Nell’agosto 1860, l’ESERCITO MERIDIONALE costituito da Giuseppe Garibaldi per lo sbarco in Calabria: la 15° Divisione (ex spedizione Pianciani ed altri) e la 16° Divisione affidata a Bixio
Da Wikipedia leggiamo che L’Esercito meridionale fu la forza armata che si costituì in seguito alla Spedizione dei Mille. Tale denominazione ufficiale fu data da Giuseppe Garibaldi. Questo esercito, composto da volontari italiani e anche stranieri, raggiunse circa 50.000 uomini. Gli ufficiali indossavano l’uniforme di colore rosso, e quindi tutti i combattenti, come i Mille, furono definiti “camicie rosse”. Venne disciolto prima della proclamazione del Regno d’Italia. Quando Garibaldi sbarcò a Marsala nel maggio 1860, la colonna di volontari italiani settentrionali era composta da I Mille (tra i quali 45 siciliani). A loro si aggregarono subito quasi 200 volontari siciliani. Quando il generale proclamò la Dittatura garibaldina della Sicilia a Salemi, ancora altri siciliani si arruolarono, guidati dai fratelli Sant’Anna. Il 14 maggio arrivarono 500 volontari siciliani, dalle campagne di Erice, al comando di Giuseppe Coppola e del medico Rocco La Russa e combatterono già nella battaglia di Calatafimi. Quando arrivarono a Palermo i picciotti erano 3.000 e al termine della battaglia erano arrivati a 6.602. Dopo la presa di Palermo (30 maggio), i Mille si erano ridotti a 600 unità, ma a giugno cominciarono ad arrivare via mare anche i rinforzi dall’Italia del nord: i primi furono quelli della spedizione Agnetta, arrivati a Marsala il 1 giugno; seguirono i 2.500 uomini al comando di Giacomo Medici; altri volontari, poi aggregati alla divisione di Enrico Cosenz, furono gli 800 partiti da Genova col vapore “Washington” il 2 luglio 1860 e sbarcati il 5 luglio a Palermo. Le file si ingrossarono nella battaglia di Milazzo, mentre il 16 luglio un’altra colonna, tra cui molti mantovani, partì da Genova, al comando di Gaetano Sacchi. Via, via giunsero nel meridione altri contingenti. Nell’armata garibaldina erano presenti numerosi altri volontari partiti da Genova e in parte da Livorno. Durante l’avanzata delle camicie rosse sempre più combattenti di tutte le province meridionali si aggregarono progressivamente all’armata. Da Wikipedia leggiamo che gli sbarchi dei rinforzi alla spedizione dei Mille avvennero nel 1860 durante la spedizione dei Mille. Dopo il primo sbarco, avvenuto a Marsala, che fu utile alla realizzazione di una testa di ponte, nel corso dei mesi successivi vennero effettuati in Sicilia numerosi altri sbarchi: infatti nel periodo da giugno a settembre 1860 giunsero un totale di circa 21.000 volontari, che assieme agli altri volontari arruolati nel Sud Italia contribuirono a formare il cd. Esercito Meridionale. Le partenze vennero quindi interrotte da Cavour, perché lo stesso aveva deciso di procedere alla occupazione dello Stato Pontificio. Il primo sbarco avvenne a Marsala: vennero effettuati in Sicilia numerosi altri sbarchi nel periodo da giugno a settembre 1860, per un totale di circa 21.000 volontari, che assieme agli altri volontari arruolati nel Sud Italia contribuirono a formare l’Esercito Meridionale. Le partenze delle navi di volontari venivano effettuate quasi sempre da Genova ed in alcuni casi da Livorno, effettuando scalo intermedio in Sardegna. Oltre allo storico Trevelyan, che ha redatto il sottoindicato riepilogo, gli sbarchi successivi sono descritti da vari autori, tra i quali Osvaldo Perini, il quale descrive in dettaglio anche la vicenda della cattura da parte della Marina Borbonica delle due navi della Spedizione Corte (Utile e Charles and Jane) con a bordo circa 930 volontari (vedi: La cattura del Gruppo Corte). Il Medici, coadiuvato dal maggiore Clemente Corte e da Daniele Cressini fondò un Ufficio militare, per arruolare altri volontari, da tutte le classi della società, da inviare in Sicilia con le relative dotazioni militari, ricorrendo ai comitati patriottici e a tutti i simpatizzanti, riuscendo a raccogliere circa 15.000 volontari. Il Perini illustra anche come il Comitato politico di Milano ed il Comitato politico di Ferrara, quest’ultimo condotto da Paolo Da Zara di Padova, contribuirono a raccogliere molti volontari e che il Comitato per l’Emigrazione Veneta di Milano, condotto da Pietro Correr aveva da solo raccolto oltre 8.000 volontari tra i quali anche un elevato numero di trentini e veneziani appartenenti in gran parte alle province ancora occupate dall’Austria. Si tratta del testo di Osvaldo Perini (…), e del suo, La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia, Editore F. Candiani, 1861. Luigi Susani (….), nel suo “Giuseppe Garibaldi e l’epopea dei “Mille” (1860)”, a pp. 26-28, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Subito dopo la capitolazione dei regi, Garibaldi provvide alle necessità del governo dell’isola. Organizzò la Guardia nazionale in cinque legioni per il servizio d’ordine pubblico nella capitale e sciolse quelle squadre siciliane che non riteneva sicure per l’ordine pubblico. Ma suo maggior pensiero fu quello di costituirsi un piccolo esercito organizzato, formò pertanto, considerandola a suo avviso, come una appendice dell’esercito sardo, una Divisione alla quale, per l’appunto, diede il numero 15° Divisione (perchè 14 erano le divisioni dell’esercito sardo) e la affidò al comando del Generale ungherese (promuovendolo con ciò di grado) Stefano Turr.”. Con un decreto del 2 luglio il governo dittatoriale di Garibaldi, “Comandante in capo delle forze nazionali in Sicilia”, emanava “l’organico dell’Esercito siciliano”, composto da due divisioni, XV e XVI, comandate rispettivamente da Stefano Turr e da Giuseppe Paternò, per complessive cinque brigate. Luigi Susani (….), nel suo “Giuseppe Garibaldi e l’epopea dei “Mille” (1860)”, a pp. 26-28, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Divisione alla quale, per l’appunto, diede il numero 15° Divisione (perchè 14 erano le divisioni dell’esercito sardo) e la affidò al comando del Generale ungherese (promuovendolo con ciò di grado) Stefano Turr.”. Con un ulteriore decreto del giorno successivo si emanava l’organico della “Marina militare siciliana”. Il 14 luglio fu istituito il Corpo dei Carabinieri di Sicilia. Con un ulteriore decreto del giorno successivo si emanava l’organico della “Marina militare siciliana”. Il 14 luglio fu istituito il Corpo dei Carabinieri di Sicilia. Giuseppe Paternò nel 1860 partecipò attivamente alla campagna meridionale di Giuseppe Garibaldi: il 2 luglio, con decreto dittatoriale n° 79 fu nominato tenente generale e comandante la XVIª Divisione dell’esercito meridionale, mentre il 30 agosto ricoprì l’incarico di segretario di Stato della Guerra del governo dittatoriale. Quando i garibaldini dal 19 agosto sbarcarono in Calabria, affluirono nell’esercito volontari calabresi e, giunti in Basilicata, si aggregarono a Garibaldi 2.000 uomini della Brigata Lucana e l’Esercito da siciliano, fu denominato meridionale. Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Luigi Susani (….), nel suo “Giuseppe Garibaldi e l’epopea dei “Mille” (1860)”, a pp. 26-28, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Divisione alla quale, per l’appunto, diede il numero 15° Divisione (perchè 14 erano le divisioni dell’esercito sardo) e la affidò al comando del Generale ungherese (promuovendolo con ciò di grado) Stefano Turr.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 97 e ssg., in proposito scriveva che: “Ma per continuare la marcia sul Continente, era necessario gettare le basi per la organizzazione di un Esercito Meridionale. L’espediente dei “Cacciatori di Sicilia” non dette buoni risultati, e il Corpo fu sciolto. Fu sciolto anche perchè da Genova sbarcarono il 17 giugno ben 4000 volontari al comando del Gen. Medici del Vascello, e qualche giorno dopo, altri 2000 volontari toccarono il suolo di Sicilia, al comando del Gen. Cosenz: ufficiali garibaldini entrambi, rimasti a Genova per l’arruolamento di uomini e l’acquisto di armi. E così, l’8 luglio, ai piedi del Monte S. Pellegrino, Garibaldi potè passare in rassegna i primi battaglioni del nuovo esercito liberatore.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a pp. 130-131, in proposito scriveva che: “Questo esercito doveva subito costituirsi in una divisione composta di due brigate, ciascuna delle quali di quattro battaglioni. Il comando della divisione e della 2° brigata fu assunto dal Turr e quello della 1° brigata da Bixio. Capo di Stato maggiore fu nominato il maggiore Spangaro. La sua forza iniziale non superava i mille uomini, ma doveva ben presto essere aumentata dai contingenti di altre due spedizioni che si preparavano a Cornigliano ed a Sestri, la prima di 900 uomini guidati da Clemente Corte, sbarcata il giorno 8 sul clipper americano ‘Charles and Iane e la seconda imbarcata il 10 sui piroscafi ‘Washington, Oregon e Franklin’ al comando di Medici e forte di altri 2500 volontari. Un piccolo rinforzo era intanto giunto da Genova, guidato da Carmelo Agnetta, esule siciliano, che con 60 uomini e un migliaio di fucili era sbarcato a Marsala, aveva percorso la via battuta dai Mille ed era arrivato il giorno 7 a Palermo. Altri 1500 fucili aveva pure mandato il Fabrizi da Malta.”. Cesari, a p. 138, in proposito scriveva: “La spedizione Medici…..Col suo arrivo si formarono pertanto fra il 20 e il 22 giugno tre colonne, la prima guidata da Medici, destinata ad avviarsi per il litorale, obiettivo Messina, la seconda guidata da Turr, composta dalla 2° brigata Eber della sua divisione, diretta a Misilmeri, Caltanisetta e Catania, la terza, comandata da Bixio e composta dalla 1° brigata, diretta a Corleone e a Girgenti. Tutte, compiute il loro itinerario dovevano concentrarsi alla punta del Faro.”. Cesari, a p. 141, in proposito scriveva che: “Il Cosenz, nominato allora generale, fu da Garibaldi incaricato di formare subito coi suoi 1500 uomini e con altri che vi si aggiunsero, una divisione, che dopo quella di Turr (15°) assunse in conformità dell’ordine del giorno precisato la numerazione di 16°, in continuazione cioè a quelle dell’esercito regolare. Per il momento questa divisione si compose di una sola brigata su due reggimenti, più una compagnia di carabinieri genovesi. Il comando del 1° reggimento fu dato al colonnello Fazioli e quello del 2° al colonnello Filippo Borghesi.”. Questa descrizione riguarda le compagnie in stanza in Sicilia che andarono all’attacco. Cesari nel capitolo VIII ci parla del “concentramento dei volontari alla Punta del Faro e della Spedizione Pianciani”, etc.., e a p. 151, in proposito scriveva: “La compagnia Sacchi non era comandata dal colonnello dello stesso nome, ma era chiamata così perchè formata dagli elementi più scelti della brigata che Garibaldi aveva affidato al Sacchi stesso, dopo che questi aveva lasciato il comando del 46° fanteria e date le sue dimissioni dall’esercito regolare per raggiungere la spedizione dei volontari in Sicilia.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Essa dovette fare tutto il giro della Sicilia, perchè Bixio, si era portato a Taormina. Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 161, in proposito scriveva che: “Intanto il generale Cosenz imbarcava al Faro la compagnia francese De Flotte e la brigata Assanti, circa 1200 uomini, coi quali riusciva nella notte dal 21 al 22 di prendere terra a Favazzina, ricacciando a fucilate etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 76, in proposito scriveva che: “Con Decreto del 14 nominò Sirtori, Turr e Orsini al grado di Maggiore Generale, e Bixio a Colonnello Brigadiere.”. Carlo Pecorini-Mazoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 129, in proposito scriveva che: “La 15° Divisione Turr della forza complessiva di 4261 uomini (Doc. 41) occupava etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 129, in proprosito scriveva che: “Il Dittatore non aveva soltanto lavorato per organizzare un esercito, egli aveva fatto in poco tempo la sua marina che, oltre un gran numero di piccole barche, si componeva del ‘Tukory’, del ‘Waschington’, il ‘Franklin’, l’Oregon, la ‘Città di Torino’, il Fernet, l’Annita, l’Indipendance’.”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 212 e ssg., in proposito scriveva che: “Nelle Calabrie i regii, oltre al presidio di questa città, avevano le due divisioni Briganti e Melendez, in dodicimila uomini, che tenevano il paese tra Gallico e Punta del Pezzo; più innanzi, a Monteleone, era il maresciallo Vial con altrettanti; altri rinforzi approdavano a Paola; ed in Cosenza trentacinquemila uomini della brigata Caldarelli. Etc…”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 341, in proposito scriveva che: “Non credo si possa ben sommare la gente corsagli da fuor del reame. Gli scrittori garibaldini dicono 1085 gli sbarcati a Marsala, poi i] Medici con 2500, poi il Cosenz cori 1600, e il Sacchi con 4500. Arrivavano inoltre a drappelli tuttodì da Italia Francia, Malta e Grecia, bruchi da ogni contrada’ accorrenti sulle terre nostre. Sembra su’ primi d’agosto avesse da ventimila stranieri; su’ Siciliani benchè l’ossero migliaia facea poco conto; e intenti a rapinare in patria, non volean passare il Faro. Laonde avendo ei visto i Regi ritrarsi intatti e frementi, stimò non bastargli quelli, e fe’ pensiero su’ novemila del Bertani; però udito quelli volersi gittar nel Romanesco, statuì andar egli a pigliarli. Lasciò al Sirtori il preparar la passata dello stretto’ e postar batterie sulle coste a Torre di Faro (dove’ s’organava il corpo di spedizione, coll’ aiuto de’legni inglesi e sardi); ed egli sparso d’andare a Torino per rispondere a voce a quel re sull’ assalir la Calabria, s’imbarcò sul Washington a’1 2 agosto.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 361-362, in proposito scriveva che: “§. 14. Numerazione de’ Garibaldini. Gli scrittori garibaldini enumerano le loro milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord-est ; le divisioni Cosenz e Medici e la brigata Eber Eresso Messina a Torre di Faro con ottomila ; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora, e ‘1 Rustow con 4000 a Melazzo. Inoltre l’Orsini con gli artiglieri uniti a Palermo, dodici cannoni, una batteria da montagna, altra da campo e due mortai veniva ; per via tolse due mortai a Melazzo ; e arrivò a Torre di Faro con trentanove pezzi, dove elevava sei batterie di costa, e altre galleggianti, e ponti da imbarcare cavalli. Da tale enumerazione sembrano i soli contati da trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria, quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da quarantamila.”. Gustav Rasch (….), nel cap. IX “La campagna garibaldina nel Napoletano”, nel suo, Garibaldi e Napoli nel 1860: note di un viaggiatore prussiano – introduzione, traduzione e note di Luigi Emery, ed. Laterza, Bari, 1938, a p. 135, in pproposito scriveva che: “L’avanzata di Garibaldi in Calabria fu una passeggiata militare. L’esercito garibaldino in Sicilia constava, il 18 agosto, quando ebbe luogo lo sbarco sulla costa calabrese (1), di 25.000 uomini di truppe regolari. Di questi 25.000 uomini, 18.000 erano concentrati a Messina e dintorni, mentre la colonna Bixio teneva in osservazione i presidi di Augusta e di Siracusa. Il complesso delle forze era ripartito in quattro Divisioni, sotto il comando dei generali Turr, Cosenz, Medici e Pianciani (1) .la cavalleria contava 500 uomini, l’artiglieria 450, il genio 120. La flotta si componeva di una pirocorvetta di undici vapori da trasporto, l’artiglieria di 17 fra obici da montagna e cannoni da campagna. Quasi tutto l’esercito era armato di carabine Enfield; 40.000 fucili si trovavano a Messina, pronti ad essere trasportati in Calabria. L’esercito comprendeva una compagnia ungherese di 50 uomini, una svizzera di 120, una francese di 17, una inglese di 25. Il colonnello Peard comandava un’ottima compagnia di fucilieri con carabine e revolver. Egli è quell’inglese di cui giornali tedeschi conservatori, che scrivono al soldo dell’Austria, durante la campagna del ’59 raccontarono la sciocca favola ch’egli si era aggregato ai Cacciatori delle Alpi etc…Mister Peard è un gentleman della Cornovaglia, persona rispettabile sotto ogni riguardo, e per giunta uomo di cuore, d’ingegno e di carattere. Ha vissuto a lungo in Italia e conosce bene le cose italiane…..Il corpo di spedizione, che due vapori portarono sul continente nella notte del 18 agosto, comprendeva 4200 uomini (1), parte della Brigata Bixio, parte della Brigata Eberhardt e 1000 uomini comandati dal Sacchi. Il figlio di Garibaldi, Menotti Garibaldi, comandava l’artiglieria, comprendente quattro obici da montagna, e un’ottima Compagnia di bersaglieri. La spedizione era comandata da Bixio e da Garibaldi…..”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 443, in proposito scriveva che: “Così il Rustow narra l’episodio doloroso: “A Paola c’era il Governolo etc…”.”, e aggiunge che Rustow raccontava che: “A Paola c’era il Governolo già carico della mia Brigata, quando Bixio pretese d’imbarcare anche le sue. D’Aste (il comandante della nave) gli mandò il guardiamarina Puliga a dire che non c’era più posto. Bixio infuriato venne subito con Puliga a bordo, gridando: “Le farò vedere io se non c’è più posto” “Salendo a bordo buttò in mare un bavarese che si salvò per miracolo: poi preso un fucile per la canna si fece largo a colpi di calcio, senza ritegno, sempre ripetendo al Puliga: “Vede se non c’è posto? Vede come si fa?” Ma i nostri bavaresi riavutisi lo presero per le braccia e per le gambe e stavano per gettarlo in mare, quando Eber e Wolf e altri accorsero e li trattennero.”. A parte che sui due testi tradotti in italiano dal Rustow non ho trovato traccia di ciò che scrive l’Agrati ma poi a me pare strano che Rustow possa citare, come testimone oculare, questo episodio che risale al 9 settembre 1860, quando lui e le sue truppe, la brigata Milano ed altri, si trovavano verso Capua. Bixio riuscirà a partire da Paola, diretto a Napoli, solo il giorno 10 settembre 1860. Tuttavia, la citazione di Agrati è interessante perché fa parlare a Rustow che ci parla del omandante della nave Governolo, D’Aste, ci parla del guardiamarina Puliga, che salì a bordo del Governolo, ci parla dei bavaresi che erano presenti, Eber e Wolfe, etc….Su Puliga, su Wikipedia leggiamo che Carlo Alberto Quigini Puliga partecipò alla campagna navale del 1860-1861 imbarcato dapprima sulla corvetta a ruote Governolo, e poi sulla pirofregata Vittorio Emanuele, venendo decorato con una medaglia d’argento al valor militare per essersi distinto nei combattimenti sul Garigliano e a Mola di Gaeta. Il 1 settembre 1860 venne promosso sottotenente di vascello, e luogotenente di vascello di seconda classe il 1 ottobre 1862. Dunque egli faceva parte della marina Piemontese, forse inviato a Paola e a Sapri dal Persano. Sempre su Wikipedia leggiamo che il “Governolo” è stata una pirofregata di II rango a ruote della Regia Marina, già della Marina del Regno di Sardegna. Dopo aver fatto la spola insieme ad altre fregate e vapori sardi, il Governolo fu assegnata poi alla squadra comandata dall’ammiraglio Persano, la Governolo partì da Napoli il 13 (per altre fonti 11) settembre 1860 per prendere parte all’assedio di Ancona. Riguardo il “Wolf” citato da Rustow (….), che dice: “…Ma i nostri bavaresi riavutisi lo presero per le braccia e per le gambe e stavano per gettarlo in mare, quando Eber e Wolf e altri accorsero e li trattennero.”. Dunque, Wolf era uno dei tanti volontari Bavaresi. Da Wikipedia si apprende che Erano presenti anche volontari stranieri, affluiti in tempi diversi. Risultano impiegati in combattimento il 1-2 ottobre, circa 200 cavalleggeri ungheresi e altri 200 fanti ungheresi. In precedenza furono impiegati 50 francesi di De Flotte caduto in Calabria. Erano presenti anche un centinaio di disertori borbonici stranieri comandati da Wolfe gruppi di britannici (19), la presenza di soldati stranieri borbonici era molto più alta, infatti al comando di Von Mechel erano 3.000 soldati, oltre ad alcune compagnie svizzere chiamate Schweizertruppen. Il 15 ottobre le navi Emperor e Melazzo sbarcano a Napoli la Legione Britannica, chiamata anche Garibaldi Excursionists composta di circa 600 volontari successivamente impiegati in alcuni combattimenti. La notizia del Wolf proviene dal Treveljan. In Sicilia parecchie migliaia di siciliani si arruolarono inquadrati in reggimenti e addestrati da ufficiali del luogo, del nord Italia e inglesi.. Era presente il tedesco Wilhelm Friedrich Rüstow, capo di stato maggiore di Divisione di Garibaldi, che scrisse un libro sulla Spedizione,tra i britannici erano presenti: Hugh Forbes, ingegnere e linguista inglese che aveva già combattuto con Garibaldi nel 1849, Percy Wyndham, l’irlandese artigliere Dick Dowling e per breve tempo gli americani Catham Roberdeau Wheat e Charles Carrol Hicks, che tornarono in America per combattere con i confederati, John Whitehead Peard, il “garibaldino-inglese” “sosia” di Garibaldi, con busto al Gianicolo di Roma e il carismatico inglese colonnello John William Dunne, che in Sicilia era soprannominato “milordo” dai coraggiosi ragazzi siciliani di strada arruolati nel suo reggimento, da non confondersi con la Legione Britannica, sbarcata solo successivamente a Napoli, nel reggimento di Dunne solo una parte degli ufficiali erano britannici e i soldati tutti sicilianI, Dunne fu ferito a Capua. Durante la battaglia del Volturno si distinte lo scozzese capitano Cowper di Aberdeen, che comandava una batteria di artiglieri e diversi altri scozzesi facevano parte dei volontari, anche per la grande popolarità di Garibaldi in Scozia, dove molti vedevano in lui il Wallace italiano.. Hugh Forbes, un ufficiale dell’esercito britannico, ha scritto questo manuale per addestrare i volontari patriottici nell’arte della guerra. Forbes descrive le tattiche utilizzate dall’esercito regolare e come le stesse possono essere adattate per la guerra irregolare. Questo manuale è stato scritto nel XIX secolo ma rimane attuale oggi, perché molti dei consigli di Forbes sono ancora validi per chiunque desideri addestrarsi alla guerra di guerriglia. Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, e riferendosi al 6 settembre 1860 in proposito scriveva che: “Il giorno dopo in molti si mossero per marciare alla volta di Sala Consilina. Qui tutti i volontari del Cilento furono organizzati in cinque battaglioni comandati rispettivamente dai maggiori Trotta, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli e Francesco Galloppi, che formarono una brigata al comando del colonnello Luigi Fabrizi e inquadrata nella XVI divisione comandata da Nino Bixio, che si distinse nella battaglia del Volturno (1° ottobre).”. Davis Ottati (….), nel suo “Dal Feudo alla liberà – un paese del Sud”, ed. Pananti, Firenze, a p. 98 e ssg., in proposito scriveva che: “Il fenomeno del volontarismo che aveva alimentato validamente le primigenie schiere garibaldine, era a quel tempo già in declino ed i motivi, tanto per esemplificare, erano due: il primo, perché Garibaldi aveva rinsanguato le sue colonne, e, dalla fase dello spontaneismo pittoresco della guerriglia, era passato alla più razionale organizzazione militare, secondo, perchè con i successi le titubanze sabaude erano fugate, subentrando al loro posto la paura di essere tagliati fuori, quindi provvedendo a far muovere esercito e maina. E’ spiegabile così il mediocre afflusso di uomini del principato – da scartare quindi l’opinione razzistica secondo cui lo stato maggiore di Garibaldi avrebbe operato un’odiosa discriminazione verso l’apporto meridionale – tenendo ben presente che i “quadri” rivoluzionari come i Padula, i Pessolani, i Santelmo, i Magnone e molti altri, erano già nelle sue file garibaldine e a Milazzo appunto cadeva il prete Vicenzo Padula, senza contare la colonna Passero di cui si dirà.”.
GIOVANNI ACERBI INTENDENTE GENERALE DELL’ESERCITO

(Fig. n….) Ritratto fotografico di Giovanni Acerbi
Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 183 e ssg., in proposito scriveva che: “Egli nota essersi separato a Paola da Acerbi, intendente generale, che doveva condurre a Cosenza parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia.”. Dunque, la White ricorda che Bertani scriveva nel suo taccuino che Bertani, lasciò Paola dove si separò dall’Intende generale “Acerbi”, il quale aveva avuto il compito di condurre a Cosenza, al quartiere Generale parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia. Giovanni Acerbi, avanzo dei martirii di Mantova, il quale andava rivendicando nelle cospirazioni e nelle guerre l’onor del nome, macchiato da uno del casato che aveva venduto l’ingegno e le lettere all’Austria, prima ch’egli nascesse. Da Wikipedia leggiamo che Giovanni Battista Acerbi, a Genova collaborò con Mazzini alla preparazione del moto milanese del 1853. Nel 1859 partecipò alla guerra d’indipendenza nel Corpo dei Cacciatori delle Alpi, capitanato da Giuseppe Garibaldi, col grado di Sottotenente e ne seguì le imprese. Da Wikipedia leggiamo che nel 1859 partecipò alla guerra d’indipendenza nel Corpo dei Cacciatori delle Alpi, capitanato da Giuseppe Garibaldi, col grado di Sottotenente e ne seguì le imprese. Nel 1860 fu uno dei Mille e assunse le funzioni, con Ippolito Nievo come vice, d’intendente generale della spedizione garibaldina (5); tale incarico gli venne rinnovato anche in occasione della Terza guerra d’indipendenza italiana (1866), a cui partecipò sempre a fianco a Garibaldi come Colonnello Comandante dell’Intendenza e del 2º Reggimento Volontari Italiani dopo la rimozione del Tenente Colonnello Pietro Spinazzi, e nella spedizione nell’agro romano dell’anno successivo. Giulio Cesare Abba (….), nel suo “Storia dei Mille” scriveva: “Poiché la spedizione doveva avere un’Intendenza, questa fu formata sul serio, benché in verità, la cassa di guerra non contenesse che trentamila povere lire. E vi fu messo a capo Giovanni Acerbi, avanzo dei martirii di Mantova, il quale andava rivendicando nelle cospirazioni e nelle guerre l’onor del nome, macchiato da uno del casato che aveva venduto l’ingegno e le lettere all’Austria, prima ch’egli nascesse.”. Da Wikipedia, alla voce “Esercito Meridionale” leggiamo che Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Dunque, Giovanni Cenni fu nominato Intendente Generale del Corpo d’armata dell’Esercito Meridionale di Garibaldi in Calabria.
| ELENCO dei Corpi che componevano l’Armata dell’Italia Meridionale sciolta l’11 Novembre 1860 | |||||||
| Stato Maggiore Generale | Capo | Luog. Tenente Gen. Sirtori | |||||
| Quartier Generale | Capo | Colonnello Cenni | |||||
| Int.a Generale dell’Armata | Intendente Generale | Acerbi | |||||
La BRIGATA EBER
Achille Ragazzoni (….), nel suo, “Un Garibaldino dimenticato – Camillo Zancani da Egna (1820-1888)”, Centro di Studi Atesini, Bolzano, 1988, a pp. 33-34, riportava una lettera dello Zancani, indirizzata a Vettore Ricci (la lettera è conservata al Museo del Risorgimento, Trento Archivio E/15, fascicolo 3, c. 13) ed, in proposito scriveva: “5- 1860 settembre 3, Cosenza….Signor Dottor Vettore Ricci, Milano, etc…Care Sorelle ed Amici!…etc…Fu nominato Governatore Generale delle 3 Province di Cosenza, Catanzaro e Reggio il fratello del Generale Morelli, homo di un gran onore. Garibaldi già dal primo del Corrente partiva col suo Stato Maggiore e guide alla volta di Paola a disporre delle truppe di Beltrami sbarcate in Numero di 8 Mille, così pure delle brigate Ebber che mandò a Sapri. Lui poi con Cosenz trovasi nella Basilicata a Sinistra di Potenza con un corpo di 50/m(ille) tutti Calabresi, e nazionali Napoletani, che vennero attruppati in parte dal Colonnello Boldoni compaesano. Etc…”. In questa lettera, Zancani rivela che a Paola vi erano le brigate Eber che Garibaldi mandò a Sapri. Zancani, il 3 settembre 1860 scriveva da Cosenza che Garibaldi il 1° settembre 1860: “…..partiva col suo Stato Maggiore e guide alla volta di Paola a disporre delle truppe di Beltrami sbarcate in Numero di 8 Mille, così pure delle brigate Ebber che mandò a Sapri.”. Notizia che è inesatta perchè non sarà Garibaldi che andrà a Paola ma sarà Turr, su ordine di Garibaldi ad andare a Paola, dove ivi era Rustow con le truppe del Bertani. Inoltre, però Zancani scrive di “le brigate Ebber” che Garibaldi “mandò” a Sapri. Nandor Eber comandava la Legione Ungherese. Da Wikipedia leggiamo che tra i corpi stranieri dell’Esercito Meridionale costituito in Sicilia da Garibaldi vi era la Legione Ungherese. Tra gli ufficiali stranieri erano presenti anche gli esuli ungheresi István Türr, al quale è stato dedicato un busto al Gianicolo di Roma, Nándor Éber, Carlo Eberhardt, Lajos Tüköry caduto a Palermo e il polacco Aleksander Izenschmid de Milbitz. È stato dedicato un busto al Gianicolo di Roma anche al “garibaldino-finlandese” Herman Liikanen. Nándor Éber (nato Eberl Ferdinandus Balthasar Bartholomeus) (Budapest, 23 maggio 1825 – Budapest, 27 febbraio 1885) è stato un giornalista e militare ungherese naturalizzato britannico, prese parte alla spedizione dei Mille. Ferdinand Eber giunse in Sicilia come corrispondente del “Times” per cui lavorava dall’epoca della guerra in Crimea. Dopo aver fornito a Garibaldi informazioni utili sullo schieramento borbonico all’interno della città di Palermo, il 16 maggio 1860, partecipò alla formazione della legione ungherese. Questa inizialmente contava 50 uomini che arrivarono a essere 500 volontari. La Brigata, denominata “Eber”, racchiuse tutti i combattenti stranieri e fu guidata da Eber con il grado di colonnello brigadiere e dal tenente colonnello Lajos Tukory, che cadde a Palermo il 29 maggio 1860. Passata al comando di Stefano Turr, divenuto in quei mesi governatore di Napoli, fu utilizzata per reprimere focolai di rivolta in provincia di Avellino, fino al Plebiscito. La legione ungherese era un’unità militare di cavalleria creata da Giuseppe Garibaldi, parte dell’esercito meridionale garibaldino, attivo tra il 1860 e il 1867 Era così detto poiché composta da esuli e soldati magiari che avevano già combattuto al fianco delle altre formazioni garibaldine durante il periodo del Risorgimento, come Stefano Turr. Costituita in Sicilia, nella città di Palermo il 16 luglio 1860, inizialmente contava 50 uomini che arrivarono a essere un folto gruppo di 500 volontari comandati dal colonnello brigadiere Nándor Éber (1825-1885) (per questo chiamati anche Brigata “Eber“, che in realtà racchiuderà tutti i combattenti stranieri), corrispondente del quotidiano The Times con la cittadinanza inglese e dal tenente colonnello Lajos Tukory, che cadde a Palermo il 29 maggio 1860. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 147-148, in proprosito scriveva che: “Pria di partire da Cosenza, Turr scrisse a Bixio: “Le quattro brigate, Eberhardt, Puppi, Milano, Spinazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono attaccate alla mia divisione. Oggi riceverai l’ordine del Dittatore di formare la 18° Divisione sotto i tuoi ordini. La brigata Eber cogli ungheresi resteranno nella mia divisione, mandami subito, oltre i signori accennati ieri, il colonnello Teleky e Maxime du Camp. Io poi appena che ci riuniremo ti darò una brigata continentale per la formazione della tua divisione. Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il golfo di Policastro, ed ivi sbarcare. Arrivederci a presto. Cosenza, 31 agosto 1860. Tuo affez. Turr.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 138, in proposito scriveva: “La spedizione Medici…..Col suo arrivo si formarono pertanto fra il 20 e il 22 giugno tre colonne, la prima guidata da Medici, destinata ad avviarsi per il litorale, obiettivo Messina, la seconda guidata da Turr, composta dalla 2° brigata Eber della sua divisione, diretta a Misilmeri, Caltanisetta e Catania, la terza, comandata da Bixio e composta dalla 1° brigata, diretta a Corleone e a Girgenti. Tutte, compiute il loro itinerario dovevano concentrarsi alla punta del Faro.”. Dunque, il Cesari, a p. 138 scriveva che: “….la seconda guidata da Turr, composta dalla 2° brigata Eber della sua divisione, diretta a Misilmeri, Caltanisetta e Catania, la terza, comandata da Bixio e composta dalla 1° brigata, diretta a Corleone e a Girgenti.”. Dunque, il Cesari scriveva che la Brigata Eber era la 2à Brigata che faceva parte della Divisione Turr.
GIUSEPPE SIRTORI
Da Wikipedia leggiamo che il generale Giuseppe Sirtori, fu Capo di Stato Maggiore di Giuseppe Garibaldi lungo l’intera spedizione dei Mille e ultimo comandante dell’Esercito meridionale. La sua movimentata esistenza racchiude l’intero spettro delle possibili evoluzioni politiche del lungo Risorgimento italiano. Nel marzo 1860, venne eletto deputato al parlamento di Torino del nuovo Regno di Sardegna per il collegio di Missaglia, allora Provincia di Como e, per procurarsi un abito adeguato, fu costretto a chiedere aiuto ad uno dei fratelli ai quali poteva, finalmente, riavvicinarsi. Fu allora che il generale Garibaldi, il quale andava preparando la spedizione dei Mille, lo volle accanto a sé e lo imbarcò nella prima spedizione, partita da Quarto la sera del 5 maggio. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille””, a p. 191, in proposito scriveva: “Giuseppe Sirtori all’inizio della campagna dei Mille aveva quasi 47 anni, uomo fatto quindi ed ormai anche vecchio per certe imprese e per nutrire soverchie illusioni…Come vedremo, egli era tenuto al corrente degli avvenimenti di Sicilia e di Genova da Giovanni Acerbi, che fu poi capo dell’Intendenza dell’armata garibaldina dal principio alla fine della campagna…..Il Sirtori fu per il primo promosso maggior generale, ond’egli fu il più anziano dei generali garibaldini, innanzi a Turr, Bixio, Carini, La Masa, Orsini ed altri i cui nomi figurano scritti da Garibaldi stesso su un foglio conservato tra le carte Sirtori su cui questo è classificato “primo fra i Mille”.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”.”, ed. Laterza, Bari, 1940, nel capitolo: “La campagna del 1860”, ecc…, a pp. 197-198 e ssg., in proposito scriveva che: “Proseguendo nel racconto degli avvenimenti. Appena entrato in Palermo, Garibaldi pose mano alla instaurazione del nuovo ordine di cose nell’isola redenta. Il Sirtori fu per il primo promosso maggior generale, ond’egli fu il più anziano dei generali garibaldini, innanzi al Turr, Bixio, Carini, La Masa, Orsini ed altri i cui nomi figurano scritti da Garibaldi stesso su un foglio conservato tra le carte Sirtori su cui questi è classificato “primo fra i Mille”. Nel proseguimento della campagna, ripresa con l’arrivo della spedizione Medici, Garibaldi per tre volte cedette a Sirtori il governo dello Stato nominandolo Prodittatore, nella sua assenza. La prima fu alla vigilia della battaglia di Milazzo del 20 luglio, quando Garibaldi accorse in aiuto del Medici: la seconda fu al Faro il 12 di agosto quand’egli con Bertani ne partì per la Sardegna a raggiungere a Golfo Aranci la spedizione cosiddetta di Terranova. Una terza volta il Sirtori fu Prodittatore in Napoli il 14 settembre, ma egli già a Tarsia il 1° settembre aveva avuto il supremo comando dal Dittatore, che di là si avviò a tutta celerità sulla capitale, ove la situazione s’intorbidiva. Fu durante l’assenza di Garibaldi, e precisamente il 14 agosto, che il Sirtori dovette prendere una decisione della massima importanza a proposito delle truppe numerose della spedizione allestita dal Bertani, le quali di mano in mano che giungevano in Sardega, venivano obbligate da un vapore sardo a ripartire immediatamente per Palermo. In questa città risiedevano Agostino Depretis, prodittatore della Sicilia, il quale non sapeva quali provvedimenti adottare per quella gente armata ed organizzata, che egli non si attendeva poiché da nessuna parte era stato avvisato del suo arrivo, senza contare ch’egli era nell’impossibilità assoluta di fornir loro viveri ed alloggi. Onde sollecitava dal Dittatore e dal Quartier Generale dell’esercito urgentissime istruzioni e immediati provvedimenti. Nell’impossibilità di chiedere, nonché di ottenere istruzioni dal Dittatore lontano, il Sirtori si trovò costretto a provvedere di sua iniziativa, e rispose al Depretis ordinandogli di far subito ripartire da Palermo quelle truppe per i porti dello Stretto di Messina, decidendo così quel passaggio sul continente, cui Garibaldi, tornato dalla Sardegna, fu appena in tempo a partecipare.”.
MAXIME DU CHAMP, colonnello dell’Esercito Meridionale e nello Stato Maggiore del generale Turr
Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, riferendosi a dopo Capua, a p. 213, in proposito scriveva: “La 15° Divisione quando fu compiuta la sua organizzazione, presentava il seguente quadro: Comando generale e Stato Maggiore:……..; Ufficiali superiori a disposizione:……; Stato Maggiore: Capitano di Stato Maggiore Pecorini Carlo etc…; Erano infine aggregati allo Stato Maggiore: Du Camp Massimo celebre scrittore francese, il quale scriveva nella ‘Revue de deux mondes’ e nel ‘Debats sempre in favore dell’Italia ancor prima della guerra del 1859, etc…”. Dunque, secondo il Pecorini-Manzoni, il celebre romanziere francese, Maxime Du Champ, fece parte dello Stato Maggiore della Divisione Turr. Maxime du Champ (….), nel suo “Expedition des Deux-Siciles” riportava le testimonianze, le lettere di garibaldini. Da Wikipedia, Da Wikipedia leggiamo che: figlio di un noto chirurgo, studiò legge e si dedicò alla pittura negli anni giovanili. Giornalista e grande viaggiatore, per i suoi scritti e le foto dei suoi viaggi si può considerare il primo inviato speciale dei suoi tempi. Volontario nella spedizione dei Mille, lasciò la sua testimonianza nella sua opera: L’expédition des Deux Siciles, (tra i pochi suoi scritti, ad oggi, tradotti in italiano). Questa sua testimonianza è preziosa perché è l’unica che ci è pervenuta dal continente mentre altri scrittori ne hanno scritto in modo parziale. Da Wikipedia leggiamo che Maxime Du Champ fu giornalista e grande viaggiatore, per i suoi scritti e le foto dei suoi viaggi si può considerare il primo inviato speciale dei suoi tempi. Volontario nella spedizione dei Mille, lasciò la sua testimonianza nella sua opera: L’expédition des Deux Siciles, (tra i pochi suoi scritti, ad oggi, tradotti in italiano). Questa sua testimonianza è preziosa perché è l’unica che ci è pervenuta dal continente mentre altri scrittori ne hanno scritto in modo parziale. Maxime Du Champ scriveva e pubblicò il suo Diario sulla marcia delle Calabrie. Egli, con il suo battaglione arrivò a Lauria, passò vicino Trecchina ed arrivò a Lagonegro. Dal racconto di Du Champ non sono scritte le date ma, da alcune citazioni, ad esempio di dispaccio si può intuire la data che riguardava ad esempio la permanenza a Lagonegro. Di sicuro la sua brigata si trovava a Lagonegro il 7 settembre 1860 perchè arrivò un dispaccio che Garibaldi era a Napoli. Quale fosse la brigata a cui apparteneva il Du Champ, si evince da alcune sue parole. Du Camp parte il 13 agosto 1860 da Genova, dove si è unito a un gruppo di patrioti ungheresi che gli saranno compagni durante tutta la spedizione, tra cui Téléki e Türr che lo nominerà suo colonnello . Egli arriva dunque in Sicilia proprio nel momento in cui, conquistata la maggior parte dell’isola, i Garibaldini si apprestano a sbarcare in Calabria. La sua partecipazione all’impresa dei Mille si svolge prevalentemente sul continente, secondo un itinerario che lo condurrà da Pizzo, Scilla, Cannitello a Bagnara Calabra, quindi Palmi, Mileto, Maida, Soveria, Marcellinara, Catanzaro, Tiriolo, Rogliano, Cosenza, Castrovillari,Castelluccio, Lauria, Lagonegro, Eboli, Salerno, fino a Napoli che raggiunge il 9 settembre, due giorni dopo l’ingresso trionfale di Garibaldi in città, e poi Caserta, il Volturno e Capua. Malgrado il titolo e seppur divisa in tre parti: La Sicile, Les Calabres, Naples et les avant-postes de Capoue, la seconda parte dell’Expédition che consta di ben otto capitoli (circa 150 pagine nell’edizione del 1861) ne costituisce il nucleo principale e per certi versi, come vedremo, il più originale. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 143-144, in proposito scriveva che: “De’ molti stranieri che capitavano al nostro quartiere perchè amici del Turr e dell’Eber, rammento ancora il conte Teleky etc..; il parigino Maxime Du Camp, alto, bruno, innamorato della nostra Italia e della camicia rossa che indossava; come l’indossava un turco autentico, Kadir bey, buon diavolo, grande amico di Turr, ….l’inglese Austin Dohnage, etc…; ma Eber non sapendo dove impiegarli, li aveva dispensati dal servizio, etc…”. Du Champ, a p. 208 in proposito scriveva che: “Durante quattro mesi passati nello stato maggiore del generale Turr, stato maggiore in cui gli elementi italiani, inglesi, ungheresi e francesi erano mescolati in proporzioni disuguali, non ho assistito ad una sola disputa; etc…”. Dunque, il Du Champ componeva lo Stato Maggiore dell’Esercito Meridionale al comando del generale Turr. Insieme a Du Champ facevano parte dello Stato Maggiore anche Pietro Spangaro e Ferdinando Eber (Nandor, Ferdinando). Guido Macera (….), nella sua “Introduzione”, al testo-tradotto in italiano di Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 10, in proposito scriveva che: “….e soprattutto nell’Expedition des deux Siciles, a proposito della quale il vecchio Grand dictionaire universel del Larousse dà la seguente notizia ed il seguente giudizio: “Nous le tretrouvons ensuire à Palerme, puis à Naples, dans l’état-major du général Turr, avec le rang nominatif de colonel, payant de sa personne à la journée du ler octobre. A son retour, il publia l’Expedition, un de se beaux livres, etc…”, che tradotto significa: “Lo troviamo poi a Palermo, poi a Napoli, nello stato maggiore del generale Turr, col grado nominale di colonnello, a pagare di persona la giornata del 1° ottobre. Al suo ritorno pubblicò la Spedizione, uno dei suoi bellissimi libri, ecc…”. Dunque, sendo il dizionaro Larousse, Maxime Du Champ è a Palermo e a Napoli nello stato maggiore del generale Turr, con il grado nominale di colonnello. Infatti, seguendo il suo racconto, sebbene non sia molto chiaro il suo grado, è pacifico che egli si trovasse al seguito degli altri ufficiali, come Pietro Spangaro dello Stato Maggiore del generale Turr. Guido Macera (….), nella sua “Introduzione”, al testo-tradotto in italiano di Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 7, in proposito scriveva che: “Non solo fra i memorialisti garibaldini il Du Champ fu l’unico che percorresse tutto intero l’itinerario “continentale” della spedizione, lasciando un ritratto in forte rilievo del paese più segreto del Mezzogiorno e cioè della Calabria, quale allora poteva apparire agli occhi di un viaggiatore, per così dire, professionale; laddove, ad esempio, l’Abba fu imbarcato a Messina insieme con quel “centinaio di feriti o malati che se ne vanno a casa per un pò di giorni”, ed a sua volta il Bandi si spine soltanto fino a Paola, dove salì a bordo dell’Elettrico, avendo “udito l’annunzio del miracoloso ingresso del dittatore in Napoli” e siccome gli “tardava raggiungerlo per ripigliare presso di lui il posto che aveva lasciato per accompagnarsi col colonnello Melenchini.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 184, in proposito scriveva che: “Passano i nostri poco numerosi cavalieri agli ordini di Caselli, poi due brigate, quella di Sacchi e quella di Bixio.”. Du Champ, a p. 144 scriveva che egli ed il colonnello Sàndor Teleky dovettero ripartire per Bagnara, allo scopo di far accelerare la marcia della brigata Eber. Dunque, Du Champ che si trovava a Monteleone partì con il colonnello Teleky per Bagnara Calabra. Du Champ, a p. 77, scriveva che: “Al levar delle mense, il tenente colonnello Spangaro (1) fece un brindisi al generale Turr; …L’eccellente banda della brigata Eber (2) etc…”. Essi si trovavano a Messina, dopo un ricevimento dato dal generale Turr. Du Champ, o chi curava il testo tradotto, a p. 77, nella nota (1) postillava: “(1) * Pietro Spangaro (Venezia 1823 – Milano 1894). Nella spedizione dei Mille si segnalò più volte come buon comandante sul terreno e per personale bravura. Molto si legò a lui il Ducamp, come si vedrà nel corso del libro.”. Du Champ, a p. 77, nella nota (2) postillava: “(2) *Ferdinando Eber, compagno del Turr nella guerra rivoluzionaria d’Ungheria. Divenuto d’un tratto – scrive il Bandi – da corrispondente del Dayli News comandante di brigata. E tuttavia la sua azione di comando doveva rivelarsi preziosa nella decisione della battaglia del Volturno.”. Nel 22 agosto 1860, il Du Champ ed il suo battaglione si trovava ancora in albergo a Messuna ed il 23 gli arriva il dispaccio della resa di Melendez e Briganti. Du Champ scrive che il 24 agosto doveva tenersi pronto per il passaggio in Calabria. Lui ed un altro doveva accompanare Turr che aveva già oltrepassato lo stretto di Messina, escluso la brigata Eber. Si trovavano con Turr a Punta del Pizzo. Lì, a p. 126 accadde: “Allora il colonnello Spangaro etc…”. Passa Bagnara, Milazzo, Monteleone. Du Champ, a p. 144, scriveva che: “..ed il colonnello Teleky ed io dovemmo ripartire per Bagnara, allo scopo di far accelerare la marcia della brigata Eber; quanto al generale Turr, restava naturalmente accanto a Garibaldi.”. Arrivati a Bagnara, a p. 146, scriveva che: “Passammo sopra i soldati coricati ed addormentati sulla sabbia, comunicammo al generale Eber gli ordini di cui eravamo portatori, ed alle quattro, allo spuntar del giorno, la comitiva si rimise in marcia.”. La brigata Eber si rimise in marcia da Bagnara. A Palmi presero alloggio nel quartier generale con Turr, in una grande casa. Garibaldi era ripartito da Palmi. Du Champ rimessosi in marcia arriva a Rosarno. Arrivano a Mileto, e a Monteleone, intorno al 27 agosto 1860. A p. 170, dove scriveva: “Le stelle già brillavano da un pò quando arrivò la brigata Eber; veniva ad accamparsi nella città, al posto delle truppe del generale Cosenz, le quali partivano da Monteleone.”. Da Monteleone passarono a Pizzo. Passarono per Palmi, Rosarno, Laureana, il fiume Mesima, Villa San Giovanni, Mileto, Monteleone, Pizzo, il fiume Lamato, Maida, Nicastro, Marcellinara il 1° settembre 1860, Tiriolo, Soveria (da non confondere con la Soveria dietro Cosenza), Catanzaro, Cosenza, Soveria, Rogliano, Cosenza, Palmi, dove si imbarcano per raggiungere Sapri. Du Champ, a p. 232 scriveva: “Riuscimmo finalmente a scovare due muli e a lasciare Cosenza. Tutte le brigate che arrivavano nella città ricevevano l’ordine di recarsi senza indugio a Palmi, dove le si faceva imbarcare per Sapri; di là venivano dirette su Salerno. I nostri bravi muli, “quei cari amori”, come li chiavava Spangaro.”. Da Cosenza arrivano a Tarsia, Spezzano, Morano Calabro, Rotonda, Castelluccio, verso le due del mattino del giorno ?. Uscendo da Castelluccio si trovarono in Basilicata. A Lauria la ruota del calesse o “vettura” si sfascia completamente. Dopo Lauria incontrano Trecchina, il fiume Noce, ed arrivano a Lagonegro, dove essi bivaccano fino al 7 settembre 1860 quando, Garibaldi era entrato in Napoli, alle “undici”. Da Lagonegro si fermarono a Sala Consilina e poi ad Auletta, dove giorni dopo la marcia proseguì. Maxime Du Champ (….), descrisse il suo viaggio e la sua marcia attraverso le Calabrie, dopo lo sbarco sul Continente di Garibaldi e dell’Esercito Meridionale. In particolare Du Champ descrive la sosta a Lauria e poi a Lagonegro dandoci notizie molto interessanti. Fu a Lagonegro di sicuro il 7 settembre 1860. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 262, in proposito scriveva che: “Alle otto del mattino, domenica 9 settembre, entravamo a Napoli, quattordici giorni dopo il nostro sbarco in Calabria.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 266, in proposito scriveva che: “Noi (1) facemmo del nostro meglio per sfuggire ovazioni che ci fermavano ad ogni passo, ed io, stanco di essere abbracciato, tirato etc…”. Du Champ, a p. 266, nella nota (1) postillava: “(1) * Noi….cioè il gruppetto composto dal colonnello Spangaro, da Sander Teleky e dal Du Champ.”.
Il generale ENRICO COSENZ
Al momento della spedizione dei Mille, chiese all’esercito piemontese la dispensa dal servizio, per seguire Garibaldi col grado di colonnello brigadiere. Giunse in Sicilia con la terza spedizione di rinforzo (dopo la prima di Garibaldi e la seconda di Giacomo Medici), con 800 volontari partiti da Genova il 2 luglio 1860 e sbarcati il 5 luglio a Palermo. Portava con sé anche Pilade Bronzetti e il giovane Giorgio Spezia, futuro illustre scienziato. Alla battaglia di Milazzo, dove ebbe una parte determinante nel fermare l’attacco borbonico sulla sinistra e nel contrattaccare sino a chiudere il nemico nelle antiche mura, rimase ferito al collo. Dal Faro, con una flottiglia, il Cosenz prese terra sul continente a Villa S. Giovanni, tagliò la ritirata al borbonico generale Briganti e lo costrinse a capitolare. Il 23 agosto, sbarcato in Calabria, guidò la colonna che permise di circondare e costringere alla resa due brigate borboniche a Villa San Giovanni e Piale. Il 30 agosto ripeté la manovra, costringendo alla resa i 10.000 soldati borbonici del generale Giuseppe Ghio all’altipiano di Soveria Mannelli. Con il grado di maggiore generale comandante di divisione, entrò a Napoli al seguito di Garibaldi. Lì venne nominato segretario della guerra del governo luogotenenziale e prese parte all’organizzazione del plebiscito. Dopo lo sbarco a Sapri, il 3 Settembre 1860, insieme a Garibaldi arrivò a Napoli dove assunse la carica di ministro della Guerra del governo dittatoriale in difficile momento.

(Fig. n…) – Ritratto fotografico del generale Nino Bixio in uniforme
La XVIII Divisione o DIVISIONE BIXIO
Dunque, la XVIII Divisione era la Divisione affidata al comandante generale Nino BIXIO, il cui Capo di Stato Maggiore era il Luogotenente Colonnello Ghezzi. A questa divisione appartenevano le 2 Brigate: la 1° comandata dal colonnello Bezza e la 2° comandata dal colonnello Balzani. Inoltre vi era un’altra Divisione Aggregata alla Bixio il cui comandante era il Generale Avezzana.
| 18.a Divisione Comandante Luogot. Gen. Bixio Stato Maggiore di Divisione Capo Luogot. Colonn. Ghezzi 1.a Brigata Comandante Colonn. Bezza 2.a Brigata Comandante Colonn. Balzani Divisione Aggregata Comandante Luogot. Gen. Avezzana | ||
Promosso Maggior generale con decreto del 15 agosto 1860, gli venne affidato il comando della 15ª Divisione, con la quale sbarcò a Melito di Porto Salvo e, nella notte del 21 agosto, prese d’assalto la città di Reggio Calabria, conquistandola nella battaglia di Piazza Duomo. Durante i combattimenti il suo cavallo fu abbattuto da 19 pallottole, mentre Bixio se la cavò con una ferita al braccio sinistro. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a pp. 61-62, nella nota (1) postillava: “(1) Il battaglione di Menotti Garibaldi apparteneva alla neo formata 18a divisione Bixio.”. Alla Divisione comandata da Bixio, la 18° dipendeva un battaglione a cui apparteneva Menotti Garibaldi, uno dei figli del generale Giuseppe.
Nel 31 agosto 1860, dal porto di Livorno, la partenza per la Sicilia dei volontari di Castel Pucci, di Giovanni NICOTERA e ACHILLE SACCHI, che furono scortati da navi da guerra Sarde (“Colombo”) fino in Sicilia
Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Sconfitta di Cavour a Napoli”, a p. 192, in proposito scriveva che: “Giovanni Nicotera era uno dei più arrabbiati radicali, ancor meno disposto di Mazzini a compromessi sulla questione della repubblica, sebbene avesse momentaneamente accettato il programma di Garibaldi; si considerava assolutamente indipendente nel suo comando sui volontari in Toscana e riteneva di non doverne rispondere a nessuno, nemmeno a Garibaldi, ed anche più tardi, diventato una delle più eminenti figure nel governo del Regno d’Italia, doveva farsi notare per il temperamento autoritario e intrattabile. Nel 1860, l’opposizione di Cavour che si manifestò inaspettatamente in modo così brutale andava al di là della sua capacità di sopportazione: in una lettera del 4 agosto, che Ricasoli intercettò secondo il suo solito, scriveva che avrebbe condotto innanzi il piano d’invasione del territorio romano anche a costo di combattere contro l’esercito piemontese (4): affermazione questa che non torna punto a suo credito. Tuttavia, nonostante queste esplosioni, continuò ad esser protetto da Ricasoli, poiché questi due baroni, uno monarchico-conservatore e l’altro democratico e repubblicano, si trovavano più volte a pensar e ad agire nello stesso senso.”. Mack Smith,a p. 192, nella nota (4) postillava che: “(4) Nicotera e Bertani, 4 agosto (copia in BR ASF, b. T, f. P); nelle due buste G e T ci sono le lettere e documenti diplomatici diretti al cardinale Antonelli, etc…, alcuni originali di lettere di Nicotera e Guerrazzi che Ricasoli deve avere addirittura confiscate, e copie di telegrammi di Elliot a Russell, tutti intercettati in Toscana.”. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Rottura di Cavour con Garibaldi”, a pp. 282-283, riferendosi ai mesi autunnali, in proposito scriveva che: “Cavour si era preparato per tale eventualità almeno fin dalla metà d’agosto; e il primo indubitabile passo da lui compiuto in tal senso era costituito dalla circolare del 13 agosto, che vietava l’arruolamento di volontari. Etc…(p. 283). In Toscana i volontari di Nicotera, che avevano ricevuto il permesso ed anche l’incoraggiamento per concentravisi prima di tale mutamento di politica (3), furono dispersi, nonostante le violente proteste di Ricasoli. La forzata dispersione dei volontari genovesi già avvenuta in precedenza in quel mese era stata effettuata a causa dell’avversione della Francia a violazioni del territorio pontificio; invece, lo scioglimento dei volontari radunatisi in Toscana era conseguente alla risoluzione di Cavour di invadere lui stesso quel territorio. L’aiuto dei volontari gli sarebbe stato utile; ma c’erano ragioni politiche perché l’esercito regio ed il governo del re dovessero riservare per sé soli quel tanto di prestigio che sarebbe derivato da quest’ardita impresa. Per abbindolare Nicotera sino a convincerlo a recarsi ai primi di settembre nella remota Sicilia, occorsero insieme tatto, fermezza ed astuzia (4); e si riuscì così appena in tempo a compiere questa delicata mossa (5).”. Mack Smith, a p. 283, nella nota (3) postillava che: “(3) Ricasoli a Cavour, 23 agosto (B. Ricasoli, Lettere, a cura di Tabarrini, V, p. 213); Ricasoli a Farini, 26 agosto (BR ASF, b, T, f. P).”. Mack Smith, a p. 283, nella nota (4) postillava: “(4) Protesta di Nicotera al governatore di Livorno, 31 agosto (BP, ASF, b. A, f. P).”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a pp. 154-155, in proposito scriveva che: “Rimanevano ancora i 2000 volontari del Nicotera in Toscana, e di essi nessuna menzione specifica s’era fatta nell’accordo convenuto fra il Bertani e il Farini a Genova, etc…”. Treveljan aggiungeva che: “Garibaldi pur reclamando le forze del Pianciani per se stesso onde poter trasferirsi di là dello Stretto, era sempre disposto a consentire che il Nicotera invadesse il territorio papale e scrisse a quell’effetto (3), etc….”. Dunque, quando Garibaldi era arrivato a Golfo Aranci col Bertani lasciò Nicotera con le sue truppe. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (3) postillava: “(3) Bertani, II, 170”. Treveljan, a pp. 154-155 aggiungeva pure che: “….ma Cavour, contrario alla mossa, inviò istruzioni a Ricasoli, governatore della Toscana, perchè lo impedisse. Dopo un’aspra contesa caratterizzata da reciproca mancanza di rispetto, fra il Nicotera e il Ricasoli, quest’ultimo la vinse e ottenne con la forza che l’ultimo residuo dei volontari partisse alla volta della Sicilia (1).”. Treveljan, a p. 155, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, 313 e seg. (documenti M e N); Ricasoli, V, 171-224 passim.; Nicotera trascendeva nell’espressione del suo credo repubblicato anche più in là di quel che piacesse al Mazzini; vedi Mignona, 193. Appendice B.”. Riguardo la citazione di “Mignona”, il Treveljan, a p. 436 scriveva: “Mignona = Carbonelli (G. Pupino) – Nicola Mignona. Napoli, 1889.”. Si tratta di Carbonelli Pupino G., Nicola Mignogna e non “Mignona” come scriveva il Treveljan. Nicola Mignogna fu nominato da Garibaldi tesoriere della Spedizione dei Mille. Dunque, contrariamente alle speranze di Garibaldi ed alle convinzioni del Nicotera che era in Toscana, con il suo corpo di volontari, che era quasi pronto per l’insurrezione armata contro gli Stati papalini, ebbe uno scontro con Ricasoli, governatore della Toscana, che lo indusse a partire per la Sicilia. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Depretis e Garibaldi”, a p. 283, in proposito scriveva che: “Per abbindolare Nicotera sino a convincerlo a recarsi ai primi di settembre nella remota Sicilia, occorsero insieme tatto, fermezza ed astuzia (4); e si riuscì così appena in tempo a compiere questa delicata mossa (5).”. Mack Smith, a p. 283, nella nota (4) postillava: “(4) Protesta di Nicotera al governatore di Livorno, 31 agosto (BP, ASF, b. A, f. P).”. Dallolio, a p. 210, nella nota (1) postillava: “(1) Come il Ricasoli impedisse la spedizione del Nicotera nello Stato Pontificio è noto. Meno noto è il piano di insurrezione preparato dal Bertani, che il Comandini pubblica (op. cit.) come documento di capitale importanza. Il Piano fu mandato segretamente dal Bertani allo Stanzani, ed è fra le carte del Comitato di provvedimento.”. In questo passaggio, Dallolio accenna allo stop che Cavour impresse all’invasione dello Stato Pontificio, influenzando il suo governatore della Toscana, Ricasoli che fece arrestare Nicotera. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che, Garibaldi, dalla Sardegna dove si era recato con Bertani: “Poi di propria ispirazione scrive a Nicotera consigliandolo di passare la frontiera tosco-romana e di agire subito etc…Queste istruzioni chiariscono di nuovo come Garibaldi non avesse mai abbandonata l’idea prediletta.”. Sempre la White, sulla scorta del Diario del Bertani, aggiunge che, Bertani, arrivato di nuovo in Sicilia: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, poi che aveva saputo della violenza usata da Ricasoli per costringere la quinta brigata a sbarcare a Palermo facendola anzi scortare da Livorno, e aveva letta la circolare di Farini che proibiva assolutamente altri arruolamenti di volontari sul continente, visto che il generale aveva spedito la brigata Eberhard a Trapani, studiava ogni mezzo per raggiungerlo. Etc…”. Bertani, a Milazzo, intendo a ricongiungersi con Garibaldi, da poco sbarcato in Calabria, con il contingente delle truppe ex Spedizione Pianciani (circa 4000 uomini affidati da Garibaldi, al colonnello Rustow), “….aveva saputo della violenza usata da Ricasoli per costringere la quinta brigata a sbarcare a Palermo dfacendola anzi scortare da Livorno” e, aveva letto la circolare di Farini (indotta da Cavour) del blocco degli arruolamenti di volontari. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a pp. 335-336, riferendosi a Ricasoli, governatore della Toscana, in proposito scriveva che: “Comunque, ecco il 31 agosto la famosa circolare del Farini ai governatori e prefetti ed intendenti, che parve ed era realmente una minaccia e una sfida: “…Il Governo etc…”. Inutile dire gli strilli e le ire dei mazziniani contro queste parole del Farini, che si vollero non a torto dirette anche contro Garibaldi; certo, lo erano contro il Bertani e il Nicotera ed erano un chiaro monito per il Ricasoli, il quale aveva dovuto mutar contegno nei suoi rapporti coi volontari ed opporsi alla progettata invasione da parte loro degli Stati della Chiesa. Non mi pare il caso di ripetere le trattative, già narrate per disteso da altri, che si svolsero allora tra il Governatore della Toscana e il Nicotera; però, per quanto nota, credo bene riportare la Convenzione cui infine si era addivenuti: “Firenze 24 agosto 1860. Convenzione fra Bettino Ricasoli, Governatore di Toscana, e Giovanni Nicotera, Colonnello comandante della 5° Brigata dell’Esercito Nazionale: 1° Nicotera si obbliga ad imbarcarsi con la colonna di stanza a Castel Pucci su vapori provveduti da Ricasoli e a non toccare le coste né Toscane né quelle Romane se prima non avrà messo piede su territorio napoletano; etc…”. Sempre a p. 336, Agrati aggiungeva la “Protesta di Giovanni Nicotera del 31 agosto 1860”. Il barone Bettino Ricasoli, soprannominato il Barone di ferro (Ricàsoli [riˈkazoli]; Firenze, 9 marzo 1809 – San Regolo, 23 ottobre 1880), è stato un nobile e politico italiano, sindaco di Firenze e secondo presidente del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia dopo il Conte di Cavour. Ricasoli fu poi nominato dal governo piemontese governatore provvisorio della Toscana, spesso scontrandosi con la politica governativa ufficiale, volta a mantenere gli equilibri internazionali per riprendere il processo unitario per via diplomatica. Infatti il governatore toscano diede ospitalità a Giuseppe Mazzini, su cui pendeva ancora la condanna a morte per la tentata sollevazione di Genova del 1857, inviò armi a Viterbo e nelle Marche per fomentarvi la rivolta contro Pio IX e, dopo l’ingresso di Garibaldi a Napoli nel settembre del 1860, scrisse una lettera imperiosa a Cavour e al governo per chiedere di mobilitare l’esercito per affiancare i volontari garibaldini. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a pp. 154-155, riferendosi ai 2000 volontari di Nicotera in Toscana ed a Garibaldi, che: “Dopo un’aspra contesa caratterizzata da reciproca mancanza di rispetto, fra il Nicotera e il Ricasoli, quest’ultimo la vinse e ottenne con la forza che l’ultimo residuo dei volontari partisse alla volta della Sicilia (1).”. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (3) postillava: “(3) Bertani, II, 170”. Treveljan, a p. 155, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, 313 e seg. (documenti M e N); Ricasoli, V, 171-224 passim.; Nicotera trascendeva nell’espressione del suo credo repubblicato anche più in là di quel che piacesse al Mazzini; vedi Mignona, 193. Appendice B.”. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a p. 336, in proposito aggiunge che: “…tra il Governatore della Toscana e il Nicotera; però, per quanto nota, la convenzione a cui si era pervenuti: “Firenze, 24 agosto 1860. Convenzione fra Bettino Ricasoli, Governatore della Toscana, e Giovanni Nicotera, Colonnello comandante della 5° Brigata dell’Esercito Nazionale: 1° Nicotera si obbliga ad imbarcarsi con la sua colonna di stanza a Castel Pucci su vapori provveduti da Ricasoli etc…”. Treveljan (traduzione di Dobelli) scriveva che Ricasoli ottenne che il barone Giovanni Nicotera partisse alla volta della Sicilia, dove portò le sue truppe della “5° brigata Toscana” (nate per invadere lo Stato Pontificio), e le fece sbarcare a Palermo, dove, come vedremo, saputo delle dimissioni del Pianciani, anch’egli si dimise dal programma garibaldino. Il piano non ebbe però pratica attuazione in quanto Cavour indirizzò la spedizione verso la Sardegna e poi verso Sud. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Depretis e Garibaldi”, a p. 283, in proposito scriveva che: “Per abbindolare Nicotera sino a convincerlo a recarsi ai primi di settembre nella remota Sicilia, occorsero insieme tatto, fermezza ed astuzia (4); e si riuscì così appena in tempo a compiere questa delicata mossa (5).”. Mack Smith, a p. 283, nella nota (4) postillava: “(4) Protesta di Nicotera al governatore di Livorno, 31 agosto (BP, ASF, b. A, f. P).”. Dunque, qui si dice chiaramente che ai primi di settembre del 1860, Giovanni Nicotera arriva a Palermo col suo contingente. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a pp. 336-337, in proposito aggiunge che: “…riporto invece la protesta del Nicotera che mostra come essa fu dal Ricasoli osservata: “Protesta di Giovanni Nicotera del 31 agosto 1860. Io organizzai una Brigata e con assenso del governatore Ricasoli la radunai nel Castel Pucci presso Firenze. Feci convenzione col Ricasoli etc…Qualche giorno dopo io fui arrestato in piazza del Duomo a Firenze e trattenuto alcune ore. Ma l’attitudne dei volontari fece riconfermare la Convenzione, sborsare i 30 mila franchi e la Brigata partì da Castel Pucci il 29 agosto per Livorno, ove si imbarcano 2 mila uomini soli perchè i vapori non bastano, e 400 restano a terra. Etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 337, dopo aver accennato alla Convenzione tra il Nicotera ed il Ricasoli, in proposito scriveva che: “…riporto invece la protesta del Nicotera che mostra come essa fu dal Ricasoli osservata: “Protesta di Giovanni Nicotera del 31 agosto 1860. Io organizzai una Brigata e con assenso del governatore Ricasoli etc…,, sborsare i 30 mila franchi e la Brigata partì da Castel Pucci il 29 agosto per Livorno, ove si imbarcano 2 mila uomini soli perchè i vapori non bastano, e 400 restano a terra. Il ‘Rhone’ era carico di armi, il ‘Provence’ e il S. Nicola (a vela) erano piccolissimi. A bordo il sottoscritto seppe che erano diretti a Palermo, etc…Il 31 agosto; quando il ‘Colombo’ dalla marina sarda si avvicina con una cannoniera e da terra ci puntano addosso i cannoni etc…per farli imabarcare sul ‘Febo’ per Palermo etc…”.Riguardo il Pianciani ed il Ricasoli, Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 333, in proposito scriveva che: “Dal canto suo il Nicotera, in un ordine del giorno ai suoi, grida: “Viva l’Italia, viva la libertà, viva Garibaldi!” ma neppur egli accenna al Re. Dal che, si vede subito come il Pianciani e gli altri intendano quella lealtà, con la quale, secondo vanno strombazzando, avrebbero accettata la monarchia di Vittorio Emanuele e quanto giustificata sia la diffidenza del Cavour a loro riguardo. Il Pianciani abbandonò la Sicilia il 20 agosto e andò in Toscana, donde, come ospite pericoloso, lo espulse il Ricasoli dopo pochi giorni, il 2 settembre. A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunto il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova.”. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo “I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a p. 226, in proposito scriveva che: “…e aspettò che Garibaldi gli ordinasse di marciare avanti, ma questo ordine non venne e il giorno in cui Nicotera e i suoi, impazienti di scontrarsi col nemico; salpavano dal porto di Livorno, il governo glielo impedì, furono costretti sciogliersi e per altre vie raggiungere Garibaldi a Capua ed aver quivi la somma ventura di salvare le truppe del generale Stocco completamente circondate dai regi.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 103-104, in proposito scriveva che: “Bisognava, quindi, fermare tutti i movimenti insurrezionali, che agivano fuori dell’orbita di queste direttive del Governo. Già fino dal 30 luglio, prima che fosse diramata la circolare, il Barone Ricasoli era stato chiamato a Torino dal Cavour, che gli comunicò doversi impedire alla brigata Nicotera la progettata invasione nell’Umbria. Il Ricasoli, ritornato a Firenze, eseguì l’ordine scrupolosamente, scongiurando nello stesso tempo, con la massima energia, un conflitto fra i volontari di Castel Pucci e la truppa, minacciato dal Nicotera. Dal 1° al 3 agosto tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia. Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro. La brigata da Palermo andò a Sapri per mare, poi a Salerno e il 10 settembre entrava in Napoli e partecipava alla battaglia del Volturno ove si distinse.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a p. 361, in proposito scriveva che: “Eran parte di queste bande le raccolte dal Nicotera, dicevan da 2300 uomini a Castelpucci presso Firenze; il più soldati vestiti rossi, ch’ avean da entrare nel pontificio. A queste il Pianciani con un bando disse : « La nostra bandiera ha i colori « della nazione ; essa vi deve porre lo stemma. » Questo putiva di repubblica; e oltracciò s’ aveva a ubbidire a Napoleone, che non volea tocco allora il papa; però il mattino del 28 arrestarono a Firenze il Nicotera e il Sacchi uno de’ suoi maggiori. Dopo poche ore liberaronli, dissesi, a patto d’andar subito con la gente in Sicilia, e con promessa di quarantamila franchi ed altro. Imbarcati a Livorno, aspettavano la moneta e l’altre promesse fatte dal Ricasoli, e non si movevano; ma accorsero cannoni sul molo, e un Commissario di polizia loro ingiunse partissero, o andrebbero a picco. Il Nicotera rabbioso protestò, e andò; ma dopo pochi dì stampò una lettera al Ricasoli, tutta insulti ; dove gli rinfacciò : « Mi prometteste : Se Torino si oppone mi « torrò la maschera, e verrò con voi ; ora, sig. barone, quante sorte di maschere avete sul viso’? » Fu svelato appresso ei fremesse, perchè non quaranta, ma solo trentamila franchi gli dettero. Certo quei soldati sardi mascherati colla casacca rossa sforzati furono dal governo di Vittorio a venir contro noi, mentre ancora quel re teneva i nostri legati in corte. Le maschere di cotesta gente sono infinite.”. Dunque, Gaetano Sacchi era maggiore della Brigata del Nicotera che dovette portarsi a Palermo per volere di Cavour e del Governatore della Toscana Ricasoli. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. II, a pp. 361-362, in proposito aggiungeva pure che: “Gli scrittori garibaldini enumerano le milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina ; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord -est ; le divisioni Cosenze Medici e la brigata Eber: presso Messina a Torre di Faro con ottomila ; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora e il Rustow con 4000 a Melazzo…Da tale enumerazione sembrano i soli contati trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da Quarantamila.”. Dunque, secondo il De Sivo, i volontari garibaldini organizzati a Castel Pucci dal Nicotera ammontavano a 2300 uomini. Aristide Arzano (….), nel suo, Il dissidio fra Garibaldi e Depretis sull’annessione della Sicilia, Città di Castello, Tip. Unione Arti Grafiche, 1913, a pp. 9-10, in proposito scriveva che: “Tutto il lavorio di Bertani e di Mazzini per attuare una forte spedizione nell’Umbria fu sempre, a tempo opportuno, avvedutamente devolto ai fini del Governo. Quando parve a Cavour che il Ricasoli tentennasse lo fece chiamare dal Re (30 luglio 1860) e poco dopo (8 agosto) scriveva al marchese Gualterio: “Il Ministero ha impedito questa spedizione e prese efficaci misure perchè altra non si compia”(1).”. Arzano, a p. 10, nella nota (1) postillava: “(1) Chiala, III, 317, IV-CCLXII”. Arzano, continuando il suo rcconto, a p. 10 scriveva che: “Infatti anche la brigata di Castel Pucci, comandata da Nicotera, dovette accontentarsi di far vela, pur essa, per la Sicilia non senza che il Nicotera ed il Sacchi subissero prima un arresto ammonitorio. E di tali fatti danno ragguaglio anche le lettere tratte dall’archivio Lanza che, come inedite, abbiamo creduto riferire integralmente ai n. I, II, III.”. Su Gaetano Sacchi ha scritto anche Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. Alfredo Capone (….), nel capitolo “II. Etc…”, nel suo testo, L’opposizione meridionale nell’età della Destra, ed. di Storia e Letteratura, Roma, 1970, a p. 74 e ssg., in proposito scriveva che: “Il 20 agosto, infatti, il Farini inviò al tentennante Ricasoli l’ultimatum di sciogliere entro tre giorni, i olontari di Castel Pucci, prendendo spunto da un incauto ordine del giorno di Nicotera, da lui comunicato alla truppa, nel quale si parlava della sua, come di una brigata di “un Essercito nazionale” etc…(50).”. Capone, a p. 74, nella nota (50) postillava: “(50) Vedine il testo ne l’Unità italiana del 22 agosto; cfr. pure l’opuscolo pubblicato anonimo (ma di P. Cironi) Nicotera a Castel Pucci, narrazione della giornata del 28 agosto dalle 6 di mattina a mezzanotte, s.a.e.l., e la lettera di Farini del 20 agosto, a Ricasoli, in ‘Carteggi di B. Ricasoli, op. cit. vol. cit., pp. 230-31”. Alfredo Capone (….), nel suo, Giovanni Nicotera e il “mito” di Sapri, Centro Studi per il Cilento e il Vallo di Diano, Ottobre, Roma, 1967, nella Prefazione al testo, a p. 7 scriveva: “Legato fisicamente alla memoria di Sapri, Nicotera credette di poterla far rivivere durante il tentativo di spedizione nello Stato pontificio, dopo la sua liberazione, e la ripropose nella Napoli degli anni ’60. E lo fece clamorosamente, con tutte le sue crudezze del suo temperamento e le ambiguità della sua milizia politica, sollevando, in taluni, sospetti di opportunismo, e, in altri, aperta ostilità politica. Etc…”. Alfredo Capone (….), nel capitolo “II. Etc…”, nel suo testo, L’opposizione meridionale nell’età della Destra, ed. di Storia e Letteratura, Roma, 1970, a p. 75 e ssg., in proposito scriveva che: “Ricasoli, allora, il 24 agosto, stipulò col Nicotera una convenzione secondo cui i volontari, provvisti di 40.000 franchi, si sarebbero imbarcati su due vapori, assieme a cavalli e fucili; ma Nicotera si impegnava a non sbarcare le sue truppe né in territorio toscano né romano, bensì in territorio napoletano; tuttavia non in Sicilia (62). Si trattava di un accordo che in realtà lasciava al Nicotera e ai suoi volontari la possibilità di contravvenirlo con grande facilità. Ed infatti Mazzini non rinunziò al tentativo di organizzare un colpo di mano ritenendo possibile, come già aveva progettato nel luglio (53), di far dirottare le navi coi volontari verso il litorale pontificio. Nicotera, naturalmente appoggiò quest’ultimo tentativo mazziniano, sperando fra l’alto che sarebbero giunti in Toscana da Palermo cinquecento garibaldini per unirsi ai suoi volontari di Castel Pucci (54), e fidando nell’opera del livornese Botta, che intanto coadiuvato dal Nencioni, cercava di raccogliere in extremis altri volontari (55). Ma questo tentativo mazziniano era destinato ad un sicuro fallimento.”. Alfredo Capone (….), nel capitolo “II. Etc…”, nel suo testo, L’opposizione meridionale nell’età della Destra, ed. di Storia e Letteratura, Roma, 1970, a pp. 76-77 e ssg., in proposito scriveva che: “Il Governo, come è noto, il 28 agosto fece arrestare Nicotera il quale, rilasciato lo stesso giorno, accettò di imbarcarsi con i suoi volontari, credendo che fosse tuttora valida la convenzione stipulata col Ricasoli il 24, e ciò, egli scrisse poi, in base alle assicurazioni dello stesso Ricasoli (59). Ciò diede nuova esca alle speranze di Mazzini che credette ancora possibile un miracolo, cioè un colpo di mano e una diversione delle navi verso lo Stato Pontificio. Egli infatti, all’alba del 29 agosto scriveva allo Stansfeld: “Nicotera partirà questa sera etc…”(60). Ma la realtà era tutta diversa da come Mazzini aveva sperato. Nicotera infatti si trovò di fronte l’ordine preciso di frazionare le truppe dei volontari che sarebbero partiti in convogli successivi per la Sicilia (61). Inutilmente Nicotera inviò al Governatore di Livorno una lettera di protesta etc…Quindi- egli scriveva – Mi si assicura che sarò scortato da un legno da guerra sardo il quale ha la missione d’impedirmi il disbarco ove io creda di doverlo eseguire…..(63). Ma a porre fine alle proteste di Nicotera, il giorno 31, si avvicinò minacciosamente alle navi con i volontari, la nave da guerra sarda “Colombo”; contemporaneamente un commissario di polizia intimò a Nicotera di imbarcarsi immediatamente in direzione di Palermo, pena l’arresto. Nicotera dovette così rinunciare ai suoi propositi ed obbedire. Però prima di abbandonare il porto di Livorno inviò dal ‘Provence’, sul quale fu fatto imbarcare, un memoriale di protesta al governatore di Livorno etc…”. Capone, a p. 77, nella nota (61) postillava: “(61) Annibaldi Biscossi a Ricasoli, 2 settembre, in ‘Carteggi di B. Ricasoli, op. cit., vol. cit., pp. 315-320, dove è una relazione dettagliata dell’imbarco e della prudenza dei volontari di Nicotera da Livorno; Nicotera infatti, giunto a Napoli, denunciò pubblicamente la complicità del Ricasoli; cfr. “Il Garibaldi” di Napoli del 19 settembre 1860.”. Nella “Biogafia di Giovanni Nicotera”, Nocera Inferiore, Tip. Editrice della Veuviana, 1886, a p. 43, in proposito scriveva che: “Il dì seguente il Nicotera venne catturato da un capitano dei carabinieri e all’ ufficio di polizia gli venne intimato di recarsi subito a sciogliere la legione ; egli protesto e si rifiuto di obbedire; intanto i volontari conosciuto il fatto, minacciavano di prendere le armi per liberare il loro comandante. Il Dolfi ne informò il Ricasoli e stabilirono la scarcerazione del Nicotera e di farlo imbarcare coi 1500 legionari per Palermo. Egli benchè dolente di questa determinazione, pure accetto; le armi di tutti vennero incassate e spedite a Livorno ed ivi imbarcate coi volontari su due vapori francesi, ma poco dopo furono circondati da varie navi da guerra sarde che avevano aperti glisportelli dei cannoni: il Nicotera credette fosse un equivoco, ma tosto vide comparire su d’una lancia un capitano dei carabinieri, ed un ispettore di pubblica sicurezza, il quale, cinto di sciarpa, gl’intimò la cattura. Egli protesto e dichiarò non muoversi e non cedere neppure alla forza, e scrisse al prefetto esser tutti pronti a morire facendosi mandare a picco coi due vapori se non si lasciassero salpare subito, giusta le promesse avute ; l’energica lettera persuase il prefetto a lasciarli partire.”. Dalla Treccani on-line leggiamo che Mario Menghini scriveva che Giovanni Nicotera raggiunse subito dopo Garibaldi a Napoli. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 337-338, in proposito scriveva: “……”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514 “Allegato II- Riassunto tabelle di marcia”, in proposito scriveva che: “BRIGATA SPANGARO: Luglio alla Villa di Castel Pucci in Formazione, 29 Agosto Livorno, 30 agosto Livorno, 31 agosto Livorno, 1 settembre Partenza, 2 settembre sul mare, 3 Settembre Palermo, 4-5-6 Partenza da Palermo, 8 settembre Sapri., 9 settembre Salerno, 10-11 Napoli etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 170-171, parlando delle “marce e traversate di mare”, nella nota (1) descrive quelle della Brigata Spangaro ed in proposito scriveva che: “La Brigata Spangaro s’imbarcava il giorno 30 agosto in Livorno per Palermo…..Lo stesso giorno 3 (3 settembre 1860)…Nel medesimo giorno 3 (3 settembre 1860) la Brigata Spangaro sbarcava a Palermo……In questo stesso giorno (si riferisce al 5 settembre 1860), ….sbarcava a Palermo una frazione della Brigata Spangaro, la quale veniva passata in rivista dal comandante di Piazza…Il 7 una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri dove arrivava alle 7 pom., e trovava ordine di continuare per Napoli, se nonchè per mancanza di carbone doveva a di 8 sbarcare a Salerno. Ivi si fermava qualche ora, e poi ripartiva per Nocera, da dove con la ferrovia arrivava a Napoli la mattina del 9. Il giorno 8 il resto della stessa Brigata partiva da Palermo direttamente per Napoli, e vi arrivava la mattina del 9, che riunita a Largo S. Francesco di Paola, veniva passata in rivista dal Generale Dittatore, quindi si acquartierava.”. Dunque, riepilogando la marcia della Brigata Spangaro secondo ciò che scriveva il Pecorini-Manzoni, la “Brigata Spangaro”, si imbarcava a Livorno il giorno 30 agosto 1860 ed il 3 settembre 1860 sbarcava a Palermo. Il 5 settembre 1860, dopo due giorni, sbarcava a Palermo una porzione della Brigata Spangaro che veniva passata in rivista dal Comandante di Piazza. Giorno 7 settembre 1860, una porzione della Brigata Spangaro riparte da Palermo, viaggia per mare e sbarca a Sapri il giorno 7 settembre 1860 alle ore 19,00. Riparte da Sapri, diretta a Napoli, ma giorno 8 dovette sbarcare a Salerno. Arriverà a Napoli il giorno 9 settembre 1860. Il giorno 8 settembre 1860, un’altra porzione della Brigata Spangaro si imbarca per Napoli dove arrivava il giorno 9 settembre 1860. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514 “Allegato II- Riassunto tabelle di marcia”, in proposito scriveva che: “BRIGATA SPANGARO: Luglio alla Villa di Castel Pucci in Formazione, 29 Agosto Livorno, 30 agosto Livorno, 31 agosto Livorno, 1 settembre Partenza, 2 settembre sul mare, 3 Settembre Palermo, 4-5-6 Partenza da Palermo, 8 settembre Sapri., 9 settembre Salerno, 10-11 Napoli etc…”.
