grosse difficoltà ma restarono a Sapri, per insufficienza di posti e di vapori, cinque compagnie con il Maggiore Grioli. Dunque, dalle Memorie di Gaetano Sacchi e dalla sua Relazione, Sòriga scriveva che il Maggiore Grioli era rimasto a Sapri mentre, con la sua Brigata garibaldina, il Sacchi riuscì ad imbarcarsi per Napoli dove potè arrivare l’11 settembre 1860. Sòriga scrive che l brigata garibaldina del Sacchi arrivò a Napoli l’11 settembre alle ore 21,00 della sera. Sòriga scrive pure che il Maggiore Grioli arrivò nel porto di Napoli il giorno dopo, di sera del 12 settembre 1860. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….(p. 709) Alle 4. ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivavano la porto di Napoli, all 9 pom. etc….“. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “Alle 2 e mezza del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, ove giungeva alle ore 10 e mezzo pom., colà fu raggiunta dal maggiore Chiassi colle sue compagnie. La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Etc..“. Lacava scriveva che la Brigata Sacchi, col maggiore Chiassi si portava a Sapri e partiva da Sapri diretta a Napoli solo il 10 settembre 1860. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Pecorini-Manzoni, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Alle 2 e mezzo pom. del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, ove giungeva alle ore 10 e mezzo pom., colà fu raggiunta dal Maggiore Chiassi colle sue compagnie.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514, nell’Allegato II – Riassunto della Tabelle di Marcia, in proposito scriveva che: “BRIGATA SACCHI: 1° settembre Rogliano; 2 settembre Cosenza; 3 settembre Tarsia; 4 settembre Camerata; 5 settembre Castrovillari; 7 settembre Lauria; 8-9-10 settembre Lagonegro; 11 settembre Sapri sul mare. Napoli; etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a pp. 408-409, in proposito scriveva pure che: “Nella sera dell’8 Settembre, proveniente dalle Calabrie per Lauria, giunse in Lagonegro pure la Brigata Garibaldina Sacchi che fu raggiunta ivi dal Maggiore Chiassi con le sue compagnie, e dopo un giorno di riposo – poichè la via non era ancora del tutto sgombra – ripartiti nel mattino del 10 per Sapri, dove si imbarcò per Napoli su due vapori (1).”. Pesce, a p. 409, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la sufferiferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Si tratta di Clement Caraguel (….), e del suo “Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Dunque, Matteo Mazziotti, sulla scorta del Craguel (….) scriveva che il giorno 10 settembre 1860, la BRIGATA SACCHI, marciò da Lagonegro per portarsi al porto di Sapri per imbarcarsi sul piroscafo “VITTORIA” noleggiato per portare i volontari garibaldini a Napoli. Mazziotti scrive che a Napoli, il Vittoria “giunse verso la sera”. Ma, come vedremo, Caraguel scrive che anche lui, con la sua compagnia – che doveva far parte della DIVISIONE MEDICI – arrivando al porto di Sapri trovò sul piroscafo “VITTORIA” già stipata la Brigata Sacchi che attendeva la partenza ed era già a Sapri. Si tratta di Clement Caraguel (….), e del suo “Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882. Clement Caraguel (….), e del suo “Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, “Bibliografia”, a p. 420, in proposito scriveva che: “Caraguel = Caraguel (Clément) – Souvenirs et aventures d’un volontaire garibaldien. Paris, 1861. Reminescenze personali di un volontario francese della spedizione Medici. Buono per le geste della compagnia francese del De Flotte a Solano, lungo il percorso della Calabria e al Volturno.”. Infatti, Clement Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, a pp. 175-176-177 testimoniando dell’arrivo al porto di Sapri provenienti da una marcia da Lagonegro, in proposito scriveva che: “Lasciammo la Calabria a Rotondo per entrare in Basilicata. Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per portarci a Salerne; a bordo c’era già la divisione Sacchi. Sgomberati alla rinfusa sul ponte, potemmo almeno riposare le gambe e dormire sotto le stelle, perché la notte fu magnifica. All’alba, avvistammo un piroscafo battente bandiera inglese che ci veniva incontro dalla parte opposta. Arrivato a circa mezza chiglia da noi, il capitano ci gridò attraverso il megafono: Ehi! Camicie Rosse! Garibaldi è entrato a Napoli ieri mattina. “A queste parole ci fu una specie di scossa elettrica in tutta la nave. I dormienti più ostinati balzarono in piedi e un immenso tuono di applausi e acclamazioni accolse questa notizia. L’equipaggio inglese rispose al grido di “Viva Garibaldi!”. Il piroscafo issò tre volte la bandiera e si allontanò rapidamente. Nel pomeriggio toccammo Salerno, ma era giunto l’ordine di proseguire la rotta verso Napoli, senza fermarsi; nessuno era potuto scendere a terra. Etc…”. Dunque, Caraguel testimone oculare della marcia delle brigate Medici scriveva che il 7 settembre 1860, dopo aver lasciato la Calabria, nella notte arrivò a Sapri e aggiungeva che: “Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per trasportarci a Salerno; aveva già a bordo la divisione Sacchi.”, ovvero nella notte dell’8 settembre 1860 egli con la sua truppa di volontari garibaldini arrivò a Sapri dove li attendeva il piroscafo “Vittoria”, che aveva a bordo la divisione Sacchi, i quali, entrambi dovevano essere trasportati a Salerno. Partirono il giorno dopo, all’alba del 9 settembre 1860, insieme alla divisione Sacchi, dopo aver dormito tutta la notte sul ponte del “Vittoria”. Partirono dal porto di Sapri, all’alba del 9 settembre 1860 diretti a Napoli ma dovettero far sosta a Salerno. Dunque, Clement Caraguel (….), un garibaldino volontario francese, ci ha lasciato una bella testimonianza della marcia che, il 9 settembre, dopo un giorno di riposo a Lagonegro, intrapresero per scendere a Sapri e da lì imbarcarsi per Napoli. Infatti, la truppa, di cui faceva parte Caraguel, si imbarcò sul vapore “Vittoria” che, aveva già a bordo le truppe della brigata Sacchi. Jean Francois Clément Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, racconta della brigata Sacchi e dell’altra parte della sua brigata, che, proveniente da Rotonda, arrivò e restò a Sapri alcuni giorni prima di imbarcarsi sul piroscafo “Vittoria” per Napoli. Dal racconto del Caraguel, non si comprende bene quale fosse la sua compagnia. Dal testo di Caraguel, però, non si comprende bene quali fossero le date precise dell’arrivo a Sapri e dell’imbarco a Sapri per Napoli. Si comprende che tutta la faccenda accade solo dopo l’arrivo di Garibaldi a Napoli, ovvero in seguito al giorno 7 settembre 1860. Inoltre, dall’analisi del testo non si comprende bene quale fosse la brigata di Caraguel che arrivò da Rotonda a Sapri. Dunque, Clément Caraguel, ci ha lasciato una bella testimonianza dell’imbarco nella baia di Sapri sul vapore “Vittoria” che, era già a Sapri in attesa e che aveva a bordo le truppe della brigata Sacchi. A Sapri, infatti, li aspettava il piroscafo Vittoria, dove in seguito si imbarcarono il giorno 8 o 9 settembre 1860 per arrivare a Napoli. Dal racconto del Caraguel, non si comprende bene quale fosse la sua compagnia. Dal testo di Caraguel, però, non si comprende bene quali fossero le date precise dell’arrivo a Sapri e dell’imbarco a Sapri per Napoli. Si comprende che tutta la faccenda accade solo dopo l’arrivo di Garibaldi a Napoli, ovvero in seguito al giorno 7 settembre 1860. Inoltre, dall’analisi del testo non si comprende bene quale fosse la brigata di Caraguel che arrivò da Rotonda a Sapri. A Sapri, infatti, li aspettava il piroscafo Vittoria, dove in seguito si imbarcarono il giorno 8 o 9 settembre 1860 per arrivare a Napoli. La testimonianza di Clement Caraguel (….) è importante ed interessante però devo precisare che – secondo ciò che lui scrive nel suo Diario – ovvero che – mentre egli con la sua Compagnia si trovava sul ponte del porto di Sapri o (non si comprende bene) sul piroscafo “VITTORIA” e attendevano tutti la partenza per Napoli – egli scrive: “All’alba, avvistammo un piroscafo battente bandiera inglese che ci veniva incontro dalla parte opposta. Arrivato a circa mezza chiglia da noi, il capitano ci gridò attraverso il megafono: Ehi! Camicie Rosse! Garibaldi è entrato a Napoli ieri mattina.”. Caraguel scrive che, nel porto di Sapri, non distante passò un piroscafo da cui appresero la notizia che “ieri mattina” (cioè il 7 settembre 1860) Garibaldi era arrivato a Napoli, dunque la notizia si riferiva all’8 settembre 1860. Ciò significa che sia la Brigata SACCHI che la Compagnia del Caraguel, si trovava a Sapri l’8 settembre 1860. E siccome il Sacchi scrive nel suo Diario pubblicato dal Soriga che queste Compagnie di volontari partirono da Sapri solo l’11 settembre 1860 vuol dire che le due compagnie restarono a Sapri dall’8 all’11, ovvero l’8, 9, 10 e 11 settembre 1860.
Nell’11 settembre 1860, a Sapri era rimasto il maggiore GRIOLI con 5 compagnie della Brigata Sacchi che riusciranno ad imbarcarsi per Napoli solo nel mattino del 12 settembre 1860
Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella Campagna del 1860 etc…”, a p. 94, in proposito scriveva che: “Alle quattro circa ant. (11 sett.) si salpa da Sapri; alle nove pom. si dà fondo nel porto di Napoli; dopo di aver dato le disposizioni opportune per lo sbarco, mi porto dal Dittatore al Palazzo d’Angri. Alle tre ant. (12 sett.) è compiuto lo sbarco e la truppa viene acquartierata a Castel Nuovo; verso sera arriva il Maggiore Grioli con le altre Compagnie della Brigata.”. Dunque, dalle Memorie di Gaetano Sacchi e dalla sua Relazione, Renato Sòriga (….) scriveva che il Maggiore Grioli, insieme a cinque compagnie della Brigata Sacchi arrivò a Napoli verso sera, e dunque presumibilmente il maggiore Grioli, nello stesso giorno del 12 settembre 1860 si era imbarcato a Sapri. Era rimasto a Sapri mentre, con la sua Brigata garibaldina, il Sacchi riuscì ad imbarcarsi per Napoli dove potè arrivare l’11 settembre 1860. Sòriga scrive che l brigata garibaldina del Sacchi arrivò a Napoli l’11 settembre alle ore 21,00 della sera. Sòriga scrive pure che il Maggiore Grioli arrivò nel porto di Napoli il giorno dopo, di sera del 12 settembre 1860. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….(p. 709)….Alle 4. ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivavano la porto di Napoli, all 9 pom. etc….Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa; l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli aqquartierandosi a Pizzofalcone.“. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) La Brigata Sacchi alle 4 ant. del giorno 10 riprendeva la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori ove si imbarcava la Brigata. Alle 4 ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col Maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivava al porto di Napoli alle 9 pom. del suddetto giorno.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”.