Nel 1° settembre 1860, partenza da Livorno per Palermo dove arriva la brigata “Castel Pucci” formata da Giovanni NICOTERA, poi in seguito denominata “SPANGARO”
Nicotera, dopo aver energicamente protestato con Ricasoli, il I settembre 1860 parte per Palermo ed infatti, Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 379, in proposito scriveva che: “1-3 settembre (da Livorno) – Bastimenti: Febo, Garibaldi, Veloce (Provence ?), San Nicola; Numero approssimativo dei partenti: osservazioni: 2000 (Include la brigata “Castel Pucci” del Nicotera, che dette origine al litigio di quest’ultimo con il Ricasoli; Fonti: Turr, Div. 409; Pianciani, doc. lett. N. Protesta del Col. Giov. Nicotera; Ricasoli, 213-223.”. Dunque, in questo specchietto, il Treveljan citava le truppe della “Spedizione di Castel Pucci” organizzata da Giovanni Nicotera in Toscana, che scrive che essi partirono con un contingente di 2000 uomini solo ai primi di settembre 1860 da Livorno. Treveljan scriveva che essi partirono da Livorno ed in Toscana il Nicotera ebbe lo scontro con il Ricasoli che voleva dirigerli verso Garibaldi in Sicilia. Infatti, il Ricasoli, in quella occasione, su mandato del Cavour, fece arrestare Nicotera. Treveljan non dice altro sulla “brigata Castel Pucci” del Nicotera. Treveljan non dice nulla di questa brigata nel prosieguo delle operazioni. Dobelli cita il testo “Memorie Storiche e Militari” del Comando del Corpo di Stato Maggiore-Ufficio Storico, vol. II; Pittaluga Giovanni, La Diversione – note garibaldine sulla campagna del 1860, Roma, 1904. Treveljan, a p. 380 parlando delle spedizioni e delle spese, aggiunge ancora alcune informazioni e scriveva che: “Ma le spedizioni dell’agosto (del Pianciani e del Nicotera) furono allestite, spesate e spedite quasi interamente dal Comitato Centrale del Bertani e dai partiti più avanzati che comprarono i vapori ‘Queen of England, Indipendence, Ferret e Badger’ usati per il trasporto delle armi e perciò non introdotti nella lista da noi data.”. Il 1° settembre 1860, il barone Giovanni Nicotera, dovendo cedere alle insistenti pressioni del governatore della Toscana Ricasoli e di Cavour, che così voleva, arrivò in Sicilia e sbarcò a Palermo con le sue truppe della “5° Brigata Toscana”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a pp. 154-155, riferendosi ai 2000 volontari di Nicotera in Toscana ed a Garibaldi, che: “Dopo un’aspra contesa caratterizzata da reciproca mancanza di rispetto, fra il Nicotera e il Ricasoli, quest’ultimo la vinse e ottenne con la forza che l’ultimo residuo dei volontari partisse alla volta della Sicilia (1).”. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (3) postillava: “(3) Bertani, II, 170”. Treveljan, a p. 155, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, 313 e seg. (documenti M e N); Ricasoli, V, 171-224 passim.; Nicotera trascendeva nell’espressione del suo credo repubblicato anche più in là di quel che piacesse al Mazzini; vedi Mignona, 193. Appendice B.”. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a p. 336, in proposito aggiunge che: “…tra il Governatore della Toscana e il Nicotera; però, per quanto nota, la convenzione a cui si era pervenuti: “Firenze, 24 agosto 1860. Convenzione fra Bettino Ricasoli, Governatore della Toscana, e Giovanni Nicotera, Colonnello comandante della 5° Brigata dell’Esercito Nazionale: 1° Nicotera si obbliga ad imbarcarsi con la sua colonna di stanza a Castel Pucci su vapori provveduti da Ricasoli etc…”. Treveljan (traduzione di Dobelli) scriveva che Ricasoli ottenne che il barone Giovanni Nicotera partisse alla volta della Sicilia, dove portò le sue truppe della “5° brigata Toscana” (nate per invadere lo Stato Pontificio), e le fece sbarcare a Palermo, dove, come vedremo, saputo delle dimissioni del Pianciani, anch’egli si dimise dal programma garibaldino. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Rottura di Cavour con Garibaldi”, a p. 283, riferendosi ai mesi autunnali, in proposito scriveva che: “Per abbindolare Nicotera sino a convincerlo a recarsi ai primi di settembre nella remota Sicilia, occorsero insieme tatto, fermezza ed astuzia (4); e si riuscì così appena in tempo a compiere questa delicata mossa (5).”. Mack Smith, a p. 283, nella nota (4) postillava: “(4) Protesta di Nicotera al governatore di Livorno, 31 agosto (BP, ASF, b. A, f. P).”. Dunque, qui si dice chiaramente che ai primi di settembre del 1860, Giovanni Nicotera arriva a Palermo col suo contingente. Mack Smith, a p. 283, nella nota (5) postillava: “(5) Secondo il rapporto fatto dal governatore di Livorno, tutti i volontari partirono tra il I° e il 7 settembre. Poco prima era giunta la notizia che 145 volontari inglesi s erano impadroniti dell’isola di Montecristo come primo passo per uno sbarco sulla costa pontificia; Ricasoli a Cavour, 27 agosto (BR ASF, f. Z).”. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Cavour costringe Depretis a una scelta”, a p. 236, in proposito scriveva che: “Il barone Nicotera….poi, aveva costituito in Toscana un corpo volontario, ma Cavour l’aveva catturato e spedito in Sicilia come in una specie di lazzaretto.”. Dunque, Mack Smith scriveva che: “Ai primi di settembre la causa radicale venne rinsaldata dall’arrivo a Palermo della spedizione di Nicotera.“. Il piano non ebbe però pratica attuazione in quanto Cavour indirizzò la spedizione verso la Sardegna e poi verso Sud. Dunque, qui si dice chiaramente che ai primi di settembre del 1860, Giovanni Nicotera arriva a Palermo col suo contingente. Mack Smith, a p. 283, nella nota (5) postillava: “(5) Secondo il rapporto fatto dal governatore di Livorno, tutti i volontari partirono tra il I° e il 7 settembre. Poco prima era giunta la notizia che 145 volontari inglesi s’erano impadroniti dell’isola di Montecristo come primo passo per uno sbarco sulla costa pontificia; Ricasoli a Cavour, 27 agosto (BR ASF, f. Z).”. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a pp. 336-337, dalla Protesta del Nicotera verso il Ricasoli, il 31 agosto 1860, Nicotera scriveva: “…Ma l’attitudine dei volontari fece riconfermare la Convenzione, sborsare i 30 mila franchi e la Brigata partì da Castel Pucci il 29 agosto per Livorno, ove si imbarcano 2 mila uomini soli perchè i vapori non bastano, e 400 restano a terra. Il ‘Rhòne’ era carico di marmi, il ‘Provence’ e il S. Nicola (a vela) erano piccolissimi. A bordo il sottoscritto seppe che erano diretti a Palermo, che vi erano viveri per un giorno solo, che nessuna condizione aveva tenuta il Ricasoli. Si stà soffrendo ed aspettando sino al 31 agosto; quando il ‘Colombo’ della marina sarda si avvicina con una cannoniera e da terra ci puntano addosso i cannoni della batteria del Molo e sappiamo molta truppa in città, vietato sbarcare, il popolo aizzato contro di noi. Poi venne un commissario di polizia con un ufficiale dei carabinieri e mi intima di imbarcare a sera i volontari che ci stanno sul ‘Febo’ e sul General Garibaldi’. Il resto sarà imbarcato domani e tutti saranno scortati a Palermo. Se resisto, o sciogliere il corpo o essere considerato ribelle. Dichiaro che cedo alla forza, considerando questo Governo al pari dell’austriaco e del borbonico, e mi dichiaro coi miei prigionieri del Governo sardo”. “. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 379, in proposito scriveva che: “1-3 settembre (da Livorno) – Bastimenti: Febo, Garibaldi, Veloce (Provence ?), San Nicola; Numero approssimativo dei partenti: osservazioni: 2000 (Include la brigata “Castel Pucci” del Nicotera, che dette origine al litigio di quest’ultimo con il Ricasoli; Fonti: Turr, Div. 409; Pianciani, doc. lett. N. Protesta del Col. Giov. Nicotera; Ricasoli, 213-223.”. Dunque, in questo specchietto, il Treveljan citava le truppe della “Spedizione di Castel Pucci” organizzata da Giovanni Nicotera in Toscana, che scrive che essi partirono con un contingente di 2000 uomini solo ai primi di settembre 1860 da Livorno. Treveljan scriveva che essi partirono da Livorno ed in Toscana il Nicotera ebbe lo scontro con il Ricasoli che voleva dirigerli verso Garibaldi in Sicilia. Infatti, il Ricasoli, in quella occasione, su mandato del Cavour, fece arrestare Nicotera. Treveljan non dice nulla di questa brigata nel prosieguo delle operazioni. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Il gruppo di Nicotera si componeva di 2.000 volontari che avrebbero dovuto congiungersi con i 6.000 di Pianciani, che a loro volta avrebbero dovuto sbarcare nel nord del Lazio, quindi i due gruppi avrebbero dovuto congiungersi con altri circa 1.000 volontari provenienti dalla Romagna verso le Marche, formando una spedizione per un totale di circa 9.000 volontari per puntare verso sud, prendendo l’esercito borbonico in una manovra cosiddetta tenaglia. Tale piano non ebbe però pratica attuazione in quanto Cavour indirizzò la spedizione verso la Sardegna e poi verso Sud. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Cavour costringe Depretis a una scelta”, a pp. 236-237, in proposito scriveva che: “A Palermo poi Depretis rifiutò a tale contingente il permesso di proseguire per ricongiungersi a Garibaldi, finché i più accesi repubblicani fra i suoi ufficiali non si fossero dimessi. Nicotera fu tanto irritato da tale trattamento che, in contrasto con i desideri di Mazzini, si rifiutò di aderire al programma garibaldino di adesione alla monarchia (1). Sarebbe stato arduo ritenere che la sua presenza in Sicilia per quei pochi giorni abbia potuto esser d’aiuto a Depretis nella sua attività di conciliatore; ed il partito cavouriano considerò questo un segno che i repubblicani avrebbero potuto da un momento all’altro gettar la maschera e ripudiare la loro malcerta fedeltà al trono.”. Mack Smith aggiunge pure che: “Ma Nicotera era troppo aspro, troppo estremista, e dava troppo poco affidamento perché gli altri rivoluzionari potessero fidarsi gran che di lui; così, per tutto il resto dell’anno, egli ebbe scarsa influenza nel Mezzogiorno.”. Ed infatti, Mack Smith, p. …. aggiunge che il 12 settembre 1860, dopo una diecina di giorni di permanenza a Palermo, Nicotera arrivò a Napoli per andare da Garibaldi e Mazzini che si era ivi stabilito. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a p. 455, in proposito aggiunge che: “Intanto, il Pianciani, il Nicotera sulle bandiere della loro spedizione quello scudo non ce l’avevan neanche messo. Si deve riconoscere che per costoro Cavour aveva piena ragione di diffidare. Etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 103-104, in proposito scriveva che: “Bisognava, quindi, fermare tutti i movimenti insurrezionali, che agivano fuori dell’orbita di queste direttive del Governo. Già fino dal 30 luglio, prima che fosse diramata la circolare, il Barone Ricasoli era stato chiamato a Torino dal Cavour, che gli comunicò doversi impedire alla brigata Nicotera la progettata invasione nell’Umbria. Il Ricasoli, ritornato a Firenze, eseguì l’ordine scrupolosamente, scongiurando nello stesso tempo, con la massima energia, un conflitto fra i volontari di Castel Pucci e la truppa, minacciato dal Nicotera. Dal 1° al 3 agosto tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia. Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro. La brigata da Palermo andò a Sapri per mare, poi a Salerno e il 10 settembre entrava in Napoli e partecipava alla battaglia del Volturno ove si distinse.”. In questo passaggio devo segnalare due errori di trascrizione perchè non si tratta del colonnello “Sprangaro” ma del colonnello “Spangaro” e, inoltre, l’altro errore stà nella notizia che Maraldi dà dell’arrivo della Brigata Castel Pucci a Palermo, non è tra il 1° e 3 agosto ma si tratta del mese di settembre. La brigata organizzata dal Nicotera in Toscana, a Castel Pucci partì da Livorno il 31 costrettavi dalla nave da guerra Sarda “Colombo”. Lo scrive lo stesso Nicotera. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 106, in proposito scriveva che: “La diversione, pensata e propugnata dal Mazzini, da Garibaldi, preparata con tanta tenacia dal Bertani, che vide con non poca amarezza attraversati e scompigliati i suoi piani (2), si compiva così sotto altra forma dal Governo, ma con gli stessi intenti e gli stessi risultati conseguiti da quegli ardenti patrioti: l’unificazione dell’Italia muovendo le leve dal centro e dal sud.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. Giacinto De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a p. 361, in proposito scriveva che: “Eran parte di queste bande le raccolte dal Nicotera, dicevan da 2300 uomini a Castelpucci presso Firenze; il più soldati vestiti rossi, ch’ avean da entrare nel pontificio. A queste il Pianciani con un bando disse : « La nostra bandiera ha i colori « della nazione ; essa vi deve porre lo stemma. » Questo putiva di repubblica; e oltracciò s’ aveva a ubbidire a Napoleone, che non volea tocco allora il papa; però il mattino del 28 arrestarono a Firenze il Nicotera e il Sacchi uno de’ suoi maggiori. Dopo poche ore liberaronli, dissesi, a patto d’andar subito con la gente in Sicilia, e con promessa di quarantamila franchi ed altro. Imbarcati a Livorno, aspettavano la moneta e l’altre promesse fatte dal Ricasoli, e non si movevano; ma accorsero cannoni sul molo, e un Commissario di polizia loro ingiunse partissero, o andrebbero a picco. Il Nicotera rabbioso protestò, e andò; ma dopo pochi dì stampò una lettera al Ricasoli, tutta insulti ; dove gli rinfacciò : « Mi prometteste : Se Torino si oppone mi « torrò la maschera, e verrò con voi ; ora, sig. barone, quante sorte di maschere avete sul viso’? » Fu svelato appresso ei fremesse, perchè non quaranta, ma solo trentamila franchi gli dettero. Certo quei soldati sardi mascherati colla casacca rossa sforzati furono dal governo di Vittorio a venir contro noi, mentre ancora quel re teneva i nostri legati in corte. Le maschere di cotesta gente sono infinite.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. II, a pp. 361-362, in proposito aggiungeva pure che: “Gli scrittori garibaldini enumerano le milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina ; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord -est ; le divisioni Cosenze Medici e la brigata Eber: presso Messina a Torre di Faro con ottomila ; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora e il Rustow con 4000 a Melazzo…Da tale enumerazione sembrano i soli contati trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da Quarantamila.”. Dunque, secondo il De Sivo, i volontari garibaldini organizzati a Castel Pucci dal Nicotera ammontavano a 2300 uomini. Aristide Arzano (….), nel suo, Il dissidio fra Garibaldi e Depretis sull’annessione della Sicilia, Città di Castello, Tip. Unione Arti Grafiche, 1913, a pp. 9-10, in proposito scriveva che: “Tutto il lavorio di Bertani e di Mazzini per attuare una forte spedizione nell’Umbria fu sempre, a tempo opportuno, avvedutamente devolto ai fini del Governo. Quando parve a Cavour che il Ricasoli tentennasse lo fece chiamare dal Re (30 luglio 1860) e poco dopo (8 agosto) scriveva al marchese Gualterio: “Il Ministero ha impedito questa spedizione e prese efficaci misure perchè altra non si compia”(1).”. Arzano, a p. 10, nella nota (1) postillava: “(1) Chiala, III, 317, IV-CCLXII”. Arzano, continuando il suo rcconto, a p. 10 scriveva che: “Infatti anche la brigata di Castel Pucci, comandata da Nicotera, dovette accontentarsi di far vela, pur essa, per la Sicilia non senza che il Nicotera ed il Sacchi subissero prima un arresto ammonitorio. E di tali fatti danno ragguaglio anche le lettere tratte dall’archivio Lanza che, come inedite, abbiamo creduto riferire integralmente ai n. I, II, III. 6. Ciononostante, Agostino Depretis, mandato sul finir di luglio, per desiderio di Garibaldi, prodittatore nell’isola (2), ebbe il preciso incarico dal Re e da Cavour di sollecitare l’annessione; onde, scorso poco più di un mese in una laboriosa opera amministrativa, credette giunto il tempo di chiedere a Garibaldi autorità di proclamare la unione della Sicilia al regno di Vittorio Emanuele, facendola tosto confermare per mezzo di un plebiscito.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514 “Allegato II- Riassunto tabelle di marcia”, in proposito scriveva che: “BRIGATA SPANGARO: Luglio alla Villa di Castel Pucci in Formazione, 29 Agosto Livorno, 30 agosto Livorno, 31 agosto Livorno, 1 settembre Partenza, 2 settembre sul mare, 3 Settembre Palermo, 4-5-6 Partenza da Palermo, 8 settembre Sapri., 9 settembre Salerno, 10-11 Napoli etc…”.

Nel 1° settembre 1860, a Palermo, l’arrivo e le dimissioni di Giovanni NICOTERA dal comando della sua brigata “Toscana” poi denominata “Castel Pucci” poi ancora denominata Brigata SPANGARO
Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a pp. 336-337, dalla Protesta del Nicotera verso il Ricasoli, il 31 agosto 1860, Nicotera scriveva: “Il resto sarà imbarcato domani e tutti saranno scortati a Palermo. Se resisto, o sciogliere il corpo o essere considerato ribelle. Dichiaro che cedo alla forza, considerando questo Governo al pari dell’austriaco e del borbonico, e mi dichiaro coi miei prigionieri del Governo sardo”. “. Infatti, Giovanni Nicotera, partì da Livorno il 1° settembre ed arrivò a Palermo con la sua “5° brigata Toscana”, ma, non si unì al programma garibaldino e si dimise. Già era arrivato il colonnello Pianciani con le ex Spedizione organizzata dal Bertani di stanza al Golfo degli Aranci e già, arrivato a Palermo, Pianciani, dop un colloquio con Garibaldi si era dimesso. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, Pecorini scriveva che il conte Luigi Pianciani e Giovanni Nicotera, a Palermo, in seguito al colloquio con Garibaldi decisero di dimettersi dalla Spedizione e lasciarono le truppe a Garibaldi. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Cavour costringe Depretis a una scelta”, a pp. 236-237, in proposito scriveva che: “A Palermo….Nicotera fu tanto irritato da tale trattamento che, in contrasto con i desideri di Mazzini, si rifiutò di aderire al programma garibaldino di adesione alla monarchia (1).”. Mack Smith, a p. 237, nella nota (1) postillava che: “(1) Mazzini a Caroline Stansfeld, il 12 settembre (Epistolario, XLI, p. 67); “La Gazzetta del Popolo” (Torino), 24 settembre, riporta la lettera del 13 settembre di Nicotera a “Il Lampo” (Milano), in cui egli afermava che mai aveva né mai avrebbe gridato “Viva il Re!”. Dunque, Mack Smith scrive che Giovanni Nicotera arrivato a Palermo, anzi spedito dalla Toscana in Sicilia dal Ricasoli, resosi conto della mutazione del programma garibaldino e Bertaniano di invadere lo Stato Pontificio, “si rifiutò di aderire al programma garibaldino di adesione alla monarchia (1).”. Sempre Mack Smith scriveva a p. 256 che il barone Giovanni Nicotera arriverà a Napoli il 12 settembre 1860. Dunque, il barone Giovanni Nicotera, dai primi di settembre 1860 che era da poco arrivato a Palermo partirà da lì dopo 10 giorni. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 333, in proposito scriveva che: “Dal canto suo il Nicotera, in un ordine del giorno ai suoi, grida: “Viva l’Italia, viva la libertà, viva Garibaldi!” ma neppur egli accenna al Re. Dal che, si vede subito come il Pianciani e gli altri intendano quella lealtà, con la quale, secondo vanno strombazzando, avrebbero accettata la monarchia di Vittorio Emanuele e quanto giustificata sia la diffidenza del Cavour a loro riguardo. Il Pianciani abbandonò la Sicilia il 20 agosto e andò in Toscana, donde, come ospite pericoloso, lo espulse il Ricasoli dopo pochi giorni, il 2 settembre. A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunto il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova.”. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a p. 455, in proposito aggiunge che: “Intanto, il Pianciani, il Nicotera sulle bandiere della loro spedizione quello scudo non ce l’avevan neanche messo. Si deve riconoscere che per costoro Cavour aveva piena ragione di diffidare. Etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 103-104, in proposito scriveva che: “Bisognava, quindi, fermare tutti i movimenti insurrezionali, che agivano fuori dell’orbita di queste direttive del Governo. Già fino dal 30 luglio, prima che fosse diramata la circolare, il Barone Ricasoli era stato chiamato a Torino dal Cavour, che gli comunicò doversi impedire alla brigata Nicotera la progettata invasione nell’Umbria. Il Ricasoli, ritornato a Firenze, eseguì l’ordine scrupolosamente, scongiurando nello stesso tempo, con la massima energia, un conflitto fra i volontari di Castel Pucci e la truppa, minacciato dal Nicotera. Dal 1° al 3 agosto tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia. Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro. La brigata da Palermo andò a Sapri per mare, poi a Salerno e il 10 settembre entrava in Napoli e partecipava alla battaglia del Volturno ove si distinse.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 106, in proposito scriveva che: “La diversione, pensata e propugnata dal Mazzini, da Garibaldi, preparata con tanta tenacia dal Bertani, che vide con non poca amarezza attraversati e scompigliati i suoi piani (2), si compiva così sotto altra forma dal Governo, ma con gli stessi intenti e gli stessi risultati conseguiti da quegli ardenti patrioti: l’unificazione dell’Italia muovendo le leve dal centro e dal sud.”. Alfredo Capone (….), nel capitolo II, nel suo testo, L’opposizione meridionale nell’età della Destra, ed. di Storia e Letteratura, Roma, 1970, a p. 78 e ssg., in proposito scriveva che: “Dopo l’arrivo del Nicotera a Palermo, – riferisce un giornalista democratico – “Nicotera, e molti altri ufficiali di Stato maggiore della compagnia hanno dato le dimissioni….Nicotera lottò quanto poté quì per ottenere dal pro-dittatore facoltà e mezzi per compiere il suo disegno per cui il nostro corpo venne organizzato….Sulle prime pareva che ci fosse maniera di riuscire nell’intento; ma negli ultimi due giorni ogni cosa andò a rovescio, lo stesso Nicotera, ad impedire lo sfacelo completo di questa colonna, invitò ufficialmente i militi a scegliere il partito di tornare a casa o quello di raggiungere Garibaldi”(65).”. Capone, a p. 78, nella nota (65) postillava: “(65) Articolo dell’Unità Italiana di Genova, del 13 settembre 1860, riportata in G. Mazzini, Epistolario, vol. XLI, pp. 68-69. Sugli avvenimenti di Palermo – prodittatore Depretis – nella prima decade di settembre, v. D. Mack Smith, op. cit., pp. 236-37.”. Capone, a p. 78, in proposito scriveva: “Nicotera stesso, per il momento, rinunziò all’azione; ma non senza aver prima scritto un’accorata lettera a Garibaldi da cui si sentiva come tradito, dove esprimeva l’amarezza per questa sua nuova sconfitta, e ribadiva la sua intransigenza ‘rivoluzionaria’: “voi stesso, Generale, prima per lettera mi raccomandaste caldamente di agire nelle Marche e nell’Umbria etc….”(66)…”. Capone, a p. 78, nella nota (66) postillava: “(65) Articolo dell’unità italiana di Genova, del 13 settembre 1860, riportata in G. Mazzini, Epistolario, vol. XLI, pp. 68-69. Sugli avvenimenti di Palermo – prodittatore Depretis – nella prima decade di settembre, v. D. Mack Smith, op. cit., pp. 236-37”. Capone, a p. 78, nella nota (68) postillava: “(68) Nicotera a Garibaldi, il 6 settembre 1860, n. M.R.P., b. 432, g. 24, doc. 2.”. Capone, a pp. 78-79, in proposito scriveva: “Le drastiche parole, con le quali Nicotera annunciò le sue dimissioni, non mancarono di sorprendere quanti ritenevano che il programma di Garibaldi fosse l’unico capace di portare a compimento l’unità italiana; perciò, nel settembre del ’60, Mazzini stesso sentì il bisogo di giustificare Nicotera: “questo uomo – egli scrisse – uscito dalla prigione e cercando pur sempre una via di giovare al paese, trova il paese mutato, affascinato da un ideale non suo”(67).”. Capone, a p. 79, nella nota (67) postillava: “(67) L’Unità italiana, 11 settembre 1860.”. Nella “Biogafia di Giovanni Nicotera”, Nocera Inferiore, Tip. Editrice della Veuviana, 1886, a p. 45, in proposito scriveva che: “Il Nicotera, durante il viaggio volle verificare le casse e invece di armi vi trovò medicinali e bende ; quindi appena giunto a Palermo chiese invano a quel governo prodittatoriale l’armamento necessario per recarsi alla frontiera pontificia, giusta gli ordini del Garibaldi; allora domandò l’imbarco per Napoli, ove era il generale, ma anche ciò gli venne rifiutato ; “. Alfredo Capone (….), nel suo, Giovanni Nicotera e il “mito” di Sapri, Centro Studi per il Cilento e il Vallo di Diano, Ottobre, Roma, 1967, nel capitolo I: “Il fallimento della spedizione di Sapri”, a pp. 11-12, in proposito scriveva: “…..a Palermo aggredì Antonio Santelmo dandogli del traditore (1); nello stesso anno fece pubblicare dal Popolo d’Italia una sua lettera contro Fanelli e Teodoro Pateras, in cui affermava di voler “provare, fra non molto, in una memoria documentata intorno ai fatti del 1857 che l’esecuzione di solenne promesse fatte a Pisacane da Pateras e Fanelli fu cagione principale della sua morte e di grave disonore per il paese”(2).”. Alfredo Capone (….), nel capitolo “II. Etc…”, nel suo testo, L’opposizione meridionale nell’età della Destra, ed. di Storia e Letteratura, Roma, 1970, a p. 77, nella nota (61) postillava: “(61) Nicotera infatti, giunto a Napoli, denunciò pubblicamente la complicità del Ricasoli; cfr. “Il Garibaldi” di Napoli del 19 settembre 1860.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514 “Allegato II- Riassunto tabelle di marcia”, in proposito scriveva che: “BRIGATA SPANGARO: Luglio alla Villa di Castel Pucci in Formazione, 29 Agosto Livorno, 30 agosto Livorno, 31 agosto Livorno, 1 settembre Partenza, 2 settembre sul mare, 3 Settembre Palermo, 4-5-6 Partenza da Palermo, 8 settembre Sapri., 9 settembre Salerno, 10-11 Napoli etc…”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; ai 13 di agosto il Farini pubblicava un bando inutilmente provocatore etc…”. Dunque, Guerzoni scriveva che dopo lo scioglimento della Brigata di Castelpucci, organizzata da Nicotera, alla fine di luglio, questa fu dirottata a Palermo ed il suo comando fu affidato al colonnello GAETANO SACCHI, di cui ho già parlato. Sacchi era andato a Palermo con altri volontari, di cui ho già parlato e dunque, la sua colona si ingrossò ulteriormente. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “(1) …..agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, etc…”. Dunque, Sacchi era già sceso in Sicilia, molto tempo prima che arrivasse Pianciani. Dunque, Gualtiero Castellini (…), a p. 52, nella nota (1) postillava: “(1) Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, nel capitolo VIII ci parla del “concentramento dei volontari alla Punta del Faro e della Spedizione Pianciani”, etc.., e a p. 151, in proposito scriveva: “La compagnia Sacchi non era comandata dal colonnello dello stesso nome, ma era chiamata così perchè formata dagli elementi più scelti della brigata che Garibaldi aveva affidato al Sacchi stesso, dopo che questi aveva lasciato il comando del 46° fanteria e date le sue dimissioni dall’esercito regolare per raggiungere la spedizione dei volontari in Sicilia.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Essa dovette fare tutto il giro della Sicilia, perchè Bixio, si era portato a Taormina. Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Dunque, il Cesari scriveva che: “..e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) etc….“. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 341, in proposito scriveva che: “Non credo si possa ben sommare la gente corsagli da fuor del reame. Gli scrittori garibaldini dicono 1085 gli sbarcati a Marsala, poi i] Medici con 2500, poi il Cosenz cori 1600, e il Sacchi con 4500.”. Gustav Rasch (….), nel cap. IX “La campagna garibaldina nel Napoletano”, nel suo, Garibaldi e Napoli nel 1860: note di un viaggiatore prussiano – introduzione, traduzione e note di Luigi Emery, ed. Laterza, Bari, 1938, a p. 135, in pproposito scriveva che: “Il corpo di spedizione, che due vapori portarono sul continente nella notte del 18 agosto, comprendeva 4200 uomini (1), parte della Brigata Bixio, parte della Brigata Eberhardt e 1000 uomini comandati dal Sacchi.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 361-362, in proposito scriveva che: “§. 14. Numerazione de’ Garibaldini. Gli scrittori garibaldini enumerano le loro milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord-est ; le divisioni Cosenz e Medici e la brigata Eber Eresso Messina a Torre di Faro con ottomila ; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora, e ‘1 Rustow con 4000 a Melazzo. Inoltre l’Orsini con gli artiglieri uniti a Palermo, dodici cannoni, una batteria da montagna, altra da campo e due mortai veniva ; per via tolse due mortai a Melazzo ; e arrivò a Torre di Faro con trentanove pezzi, dove elevava sei batterie di costa, e altre galleggianti, e ponti da imbarcare cavalli. Da tale enumerazione sembrano i soli contati da trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria, quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da quarantamila.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 130, riferendosi all’8 agosto 1860, in proposito scriveva che: “Lo stesso giorno la Brigata Sacchi riceveva ordine di portarsi a Spadafora per attendere i mezzi di trasporto, partiva nella stessa notte il 1° Reggimento, ma nella giornata del 17 si sospendeva la marcia del rimanente della Brigata. Il giorno 18 sbarcavano a Palermo le Brigate Puppi e Milano, le quali nello istesso giorno imbarcavansi per Milazzo.”.
Nel 1° settembre 1860, a Palermo, l’arrivo di una parte della “Brigata Castel Pucci” (Brigata Nicotera)
Da Wikipedia leggiamo che il gruppo di Nicotera si componeva di 2.000 volontari che avrebbero dovuto congiungersi con i 6.000 di Pianciani, che a loro volta avrebbero dovuto sbarcare nel nord del Lazio, quindi i due gruppi avrebbero dovuto congiungersi con altri circa 1.000 volontari provenienti dalla Romagna verso le Marche, formando una spedizione per un totale di circa 9.000 volontari per puntare verso sud, prendendo l’esercito borbonico in una manovra cosiddetta tenaglia. Tale piano non ebbe però pratica attuazione in quanto Cavour indirizzò la spedizione verso la Sardegna e poi verso Sud. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Lo scopo del Governo sardo era raggiunto. La spedizione Bertani-Pianciani era affatto sconvolta. Parte con l’Eberhardt a Taormina, parte a Palermo, e parte col Rustow sulla punta settentrionale dell’Isola. Restava le ultime due Brigate dell’Italia centrale – la ‘Toscane e l’Abruzzi – alle quali bisognava impedire d’invadere gli Stati della Chiesa.”. Dunque, Agrati scriveva che: “Restava le ultime due Brigate dell’Italia centrale – la ‘Toscane e l’Abruzzi – alle quali bisognava impedire d’invadere gli Stati della Chiesa.”. Agrati scriveva che dopo lo sbarco delle truppe dell’ex spedizione Bertani-Pianciani, la spedizione detta di Terranova era stata scompagginata, come voleva il Governo Piemontese ma restava le ultime due Brigate dell’Italia Centrale: la Brigata “Toscana” (credo quella organizzata dal Nicotera e Ricasoli a “Castel Pucci”) e la Brigata Albruzzi (forse Albuzzi). Con un decreto del 2 luglio il governo dittatoriale di Garibaldi, “Comandante in capo delle forze nazionali in Sicilia”, emanava “l’organico dell’Esercito siciliano”, composto da due divisioni, XV e XVI, comandate rispettivamente da Stefano Turr e da Giuseppe Paternò, per complessive cinque brigate. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Cavour costringe Depretis a una scelta”, a p. 236, in proposito scriveva che: “Ai primi di settembre la causa radicale venne rinsaldata dall’arrivo a Palermo della spedizione di Nicotera. Il barone Nicotera era più mazziniano dello stesso Mazzini, e fino allo scoppio della rivoluzione di Sicilia era rimasto confinato in una prigione borbonica; poi, aveva costituito in Toscana un corpo volontario, ma Cavour l’aveva catturato e spedito in Sicilia come in una specie di lazzaretto. A Palermo poi Depretis rifiutò a tale contingente di proseguire per congiungersi a Garibaldi, finché i più accesi repubblicani fra i suoi ufficiali non si fossero dimessi.”. Ma, come si è visto, Nicotera si dimise da capo della sua spedizione e quindi i suoi volontari (quelli della brigata Nicotera di Castel Pucci), una volta fatta la loro personale scelta di garsi alle forze garibaldine, potettero proseguire. Ma prima di proseguire essi furono inquadrati in una nuova brigata: la Brigata Spangaro. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 165, in proposito scriveva che: “Partita il I° e 3 settembre da Livorno, la brigata di Castel Pucci giunse a Palermo il 3 ed il 5; persistendo Nicotera nelle dimissioni, passò per ordini superiori sotto il comando del colonnello Spangaro. E, strana combinazione ! quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a …..Sapri ! Il 9 era a Salerno, il 10 poi entrava in Napoli. Si distinse poi sul Volturno.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Giulio Adamoli (….), nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a p. 146 parlando della divisione Pianciani ed alla sostituzione con lo Spangaro, scriveva che: “Una modificazione, che ci toccò assai più da vicino e riuscì per noi penosissima, venne a noi da quella stessa spedizione Pianciani, quando ci portò via lo Spangaro, andato al comando di una brigata in luogo di Giovanni Nicotera, dimissionario anche lui. Dimenticammo, facendo a Spangaro i nostri addii affettuosi, le impazienze pei molti atti di ufficio che ci obbligava a scrivere, etc…Egli invece, reso padrone di se, guidò arditamente la sua nuova brigata, cui fece buonissima figura. Al posto di capo di stato maggiore della brigata venne destinato, in seguito ai buoni uffici dello stesso Spangaro, un intimo compagno suo dell’Accademia etc.., il tenente colonnello Alessandri, etc…”. Dunque, l’Adamoli scriveva nelle sue memorie che ad un certo punto Pietro Spangaro, che era stato il suo capo di stato maggiore della sua Brigata andò a rimpiazzare il Nicotera dimissinario nella cosiddetta Brigata “Spangaro”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 454, nella nota (1) postillava: “(1) Già Nicotera. Quinta Brigata della Spedizione di Terranova.”. Adamoli racconta che il colonnello Pietro Spangaro venne nominato comandante dell’“ex spedizione Nicotera”, che da quel momento venne chiamata “brigata Spangaro”. Infatti, anche Rustow ne parla. Dunque, questa porzione della Spangaro di cui parla Pittaluga non è quella che arrivò direttamente a Napoli, il giorno 9. Forse quella porzione della Spangaro prima del 9 fece tappa a Paola. Sappiamo che una parte della brigata Spangaro arriverà l’8 settembre 1860 e ripartirà da Sapri per Napoli, dove arriverà il giorno 9 settembre 1860. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 103-104, in proposito scriveva che: “Dal 1° al 3 agosto tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia. Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro. La brigata da Palermo andò a Sapri per mare, poi a Salerno e il 10 settembre entrava in Napoli e partecipava alla battaglia del Volturno ove si distinse.”. In questo passaggio devo segnalare un errore di trascrizione perchè non si tratta del colonnello “Sprangaro” ma del colonnello “Spangaro”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 379, in proposito scriveva che: “1-3 settembre (da Livorno) – Bastimenti: Febo, Garibaldi, Veloce (Provence ?), San Nicola; Numero approssimativo dei partenti: osservazioni: 2000 (Include la brigata “Castel Pucci” del Nicotera, che dette origine al litigio di quest’ultimo con il Ricasoli; Fonti: Turr, Div. 409; Pianciani, doc. lett. N. Protesta del Col. Giov. Nicotera; Ricasoli, 213-223.”. Dunque, in questo specchietto, il Treveljan citava le truppe della “Spedizione di Castel Pucci” organizzata da Giovanni Nicotera in Toscana, che scrive che essi partirono con un contingente di 2000 uomini solo ai primi di settembre 1860 da Livorno. Treveljan scriveva che essi partirono da Livorno ed in Toscana il Nicotera ebbe lo scontro con il Ricasoli che voleva dirigerli verso Garibaldi in Sicilia. Infatti, il Ricasoli, in quella occasione, su mandato del Cavour, fece arrestare Nicotera. Treveljan non dice nulla di questa brigata nel prosieguo delle operazioni. Aristide Arzano (….), nel suo, Il dissidio fra Garibaldi e Depretis sull’annessione della Sicilia, Città di Castello, Tip. Unione Arti Grafiche, 1913, a p. 10 scriveva che: “Infatti anche la brigata di Castel Pucci, comandata da Nicotera, dovette accontentarsi di far vela, pur essa, per la Sicilia non senza che il Nicotera ed il Sacchi subissero prima un arresto ammonitorio. E di tali fatti danno ragguaglio anche le lettere tratte dall’archivio Lanza che, come inedite, abbiamo creduto riferire integralmente ai n. I, II, III.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514 “Allegato II- Riassunto tabelle di marcia”, in proposito scriveva che: “BRIGATA SPANGARO: Luglio alla Villa di Castel Pucci in Formazione, 29 Agosto Livorno, 30 agosto Livorno, 31 agosto Livorno, 1 settembre Partenza, 2 settembre sul mare, 3 Settembre Palermo, 4-5-6 Partenza da Palermo, 8 settembre Sapri., 9 settembre Salerno, 10-11 Napoli etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 170-171, parlando delle “marce e traversate di mare”, nella nota (1) descrive quelle della Brigata Spangaro ed in proposito scriveva che: “La Brigata Spangaro s’imbarcava il giorno 30 agosto in Livorno per Palermo…..Lo stesso giorno 3 (3 settembre 1860)…Nel medesimo giorno 3 (3 settembre 1860) la Brigata Spangaro sbarcava a Palermo……In questo stesso giorno (si riferisce al 5 settembre 1860), ….sbarcava a Palermo una frazione della Brigata Spangaro, la quale veniva passata in rivista dal comandante di Piazza…Il 7 una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri dove arrivava alle 7 pom., e trovava ordine di continuare per Napoli, se nonchè per mancanza di carbone doveva a di 8 sbarcare a Salerno. Ivi si fermava qualche ora, e poi ripartiva per Nocera, da dove con la ferrovia arrivava a Napoli la mattina del 9. Il giorno 8 il resto della stessa Brigata partiva da Palermo direttamente per Napoli, e vi arrivava la mattina del 9, che riunita a Largo S. Francesco di Paola, veniva passata in rivista dal Generale Dittatore, quindi si acquartierava.”. Dunque, riepilogando la marcia della Brigata Spangaro secondo ciò che scriveva il Pecorini-Manzoni, la “Brigata Spangaro”, si imbarcava a Livorno il giorno 30 agosto 1860 ed il 3 settembre 1860 sbarcava a Palermo. Il 5 settembre 1860, dopo due giorni, sbarcava a Palermo una porzione della Brigata Spangaro che veniva passata in rivista dal Comandante di Piazza. Giorno 7 settembre 1860, una porzione della Brigata Spangaro riparte da Palermo, viaggia per mare e sbarca a Sapri il giorno 7 settembre 1860 alle ore 19,00. Riparte da Sapri, diretta a Napoli, ma giorno 8 dovette sbarcare a Salerno. Arriverà a Napoli il giorno 9 settembre 1860. Il giorno 8 settembre 1860, un’altra porzione della Brigata Spangaro si imbarca per Napoli dove arrivava il giorno 9 settembre 1860. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; ai 13 di agosto il Farini pubblicava un bando inutilmente provocatore etc…”. Dunque, Guerzoni scriveva che dopo lo scioglimento della Brigata di Castelpucci, organizzata da Nicotera, alla fine di luglio, questa fu dirottata a Palermo ed il suo comando fu affidato al colonnello GAETANO SACCHI, di cui ho già parlato. Sacchi era andato a Palermo con altri volontari, di cui ho già parlato e dunque, la sua colona si ingrossò ulteriormente. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “(1) …..agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, etc…”. Dunque, Sacchi era già sceso in Sicilia, molto tempo prima che arrivasse Pianciani. Dunque, Gualtiero Castellini (…), a p. 52, nella nota (1) postillava: “(1) Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, nel capitolo VIII ci parla del “concentramento dei volontari alla Punta del Faro e della Spedizione Pianciani”, etc.., e a p. 151, in proposito scriveva: “La compagnia Sacchi non era comandata dal colonnello dello stesso nome, ma era chiamata così perchè formata dagli elementi più scelti della brigata che Garibaldi aveva affidato al Sacchi stesso, dopo che questi aveva lasciato il comando del 46° fanteria e date le sue dimissioni dall’esercito regolare per raggiungere la spedizione dei volontari in Sicilia.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Essa dovette fare tutto il giro della Sicilia, perchè Bixio, si era portato a Taormina. Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Dunque, il Cesari scriveva che: “..e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) etc….“. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 341, in proposito scriveva che: “Non credo si possa ben sommare la gente corsagli da fuor del reame. Gli scrittori garibaldini dicono 1085 gli sbarcati a Marsala, poi i] Medici con 2500, poi il Cosenz cori 1600, e il Sacchi con 4500.”. Gustav Rasch (….), nel cap. IX “La campagna garibaldina nel Napoletano”, nel suo, Garibaldi e Napoli nel 1860: note di un viaggiatore prussiano – introduzione, traduzione e note di Luigi Emery, ed. Laterza, Bari, 1938, a p. 135, in pproposito scriveva che: “Il corpo di spedizione, che due vapori portarono sul continente nella notte del 18 agosto, comprendeva 4200 uomini (1), parte della Brigata Bixio, parte della Brigata Eberhardt e 1000 uomini comandati dal Sacchi.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 361-362, in proposito scriveva che: “§. 14. Numerazione de’ Garibaldini. Gli scrittori garibaldini enumerano le loro milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord-est ; le divisioni Cosenz e Medici e la brigata Eber Eresso Messina a Torre di Faro con ottomila ; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora, e ‘1 Rustow con 4000 a Melazzo. Inoltre l’Orsini con gli artiglieri uniti a Palermo, dodici cannoni, una batteria da montagna, altra da campo e due mortai veniva ; per via tolse due mortai a Melazzo ; e arrivò a Torre di Faro con trentanove pezzi, dove elevava sei batterie di costa, e altre galleggianti, e ponti da imbarcare cavalli. Da tale enumerazione sembrano i soli contati da trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria, quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da quarantamila.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 130, riferendosi all’8 agosto 1860, in proposito scriveva che: “Lo stesso giorno la Brigata Sacchi riceveva ordine di portarsi a Spadafora per attendere i mezzi di trasporto, partiva nella stessa notte il 1° Reggimento, ma nella giornata del 17 si sospendeva la marcia del rimanente della Brigata. Il giorno 18 sbarcavano a Palermo le Brigate Puppi e Milano, le quali nello istesso giorno imbarcavansi per Milazzo.”.
Dal 1° al 3 settembre 1860, da Livorno a Palermo, l’arrivo dei volontari della 5° Brigata “TOSCANA”, ex “Castel Pucci” organizzata da Giovanni Nicotera che a Palermo si dimise. In seguito la Brigata passò al comando del colonnello PIETRO SPANGARO
Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “II. In sullo scorcio di giugno Agostino Bertani spronato dal Mazzini, ma assenziente Garibaldi, aveva posto mano all’ ordinamento d ‘ una spedizione destinata ad invadere gli Stati pontificii, e se la fortuna secondava a spingersi anche nel Regno. Il corpo (novemila uomini al più), commesso al comando supremo di Luigi Pianciani, uomo più politico che guerresco, era diviso pomposamente in sei brigate: una delle quali, agli ordini di Giovanni Nicotera, veniva ordinandosi a Castelpucci poco lunge da Firenze e doveva da quel lato penetrare nell’Umbria fino a Perugia; un’ altra si raccoglieva nelle Romagne ed aveva per obbiettivo le Marche; mentre le altre quattro erano già radunate tra Genova e la Spezia col disegno di sbarcare sulla costa pontificia in vicinanza di Montalto e là per Viterbo rannodarsi alle altre colonne.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 103-104, in proposito scriveva che: “Bisognava, quindi, fermare tutti i movimenti insurrezionali, che agivano fuori dell’orbita di queste direttive del Governo. Già fino dal 30 luglio, prima che fosse diramata la circolare, il Barone Ricasoli era stato chiamato a Torino dal Cavour, che gli comunicò doversi impedire alla brigata Nicotera la progettata invasione nell’Umbria. Il Ricasoli, ritornato a Firenze, eseguì l’ordine scrupolosamente, scongiurando nello stesso tempo, con la massima energia, un conflitto fra i volontari di Castel Pucci e la truppa, minacciato dal Nicotera. Dal 1° al 3 agosto tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia. Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro. La brigata da Palermo andò a Sapri per mare, poi a Salerno e il 10 settembre entrava in Napoli e partecipava alla battaglia del Volturno ove si distinse.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 165, in proposito scriveva che: “Partita il I° e 3 settembre da Livorno, la brigata di Castel Pucci giunse a Palermo il 3 ed il 5; persistendo Nicotera nelle dimissioni, passò per ordini superiori sotto il comando del colonnello Spangaro. E, strana combinazione ! quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a …..Sapri ! Il 9 era a Salerno etc…”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni, facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia , e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro.”. Dunque, Rustow racconta che a Milazzo, in attesa di nuove disposizioni faceva esercitare il suo piccolo esercito e scrive che però non vi erano i volontari della prima Brigata Genova. Poi agiunge che nelle pagine seguenti parlerà della 5° e 6° Brigata che erano rimaste in Toscana. Rustow si riferiva alla metà del mese di Agosto mentre era arrivato a Milazzo. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Denis Mack Smith scriveva pure che il barone Giovanni Nicotera, che liberato su interessamento di Garibaldi subito si recò a Genova dove: “aveva costituito in Toscana un corpo volontario, ma Cavour l’aveva catturato e spedito in Sicilia come in una specie di lazzaretto.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 539, in proposito scriveva che: “Più tardi il colonnello Luigi Pianciani, destinato a comandare l’infelice e famosa spedizione di Terranuova, vide egli pure abortito il suo tentativo, ed uguale fortuna toccava in Toscana al barone Nicotera che doveva assaltare Perugia e sollevare le Marche contro il governo del Papa.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 106, in proposito scriveva che: “La diversione, pensata e propugnata dal Mazzini, da Garibaldi, preparata con tanta tenacia dal Bertani, che vide con non poca amarezza attraversati e scompigliati i suoi piani (2), si compiva così sotto altra forma dal Governo, ma con gli stessi intenti e gli stessi risultati conseguiti da quegli ardenti patrioti: l’unificazione dell’Italia muovendo le leve dal centro e dal sud.”. Antonio Pizzolorusso (…..), nel suo, I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno, Salerno, Tip. Nazionale, 1885, a p. 227, in proposito scriveva che: “Per la qual cosa d’accordo col Pianciani, si gitta in Toscana e quivi col Ricasoli, governatore dopo la fuga del gran duca, assoldò gente, alla quale venne assegnato il locale di Castel Pucci e aspettò che Garibaldi gli ordinasse di marciare avanti, ma questo ordine non venne e il giorno in cui Nicotera e i suoi, impazienti di scontrarsi col nemico; salpavano dal porto di Livorno, il governo glielo impedi, furono costretti sciogliersi e per altre vie raggiungere Garibaldi a Capua ed aver quivi la somma ventura di salvare le truppe del generale Stocco completamente circondate dai regi.“. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 156, in proposito aggiungeva: “Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; etc…”. Troviamo nelle parole del Guerzoni delle incongruenze e date che non tornano. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp……., in proposito scriveva che: “…Bertani, che lasciato al suo posto a Genova Alessandro Antongini milanese, era arrivato a Palermo la sera del 10 agosto come già sappiamo. Alcuni, e fra questi il pur tanto accurato Comandini, lo fanno arrivare il dì dopo.”. Poi, a p. 325 riferendosi al Bertani aggiunge che: “Non avrebbe certo accettato di toccare la Sicilia e avrebbe evitato così i malumori e le proteste, di cui s’erano fatti interpreti il Nicotera, Achille Sacchi, e lo stesso Mazzini, il quale etc….Il Bertani, impressionato da tali avvertimenti, nell’atto di partire aveva messo in guardia il Pianciani, e aveva creduto bastasse, con queste parole: “Colonnello – I volontari tutti uniti aspetteranno nel Golfo Aranci. Voi arriverete ultimo con lo Stato Maggiore. etc…”.”. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Cavour costringe Depretis a una scelta”, a p. 236, in proposito scriveva che: “Il barone Nicotera era più mazziniano dello stesso Mazzini, e fino allo scoppio della rivoluzione di Sicilia era rimasto confinato in una prigione borbonica; poi, aveva costituito in Toscana un corpo volontario, ma Cavour l’aveva catturato e spedito in Sicilia come in una specie di lazzaretto.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 82, in proposito scriveva che: “Affidato al Pianciani il Comando in capo, si dava al barone Nicotera il comando dei volontari arruolati in Toscana. Era noto che il Nicotera, verso la fine di giugno, aveva avuto l’offerta del comando di una brigata per passare lo Stretto ed invadere la Calabria, ma aveva preferito di restare per prendere parte alla spedizione dell’Italia Centrale. L’8 luglio il Bertani presentava il Nicotera al Comitato di Firenze così (2): “Il Nicotera accetta il programma etc…”. Il Nicotera ed i membri del Comitato Toscano furono da principio assecondati anche dal Governatore Bettino Ricasoli nel loro proposito di attuare il loro piano insurrezionale.”. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Sconfitta di Cavour a Napoli”, a pp. 190-191, in proposito scriveva che: “Fino a quel momento Ricasoli era riuscito a conservare a Firenze un considerevole grado di autonomia regionale, attestato dal fatto che aveva permesso, e financo incoraggiato, che venisse organizzato, a cura del barone Nicotera, un corpo di volontari di poco inferiore a quello appena partito da Genova, col proposito di collaborare con Bertani per marciare insieme su Roma. Il mutamento dell’atteggiamento di Cavour verso i volontari non fu quindi minimamente approvato o compreso dal suo collega di Firenze, il quale, nonostante le frenetiche note inviategli sia da Cavour sia da Farini, non volle, o forse non poté, scovare Mazzini per arrestarlo; né, d’altronde, venne sciolto il corpo volontario di Nicotera.”. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Sconfitta di Cavour a Napoli”, a p. 192, in proposito scriveva che: “Giovanni Nicotera era uno dei più arrabbiati radicali, ancor meno disposto di Mazzini a compromessi sulla questione della repubblica, sebbene avesse momentaneamente accettato il programma di Garibaldi; si considerava assolutamente indipendente nel suo comando sui volontari in Toscana e riteneva di non doverne rispondere a nessuno, nemmeno a Garibaldi, ed anche più tardi, diventato una delle più eminenti figure nel governo del Regno d’Italia, doveva farsi notare per il temperamento autoritario e intrattabile. Nel 1860, l’opposizione di Cavour che si manifestò inaspettatamente in modo così brutale andava al di là della sua capacità di sopportazione: in una lettera del 4 agosto, che Ricasoli intercettò secondo il suo solito, scriveva che avrebbe condotto innanzi il piano d’invasione del territorio romano anche a costo di combattere contro l’esercito piemontese (4): affermazione questa che non torna punto a suo credito. Tuttavia, nonostante queste esplosioni, continuò ad esser protetto da Ricasoli, poiché questi due baroni, uno monarchico-conservatore e l’altro democratico e repubblicano, si trovavano più volte a pensar e ad agire nello stesso senso.”. Mack Smith,a p. 192, nella nota (4) postillava che: “(4) Nicotera e Bertani, 4 agosto (copia in BR ASF, b. T, f. P); nelle due buste G e T ci sono le lettere e documenti diplomatici diretti al cardinale Antonelli, etc…, alcuni originali di lettere di Nicotera e Guerrazzi che Ricasoli deve avere addirittura confiscate, e copie di telegrammi di Elliot a Russell, tutti intercettati in Toscana.”. Denis Mack Smith scriveva pure che il barone Giovanni Nicotera, che liberato su interessamento di Garibaldi subito si recò a Genova dove: “aveva costituito in Toscana un corpo volontario, ma Cavour l’aveva catturato e spedito in Sicilia come in una specie di lazzaretto.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 539, in proposito scriveva che: “Più tardi il colonnello Luigi Pianciani, destinato a comandare l’infelice e famosa spedizione di Terranuova, vide egli pure abortito il suo tentativo, ed uguale fortuna toccava in Toscana al barone Nicotera che doveva assaltare Perugia e sollevare le Marche contro il governo del Papa.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 338-339, in proposito scriveva che: “Il Piemonte intanto armava a furia volontarii, per gittarli nel pontificio a fare il resto. Adunava gente a Genova il medico Bertani, lasciatovi dal Garibaldi; e vi mettea colonnelli un Rustow prussiano, e un Pianciani fuoriuscito romano, di casa beneficatissima dal papa, e ch’iora aspirava ad assalirlo. Reclutava in Toscana il calabrese Nicotera, già compagno del Pesacane, preso a Sanza, graziato del capo da re Ferdinando, allora per grazia uscito dal carcere di Favignana, corso a sdebitarsi da settario, ripigliando la fellonia. Adunò a Castelpucci , aiutato dal Ricasoli governante per Vittorio in Toscana, e con danari avuti da esso per le mani del panicocolo cavaliere Dolfi, duemilatrecent’ uomini, il più venuti dal Garibaldi stesso ; che come indisciplinatissimi se n’era con quel pretesto sbarazzato. Facevali istruire da uffiziali sardi venuti a posta, e volea farli capitanare dal Cosenz , poi dall’Ulloa, e ne corsero pratiche ; ma questi si nego d’andar contro. il papa, e propose gittarsi nel regno sua patria, in Basilicata, a patto di non far l’annessione immediata; onde fu ricusato. Però egli, come dissi, accettata l’amnistia , ritornò a casa tranquillo . Il Nicotera volea sorprendere Perugia ; ma si scoperse la trama. Era a Firenze un comitato per ribellare lo Stato romano , e far disertare i papalini; ‘ e una volta era giunto a pattuire per quattromila franchi la diserzione d’un battaglione da Viterbo ; ma aspettandosi la venia da Torino , si spillo la cosa; il battaglione fu mutato , e in Viterbo si fecero arresti . La venia ministeriale arrivò dopo. Molto contavano sulle diserzioni ; e n’avean buono in mano, come si vide a Castelfidardo…….(p. 340) Per l’effetto il Bertani cominciò a mandare la masnada in Sardegna ; e lasciato un Antonnini a reclutare , volse in Sicilia a confabulare con l’eroe.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 340, in proposito scriveva che: “Partiano da Genova la notte seguente al 7 agosto per Terranova di Sardegna, dove nell’assenza del Bertani s’ ordinavano. Appellarono quella divisione Terranova anche per accennare a un nuova terra da unire all’ Italia, quella del Papa. Dirò poi come partissero le genti del Nicotera da Toscana. Intanto apertamente da Genova, da Livorno e pur da qualche porto francese passavano in Sicilia uomini, arme e danari ogni dì. I reggimenti piemontesi s’assottigliavano per diserzioni non punite, e alla spicciolata ingrossavano il Garibaldi.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Eran parte di queste bande le raccolte dal Nicotera, dicevan da 2300 uomini a Castelpucci presso Firenze; il più soldati vestiti rossi, ch’ avean da entrare nel pontificio. A queste il Pianciani con un bando disse : « La nostra bandiera ha i colori « della nazione ; essa vi deve porre lo stemma. » Questo putiva di repubblica; e oltracciò s’ aveva a ubbidire a Napoleone, che non volea tocco allora il papa; però il mattino del 28 arrestarono a Firenze il Nicotera e il Sacchi uno de’ suoi maggiori. Dopo poche ore liberaronli, dissesi, a patto d’andar subito con la gente in Sicilia, e con promessa di quarantamila franchi ed altro. Imbarcati a Livorno, aspettavano la moneta e l’altre promesse fatte dal Ricasoli, e non si movevano; ma accorsero cannoni sul molo, e un Commissario di polizia loro ingiunse partissero, o andrebbero a picco. Il Nicotera rabbioso protestò, e andò; ma dopo pochi dì stampò una lettera al Ricasoli, tutta insulti; dove gli rinfacciò: « Mi prometteste: Se Torino si oppone mi « torrò la maschera, e verrò con voi ; ora, sig. barone, quante sorte di maschere avete sul viso’? » Fu svelato appresso ei fremesse, perchè non quaranta, ma solo trentamila franchi gli dettero. Certo quei soldati sardi mascherati colla casacca rossa sforzati furono dal governo di Vittorio a venir contro noi, mentre ancora quel re teneva i nostri legati in corte. Le maschere di cotesta gente sono infinite.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514 “Allegato II- Riassunto tabelle di marcia”, in proposito scriveva che: “BRIGATA SPANGARO: Luglio alla Villa di Castel Pucci in Formazione, 29 Agosto Livorno, 30 agosto Livorno, 31 agosto Livorno, 1 settembre Partenza, 2 settembre sul mare, 3 Settembre Palermo, 4-5-6 Partenza da Palermo, 8 settembre Sapri., 9 settembre Salerno, 10-11 Napoli etc…”.
Nei primi giorni di settembre 1860, Giovanni NICOTERA in Sicilia ed il diniego di DEPRETIS di potersi imbarcare per Napoli e poter fare visita a Mazzini e a Garibaldi
Nicotera, giunto in Sicilia, durante la prodittatura del Depretis, nero di rabbia si dimise e voleva raggiungere Garibaldi che marciava verso Napoli ma, Depretis gli rifiutò la richiesta di imbarcarsi per Napoli per raggiungere Garibaldi a cui aveva indirizzato una sua accorata lettera per la delusione di aver dovuto portare i volontari di Castel Pucci a Palermo e di non aver aderito al programma garibaldino a favore del Re. Nella “Biogafia di Giovanni Nicotera”, Nocera Inferiore, Tip. Editrice della Veuviana, 1886, a p. 45, in proposito scriveva che: “Il Nicotera, durante il viaggio volle verificare le casse e invece di armi vi trovò medicinali e bende ; quindi appena giunto a Palermo chiese invano a quel governo prodittatoriale l’armamento necessario per recarsi alla frontiera pontificia, giusta gli ordini del Garibaldi; allora domandò l’imbarco per Napoli, ove era il generale, ma anche ciò gli venne rifiutato; “. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Sconfitta di Cavour a Napoli”, a p. 192, in proposito scriveva che: “Giovanni Nicotera era uno dei più arrabbiati radicali, ancor meno disposto di Mazzini a compromessi sulla questione della repubblica, sebbene avesse momentaneamente accettato il programma di Garibaldi; si considerava assolutamente indipendente nel suo comando sui volontari in Toscana e riteneva di non doverne rispondere a nessuno, nemmeno a Garibaldi, ed anche più tardi, diventato una delle più eminenti figure nel governo del Regno d’Italia, doveva farsi notare per il temperamento autoritario e intrattabile.”. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Cavour costringe Depretis a una scelta”, a p. 236, in proposito scriveva che: “…..ma Cavour l’aveva catturato e spedito in Sicilia come in una specie di lazzaretto. A Palermo poi Depretis rifiutò a tale contingente di proseguire per congiungersi a Garibaldi, finché i più accesi repubblicani fra i suoi ufficiali non si fossero dimessi. Nicotera fu tanto irritato da tale trattamento che, in contrasto con i desideri di Mazzini, si rifiutò di aderire al programma garibaldino di adesione alla monarchia (1). Sarebbe stato arduo ritenere che la sua presenza in Sicilia per quei pochi giorni abbia potuto esser d’aiuto a Depretis nella sua attività di conciliatore, ed il partito cavouriano considerò questo un segno che i repubblicani avessero potuto da un momento all’altro gettar la maschera e ripudiare la loro malcerta fedeltà al trono. Ma Nicotera era troppo aspro, troppo estremista, e dava troppo poco affidamento perché gli altri capi rivoluzionari potessero fidarsi gran che di lui; così, per tutto il resto dell’anno, egli ebbe scarsa influenza nel Mezzogiorno.”. Dunque, è interessante il passaggio del Mack Smith che dice: “A Palermo poi Depretis rifiutò a tale contingente di proseguire per congiungersi a Garibaldi, finché i più accesi repubblicani fra i suoi ufficiali non si fossero dimessi.”. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Cavour costringe Depretis a una scelta”, a pp. 236-237, in proposito scriveva che: “A Palermo….Nicotera fu tanto irritato da tale trattamento che, in contrasto con i desideri di Mazzini, si rifiutò di aderire al programma garibaldino di adesione alla monarchia (1).”. Mack Smith, a p. 237, nella nota (1) postillava che: “(1) Mazzini a Caroline Stansfeld, il 12 settembre (Epistolario, XLI, p. 67); “La Gazzetta del Popolo” (Torino), 24 settembre, riporta la lettera del 13 settembre di Nicotera a “Il Lampo” (Milano), in cui egli afermava che mai aveva né mai avrebbe gridato “Viva il Re!”. Dunque, Mack Smith scrive che Giovanni Nicotera arrivato a Palermo, anzi spedito dalla Toscana in Sicilia dal Ricasoli, resosi conto della mutazione del programma garibaldino e Bertaniano di invadere lo Stato Pontificio, “si rifiutò di aderire al programma garibaldino di adesione alla monarchia (1).”. Aristide Arzano (….), nel suo, Il dissidio fra Garibaldi e Depretis sull’annessione della Sicilia, Città di Castello, Tip. Unione Arti Grafiche, 1913, a p. 10 scriveva che: “6. Ciononostante, Agostino Depretis, mandato sul finir di luglio, per desiderio di Garibaldi, prodittatore nell’isola (2), ebbe il preciso incarico dal Re e da Cavour etc…”. In quel momento, a Palermo vi era la prodittatura di Agostino Depretis e quando ai primi di settembre Nicotera arrivò, con i suoi volontari della sua brigata di Castel Pucci, ivi condotti dalle navi piemontesi, negò al contingente del Nicotera di aggregarsi ai volontari garibaldini che si imbarcavano per la Calabria. Dunque, Nicotera, essendosi dimesso dal programma garibaldino, dovette restare in Sicilia da cui ripartì solo l’11 settembre. Alfredo Capone (….), nel capitolo II, nel suo testo, L’opposizione meridionale nell’età della Destra, ed. di Storia e Letteratura, Roma, 1970, a p. 78 e ssg., in proposito scriveva che: “Dopo l’arrivo del Nicotera a Palermo, – riferisce un giornalista democratico – “Nicotera, e molti altri ufficiali di Stato maggiore della compagnia hanno dato le dimissioni….Nicotera lottò quanto poté quì per ottenere dal pro-dittatore facoltà e mezzi per compiere il suo disegno per cui il nostro corpo venne organizzato….Sulle prime pareva che ci fosse maniera di riuscire nell’intento; ma negli ultimi due giorni ogni cosa andò a rovescio, lo stesso Nicotera, ad impedire lo sfacelo completo di questa colonna, invitò ufficialmente i militi a scegliere il partito di tornare a casa o quello di raggiungere Garibaldi”(65).”. Capone, a p. 78, nella nota (65) postillava: “(65) Articolo dell’Unità Italiana di Genova, del 13 settembre 1860, riportata in G. Mazzini, Epistolario, vol. XLI, pp. 68-69. Sugli avvenimenti di Palermo – prodittatore Depretis – nella prima decade di settembre, v. D. Mack Smith, op. cit., pp. 236-37.”. Inoltre, si sa che in quel periodo, ai primi di settembre, in Sicilia, erno sorte serie difficoltà tra i ministri del governo prodittatoriale di Sicilia del Depretis, Crispi, l’Amari etc…e sorsero anche violenti scontri nella città di Palermo dovuti alla questione dell’annessione della Sicilia al Piemonte, che, come vedremo in seguito, Garibaldi non volle concedere a Depretis e a Piola al Fortino di Casaletto. Giovanni Nicotera partirà dalla Sicilia, insieme al pro-Dittatore Depretis solo il giorno 11 settembre 1860. Dunque, Nicotera resterà in Sicilia, “relegato in un lazzaretto”, come scrive lo Smith, per una diecina di giorni, senza minimamente poter influire sui suoi volontari, quelli della ex spedizione di Castel Pucci, la 5° Brigata Toscana, il cui comando passò a Pietro Spangaro. Una volta dimessosi dalla sua spedizione, il suo comandante, Giovanni Nicotera, i suoi volontari fecero la scelta se aderire al programma garibaldino e di aggregarsi a Garibaldi e quindi, il corpo dei volontari di Nicotera, quelli che aderirono, restarono al comando del nuovo comandante, il colonnello Spangaro. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a p. 300, in proposito scriveva: “Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514 “Allegato II- Riassunto tabelle di marcia”, in proposito scriveva che: “BRIGATA SPANGARO: Luglio alla Villa di Castel Pucci in Formazione, 29 Agosto Livorno, 30 agosto Livorno, 31 agosto Livorno, 1 settembre Partenza, 2 settembre sul mare, 3 Settembre Palermo, 4-5-6 Partenza da Palermo, 8 settembre Sapri., 9 settembre Salerno, 10-11 Napoli etc…”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; ai 13 di agosto il Farini pubblicava un bando inutilmente provocatore etc…”. Dunque, Guerzoni scriveva che dopo lo scioglimento della Brigata di Castelpucci, organizzata da Nicotera, alla fine di luglio, questa fu dirottata a Palermo ed il suo comando fu affidato al colonnello GAETANO SACCHI, di cui ho già parlato. Sacchi era andato a Palermo con altri volontari, di cui ho già parlato e dunque, la sua colona si ingrossò ulteriormente. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “(1) …..agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, etc…”. Dunque, Sacchi era già sceso in Sicilia, molto tempo prima che arrivasse Pianciani. Dunque, Gualtiero Castellini (…), a p. 52, nella nota (1) postillava: “(1) Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, nel capitolo VIII ci parla del “concentramento dei volontari alla Punta del Faro e della Spedizione Pianciani”, etc.., e a p. 151, in proposito scriveva: “La compagnia Sacchi non era comandata dal colonnello dello stesso nome, ma era chiamata così perchè formata dagli elementi più scelti della brigata che Garibaldi aveva affidato al Sacchi stesso, dopo che questi aveva lasciato il comando del 46° fanteria e date le sue dimissioni dall’esercito regolare per raggiungere la spedizione dei volontari in Sicilia.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Essa dovette fare tutto il giro della Sicilia, perchè Bixio, si era portato a Taormina. Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Dunque, il Cesari scriveva che: “..e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) etc….“. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 341, in proposito scriveva che: “Non credo si possa ben sommare la gente corsagli da fuor del reame. Gli scrittori garibaldini dicono 1085 gli sbarcati a Marsala, poi i] Medici con 2500, poi il Cosenz cori 1600, e il Sacchi con 4500.”. Gustav Rasch (….), nel cap. IX “La campagna garibaldina nel Napoletano”, nel suo, Garibaldi e Napoli nel 1860: note di un viaggiatore prussiano – introduzione, traduzione e note di Luigi Emery, ed. Laterza, Bari, 1938, a p. 135, in pproposito scriveva che: “Il corpo di spedizione, che due vapori portarono sul continente nella notte del 18 agosto, comprendeva 4200 uomini (1), parte della Brigata Bixio, parte della Brigata Eberhardt e 1000 uomini comandati dal Sacchi.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 361-362, in proposito scriveva che: “§. 14. Numerazione de’ Garibaldini. Gli scrittori garibaldini enumerano le loro milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord-est ; le divisioni Cosenz e Medici e la brigata Eber Eresso Messina a Torre di Faro con ottomila ; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora, e ‘1 Rustow con 4000 a Melazzo. Inoltre l’Orsini con gli artiglieri uniti a Palermo, dodici cannoni, una batteria da montagna, altra da campo e due mortai veniva ; per via tolse due mortai a Melazzo ; e arrivò a Torre di Faro con trentanove pezzi, dove elevava sei batterie di costa, e altre galleggianti, e ponti da imbarcare cavalli. Da tale enumerazione sembrano i soli contati da trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria, quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da quarantamila.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 130, riferendosi all’8 agosto 1860, in proposito scriveva che: “Lo stesso giorno la Brigata Sacchi riceveva ordine di portarsi a Spadafora per attendere i mezzi di trasporto, partiva nella stessa notte il 1° Reggimento, ma nella giornata del 17 si sospendeva la marcia del rimanente della Brigata. Il giorno 18 sbarcavano a Palermo le Brigate Puppi e Milano, le quali nello istesso giorno imbarcavansi per Milazzo.”.
Nel 1° settembre 1860, a Palermo, l’arrivo di Giovanni NICOTERA e le sue dimissioni
Nicotera, giunto in Sicilia, durante la prodittatura del Depretis, nero di rabbia si dimise e voleva raggiungere Garibaldi che marciava verso Napoli ma, Depretis gli rifiutò la richiesta di imbarcarsi per Napoli per raggiungere Garibaldi a cui aveva indirizzato una sua accorata lettera per la delusione di aver dovuto portare i volontari di Castel Pucci a Palermo e di non aver aderito al programma garibaldino a favore del Re. Nella “Biogafia di Giovanni Nicotera”, Nocera Inferiore, Tip. Editrice della Veuviana, 1886, a p. 45, in proposito scriveva che: “Il Nicotera, durante il viaggio volle verificare le casse e invece di armi vi trovò medicinali e bende ; quindi appena giunto a Palermo chiese invano a quel governo prodittatoriale l’armamento necessario per recarsi alla frontiera pontificia, giusta gli ordini del Garibaldi; allora domandò l’imbarco per Napoli, ove era il generale, ma anche ciò gli venne rifiutato; “. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Cavour costringe Depretis a una scelta”, a p. 236, in proposito scriveva che: “Ai primi di settembre la causa radicale venne rinsaldata dall’arrivo a Palermo della spedizione di Nicotera. Il barone Nicotera era più mazziniano dello stesso Mazzini, e fino allo scoppio della rivoluzione di Sicilia era rimasto confinato in una prigione borbonica; poi, aveva costituito in Toscana un corpo volontario, ma Cavour l’aveva catturato e spedito in Sicilia come in una specie di lazzaretto. A Palermo poi Depretis rifiutò a tale contingente di proseguire per congiungersi a Garibaldi, finché i più accesi repubblicani fra i suoi ufficiali non si fossero dimessi. Nicotera fu tanto irritato da tale trattamento che, in contrasto con i desideri di Mazzini, si rifiutò di aderire al programma garibaldino di adesione alla monarchia (1). Sarebbe stato arduo ritenere che la sua presenza in Sicilia per quei pochi giorni abbia potuto esser d’aiuto a Depretis nella sua attività di conciliatore, ed il partito cavouriano considerò questo un segno che i repubblicani avessero potuto da un momento all’altro gettar la maschera e ripudiare la loro malcerta fedeltà al trono. Ma Nicotera era troppo aspro, troppo estremista, e dava troppo poco affidamento perché gli altri capi rivoluzionari potessero fidarsi gran che di lui; così, per tutto il resto dell’anno, egli ebbe scarsa influenza nel Mezzogiorno.”. Dunque, è interessante il passaggio del Mack Smith che dice: “A Palermo poi Depretis rifiutò a tale contingente di proseguire per congiungersi a Garibaldi, finché i più accesi repubblicani fra i suoi ufficiali non si fossero dimessi.”. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Cavour costringe Depretis a una scelta”, a pp. 236-237, in proposito scriveva che: “A Palermo….Nicotera fu tanto irritato da tale trattamento che, in contrasto con i desideri di Mazzini, si rifiutò di aderire al programma garibaldino di adesione alla monarchia (1).”. Mack Smith, a p. 237, nella nota (1) postillava che: “(1) Mazzini a Caroline Stansfeld, il 12 settembre (Epistolario, XLI, p. 67); “La Gazzetta del Popolo” (Torino), 24 settembre, riporta la lettera del 13 settembre di Nicotera a “Il Lampo” (Milano), in cui egli afermava che mai aveva né mai avrebbe gridato “Viva il Re!”. Dunque, Mack Smith scrive che Giovanni Nicotera arrivato a Palermo, anzi spedito dalla Toscana in Sicilia dal Ricasoli, resosi conto della mutazione del programma garibaldino e Bertaniano di invadere lo Stato Pontificio, “si rifiutò di aderire al programma garibaldino di adesione alla monarchia (1).”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 103-104, in proposito scriveva che: “Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro.”. Alfredo Capone (….), nel capitolo II, nel suo testo, L’opposizione meridionale nell’età della Destra, ed. di Storia e Letteratura, Roma, 1970, a p. 78 e ssg., in proposito scriveva che: “Dopo l’arrivo del Nicotera a Palermo, – riferisce un giornalista democratico – “Nicotera, e molti altri ufficiali di Stato maggiore della compagnia hanno dato le dimissioni….Nicotera lottò quanto poté quì per ottenere dal pro-dittatore facoltà e mezzi per compiere il suo disegno per cui il nostro corpo venne organizzato….Sulle prime pareva che ci fosse maniera di riuscire nell’intento; ma negli ultimi due giorni ogni cosa andò a rovescio, lo stesso Nicotera, ad impedire lo sfacelo completo di questa colonna, invitò ufficialmente i militi a scegliere il partito di tornare a casa o quello di raggiungere Garibaldi”(65).”. Capone, a p. 78, nella nota (65) postillava: “(65) Articolo dell’Unità Italiana di Genova, del 13 settembre 1860, riportata in G. Mazzini, Epistolario, vol. XLI, pp. 68-69. Sugli avvenimenti di Palermo – prodittatore Depretis – nella prima decade di settembre, v. D. Mack Smith, op. cit., pp. 236-37.”.Inoltre, si sa che in quel periodo, ai primi di settembre, in Sicilia, erno sorte serie difficoltà tra i ministri del governo prodittatoriale di Sicilia del Depretis, Crispi, l’Amari etc…e sorsero anche violenti scontri nella città di Palermo dovuti alla questione dell’annessione della Sicilia al Piemonte, che, come vedremo in seguito, Garibaldi non volle concedere a Depretis e a Piola al Fortino di Casaletto.
PIETRO SPANGARO

(Fig. n….) – Ritratto fotografico di Pietro Spangaro in uniforme garibaldina
Il colonnello Pietro Spangaro, era comandante della 1° Brigata dello Stato Maggiore di Divisione con a capo il Colonnello Wilhelm Rustow e luogotenente Alessandri. Sulla Treccani on-line leggiamo che la figura di Spangaro lasciò traccia in molte memorie garibaldine: ne scrisse tra gli altri Giulio Adamoli (1892), che ricordava come tutti lo amassero «per la grande bontà […] e perché esercitava le funzioni del suo ufficio con passione e con cognizione, avendo compiuto la sua educazione militare nel collegio di Neustadt» (p. 120). Veterano delle lotte risorgimentali, ai giovani volontari «più che da superiore, […] faceva da padre» (p. 126). Sul colonnello Pietro Spangaro abbiamo un’altra notizia. Da Wikipedia leggiamo che Pietro Spangaro (Venezia, 28 gennaio 1813 – Milano, 14 novembre 1894) è stato un militare, patriota e ufficiale italiano. Fu un ardente patriota che partecipò alla spedizione dei Mille garibaldina. Lo ritroveremo con il grado di colonnello in prima fila nella decisiva battaglia del Volturno, dopo aver seguito il generale Garibaldi a Marsala e a Calatafimi. Lo ritroviamo poi nel 1850 in Egitto, dove fece una discreta fortuna con una ditta commerciale da lui creata. Non partecipò alla seconda guerra di indipendenza, ma nella primavera del 1860 tornò in Italia per partecipare alla spedizione dei Mille. I suoi uomini lo adoravano per i suoi modi di fare semplici e schietti. Ex ufficiale austriaco, aveva disertato per combattere a fianco degli insorti Veneziani, capeggiati da Daniele Manin, è difficile ricostruire bene la sua biografia, poiché si intreccia con quella dell’omonimo cugino, Pietro Spangaro anch’egli figlio di un Giovanni Battista Spangaro, e volontario nella spedizione dei Mille. Pur partecipando alla spedizione dei Mille non figura negli elenchi ufficiali in quanto la sua biografia si sovrappone a quella del più anziano e noto colonnello Pietro Spangaro, suo omonimo e parente (era cugino del padre). La ricostruzione della sua biografia è dunque difficile a causa di questa omonimia con un parente molto più anziano e autorevole, in vista nella schiera dei Mille. L’altro Spangaro arrivò infatti al grado di Colonnello e al Volturno comandò una brigata. Pur partecipando alla spedizione dei Mille non figura negli elenchi ufficiali in quanto la sua biografia si sovrappone a quella del più anziano e noto colonnello Pietro Spangaro, suo omonimo e parente (era cugino del padre). La ricostruzione della sua biografia è dunque difficile a causa di questa omonimia con un parente molto più anziano e autorevole, in vista nella schiera dei Mille. L’altro Spangaro arrivò infatti al grado di Colonnello e al Volturno comandò una brigata. Fu aggregato alla 1^ compagnia (N. Bixio) come semplice volontario. Ma una volta sbarcati, tenuto conto della sua esperienza, fu presto nominato capitano. Si distinse a Calatafimi e a Palermo e fu nominato maggiore assegnato allo Stato Maggiore e poi tenente colonnello e colonnello e presidente del tribunale militare della sua divisione. Secondo Maxime du Camp, che era con lui in Calabria durante la spedizione dei Mille e che gli dedicò alcune pagine nel suo volume “La spedizione delle due Sicilie”, era soprannominato “Colonnello Dunque”, perché iniziava i propri discorsi con quella parola. Alla spedizione dei Mille partecipò anche un suo omonimo, Pietro Spangaro nato nel 1836, figlio del cugino Giovanni Battista. Questa compresenza innescò equivoci sulle rispettive biografie, di cui talvolta si tramandarono dati inesatti, come la presunta adesione di Pietro a imprese garibaldine successive, cui prese parte invece il suo più giovane omonimo che tuttavia a causa degli equivoci non fu mai incluso negli elenchi dei Mille. Per l’autorevolezza dimostrata, l’11 giugno venne nominato tenente colonnello e presidente del tribunale militare della 15ª divisione Türr. Riguardo il luogotenente dello Stato Maggiore di Divisione, “tenente colonnello Alessandri”, ha scritto Giulio Adamoli (….), nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a p. 146 parlando della divisione Pianciani ed alla sostituzione con lo Spangaro, scriveva che: “Una modificazione, che ci toccò assai più da vicino e riuscì per noi penosissima, venne a noi da quella stessa spedizione Pianciani, quando ci portò via lo Spangaro, andato al comando di una brigata in luogo di Giovanni Nicotera, dimissionario anche lui. Dimenticammo, facendo a Spangaro i nostri addii affettuosi, le impazienze pei molti atti di ufficio che ci obbligava a scrivere, etc…Egli invece, reso padrone di se, guidò arditamente la sua nuova brigata, cui fece buonissima figura. Al posto di capo di stato maggiore della brigata venne destinato, in seguito ai buoni uffici dello stesso Spangaro, un intimo compagno suo dell’Accademia etc.., il tenente colonnello Alessandri, etc…”. Dunque, l’Adamoli scriveva nelle sue memorie che ad un certo punto Pietro Spangaro, che era stato il suo capo di stato maggiore della sua Brigata andò a rimpiazzare il Nicotera dimissinario nella cosiddetta Brigata “Spangaro”. Adamoli, nel suo racconto Diario scriveva che “….quando ci portò via lo Spangaro, andato al comando di una brigata in luogo di Giovanni Nicotera, dimissionario anche lui.”. Adamoli racconta che il colonnello Pietro Spangaro venne nominato comandante dell’“ex spedizione Nicotera”, che da quel momento venne chiamata “brigata Spangaro”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 213, riferendosi al 27 settembre 1860, in proposito scriveva: “La 15° Divisione quando fu compiuta la sua organizzazione, presentava il seguente quadro: Comando generale e Stato Maggiore:……..; Ufficiali superiori a disposizione:……; Stato Maggiore: Capitano di Stato Maggiore Pecorini Carlo etc…; ….Comando della Brigata Spangaro: Colonnello Brigatiere Spangaro; Capo di Stato Maggiore Capitano Baganti.”. Pecorini, a p. 454, nel Documento 80, in proposito scriveva che: “Documento 80. ESERCITO MERIDIONALE 15° Divisione Turr. Situazione Numerica della Forza della Suddetta Divisione al giorno 6 ottobre 1860: Corpo: Stato Maggiore della Divisione: Capo di Stato Maggiore, Colonnello Brigatiere Rustow; Genio: Capitano Tessera; Corpo Sanitario: Medico Divisionale Ziliani; Intendenza Militare: Intendente Ghiglione; Tribunale Militare: Avv. Fiscale, Bissoni Luigi; BRIGATA SPANGARO (1): Stato Maggiore: Battaglione Bersaglieri: Maggiore Farinelli; 1° Battaglione Bersaglieri: Maggiore Morici; 2° Battaglione Cacciatori: Maggiore Castellazzo; 3° Battaglione Cacciatori: Maggiore Baganti; 4° Battaglione di fanteria in form.: Maggiore Chiari”. Pecorini, a p. 454, nella nota (1) postillava: “(1) Già Nicotera. Quinta Brigata della Spedizione di Terranova.”. Sappiamo pure che i volontari dell’ex Spedizione di Castel Pucci partirono da Livorno e arrivarono a Palermo dal 1° settembre al 3 di settembre 1860. Nicotera arrivò a Palermo il 3 settembre 1860 e quindi presumibilmente anche il Sacchi. Dunque, Nicotera e Sacchi arrivarono a Palermo quando Garibaldi era già a Sapri ?. Dunque, la Brigata Spangaro fu costituita dopo l’arrivo dei volontari dell’ex spedizione di Castel Pucci. Il colonnello Pietro Spangaro, era comandante della 1° Brigata dello Stato Maggiore di Divisione con a capo il Colonnello Wilhelm Rustow e luogotenente Alessandri. I 2000 volontari che Nicotera e Sacchi portarono a Palermo cosa fecero una volta arrivati a Palermo ?. Sappiamo che la Brigata Sacchi e la Brigata Spangaro fecero parte della 15° Divisione, di cui il suo comando fu affidato a Nino Bixio. Essi arrivarono a Palermo quando Turr era già in viaggio da Sapri per Lagonegro ?. Se Nicotera e Sacchi partirono da Livorno verso i primi di Settembre ed arrivarono dal 1° al 3 settembre come si spiega che Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 146-147, in proposito scriveva che: “Da Rogliano il generale Turr mandava a Bixio la seguente lettera: “Al Sig. generale Bixio Comandante la I° brigata della 15° divisione. Tiriolo o Soveria. Dietro ordine del Generale Dittatore, il generale Bixio assumerà momentaneamente il comando delle truppe della 15° divisione che sono in marcia sulla Consolare, e prenderà posto tra Rogliano e Cosenza, dove lascierà passare tutti gli altri corpi, e quindi si metterà in marcia alla coda dell’esercito. Spedirà subito a Cosenza il tenente colonnello Spangaro, il maggiore Bricoli ed il sig. Caranti; questi signori si serviranno di carrozza. Manderà pure a Cosenza i miei cavalli ed il suo bagaglio. Rogliano, il 31 agosto 1860. Firmato Turr.”.”. Dunque, il generale Turr, il 31 agosto 1860 scrivendo da Rogliano a Nino Bixio gli ordinava “Spedirà subito a Cosenza il tenente colonnello Spangaro, il maggiore Bricoli ed il sig. Caranti; questi signori si serviranno di carrozza.”. Dunque, dalla lettera che il generale Turr scrisse il 31 agosto 1860 da Rogliano al generale Nino Bixio (dove Turr chiede a Bixio di mandargli il tenente colonnello Spangaro) deduciamo che il tenente colonnello Spangaro era sbarcato in Calabria con le truppe comandate da Nino Bixio. Nino Bixio, comandava la I Brigata della 15° Divisione. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 43, in proposito scriveva che: “Il 14 ottobre finalmente le brigate della divisione Eber, Spangaro (anteriormente Nicotera) e Milano, furono sollevate dagli avanposti e chiamate a Caserta.”. Dunque, il Rustow scriveva che la brigata Spangaro, in precedenza era detta “brigata Nicotera”. Secondo Maxime Du Camp, che era con lui in Calabria durante la spedizione dei Mille, era soprannominato Colonnello “dunque”, perché iniziava sempre le sue frasi con quella parola. Secondo Maxime du Camp, che era con lui in Calabria durante la spedizione dei Mille e che gli dedicò alcune pagine nel suo volume “La spedizione delle due Sicilie”, era soprannominato “Colonnello Dunque”, perché iniziava i propri discorsi con quella parola. Maxime Du Champ(….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 220, diceva di Spangaro: “Spangaro,…E’ un uomo molto alto e robusto, con un bel viso dalla barba rossiccia, sempre pronto al riso, eccellente ed infaticabile soldato.”. Du Champ, a p. 260, in proposito scriveva che: “Ci fermammo a Sala…. – Dormiremo a Napoli, ci disse Spangaro, in marcia ! – Risalimmo nella nostra carrozza, che, l’ho detto ? non era altro che una giardiniera, con sedili scoperti.”. Dunque, Du Champ, a Sala Consilina, sulla strada consolare dovette rimettersi in carrozza e la truppa in marcia al comando del colonnello Pietro Spargaro. Sappiamo che una parte della brigata Spangaro arriverà l’8 settembre 1860 e ripartirà da Sapri per Napoli. Maxime Du Champ(….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 208 in proposito scriveva che: “Durante quattro mesi passati nello stato maggiore del generale Turr, stato maggiore in cui gli elementi italiani, inglesi, ungheresi e francesi erano mescolati in proporzioni disuguali, non ho assistito ad una sola disputa; etc…”. Dunque, il Du Champ componeva lo Stato Maggiore dell’Esercito Meridionale al comando del generale Turr. Insieme a Du Champ facevano parte dello Stato Maggiore anche Pietro Spangaro e Ferdinando Eber (Nandor, Ferdinando). Di Eber, Du Champ, a p. 208 scriveva: “Eber (Nandor, Ferdinando) tuttavia, non era, per essere precisi, niente altro che uno scrittore; ma ogni Ungherese nasce ussaro. Era uno di quegli eccellenti corrispondenti che il ‘Times’ invia attraverso il mondo intero: così ha fatto le guerre e ha compiuto lunghi viaggi che lo hanno reso un cosmopolita.”. Sulla Treccani on-line leggiamo che per l’autorevolezza dimostrata, l’11 giugno venne nominato tenente colonnello e presidente del tribunale militare della 15ª divisione Türr. Alla vigilia della battaglia del Volturno divenne colonnello brigadiere comandante la I brigata della 15ª divisione e fu valente protagonista in quegli scontri decisivi di inizio ottobre. Su quelle vicende militari redasse per Istvan Türr un lungo e dettagliato rapporto compilato il 10 ottobre 1860 a S. Angelo in Formis, nei pressi di Caserta. La figura di Spangaro lasciò traccia in molte memorie garibaldine: ne scrisse tra gli altri Giulio Adamoli (1892), che ricordava come tutti lo amassero «per la grande bontà […] e perché esercitava le funzioni del suo ufficio con passione e con cognizione, avendo compiuto la sua educazione militare nel collegio di Neustadt» (p. 120). Veterano delle lotte risorgimentali, ai giovani volontari «più che da superiore, […] faceva da padre» (p. 126). La Treccani si riferisce a Giulio Adamoli (….), ed il suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 103-104, in proposito scriveva che: “…..un conflitto fra i volontari di Castel Pucci e la truppa, minacciato dal Nicotera. Dal 1° al 3 agosto tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia. Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro.”. In questo passaggio devo segnalare un errore di trascrizione perchè non si tratta del colonnello “Sprangaro” ma del colonnello “Spangaro”. Inoltre credo che siano errate anche anche le due date perchè non si tratta di Agosto ma del 1 e 3 settembre 1860. Infatti credo che Giuseppe Maraldi avrebbe dovuto scrivere “Dal 1° al 3 agosto tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia.”. Maraldi scriveva pure che arrivati in Sicilia, a Palermo, i volontari della ex Castel Pucci, Giovanni “Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro”. Secondo Maxime Du Camp, che era con lui in Calabria durante la spedizione dei Mille, era soprannominato Colonnello “dunque”, perché iniziava sempre le sue frasi con quella parola. Maxime Du Champ(….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 220, diceva di Spangaro: “Spangaro,…E’ un uomo molto alto e robusto, con un bel viso dalla barba rossiccia, sempre pronto al riso, eccellente ed infaticabile soldato.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 43, in proposito scriveva che: “Il 14 ottobre finalmente le brigate della divisione Eber, Spangaro (anteriormente Nicotera) e Milano, furono sollevate dagli avanposti e chiamate a Caserta.”. Dunque, il Rustow scriveva che la brigata Spangaro, in precedenza era detta “brigata Nicotera”. Du Champ, a p. 260, in proposito scriveva che: “Ci fermammo a Sala…. – Dormiremo a Napoli, ci disse Spangaro, in marcia ! – Risalimmo nella nostra carrozza, che, l’ho detto ? non era altro che una giardiniera, con sedili scoperti.”. Dunque, Du Champ, a Sala Consilina, sulla strada consolare dovette rimettersi in carrozza e la truppa in marcia al comando del colonnello Pietro Spargaro. Sappiamo che una parte della brigata Spangaro arriverà l’8 settembre 1860 e ripartirà da Sapri per Napoli. Maxime Du Champ(….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 208 in proposito scriveva che: “Durante quattro mesi passati nello stato maggiore del generale Turr, stato maggiore in cui gli elementi italiani, inglesi, ungheresi e francesi erano mescolati in proporzioni disuguali, non ho assistito ad una sola disputa; etc…”. Dunque, il Du Champ componeva lo Stato Maggiore dell’Esercito Meridionale al comando del generale Turr. Insieme a Du Champ facevano parte dello Stato Maggiore anche Pietro Spangaro e Ferdinando Eber (Nandor, Ferdinando). Di Eber, Du Champ, a p. 208 scriveva: “Eber (Nandor, Ferdinando) tuttavia, non era, per essere precisi, niente altro che uno scrittore; ma ogni Ungherese nasce ussaro. Era uno di quegli eccellenti corrispondenti che il ‘Times’ invia attraverso il mondo intero: così ha fatto le guerre e ha compiuto lunghi viaggi che lo hanno reso un cosmopolita.”. Su Pietro Spangaro, Federico Donaver (….), nel suo “La Spedizione dei Mille”, a p. 85, nella nota (1) postillava: “(1) Pietro Spangaro, veneto, già ufficiale, ma che seguì la spedizione come semplice volontario, racconta un po’ diversamente la cosa in una lettera scritta l’8 maggio da Talamone al prof. Amari. Dice che si nascosero sopra un bastimento in riparatura…..”. Carteggio Amari già oit. voi. II, pag. 80.”. Dunque, secondo Donaver, Spangaro, al momento dello sbarco a Marsala, egli era uno dei semplici volontari che seguì la Spedizione dei Mille. Si veda pure G. Pecorini Manzoni, Storia dellla 15ª Divisione Türr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli, Firenze 1876, pp. 460-465; G. Adamoli, Da San Martino a Mentana. Ricordi di un volontario, Milano 1892, pp. 119 s., 126, 136, 146, 163; A. D’Ancona, Carteggio di Michele Amari, II, Torino 1896, pp. 80-82; G. Castellini, Eroi garibaldini, Bologna 1911, I, Da Rio Grande a Palermo (1837-1860), p. 223, II, Da Palermo a Digione (1860-1870), pp. 5-7, 28, 51, 53, 109, 120; P. Scharini, I Mille nell’esercito, in Memorie storiche militari, X (1911), 5, p. 604; Id., S. P., in Dizionario del Risorgimento nazionale dalle origini a Roma capitale. Fatti e persone, a cura di M. Rosi, IV, Milano 1937, p. 322; E. Michel, Esuli italiani in Egitto, Pisa 1958, ad ind.; M. Lenna, Un garibaldino dimenticato, Pordenone 2017. Secondo il dizionaro Larousse, Maxime Du Champ è a Palermo e a Napoli nello stato maggiore del generale Turr, con il grado nominale di colonnello. Infatti, seguendo il suo racconto, sebbene non sia molto chiaro il suo grado, è pacifico che egli si trovasse al seguito degli altri ufficiali, come Pietro Spangaro dello Stato Maggiore del generale Turr. Maxime Du Champ(….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 77, scriveva che: “Al levar delle mense, il tenente colonnello Spangaro (1) fece un brindisi al generale Turr; …L’eccellente banda della brigata Eber (2) etc…”. Essi si trovavano a Messina, dopo un ricevimento dato dal generale Turr. Du Champ, o chi curava il testo tradotto, a p. 77, nella nota (1) postillava: “(1) * Pietro Spangaro (Venezia 1823 – Milano 1894). Nella spedizione dei Mille si segnalò più volte come buon comandante sul terreno e per personale bravura. Molto si legò a lui il Ducamp, come si vedrà nel corso del libro.”. Du Champ, a p. 77, nella nota (2) postillava: “(2) *Ferdinando Eber, compagno del Turr nella guerra rivoluzionaria d’Ungheria. Divenuto d’un tratto – scrive il Bandi – da corrispondente del Dayli News comandante di brigata. E tuttavia la sua azione di comando doveva rivelarsi preziosa nella decisione della battaglia del Volturno.”. In particolare Du Champ descrive la sosta a Lauria e poi a Lagonegro dandoci notizie molto interessanti. Fu a Lagonegro di sicuro il 7 settembre 1860. Maxime Du Champ(….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 262, in proposito scriveva che: “Alle otto del mattino, domenica 9 settembre, entravamo a Napoli, quattordici giorni dopo il nostro sbarco in Calabria.”. Maxime Du Champ(….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 266, in proposito scriveva che: “Noi (1) facemmo del nostro meglio per sfuggire ovazioni che ci fermavano ad ogni passo, ed io, stanco di essere abbracciato, tirato etc…”. Du Champ, a p. 266, nella nota (1) postillava: “(1) * Noi….cioè il gruppetto composto dal colonnello Spangaro, da Sander Teleky e dal Du Champ.”.
Nei primi giorni di settembre, la nomina del colonnello PIETRO SPANGARO al comando dell’ex brigata Nicotera di CASTELPUCCI in sostituzione del dimissionario Nicotera: la Brigata SPANGARO (forse il 5° reggimento granatieri)
Arrivati a Palermo, i volontari della ex spedizione di Castel Pucci, organizzati in Toscana da Giovanni Nicotera sotto l’egida di Ricasoli, essendo lui dimissionario, passarono al comando del colonnello Pietro SPANGARO. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 103-104, in proposito scriveva che: “Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro. La brigata da Palermo andò a Sapri per mare, poi a Salerno e il 10 settembre entrava in Napoli e partecipava alla battaglia del Volturno ove si distinse.”. In questo passaggio devo segnalare un errore di trascrizione perchè non si tratta del colonnello “Sprangaro” ma del colonnello “Spangaro”. Inoltre credo che siano errate anche anche le due date perchè non si tratta del mese di agosto ma del 1 e 3 settembre 1860. Infatti credo che Giuseppe Maraldi avrebbe dovuto scrivere “Dal 1° al 3 settembre tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia.”. Maraldi scriveva pure che arrivati in Sicilia, a Palermo, i volontari della ex Castel Pucci, Giovanni “Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro”. Dunque, il Maraldi scriveva che “La brigata da Palermo andò a Sapri per mare, poi a Salerno e il 10 settembre entrava in Napoli e partecipava alla battaglia del Volturno ove si distinse.”. Il colonnello Pietro Spangaro, era comandante della 1° Brigata dello Stato Maggiore di Divisione con a capo il Colonnello Wilhelm Rustow e luogotenente Alessandri. Forse quando il Nicotera arrivò lo Spangaro era già a Palermo. Arrivato a Palermo, Nicotera presentò le sue dimissioni a Garibaldi e rinuncia al programma garibaldino di sbarcare in Calabria ed il comando passa a Spangaro. Riguardo il luogotenente dello Stato Maggiore di Divisione, “tenente colonnello Alessandri”, ha scritto Giulio Adamoli (….), nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a p. 146 parlando della divisione Pianciani ed alla sostituzione con lo Spangaro, scriveva che: “Una modificazione, che ci toccò assai più da vicino e riuscì per noi penosissima, venne a noi da quella stessa spedizione Pianciani, quando ci portò via lo Spangaro, andato al comando di una brigata in luogo di Giovanni Nicotera, dimissionario anche lui. Dimenticammo, facendo a Spangaro i nostri addii affettuosi, le impazienze pei molti atti di ufficio che ci obbligava a scrivere, etc…Egli invece, reso padrone di se, guidò arditamente la sua nuova brigata, cui fece buonissima figura. Al posto di capo di stato maggiore della brigata venne destinato, in seguito ai buoni uffici dello stesso Spangaro, un intimo compagno suo dell’Accademia etc.., il tenente colonnello Alessandri, etc…”. Dunque, l’Adamoli scriveva nelle sue memorie che ad un certo punto Pietro Spangaro, che era stato il suo capo di stato maggiore della sua Brigata andò a rimpiazzare il Nicotera dimissinario all’arrivo a Palermo insieme al Pianciani della sua Brigata “Toscana” che si chiamò Brigata “Spangaro”. Adamoli, nelle sue Memorie scriveva che “….quando ci portò via lo Spangaro, andato al comando di una brigata in luogo di Giovanni Nicotera, dimissionario anche lui.”. Adamoli racconta che il colonnello Pietro Spangaro venne nominato comandante dell’“ex spedizione Nicotera”, che da quel momento venne chiamata “brigata Spangaro”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 165, in proposito scriveva che: “Partita il I° e 3 settembre da Livorno, la brigata di Castel Pucci giunse a Palermo il 3 ed il 5; persistendo Nicotera nelle dimissioni, passò per ordini superiori sotto il comando del colonnello Spangaro. E, strana combinazione ! quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a …..Sapri ! Il 9 era a Salerno, il 10 era in Napoli. Si distinse poi sul Volturno.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. II, a pp. 361-362, in proposito aggiungeva pure che: “Gli scrittori garibaldini enumerano le milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina ; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord -est ; le divisioni Cosenze Medici e la brigata Eber: presso Messina a Torre di Faro con ottomila; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora e il Rustow con 4000 a Melazzo…Da tale enumerazione sembrano i soli contati trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da Quarantamila.”. Dunque, secondo il De Sivo, i volontari garibaldini organizzati a Castel Pucci dal Nicotera ammontavano a 2300 uomini. Dunque, da De Sivo si trae la notizia che i volontari portati a Palermo da Nicotera erano 2300 e non erano con Bixio ma erano rimasti a Palermo e sbarcarono in Calabria solo più tardi. La brigata Spangaro si trattenne a Palermo fino al 7 settembre 1860, e solo il 7, dal porto di Palermo ne ripartì per giungere a Sapri il 7 alle 19 di pomeriggio e l’8 settembre. Il 7 settembre 1860 partì da Palermo solo una porzione della Spangaro che da Sapri, arrivò a Salerno via mare l’8 settembre 1860, come vedremo innanzi. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni, facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia , e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro.”. Sulla 5° Brigata ex Castelpucci, su Wikipedia, alla voce “Sbarchi successivi al primo sbarco di Marsala” (notizie tratte da Treveljan), si legge che secondo la tabella, le seguenti presenze, avvenute con imbarchi formalmente regolari, il 26 agosto si aggiunse la partenza della nave Orwell con circa 500 volontari, ma tale partenza fu irregolare e la nave dovette quindi essere restituita. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514 “Allegato II- Riassunto tabelle di marcia”, in proposito scriveva che: “BRIGATA SPANGARO: Luglio alla Villa di Castel Pucci in Formazione, 29 Agosto Livorno, 30 agosto Livorno, 31 agosto Livorno, 1 settembre Partenza, 2 settembre sul mare, 3 Settembre Palermo, 4-5-6 Partenza da Palermo, 8 settembre Sapri., 9 settembre Salerno, 10-11 Napoli etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 170-171, parlando delle “marce e traversate di mare”, nella nota (1) descrive quelle della Brigata Spangaro ed in proposito scriveva che: “La Brigata Spangaro s’imbarcava il giorno 30 agosto in Livorno per Palermo…..Lo stesso giorno 3 (3 settembre 1860)…Nel medesimo giorno 3 (3 settembre 1860) la Brigata Spangaro sbarcava a Palermo……In questo stesso giorno (si riferisce al 5 settembre 1860), ….sbarcava a Palermo una frazione della Brigata Spangaro, la quale veniva passata in rivista dal comandante di Piazza…Il 7 una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri dove arrivava alle 7 pom., e trovava ordine di continuare per Napoli, se nonchè per mancanza di carbone doveva a di 8 sbarcare a Salerno. Ivi si fermava qualche ora, e poi ripartiva per Nocera, da dove con la ferrovia arrivava a Napoli la mattina del 9. Il giorno 8 il resto della stessa Brigata partiva da Palermo direttamente per Napoli, e vi arrivava la mattina del 9, che riunita a Largo S. Francesco di Paola, veniva passata in rivista dal Generale Dittatore, quindi si acquartierava.”. Dunque, riepilogando la marcia della Brigata Spangaro secondo ciò che scriveva il Pecorini-Manzoni, la “Brigata Spangaro”, si imbarcava a Livorno il giorno 30 agosto 1860 ed il 3 settembre 1860 sbarcava a Palermo. Il 5 settembre 1860, dopo due giorni, sbarcava a Palermo una porzione della Brigata Spangaro che veniva passata in rivista dal Comandante di Piazza. Giorno 7 settembre 1860, una porzione della Brigata Spangaro riparte da Palermo, viaggia per mare e sbarca a Sapri il giorno 7 settembre 1860 alle ore 19,00. Riparte da Sapri, diretta a Napoli, ma giorno 8 dovette sbarcare a Salerno. Arriverà a Napoli il giorno 9 settembre 1860. Il giorno 8 settembre 1860, un’altra porzione della Brigata Spangaro si imbarca per Napoli dove arrivava il giorno 9 settembre 1860. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; ai 13 di agosto il Farini pubblicava un bando inutilmente provocatore etc…”. Dunque, Guerzoni scriveva che dopo lo scioglimento della Brigata di Castelpucci, organizzata da Nicotera, alla fine di luglio, questa fu dirottata a Palermo ed il suo comando fu affidato al colonnello GAETANO SACCHI, di cui ho già parlato. Sacchi era andato a Palermo con altri volontari, di cui ho già parlato e dunque, la sua colona si ingrossò ulteriormente. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “(1) …..agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, etc…”. Dunque, Sacchi era già sceso in Sicilia, molto tempo prima che arrivasse Pianciani. Dunque, Gualtiero Castellini (…), a p. 52, nella nota (1) postillava: “(1) Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, nel capitolo VIII ci parla del “concentramento dei volontari alla Punta del Faro e della Spedizione Pianciani”, etc.., e a p. 151, in proposito scriveva: “La compagnia Sacchi non era comandata dal colonnello dello stesso nome, ma era chiamata così perchè formata dagli elementi più scelti della brigata che Garibaldi aveva affidato al Sacchi stesso, dopo che questi aveva lasciato il comando del 46° fanteria e date le sue dimissioni dall’esercito regolare per raggiungere la spedizione dei volontari in Sicilia.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Essa dovette fare tutto il giro della Sicilia, perchè Bixio, si era portato a Taormina. Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.”. Dunque, il Cesari scriveva che: “..e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) etc….”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 341, in proposito scriveva che: “Non credo si possa ben sommare la gente corsagli da fuor del reame. Gli scrittori garibaldini dicono 1085 gli sbarcati a Marsala, poi i] Medici con 2500, poi il Cosenz cori 1600, e il Sacchi con 4500.”. Gustav Rasch (….), nel cap. IX “La campagna garibaldina nel Napoletano”, nel suo, Garibaldi e Napoli nel 1860: note di un viaggiatore prussiano – introduzione, traduzione e note di Luigi Emery, ed. Laterza, Bari, 1938, a p. 135, in pproposito scriveva che: “Il corpo di spedizione, che due vapori portarono sul continente nella notte del 18 agosto, comprendeva 4200 uomini (1), parte della Brigata Bixio, parte della Brigata Eberhardt e 1000 uomini comandati dal Sacchi.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 361-362, in proposito scriveva che: “§. 14. Numerazione de’ Garibaldini. Gli scrittori garibaldini enumerano le loro milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord-est ; le divisioni Cosenz e Medici e la brigata Eber Eresso Messina a Torre di Faro con ottomila ; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora, e ‘1 Rustow con 4000 a Melazzo. Inoltre l’Orsini con gli artiglieri uniti a Palermo, dodici cannoni, una batteria da montagna, altra da campo e due mortai veniva ; per via tolse due mortai a Melazzo; e arrivò a Torre di Faro con trentanove pezzi, dove elevava sei batterie di costa, e altre galleggianti, e ponti da imbarcare cavalli. Da tale enumerazione sembrano i soli contati da trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria, quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da quarantamila.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 130, riferendosi all’8 agosto 1860, in proposito scriveva che: “Lo stesso giorno la Brigata Sacchi riceveva ordine di portarsi a Spadafora per attendere i mezzi di trasporto, partiva nella stessa notte il 1° Reggimento, ma nella giornata del 17 si sospendeva la marcia del rimanente della Brigata. Il giorno 18 sbarcavano a Palermo le Brigate Puppi e Milano, le quali nello istesso giorno imbarcavansi per Milazzo.”.
L’ARRIVO A SAPRI E A LAGONEGRO DI ALTRE BRIGATE GARIBALDINE

Dopo l’arrivo a Napoli di Garibaldi, che ivi instaurò un governo provvisorio, nella prima decade di Settembre iniziaono ad affluire alla Capitale del Regno Borbonico diverse truppe di volontari garibaldini ivi richiesti dal generale Sirtori e dal Quartiere Generale. La maggior parte partitosi dalle coste della Sicilia si fermarono a Paola e a Sapri da cui potettero proseguire in mare per raggiungere Napoli, non appena i pochi mezzi di trasporto disponibili lo permettessero. Alcune truppe di volontari si fermarono a Lagonegro. Questi movimenti di truppa furono organizzate dal generale Sirtori, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Meridionale. In quei giorni, il porto di Sapri e la cittadina stessa fu teatro di questi movimenti. Bastimenti che arrivavano e sbarcavano truppe che poi si acquartieravano in attesa di poter ripartire. Altre truppe che ripartivano dal porto di Sapri dove si imbarcavano sui nuovi legni disponibili. Sono giornate importanti per la storia di Sapri che vide in quei giorni la cittadina e lo scalo naturale di Sapri protagonista indiscusso della risalita alla Capitale ed alla conquista definitiva del Regno di Napoli. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 239, in proposito scriveva che: “L’arrivo delle rimanenti forze garibaldine fu accellerato dai nuovi mezzi di trasporto che il recente acquisto del porto di Napoli offriva. Dalla retroguardia, parte continuò la sua marcia, ma parte fu portata per mare salpando da Paola o da Sapri. L’ultima divisione con il Medici raggiunse Napoli il 15 settembre e i giorni successivi. A Paola in un litigio etc…, Nino Bixio aveva rotto la testa etc…(2).”. Dobelli, a p. 239, nella nota (2) postillava: “(2) Turr, Div., 178-180, 514-515, e carta; Castellini, 61-64; Bandi, 279-282; Adamoli, 153-155.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”.”, ed. Laterza, Bari, 1940, nel capitolo: “La campagna del 1860”, ecc…, a pp. 199-200 e ssg., in proposito scriveva che: “Nella rapida avanzata dei vari corpi garibaldini sulla capitale del Regno borbonico, il Sirtori, cui Garibaldi come abbiamo visto, aveva ceduto il comando supremo ebbe indubbiamente la parte principale. Il coordinare i movimenti delle molteplici e sparse unità, il provvedere alle loro necessità materiali e ai mezzi del loro trasporto, e no di rado a quelli stessi necessari alle truppe nemiche travolte e fuggenti nel massimo scompiglio, tutto l’insieme insomma delle misure richieste dalle due armate, l’una in rapidissima fuga e l’altra in non meno rapida avanzata, costituì un ben arduo compito, che il Sirtori, pur non tendo evitare qualche doloroso incidente – valga per tutti quello fra il Bixio ed il Medici a Paola – seppe portare a termine felicemente, così che tutto l’esercito garibaldino raggiunse il discreto ordine la capitale e oltrepassò, concentrandosi ed ordinandosi completamente sulla riva sud de Volturno.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, in proposito scriveva: “Intanto a Napoli giungevano rapidamente i diversi corpi dell’Esercito Meridionale, che liberi da ogni preoccupazine del nemico e con le navi a loro disposizione, sollecitavano la marcia. Dove quei corpi fossero, di preciso Garibaldi non lo poteva sapere e ne aveva chiesto dopo il suo arrivo in Napoli al Sirtori, il quale a sua volta si spostava ogni giorno. Il 6 a Castrovillari, il 7 a Rotonda, l’8 a Lauria e a Lagonegro. Lo precedeva il Corte etc…”. Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. La truppa partirà oggi di qui per imbarcarsi per Napoli. La Brigata Assandri è a Rotonda: domani sarà quì. Due Brigate sono in marcia da Castrovillari a Rotonda. Orsini è a Cosenza col resto dell’artiglieria. Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola. La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri. Mille calabresi circa agli ordini di Pace son verso Sala. Qui si trovano altri 500 circa ed altri ancora a Lauria, a Castelluccio, a Spezzano a Cosenza. Stocco sta armando gente in Catanzaro e provincia. Si devono dirigere su Napoli queste masse o si devono sciogliere ? Attendo suoi ordini a Nicastro.”. Dunque, il generale Sirtori, arrivato l’8 settembre 1860 a Lagonegro, con il suo Stato Maggiore, rispondeva a Garibaldi che da Napoli gli chiedeva informazioni sulle truppe di volontari garibaldini che dovevano partire dai nostri luoghi e dovevano raggiungere la capitale, Napoli, in quanto Garibaldi ne aveva urgente necessità. Agrati aggiunge pure: “Il Sirtori stesso riceveva a Lagonegro, il 9, l’ordine di sollecitare quanto possibile la sua marcia sulla capitale. Fra gli ultimi a partire fu il Medici che ancora il 14 era a Paola etc….Ultimo, quando già da parecchi giorni s’eran avute le prime scaramucce sul Volturno, arrivò da Messina il corpo del Dunne. Lo vediamo da questo telegramma del Cosenz, ministro della Guerra, diretto a Garibaldi a Caserta: “Napoli, 24 settembre 1860, ore 11,30 ant. E’ giunto Dunne con 1500 uomini etc…”. Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli”, a p. 313, riferendosi all’arrivo delle truppe a Napoli, in proposito scriveva: “Arrivavano i soldati dì Garibaldi. Essi avevano ricevuto ordine telegrafico di accostarsi al mare, ed imbarcarsi nei vapori che avrebbero trovati già spediti da Napoli.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Nel trambusto di quella marcia affrettata di tutte le truppe garibaldine su Napoli, si ebbero purtroppo altri episodi incresciosi; da parecchie parti giunsero al Sirtori lagnanze e proteste. Da Lagonegro il Corte scriveva scriveva l’8 di settembre: “Credo bene rapportare che stranieri- francesi, tedeschi, inglesi – seguendo l’esercito, ora che il pericolo è passato, commettono violenze d’ogni sorta. Un tale Ulrich prussiano, emetteva buoni abusivi. Rimproverato da me e dal capitano Rasponi, ci minacciò. Non potei arrestarlo per mancanza di forza, ma lo farò appena possibile…Un ufficiale ungherese pretendeva i cavalli dell’Intendenza generale. Non mi par dignitoso che un’accozzaglia d’ogni paese venga a trattar come terra di comquista un paese che fa guerra per la sua indipendenza.”.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Il brigadiere Dunne, ch’era tuttora in Messina, l’8 settembre scriveva a Garibaldi e il 10 a Sirtori mettendoli in guardia contro i molti avventurieri inglesi che domandavano di servire l’armata garibaldina e declinando ogni responsabilità negli arruolamenti fatti dallo Styles in Inghilterra, dove proprio lui l’aveva mandato. Egli dice infatti al Sirtori: “Lo Styles inviato da me in Inghilterra per gli arruolamenti, secondo gli accordi con Lei, ha commesso grandi bestialità, promettendo anche ciò che non era autorizzato a promettere.”. E pregava che prima di accoglierli nelle file dei volontari venissero presentati a lui, che per maggior garanzia aveva poi mandato a Londra il Wyndham a sorvegliare ciò che lo Styles faceva.”. Dunque, Agrati parlando del brigadiere Dunne (….), che arriverà da Messina a Napoli, per ultimo con i suoi volontari, solo il giorno 24 settembre 1860, come da un telegramma di Cosenz, Ministro della Guerra, Agrati cita anche lo Styles e cita pure Wyndham. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Intanto in tutto il Vallo di Diano era un continuo passaggio di Garibaldini. La brigate Milano e Spinazzi della divisione Turr, sbarcate a Sapri all’alba del 2 settembre, procedettero per Vibonati e quindi per Casalbuono, giugendo a Sala il 5. Seguivano il dittatore. Un’altra brigata della divisione Turr (brigata Puppi) approdata a Sapri la sera del 3, procedendo per lo stesso cammino giunse a Sala il giorno 6. Accampata colà e poi ad Auletta proseguiva il 9 per Eboli. Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, a p. 299, in proposito scriveva che: “Garibaldi però ne era impensierito più di quello che volesse confessare; ma obbligato ad attendere che le sue truppe, disseminate dal Golfo di Policastro a quello di Salerno, si rannodassero, molestato ai fianchi dall’insorgere della reazione e costretto egli stesso dalla controversia annessionista ad allontanarsi da Napoli ed a partire per la Sicilia, non potè nei primi giorni consacrarsi alle cose della guerra etc…”.
Nel 5 settembre 1860, Acquafredda nel racconto di un Garibaldino che da Paola, a bordo del Benvenuto si recò prima ad Acquafredda e poi a piedi, attraverso un sentiero arrivò a Sapri (il 7 settembre 1860)
Emile Maison (….), Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a pp. 65-66 e ssg. trascriveva una lettera del 5 settembre 1860 e scriveva: “Sapri, Acqua-Fredda, le 5 Septembre. Apres diner nous partons pour l’Acqua-Fredda (eau froide), à trois milles environ de Sapri, dance une barque danceuvrée par quatre matelots. L’expedition se compose de sept Italiens et de trois Francais, sous la conduite du capitaine du Benvenuto. Jamais je n’ai vu le ciel plus bleu et la mer plus calme. Les metelots, en soulevant leurs rames, font eclater toute la phosphorescence de cette mer toujours si belle et si poétique. Partis à huit heures, nous debarquons à neuf heures sur une plage tout à fait nue. Ne trouvant point de chemin, chacun escalade les rochers come il peut. Au bout d’une demi-heure, l’un de nous trouve une pauvre vielle femme, couchée en plein air davant la porte de sa maison, qui semble nous prendre pour des bandits. Enfin, tant bien que mal elle nous indique le chemis d’Acqua-Fredda, si toulefois on peut appeler chemin une especie de sentier impraticable, et bon tout au plus pour les chevres. Apres une heure de marche, nous apercevons quelches habitations et la point d’un clocher: nous poussons un soupir de saulagement; mais, helas! c’est en vain que nous frappons à toutes les portes: personne ne repond: nous pourrions nous croire, avec d’un peo d’imagination, danse quelque ville enchantée des ‘Mille et une Nuits’. Nous allions en venire aux moyens extremes, quand tout à coup un campagnard s’approche de nous avec force saluts et génuflexions. Peu d’istants apres, sa femme le rejoint et nous offre de l’eau pour nos rafraichir, puis …..de la paille pour faciliter notre campement à la belle etoile. On demand alors à ces braves gens commend il se fait toutes les maison restent fermées. Ils nous repondent qu’à notre aproche tout le monde s’est sauvé dans la montagne, le curé en tete. Le capitaine du navire ajoute: “Mais saviez-vous que nous etions des soldats de Garibaldi ?” – Signor, si! répondent-ils, seulement on disait que vous étiez de mechantes gens”, che tradotto è: “Sapri, Acqua-Fredda, 5 settembre. Dopo cena partiremo per Acqua-Fredda, a circa tre miglia da Sapri, su una barca con quattro marinai. La spedizione è composta da sette italiani e tre francesi, guidati dal capitano della Benvenuto. Non ho mai visto il cielo più azzurro e il mare più calmo. I marinai, alzando i remi, fanno emergere tutta la fosforescenza di questo mare, sempre così bello e così poetico. Partiti alle otto, sbarcammo alle nove su una spiaggia completamente brulla. Non trovando alcuna via, ognuno scala le rocce come meglio può. Dopo mezz’ora uno di noi trovò una povera vecchia, stesa all’aperto davanti alla porta di casa, che sembrava prenderci per banditi. Alla fine, come può, ci indica il sentiero dell’Acqua-Fredda, se però sentiero possiamo chiamarlo una specie di sentiero impraticabile, e buono tutt’al più per le capre. Dopo un’ora di cammino vediamo alcune case e la punta di un campanile: tiriamo un sospiro di sollievo; ma sfortunatamente! invano bussiamo a tutte le porte: nessuno risponde: potremmo credere, con un po’ di fantasia, di ballare in qualche città incantata da ‘Mille e una notte’. Stavamo per ricorrere a mezzi estremi, quando all’improvviso un connazionale si avvicinò a noi con molti saluti e genuflessioni. Pochi istanti dopo, la moglie lo raggiunge e ci offre dell’acqua per rinfrescarci, poi…paglia per facilitare il nostro accampamento sotto le stelle. Abbiamo poi chiesto a queste persone coraggiose come mai tutte le case fossero rimaste chiuse. Ci hanno detto che mentre ci avvicinavamo tutti fuggivano sulla montagna, con il sacerdote in testa. Il capitano della nave aggiunge: “Ma lo sapevate che eravamo soldati di Garibaldi?” – Signore, sì! rispondono: “solo loro hanno detto che eravate persone cattive”….(il 6 settembre 1860). Quando ci svegliamo, vediamo alcuni abitanti del posto che hanno deciso di scendere. Ci facciamo preparare il caffè e compriamo della frutta, che paghiamo profumatamente. Queste brave persone cambiano la cattiva opinione che si erano fatte di noi, scambiandoci per briganti e saccheggiatori. Che povertà e ignoranza in questo paese! La gente non mangia nemmeno il pane. La frutta costituisce quasi tutta la loro cibo.D’altra parte, se mostri loro un libro, vedono solo bianco e nero, perché nemmeno due su cento sanno leggere. Il governo napoletano, per uno scopo fin troppo facile da comprendere, impedì che l’istruzione si diffondesse nelle campagne e condannò queste popolazioni ammirevolmente dotate alla più abietta inferiorità morale.”.
Il Maggiore GIOVANNI CHIASSI della Brigata SACCHI

(Fig. n…) – Ritratto fotografico di Giovanni Chiassi della Brigata Sacchi
Da Wikipedia leggiamo che il maggiore Giovanni Chiassi (….) (Mantova, 15 gennaio 1827 – Locca, 21 luglio 1866) è stato un patriota, militare e politico italiano. Figlio di Gaetano, magistrato, e di Giuseppina Magnaguti, Giovanni Chiassi era il rampollo di un’agiata famiglia da poco trasferitasi a Mantova e proveniente da Castiglione delle Stiviere. Nel luglio 1860 raggiunse Garibaldi in Sicilia, in tempo per partecipare allo sbarco sulle coste calabre e distinguersi nell’attacco che, nella notte tra il 21 e 22 luglio, portò alla conquista-lampo di Reggio Calabria, meritandosi i gradi di tenente colonnello. Fu nominato capo di Stato Maggiore divisionale dellʼEsercito meridionale, ma nel 1861 rientrò a Mantova. Marina De Marinis sulla Treccani on-line scriveva che Nel 1860 in seguito al rifiuto di Vittorio Emanuele di concedere a Garibaldi, per la progettata spedizione in Sicilia, uno dei reggimenti della brigata Reggio, nella quale erano confluiti molti ufficiali del disciolto corpo dei Cacciatori delle Alpi, il C., allora capitano nel 46º reggimento fanteria della medesima brigata, presentò le dimissioni da ufficiale dell’esercito regolare e si arruolò nelle formazioni garibaldine comandate dal Medici. Il 21 luglio 1860 fu il maggior artefice della presa di Reggio, riuscendo, con un suo tempestivo intervento sul fianco dello schieramento nemico, a mettere in rotta le truppe borboniche, che si erano sino ad allora validamente opposte al Bixio. Dopo essere rimasto per qualche tempo a Reggio, come comandante di quel presidio, il C., ricongiuntosi con Garibaldi, si batté ai primi di ottobre nella battaglia del Volturno col grado di luogotenente colonnello. Terminata la guerra si ritirò per qualche tempo a vita privata dedicandosi alla sua professione di ingegnere. Da Wikipedia, alla voce “Esercito Meridionale” leggiamo che il maggiore CHIASSI era un ufficiale facente parte della Brigata SACCHI. Quale grado aveva il Maggiore Giovanni Chiassi e quale Compagnia o Brigata comandava ? Del maggiore Giovanni Chiassi non abbiamo molte notizie. Da Wikipedia leggiamo che il maggiore Giovanni Chiassi (….), nel luglio 1860 raggiunse Garibaldi in Sicilia, in tempo per partecipare allo sbarco sulle coste calabrie e distinguersi nell’attacco che, nella notte tra il 21 e 22 luglio, portò alla conquista-lampo di Reggio Calabria, meritandosi i gradi di tenente colonnello. Fu nominato capo di Stato Maggiore divisionale dellʼEsercito meridionale. Sòriga racconta che il Maggiore Giovanni Chiassi (….), con le sue compagnie, da Reggio, dove era rimasto per qualche tempo “comandante di Piazza”, s’imbarcava a Pizzo e poi sbarcava il 6 settembre a Sapri e, da Sapri, marciava per Lagonegro dove si ricongiunse l’8 settembre con la Brigata Sacchi, che però arrivò dopo, solo l’8 settembre. Dunque, Soriga racconta che, a Lagonegro, la sua brigata, la brigata Sacchi, trovò il Maggiore Giovanni Chiassi (….), con le sue compagnie, da Reggio, dove era rimasto per qualche tempo “comandante di Piazza”, s’imbarcava a Pizzo e poi sbarcava il 6 settembre a Sapri e, da Sapri, marciava per Lagonegro dove si ricongiunse l’8 settembre con la brigata Sacchi. Renato Sòriga (….) racconta che il Maggiore Giovanni Chiassi (….), con le sue compagnie, da Reggio, dove era rimasto per qualche tempo “comandante di Piazza”, s’imbarcava a Pizzo e poi sbarcava il 6 settembre a Sapri e, da Sapri, marciava per Lagonegro dove si ricongiunse l’8 settembre con la brigata Sacchi. Sappiamo che, come vedremo, l’8 settembre 1860, dopo aver marciato da Sapri per Lagonegro, dove Chiassi arrivò con le sue Compagnie (quali ?) e si ricongiunse con la “Brigata del Sacchi”. Dunque, Sòriga racconta che, a Lagonegro, la sua brigata, la brigata Sacchi, trovò il Maggiore Giovanni Chiassi (….), con le sue compagnie, da Reggio, dove era rimasto per qualche tempo “comandante di Piazza”, s’imbarcava a Pizzo e poi sbarcava il 6 settembre a Sapri e, da Sapri, marciava per Lagonegro dove si ricongiunse l’8 settembre con la brigata Sacchi. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi etc…”, a pp. 85-86, in proposito scriveva che: “Arrivo a Palermo il 22 organizzo subito una Brigata di 4 Battaglioni, l’addestro nelle manovre coadiuvato dai miei bravi compagni del 46°. Non parto subito per raggiungere Garibaldi perchè mi mancano le armi caricate su altro bastimento non ancora giunto. Il primo battaglione è comandato da Winkler, il secondo da Isnardi, il terzo da Chiassi, il quartoda Pellegrini; per Capo diStato Maggiore il Capitano Amos Occari etc…”. Siamo a Luglio in Sicilia. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi etc…”, a pp. 87-88, riferendosi alla sua brigata subito dopo Reggio, in proposito scriveva che: “….qui pure la Brigata è rappresentata dalla Compagnia Racchetti e dalle due Compagnie comandate dal Maggiore Chiassi, che ebbe la fortuna, mentre si portava a raggiungere la Brigata da Monreale, ove era rimasto distaccato, di unirsi al Generale e partecipare a quella gloriosa fazione in cui ebbe una buona parte di gloria, meritandosi gli encomii del Dittatore, che incaricava il Generale Bixio di esternare al Maggiore Chiassi la sua soddisfazione pel brillante valore spiegato da lui e dai suoi soldati e per l’intelligenza con cui diresse le varie fazioni che gli vennero affidate. Veggasi la Relazione del Maggiore Chiassi (1 ) per tutto quanto riguarda quel distaccamento da Monreale in Sicilia sino alla sua congiunzione con la Brigata in Lagonegro il giorno 8 settembre.”. Sòriga, a p. 88, nella nota (1) postillava che: “(1) Edita nella citata Rivista d’Italia, del luglio 1912.”. Sòriga a p. 88, in proposito aggiungeva: “Veggasi la Relazione del Maggiore Chiassi (1 ) per tutto quanto riguarda quel distaccamento da Monreale in Sicilia sino alla sua congiunzione con la Brigata in Lagonegro il giorno 8 settembre.”. Sòriga, a p. 88, nella nota (1) postilava: “(1) ( 1 ) Edita nella citata Rivista d’Italia del luglio 1912.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), a pp. 170-171-172, nella nota (1) postillava che: “(1) Alle 2 e mezzo pom. del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, ove giungeva alle ore 10 e mezzo pom., colà fu raggiunta dal Maggiore Chiassi colle sue compagnie…..La brigata Sacchi alle 4 ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivavano due vapori ove si imbarcava la Brigata…..Alle 4 ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivava al porto di Napoli alle 9 pom. del suddetto giorno. La truppa di questa Brigata venne acquartierata a Castel Nuovo.“. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, a pp. 159-160, in proposito scriveva che: “Nè a Palermo perde il tempo. La brigata Eberhardt era già stata avviata sul Torino a raggiungere il Bixio a Taormina; ora s’imbarca egli stesso scortato dal battaglione Chiassi sul Franklin: fa egli pure il giro dell’Isola ; arriva il 19 mattina a Taormina; etc…”. Guerzoni, sul Chiasi, riferendosi alla presa di Reggio, a p. 161 aggiunge: “Qui però la resistenza degli assaliti fu più gagliarda ; e avrebbe anche fatto costar più cara la vittoria degli assalitori, se il Chiassi , a capo di due compagnie della brigata Sacchi, non fosse piombato di costa sul nemico, e non ne avesse affrettato lo scompiglio e la ritirata.”. Dunque, dal Guerzoni apprendiamo che il maggiore Giovanni CHIASSI comandava a Reggio Calabria due compagnie della Brigata Sacchi.
Nel 6 settembre 1860, a Sapri, proveniente da Pizzo, il maggiore Giovanni CHIASSI con le sue Compagnie sbarcarono e, da Sapri, il giorno 8 era a Lagonegro, dove fu raggiunto dalla Brigata SACCHI
Una di queste Brigate che, viaggiando via mare da Pizzo e poi da Paola, fu quella del Maggiore Giovanni Chiassi che, come vedremo in seguito, a Lagonegro si unirà alla truppa della Brigata Sacchi. La truppa del Maggiore Chiassi, proveniente da Pizzo, in Calabria, sbarcherà a Sapri il giorno 6 settembre 1860 e da Sapri marciò per Lagonegro dove sarà lì il giorno 8 settembre, allorquando ivi arriveranno le truppe del colonnello Sacchi. La brigata Sacchi, come vedremo in seguito, il giorno 8 settembre 1860 arriverà a Lagonegro ed ivi troverà la truppa della Brigata del Maggiore Chiassi. Nel testo di memorie del generale Gaetano Sacchi scritto da Renato Sòriga (….), “Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860)” che si trova nel “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913. Infatti, Renato Sòriga, nel fascicolo 1-2 del Bollettino della Società Pavese di Storia Patria, da p. 59 a p. 109 ci parla di Gaetano Sacchi che sbarcò a Sapri con la sua brigata Garibaldina della Divisione Turr. Renato Sòriga (….), a pp. 93-94, in proposito scriveva che: “In Lauria si viene a sapere l’entrata del Dittatore in Napoli (8 sett.) il giorno sette. Alle tre e mezzo pom. arriva il generale Sirtori, comandante in Capo interinale e mi ordina di portarmi con la Brigata a Lagonegro per quindi passare a Sapri e colà attendere mezzi di trasporto di mare per Napoli. Alle 4 e mezza pom. si parte da Lauria per Lagonegro; un ostinato temporale ci accompagna per sei ore di marcia con incessante e dirottissima pioggia, vento, grandine e tutti gli accessori etc…”. Sòriga, a pp. 93-94, in proposito scriveva che: “Si giunge a Lagonegro alle ore 10 e mezza pom. inzuppati ed affranti. Per nostra fortuna troviamo il Maggiore Chiassi con le sue compagnie che da Reggio, ove era rimasto per qualche tempo Comandante di Piazza s’imbarcava a Pizzo e sbarcava il 6 a Sapri, marciando di lì a Lagonegro per congiungersi con la Brigata. L’aiuto suoi e dei suoi soldati ci fu di gran sollievo; premurosi avevano preparato fuochi e refezioni pei loro compagni che prevedevano dover arrivare affranti e inzuppati, come realmente erano. Passo una rivista alla Brigata (9 sett.) che mi trovo finalmente aver tutta riunita, ed ordino la partenza per terra di un convoglio di muli, cavalli e carri.”. Dunque, la testimonianza di Gaetano Sacchi, nelle sue Memorie (scrive il Sòriga) testimonia che arrivò prima il Maggiore Chiassi a Sapri, dove era sbarcato il giorno 6 settembre 1860 e poi marciando arrivò a Lagonegro dove solo il giorno 8 settembre fu raggiunto dalla truppa del colonnello Gaetano Sacchi. Infatti, Gaetano Sacchi, nelle sue Memorie scriveva che la truppa (le sue Compagnie), del maggiore Giovanni Chiassi “Per nostra fortuna troviamo il Maggiore Chiassi con le sue compagnie che da Reggio, ove era rimasto per qualche tempo Comandante di Piazza s’imbarcava a Pizzo e sbarcava il 6 a Sapri, marciando di lì a Lagonegro per congiungersi con la Brigata.”. Il colonnello Gaetano Sacchi testimonia di aver trovato Chiassi e le sue Compagnie a Lagonegro. Chiassi era sbarcato a Sapri il giorno 6 setembre 1860, proveniente via mare da Pizzo. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514, nell’Allegato II – Riassunto della Tabelle di Marcia, in proposito scriveva che: “BRIGATA SACCHI: 1° settembre Rogliano; 2 settembre Cosenza; 3 settembre Tarsia; 4 settembre Camerata; 5 settembre Castrovillari; 7 settembre Lauria; 8-9-10 settembre Lagonegro; 11 settembre Sapri sul mare. Napoli; etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Pecorini-Manzoni, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Alle 2 e mezzo pom. del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, ove giungeva alle ore 10 e mezzo pom., colà fu raggiunta dal Maggiore Chiassi colle sue compagnie. La Brigata Sacchi alle 4 ant. del giorno 10 riprendeva la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori ove si imbarcava la Brigata.”. Dunque, il Pecorini-Manzoni (….), scriveva il contrario e cioè che la Brigata Sacchi arrivò a Lagonegro alle ore 22,30 del giorno 8 settembre 1860 e che dopo fu raggiunta dalla truppa del maggiore Giovanni Chiassi. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La brigata Sacchi proveniente dalla Calabria, arrivava in Rotonda alle ore 9 del giorno 6. Alle 4 ant. del 7 riprendeva la marcia per Castelluccio dove arrivava alle 8, passando a spalle d’uomo il fiume Lao. Alle 5 pom. partiva per Lauria arrivando alle 8 e mezzo pom….Alle 2 e mezza del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, ove giungeva alle ore 10 e mezzo pom., colà fu raggiunta dal maggiore Chiassi colle sue compagnie. La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….(p. 709)….Alle 4. ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivavano la porto di Napoli, all 9 pom. etc….Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa; l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli aqquartierandosi a Pizzofalcone.“. Anche il Lacava scriveva che a Lagonegro: “….colà fu raggiunta dal maggiore Chiassi colle sue compagnie”. Dunque, il Lacava scriveva che, a Lagonegro prima arrivò il Sacchi, l’8 settembre 1860 e poi arrivò il maggiore Giovanni Sacchi. Tuttavia il Maggiore Giovanni Sacchi, proveniente da Pizzo sbarcò a Sapri il giorno 6 settembre 1860. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a pp. 408-409, in proposito scriveva pure che: “Nella sera dell’8 Settembre, proveniente dalle Calabrie per Lauria, giunse in Lagonegro pure la Brigata Garibaldina Sacchi che fu raggiunta ivi dal Maggiore Chiassi con le sue compagnie, e dopo un giorno di riposo – poichè la via non era ancora del tutto sgombra – ripartiti nel mattino del 10 per Sapri, dove si imbarcò per Napoli su due vapori (1).”. Pesce, a p. 409, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la sufferiferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a pp. 408-409, in proposito scriveva pure che: “Nella sera dell’8 Settembre, proveniente dalle Calabrie per Lauria, giunse in Lagonegro pure la Brigata Garibaldina Sacchi che fu raggiunta ivi dal Maggiore Chiassi con le sue compagnie, …etc…”. Pesce, a p. 409, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la sufferiferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708.”. Pesce, sulla scorta del Lacava, scriveva che il maggiore Chiassi, con le sue compagnie, giunse a Lagonegro l’8 settembre, ricongiungendosi con la brigata Sacchi. Pesce, sempre sulla scorta del Lacava scriveva pure che: “…., e dopo un giorno di riposo – poichè la via non era ancora del tutto sgombra – ripartiti nel mattino del 10 per Sapri, dove si imbarcò per Napoli su due vapori (1).”. Pesce, a p. 409, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la sufferiferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708.”. Dunque, il Pesce, sulla scorta del Lacava aggiungeva che le brigate di Chiassi e quelle del Sacchi, dopo un giorno di riposo a Lagonegro, giorno 10 settembre, scesero a Sapri dove si imbarcarono a Napoli su due vapori. Nel 1928, il Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860) etc…”, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi…..Qui si trovano altri 500 circa ed altri ancora a Lauria, a Castelluccio, a Spezzano a Cosenza.”. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Dunque, Mazziotti scriveva che la Brigata Sacchi era a Lagonegro ed il giorno 10 settembre marciò ed arrivò a Sapri per imbarcarsi per Napoli. L’8 settembre 1860, a Lagonegro, da poco era arrivato il maggiore Chiassi con le sue compagnie, sbarcato a Sapri il giorno 6 settembre. Le comagnie del maggiore Chiassi avevano marciato fino a Lagonegro dove si ricongiunse con la Brigata di Sacchi, che, nel frattempo era arrivata a Lagonegro alle ore 15,30 marciando da Lauria. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 239, in proposito scriveva che: “L’arrivo delle rimanenti forze garibaldine fu accellerato dai nuovi mezzi di trasporto che il recente acquisto del porto di Napoli offriva. Dalla retroguardia, parte continuò la sua marcia, ma parte fu portata per mare salpando da Paola o da Sapri. L’ultima divisione con il Medici raggiunse Napoli il 15 settembre e i giorni successivi. A Paola in un litigio etc…, Nino Bixio aveva rotto la testa etc…(2).”. Dobelli, a p. 239, nella nota (2) postillava: “(2) Turr, Div., 178-180, 514-515, e carta; Castellini, 61-64; Bandi, 279-282; Adamoli, 153-155.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 299-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; la terza giungeva a piedi da Spadafora, in provincia di Messina e solo l’otto settembre, a Lauria, seppe dell’arrivo di Garibaldi a Napoli. Da Sapri proseguì direttamente per Napoli. Il generale Gaetano Sacchi lascia memoria che a Lauria: etc…”. Qui il Policicchio, a p. 290 trascrive un passo del racconto del testo in nota (45) dove egli, a p. 290 postillava: “(45) R. Soriga, Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913, pp. 37-38″.
Nel 7 settembre 1860, a Lagonegro l’arrivo di Maxime DU CHAMP e del colonnello TELEKY come richiesto da Turr a Bixio nel telegramma del 31 agosto 1860 scritto a Cosenza a Bixio
Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 147-148, in proprosito scriveva che: “Pria di partire da Cosenza, Turr scrisse a Bixio: “Le quattro brigate, Eberhardt, Puppi, Milano, Spinazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono attaccate alla mia divisione. Oggi riceverai l’ordine del Dittatore di formare la 18° Divisione sotto i tuoi ordini. La brigata Eber cogli ungheresi resteranno nella mia divisione, mandami subito, oltre i signori accennati ieri, il colonnello Teleky e Maxime du Camp. Io poi appena che ci riuniremo ti darò una brigata continentale per la formazione della tua divisione. Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il golfo di Policastro, ed ivi sbarcare. Arrivederci a presto. Cosenza, 31 agosto 1860. Tuo affez. Turr.”. Dunque, il generale Turr scrivendo al generale Bixio gli scrive e gli chiede: “….mandami subito, oltre i signori accennati ieri, il colonnello Teleky e Maxime du Camp.”. Chi fossero “..i signori accennati ieri” non saprei dire. Inoltre, riguardo questa notizia è lo stesso Du Champ che ci dice che non arrivò mai a Paola ma arrivò molti giorni dopo con la sua brigata a Lagonegro. Maxime Du Camp (….), racconterà quegli avvenimenti nel suo “Expedition des Deux-Siciles”. Infatti, Maxime Du Camp (….), nel suo “Expedition des Deux-Siciles”, a pp. 228-229, in proposito scriveva che: “Ce fut à Lagonegro que nous apprimes ce que le general Turr etait devenu depuis que nous l’avions quitté. Pendant que nous le poursuivions par la route de terre, il avait prise la voie plus rapide de la mer pour se rapprocher de Naples. De Cosenza, il s’etait rendu à Paola, et là, ayant reunì toutes les troupes qui arrivaient journellement sur la cote de Sicile, il les avait embarquees su six bateaux à vapeur. Au moment où il allait quitter le port, une fregate napolitaine s’etait montrée. Etc…De Paola Turr débarqua à Sapri, y rassembla l’ancienne division Pianciani, marcha de facon à pouvoir au besoin, passant entre Salerne et Eboli, se jeter sur le montagnes de la Cava, etc…” che tradotto significa: “Fu a Lagonegro che apprendemmo cosa ne era stato del generale Turr da quando lo avevamo lasciato. Mentre lo inseguivamo via terra, aveva preso la via marittima più veloce per avvicinarsi a Napoli. Da Cosenza si recò a Paola, etc…”.
LA BRIGATA SPANGARO
Nel 20 agosto 1860, a Palermo partenza di Luigi PIANCIANI per Livorno
Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 158-159, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “XXV. Pianciani partì da Palermo il 20 agosto per Livorno , pieno di pensieri , animato da speranze, mulinando gli incitamenti dell’Eroe , sotto l’impulso dei quali, appena giunto a Livorno il 23, iniziò subito l’attuazione dei suoi progetti , mandando una circolare telegrafica a Mauro Macchi, a tutti i Comitati, a Nicotera ed a Caucci, nella quale diceva: « Torno da Palermo. Garibaldi in Calabria ; forse altrove , domanda concorso; quanti più volontari potete mandate a Genova; siamo alla fine; energia : avremo un’ Italia con Vittorio Emanuele » . Spedita la circolare partì per Firenze a conferire con Nicotera. In tempi gravi come quelli di cui si tratta, gli avvenimenti incalzano, le situazioni mutano vertiginosamente, gli uomini sono sopraffatti dalle cose, i propositi, i progetti, le opere sono precipitate, sconvolte e sfuggono alla direzione più meditata. Dal 13 al 23 agosto il Pianciani aveva vissuto navigando, e se molti fatti aveva notato, molte contrarietà subite, non conosceva e non poteva conoscere quanto era avvenuto lontano da Lui. Così Egli il 23 in Livorno ignorava che nel giorno 13 agosto, quello stesso giorno della sua partenza da Genova, il ministro dell’interno Farini aveva emanata la famosa circolare proibente qualsiasi arruolamento, il cui rigore era apparso inconsulto anche ai più moderati, perchè scopriva come debole lo stesso Governo, il quale aveva lasciato organizzare e partire una [ ventina di spedizioni con un totale di 21.000 Volontari, e vietava ora quelle spedizioni già pronte mentre erano state allestite con sua piena conoscenza; etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 160-161, in proposito scriveva che: “…togliere la sua brigata. Ma Nicotera che aveva avuto promesse formali, ed incitamenti ed aiuti dallo stesso Ricasoli, risolutamente si rifiutò di obbedire. Lasciò liberi i suoi dipendenti che lo desideravano di ritornare alle loro case, dando loro per decidersi un tempo determinato , dopo il quale si intendevano vincolati. Niuno accettò, tutti protestarono contro lo scioglimento; di tale risolutezza s’impressionò lo stesso Ricasoli, in guisa che << si venne dopo molte discussioni tra Ricasoli e Nicotera ad una Convenzione scritta in data 24 agosto, che stabiliva » una serie di condizioni per le quali la brigata si sarebbe imbarcata a Livorno, vincolandosi a non sbarcare nè in Toscana nè sul territorio pontificio. Così il concetto della diversione ne risentiva una grande restrizione. Ma poichè Garibaldi non era più in Sicilia essendo passato il 20 agosto in Calabria, il Nicotera dichiarò altresì nella stessa convenzione che non intendeva di andare in Sicilia, ma bensì di volere sbarcare, sulle coste del Regno di Napoli. Ben egli, che esule a Genova, tre anni prima, aveva navigato con Pisacane da Genova a Ponza, da Ponza a Sapri, ed aveva onorato il patriottismo ed il valore italiano, avrebbe saputo dove sbarcare.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 159-160-161, in proposito scriveva che: “Dal 13 al 23 agosto il Pianciani aveva vissuto navigando , e se molti fatti aveva notato, molte contrarietà subite , non conosceva e non poteva conoscere quanto era avvenuto lontano da Lui. Così Egli il 23 in Livorno ignorava che nel giorno 13 agosto, quello stesso giorno della sua partenza da Genova, il ministro dell’interno Farini aveva emanata la famosa circolare proibente qualsiasi arruolamento , il cui rigore era apparso inconsulto anche ai più moderati, perchè scopriva come debole lo stesso Governo, etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 165, in proposito scriveva che: “Partita il 1º e 3 settembre da Livorno, la brigata di Castel Pucci giunse a Palermo il 3 ed il 5; persistendo Nicotera nelle dimissioni, passò per ordine superiore sotto il comando del colonnello Spangaro. E, strana combinazione ! quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a ….. Sapri ! il 9 era a Salerno, il 10 entrava in Napoli. Si distinse poi sul Volturno.”.
Nel 3 e il 5 settembre 1860, a Palermo, la ex Brigata Nicotera o Spedizione di Castel Pucci, poi in seguito denominata Brigata SPANGARO
Da Wikipedia leggiamo che Giovanni Nicotera, dopo aver stabilito una convenzione con il Ricasoli, fu costretto a partire da Livorno per Palermo dove arrivò con i suoi soldai volontari dell’ex Spedizione Castel Pucci, tra il 3 settembre ed il 5 settembre 1860. Il gruppo di Nicotera si componeva di 2000 volontari. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 379, in proposito scriveva che: “1-3 settembre (da Livorno) – Bastimenti: Febo, Garibaldi, Veloce (Provence ?), San Nicola; Numero approssimativo dei partenti: osservazioni: 2000 (Include la brigata “Castel Pucci” del Nicotera, che dette origine al litigio di quest’ultimo con il Ricasoli; Fonti: Turr, Div. 409; Pianciani, doc. lett. N. Protesta del Col. Giov. Nicotera; Ricasoli, 213-223.”. Dunque, in questo specchietto, il Treveljan citava le truppe della “Spedizione di Castel Pucci” organizzata da Giovanni Nicotera in Toscana, che scrive che essi partirono con un contingente di 2000 uomini solo ai primi di settembre 1860 da Livorno. Treveljan scriveva che essi partirono da Livorno ed in Toscana il Nicotera ebbe lo scontro con il Ricasoli che voleva dirigerli verso Garibaldi in Sicilia. Infatti, il Ricasoli, in quella occasione, su mandato del Cavour, fece arrestare Nicotera. Treveljan non dice altro sulla “brigata Castel Pucci” del Nicotera. Treveljan, a p. 380 parlando delle spedizioni e delle spese, aggiunge ancora alcune informazioni e scriveva che: “Ma le spedizioni dell’agosto (del Pianciani e del Nicotera) furono allestite, spesate e spedite quasi interamente dal Comitato Centrale del Bertani e dai partiti più avanzati che comprarono i vapori ‘Queen of England, Indipendence, Ferret e Badger’ usati per il trasporto delle armi e perciò non introdotti nella lista da noi data.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Restava le ultime due Brigate dell’Italia centrale – la ‘Toscane e l’Abruzzi – alle quali bisognava impedire d’invadere gli Stati della Chiesa.”. Dunque, Agrati scriveva che: “Restava le ultime due Brigate dell’Italia centrale – la ‘Toscane e l’Abruzzi – alle quali bisognava impedire d’invadere gli Stati della Chiesa.”. Agrati scriveva che dopo lo sbarco delle truppe dell’ex spedizione Bertani-Pianciani, la spedizione detta di Terranova era stata scompagginata, come voleva il Governo Piemontese ma restava le ultime due Brigate dell’Italia Centrale: la Brigata “Toscana” (credo quella organizzata dal Nicotera e Ricasoli a “Castel Pucci”) e la Brigata Albruzzi (forse Albuzzi). Agrati sulla faccenda che vide il Governo Piemontese, Cavour e Ricasoli e Nicotera con forti contrasti, ha scritto a pp. 333 e ssg. In particolare, Agrati, a p. 334, riferendosi a Ricasoli, governatore della Toscana, in proposito scriveva che: “…, mentre assegnava il quartiere di Castel Pucci ai volontari che s’andavano arruolando; cosicché si poteva ben dire che se Cavour teneva a Salvare le apparenze, il Ricasoli non si preoccupava neanche di quelle;….Ma ecco da Torino il veto Reale…..Comunque, ecco il 31 agosto la famosa circolare del Farini ai governatori e prefetti ed intendenti, che parve ed era realmente una minaccia e una sfida.”. Agrati, a p. 336, in proposito aggiunge che: “…tra il Governatore della Toscana e il Nicotera; però, per quanto nota, la convenzione a cui si era pervenuti: “Firenze, 24 agosto 1860. Convenzione fra Bettino Ricasoli, Governatore della Toscana, e Giovanni Nicotera, Colonnello comandante della 5° Brigata dell’Esercito Nazionale: 1° Nicotera si obbliga ad imbarcarsi con la sua colonna di stanza a Castel Pucci su vapori provveduti da Ricasoli etc…”. Sempre a p. 336, Agrati aggiungeva la “Protesta di Giovanni Nicotera del 31 agosto 1860”. Mauro Macchi (….), nella sua “Biogafia di Giovanni Nicotera”, Nocera Inferiore, Tip. Editrice della Veuviana, 1886, a p. 45, in proposito scriveva che: “Il Nicotera, durante il viaggio volle verificare le appena giunto a Palermo chiese invano a quel governo prodittatoriale l’armamento necessario per recarsi alla frontiera pontificia, giusta gli ordini del Garibaldi; allora domandò l’imbarco per Napoli, ove era il generale, ma anche ciò gli venne rifiutato; pure gli riuscì recarsi dal dittatore, che lo accolse con immensa gioia, e dopo qualche giorno, giunti in Napoli i 1500 volontari toscani, lo invito a prenderne il comando, ma egli rifiutò preferendo rimanere nello Stato Maggiore del Generale. Terminata la guerra, nella quale i toscani segnalaronsi per coraggio, nella famosa giornata del 1.º ottobre 1860, il Nicotera si dimise da colonnello brigadiere.”. Giulio Adamoli (….), nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a p. 146 parlando della divisione Pianciani ed alla sostituzione con lo Spangaro, scriveva che: “Una modificazione, che ci toccò assai più da vicino e riuscì per noi penosissima, venne a noi da quella stessa spedizione Pianciani, quando ci portò via lo Spangaro, andato al comando di una brigata in luogo di Giovanni Nicotera, dimissionario anche lui. Dimenticammo, facendo a Spangaro i nostri addii affettuosi, le impazienze pei molti atti di ufficio che ci obbligava a scrivere, etc…Egli invece, reso padrone di se, guidò arditamente la sua nuova brigata, cui fece buonissima figura. Al posto di capo di stato maggiore della brigata venne destinato, in seguito ai buoni uffici dello stesso Spangaro, un intimo compagno suo dell’Accademia etc.., il tenente colonnello Alessandri, etc…”. Dunque, l’Adamoli scriveva nelle sue memorie che ad un certo punto Pietro Spangaro, che era stato il suo capo di stato maggiore della sua Brigata andò a rimpiazzare il Nicotera dimissinario nella cosiddetta Brigata “Spangaro”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 454, nella nota (1) postillava: “(1) Già Nicotera. Quinta Brigata della Spedizione di Terranova.”. Adamoli racconta che il colonnello Pietro Spangaro venne nominato comandante dell’“ex spedizione Nicotera”, che da quel momento venne chiamata “brigata Spangaro”. Infatti, anche Rustow ne parla. Con un decreto del 2 luglio il governo dittatoriale di Garibaldi, “Comandante in capo delle forze nazionali in Sicilia”, emanava “l’organico dell’Esercito siciliano”, composto da due divisioni, XV e XVI, comandate rispettivamente da Stefano Turr e da Giuseppe Paternò, per complessive cinque brigate. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 165, in proposito scriveva che: “Partita il I° e 3 settembre da Livorno, la brigata di Castel Pucci giunse a Palermo il 3 ed il 5; persistendo Nicotera nelle dimissioni, passò per ordini superiori sotto il comando del colonnello Spangaro. E, strana combinazione ! quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a …..Sapri ! Il 9 era a Salerno etc…”. Dunque, questa porzione della Spangaro di cui parla Pittaluga non è quella che arrivò direttamente a Napoli, il giorno 9. Forse quella porzione della Spangaro prima del 9 fece tappa a Paola. Sappiamo che una parte della brigata Spangaro arriverà l’8 settembre 1860 e ripartirà da Sapri per Napoli, dove arriverà il giorno 9 settembre 1860. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a p. 300, in proposito scriveva: “Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro. Etc…”. Queste truppe di volontari garibaldini, quelle della ex spedizione di Castel Pucci, quelle organizzate da Giovanni Nicotera, arrivati a Palermo, nei primi di settembre del 1860, essendo dimissionario Nicotera passarono al comando del colonnello Pietro Spangaro.
Nel 7 settembre 1860, a Lauria e, poi a Lagonegro, Maxime Du Champ ed il colonnello Pietro SPANGARO
Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 165, in proposito scriveva che: “Partita il 1º e 3 settembre da Livorno, la brigata di Castel Pucci giunse a Palermo il 3 ed il 5; persistendo Nicotera nelle dimissioni, passò per ordine superiore sotto il comando del colonnello Spangaro. E, strana combinazione ! quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a ….. Sapri ! il 9 era a Salerno, il 10 entrava in Napoli. Si distinse poi sul Volturno.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 260, in proposito scriveva che: “Ci fermammo a Sala…. – Dormiremo a Napoli, ci disse Spangaro, in marcia ! – Risalimmo nella nostra carrozza, che, l’ho detto ? non era altro che una giardiniera, con sedili scoperti.”. Dunque, Du Champ, a Sala Consilina, sulla strada consolare dovette rimettersi in carrozza e la truppa in marcia al comando del colonnello Pietro Spargaro. Sappiamo che una parte della brigata Spangaro arriverà l’8 settembre 1860 e ripartirà da Sapri per Napoli. La brigata Spangaro (una porzione di essa), il 7 settembre 1860, il giorno che Garibaldi entrò trionfante in Napoli, si trovava ancora a Lagonegro ed in partenza per Sala Consilina. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 251, in proposito scriveva che, mentre si trovavano a Lagonegro: “…., la sera, verso le otto, mentre stavamo etc…, ci arrivò un dispaccio: “7 settembre 1860. – Oggi, alle undici, Garibaldi è entrato a Napoli”.”. Du Champ, a p. 259, in proposito scriveva pure che: “La notizia dell’ingresso di Garibaldi a Napoli si diffuse rapidamente a Lagonegro, che ben presto fu tutta illuminata.”. Dunque, alle otto di sera ricevono a Lagonegro il dispaccio che annunziava l’arrivo di Garibaldi a Napoli. Dunque, il 7 settembre 1860, il Du Champ era con la sua brigata a Lagonegro, in attesa di rimettersi in marcia. Dopo Lagonegro, Du Champ descrive le soste a Sala e ad Auletta, dove si fermarono e dove giorni dopo la marcia proseguì. Un’altra domanda che ci facciamo è quella in cui ci chiediamo con quale brigata il Du Champ arrivò a Lagonegro ?. Du Champ, a p. 260, in proposito scriveva che: “Ci fermammo a Sala…. – Dormiremo a Napoli, ci disse Spangaro, in marcia ! – Risalimmo nella nostra carrozza, che, l’ho detto ? non era altro che una giardiniera, con sedili scoperti.”. Dunque, Du Champ, a Sala Consilina, sulla strada consolare dovette rimettersi in carrozza e la truppa in marcia al comando del colonnello Pietro Spargaro. Sappiamo che una parte della brigata Spangaro arriverà l’8 settembre 1860 e ripartirà da Sapri per Napoli. L’altra parte della brigata Spangaro è quella del Du Champ, che, invece marciò sulla strada consolare arrivando a Lauria e a Lagonegro il 7 settembre e solo il 9 settembre arriverà a Napoli via terra. Maxime Du Camp (….), nel suo “Expedition des Deux-Siciles”, a p. 220, in proposito scriveva che: “A Lauria, la roue de notre veiture se brisa completement. Il fallut attendre quatre heures. J’etais assis à lombre d’un quartier de rocher qui surpomble la ruote, et je considerais un vieux bourrelier qui raccomodait un bat de mulet. Etc…”. Poi, a p….., in proposito scriveva: “La premiere fois, c’etait dans le mois d’aout 1806. Les gens du pays tenaient pour le roi Nasone, qui etait en Sicile, et recevaient de l’argent, des munitions, tout ce quil fallait enfin, du cardina Ruffo, qui fut un saint homme. Etc…”. Sempre il Du Camp proseguendo il suo racconto, a pp. 225-226, in proposito scriveva che: “Nous rencontrons, à quelques lieues de Lauria, une magnifique cascade qui moutonne, en ressauts blanchissants, et qui n’est autre que la source du fleuve Trecchena, qu’on nomme aussi Noce. A un détour du chemin, Lagonegro debusque tout à coup, debout sur une colline, avec sa grande rue si large qu’elle ressemble à une place immense. Là comme à Cosenza, nous nous trouvons dans l’impossibilité d’avoir des betes de trait, et nous sommes forces de garder le postillon qui nous mene depuis Rotonda, pauvre garcon plein de bonne volonté, mais qui nous demontre que, sous peine de tomber fourbus, ses chevaux ne pauvent plus aller. Partout nous nous enquerons des nouvelles; on dit que Garibaldi est a Sala ou à Eboli et que les royaux sont à Salerne. La ville est plein de soldats venus directement de Cosenza ou amenes par mer jusqu’à Sapri.” che tradotto significa: “Incontriamo, a poche leghe da Lauria, una magnifica cascata che gorgoglia, a salti bianchi, e che non è altro che la sorgente del fiume Trecchena, detto anche Noce. A una curva della strada emerge all’improvviso Lagonegro, adagiata su una collina, con la sua via principale così ampia da sembrare un’immensa piazza. Lì, come a Cosenza, troviamo impossibile avere animali da tiro, e siamo costretti a trattenere il postiglione che ci conduce dalla Rotonda, un povero ragazzo pieno di buona volontà, ma che ci mostra che, pena l’esaurimento, il suo i cavalli non possono più andare. Ovunque ci informiamo sulle novità; si dice che Garibaldi sia a Sala o ad Eboli e che i reali siano a Salerno. Il paese è pieno di soldati provenienti direttamente da Cosenza o portati via mare a Sapri.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 246-247, in proposito scriveva che: “Dov’è Garibaldi ? – Eh! chi può saperlo? – L’esercito napoletano è a Salerno ? – Così si dice. – A Lauria, la ruota della nostra vettura si sfascia completamente. Dovemmo aspettare quattro ore. …”. Il Du Champ, a pp. 249-250, in proposito scriveva pure che: “Dopo Lauria, il paesaggio ritorna ad essere rigoglioso, ma di un rigoglio tutto settentrionale: domina la flora francese, le querce sono numerose così le alberelle; qua e là appaiono dei castagni e alla loro ombra delle eriche in fiore; abbondano i torrenti, che, zampillando dala cima della montagna, lasciano cadere verso la valle le loro belle acque limpide; ed esse saltellando sulle rocce levigate ci spruzzano sul volto perline di schiuma; sono sormontati da alcuni ponti, e che ponti! Di legno, sconnessi e vacillanti; io non so che provvidenza amica dei viaggiatori li tenga in equilibrio, perché, a vederli, si crederebbe che basti una pedata ad abbatterli. Tagliata ai fianchi del monte, la strada non gli gira intorno secondo una linea circolare, ma si spezza continuamente ad angolo acuto, come quei fulmini a zig zag dipinti dai pittori nei quadri di tempesta. Ad alcune leghe da Lauria incontriamo una magnifica cascata, che spumeggia in balzi biancheggianti e non è altro che la sorgente del fiume ‘Trecchena’, che chiamiamo anche il ‘Noce (1). Ad una svolta, sbuca d’improvviso il paese di Lagonegro, erto su una collina, con la via principale così larga da rassomigliare ad un’immensa piazza. Lì, come a Cosenza, non ci è possibile trovare bestie da tiro, e siamo costretti a tenere il postiglione che ci ha portati da Rotonda in poi; povero ragazzo, è pieno di buona volontà, ma ci dimostra che, se non si vuole correre il rischio di vederli cadere sfiniti, i cavalli non possono proseguire. Dappertutto chiediamo notizie; si dice che Garibaldi sia a Sala o ad Eboli e che i regi siano a Salerno. La città è piena di soldati, venuti direttamente da Cosenza o condotti per mare fino a Sapri. Si è sparsa la voce che l’esercito dovrebbe concentrarsi a Lagonegro, ma nessuno può confermarla, e gli stessi capi ci confessano di non aver cicevuto nessun ordine a questo riguardo; si vorrebbe sapere tutto quello che avviene, si vorrebbe marciare avanti; si sente istintivamente che la conclusione è vicina e tutti son presi dalla smania di parteciparvi. Etc…”. Nel proseguire il suo racconto, il Du Champ racconta dell’episodio di cui aveva appreso a Lagonegro, e a p. 251, scriveva ancora: “Due giorni prima del nostro arrivo, era accaduto a Lagonegro un fatto singolare. Tre ufficiali del nostro esercito, in camicia rossa, e provenienti da Sapri, erano entrati nella città. Vi trovarono tremila Napoletani, uno squadrone di cavalleria, etc…”.