Nel 11 Settembre 1860, la brigata del generale COSENZ arriva nel Vallo di Diano
Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 155, in proposito scriveva che: “Garibaldi, troppo sicuro precedeva l’Armata sfidano i pericoli di eventuali imboscate. Difatti, la Brigata ‘Cosenz’ giunse nel “Vallo” solamente l’11 settembre, e così pure la Brigata di Artiglieria, composta da 200 uomini e 150 cavalli.”. Sull’Assanti ha scritto Alessandro Magni (….), nel suo “Vicende della spedizione Cosenz nella guerra del 1860”, ed. Forzani & C., Roma, 1912, a p. 9, riferendosi alla resa del generale Briganti, in proposito scriveva che: “Avvenuta tale resa il Generale Cosenz si pose al seguito del Dittatore, col quale entrò in Napoli il 7 settembre, e fu poi nominato Ministro della guerra. Il comando della 16ma Divisione (ossia Brigata) fu affidato al Colonnello brigadiere Assanti Pepe. Subito dopo incominciarono le nostre lunghe marcie verso Napoli, per la via Consolare fino a Lagonegro. Poi un piccolo sentiero ci condusse a Sapri, d’onde due piroscafi ci trasportarono alla capitale il 15 settembre.”. La testimonianza di Alessandro Magni (….) che faceva parte delle truppe del Cosenz, ovvero della XVI DIVISIONE, è interessantissima. In primo luogo Magni scriveva che dopo l’avvenimento del generale Briganti, il generale Cosenz si aggregò allo Stato Maggiore di Garibaldi che, da Cosenza procedè separatamente dalle sue truppe insieme al generale Cosenz. Magni scriveva pure che: “Il comando della 16ma Divisione (ossia Brigata) fu affidato al Colonnello brigadiere Assanti Pepe.”. Il comando della XVI DIVISIONE COSENZ fu affidato al Colonnello Assanti Pepe. Magni scrive pure che la XVI DIVISIONE COSENZ procedè senza Cosenz diretta a Napoli e marciò al comando di ASSANTI “per la via Consolare fino a Lagonegro. Poi un piccolo sentiero ci condusse a Sapri, d’ onde due piroscafi ci trasportarono alla capitale il 15 settembre.”. Dunque, scriveva il Magni che, il 15 settembre 1860 la XVI DIVISIONE COSENZ arrivò a Napoli partendo da Sapri dove si era imbarcata.
Nel 12 settembre 1860, da Sapri partenza del maggiore GRIOLI con 5 compagnie della Brigata Sacchi diretti a Napoli
Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella Campagna del 1860 etc…”, a p. 94, in proposito scriveva che: “Alle quattro circa ant. (11 sett.) si salpa da Sapri; alle nove pom. si dà fondo nel porto di Napoli; dopo di aver dato le disposizioni opportune per lo sbarco, mi porto dal Dittatore al Palazzo d’Angri. Alle tre ant. (12 sett.) è compiuto lo sbarco e la truppa viene acquartierata a Castel Nuovo; verso sera arriva il Maggiore Grioli con le altre Compagnie della Brigata.”. Dunque, dalle Memorie di Gaetano Sacchi e dalla sua Relazione, Renato Sòriga (….) scriveva che il Maggiore Grioli, insieme a cinque compagnie della Brigata Sacchi arrivò a Napoli verso sera, e dunque presumibilmente il maggiore Grioli, nello stesso giorno del 12 settembre 1860 si era imbarcato a Sapri. Era rimasto a Sapri mentre, con la sua Brigata garibaldina, il Sacchi riuscì ad imbarcarsi per Napoli dove potè arrivare l’11 settembre 1860. Sòriga scrive che l brigata garibaldina del Sacchi arrivò a Napoli l’11 settembre alle ore 21,00 della sera. Sòriga scrive pure che il Maggiore Grioli arrivò nel porto di Napoli il giorno dopo, di sera del 12 settembre 1860. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….(p. 709)….Alle 4. ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivavano la porto di Napoli, all 9 pom. etc….Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa; l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli aqquartierandosi a Pizzofalcone.“. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) La Brigata Sacchi alle 4 ant. del giorno 10 riprendeva la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori ove si imbarcava la Brigata. Alle 4 ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col Maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivava al porto di Napoli alle 9 pom. del suddetto giorno.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”.
Nel 12 settembre 1860, partendosi da Sapri arriva a Napoli, il maggiore GRIOLI con 5 compagnie della Brigata Sacchi
Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella Campagna del 1860 etc…”, a p. 94, in proposito scriveva che: “Alle quattro circa ant. (11 sett.) si salpa da Sapri; alle nove pom. si dà fondo nel porto di Napoli; dopo di aver dato le disposizioni opportune per lo sbarco, mi porto dal Dittatore al Palazzo d’Angri. Alle tre ant. (12 sett.) è compiuto lo sbarco e la truppa viene acquartierata a Castel Nuovo; verso sera arriva il Maggiore Grioli con le altre Compagnie della Brigata.”. Dunque, dalle Memorie di Gaetano Sacchi e dalla sua Relazione, Sòriga scriveva che il Maggiore Grioli era rimasto a Sapri mentre, con la sua Brigata garibaldina, il Sacchi riuscì ad imbarcarsi per Napoli dove potè arrivare l’11 settembre 1860. Sòriga scrive che l brigata garibaldina del Sacchi arrivò a Napoli l’11 settembre alle ore 21,00 della sera. Sòriga scrive pure che il Maggiore Grioli arrivò nel porto di Napoli il giorno dopo, di sera del 12 settembre 1860. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….(p. 709)….Alle 4. ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivavano la porto di Napoli, all 9 pom. etc….Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa; l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli aqquartierandosi a Pizzofalcone.“. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) La Brigata Sacchi alle 4 ant. del giorno 10 riprendeva la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori ove si imbarcava la Brigata. Alle 4 ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col Maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivava al porto di Napoli alle 9 pom. del suddetto giorno.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”.
Nel 12, 13 e 14 settembre 1860, nel porto di Sapri vi erano alcuni piroscafi che dovevano trasportare truppe garibaldine a Napoli: MONGIBELLO, l’ARCHIMEDE, l’AMALFI e la MARIA TERESA. Questi piroscafi andranno a Paola a prelevare le truppe ivi rimaste della DIVISIONE MEDICI
Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a pp. 62-63, in prposito scriveva che: “A bordo del Governólo abbiamo notizie di Napoli e di Garibaldi. Noi stiamo alquanto arrabbiati vedendoci gli ultimi, ma speriamo fra due giorni di imbarcarci — e forse in parte oggi. “… Si vede un altro vapore: vedremo se saràper noi ! Sembra che a Napoli vi sarà breve fermata di due mesi e subito dopo si farà la campagna del Veneto, ma su queste notizie nulla so di positivo. Medici è disgustato perchè fu stornato il nostro imbarco oggi, per causa di Sirtori probabilmente, che noi chiamiamo ironicamente il cardinale, ed i cui ordini non si comprendono„. * 12, 13 settembre — Fermata a Paola. “Il dire quanta ansietà abbiamo per attendere i vapori è cosa incredibile. Ad ogni momento vado sul balcone di casa Maraviglia ad osservare il mare in tutte le direzioni delle coste ma specialmente della costa di Sapri e Salerno,
nella speranza che spunti, che giunga qualche vapore e che ci tolga dall’esiglio. “Il 12 giunge un vapore, e subito evviva, grida di gioia, ma poi lo si vede costantemente avanzare da solo, e questo ci recava tristezza pensando che non soddisferebbe al bisogno. Io ricevo ordine di recarmi a bordo per rilevare le istruzioni del comandante e per sentire se giungano altri vapori. Il vapore arrivato è L’Indipendente, della nostra marina, che ha ordine di portare 600 uomini e nulla sa se giungano altri vapori. “Medici ordina si fermi il vaporesino a che ne giungano altri e nel frattempo si fanno caricare tutti gli equipaggi, sino a che, il 13, vedendo che non giungono vapori, il comandante domanda di partire e però, concesso questo, parte, facendosi sera, con a bordo i dispersi, un picchetto per ogni reggimento e il capitano Moscarello per la scorta.”. “14 settembre….Ma ritorniamo alla parte storica. Verso le undici del mattino, mentre già si aveva rinunciato a speranza, vediamo due colonne di fumo spuntare dietro la punta di Sapri e poco dopo spuntare due vapori. Come giungono, al solito io mi reco abbasso per ricevere gli ordini e si sa che il Mongibéllo porterà 700 uomini, e 400 l’Archimede, che i comandanti ebbero ordine di recarsi a Sapri per levar gente, e — se non ve ne fosse — di recarsi a Paola allo stesso effetto. Ci ragguagliano che l’Amalfi, che potrebbe portare 1200 uomini, e la Maria Teresa capace di altri 400, sono a Sapri e che ne ritorneranno vuoti a Napoli per mancanza d’istruzioni di recarsi a Paola, a Sapri assicurandosi che a Paola non vi è truppa. “Si ordina che s’imbarchi Eberhardt. Io domando d’andare e infatti, ricevuto l’ordine di recarmi a tutelare l’imbarco, reco con me l’equipaggio (1). Viaggiamo felicemente con nove nodi all’ora, ed essendo 144 miglia, faremo la via in sedici ore giungendo a Napoli intorno a mezzodì „. Ed infatti il Mongibéllo entrò il 15 settembre nel porto di Napoli, con i primi scaglioni della divisione Medici. Agli ufficiali ed ai soldati furono concesse, dopo tanti giorni d’esiglio„, alcune giornate di riposo. Il capitano Castellini ne approfittò, com’era suo costume, per visitare i dintorni, il Museo di Napoli, etc…”. Castellini, a p. 64, nela nota (1) postillava: “(1) Cioè gli attrezzi e le munizioni della divisione, rimorchiati per poche ore in uno sciabecco dal Mongibéllo. — La brigata Eberhardt apparteneva con quella Simonetta alla 17* divisione.”. Dunque, Gualtiero Castellini, traendo dalle memorie dello zio Nicostrato, il 14 settembre 1860 scriveva che a Paola arrivano due vapori da Sapri. I vapori o piroscafi provenivano dal porto di Sapri: “14 settembre….Verso le undici del mattino, mentre già si aveva rinunciato a speranza, vediamo due colonne di fumo spuntare dietro la punta di Sapri e poco dopo spuntare due vapori…..il Mongibéllo porterà 700 uomini, e 400 l’Archimede, che i comandanti ebbero ordine di recarsi a Sapri per levar gente, e — se non ve ne fosse — di recarsi a Paola allo stesso effetto. Ci ragguagliano che l’Amalfi, che potrebbe portare 1200 uomini, e la Maria Teresa capace di altri 400, sono a Sapri …”. Dunque, Gualtiero Castellini (….) scriveva che a Paola, mentre si attendevano i vapori che dovevano trasportare le truppe a Napoli, verso il 15 settembre 1860 finalmente arrivarono il “MONGIBELLO”, l’“AMALFI”, l’“ARCHIMEDE”, la “MARIA TERESA” e a Paola ancora attendevano di imbarcarsi le truppe della Brigata Eberhardt.