Nel 7 o 8 (?) settembre 1860, a Sapri, alle ore 19,00 l’arrivo via mare da Palermo, una porzione della brigata SPANGARO (ex brigata “CASTEL PUCCI” formata da Giovanni NICOTERA), al comando del colonnello Spangaro. Da Sapri, il giorno 8 ripartì per Napoli ma dovette fermarsi a Salerno, dove proseguì per Napoli in treno a Nocera
Della brigata Spangaro (….) ha scritto Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 289-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; la terza giungeva a piedi da Spadafora, in provincia di Messina e solo l’otto settembre, a Lauria, seppe dell’arrivo di Garibaldi a Napoli. Da Sapri proseguì direttamente per Napoli. Il generale Gaetano Sacchi lascia memoria che a Lauria: etc…(45)…”. Dunque, Policicchio, sulla corta di non saprei quale autore scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. Etc…”, e aggiungeva che la brigata Spangaro: “….giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; etc…”. Ma vediamo meglio cosa accadde. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 165, in proposito scriveva che: “Partita il 1º e 3 settembre da Livorno, la brigata di Castel Pucci giunse a Palermo il 3 ed il 5; persistendo Nicotera nelle dimissioni, passò per ordine superiore sotto il comando del colonnello Spangaro. E, strana combinazione ! quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a ….. Sapri ! il 9 era a Salerno, il 10 entrava in Napoli. Si distinse poi sul Volturno.”. Dunque, il generale Pittaluga scriveva che la Brigata SPANGARO (la ex Castel Pucci), partita il 1° e 3 settembre da Livorno, arrivò a Palermo insieme a Giovanni Nicotera tra il 3 ed il 5 settembre 1860. Da Palermo, scrive il Pittaluga, la Brigata ai comandi di SPANGARO, avendo il Nicotera dato le sue dimissioni, riparte il giorno 7 settembre 1860 per mare diretta a Sapri. Forse era una porzione della Brigata che poi ripartirà da Sapri ed arriverà a Salerno il 9 settembre 1860. Dunque, questa porzione della Spangaro di cui parla Pittaluga non è quella che arrivò direttamente a Napoli, il giorno 9. Forse quella porzione della Spangaro prima del 9 fece tappa a Paola. Sappiamo che una parte della brigata Spangaro arriverà l’8 settembre 1860 e ripartirà da Sapri per Napoli, dove arriverà il giorno 9 settembre 1860. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “Il 7 una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri dove arrivava alle 7. pom. e trovava ordine di continuare per Napoli, se non chè per mancanza carbone doveva a dì 8 sbarcare a Salerno. Ivi si fermava qualche ora, e poi partiva per Nocera, da dove con la ferrovia arrivava a Napoli alle ore 9. Il giorno 8 il resto della stessa brigata partiva da Palermo direttamente per Napoli, e vi arrivava la mattina del 9; e riunita sul Largo S. Francesco di Paola, veniva passata in rivista dal Generale Dittatore, quindi si aqquartierava.”. Dunque, la brigata Spangaro si trattenne a Palermo fino al 7 settembre 1860, e solo il 7, dal porto di Palermo ne ripartì per giungere a Sapri il 7 alle 19 di pomeriggio e l’8 settembre. Il 7 settembre 1860 partì da Palermo solo una porzione della Spangaro che da Sapri, arrivò a Salerno via mare l’8 settembre 1860, come vedremo innanzi. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 170-171, parlando delle “marce e traversate di mare”, nella nota (1) descrive quelle della Brigata Spangaro ed in proposito scriveva che: “La Brigata Spangaro s’imbarcava il giorno 30 agosto in Livorno per Palermo…..Lo stesso giorno 3 (3 settembre 1860)…Nel medesimo giorno 3 (3 settembre 1860) la Brigata Spangaro sbarcava a Palermo……In questo stesso giorno (si riferisce al 5 settembre 1860), ….sbarcava a Palermo una frazione della Brigata Spangaro, la quale veniva passata in rivista dal comandante di Piazza…Il 7 una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri dove arrivava alle 7 pom., e trovava ordine di continuare per Napoli, se nonchè per mancanza di carbone doveva a di 8 sbarcare a Salerno. Ivi si fermava qualche ora, e poi ripartiva per Nocera, da dove con la ferrovia arrivava a Napoli la mattina del 9. Il giorno 8 il resto della stessa Brigata partiva da Palermo direttamente per Napoli, e vi arrivava la mattina del 9, che riunita a Largo S. Francesco di Paola, veniva passata in rivista dal Generale Dittatore, quindi si acquartierava.”. Dunque, riepilogando la marcia della Brigata Spangaro secondo ciò che scriveva il Pecorini-Manzoni, la “Brigata Spangaro”, si imbarcava a Livorno il giorno 30 agosto 1860 ed il 3 settembre 1860 sbarcava a Palermo. Il 5 settembre 1860, dopo due giorni, sbarcava a Palermo una porzione della Brigata Spangaro che veniva passata in rivista dal Comandante di Piazza. Giorno 7 settembre 1860, una porzione della Brigata Spangaro riparte da Palermo, viaggia per mare e sbarca a Sapri il giorno 7 settembre 1860 alle ore 19,00. Riparte da Sapri, diretta a Napoli, ma giorno 8 dovette sbarcare a Salerno. Arriverà a Napoli il giorno 9 settembre 1860. Il giorno 8 settembre 1860, un’altra porzione della Brigata Spangaro si imbarca per Napoli dove arrivava il giorno 9 settembre 1860. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Infatti, in Appendice, Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nell’“Allegato II”, pubblica la “Riassunto delle tabelle di marcia” e, a pp. 514-515, in proposito scriveva che: “BRIGATA SPANGARO, …..7 Settembre partenza da Palermo (?); 8 settembre arrivo a Sapri; 9 settembre arrivo a Salerno; etc…“. Maraldi scriveva che “La brigata da Palermo andò a Sapri per mare, poi a Salerno e il 10 settembre entrava in Napoli e partecipava alla battaglia del Volturno ove si distinse.”. Carlo Pecorini Manzoni (….), a p. 514, nell’Allegato II, Tabella di Marcia – Riassunto, in proposito scriveva che: “BRIGATA SPANGARO: 1° settembre partenza; 2 settembre sul mare; 3 settembre Palermo; 8 settembre Sapri; 9 settembre Salerno; 10 settembre Napoli etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 165, in proposito scriveva che: “Partita il I° e 3 settembre da Livorno, la brigata di Castel Pucci giunse a Palermo il 3 ed il 5; persistendo Nicotera nelle dimissioni, passò per ordini superiori sotto il comando del colonnello Spangaro. E, strana combinazione ! quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a …..Sapri ! Il 9 era a Salerno, il 10 era in Napoli. Si distinse poi sul Volturno.”. Dunque, il generale Pittaluga conferma la notizia dataci dal Policicchio ma egli scrive che: “…quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a…..Sapri! Il 9 era a Salerno.”. Dunque, questa porzione della Spangaro di cui parla Pittaluga non è quella che arrivò direttamente a Napoli, il giorno 9. Forse quella porzione della Spangaro prima del 9 fece tappa a Paola. Sappiamo che una parte della brigata Spangaro arriverà l’8 settembre 1860 e ripartirà da Sapri per Napoli, dove arriverà il giorno 9 settembre 1860. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. (2)”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Si tratta di Clement Caraguel (….), e del suo “Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, “Bibliografia”, a p. 420, in proposito scriveva che: “Caraguel = Caraguel (Clément) – Souvenirs et aventures d’un volontaire garibaldien. Paris, 1861. Reminescenze personali di un volontario francese della spedizione Medici. Buono per le geste della compagnia francese del De Flotte a Solano, lungo il percorso della Calabria e al Volturno.”. Clement Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, in proposito scriveva e parlava della brigata Sacchi e dell’altra parte della sua brigata, la Spangaro che si imbarcava a Sapri e, a p. 175, in proposito scriveva: “On quitte les Calabres à Rotondo pour entrer dans la Basilicate. Un vapeur, la ‘Vittoria’, nous attendait à Sapri pour nous transporter à Salerne; il avait dejà à bor la division Sacchi. Entasses pele-mele su le point, nous pumes du moins laisser reposer nos jambes et dormir à la belle etoile, car la nuit était magnifique. Au point du jour, on signala un steamer sous pavillon anglais qui venait sur nous à contre-bord. Parvenu à une demi-encablure par notre travers, le capitaine nous jeta ces mots avec son porte-voix: – He! les chemises rouges! Garibaldi est entré à Naples hier matin. Etc…”, che tradotto significa: “Lasciamo la Calabria a Rotondo per entrare in Basilicata. A Sapri ci aspettava un piroscafo, il ‘Vittoria’, per trasportarci a Salerno; aveva già a bordo la divisione di Sacchi. Affollati alla rinfusa, abbiamo almeno potuto riposare le gambe e dormire sotto le stelle, perché la notte era magnifica. All’alba segnalammo un piroscafo battente bandiera inglese che veniva verso di noi contro la fiancata. Giunti a mezzo cavo che ci attraversava, il capitano ci gridò queste parole attraverso il suo megafono: – Ehi! le magliette rosse! Garibaldi è entrato ieri mattina a Napoli.“. Dunque, Clement Caraguel, ci ha lasciato una bella testimonianza dell’imbarco nella baia di Sapri sul vapore “Vittoria” che aveva già a bordo le truppe della brigata Sacchi e della sua brigata, la ex Nicotera, che imbarcatosi a Sapri, il giorno …. settembre 1860, dovettero fermarsi a Salerno e da Nocera proseguirono per Napoli dove arrivarono il giorno …. settembre 1860. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 103-104, in proposito scriveva che: “Dal 1° al 3 agosto tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia. Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro. La brigata da Palermo andò a Sapri per mare, poi a Salerno e il 10 settembre entrava in Napoli e partecipava alla battaglia del Volturno ove si distinse.”. In questo passaggio devo segnalare un errore di trascrizione perchè non si tratta del colonnello “Sprangaro” ma del colonnello “Spangaro”. Inoltre, credo che siano errate anche anche le due date perchè non si tratta di Agosto ma del 1 e 3 settembre 1860. Infatti credo che Giuseppe Maraldi avrebbe dovuto scrivere “Dal 1° al 3 settembre tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia.”. Maraldi scriveva pure che arrivati in Sicilia, a Palermo, i volontari della ex Castel Pucci, Giovanni “Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro”. Della brigata Spangaro (….) ha scritto Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 289-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; la terza giungeva a piedi da Spadafora, in provincia di Messina e solo l’otto settembre, a Lauria, seppe dell’arrivo di Garibaldi a Napoli. Da Sapri proseguì direttamente per Napoli. Il generale Gaetano Sacchi lascia memoria che a Lauria: etc…(45)…”. Dunque, Policicchio, sulla corta di non saprei quale autore scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. Etc…”, e aggiungeva che la brigata Spangaro: “….giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; etc…”. Dunque, Policicchio scriveva che la brigata Spangaro arrvava a Sapri proveniente da Palermo e da Sapri partì per Salerno il giorno 6 settembre 1860. Dunque, per partire il 6 da Sapri, dal suo porto, è probabile che il 5 settembre la brigata di Pietro Spangaro (la ex di Castel Pucci e del Nicotera, arrivati dal 1° al 3 settembre a Palermo, dove il Nicotera si era dimesso). Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, descrive la sosta a Lauria e poi a Lagonegro dandoci notizie molto interessanti. Fu a Lagonegro di sicuro il 7 settembre 1860. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 262, in proposito scriveva che: “Alle otto del mattino, domenica 9 settembre, entravamo a Napoli, quattordici giorni dopo il nostro sbarco in Calabria.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 266, in proposito scriveva che: “Noi (1) facemmo del nostro meglio per sfuggire ovazioni che ci fermavano ad ogni passo, ed io, stanco di essere abbracciato, tirato etc…”. Du Champ, a p. 266, nella nota (1) postillava: “(1) * Noi….cioè il gruppetto composto dal colonnello Spangaro, da Sander Teleky e dal Du Champ.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea Garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 159-160, in proposito scriveva: “Ma Salerno attendeva nuovi garibaldini. Pertanto, il giorno dopo, verso le ore 22,30, si videro comparire due battelli a vapore, che portavano la banda di Giovanni Nicotera composta quasi tutta di toscani (41) e di qualche milanese. Era questa una parte della nuova spedizione di ottomila volontari comandata da Luigi Pianciani, che, per desiderio del Bersani e dei mazziniani, avrebbe dovuto invadere gli Stati pontifici. Anch’essa, dopo essere stata complimentata dagli uomini più in vista, girò per la città cantando e gridando.”. Vi sono qui alcuni errori. Bersani è Bertani ed inoltre i volontari di Nicotera furono organizzati con i fondi raccolti dal Bertani ma furono opera del Nicotera stesso a Castel pucci in Toscana. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 43, in proposito scriveva che: “Il 14 ottobre finalmente le brigate della divisione Eber, Spangaro (anteriormente Nicotera) e Milano, furono sollevate dagli avanposti e chiamate a Caserta.”. Dunque, Rustow scriveva che la brigata Spangaro “anteriormente” era detta brigata Nicotera.
Nel 7 settembre 1860, a Sapri, (8 settembre a Policastro), altri garibaldini e truppe nelle lettere di un garibaldino
Emile Maison (….), nel suo, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, un’altra lettera a p. 68, è datata 7 settembre 1860, dove scriveva che: “Sapri, le 7 septembre. Nous apprenons ce matin que Garibaldi est entré hier soir à Salerne et qu’il y a été parfaitement accueilli. Rien autre chose de nouveau . Je passe ma journée sur le pont à écrire.”, che tradotto significa: “Sapri, 7 settembre. Stamattina abbiamo saputo che Garibaldi è entrato a Salerno ieri sera ed è stato accolto calorosamente. Niente di nuovo. Sto trascorrendo la giornata sul ponte a scrivere.”, e poi l’altra datata 8 settembre, a pp. 68-69: “Garibaldi est à Naples. Il y est entré hier dans la journée , accompagné seulement de quelques-uns de ses amis (1). En dépit du temps qui paraît vouloir changer, je vais avec mes deux compatriotes faire une excursion à Policastro, au delà de Sapri, ville qui mérite à peine aujourd’hui le nom de village , car elle ne renferme pas plus de quatre cents âmes.”, che tradotto significa: “Garibaldi è a Napoli. È entrato ieri di giorno, accompagnato solo da pochi suoi amici. Nonostante il tempo, che sembra stia cambiando, sto andando con i miei due connazionali a fare un’escursione a Policastro, oltre Sapri, una città che oggi merita a malapena il nome di villaggio, dato che non conta più di quattrocento anime. Le è senza dubbio stato dato questo titolo in memoria della sua passata importanza, e perché dà il nome al golfo che si estende davanti a lei. Secondo uno storico attendibile, fu completamente distrutta nel 1055 da Roberto il Guiscardo e, cinque secoli dopo, fu nuovamente saccheggiata dai Turchi. È da quest’ultimo periodo che Policastro non è più risorta. Le paludi circostanti e le risaie che vi si sono formate, inquinando etc…“. In questa lettera datata 8 settembre 1860, il volontario garibaldino di stanza con la sua truppa a Sapri scriveva che, “nonostante il tempo che sembra non stia cambiando”, egli si reca con alcuni suoi amici “connazionali” (francesi) a Policastro per una escursione ovvero visita al paese di Policastro Bussentino, che egli scriveva contava non più di 400 abitanti. Di Policastro, a pp. 69-70 egli scriveva che: “En dépit du temps qui paraît vouloir changer, je vais avec mes deux compatriotes faire une excursion à Policastro, au delà de Sapri, ville qui mérite à peine aujourd’hui le nom de village, car elle ne renferme pas plus de quatre cents âmes . On lui donne sans doute ce titre en souvenir de son importance passée, et parce qu’elle prête son nom au golfe qui s’étend devant elle . D’après un historien digne de foi , elle fut , en 1055 , entièrement détruite par Robert Guiscard, et cinq siècles plus tard , elle fut encore saccagée par les Turcs. C’est depuis cette dernière époque que Policastro ne s’est plus relevée. Les marais environnants et les rizières qu’on y a établies , en viciant l’air , ont sans doute aussi empêché l’accroissement de la population. Indépendamment de nombreuses ruines , je remarque aussi dans ce pays une flore extrêmementriche ; mais comme je ne suis ni archéologue , ni botaniste , je me dispenserai de faire une longue description de ces richesses aux doux parfums , aux brillantes couleurs En revenant , nous sommes assaillis par un orage épouvantable ; nous nous réfugions dans une vieille tour romaine , et de là nous contemplons le grandiose spectacle d’un orage en mer. A six heures , nous parvenons à nous sauver; nous trouvons sur le rivage l’ancienne compagnie de Flotte, attendant son embarquement. A dix heures , le Benvenuto lève l’ancre , remorqué par un vapeur qui s’en va à Salerne.”, che tradotto significa: “Nonostante il tempo che sembra voler cambiare, vado con i miei due compatrioti a fare un’escursione a Policastro, oltre Sapri, una città che oggi difficilmente merita il nome di villaggio, perché non conta più di quattrocento anime. Le è senza dubbio dato questo titolo in memoria della sua passata importanza, e perché dà il nome al golfo che si estende davanti a lei. Secondo uno storico attendibile, fu, nel 1055, completamente distrutta da Roberto il Guiscardo, e cinque secoli dopo, fu nuovamente saccheggiata dai Turchi. È da quest’ultimo periodo che Policastro non è più risorta. Le paludi circostanti e le risaie che vi sono state create, inquinando l’aria, hanno senza dubbio impedito anche l’aumento della popolazione. Oltre alle numerose rovine, noto anche in questo paese una flora estremamente ricca; ma non essendo né un archeologo né un botanico, mi asterrò dal dare una lunga descrizione di queste ricchezze con i loro dolci profumi e i loro colori brillanti. Sulla via del ritorno, siamo assaliti da una terribile tempesta; ci rifugiamo in un’antica torre romana e da lì contempliamo il grandioso spettacolo di una tempesta in mare. Alle sei riusciamo a salvarci; troviamo sulla riva la vecchia compagnia della Flotta, in attesa di imbarcarci. Alle dieci, il Benvenuto salpa, trainato da un piroscafo diretto a Salerno.”. A quale corpo o brigata garibaldina appartenesse questo volontario che scrisse le belle lettere pubblicate dal Maison non ci è dato sapere. Sappiamo che arrivò a Sapri il 3 settembre 1860 con il vapore “Benvenuto” che come lui stesso scrisse, ripartì alla volta di Salerno, alle ore 10 del 9 settembre 1860: “Alle dieci, il Benvenuto salpa, trainato da un piroscafo diretto a Salerno.”. Infatti, sempre il Maison, a p. 71 pubblica un’altra lettera di un volontario garibaldino: “En mer ( Sapri ), le 9 septembre . Il est une heure du matin , le vapeur nous abandonne à nos propres forces. Peu d’instants après , la mer devient grosse et le vent contraire . En un mot , nous essuyons une véritable tempête . Le drapeau d’alarme reste arboré toute la journée . Malgré cela nous ne recevons aucun secours. Enfin , ne sachant que faire , le capitaine se décide à retourner à Sapri, où nous arrivons vers neuf heures du soir.”, che tradotto significa: “In mare (Sapri), 9 settembre. È l’una del mattino, il piroscafo ci abbandona a noi stessi. Pochi istanti dopo, il mare si fa agitato e il vento è contrario.Insomma, stiamo vivendo una vera tempesta. La bandiera d’allarme rimane issata per tutto il giorno. Nonostante ciò, non riceviamo alcun aiuto.Infine, non sapendo cosa fare, il capitano decide di tornare a Sapri, dove arriviamo verso le nove di sera.”. Sempre il Maison, a pp. 71-72 pubblica un’altra lettera datata 10 settembre 1860, e scrive: “En mer, le 10 septembre. A minuit nous repartons de Sapri avec un bon vent. Malheureusement les vents, comme « les destins et les flots, » sont changeants, si bien que la mer redevenant mauvaise et le vent contraire , nous voguons encore au hasard toute la journée. Vers les sept heures , l’Emma, le yacht d’Alexandre Dumas, passe à côté de notre bâtiment , filant dans la direction de Naples . Je l’acclame d’un vivat qui m’est immédiatement rendu ; puis l’un et l’autre bâtiment , en signe de salut , arborent pavillon, comme deux amis qui se tendent la main en se disant: Au revoir !”, che tradotto significa: “In mare, 10 settembre. A mezzanotte ripartimmo da Sapri con un buon vento. Purtroppo i venti, come “i destini e le onde”, sono mutevoli, così che, con il mare di nuovo agitato e il vento contrario, navigammo a caso per tutto il giorno. Verso le sette, l’Emma, lo yacht di Alexandre Dumas, passò accanto alla nostra nave, dirigendosi verso Napoli. La acclamai con un applauso, che fu subito ricambiato; poi entrambe le navi, in segno di saluto, alzarono le bandiere, come due amici che si tendono la mano e dicono: Arrivederci!”. Dunque, questo volontario garibaldino scrive che riparte da Sapri il 10 settembre 1860 alle 24 mezzanotte e dice pure che alle 7 del mattino dell’11 settembre 1860 incontrarono lo Yact Emma di Alexandre Dumas che credo fosse al largo di Agropoli o di Salerno.
Nell’8 settembre 1860, da Sapri, un garibaldino, si recò a visitare Policastro e da lì si imbarcò sul piroscafo “Benvenuto” che da Sapri era diretto a Salerno, ma si imbatte in una tempesta e fa rientro nel porto di Sapri
Emile Maison (….), Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a pp. 68-69 e ssg. trascriveva una lettera del 8 settembre 1860 e scriveva: “Garibaldi est à Naples. Il y est entré hier dans la journée , accompagné seulement de quelques-uns de ses amis (1). En dépit du temps qui paraît vouloir changer, je vais avec mes deux compatriotes faire une excursion à Policastro, au delà de Sapri, ville qui mérite à peine aujourd’hui le nom de village , car elle ne renferme pas plus de quatre cents âmes. On lui donne sans doute ce titre en souvenir de son importance passée, et parce qu’elle prête son nom au golfe qui s’étend devant elle. D’après un historien digne de foi , elle fut , en 1055, entièrement détruite par Robert Guiscard , et cinq siècles plus tard, elle fut encore saccagée par les Turcs. C’est depuis cette dernière époque que Policastro ne s’est plus relevée. Les marais environnants et les rizières qu’on y a établies , en viciantl’air , ont sans doute aussi empêché l’accroissement de la population . Indépendamment de nombreuses ruines , je remarque aussi dans ce pays une flore extrêmementriche ; mais comme je ne suis ni archéologue , ni botaniste , je me dispenserai de faire une longue description de ces richesses aux doux parfums, aux brillantes couleurs En revenant, nous sommes assaillis par un orage épouvantable ; nous nous réfugions dans une vieille tour romaine, et de là nous contemplons le grandiose spectacle d’un orage en mer. A six heures , nous parvenons à nous sauver; nous trouvons sur le rivage l’ancienne compagnie de Flotte , attendant son embarquement. A dix heures , le Benvenuto lève l’ancre, remorqué par un vapeur qui s’en va à Salerne.“, che tradotto significa: “Garibaldi è a Napoli. È entrato ieri di giorno, accompagnato solo da pochi suoi amici. Nonostante il tempo che sembra cambiare, vado con i miei due compatrioti a fare un’escursione a Policastro, oltre Sapri, una città che oggi difficilmente merita il nome di villaggio, perché non contiene più di quattrocento anime. È senza dubbio dato. Le viene senza dubbio dato questo titolo in memoria della sua passata importanza, e perché presta il nome al golfo che si estende davanti a lei. Secondo uno storico attendibile, fu, nel 1055, completamente distrutta da Roberto il Guiscardo, e cinque secoli dopo, fu saccheggiata di nuovo dai Turchi. È da quest’ultimo periodo che Policastro non è più risorta. Le paludi circostanti e le risaie che vi furono istituite, inquinando l’aria, hanno senza dubbio impedito anche l’aumento della popolazione. Indipendentemente dalle numerose rovine, noto anche in questo paese una flora estremamente ricca; ma non essendo né archeologo né botanico, mi asterrò dal farne una lunga descrizione. di queste ricchezze dai profumi dolci e dai colori brillanti. Sulla via del ritorno, siamo assaliti da una terribile tempesta; ci rifugiamo in un’antica torre romana e da lì contempliamo il grandioso spettacolo di una tempesta in mare. Alle sei riusciamo a salvarci; troviamo sulla riva la vecchia compagnia della Flotta, in attesa di imbarcarsi. Alle dieci, il Benvenuto salpa, trainato da un piroscafo diretto a Salerno.”. Maison, a p. 68, nella nota (1) postillava: “(1) D’après M. Edwin James, témoin oculaire , Garibaldi passapar Eboli. A Salerne , il prit le chemin de fer. Sur tout le parcours du train , à chaque village , à chaque station , l’enthousiasme et la joie dépassaient toute expression. Les femmes présentaient des drapeaux, jetaient des fleurs sur les voitures et se disputaient la main du général pour l’embrasser. Les syndics lui adressaient des félicitations ; les prêtres et les moines, debout , entourés de leurs ouailles sur les collines , jetaient leurs vivats , et , tenant le crucifix d’une main, l’épée de l’autre, les agitaient dans l’air avec force bénédictions. Au moment où le train passait devant la garde du roi , à Portici , les soldats jetèrent leurs bonnets en l’air et s’associèrent de tout leur coeur au cri de Vive Garibaldi !.”, che tradotto significa: “(1) Secondo il signor Edwin James, un testimone oculare, Garibaldi passò da Eboli. A Salerno, prese la ferrovia. Lungo tutto il treno, in ogni villaggio, in ogni stazione, l’entusiasmo e la gioia superavano ogni espressione. Le donne presentavano bandiere, gettavano fiori sulle carrozze e facevano a gara per baciare la mano del generale. I sindaci gli rivolgevano le loro congratulazioni; i preti e i monaci, in piedi, circondati dai loro greggi sulle colline, lanciavano i loro applausi e, tenendo il crocifisso in una mano e la spada nell’altra, li agitavano in aria con forti benedizioni. Mentre il treno passava davanti alla guardia reale, a Portici, i soldati gettarono in aria i loro berretti e si unirono con tutto il cuore al grido di “Viva Garibaldi!”.”.

(Fig. n….) – Ritratto fotografico di Clemente Corte
Nell’8 settembre 1860, a Lagonegro, CLEMENTE CORTE precedeva e scriveva al generale SIRTORI suggerendogli gli itinerari da prendere
Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Le truppe garibaldine verso Napoli”, a p. 440, in proposito scriveva che: “Intanto a Napoli giungevano rapidamente i diversi corpi dell’Esercito Meridionale, che liberi da ogni preoccupazione del nemico e con le navi a loro disposizione, sollecitavano la marcia. Dove quei corpi fosero, di preciso Garibaldi non lo poteva sapere e ne aveva chiesto dopo il suo arrivo a Napoli al Sirtori, il quale a sua volta si spostava ogni giorno. Il 6 era a Castrovillari, il 7 a Rotonda, l’8 a Lauria e a Lagonegro. Lo precedeva il Corte che gli faceva pervenire di tappa in tappa informazioni e consigli sul cammino da percorrere. Così, ad esempio: “Itinerario conveniente Castrovillari-Rotonda con fermata e rancio a Morano. Poi Rotonda-Lauria con pernottamento a Castelluccio. Tappa Rotonda-Lagonegro troppo lunga, 29 miglia. Vino in nessun luogo. Paesi senza risorse”.”. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 410, riferendosi al dispaccio che Garibaldi scrisse a Sirtori, in proposito scriveva che: “..a Tarsia. Di là Garibaldi scrisse al suo Capo di Stato Maggiore: “Tarsia, 1° settembre 1860. Generale Sirtori….etc…a Rogliano (dove lasciai il colonnello Corte), etc…”. Il colonnello “Corte” citato da Agrati è Clemente Corte (….), colonnello dell’Esercito Meridionale, unito allo Stato Maggiore di Sirtori. Il colonnello Clemente Corte era comandante della 2° Brigata dello Stato Maggiore di Divisione con a capo il colonnello Ferrari. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Nel trambusto di quella marcia affrettata di tutte le truppe garibaldine su Napoli, si ebbero purtroppo altri episodi incresciosi; da parecchie parti giunsero al Sirtori lagnanze e proteste. Da Lagonegro il Corte scriveva scriveva l’8 di settembre: “Credo bene rapportare che stranieri- francesi, tedeschi, inglesi – seguendo l’esercito, ora che il pericolo è passato, commettono violenze d’ogni sorta. Un tale Ulrich prussiano, emetteva buoni abusivi. Rimproverato da me e dal capitano Rasponi, ci minacciò. Non potei arrestarlo per mancanza di forza, ma lo farò appena possibile…Un ufficiale ungherese pretendeva i cavalli dell’Intendenza generale. Non mi par dignitoso che un’accozzaglia d’ogni paese venga a trattar come terra di comquista un paese che fa guerra per la sua indipendenza.”.”. Riguardo Clemente Corte, Alberto Dallolio (….), nel suo “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a p. 431, in proposito scriveva che: “Corte, colonnello Clemente, p. 85, 169”. Dallolio, a p. 85, scriveva che: “Dell’invio di cotesti volontari non si hanno notizie precise. Pare che il numero richiesto dapprima per la spedizione Medici fosse poi ridotto, e non è da stupirne, perchè in quei giorni Genova rigurgitava di giovani anelanti a raggiungere Garibaldi: in fatti una lettera di Clemente Corte al Tanari, scritta da Genova il 3 giugno, parla di tener pronti 100 uomini scelti, i quali veramente furono mandati tutti da Bologna.”. Da Wikipedia leggiamo che Clemente Corte fu Ufficiale d’artiglieria dell’esercito regolare sardo, fu decorato della medaglia d’argento al valor militare nella battaglia di Novara del 1849. Fu Capo di Stato Maggiore di Garibaldi nei Cacciatori delle Alpi nella guerra del 1859. Partecipò alla campagna meridionale del 1860 al seguito della spedizione di Giacomo Medici, ma il suo gruppo, composto del piccolo bastimento “Utile” e della nave “Charles and Jane”, fu catturato dalla Marina borbonica; i circa 950 volontari furono condotti a Gaeta e, successivamente rilasciati, ripartirono il 15 luglio 1860 con la nave Amazon. Riuscito però, dopo varie vicissitudini, a raggiungere ugualmente la Sicilia, il C. si distinse combattendo a Milazzo (dove riportò una grave ferita) e sotto le mura di Capua. Fu ferito al petto nella presa della città di Milazzo e si comportò da valoroso nell’assedio della fortezza di Capua. Dunque, Clemente Corte faceva parte dello Stato Maggiore del generale Sirtori che in quesi giorni si era aqquartierato a Lagonegro. Lorenzo Predome (….), nel suo, I Lucani nella lotta per la libertà e per l’Unità d’Italia, ed. Resta, Bari, 1966, a pp. 84-85, in proposito scriveva: “La Brigata Lucana informa lo storico Cilibrizzi (1) fu costituita con 3.500 insorti. Era formata su otto colonne: 1° Colonna: Potenza – Comandante Francesco Pomarici; 2° Colonna: Comandante Giuseppe Domenico Lacava; 3° colonna: Tricarico – Comandante Francesco Paolo Lavecchia etc….La Brigata Lucana divenne poi “Brigata Basilicata” comandata dal Colonnello Clemente Corte che si distinse poi nelle battaglie combattute contro i Borboni sul Volturno e nell’assedio di Gaeta.”.
L’arrivo del generale Giuseppe SIRTORI, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Meridionale, con il suo Stato Maggiore che, dal suo Quartiere Generale coordina l’arrivo e le partenze ed i rifornimenti per le truppe in marcia o in viaggio via mare che devono raggiungere al più presto Garibaldi a Napoli
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 440, in proposito scriveva: “Intanto a Napoli giungevano rapidamente i diversi corpi dell’Esercito Meridionale, che liberi da ogni preoccupazine del nemico e con le navi a loro disposizione, sollecitavano la marcia. Dove quei corpi fossero, di preciso Garibaldi non lo poteva sapere e ne aveva chiesto dopo il suo arrivo in Napoli al Sirtori, il quale a sua volta si spostava ogni giorno. Il 6 a Castrovillari, il 7 a Rotonda, l’8 a Lauria e a Lagonegro.“. Dunque, il generale Sirtori, rispondeva a Garibaldi che da Napoli gli chiedeva informazioni sulle truppe di volontari garibaldini che dovevano partire dai nostri luoghi e dovevano raggiungere la capitale, Napoli, in quanto Garibaldi ne aveva urgente necessità. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 411, in proposito scriveva che: “Sirtori è in Cosenza col Quartier generale: Medici, Bixio, Eber, tutti generali garibaldini seguono velocemente sulle strade di Calabria.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 411, in proposito scriveva che: “Il lavoro intorno a Sirtori è febbrile. Telegrammi arrivano e partono ad ogni momento e portano per tutto indirizzo: – Bixio o Medici etc.., dove si trova. – Da ogni parte si comunicano continui spostamenti, si chiedono istruzioni, viveri, scarpe soprattutto, mezzi di trasporto, anche per gli sbandati napoletani che vagano a torme per paesi e campagne. Poi anche il Quartier generale si sposta, da Cosenza a Spezzano, da qui a Castrovillari.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, in proposito scriveva che: “Ho riprodotto questo elenco perchè il lettore possa farsi un’idea delle difficoltà in cui si trovava il Sirtori per regolare l’avanzata di tanti corpi sparsi e ansiosi tutti di giungere a Napoli; senza contare, come ho già detto, le difficoltà dell’Intendenza per il vettovagliamento e per i mezzi di trasporto, a proposito dei quali successe a Paola un disgustoso incidente cui parecchi accennano, specialmente il Bandi ed il Rustow.”. Agrati aggiunge pure: “Il Sirtori stesso riceveva a Lagonegro, il 9, l’ordine di sollecitare quanto possibile la sua marcia sulla capitale. Fra gli ultimi a partire fu il Medici che ancora il 14 era a Paola etc….Ultimo, quando già da parecchi giorni s’eran avute le prime scaramucce sul Volturno, arrivò da Messina il corpo del Dunne. Lo vediamo da questo telegramma del Cosenz, ministro della Guerra, diretto a Garibaldi a Caserta: “Napoli, 24 settembre 1860, ore 11,30 ant. E’ giunto Dunne con 1500 uomini etc…”. Agrati, a p. 444, in proposito aggiungeva: “Comunque, per terra o per mare e più o meno ordinate, le truppe avanzavano e le provincie ad una ad una riprendevano l’antica vita tranquilla. Il Corte da Sapri comunicava in data del 9 che ormai laggiù non restavano che i magazzini della Divisione Bertani.”. Ma ciò non corrisponde al vero, come vedremo perchè da Sapri partirono altre truppe fino al 14 settembre 1860. Dunque, Agrati, sulla scorta dei dispacci inviati e ricevuti scriveva che il generale Sirtori, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Meridionale di Garibaldi, si spostava con il suo Quartier generale da posto a posto. Agrati scriveva che Sirtori, il 6 settembre era a Castrovillari, il 7 a Rotonda, l’8 a Lauria e a Lagonegro. Era sempre preceduto dal colonnello Clemente Corte. Su Sirtori ha scritto Giovanni De Castro (….), nel suo “Giuseppe Sirtori”, Milano, ed. Dumolard, Milano, 1892. Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio.
Nel 8 settembre 1860, a PAOLA, l’arrivo della Divisione MEDICI (XVII Divisione) sul “Governolo”, in attesa di potersi imbarcare per Napoli. La brigata di Medici partirà da Paola ed arriverà a Napoli solo il 15
Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 60, in proposito scriveva: “Imbarco delle truppe a Paola. La prepotenza di N. Bixio e le incertezze di G. Sirtori. “ San Fili – 7 settembre — Alle quattro il generale Medici ordina a me ed a Lombardi (2) di partire per Paola e far caricare gli effetti di vestiario. Vi andiamo in carrozza e ritorniamo in giornata, perchè è venuto contrordine di partenza dovendosi andare per via di terra. Ritorno a San Fili, paese che si prestò assai male ad approvvigionare la truppa per causa del signor sindaco…, in casa del quale fummo ad alloggiare „. “ Paola • 8 settembre — Si riceve la notizia che Garibaldi entrò ieri in Napoli alle ore dodici meridiane (3), e quindi grande allegria festeggiata con tazze d’acqua gelata offerta dal sindaco ! (“ Partiamo per Paola: giunti, prendiamo alloggio in casa Maraviglia: la famiglia è rispettabilissima ed il capo di casa fu cinque anni a Precida, prigioniero. All’entrare in Paola, sulla strada, ci colse vento così forte e polvere così densa che fermammo le carrozze. Durò poco, ma ci colse sulla sera una fitta pioggia e vento e tale oscurità che la nostra truppa in marcia ne soffrì non poco. “ Io mi recai ad alloggiare a San Francesco di Paola, convento poco lungi dal paese. Lo visitai e lo trovai ricco di bellissimi atrii; evvi una buona biblioteca. Dopo, cenai assieme a due signori del paese che mi furono di guida: i condimenti erano all’olio, perchè l’istituzione proibisce latticini e carni.”. Castellini, a p. 61, in proposito aggiungeva: “ 9 settembre— Si distribuisce il vestiario : al battaglione Menotti (1) diedero cappelli alla calabrese . Etc…”. Castellini, a p. 61, nella nota (1) postillava: “(1) Il battaglione di Menotti Garibaldi apparteneva alla neo formata 18a divisione Bixio.”. Castellini, a pp. 62-63-64, aggiungeva che: ““ A bordo del Governólo abbiamo notizie di Napoli e di Garibaldi. Noi stiamo alquanto arrabbiati vedendoci gli ultimi, ma speriamo fra due giorni di imbarcarci — e forse in parte oggi. “… Si vede un altro vapore: vedremo se sarà per noi ! Sembra che a Napoli vi sarà breve fermata di due mesi e subito dopo si farà la campagna del Veneto, ma su queste notizie nulla so di positivo. Medici è disgustato perchè fu stornato il nostro imbarco oggi, per causa di Sirtori probabilmente, che noi chiamiamo ironicamente il cardinale, ed i cui ordini non si comprendono „. * 12, 13 settembre — Fermata a Paola. “ Il dire quanta ansietà abbiamo per attendere i vapori è cosa incredibile. Ad ogni momento vado sul balcone di casa Maraviglia ad osservare il mare in tutte le direzioni delle coste ma specialmente della costa di Sapri e Salerno, nella speranza che spunti, che giunga qualche vapore e che ci tolga dall’esiglio. “ Il 12 giunge un vapore, e subito evviva, grida di gioia, ma poi lo si vede costantemente avanzare da solo, e questo ci recava tristezza pensando che non soddisferebbe al bisogno. 10 ricevo ordine di recarmi a bordo per rilevare le istruzioni del comandante e per sentire se giungano altri vapori. 11 vapore arrivato è L’Indipendente, della nostra marina, che ha ordine di portare 600 uomini e nulla sa se giungano altri vapori. “ Medici ordina si fermi il vapore sino a che ne giungano altri e nel frattempo si fanno caricare tutti gli equipaggi, sino a che, il 13, vedendo che non giungono vapori, il comandante domanda di partire e però, concesso questo, parte,facendosi sera, con a bordo i dispersi, un picchetto per ogni reggimento e il capitano Moscarello per la scorta “ 14 settembre — Il giorno 14 all’alba siamo coi nostri cannocchiali alle finestre, ma nulla si vede, tranne qualche legno a vela, e già si mormora contro il cardinale e contro tutti quelli che ci condannano all’esiglio. “ E quello che fa il massimo torto al cardinale si è che ci spiccò forse cinque telegrammi, che altrettanti in sette giorni d’esiglio ne spedimmo a lui ed al ministro della marina, senza che ancora mostrino di conoscere l’esistenza nostra in Paola. “ E questo dev’essere il capo di stato maggiore? Che a Tiriolo ci ordina di fermarci e poco dopo telegrafa a tutti i corpi domandando notizie della nostra Divisione? (1). “ Ma ritorniamo alla parte storica. Verso le undici del mattino, mentre già si aveva rinunciato a speranza, vediamo due colonne di fumo spuntare dietro la punta di Sapri e poco dopo spuntare due vapori. Come giungono, al solito io mi reco abbasso per ricevere gli ordini e si sa che il Mongibéllo porterà 700 uomini, e 400 l’Archimede, che i comandanti ebbero ordine di recarsi a Sapri per levar gente, e — se non ve ne fosse — di recarsi a Paola allo stesso effetto. Ci ragguagliano che l’Amalfi, che potrebbe portare 1200 uomini, e la Maria Teresa capace di altri 400, sono a Sapri e che ne ritorneranno vuoti a Napoli per mancanza d’istruzioni di recarsi a Paola, a Sapri assicurandosi che a Paola non vi è truppa. “ Si ordina che s’imbarchi Eberhardt. Io domando d’andare e infatti, ricevuto l’ordine di recarmi a tutelare l’imbarco, reco con me l’equipaggio (1). Viaggiamo felicemente con nove nodi all’ora, ed essendo 144 miglia, faremo la via in sedici ore giungendo a Napoli intorno a mezzodì „. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri. Etc…”. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che la Divisione Medici era a Paola in attesa di imbarcarsi per Napoli. Ma poi, come vedremo in seguito essa non riuscirà ad imbarcarsi per Napoli per un litigio e la prepotenza di Nino Bixio. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che metà della Brigata Milbitz (….) era a Sapri, in attesa di imbarco per Napoli, e gli comunicava pure che l’altra metà della Milbitz si trovava ancora a Paola, ed in particolare a Paola era rimasta, insieme alla Divisione Medici che avrebbe dovuto partire ma come vedremo non ha potuto a causa del Bixio. Lo conferma il maggiore Marini, comandante di Piazza a Paola che comunicò a Sirtori lo stato dell’arte a Paola. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 442, in proposito scriveva che, da Paola: “Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che il generale Sirtori, rispondendo a Garibaldi, nel dispaccio del 9 settembre 1860 gli comunicava che: “Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola. La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Etc…”. Dunque, il generale Sirtori, in un dispaccio del 9 settembre 1860 comunicava a Garibaldi che la Divisione Medici era a Paola in attesa di potersi imbarcare per Napoli ma stava giungendo anche la brigata di Nino Bixio che era anch’essa diretta a Paola per imbarcarsi per Napoli. Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Dunque, il generale Nino Bixio era il comandante luogotenente della XVIII Divisione. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille””, a p. 199, in proposito scriveva: “Nella rapida avanzata dei vari corpi garibaldini sulla capitale del Regno borbonico, il Sirtori, …..pur non potendo evitare qualche doloroso incidente – valga per tutti quello fra il Bixio ed il Medici a Paola – seppe portare a termine felicemente, etc….”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 441-443, in proposito scriveva che: “….Alle 6 pom. del giorno stesso, infatti, si metteva in marcia per Rogliano coi suoi 4 mila uomini – è il Bixio stesso che indica tale cifra – e ne dava comunicazione al Sirtori in Lagonegro. Il quale Sirtori aveva già disposto che a Paola andasse il Medici e questi era già sul posto, sicché prevedeva che i mezzi di trasporto anche per il Bixio non ci sarebbero stati. Forse a scanso di responsabilità dice ben chiaro nella sua lettera a Garibaldi che il Bixio marciava non per suo ordine ma “per ordine direttamente ricevuto da costà”. Il fatto è che, il 9 settembre, non appena giunse a Paola, precedendo di poche ore i suoi, il Bixio si affrettò a telegrafare al Sirtori che: “….in seguito all’ordine di Cosenz la mia Divisione sta per arrivare qui, Medici pure è a Paola. Tempo brutto: non so se potremo imbarcarci. Qui ci troveremo 4500 uomini della mia Divisione, più Medici con la sua e con parte di quella di Cosenz, ciò che è molto.”. Veramente due giorni prima aveva detto che i suoi eran 4000 soltanto; in ogni modo, i suoi con quelli di Medici e con la Brigata della Divisione Cosenz erano per Paola non soltanto molti, ma troppi. Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. Per quel che si è visto possiamo attribuire la prima colpa di tale situazione al Cosenz e, poiché questi aveva ordinato al Bixio d’andare a Paola in nome di Garibaldi, al Dittatore stesso, il quale pare che non avrebbe dovuto dare ordini diretti senza prima intendersi col suo Capo di Stato maggiore, a cui solo spettava di dirigere l’avanzata delle truppe. La sera arrivarono i vapori e il Marini s’affrettò ad imbarcare quanta gente poté, avvetendo ad imbarco finito il Sirtori: “Paola, 11 settembre, ore 2,30 pom. Arrivati ieri sera in rada 6 vapori. Ho imbarcati i Battaglioni di Cosenz e la Divisione Bixio. Resta la Divisione Medici. Viveri a sufficienza.”. Ma da questo telegramma non appare nulla di quanto era successo. Il Bixio aveva voluto imbarcarsi prima del Medici, dicendo ch’egli era venuto assai prima di lui in Sicilia. Invano gli si era osservato che già da qualche giorno il Medici attendeva in Paola di potersi imbarcare; egli non aveva intender ragioni ed il Medici, pro bono pacis, aveva ceduto. Etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 443, in proposito scriveva che: “Il Bandi conferma il racconto e dà altri particolari.”. Infatti, Giuseppe Bandi (…), nel suo “I Mille”, (con prefazione di Stefano Canzio), ed. Vie Nuove, 19…., a p. 197, in proposito scriveva che: “Ferdinando Eber (1825-1885) ….Garibaldi lo promosse colonnello brigatiere della divisione Turr.”. Bandi racconta dell’arrivo di Bixio e Medici e delle loro Brigate insieme a Eber a Paola. Giuseppe Bandi (…), nel suo “I Mille”, (con prefazione di Stefano Canzio), ed. Vie Nuove, 19…., a pp. 192-195, in proposito scriveva che: “XI. Stando in Cosenza, avevo udito l’annunzio del miracoloso ingresso del dittatore in Napoli, e a me tardava raggiungerlo, per ripigliare presso di lui il posto che avevo lasciato per accompagnarmi col colonnello Malenchini. Troppo tempo però ci voleva per giungere a Napoli per via di terra; sicchè domandai a Bixio qual fosse il porto più vicino nel quale avrei trovato modo di imarcarmi. Bixio mi disse che andassi con lui a Paola, e che colà mi imbarcherei prontamente con la sua divisione perchè nel dì venturo, tre legni a vapore dovevano giungere in porto, per toglierla a bordo e trasportarla a Napoli. Mi posi, dunque, in cammino, insieme alla sua gente, etc…Cavalcavo accanto a Menotti, etc….Giungemmo al villaggio di Santa Fele, che siede sopra un breve altipiano……Etc…M’accorsi allora che Bixio aveva in animo di giungere colla sua divisione a Paola innanzi che vi giungessero le truppe che, durante la notte, avevano marciato dinanzi a noi. Curioso di vedere come sarebbe finita quella gara, spronai il cavallo e raggiunsi certi battaglioni di Cosenz, che andavano marciando alla distanza di un miglio o poco più, comandati dal colonnello Fardella (38). Trottai ancora qualche tempo e mi trovai ancora in mezzo ad un reggimento di Medici. Giunto che fui in Paola, vidi nella rada il ‘Governolo’, corvetta della marina sarda, e tre grossi piroscafi da trasporto, e vidi che i soldati di Medici avevano già trasportato sulla spiaggia i bagagli, e si disponevano a cominciarne l’imbarco. Sulla spiaggia erano due ufficiali dello stato maggiore generale, lasciati quivi dal Sirtori per vegliare l’imbarco delle truppe, con ordine espresso che la divisione Medici s’imbarcasse per la prima; e c’era il capitano Andrea Fossi, che i miei lettori già conoscono, e che fu il timoniere del ‘Piemonte’, nella traversata da Genova a Marsala. A una cert’ora, Bixio che colle sue genti era passato di corsa in mezzo ai battaglioni di Cosenz e a una parte della divisione Medici, giunse in Paola; e recatosi sulla spiaggia, e veduto che Medici etc…”. Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 239, in proposito scriveva che: “L’arrivo delle rimanenti forze garibaldine fu accellerato dai nuovi mezzi di trasporto che il recente acquisto del porto di Napoli offriva. Dalla retroguardia, parte continuò la sua marcia, ma parte fu portata per mare salpando da Paola o da Sapri. L’ultima divisione con il Medici raggiunse Napoli il 15 settembre e i giorni successivi. A Paola in un litigio sorto a proposito del diritto di precedenza nel montare a bordo, Nino Bixio aveva rotto la testa a più d’un compagno con il calcio di un fucile, il che non gli aveva impedito poi di pentirsi come sempre della sua furia selvaggia e di stringere amicizia con le vittime che aveva quasi mandate all’altro mondo (2).“. Dobelli, a p. 239, nella nota (2) postillava: “(2) Turr, Div., 178-180, 514-515, e carta; Castellini, 61-64; Bandi, 279-282; Adamoli, 153-155.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a pp. 63-64, scriveva della colonna Medici ferma a Paola ed in proposito aggiungeva: “ 14 settembre….“Si ordina che s’imbarchi Eberhardt. Io domando d’andare e infatti, ricevuto l’ordine di recarmi a tutelare l’imbarco, reco con me l’equipaggio (1).”. Castellini, a p. 64, nela nota (1) postillava: “(1) Cioè gli attrezzi e le munizioni della divisione, rimorchiati per poche ore in uno sciabecco dal Mongibéllo. — La brigata Eberhardt apparteneva con quella Simonetta alla 17* divisione.”. Dunque, la XVII Divisione era la Divisione di Giacomo MEDICI ed a questa apparteneva la brigata d Eberhardt. Infatti, della XVII Divisione il Comandante era Giacomo Medici; Capo di Stato Maggiore della Divisione era il luogotenente Colonnello Ferrari; comandante della 1° Brigata era il colonnello Simonetta; comandante della 2° Brigata era il colonnello Corte; il comandante della 3° Brigata era il colonnello Eberhardt; e poi c’era la 4° brigata con Dunne e la 5° Brigata con Mussolino.
| 17.a Divisione | Comandante | Luogot. Gen. Medici |
| Stato Maggiore di Divisione | Capo | Luogot. Col. Ferrari |
| 1.a Brigata | Comandante | Colonn. Simonetta |
| 2.a Brigata | Comandante | Colonn. Corte |
| 3.a Brigata | Comandante | Colonn. Eberhard |
| 4.a Brigata (aggregata alla 5.a Brigata) | Comandante | Colonn. Dunne |
| 5.a Brigata (aggregate alla 4.a Brigata) | Comandante | Colonn. Mussolino |
Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Dunque, il nipote di Nicostrato Castellini, dal suo Diario, conferma che solo il 15 settembre partì da Paola e da Sapri, sul “Mongibello” una parte della Divisione Medici. Partì Eberardt.
BRIGATA EBER
Achille Ragazzoni (….), nel suo, “Un Garibaldino dimenticato – Camillo Zancani da Egna (1820-1888)”, Centro di Studi Atesini, Bolzano, 1988, a pp. 33-34, riportava una lettera dello Zancani, indirizzata a Vettore Ricci (la lettera è conservata al Museo del Risorgimento, Trento Archivio E/15, fascicolo 3, c. 13) ed, in proposito scriveva: “5- 1860 settembre 3, Cosenza….Signor Dottor Vettore Ricci, Milano, etc…Care Sorelle ed Amici!…etc…Fu nominato Governatore Generale delle 3 Province di Cosenza, Catanzaro e Reggio il fratello del Generale Morelli, homo di un gran onore. Garibaldi già dal primo del Corrente partiva col suo Stato Maggiore e guide alla volta di Paola a disporre delle truppe di Beltrami sbarcate in Numero di 8 Mille, così pure delle brigate Ebber che mandò a Sapri. Lui poi con Cosenz trovasi nella Basilicata a Sinistra di Potenza con un corpo di 50/m(ille) tutti Calabresi, e nazionali Napoletani, che vennero attruppati in parte dal Colonnello Boldoni compaesano. Etc…”. In questa lettera, Zancani rivela che a Paola vi erano le brigate Eber che Garibaldi mandò a Sapri. Zancani, il 3 settembre 1860 scriveva da Cosenza che Garibaldi il 1° settembre 1860: “…..partiva col suo Stato Maggiore e guide alla volta di Paola a disporre delle truppe di Beltrami sbarcate in Numero di 8 Mille, così pure delle brigate Ebber che mandò a Sapri.”. Notizia che è inesatta perchè non sarà Garibaldi che andrà a Paola ma sarà Turr, su ordine di Garibaldi ad andare a Paola, dove ivi era Rustow con le truppe del Bertani. Inoltre, però Zancani scrive di “le brigate Ebber” che Garibaldi “mandò” a Sapri. Nandor Eber comandava la Legione Ungherese. Da Wikipedia leggiamo che tra i corpi stranieri dell’Esercito Meridionale costituito in Sicilia da Garibaldi vi era la Legione Ungherese. Tra gli ufficiali stranieri erano presenti anche gli esuli ungheresi István Türr, al quale è stato dedicato un busto al Gianicolo di Roma, Nándor Éber, Carlo Eberhardt, Lajos Tüköry caduto a Palermo e il polacco Aleksander Izenschmid de Milbitz. È stato dedicato un busto al Gianicolo di Roma anche al “garibaldino-finlandese” Herman Liikanen. Nándor Éber (nato Eberl Ferdinandus Balthasar Bartholomeus) (Budapest, 23 maggio 1825 – Budapest, 27 febbraio 1885) è stato un giornalista e militare ungherese naturalizzato britannico, prese parte alla spedizione dei Mille. Ferdinand Eber giunse in Sicilia come corrispondente del “Times” per cui lavorava dall’epoca della guerra in Crimea. Dopo aver fornito a Garibaldi informazioni utili sullo schieramento borbonico all’interno della città di Palermo, il 16 maggio 1860, partecipò alla formazione della legione ungherese. Questa inizialmente contava 50 uomini che arrivarono a essere 500 volontari. La Brigata, denominata “Eber”, racchiuse tutti i combattenti stranieri e fu guidata da Eber con il grado di colonnello brigadiere e dal tenente colonnello Lajos Tukory, che cadde a Palermo il 29 maggio 1860. Passata al comando di Stefano Turr, divenuto in quei mesi governatore di Napoli, fu utilizzata per reprimere focolai di rivolta in provincia di Avellino, fino al Plebiscito. La legione ungherese era un’unità militare di cavalleria creata da Giuseppe Garibaldi, parte dell’esercito meridionale garibaldino, attivo tra il 1860 e il 1867 Era così detto poiché composta da esuli e soldati magiari che avevano già combattuto al fianco delle altre formazioni garibaldine durante il periodo del Risorgimento, come Stefano Turr. Costituita in Sicilia, nella città di Palermo il 16 luglio 1860, inizialmente contava 50 uomini che arrivarono a essere un folto gruppo di 500 volontari comandati dal colonnello brigadiere Nándor Éber (1825-1885) (per questo chiamati anche Brigata “Eber“, che in realtà racchiuderà tutti i combattenti stranieri), corrispondente del quotidiano The Times con la cittadinanza inglese e dal tenente colonnello Lajos Tukory, che cadde a Palermo il 29 maggio 1860. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 147-148, in proprosito scriveva che: “Pria di partire da Cosenza, Turr scrisse a Bixio: “Le quattro brigate, Eberhardt, Puppi, Milano, Spinazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono attaccate alla mia divisione. Oggi riceverai l’ordine del Dittatore di formare la 18° Divisione sotto i tuoi ordini. La brigata Eber cogli ungheresi resteranno nella mia divisione, mandami subito, oltre i signori accennati ieri, il colonnello Teleky e Maxime du Camp. Io poi appena che ci riuniremo ti darò una brigata continentale per la formazione della tua divisione. Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il golfo di Policastro, ed ivi sbarcare. Arrivederci a presto. Cosenza, 31 agosto 1860. Tuo affez. Turr.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 138, in proposito scriveva: “La spedizione Medici…..Col suo arrivo si formarono pertanto fra il 20 e il 22 giugno tre colonne, la prima guidata da Medici, destinata ad avviarsi per il litorale, obiettivo Messina, la seconda guidata da Turr, composta dalla 2° brigata Eber della sua divisione, diretta a Misilmeri, Caltanisetta e Catania, la terza, comandata da Bixio e composta dalla 1° brigata, diretta a Corleone e a Girgenti. Tutte, compiute il loro itinerario dovevano concentrarsi alla punta del Faro.”. Dunque, il Cesari, a p. 138 scriveva che: “….la seconda guidata da Turr, composta dalla 2° brigata Eber della sua divisione, diretta a Misilmeri, Caltanisetta e Catania, la terza, comandata da Bixio e composta dalla 1° brigata, diretta a Corleone e a Girgenti.”. Dunque, il Cesari scriveva che la Brigata Eber era la 2à Brigata che faceva parte della Divisione Turr. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Dunque, il nipote di Nicostrato Castellini, dal suo Diario, conferma che solo il 15 settembre partì da Paola e da Sapri, sul “Mongibello” una parte della Divisione Medici. Partì Eberardt. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514 “Allegato II- Riassunto tabelle di marcia”, in proposito scriveva che: “BRIGATA EBER: 31 agosto Marcellinara, 1 settembre Catanzaro, 7 settembre Cosenza, 8 settembre San Fil., 9 settembre Paola, 10 settembre Id. Imbarco, 11 settembre Napoli, 12 e 13 Napoli, 15 Caserta.”.
Nel 8 settembre 1860, a Sala e Auletta, Maxime Du Champ e Spangaro
Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 260, in proposito scriveva che: “Ci fermammo a Sala…. – Dormiremo a Napoli, ci disse Spangaro, in marcia ! – Risalimmo nella nostra carrozza, che, l’ho detto ? non era altro che una giardiniera, con sedili scoperti……Il temporale si stava calmando quando arrivammo ad Auletta, dove potemmo cambiare i cavalli….Attraversammo alcuni fiumicelli, Fiume Negro, Fiume Bianco, su ponti stretti etc…”. Dunque, Du Champ, a Sala Consilina, sulla strada consolare dovette rimettersi in carrozza e la truppa in marcia al comando del colonnello Pietro Spargaro. Secondo il racconto del Du Champ, la brigata in marcia con il colonnello Pietro Spangaro arrivò a Napoli il giorno 9 settembre 1860. Du Champ, a p. 262, in proposito scriveva che: “Uscendo da Eboli, ….e quando arrivammo a Salerno…..eravamo a Vietri, …..Alle otto del mattino, domenica 9 settembre, entravamo a Napoli, quattordici giorni dopo il nostro sbarco in Calabria.”.
Nel 8 settembre 1860, a Lagonegro arriva, proveniente da Lauria, il generale SIRTORI, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Meridionale, con il suo Stato Maggiore dove installa il Quartiere Generale
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 440, in proposito scriveva: “Intanto a Napoli giungevano rapidamente i diversi corpi dell’Esercito Meridionale, che liberi da ogni preoccupazine del nemico e con le navi a loro disposizione, sollecitavano la marcia. Dove quei corpi fossero, di preciso Garibaldi non lo poteva sapere e ne aveva chiesto dopo il suo arrivo in Napoli al Sirtori, il quale a sua volta si spostava ogni giorno. Il 6 a Castrovillari, il 7 a Rotonda, l’8 a Lauria e a Lagonegro.“. Dunque, il generale Sirtori, arrivato l’8 settembre 1860 a Lagonegro, con il suo Stato Maggiore, il 9 settembre rispondeva a Garibaldi che da Napoli gli chiedeva informazioni sulle truppe di volontari garibaldini che dovevano partire dai nostri luoghi e dovevano raggiungere la capitale, Napoli, in quanto Garibaldi ne aveva urgente necessità. Dunque, Agrati, sulla scorta dei dispacci inviati e ricevuti scriveva che il generale Sirtori, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Meridionale di Garibaldi, si spostava con il suo Quartier generale da posto a posto. Agrati scriveva che Sirtori, il 6 settembre era a Castrovillari, il 7 a Rotonda, l’8 a Lauria e a Lagonegro. Era sempre preceduto dal colonnello Clemente Corte. Nel testo di memorie del generale Gaetano Sacchi scritto da Roberto Sòriga (….), “Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860)” che si trova nel “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913. Infatti, Sòriga, nel fascicolo 1-2 del Bollettino della Società Pavese di Storia Patria, da p. 59 a p. 109 ci parla di Gaetano Sacchi che sbarcò a Sapri con la sua brigata Garibaldina della Divisione Turr. Sòriga, a pp. 93-94, in proposito scriveva che: “In Lauria si viene a sapere l’entrata del Dittatore in Napoli (8 sett.) il giorno sette. Alle tre e mezzo pom. arriva il generale Sirtori, comandante in Capo interinale e mi ordina di portarmi con la Brigata a Lagonegro per quindi passare a Sapri e colà attendere mezzi di trasporto di mare per Napoli.”. Dunque, secondo le memorie di Gaetano Sacchi, il generale Sirtori arrivò a Lauria, dove egli si trovava con la sua brigata, alle 15,30 del pomeriggio insieme al suo Stato Maggiore e gli ordina di recarsi a Sapri per imbarcarsi. Come egli stesso scriverà il 9 settembre 1860 in un dispaccio inviato a Garibaldi a Napoli, Sirtori arrivò nella notte dell’8 settembre 1860, a Lagonegro, con il suo Stato Maggiore che ivi si aqquartierò insieme alla brigata “Sacchi”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 440, in proposito scriveva: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la Brigata Sacchi e col 1° Bataglione della Brigata Albuzzi.”. Siccome Sirtori prima di arrivare l’8 settembre 1860 a Lagonegro con la brigata Sacchi si trovava a Lauria, egli, insieme al suo Stato Maggiore si recherà a Lagonegro il giorno 8 setembre 1860 portando con se anche la Brigata “Sacchi” e il 1° Battaglione della Brigata “Albuzzi”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) La Brigata Sacchi…..Alle 5 pom. partiva per Lauria arrivando alle 8 e mezzo pom. Alle 2 e mezzo pom. del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, etc…”. Dunque, la brigata Sacchi, da Lauria riprendeva la marcia per Lagonegro alle 14,30 del giorno 8 settembre 1860. Dunque, considerato ciò che scrisse nel dispaccio il Sirtori a Garibaldi, anche lui, insieme alla brigata Sacchi arrivò a Lagonegro il giorno 8 settembre 1860. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, in proposito scriveva: “Intanto a Napoli giungevano rapidamente i diversi corpi dell’Esercito Meridionale, che liberi da ogni preoccupazine del nemico e con le navi a loro disposizione, sollecitavano la marcia. Dove quei corpi fossero, di preciso Garibaldi non lo poteva sapere e ne aveva chiesto dopo il suo arrivo in Napoli al Sirtori, il quale a sua volta si spostava ogni giorno. Il 6 a Castrovillari, il 7 a Rotonda, l’8 a Lauria e a Lagonegro. Lo precedeva il Corte etc…”. Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. La truppa partirà oggi di qui per imbarcarsi per Napoli. La Brigata Assandri è a Rotonda: domani sarà quì. Due Brigate sono in marcia da Castrovillari a Rotonda. Orsini è a Cosenza col resto dell’artiglieria. Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola. La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri. Mille calabresi circa agli ordini di Pace son verso Sala. Qui si trovano altri 500 circa ed altri ancora a Lauria, a Castelluccio, a Spezzano a Cosenza. Stocco sta armando gente in Catanzaro e provincia. Si devono dirigere su Napoli queste masse o si devono sciogliere ? Attendo suoi ordini a Nicastro.”. Dunque, il generale Sirtori, arrivato l’8 settembre 1860 a Lagonegro, con il suo Stato Maggiore, rispondeva a Garibaldi che da Napoli gli chiedeva informazioni sulle truppe di volontari garibaldini che dovevano partire dai nostri luoghi e dovevano raggiungere la capitale, Napoli, in quanto Garibaldi ne aveva urgente necessità. Agrati aggiunge pure: “Il Sirtori stesso riceveva a Lagonegro, il 9, l’ordine di sollecitare quanto possibile la sua marcia sulla capitale. Fra gli ultimi a partire fu il Medici che ancora il 14 era a Paola etc….Ultimo, quando già da parecchi giorni s’eran avute le prime scaramucce sul Volturno, arrivò da Messina il corpo del Dunne. Lo vediamo da questo telegramma del Cosenz, ministro della Guerra, diretto a Garibaldi a Caserta: “Napoli, 24 settembre 1860, ore 11,30 ant. E’ giunto Dunne con 1500 uomini etc…”. Il generale Giuseppe Sirtori scrivendo il 9 settembre 1860 da Lagonegro a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Dunque, secondo le memorie di Gaetano Sacchi, il generale Sirtori arrivò a Lauria, dove egli si trovava con la sua brigata, alle 15,30 del pomeriggio insieme al suo Stato Maggiore e gli ordina di recarsi a Sapri per imbarcarsi. Dunque, il generale Sirtori, con un dispaccio del 9 settembre 1860 comunicava a Garibaldi, che egli era arrivato con il suo Stato Maggiore a Lagonegro, di notte, insieme alla Brigata Sacchi e con il 1° Battaglione “Albuzzi”. Sirtori comunicava a Garibaldi che la truppa si sarebbe imbarcata a Sapri per Napoli. Carlo Agrati (….), nel suo, “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”.”, ed. Laterza, Bari, 1940, nel capitolo: “La campagna del 1860”, ecc…, a pp. 199-200 e ssg., riserendosi al generale Sirtori, in proposito scriveva che: “….un ben arduo compito, che il Sirtori, pur non tendo evitare qualche doloroso incidente – valga per tutti quello fra il Bixio ed il Medici a Paola….”.
Il colonnello GAETANO SACCHI, comandante della Brigata “SACCHI”

Da Wikipedia leggiamo che Gaetano Sacchi, nella guerra del 1859 si arruolò nei Cacciatori delle Alpi, con il grado di maggiore. Passato nell’esercito regolare piemontese come comandante del 46º reggimento di linea, non poté seguire Garibaldi con i Mille nella spedizione in Sicilia, ma guidò la quarta spedizione di 2.000 volontari (tra i quali 200 bresciani) a sostegno delle truppe garibaldine. Comandante della “Brigata SACCHI”, prese parte ai combattimenti di Caiazzo, alla battaglia del Volturno e all’assedio di Capua. Sempre su Wikipedia leggiamo che la “QUARTA SPEDIZIONE”, ovvero i volontari Bresciani nella Spedizioni, Medici, Cosenz e Sacchi. Il 30 maggio il Guerzoni era di nuovo a Brescia e ne ripartì il 5 giugno con 137 uomini, che salparono da Genova con Giacomo Medici diretti a Palermo. La spedizione di Enrico Cosenz partì invece ai primi di luglio in due scaglioni ed era formata da altrettanti volontari che salparono sempre dal porto di Genova. La quarta colonna forte di 200 uomini partì il 16 luglio al comando di Gaetano Sacchi. I bresciani della seconda e della terza spedizione si distinsero nella presa di Milazzo. La quinta colonna di 200 uomini lasciò Brescia il 7 agosto e la sesta, sempre formata dallo stesso numero di volontari, il 1º settembre. Questi garibaldini riuscirono a partecipare all’ultima fase della campagna combattendo a Caiazzo e nella battaglia del Volturno. L’ultimo contingente di altri 140 volontari continuarono ad affluire al porto di Genova a piccoli scaglioni anche dopo la battaglia del Volturno, fino agli ultimi giorni di ottobre, ossia alla fine della guerra. Caduta l’ipotesi per il rifiuto del sovrano, Sacchi si risolse alle dimissioni e il 19 luglio salpò da Genova guidando una delle spedizioni di supporto ai Mille di Marsala: poco meno di 2000 uomini a bordo del piroscafo Città di Torino che sbarcarono a Palermo tre giorni dopo. Essi arrivarono a Palermo. Venne chiamata la “Quarta spedizione”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, a pp. 156-157, in proposito scriveva che: “Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso ; ai 13 di agosto il Farini pubblicava un bando inutilmente provocatore, etc…”. Dunque, Guerzoni scriveva che dopo lo scioglimento della Brigata di Castelpucci, organizzata da Nicotera, alla fine di luglio, questa fu dirottata a Palermo ed il suo comando fu affidato al colonnello GAETANO SACCHI, di cui ho già parlato. Sacchi era andato a Palermo con altri volontari, di cui ho già parlato e dunque, la sua colona si ingrossò ulteriormente. Dunque, il Guerzoni ci parla di un GAETANO SACCHI, che, a questo punto non è la stessa persona di ACHILLE. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “(1) …..agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, etc…”. Dunque, Sacchi era già sceso in Sicilia, molto tempo prima che arrivasse Pianciani. Dunque, Gualtiero Castellini (…), a p. 52, nella nota (1) postillava: “(1) Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), etc…”. Riguardo la “compagnia” o “Brigata Sacchi”, che a noi interessa perchè vedremo innanzi essere passata per Sapri, nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, nel capitolo VIII ci parla del “concentramento dei volontari alla Punta del Faro e della Spedizione Pianciani”, etc.., e a p. 151, in proposito scriveva: “La compagnia Sacchi non era comandata dal colonnello dello stesso nome, ma era chiamata così perchè formata dagli elementi più scelti della brigata che Garibaldi aveva affidato al Sacchi stesso, dopo che questi aveva lasciato il comando del 46° fanteria e date le sue dimissioni dall’esercito regolare per raggiungere la spedizione dei volontari in Sicilia.”. Il Cesari (….), scriveva che “la brigata che Garibaldi aveva affidato al Sacchi stesso”, quando “Sacchi aveva lasciato il comando del 46° fanteria e date le dimissioni dall’esercito piemontese”. Da Wikipedia leggiamo che Gaetano Sacchi nella guerra del 1859 si arruolò nei Cacciatori delle Alpi, con il grado di maggiore. Passato nell’esercito regolare piemontese come comandante del 46º reggimento di linea, non poté seguire Garibaldi con i Mille nella spedizione in Sicilia, ma guidò la quarta spedizione di 2.000 volontari (tra i quali 200 bresciani) a sostegno delle truppe garibaldine. Da Wikipedia leggiamo che Il 30 maggio il Guerzoni era di nuovo a Brescia e ne ripartì il 5 giugno con 137 uomini, che salparono da Genova con Giacomo Medici diretti a Palermo. La spedizione di Enrico Cosenz partì invece ai primi di luglio in due scaglioni ed era formata da altrettanti volontari che salparono sempre dal porto di Genova. La quarta colonna forte di 200 uomini partì il 16 luglio al comando di Gaetano Sacchi. I bresciani della seconda e della terza spedizione si distinsero nella presa di Milazzo. Infatti, Gaetano Sacchi non potè seguire Garibaldi in Sicilia ma guidò la quarta spedizione di 2.000 volontari (tra i quali 200 bresciani) a sostegno delle truppe garibaldine. Comandante della “Brigata Sacchi”, prese parte ai combattimenti di Caiazzo, alla battaglia del Volturno e all’assedio di Capua. Comandante della “Brigata Sacchi”, prese parte ai combattimenti di Caiazzo, alla battaglia del Volturno e all’assedio di Capua. Quei volontari costituirono l’ossatura della IV brigata, operativamente aggregata alla divisione Türr, comandata da Sacchi in qualità di maggiore generale. Questa sua formazione, sbarcata a Villa San Giovanni nel settembre del 1860, partecipò alla risalita del Meridione continentale affrontando nel suo percorso diversi scontri, fino a prendere parte alle battaglie decisive di Caiazzo e del Volturno tra il 19 settembre e il 2 ottobre. Mario Menghini, sulla Treccani on-line scrive che Sacchi comandò la quarta spedizione salpata il 18 luglio 1860. Secondo il Pecorini-Manzoni, la Brigata del colonnello Gaetano Sacchi dipendeva dal Quartier Generale del Generale Sirtori. Alla sua esperienza nel Meridione Sacchi dedicò un’interessante ricostruzione a metà degli anni Settanta (Relazione sui fatti d’arme della Brigata Sacchi nella campagna del 1860 dal 19 luglio al 12 febbraio 1861, in Soriga (….), 1913, pp. 84-102), quando ormai la sua carriera militare aveva esaurito la fase attiva, dopo essere stato operativo durante il primo decennio postunitario Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Del colonnello Gaetano Sacchi (….) e, delle sue memorie, ha scritto Roberto Sòriga (….), “Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860)” che si trova nel “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913. Infatti, Sòriga, nel fascicolo 1-2 del Bollettino della Società Pavese di Storia Patria, da p. 59 a p. 109 ci parla di Gaetano Sacchi che sbarcò a Sapri con la sua brigata Garibaldina della Divisione Turr. Su Gaetano Sacchi vi è la sua “Relazione sui fatti d’arme della Brigata Sacchi nella Campagna del 1860 dal 19 luglio 1860 al 12 febbraio 1861″, pubblicato in Bollettino della Società pavese di Storia Patria, Volume XIII, Mattei & C. Editori, Pavia, 1913. La Relazione fu pubblicata da Renato Sòriga (….). Renato Sòriga (….), nel suo, Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, a p. 63, in proposito scriveva di Gaetano Sacchi (traendo dale sue Memorie), nella nota (1) postillava: “(1) …( 1 ) Le notizie qui esposte sulla vita del Sacchi furono da me desunte dal suo ricco carteggio, sul quale potrà esercitare la sua pazienza chi volesse saperne di più. Riguardo alla sua figura morale, eccone un vigoroso abbozzo di Nino Bixio, tratto da una sua lettera al Sacchi stesso del 15 settembre 1859 : « Tu sai che io ti amo e stimo come il migliore dei miei amici; anima valorosa ! Iddio ha dato a te l’anima migliore ch’io mi conosca ed ha completato in te la dolcezza e l’energia d’un soldato valoroso incomparabile » . (Dall’autograto nel Museo del Risorgimento di Pavia ; ed . L. Sasso, Lettere inedite di N. Bixio a G. Sacchi in Rivista d’Italia , 1910….etc…”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 299-290, in proposito scriveva che: “Il generale Gaetano Sacchi lascia memoria che a Lauria: etc…”. Quì il Policicchio, a p. 290 trascrive un passo del racconto del testo in nota (45) dove egli, a p. 290 postillava: “(45) R. Soriga, Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913, pp. 37-38″. Si tratta del testo di memorie del generale Gaetano Sacchi scritto da Renato Sòriga (….), “Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860)” che si trova nel “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella campagna del 1860 etc…”, a p. 84, in proposito scriveva che: “Compagno d’armi del Generale Garibaldi sino dal 1843 in Montevideo ( America meridionale ) ove con lui divisi pericoli, fatiche e glorie, sicuramente gli sarei stato compagno nella spedizione di Sicilia se altri doveri non mi avessero tenuto vincolato a segno che lo stesso Garibaldi m’imponeva di rimanere al mio posto di Comandante del Reggimento di Linea 46° in una coi miei compagni che pur anelavano far parte di quella spedizione. Ogni desiderio di Garibaldi è legge per me e per i suoi commilitoni. Compresi dal dovere di cooperare per quanto fosse in noi con qualunque sacrificio al benessere della Patria, sacrificammo a questa le nostre aspirazioni rimanendo al nostro posto. Parlo di me, di Chiassi, Pellegrini, Winkler, Lombardi, Grioli, Isnardi e tanti altri che con me si trovavano vincolati nel 46° di Linea; con tutta coscienza lavorammo a mantener salda la disciplina ed impedire le diserzioni , attendendo pazienti il giorno in cui senza tema di promuovere lo scioglimento del Reggimento potessimo accorrere pur noi a dividere i pericoli e la gloria dei nostri compagni nell’Italia meridionale e contribuire alla unità della Patria, meta dei nostri desideri, delle nostre aspirazioni.”. Sempre sulla rete troviamo scritto: “Scrive il colonello Sacchi nella sua relazione, in data 8 agosto 1860: si continua la marcia sotto un sole ardente, senza acqua lungo la strada e con uno strato di polvere finissima che estenua affatto i soldati. Qualche tempo dopo scrive: un ostinato temporale ci accompagna per sei ore di marcia con incessante e dirottissima pioggia, vento, grandine. Tonina non intende fare la vivandiera o l’infermiera e, negli scontri armati, si batte con tale coraggio da far dire a qualcuno che avrebbe potuto comandare un battaglione se la sua condizione di donna non glielo avesse impedito.”. Dunque, la “Brigata Sacchi” era in Sicilia già l’8 agosto 1860 e partecipò alla conquista di Sicilia. Secondo l’Appendice B del testo di Treveljan, da Genova il Sacchi si partì da Genova o da Livorno (?) per Marsala, con 1535 volontari garibaldini, il 18 luglio 1860 sul vapore “La città di Torino”. Sulla Brigata Sacchi troviamo scritto sulla rete che: “Anche la Spedizione dei Mille annovera fra i suoi arruolati due donne, di cui una, Tonina Masanello, non compare nemmeno nell’elenco dei partecipanti. In effetti non parte da Quarto insieme con gli altri, ma solo più tardi con la cosiddetta quarta Spedizione, ovvero la Brigata Sacchi. Nata in provincia di Padova nel 1833, Tonina sposa un giovane che condivide i suoi ideali. Ben presto i coniugi si rifugiano a Modena per timore di essere arrestati. È in quella città che apprendono dell’impresa che Garibaldi sta preparando. La decisione non è facile, ma alla fine fanno la loro scelta: affidano la loro bambina a una famiglia amica e vanno a Genova. Appreso che Garibaldi è già partito, non si scoraggiano. Si uniscono alla Brigata Sacchi composta da più di duemila volontari, che parte in quei giorni per portare rinforzi. Per potersi arruolare Tonina si veste da uomo e si fa passare per il cognato Antonio Marinello. La Brigata Sacchi raggiunge Garibaldi a Palermo e prosegue per la Calabria percorrendola a tappe a piedi fra scontri con le truppe borboniche e un clima altrettanto nemico.”. Su Gaetano Sacchi vi è la sua “Relazione sui fatti d’arme della Brigata Sacchi nella Campagna del 1860 dal 19 luglio 1860 al 12 febbraio 1861″, pubblicato in Bollettino della Società pavese di Storia Patria, Volume XIII, Mattei & C. Editori, Pavia, 1913. La Relazione fu pubblicata da Renato Sòriga (….). Renato Sòriga (….), nel suo, Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, a p. 63, in proposito scriveva di Gaetano Sacchi (traendo dale sue Memorie): “…Garibaldi ed organizza in Modena il 4º Reggimento di linea di cui ebbe il comando anche dopo l’annessione del Ducato al Piemonte. Nel 1860 sarebbe stato indubbiamente dei Mille, se Garibaldi, per non disgregare le forze regolari della nuova Italia non gli avesse imposto di rimanere nell’esercito. Ad ogni modo, non a pena gli si presenta il destro, senza pregiudicare la disciplina, dà le dimissioni e con duemila volontari formanti la quarta spedizione garibaldina raggiunge il Duce dei Mille a Palermo. Il resto degli avvenimenti sono noti.”. Sòriga, nella nota (1) postillava: “(1) …( 1 ) Le notizie qui esposte sulla vita del Sacchi furono da me desunte dal suo ricco carteggio, sul quale potrà esercitare la sua pazienza chi volesse saperne di più. Riguardo alla sua figura morale, eccone un vigoroso abbozzo di Nino Bixio, tratto da una sua lettera al Sacchi stesso del 15 settembre 1859 : « Tu sai che io ti amo e stimo come il migliore dei miei amici; anima valorosa! Iddio ha dato a te l’anima migliore ch’io mi conosca ed ha completato in te la dolcezza e l’energia d’un soldato valoroso incomparabile » . (Dall’autograto nel Museo del Risorgimento di Pavia ; ed . L. Sasso, Lettere inedite di N. Bixio a G. Sacchi in Rivista d’Italia , 1910….etc…”. Renato Sòriga pubblicò le memorie (la Relazione) del Sacchi a p. 84 nel Bollettino della Società pavese di Storia Patria, Volume XIII, Mattei & C. Editori, Pavia, 1913: “RELAZIONE SUI FATTI D’ARME DELLA BRIGATA SACCHI NELLA CAMPAGNA DEL 1860 DAL 19 LUGLIO AL 12 FEBBRAIO 1861.” e a p. 84, in proposito scriveva: “Questo indirizzo più che tutto giovò a persuadere i soldati ed io potei senza tema di disordini nel Reggimento chiedere la dimissione dal servizio con altri ufficiali e riunire in Genova 2 mila e più uomini che forniti di tutto il necessario si d’armi che di vestiario ed altro occorrente dal Bertani, s’imbarcarono a bordo del piroscafo il Torino, la sera del 19 luglio.”. Renato Sòriga, traendo dalle memorie del Sacchi scriveva che il colonnello Gaetano Sacchi arrivò a Palermo insieme ai volontari dell’ex Spedizione di Castel Pucci e con il Nicotera, che li aveva raccolti in Toscana. Infatti, Nicotera e il Sacchi prima furono arrestati dal Ricasoli e poi furono costretti a rinunciare alla invasione dello Stato Pontificio e furono fatti istradare dal Cavour in Sicilia per aggregarsi a Garibaldi. Aristide Arzano (….), nel suo, Il dissidio fra Garibaldi e Depretis sull’annessione della Sicilia, Città di Castello, Tip. Unione Arti Grafiche, 1913, a p. 10 scriveva che: “Infatti anche la brigata di Castel Pucci, comandata da Nicotera, dovette accontentarsi di far vela, pur essa, per la Sicilia non senza che il Nicotera ed il Sacchi subissero prima un arresto ammonitorio. E di tali fatti danno ragguaglio anche le lettere tratte dall’archivio Lanza che, come inedite, abbiamo creduto riferire integralmente ai n. I, II, III.”. Aristide Arzano (….), nel suo, Il dissidio fra Garibaldi e Depretis sull’annessione della Sicilia, Città di Castello, Tip. Unione Arti Grafiche, 1913, a pp. 9-10, in proposito scriveva che: “Tutto il lavorio di Bertani e di Mazzini per attuare una forte spedizione nell’Umbria fu sempre, a tempo opportuno, avvedutamente devolto ai fini del Governo. Quando parve a Cavour che il Ricasoli tentennasse lo fece chiamare dal Re (30 luglio 1860) e poco dopo (8 agosto) scriveva al marchese Gualterio: “Il Ministero ha impedito questa spedizione e prese efficaci misure perchè altra non si compia”(1).”. Arzano, a p. 10, nella nota (1) postillava: “(1) Chiala, III, 317, IV-CCLXII”. Su Gaetano Sacchi ha scritto anche Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. Giacinto De Sivo, a p. 361, in proposito scriveva che: “Eran parte di queste bande le raccolte dal Nicotera, dicevan da 2300 uomini a Castelpucci presso Firenze; il più soldati vestiti rossi, ch’ avean da entrare nel pontificio. A queste il Pianciani con un bando disse : « La nostra bandiera ha i colori « della nazione ; essa vi deve porre lo stemma. » Questo putiva di repubblica; e oltracciò s’ aveva a ubbidire a Napoleone, che non volea tocco allora il papa; però il mattino del 28 arrestarono a Firenze il Nicotera e il Sacchi uno de’ suoi maggiori. Dopo poche ore liberaronli, dissesi, a patto d’andar subito con la gente in Sicilia, e con promessa di quarantamila franchi ed altro. Imbarcati a Livorno, aspettavano la moneta e l’altre promesse fatte dal Ricasoli, e non si movevano; etc…”. Dunque, Gaetano Sacchi era maggiore della Brigata del Nicotera che dovette portarsi a Palermo per volere di Cavour e del Governatore della Toscana Ricasoli. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 103-104, in proposito scriveva che: “Dal 1° al 3 agosto tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia. Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro. La brigata da Palermo andò a Sapri per mare, poi a Salerno e il 10 settembre entrava in Napoli e partecipava alla battaglia del Volturno ove si distinse.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 379, in proposito scriveva che: “1-3 settembre (da Livorno) – Bastimenti: Febo, Garibaldi, Veloce (Provence ?), San Nicola; Numero approssimativo dei partenti: osservazioni: 2000 (Include la brigata “Castel Pucci” del Nicotera, che dette origine al litigio di quest’ultimo con il Ricasoli; Fonti: Turr, Div. 409; Pianciani, doc. lett. N. Protesta del Col. Giov. Nicotera; Ricasoli, 213-223.”. Dunque, in questo specchietto, il Treveljan citava le truppe della “Spedizione di Castel Pucci” organizzata da Giovanni Nicotera in Toscana, che scrive che essi partirono con un contingente di 2000 uomini solo ai primi di settembre 1860 da Livorno. Forse quando il Nicotera arrivò, Sacchi era già a Palermo ?. Arrivati a Palermo però, Sòriga, a p. 63 scriveva che Gaetano Sacchi, dopo aver dato le dimissioni dall’Esercito Piemontese: “…dà le dimissioni e con duemila volontari formanti la quarta spedizione garibaldina raggiunge il Duce dei Mille a Palermo.”. Sappiamo pure che arrivato a Palermo, però, Nicotera presentò le sue dimissioni a Garibaldi e rinuncia al programma garibaldino di sbarcare in Calabria. Ma il Sacchi cosa fa ?. Nicotera presentò le dimissioni a Garibaldi ed il Sacchi invece ?. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. II, a pp. 361-362, in proposito aggiungeva pure che: “Gli scrittori garibaldini enumerano le milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina ; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord -est ; le divisioni Cosenze Medici e la brigata Eber: presso Messina a Torre di Faro con ottomila; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora e il Rustow con 4000 a Melazzo…Da tale enumerazione sembrano i soli contati trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da Quarantamila.”. Giacinto De Sivo scriveva che “Gli scrittori garibaldini enumerano le milizie così: ….la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 112, in proposito scriveva che: “Il colonnello Sacchi che noi abbiamo lasciato al Comando del 46° Fanteria, …., e il colonnello Sacchi potè senza tema di disordini nel Reggimento, chiedere la dimissione dal servizio con altri uffiziali, e riunire in Genova 2000 e più uomini, che forniti di tutto il necessario sì di armi che di vestiario ed altro occorrente, si imbarcavano con lui sul ‘Torino’ la sera del 14 luglio. Egli lasciava in Genova l’attivo ed energico Pellegrini pure capitano dimissionario del 46° per attendere all’imbarco di altra gente etc…Dopo qualche giorno Pellegrini lo raggiunse con altri 400 uomini.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 151, in proposito scriveva: “La compagnia Sacchi non era comandata dal colonnello dello stesso nome, ma era chiamata così perchè formata dagli elementi più scelti della brigata che Garibaldi aveva affidato al Sacchi stesso, dopo che questi aveva lasciato il comando del 46° fanteria e date le sue dimissioni dall’esercito regolare per raggiungere la spedizione dei volontari in Sicilia.”. Alla sua esperienza nel Meridione Sacchi dedicò un’interessante ricostruzione a metà degli anni Settanta (Relazione sui fatti d’arme della Brigata Sacchi nella campagna del 1860 dal 19 luglio al 12 febbraio 1861, in Soriga (….), 1913, pp. 84-102), quando ormai la sua carriera militare aveva esaurito la fase attiva, dopo essere stato operativo durante il primo decennio postunitario Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Del colonnello Gaetano Sacchi (….) e, delle sue memorie, ha scritto Roberto Sòriga (….), “Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860)” che si trova nel “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913. Infatti, Sòriga, nel fascicolo 1-2 del Bollettino della Società Pavese di Storia Patria, da p. 59 a p. 109 ci parla di Gaetano Sacchi che sbarcò a Sapri con la sua brigata Garibaldina della Divisione Turr. Quei volontari costituirono l’ossatura della IV brigata, operativamente aggregata alla divisione Türr, comandata da Sacchi in qualità di maggiore generale. Questa sua formazione, sbarcata a Villa San Giovanni nel settembre del 1860, partecipò alla risalita del Meridione continentale affrontando nel suo percorso diversi scontri, fino a prendere parte alle battaglie decisive di Caiazzo e del Volturno tra il 19 settembre e il 2 ottobre. Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Carlo Pecorini-Manzoni, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) La Brigata Sacchi il 3 agosto alle 4 ant. partiva da Soveria Mannelli, si fermava a Carpenzano, ed alle 3 pom. del 1° settembre si riuniva tutta a Rogliano, ove in seguito a sentenza di un Consiglio di Guerra fu passato per le armi il caporal (tromba a nome Canepa Luigi reo di furto. Lo stesso giorno partiva la brigata da Rogliano alle ore 4 pom., e arrivava a Cosenza alle ore 10 pom. accolta con festa dalla popolazione. Alle 2 del giorno 3 la Brigata Sacchi riprendeva da Cosenza la marcia, giungeva a Taverna Nuova alle 4 ant., riposava fino alle 4 pom., da dove partiva per Tarsia, e vi giungeva alle 10 e mezzo pom. Riposava fino alle 5 pom del giorno 4, da dove partiva per Camerata passando per Spezzano Albanese. Alle 4 ant. del 5 settembre la Brigata Sacchi si muoveva per Castrovillari, alle 5 pom. dello stesso giorno riprendeva la marcia per Morano, dove giungeva alle 8 trovando tutto il paese illuminato. Alle 2 ant. del 6 partiva per Campotenese. Alle 9 ant. dello stesso giorno arrivava alla Rotonda. Alle 4 ant. del 7 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia per Castelluccio, dove arrivava alle 8 passando a spalle d’uomo il fiume Merenzo. Alle 5 pom. partiva per Lauria arrivando alle 8 e mezzo pom. Alle 2 e mezzo pom. del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, etc…”. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi etc…”, a pp. 87-88, riferendosi alla sua brigata subito dopo Reggio, in proposito scriveva che: “….qui pure la Brigata è rappresentata dalla Compagnia Racchetti e dalle due Compagnie comandate dal Maggiore Chiassi, che ebbe la fortuna, mentre si portava a raggiungere la Brigata da Monreale, ove era rimasto distaccato, di unirsi al Generale e partecipare a quella gloriosa fazione in cui ebbe una buona parte di gloria, meritandosi gli encomii del Dittatore, che incaricava il Generale Bixio di esternare al Maggiore Chiassi la sua soddisfazione pel brillante valore spiegato da lui e dai suoi soldati e per l’intel ligenza con cui diresse le varie fazioni che gli vennero affidate. Veggasi la Relazione del Maggiore Chiassi (1 ) per tutto quanto riguarda quel distaccamento da Monreale in Sicilia sino alla sua congiunzione con la Brigata in Lagonegro il giorno 8 settembre.”. Sòriga, a p. 88, nella nota (1) postillava che: “(1) Edita nella citata Rivista d’Italia, del luglio 1912.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Essa dovette fare tutto il giro della Sicilia, perchè Bixio, si era portato a Taormina. Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Dunque, il Cesari scriveva che: “..e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) etc….“. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 341, in proposito scriveva che: “Non credo si possa ben sommare la gente corsagli da fuor del reame. Gli scrittori garibaldini dicono 1085 gli sbarcati a Marsala, poi i] Medici con 2500, poi il Cosenz cori 1600, e il Sacchi con 4500.”. Gustav Rasch (….), nel cap. IX “La campagna garibaldina nel Napoletano”, nel suo, Garibaldi e Napoli nel 1860: note di un viaggiatore prussiano – introduzione, traduzione e note di Luigi Emery, ed. Laterza, Bari, 1938, a p. 135, in pproposito scriveva che: “Il corpo di spedizione, che due vapori portarono sul continente nella notte del 18 agosto, comprendeva 4200 uomini (1), parte della Brigata Bixio, parte della Brigata Eberhardt e 1000 uomini comandati dal Sacchi.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 361-362, in proposito scriveva che: “§. 14. Numerazione de’ Garibaldini. Gli scrittori garibaldini enumerano le loro milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord-est ; le divisioni Cosenz e Medici e la brigata Eber Eresso Messina a Torre di Faro con ottomila ; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora, e ‘1 Rustow con 4000 a Melazzo. Inoltre l’Orsini con gli artiglieri uniti a Palermo, dodici cannoni, una batteria da montagna, altra da campo e due mortai veniva ; per via tolse due mortai a Melazzo ; e arrivò a Torre di Faro con trentanove pezzi, dove elevava sei batterie di costa, e altre galleggianti, e ponti da imbarcare cavalli. Da tale enumerazione sembrano i soli contati da trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria, quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da quarantamila.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 130, riferendosi all’8 agosto 1860, in proposito scriveva che: “Lo stesso giorno la Brigata Sacchi riceveva ordine di portarsi a Spadafora per attendere i mezzi di trasporto, partiva nella stessa notte il 1° Reggimento, ma nella giornata del 17 si sospendeva la marcia del rimanente della Brigata. Il giorno 18 sbarcavano a Palermo le Brigate Puppi e Milano, le quali nello istesso giorno imbarcavansi per Milazzo.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514 “Allegato II- Riassunto tabelle di marcia”, in proposito scriveva che: “BRIGATA SACCHI: 1 settembre Rogliano, 2 settembre Cosenza, 3 settembre Tarsia, 4 settembre Camerata, 5 settembre Castrovillari, 6 settembre Morano Campo tan., 7 settembre Lauria, 8 settembre Lagonegro, 9 settembre id., 10 settembre Sapri, sul mare, 11 Napoli, 12 e 13 Id.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 432, in proposito scriveva che: “(Documento 61) Brigata Sacchi 1° Reggimento. Vaccheria, presso S. Leucio, oggi 15 settembre 1860. Alle ore due dopo mezanotte il tenente Ferrabini Alessandro con una pattuglia etc…Il Luogotenente Colonnello L. Winkler.”. Dunque, in questo documento che riguarda la Brigata Sacchi del 1° Reggimento si cita il tenente FERRABINI ALESSANDRO. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 434, in proposito scriveva che: “(Documento 63) 15° Divisione Turr Brigata Puppi, Caserta, 16 settembre 1860. Sia lode al maggiore Ferracini, al capitano Tessera, etc…Firmato Puppi.”. Dunque, in questo documento, il colonnello PUPPI, cita il maggiore FERRACINI e il capitano TESSERA. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 432, in proposito scriveva che: “(Documento 64) 3° brigata Milano, 3° Battaglione, Avamposto di Santa Prisca, 18 settembre 1860. Rapporto. Ieri verso un’ora pom. il sig. luogotenente Emilio Canepa, avente l’ispezione al battaglione percorreva la nostra linea, etc….Egli consegnò allo Stato Maggiore del sig. brigatiere Eber in Santa Maria questi ufficiali napoletani. Il Comandante il Battaglione. Firmato Venuti.”. Dunque, in questo documento, VENUTI, Comandante il 3° Battaglione della 3° Brigata Milano, citava il luogotenente EMILIO CANEPA, ed il brigatiere EBER, dello Stato Maggiore di Rustow. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 436, in proposito scriveva che: “(Documento 66) Al Signor genrale Turr. S. Leucio, sera, 18 settembre 1860. In questa mattina con due compagnie della Brigata Puppi…etc…Vidimmo invece venire il 2° Reggimento della brigata Sacchi. Ho comunicato al Sig. colonnello Pellegrini che lo comanda la parola d’ordine e di campo. Dietro istruzioni del maggiore Ferracini etc…Firmato Alessandro DE-Bianchi Capitano della 1° Compagnia 3° Battaglione.”. Dunque, in questo documento indirizzato al generale Turr, il capitano della 1° Compagnia, 3° Battaglione, della Brigata PUPPI, il Capitano ALESSANDRO DE-BIANCHI, citava il colonnello PELLEGRINI che comandava il 2° Reggimento della Brigata SACCHI e citava il maggiore FERRACINI della Brigata sua Puppi. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 440, in proposito scriveva che: “(Documento 70) 15° Divisione (Turr) Brigata Milano. Rapporto del 19 settembre 1860 sotto Capua…..Caserta, 21 settembre 1860….coi bersaglieri in testa piazzai i due battaglioni di linea all’altezza dei battaglioni della brigata Puppi. Etc…, ed il 3° battaglione nuovamente comandato dal capitano sig. De Caroli, al quale affidai provvisoriamente il comando (sebbene già ferito sin dal principio della battaglia da una scheggia di mitraglia alla coscia sinistra) etc…Rileverà dai rapporti dei comandanti dei battaglioni, che qui le compiego, le perdite sofferte dalla brigata, e propongo per promozione di merito il sig. capitano De Caroli al grado di maggiore, lo stesso per il capitano Venuti, il sig. Vergani e Cavarrotti sotto-tenenti al 1° battaglione al grado di tenente, il furiere Zambetori al grado di sottotenente, i tenenti Magagna, Corbelli e Novelli del 2° battaglione al grado di capitano, il tenente Ferrari col braccio amputato al grado di Capitano. Del 3° battaglione propongo al grado di capitano il tenente Canepa, i sotto-tenenti Curti, Prunota, Pozzi, Monti, Geronimi etc…L’ajutante maggiore in 2° il tenente Zanner, il capitano Sig. Pifferi e capitano Mazzoni per un segno di distinzione, nonchè i sotto-tenenti Romualdi Alessandro, Ferrari Enrico, Lumari Luigi, Ragazzi Luigi e Ascarioni Lambro. Per i bersaglieri milanesi, cioè per il capitato Pedotti, tenente Oltrati, tenente Gadioli, sotto-tenente Rotondi, …sotto-tenente Quintini, etc..Raccomando il mio ajutante di campo Sig. Galuzzi. Firmato, il Comandante la Brigata DE GIORGIS.”. Come si è visto, a Capua, Rustow sostituì il Gandini, con De Giorgis che, pure faceva parte del corpo allegato alla XV Divisione di Turr. Notiamo che, in questo documento il comandante, il capitano o maggiore si firma DE GIORGIS. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 442, in proposito scriveva che: “(Documento 71) Sig. colonnello brigatiere Rustow. 15° Divisione (Turr) Brigata Milano. Rapporto del 19 settembre 1860 sotto Capua…..Santa Maria, 20 settembre 1860….dato l’ordine di ritirata i pochi nostri disimpegnati con alcuni bersaglieri lombardi (capitano Pedotti) restarono a mantenere il fuoco finchè tutti furono rientrati a Santa Maria, sbarrando etc…..l’esempio degli ufficiali, luogotenente Zancarini e sotto-tenenti Chiappa e Desimoni etc…Firmato Luogotenente Zancarini Giuseppe.”. In questo documento, il luogotenente ZANCARINI GIUSEPPE, comandante del …..scrive a Rustow il 20 settembre 1860 e cita l’ufficiale ZANCARINI e i sotto-tenenti CHIAPPA e DESIMONI. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 444, in proposito scriveva che: “(Documento 72) Al Colonnello Brigatiere Sacchi. 20 settembre 1860…..Si distinsero maggiormente per dovere e per coraggio ed intelligenza nel dirigere le compagnie, il maggiore Grioli, Occari, ed i capitani Stagni Gaetano della 15° e Calderoni Sivio della 10°. Firmato Tenente Colonnello Pellegrini.”. In questo documento, il tenente Colonnello Pellegrini della Brigata Sacchi, scrivendo al colonnello Gaetano SACCHI, citava il maggiore GRIOLI, OCCARI ed i capitani STAGNI GAETANO della XV Divisione e CALDERONI SILVIO della X Divisione. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 450, in proposito scriveva che: “(Documento 77) Signor generale Sacchi. Piedimonte, 22 settembre 1860. Il caporale Dellacqua della 9° Compagnia, ed il soldato Macchi dell’11° furono dei primi feriti….La compagnia comandata da Sgarallino, armata etc…Firmato Rachetti Capitano”. In questo documento, il capitano RACHETTI della Brigata Sacchi scrive al colonnello Gaetano Sacchi, e cita il caporale DELLACQUA della 9° compagnia ed il soldato MACCHI dell’11°. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 452, in proposito scriveva che: “(Documento 79) Brigata Sacchi, 2° Reggimento, Casino Reale di S. Leucio, 22 settembre 1860. …Col 3° Battaglione Grioli occupai etc…Col 4° battaglione Occari occupai il Casino Reale etc..ed il signor colonnello Albuzzi si ritirò colla sua gente e 3 compagnie 1° reggimento brigata Sacchi. I soldati del battaglione Grioli etc…Soltanto Musicò che trovavasi come sentinella, etc..unitamente ai soldati Maffoni e Camicie che portarono in salvo il ferito soldato Gianzani Angelo della 10° compagnia del mio reggimento. Musicò e Maffoni sono della 7° compagnia, Camicie dell’8° del battaglione Fabbri brigata Assanti….etc… Firmato G. Pellegrino.”. In questo documento, il Comandante del 3° Reggimento della Brigata Sacchi, G. PELLEGRINO, scriveva al Sacchi e citava il 3° battaglione GRIOLI, il 4° battaglione OCCARI, il colonnello ALBUZZI, colla sua gente, il soldato sentinella, MUSICO’, GIANZANI ANGELO, soldato ferito della 10° Compagnia del 3° Reggimento, i soldati MUSICO’ e MAFFONI e CAMICIE dela 7° compagnia dell’8° Battaglione FABBRI della Brigata ASSANTI.
La Brigata “SACCHI” (la IV Spedizione ?)
Da Wikipedia leggiamo che il 30 maggio il Guerzoni era di nuovo a Brescia e ne ripartì il 5 giugno con 137 uomini, che salparono da Genova con Giacomo Medici diretti a Palermo. La spedizione di Enrico Cosenz partì invece ai primi di luglio in due scaglioni ed era formata da altrettanti volontari che salparono sempre dal porto di Genova. La quarta colonna forte di 200 uomini partì il 16 luglio al comando di Gaetano Sacchi. I bresciani della seconda e della terza spedizione si distinsero nella presa di Milazzo. Infatti, Gaetano Sacchi non potè seguire Garibaldi in Sicilia ma guidò la quarta spedizione di 2.000 volontari (tra i quali 200 bresciani) a sostegno delle truppe garibaldine. Comandante della “Brigata Sacchi”, prese parte ai combattimenti di Caiazzo, alla battaglia del Volturno e all’assedio di Capua. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, a pp. 156-157, in proposito scriveva che: “Ciò stabilito pertanto, ciascuno a seconda del suo disegno si mise in moto. Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso ; ai 13 di agosto il Farini pubblicava un bando inutilmente provocatore, etc…”. Guerzoni, a p. 153, aggiungeva: “Eccolo quindi trasferire colà il suo Quartier generale: riunirvi le due brigate Medici e Cosenz, tenendo pronta a raggiungerle quella del Sacchi ; etc…”. Riguardo la “compagnia” o “Brigata Sacchi”, che a noi interessa perchè vedremo innanzi essere passata per Sapri, nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 151, in proposito scriveva: “La compagnia Sacchi non era comandata dal colonnello dello stesso nome, ma era chiamata così perchè formata dagli elementi più scelti della brigata che Garibaldi aveva affidato al Sacchi stesso, dopo che questi aveva lasciato il comando del 46° fanteria e date le sue dimissioni dall’esercito regolare per raggiungere la spedizione dei volontari in Sicilia.”. Il Cesari (….), scriveva che “la brigata che Garibaldi aveva affidato al Sacchi stesso”, quando “Sacchi aveva lasciato il comando del 46° fanteria e date le dimissioni dall’esercito piemontese”. Secondo il Pecorini-Manzoni, la Brigata del colonnello Gaetano Sacchi dipendeva dal Quartier Generale del Generale Sirtori. Alla sua esperienza nel Meridione Sacchi dedicò un’interessante ricostruzione a metà degli anni Settanta (Relazione sui fatti d’arme della Brigata Sacchi nella campagna del 1860 dal 19 luglio al 12 febbraio 1861, in Soriga (….), 1913, pp. 84-102), quando ormai la sua carriera militare aveva esaurito la fase attiva, dopo essere stato operativo durante il primo decennio postunitario Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Del colonnello Gaetano Sacchi (….) e, delle sue memorie, ha scritto Roberto Sòriga (….), “Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860)” che si trova nel “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913. Infatti, Sòriga, nel fascicolo 1-2 del Bollettino della Società Pavese di Storia Patria, da p. 59 a p. 109 ci parla di Gaetano Sacchi che sbarcò a Sapri con la sua brigata Garibaldina della Divisione Turr. Su Gaetano Sacchi vi è la sua “Relazione sui fatti d’arme della Brigata Sacchi nella Campagna del 1860 dal 19 luglio 1860 al 12 febbraio 1861″, pubblicato in Bollettino della Società pavese di Storia Patria, Volume XIII, Mattei & C. Editori, Pavia, 1913. La Relazione fu pubblicata da Renato Sòriga (….). Renato Sòriga pubblicò le memorie (la Relazione) del Sacchi a p. 84 nel Bollettino della Società pavese di Storia Patria, Volume XIII, Mattei & C. Editori, Pavia, 1913: “RELAZIONE SUI FATTI D’ARME DELLA BRIGATA SACCHI NELLA CAMPAGNA DEL 1860 DAL 19 LUGLIO AL 12 FEBBRAIO 1861.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. II, a pp. 361-362, in proposito aggiungeva pure che: “Gli scrittori garibaldini enumerano le milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina ; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord -est ; le divisioni Cosenze Medici e la brigata Eber: presso Messina a Torre di Faro con ottomila; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora e il Rustow con 4000 a Melazzo…Da tale enumerazione sembrano i soli contati trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da Quarantamila.”. Giacinto De Sivo scriveva che “Gli scrittori garibaldini enumerano le milizie così: ….la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora etc…”. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi etc…”, a pp. 85-86, in proposito scriveva che: “Questo indirizzo più che tutto giovò a persuadere i soldati ed io potei senza tema di disordini nel Reggimento chiedere la dimissione dal servizio con altri ufficiali e riunire in Genova 2 mila e più uomini che forniti di tutto il necessario si d’armi che di vestiario ed altro occorrente dal Bertani, s’imbarcarono a bordo del piroscafo il Torino, la sera del 19 luglio. Lasciavo in Genova l’attivo ed energico Pellegrini, pure Capitano dimissionario del 46° per attendere all’imbarco altra gente appartenente alla spedizione. Arrivo a Palermo il 22 organizzo subito una Brigata di 4 Battaglioni, l’addestro nelle manovre coadiuvato dai miei bravi compagni del 46°. Non parto subito per raggiungere Garibaldi perchè mi mancano le armi caricate su altro bastimento non ancora giunto. Il primo battaglione è comandato da Winkler, il secondo da Isnardi, il terzo da Chiassi, il quartoda Pellegrini; per Capo diStato Maggiore il Capitano Amos Occari etc…”. Siamo a Luglio in Sicilia. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 50-51, in proposito scriveva che: “E in seguito morirono pure qui, nel 26 Ottobre, Giovanni Gino di Torino appartenente all’Artiglieria dell’Italia Meridionale, e nel 2 Novembre ‘Rocco Pagliariello’ di Palermo della Brigata Sacchi.”. L’avv. Carlo Pesce scriveva che, a Lagonegro, il 2 Novembre 1860 lasciò la vita “Rocco Pagliariello”, un garibaldino di Palermo appartenente alla Brigata Sacchi. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), a pp. 170-171-172, nella nota (1) postillava che: “(1) La Brigata Sacchi il 3 agosto alle 4 ant. partiva da Soveria Mannelli, si fermava a Carpenzano, ed alle 3 pom. del 1° settembre si riuniva tutta a Rogliano, ove in seguito a sentenza di un Consiglio di Guerra fu passato per le armi il caporal (tromba a nome Canepa Luigi reo di furto. Lo stesso giorno partiva la brigata da Rogliano alle ore 4 pom., e arrivava a Cosenza alle ore 10 pom. accolta con festa dalla popolazione. Alle 2 del giorno 3 la Brigata Sacchi riprendeva da Cosenza la marcia, giungeva a Taverna Nuova alle 4 ant., riposava fino alle 4 pom., da dove partiva per Tarzia, e vi giungeva alle 10 e mezzo pom. Riposava fino alle 5 pom del giorno 4, da dove partiva per Camerata passando per Spezzano Albanese. Alle 4 ant. del 5 settembre la Brigata Sacchi si muoveva per Castrovillari, alle 5 pom. dello stesso giorno riprendeva la marcia per Morano, dove giungeva alle 8 trovando tutto il paese illuminato. Alle 2 ant. del 6 partiva per Campotenese. Alle 9 ant. dello stesso giorno arrivava alla Rotonda. Etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, riferendosi a dopo Capua, a p. 212, in proposito scriveva: “La 15° Divisione quando fu compiuta la sua organizzazione, presentava il seguente quadro: Comando generale e Stato Maggiore:……..; Ufficiali superiori a disposizione:……; Stato Maggiore: Capitano di Stato Maggiore Pecorini Carlo etc…; Erano infine aggregati allo Stato Maggiore: Du Camp Massimo celebre scrittore francese, il quale scriveva nella ‘Revue de deux mondes’ e nel ‘Debats sempre in favore dell’Italia ancor prima della guerra del 1859, etc…Intendenza Militare:….; Corpo Sanitario:…..; Tribunale Militare:….; Comando della Brigata Sacchi: Maggiore Generale Sacchi Gaetano; etc…”. Pecorini, a p. 454, in proposito scriveva: “Documento 80. ESERCITO MERIDIONALE 15° Divisione Turr. Situazione Numerica della Forza della Suddetta Divisione al giorno 6 ottobre 1860: Corpo: Stato Maggiore della Divisione: Capo di Stato Maggiore, Colonnello Brigatiere Rustow; Genio: Capitano Tessera; Corpo Sanitario: Medico Divisionale Ziliani; Intendenza Militare: Intendente Ghiglione; Tribunale Militare: Avv. Fiscale, Bissoni Luigi; BRIGATA SACCHI: Maggior generale Sacchi; Stato Maggiore: Maggiore Amos Oscari; 4° Reggimento: Tenente Colon. Vinchler; 2° Reggimento: Tenente Col. Pellegrini; 3° Reggimento: Tenente Col. Bossi.”. Pecorini, a p. 514, nell’Allegato II – Riassunto della Tabelle di Marcia, in proposito scriveva che: “BRIGATA SACCHI: 1° settembre Rogliano; 2 settembre Cosenza; 3 settembre Tarsia; 4 settembre Camerata; 5 settembre Castrovillari; 7 settembre Lauria; 8-9-10 settembre Lagonegro; 11 settembre Sapri sul mare. Napoli; etc…”. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 50-51, in proposito scriveva che: “Esaminando inoltre i registri dello stato civile del Municipio, m’è occorso di riscontrare che parecchi soldati garibaldini, durante quella marcia trionfale, lasciarono la giovane vita – credo per morte naturale in conseguenza dei disagi e delle sofferenze della vita militare, etc….E in seguito morirono pure qui, nel 26 Ottobre, Giovanni Gino di Torino appartenente all’Artiglieria dell’Italia Meridionale, e nel 2 Novembre ‘Rocco Pagliariello’ di Palermo della Brigata Sacchi. A tutti essi vada ora il mio pensiero grato e riconoscente anche a nome della Patria et…”. L’avv. Carlo Pesce scriveva che, a Lagonegro, il 2 Novembre 1860 lasciò la vita “Rocco Pagliariello”, un garibaldino di Palermo appartenente alla Brigata Sacchi. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 341, in proposito scriveva che: “Non credo si possa ben sommare la gente corsagli da fuor del reame. Gli scrittori garibaldini dicono 1085 gli sbarcati a Marsala, poi i] Medici con 2500, poi il Cosenz cori 1600, e il Sacchi con 4500.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 361-362, in proposito scriveva che: “§. 14. Numerazione de’ Garibaldini. Gli scrittori garibaldini enumerano le loro milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord-est ; le divisioni Cosenz e Medici e la brigata Eber Eresso Messina a Torre di Faro con ottomila; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora, e ‘1 Rustow con 4000 a Melazzo. Inoltre l’Orsini con gli artiglieri uniti a Palermo, dodici cannoni, una batteria da montagna, altra da campo e due mortai veniva ; per via tolse due mortai a Melazzo ; e arrivò a Torre di Faro con trentanove pezzi, dove elevava sei batterie di costa, e altre galleggianti, e ponti da imbarcare cavalli. Da tale enumerazione sembrano i soli contati da trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria, quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da quarantamila.”. Dunque, Giacinto De Sivo scriveva che a Spatafora, la Brigata Sacchi era composta da 1500 volontari garibaldini. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella campagna del 1860 etc…”, a p. 84, in proposito scriveva che: “Compagno d’armi del Generale Garibaldi sino dal 1843 in Montevideo (America meridionale ) ove con lui divisi pericoli, fatiche e glorie, sicuramente gli sarei stato compagno nella spedizione di Sicilia se altri doveri non mi avessero tenuto vincolato a segno che lo stesso Garibaldi m’imponeva di rimanere al mio posto di Comandante del Reggimento di Linea 46° in una coi miei compagni che pur anelavano far parte di quella spedizione. Ogni desiderio di Garibaldi è legge per me e per i suoi commilitoni. Compresi dal dovere di cooperare per quanto fosse in noi con qualunque sacrificio al benessere della Patria, sacrificammo a questa le nostre aspirazioni rimanendo al nostro posto. Parlo di me, di Chiassi, Pellegrini, Winkler, Lombardi, Grioli, Isnardi e tanti altri che con me si trovavano vincolati nel 46 ° di Linea; con tutta coscienza lavorammo a mantener salda la disciplina ed impedire le diserzioni , attendendo pazienti il giorno in cui senza tema di promuovere lo scioglimento del Reggimento potessimo accorrere pur noi a dividere i pericoli e la gloria dei nostri compagni nell’Italia meridionale e contribuire alla unità della Patria, meta dei nostri desideri, delle nostre aspirazioni.”. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella campagna del 1860 etc…”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Arrivo a Palermo il 22, organizzo subito una Brigata di quattro Battaglioni, l’addestro nelle manovre coadiuvato dai miei compagni del 46°. Il primo Battaglione è comandato da Winkler, il secondo da Isnardi, il terzo da Chiassi, il quarto da Pellegrini; per Capo di Stato Maggiore il Capitano Amos Occari.”. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi etc…”, a pp. 87-88, riferendosi alla sua brigata subito dopo Reggio, in proposito scriveva che: “….qui pure la Brigata è rappresentata dalla Compagnia Racchetti e dalle due Compagnie comandate dal Maggiore Chiassi, che ebbe la fortuna, mentre si portava a raggiungere la Brigata da Monreale , ove era rimasto distaccato, di unirsi al Generale e partecipare a quella gloriosa fazione in cui ebbe una buona parte di gloria, meritandosi gli encomii del Dittatore, che incaricava il Generale Bixio di esternare al Maggiore Chiassi la sua soddisfazione pel brillante valore spiegato da lui e dai suoi soldati e per l’intel ligenza con cui diresse le varie fazioni che gli vennero affidate. Veggasi la Relazione del Maggiore Chiassi (1) per tutto quanto riguarda quel distaccamento da Monreale in Sicilia sino alla sua congiunzione con la Brigata in Lagonegro il giorno 8 settembre.”. Sòriga, a p. 88, nella nota (1) postillava che: “(1) Edita nella citata Rivista d’Italia, del luglio 1912.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 454, in proposito scriveva che: “Si cessa di portare in situazione la Brigata Puppi (3), già comandata dal Colonnello Brigatiere dello stesso nome, morto sul campo di battaglia il 19 settembre, che avea a Capo di Stato Maggiore il capitano Pecorini ed a comandante di Battaglione i maggiori Cattabeni, Bossi e Pentotti, essendo stata sciolta dal Dittatore in seguito alle perdite sofferte sul Volturno e a Cajazzo, e che ridotta ad un solo reggimento questo passò sotto il comando del tenente colonnello Bossi in forza alla Brigata Sacchi.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 341, in proposito scriveva che: “Non credo si possa ben sommare la gente corsagli da fuor del reame. Gli scrittori garibaldini dicono 1085 gli sbarcati a Marsala, poi i] Medici con 2500, poi il Cosenz cori 1600, e il Sacchi con 4500.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 361-362, in proposito scriveva che: “§. 14. Numerazione de’ Garibaldini. Gli scrittori garibaldini enumerano le loro milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord-est ; le divisioni Cosenz e Medici e la brigata Eber Eresso Messina a Torre di Faro con ottomila ; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora, e ‘1 Rustow con 4000 a Melazzo. Inoltre l’Orsini con gli artiglieri uniti a Palermo, dodici cannoni, una batteria da montagna, altra da campo e due mortai veniva ; per via tolse due mortai a Melazzo; e arrivò a Torre di Faro con trentanove pezzi, dove elevava sei batterie di costa, e altre galleggianti, e ponti da imbarcare cavalli. Da tale enumerazione sembrano i soli contati da trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria, quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da quarantamila.”. Dallolio (….) continuando il suo racconto, a p. 156, in proposito scriveva che, le truppe condotte da Genova in Sardegna nel golfo degli Aranci, la spedizione cosidetta e, riferendosi alla brigata Bologna, poi in seguito Puppi, in proposito scriveva: “I quattro battaglioni formavano la brigata Bologna comandata dal colonnello Puppi di Siena, morto poi dinanzi a Capua. Essa fu posta dapprima agli ordini del colonnello Pianciani e fece parte della cosidetta spedizione Bertani del Golfo degli Aranci. Più tardi fu incorporata alla Divisione Turr: decimata a Capua e a Caiazzo, fu sciolta, e la residua forza fu dal Turr aggregata alla brigata Sacchi.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 454, in proposito scriveva che: “Si cessa di portare in situazione la Brigata Puppi (3), già comandata dal Colonnello Brigatiere dello stesso nome, morto sul campo di battaglia il 19 settembre, che avea a Capo di Stato Maggiore il capitano Pecorini ed a comandante di Battaglione i maggiori Cattabeni, Bossi e Pentotti, essendo stata sciolta dal Dittatore in seguito alle perdite sofferte sul Volturno e a Cajazzo, e che ridotta ad un solo reggimento questo passò sotto il comando del tenente colonnello Bossi in forza alla Brigata Sacchi.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 212, in proposito scriveva: “La brigata Puppi nei combattimenti del 19 agosto sotto Capua e 21 a Caiazzo, ebbe l’onore di trovarsi la più esposta al fuoco etc…brigata senza più il capo perchè morto in battaglia, onde fu che il generale Garibaldi sulla proposta di Turr ne determinò lo scioglimento; con gli uomini di essa formavasi un reggimento comandante tenente colonnello Bossi, che andava a far parte della Brigata Sacchi col seguente ordine del giorno: “Caserta, 27 settembre 1860. Comando generale della 15° Divisione. Dietro disposizione del Ministro della Guerra il comando della brigata Sacchi riceverà sotto i suoi ordini la residuale forza della sciolta brigata Puppi. Firmato Turr.”. La brigata Bologna, o Puppi, fu decimata a Capua e a Cajazzo e quindi, rimastane poche forze essa fu sciolta. Il colonnello Puppi morì a Capua, ucciso da una mitragliata borbonica. Dallolio scriveva pure che dopo la battaglia di Cajazzo, in cui morirono molti della brigata Bologna, “decimata a Capua e a Caiazzo, fu sciolta, e la residua forza fu dal Turr aggregata alla brigata Sacchi.”. La brigata “Bologna” diventò la brigata “Sacchi”. Infatti, nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Da Wikipedia alla voce “Luigi Bossi” leggiamo che nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Maggiore comandante del 3º Reggimento della Brigata del colonnello Puppi poi verso Caserta sciolta e chiamata Brigata “Sacchi”, Bossi concluse la spedizione con il grado di tenente colonnello. Di lui ha scritto Gualtiero Castellini, Pagine garibaldine (1848-1866). Dalle Memorie del Maggiore Nicostrato Castellini, Torino, Ed. Fratelli Bocca, 1909. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Sempre da Wikipedia leggiamo che Giambattista Cattabeni, a a Bologna fu organizzatore dei Cacciatori Bolognesi, che avrebbero dovuto partecipare alla liberazione delle Marche, ma a causa della situazione internazionale l’azione venne dirottata in Sicilia, imbarcandosi da Genova per il Sud. Erano ufficiali di Puppi, il PECORINI, Capo di Stato Maggiore, e i Comandanti di Battalione, il maggiore CATABENI, FERRACINI, BOSSI, e PENTOTTI. Dunque, il Capo di Stato Maggiore della Brigata era PECORINI, ovvero l’autore del testo Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”. Da Wikipedia alla voce “Luigi Bossi” leggiamo che nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Maggiore comandante del 3º Reggimento della Brigata del colonnello Puppi, in seguito, a Caserta passata alla Brigata “Sacchi”, Bossi concluse la spedizione con il grado di tenente colonnello. Da Wikipedia apprendiamo che La “Brigata Puppi” era un’unità militare dell’epoca risorgimentale che combatté a fianco di Giuseppe Garibaldi. Fu così chiamata in onore del suo comandante, il generale Niccolò Puppi, che morì combattendo con coraggio. Questa brigata, dopo aver subito perdite significative in battaglia, venne aggregata a un’altra unità, e la sua memoria è legata alle imprese garibaldine. Comandante: Generale Niccolò Puppi, che fu ferito a morte in combattimento. Pubblico qui la storia della Spedizione Sacchi [>>] (chiamata anche la quarta spedizione) raccontata dal suo principale protagonista e cioè Gaetano Sacchi stesso [>>]. Questa relazione è stata pubblicata nel 1913 sul Bollettino della Società pavese di Storia Patria. Gualtiero Castellini, Pagine garibaldine (1848-1866). Dalle Memorie del Maggiore Nicostrato Castellini, Torino, Ed. Fratelli Bocca, 1909.
- Composizione: Era un’unità militare che fu aggregata alla mia brigata e riorganizzata in un terzo reggimento.
- Comandante: Il comando fu dato al tenente colonnello Bossi di Pavia.
- Evento storico: L’unità combatté durante il Risorgimento, subendo perdite significative in due combattimenti nel 19 e 21, in cui il suo comandante fu ferito a morte.
- Comportamento: Nonostante la perdita del comandante, la brigata dimostrò grande coraggio e resistenza, secondo quanto riportato da un rapporto
Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 432, in proposito scriveva che: “(Documento 61) Brigata Sacchi 1° Reggimento. Vaccheria, presso S. Leucio, oggi 15 settembre 1860. Alle ore due dopo mezanotte il tenente Ferrabini Alessandro con una pattuglia etc…Il Luogotenente Colonnello L. Winkler.”. Dunque, in questo documento che riguarda la Brigata Sacchi del 1° Reggimento si cita il tenente FERRABINI ALESSANDRO. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 434, in proposito scriveva che: “(Documento 63) 15° Divisione Turr Brigata Puppi, Caserta, 16 settembre 1860. Sia lode al maggiore Ferracini, al capitano Tessera, etc…Firmato Puppi.”. Dunque, in questo documento, il colonnello PUPPI, cita il maggiore FERRACINI e il capitano TESSERA. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 436, in proposito scriveva che: “(Documento 66) Al Signor genrale Turr. S. Leucio, sera, 18 settembre 1860. In questa mattina con due compagnie della Brigata Puppi…etc…Vidimmo invece venire il 2° Reggimento della brigata Sacchi. Ho comunicato al Sig. colonnello Pellegrini che lo comanda la parola d’ordine e di campo. Dietro istruzioni del maggiore Ferracini etc…Firmato Alessandro DE-Bianchi Capitano della 1° Compagnia 3° Battaglione.”. Dunque, in questo documento indirizzato al generale Turr, il capitano della 1° Compagnia, 3° Battaglione, della Brigata PUPPI, il Capitano ALESSANDRO DE-BIANCHI, citava il colonnello PELLEGRINI che comandava il 2° Reggimento della Brigata SACCHI e citava il maggiore FERRACINI della Brigata sua Puppi. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 444, in proposito scriveva che: “(Documento 72) Al Colonnello Brigatiere Sacchi. 20 settembre 1860…..Si distinsero maggiormente per dovere e per coraggio ed intelligenza nel dirigere le compagnie, il maggiore Grioli, Occari, ed i capitani Stagni Gaetano della 15° e Calderoni Sivio della 10°. Firmato Tenente Colonnello Pellegrini.”. In questo documento, il tenente Colonnello Pellegrini della Brigata Sacchi, scrivendo al colonnello Gaetano SACCHI, citava il maggiore GRIOLI, OCCARI ed i capitani STAGNI GAETANO della XV Divisione e CALDERONI SILVIO della X Divisione. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 450, in proposito scriveva che: “(Documento 77) Signor generale Sacchi. Piedimonte, 22 settembre 1860. Il caporale Dellacqua della 9° Compagnia, ed il soldato Macchi dell’11° furono dei primi feriti….La compagnia comandata da Sgarallino, armata etc…Firmato Rachetti Capitano”. In questo documento, il capitano RACHETTI della Brigata Sacchi scrive al colonnello Gaetano Sacchi, e cita il caporale DELLACQUA della 9° compagnia ed il soldato MACCHI dell’11°. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 452, in proposito scriveva che: “(Documento 79) Brigata Sacchi, 2° Reggimento, Casino Reale di S. Leucio, 22 settembre 1860. …Col 3° Battaglione Grioli occupai etc…Col 4° battaglione Occari occupai il Casino Reale etc..ed il signor colonnello Albuzzi si ritirò colla sua gente e 3 compagnie 1° reggimento brigata Sacchi. I soldati del battaglione Grioli etc…Soltanto Musicò che trovavasi come sentinella, etc..unitamente ai soldati Maffoni e Camicie che portarono in salvo il ferito soldato Gianzani Angelo della 10° compagnia del mio reggimento. Musicò e Maffoni sono della 7° compagnia, Camicie dell’8° del battaglione Fabbri brigata Assanti….etc… Firmato G. Pellegrino.”. In questo documento, il Comandante del 3° Reggimento della Brigata Sacchi, G. PELLEGRINO, scriveva al Sacchi e citava il 3° battaglione GRIOLI, il 4° battaglione OCCARI, il colonnello ALBUZZI, colla sua gente, il soldato sentinella, MUSICO’, GIANZANI ANGELO, soldato ferito della 10° Compagnia del 3° Reggimento, i soldati MUSICO’ e MAFFONI e CAMICIE dela 7° compagnia dell’8° Battaglione FABBRI della Brigata ASSANTI.
Nel 7-8 Settembre 1860, a Lauria, la “Brigata SACCHI”
Carlo Pecorini-Manzoni (….), a pp. 170-171-172, nella nota (1) postillava che: “(1) Alle 4 ant. del 7 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia per Castelluccio, dove arrivava alle 8 passando a spalle d’uomo il fiume Merenzo. Alle 5 pom. partiva per Lauria arrivando alle 8 e mezzo pom. Alle 2 e mezzo pom. del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, ove giungeva alle ore 10 e mezzo pom., colà fu raggiunta dal Maggiore Chiassi colle sue compagnie…..La brigata Sacchi alle 4 ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivavano due vapori ove si imbarcava la Brigata…..Alle 4 ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivava al porto di Napoli alle 9 pom. del suddetto giorno. La truppa di questa Brigata venne acquartierata a Castel Nuovo.“. Dunque, Pecorini-Manzoni scriveva che la Brigata SACCHI, dopo essersi fermata a Lauria, il giorno 8 settembre 1860, e da Lauria arrivava a Lagonegro. Da Lagonegro la Brigata Sacchi partirà ed arriverà a Sapri il giorno 10 settembre 1860. La brigata Sacchi, da Lauria riprendeva la marcia per Lagonegro alle 14,30 del giorno 8 settembre 1860. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La brigata Sacchi proveniente dalla Calabria, arrivava in Rotonda alle ore 9 del giorno 6. Alle 4 ant. del 7 riprendeva la marcia per Castelluccio dove arrivava alle 8, passando a spalle d’uomo il fiume Lao. Alle 5 pom. partiva per Lauria arrivando alle 8 e mezzo pom….“. Lacava scriveva che la brigata Sacchi partiva alle 17,00 ed arrivava alle 20,30 del giorno 7 a Lauria. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “Alle 2 e mezza del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, ove giungeva alle ore 10 e mezzo pom., colà fu raggiunta dal maggiore Chiassi colle sue compagnie. La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Etc..“. Lacava scriveva che la Brigata Sacchi, col maggiore Chiassi si portava a Sapri e partiva da Sapri diretta a Napoli solo il 10 settembre 1860. Renato Sòriga, continuando il suo raccontro tratto dalla “Relazione del Sacchi”, scriveva che il 1° settembre la brigata Sacchi era a Rogliano con Garibaldi e il 2 settembre era a Cosenza. Si prosegue e arrivano a Tarsia, a Spezzano Albanese, passando per Camerata, Castrovillari, Campo Tenese, Rotonda. Policicchio, a p. 290 trascrive un passo del racconto del testo in nota (45) dove egli, a p. 290 postillava: “(45) R. Soriga, Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913, pp. 37-38″. Si tratta del testo di memorie del generale Gaetano Sacchi scritto da Roberto Sòriga (….), “Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860)” che si trova nel “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913. Infatti, Sòriga, nel fascicolo 1-2 del Bollettino della Società Pavese di Storia Patria, da p. 59 a p. 109 ci parla di Gaetano Sacchi che sbarcò a Sapri con la sua brigata Garibaldina della Divisione Turr. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi etc…”, a pp. 93-94, riferendosi alla sua brigata subito dopo Reggio, in proposito scriveva che: “Alle due ant. (6 settembre) partenza per Campo Tenese, da cui si continua la marcia dopo breve sosta perchè l’acqua è cattivissima. Alle 9 ant. si arriva alla Rotonda e ci si accampa fuori paese essendo questi ingombro d’insorti calabresi che partono poche ore dopo il nostro arrivo. Il Dittatore col suo Stato Maggiore ci precede sempre. Alle 4 ant. (7 settembre) si parte per Castelluccio; si passa a spalle d’uomini il fiume Mercurio; alle ore otto si arriva al paese e ci si accampa in un boschetto in vicinanza di un convento. Alle 5 ant. si parte per Lauria ove si arriva alle ore otto e mezza pom. per una scoscesa e lunga discesa; la truppa viene ricoverata nelle case e chiese imperversando un forte temporale. In Lauria si viene a sapere l’entrata del Dittatore in Napoli (8 settembre) il giorno sette. Alle tre e mezza pom. arriva il Generale Sirtori, comandante in capo interinale e mi ordina di recarmi con la Brigata in Lagonegro per quindi passare a Sapri e colà attendere i mezzi di trasporto di mare per Napoli. Alle quattro e mezza pom. si parte da Lauria per Lagonegro, un ostinato temporale ci accompagna per sei ore di marcia con incessante e dirottissima pioggia, vento, grandine e tutti gli accessori di conseguenza, cioè strade rotte, pozzanghere da per tutto, alberi svelti e gettati sulla colonna etc.. Si giunge a Lagonegro alle ore 10 e mezza pom. inzuppati ed affranti. Per nostra fortuna troviamo il Maggiore Chiassi con le sue Compagnie che da Reggio, ove era rimasto per qualche tempo Comandante di Piazza s’imbarcava a Pizzo e sbarcava il 6 a Sapri, marciando di lì a Lagonegro per congiungersi con la Brigata. L’aiuto suoi e dei suoi soldati ci fu di gran sollievo; premurosi avevano preparato fuochi e refezioni pei loro compagni che prevedevano dover arrivare affranti e inzuppati, come realmente erano. Passo una rivista alla Brigata (9 sett.) che mi trovo finalmente aver tutta riunita, ed ordino (p. 94) la partenza per terra di un convoglio di muli, cavalli e carri. Alle quattro ant. (10 sett.) si parte per Sapri prendendo una scorciatoia, etc…“. Dunque, secondo il Soriga (….), il colonnello Gaetano Sacchi, l’8 settembre, arrivato a Lagonegro con la sua Brigata, proveniente da Lauria e, dopo una marcia durata diversi giorni, a Lagonegro si riunì con le Colonne del maggiore Chiassi che già si trovavavano a Lagonegro il giorno 8 settembre 1860. Dunque, la testimonianza di Gaetano Sacchi, nelle sue Memorie (scrive il Soriga) testimonia che arrivò prima il Maggiore Chiassi a Sapri, dove era sbarcato il giorno 6 settembre 1860 e poi marciando arrivò a Lagonegro dove solo il giorno 8 settembre fu raggiunto dalla truppa del colonnello Gaetano Sacchi. Infatti, Gaetano Sacchi, nelle sue Memorie scriveva che la truppa (le sue Compagnie), del maggiore Giovanni Chiassi “Per nostra fortuna troviamo il Maggiore Chiassi con le sue compagnie che da Reggio, ove era rimasto per qualche tempo Comandante di Piazza s’imbarcava a Pizzo e sbarcava il 6 a Sapri, marciando di lì a Lagonegro per congiungersi con la Brigata.”. Il colonnello Gaetano Sacchi testimonia di aver trovato Chiassi e le sue Compagnie a Lagonegro. Chiassi era sbarcato a Sapri il giorno 6 setembre 1860, proveniente via mare da Pizzo. Sacchi arrivò a Lagonegro alle ore 22,00 tutti stanchi ed inzuppati di acqua a causa dei forti temporali che avevano trovato sulla strada consolare. Soriga, a pp. 93-94, in proposito scriveva che: “In Lauria si viene a sapere l’entrata del Dittatore in Napoli (8 sett.) il giorno sette. Alle tre e mezzo pom. arriva il generale Sirtori, comandante in Capo interinale e mi ordina di portarmi con la Brigata a Lagonegro per quindi passare a Sapri e colà attendere mezzi di trasporto di mare per Napoli.”. Dunque, secondo le memorie di Gaetano Sacchi, il generale Sirtori arrivò a Lauria, dove egli si trovava con la sua brigata, alle 15,30 del pomeriggio insieme al suo Stato Maggiore e gli ordina di recarsi a Sapri per imbarcarsi. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a pp. 408-409, in proposito scriveva pure che: “Nella sera dell’8 Settembre, proveniente dalle Calabrie per Lauria, giunse in Lagonegro pure la Brigata Garibaldina Sacchi che fu raggiunta ivi dal Maggiore Chiassi con le sue compagnie, e dopo un giorno di riposo – poichè la via non era ancora del tutto sgombra – ripartiti nel mattino del 10 per Sapri, dove si imbarcò per Napoli su due vapori (1).”. Pesce, a p. 409, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la sufferiferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 48, in proposito scriveva che: “Nella sera dell’8 Settembre, proveniente dalle Calabrie per Lauria, giunse in Lagonegro pure la Brigata Garibaldina Sacchi che fu raggiunta ivi dal Maggiore Chiassi con le sue Compagnie, e dopo un giorno di riposo – poichè la via non era ancora del tutto sgombra – ripartiti nel mattino del 10 per Sapri, dove si imbarcò per Napoli su due vapori (1).”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Il Mazziotti prosegue il suo racconto sulla scorta di Clement Caraguel ma ci parla del giorno 10 settembre in cui la brigata del Sacchi. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Pecorini-Manzoni, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Alle 2 e mezzo pom. del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, ove giungeva alle ore 10 e mezzo pom., colà fu raggiunta dal Maggiore Chiassi colle sue compagnie.”. Pecorini, a p. 514, nell’Allegato II – Riassunto della Tabelle di Marcia, in proposito scriveva che: “BRIGATA SACCHI: 1° settembre Rogliano; 2 settembre Cosenza; 3 settembre Tarsia; 4 settembre Camerata; 5 settembre Castrovillari; 7 settembre Lauria; 8-9-10 settembre Lagonegro; 11 settembre Sapri sul mare. Napoli; etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. La truppa partirà oggi di qui per imbarcarsi per Napoli. Etc…Qui si trovano altri 500 circa ed altri ancora a Lauria, a Castelluccio, a Spezzano a Cosenza…..Si devono dirigere su Napoli queste masse o si devono sciogliere ? Attendo suoi ordini a Nicastro.”. Dunque, secondo le memorie di Gaetano Sacchi, il generale Sirtori arrivò a Lauria, dove egli si trovava con la sua brigata, alle 15,30 del pomeriggio insieme al suo Stato Maggiore e gli ordina di recarsi a Sapri per imbarcarsi. Dunque, il generale Sirtori comunicava a Garibaldi, in un dispaccio del 9 settembre 1860 che egli era arrivato con il suo Stato Maggiore a Lagonegro, di notte, insieme alla Brigata Sacchi e con il 1° Battaglione “Albuzzi”. Sirtori scriveva a Garibaldi che la truppa si sarebbe imbarcata a Sapri per Napoli. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche ed economiche-sociali nel centenario dell’impresa dei Mille”, Napoli, Istituto Meridionale di Cultura, s.a. (1961), a p. 104, in proposito scriveva che: “Da Rotonda avanzava intanto la Brigata garibaldina Sacchi che giunse a Lagonegro a tarda sera dell’8 settembre, festosamente acclamata dalla popolazione che, abbandonando da tempo il lavoro, sentiva e viveva il fremente palpito dell’impresa gloriosa e manifestava tutta la sua simpatia alle eroiche camicie rosse che con i loro canti di vittoria facevano fremere all’unisono tutti i cuori della commovente apoteosi dell’”Italia s’è desta”. A Lagonegro giunsero pure le compagnie garibaldine del Maggiore Chiassi che, per raggiungere sollecitamente Salerno, si imbarcarono il 10 settembre a Sapri con la brigata Sacchi.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 299-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; la terza giungeva a piedi da Spadafora, in provincia di Messina e solo l’otto settembre, a Lauria, seppe dell’arrivo di Garibaldi a Napoli. Da Sapri proseguì direttamente per Napoli. Il generale Gaetano Sacchi lascia memoria che a Lauria: etc…”. Qui il Policicchio scriveva che a Sapri si imbarcarono i volontari garibaldini della brigata Sacchi. Ferruccio Policicchio, sulla scorta del generale Gaetano Soriga, scriveva che la brigata “Sacchi”, marciando a piedi da Spadafora, in provincia di Messina, il 7 settembre 1860 giungeva a Lauria. Il Soriga racconta dell’arrivo con i suoi volontari garibaldini a Lauria, l’8 settembre 1860. Infatti, al loro arrivo, scrive il Soriga, come vedremo, appresero dell’arrivo a Napoli del generale Garibaldi. Policicchio scrive pure che, la brigata Sacchi unitasi a quella del maggiore Chiassi marciò fino a Sapri dove si imbarcò per Napoli. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514 “Allegato II- Riassunto tabelle di marcia”, in proposito scriveva che: “BRIGATA SACCHI: 1 settembre Rogliano, 2 settembre Cosenza, 3 settembre Tarsia, 4 settembre Camerata, 5 settembre Castrovillari, 6 settembre Morano Campo tan., 7 settembre Lauria, 8 settembre Lagonegro, 9 settembre id., 10 settembre Sapri, sul mare, 11 Napoli, 12 e 13 Id.”.
Nell’8 settembre 1860, a Lagonegro, l’arrivo della Brigata SACCHI, il 1° Battaglione della Brigata ALBUZZI insieme al Generale SIRTORI
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 440, in proposito scriveva: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro: “Sono arrivato a Lagonegro stanote con la Brigata Sacchi e col 1° Bataglione della Brigata Albuzzi.”. Siccome Sirtori prima di arrivare l’8 settembre 1860 a Lagonegro con la brigata Sacchi si trovava a Lauria, egli, insieme al suo Stato Maggiore si recherà a Lagonegro il giorno 8 setembre 1860 portando con se anche la Brigata “Sacchi” e il 1° Battaglione della Brigata “Albuzzi”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) La Brigata Sacchi…..Alle 5 pom. partiva per Lauria arrivando alle 8 e mezzo pom. Alle 2 e mezzo pom. del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, etc…”. Dunque, la brigata Sacchi, da Lauria riprendeva la marcia per Lagonegro alle 14,30 del giorno 8 settembre 1860. Dunque, considerato ciò che scrisse nel dispaccio il Sirtori a Garibaldi, anche lui, insieme alla brigata Sacchi arrivò a Lagonegro il giorno 8 settembre 1860. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514 “Allegato II- Riassunto tabelle di marcia”, in proposito scriveva che: “BRIGATA SACCHI: 1 settembre Rogliano, 2 settembre Cosenza, 3 settembre Tarsia, 4 settembre Camerata, 5 settembre Castrovillari, 6 settembre Morano Campo tan., 7 settembre Lauria, 8 settembre Lagonegro, 9 settembre id., 10 settembre Sapri, sul mare, 11 Napoli, 12 e 13 Id.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), a pp. 170-171-172, nella nota (1) postillava che: “(1) Alle 4 ant. del 7 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia per Castelluccio, dove arrivava alle 8 passando a spalle d’uomo il fiume Merenzo. Alle 5 pom. partiva per Lauria arrivando alle 8 e mezzo pom. Alle 2 e mezzo pom. del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, ove giungeva alle ore 10 e mezzo pom., colà fu raggiunta dal Maggiore Chiassi colle sue compagnie…..La brigata Sacchi alle 4 ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivavano due vapori ove si imbarcava la Brigata…..Alle 4 ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivava al porto di Napoli alle 9 pom. del suddetto giorno. La truppa di questa Brigata venne acquartierata a Castel Nuovo.“. Dunque, Pecorini-Manzoni scriveva che la Brigata SACCHI, dopo essersi fermata a Lauria, il giorno 8 settembre 1860, e da Lauria arrivava a Lagonegro. Da Lagonegro la Brigata Sacchi partirà ed arriverà a Sapri il giorno 10 settembre 1860. La brigata Sacchi, da Lauria riprendeva la marcia per Lagonegro alle 14,30 del giorno 8 settembre 1860. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi etc…”, a pp. 93-94, riferendosi alla sua brigata ed al giorno 7 settembre 1860, in proposito scriveva che: “Alle 5 ant. si parte per Lauria ove si arriva alle ore otto e mezza pom. per una scoscesa e lunga discesa; la truppa viene ricoverata nelle case e chiese imperversando un forte temporale. In Lauria si viene a sapere l’entrata del Dittatore in Napoli (8 settembre) il giorno sette. Alle tre e mezza pom. arriva il Generale Sirtori, comandante in capo interinale e mi ordina di recarmi con la Brigata in Lagonegro per quindi passare a Sapri e colà attendere i mezzi di trasporto di mare per Napoli. Alle quattro e mezza pom. si parte da Lauria per Lagonegro, un ostinato temporale ci accompagna per sei ore di marcia con incessante e dirottissima pioggia, vento, grandine e tutti gli accessori di conseguenza, cioè strade rotte, pozzanghere da per tutto, alberi svelti e gettati sulla colonna etc.. Si giunge a Lagonegro alle ore 10 e mezza pom. inzuppati ed affranti. Per nostra fortuna troviamo il Maggiore Chiassi con le sue Compagnie che da Reggio, ove era rimasto per qualche tempo Comandante di Piazza s’imbarcava a Pizzo e sbarcava il 6 a Sapri, marciando di lì a Lagonegro per congiungersi con la Brigata. L’aiuto suoi e dei suoi soldati ci fu di gran sollievo; premurosi avevano preparato fuochi e refezioni pei loro compagni che prevedevano dover arrivare affranti e inzuppati, come realmente erano. Passo una rivista alla Brigata (9 sett.) che mi trovo finalmente aver tutta riunita, ed ordino (p. 94) la partenza per terra di un convoglio di muli, cavalli e carri. Alle quattro ant. (10 sett.) si parte per Sapri prendendo una scorciatoia, etc…“. Dunque, secondo il Soriga (….), il colonnello Gaetano Sacchi, l’8 settembre, arrivato a Lagonegro con la sua Brigata, proveniente da Lauria e, dopo una marcia durata diversi giorni, a Lagonegro si riunì con le Colonne del maggiore Chiassi che già si trovavavano a Lagonegro il giorno 8 settembre 1860. Dunque, la testimonianza di Gaetano Sacchi, nelle sue Memorie (scrive il Soriga) testimonia che arrivò prima il Maggiore Chiassi a Sapri, dove era sbarcato il giorno 6 settembre 1860 e poi marciando arrivò a Lagonegro dove solo il giorno 8 settembre fu raggiunto dalla truppa del colonnello Gaetano Sacchi.
Il maggiore GIUSEPPE GRIOLI e le sue Compagnie Garibaldine della Brigata SACCHI
Attraverso la testimonianza del colonnello Gaetano Sacchi (….) pubblicate da Renato Sòriga (….) sappiamo che da Lagonegro il giorno 10 settembre molte compagnie di volontari garibaldini tra cui quella del maggiore Giuseppe Grioli marciarono ed arrivarono a Sapri. Grioli l’11 settembre 1860 non riuscì ad imbarcarsi con le sue cinque compagnie di volontari per insufficienza di mezzi di trasporto. Sacchi e la sua brigata si imbarcò a Sapri l’11 settembre. Le cinque compagnie condotte dal maggiore Giuseppe Grioli a Sapri si trovavano a Lagonegro e da lì marciarono per Sapri. Ma non sappiamo con certezza queste cinque compagnie di volontari garibaldini se appartenessero alla Brigata del Sacchi. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella campagna del 1860 etc…”, a p. 84, in proposito scriveva che: “Compagno d’armi del Generale Garibaldi sino dal 1843 in Montevideo ( America meridionale ) ove con lui divisi pericoli, fatiche e glorie, sicuramente gli sarei stato compagno nella spedizione di Sicilia se altri doveri non mi avessero tenuto vincolato a segno che lo stesso Garibaldi m’imponeva di rimanere al mio posto di Comandante del Reggimento di Linea 46° in una coi miei compagni che pur anelavano far parte di quella spedizione. Ogni desiderio di Garibaldi è legge per me e per i suoi commilitoni. Compresi dal dovere di cooperare per quanto fosse in noi con qualunque sacrificio al benessere della Patria , sacrificammo a questa le nostre aspirazioni rimanendo al nostro posto. Parlo di me , di Chiassi, Pellegrini , Winkler, Lombardi, Grioli, Isnardi e tanti altri che con me si trovavano vincolati nel 46° di Linea; con tutta coscienza lavorammo a mantener salda la disciplina ed impedire le diserzioni , attendendo pazienti il giorno in cui senza tema di promuovere lo scioglimento del Reggimento potessimo accorrere pur noi a dividere i pericoli e la gloria dei nostri compagni nell’Italia meridionale e contribuire alla unità della Patria, meta dei nostri desideri , delle nostre aspirazioni.”. Dunque, Chiassi e Grioli erano stati compagni d’arme del Sacchi e comandarono le compagnie della sua Brigata. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella campagna del 1860 etc…”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Arrivo a Palermo il 22, organizzo subito una Brigata di quattro Battaglioni, l’addestro nelle manovre coadiuvato dai miei compagni del 46°. Il primo Battaglione è comandato da Winkler, il secondo da Isnardi, il terzo da Chiassi, il quarto da Pellegrini; per Capo di Stato Maggiore il Capitano Amos Occari.”. Dalla Treccani on-line, apprendiamo che il Maggiore Giuseppe Grioli, fu combattente nella guerra del 1859 con il corpo dei Cacciatori delle Alpi, nel 1860 il Grioli partecipò con la spedizione Medici alla liberazione del Mezzogiorno, meritando una medaglia d’argento e il grado di capitano, con il quale fu ammesso successivamente nell’esercito regolare. La progressione di carriera, che lo vide prender parte come maggiore alla campagna del 1866 per il Veneto ottenendovi la croce militare di Savoia per il comportamento suo e del reggimento di cui aveva assunto il comando a Custoza il 24 giugno, si interruppe bruscamente, e per volontà dello stesso G., nel 1875: infatti, subito dopo aver dovuto assistere col suo reggimento alla parata che rendeva gli onori militari a Francesco Giuseppe in visita a Padova, il G., allora tenente colonnello, presentò le proprie dimissioni e restituì l’onorificenza che l’Austria gli aveva concesso per l’occasione. Fu collocato in riserva il 10 febbr. 1878 e promosso 15 anni dopo colonnello di fanteria. Proseguendo il suo racconto il Sòriga scriverà che il Grioli arriverà a Napoli solo giorno 12 settembre 1860 e quindi presumibilmente partirà pure da Sapri il giorno 12 settembre 1860. Dalla Treccani on-line, Giuseppe Monsagrati scriveva che Giuseppe Grioli, fu combattente nella guerra del 1859 con il corpo dei Cacciatori delle Alpi, nel 1860 il Grioli partecipò con la spedizione Medici alla liberazione del Mezzogiorno, meritando una medaglia d’argento e il grado di capitano, con il quale fu ammesso successivamente nell’esercito regolare. Sappiamo che Giuseppe Grioli, col grado di Maggiore portò cinque compagnie a Lagonegro che avevano viaggiato insieme alla Brigata Sacchi e quindi insieme al generale Sirtori che ivi portò il suo Quartiere Generale. Altre notizie del maggiore GRIOLI ci vengono dal generale Gaetano Sacchi, nella sua Relazione pubblicata da Renato Sòriga (….), “Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860)” che si trova nel “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella campagna del 1860 etc…”, a p. 84, in proposito scriveva che: “Parlo di me, di Chiassi, Pellegrini, Winkler, Lombardi, Grioli, Isnardi e tanti altri che con me si trovavano vincolati nel 46° di Linea; con tutta coscienza lavorammo a mantener salda la disciplina ed impedire le diserzioni, attendendo pazienti il giorno in cui senza tema di promuovere lo scioglimento del Reggimento potessimo accorrere pur noi a dividere i pericoli e la gloria dei nostri compagni nell’Italia meridionale e contribuire alla unità della Patria, meta dei nostri desideri, delle nostre aspirazioni.”. Dunque, Grioli ed altri citati dal Sacchi, lavorerà per organizzare i volontari dlla Brigata Sacchi. L’organizzazione di questa Brigata avvenne all’interno del 46° reggimento di linea dell’Esercito regolare Piemontese, da cui poi, in seguito, si dimisero. Dunque, il maggiore Grioli, come pure il maggiore Chiassi facevano pare del 46° Reggimento di linea. Essi fecero parte della Spedizione di volontari organizzati e guidati da Gaetano Sacchi, spedizione di volontari a sostegno delle truppe garibaldine nell’Italia meridionale (1860). Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 432, in proposito scriveva che: “(Documento 61) Brigata Sacchi 1° Reggimento. Vaccheria, presso S. Leucio, oggi 15 settembre 1860. Alle ore due dopo mezanotte il tenente Ferrabini Alessandro con una pattuglia etc…Il Luogotenente Colonnello L. Winkler.”. Dunque, in questo documento che riguarda la Brigata Sacchi del 1° Reggimento si cita il tenente FERRABINI ALESSANDRO. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 434, in proposito scriveva che: “(Documento 63) 15° Divisione Turr Brigata Puppi, Caserta, 16 settembre 1860. Sia lode al maggiore Ferracini, al capitano Tessera, etc…Firmato Puppi.”. Dunque, in questo documento, il colonnello PUPPI, cita il maggiore FERRACINI e il capitano TESSERA. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 432, in proposito scriveva che: “(Documento 64) 3° brigata Milano, 3° Battaglione, Avamposto di Santa Prisca, 18 settembre 1860. Rapporto. Ieri verso un’ora pom. il sig. luogotenente Emilio Canepa, avente l’ispezione al battaglione percorreva la nostra linea, etc….Egli consegnò allo Stato Maggiore del sig. brigatiere Eber in Santa Maria questi ufficiali napoletani. Il Comandante il Battaglione. Firmato Venuti.”. Dunque, in questo documento, VENUTI, Comandante il 3° Battaglione della 3° Brigata Milano, citava il luogotenente EMILIO CANEPA, ed il brigatiere EBER, dello Stato Maggiore di Rustow. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 436, in proposito scriveva che: “(Documento 66) Al Signor genrale Turr. S. Leucio, sera, 18 settembre 1860. In questa mattina con due compagnie della Brigata Puppi…etc…Vidimmo invece venire il 2° Reggimento della brigata Sacchi. Ho comunicato al Sig. colonnello Pellegrini che lo comanda la parola d’ordine e di campo. Dietro istruzioni del maggiore Ferracini etc…Firmato Alessandro DE-Bianchi Capitano della 1° Compagnia 3° Battaglione.”. Dunque, in questo documento indirizzato al generale Turr, il capitano della 1° Compagnia, 3° Battaglione, della Brigata PUPPI, il Capitano ALESSANDRO DE-BIANCHI, citava il colonnello PELLEGRINI che comandava il 2° Reggimento della Brigata SACCHI e citava il maggiore FERRACINI della Brigata sua Puppi. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 440, in proposito scriveva che: “(Documento 70) 15° Divisione (Turr) Brigata Milano. Rapporto del 19 settembre 1860 sotto Capua…..Caserta, 21 settembre 1860….coi bersaglieri in testa piazzai i due battaglioni di linea all’altezza dei battaglioni della brigata Puppi. Etc…, ed il 3° battaglione nuovamente comandato dal capitano sig. De Caroli, al quale affidai provvisoriamente il comando (sebbene già ferito sin dal principio della battaglia da una scheggia di mitraglia alla coscia sinistra) etc…Rileverà dai rapporti dei comandanti dei battaglioni, che qui le compiego, le perdite sofferte dalla brigata, e propongo per promozione di merito il sig. capitano De Caroli al grado di maggiore, lo stesso per il capitano Venuti, il sig. Vergani e Cavarrotti sotto-tenenti al 1° battaglione al grado di tenente, il furiere Zambetori al grado di sottotenente, i tenenti Magagna, Corbelli e Novelli del 2° battaglione al grado di capitano, il tenente Ferrari col braccio amputato al grado di Capitano. Del 3° battaglione propongo al grado di capitano il tenente Canepa, i sotto-tenenti Curti, Prunota, Pozzi, Monti, Geronimi etc…L’ajutante maggiore in 2° il tenente Zanner, il capitano Sig. Pifferi e capitano Mazzoni per un segno di distinzione, nonchè i sotto-tenenti Romualdi Alessandro, Ferrari Enrico, Lumari Luigi, Ragazzi Luigi e Ascarioni Lambro. Per i bersaglieri milanesi, cioè per il capitato Pedotti, tenente Oltrati, tenente Gadioli, sotto-tenente Rotondi, …sotto-tenente Quintini, etc..Raccomando il mio ajutante di campo Sig. Galuzzi. Firmato, il Comandante la Brigata DE GIORGIS.”. Come si è visto, a Capua, Rustow sostituì il Gandini, con De Giorgis che, pure faceva parte del corpo allegato alla XV Divisione di Turr. Notiamo che, in questo documento il comandante, il capitano o maggiore si firma DE GIORGIS. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 442, in proposito scriveva che: “(Documento 71) Sig. colonnello brigatiere Rustow. 15° Divisione (Turr) Brigata Milano. Rapporto del 19 settembre 1860 sotto Capua…..Santa Maria, 20 settembre 1860….dato l’ordine di ritirata i pochi nostri disimpegnati con alcuni bersaglieri lombardi (capitano Pedotti) restarono a mantenere il fuoco finchè tutti furono rientrati a Santa Maria, sbarrando etc…..l’esempio degli ufficiali, luogotenente Zancarini e sotto-tenenti Chiappa e Desimoni etc…Firmato Luogotenente Zancarini Giuseppe.”. In questo documento, il luogotenente ZANCARINI GIUSEPPE, comandante del …..scrive a Rustow il 20 settembre 1860 e cita l’ufficiale ZANCARINI e i sotto-tenenti CHIAPPA e DESIMONI. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 444, in proposito scriveva che: “(Documento 72) Al Colonnello Brigatiere Sacchi. 20 settembre 1860…..Si distinsero maggiormente per dovere e per coraggio ed intelligenza nel dirigere le compagnie, il maggiore Grioli, Occari, ed i capitani Stagni Gaetano della 15° e Calderoni Sivio della 10°. Firmato Tenente Colonnello Pellegrini.”. In questo documento, il tenente Colonnello Pellegrini della Brigata Sacchi, scrivendo al colonnello Gaetano SACCHI, citava il maggiore GRIOLI, OCCARI ed i capitani STAGNI GAETANO della XV Divisione e CALDERONI SILVIO della X Divisione. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 450, in proposito scriveva che: “(Documento 77) Signor generale Sacchi. Piedimonte, 22 settembre 1860. Il caporale Dellacqua della 9° Compagnia, ed il soldato Macchi dell’11° furono dei primi feriti….La compagnia comandata da Sgarallino, armata etc…Firmato Rachetti Capitano”. In questo documento, il capitano RACHETTI della Brigata Sacchi scrive al colonnello Gaetano Sacchi, e cita il caporale DELLACQUA della 9° compagnia ed il soldato MACCHI dell’11°. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 452, in proposito scriveva che: “(Documento 79) Brigata Sacchi, 2° Reggimento, Casino Reale di S. Leucio, 22 settembre 1860. …Col 3° Battaglione Grioli occupai etc…Col 4° battaglione Occari occupai il Casino Reale etc..ed il signor colonnello Albuzzi si ritirò colla sua gente e 3 compagnie 1° reggimento brigata Sacchi. I soldati del battaglione Grioli etc…Soltanto Musicò che trovavasi come sentinella, etc..unitamente ai soldati Maffoni e Camicie che portarono in salvo il ferito soldato Gianzani Angelo della 10° compagnia del mio reggimento. Musicò e Maffoni sono della 7° compagnia, Camicie dell’8° del battaglione Fabbri brigata Assanti….etc… Firmato G. Pellegrino.”. In questo documento, il Comandante del 3° Reggimento della Brigata Sacchi, G. PELLEGRINO, scriveva al Sacchi e citava il 3° battaglione GRIOLI, il 4° battaglione OCCARI, il colonnello ALBUZZI, colla sua gente, il soldato sentinella, MUSICO’, GIANZANI ANGELO, soldato ferito della 10° Compagnia del 3° Reggimento, i soldati MUSICO’ e MAFFONI e CAMICIE dela 7° compagnia dell’8° Battaglione FABBRI della Brigata ASSANTI.
Nell’8 settembre 1860, a Lagonegro, il Maggiore Giuseppe GRIOLI e le sue cinque Compagnie di volontari garibaldini della Brigata SACCHI
Attraverso la testimonianza del colonnello Gaetano Sacchi (….) pubblicate da Renato Sòriga (….) sappiamo che da Lagonegro il giorno 10 settembre molte compagnie di volontari garibaldini tra cui quella del maggiore Giuseppe Grioli marciarono ed arrivarono a Sapri. Grioli l’11 settembre 1860 non riuscì ad imbarcarsi con le sue cinque compagnie di volontari per insufficienza di mezzi di trasporto. Sacchi e la sua brigata si imbarcò a Sapri l’11 settembre. Le cinque compagnie condotte dal maggiore Giuseppe Grioli a Sapri si trovavano a Lagonegro e da lì marciarono per Sapri. Ma non sappiamo con certezza queste cinque compagnie di volontari garibaldini se appartenessero alla Brigata del Sacchi. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella campagna del 1860 etc…”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Arrivo a Palermo il 22, organizzo subito una Brigata di quattro Battaglioni, l’addestro nelle manovre coadiuvato dai miei compagni del 46°. Il primo Battaglione è comandato da Winkler, il secondo da Isnardi, il terzo da Chiassi, il quarto da Pellegrini; per Capo di Stato Maggiore il Capitano Amos Occari.”. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella campagna del 1860 etc…”, a p. 94, in proposito scriveva che: “Alle quattro ant. (10 sett.) si parte per Sapri prendendo una scorciatoia che riesce molto faticosa; dopo sette ore di marcia ci si accampa in un bosco fuori paese e si fa il rancio con carne salata. Arrivano due piccoli vapori ed un brigantino; quasi tutta la notte s’impegna nell’imbarcare la truppa, per insufficienza di mezzi resta in terra il Maggiore Grioli con cinque Compagnie. Alle quattro circa ant. (11 sett.) si salpa da Sapri; alle nove pom. si dà fondo nel porto di Napoli; dopo di aver dato le disposizioni opportune per lo sbarco, mi porto dal Dittatore al Palazzo d’Angri. Alle tre ant. (12 sett.) è compiuto lo sbarco e la truppa viene acquartierata a Castel Nuovo; verso sera arriva il Maggiore Grioli con le altre Compagnie della Brigata.”. Questi passi sono la testimonianza diretta di Gaetano Sacchi, le sue memorie raccolte da Roberto Sòriga (….). Essi riguardano la sua colonna che il giorno 10 settembre 1860 arrivò a Sapri, e dove una parte della sua truppa riuscì ad imbarcarsi per Napoli. Nella notte dell’11 settembre si imbarcarono con grosse difficoltà ma restarono a Sapri, per insufficienza di posti e di vapori, cinque compagnie con il Maggiore Grioli. Dunque, dalle Memorie di Gaetano Sacchi e dalla sua Relazione, Sòriga scriveva che il Maggiore Grioli con le sue cinque Compagnie, che avrebbe dovuto imbarcarsi per Napoli era dovuto rimanere a Sapri per insufficienza di mezzi di trasporto mentre, con la sua Brigata garibaldina, il Sacchi riuscì ad imbarcarsi per Napoli dove potè arrivare l’11 settembre 1860. Infatti, Gaetano Sacchi, nella sua Relazione scriveva che: “Arrivano due piccoli vapori ed un brigantino; quasi tutta la notte s’impegna nell’imbarcare la truppa, per insufficienza di mezzi resta in terra il Maggiore Grioli con cinque Compagnie.”. Sòriga scrive che l brigata garibaldina del Sacchi arrivò a Napoli l’11 settembre alle ore 21,00 della sera. Sòriga scrive pure che il Maggiore Grioli arrivò nel porto di Napoli il giorno dopo, di sera del 12 settembre 1860. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….(p. 709)….Alle 4. ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivavano la porto di Napoli, all 9 pom. etc….Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa; l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli aqquartierandosi a Pizzofalcone.“. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) La Brigata Sacchi alle 4 ant. del giorno 10 riprendeva la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori ove si imbarcava la Brigata. Alle 4 ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col Maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivava al porto di Napoli alle 9 pom. del suddetto giorno.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 299-290, in proposito scriveva che: “Il generale Gaetano Sacchi lascia memoria che a Lauria: etc…”. Quì il Policicchio, a p. 290 trascrive un passo del racconto del testo in nota (45) dove egli, a p. 290 postillava: “(45) R. Soriga, Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913, pp. 37-38″.