A PAOLA
Nel 12-13 e 14 Settembre 1860, ancora a Paola, la Divisione MEDICI in attesa di imbarco per Napoli
Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 239, in proposito scriveva che: “L’arrivo delle rimanenti forze garibaldine fu accellerato dai nuovi mezzi di trasporto che il recente acquisto del porto di Napoli offriva. Dalla retroguardia, parte continuò la sua marcia, ma parte fu portata per mare salpando da Paola o da Sapri. L’ultima divisione con il Medici raggiunse Napoli il 15 settembre e i giorni successivi….(2).”. Dobelli, a p. 239, nella nota (2) postillava: “(2) Turr, Div., 178-180, 514-515, e carta; Castellini, 61-64; Bandi, 279-282; Adamoli, 153-155.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”. Si tratta di un testo di un manoscritto del Castellini che suo nipote pubblicò dopo averne lette le pagine sgualcite dal tempo. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Fra gli ultimi a partire fu il Medici che ancora il 14 era a Paola e che in quel giorno soltanto riusciva ad imbarcarsi su due piccoli vapori già borbonici, il ‘Mongibello’ e l”Archimede’, un terzo delle sue forze. Gli altri due terzi, 2 mila uomini circa, poterono partire con lui qualche giorno più tardi, giungendo a Napoli quando già gli altri corpi si radunavano nella pianura intorno a Caserta, ove abbiamo visto arrivare primo di tutti il Turr reduce a Ariano. Ultimo, quando già da parecchi giorni s’eran avute le prime scaramucce sul Volturno, arrivò da Messina il corpo del Dunne. Lo vediamo in questo telegramma del Cosenz, ministro della Guerra, diretto a Garibaldi a Caserta: “Napoli, 24 settembre 1860, ore 11,30 ant. E’ giunto Dunne con 1500 uomini e 160 mila cartucce. Partirà domattina.”.“. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a pp. 62-63-64, aggiungeva che: ““A bordo del Governólo abbiamo notizie di Napoli e di Garibaldi. Noi stiamo alquanto arrabbiati vedendoci gli ultimi, ma speriamo fra due giorni di imbarcarci — e forse in parte oggi. “… Si vede un altro vapore: vedremo se sarà per noi ! Sembra che a Napoli vi sarà breve fermata di due mesi e subito dopo si farà la campagna del Veneto, ma su queste notizie nulla so di positivo. Medici è disgustato perchè fu stornato il nostro imbarco oggi, per causa di Sirtori probabilmente, che noi chiamiamo ironicamente il cardinale, ed i cui ordini non si comprendono„. * 12, 13 settembre — Fermata a Paola. “Il dire quanta ansietà abbiamo per attendere i vapori è cosa incredibile. Ad ogni momento vado sul balcone di casa Maraviglia ad osservare il mare in tutte le direzioni delle coste ma specialmente della costa di Sapri e Salerno, nella speranza che spunti, che giunga qualche vapore e che ci tolga dall’esiglio. “Il 12 giunge un vapore, e subito evviva, grida di gioia, ma poi lo si vede costantemente avanzare da solo, e questo ci recava tristezza pensando che non soddisferebbe al bisogno. 10 ricevo ordine di recarmi a bordo per rilevare le istruzioni del comandante e per sentire se giungano altri vapori. 11 vapore arrivato è L’Indipendente, della nostra marina, che ha ordine di portare 600 uomini e nulla sa se giungano altri vapori. “Medici ordina si fermi il vapore sino a che ne giungano altri e nel frattempo si fanno caricare tutti gli equipaggi, sino a che, il 13, vedendo che non giungono vapori, il comandante domanda di partire e però, concesso questo, parte, facendosi sera, con a bordo i dispersi, un picchetto per ogni reggimento e il capitano Moscarello per la scorta “14 settembre — Il giorno 14 all’alba siamo coi nostri cannocchiali alle finestre, ma nulla si vede, tranne qualche legno a vela, e già si mormora contro il cardinale e contro tutti quelli che ci condannano all’esiglio. “E quello che fa il massimo torto al cardinale si è che ci spiccò forse cinque telegrammi, che altrettanti in sette giorni d’esiglio ne spedimmo a lui ed al ministro della marina, senza che ancora mostrino di conoscere l’esistenza nostra in Paola. “E questo dev’essere il capo di stato maggiore? Che a Tiriolo ci ordina di fermarci e poco dopo telegrafa a tutti i corpi domandando notizie della nostra Divisione? (1). Etc…”. Il nipote di Castellini, a p. 64, nella nota (1) postillava: “(1) Cioè gli attezzi e le munizioni della divisione, rimorchiati per poche ore in uno sciabecco dal Mongibello. – La brigata Eberhardt apparteneva con quella Simonetta alla 17° divisione.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. La truppa partirà oggi di qui per imbarcarsi per Napoli. La Brigata Assandri è a Rotonda: domani sarà quì. Due Brigate sono in marcia da Castrovillari a Rotonda. Orsini è a Cosenza col resto dell’artiglieria. Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola. La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri. Etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 442, in proposito scriveva che: “Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”…..La sera arrivarono i vapori e il Marini s’affrettò ad imbarcare quanta gente poté, avvetendo ad imbarco finito il Sirtori: “Paola, 11 settembre, ore 2,30 pom. Arrivati ieri sera in rada 6 vapori. Ho imbarcati i Battaglioni di Cosenz e la Divisione Bixio. Resta la Divisione Medici. Viveri a sufficienza.”.”. Da Wikipedia leggiamo che Giacomo Medici fu nominato colonnello della I brigata della 16ª divisione dell’Esercito meridionale, entrò a Palermo il 21 giugno. A luglio combatté alla battaglia di Milazzo, costrinse Messina alla resa dopo un assedio di otto giorni e ne firmò la relativa convenzione; fu promosso maggior generale della 17ª divisione e fu presente alla battaglia del Volturno.
Nel 15 settembre 1860, da Paola, la partenza di parte della XVII DIVISIONE MEDICI per Napoli: parte solo la BRIGATA EBERHARDT
Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 239, in proposito scriveva che: “L’ultima divisione con il Medici raggiunse Napoli il 15 settembre e i giorni successivi….(2).”. Dobelli, a p. 239, nella nota (2) postillava: “(2) Turr, Div., 178-180, 514-515, e carta; Castellini, 61-64; Bandi, 279-282; Adamoli, 153-155.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”. Si tratta di un testo di un manoscritto del Castellini che suo nipote pubblicò dopo averne lette le pagine sgualcite dal tempo. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Fra gli ultimi a partire fu il Medici che ancora il 14 era a Paola e che in quel giorno soltanto riusciva ad imbarcarsi su due piccoli vapori già borbonici, il ‘Mongibello’ e l”Archimede’, un terzo delle sue forze. Gli altri due terzi, 2 mila uomini circa, poterono partire con lui qualche giorno più tardi, giungendo a Napoli quando già gli altri corpi si radunavano nella pianura intorno a Caserta, ove abbiamo visto arrivare primo di tutti il Turr reduce a Ariano. Ultimo, quando già da parecchi giorni s’eran avute le prime scaramucce sul Volturno, arrivò da Messina il corpo del Dunne. Lo vediamo in questo telegramma del Cosenz, ministro della Guerra, diretto a Garibaldi a Caserta: “Napoli, 24 settembre 1860, ore 11,30 ant. E’ giunto Dunne con 1500 uomini e 160 mila cartucce. Partirà domattina.”.“. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a pp. 63-64, scriveva della colonna Medici ferma a Paola ed in proposito aggiungeva: “14 settembre….Ma ritorniamo alla parte storica. Verso le undici del mattino, mentre già si aveva rinunciato a speranza, vediamo due colonne di fumo spuntare dietro la punta di Sapri e poco dopo spuntare due vapori. Come giungono, al solito io mi reco abbasso per ricevere gli ordini e si sa che il Mongibéllo porterà 700 uomini, e 400 l’Archimede, che i comandanti ebbero ordine di recarsi a Sapri per levar gente, e — se non ve ne fosse — di recarsi a Paola allo stesso effetto. Ci ragguagliano che l’Amalfi, che potrebbe portare 1200 uomini, e la Maria Teresa capace di altri 400, sono a Sapri e che ne ritorneranno vuoti a Napoli per mancanza d’istruzioni di recarsi a Paola, a Sapri assicurandosi che a Paola non vi è truppa. “Si ordina che s’imbarchi Eberhardt. Io domando d’andare e infatti, ricevuto l’ordine di recarmi a tutelare l’imbarco, reco con me l’equipaggio (1). Viaggiamo felicemente con nove nodi all’ora, ed essendo 144 miglia, faremo la via in sedici ore giungendo a Napoli intorno a mezzodì „. Ed infatti il Mongibéllo entrò il 15 settembre nel porto di Napoli, con i primi scaglioni della divisione Medici. Agli ufficiali ed ai soldati furono concesse, dopo tanti giorni d’“ esiglio „, alcune giornate di riposo. Il capitano Castellini ne approfittò, com’era suo costume, per visitare i dintorni, il Museo di Napoli, etc…”. Castellini, a p. 64, nela nota (1) postillava: “(1) Cioè gli attrezzi e le munizioni della divisione, rimorchiati per poche ore in uno sciabecco dal Mongibéllo. — La brigata Eberhardt apparteneva con quella Simonetta alla 17* divisione.”. Dunque, Gualtiero Castellini postillava che la Brigata EBERHARDT apparteneva alla XVII DIVISIONE MEDICI che partì da Paola, diretta a Napoli, solo il giorno 15 settembre 1860. Dunque, Gualtiero Castellini (….) scriveva che a Paola, mentre si attendevano i vapori che dovevano trasportare le truppe a Napoli, verso il 15 settembre 1860 finalmente arrivarono il “MONGIBELLO”, l’“AMALFI”, l’“ARCHIMEDE”, la “MARIA TERESA” e a Paola ancora attendevano di imbarcarsi le truppe della Brigata Eberhardt. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, riferendosi alle Divisioni del generale Turr, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Dunque, il nipote di Nicostrato Castellini, dal suo Diario, conferma che solo il 15 settembre partì da Paola e da Sapri, sul “MONGIBELLO” una parte della Divisione Medici. Partì Eberardt. Medici partì dopo il 15 da Paola con le restanti truppe della sua Divisione che non avevano potuto imbarcarsi per mancanza di barche.