Nell’8 Settembre 1860, a Lagonegro, la “Brigata garibaldina SACCHI” e cinque compagnie del maggiore Giuseppe GRIOLI, dove trovarono accampati la compagnia del maggiore CHIASSI che era arrivato a Sapri il 6 settembre 1860 e, da Sapri si portò a Lagonegro
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. La truppa partirà oggi di qui per imbarcarsi per Napoli. Etc…Qui si trovano altri 500 circa ed altri ancora a Lauria, a Castelluccio, a Spezzano a Cosenza…..Si devono dirigere su Napoli queste masse o si devono sciogliere ? Attendo suoi ordini a Nicastro.”. Dunque, secondo le memorie di Gaetano Sacchi, il generale Sirtori arrivò a Lauria, dove egli si trovava con la sua brigata, alle 15,30 del pomeriggio insieme al suo Stato Maggiore e gli ordina di recarsi a Sapri per imbarcarsi. Dunque, il generale Sirtori comunicava a Garibaldi, in un dispaccio del 9 settembre 1860 che egli era arrivato con il suo Stato Maggiore a Lagonegro, di notte, insieme alla Brigata Sacchi e con il 1° Battaglione “Albuzzi”. Sirtori scriveva a Garibaldi che la truppa si sarebbe imbarcata a Sapri per Napoli. Infatti, Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La brigata Sacchi proveniente dalla Calabria, arrivava in Rotonda alle ore 9 del giorno 6. Alle 4 ant. del 7 riprendeva la marcia per Castelluccio dove arrivava alle 8, passando a spalle d’uomo il fiume Lao. Alle 5 pom. partiva per Lauria arrivando alle 8 e mezzo pom….“. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 299-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; la terza giungeva a piedi da Spadafora, in provincia di Messina e solo l’otto settembre, a Lauria, seppe dell’arrivo di Garibaldi a Napoli. Da Sapri proseguì direttamente per Napoli. Il generale Gaetano Sacchi lascia memoria che a Lauria: etc…”. Quì il Policicchio, a p. 290 trascrive un passo del racconto del testo in nota (45) dove egli, a p. 290 postillava: “(45) R. Soriga, Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913, pp. 37-38″. Si tratta del testo di memorie del generale Gaetano Sacchi scritto da Renato Sòriga (….), “Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860)” che si trova nel “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913. Sòriga, continuando il suo raccontro tratto dalla Relazione del Sacchi, scriveva che il 1° settembre la brigata Sacchi era a Rogliano con Garibaldi e il 2 settembre era a Cosenza. Si prosegue e arrivano a Tarsia, a Spezzano Albanese, passando per Camerata, Castrovillari, Campo Tenese, Rotonda. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi etc…”, a pp. 93-94, riferendosi alla sua brigata subito dopo Reggio, in proposito scriveva che: “Alle due ant. (6 settembre) partenza per Campo Tenese, da cui si continua la marcia dopo breve sosta perchè l’acqua è cattivissima. Alle 9 ant. si arriva alla Rotonda e ci si accampa fuori paese essendo questi ingombro d’insorti calabresi che partono poche ore dopo il nostro arrivo. Il Dittatore col suo Stato Maggiore ci precede sempre. Alle 4 ant. (7 settembre) si parte per Castelluccio; si passa a spalle d’uomini il fiume Mercurio; alle ore otto si arriva al paese e ci si accampa in un boschetto in vicinanza di un convento. Alle 5 ant. si parte per Lauria ove si arriva alle ore otto e mezza pom. per una scoscesa e lunga discesa; la truppa viene ricoverata nelle case e chiese imperversando un forte temporale. In Lauria si viene a sapere l’entrata del Dittatore in Napoli (8 settembre) il giorno sette. Alle tre e mezza pom. arriva il Generale Sirtori, comandante in capo interinale e mi ordina di recarmi con la Brigata in Lagonegro per quindi passare a Sapri e colà attendere i mezzi di trasporto di mare per Napoli. Alle quattro e mezza pom. si parte da Lauria per Lagonegro, un ostinato temporale ci accompagna per sei ore di marcia con incessante e dirottissima pioggia, vento, grandine e tutti gli accessori di conseguenza, cioè strade rotte, pozzanghere da per tutto, alberi svelti e gettati sulla colonna etc.. Si giunge a Lagonegro alle ore 10 e mezza pom. inzuppati ed affranti. Per nostra fortuna troviamo il Maggiore Chiassi con le sue Compagnie che da Reggio, ove era rimasto per qualche tempo Comandante di Piazza s’imbarcava a Pizzo e sbarcava il 6 a Sapri, marciando di lì a Lagonegro per congiungersi con la Brigata. L’aiuto suoi e dei suoi soldati ci fu di gran sollievo; premurosi avevano preparato fuochi e refezioni pei loro compagni che prevedevano dover arrivare affranti e inzuppati, come realmente erano. Passo una rivista alla Brigata (9 sett.) che mi trovo finalmente aver tutta riunita, ed ordino (p. 94) la partenza per terra di un convoglio di muli, cavalli e carri. Alle quattro ant. (10 sett.) si parte per Sapri prendendo una scorciatoia, etc…“. Dunque, secondo il Sòriga, il colonnello Gaetano Sacchi, l’8 settembre, arrivato a Lagonegro con la sua Brigata, proveniente da Lauria e, dopo una marcia durata diversi giorni, a Lagonegro si riunì con le Colonne del maggiore Chiassi che già si trovavavano a Lagonegro il giorno 8 settembre 1860. Sòriga, nel fascicolo 1-2 del Bollettino della Società Pavese di Storia Patria, da p. 59 a p. 109 ci parla di Gaetano Sacchi che sbarcò a Sapri con la sua brigata Garibaldina della Divisione Turr. Sòriga, a pp. 93-94, in proposito scriveva che: “In Lauria si viene a sapere l’entrata del Dittatore in Napoli (8 sett.) il giorno sette. Alle tre e mezzo pom. arriva il generale Sirtori, comandante in Capo interinale e mi ordina di portarmi con la Brigata a Lagonegro per quindi passare a Sapri e colà attendere mezzi di trasporto di mare per Napoli.”. Dunque, secondo le memorie di Gaetano Sacchi, il generale Sirtori arrivò a Lauria, dove egli si trovava con la sua brigata, alle 15,30 del pomeriggio insieme al suo Stato Maggiore e gli ordina di recarsi a Sapri per imbarcarsi. Nel testo di memorie del generale Gaetano Sacchi scritto da Roberto Sòriga (….), “Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860)” che si trova nel “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913. Infatti, Sòriga, nel fascicolo 1-2 del Bollettino della Società Pavese di Storia Patria, da p. 59 a p. 109 ci parla di Gaetano Sacchi che sbarcò a Sapri con la sua brigata Garibaldina della Divisione Turr. Soriga, a p. 94, in proposito scriveva pure che: “Alle quattro e mezza pom. si parte da Lauria per Lagonegro, un ostinato temporale ci accompagna per sei ore di marcia con incessante e dirottissima pioggia, vento, grandine e tutti gli accessori di conseguenza, cioè strade rotte, pozzanghere da per tutto, alberi svelti e gettati sulla colonna etc.. Si giunge a Lagonegro alle ore 10 e mezza pom. inzuppati ed affranti. Per nostra fortuna troviamo il Maggiore Chiassi con le sue Compagnie che da Reggio, ove era rimasto per qualche tempo Comandante di Piazza s’imbarcava a Pizzo e sbarcava il 6 a Sapri, marciando di lì a Lagonegro per congiungersi con la Brigata. L’aiuto suoi e dei suoi soldati ci fu di gran sollievo; premurosi avevano preparato fuochi e refezioni pei loro compagni che prevedevano dover arrivare affranti e inzuppati, come realmente erano. Passo una rivista alla Brigata (9 sett.) che mi trovo finalmente aver tutta riunita, ed ordino (p. 94) la partenza per terra di un convoglio di muli, cavalli e carri.”. Dunque, secondo il Sòriga, il colonnello Gaetano Sacchi, l’8 settembre, arrivato a Lagonegro con la sua Brigata, proveniente da Lauria e, dopo una marcia durata diversi giorni, a Lagonegro si riunì con le Colonne del maggiore Chiassi che già si trovavavano a Lagonegro il giorno 8 settembre 1860. Dunque, la testimonianza di Gaetano Sacchi, nelle sue Memorie (scrive il Soriga) testimonia che arrivò prima il Maggiore Chiassi a Sapri, dove era sbarcato il giorno 6 settembre 1860 e poi marciando arrivò a Lagonegro dove solo il giorno 8 settembre fu raggiunto dalla truppa del colonnello Gaetano Sacchi. Infatti, Gaetano Sacchi, nelle sue Memorie scriveva che la truppa (le sue Compagnie), del maggiore Giovanni Chiassi “Per nostra fortuna troviamo il Maggiore Chiassi con le sue compagnie che da Reggio, ove era rimasto per qualche tempo Comandante di Piazza s’imbarcava a Pizzo e sbarcava il 6 a Sapri, marciando di lì a Lagonegro per congiungersi con la Brigata.”. Il colonnello Gaetano Sacchi testimonia di aver trovato Chiassi e le sue Compagnie a Lagonegro. Chiassi era sbarcato a Sapri il giorno 6 setembre 1860, proveniente via mare da Pizzo. Sacchi arrivò a Lagonegro alle ore 22,00 tutti stachi ed inzuppati di acqua a causa dei forti temporali che avevano trovato sulla strada consolare. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “Alle 2 e mezza del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, ove giungeva alle ore 10 e mezzo pom., colà fu raggiunta dal maggiore Chiassi colle sue compagnie. La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Etc..“. Dunque, il Lacava si sbagliava scrivendo che, la Brigata Sacchi, arrivata a Lagonegro “colà fu raggiunta dal maggiore Chiassi colle sue compagnie.”. Secondo la testimonianza del Sacchi (in Sòriga) la Brigata Sacchi arrivata a Lagonegro trovò già la compagnia del Chiassi che era arrivata a Sapri il 6 setembre 1860. Lacava scriveva che la Brigata Sacchi, col maggiore Chiassi si portava a Sapri e partiva da Sapri diretta a Napoli solo il 10 settembre 1860. Identico errre fa il Pesce, che scriveva sulla scorta del Lacava. Infatti, l’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a pp. 408-409, in proposito scriveva pure che: “Nella sera dell’8 Settembre, proveniente dalle Calabrie per Lauria, giunse in Lagonegro pure la Brigata Garibaldina Sacchi che fu raggiunta ivi dal Maggiore Chiassi con le sue compagnie, e dopo un giorno di riposo – poichè la via non era ancora del tutto sgombra – ripartiti nel mattino del 10 per Sapri, dove si imbarcò per Napoli su due vapori (1).”. Pesce, a p. 409, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la sufferiferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 48-49 riferendosi alla presenza a Lagonegro della brigata del generale borbonico Caldarelli, in proposito scriveva che: “In quel rincontro, come in moltre altre contingenze, è d’uopo ricordare che la casa Aldinio fu quasi il centro del gran movimento cittadino, e vi trovarono alloggio ed ospitalità generali e capi d’ambo le fazioni, il Comandante Lavecchia ed il Generale Caldarelli, ed è fama che questi si fosse ivi incontrato con un Commissario del Dittatore ed avesse con lui rinnovata – ricevendone adeguato guidernone pei bisogni urgenti delle truppe – la capitolazione della Brigata, la quale, proseguendo la marcia per la via consolare, fu internata nella Certosa di Padula per lasciare sgobro il passaggio alle trionfanti truppe Garibaldine. Nella sera dell’8 Settembre, proveniente dalle Calabrie per Lauria, giunse in Lagonegro pure la Brigata Garibaldina Sacchi, che fu raggiunta ivi dal Maggiore Chiassi con le sue compagnie, e dopo un giorno di riposo – poichè la via non era del tutto sgombra – ripartì nel mattino del 10 per Sapri, dove s’imbarcò per Napoli su due vapori (1).”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 54 riferendosi alla presenza a Lagonegro della brigata del generale borbonico Caldarelli, in proposito scriveva che: “L’Aldinio, giovane, forte, coraggioso ed aitante della persona, spinto da quell’ondata d’entusiasmo e di fede, ed indossata la camicia rossa, che tutt’ora si conserva dall’affetto filiale, fece parte dello stato maggiore del Generale Sirtori, ed in premio dei servizi resi fu nominato Ricevitore delle Privative in Reggio Calabria, ma non accettò l’impiego per non parere d’aver tratto profitto dal suo patriottismo (1). Ritiratosi in patria, fu nominato Capitano della 1° Compagnia della Guardia Nazionale al posto del fratello Gennaro, e serbò sempre per Garibaldi un culto ed una venerazione introducendo pure, nei primi anni dell’unità italiana, una splendida festa patriottica e commemorativa nel giorno onomastico dell’Eroe. Morì fra il compianto generale nel 1892 in patria, lasciando larga eredità di affetti e di sangue.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Il Mazziotti prosegue il suo racconto sulla scorta di Clement Caraguel (….), ma, ci parla del giorno 10 settembre in cui la brigata del Sacchi. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) La Brigata Sacchi…..Alle 5 pom. partiva per Lauria arrivando alle 8 e mezzo pom. Alle 2 e mezzo pom. del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, etc…”. Dunque, la brigata Sacchi, da Lauria riprendeva la marcia per Lagonegro alle 14,30 del giorno 8 settembre 1860. Dunque, considerato ciò che scrisse nel dispaccio il Sirtori a Garibaldi, anche lui, insieme alla brigata Sacchi arrivò a Lagonegro il giorno 8 settembre 1860. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Pecorini-Manzoni, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Alle 2 e mezzo pom. del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, ove giungeva alle ore 10 e mezzo pom., colà fu raggiunta dal Maggiore Chiassi colle sue compagnie.”. Dunque, anche il Pecorini-Manzoni fa lo stesso errore perchè scrive che la Brigata Sacchi fu raggiunta dal maggiore Chiassi con le sue Compagnie. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, riferendosi a dopo Capua, a p. 514, nell’Allegato II – Riassunto della Tabelle di Marcia, in proposito scriveva che: “BRIGATA SACCHI: 1° settembre Rogliano; 2 settembre Cosenza; 3 settembre Tarsia; 4 settembre Camerata; 5 settembre Castrovillari; 7 settembre Lauria; 8-9-10 settembre Lagonegro; 11 settembre Sapri sul mare. Napoli; etc…”. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 50-51, in proposito scriveva che: “Esaminando inoltre i registri dello stato civile del Municipio, m’è occorso di riscontrare che parecchi soldati garibaldini, durante quella marcia trionfale, lasciarono la giovane vita – credo per morte naturale in conseguenza dei disagi e delle sofferenze della vita militare, etc….E in seguito morirono pure qui, nel 26 Ottobre, Giovanni Gino di Torino appartenente all’Artiglieria dell’Italia Meridionale, e nel 2 Novembre ‘Rocco Pagliariello’ di Palermo della Brigata Sacchi. A tutti essi vada ora il mio pensiero grato e riconoscente anche a nome della Patria et…”. L’avv. Carlo Pesce scriveva che, a Lagonegro, il 2 Novembre 1860 lasciò la vita “Rocco Pagliariello”, un garibaldino di Palermo appartenente alla Brigata Sacchi. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche ed economiche-sociali nel centenario dell’impresa dei Mille”, Napoli, Istituto Meridionale di Cultura, s.a. (1961), a p. 104, in proposito scriveva che: “Da Rotonda avanzava intanto la Brigata garibaldina Sacchi che giunse a Lagonegro a tarda sera dell’8 settembre, festosamente acclamata dalla popolazione che, abbandonando da tempo il lavoro, sentiva e viveva il fremente palpito dell’impresa gloriosa e manifestava tutta la sua simpatia alle eroiche camicie rosse che con i loro canti di vittoria facevano fremere all’unisono tutti i cuori della commovente apoteosi dell’”Italia s’è desta”. A Lagonegro giunsero pure le compagnie garibaldine del Maggiore Chiassi che, per raggiungere sollecitamente Salerno, si imbarcarono il 10 settembre a Sapri con la brigata Sacchi.”.
Nell’8 settembre 1860, a Lagonegro, da Sapri, dove era arrivato il 6 settembre, il maggiore Giovanni CHIASSI con le sue Compagnie, si ricongiunge con la Brigata SACCHI e con il generale Sirtori
Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 239, in proposito scriveva che: “L’arrivo delle rimanenti forze garibaldine fu accellerato dai nuovi mezzi di trasporto che il recente acquisto del porto di Napoli offriva. Dalla retroguardia, parte continuò la sua marcia, ma parte fu portata per mare salpando da Paola o da Sapri. L’ultima divisione con il Medici raggiunse Napoli il 15 settembre e i giorni successivi. A Paola in un litigio etc…, Nino Bixio aveva rotto la testa etc…(2).”. Dobelli, a p. 239, nella nota (2) postillava: “(2) Turr, Div., 178-180, 514-515, e carta; Castellini, 61-64; Bandi, 279-282; Adamoli, 153-155.”. Una di queste Brigate che, viaggiando via mare da Pizzo e poi da Paola, fu quella del Maggiore Giovanni Chiassi che, come vedremo in seguito, a Lagonegro si unirà alla truppa della Brigata Sacchi. La truppa del Maggiore Chiassi, proveniente da Pizzo, in Calabria, sbarcherà a Sapri il giorno 6 settembre 1860 e da Sapri marciò per Lagonegro dove sarà lì il giorno 8 settembre, allorquando ivi arriveranno le truppe del colonnello Sacchi. La brigata Sacchi, come vedremo in seguito, il giorno 8 settembre 1860 arriverà a Lagonegro ed ivi troverà la truppa della Brigata del Maggiore Chiassi. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Dunque, Mazziotti scriveva che la Brigata Sacchi era a Lagonegro ed il giorno 10 settembre marciò ed arrivò a Sapri per imbarcarsi per Napoli. L’8 settembre 1860, a Lagonegro, da poco era arrivato il maggiore Chiassi con le sue compagnie, sbarcato a Sapri il giorno 6 settembre. Le compagnie del maggiore Chiassi avevano marciato fino a Lagonegro dove si ricongiunsero con la Brigata di Sacchi, che, nel frattempo era arrivata a Lagonegro alle ore 15,30 marciando da Lauria. Nel testo di memorie del generale Gaetano Sacchi scritto da Roberto Sòriga (….), “Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860)” che si trova nel “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913. Infatti, Sòriga, nel fascicolo 1-2 del Bollettino della Società Pavese di Storia Patria, da p. 59 a p. 109 ci parla di Gaetano Sacchi che sbarcò a Sapri con la sua brigata Garibaldina della Divisione Turr. Gaetano Sòriga (….), a pp. 93-94, in proposito scriveva che: “In Lauria si viene a sapere l’entrata del Dittatore in Napoli (8 sett.) il giorno sette. Alle tre e mezzo pom. arriva il generale Sirtori, comandante in Capo interinale e mi ordina di portarmi con la Brigata a Lagonegro per quindi passare a Sapri e colà attendere mezzi di trasporto di mare per Napoli. Alle 4 e mezza pom. si parte da Lauria per Lagonegro; un ostinato temporale ci accompagna per sei ore di marcia con incessante e dirottissima pioggia, vento, grandine e tutti gli accessori etc…”. Soriga, a pp. 93-94, in proposito scriveva che: “Si giunge a Lagonegro alle ore 10 e mezza pom. inzuppati ed affranti. Per nostra fortuna troviamo il Maggiore Chiassi con le sue compagnie che da Reggio, ove era rimasto per qualche tempo Comandante di Piazza s’imbarcava a Pizzo e sbarcava il 6 a Sapri, marciando di lì a Lagonegro per congiungersi con la Brigata. L’aiuto suoi e dei suoi soldati ci fu di gran sollievo; premurosi avevano preparato fuochi e refezioni pei loro compagni che prevedevano dover arrivare affranti e inzuppati, come realmente erano. Passo una rivista alla Brigata (9 sett.) che mi trovo finalmente aver tutta riunita, ed ordino la partenza per terra di un convoglio di muli, cavalli e carri.”. Dunque, la testimonianza di Gaetano Sacchi, nelle sue Memorie (scrive il Sòriga) testimonia che arrivò prima il Maggiore Chiassi a Sapri, dove era sbarcato il giorno 6 settembre 1860 e poi marciando arrivò a Lagonegro dove solo il giorno 8 settembre fu raggiunto dalla truppa del colonnello Gaetano Sacchi. Infatti, Gaetano Sacchi, nelle sue Memorie scriveva che la truppa (le sue Compagnie), del maggiore Giovanni Chiassi “Per nostra fortuna troviamo il Maggiore Chiassi con le sue compagnie che da Reggio, ove era rimasto per qualche tempo Comandante di Piazza s’imbarcava a Pizzo e sbarcava il 6 a Sapri, marciando di lì a Lagonegro per congiungersi con la Brigata.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Pecorini-Manzoni, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Alle 2 e mezzo pom. del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, ove giungeva alle ore 10 e mezzo pom., colà fu raggiunta dal Maggiore Chiassi colle sue compagnie. La Brigata Sacchi alle 4 ant. del giorno 10 riprendeva la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori ove si imbarcava la Brigata.”. Dunque, anche il Pecorini-Manzoni scriveva che, le compagnie del maggiore CHIASSI si partì e marciò da Sapri per ricongiungersi a Lagonegro alla Brigata Sacchi, che arriverà a Lagonegro il giorno 8 settembre. Dunque, il Pecorini-Manzoni (….), scriveva il contrario e cioè che la Brigata Sacchi arrivò a Lagonegro alle ore 22,30 del giorno 8 settembre 1860 e che dopo fu raggiunta dalla truppa del maggiore Giovanni Chiassi. Arrivati entrambi a Lagonegro il giorno 8 settembre 1860, le compagnie di Chiassi e la Brigata Sacchi ricongiuntesi, su ordine di Sirtori, da Lagonegro dovranno marciare per Sapri per poi imbarcarsi sul “Vittoria” per Napoli. Infatti, Roberto Sòriga (….), a pp. 93-94, parlando dell’altra Brigata, la Sacchi, in proposito scriveva che: “In Lauria si viene a sapere l’entrata del Dittatore in Napoli (8 sett.) il giorno sette. Alle tre e mezzo pom. arriva il generale Sirtori, comandante in Capo interinale e mi ordina di portarmi con la Brigata a Lagonegro per quindi passare a Sapri e colà attendere mezzi di trasporto di mare per Napoli.”. L’8 settembre 1860, a Lagonegro, da poco era arrivato il maggiore Chiassi con le sue compagnie, sbarcato a Sapri il giorno 6 settembre. Le comagnie del maggiore Chiassi avevano marciato fino a Lagonegro dove si ricongiunse con la Brigata di Sacchi, che, nel frattempo era arrivata a Lagonegro alle ore 15,30 marciando da Lauria. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) …..la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, ove giungeva alle ore 10 e mezzo pom., colà fu raggiunta dal Maggiore Chiassi colle sue compagnie.”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “Alle 2 e mezza del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, ove giungeva alle ore 10 e mezzo pom., colà fu raggiunta dal maggiore Chiassi colle sue compagnie. La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….(p. 709)….Alle 4. ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivavano la porto di Napoli, all 9 pom. etc….Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa; l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli aqquartierandosi a Pizzofalcone.“. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “Alle 2 e mezza del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, ove giungeva alle ore 10 e mezzo pom., colà fu raggiunta dal maggiore Chiassi colle sue compagnie. La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Etc..“. Dunque, il Lacava si sbagliava scrivendo che, la Brigata Sacchi, arrivata a Lagonegro “colà fu raggiunta dal maggiore Chiassi colle sue compagnie.”. Secondo la testimonianza del Sacchi (in Sòriga) la Brigata Sacchi arrivata a Lagonegro trovò già la compagnia del Chiassi che era arrivata a Sapri il 6 setembre 1860. Lacava scriveva che la Brigata Sacchi, col maggiore Chiassi si portava a Sapri e partiva da Sapri diretta a Napoli solo il 10 settembre 1860. Identico errre fa il Pesce, che scriveva sulla scorta del Lacava. Infatti, l’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a pp. 408-409, in proposito scriveva pure che: “Nella sera dell’8 Settembre, proveniente dalle Calabrie per Lauria, giunse in Lagonegro pure la Brigata Garibaldina Sacchi che fu raggiunta ivi dal Maggiore Chiassi con le sue compagnie, e dopo un giorno di riposo – poichè la via non era ancora del tutto sgombra – ripartiti nel mattino del 10 per Sapri, dove si imbarcò per Napoli su due vapori (1).”. Pesce, a p. 409, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la sufferiferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a pp. 408-409, in proposito scriveva pure che: “Nella sera dell’8 Settembre, proveniente dalle Calabrie per Lauria, giunse in Lagonegro pure la Brigata Garibaldina Sacchi che fu raggiunta ivi dal Maggiore Chiassi con le sue compagnie, …etc…”. Pesce, a p. 409, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la sufferiferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708.”. Pesce, sulla scorta del Lacava, scriveva che il maggiore Chiassi, con le sue compagnie, giunse a Lagonegro l’8 settembre, ricongiungendosi con la brigata Sacchi. Pesce, sempre sulla scorta del Lacava scriveva pure che: “…., e dopo un giorno di riposo – poichè la via non era ancora del tutto sgombra – ripartiti nel mattino del 10 per Sapri, dove si imbarcò per Napoli su due vapori (1).”. Pesce, a p. 409, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la sufferiferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708.”. Dunque, il Pesce, sulla scorta del Lacava aggiungeva che le brigate di Chiassi e quelle del Sacchi, dopo un giorno di riposo a Lagonegro, giorno 10 settembre, scesero a Sapri dove si imbarcarono a Napoli su due vapori. Nel 1928, il Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860) etc…”, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi…..Qui si trovano altri 500 circa ed altri ancora a Lauria, a Castelluccio, a Spezzano a Cosenza.”. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche ed economiche-sociali nel centenario dell’impresa dei Mille”, Napoli, Istituto Meridionale di Cultura, s.a. (1961), a p. 104, in proposito scriveva che: “Da Rotonda avanzava intanto la Brigata garibaldina Sacchi che giunse a Lagonegro a tarda sera dell’8 settembre, festosamente acclamata dalla popolazione che, abbandonando da tempo il lavoro, sentiva e viveva il fremente palpito dell’impresa gloriosa e manifestava tutta la sua simpatia alle eroiche camicie rosse che con i loro canti di vittoria facevano fremere all’unisono tutti i cuori della commovente apoteosi dell’”Italia s’è desta”. A Lagonegro giunsero pure le compagnie garibaldine del Maggiore Chiassi che, per raggiungere sollecitamente Salerno, si imbarcarono il 10 settembre a Sapri con la brigata Sacchi.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 299-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; la terza giungeva a piedi da Spadafora, in provincia di Messina e solo l’otto settembre, a Lauria, seppe dell’arrivo di Garibaldi a Napoli. Da Sapri proseguì direttamente per Napoli. Il generale Gaetano Sacchi lascia memoria che a Lauria: etc…”. Quì il Policicchio, a p. 290 trascrive un passo del racconto del testo in nota (45) dove egli, a p. 290 postillava: “(45) R. Soriga, Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913, pp. 37-38″.
Nell’ 8 settembre 1860, a Sapri, una porzione della “Brigata NICOTERA”, diventata Brigata SPANGARO, attese di imbarcarsi sul piroscafo “Vittoria” (Caraguel) per Napoli, ma, partita dovette fermarsi a Salerno, dove proseguì per Napoli in treno a Nocera
Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514 “Allegato II- Riassunto tabelle di marcia”, in proposito scriveva che: “BRIGATA SPANGARO: Luglio alla Villa di Castel Pucci in Formazione, 29 Agosto Livorno, 30 agosto Livorno, 31 agosto Livorno, 1° settembre Partenza, 2 settembre sul mare, 3 Settembre Palermo, 4-5-6 Partenza da Palermo, 8 settembre Sapri; 9 settembre Salerno, 10-11 Napoli etc…”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “Il 7 una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri dove arrivava alle 7. pom. e trovava ordine di continuare per Napoli, se non chè per mancanza carbone doveva a dì 8 sbarcare a Salerno. Ivi si fermava qualche ora, e poi partiva per Nocera, da dove con la ferrovia arrivava a Napoli alle ore 9. Il giorno 8 il resto della stessa brigata partiva da Palermo direttamente per Napoli, e vi arrivava la mattina del 9; e riunita sul Largo S. Francesco di Paola, veniva passata in rivista dal Generale Dittatore, quindi si aqquartierava.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 165, in proposito scriveva che: “Partita il I° e 3 settembre da Livorno, la brigata di Castel Pucci giunse a Palermo il 3 ed il 5; persistendo Nicotera nelle dimissioni, passò per ordini superiori sotto il comando del colonnello Spangaro. E, strana combinazione ! quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a …..Sapri ! Il 9 era a Salerno etc…”. Dunque, questa porzione della Spangaro di cui parla Pittaluga non è quella che arrivò direttamente a Napoli, il giorno 9. Forse quella porzione della Spangaro prima del 9 fece tappa a Paola. Sappiamo che una parte della brigata Spangaro arriverà l’8 settembre 1860 e ripartirà da Sapri per Napoli, dove arriverà il giorno 9 settembre 1860. Giuseppe Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Scilia e di Napoli”, a p. 311, parlando dell’arrivo dei volontari a Napoli, in proposito scriveva che: “I garibaldini arrivano ogni giorno. Finora sono giunte le brigate Bixio, Turr, Cosenz e Nicotera, i cui uffiziali sono ornati di fascioni tricolori. Una porzione della Brigata Turr è andata ad Ariano etc…(Nazione del 15 settembre 1860).”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 170-171, parlando delle “marce e traversate di mare”, nella nota (1) descrive quelle della Brigata Spangaro ed in proposito scriveva che: “La Brigata Spangaro s’imbarcava il giorno 30 agosto in Livorno per Palermo…..Lo stesso giorno 3 (3 settembre 1860)…Nel medesimo giorno 3 (3 settembre 1860) la Brigata Spangaro sbarcava a Palermo……In questo stesso giorno (si riferisce al 5 settembre 1860), ….sbarcava a Palermo una frazione della Brigata Spangaro, la quale veniva passata in rivista dal comandante di Piazza…Il 7 una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri dove arrivava alle 7 pom., e trovava ordine di continuare per Napoli, se nonchè per mancanza di carbone doveva a di 8 sbarcare a Salerno. Ivi si fermava qualche ora, e poi ripartiva per Nocera, da dove con la ferrovia arrivava a Napoli la mattina del 9. Il giorno 8 il resto della stessa Brigata partiva da Palermo direttamente per Napoli, e vi arrivava la mattina del 9, che riunita a Largo S. Francesco di Paola, veniva passata in rivista dal Generale Dittatore, quindi si acquartierava.”. Dunque, riepilogando la marcia della Brigata Spangaro secondo ciò che scriveva il Pecorini-Manzoni, la “Brigata Spangaro”, si imbarcava a Livorno il giorno 30 agosto 1860 ed il 3 settembre 1860 sbarcava a Palermo. Il 5 settembre 1860, dopo due giorni, sbarcava a Palermo una porzione della Brigata Spangaro che veniva passata in rivista dal Comandante di Piazza. Giorno 7 settembre 1860, una porzione della Brigata Spangaro riparte da Palermo, viaggia per mare e sbarca a Sapri il giorno 7 settembre 1860 alle ore 19,00. Riparte da Sapri, diretta a Napoli, ma giorno 8 dovette sbarcare a Salerno. Arriverà a Napoli il giorno 9 settembre 1860. Il giorno 8 settembre 1860, un’altra porzione della Brigata Spangaro si imbarca per Napoli dove arrivava il giorno 9 settembre 1860. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Carlo Pecorini Manzoni (….), a p. 514, nell’Allegato II, Tabella di Marcia – Riassunto, in proposito scriveva che: “BRIGATA SPANGARO: 1° settembre partenza; 2 settembre sul mare; 3 settembre Palermo; 8 settembre Sapri; 9 settembre Salerno; 10 settembre Napoli etc…”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. (2)”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Si tratta di Clement Caraguel (….), e del suo “Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882. Ma, nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Il Mazziotti prosegue il suo racconto sulla scorta di Clement Caraguel ma ci parla del giorno 10 settembre in cui la brigata del Sacchi. Dunque, Mazziotti, sulla scorta di Caraguel scriveva pure che, la brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri, il giorno 10 settembre 1860 e da questo se ne deduce che la brigata del Caraguel arrivò a Sapri il giorno 10 settembre 1860 trovando già la brigata Sacchi. Jean Francois Clément Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, racconta della brigata Sacchi e dell’altra parte della sua brigata, che, proveniente da Rotonda, arrivò e restò a Sapri alcuni giorni prima di imbarcarsi sul piroscafo “Vittoria” per Napoli. Caraguel, a p. 175, ci parla dell’arrivo e della permanenza a Sapri, per alcuni giorni nei primi di Settembre e, in proposito scriveva: “On quitte les Calabres à Rotondo pour entrer dans la Basilicate. Un vapeur, la ‘Vittoria’, nous attendait à Sapri pour nous transporter à Salerne; il avait dejà à bor la division Sacchi. Etc…”, che tradotto significa: “Lasciamo la Calabria a Rotondo per entrare in Basilicata. A Sapri ci aspettava un piroscafo, il ‘Vittoria’, per trasportarci a Salerno; aveva già a bordo la divisione di Sacchi.“. Dunque, Clément Caraguel, ci ha lasciato una bella testimonianza dell’imbarco nella baia di Sapri sul vapore “Vittoria” che, era già a Sapri in attesa e che aveva a bordo le truppe della brigata Sacchi. A Sapri, infatti, li aspettava il piroscafo Vittoria, dove in seguito si imbarcarono il giorno 8 o 9 settembre 1860 per arrivare a Napoli. Dal testo di Caraguel, però, non si comprende bene quali fossero le date precise dell’arrivo a Sapri e dell’imbarco a Sapri per Napoli. Si comprende che tutta la faccenda accade solo dopo l’arrivo di Garibaldi a Napoli, ovvero in seguito al giorno 7 settembre 1860. Inoltre, dall’analisi del testo non si comprende bene quale fosse la brigata di Caraguel che arrivò da Rotonda a Sapri. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via di mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Dunque, il Mazziotti, cita la stessa notizia del Caraguel, a p. 175, ma, il Mazziotti, scriveva che “una porzione della brigata Spangaro giungeva a Sapri, pervia mare, da Palermo,il giorno 8”, riferendosi al giorno 8 settebre 1860. Caraguel agginge che, a Sapri, eran attesi dapircafo “Vittoria” per trasportarli a Salerno e aiungeva pure che sul “Vittoria” vi era già la brigata Sacchi. Dunque, di sicuroil contingente di Caraguel non era l brigata Sacchi. Mazziotti scriveva che era “una porzione della brigata Spangaro”. Prenndedo pe buona la notizia del Maziotti, il contingente a cui apparteneva Caraguel, la sua brigata, la ex Nicotera (la nuova brigata detta “Spangaro”), che imbarcatosi a Sapri, il giorno 8 settembre 1860, dovette fermarsi a Salerno e da Nocera proseguirono per Napoli dove arrivarono il giorno 9 settembre 1860. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, “Bibliografia”, a p. 420, in proposito scriveva che: “Caraguel = Caraguel (Clément) – Souvenirs et aventures d’un volontaire garibaldien. Paris, 1861. Reminescenze personali di un volontario francese della spedizione Medici. Buono per le geste della compagnia francese del De Flotte a Solano, lungo il percorso della Calabria e al Volturno.”. Da Wikipedia leggiamo che si fece conoscere anche con la pubblicazione, nel 1861, di Souvenirs et aventures d’un bénévole de Garibaldi, raccolti durante una delle spedizioni dei Mille. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 117, in proposito scriveva: “Fu lì che sbarcammo. I carabinieri genovesi e i bersaglieri sbarcarono per primi, al comando del generale Cosenz. Fu poi la volta della Beni-Croq-‘Poules e della compagnia inglese, unite sotto il comando di de Flotte.“, dunque, Caraguel si trovava con le brigate che dipendevano dal generale Cosenz che costituivano la 16° Divisione, a cui era unita la brigata di De Flotte. Da Wikipedia leggiamo che De Flotte, col grado di colonnello e al comando della Legione francese (da lui organizzata), agli ordini del generale Cosenz, nella notte tra il 21 e il 22 agosto 1860 effettuò, uno sbarco sulle spiagge di Favazzina; durante l’avanzata verso l’interno ci fu uno scontro con un reparto di cacciatori napoletani, presso Solano (piccolo villaggio attualmente suddiviso tra i comuni di Bagnara Calabra e Scilla), e qui il De Flotte «ardente patriota, intimo amico di Garibaldi e da questi amorosamente rimpianto» cade ucciso. Il Caraguel ne parla nel capitolo XVIII. Dunque, Clement Caraguel, ci ha lasciato una bella testimonianza dell’imbarco nella baia di Sapri sul vapore “Vittoria” che aveva già a bordo le truppe della brigata Sacchi e della sua brigata, la ex Nicotera, che imbarcatosi a Sapri, il giorno 8 settembre 1860, dovettero fermarsi a Salerno e da Nocera proseguirono per Napoli dove arrivarono il giorno 9 settembre 1860. Analizzandoperò le parole di Mazziotti, ho dei dubbi che si trattasse della brigata Spangaro perchè, mentre Mazziotti scriveva che era arrivata da Palermo a Sapri via mare, il Caraguel, invece, a p. 174 scriveva che prim di entrare in Basilicata, a Rotonda, la sua compagnia si trovava a “Mormanno”, che è un paese della Calabria non vicino al mare. Infatti, Caraguel racconta l’episodio di un volontario malato che incontrarono a Mormanno e che “fecero montare su un asino”, durante il tragitto per Rotonda. Dunque, da Rotonda, proseguirono il tragitto marciando fino a Paola, dove si imbarcarono per Sapri, Caraguel non lo dice, oppure marciarono fino a Lagonegro e scesero a Sapri, dove si imbarcarono sul Vittoria per Napoli. E’ questa colonna una parte della brigata Spangaro ? Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Il Mazziotti prosegue il suo racconto sulla scorta di Clement Caraguel ma ci parla del giorno 10 settembre in cui la brigata del Sacchi. Dunque, Mazziotti, sulla scorta di Caraguel scriveva pure che, la brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri, il giorno 10 settembre 1860 e da questo se ne deduce che la brigata del Caraguel arrivò a Sapri il giorno 10 settembre 1860 trovando già la brigata Sacchi. Dunque, se ne deduce che se la brigata Sacchi si trovava già sul piroscafo “Vittoria” e Mazziotti scriveva che “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10” se ne deduce che la brigata di Caraguel arrivò a Sapri anch’essa il giorno 10 settembre 1860. Dunque, a questo punto abbiamo una informazione in più e ci chiediamo quali erano le brigate che da Lagonegro arrivarono a Sapri il 10 settembre 1860 ?. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 134, in proposito scriveva: “Mentre tornavamo ai nostri alloggiamenti, scoppiò un violento temporale e la pioggia continuò a cadere per tutta la notte. Il generale Cosenz inviò il suo aiutante di campo, il signor Misky, un eccellente ufficiale che si era distinto nei combattimenti della giornata, a controllare se ci mancasse qualcosa e se tutto fosse in ordine.”. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 136, in proposito scriveva: “Il comando di Paugam, che sostituì de Flotte alla testa della compagnia.”. Caraguel, a p. 167, in proposito scriveva: “L’intera divisione Medici arrivò a Rogliano proprio mentre stavamo partendo.”. Dunque, Caraguel non apparteneva alla Divisione Medici. Caraguel ci parla anche di un suo amico che faceva parte dello Stato Maggiore del generale Milbitz. In Sicilia, Caraguel era con le compagnie del generale Medici con il quale era venuto. Infatti, Caraguel, a Patti ricevè l’ordine di raggiungere Patti (vedi p. 60 e ssg.). Caraguel aveva visto Garibaldi quando si trovava a bordo del Washington e aveva avuto il conforto della signorina Jessi White, che più volte cita. Si trova a Milazzo durante lo scontro. Testimonia dell’entrata a Messina della compagnia di Medici. Clement Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, a pp. 176-177 parlando della partenza da Sapri, all’alba dell’8 settembre 1860, per dirigersi a Salerno, in proposito scriveva che: “A ces mots il y eut comme une commotion électrique sur tout le navire . Les dormeurs les plus obstinés bondirent sur leurs jambes et un immense tonnerre d’applaudissement et de hourras accueillit cette nouvelle. L’équipage anglais répondit par le cri de Vive Garibaldi ! Le steamer hissa par trois fois ses couleurs et s’éloigna rapidement. Dans l’après-midi nous touchions à Salerne , mais l’ordre était venu de continuer notre route sur Naples , sans nous arrêter ; personne ne put descendre à terre. Salerne avait été prise peu de jour auparavant par le colonel Pear, sans coup férir ; tout s’était passé le plus galamment du monde . Voici comment : Pear , qui avait devancé sa troupe de quelques heures , arriva devant Salerne avec deux de ses officiers . Il portait une blouse noire et ceux- cides blouses rouges . Ce détail n’est pas indifférent. Que faire devant une place ennemie à moins qu’on ne la prenne ? Pear envoya un de ses compagnons en parlementaire à Salerne pour sommer la garnison de se rendre , faute de quoi on donnerait l’assaut , avec une armée de dix mille hommes. La marche prodigieuse de Garibaldi avait tourné toutes les têtes , et celle du gouverneur n’était pas plus solide que les autres . Dans son embarras , il demanda des ordres à Naples par le télégraphe. On lui répondit de prendre conseil des circonstances et de se rendre s’il ne croyait pas pouvoir tenir.”, che tradotto significa: “A queste parole ci fu una specie di scossa elettrica in tutta la nave. I dormienti più ostinati balzarono in piedi e un immenso tuono di applausi e acclamazioni accolse questa notizia. L’equipaggio inglese rispose al grido di “Viva Garibaldi!”. Il piroscafo issò tre volte la bandiera e si allontanò rapidamente. Nel pomeriggio toccammo Salerno, ma era giunto l’ordine di proseguire la rotta verso Napoli, senza fermarsi; nessuno era potuto scendere a terra. Salerno era stata presa pochi giorni prima dal colonnello Pear, senza che fosse stato sparato un colpo; tutto era accaduto nel modo più coraggioso del mondo. Ecco come: Pear, che era partito qualche ora prima delle sue truppe, arrivò al largo di Salerno con due dei suoi ufficiali. Indossava una blusa nera e loro bluse rosse. Questo particolare non è insignificante. Cosa si può fare di fronte a una roccaforte nemica se non la si prende? Pear mandò uno dei suoi compagni in parlamento a Salerno per intimare alla guarnigione di arrendersi, altrimenti sarebbe stato lanciato un assalto con un esercito di diecimila uomini. La prodigiosa marcia di Garibaldi si era trasformata la testa di tutti, e quella del governatore non era più solida delle altre. Nel suo imbarazzo, chiese ordini da Napoli per telegrafo. Gli fu detto di lasciarsi consigliare dalle circostanze e di arrendersi se non credeva di poter resistere.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 289-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; la terza giungeva a piedi da Spadafora, etc…”. Non so da quale testo Policicchio abbia preso la notizia che la brigata Spangaro (ex brigata Nicotera) “e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; etc…”. Forse si riferiva alla porzione della brigata che proveniva da Palermo. Ma da come abbiamo visto dalle varie testimonianze, una porzione dell’ex brigata di Nicotera (la ex Castel Pucci), arrivò da Palermo a Sapri l’8 settembre 1860 e da qui, sempre l’8 settembre ripartì per Napoli imbarcandosi sul piroscafo “Vittoria”. La porzione della brigata Spangaro, dunque arrivò a Salerno con il piroscafo “Vittoria” che ivi dovette sbarcarli a causa della mancanza di carburante. La brigata proseguì il suo viaggio, l’8 settembre 1860 da Nocera a Napoli, dove arrivò in treno il 9 settembre 1860. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea Garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 159-160, in proposito scriveva: “Il mattino dell’8 settembre giunse a Salerno la prima colonna di garibaldini formata da piemontesi milanesi e volontari, che, vestiti con camiciotto biancaccio e con giacca bruna, si schierarono innanzi all’Intendenza. Tra essi si scorgevano anche ragazzi su quindici e sedici anni. A mezzodì circa e per un’ora intera un gruppo di milanesi che formava l’avanguardia, unitosi alla Guardia Nazionale ed alla banda musicale e seguita dalla folla, percorse le vie della città, cantando inni patriottici e prorompendo in ovazioni a prò della libertà e di Garibaldi. Cessata la dimostrazione, quel gruppo di volontari decise di partire anch’esso per Napoli. Lasciò difatti Salerno alle ore 20 circa ?(40). Ma Salerno attendeva nuovi garibaldini. Pertanto, il giorno dopo, verso le ore 22,30, si videro comparire due battelli a vapore, che portavano la banda di Giovanni Nicotera composta quasi tutta di toscani (41) e di qualche milanese. Era questa una parte della nuova spedizione di ottomila volontari comandata da Luigi Pianciani, che, per desiderio del Bersani e dei mazziniani, avrebbe dovuto invadere gli Stati pontifici. Anch’essa, dopo essere stata complimentata dagli uomini più in vista, girò per la città cantando e gridando.”.
Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “Il 7 una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri dove arrivava alle 7. pom. e trovava ordine di continuare per Napoli, se non chè per mancanza carbone doveva a dì 8 sbarcare a Salerno. Ivi si fermava qualche ora, e poi partiva per Nocera, da dove con la ferrovia arrivava a Napoli alle ore 9. Il giorno 8 il resto della stessa brigata partiva da Palermo direttamente per Napoli, e vi arrivava la mattina del 9; e riunita sul Largo S. Francesco di Paola, veniva passata in rivista dal Generale Dittatore, quindi si aqquartierava.”. Dunque, la brigata Spangaro si trattenne a Palermo fino al 7 settembre 1860, e solo il 7, dal porto di Palermo ne ripartì per giungere a Sapri il 7 alle 19 di pomeriggio e l’8 settembre. Il 7 settembre 1860 partì da Palermo solo una porzione della Spangaro che da Sapri, arrivò a Salerno via mare l’8 settembre 1860, come vedremo innanzi. Carlo Pecorini-Manzoni (….), a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Il 7 una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri, dove arrivava alle 7 pom., e trovava ordine di continuare per Napoli, senonchè per mancanza di carbone doveva a di 8 sbarcare a Salerno. Ivi si fermava qualche ora, e poi partiva per Nocera, da dove con la ferrovia arrivava a Napoli la mattina del 9. Il giorno 8 il resto della stessa Brigata partiva da Palermo direttamente per Napoli, e vi arrivava la mattina del 9; che riunita sul largo S. Francesco di Paola, veniva passata in rivista dal Generale Dittatore, quindi si acquartierava.“. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Infatti, in Appendice, Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nell’“Allegato II”, pubblica la “Riassunto delle tabelle di marcia” e, a pp. 514-515, in proposito scriveva che: “BRIGATA SPANGARO, …..7 Settembre partenza da Palermo (?); 8 settembre arrivo a Sapri; 9 settembre arrivo a Salerno; etc…“. Maraldi scriveva che “La brigata da Palermo andò a Sapri per mare, poi a Salerno e il 10 settembre entrava in Napoli e partecipava alla battaglia del Volturno ove si distinse.”. Carlo Pecorini Manzoni (….), a p. 514, nell’Allegato II, Tabella di Marcia – Riassunto, in proposito scriveva che: “BRIGATA SPANGARO: 1° settembre partenza; 2 settembre sul mare; 3 settembre Palermo; 8 settembre Sapri; 9 settembre Salerno; 10 settembre Napoli etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 165, in proposito scriveva che: “Partita il I° e 3 settembre da Livorno, la brigata di Castel Pucci giunse a Palermo il 3 ed il 5; persistendo Nicotera nelle dimissioni, passò per ordini superiori sotto il comando del colonnello Spangaro. E, strana combinazione ! quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a …..Sapri ! Il 9 era a Salerno, il 10 era in Napoli. Si distinse poi sul Volturno.”. Dunque, il generale Pittaluga conferma la notizia dataci dal Policicchio ma egli scrive che: “…quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a…..Sapri! Il 9 era a Salerno.”. Dunque, questa porzione della Spangaro di cui parla Pittaluga non è quella che arrivò direttamente a Napoli, il giorno 9. Forse quella porzione della Spangaro prima del 9 fece tappa a Paola. Sappiamo che una parte della brigata Spangaro arriverà l’8 settembre 1860 e ripartirà da Sapri per Napoli, dove arriverà il giorno 9 settembre 1860. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. (2)”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Si tratta di Clement Caraguel (….), e del suo “Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, “Bibliografia”, a p. 420, in proposito scriveva che: “Caraguel = Caraguel (Clément) – Souvenirs et aventures d’un volontaire garibaldien. Paris, 1861. Reminescenze personali di un volontario francese della spedizione Medici. Buono per le geste della compagnia francese del De Flotte a Solano, lungo il percorso della Calabria e al Volturno.”. Clement Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, in proposito scriveva e parlava della brigata Sacchi e dell’altra parte della sua brigata, la Spangaro che si imbarcava a Sapri e, a p. 175, in proposito scriveva: “On quitte les Calabres à Rotondo pour entrer dans la Basilicate. Un vapeur, la ‘Vittoria’, nous attendait à Sapri pour nous transporter à Salerne; il avait dejà à bor la division Sacchi. Entasses pele-mele su le point, nous pumes du moins laisser reposer nos jambes et dormir à la belle etoile, car la nuit était magnifique. Au point du jour, on signala un steamer sous pavillon anglais qui venait sur nous à contre-bord. Parvenu à une demi-encablure par notre travers, le capitaine nous jeta ces mots avec son porte-voix: – He! les chemises rouges! Garibaldi est entré à Naples hier matin. Etc…”, che tradotto significa: “Lasciamo la Calabria a Rotondo per entrare in Basilicata. A Sapri ci aspettava un piroscafo, il ‘Vittoria’, per trasportarci a Salerno; aveva già a bordo la divisione di Sacchi. Affollati alla rinfusa, abbiamo almeno potuto riposare le gambe e dormire sotto le stelle, perché la notte era magnifica. All’alba segnalammo un piroscafo battente bandiera inglese che veniva verso di noi contro la fiancata. Giunti a mezzo cavo che ci attraversava, il capitano ci gridò queste parole attraverso il suo megafono: – Ehi! le magliette rosse! Garibaldi è entrato ieri mattina a Napoli.“. Dunque, Clement Caraguel, ci ha lasciato una bella testimonianza dell’imbarco nella baia di Sapri sul vapore “Vittoria” che aveva già a bordo le truppe della brigata Sacchi e della sua brigata, la ex Nicotera, che imbarcatosi a Sapri, il giorno …. settembre 1860, dovettero fermarsi a Salerno e da Nocera proseguirono per Napoli dove arrivarono il giorno …. settembre 1860. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 103-104, in proposito scriveva che: “Dal 1° al 3 agosto tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia. Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro. La brigata da Palermo andò a Sapri per mare, poi a Salerno e il 10 settembre entrava in Napoli e partecipava alla battaglia del Volturno ove si distinse.”. In questo passaggio devo segnalare un errore di trascrizione perchè non si tratta del colonnello “Sprangaro” ma del colonnello “Spangaro”. Inoltre, credo che siano errate anche anche le due date perchè non si tratta di Agosto ma del 1 e 3 settembre 1860. Infatti credo che Giuseppe Maraldi avrebbe dovuto scrivere “Dal 1° al 3 settembre tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia.”. Maraldi scriveva pure che arrivati in Sicilia, a Palermo, i volontari della ex Castel Pucci, Giovanni “Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro”. Della brigata Spangaro (….) ha scritto Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 289-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; la terza giungeva a piedi da Spadafora, in provincia di Messina e solo l’otto settembre, a Lauria, seppe dell’arrivo di Garibaldi a Napoli. Da Sapri proseguì direttamente per Napoli. Il generale Gaetano Sacchi lascia memoria che a Lauria: etc…(45)…”. Dunque, Policicchio, sulla corta di non saprei quale autore scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. Etc…”, e aggiungeva che la brigata Spangaro: “….giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; etc…”. Dunque, Policicchio scriveva che la brigata Spangaro arrvava a Sapri proveniente da Palermo e da Sapri partì per Salerno il giorno 6 settembre 1860. Dunque, per partire il 6 da Sapri, dal suo porto, è probabile che il 5 settembre la brigata di Pietro Spangaro (la ex di Castel Pucci e del Nicotera, arrivati dal 1° al 3 settembre a Palermo, dove il Nicotera si era dimesso). Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, descrive la sosta a Lauria e poi a Lagonegro dandoci notizie molto interessanti. Fu a Lagonegro di sicuro il 7 settembre 1860. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 262, in proposito scriveva che: “Alle otto del mattino, domenica 9 settembre, entravamo a Napoli, quattordici giorni dopo il nostro sbarco in Calabria.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 266, in proposito scriveva che: “Noi (1) facemmo del nostro meglio per sfuggire ovazioni che ci fermavano ad ogni passo, ed io, stanco di essere abbracciato, tirato etc…”. Du Champ, a p. 266, nella nota (1) postillava: “(1) * Noi….cioè il gruppetto composto dal colonnello Spangaro, da Sander Teleky e dal Du Champ.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea Garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 159-160, in proposito scriveva: “Ma Salerno attendeva nuovi garibaldini. Pertanto, il giorno dopo, verso le ore 22,30, si videro comparire due battelli a vapore, che portavano la banda di Giovanni Nicotera composta quasi tutta di toscani (41) e di qualche milanese. Era questa una parte della nuova spedizione di ottomila volontari comandata da Luigi Pianciani, che, per desiderio del Bersani e dei mazziniani, avrebbe dovuto invadere gli Stati pontifici. Anch’essa, dopo essere stata complimentata dagli uomini più in vista, girò per la città cantando e gridando.”. Vi sono qui alcuni errori. Bersani è Bertani ed inoltre i volontari di Nicotera furono organizzati con i fondi raccolti dal Bertani ma furono opera del Nicotera stesso a Castel pucci in Toscana.
Jean Francois Clément Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, racconta della brigata Sacchi e dell’altra parte della sua brigata, che, proveniente da Rotonda, arrivò e restò a Sapri alcuni giorni prima di imbarcarsi sul piroscafo “Vittoria” per Napoli. Caraguel, a p. 175, ci parla dell’arrivo e della permanenza a Sapri, per alcuni giorni nei primi di Settembre e, in proposito scriveva: “On quitte les Calabres à Rotondo pour entrer dans la Basilicate. Un vapeur, la ‘Vittoria’, nous attendait à Sapri pour nous transporter à Salerne; il avait dejà à bor la division Sacchi. Etc…”, che tradotto significa: “Lasciamo la Calabria a Rotondo per entrare in Basilicata. A Sapri ci aspettava un piroscafo, il ‘Vittoria’, per trasportarci a Salerno; aveva già a bordo la divisione di Sacchi.“. Dunque, Clément Caraguel, ci ha lasciato una bella testimonianza dell’imbarco nella baia di Sapri sul vapore “Vittoria” che, era già a Sapri in attesa e che aveva a bordo le truppe della brigata Sacchi. A Sapri, infatti, li aspettava il piroscafo Vittoria, dove in seguito si imbarcarono il giorno 8 o 9 settembre 1860 per arrivare a Napoli. Dal testo di Caraguel, però, non si comprende bene quali fossero le date precise dell’arrivo a Sapri e dell’imbarco a Sapri per Napoli. Si comprende che tutta la faccenda accade solo dopo l’arrivo di Garibaldi a Napoli, ovvero in seguito al giorno 7 settembre 1860. Inoltre, dall’analisi del testo non si comprende bene quale fosse la brigata di Caraguel che arrivò da Rotonda a Sapri. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via di mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Dunque, il Mazziotti, cita la stessa notizia del Caraguel, a p. 175, ma, il Mazziotti, scriveva che “una porzione della brigata Spangaro giungeva a Sapri, pervia mare, da Palermo,il giorno 8”, riferendosi al giorno 8 settebre 1860. Caraguel agginge che, a Sapri, eran attesi dapircafo “Vittoria” per trasportarli a Salerno e aiungeva pure che sul “Vittoria” vi era già la brigata Sacchi. Dunque, di sicuroil contingente di Caraguel non era l brigata Sacchi. Mazziotti scriveva che era “una porzione della brigata Spangaro”. Prenndedo pe buona la notizia del Maziotti, il contingente a cui apparteneva Caraguel, la sua brigata, la ex Nicotera (la nuova brigata detta “Spangaro”), che imbarcatosi a Sapri, il giorno 8 settembre 1860, dovette fermarsi a Salerno e da Nocera proseguirono per Napoli dove arrivarono il giorno 9 settembre 1860. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, “Bibliografia”, a p. 420, in proposito scriveva che: “Caraguel = Caraguel (Clément) – Souvenirs et aventures d’un volontaire garibaldien. Paris, 1861. Reminescenze personali di un volontario francese della spedizione Medici. Buono per le geste della compagnia francese del De Flotte a Solano, lungo il percorso della Calabria e al Volturno.”. Da Wikipedia leggiamo che si fece conoscere anche con la pubblicazione, nel 1861, di Souvenirs et aventures d’un bénévole de Garibaldi, raccolti durante una delle spedizioni dei Mille. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 117, in proposito scriveva: “Fu lì che sbarcammo. I carabinieri genovesi e i bersaglieri sbarcarono per primi, al comando del generale Cosenz. Fu poi la volta della Beni-Croq-‘Poules e della compagnia inglese, unite sotto il comando di de Flotte.“, dunque, Caraguel si trovava con le brigate che dipendevano dal generale Cosenz che costituivano la 16° Divisione, a cui era unita la brigata di De Flotte. Da Wikipedia leggiamo che De Flotte, col grado di colonnello e al comando della Legione francese (da lui organizzata), agli ordini del generale Cosenz, nella notte tra il 21 e il 22 agosto 1860 effettuò, uno sbarco sulle spiagge di Favazzina; durante l’avanzata verso l’interno ci fu uno scontro con un reparto di cacciatori napoletani, presso Solano (piccolo villaggio attualmente suddiviso tra i comuni di Bagnara Calabra e Scilla), e qui il De Flotte «ardente patriota, intimo amico di Garibaldi e da questi amorosamente rimpianto» cade ucciso. Il Caraguel ne parla nel capitolo XVIII. Dunque, Clement Caraguel, ci ha lasciato una bella testimonianza dell’imbarco nella baia di Sapri sul vapore “Vittoria” che aveva già a bordo le truppe della brigata Sacchi e della sua brigata, la ex Nicotera, che imbarcatosi a Sapri, il giorno 8 settembre 1860, dovettero fermarsi a Salerno e da Nocera proseguirono per Napoli dove arrivarono il giorno 9 settembre 1860. Analizzandoperò le parole di Mazziotti, ho dei dubbi che si trattasse della brigata Spangaro perchè, mentre Mazziotti scriveva che era arrivata da Palermo a Sapri via mare, il Caraguel, invece, a p. 174 scriveva che prim di entrare in Basilicata, a Rotonda, la sua compagnia si trovava a “Mormanno”, che è un paese della Calabria non vicino al mare. Infatti, Caraguel racconta l’episodio di un volontario malato che incontrarono a Mormanno e che “fecero montare su un asino”, durante il tragitto per Rotonda. Dunque, da Rotonda, proseguirono il tragitto marciando fino a Paola, dove si imbarcarono per Sapri, Caraguel non lo dice, oppure marciarono fino a Lagonegro e scesero a Sapri, dove si imbarcarono sul Vittoria per Napoli. E’ questa colonna una parte della brigata Spangaro ? Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Il Mazziotti prosegue il suo racconto sulla scorta di Clement Caraguel ma ci parla del giorno 10 settembre in cui la brigata del Sacchi. Dunque, Mazziotti, sulla scorta di Caraguel scriveva pure che, la brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri, il giorno 10 settembre 1860 e da questo se ne deduce che la brigata del Caraguel arrivò a Sapri il giorno 10 settembre 1860 trovando già la brigata Sacchi. Dunque, se ne deduce che se la brigata Sacchi si trovava già sul piroscafo “Vittoria” e Mazziotti scriveva che “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10” se ne deduce che la brigata di Caraguel arrivò a Sapri anch’essa il giorno 10 settembre 1860. Dunque, a questo punto abbiamo una informazione in più e ci chiediamo quali erano le brigate che da Lagonegro arrivarono a Sapri il 10 settembre 1860 ?. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 134, in proposito scriveva: “Mentre tornavamo ai nostri alloggiamenti, scoppiò un violento temporale e la pioggia continuò a cadere per tutta la notte. Il generale Cosenz inviò il suo aiutante di campo, il signor Misky, un eccellente ufficiale che si era distinto nei combattimenti della giornata, a controllare se ci mancasse qualcosa e se tutto fosse in ordine.”. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 136, in proposito scriveva: “Il comando di Paugam, che sostituì de Flotte alla testa della compagnia.”. Caraguel, a p. 167, in proposito scriveva: “L’intera divisione Medici arrivò a Rogliano proprio mentre stavamo partendo.”. Dunque, Caraguel non apparteneva alla Divisione Medici. Caraguel ci parla anche di un suo amico che faceva parte dello Stato Maggiore del generale Milbitz. In Sicilia, Caraguel era con le compagnie del generale Medici con il quale era venuto. Infatti, Caraguel, a Patti ricevè l’ordine di raggiungere Patti (vedi p. 60 e ssg.). Caraguel aveva visto Garibaldi quando si trovava a bordo del Washington e aveva avuto il conforto della signorina Jessi White, che più volte cita. Si trova a Milazzo durante lo scontro. Testimonia dell’entrata a Messina della compagnia di Medici. Clement Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, a pp. 176-177 parlando della partenza da Sapri, all’alba dell’8 settembre 1860, per dirigersi a Salerno, in proposito scriveva che: “A ces mots il y eut comme une commotion électrique sur tout le navire . Les dormeurs les plus obstinés bondirent sur leurs jambes et un immense tonnerre d’applaudissement et de hourras accueillit cette nouvelle. L’équipage anglais répondit par le cri de Vive Garibaldi ! Le steamer hissa par trois fois ses couleurs et s’éloigna rapidement. Dans l’après-midi nous touchions à Salerne , mais l’ordre était venu de continuer notre route sur Naples , sans nous arrêter ; personne ne put descendre à terre. Salerne avait été prise peu de jour auparavant par le colonel Pear, sans coup férir ; tout s’était passé le plus galamment du monde . Voici comment : Pear , qui avait devancé sa troupe de quelques heures, arriva devant Salerne avec deux de ses officiers . Il portait une blouse noire et ceux- cides blouses rouges . Ce détail n’est pas indifférent. Que faire devant une place ennemie à moins qu’on ne la prenne ? Pear envoya un de ses compagnons en parlementaire à Salerne pour sommer la garnison de se rendre , faute de quoi on donnerait l’assaut , avec une armée de dix mille hommes. La marche prodigieuse de Garibaldi avait tourné toutes les têtes , et celle du gouverneur n’était pas plus solide que les autres . Dans son embarras , il demanda des ordres à Naples par le télégraphe. On lui répondit de prendre conseil des circonstances et de se rendre s’il ne croyait pas pouvoir tenir.”, che tradotto significa: “A queste parole ci fu una specie di scossa elettrica in tutta la nave. I dormienti più ostinati balzarono in piedi e un immenso tuono di applausi e acclamazioni accolse questa notizia. L’equipaggio inglese rispose al grido di “Viva Garibaldi!”. Il piroscafo issò tre volte la bandiera e si allontanò rapidamente. Nel pomeriggio toccammo Salerno, ma era giunto l’ordine di proseguire la rotta verso Napoli, senza fermarsi; nessuno era potuto scendere a terra. Salerno era stata presa pochi giorni prima dal colonnello Pear, senza che fosse stato sparato un colpo; tutto era accaduto nel modo più coraggioso del mondo. Ecco come: Pear, che era partito qualche ora prima delle sue truppe, arrivò al largo di Salerno con due dei suoi ufficiali. Indossava una blusa nera e loro bluse rosse. Questo particolare non è insignificante. Cosa si può fare di fronte a una roccaforte nemica se non la si prende? Pear mandò uno dei suoi compagni in parlamento a Salerno per intimare alla guarnigione di arrendersi, altrimenti sarebbe stato lanciato un assalto con un esercito di diecimila uomini. La prodigiosa marcia di Garibaldi si era trasformata la testa di tutti, e quella del governatore non era più solida delle altre. Nel suo imbarazzo, chiese ordini da Napoli per telegrafo. Gli fu detto di lasciarsi consigliare dalle circostanze e di arrendersi se non credeva di poter resistere.”.
Nell’8 settembre 1860, da Paola, due compagnie della Divisione COSENZ (Divisione XV), al comando del generale MILBITZ si imbarcarono per raggiungere il porto di Sapri
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri.”. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI Divisione di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Quali erano le due Compagnie del Cosenz che da Paola si erano imbarcate per Sapri ? Perchè Sirtori non le cita espressamente ? L’Agrati scriveva che le due Compagnie di Cosenz erano quelle “già distaccate ad Alta Fiumara”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 441-443, in proposito scriveva che: “La sera arrivarono i vapori e il Marini s’affrettò ad imbarcare quanta gente poté, avvetendo ad imbarco finito il Sirtori: “Paola, 11 settembre, ore 2,30 pom. Arrivati ieri sera in rada 6 vapori. Ho imbarcati i Battaglioni di Cosenz e la Divisione Bixio. Resta la Divisione Medici. Viveri a sufficienza.”. Il Marini però scriveva che da Paola le colonne del Cosenz si imbarcarono la sera del 10 settembe 1860. Da chi dipendeva la Brigata Milbitz ?. Clement Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, a Pp. 155-156, i proposito scriveva che: “La brigade Milbitz faisait partie de la division Cosenz . Dire l’histoire de ce brave général Milbitz, ce serait raconter l’agonie de la Pologne et les désastres de la France en 1815 , la campagne de Varsovie en 1831 , et les luttes héroïques de Garibaldi en 1848. Blessé, proscrit , le général Milbitz se réfugia en Grèce, où il vécut en donnant des leçons de mathémathiques jusqu’au jour où le premier cri d’indépendance retentit en Sicile. Il fut un des premiers qui débarquèrent à Marsala.”, che tradotto significa: “La Brigata Milbitz faceva parte della Divisione Cosenz. Raccontare la storia di questo coraggioso generale Milbitz significherebbe raccontare l’agonia della Polonia e i disastri della Francia nel 1815, la campagna di Varsavia del 1831 e le eroiche lotte di Garibaldi nel 1848. Ferito ed esiliato, il generale Milbitz si rifugiò in Grecia, dove visse impartendo lezioni di matematica fino al giorno in cui il primo grido d’indipendenza risuonò in Sicilia. Fu uno dei primi a sbarcare a Marsala.”. Inoltre, Caraguel a p. 156 aggiunge che: “……”. Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Il “Maggiore Generale de Milbitz” era comandante della 2° Brigata dello Stato Maggiore di Divisione della XVI Divisione di Enrico Cosenz con a capo il Maggiore Serafini. Dunque, la “Brigata Milbitz”, citata dal Sirtori era la 2° Brigata della XVI Divisione di Enrico Cosenz. La 2° Brigata della XVI° Divisione Cosenz era comandata dal Maggiore Generale De Milbitz. Da Wikipedia leggiamo che Aleksander Izenschmid, conte di Milbitz (Kuršėnai, 20 agosto 1800 – Torino, 17 giugno 1883) è stato un militare e patriota polacco. Appresa della spedizione dei Mille, partì per la Sicilia e, nel luglio 1860, a Palermo fu nominato da Garibaldi generale ispettore di tutto l’Esercito meridionale. Al comando della brigata “Milbitz” prese parte alla battaglia di Milazzo e durante la campagna napoletana, comandante della XVI Divisione, fu posto a difesa di Santa Maria di Capua durante la Battaglia del Volturno, nel corso della quale il 1º ottobre fu ferito. In un altro sito sul web leggiamo che Milbitz, nel 1859 rientrò in Italia, dove partito per la Sicilia fu subito nominato da Garibaldi generale ispettore di tutto l’esercito, al comando di una brigata a Milazzo e della 160° Divisione al Volturno. Enrico Fardella (….), un garibaldino volontario, fece parte della Brigata di A Izensmid Milbitz. Il Fardella attraversato lo stretto tra il 21 e 22 agosto e sbarcato sul continente, il Fardella proseguì la marcia senza gravi problemi. Sempre da Wikipedia alla voce “battaglia del Volturno” leggiamo che intanto si continuava a combattere con accanimento a Santa Maria Capua Vetere, dov’era ferito lo stesso generale Izenschmid Milbitz, sostituito da Enrico Fardella al comando della brigata, e si segnalava la presenza della cavalleria ungherese del maggiore Scheiter accorsa da Caserta insieme alla brigata Eber della riserva comandata da Türr. Alle ore 18 i borbonici furono costretti a ripiegare facendo ripristinare la linea garibaldina Santa Maria Capua Vetere-Sant’Angelo in Formis. Nel frattempo si combatteva pure sulle colline a est da Monte Tifata, a Monte Viro e a Castel Morrone, dove cadeva Pilade Bronzetti alla testa del 1º Battaglione Bersaglieri, che andò distrutto. Sulla Divisione del Cosenz, Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, a p. 301, in proposito scriveva che: “…la divisione Cosenz, comandata dal Milbitz, etc…”. Dunque, il generale Milbtz comandava la Divisione del Generale Cosenz. Da Wikipedia, alla voce “Esercito Meridionale” apprendiamo che la Divisione del generale Enrico Cosenz era composta da due Brigate ed una di esse era al comando del generale Milbitz.
| 16.a Divisione | Comandante | Luogot. Gen. Cosenz |
| Stato Maggiore di Divisione | Capo | Magg. Serafini |
| 1.a Brigata | Comandante | Colonn. Assanti |
| 2.a Brigata | Comandante | Magg. Gen. De Milbitz |
Nell’ 8 settembre 1860, a Sapri, una porzione della “Brigata MILBITZ” (Divisione Cosenz, XV Divisione), è in attesa di imbarcarsi per Napoli
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola. La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri. Etc…”. Dunque, Carlo Agrati scriveva che, da Lagonegro, il 9 settembre 1860, il Generale Sirtori comunicava a Garibaldi che: “Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola.”. Sirtori aggiungeva altre informazioni e scrivendo a Garibaldi che: “La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri. Etc…”. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che era arrivato nella notte a Lagonegro insieme alla brigata “Sacchi” ed al 1° battaglione “Albuzzi”. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che metà della Brigata Milbitz (….) era a Sapri, in attesa di imbarco per Napoli, e gli comunicava pure che l’altra metà della Milbitz si trovava ancora a Paola, ed in particolare a Paola era rimasta, insieme alla Divisione Medici che avrebbe dovuto partire ma come vedremo non ha potuto a causa del Bixio. Queste brigate facevano parte della Divisione Cosenz, che come abbiamo visto era con Garibaldi ed il 3 settembre sbarcò a Sapri. Lo conferma il maggiore Marini, comandante di Piazza a Paola che comunicò a Sirtori lo stato dell’arte a Paola. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 442, in proposito scriveva che, da Paola: “Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che “Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola.”.
Nel 9 e 10 settembre 1860, a Sapri, il rientro nel porto del piroscafo “BENVENUTO” (diretto a Salerno) che si imbatte in una tempesta, e poi la sua ripartenza per Salerno, nel racconto di un garibaldino
Emile Maison (….), Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a pp. 70-71 e ssg. trascriveva una lettera del 9 settembre 1860 e scriveva: “A six heures , nous parvenons à nous sauver; nous trouvons sur le rivage l’ancienne compagnie de Flotte, attendant son embarquement. A dix heures, le Benvenuto lève l’ancre, remorqué par un vapeur qui s’en va à Salerne.Il est une heure du matin, le vapeur nous abandonne à nos propres forces. Peu d’instants après , la mer devient grosse et le vent contraire . En un mot , nous essuyons une véritable tempête . Le drapeau d’alarme reste arboré toute la journée . Malgré cela nous ne recevons aucun secours . Enfin , ne sachant que faire , le capitaine se décide à retourner à Sapri, où nous arrivons vers neufheures du soir. A minuit nous repartons de Sapri avec un bon vent. Malheureusement les vents, comme « les destins et les flots, » sont changeants, si bien que la mer redevenant mauvaise et le vent contraire , nous voguons encore au hasard toute la journée . Vers les sept heures, l’Emma , le yacht d’Alexandre Dumas , passe à côté de notre bâtiment, filant dans la direction de Naples. Je l’acclame d’un vivat qui m’est immédiatement rendu ; puis l’un et l’autre bâtiment , en signe de salut , arborent pavillon , comme deux amis qui se tendent la main en se disant : Au revoir !“, che tradotto significa: “Sulla via del ritorno, siamo assaliti da una terribile tempesta; ci rifugiamo in un’antica torre romana e da lì contempliamo il grandioso spettacolo di una tempesta in mare. Alle sei riuscimmo a salvarci; trovammo la vecchia compagnia della Flotta sulla riva, in attesa di imbarcarci. Alle dieci, il Benvenuto levò l’ancora, trainato da un piroscafo diretto a Salerno. Era l’una del mattino, il piroscafo ci lasciò soli. Pochi istanti dopo, il mare si fece agitato e il vento contrario. In una parola, incontrammo una vera tempesta. La bandiera d’allarme rimase issata per tutto il giorno. Nonostante ciò, non ricevemmo alcun aiuto. Alla fine, non sapendo cosa fare, il capitano decise di tornare a Sapri, dove arrivammo verso le nove di sera. A mezzanotte lasciammo Sapri di nuovo con un buon vento. Purtroppo, i venti, come “destini e onde”, erano mutevoli, così che il mare si fece di nuovo agitato e il vento contrario, navigammo a caso per tutto il giorno. Verso le sette, l’Emma, lo yacht di Alexandre Dumas, passò accanto alla nostra nave, diretto a Napoli. Io esultai, che mi fu subito ricambiato; poi entrambe le navi, in segno di saluto, issarono le loro bandiere, come due amici che si tendono la mano e dicono: “Arrivederci!”.
Nel 9 settembre 1860, il colonnello RUSTOW e la sua Brigata MILANO, i primi ad arrivare a Napoli
Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 313, in proposito scriveva:“….Siccome presso Ariano trovavasi la brigata Bonanno e Türr da principio non aveva a sua disposizione che guardie nazionali , la brigata Milano, la quale non era entrata in Napoli che la mattina del 9 , dovette perciò rimettersi in marcia nelle ore pomeridiane dello stesso giorno. Essa portossi colla ferrovia a Nola e di là alla sera fino a Mugnano e Cardinale. Il 10 marciò ad Avellino; di là Türr coi bersaglieri ed un battaglione montato sui carri si spinse ancora fino a Denticane (Venticane) , mentre Rüstow cogli altri due battaglioni seguiva di riserva fino a Pratola.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a p. 314, in proposito scriveva:“A Napoli erano intanto arrivate fino dal pomeriggio del 9 altre truppe dell’ esercito italiano meridionale, dapprima singoli battaglioni del corpo di Rüstow, delle brigate Bologna e Parma, indi altri molti , anche di altri corpi e divisioni. I forti di Napoli si arresero gli uni dopo gli altri ed i loro presidii , parte si recarono liberi a Capua ed al Volturno, parte si dispersero. La città era in uno stato di festa permanente , piena di allegria e di giubilo.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Trieste, 1868, Vol. II, a p. 207, in proposito scriveva che: “Il Turr voltava allora con la sua brigata a compiere la reazione ad Ariano; onde toccò al Rustow con la brigata detta Milano d’entrar primo in Napoli. E di corto per la strada di ferro a poco per volta entrava in Napoli di notte, per ascondere sua luridezza; e alloggiava a Pizzofalcone, ov’erano ancora soldati nostri. Quei primi furon più che mille, il resto venne poi.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p.159, in proposito scriveva che: “VIII. Il Rustow insieme con la sua brigata Milano, giunto in Eboli il 7, ebbe ordine di trovarsi a Napoli per il giorno dopo. Ques’ordine non fu però osservato, perchè i volontari erano stanchi per le lunghe marce e per giunta mancavano i carri per trasportarli. Il Rustow pensò allora di mandare a Salerno un distaccamento della guardia nazionale di Eboli, per radunare quanti più carri e carrozze trovasse per via, su cui furono fatti salire tutti coloro che si sentivano più in grado di proseguire la marcia…..arrivò il 9 a Napoli.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 155 e ssg., in proposito scriveva che: “Un telegramma, diretto al Sindaco di Auletta e firmato dal Gen. Turr, spedito dal Fortino di Casaletto Spartano il 4 settembre, informava che sarebbero transitati, diretti a Salerno, 25.000 uomini, e bisognava procurare viveri e vettovaglie; in marcia di avvicinamento era anche la colonna di Rustow, e reparti del Battaglione “Lucania” sarebbero giunti l’8 settembre.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 163, in proposito scriveva che: “Lo Stato Maggiore avrebbe desiderato che, al momento dell’ingresso di Garibaldi in Napoli, vi si trovasse pronto un buon numero di garibaldini, perciò fu telegrafato subito al generale Gandini, comandante della brigata Milano, di partire presto da Eboli e di recarsi a Vietri etc…”. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 349, in proposito scrivea che: “Mentre Turr accorreva d’Auletta in seguito del Dittatore, per entrare con lui a Napoli, Rustow era arrivato ad Eboli il giorno 7 colla brigata Milano. Ivi ricevette a tarda sera l’ordine di andare a Napoli colla detta brigata, affinchè il Dittatore etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, parlando della battaglia di Reggio e del generale borbonico Gallotti, in proposito scriveva che: “…, mentre il generale Fabrizi, che aveva raccolto e concentrato nuove forze nel Cilento, le guidava fra il 7 e il 10 settembre a Salerno in varie colonne, rispettivamente comandante da valorosi patrioti: il Guardile, il Galloppo, il Curzio, il Magnone, il Passero, il De Dominicis.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 24, in proposito scriveva che: “Dopo alcune ore, si continuò la marcia verso Sala. Il giorno 6 ad Auletta, ove si vedevano ancora le traccie parlanti del terremoto del 1858. Il giorno 7 ad Eboli. Oramai ci trovavamo distanti una sola tappa dalla forte posizione di Salerno. Poteva la piccola brigata Milano osare di affrontarla ?. Si. Accadde l’impossibile ! La piccola forza imbarcata a Sapri, come di solito, era stata ingrandita dalla fama, la quale non curando molto gli zeri l’aveva fatta salire fino a 15 mila uomini. In verità noi avevamo appena altrettanto cartucce; ma Salerno fu abbandonata prima del nostro arrivo.”. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo “I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: “Rustow esegui perfettamente tali ordini, tagliò la via al generale Caldarelli, che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l’indusse a deporre le armi ; ed entrò la sera trionfante in Sala Consilina, pervenendo la dimane ad Eboli , ove fu raggiunto da Garibaldi , che con molta esultanza fu accolto dal popolo guidato da molti cittadini, che sin dall’anno primo congiuravano e tra questi erano: Santoro Vito, Melillo Vito, Selvaggio Nicola, Cavaliere Raffaele, Pisciotta Vincenzo, Postiglione Luigi, Sansimone Pasquale, Caputo Vincenzo, Principale Francesco, Scocozza Gerardo, Druella Vito , Sica Oraziantonio , Caniato Donato, Pintozzi Luigi , di Spagna Berniero, Bianco Vito, Nigro Leonardo ed altri. Pervenuta la notizia a Salerno che Garibaldi era arrivato ad Eboli, molti giovani delusero la vigilanza della polizia e partirono ver quella parte e abboccatisi col generale Turr, spedirono poi al sindaco il seguente telegramma. Etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea Garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 159-160, in proposito scriveva: “Il mattino dell’8 settembre giunse a Salerno la prima colonna di garibaldini formata da piemontesi milanesi e volontari, che, vestiti con camiciotto biancaccio e con giacca bruna, si schierarono innanzi all’Intendenza. Tra essi si scorgevano anche ragazzi su quindici e sedici anni. A mezzodì circa e per un’ora intera un gruppo di milanesi che formava l’avanguardia, unitosi alla Guardia Nazionale ed alla banda musicale e seguita dalla folla, percorse le vie della città, cantando inni patriottici e prorompendo in ovazioni a prò della libertà e di Garibaldi. Cessata la dimostrazione, quel gruppo di volontari decise di partire anch’esso per Napoli. Lasciò difatti Salerno alle ore 20 circa ?(40). Ma Salerno attendeva nuovi garibaldini. Pertanto, il giorno dopo, verso le ore 22,30, si videro comparire due battelli a vapore, che portavano la banda di Giovanni Nicotera composta quasi tutta di toscani (41) e di qualche milanese. Era questa una parte della nuova spedizione di ottomila volontari comandata da Luigi Pianciani, che, per desiderio del Bersani e dei mazziniani, avrebbe dovuto invadere gli Stati pontifici. Anch’essa, dopo essere stata complimentata dagli uomini più in vista, girò per la città cantando e gridando.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 443, in proposito scriveva che: “Così il Rustow narra l’episodio doloroso: “A Paola c’era il Governolo già carico della mia Brigata, quando Bixio pretese d’imbarcare anche le sue. D’Aste (il comandante della nave) gli mandò il guardiamarina Puliga a dire che non c’era più posto. Etc…”.
Nel 9 settembre 1860, a Lagonegro, il generale SIRTORI scriveva a Garibaldi per comunicargli notizie sulle truppe raccoltesi a Lagonegro e a Sapri
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, in proposito scriveva: “Intanto a Napoli giungevano rapidamente i diversi corpi dell’Esercito Meridionale, che liberi da ogni preoccupazine del nemico e con le navi a loro disposizione, sollecitavano la marcia. Dove quei corpi fossero, di preciso Garibldi non lo poteva sapere e ne aveva chiesto dopo il suo arrivo in Napoli al Sirtori, il quale a sua volta si spostava ogni giorno. Il 6 a Castrovillari, il 7 a Rotonda, l’8 a Lauria e a Lagonegro. Lo precedeva il Corte etc…”. Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. La truppa partirà oggi di qui per imbarcarsi per Napoli. La Brigata Assandri è a Rotonda: domani sarà quì. Due Brigate sono in marcia da Castrovillari a Rotonda. Orsini è a Cosenza col resto dell’artiglieria. Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola. La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri. Mille calabresi circa agli ordini di Pace son verso Sala. Qui si trovano altri 500 circa ed altri ancora a Lauria, a Castelluccio, a Spezzano a Cosenza. Stocco sta armando gente in Catanzaro e provincia. Si devono dirigere su Napoli queste masse o si devono sciogliere ? Attendo suoi ordini a Nicastro.”. Dunque, il generale Sirtori, arrivato l’8 settembre 1860 a Lagonegro, con il suo Stato Maggiore, rispondeva a Garibaldi che da Napoli gli chiedeva informazioni sulle truppe di volontari garibaldini che dovevano partire dai nostri luoghi e dovevano raggiungere la capitale, Napoli, in quanto Garibaldi ne aveva urgente necessità. Il generale Giuseppe Sirtori scrivendo il 9 settembre 1860 da Lagonegro a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Dunque, secondo le memorie di Gaetano Sacchi, il generale Sirtori arrivò a Lauria, dove egli si trovava con la sua brigata, alle 15,30 del pomeriggio insieme al suo Stato Maggiore e gli ordina di recarsi a Sapri per imbarcarsi. Dunque, il generale Sirtori, con un dispaccio del 9 settembre 1860 comunicava a Garibaldi, che egli era arrivato con il suo Stato Maggiore a Lagonegro, di notte, insieme alla Brigata Sacchi e con il 1° Battaglione “Albuzzi”. Sirtori comunicava a Garibaldi che la truppa si sarebbe imbarcata a Sapri per Napoli. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 441-442, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Ho riprodotto questo elenco perchè il lettore possa farsi un’idea delle difficoltà in cui si trovava il Sirtori per regolare l’avanzata di tanti corpi sparsi e ansiosi tutti di giungere a Napoli; senza contare, come ho già detto, le difficoltà di trasporto, a proposito dei quali successe a Paola un disgustoso incidente cui parecchi accennano, specialmente il Bandi ed il Rustow. Il Bixio etc…”. Agrati, a p. 444, in proposito aggiungeva: “Comunque, per terra o per mare e più o meno ordinate, le truppe avanzavano e le provincie ad una ad una riprendevano l’antica vita tranquilla. Il Corte da Sapri comunicava in data del 9 che ormai laggiù non restavano che i magazzini della Divisione Bertani.”. Ma ciò non corrisponde al vero, come vedremo perchè da Sapri partirono altre truppe fino al 14 settembre 1860. Agrati aggiunge pure: “Il Sirtori stesso riceveva a Lagonegro, il 9, l’ordine di sollecitare quanto possibile la sua marcia sulla capitale. Fra gli ultimi a partire fu il Medici che ancora il 14 era a Paola etc….Ultimo, quando già da parecchi giorni s’eran avute le prime scaramucce sul Volturno, arrivò da Messina il corpo del Dunne. Lo vediamo da questo telegramma del Cosenz, ministro della Guerra, diretto a Garibaldi a Caserta: “Napoli, 24 settembre 1860, ore 11,30 ant. E’ giunto Dunne con 1500 uomini etc…”.
Nel 9 settembre 1860, a Sapri, il Battaglione “CORRAO”, in attesa di potersi imbarcare per Napoli
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che il generale Sirtori, rispondendo a Garibaldi, nel dispaccio del 9 settembre 1860 gli comunicava che: “Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito scriveva pure che: “Nello stesso tempo procedevano direttamente per Napoli, dopo aver preso imbarco a Paola, le altre due brigate di Eber e di Corrao.”. Dunque, mentre l’Agrati scriveva che il battaglione Corrao si imbarcò da Paola per Napoli ma fece tappa a Sapri, il Cesari scrive che da Paola, il battaglione Corrao andò direttamente a Napoli. Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. I generali La Masa e Corrao erano comandanti della 6.a Brigata (aggregata alla 5.a Brigata) della 13° Divisione Stato Maggiore del Generale Turr. Del battaglione di Giovanni Corrao e del suo battaglione ha scritto Giuseppe Paolucci (….), nel suo “Giovanni Corrao e il suo battaglione alla battaglia di Milazzo”. Di Giovanni Corrao, ha scritto Giuseppe Paolucci (….), nel suo “Giovanni Corrao”, in “Archivio Storico Siciliano” 1900, anzi Paolucci Giuseppe, Giovanni Corrao e il suo battaglione alla battaglia di Milazzo, 1900.
Nel 9 settembre 1860, a Sapri, Clemente CORTE scriveva al generale Sirtori e comunicava che a Sapri le truppe erano tutte partite
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Comunque, per terra e per mare e più o meno ordinate, le truppe avanzavano e le provincie ad una ad una riprendevano l’antica via tranquilla. Il Corte da Sapri comunicava in data del 9 che ormai laggiù non restavano che i magazzini della Divisione Bertani.”. Ma ciò non corrisponde al vero, come vedremo perchè da Sapri partirono altre truppe fino al 14 settembre 1860.
Nel 9 settembre 1860, a Lagonegro, il generale Sirtori riceveva l’ordine di affrettare la marcia per Napoli
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Il Sirtori stesso riceveva a Lagonegro, il 9, l’ordine di sollecitare quanto possibile la sua marcia sulla capitale.”.
Nel 9 settembre 1860, a Salerno, l’arrivo di una porzione della “brigata SPANGARO” (ex NICOTERA), al comando di Pietro Spangaro
Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514 “Allegato II- Riassunto tabelle di marcia”, in proposito scriveva che: “BRIGATA SPANGARO: Luglio alla Villa di Castel Pucci in Formazione, 29 Agosto Livorno, 30 agosto Livorno, 31 agosto Livorno, 1° settembre Partenza, 2 settembre sul mare, 3 Settembre Palermo, 4-5-6 Partenza da Palermo, 8 settembre Sapri; 9 settembre Salerno, 10-11 Napoli etc…”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “Il 7 una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri dove arrivava alle 7. pom. e trovava ordine di continuare per Napoli, se non chè per mancanza carbone doveva a di 8 sbarcare a Salerno. Ivi si fermava qualche ora, e poi partiva per Nocera, da dove con la ferrovia arrivava a Napoli alle ore 9. Il giorno 8 il resto della stessa brigata partiva da Palermo direttamente da Napoli, e vi arrivava la mattina del 9, e riunita sul Largo S. Francesco di Paola, veniva passata in rivista dal Generale Dittatore, quindi si acqquartierava.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 170-171, parlando delle “marce e traversate di mare”, nella nota (1) descrive quelle della Brigata Spangaro ed in proposito scriveva che: “La Brigata Spangaro s’imbarcava il giorno 30 agosto in Livorno per Palermo…..Lo stesso giorno 3 (3 settembre 1860)…Nel medesimo giorno 3 (3 settembre 1860) la Brigata Spangaro sbarcava a Palermo……In questo stesso giorno (si riferisce al 5 settembre 1860), ….sbarcava a Palermo una frazione della Brigata Spangaro, la quale veniva passata in rivista dal comandante di Piazza…Il 7 una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri dove arrivava alle 7 pom., e trovava ordine di continuare per Napoli, se nonchè per mancanza di carbone doveva a di 8 sbarcare a Salerno. Ivi si fermava qualche ora, e poi ripartiva per Nocera, da dove con la ferrovia arrivava a Napoli la mattina del 9. Il giorno 8 il resto della stessa Brigata partiva da Palermo direttamente per Napoli, e vi arrivava la mattina del 9, che riunita a Largo S. Francesco di Paola, veniva passata in rivista dal Generale Dittatore, quindi si acquartierava.”. Dunque, riepilogando la marcia della Brigata Spangaro secondo ciò che scriveva il Pecorini-Manzoni, la “Brigata Spangaro”, si imbarcava a Livorno il giorno 30 agosto 1860 ed il 3 settembre 1860 sbarcava a Palermo. Il 5 settembre 1860, dopo due giorni, sbarcava a Palermo una porzione della Brigata Spangaro che veniva passata in rivista dal Comandante di Piazza. Giorno 7 settembre 1860, una porzione della Brigata Spangaro riparte da Palermo, viaggia per mare e sbarca a Sapri il giorno 7 settembre 1860 alle ore 19,00. Riparte da Sapri, diretta a Napoli, ma giorno 8 dovette sbarcare a Salerno. Arriverà a Napoli il giorno 9 settembre 1860. Il giorno 8 settembre 1860, un’altra porzione della Brigata Spangaro si imbarca per Napoli dove arrivava il giorno 9 settembre 1860. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri etc…”. Dunque, il Pecorini-Manzoni non ci parla del resto della brigata Spangaro che passò da Lagonegro. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via di mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 165, in proposito scriveva che: “Partita il I° e 3 settembre da Livorno, la brigata di Castel Pucci giunse a Palermo il 3 ed il 5; persistendo Nicotera nelle dimissioni, passò per ordini superiori sotto il comando del colonnello Spangaro. E, strana combinazione ! quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a …..Sapri ! Il 9 era a Salerno etc…”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 43, in proposito scriveva che: “Il 14 ottobre finalmente le brigate della divisione Eber, Spangaro (anteriormente Nicotera) e Milano, furono sollevate dagli avanposti e chiamate a Caserta.”. Dunque, Rustow scriveva che la brigata Spangaro “anteriormente” era detta brigata Nicotera. Dunque, il Rustow scriveva che la brigata Spangaro, in precedenza era detta “brigata Nicotera”. Sappiamo che una parte della brigata Spangaro arriverà l’8 settembre 1860 e ripartirà da Sapri per Napoli. La brigata Spangaro (una porzione di essa), il 7 settembre 1860, il giorno che Garibaldi entrò trionfante in Napoli, si trovava ancora a Lagonegro ed in partenza per Sala Consilina. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, descrive le soste a Sala e ad Auletta, dove si fermarono e dove giorni dopo la marcia proseguì. Dunque, Du Champ, a Sala Consilina, sulla strada consolare dovette rimettersi in carrozza e la truppa in marcia al comando del colonnello Pietro Spargaro. Sappiamo che una parte della brigata Spangaro arriverà l’8 settembre 1860 e ripartirà da Sapri per Napoli. L’altra parte della brigata Spangaro è quella del Du Champ, che, invece marciò sulla strada consolare arrivando a Lauria e a Lagonegro il 7 settembre e solo il 9 settembre arriverà a Napoli via terra. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 165, in proposito scriveva che: “Partita il I° e 3 settembre da Livorno, la brigata di Castel Pucci giunse a Palermo il 3 ed il 5; persistendo Nicotera nelle dimissioni, passò per ordini superiori sotto il comando del colonnello Spangaro. E, strana combinazione ! quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a …..Sapri ! Il 9 era a Salerno etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 160, riferendosi l giorno 9 settembre 1860, in proposito scriveva che: “VIII….Ma Salerno attendeva nuovi Garibaldini. Pertanto, il giorno dopo, verso le 22.30, si videro comparire due battelli a vapore, che portavano la banda di Giovanni Nicotera composta quasi tutta di toscani (41) e di qualche milanese. Era questa una parte della nuova spedizione di ottomila volontari comandata da Luigi Pianciani, che, per desiderio del Bersani e dei mazziniani, avrebbe dovuto invadere gli Stati pontifici.”. Qui c’è un errore perchè non è “Bersani” ma si tratta di Agostino Bertani. De Crescenzo scrivendo il giorno dopo si riferisce al 9 settembre 1860. De Crescenzo, a p. 160, nella nota (41) postillava: “(41) Il Nicotera era stato liberato il 3 giugno dalle carceri di Favignana con altri 127 prigionieri, e subito s’era dato ad organizzare un comitato liberale e la Gurdia Nazionale. Ora era stato mandato a preparare la nuova spedizione di volontari in Toscana. Riprenderà le armi nel ’66 e parteciperà alla campagna del Trentino, poi alla battaglia di Mentana. Etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, riferendosi a Salerno ed al giorno 9 Settembre 1860, a p. 160, in proposito scriveva che: “Pertanto il giorno dopo, verso le ore 22,30, si videro comparire due battelli a vapore, che portavano la banda di Giovanni Nicotera composta quasi tutta di toscani (41) e di qualche milanese. Era questa una parte della nuova spedizione di ottomila volontari comandata Luigi Pianciani, che, per desiderio del Bersani e dei mazziniani, avrebbe dovuto invadere gli Stati pontifici. Anch’essa, dopo essere stata complimentata dagli uomini più in vista, girò per la città cantando e gridando.”. De Crescenzo, a p. 160, nella nota (41) postillava: “(41) Il Nicotera era stato liberato il 3 giugno dalle carceri della Favignana con altri 127 prigionieri, e subito s’era dato ad organizzare un comitato liberale e la Guardia Nazionale. Ora era stato mandato a preparare la nuova spedizione di volontari in Toscana. Riprenderà le armi nel ’66 e parteciperà alla campagna del Trentino, poi alla battaglia di Mentana. Nel 1876-77 e nel 1891-92 sarà ministro dell’Interno, poi si ritirerà dalla politica militante.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 289-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; etc…”.
Nel 9 settembre 1860, a Sapri, una porzione della “brigata MILBITZ” (16° Divisione Cosenz), al comando di …………….., è in attesa di imbarcarsi per raggiungere Napoli
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi……Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier Etc…”. Dunque, Carlo Agrati scriveva che, da Lagonegro, il 9 settembre 1860, il Generale Sirtori comunicava a Garibaldi che: “Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola.”. Sirtori aggiungeva altre informazioni e scrivendo a Garibaldi che: “La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri. Etc…”. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che metà della Brigata Milbitz (….) era a Sapri, in attesa di imbarco per Napoli, e gli comunicava pure che l’altra metà della Milbitz si trovava ancora a Paola, ed in particolare a Paola era rimasta, insieme alla Divisione Medici che avrebbe dovuto partire ma come vedremo non ha potuto a causa del Bixio, la Fardella, Laugier e Palizzolo. Queste brigate facevano parte della Divisione Cosenz, che come abbiamo visto era con Garibaldi ed il 3 settembre sbarcò a Gapri. Lo conferma il maggiore Marini, comandante di Piazza a Paola che comunicò a Sirtori lo stato dell’arte a Paola. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 442, in proposito scriveva che, da Paola: “Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che “Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola.”. Da chi dipendeva la Brigata Milbitz ?. Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Il “Maggiore Generale de Milbitz” era comandante della 2° Brigata dello Stato Maggiore di Divisione della XVI Divisione di Enrico Cosenz con a capo il Maggiore Serafini. Dunque, la “Brigata Milbitz”, citata dal Sirtori era la 2° Brigata della XVI Divisione di Enrico Cosenz. Da Wikipedia leggiamo che Aleksander Izenschmid, conte di Milbitz (Kuršėnai, 20 agosto 1800 – Torino, 17 giugno 1883) è stato un militare e patriota polacco. Appresa della spedizione dei Mille, partì per la Sicilia e, nel luglio 1860, a Palermo fu nominato da Garibaldi generale ispettore di tutto l’Esercito meridionale. Al comando della brigata “Milbitz” prese parte alla battaglia di Milazzo e durante la campagna napoletana, comandante della XVI Divisione, fu posto a difesa di Santa Maria di Capua durante la Battaglia del Volturno, nel corso della quale il 1º ottobre fu ferito. In un altro sito sul web leggiamo che Milbitz, nel 1859 rientrò in Italia, dove partito per la Sicilia fu subito nominato da Garibaldi generale ispettore di tutto l’esercito, al comando di una brigata a Milazzo e della 160° Divisione al Volturno. Enrico Fardella (….), un garibaldino volontario, fece parte della Brigata di A Izensmid Milbitz. Il Fardella attraversato lo stretto tra il 21 e 22 agosto e sbarcato sul continente, il Fardella proseguì la marcia senza gravi problemi.
Jean Francois Clément Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, racconta della brigata Sacchi e dell’altra parte della sua brigata, che, proveniente da Rotonda, arrivò e restò a Sapri alcuni giorni prima di imbarcarsi sul piroscafo “Vittoria” per Napoli. Caraguel, a p. 175, ci parla dell’arrivo e della permanenza a Sapri, per alcuni giorni nei primi di Settembre e, in proposito scriveva: “On quitte les Calabres à Rotondo pour entrer dans la Basilicate. Un vapeur, la ‘Vittoria’, nous attendait à Sapri pour nous transporter à Salerne; il avait dejà à bor la division Sacchi. Etc…”, che tradotto significa: “Lasciamo la Calabria a Rotondo per entrare in Basilicata. A Sapri ci aspettava un piroscafo, il ‘Vittoria’, per trasportarci a Salerno; aveva già a bordo la divisione di Sacchi.“. Dunque, Clément Caraguel, ci ha lasciato una bella testimonianza dell’imbarco nella baia di Sapri sul vapore “Vittoria” che, era già a Sapri in attesa e che aveva a bordo le truppe della brigata Sacchi. A Sapri, infatti, li aspettava il piroscafo Vittoria, dove in seguito si imbarcarono il giorno 8 o 9 settembre 1860 per arrivare a Napoli. Dal testo di Caraguel, però, non si comprende bene quali fossero le date precise dell’arrivo a Sapri e dell’imbarco a Sapri per Napoli. Si comprende che tutta la faccenda accade solo dopo l’arrivo di Garibaldi a Napoli, ovvero in seguito al giorno 7 settembre 1860. Inoltre, dall’analisi del testo non si comprende bene quale fosse la brigata di Caraguel che arrivò da Rotonda a Sapri. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via di mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Dunque, il Mazziotti, cita la stessa notizia del Caraguel, a p. 175, ma, il Mazziotti, scriveva che “una porzione della brigata Spangaro giungeva a Sapri, pervia mare, da Palermo,il giorno 8”, riferendosi al giorno 8 settebre 1860. Caraguel agginge che, a Sapri, eran attesi dapircafo “Vittoria” per trasportarli a Salerno e aiungeva pure che sul “Vittoria” vi era già la brigata Sacchi. Dunque, di sicuroil contingente di Caraguel non era l brigata Sacchi. Mazziotti scriveva che era “una porzione della brigata Spangaro”. Prenndedo pe buona la notizia del Maziotti, il contingente a cui apparteneva Caraguel, la sua brigata, la ex Nicotera (la nuova brigata detta “Spangaro”), che imbarcatosi a Sapri, il giorno 8 settembre 1860, dovette fermarsi a Salerno e da Nocera proseguirono per Napoli dove arrivarono il giorno 9 settembre 1860. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, “Bibliografia”, a p. 420, in proposito scriveva che: “Caraguel = Caraguel (Clément) – Souvenirs et aventures d’un volontaire garibaldien. Paris, 1861. Reminescenze personali di un volontario francese della spedizione Medici. Buono per le geste della compagnia francese del De Flotte a Solano, lungo il percorso della Calabria e al Volturno.”. Da Wikipedia leggiamo che si fece conoscere anche con la pubblicazione, nel 1861, di Souvenirs et aventures d’un bénévole de Garibaldi, raccolti durante una delle spedizioni dei Mille. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 117, in proposito scriveva: “Fu lì che sbarcammo. I carabinieri genovesi e i bersaglieri sbarcarono per primi, al comando del generale Cosenz. Fu poi la volta della Beni-Croq-‘Poules e della compagnia inglese, unite sotto il comando di de Flotte.“, dunque, Caraguel si trovava con le brigate che dipendevano dal generale Cosenz che costituivano la 16° Divisione, a cui era unita la brigata di De Flotte. Da Wikipedia leggiamo che De Flotte, col grado di colonnello e al comando della Legione francese (da lui organizzata), agli ordini del generale Cosenz, nella notte tra il 21 e il 22 agosto 1860 effettuò, uno sbarco sulle spiagge di Favazzina; durante l’avanzata verso l’interno ci fu uno scontro con un reparto di cacciatori napoletani, presso Solano (piccolo villaggio attualmente suddiviso tra i comuni di Bagnara Calabra e Scilla), e qui il De Flotte «ardente patriota, intimo amico di Garibaldi e da questi amorosamente rimpianto» cade ucciso. Il Caraguel ne parla nel capitolo XVIII. Dunque, Clement Caraguel, ci ha lasciato una bella testimonianza dell’imbarco nella baia di Sapri sul vapore “Vittoria” che aveva già a bordo le truppe della brigata Sacchi e della sua brigata, la ex Nicotera, che imbarcatosi a Sapri, il giorno 8 settembre 1860, dovettero fermarsi a Salerno e da Nocera proseguirono per Napoli dove arrivarono il giorno 9 settembre 1860. Analizzandoperò le parole di Mazziotti, ho dei dubbi che si trattasse della brigata Spangaro perchè, mentre Mazziotti scriveva che era arrivata da Palermo a Sapri via mare, il Caraguel, invece, a p. 174 scriveva che prim di entrare in Basilicata, a Rotonda, la sua compagnia si trovava a “Mormanno”, che è un paese della Calabria non vicino al mare. Infatti, Caraguel racconta l’episodio di un volontario malato che incontrarono a Mormanno e che “fecero montare su un asino”, durante il tragitto per Rotonda. Dunque, da Rotonda, proseguirono il tragitto marciando fino a Paola, dove si imbarcarono per Sapri, Caraguel non lo dice, oppure marciarono fino a Lagonegro e scesero a Sapri, dove si imbarcarono sul Vittoria per Napoli. E’ questa colonna una parte della brigata Spangaro ? Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Il Mazziotti prosegue il suo racconto sulla scorta di Clement Caraguel ma ci parla del giorno 10 settembre in cui la brigata del Sacchi. Dunque, Mazziotti, sulla scorta di Caraguel scriveva pure che, la brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri, il giorno 10 settembre 1860 e da questo se ne deduce che la brigata del Caraguel arrivò a Sapri il giorno 10 settembre 1860 trovando già la brigata Sacchi. Dunque, se ne deduce che se la brigata Sacchi si trovava già sul piroscafo “Vittoria” e Mazziotti scriveva che “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10” se ne deduce che la brigata di Caraguel arrivò a Sapri anch’essa il giorno 10 settembre 1860. Dunque, a questo punto abbiamo una informazione in più e ci chiediamo quali erano le brigate che da Lagonegro arrivarono a Sapri il 10 settembre 1860 ?. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 134, in proposito scriveva: “Mentre tornavamo ai nostri alloggiamenti, scoppiò un violento temporale e la pioggia continuò a cadere per tutta la notte. Il generale Cosenz inviò il suo aiutante di campo, il signor Misky, un eccellente ufficiale che si era distinto nei combattimenti della giornata, a controllare se ci mancasse qualcosa e se tutto fosse in ordine.”. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 136, in proposito scriveva: “Il comando di Paugam, che sostituì de Flotte alla testa della compagnia.”. Caraguel, a p. 167, in proposito scriveva: “L’intera divisione Medici arrivò a Rogliano proprio mentre stavamo partendo.”. Dunque, Caraguel non apparteneva alla Divisione Medici. Caraguel ci parla anche di un suo amico che faceva parte dello Stato Maggiore del generale Milbitz. In Sicilia, Caraguel era con le compagnie del generale Medici con il quale era venuto. Infatti, Caraguel, a Patti ricevè l’ordine di raggiungere Patti (vedi p. 60 e ssg.). Caraguel aveva visto Garibaldi quando si trovava a bordo del Washington e aveva avuto il conforto della signorina Jessi White, che più volte cita. Si trova a Milazzo durante lo scontro. Testimonia dell’entrata a Messina della compagnia di Medici. Clement Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, a pp. 176-177 parlando della partenza da Sapri, all’alba dell’8 settembre 1860, per dirigersi a Salerno, in proposito scriveva che: “A ces mots il y eut comme une commotion électrique sur tout le navire . Les dormeurs les plus obstinés bondirent sur leurs jambes et un immense tonnerre d’applaudissement et de hourras accueillit cette nouvelle. L’équipage anglais répondit par le cri de Vive Garibaldi ! Le steamer hissa par trois fois ses couleurs et s’éloigna rapidement. Dans l’après-midi nous touchions à Salerne , mais l’ordre était venu de continuer notre route sur Naples , sans nous arrêter ; personne ne put descendre à terre. Salerne avait été prise peu de jour auparavant par le colonel Pear, sans coup férir ; tout s’était passé le plus galamment du monde . Voici comment : Pear , qui avait devancé sa troupe de quelques heures , arriva devant Salerne avec deux de ses officiers . Il portait une blouse noire et ceux- cides blouses rouges . Ce détail n’est pas indifférent. Que faire devant une place ennemie à moins qu’on ne la prenne ? Pear envoya un de ses compagnons en parlementaire à Salerne pour sommer la garnison de se rendre , faute de quoi on donnerait l’assaut , avec une armée de dix mille hommes. La marche prodigieuse de Garibaldi avait tourné toutes les têtes , et celle du gouverneur n’était pas plus solide que les autres . Dans son embarras , il demanda des ordres à Naples par le télégraphe. On lui répondit de prendre conseil des circonstances et de se rendre s’il ne croyait pas pouvoir tenir.”, che tradotto significa: “A queste parole ci fu una specie di scossa elettrica in tutta la nave. I dormienti più ostinati balzarono in piedi e un immenso tuono di applausi e acclamazioni accolse questa notizia. L’equipaggio inglese rispose al grido di “Viva Garibaldi!”. Il piroscafo issò tre volte la bandiera e si allontanò rapidamente. Nel pomeriggio toccammo Salerno, ma era giunto l’ordine di proseguire la rotta verso Napoli, senza fermarsi; nessuno era potuto scendere a terra. Etc…”.
ALTRI ARRIVI A PAOLA
Nel 9 settembre 1860, a Paola, l’arrivo della Divisione BIXIO (18° Divisione) ed il litigio tra il generale Nino Bixio ed alcuni soldati della Divisione Medici per imbarcarsi lui e la sua Divisione sul “Governolo” che aveva a bordo gli uomini della Divisione Medici
Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 60, in proposito scriveva: “Imbarco delle truppe a Paola. La prepotenza di N. Bixio e le incertezze di G. Sirtori….etc…”. Il nipote di Nicostrato Castellini, Gualtiero (….), traendo dal suo Dario scriveva della Divisione Medici che era già arrivata a Paola dove attendeva piroscafi per la partenza che li portasse a Napoli. Castellini, sulla scorta del Bandi (….) cita anche l’episodio del Bixio, che irritato ebbe un brutto diverbio con alcuni soldati della Divisione di Medici che già erano a Paola. Castellini, a pp. 61-62, in proposito aggiungeva: “9 settembre— Si distribuisce il vestiario: al battaglione Menotti (1) diedero cappelli alla calabrese „. “10 settembre — La divisione Bixio s’imbarca su cinque vapori napoletani. Non potendo compiere regolarmente l’imbarco, sulla sera vedo Bixio sciogliere il braccio offeso, saltare sulla scala dell’Elettrico, prendere un fucile al primo soldato che si presenta e dar calciate a sinistra ed a destra. Dopo mi si riferì che uccise un milite ed altro ne ferì, e di più — a bordo — diede altre molte bastonate. Cosa vergognosa in un generale! (2).”. Castellini, a pp. 61-62, nella nota (1) postillava: “(1) Il battaglione di Menotti Garibaldi apparteneva alla neo formata 18a divisione Bixio.”. Castellini, a p. 61, nella nota (2) postillava: “(2) Il Bandi dice che il Bixio giunse di corsa alla spiaggia co’ suoi e di fronte al Medici che doveva imbarcarsi esclamò: — Io partii primo da Genova: non voglio che chi partì dopo, mi preceda a Napoli. E l’ottimo Medici cedette prò botto pacis. Alle quindici Bixio saltò su l’Elettrico per potervi stipare i soldati che gli pareva stessero troppo comodi. Gridando “carogne tutti„ sciolse il braccio — feritogli a Reggio da un garibaldino malaccorto — e con una carabina menò calci a tutti “ come battesse le spighe del grano col correggiato sull’aia„. Massacrò alcuni volontari stranieri, e i loro compatrioti ed il Dezza e il doloroso incidente fu chiuso. La scena quindi non accadde sul Governolo (che era una corvetta sarda), come fu detto da alcuno, ma su l’Elettrico, come dice il Castellini e come conferma il Bandi.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”.”, ed. Laterza, Bari, 1940, nel capitolo: “La campagna del 1860”, ecc…, a pp. 199-200 e ssg., riserendosi al generale Sirtori, in proposito scriveva che: “….un ben arduo compito, che il Sirtori, pur non tendo evitare qualche doloroso incidente – valga per tutti quello fra il Bixio ed il Medici a Paola….”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 441-443, in proposito scriveva che: “Ho riprodotto questo elenco perchè il lettore possa farsi un’idea delle difficoltà in cui si trovava il Sirtori per regolare l’avanzata di tanti corpi sparsi e ansiosi tutti di giungere a Napoli; senza contare, come ho già detto, le difficoltà di trasporto, a proposito dei quali successe a Paola un disgustoso incidente cui parecchi accennano, specialmente il Bandi ed il Rustow. Il Bixio a Cosenza – dove tra l’altro aveva reso omaggio alla memoria dei fratelli Bandiera con una visita al vallone di Rovito, il luogo della loro fucilazione nel ’44 – aveva ricevuto il giorno 8, da Cosenz a nome del Dittatore, l’ordine di portarsi con la sua Divisione a Paola, dove, a quanto gli era stato detto, avrebbe trovato vapori per Napoli. Alle 6 pom. del giorno stesso, infatti, si metteva in marcia per Rogliano coi suoi 4 mila uomini – è il Bixio stesso che indica tale cifra – e ne dava comunicazione al Sirtori in Lagonegro. Il quale Sirtori aveva già disposto che a Paola andasse il Medici e questi era già sul posto, sicché prevedeva che i mezzi di trasporto anche per il Bixio non ci sarebbero stati. Forse a scanso di responsabilità dice ben chiaro nella sua lettera a Garibaldi che il Bixio marciava non per suo ordine ma “per ordine direttamente ricevuto da costà”. Il fatto è che, il 9 settembre, non appena giunse a Paola, precedendo di poche ore i suoi, il Bixio si affrettò a telegrafare al Sirtori che: “….in seguito all’ordine di Cosenz la mia Divisione sta per arrivare qui, Medici pure è a Paola. Tempo brutto: non so se potremo imbarcarci. Qui ci troveremo 4500 uomini della mia Divisione, più Medici con la sua e con parte di quella di Cosenz, ciò che è molto.”. Veramente due giorni prima aveva detto che i suoi eran 4000 soltanto; in ogni modo, i suoi con quelli di Medici e con la Brigata della Divisione Cosenz erano per Paola non soltanto molti, ma troppi. Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. Per quel che si è visto possiamo attribuire la prima colpa di tale situazione al Cosenz e, poiché questi aveva ordinato al Bixio d’andare a Paola in nome di Garibaldi, al Dittatore stesso, il quale pare che non avrebbe dovuto dare ordini diretti senza prima intendersi col suo Capo di Stato maggiore, a cui solo spettava di dirigere l’avanzata delle truppe. La sera arrivarono i vapori e il Marini s’affrettò ad imbarcare quanta gente poté, avvetendo ad imbarco finito il Sirtori: “Paola, 11 settembre, ore 2,30 pom. Arrivati ieri sera in rada 6 vapori. Ho imbarcati i Battaglioni di Cosenz e la Divisione Bixio. Resta la Divisione Medici. Viveri a sufficienza.”. Ma da questo telegramma non appare nulla di quanto era successo. Il Bixio aveva voluto imbarcarsi prima del Medici, dicendo ch’egli era venuto assai prima di lui in Sicilia. Invano gli si era osservato che già da qualche giorno il Medici attendeva in Paola di potersi imbarcare; egli non aveva intender ragioni ed il Medici, pro bono pacis, aveva ceduto. Senonché, ad un certo punto qualcuno aveva detto al Bixio che una parte dei suoi avrebbe dovuto restare a terra, poiché sui vapori, già zeppi, non c’era più posto. Allora egli era stato preso da uno di quei suoi eccessi di furia, nei quali realmente perdeva completamente l’uso della ragione….Il Bandi conferma il racconto e dà altri particolari. Il Bixio era salito a bordo furioso e vedendo il ponte ingombro di gente sdraiata e sonnacchiosa – eran i soldati della Compagnia del Wolf, quasi tutti tedeschi disertori – la sua furia s’era accresciuta sino a divenir ferocia. Etc…menava colpi all’impazzata gli erano saltati addosso, tanto che se non accorrevano quelli di cui parla il Rustow, il Bixio avrebbe pagato assai caro quell’eccesso di pazzia. Molti furono i feriti e parecchi gravemente; qualcuno, anche, purtroppo morì. Dice il Bandi che poi al Bixio non se ne fece tutta la colpa che meritava, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 443, in proposito scriveva che: “Il Bandi conferma il racconto e dà altri particolari.”. Infatti, Giuseppe Bandi (…), nel suo “I Mille”, (con prefazione di Stefano Canzio), ed. Vie Nuove, 19…., a p. 197, in proposito scriveva che: ” Ferdinando Eber (1825-1885) ….Garibaldi lo promosse colonnello brigatiere della divisione Turr.”. Bandi racconta dell’arrivo di Bixio e Medici e delle loro Brigate insieme a Eber a Paola. Giuseppe Bandi (…), nel suo “I Mille”, (con prefazione di Stefano Canzio), ed. Vie Nuove, 19…., a pp. 192-195, in proposito scriveva che: “XI. Stando in Cosenza, avevo udito l’annunzio del miracoloso ingresso del dittatore in Napoli, e a me tardava raggiungerlo, per ripigliare presso di lui il posto che avevo lasciato per accompagnarmi col colonnello Malenchini. Troppo tempo però ci voleva per giungere a Napoli per via di terra; sicchè domandai a Bixio qual fosse il porto più vicino nel quale avrei trovato modo di imarcarmi. Bixio mi disse che andassi con lui a Paola, e che colà mi imbarcherei prontamente con la sua divisione perchè nel dì venturo, tre legni a vapore dovevano giungere in porto, per toglierla a bordo e trasportarla a Napoli. Mi posi, dunque, in cammino, insieme alla sua gente, etc…Cavalcavo accanto a Menotti, etc….Giungemmo al villaggio di Santa Fele, che siede sopra un breve altipiano……Etc…M’accorsi allora che Bixio aveva in animo di giungere colla sua divisione a Paola innanzi che vi giungessero le truppe che, durante la notte, avevano marciato dinanzi a noi. Curioso di vedere come sarebbe finita quella gara, spronai il cavallo e raggiunsi certi battaglioni di Cosenz, che andavano marciando alla distanza di un miglio o poco più, comandati dal colonnello Fardella (38). Trottai ancora qualche tempo e mi trovai ancora in mezzo ad un reggimento di Medici. Giunto che fui in Paola, vidi nella rada il ‘Governolo’, corvetta della marina sarda, e tre grossi piroscafi da trasporto, e vidi che i soldati di Medici avevano già trasportato sulla spiaggia i bagagli, e si disponevano a cominciarne l’imbarco. Sulla spiaggia erano due ufficiali dello stato maggiore generale, lasciati quivi dal Sirtori per vegliare l’imbarco delle truppe, con ordine espresso che la divisione Medici s’imbarcasse per la prima; e c’era il capitano Andrea Fossi, che i miei lettori già conoscono, e che fu il timoniere del ‘Piemonte’, nella traversata da Genova a Marsala. A una cert’ora, Bixio che colle sue genti era passato di corsa in mezzo ai battaglioni di Cosenz e a una parte della divisione Medici, giunse in Paola; e recatosi sulla spiaggia, e veduto che Medici etc…”. Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 411, in proposito scriveva che: “Sirtori è in Cosenza col Quartier generale: Medici, Bixio, Eber, tutti generali garibaldini seguono velocemente sulle strade di Calabria. Più degli altri impaziente è il Bixio. Narra il Dezza ch’egli vorrebbe dai volontari anche quello che il loro fisico non può dare. Sulla strada di Rogliano per stimolarli ricorre persino alle piattonate che distribuisce senza misericordia. I poveretti, affranti per il caldo, la sete, la fatica si lamentavano tanto che ad un certo punto il Dezza interviene ed intercede per loro. Non l’avesse mai fatto! Il Bixio si volge a lui con la sciabola sguainata e gli spinge addosso il cavallo. Il Dezza, anch’egli a cavallo, è costretto a fare un salto indietro ed a sguainare la sua. I due uomini sono di fronte in mezzo alla strada, tra i soldati atterriti. E’ un attimo. Il Bixio sembra rinsavire d’un tratto, gira il cavallo e via di galoppo imprecando e, per ripetere la frase del Bandi, “bestemmiando in tutti i dialetti d’Italia”(1).”. Agrati, a p. 411, nella nota (1) postillava: “(1) Memorie inedite di G. Drezza.”. Agrati in questo passaggio cita tre testi: quello di Dezza e quello del Canzio e quello del Bandi (….). Il testo del Stefano Canzio (….), genero di Garibaldi è il suo manoscritto consegnato a Treveljan nel 1908. Si tratta di: “Ragguaglio scritto a macchina dell’incontro di Vittorio Emanuele e Garibaldi”. L’Agrati, invece a p. 617 ci parla di “Canzio Stefano, Diario, manoscritto con schizzi (già pubblicato da M. Menghini), al Museo del Risorgimento di Milano.”. Agrati cita il Canzio ed in particolare il suo “Diario”, che fu pubblicato da Mario Menghini (….), nel suo “La Spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli”. Sul suo Diario, sulla Treccani on-line leggiamo che sulla campagna ebbe l’incarico di inviare delle corrispondenze informative al Movimento di Genova: sembra anche che abbia tenuto un diario, che, rimasto segreto, secondo il Morando, sarebbe stato consegnato dalla vedova a L. D. Vassallo e da questo a G. D’Annunzio. Si veda Morando F.E., Ritratto di Stefano Canzio, in camicia rossa. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 239, in proposito scriveva che: “L’ultima divisione con il Medici raggiunse Napoli il 15 settembre e i giorni successivi. A Paola in un litigio sorto a proposito del diritto di precedenza nel montare a bordo, Nino Bixio aveva rotto la testa a più d’un compagno con il calcio di un fucile, il che non gli aveva impedito poi di pentirsi come sempre della sua furia selvaggia e di stringere amicizia con le vittime che aveva quasi mandate all’altro mondo (2).“. Dobelli, a p. 239, nella nota (2) postillava: “(2) Turr, Div., 178-180, 514-515, e carta; Castellini, 61-64; Bandi, 279-282; Adamoli, 153-155.”. Dobelli citava l’Adamoli. Infatti, di Bixio, arrivato a Cosenza molto tempo dopo, scrive Giulio Adamoli (….), nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 153-154, in proposito , scriveva che: “I miei commilitoni, il giorno dopo, rivolto un saluto reverente alle tombe dei fratelli Bandiera fucilati in Cosenza nel 1844 , proseguirono alla volta di Paola, donde, sui vapori a loro destinati , sarebbero senza intoppi pervenuti a Napoli, se la sorte non avesse loro gettato innanzi il generale Bixio, con quel suo carattere indiavolato. Il Bixio aveva già, su la marina di Paola, commesso un atto di prepotenza, mandando il suo maggiore, Menotti Garibaldi, a impossessarsi de’ piroscafi assegnati alle truppe del Medici, e senz’altro imbarcando su essi la sua brigata. Siffatta esorbitanza aveva provocato da parte del Medici una vera esplosione di risentimento, e ne era seguito , fra’ due comandanti , un diverbio vivacissimo . Composta, non so poi come , la lite col Medici, Bixio fece allora intimare agli ufficiali del Governolo, che aveva già a bordo la mia brigata, di prender su anche le sue compagnie. Il comandante D’Aste gli rimandò il guardiamarina Puliga, quello stesso che presta ancora tanto onoratamente servigio come capitano di vascello ; e questi , presentatosi al Bixio , gli spiegò come sul Governolo non ci fosse più posto.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri. Etc…”. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che la Divisione Medici era a Paola in attesa di imbarcarsi per Napoli. Ma poi, come vedremo in seguito essa non riuscirà ad imbarcarsi per Napoli per un litigio e la prepotenza di Nino Bixio. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che metà della Brigata Milbitz (….) era a Sapri, in attesa di imbarco per Napoli, e gli comunicava pure che l’altra metà della Milbitz si trovava ancora a Paola, ed in particolare a Paola era rimasta, insieme alla Divisione Medici che avrebbe dovuto partire ma come vedremo non ha potuto a causa del Bixio. Lo conferma il maggiore Marini, comandante di Piazza a Paola che comunicò a Sirtori lo stato dell’arte a Paola. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 442, in proposito scriveva che, da Paola: “Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. In quella occasione il Sirtori ebbe un dissidio con il Bixio che volle imbarcarsi prima del Medici. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 443, in proposito scriveva che: “Così il Rustow narra l’episodio doloroso: “A Paola c’era il Governolo già carico della mia Brigata, quando Bixio pretese d’imbarcare anche le sue. D’Aste (il comandante della nave) gli mandò il guardiamarina Puliga a dire che non c’era più posto. Etc…”. Non so come abbia fatto il Rustow a narrare l’episodio del Bixio che a Paola va su tutte le furie contro i volontari della Divisione Medici. A me sembra strano, perchè Rustow non si trovava a Paola il giorno 9 settembre 1860, ma egli era con le truppe o volontari della Brigata Milano, nei giorni 31 agosto 1860, ivi arrivati con Agostino Bertani. Ho consultato i due testi citati da Agrati nella bibliografia ma la frase del Rustow non risulta. Agrati scriveva che il colonnello Wilhelm (Guglielmo) Rustow scriveva che: “A Paola c’era il Governolo già carico della mia Brigata, quando Bixio pretese d’imbarcare anche le sue. D’Aste (il comandante della nave) gli mandò il guardiamarina Puliga a dire che non c’era più posto. Etc…”. Ho guardato attentamente ciò che scrive il Rustow nei tre testi che lo traducono in italiano: 1- Eliseo Porro (….), nel suo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, Milano, ed. Salvi, 1861; 2- G. Bizzozero; 3- “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861. Carlo Agrati (….), cita l’episodio del violento litigio avvenuto a Paola con Bixio prendendo spunto da uno scritto di Rustow. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 443, in proposito scriveva che: “Così il Rustow narra l’episodio doloroso: “A Paola c’era il Governolo etc…”.”, e aggiunge che Rustow raccontava che: “A Paola c’era il Governolo già carico della mia Brigata, quando Bixio pretese d’imbarcare anche le sue. D’Aste (il comandante della nave) gli mandò il guardiamarina Puliga a dire che non c’era più posto. Bixio infuriato venne subito con Puliga a bordo, gridando: “Le farò vedere io se non c’è più posto” “Salendo a bordo buttò in mare un bavarese che si salvò per miracolo: poi preso un fucile per la canna si fece largo a colpi di calcio, senza ritegno, sempre ripetendo al Puliga: “Vede se non c’è posto? Vede come si fa?” Ma i nostri bavaresi riavutisi lo presero per le braccia e per le gambe e stavano per gettarlo in mare, quando Eber e Wolf e altri accorsero e li trattennero.”. A parte che sui due testi tradotti in italiano dal Rustow non ho trovato traccia di ciò che scrive l’Agrati ma poi a me pare strano che Rustow possa citare, come testimone oculare, questo episodio che risale al 9 settembre 1860, quando lui e le sue truppe, la brigata Milano ed altri, si trovavano verso Capua. Bixio riuscirà a partire da Paola, diretto a Napoli, solo il giorno 10 settembre 1860. Tuttavia, la citazione di Agrati è interessante perché fa parlare a Rustow che ci parla del omandante della nave Governolo, D’Aste, ci parla del guardiamarina Puliga, che salì a bordo del Governolo, ci parla dei bavaresi che erano presenti, Eber e Wolf, etc….Su Puliga, su Wikipedia leggiamo che Carlo Alberto Quigini Puliga partecipò alla campagna navale del 1860-1861 imbarcato dapprima sulla corvetta a ruote Governolo, e poi sulla pirofregata Vittorio Emanuele, venendo decorato con una medaglia d’argento al valor militare per essersi distinto nei combattimenti sul Garigliano e a Mola di Gaeta. Il 1 settembre 1860 venne promosso sottotenente di vascello, e luogotenente di vascello di seconda classe il 1 ottobre 1862. Dunque egli faceva parte della marina Piemontese, forse inviato a Paola e a Sapri dal Persano. Sempre su Wikipedia leggiamo che il “Governolo” è stata una pirofregata di II rango a ruote della Regia Marina, già della Marina del Regno di Sardegna. Dopo aver fatto la spola insieme ad altre fregate e vapori sardi, il Governolo fu assegnata poi alla squadra comandata dall’ammiraglio Persano, la Governolo partì da Napoli il 13 (per altre fonti 11) settembre 1860 per prendere parte all’assedio di Ancona. Riguardo il “Wolf” citato da Rustow (….), che dice: “…Ma i nostri bavaresi riavutisi lo presero per le braccia e per le gambe e stavano per gettarlo in mare, quando Eber e Wolf e altri accorsero e li trattennero.”. Dunque, Wolf era uno dei tanti volontari Bavaresi. Da Wikipedia si apprende che Erano presenti anche volontari stranieri, affluiti in tempi diversi. Risultano impiegati in combattimento il 1-2 ottobre, circa 200 cavalleggeri ungheresi e altri 200 fanti ungheresi. In precedenza furono impiegati 50 francesi di De Flotte caduto in Calabria. Erano presenti anche un centinaio di disertori borbonici stranieri comandati da Wolfe gruppi di britannici (19), la presenza di soldati stranieri borbonici era molto più alta, infatti al comando di Von Mechel erano 3.000 soldati, oltre ad alcune compagnie svizzere chiamate Schweizertruppen. Il 15 ottobre le navi Emperor e Melazzo sbarcano a Napoli la Legione Britannica, chiamata anche Garibaldi Excursionists composta di circa 600 volontari successivamente impiegati in alcuni combattimenti. La notizia del Wolf proviene dal Treveljan.
LA 2° BRIGATA DI FERDINANDO EBER (DIVISIONE TURR = XIII)
Achille Ragazzoni (….), nel suo, “Un Garibaldino dimenticato – Camillo Zancani da Egna (1820-1888)”, Centro di Studi Atesini, Bolzano, 1988, a pp. 33-34, riportava una lettera dello Zancani, indirizzata a Vettore Ricci (la lettera è conservata al Museo del Risorgimento, Trento Archivio E/15, fascicolo 3, c. 13) ed, in proposito scriveva: “5- 1860 settembre 3, Cosenza….Signor Dottor Vettore Ricci, Milano, etc…Care Sorelle ed Amici!…etc…Fu nominato Governatore Generale delle 3 Province di Cosenza, Catanzaro e Reggio il fratello del Generale Morelli, homo di un gran onore. Garibaldi già dal primo del Corrente partiva col suo Stato Maggiore e guide alla volta di Paola a disporre delle truppe di Beltrami sbarcate in Numero di 8 Mille, così pure delle brigate Ebber che mandò a Sapri. Lui poi con Cosenz trovasi nella Basilicata a Sinistra di Potenza con un corpo di 50/m(ille) tutti Calabresi, e nazionali Napoletani, che vennero attruppati in parte dal Colonnello Boldoni compaesano. Etc…”. In questa lettera, Zancani rivela che a Paola vi erano le brigate Eber che Garibaldi mandò a Sapri. Zancani, il 3 settembre 1860 scriveva da Cosenza che Garibaldi il 1° settembre 1860: “…..partiva col suo Stato Maggiore e guide alla volta di Paola a disporre delle truppe di Beltrami sbarcate in Numero di 8 Mille, così pure delle brigate Ebber che mandò a Sapri.”. Notizia che è inesatta perchè non sarà Garibaldi che andrà a Paola ma sarà Turr, su ordine di Garibaldi ad andare a Paola, dove ivi era Rustow con le truppe del Bertani. Inoltre, però Zancani scrive di “le brigate Ebber” che Garibaldi “mandò” a Sapri. Nandor Eber comandava la Legione Ungherese. Da Wikipedia leggiamo che tra i corpi stranieri dell’Esercito Meridionale costituito in Sicilia da Garibaldi vi era la Legione Ungherese. Tra gli ufficiali stranieri erano presenti anche gli esuli ungheresi István Türr, al quale è stato dedicato un busto al Gianicolo di Roma, Nándor Éber, Carlo Eberhardt, Lajos Tüköry caduto a Palermo e il polacco Aleksander Izenschmid de Milbitz. È stato dedicato un busto al Gianicolo di Roma anche al “garibaldino-finlandese” Herman Liikanen. Nándor Éber (nato Eberl Ferdinandus Balthasar Bartholomeus) (Budapest, 23 maggio 1825 – Budapest, 27 febbraio 1885) è stato un giornalista e militare ungherese naturalizzato britannico, prese parte alla spedizione dei Mille. Ferdinand Eber giunse in Sicilia come corrispondente del “Times” per cui lavorava dall’epoca della guerra in Crimea. Dopo aver fornito a Garibaldi informazioni utili sullo schieramento borbonico all’interno della città di Palermo, il 16 maggio 1860, partecipò alla formazione della legione ungherese. Questa inizialmente contava 50 uomini che arrivarono a essere 500 volontari. La Brigata, denominata “Eber”, racchiuse tutti i combattenti stranieri e fu guidata da Eber con il grado di colonnello brigadiere e dal tenente colonnello Lajos Tukory, che cadde a Palermo il 29 maggio 1860. Passata al comando di Stefano Turr, divenuto in quei mesi governatore di Napoli, fu utilizzata per reprimere focolai di rivolta in provincia di Avellino, fino al Plebiscito. La legione ungherese era un’unità militare di cavalleria creata da Giuseppe Garibaldi, parte dell’esercito meridionale garibaldino, attivo tra il 1860 e il 1867 Era così detto poiché composta da esuli e soldati magiari che avevano già combattuto al fianco delle altre formazioni garibaldine durante il periodo del Risorgimento, come Stefano Turr. Costituita in Sicilia, nella città di Palermo il 16 luglio 1860, inizialmente contava 50 uomini che arrivarono a essere un folto gruppo di 500 volontari comandati dal colonnello brigadiere Nándor Éber (1825-1885) (per questo chiamati anche Brigata “Eber“, che in realtà racchiuderà tutti i combattenti stranieri), corrispondente del quotidiano The Times con la cittadinanza inglese e dal tenente colonnello Lajos Tukory, che cadde a Palermo il 29 maggio 1860. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 147-148, in proprosito scriveva che: “Pria di partire da Cosenza, Turr scrisse a Bixio: “Le quattro brigate, Eberhardt, Puppi, Milano, Spinazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono attaccate alla mia divisione. Oggi riceverai l’ordine del Dittatore di formare la 18° Divisione sotto i tuoi ordini. La brigata Eber cogli ungheresi resteranno nella mia divisione, mandami subito, oltre i signori accennati ieri, il colonnello Teleky e Maxime du Camp. Io poi appena che ci riuniremo ti darò una brigata continentale per la formazione della tua divisione. Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il golfo di Policastro, ed ivi sbarcare. Arrivederci a presto. Cosenza, 31 agosto 1860. Tuo affez. Turr.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 138, in proposito scriveva: “La spedizione Medici…..Col suo arrivo si formarono pertanto fra il 20 e il 22 giugno tre colonne, la prima guidata da Medici, destinata ad avviarsi per il litorale, obiettivo Messina, la seconda guidata da Turr, composta dalla 2° brigata Eber della sua divisione, diretta a Misilmeri, Caltanisetta e Catania, la terza, comandata da Bixio e composta dalla 1° brigata, diretta a Corleone e a Girgenti. Tutte, compiute il loro itinerario dovevano concentrarsi alla punta del Faro.”. Dunque, il Cesari, a p. 138 scriveva che: “….la seconda guidata da Turr, composta dalla 2° brigata Eber della sua divisione, diretta a Misilmeri, Caltanisetta e Catania, la terza, comandata da Bixio e composta dalla 1° brigata, diretta a Corleone e a Girgenti.”. Dunque, il Cesari scriveva che la Brigata Eber era la 2à Brigata che faceva parte della Divisione Turr. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 208 scriveva: “Eber (Nandor, Ferdinando) tuttavia, non era, per essere precisi, niente altro che uno scrittore; ma ogni Ungherese nasce ussaro. Era uno di quegli eccellenti corrispondenti che il ‘Times’ invia attraverso il mondo intero: così ha fatto le guerre e ha compiuto lunghi viaggi che lo hanno reso un cosmopolita.”. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 143-144, in proposito scriveva che: “De’ molti stranieri che capitavano al nostro quartiere perchè amici del Turr e dell’Eber, rammento ancora il conte Teleky etc..; il parigino Maxime Du Camp, alto, bruno, innamorato della nostra Italia e della camicia rossa che indossava; come l’indossava un turco autentico, Kadir bey, buon diavolo, grande amico di Turr, ….l’inglese Austin Dohnage, etc…; ma Eber non sapendo dove impiegarli, li aveva dispensati dal servizio, etc…”. Carlo Agrati (….), cita l’episodio del violento litigio avvenuto a Paola con Bixio prendendo spunto da uno scritto di Rustow. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 443, in proposito scriveva che: “Così il Rustow narra l’episodio doloroso: “A Paola c’era il Governolo etc…”.”, e aggiunge che Rustow raccontava che: “A Paola c’era il Governolo già carico della mia Brigata, quando Bixio pretese d’imbarcare anche le sue. D’Aste (il comandante della nave) gli mandò il guardiamarina Puliga a dire che non c’era più posto. Bixio infuriato venne subito con Puliga a bordo, gridando: “Le farò vedere io se non c’è più posto” “Salendo a bordo buttò in mare un bavarese che si salvò per miracolo: poi preso un fucile per la canna si fece largo a colpi di calcio, senza ritegno, sempre ripetendo al Puliga: “Vede se non c’è posto? Vede come si fa?” Ma i nostri bavaresi riavutisi lo presero per le braccia e per le gambe e stavano per gettarlo in mare, quando Eber e Wolf e altri accorsero e li trattennero.”. Dunque, Agrati scrive che dell’episodio del Bixio a Paola, il 9 settembre 1860, era presente Eber che con Wolf intervenne nel litigio di Bixio. Agrati scriveva che la notizia è data da Rustow. A parte che sui due testi tradotti in italiano dal Rustow non ho trovato traccia di ciò che scrive l’Agrati ma poi a me pare strano che Rustow possa citare, come testimone oculare, questo episodio che risale al 9 settembre 1860, quando lui e le sue truppe, la brigata Milano ed altri, si trovavano verso Capua. Bixio riuscirà a partire da Paola, diretto a Napoli, solo il giorno 10 settembre 1860. Tuttavia, la citazione di Agrati è interessante perché fa parlare a Rustow che ci parla del omandante della nave Governolo, D’Aste, ci parla del guardiamarina Puliga, che salì a bordo del Governolo, ci parla dei bavaresi che erano presenti, Eber e Wolf, etc….Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, riferendosi alle Divisioni del generale Turr, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Dunque, la Brigata Eber faceva arte della Divisione Turr che andò ad Ariano, appena arrivata a Napoli.
| 13.a Divisione | Comandante | Luogot. Gen. Türr |
| Stato Maggiore di Divisione | Capo | Col. Rüstow e Luog. Col. Alessandri |
| 1.a Brigata | Comandante | Colonn. Spangaro |
| 2.a Brigata | Comandante | Colonn. Eber |
| 3.a Brigata (Milano) | Comandante | Luogot. Col. De Giorgi |
| 4.a Brigata | Comandante | Magg. Gen. Sacchi |
| 5.a Brigata (aggregata alla 6.a Brigata).. | Comandante | Colonn. Fabrizi Luigi |
| 6.a Brigata (aggregata alla 5.a Brigata) | Comandante | Generali La Masa e Corrao |
Nel 9 Settembre 1860, la Brigata EBER muoveva per Paola dove arrivava alle ore 10 del mattino e ripartiva da Paola alle ore 9 del mattino per Napoli
La Brigata Eber, il 9 settembre 1860, marciava e giungeva alle ore 10 a Paola, dove lo stesso giorno 9 settembre 1860 davano fondo all’ancora i battelli a vapore inviati dal Sirtori per portare la Brigata Eber a Napoli. Il 9 settembre 1860, la Brigata Eber partì da Paola, alle ore 18,00 e solo il 10 e 12 settembre 1860 la Brigata Eber arrivò a Napoli. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a p. 153 e ssg., riferendosi alla Brigata Eber, a Cosenza il giorno 7 settembre 1860, in proposito scriveva che: “I miei commilitoni, il giorno dopo, rivolto un saluto reverente ai fratelli Bandiera, fucilati in Cosenza nel 1844, proseguirono per Paola, donde, sui vapori a loro destinati, sarebbero senza intoppi pervenuti a Napoli, se la sorte non avesse loro gettati innanzi il generale Bixio, etc…”. Adamoli, a p. 155 concludeva: “La mia brigata proseguì senz’altri incidenti; giunse l’11 a Napoli, e due giorni dopo al campo presso Capua, etc…”. Adamoli, proseguendo il suo racconto, scriveva che da Cosenza, rimessosi dalla forte febbre si rimise in marcia ed arrivò a Paola dove trascorse il tempo in una locandaccia aspettando il vapore che lo portò a Napoli, dove arrivò verso gli ultimi di Settembre 1860. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Pecorini-Manzoni, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Quella Eber arrivava alle 10 ant. del 1° settembre da Marcellinara a Catanzaro accolta con feste dalla popolazione; ivi veniva alloggiata nelle caserme e nelle chiese. In detta città raggiungevano il corpo molti volontari rimasti indietro nelle marce. La forza della Brigata era di 2966, dai quali presenti 2462, assenti 504, cioè ammalati 344, dispersi 160. Alle 5 pom. del 3 la Brigata Eber, percorrendo la consolare, marciava per Tiriolo, dove arrivava alle 11 pom., ed accampava al di qua del villaggio fino alla mattina del 4 (ore 6 ant.), che passava ad altro accampamento al di là del paese, ale 3 pom. muoveva per S. Pietro a Tiriolo, ove giungeva alle 10 pom. e si accampava sulla strada. Alle 2 ant. del 5 la Brigata Eber continuava per Soveria Mannelli, vi arrivava alle 7 ant., da dove riprendeva la marcia all’1 ant. del 6, ed un’ora dopo accapava a Rogliano al di qua del paese. La Brigata Eber alle 2 ant. del 7 lasciava Rogliano, ed alle 8 ant. giungeva in Cosenza. La Brigata Eber (5 ant. del giorno 8) riprendeva la marcia, ed arrivava alle 10 pom. in S. Fili, ivi pernottava, ed alle 5 ant. del 9 muoveva per Paola, dove giungeva alle 10 ant. del giorno medesimo. Alle 9 ant. del 10 davano fondo l’ancora dirimpetto a Paola i battelli a vapore destinati al trasporto in Napoli della Brigata Eber. Alle 6 pom. aveva luogo la partenza; ….”. Dunque, il Pecorini, a p. 171 scriveva: “La Brigata Eber (5 ant. del giorno 8) riprendeva la marcia, ed arrivava alle 10 pom. in S. Fili, ivi pernottava, ed alle 5 ant. del 9 muoveva per Paola, dove giungeva alle 10 ant. del giorno medesimo. Alle 9 ant. del 10 davano fondo l’ancora dirimpetto a Paola i battelli a vapore destinati al trasporto in Napoli della Brigata Eber. Alle 6 pom. aveva luogo la partenza; ….”. La Brigata Eber, il 9 settembre 1860, marciava e giungeva alle ore 10 a Paola, dove lo stesso giorno 9 settembre 1860 davano fondo all’ancora i battelli a vapore inviati dal Sirtori per portare la Brigata Eber a Napoli. Il 9 settembre 1860, la Brigata Eber partì da Paola, alle ore 18,00 e solo il 10 e 12 settembre 1860 la Brigata Eber arrivò a Napoli. Oltre alle brigate citate, nel Riassunto si citano anche i “Mille”, la “Brigata Bixio”, la “Brigata Eber” che, pare, non riguardano l’approdo di Sapri. Dunque, l’approdo e la tappa di Sapri pare non riguardasse la Brigata Eber, che invece si imbarcò a Paola ed Eber fu partecipe dell’episodio di Bixio. Achille Ragazzoni (….), nel suo, “Un Garibaldino dimenticato – Camillo Zancani da Egna (1820-1888)”, Centro di Studi Atesini, Bolzano, 1988, a pp. 33-34, riportava una lettera dello Zancani, indirizzata a Vettore Ricci (la lettera è conservata al Museo del Risorgimento, Trento Archivio E/15, fascicolo 3, c. 13) ed, in proposito scriveva: “5- 1860 settembre 3, Cosenza….Signor Dottor Vettore Ricci, Milano, etc…Care Sorelle ed Amici!…etc…Fu nominato Governatore Generale delle 3 Province di Cosenza, Catanzaro e Reggio il fratello del Generale Morelli, homo di un gran onore. Garibaldi già dal primo del Corrente partiva col suo Stato Maggiore e guide alla volta di Paola a disporre delle truppe di Beltrami sbarcate in Numero di 8 Mille, così pure delle brigate Ebber che mandò a Sapri. Lui poi con Cosenz trovasi nella Basilicata a Sinistra di Potenza con un corpo di 50/m(ille) tutti Calabresi, e nazionali Napoletani, che vennero attruppati in parte dal Colonnello Boldoni compaesano. Etc…”. In questa lettera, Zancani rivela che a Paola vi erano le brigate Eber che Garibaldi mandò a Sapri. Zancani, il 3 settembre 1860 scriveva da Cosenza che Garibaldi il 1° settembre 1860: “…..partiva col suo Stato Maggiore e guide alla volta di Paola a disporre delle truppe di Beltrami sbarcate in Numero di 8 Mille, così pure delle brigate Ebber che mandò a Sapri.”. Notizia che è inesatta perchè non sarà Garibaldi che andrà a Paola ma sarà Turr, su ordine di Garibaldi ad andare a Paola, dove ivi era Rustow con le truppe del Bertani. Inoltre, però Zancani scrive di “le brigate Ebber” che Garibaldi “mandò” a Sapri.
Nell’10 settembre 1860, a Paola, le Divisioni COSENZ e BIXIO si imbarcano per Napoli
Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 61, in proposito aggiungeva: “….“10 settembre — La divisione Bixio s’imbarca su cinque vapori napoletani. Non potendo compiere regolarmente rimbarco, sulla sera vedo Bixio sciogliere il braccio offeso, saltare sulla scala dell’Elettrico, prendere un fucile al primo soldato che si presenta e dar calciate a sinistra ed a destra. Dopo mi si riferì che uccise un milite ed altro ne ferì, e di più — a bordo — diede altre molte bastonate. Cosa vergognosa in un generale! (2).”. Castellini, a p. 61, nella nota (1) postillava: “(1) Il battaglione di Menotti Garibaldi apparteneva alla neo formata 18a divisione Bixio.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 442, in proposito scriveva che, da Paola: “Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. In quella occasione il Sirtori ebbe un dissidio con il Bixio che volle imbarcarsi prima del Medici. Sempre Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 441-443, in proposito scriveva pure che: “Il comandante di piazza, maggiore Marini,….La sera arrivarono i vapori e il Marini s’affrettò ad imbarcare quanta gente poté, avvertendo ad imbarco finito il Sirtori: “Paola, 11 settembre, ore 2,30 pom. Arrivati ieri sera in rada 6 vapori. Ho imbarcati i Battaglioni di Cosenz e la Divisione Bixio. Resta la Divisione Medici. Viveri a sufficienza.”.”. Dunque, il comandante di Piazza, Marini, l’11 settembre 1860 scrisse al Sirtori comunicandogli che da Paola si erano imbarcati per Napoli, alle ore 14,30 con sei vapori le Compagnie presenti del Cosenz e del Bixio ed erano rimasti a terra la compagnia del Bixio. Giuseppe Bandi (…), nel suo “I Mille”, (con prefazione di Stefano Canzio), ed. Vie Nuove, 19…., a pp. 192-195, in proposito scriveva che: “XI. Trottai ancora qualche tempo e mi trovai ancora in mezzo ad un reggimento di Medici. Giunto che fui in Paola, vidi nella rada il ‘Governolo’, corvetta della marina sarda, e tre grossi piroscafi da trasporto, e vidi che i soldati di Medici avevano già trasportato sulla spiaggia i bagagli, e si disponevano a cominciarne l’imbarco. Sulla spiaggia erano due ufficiali dello stato maggiore generale, lasciati quivi dal Sirtori per vegliare l’imbarco delle truppe, con ordine espresso che la divisione Medici s’imbarcasse per la prima; e c’era il capitano Andrea Fossi, che i miei lettori già conoscono, e che fu il timoniere del ‘Piemonte’, nella traversata da Genova a Marsala. A una cert’ora, Bixio che colle sue genti era passato di corsa in mezzo ai battaglioni di Cosenz e a una parte della divisione Medici, giunse in Paola; e recatosi sulla spiaggia, e veduto che Medici etc…”.
Nel 10 settembre 1860, a Paola, una porzione della “brigata MILBITZ” (16° Divisione COSENZ: cioè Laugier, Fardella e Palazzolo), è in attesa di imbarcarsi per Napoli
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro…..Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola. Etc…”. Dunque, Carlo Agrati scriveva che, da Lagonegro, il 9 settembre 1860, il Generale Sirtori comunicava a Garibaldi che: “Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola.”. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che metà della Brigata Milbitz (….) era a Sapri, in attesa di imbarco per Napoli, e gli comunicava pure che l’altra metà della Milbitz si trovava ancora a Paola, ed in particolare a Paola era rimasta, insieme alla Divisione Medici che avrebbe dovuto partire ma come vedremo non ha potuto a causa del Bixio, la Fardella, Laugier e Palizzolo. Queste brigate facevano parte della Divisione Cosenz, che come abbiamo visto era con Garibaldi ed il 3 settembre sbarcò a Sapri. Lo conferma il maggiore Marini, comandante di Piazza a Paola che comunicò a Sirtori lo stato dell’arte a Paola. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 442, in proposito scriveva che, da Paola: “Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”. Dunque, a Paola, il giorno 10 settembre 1860, vi era una parte della Brigata Milbitz. Di cosa si trattava ?. Abbiamo già visto che Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Il “Maggiore Generale de Milbitz” era comandante della 2° Brigata dello Stato Maggiore di Divisione della XVI Divisione di Enrico Cosenz con a capo il Maggiore Serafini. Dunque, la “Brigata Milbitz”, citata dal Sirtori era la 2° Brigata della XVI Divisione di Enrico Cosenz. Ma a Paola, il 10, secondo il Sirtori ed il comandante di Piazza del porto di Paola, il Maggiore Marini vi era una difficile situazione perchè ivi si trovava una parte della Brigata Milbitz e stava per arriare la truppa condotta da Nino Bixio, che come vedremo, prepotentemente ha uno scontro con le truppe di Medici. La Brigata del Milbitz, una parte di queste colonna, che faceva parte della colonna di Enrico Cosenz, non faceva parte delle truppe del Medici ma si trattava di una colonna comandata da “Laugier, Fardella e Palizzolo”. Di Fardella (….) ci parla Giuseppe Bandi (…), nel suo “I Mille”, (con prefazione di Stefano Canzio), ed. Vie Nuove, 19…., a pp. 192-195, in proposito scriveva che: “XI. M’accorsi allora che Bixio aveva in animo di giungere colla sua divisione a Paola innanzi che vi giungessero le truppe che, durante la notte, avevano marciato dinanzi a noi. Curioso di vedere come sarebbe finita quella gara, spronai il cavallo e raggiunsi certi battaglioni di Cosenz, che andavano marciando alla distanza di un miglio o poco più, comandati dal colonnello Fardella (38). Trottai ancora qualche tempo e mi trovai ancora in mezzo ad un reggimento di Medici.”. Dunque, il Bandi, parlando di Paola e di ciò che accadde col Bixio, conferma che il colonnello Enrico Fardella (….) era un ufficiale di una parte della Divisione Cosenz (una parte della colonna Milbitz), quella che il generale Sirtori chiamava “Laugier, Fardella, Palazzolo”. Bandi, a p. 195, nella nota (38) postillava che: “Enrico Fardella marchese di Torrearsa (1821-1829) nato a Trapani. Nel ‘6’ fu governatore provvisorio di Trapani. Garibaldi lo nominò colonnello ed egli seguì il Dittatore fino a Capua. Disciolto l’esercito medidionale, si recò volontario negli Stati Uniti a combattere come sergente nella guerra di Secessione. Diventò sindaco di Trapani.”. Di colonnello Fardella, la Treccani on-line cita la sua biografia. Riconosciutogli da Garibaldi il grado di colonnello, organizzò un reggimento che fu assegnato alla brigata di A. Izensmid Milbitz. Attraversato lo stretto tra il 21 e 22 agosto e sbarcato sul continente, il Fardella proseguì la marcia senza gravi problemi. In Campania il 1° ottobre nell’avamposto di San Tammaro (Caserta) col suo reggimento si batté con coraggio e riuscì a respingere sei assalti del nemico; per le capacità dimostrate fu promosso comandante della brigata in sostituzione del Milbitz, ferito durante la battaglia. Il Bandi conferma che Enrico Fardella era colonnello e che egli si trovava con la sua Brigata a Paola e conferma pure della Divisione Cosenz ma non dice quale fosse la sua Brigata.
Nel 9 e 10 settembre 1860, da Sapri, partenza e viaggio in mare del vapore “Benvenuto” per Salerno e Napoli, nella lettera di un volontario garibaldino
Emile Maison (….), nel suo, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison pubblicò un’altra lettera, a p. 71 datata 9 settembre 1860, che racconta il viaggio da Sapri del vapore “Benvenuto”: “En mer ( Sapri ), le 9 septembre . Il est une heure du matin , le vapeur nous abandonne à nos propres forces. Peu d’instants après , la mer devient grosse et le vent contraire. En un mot, nous essuyons une véritable tempête . Le drapeau d’alarme reste arboré toute la journée. Malgré cela nous ne recevons aucun secours. Enfin , ne sachant que faire , le capitaine se décide à retourner à Sapri, où nous arrivons vers neuf heures du soir.”, che tradotto significa: “In mare (Sapri), 9 settembre. È l’una del mattino, il piroscafo ci abbandona a noi stessi. Pochi istanti dopo, il mare si fa agitato e il vento è contrario. Insomma, stiamo vivendo una vera tempesta. La bandiera d’allarme rimane issata per tutto il giorno. Nonostante ciò, non riceviamo alcun aiuto.Infine, non sapendo cosa fare, il capitano decide di tornare a Sapri, dove arriviamo verso le nove di sera.”. Sempre il Maison, a pp. 71-72 pubblica un’altra lettera datata 10 settembre 1860, e scrive: “En mer, le 10 septembre. A minuit nous repartons de Sapri avec un bon vent. Malheureusement les vents, comme « les destins et les flots, » sont changeants, si bien que la mer redevenant mauvaise et le vent contraire , nous voguons encore au hasard toute la journée. Vers les sept heures , l’Emma, le yacht d’Alexandre Dumas, passe à côté de notre bâtiment , filant dans la direction de Naples . Je l’acclame d’un vivat qui m’est immédiatement rendu ; puis l’un et l’autre bâtiment , en signe de salut , arborent pavillon , comme deux amis qui se tendent la main en se disant : Au revoir !”, che tradotto significa: “In mare, 10 settembre. A mezzanotte ripartimmo da Sapri con un buon vento. Purtroppo i venti, come “i destini e le onde”, sono mutevoli, così che, con il mare di nuovo agitato e il vento contrario, navigammo a caso per tutto il giorno. Verso le sette, l’Emma, lo yacht di Alexandre Dumas, passò accanto alla nostra nave, dirigendosi verso Napoli. La acclamai con un applauso, che fu subito ricambiato; poi entrambe le navi, in segno di saluto, alzarono le bandiere, come due amici che si tendono la mano e dicono: Arrivederci!”. Dunque, questo volontario garibaldino scrive che riparte da Sapri il 10 settembre 1860 alle 24 mezzanotte e dice pure che alle 7 del mattino dell’11 settembre 1860 incontrarono lo Yact Emma di Alexandre Dumas che credo fosse al largo di Agropoli o di Salerno.
Nel 10 settembre 1860, a Lagonegro, l’arrivo della “Brigata ASSANDRI” (o ASSANTI), della 16° Divisione COSENZ
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. La truppa partirà oggi di qui per imbarcarsi per Napoli. La Brigata Assandri è a Rotonda: domani sarà quì…..”. Dunque, il generale Sirtori, da Lagonegro, il 9 settembre scrivendo a Garibaldi comunicava che la Brigata Assandri si trovava a Rotonda e che essa sarebbe arrivata il giorno 10 settembre a Lagonegro. Di quale brigata si trattava ? Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro, il 9 settembre comunicava a Garibaldi che, la Brigata Assandri si trovava a Rotonda ed era attesa a Lagonegro per il giorno dopo.A quale divisione apparteneva la “Brigata Assandri” ?. L’Esercito dell’Italia Meridionale, formato da Garibaldi constava della 16ª Divisione (Cosenz) 1ª Brigata (Assanti); 3° Reggimento (Albuzzi). Da Wikipedia leggiamo che il colonnello ASSANTI era comandante della 1° Bigata della 16° Divisione del generale Cosenz. Non so se il Sirtori, nel dispaccio indirizzato a Garibaldi si riferisca a “Gaetano Assanti” (Agrati dice “Brigata Assandri”), era comandante della 1° Brigata dello Stato Maggiore della XVI “Divisione Cosenz”. Sul colonnello Gaetano Assanti, troviamo sulla Treccani on-line che nel 1860 prese parte alla spedizione deì Mille. Come colonnello nella 16a divisione, si segnalò a Mìlazzo, e nella battaglia del Voltumo si meritò l’ordine militare di Savoia. Credo che errasse Agrati chiamandolo “Assandri”. Dunque, sappiamo che il “3° Reggimento, detto “Albuzzi” era già a Lagonegro arrivato con Sirtori mentre l’Assandri era attesa a Lagonegro per il giorno 10 settembre 1860. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche ed economiche-sociali nel centenario dell’impresa dei Mille”, Napoli, Istituto Meridionale di Cultura, s.a. (1961), a p. 104, in proposito scriveva che: “Da Rotonda avanzava intanto la Brigata garibaldina Sacchi che giunse a Lagonegro a tarda sera dell’8 settembre, festosamente acclamata dalla popolazione che, abbandonando da tempo il lavoro, sentiva e viveva il fremente palpito dell’impresa gloriosa e manifestava tutta la sua simpatia alle eroiche camicie rosse che con i loro canti di vittoria facevano fremere all’unisono tutti i cuori della commovente apoteosi dell’”Italia s’è desta”. A Lagonegro giunsero pure le compagnie garibaldine del Maggiore Chiassi che, per raggiungere sollecitamente Salerno, si imbarcarono il 10 settembre a Sapri con la brigata Sacchi.”.
Jean Francois Clément Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, racconta della brigata Sacchi e dell’altra parte della sua brigata, che, proveniente da Rotonda, arrivò e restò a Sapri alcuni giorni prima di imbarcarsi sul piroscafo “Vittoria” per Napoli. Caraguel, a p. 175, ci parla dell’arrivo e della permanenza a Sapri, per alcuni giorni nei primi di Settembre e, in proposito scriveva: “On quitte les Calabres à Rotondo pour entrer dans la Basilicate. Un vapeur, la ‘Vittoria’, nous attendait à Sapri pour nous transporter à Salerne; il avait dejà à bor la division Sacchi. Etc…”, che tradotto significa: “Lasciamo la Calabria a Rotondo per entrare in Basilicata. A Sapri ci aspettava un piroscafo, il ‘Vittoria’, per trasportarci a Salerno; aveva già a bordo la divisione di Sacchi.“. Dunque, Clément Caraguel, ci ha lasciato una bella testimonianza dell’imbarco nella baia di Sapri sul vapore “Vittoria” che, era già a Sapri in attesa e che aveva a bordo le truppe della brigata Sacchi. A Sapri, infatti, li aspettava il piroscafo Vittoria, dove in seguito si imbarcarono il giorno 8 o 9 settembre 1860 per arrivare a Napoli. Dal testo di Caraguel, però, non si comprende bene quali fossero le date precise dell’arrivo a Sapri e dell’imbarco a Sapri per Napoli. Si comprende che tutta la faccenda accade solo dopo l’arrivo di Garibaldi a Napoli, ovvero in seguito al giorno 7 settembre 1860. Inoltre, dall’analisi del testo non si comprende bene quale fosse la brigata di Caraguel che arrivò da Rotonda a Sapri. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via di mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Dunque, il Mazziotti, cita la stessa notizia del Caraguel, a p. 175, ma, il Mazziotti, scriveva che “una porzione della brigata Spangaro giungeva a Sapri, pervia mare, da Palermo,il giorno 8”, riferendosi al giorno 8 settebre 1860. Caraguel agginge che, a Sapri, eran attesi dapircafo “Vittoria” per trasportarli a Salerno e aiungeva pure che sul “Vittoria” vi era già la brigata Sacchi. Dunque, di sicuroil contingente di Caraguel non era l brigata Sacchi. Mazziotti scriveva che era “una porzione della brigata Spangaro”. Prenndedo pe buona la notizia del Maziotti, il contingente a cui apparteneva Caraguel, la sua brigata, la ex Nicotera (la nuova brigata detta “Spangaro”), che imbarcatosi a Sapri, il giorno 8 settembre 1860, dovette fermarsi a Salerno e da Nocera proseguirono per Napoli dove arrivarono il giorno 9 settembre 1860. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, “Bibliografia”, a p. 420, in proposito scriveva che: “Caraguel = Caraguel (Clément) – Souvenirs et aventures d’un volontaire garibaldien. Paris, 1861. Reminescenze personali di un volontario francese della spedizione Medici. Buono per le geste della compagnia francese del De Flotte a Solano, lungo il percorso della Calabria e al Volturno.”. Da Wikipedia leggiamo che si fece conoscere anche con la pubblicazione, nel 1861, di Souvenirs et aventures d’un bénévole de Garibaldi, raccolti durante una delle spedizioni dei Mille. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 117, in proposito scriveva: “Fu lì che sbarcammo. I carabinieri genovesi e i bersaglieri sbarcarono per primi, al comando del generale Cosenz. Fu poi la volta della Beni-Croq-‘Poules e della compagnia inglese, unite sotto il comando di de Flotte.“, dunque, Caraguel si trovava con le brigate che dipendevano dal generale Cosenz che costituivano la 16° Divisione, a cui era unita la brigata di De Flotte. Da Wikipedia leggiamo che De Flotte, col grado di colonnello e al comando della Legione francese (da lui organizzata), agli ordini del generale Cosenz, nella notte tra il 21 e il 22 agosto 1860 effettuò, uno sbarco sulle spiagge di Favazzina; durante l’avanzata verso l’interno ci fu uno scontro con un reparto di cacciatori napoletani, presso Solano (piccolo villaggio attualmente suddiviso tra i comuni di Bagnara Calabra e Scilla), e qui il De Flotte «ardente patriota, intimo amico di Garibaldi e da questi amorosamente rimpianto» cade ucciso. Il Caraguel ne parla nel capitolo XVIII. Dunque, Clement Caraguel, ci ha lasciato una bella testimonianza dell’imbarco nella baia di Sapri sul vapore “Vittoria” che aveva già a bordo le truppe della brigata Sacchi e della sua brigata, la ex Nicotera, che imbarcatosi a Sapri, il giorno 8 settembre 1860, dovettero fermarsi a Salerno e da Nocera proseguirono per Napoli dove arrivarono il giorno 9 settembre 1860. Analizzandoperò le parole di Mazziotti, ho dei dubbi che si trattasse della brigata Spangaro perchè, mentre Mazziotti scriveva che era arrivata da Palermo a Sapri via mare, il Caraguel, invece, a p. 174 scriveva che prim di entrare in Basilicata, a Rotonda, la sua compagnia si trovava a “Mormanno”, che è un paese della Calabria non vicino al mare. Infatti, Caraguel racconta l’episodio di un volontario malato che incontrarono a Mormanno e che “fecero montare su un asino”, durante il tragitto per Rotonda. Dunque, da Rotonda, proseguirono il tragitto marciando fino a Paola, dove si imbarcarono per Sapri, Caraguel non lo dice, oppure marciarono fino a Lagonegro e scesero a Sapri, dove si imbarcarono sul Vittoria per Napoli. E’ questa colonna una parte della brigata Spangaro ? Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Il Mazziotti prosegue il suo racconto sulla scorta di Clement Caraguel ma ci parla del giorno 10 settembre in cui la brigata del Sacchi. Dunque, Mazziotti, sulla scorta di Caraguel scriveva pure che, la brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri, il giorno 10 settembre 1860 e da questo se ne deduce che la brigata del Caraguel arrivò a Sapri il giorno 10 settembre 1860 trovando già la brigata Sacchi. Dunque, se ne deduce che se la brigata Sacchi si trovava già sul piroscafo “Vittoria” e Mazziotti scriveva che “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10” se ne deduce che la brigata di Caraguel arrivò a Sapri anch’essa il giorno 10 settembre 1860. Dunque, a questo punto abbiamo una informazione in più e ci chiediamo quali erano le brigate che da Lagonegro arrivarono a Sapri il 10 settembre 1860 ?. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 134, in proposito scriveva: “Mentre tornavamo ai nostri alloggiamenti, scoppiò un violento temporale e la pioggia continuò a cadere per tutta la notte. Il generale Cosenz inviò il suo aiutante di campo, il signor Misky, un eccellente ufficiale che si era distinto nei combattimenti della giornata, a controllare se ci mancasse qualcosa e se tutto fosse in ordine.”. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 136, in proposito scriveva: “Il comando di Paugam, che sostituì de Flotte alla testa della compagnia.”. Caraguel, a p. 167, in proposito scriveva: “L’intera divisione Medici arrivò a Rogliano proprio mentre stavamo partendo.”. Dunque, Caraguel non apparteneva alla Divisione Medici. Caraguel ci parla anche di un suo amico che faceva parte dello Stato Maggiore del generale Milbitz. In Sicilia, Caraguel era con le compagnie del generale Medici con il quale era venuto. Infatti, Caraguel, a Patti ricevè l’ordine di raggiungere Patti (vedi p. 60 e ssg.). Caraguel aveva visto Garibaldi quando si trovava a bordo del Washington e aveva avuto il conforto della signorina Jessi White, che più volte cita. Si trova a Milazzo durante lo scontro. Testimonia dell’entrata a Messina della compagnia di Medici. Clement Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, a pp. 176-177 parlando della partenza da Sapri, all’alba dell’8 settembre 1860, per dirigersi a Salerno, in proposito scriveva che: “A ces mots il y eut comme une commotion électrique sur tout le navire. Les dormeurs les plus obstinés bondirent sur leurs jambes et un immense tonnerre d’applaudissement et de hourras accueillit cette nouvelle. L’équipage anglais répondit par le cri de Vive Garibaldi ! Le steamer hissa par trois fois ses couleurs et s’éloigna rapidement. Dans l’après-midi nous touchions à Salerne , mais l’ordre était venu de continuer notre route sur Naples , sans nous arrêter ; personne ne put descendre à terre. Salerne avait été prise peu de jour auparavant par le colonel Pear, sans coup férir ; tout s’était passé le plus galamment du monde . Voici comment : Pear , qui avait devancé sa troupe de quelques heures , arriva devant Salerne avec deux de ses officiers . Il portait une blouse noire et ceux- cides blouses rouges . Ce détail n’est pas indifférent. Que faire devant une place ennemie à moins qu’on ne la prenne ? Pear envoya un de ses compagnons en parlementaire à Salerne pour sommer la garnison de se rendre , faute de quoi on donnerait l’assaut , avec une armée de dix mille hommes. La marche prodigieuse de Garibaldi avait tourné toutes les têtes , et celle du gouverneur n’était pas plus solide que les autres . Dans son embarras , il demanda des ordres à Naples par le télégraphe. On lui répondit de prendre conseil des circonstances et de se rendre s’il ne croyait pas pouvoir tenir.”, che tradotto significa: “A queste parole ci fu una specie di scossa elettrica in tutta la nave. I dormienti più ostinati balzarono in piedi e un immenso tuono di applausi e acclamazioni accolse questa notizia. L’equipaggio inglese rispose al grido di “Viva Garibaldi!”. Il piroscafo issò tre volte la bandiera e si allontanò rapidamente. Nel pomeriggio toccammo Salerno, ma era giunto l’ordine di proseguire la rotta verso Napoli, senza fermarsi; nessuno era potuto scendere a terra. Etc…”.