Nel 15 settembre 1860, da Sapri la partenza e l’arrivo a Napoli della 1° DIVISIONE COSENZ comandata dal colonnello ASSANTI
Sull’Assanti ha scritto Alessandro Magni (….), nel suo “Vicende della spedizione Cosenz nella guerra del 1860”, ed. Forzani & C., Roma, 1912, a p. 9, riferendosi alla resa del generale Briganti, in proposito scriveva che: “Avvenuta tale resa il Generale Cosenz si pose al seguito del Dittatore, col quale entrò in Napoli il 7 settembre, e fu poi nominato Ministro della guerra. Il comando della 16ma Divisione (ossia Brigata) fu affidato al Colonnello brigadiere Assanti Pepe. Subito dopo incominciarono le nostre lunghe marcie verso Napoli, per la via Consolare fino a Lagonegro. Poi un piccolo sentiero ci condusse a Sapri, d’ onde due piroscafi ci trasportarono alla capitale il 15 settembre.”. La testimonianza di Alessandro Magni (….) che faceva parte delle truppe del Cosenz, ovvero della XVI DIVISIONE, è interessantissima. In primo luogo Magni scriveva che dopo l’avvenimento del generale Briganti, il generale Cosenz si aggregò allo Stato Maggiore di Garibaldi che, da Cosenza procedè separatamente dalle sue truppe insieme al generale Cosenz. Magni scriveva pure che: “Il comando della 16ma Divisione (ossia Brigata) fu affidato al Colonnello brigadiere Assanti Pepe.”. Il comando della XVI DIVISIONE COSENZ fu affidato al Colonnello Assanti Pepe. Magni scrive pure che la XVI DIVISIONE COSENZ procedè senza Cosenz diretta a Napoli e marciò al comando di ASSANTI “per la via Consolare fino a Lagonegro. Poi un piccolo sentiero ci condusse a Sapri, d’ onde due piroscafi ci trasportarono alla capitale il 15 settembre.”. Dunque, scriveva il Magni che, il 15 settembre 1860 la XVI DIVISIONE COSENZ arrivò a Napoli partendo da Sapri dove si era imbarcata.
Nel 17 settembre 1860, da Paola partenza per Napoli di altri 2000 volontari della brigata MEDICI
Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 239, in proposito scriveva che: “L’arrivo delle rimanenti forze garibaldine fu accellerato dai nuovi mezzi di trasporto che il recente acquisto del porto di Napoli offriva. Dalla retroguardia, parte continuò la sua marcia, ma parte fu portata per mare salpando da Paola o da Sapri. L’ultima divisione con il Medici raggiunse Napoli il 15 settembre e i giorni successivi….(2).”. Dobelli, a p. 239, nella nota (2) postillava: “(2) Turr, Div., 178-180, 514-515, e carta; Castellini, 61-64; Bandi, 279-282; Adamoli, 153-155.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Fra gli ultimi a partire fu il Medici che ancora il 14 era a Paola e che in quel giorno soltanto riusciva ad imbarcarsi su due piccoli vapori già borbonici, il ‘Mongibello’ e l”Archimede’, un terzo delle sue forze. Gli altri due terzi, 2 mila uomini circa, poterono partire con lui qualche giorno più tardi, giungendo a Napoli quando già gli altri corpi si radunavano nella pianura intorno a Caserta, ove abbiamo visto arrivare primo di tutti il Turr reduce a Ariano. Ultimo, quando già da parecchi giorni s’eran avute le prime scaramucce sul Volturno, arrivò da Messina il corpo del Dunne. Lo vediamo in questo telegramma del Cosenz, ministro della Guerra, diretto a Garibaldi a Caserta: “Napoli, 24 settembre 1860, ore 11,30 ant. E’ giunto Dunne con 1500 uomini e 160 mila cartucce. Partirà domattina.”.“. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”. Si tratta di un testo di un manoscritto del Castellini che suo nipote pubblicò dopo averne lette le pagine sgualcite dal tempo. Nicostrato Castellini (…..) fu diretto testimone, al’epoca giovane volontario garibaldino che si trovò a Paola e a Sapri. Il nipote, Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a pp. 63-64, scriveva della colonna Medici ferma a Paola ed in proposito aggiungeva: “14 settembre….Ma ritorniamo alla parte storica. Verso le undici del mattino, mentre già si aveva rinunciato a speranza, vediamo due colonne di fumo spuntare dietro la punta di Sapri e poco dopo spuntare due vapori. Come giungono, al solito io mi reco abbasso per ricevere gli ordini e si sa che il Mongibéllo porterà 700 uomini, e 400 l’Archimede, che i comandanti ebbero ordine di recarsi a Sapri per levar gente, e — se non ve ne fosse — di recarsi a Paola allo stesso effetto. Ci ragguagliano che l’Amalfi, che potrebbe portare 1200 uomini, e la Maria Teresa capace di altri 400, sono a Sapri e che ne ritorneranno vuoti a Napoli per mancanza d’istruzioni di recarsi a Paola, a Sapri assicurandosi che a Paola non vi è truppa. “Si ordina che s’imbarchi Eberhardt. Io domando d’andare e infatti, ricevuto l’ordine di recarmi a tutelare l’imbarco, reco con me l’equipaggio (1). Viaggiamo felicemente con nove nodi all’ora, ed essendo 144 miglia, faremo la via in sedici ore giungendo a Napoli intorno a mezzodì„. Ed infatti il Mongibéllo entrò il 15 settembre nel porto di Napoli, con i primi scaglioni della divisione Medici. Agli ufficiali ed ai soldati furono concesse, dopo tanti giorni d’”esiglio„, alcune giornate di riposo. Il capitano Castellini ne approfittò, com’era suo costume, per visitare i dintorni, il Museo di Napoli, etc…”. Il nipote di Castellini, a p. 64, nella nota (1) postillava: “(1) Cioè gli attezzi e le munizioni della divisione, rimorchiati per poche ore in uno sciabecco dal Mongibello. – La brigata Eberhardt apparteneva con quella Simonetta alla 17° divisione.”. Dunque, la XVII Divisione era a Divisione di Giacomo MEDICI ed a questa apparteneva la brigata d Eberhardt. Infatti, della XVII Divisione il Comandante era Giacomo Medici; Capo di Stato Maggiore della Divisione era illuogotenente Colonnello Ferrari; comandante della 1° Brigata era il colonnello Simonetta; comandante della 2° Brigata era il colonnello Corte; il comandante della 3° Brigata era il colonnello Eberhardt; e poi c’era la 4° brigata con DUNNE e la 5° Brigata con Mussolino. Dunque, il nipote di Nicostrato Castellini, dal suo Diario, conferma che solo il 15 settembre partì da Paola e da Sapri, sul “Mongibello” una parte della Divisione Medici. Partì Eberardt. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Medici partì dopo il 15 da Paola con le restanti truppe della sua Divisione che non avevano potuto imbarcarsi per mancanza di barche. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 64, scriveva della colonna Medici ferma a Paola ed in proposito aggiungeva: “Ed infatti il Mongibéllo entrò il 15 settembre nel porto di Napoli, con i primi scaglioni della divisione Medici. Agli ufficiali ed ai soldati furono concesse, dopotanti giorni d’“ esiglio„, alcunegiornate diriposo. Il capitano Castellini ne approfittò, com’era suo costume, per visitare i dintorni, il Museo di Napoli, Castellamare, Pompei : e di tutte le impressioni tenne nota nel taccuino, ove aveva già segnato l’ammirazione suscitata in lui dall’entrata nel golfo di Napoli. Mirabile tempra di soldato e di artista, cbe si era accinto a questa campagna come ad un pellegrinaggio eroico, dovuto alla libertà ed alla bellezzadella patria. Ma la tregua fu di breve durata: ecco infatti altre note militari, tolte da una lettera alla moglie.”. Cosmo Schiavo (….), nel suo “Gaetano Rocco: un romantico indomito alfiere”, in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), in Appendice, a p. 321, in proposito scriveva che: “Sono qui a riassumere le venti pagine del diario inedito di Gaetano Rocco, intitolato “I miei ricordi”, che consta di 120 pagine tipo protocollo rilegate in formato 29×20 cm. Tratta degli avvenimenti dal 13 aprile 1854 al 9 dicembre 1862. Una fittissima trascrizione dattilografica di 27 pagine e 6 righi etc…del nipote Eugenio Rocco, ufficiale del 28° Reggimento fanteria Divisione Pavia, etc…Gaetano Rocco, nasce a Campagna, il 22 settembre 1835 ….”. Cosmo, a p. 345, trascrivendo sempre il Diario di Rocco arrivava a parlarci dell’arrivo e della partenza di Rocco da Paola. Ricordo che di Gaetano Rocco ha scritto anche Gennaro De Crescenzo (….), nel suo……………Gaetano Rocco faceva parte della Brigata Heberhardt, che a sua volta faceva parte della Divisione Medici che, dalla Sicilia arrivò a Paola l’8 settembre 1860, il giorno dopo l’arrivo di Garibaldi a Napoli. Cosmo, a p. 346, in proposito scriveva: “Giunti in cima il temporale cessò e con più celerità discese in Paola per una strada tagliata a guisa si può dire di lumaca. Era mezzanotte quando si mise piede in quel grazioso paese, e ciascuno di quei abitanti saporitamente se la dormiva; intanto noi altri bagnati fin dentro le midolla etc…Il dì seguente fui alloggiato in casa del sig. Domenico Gentile padre di tre giovani figli di sentimenti caldissimi di libertà. Da questa famiglia per sei giorni consecutivi ebbi trattamenti cordialissimi e sinceri non senza lagrime ed abbracciamenti da essi mi concedai da essi il 14 settembre alle 2 p.m. quando con la intiera Brigata m’imbarcai sul vapore il Mongibello alla volta di Napoli. Il giorno 15 settembre 1860 fu un giorno memorabile per me e che io non potrò dimenticarmi giammai. Il Comandante della Brigata Sig. Heberhardh etc…”.
Nel 19 settembre 1860, la BRIGATA LUCANA del colonnello BOLDONI entrò trionfante a Napoli

Immacolata Venturi (….), nel suo, “L’insurrezione lucana del 1860 fra storia e storiografia”, ed. Villani, 2016, a p. 73, in proposito scriveva che: “Ad Auletta, il 6, Albini, Mignogna ed una Deputazione nominata in seno all’ex decurionato potentino presentarono a Garibaldi i risultati, anche economici, dell’insurrezione ed il nizzardo emise il decreto per cui “Il Signor Giacinto Albini è nominato Governatore della Provincia di Basilicata con poteri illimitati” (147)”. Dal Governo prodittatoriale si passava, così, al governo dei poteri illimitati. Giacinto Albini, ben conscio, come scrisse anche in diverse circolari, che il governo dell’emergenza era terminato, eliminò le giunte insurrezionali con un decreto del 29 agosto. Con questo “pose in prestito” alla rivoluzione gli avanzi di cassa delle finanze comunali e nominò, secondo le leggi amministrative borboniche, il segretrio nazionale della provincia nella persona di Giacomo Racioppi. Infine dispose la formazione di un corpo di milizie, il “Battaglione Lucano”, composto da 540 uomini, divisi in tre compagnie, ognuna delle quali di 180 armati (148).”. Venturi, a p. 73, nella nota (147) postillava: “(147) ASP, Governo Prodittatoriale Lucano, b. IV, fasc. 41, f. 16.”. Venturi, a p. 74, nella nota (148) postillava: “(148) R. Rivilello, Cronaca Potentina, …., op. cit., p. 243.”. Raffaele Riviello (….), nel suo “Cronaca Potentina dal 1799 al 1882″, Potenza, Stab. Tipog., 1888 e poi anche nel 1891, a p. 251 in proposito scriveva che: “Mentre il Governatore Giacinto Albini con i suoi ‘poteri illimitati’ ristabiliva gli ufficii della magistratura, le schiere degl’Insorti Lucani venivano organizzate, prima a Vietri e poi a Salerno, in ‘Brigata dei Cacciatori Lucani’, licenziandosi coloro che per età, per cure di famiglia, o per altra qualsiasi causa, non potevano più a lungo permanere sotto le bandiere dell’Insurrezione. Ne restarono circa due mila e cinque cento, ed il Boldoni vi mise a capo dello Stato Maggiore il Maggiore Emilio Petruccelli, affidando il comando dei quattro Battaglioni al prete Nicola Mancusi di Avigliano, a Francesco Paolo La Vecchia di Tricarico, a Giuseppe Domenico La Cava di Corleto, ed a Francesco Paolo Pomarici di Anzi. La brigata Lucana entrò a Napoli nel 19 Settembre, sfilando con marziale disinvoltura lungo la via Toledo etc…(p. 252). A Napoli il comando della Brigata Lucana fu tolto al Boldoni e dato a Clemente corte, Colonnello di Garibaldi, la qual cosa spiacque a moltissimi, perchè fu fatta forse per segreti disegni, ed in maniera alquanto brusca ed inaspettata. Agl’Insorti Lucani Garibaldi diede, come distintivo, un nastro blù con fibietta da portarsi sull’omero sinistro. Per mancanza di documenti non posso dire quali nuovi ordinamenti subisse la Brigata Lucana nel far parte della Divisione del General Medici; ne quale posto occupasse nelle giornate del 1 e del 2 Ottobre, allorchè vi fu sanguinoso combattimento fra i soldati di re Francesco e le valorose schiere di Garibaldi.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 411, in proposito scriveva pure che: “VI. Al nobile esempio di tanti volontari insorti in quei giorni di febbrile entusiasmo, parecchi nostri concittadini, arrolatisi nelle schiere garibaldine, presero parte alla marcia trionfale verso la Capitale, dove la Brigata Lucana – formata in maggioranza dei volontari di Basilicata, comandata dal colonnello Boldoni e forte di circ 3000 militi, divisi in 4 battaglioni corrispondenti ai 4 Distretti della Basilicata – entrò nel 19 Settembre riscuotendo le più calorose acclamazioni dal popolo napolitano, tratto ad ammirare, non più col terrore etc…Fra i nostri volontari garibaldini vanno ricordati Michele Aldinio di Giuseppe, Carlo Tortorella di Giuseppe, Michele Cosentino di Francesco e Gennaro Mitidieri di Nicola, i quali, per schietto e generoso impulso dell’animo, seguirono il Generale nella sua avventurosa impresa. L’Aldinio, giovane, etc…, fece parte dello Stato Maggiore del Generale Sirtori, ed in premio dei servizi resi, fu nominato etc…”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a p. 237, in proposito scriveva che: “La brigata Lucana e l’assedio di Capua. Giunto che fu il Dittatore a Casalnuovo, e venutovi, per mettersi agli ordini di lui, il Colonnello Boldoni, gli insorti della Lucania furono incorporati nella divisione del Generale Cosenz. Laonde il Colonnello ebbe ordinato alle sparse legioni di raccogliersi a Vietri di Potenza, ove trasmutava il quartier generale; li ordinò in brigata che disse dei Cacciatori Lucani; e queste divise in quattro battaglioni secondo i distretti della provincia, di poco meno che tremila uomini in tutto (1). La brigata ebbe nuovo ordiamento a Salerno; poichè diede licenza a’ militi più vecchi di ritrarsene; nominò capo dello stato maggiore il signor Emilio Petruccelli; e capo dei battaglioni i signori Giuseppe-Domenico La Cava, Francesco Paolo La Vecchia, Nicola Mancusi, e Francesco Paolo Pomarici. Restarono sotto le armi duemila centosettantasei militi. La brigata entrò il giorno 19 settembre nella città di Napoli “salutata (dice uno scrittore straniero) da calorose acclamazioni del popolo di Napoli il quale, a spettacolo nuovo sui lastrici della città capitale, vedeva la prima volta, senza il terrore dei seguaci della Santa-fede, gl’insorti popoli delle provincie nelle sue fogge ruvide, bizzarre e pittoresche, in armi da caccia e da museo, d’ogni sorta gente e condizione commisti, e preti e frati vessilliferi e capifila”(2). A Napoli un terzo riordinamento, e questo fu l’ultimo della brigata Lucana. Il Colonnello Boldoni fu surrogato dal colonnello Clemente Corte. Al Boldoni faceva ingiuria l’origine sua; cioè il partito che l’ebbe eletto alla impresa di Basilicata, e lo indirizzo di una politica, che egli non nascondea, ma bandiva sotto gli auspicii del Conte di Cavour. Codesto lo aveva reso non bene accetto, poscia mal visto a coloro, che ormai levavano bandiera in aperta opposizione al ministro di Sardegna: e poichè il Dittatore aveva vinto, e dei servigi di quello non pareva più bisogno, gli spiriti partigiani vollero sbrigarsene; e per quali vie non monta. Sinistrarono gli atti di lui; ne calunniarono intenzioni e parole; non dubitarono di mentire in nome del popolo appo il Dittatore; e il Boldoni fu rimosso dal comando della brigata; nè parola di lode venne a temperare la crudezza del fatto subitaneo. Cominciava da lui la manifestazione prima di quella febbre di demolizione, che poscia abbiam vista senza limiti appiccarsi a tutti gli animi, e aggredir tutti gli uomini e le cose. Unica, forse e sempre generosa, la città di Corleto non dimenticò il Colonnello Boldoni; ….Il Colonnello Clemente Corte, giovane ardito, operosissimo, valoroso e valente ebbe l’onore di guidare al fuoco la giovane brigata dei volontari Lucani. Ricominciando il novello e più acconcio ordinamento, le mutò il nome in brigata di Basilicata; scompose lo scheletro, o, come dicono, i quadri; non tenne conto, e ben fece, dei gradi che la rivoluzione etc…”. Racioppi, a p. 237, nella nota (1) postillava: “(1) Il giorno 5 di settembre, a Vietri, il battaglone detto di Lagonegro numerava 671 militi; quello di Potenza 957, il terzo di Matera 478; il quarto di Melfi 810; in uno 2916.”. Racioppi, a p. 237, nella nota (2) postillava: “(2) E. Maison, Journal d’un volontaire de Garibaldi. Paris, 1861, pag. 88.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 52-53, in proposito scriveva pure che: “Al nobile esempio di tanti volontari insorti in quei giorni di febbrile entusiasmo, parecchi nostri concittadini, arrolatisi nelle schiere garibaldine, presero parte alla marcia trionfale verso la Capitale, dove la Brigata Lucana – formata in maggioranza dei volontari di Basilicata, comandata dal colonnello Boldoni e forte di circ 3000 militi, divisi in 4 battaglioni corrispondenti ai 4 Distretti della Basilicata – entrò nel 19 Settembre riscuotendo le più calorose acclamazioni dal popolo napolitano, tratto ad ammirare, non più col terrore etc…Fra i nostri volontari garibaldini vanno ricordati Michele Aldinio di Giuseppe, Carlo Tortorella di Giuseppe, Michele Cosentino di Francesco e Gennaro Mitidieri di Nicola, i quali, per schietto e generoso impulso dell’animo, seguirono il Generale nella sua avventurosa impresa. L’Aldinio, giovane, etc…, fece parte dello Stato Maggiore del Generale Sirtori, ed in premio dei servizi resi, fu nominato etc…”. Pesce, a p. 53, nella nota (1) postillava: “(1) Fra quei volontari emerse la figura gigantesca e balda del Capitano Gennaro Iannarelli di S. Severino Lucano, il quale, dopo aver combattuto coraggiosamente a Santamaria, fu a capo di una compagnia di Guardie Mobili per la repressione del brigantaggio nel Circondario di Lagonegro, etc…”. Il Pesce, a p. 55 scriveva pure che: “Ammirato e carezzato dai commilitoni per la sua tenera età e pel suo coraggio, fu iscritto, semplice milite, nel 1. Battaglione della Brigata Lucana, la quale, dopo che fu bene riordinata dei migliori elementi della disciplina militare dal nuovo Colonnello Clemente Corte, succeduto al Boldoni, e fu fornita, nei depositi di Aversa, d’armi e di divisa, fu aggregata alla Divisione del Generale Medici, e fu guidata al combattimento con mirabile slancio. E’ risaputo che gli insorti lucani ebbero, come distintivo, un nastro bleu con fibbietta da portarsi sull’omero sinistro.”. Rocco Sanseverino (….), nel suo “Tricarico nella rivoluzione Lucana del 1860”, Trani, ed. Paganelli, 1928, a pp. 24-25-26, in proposito scriveva che: “Dopo l’entrata in Napoli, la Brigata Lucana si organizzò per distretti: il distretto di Matera fu dato a Carmine Ferri, che, avendo assicurato la tranquillità e data forma costituzionale alla città, riprese il suo posto di combattente, e il distretto di Lagonegro fu affidato al Lavecchia. Il 19 settembre la Brigata Lucana si riunì a Napoli, dopo aver spazzato il salernitano dei residui dell’esercito borbonico, e dopo aver compiuta la rivoluzione nell’avellinese. Gl’insorti lucani, vestiti ed armati alla meglio, vennero accolti con grandi feste, e costretti a fare il giro della città: Napoli, con quell’atto, volle dare il merito alla Basilicata di essere stata la prima ad insorgere e di aver meglio organizzata la rivoluzione. Garibaldi passò in rivista la brigata, riorganizzò gl’insorti in nome dell’Italia e li lasciò liberi. I vecchi furono costretti a ritornare a casa; i giovani, inquadrati da ufficiali garibaldini, formarono la nuova brigata, che si distinse sotto le mura di Capua e sulle sponde del Volturno. I tricaricesi furono rattristati dalla perdita del patriota Giuseppe Bronzini, morto a Napoli in seguito agli strapazzi di guerra. Finito il loro compito, i nostri patrioti ritornarono a casa, lieti di aver servita la Patria, e di aver concorso a liberare le nostre terre dalla soggezione borbonica; non chiesero nè onori nè ricompense. Il Lavecchia fu nominato prefetto, ma rifiutò dicendo: “Non abbiamo lavorato per ottenere una pagnotta”. Sorsero poi i vittoriosi, che misero in disparte gli autentici combattenti e carpirono gli onori destinati a chi aveva ben meritato della Patria. Il successo della campagna del ’60 dev’essere attribuito alla Basilicata.“. Tommaso Pedio (….), nel suo, La Basilicata nel Risorgimento politico Italiano (1700-1870) – Saggio di un Dizionario bio-bibliografico, a pp. 113-114, parlando degli scritti pubblicati a stampa nel 1860, ed in particolare quelli attribuiti a Nicola Mignogna, a pp. 113-114, in proposito scriveva: “469) Brigata Lucana – Quartier Generale in Salerno – Ordine del giorno, Salerno li 15 settembre 1860, s. 1., nè a.” Foglio a stampa contenente le disposizioni impartite dal colonnello Boldoni per il funzionamento della brigata Lucana destinata ad essere aggregata all’Esercito Meridionale. I quattro battaglioni, quello del distretto di Lagonegro, costituito da 554 uomini, quello di Potenza, da 546, quello di Matera, da 497 uomini e quello di Melfi, da 579 uomini, vengono rispettivamente affidati al comando di Giuseppe Domenico Lacava, di Francesco Pomarici, di Francesco Emilio Petruccelli, recatosi a Napoli, sarà capo di Stato Maggiore della brigata Leopoldo Scoppa, si porta a conoscenza la costituzione di Commissione di donne con il compito di sovvenire ai bisogni etc…”. Lorenzo Predome (….), nel suo, I Lucani nella lotta per la libertà e per l’Unità d’Italia, ed. Resta, Bari, 1966, a pp. 84-85, in proposito scriveva: “La Brigata Lucana informa lo storico Cilibrizzi (1) fu costituita con 3.500 insorti. Era formata su otto colonne: 1° Colonna: Potenza – Comandante Francesco Pomarici; 2° Colonna: Comandante Giuseppe Domenico Lacava; 3° colonna: Tricarico – Comandante Francesco Paolo Lavecchia etc..La Brigata Lucana divenne poi “Brigata Basilicata” comandata dal Colonnello Clemente Corte che si distinse poi nelle battaglie combattute contro i Borboni sul Volturno e nell’assedio di Gaeta.”. Saverio Cilibrizzi (….), nel suo, I grandi Lucani nella storia della nuova Italia (da Mario Pagano etc…), ed. Conte, Napoli, a pp. 31-32, in proposito scriveva: “La Brigata Lucana – che passò poi al comando del colonnello Clemente Corte col nuovo nome di ‘Brigata Basilicata’ – si battè valorosamente il 2 ottobre, alla battaglia del Volturno, e il 15 il 19 e il 30 ottobre all’assedio di Capua.“.
Nel 1860, la BRIGATA BASILICATA (ex Brigata Lucana del Boldoni) al comando di Clemente CORTE
Immacolata Venturi (….), nel suo, “L’insurrezione lucana del 1860 fra storia e storiografia”, ed. Villani, 2016, a p. 73, in proposito scriveva che: “Ad Auletta, il 6, Albini, Mignogna ed una Deputazione nominata in seno all’ex decurionato potentino presentarono a Garibaldi i risultati, anche economici, dell’insurrezione ed il nizzardo emise il decreto per cui “Il Signor Giacinto Albini è nominato Governatore della Provincia di Basilicata con poteri illimitati” (147)”. Dal Governo prodittatoriale si passava, così, al governo dei poteri illimitati. Giacinto Albini, ben conscio, come scrisse anche in diverse circolari, che il governo dell’emergenza era terminato, eliminò le giunte insurrezionali con un decreto del 29 agosto. Con questo “pose in prestito” alla rivoluzione gli avanzi di cassa delle finanze comunali e nominò, secondo le leggi amministrative borboniche, il segretrio nazionale della provincia nella persona di Giacomo Racioppi. Infine dispose la formazione di un corpo di milizie, il “Battaglione Lucano”, composto da 540 uomini, divisi in tre compagnie, ognuna delle quali di 180 armati (148).”. Venturi, a p. 73, nella nota (147) postillava: “(147) ASP, Governo Prodittatoriale Lucano, b. IV, fasc. 41, f. 16.”. Venturi, a p. 74, nella nota (148) postillava: “(148) R. Rivilello, Cronaca Potentina, …., op. cit., p. 243.”. Raffaele Riviello (….), nel suo “Cronaca Potentina dal 1799 al 1882″, Potenza, Stab. Tipog., 1888 e poi anche nel 1891, a p. 251 in proposito scriveva che: “Mentre il Governatore Giacinto Albini con i suoi ‘poteri illimitati’ ristabiliva gli ufficii della magistratura, le schiere degl’Insorti Lucani venivano organizzate, prima a Vietri e poi a Salerno, in ‘Brigata dei Cacciatori Lucani’, licenziandosi coloro che per età, per cure di famiglia, o per altra qualsiasi causa, non potevano più a lungo permanere sotto le bandiere dell’Insurrezione. Ne restarono circa due mila e cinque cento, ed il Boldoni vi mise a capo dello Stato Maggiore il Maggiore Emilio Petruccelli, affidando il comando dei quattro Battaglioni al prete Nicola Mancusi di Avigliano, a Francesco Paolo La Vecchia di Tricarico, a Giuseppe Domenico La Cava di Corleto, ed a Francesco Paolo Pomarici di Anzi. La brigata Lucana entrò a Napoli nel 19 Settembre, sfilando con marziale disinvoltura lungo la via Toledo etc…(p. 252). A Napoli il comando della Brigata Lucana fu tolto al Boldoni e dato a Clemente corte, Colonnello di Garibaldi, la qual cosa spiacque a moltissimi, perchè fu fatta forse per segreti disegni, ed in maniera alquanto brusca ed inaspettata. Agl’Insorti Lucani Garibaldi diede, come distintivo, un nastro blù con fibietta da portarsi sull’omero sinistro. Per mancanza di documenti non posso dire quali nuovi ordinamenti subisse la Brigata Lucana nel far parte della Divisione del General Medici; ne quale posto occupasse nelle giornate del 1 e del 2 Ottobre, allorchè vi fu sanguinoso combattimento fra i soldati di re Francesco e le valorose schiere di Garibaldi.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 411, in proposito scriveva pure che: “VI. Al nobile esempio di tanti volontari insorti in quei giorni di febbrile entusiasmo, parecchi nostri concittadini, arrolatisi nelle schiere garibaldine, presero parte alla marcia trionfale verso la Capitale, dove la Brigata Lucana – formata in maggioranza dei volontari di Basilicata, comandata dal colonnello Boldoni e forte di circ 3000 militi, divisi in 4 battaglioni corrispondenti ai 4 Distretti della Basilicata – entrò nel 19 Settembre riscuotendo le più calorose acclamazioni dal popolo napolitano, tratto ad ammirare, non più col terrore etc…Fra i nostri volontari garibaldini vanno ricordati Michele Aldinio di Giuseppe, Carlo Tortorella di Giuseppe, Michele Cosentino di Francesco e Gennaro Mitidieri di Nicola, i quali, per schietto e generoso impulso dell’animo, seguirono il Generale nella sua avventurosa impresa. L’Aldinio, giovane, etc…, fece parte dello Stato Maggiore del Generale Sirtori, ed in premio dei servizi resi, fu nominato etc…”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a p. 237, in proposito scriveva che: “La brigata Lucana e l’assedio di Capua. Giunto che fu il Dittatore a Casalnuovo, e venutovi, per mettersi agli ordini di lui, il Colonnello Boldoni, gli insorti della Lucania furono incorporati nella divisione del Generale Cosenz. Laonde il Colonnello ebbe ordinato alle sparse legioni di raccogliersi a Vietri di Potenza, ove trasmutava il quartier generale; li ordinò in brigata che disse dei Cacciatori Lucani; e queste divise in quattro battaglioni secondo i distretti della provincia, di poco meno che tremila uomini in tutto (1). La brigata ebbe nuovo ordiamento a Salerno; poichè diede licenza a’ militi più vecchi di ritrarsene; nominò capo dello stato maggiore il signor Emilio Petruccelli; e capo dei battaglioni i signori Giuseppe-Domenico La Cava, Francesco Paolo La Vecchia, Nicola Mancusi, e Francesco Paolo Pomarici. Restarono sotto le armi duemila centosettantasei militi. La brigata entrò il giorno 19 settembre nella città di Napoli “salutata (dice uno scrittore straniero) da calorose acclamazioni del popolo di Napoli il quale, a spettacolo nuovo sui lastrici della città capitale, vedeva la prima volta, senza il terrore dei seguaci della Santa-fede, gl’insorti popoli delle provincie nelle sue fogge ruvide, bizzarre e pittoresche, in armi da caccia e da museo, d’ogni sorta gente e condizione commisti, e preti e frati vessilliferi e capifila”(2). A Napoli un terzo riordinamento, e questo fu l’ultimo della brigata Lucana. Il Colonnello Boldoni fu surrogato dal colonnello Clemente Corte. Al Boldoni faceva ingiuria l’origine sua; cioè il partito che l’ebbe eletto alla impresa di Basilicata, e lo indirizzo di una politica, che egli non nascondea, ma bandiva sotto gli auspicii del Conte di Cavour. Codesto lo aveva reso non bene accetto, poscia mal visto a coloro, che ormai levavano bandiera in aperta opposizione al ministro di Sardegna: e poichè il Dittatore aveva vinto, e dei servigi di quello non pareva più bisogno, gli spiriti partigiani vollero sbrigarsene; e per quali vie non monta. Sinistrarono gli atti di lui; ne calunniarono intenzioni e parole; non dubitarono di mentire in nome del popolo appo il Dittatore; e il Boldoni fu rimosso dal comando della brigata; nè parola di lode venne a temperare la crudezza del fatto subitaneo. Cominciava da lui la manifestazione prima di quella febbre di demolizione, che poscia abbiam vista senza limiti appiccarsi a tutti gli animi, e aggredir tutti gli uomini e le cose. Unica, forse e sempre generosa, la città di Corleto non dimenticò il Colonnello Boldoni; ….Il Colonnello Clemente Corte, giovane ardito, operosissimo, valoroso e valente ebbe l’onore di guidare al fuoco la giovane brigata dei volontari Lucani. Ricominciando il novello e più acconcio ordinamento, le mutò il nome in brigata di Basilicata; scompose lo scheletro, o, come dicono, i quadri; non tenne conto, e ben fece, dei gradi che la rivoluzione etc…”. Racioppi, a p. 237, nella nota (1) postillava: “(1) Il giorno 5 di settembre, a Vietri, il battaglone detto di Lagonegro numerava 671 militi; quello di Potenza 957, il terzo di Matera 478; il quarto di Melfi 810; in uno 2916.”. Racioppi, a p. 237, nella nota (2) postillava: “(2) E. Maison, Journal d’un volontaire de Garibaldi. Paris, 1861, pag. 88.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 52-53, in proposito scriveva pure che: “Al nobile esempio di tanti volontari insorti in quei giorni di febbrile entusiasmo, parecchi nostri concittadini, arrolatisi nelle schiere garibaldine, presero parte alla marcia trionfale verso la Capitale, dove la Brigata Lucana – formata in maggioranza dei volontari di Basilicata, comandata dal colonnello Boldoni e forte di circ 3000 militi, divisi in 4 battaglioni corrispondenti ai 4 Distretti della Basilicata – entrò nel 19 Settembre riscuotendo le più calorose acclamazioni dal popolo napolitano, tratto ad ammirare, non più col terrore etc…Fra i nostri volontari garibaldini vanno ricordati Michele Aldinio di Giuseppe, Carlo Tortorella di Giuseppe, Michele Cosentino di Francesco e Gennaro Mitidieri di Nicola, i quali, per schietto e generoso impulso dell’animo, seguirono il Generale nella sua avventurosa impresa. L’Aldinio, giovane, etc…, fece parte dello Stato Maggiore del Generale Sirtori, ed in premio dei servizi resi, fu nominato etc…”. Pesce, a p. 53, nella nota (1) postillava: “(1) Fra quei volontari emerse la figura gigantesca e balda del Capitano Gennaro Iannarelli di S. Severino Lucano, il quale, dopo aver combattuto coraggiosamente a Santamaria, fu a capo di una compagnia di Guardie Mobili per la repressione del brigantaggio nel Circondario di Lagonegro, etc…”. Il Pesce, a p. 55 scriveva pure che: “Ammirato e carezzato dai commilitoni per la sua tenera età e pel suo coraggio, fu iscritto, semplice milite, nel 1. Battaglione della Brigata Lucana, la quale, dopo che fu bene riordinata dei migliori elementi della disciplina militare dal nuovo Colonnello Clemente Corte, succeduto al Boldoni, e fu fornita, nei depositi di Aversa, d’armi e di divisa, fu aggregata alla Divisione del Generale Medici, e fu guidata al combattimento con mirabile slancio. E’ risaputo che gli insorti lucani ebbero, come distintivo, un nastro bleu con fibbietta da portarsi sull’omero sinistro.”. Rocco Sanseverino (….), nel suo “Tricarico nella rivoluzione Lucana del 1860”, Trani, ed. Paganelli, 1928, a pp. 24-25-26, in proposito scriveva che: “Dopo l’entrata in Napoli, la Brigata Lucana si organizzò per distretti: il distretto di Matera fu dato a Carmine Ferri, che, avendo assicurato la tranquillità e data forma costituzionale alla città, riprese il suo posto di combattente, e il distretto di Lagonegro fu affidato al Lavecchia. Il 19 settembre la Brigata Lucana si riunì a Napoli, dopo aver spazzato il salernitano dei residui dell’esercito borbonico, e dopo aver compiuta la rivoluzione nell’avellinese. Gl’insorti lucani, vestiti ed armati alla meglio, vennero accolti con grandi feste, e costretti a fare il giro della città: Napoli, con quell’atto, volle dare il merito alla Basilicata di essere stata la prima ad insorgere e di aver meglio organizzata la rivoluzione. Garibaldi passò in rivista la brigata, riorganizzò gl’insorti in nome dell’Italia e li lasciò liberi. I vecchi furono costretti a ritornare a casa; i giovani, inquadrati da ufficiali garibaldini, formarono la nuova brigata, che si distinse sotto le mura di Capua e sulle sponde del Volturno. I tricaricesi furono rattristati dalla perdita del patriota Giuseppe Bronzini, morto a Napoli in seguito agli strapazzi di guerra. Finito il loro compito, i nostri patrioti ritornarono a casa, lieti di aver servita la Patria, e di aver concorso a liberare le nostre terre dalla soggezione borbonica; non chiesero nè onori nè ricompense. Il Lavecchia fu nominato prefetto, ma rifiutò dicendo: “Non abbiamo lavorato per ottenere una pagnotta”. Sorsero poi i vittoriosi, che misero in disparte gli autentici combattenti e carpirono gli onori destinati a chi aveva ben meritato della Patria. Il successo della campagna del ’60 dev’essere attribuito alla Basilicata.“. Tommaso Pedio (….), nel suo, La Basilicata nel Risorgimento politico Italiano (1700-1870) – Saggio di un Dizionario bio-bibliografico, a pp. 113-114, parlando degli scritti pubblicati a stampa nel 1860, ed in particolare quelli attribuiti a Nicola Mignogna, a pp. 113-114, in proposito scriveva: “469) Brigata Lucana – Quartier Generale in Salerno – Ordine del giorno, Salerno li 15 settembre 1860, s. 1., nè a.” Foglio a stampa contenente le disposizioni impartite dal colonnello Boldoni per il funzionamento della brigata Lucana destinata ad essere aggregata all’Esercito Meridionale. I quattro battaglioni, quello del distretto di Lagonegro, costituito da 554 uomini, quello di Potenza, da 546, quello di Matera, da 497 uomini e quello di Melfi, da 579 uomini, vengono rispettivamente affidati al comando di Giuseppe Domenico Lacava, di Francesco Pomarici, di Francesco Emilio Petruccelli, recatosi a Napoli, sarà capo di Stato Maggiore della brigata Leopoldo Scoppa, si porta a conoscenza la costituzione di Commissione di donne con il compito di sovvenire ai bisogni etc…”. Lorenzo Predome (….), nel suo, I Lucani nella lotta per la libertà e per l’Unità d’Italia, ed. Resta, Bari, 1966, a pp. 84-85, in proposito scriveva: “La Brigata Lucana informa lo storico Cilibrizzi (1) fu costituita con 3.500 insorti. Era formata su otto colonne: 1° Colonna: Potenza – Comandante Francesco Pomarici; 2° Colonna: Comandante Giuseppe Domenico Lacava; 3° colonna: Tricarico – Comandante Francesco Paolo Lavecchia etc..La Brigata Lucana divenne poi “Brigata Basilicata” comandata dal Colonnello Clemente Corte che si distinse poi nelle battaglie combattute contro i Borboni sul Volturno e nell’assedio di Gaeta.”. Saverio Cilibrizzi (….), nel suo, I grandi Lucani nella storia della nuova Italia (da Mario Pagano etc…), ed. Conte, Napoli, a pp. 31-32, in proposito scriveva: “La Brigata Lucana – che passò poi al comando del colonnello Clemente Corte col nuovo nome di ‘Brigata Basilicata’ – si battè valorosamente il 2 ottobre, alla battaglia del Volturno, e il 15 il 19 e il 30 ottobre all’assedio di Capua.“.
LA BATTAGLIA DEL VOLTURNO
Nel 1 ottobre 1860, ad Aversa (Battaglia del Volturno) morì Carlo Mazzei di Maratea ed il 2 ottobre a Caserta morì Michele Cosentino di Lagonegro dopo essere stato ferito
Da Wikipedia leggiamo che la battaglia del Volturno indica alcuni scontri armati tra i volontari garibaldini e le truppe borboniche, avvenuti tra il 26 settembre e il 2 ottobre 1860 nei pressi del fiume Volturno, durante la spedizione dei Mille. Il territorio impegnato dalle vicende belliche è sito nell’attuale provincia di Caserta, delimitato all’incirca in un triangolo avente i vertici nelle città di Capua, Caiazzo e Maddaloni. Sebbene in inferiorità di uomini e mezzi, i volontari dell’Esercito meridionale al comando di Giuseppe Garibaldi, dopo duri combattimenti nelle località sunnominate, riuscirono a respingere il tentativo dei napoletani di rompere l’accerchiamento di Gaeta e marciare su Napoli, convincendo i generali borbonici ad interrompere ogni tentativo di avanzata e a ritirarsi nelle posizioni di partenza. La battaglia fu l’ultimo tentativo fatto da Francesco II di respingere i garibaldini e riconquistare il proprio regno, ma il suo fallimento segnò definitivamente la fine del Regno delle Due Sicilie: il Re infatti, demotivato e persa la fiducia nei suoi comandanti, decise di chiudersi a Gaeta con i resti delle forze a lui fedeli, in attesa di un eventuale aiuto straniero alla sua causa, che tuttavia non giunse mai. Francesco II si arrese definitivamente il 13 febbraio 1861, dopo cinque mesi di assedio da parte dell’esercito piemontese. Biagio Moliterni (….), nel suo blog sulla rete “Abstrag.org” parlando di Tortora aggiunge che: “P.S. Il sedicenne Carlo Mazzei di Maratea, nipote acquisito di don Biagio Maceri, raggiunse i garibaldini a Lagonegro e morì in battaglia il 1° ottobre 1860 presso Aversa. Era anche chi ci credeva davvero!”. Carlo Mazzei di Maratea era nipote acquisito di don Biagio Maceri, il quale a sua volta era genero di don Pietro Lomonaco Melazzi di Tortora che ricevè Garibaldi il 3 settembre 1860, insieme ad altri notabili calabresi prima che egli si imbarcasse per Sapri. Saverio Cilibrizzi (….), nel suo, I grandi Lucani nella storia della nuova Italia (da Mario Pagano etc…), ed. Conte, Napoli, a pp. 31-32, in proposito scriveva: “La Brigata Lucana – che passò poi al comando del colonnello Clemente Corte col nuovo nome di ‘Brigata Basilicata’ – si battè valorosamente il 2 ottobre, alla battaglia del Volturno, e il 15 il 19 e il 30 ottobre all’assedio di Capua. Nella battaglia del Volturno, caddero Carlo Mazzei di Maratea, Francesco Abalsamo di Senise, Francesco Basile di Potenza, Michele Cosentino di Lagonegro e Antonio D’Angieri di Forenza.”. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 57-58, in proposito scriveva che: “Fu appunto in questo combattimento del 2 Ottobre, presso Caserta, che il giovanetto Michele Cosentino fu gravemente ferito, per cui, dopo avr partecipato ai genitori la gloriosa e triste sorte toccatagli, e chiesto perdono del dispiacere ad essi recato per la sua improvvisa partenza, morì dopo pochi giorni nell’ospedale del campo in Maddaloni. Di lì a poco, nell’anno stesso, quale triste fatalità! morirono pure la madre Rosa Aldinio, e poscia il padre Francesco, forse per le gravi amarezze provate pel generoso trascorso e per l’immatura morte del diletto figliuolo!. ‘A Lui non ombre pose, non pietra, non parola’ la Patria, ed il suo nome fu tosto coperto dall’oblio, ma fu rievocato nel discorso dell’On. Giustino Fortunato nel 20 Settembre 1898, per l’inaugurazione delle lapidi commemorative nella sala del Consiglio Provinciale di Basilicata, nelle quali è segnato pure il nome del nostro concittadino assieme con quello di Cristoforo Grossi, vittime ambedue degli stessi generosi sensi di libertà (1).”.
LA BATTAGLIA DEL VOLTURNO
Nel 1 ottobre 1860, ad Aversa (Battaglia del Volturno) morì Carlo Mazzei di Maratea ed il 2 ottobre a Caserta morì Michele COSENTINO di Lagonegro dopo essere stato ferito
Da Wikipedia leggiamo che la battaglia del Volturno indica alcuni scontri armati tra i volontari garibaldini e le truppe borboniche, avvenuti tra il 26 settembre e il 2 ottobre 1860 nei pressi del fiume Volturno, durante la spedizione dei Mille. Il territorio impegnato dalle vicende belliche è sito nell’attuale provincia di Caserta, delimitato all’incirca in un triangolo avente i vertici nelle città di Capua, Caiazzo e Maddaloni. Sebbene in inferiorità di uomini e mezzi, i volontari dell’Esercito meridionale al comando di Giuseppe Garibaldi, dopo duri combattimenti nelle località sunnominate, riuscirono a respingere il tentativo dei napoletani di rompere l’accerchiamento di Gaeta e marciare su Napoli, convincendo i generali borbonici ad interrompere ogni tentativo di avanzata e a ritirarsi nelle posizioni di partenza. La battaglia fu l’ultimo tentativo fatto da Francesco II di respingere i garibaldini e riconquistare il proprio regno, ma il suo fallimento segnò definitivamente la fine del Regno delle Due Sicilie: il Re infatti, demotivato e persa la fiducia nei suoi comandanti, decise di chiudersi a Gaeta con i resti delle forze a lui fedeli, in attesa di un eventuale aiuto straniero alla sua causa, che tuttavia non giunse mai. Francesco II si arrese definitivamente il 13 febbraio 1861, dopo cinque mesi di assedio da parte dell’esercito piemontese. Biagio Moliterni (….), nel suo blog sulla rete “Abstrag.org” parlando di Tortora aggiunge che: “P.S. Il sedicenne Carlo Mazzei di Maratea, nipote acquisito di don Biagio Maceri, raggiunse i garibaldini a Lagonegro e morì in battaglia il 1° ottobre 1860 presso Aversa. Era anche chi ci credeva davvero!”. Carlo Mazzei di Maratea era nipote acquisito di don Biagio Maceri, il quale a sua volta era genero di don Pietro Lomonaco Melazzi di Tortora che ricevè Garibaldi il 3 settembre 1860, insieme ad altri notabili calabresi prima che egli si imbarcasse per Sapri. Saverio Cilibrizzi (….), nel suo, I grandi Lucani nella storia della nuova Italia (da Mario Pagano etc…), ed. Conte, Napoli, a pp. 31-32, in proposito scriveva: “La Brigata Lucana – che passò poi al comando del colonnello Clemente Corte col nuovo nome di ‘Brigata Basilicata’ – si battè valorosamente il 2 ottobre, alla battaglia del Volturno, e il 15 il 19 e il 30 ottobre all’assedio di Capua. Nella battaglia del Volturno, caddero Carlo Mazzei di Maratea, Francesco Abalsamo di Senise, Francesco Basile di Potenza, Michele Cosentino di Lagonegro e Antonio D’Angieri di Forenza.”. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 57-58, in proposito scriveva che: “Fu appunto in questo combattimento del 2 Ottobre, presso Caserta, che il giovanetto Michele Cosentino fu gravemente ferito, per cui, dopo avr partecipato ai genitori la gloriosa e triste sorte toccatagli, e chiesto perdono del dispiacere ad essi recato per la sua improvvisa partenza, morì dopo pochi giorni nell’ospedale del campo in Maddaloni. Di lì a poco, nell’anno stesso, quale triste fatalità! morirono pure la madre Rosa Aldinio, e poscia il padre Francesco, forse per le gravi amarezze provate pel generoso trascorso e per l’immatura morte del diletto figliuolo!. ‘A Lui non ombre pose, non pietra, non parola’ la Patria, ed il suo nome fu tosto coperto dall’oblio, ma fu rievocato nel discorso dell’On. Giustino Fortunato nel 20 Settembre 1898, per l’inaugurazione delle lapidi commemorative nella sala del Consiglio Provinciale di Basilicata, nelle quali è segnato pure il nome del nostro concittadino assieme con quello di Cristoforo Grossi, vittime ambedue degli stessi generosi sensi di libertà (1).”. Enrico Ajello (….), nel suo “Lucania 1860″, Arti grafiche Laterza, Bari, 1960, a pp. 164-165 in proposito scriveva che: “Entusiasmo patriottico che – mentre il Ministero Conforti lasciava i volontari garibaldini senza cartucce di fronte al nemico e rifiutava il pagamento di ottantamila franchi per una fornitura di fucili – in Lucania si manifestava responsabilmene con la formazione di una “Brigata Basilicata” che, agli ordini del colonnello Clemente Corte, doveva segnare altre pagine di gloria sul Volturno e sotto le mura di Capua. Il diciassettenne Michele Cosentino, indrappellatosi fra i volontari al loro passaggio per Lauria, nello scontro del due ottobre presso Caserta, fra le ‘brigata regia’ del generale Perrone e la “Brigata Basilicata” della Divisione Medici, cadeva mortalmente ferito. Gennaro Mitidieri, fuggito anch’egli dal Seminario di Policastro e divenuto “alfiere” della “Brigata Basilicata”, il trentuno ottobre, sotto le mura di Capua, riportava una grave mutilazione, che, di lì a poco, doveva trarlo a morte non ancora ventenne. Al suo fianco cadevano Francesco Di Giorgio di Anzi, Luigi Brancati di Potenza, Francesco Greco di Armento e il seminarista Celestino Grassano di Salandra, il cui eroismo doveva poi essere testimoniato, nel 1881, in piena Camera dei Deputati, da Giuseppe Marcora. E nella precedente Battaglia del Volturno, il 15 e il 19 ottobre, erano caduti Carlo Mazzei di Maratea, Francesco Abalsamo di Senise, Francesco Basile di Potenza, Antonio D’Angieri di Potenza, il capitano Salvatore Monti e il tenente Gentile Rossi. Ancora vivo è il ricordo dell’avvocato Vito Maria Magaldi, negli ultimi anni di vita segretario generale della Provincia, poeta profondo e scrittore elegante. Dodicenne fuggiva di casa dalla natia San Chirico Raparo per raggiungere, con una marcia di sessanta e più miglia, su strade impervie e sconosciute, solo e senza mezzi, il monte Marmo e di qui Auletta. Garibaldi, commosso e paterno, donò una “camicia rossa” all’ardito fanciullo, il quale poi nel sessantasei, appena diciottenne, nuovamente raggiunse i volontari garibaldini, che nel Tiriolo rinnovavano l’epica gesta.”.