Nel 10 settembre 1860, da Lagonegro a Sapri, la marcia delle due brigate garibaldine: quella della brigata SACCHI, la compagnia del maggiore CHIASSI e, le 5 compagnie del maggiore GRIOLI. A Sapri li aspettava il piroscafo ‘Vittoria’ che li doveva trasportare a Salerno
Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella campagna del 1860 etc…”, a pp. 93-94, in proposito scriveva che: “In Lauria si viene a sapere l’entrata del Dittatore in Napoli (8 sett.) il giorno sette. Alle tre e mezzo pom. arriva il generale Sirtori, comandante in Capo interinale e mi ordina di portarmi con la Brigata a Lagonegro per quindi passare a Sapri e colà attendere mezzi di trasporto di mare per Napoli.”. Su Sirtori ha scritto Giovanni De Castro (….), nel suo “Giuseppe Sirtori”, Milano, ed. Dumolard, Milano, 1892. Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella campagna del 1860 etc…”, a pp. 93-94, riferendosi alla sua brigata subito dopo Reggio, in proposito scriveva che: “Si giunge a Lagonegro alle ore 10 e mezza pom. inzuppati ed affranti. Per nostra fortuna troviamo il Maggiore Chiassi con le sue Compagnie che da Reggio, ove era rimasto per qualche tempo Comandante di Piazza s’imbarcava a Pizzo e sbarcava il 6 a Sapri, marciando di lì a Lagonegro per congiungersi con la Brigata. L’aiuto suoi e dei suoi soldati ci fu di gran sollievo; premurosi avevano preparato fuochi e refezioni pei loro compagni che prevedevano dover arrivare affranti e inzuppati, come realmente erano. Passo una rivista alla Brigata (9 sett.) che mi trovo finalmente aver tutta riunita, ed ordino (p. 94) la partenza per terra di un convoglio di muli, cavalli e carri. Alle quattro ant. (10 sett.) si parte per Sapri prendendo una scorciatoia, Alle quattro ant. (10 sett.) si parte per Sapri prendendo una scorciatoia che riesce molto faticosa; dopo sette ore di marcia ci si accampa in un bosco fuori paese e si fa il rancio con carne salata. Arrivano due piccoli vapori ed un brigantino; quasi tutta la notte s’impegna nell’imbarcare la truppa, per insufficienza di mezzi resta a terra il Maggiore Grioli con cinque Compagnie.“. Dunque, Sòriga scriveva che il 10 settembre 1860, dopo essersi riuniti a Lagonegro, la brigata Sacchi e quella del maggiore Chiassi, si partirono, forse anche insieme alle cinque compagnie del Maggiore Grioli, per andare a Sapri per imbarcarsi per Napoli. Sòriga sciveva a p. 94, tratta dalla “Relazione del Sacchi”, che: “Alle quattro ant. (10 sett.) si parte per Sapri prendendo una scorciatoia, etc…”. Questi passi sono la testimonianza diretta di Gaetano Sacchi, le sue memorie raccolte da Roberto Soriga (….). Essi riguardano la sua colonna che il giorno 10 settembre 1860 arrivò a Sapri, e dove una parte della sua truppa riuscì ad imbarcarsi per Napoli. Nella notte dell’11 settembre si imbarcarono con grosse difficoltà ma restarono a Sapri, per insufficienza di posti e di vapori, cinque compagnie con il Maggiore Grioli. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a pp. 408-409, in proposito scriveva pure che: “Nella sera dell’8 Settembre, proveniente dalle Calabrie per Lauria, giunse in Lagonegro pure la Brigata Garibaldina Sacchi che fu raggiunta ivi dal Maggiore Chiassi con le sue compagnie, …etc…”. Pesce, a p. 409, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la sufferiferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708.”. Pesce, sulla scorta del Lacava, scriveva che il maggiore Chiassi, con le sue compagnie, giunse a Lagonegro l’8 settembre, ricongiungendosi con la brigata Sacchi. Pesce, sempre sulla scorta del Lacava scriveva pure che: “…., e dopo un giorno di riposo – poichè la via non era ancora del tutto sgombra – ripartiti nel mattino del 10 per Sapri, dove si imbarcò per Napoli su due vapori (1).”. Pesce, a p. 409, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la sufferiferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708.”. Dunque, il Pesce, sulla scorta del Lacava aggiungeva che le brigate di Chiassi e quelle del Sacchi, dopo un giorno di riposo a Lagonegro, giorno 10 settembre, scesero a Sapri dove si imbarcarono a Napoli su due vapori. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 48-49, in proposito scriveva che: “…., e dopo un giorno di riposo – poichè la via non era ancora del tutto sbombra – ripartì nel mattino del 10 per Sapri, dove s’imbarcò per Napoli su due vapori (1).”. Pesce, a p. 49, nella nota (2) postillava che: “(2) Vedi la surriferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708”. Nel 1928, il Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860) etc…”, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….(p. 709)….Alle 4. ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivavano la porto di Napoli, all 9 pom. etc….Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa; l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli aqquartierandosi a Pizzofalcone.“. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 299-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; la terza giungeva a piedi da Spadafora, in provincia di Messina e solo l’otto settembre, a Lauria, seppe dell’arrivo di Garibaldi a Napoli. Da Sapri proseguì direttamente per Napoli. Il generale Gaetano Sacchi lascia memoria che a Lauria: etc…”. Quì il Policicchio, a p. 290 trascrive un passo del racconto del testo in nota (45) dove egli, a p. 290 postillava: “(45) R. Soriga, Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913, pp. 37-38″. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) La Brigata Sacchi alle 4 ant. del giorno 10 riprendeva la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori ove si imbarcava la Brigata. Alle 4 ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col Maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivava al porto di Napoli alle 9 pom. del suddetto giorno.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Si tratta di Clement Caraguel (….), e del suo “Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882. Clement Caraguel (….), e del suo “Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, “Bibliografia”, a p. 420, in proposito scriveva che: “Caraguel = Caraguel (Clément) – Souvenirs et aventures d’un volontaire garibaldien. Paris, 1861. Reminescenze personali di un volontario francese della spedizione Medici. Buono per le geste della compagnia francese del De Flotte a Solano, lungo il percorso della Calabria e al Volturno.”. Clement Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, a p. 175, riferendosi al 7 settembre 1860, in proposito scriveva che: “On quitte les Calabres à Rotondo pour entrer dans la Basilicate . Un vapeur, la Vittoria, nous attendait à Sapri pour nous transporter à Salerne; il avait déjà à bord la division Sacchi. Entassés pêle-mêle sur le pont , nous pûmes du moins laisser reposer nos jambes et dormir à la belle étoile , car la nuit était magnifique. Etc…”, che tradotto significa: “Lasciammo la Calabria a Rotondo per entrare in Basilicata. Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per trasportarci a Salerno; aveva già a bordo la divisione Sacchi. Stipati tutti insieme sul ponte, potemmo almeno riposare le gambe e dormire sotto le stelle, perché la notte era magnifica.”. Dunque, Caraguel testimone oculare della marcia delle brigate Medici scriveva che il 7 settembre 1860, dopo aver lasciato la Calabria, nella notte arrivò a Sapri e aggiungeva che: “Un piroscafo, il Vittoria, ci aspettava a Sapri per trasportarci a Salerno; aveva già a bordo la divisione Sacchi.”, ovvero nella notte dell’8 settembre 1860 egli con la sua truppa di volontari garibaldini arrivò a Sapri dove li attendeva il piroscafo “Vittoria”, che aveva a bordo la divisione Sacchi, i quali, entrambi dovevano essere trasportati a Salerno. Partirono il giorno dopo, all’alba del 9 settembre 1860, insieme alla divisione Sacchi, dopo aver dormito tutta la notte sul ponte del “Vittoria”. Partirono dal porto di Sapri, all’alba del 9 settembre 1860 diretti a Napoli ma dovettero far sosta a Salerno. Infatti, Clement Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, a pp. 176-177 parlando della partenza da Sapri, all’alba dell’8 settembre 1860, per dirigersi a Salerno, in proposito scriveva che: “A ces mots il y eut comme une commotion électrique sur tout le navire . Les dormeurs les plus obstinés bondirent sur leurs jambes et un immense tonnerre d’applaudissement et de hourras accueillit cette nouvelle. L’équipage anglais répondit par le cri de Vive Garibaldi ! Le steamer hissa par trois fois ses couleurs et s’éloigna rapidement. Dans l’après-midi nous touchions à Salerne , mais l’ordre était venu de continuer notre route sur Naples , sans nous arrêter ; personne ne put descendre à terre. Salerne avait été prise peu de jour auparavant par le colonel Pear, sans coup férir ; tout s’était passé le plus galamment du monde . Voici comment : Pear , qui avait devancé sa troupe de quelques heures , arriva devant Salerne avec deux de ses officiers . Il portait une blouse noire et ceux- cides blouses rouges . Ce détail n’est pas indifférent. Que faire devant une place ennemie à moins qu’on ne la prenne ? Pear envoya un de ses compagnons en parlementaire à Salerne pour sommer la garnison de se rendre , faute de quoi on donnerait l’assaut , avec une armée de dix mille hommes. La marche prodigieuse de Garibaldi avait tourné toutes les têtes , et celle du gouverneur n’était pas plus solide que les autres . Dans son embarras , il demanda des ordres à Naples par le télégraphe. On lui répondit de prendre conseil des circonstances et de se rendre s’il ne croyait pas pouvoir tenir.”, che tradotto significa: “A queste parole ci fu una specie di scossa elettrica in tutta la nave. I dormienti più ostinati balzarono in piedi e un immenso tuono di applausi e acclamazioni accolse questa notizia. L’equipaggio inglese rispose al grido di “Viva Garibaldi!”. Il piroscafo issò tre volte la bandiera e si allontanò rapidamente. Nel pomeriggio toccammo Salerno, ma era giunto l’ordine di proseguire la rotta verso Napoli, senza fermarsi; nessuno era potuto scendere a terra. Etc…”. Dunque, Clement Caraguel (….), un garibaldino volontario francese, ci ha lasciato una bella testimonianza della marcia che, il 9 settembre, dopo un giorno di riposo a Lagonegro, intrapresero per scendere a Sapri e da lì imbarcarsi per Napoli. Infatti, la truppa, di cui faceva parte Caraguel, si imbarcò sul vapore “Vittoria” che, aveva già a bordo le truppe della brigata Sacchi e della sua brigata, la ex Nicotera. La truppa del “Sacchi”, l’8 settembre si trovava, insieme alle truppe del maggiore Chiassi a Lagonegro da dove ripartiro il 10 mattina, dopo un giorno di riposo, per raggiungere la baia di Sapri, dove si imbarcarono per Napoli. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche ed economiche-sociali nel centenario dell’impresa dei Mille”, Napoli, Istituto Meridionale di Cultura, s.a. (1961), a p. 104, in proposito scriveva che: “Da Rotonda avanzava intanto la Brigata garibaldina Sacchi che giunse a Lagonegro a tarda sera dell’8 settembre, festosamente acclamata dalla popolazione che, abbandonando da tempo il lavoro, sentiva e viveva il fremente palpito dell’impresa gloriosa e manifestava tutta la sua simpatia alle eroiche camicie rosse che con i loro canti di vittoria facevano fremere all’unisono tutti i cuori della commovente apoteosi dell’”Italia s’è desta”. A Lagonegro giunsero pure le compagnie garibaldine del Maggiore Chiassi che, per raggiungere sollecitamente Salerno, si imbarcarono il 10 settembre a Sapri con la brigata Sacchi.”.
Nel 10 settembre 1860, a Sapri, la brigata SACCHI, le compagnie del maggiore CHIASSI e, la compagnia di Clement Caraguel, aspettavano prima di imbarcarsi sul piroscafo “Vittoria” per Napoli. Partirono l’11
Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….(p. 709)….Alle 4. ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivavano la porto di Napoli, all 9 pom. etc….“. Dunque, Lacava scriveva che la brigata Sacchi, il 9 era rimasta a Lagonegro ed alle ore 4 del giorno 10 settembre 1860 riprende la marcia da Lagonegro per andare a Sapri per imbarcarsi per Napoli. La brigata Sacchi si imbarcherà per Napoli, sul piroscafo “Vittoria” solo il giorno 11 settembre 1860, lasciando a Sapri la compagnia del maggiore Grioli che non potrà imbarcarsi per insufficienza di mezzi. Infatti, come vedremo, sul piroscafo “Vittoria” si erano imbarcati la compagnia Sacchi e dopo ore arriverà e si imbarcherà anche la compagnia di Clement Caraguel (….), che ci ha lasciato una bella testimonianza. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Etc..“. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, in proposito scriveva: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. La truppa partirà oggi di qui per imbarcarsi per Napoli. ….Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola. Etc…”. Dunque, l’Agrati riportando il dispaccio di Sirtori a Garibaldi dove è scritto che “metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa di imbarcarsi per Napoli”. Dal dispaccio di Sirtori sappiamo che a Sapri vi era metà della brigata Milbitz e sappiamo pure che Sirtori comunica tutto ciò a Garibaldi il giorno 9 settembre 1860 e dunque, a Sapri, il giorno 9 e 10 settembre 1860 vi era “metà della Brigata Milbitz”, vi era arrivata la brigata Sacchi e vi era arrivata la brigata a cui apparteneva Clement Caraguel, vi era pure la compagnia del maggiore Grioli che dovette restare a Sapri, il giorno 11 settembre 1860. Dunque, il generale Sirtori, arrivato l’8 settembre 1860 a Lagonegro, con il suo Stato Maggiore, rispondeva a Garibaldi che da Napoli gli chiedeva informazioni sulle truppe di volontari garibaldini che dovevano partire dai nostri luoghi e dovevano raggiungere la capitale, Napoli, in quanto Garibaldi ne aveva urgente necessità. Il generale Giuseppe Sirtori scrivendo il 9 settembre 1860 da Lagonegro a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche ed economiche-sociali nel centenario dell’impresa dei Mille”, Napoli, Istituto Meridionale di Cultura, s.a. (1961), a p. 104, in proposito scriveva che: “A Lagonegro giunsero pure le compagnie garibaldine del Maggiore Chiassi che, per raggiungere sollecitamente Salerno, si imbarcarono il 10 settembre a Sapri con la brigata Sacchi.”.
Nel 10 settembre 1860, a Sapri, l’arrivo di Clement Caraguel con la sua compagnia di volontari garibaldini. Sul ponte del piroscafo “Vittoria” ormeggiato nella baia di Sapri troveranno la brigata Sacchi dove si imbarcheranno per andare a Salerno e a Napoli
Jean Francois Clément Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, racconta della brigata Sacchi e dell’altra parte della sua brigata, che, proveniente da Rotonda, arrivò e restò a Sapri alcuni giorni prima di imbarcarsi sul piroscafo “Vittoria” per Napoli. Dal racconto del Caraguel, non si comprende bene quale fosse la sua compagnia. Dal testo di Caraguel, però, non si comprende bene quali fossero le date precise dell’arrivo a Sapri e dell’imbarco a Sapri per Napoli. Si comprende che tutta la faccenda accade solo dopo l’arrivo di Garibaldi a Napoli, ovvero in seguito al giorno 7 settembre 1860. Inoltre, dall’analisi del testo non si comprende bene quale fosse la brigata di Caraguel che arrivò da Rotonda a Sapri. Caraguel, a p. 175, ci parla dell’arrivo e della permanenza a Sapri, nei primi giorni di Settembre 1860 e per alcuni giorni, in proposito scriveva: “On quitte les Calabres à Rotondo pour entrer dans la Basilicate. Un vapeur, la ‘Vittoria’, nous attendait à Sapri pour nous transporter à Salerne; il avait dejà à bor la division Sacchi. Etc…”, che tradotto significa: “Lasciamo la Calabria a Rotondo per entrare in Basilicata. A Sapri ci aspettava un piroscafo, il ‘Vittoria’, per trasportarci a Salerno; aveva già a bordo la divisione di Sacchi.“. Dunque, Clément Caraguel, ci ha lasciato una bella testimonianza dell’imbarco nella baia di Sapri sul vapore “Vittoria” che, era già a Sapri in attesa e che aveva a bordo le truppe della brigata Sacchi. A Sapri, infatti, li aspettava il piroscafo Vittoria, dove in seguito si imbarcarono il giorno 8 o 9 settembre 1860 per arrivare a Napoli. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche ed economiche-sociali nel centenario dell’impresa dei Mille”, Napoli, Istituto Meridionale di Cultura, s.a. (1961), a p. 104, in proposito scriveva che: “A Lagonegro giunsero pure le compagnie garibaldine del Maggiore Chiassi che, per raggiungere sollecitamente Salerno, si imbarcarono il 10 settembre a Sapri con la brigata Sacchi.”. Dunque, Guida scriveva che la compagnia garibaldina del maggiore Chiassi, si imbarcava il 10 settembre 1860 a Sapri per Napoli insieme alla brigata Sacchi. Dunque, la compagnia del maggiore Chiassi potrebbe essere quella del Caraguel in quanto la compagnia del Caraguel si imbarcò a Sapri insieme alla brigata Sacchi. Ma se notiamo bene ciò che scriveva Caraguel, egli scrive che la sua compagnia incontrò la Brigata Sacchi solo sul ponte del Vittoria che era ormeggiato a Sapri, mentre nei racconti che ci parlano della compagnia del Maggiore Chassi sappiamo che egli con la sua compagnia era già stato a Sapri. Caraguel ci dice che egli arrivò a Sapri solo dopo la brigata Sacchi e quindi se ne deduce che non si tratta della compagnia di Chiassi. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. La truppa partirà oggi di qui per imbarcarsi per Napoli. Etc…Qui si trovano altri 500 circa ed altri ancora a Lauria, a Castelluccio, a Spezzano a Cosenza…..Si devono dirigere su Napoli queste masse o si devono sciogliere ? Attendo suoi ordini a Nicastro.”. Dunque, secondo le memorie di Gaetano Sacchi, il generale Sirtori arrivò a Lauria, dove egli si trovava con la sua brigata, alle 15,30 del pomeriggio insieme al suo Stato Maggiore e gli ordina di recarsi a Sapri per imbarcarsi. Dunque, il generale Sirtori comunicava a Garibaldi, in un dispaccio del 9 settembre 1860 che egli era arrivato con il suo Stato Maggiore a Lagonegro, di notte, insieme alla Brigata Sacchi e con il 1° Battaglione “Albuzzi”. Sirtori scriveva a Garibaldi che la truppa si sarebbe imbarcata a Sapri per Napoli. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via di mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Dunque, il Mazziotti, cita la stessa notizia del Caraguel, a p. 175, ma, il Mazziotti, scriveva che “una porzione della brigata Spangaro giungeva a Sapri, pervia mare, da Palermo,il giorno 8”, riferendosi al giorno 8 settebre 1860. Caraguel agginge che, a Sapri, eran attesi dapircafo “Vittoria” per trasportarli a Salerno e aiungeva pure che sul “Vittoria” vi era già la brigata Sacchi. Dunque, di sicuroil contingente di Caraguel non era l brigata Sacchi. Mazziotti scriveva che era “una porzione della brigata Spangaro”. Prenndedo pe buona la notizia del Maziotti, il contingente a cui apparteneva Caraguel, la sua brigata, la ex Nicotera (la nuova brigata detta “Spangaro”), che imbarcatosi a Sapri, il giorno 8 settembre 1860, dovette fermarsi a Salerno e da Nocera proseguirono per Napoli dove arrivarono il giorno 9 settembre 1860. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, “Bibliografia”, a p. 420, in proposito scriveva che: “Caraguel = Caraguel (Clément) – Souvenirs et aventures d’un volontaire garibaldien. Paris, 1861. Reminescenze personali di un volontario francese della spedizione Medici. Buono per le geste della compagnia francese del De Flotte a Solano, lungo il percorso della Calabria e al Volturno.”. Da Wikipedia leggiamo che si fece conoscere anche con la pubblicazione, nel 1861, di Souvenirs et aventures d’un bénévole de Garibaldi, raccolti durante una delle spedizioni dei Mille. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 117, in proposito scriveva: “Fu lì che sbarcammo. I carabinieri genovesi e i bersaglieri sbarcarono per primi, al comando del generale Cosenz. Fu poi la volta della Beni-Croq-‘Poules e della compagnia inglese, unite sotto il comando di de Flotte.“, dunque, Caraguel si trovava con le brigate che dipendevano dal generale Cosenz che costituivano la 16° Divisione, a cui era unita la brigata di De Flotte. Da Wikipedia leggiamo che De Flotte, col grado di colonnello e al comando della Legione francese (da lui organizzata), agli ordini del generale Cosenz, nella notte tra il 21 e il 22 agosto 1860 effettuò, uno sbarco sulle spiagge di Favazzina; durante l’avanzata verso l’interno ci fu uno scontro con un reparto di cacciatori napoletani, presso Solano (piccolo villaggio attualmente suddiviso tra i comuni di Bagnara Calabra e Scilla), e qui il De Flotte «ardente patriota, intimo amico di Garibaldi e da questi amorosamente rimpianto» cade ucciso. Il Caraguel ne parla nel capitolo XVIII. Dunque, Clement Caraguel, ci ha lasciato una bella testimonianza dell’imbarco nella baia di Sapri sul vapore “Vittoria” che aveva già a bordo le truppe della brigata Sacchi e della sua brigata, la ex Nicotera, che imbarcatosi a Sapri, il giorno 8 settembre 1860, dovettero fermarsi a Salerno e da Nocera proseguirono per Napoli dove arrivarono il giorno 9 settembre 1860. Analizzandoperò le parole di Mazziotti, ho dei dubbi che si trattasse della brigata Spangaro perchè, mentre Mazziotti scriveva che era arrivata da Palermo a Sapri via mare, il Caraguel, invece, a p. 174 scriveva che prim di entrare in Basilicata, a Rotonda, la sua compagnia si trovava a “Mormanno”, che è un paese della Calabria non vicino al mare. Infatti, Caraguel racconta l’episodio di un volontario malato che incontrarono a Mormanno e che “fecero montare su un asino”, durante il tragitto per Rotonda. Dunque, da Rotonda, proseguirono il tragitto marciando fino a Paola, dove si imbarcarono per Sapri, Caraguel non lo dice, oppure marciarono fino a Lagonegro e scesero a Sapri, dove si imbarcarono sul Vittoria per Napoli. E’ questa colonna una parte della brigata Spangaro ? Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Il Mazziotti prosegue il suo racconto sulla scorta di Clement Caraguel ma ci parla del giorno 10 settembre in cui la brigata del Sacchi. Dunque, Mazziotti, sulla scorta di Caraguel scriveva pure che, la brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri, il giorno 10 settembre 1860 e da questo se ne deduce che la brigata del Caraguel arrivò a Sapri il giorno 10 settembre 1860 trovando già la brigata Sacchi. Dunque, se ne deduce che se la brigata Sacchi si trovava già sul piroscafo “Vittoria” e Mazziotti scriveva che “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10” se ne deduce che la brigata di Caraguel arrivò a Sapri anch’essa il giorno 10 settembre 1860. Dunque, a questo punto abbiamo una informazione in più e ci chiediamo quali erano le brigate che da Lagonegro arrivarono a Sapri il 10 settembre 1860 ?. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 134, in proposito scriveva: “Mentre tornavamo ai nostri alloggiamenti, scoppiò un violento temporale e la pioggia continuò a cadere per tutta la notte. Il generale Cosenz inviò il suo aiutante di campo, il signor Misky, un eccellente ufficiale che si era distinto nei combattimenti della giornata, a controllare se ci mancasse qualcosa e se tutto fosse in ordine.”. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 136, in proposito scriveva: “Il comando di Paugam, che sostituì de Flotte alla testa della compagnia.”. Caraguel, a p. 167, in proposito scriveva: “L’intera divisione Medici arrivò a Rogliano proprio mentre stavamo partendo.”. Dunque, Caraguel non apparteneva alla Divisione Medici. Caraguel ci parla anche di un suo amico che faceva parte dello Stato Maggiore del generale Milbitz. In Sicilia, Caraguel era con le compagnie del generale Medici con il quale era venuto. Infatti, Caraguel, a Patti ricevè l’ordine di raggiungere Patti (vedi p. 60 e ssg.). Caraguel aveva visto Garibaldi quando si trovava a bordo del Washington e aveva avuto il conforto della signorina Jessi White, che più volte cita. Si trova a Milazzo durante lo scontro. Testimonia dell’entrata a Messina della compagnia di Medici. Clement Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, a pp. 176-177 parlando della partenza da Sapri, all’alba dell’8 settembre 1860, per dirigersi a Salerno, in proposito scriveva che: “A ces mots il y eut comme une commotion électrique sur tout le navire . Les dormeurs les plus obstinés bondirent sur leurs jambes et un immense tonnerre d’applaudissement et de hourras accueillit cette nouvelle. L’équipage anglais répondit par le cri de Vive Garibaldi ! Le steamer hissa par trois fois ses couleurs et s’éloigna rapidement. Dans l’après-midi nous touchions à Salerne , mais l’ordre était venu de continuer notre route sur Naples , sans nous arrêter ; personne ne put descendre à terre. Salerne avait été prise peu de jour auparavant par le colonel Pear, sans coup férir ; tout s’était passé le plus galamment du monde . Voici comment : Pear , qui avait devancé sa troupe de quelques heures , arriva devant Salerne avec deux de ses officiers . Il portait une blouse noire et ceux- cides blouses rouges . Ce détail n’est pas indifférent. Que faire devant une place ennemie à moins qu’on ne la prenne ? Pear envoya un de ses compagnons en parlementaire à Salerne pour sommer la garnison de se rendre , faute de quoi on donnerait l’assaut, avec une armée de dix mille hommes. La marche prodigieuse de Garibaldi avait tourné toutes les têtes, et celle du gouverneur n’était pas plus solide que les autres . Dans son embarras , il demanda des ordres à Naples par le télégraphe. On lui répondit de prendre conseil des circonstances et de se rendre s’il ne croyait pas pouvoir tenir.”, che tradotto significa: “A queste parole ci fu una specie di scossa elettrica in tutta la nave. I dormienti più ostinati balzarono in piedi e un immenso tuono di applausi e acclamazioni accolse questa notizia. L’equipaggio inglese rispose al grido di “Viva Garibaldi!”. Il piroscafo issò tre volte la bandiera e si allontanò rapidamente. Nel pomeriggio toccammo Salerno, ma era giunto l’ordine di proseguire la rotta verso Napoli, senza fermarsi; nessuno era potuto scendere a terra. Etc…”.
Nel 1859 partecipò alla II Guerra d’Indipendenza nel corpo dei Cacciatori delle Alpi e nel 1860 Grioli si aggregò alla spedizione di Giacomo Medici che combatté con Garibaldi nella guerra contro il Regno delle due Sicilie. Fu promosso capitano e con questo grado fu ammesso nell’esercito regolare. Comandando un reggimento dell’esercito italiano partecipò all’infausta battaglia di Custoza (1866) nel corso della III guerra d’indipendenza.
Nell’10 Settembre 1860, a Sapri, il Maggiore Giuseppe GRIOLI e cinque Compagnie di volontari garibaldini si accamparono a Sapri e non potettero partire per Napoli per insufficienza di mezzi di trasporto
Attraverso la testimonianza del colonnello Gaetano Sacchi (….) pubblicate da Renato Sòriga (….) sappiamo che da Lagonegro il giorno 10 settembre molte compagnie di volontari garibaldini tra cui quella del maggiore Giuseppe Grioli marciarono ed arrivarono a Sapri. Grioli l’11 settembre 1860 non riuscì ad imbarcarsi con le sue cinque compagnie di volontari per insufficienza di mezzi di trasporto. Sacchi e la sua brigata si imbarcò a Sapri l’11 settembre. Le cinque compagnie condotte dal maggiore Giuseppe Grioli a Sapri si trovavano a Lagonegro e da lì marciarono per Sapri. Ma non sappiamo con certezza queste cinque compagnie di volontari garibaldini se appartenessero alla Brigata del Sacchi. Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella campagna del 1860 etc…”, a p. 94, in proposito scriveva che: “Alle quattro ant. (10 sett.) si parte per Sapri prendendo una scorciatoia che riesce molto faticosa; dopo sette ore di marcia ci si accampa in un bosco fuori paese e si fa il rancio con carne salata. Arrivano due piccoli vapori ed un brigantino; quasi tutta la notte s’impegna nell’imbarcare la truppa, per insufficienza di mezzi resta in terra il Maggiore Grioli con cinque Compagnie. Alle quattro circa ant. (11 sett.) si salpa da Sapri; alle nove pom. si dà fondo nel porto di Napoli; dopo di aver dato le disposizioni opportune per lo sbarco, mi porto dal Dittatore al Palazzo d’Angri. Alle tre ant. (12 sett.) è compiuto lo sbarco e la truppa viene acquartierata a Castel Nuovo; verso sera arriva il Maggiore Grioli con le altre Compagnie della Brigata.”. Questi passi sono la testimonianza diretta di Gaetano Sacchi, le sue memorie raccolte da Roberto Sòriga (….). Essi riguardano la sua colonna che il giorno 10 settembre 1860 arrivò a Sapri, e dove una parte della sua truppa riuscì ad imbarcarsi per Napoli. Nella notte dell’11 settembre si imbarcarono con grosse difficoltà ma restarono a Sapri, per insufficienza di posti e di vapori, cinque compagnie con il Maggiore Grioli. Dunque, dalle Memorie di Gaetano Sacchi e dalla sua Relazione, Sòriga scriveva che il Maggiore Grioli con le sue cinque Compagnie, che avrebbe dovuto imbarcarsi per Napoli era dovuto rimanere a Sapri per insufficienza di mezzi di trasporto mentre, con la sua Brigata garibaldina, il Sacchi riuscì ad imbarcarsi per Napoli dove potè arrivare l’11 settembre 1860. Infatti, Gaetano Sacchi, nella sua Relazione scriveva che: “Arrivano due piccoli vapori ed un brigantino; quasi tutta la notte s’impegna nell’imbarcare la truppa, per insufficienza di mezzi resta in terra il Maggiore Grioli con cinque Compagnie.”. Sòriga scrive che l brigata garibaldina del Sacchi arrivò a Napoli l’11 settembre alle ore 21,00 della sera. Sòriga scrive pure che il Maggiore Grioli arrivò nel porto di Napoli il giorno dopo, di sera del 12 settembre 1860. Dalla Treccani on-line, apprendiamo che il Maggiore Giuseppe Grioli, fu combattente nella guerra del 1859 con il corpo dei Cacciatori delle Alpi, nel 1860 il Grioli partecipò con la spedizione Medici alla liberazione del Mezzogiorno, meritando una medaglia d’argento e il grado di capitano, con il quale fu ammesso successivamente nell’esercito regolare. La progressione di carriera, che lo vide prender parte come maggiore alla campagna del 1866 per il Veneto ottenendovi la croce militare di Savoia per il comportamento suo e del reggimento di cui aveva assunto il comando a Custoza il 24 giugno, si interruppe bruscamente, e per volontà dello stesso G., nel 1875: infatti, subito dopo aver dovuto assistere col suo reggimento alla parata che rendeva gli onori militari a Francesco Giuseppe in visita a Padova, il G., allora tenente colonnello, presentò le proprie dimissioni e restituì l’onorificenza che l’Austria gli aveva concesso per l’occasione. Fu collocato in riserva il 10 febbr. 1878 e promosso 15 anni dopo colonnello di fanteria. Proseguendo il suo racconto il Sòriga scriverà che il Grioli arriverà a Napoli solo giorno 12 settembre 1860 e quindi presumibilmente partirà pure da Sapri il giorno 12 settembre 1860. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….(p. 709)….Alle 4. ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivavano la porto di Napoli, all 9 pom. etc….Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa; l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli aqquartierandosi a Pizzofalcone.“. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) La Brigata Sacchi alle 4 ant. del giorno 10 riprendeva la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori ove si imbarcava la Brigata. Alle 4 ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col Maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivava al porto di Napoli alle 9 pom. del suddetto giorno.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 299-290, in proposito scriveva che: “Il generale Gaetano Sacchi lascia memoria che a Lauria: etc…”. Quì il Policicchio, a p. 290 trascrive un passo del racconto del testo in nota (45) dove egli, a p. 290 postillava: “(45) R. Soriga, Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913, pp. 37-38″. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche ed economiche-sociali nel centenario dell’impresa dei Mille”, Napoli, Istituto Meridionale di Cultura, s.a. (1961), a p. 104, in proposito scriveva che: “Da Rotonda avanzava intanto la Brigata garibaldina Sacchi che giunse a Lagonegro a tarda sera dell’8 settembre, festosamente acclamata dalla popolazione che, abbandonando da tempo il lavoro, sentiva e viveva il fremente palpito dell’impresa gloriosa e manifestava tutta la sua simpatia alle eroiche camicie rosse che con i loro canti di vittoria facevano fremere all’unisono tutti i cuori della commovente apoteosi dell’”Italia s’è desta”. A Lagonegro giunsero pure le compagnie garibaldine del Maggiore Chiassi che, per raggiungere sollecitamente Salerno, si imbarcarono il 10 settembre a Sapri con la brigata Sacchi.”.
Nell’11 settembre 1860, a Sapri, alle 4 del mattino, i garibaldini della Brigata SACCHI e la truppa del maggiore Giovanni CHIASSI si imbarcarono e l’11 arrivarono a Napoli. Restarono a terra cinque compagnie della brigata Sacchi col maggiore Grioli
Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella campagna del 1860 etc…”, a p. 94, in proposito scriveva che: “Per nostra fortuna troviamo il Maggiore Chiassi con le sue Compagnie che da Reggio, ove era rimasto per qualche tempo Comandante di Piazza s’imbarcava a Pizzo e sbarcava il 6 a Sapri, marciando di lì a Lagonegro per congiungersi con la Brigata. L’aiuto suoi e dei suoi soldati ci fu di gran sollievo; premurosi avevano preparato fuochi e refezioni pei loro compagni che prevedevano dover arrivare affranti e inzuppati, come realmente erano. Passo una rivista alla Brigata (9 sett.) che mi trovo finalmente aver tutta riunita, ed ordino la partenza per terra di un convoglio di muli, cavalli e carri. Alle quattro ant. (10 sett.) si parte per Sapri prendendo una scorciatoia che riesce molto faticosa; dopo sette ore di marcia ci si accampa in un bosco fuori paese e si fa il rancio con carne salata. Arrivano due piccoli vapori ed un brigantino; quasi tutta la notte s’impegna nell’imbarcare la truppa, per insufficienza di mezzi resta in terra il Maggiore Grioli con cinque Compagnie. Alle quattro circa ant. (11 sett.) si salpa da Sapri; alle nove pom. si dà fondo nel porto di Napoli; dopo di aver dato le disposizioni opportune per lo sbarco, mi porto dal Dittatore al Palazzo d’Angri. Alle tre ant. (12 sett.) è compiuto lo sbarco e la truppa viene acquartierata a Castel Nuovo; verso sera arriva il Maggiore Grioli con le altre Compagnie della Brigata.”. Nella notte dell’11 settembre si imbarcarono con grosse difficoltà ma restarono a Sapri, per insufficienza di posti e di vapori, cinque compagnie con il Maggiore Grioli. Dunque, dalle Memorie di Gaetano Sacchi e dalla sua Relazione, Sòriga scriveva che il Maggiore Grioli era rimasto a Sapri mentre, con la sua Brigata garibaldina, il Sacchi riuscì ad imbarcarsi per Napoli dove potè arrivare l’11 settembre 1860. Sòriga scrive che l brigata garibaldina del Sacchi arrivò a Napoli l’11 settembre alle ore 21,00 della sera. Sòriga scrive pure che il Maggiore Grioli arrivò nel porto di Napoli il giorno dopo, di sera del 12 settembre 1860. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….(p. 709) Alle 4. ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivavano la porto di Napoli, all 9 pom. etc….“. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “Alle 2 e mezza del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, ove giungeva alle ore 10 e mezzo pom., colà fu raggiunta dal maggiore Chiassi colle sue compagnie. La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Etc..“. Lacava scriveva che la Brigata Sacchi, col maggiore Chiassi si portava a Sapri e partiva da Sapri diretta a Napoli solo il 10 settembre 1860. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Pecorini-Manzoni, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Alle 2 e mezzo pom. del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, ove giungeva alle ore 10 e mezzo pom., colà fu raggiunta dal Maggiore Chiassi colle sue compagnie.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 514, nell’Allegato II – Riassunto della Tabelle di Marcia, in proposito scriveva che: “BRIGATA SACCHI: 1° settembre Rogliano; 2 settembre Cosenza; 3 settembre Tarsia; 4 settembre Camerata; 5 settembre Castrovillari; 7 settembre Lauria; 8-9-10 settembre Lagonegro; 11 settembre Sapri sul mare. Napoli; etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a pp. 408-409, in proposito scriveva pure che: “Nella sera dell’8 Settembre, proveniente dalle Calabrie per Lauria, giunse in Lagonegro pure la Brigata Garibaldina Sacchi che fu raggiunta ivi dal Maggiore Chiassi con le sue compagnie, e dopo un giorno di riposo – poichè la via non era ancora del tutto sgombra – ripartiti nel mattino del 10 per Sapri, dove si imbarcò per Napoli su due vapori (1).”. Pesce, a p. 409, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la sufferiferita ‘Cronistoria del Lacava, pag. 708.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Si tratta di Clement Caraguel (….), e del suo “Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882.
Jean Francois Clément Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, racconta della brigata Sacchi e dell’altra parte della sua brigata, che, proveniente da Rotonda, arrivò e restò a Sapri alcuni giorni prima di imbarcarsi sul piroscafo “Vittoria” per Napoli. Dal racconto del Caraguel, non si comprende bene quale fosse la sua compagnia. Dal testo di Caraguel, però, non si comprende bene quali fossero le date precise dell’arrivo a Sapri e dell’imbarco a Sapri per Napoli. Si comprende che tutta la faccenda accade solo dopo l’arrivo di Garibaldi a Napoli, ovvero in seguito al giorno 7 settembre 1860. Inoltre, dall’analisi del testo non si comprende bene quale fosse la brigata di Caraguel che arrivò da Rotonda a Sapri. Caraguel, a p. 175, ci parla dell’arrivo e della permanenza a Sapri, nei primi giorni di Settembre 1860 e per alcuni giorni, in proposito scriveva: “On quitte les Calabres à Rotondo pour entrer dans la Basilicate. Un vapeur, la ‘Vittoria’, nous attendait à Sapri pour nous transporter à Salerne; il avait dejà à bor la division Sacchi. Etc…”, che tradotto significa: “Lasciamo la Calabria a Rotondo per entrare in Basilicata. A Sapri ci aspettava un piroscafo, il ‘Vittoria’, per trasportarci a Salerno; aveva già a bordo la divisione di Sacchi.“. Dunque, Clément Caraguel, ci ha lasciato una bella testimonianza dell’imbarco nella baia di Sapri sul vapore “Vittoria” che, era già a Sapri in attesa e che aveva a bordo le truppe della brigata Sacchi. A Sapri, infatti, li aspettava il piroscafo Vittoria, dove in seguito si imbarcarono il giorno 8 o 9 settembre 1860 per arrivare a Napoli. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche ed economiche-sociali nel centenario dell’impresa dei Mille”, Napoli, Istituto Meridionale di Cultura, s.a. (1961), a p. 104, in proposito scriveva che: “A Lagonegro giunsero pure le compagnie garibaldine del Maggiore Chiassi che, per raggiungere sollecitamente Salerno, si imbarcarono il 10 settembre a Sapri con la brigata Sacchi.”. Dunque, Guida scriveva che la compagnia garibaldina del maggiore Chiassi, si imbarcava il 10 settembre 1860 a Sapri per Napoli insieme alla brigata Sacchi. Dunque, la compagnia del maggiore Chiassi potrebbe essere quella del Caraguel in quanto la compagnia del Caraguel si imbarcò a Sapri insieme alla brigata Sacchi. Ma se notiamo bene ciò che scriveva Caraguel, egli scrive che la sua compagnia incontrò la Brigata Sacchi solo sul ponte del Vittoria che era ormeggiato a Sapri, mentre nei racconti che ci parlano della compagnia del Maggiore Chassi sappiamo che egli con la sua compagnia era già stato a Sapri. Caraguel ci dice che egli arrivò a Sapri solo dopo la brigata Sacchi e quindi se ne deduce che non si tratta della compagnia di Chiassi. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. La truppa partirà oggi di qui per imbarcarsi per Napoli. Etc…Qui si trovano altri 500 circa ed altri ancora a Lauria, a Castelluccio, a Spezzano a Cosenza…..Si devono dirigere su Napoli queste masse o si devono sciogliere ? Attendo suoi ordini a Nicastro.”. Dunque, secondo le memorie di Gaetano Sacchi, il generale Sirtori arrivò a Lauria, dove egli si trovava con la sua brigata, alle 15,30 del pomeriggio insieme al suo Stato Maggiore e gli ordina di recarsi a Sapri per imbarcarsi. Dunque, il generale Sirtori comunicava a Garibaldi, in un dispaccio del 9 settembre 1860 che egli era arrivato con il suo Stato Maggiore a Lagonegro, di notte, insieme alla Brigata Sacchi e con il 1° Battaglione “Albuzzi”. Sirtori scriveva a Garibaldi che la truppa si sarebbe imbarcata a Sapri per Napoli. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via di mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Dunque, il Mazziotti, cita la stessa notizia del Caraguel, a p. 175, ma, il Mazziotti, scriveva che “una porzione della brigata Spangaro giungeva a Sapri, pervia mare, da Palermo,il giorno 8”, riferendosi al giorno 8 settebre 1860. Caraguel agginge che, a Sapri, eran attesi dapircafo “Vittoria” per trasportarli a Salerno e aiungeva pure che sul “Vittoria” vi era già la brigata Sacchi. Dunque, di sicuroil contingente di Caraguel non era l brigata Sacchi. Mazziotti scriveva che era “una porzione della brigata Spangaro”. Prenndedo pe buona la notizia del Maziotti, il contingente a cui apparteneva Caraguel, la sua brigata, la ex Nicotera (la nuova brigata detta “Spangaro”), che imbarcatosi a Sapri, il giorno 8 settembre 1860, dovette fermarsi a Salerno e da Nocera proseguirono per Napoli dove arrivarono il giorno 9 settembre 1860. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, “Bibliografia”, a p. 420, in proposito scriveva che: “Caraguel = Caraguel (Clément) – Souvenirs et aventures d’un volontaire garibaldien. Paris, 1861. Reminescenze personali di un volontario francese della spedizione Medici. Buono per le geste della compagnia francese del De Flotte a Solano, lungo il percorso della Calabria e al Volturno.”. Da Wikipedia leggiamo che si fece conoscere anche con la pubblicazione, nel 1861, di Souvenirs et aventures d’un bénévole de Garibaldi, raccolti durante una delle spedizioni dei Mille. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 117, in proposito scriveva: “Fu lì che sbarcammo. I carabinieri genovesi e i bersaglieri sbarcarono per primi, al comando del generale Cosenz. Fu poi la volta della Beni-Croq-‘Poules e della compagnia inglese, unite sotto il comando di de Flotte.“, dunque, Caraguel si trovava con le brigate che dipendevano dal generale Cosenz che costituivano la 16° Divisione, a cui era unita la brigata di De Flotte. Da Wikipedia leggiamo che De Flotte, col grado di colonnello e al comando della Legione francese (da lui organizzata), agli ordini del generale Cosenz, nella notte tra il 21 e il 22 agosto 1860 effettuò, uno sbarco sulle spiagge di Favazzina; durante l’avanzata verso l’interno ci fu uno scontro con un reparto di cacciatori napoletani, presso Solano (piccolo villaggio attualmente suddiviso tra i comuni di Bagnara Calabra e Scilla), e qui il De Flotte «ardente patriota, intimo amico di Garibaldi e da questi amorosamente rimpianto» cade ucciso. Il Caraguel ne parla nel capitolo XVIII. Dunque, Clement Caraguel, ci ha lasciato una bella testimonianza dell’imbarco nella baia di Sapri sul vapore “Vittoria” che aveva già a bordo le truppe della brigata Sacchi e della sua brigata, la ex Nicotera, che imbarcatosi a Sapri, il giorno 8 settembre 1860, dovettero fermarsi a Salerno e da Nocera proseguirono per Napoli dove arrivarono il giorno 9 settembre 1860. Analizzandoperò le parole di Mazziotti, ho dei dubbi che si trattasse della brigata Spangaro perchè, mentre Mazziotti scriveva che era arrivata da Palermo a Sapri via mare, il Caraguel, invece, a p. 174 scriveva che prim di entrare in Basilicata, a Rotonda, la sua compagnia si trovava a “Mormanno”, che è un paese della Calabria non vicino al mare. Infatti, Caraguel racconta l’episodio di un volontario malato che incontrarono a Mormanno e che “fecero montare su un asino”, durante il tragitto per Rotonda. Dunque, da Rotonda, proseguirono il tragitto marciando fino a Paola, dove si imbarcarono per Sapri, Caraguel non lo dice, oppure marciarono fino a Lagonegro e scesero a Sapri, dove si imbarcarono sul Vittoria per Napoli. E’ questa colonna una parte della brigata Spangaro ? Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Il Mazziotti prosegue il suo racconto sulla scorta di Clement Caraguel ma ci parla del giorno 10 settembre in cui la brigata del Sacchi. Dunque, Mazziotti, sulla scorta di Caraguel scriveva pure che, la brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri, il giorno 10 settembre 1860 e da questo se ne deduce che la brigata del Caraguel arrivò a Sapri il giorno 10 settembre 1860 trovando già la brigata Sacchi. Dunque, se ne deduce che se la brigata Sacchi si trovava già sul piroscafo “Vittoria” e Mazziotti scriveva che “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10” se ne deduce che la brigata di Caraguel arrivò a Sapri anch’essa il giorno 10 settembre 1860. Dunque, a questo punto abbiamo una informazione in più e ci chiediamo quali erano le brigate che da Lagonegro arrivarono a Sapri il 10 settembre 1860 ?. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 134, in proposito scriveva: “Mentre tornavamo ai nostri alloggiamenti, scoppiò un violento temporale e la pioggia continuò a cadere per tutta la notte. Il generale Cosenz inviò il suo aiutante di campo, il signor Misky, un eccellente ufficiale che si era distinto nei combattimenti della giornata, a controllare se ci mancasse qualcosa e se tutto fosse in ordine.”. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 136, in proposito scriveva: “Il comando di Paugam, che sostituì de Flotte alla testa della compagnia.”. Caraguel, a p. 167, in proposito scriveva: “L’intera divisione Medici arrivò a Rogliano proprio mentre stavamo partendo.”. Dunque, Caraguel non apparteneva alla Divisione Medici. Caraguel ci parla anche di un suo amico che faceva parte dello Stato Maggiore del generale Milbitz. In Sicilia, Caraguel era con le compagnie del generale Medici con il quale era venuto. Infatti, Caraguel, a Patti ricevè l’ordine di raggiungere Patti (vedi p. 60 e ssg.). Caraguel aveva visto Garibaldi quando si trovava a bordo del Washington e aveva avuto il conforto della signorina Jessi White, che più volte cita. Si trova a Milazzo durante lo scontro. Testimonia dell’entrata a Messina della compagnia di Medici. Clement Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, a pp. 176-177 parlando della partenza da Sapri, all’alba dell’8 settembre 1860, per dirigersi a Salerno, in proposito scriveva che: “A ces mots il y eut comme une commotion électrique sur tout le navire . Les dormeurs les plus obstinés bondirent sur leurs jambes et un immense tonnerre d’applaudissement et de hourras accueillit cette nouvelle. L’équipage anglais répondit par le cri de Vive Garibaldi ! Le steamer hissa par trois fois ses couleurs et s’éloigna rapidement. Dans l’après-midi nous touchions à Salerne , mais l’ordre était venu de continuer notre route sur Naples , sans nous arrêter ; personne ne put descendre à terre. Salerne avait été prise peu de jour auparavant par le colonel Pear, sans coup férir ; tout s’était passé le plus galamment du monde . Voici comment : Pear , qui avait devancé sa troupe de quelques heures , arriva devant Salerne avec deux de ses officiers . Il portait une blouse noire et ceux- cides blouses rouges . Ce détail n’est pas indifférent. Que faire devant une place ennemie à moins qu’on ne la prenne ? Pear envoya un de ses compagnons en parlementaire à Salerne pour sommer la garnison de se rendre , faute de quoi on donnerait l’assaut, avec une armée de dix mille hommes. La marche prodigieuse de Garibaldi avait tourné toutes les têtes, et celle du gouverneur n’était pas plus solide que les autres . Dans son embarras, il demanda des ordres à Naples par le télégraphe. On lui répondit de prendre conseil des circonstances et de se rendre s’il ne croyait pas pouvoir tenir.”, che tradotto significa: “A queste parole ci fu una specie di scossa elettrica in tutta la nave. I dormienti più ostinati balzarono in piedi e un immenso tuono di applausi e acclamazioni accolse questa notizia. L’equipaggio inglese rispose al grido di “Viva Garibaldi!”. Il piroscafo issò tre volte la bandiera e si allontanò rapidamente. Nel pomeriggio toccammo Salerno, ma era giunto l’ordine di proseguire la rotta verso Napoli, senza fermarsi; nessuno era potuto scendere a terra. Etc…”.
Nell’11 settembre 1860, a Sapri era rimasto il maggiore GRIOLI con 5 compagnie della Brigata Sacchi che riusciranno ad imbarcarsi per Napoli solo nel mattino del 12 settembre 1860
Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella Campagna del 1860 etc…”, a p. 94, in proposito scriveva che: “Alle quattro circa ant. (11 sett.) si salpa da Sapri; alle nove pom. si dà fondo nel porto di Napoli; dopo di aver dato le disposizioni opportune per lo sbarco, mi porto dal Dittatore al Palazzo d’Angri. Alle tre ant. (12 sett.) è compiuto lo sbarco e la truppa viene acquartierata a Castel Nuovo; verso sera arriva il Maggiore Grioli con le altre Compagnie della Brigata.”. Dunque, dalle Memorie di Gaetano Sacchi e dalla sua Relazione, Renato Sòriga (….) scriveva che il Maggiore Grioli, insieme a cinque compagnie della Brigata Sacchi arrivò a Napoli verso sera, e dunque presumibilmente il maggiore Grioli, nello stesso giorno del 12 settembre 1860 si era imbarcato a Sapri. Era rimasto a Sapri mentre, con la sua Brigata garibaldina, il Sacchi riuscì ad imbarcarsi per Napoli dove potè arrivare l’11 settembre 1860. Sòriga scrive che l brigata garibaldina del Sacchi arrivò a Napoli l’11 settembre alle ore 21,00 della sera. Sòriga scrive pure che il Maggiore Grioli arrivò nel porto di Napoli il giorno dopo, di sera del 12 settembre 1860. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….(p. 709)….Alle 4. ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivavano la porto di Napoli, all 9 pom. etc….Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa; l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli aqquartierandosi a Pizzofalcone.“. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) La Brigata Sacchi alle 4 ant. del giorno 10 riprendeva la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori ove si imbarcava la Brigata. Alle 4 ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col Maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivava al porto di Napoli alle 9 pom. del suddetto giorno.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”.
Jean Francois Clément Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, racconta della brigata Sacchi e dell’altra parte della sua brigata, che, proveniente da Rotonda, arrivò e restò a Sapri alcuni giorni prima di imbarcarsi sul piroscafo “Vittoria” per Napoli. Dal racconto del Caraguel, non si comprende bene quale fosse la sua compagnia. Dal testo di Caraguel, però, non si comprende bene quali fossero le date precise dell’arrivo a Sapri e dell’imbarco a Sapri per Napoli. Si comprende che tutta la faccenda accade solo dopo l’arrivo di Garibaldi a Napoli, ovvero in seguito al giorno 7 settembre 1860. Inoltre, dall’analisi del testo non si comprende bene quale fosse la brigata di Caraguel che arrivò da Rotonda a Sapri. Caraguel, a p. 175, ci parla dell’arrivo e della permanenza a Sapri, nei primi giorni di Settembre 1860 e per alcuni giorni, in proposito scriveva: “On quitte les Calabres à Rotondo pour entrer dans la Basilicate. Un vapeur, la ‘Vittoria’, nous attendait à Sapri pour nous transporter à Salerne; il avait dejà à bor la division Sacchi. Etc…”, che tradotto significa: “Lasciamo la Calabria a Rotondo per entrare in Basilicata. A Sapri ci aspettava un piroscafo, il ‘Vittoria’, per trasportarci a Salerno; aveva già a bordo la divisione di Sacchi.“. Dunque, Clément Caraguel, ci ha lasciato una bella testimonianza dell’imbarco nella baia di Sapri sul vapore “Vittoria” che, era già a Sapri in attesa e che aveva a bordo le truppe della brigata Sacchi. A Sapri, infatti, li aspettava il piroscafo Vittoria, dove in seguito si imbarcarono il giorno 8 o 9 settembre 1860 per arrivare a Napoli. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche ed economiche-sociali nel centenario dell’impresa dei Mille”, Napoli, Istituto Meridionale di Cultura, s.a. (1961), a p. 104, in proposito scriveva che: “A Lagonegro giunsero pure le compagnie garibaldine del Maggiore Chiassi che, per raggiungere sollecitamente Salerno, si imbarcarono il 10 settembre a Sapri con la brigata Sacchi.”. Dunque, Guida scriveva che la compagnia garibaldina del maggiore Chiassi, si imbarcava il 10 settembre 1860 a Sapri per Napoli insieme alla brigata Sacchi. Dunque, la compagnia del maggiore Chiassi potrebbe essere quella del Caraguel in quanto la compagnia del Caraguel si imbarcò a Sapri insieme alla brigata Sacchi. Ma se notiamo bene ciò che scriveva Caraguel, egli scrive che la sua compagnia incontrò la Brigata Sacchi solo sul ponte del Vittoria che era ormeggiato a Sapri, mentre nei racconti che ci parlano della compagnia del Maggiore Chassi sappiamo che egli con la sua compagnia era già stato a Sapri. Caraguel ci dice che egli arrivò a Sapri solo dopo la brigata Sacchi e quindi se ne deduce che non si tratta della compagnia di Chiassi. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. La truppa partirà oggi di qui per imbarcarsi per Napoli. Etc…Qui si trovano altri 500 circa ed altri ancora a Lauria, a Castelluccio, a Spezzano a Cosenza…..Si devono dirigere su Napoli queste masse o si devono sciogliere ? Attendo suoi ordini a Nicastro.”. Dunque, secondo le memorie di Gaetano Sacchi, il generale Sirtori arrivò a Lauria, dove egli si trovava con la sua brigata, alle 15,30 del pomeriggio insieme al suo Stato Maggiore e gli ordina di recarsi a Sapri per imbarcarsi. Dunque, il generale Sirtori comunicava a Garibaldi, in un dispaccio del 9 settembre 1860 che egli era arrivato con il suo Stato Maggiore a Lagonegro, di notte, insieme alla Brigata Sacchi e con il 1° Battaglione “Albuzzi”. Sirtori scriveva a Garibaldi che la truppa si sarebbe imbarcata a Sapri per Napoli. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via di mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Dunque, il Mazziotti, cita la stessa notizia del Caraguel, a p. 175, ma, il Mazziotti, scriveva che “una porzione della brigata Spangaro giungeva a Sapri, pervia mare, da Palermo,il giorno 8”, riferendosi al giorno 8 settebre 1860. Caraguel agginge che, a Sapri, eran attesi dapircafo “Vittoria” per trasportarli a Salerno e aiungeva pure che sul “Vittoria” vi era già la brigata Sacchi. Dunque, di sicuroil contingente di Caraguel non era l brigata Sacchi. Mazziotti scriveva che era “una porzione della brigata Spangaro”. Prendedo per buona la notizia del Maziotti, il contingente a cui apparteneva Caraguel, la sua brigata, la ex Nicotera (la nuova brigata detta “Spangaro”), che imbarcatosi a Sapri, il giorno 8 settembre 1860, dovette fermarsi a Salerno e da Nocera proseguirono per Napoli dove arrivarono il giorno 9 settembre 1860. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, “Bibliografia”, a p. 420, in proposito scriveva che: “Caraguel = Caraguel (Clément) – Souvenirs et aventures d’un volontaire garibaldien. Paris, 1861. Reminescenze personali di un volontario francese della spedizione Medici. Buono per le geste della compagnia francese del De Flotte a Solano, lungo il percorso della Calabria e al Volturno.”. Da Wikipedia leggiamo che si fece conoscere anche con la pubblicazione, nel 1861, di Souvenirs et aventures d’un bénévole de Garibaldi, raccolti durante una delle spedizioni dei Mille. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 117, in proposito scriveva: “Fu lì che sbarcammo. I carabinieri genovesi e i bersaglieri sbarcarono per primi, al comando del generale Cosenz. Fu poi la volta della Beni-Croq-‘Poules e della compagnia inglese, unite sotto il comando di de Flotte.“, dunque, Caraguel si trovava con le brigate che dipendevano dal generale Cosenz che costituivano la 16° Divisione, a cui era unita la brigata di De Flotte. Da Wikipedia leggiamo che De Flotte, col grado di colonnello e al comando della Legione francese (da lui organizzata), agli ordini del generale Cosenz, nella notte tra il 21 e il 22 agosto 1860 effettuò, uno sbarco sulle spiagge di Favazzina; durante l’avanzata verso l’interno ci fu uno scontro con un reparto di cacciatori napoletani, presso Solano (piccolo villaggio attualmente suddiviso tra i comuni di Bagnara Calabra e Scilla), e qui il De Flotte «ardente patriota, intimo amico di Garibaldi e da questi amorosamente rimpianto» cade ucciso. Il Caraguel ne parla nel capitolo XVIII. Dunque, Clement Caraguel, ci ha lasciato una bella testimonianza dell’imbarco nella baia di Sapri sul vapore “Vittoria” che aveva già a bordo le truppe della brigata Sacchi e della sua brigata, la ex Nicotera, che imbarcatosi a Sapri, il giorno 8 settembre 1860, dovettero fermarsi a Salerno e da Nocera proseguirono per Napoli dove arrivarono il giorno 9 settembre 1860. Analizzandoperò le parole di Mazziotti, ho dei dubbi che si trattasse della brigata Spangaro perchè, mentre Mazziotti scriveva che era arrivata da Palermo a Sapri via mare, il Caraguel, invece, a p. 174 scriveva che prim di entrare in Basilicata, a Rotonda, la sua compagnia si trovava a “Mormanno”, che è un paese della Calabria non vicino al mare. Infatti, Caraguel racconta l’episodio di un volontario malato che incontrarono a Mormanno e che “fecero montare su un asino”, durante il tragitto per Rotonda. Dunque, da Rotonda, proseguirono il tragitto marciando fino a Paola, dove si imbarcarono per Sapri, Caraguel non lo dice, oppure marciarono fino a Lagonegro e scesero a Sapri, dove si imbarcarono sul Vittoria per Napoli. E’ questa colonna una parte della brigata Spangaro ? Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Il Mazziotti prosegue il suo racconto sulla scorta di Clement Caraguel ma ci parla del giorno 10 settembre in cui la brigata del Sacchi. Dunque, Mazziotti, sulla scorta di Caraguel scriveva pure che, la brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri, il giorno 10 settembre 1860 e da questo se ne deduce che la brigata del Caraguel arrivò a Sapri il giorno 10 settembre 1860 trovando già la brigata Sacchi. Dunque, se ne deduce che se la brigata Sacchi si trovava già sul piroscafo “Vittoria” e Mazziotti scriveva che “La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10” se ne deduce che la brigata di Caraguel arrivò a Sapri anch’essa il giorno 10 settembre 1860. Dunque, a questo punto abbiamo una informazione in più e ci chiediamo quali erano le brigate che da Lagonegro arrivarono a Sapri il 10 settembre 1860 ?. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 134, in proposito scriveva: “Mentre tornavamo ai nostri alloggiamenti, scoppiò un violento temporale e la pioggia continuò a cadere per tutta la notte. Il generale Cosenz inviò il suo aiutante di campo, il signor Misky, un eccellente ufficiale che si era distinto nei combattimenti della giornata, a controllare se ci mancasse qualcosa e se tutto fosse in ordine.”. Clément Caraguel (….), nel suo “Souvenirs et aventurs d’un volontaire garibaldien”, a p. 136, in proposito scriveva: “Il comando di Paugam, che sostituì de Flotte alla testa della compagnia.”. Caraguel, a p. 167, in proposito scriveva: “L’intera divisione Medici arrivò a Rogliano proprio mentre stavamo partendo.”. Dunque, Caraguel non apparteneva alla Divisione Medici. Caraguel ci parla anche di un suo amico che faceva parte dello Stato Maggiore del generale Milbitz. In Sicilia, Caraguel era con le compagnie del generale Medici con il quale era venuto. Infatti, Caraguel, a Patti ricevè l’ordine di raggiungere Patti (vedi p. 60 e ssg.). Caraguel aveva visto Garibaldi quando si trovava a bordo del Washington e aveva avuto il conforto della signorina Jessi White, che più volte cita. Si trova a Milazzo durante lo scontro. Testimonia dell’entrata a Messina della compagnia di Medici. Clement Caraguel (….), nel suo, Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882, a pp. 176-177 parlando della partenza da Sapri, all’alba dell’8 settembre 1860, per dirigersi a Salerno, in proposito scriveva che: “A ces mots il y eut comme une commotion électrique sur tout le navire . Les dormeurs les plus obstinés bondirent sur leurs jambes et un immense tonnerre d’applaudissement et de hourras accueillit cette nouvelle. L’équipage anglais répondit par le cri de Vive Garibaldi ! Le steamer hissa par trois fois ses couleurs et s’éloigna rapidement. Dans l’après-midi nous touchions à Salerne , mais l’ordre était venu de continuer notre route sur Naples , sans nous arrêter ; personne ne put descendre à terre. Salerne avait été prise peu de jour auparavant par le colonel Pear, sans coup férir ; tout s’était passé le plus galamment du monde . Voici comment : Pear , qui avait devancé sa troupe de quelques heures , arriva devant Salerne avec deux de ses officiers . Il portait une blouse noire et ceux- cides blouses rouges . Ce détail n’est pas indifférent. Que faire devant une place ennemie à moins qu’on ne la prenne ? Pear envoya un de ses compagnons en parlementaire à Salerne pour sommer la garnison de se rendre , faute de quoi on donnerait l’assaut, avec une armée de dix mille hommes. La marche prodigieuse de Garibaldi avait tourné toutes les têtes, et celle du gouverneur n’était pas plus solide que les autres . Dans son embarras , il demanda des ordres à Naples par le télégraphe. On lui répondit de prendre conseil des circonstances et de se rendre s’il ne croyait pas pouvoir tenir.”, che tradotto significa: “A queste parole ci fu una specie di scossa elettrica in tutta la nave. I dormienti più ostinati balzarono in piedi e un immenso tuono di applausi e acclamazioni accolse questa notizia. L’equipaggio inglese rispose al grido di “Viva Garibaldi!”. Il piroscafo issò tre volte la bandiera e si allontanò rapidamente. Nel pomeriggio toccammo Salerno, ma era giunto l’ordine di proseguire la rotta verso Napoli, senza fermarsi; nessuno era potuto scendere a terra. Etc…”.
Nel 11 Settembre 1860, la brigata del generale COSENZ arriva nel Vallo di Diano
Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 155, in proposito scriveva che: “Garibaldi, troppo sicuro precedeva l’Armata sfidano i pericoli di eventuali imboscate. Difatti, la Brigata ‘Cosenz’ giunse nel “Vallo” solamente l’11 settembre, e così pure la Brigata di Artiglieria, composta da 200 uomini e 150 cavalli.”.
Nel 12 settembre 1860, da Sapri partenza del maggiore GRIOLI con 5 compagnie della Brigata Sacchi diretti a Napoli
Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella Campagna del 1860 etc…”, a p. 94, in proposito scriveva che: “Alle quattro circa ant. (11 sett.) si salpa da Sapri; alle nove pom. si dà fondo nel porto di Napoli; dopo di aver dato le disposizioni opportune per lo sbarco, mi porto dal Dittatore al Palazzo d’Angri. Alle tre ant. (12 sett.) è compiuto lo sbarco e la truppa viene acquartierata a Castel Nuovo; verso sera arriva il Maggiore Grioli con le altre Compagnie della Brigata.”. Dunque, dalle Memorie di Gaetano Sacchi e dalla sua Relazione, Renato Sòriga (….) scriveva che il Maggiore Grioli, insieme a cinque compagnie della Brigata Sacchi arrivò a Napoli verso sera, e dunque presumibilmente il maggiore Grioli, nello stesso giorno del 12 settembre 1860 si era imbarcato a Sapri. Era rimasto a Sapri mentre, con la sua Brigata garibaldina, il Sacchi riuscì ad imbarcarsi per Napoli dove potè arrivare l’11 settembre 1860. Sòriga scrive che l brigata garibaldina del Sacchi arrivò a Napoli l’11 settembre alle ore 21,00 della sera. Sòriga scrive pure che il Maggiore Grioli arrivò nel porto di Napoli il giorno dopo, di sera del 12 settembre 1860. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….(p. 709)….Alle 4. ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivavano la porto di Napoli, all 9 pom. etc….Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa; l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli aqquartierandosi a Pizzofalcone.“. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) La Brigata Sacchi alle 4 ant. del giorno 10 riprendeva la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori ove si imbarcava la Brigata. Alle 4 ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col Maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivava al porto di Napoli alle 9 pom. del suddetto giorno.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”.
Nel 12 settembre 1860, partendosi da Sapri arriva a Napoli, il maggiore GRIOLI con 5 compagnie della Brigata Sacchi
Renato Sòriga (….), nel suo “Dalle memorie di Gaetano Sacchi /1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, vol. XIII, marzo-giugno, 1913, ed in particolare nella “Relazione sui fati d’arme della brigata Sacchi nella Campagna del 1860 etc…”, a p. 94, in proposito scriveva che: “Alle quattro circa ant. (11 sett.) si salpa da Sapri; alle nove pom. si dà fondo nel porto di Napoli; dopo di aver dato le disposizioni opportune per lo sbarco, mi porto dal Dittatore al Palazzo d’Angri. Alle tre ant. (12 sett.) è compiuto lo sbarco e la truppa viene acquartierata a Castel Nuovo; verso sera arriva il Maggiore Grioli con le altre Compagnie della Brigata.”. Dunque, dalle Memorie di Gaetano Sacchi e dalla sua Relazione, Sòriga scriveva che il Maggiore Grioli era rimasto a Sapri mentre, con la sua Brigata garibaldina, il Sacchi riuscì ad imbarcarsi per Napoli dove potè arrivare l’11 settembre 1860. Sòriga scrive che l brigata garibaldina del Sacchi arrivò a Napoli l’11 settembre alle ore 21,00 della sera. Sòriga scrive pure che il Maggiore Grioli arrivò nel porto di Napoli il giorno dopo, di sera del 12 settembre 1860. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La Brigata Sacchi alle 4. ant. del giorno 10 riprende la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori dove si imbarcava la Brigata….(p. 709)….Alle 4. ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivavano la porto di Napoli, all 9 pom. etc….Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa; l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli aqquartierandosi a Pizzofalcone.“. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) La Brigata Sacchi alle 4 ant. del giorno 10 riprendeva la marcia da Lagonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivarono due vapori ove si imbarcava la Brigata. Alle 4 ant. del dì 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri, lasciando a terra cinque compagnie col Maggiore Grioli, per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto, ed arrivava al porto di Napoli alle 9 pom. del suddetto giorno.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”.
Nel 12-13 e 14 Settembre 1860, ancora a Paola, la Divisione MEDICI in attesa di imbarco per Napoli
Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 239, in proposito scriveva che: “L’arrivo delle rimanenti forze garibaldine fu accellerato dai nuovi mezzi di trasporto che il recente acquisto del porto di Napoli offriva. Dalla retroguardia, parte continuò la sua marcia, ma parte fu portata per mare salpando da Paola o da Sapri. L’ultima divisione con il Medici raggiunse Napoli il 15 settembre e i giorni successivi….(2).”. Dobelli, a p. 239, nella nota (2) postillava: “(2) Turr, Div., 178-180, 514-515, e carta; Castellini, 61-64; Bandi, 279-282; Adamoli, 153-155.”. Clement Caraguel (….), e del suo “Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, “Bibliografia”, a p. 420, in proposito scriveva che: “Caraguel = Caraguel (Clément) – Souvenirs et aventures d’un volontaire garibaldien. Paris, 1861. Reminescenze personali di un volontario francese della spedizione Medici. Buono per le geste della compagnia francese del De Flotte a Solano, lungo il percorso della Calabria e al Volturno.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”. Si tratta di un testo di un manoscritto del Castellini che suo nipote pubblicò dopo averne lette le pagine sgualcite dal tempo. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 61, in proposito aggiungeva: “…“10 settembre — La divisione Bixio s’imbarca su cinque vapori napoletani. Non potendo compiere regolarmente l’imbarco, sulla sera vedo Bixio sciogliere il braccio offeso, saltare sulla scala dell’Elettrico, prendere un fucile al primo soldato che si presenta e dar calciate a sinistra ed a destra. Dopo mi si riferì che uccise un milite ed altro ne ferì, e di più — a bordo — diede altre molte bastonate. Cosa vergognosa in un generale! (2).”. Castellini, a p. 61, nella nota (1) postillava: “(1) Il battaglione di Menotti Garibaldi apparteneva alla neo formata 18a divisione Bixio.”. Castellini, a pp. 62-63-64, aggiungeva che: ““A bordo del Governólo abbiamo notizie di Napoli e di Garibaldi. Noi stiamo alquanto arrabbiati vedendoci gli ultimi, ma speriamo fra due giorni di imbarcarci — e forse in parte oggi. “… Si vede un altro vapore: vedremo se sarà per noi ! Sembra che a Napoli vi sarà breve fermata di due mesi e subito dopo si farà la campagna del Veneto, ma su queste notizie nulla so di positivo. Medici è disgustato perchè fu stornato il nostro imbarco oggi, per causa di Sirtori probabilmente, che noi chiamiamo ironicamente il cardinale, ed i cui ordini non si comprendono „. * 12, 13 settembre — Fermata a Paola. “ Il dire quanta ansietà abbiamo per attendere i vapori è cosa incredibile. Ad ogni momento vado sul balcone di casa Maraviglia ad osservare il mare in tutte le direzioni delle coste ma specialmente della costa di Sapri e Salerno, nella speranza che spunti, che giunga qualche vapore e che ci tolga dall’esiglio. “ Il 12 giunge un vapore, e subito evviva, grida di gioia, ma poi lo si vede costantemente avanzare da solo, e questo ci recava tristezza pensando che non soddisferebbe al bisogno. 10 ricevo ordine di recarmi a bordo per rilevare le istruzioni del comandante e per sentire se giungano altri vapori. 11 vapore arrivato è L’Indipendente, della nostra marina, che ha ordine di portare 600 uomini e nulla sa se giungano altri vapori. “ Medici ordina si fermi il vapore sino a che ne giungano altri e nel frattempo si fanno caricare tutti gli equipaggi, sino a che, il 13, vedendo che non giungono vapori, il comandante domanda di partire e però, concesso questo, parte, facendosi sera, con a bordo i dispersi, un picchetto per ogni reggimento e il capitano Moscarello per la scorta “14 settembre — Il giorno 14 all’alba siamo coi nostri cannocchiali alle finestre, ma nulla si vede, tranne qualche legno a vela, e già si mormora contro il cardinale e contro tutti quelli che ci condannano all’esiglio. “ E quello che fa il massimo torto al cardinale si è che ci spiccò forse cinque telegrammi, che altrettanti in sette giorni d’esiglio ne spedimmo a lui ed al ministro della marina, senza che ancora mostrino di conoscere l’esistenza nostra in Paola. “ E questo dev’essere il capo di stato maggiore? Che a Tiriolo ci ordina di fermarci e poco dopo telegrafa a tutti i corpi domandando notizie della nostra Divisione? (1). Etc…”. Il nipote di Castellini, a p. 64, nella nota (1) postillava: “(1) Cioè gli attezzi e le munizioni della divisione, rimorchiati per poche ore in uno sciabecco dal Mongibello. – La brigata Eberhardt apparteneva con quella Simonetta alla 17° divisione.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 440-441, riferendosi al generale Sirtori, che l’8 settembre era a Lagonegro, in proposito scriveva che: “Alla richiesta di Garibaldi, il Sirtori, rispondeva da Lagonegro in data 9 settembre: “Sono arrivato a Lagonegro stanotte con la brigata Sacchi e col 1° Battaglione Albuzzi. La truppa partirà oggi di qui per imbarcarsi per Napoli. La Brigata Assandri è a Rotonda: domani sarà quì. Due Brigate sono in marcia da Castrovillari a Rotonda. Orsini è a Cosenza col resto dell’artiglieria. Metà della Brigata Milbitz è a Sapri in attesa d’imbarcarsi per Napoli o per dove Lei piacerà: l’altra metà, cioè Fardella, Laugier e Palizzolo, è a Paola. La Divisione Medici è a Paola: la Divisione Bixio è diretta a Paola per ordine avuto da costà. Il Battaglione Corrao e due Compagnie di Cosenz, già distaccate ad Alta Fiumara si sono già imbarcate a Paola per Sapri. Etc…”. Il generale Sirtori scrivendo il 9 settembre a Garibaldi gli comunicava i suoi movimenti e quelli di altre truppe. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che era arrivato nella notte a Lagonegro insieme alla brigata “Sacchi” ed al 1° battaglione “Albuzzi”. Sirtori, da Lagonegro comunicava a Garibaldi che metà della Brigata Milbitz (….) era a Sapri, in attesa di imbarco per Napoli, e gli comunicava pure che l’altra metà della Milbitz si trovava ancora a Paola, ed in particolare a Paola era rimasta, insieme alla Divisione Medici che avrebbe dovuto partire ma come vedremo non ha potuto a causa del Bixio, la Fardella, Laugier e Palizzolo. Queste brigate facevano parte della Divisione Cosenz, che come abbiamo visto era con Garibaldi ed il 3 settembre sbarcò a Sapri. Lo conferma il maggiore Marini, comandante di Piazza a Paola che comunicò a Sirtori lo stato dell’arte a Paola. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 442, in proposito scriveva che: “Il comandante di piazza, maggiore Marini, conferma al Sirtori la difficile situazione: “Paola, 10 settembre, ore 4 ant. Qui vi è parte della Brigata Milbitz della Divisione Cosenz, cioè Laugier, Fardella e Palizzolo e vi sono anche le Divisioni per tanta agglomerazione di gente.”…..La sera arrivarono i vapori e il Marini s’affrettò ad imbarcare quanta gente poté, avvetendo ad imbarco finito il Sirtori: “Paola, 11 settembre, ore 2,30 pom. Arrivati ieri sera in rada 6 vapori. Ho imbarcati i Battaglioni di Cosenz e la Divisione Bixio. Resta la Divisione Medici. Viveri a sufficienza.”.”. Da Wikipedia leggiamo che Giacomo Medici fu nominato colonnello della I brigata della 16ª divisione dell’Esercito meridionale, entrò a Palermo il 21 giugno. A luglio combatté alla battaglia di Milazzo, costrinse Messina alla resa dopo un assedio di otto giorni e ne firmò la relativa convenzione; fu promosso maggior generale della 17ª divisione e fu presente alla battaglia del Volturno. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Fra gli ultimi a partire fu il Medici che ancora il 14 era a Paola e che in quel giorno soltanto riusciva ad imbarcarsi su due piccoli vapori già borbonici, il ‘Mongibello’ e l”Archimede’, un terzo delle sue forze. Gli altri due terzi, 2 mila uomini circa, poterono partire con lui qualche giorno più tardi, giungendo a Napoli quando già gli altri corpi si radunavano nella pianura intorno a Caserta, ove abbiamo visto arrivare primo di tutti il Turr reduce a Ariano. Ultimo, quando già da parecchi giorni s’eran avute le prime scaramucce sul Volturno, arrivò da Messina il corpo del Dunne. Lo vediamo in questo telegramma del Cosenz, ministro della Guerra, diretto a Garibaldi a Caserta: “Napoli, 24 settembre 1860, ore 11,30 ant. E’ giunto Dunne con 1500 uomini e 160 mila cartucce. Partirà domattina.”.“.
Nel 15 settembre 1860, da Paola, la partenza di parte della Divisione MEDICI per Napoli: parte solo Eberhardt
Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a pp. 63-64, scriveva della colonna Medici ferma a Paola ed in proposito aggiungeva: “ 14 settembre….Ma ritorniamo alla parte storica. Verso le undici del mattino, mentre già si aveva rinunciato a speranza, vediamo due colonne di fumo spuntare dietro la punta di Sapri e poco dopo spuntare due vapori. Come giungono, al solito io mi reco abbasso per ricevere gli ordini e si sa che il Mongibéllo porterà 700 uomini, e 400 l’Archimede, che i comandanti ebbero ordine di recarsi a Sapri per levar gente, e — se non ve ne fosse — di recarsi a Paola allo stesso effetto. Ci ragguagliano che l’Amalfi, che potrebbe portare 1200 uomini, e la Maria Teresa capace di altri 400, sono a Sapri e che ne ritorneranno vuoti a Napoli per mancanza d’istruzioni di recarsi a Paola, a Sapri assicurandosi che a Paola non vi è truppa. “ Si ordina che s’imbarchi Eberhardt. Io domando d’andare e infatti, ricevuto l’ordine di recarmi a tutelare l’imbarco, reco con me l’equipaggio (1). Viaggiamo felicemente con nove nodi all’ora, ed essendo 144 miglia, faremo la via in sedici ore giungendo a Napoli intorno a mezzodì „. Ed infatti il Mongibéllo entrò il 15 settembre nel porto di Napoli, con i primi scaglioni della divisione Medici. Agli ufficiali ed ai soldati furono concesse, dopo tanti giorni d’“ esiglio „, alcune giornate di riposo. Il capitano Castellini ne approfittò, com’era suo costume, per visitare i dintorni, il Museo di Napoli, etc…”. Castellini, a p. 64, nela nota (1) postillava: “(1) Cioè gli attrezzi e le munizioni della divisione, rimorchiati per poche ore in uno sciabecco dal Mongibéllo. — La brigata Eberhardt apparteneva con quella Simonetta alla 17* divisione.”. Dunque, la XVII Divsion era a Disioe di Giacomo MEDICI ed a questa apparteneva la brigata d Eberhardt. Infatti, della XVII Divisione il Comandante era Giacomo Medici; Capo di Stato Maggiore della Divisione era illuogotenente Colonnello Ferrari; comandante della 1° Brigata era il colonnello Simonetta; comandante della 2° Brigata era il colonnello Corte; il comandante della 3° Brigata era il colonnello Eberhardt; e poi c’era la 4° brigata con Dunne e la 5° Brigata con Mussolino.
| 17.a Divisione | Comandante | Luogot. Gen. Medici |
| Stato Maggiore di Divisione | Capo | Luogot. Col. Ferrari |
| 1.a Brigata | Comandante | Colonn. Simonett |
| 2.a Brigata | Comandante | Colonn. Corte |
| 3.a Brigata | Comandante | Colonn. Eberhard |
| 4.a Brigata (aggregata alla 5.a Brigata) | Comandante | Colonn. Dunne |
| 5.a Brigata (aggregate alla 4.a Brigata) | Comandante | Colonn. Mussolino |
Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, riferendosi alle Divisioni del generale Turr, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Dunque, il nipote di Nicostrato Castellini, dal suo Diario, conferma che solo il 15 settembre partì da Paola e da Sapri, sul “Mongibello” una parte della Divisione Medici. Partì Eberardt. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Medici partì dopo il 15 da Paola con le restanti truppe della sua Divisione che non avevano potuto imbarcarsi per mancanza di barche. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Fra gli ultimi a partire fu il Medici che ancora il 14 era a Paola e che in quel giorno soltanto riusciva ad imbarcarsi su due piccoli vapori già borbonici, il ‘Mongibello’ e l”Archimede’, un terzo delle sue forze. Gli altri due terzi, 2 mila uomini circa, poterono partire con lui qualche giorno più tardi, giungendo a Napoli quando già gli altri corpi si radunavano nella pianura intorno a Caserta, ove abbiamo visto arrivare primo di tutti il Turr reduce a Ariano. Ultimo, quando già da parecchi giorni s’eran avute le prime scaramucce sul Volturno, arrivò da Messina il corpo del Dunne. Lo vediamo in questo telegramma del Cosenz, ministro della Guerra, diretto a Garibaldi a Caserta: “Napoli, 24 settembre 1860, ore 11,30 ant. E’ giunto Dunne con 1500 uomini e 160 mila cartucce. Partirà domattina.”.“.
Nel 12 settembre 1860, a Napoli, NICOTERA, CRISPI, DEPRETIS, AMARI arrivano da Palermo
Dalla Treccani on-line leggiamo che Mario Menghini scriveva che Giovanni Nicotera raggiunse subito dopo Garibaldi a Napoli. Nicotera dovette restare però una diecina di giorni a Palermo o in Sicilia perchè Depretis gli negò il permesso di allontanarsi dalla Sicilia ed imbarcarsi per Napoli e poter raggiungere Garibaldi che, nel frattempo era diventato prodittatore della Capitale. Mauro Macchi (….), nella sua “Biogafia di Giovanni Nicotera”, Nocera Inferiore, Tip. Editrice della Veuviana, 1886, a p. 45, in proposito scriveva che: “Il Nicotera, durante il viaggio volle verificare le appena giunto a Palermo chiese invano a quel governo prodittatoriale l’armamento necessario per recarsi alla frontiera pontificia, giusta gli ordini del Garibaldi; allora domandò l’imbarco per Napoli, ove era il generale, ma anche ciò gli venne rifiutato ; pure gli riuscì recarsi dal dittatore, che lo accolse con immensa gioia, e dopo qualche giorno, giunti in Napoli i 1500 volontari toscani, lo invito a prenderne il comando, ma egli rifiutò preferendo rimanere nello Stato Maggiore del Generale. Terminata la guerra, nella quale i toscani segnalaronsi per coraggio, nella famosa giornata del 1.º ottobre 1860, il Nicotera si dimise da colonnello brigadiere.”. I dissensi partigiani dell’ottobre 1860 provocarono un duello tra lui e F. Petruccelli della Gattina. Denis Mack Smith, p. …. aggiunge che il 12 settembre 1860, dopo una diecina di giorni di permanenza a Palermo, Nicotera arrivò a Napoli per andare da Garibaldi e Mazzini che si era ivi stabilito. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 447, riferendosi al Depretis, in proposito scriveva che: “….decise di partire anch’egli per Napoli, lasciando provvisoriamente al suo posto il Paternò. Partì infatti da Palermo l’11 settembre sullo stesso vapore del Crispi. Proprio in quel giorno Garibaldi emanava il noto proclama: “Vicino o lontano io sono con te, bravo popolo di Palermo etc…”. Parole quest’ultime che non lasciavano prevedere quando avvenne. Poiché il Crispi e il Depretis, giunti a Napoli il 13, furono ricevuti da Garibaldi il giorno seguente e gli esposero le rispettive ragioni. Garibaldi, dice il Palamenghi, si riservò di decidere, ma ricevuta subito etc…”. Dunque, secondo l’Agrati, Depretis e Crispi arrivarono a Napoli il 13 settembre 1860. Agrati fa riferimento al Diario dello Statista Francesco Crispi raccontato dal nipote Tommaso Palamenghi-Crispi (….), nel suo “I Mille”, ed. Treves, 1927. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Depretis e Garibaldi”, a p. 256, in proposito scriveva che: “Egli era partito l’11 settembre in mattinata, giungendo a destinazione all’alba del 12; e il mattino stesso alle nove s’incontrò con Garibaldi. Con la sua nave erano giunti a Napoli anche Crispi ed il barone Nicotera.”. Dunque, Mack Smith scriveva che il 12 settembre 1860 sbarcò a Napoli lanave che portava da Palermo Depretis, Crispi ed il barone Giovanni Nicotera, che raggiunsero Garibaldi già aqquartierato a Napoli. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Depretis e Garibaldi”, a p. 315, in proposito scriveva che: “Nella prima settimana del governo di Garibaldi a Napoli, giunse colà anche la maggior parte degli altri capi radicali: Crispi, Nicotera e Depretis arrivarono il 12 dalla Sicilia; Alberto Mario e sua moglie, Jessie White, si trovavano già nella città; nella stessa nave che il 17 portò Mazzini giunsero anche Aurelio Saffi ed il professor Saliceti; giunsero poi Carlo Cattaneo e Giuseppe Ferrari, le due più eminenti figure del movimento federalista italiano e due dei maggiori intellettuali fra i deputati al Parlamento.”. Alfredo Capone (….), nel capitolo “II. Etc…”, nel suo testo, L’opposizione meridionale nell’età della Destra, ed. di Storia e Letteratura, Roma, 1970, a p. 78, nella nota (65) postillava: “(65) Articolo dell’Unità Italiana di Genova, del 13 settembre 1860, riportata in G. Mazzini, Epistolario, vol. XLI, pp. 68-69. Sugli avvenimenti di Palermo – prodittatore Depretis – nella prima decade di settembre, v. D. Mack Smith, op. cit., pp. 236-37.”. Alfredo Capone (….), nel capitolo “II. La lunga crisi politica del Partito d’Azione: dal Plebiscito alla Convenzione di Settembre”, nel suo testo, L’opposizione meridionale nell’età della Destra, ed. di Storia e Letteratura, Roma, 1970, a p. 87 e ssg., in proposito scriveva che: “Tra il 12 e il 17 settembre 1860, sulla scia di Garibaldi, giunse a Napoli tutto lo Stato maggiore del partito democratico: Crispi, Nicotera, Depretis, Saffi, Saliceti, Cattaneo, Ferrari, e lo stesso Mazzini (1).”. Capone, a p. 87, nella nota (1) postillava: “(1) D. Mack Smth, Garibaldi e Cavour nel 1860, Torino, 1958, p. 315; v. pure E. Passerin d’Entreves, L’ultima battaglia politica di Cavour, op. cit., R. Romeo, Dal Piemonte sabaudo all’Itali liberale, Torino, 1963; F. Bracato, La Dittatura garibaldina nel Mezogiorno e in Siclia, Trapan, 1965; A. Sirocco, Governoe paese nel Mezzogiorno nella crisidllunificaione, 1860-1861, op. cit., etc…”. Sempre riguardo il 12 settembre 1860, a Napoli, Alfredo Capone (….), nel suo L’opposizione meridionale nell’età della Destra, ed. di Storia e Letteratura, Roma, 1970, a pp. 87-88 e ssg., riferendosi a Giuseppe Mazzini, in proposito scriveva che: “Questi, durante il suo soggiorno napoletano rimase personalmente nell’ombra, ma cercò in ogni modo di contrapporre Garibaldi ai moderati, e comunque non sembrava affatto adattato all’idea del trionfo della monarchia”(2): se egli condannava ogni esclusivismo repubblicano (“Nicotera (….) come Castelli, evidentemente vogliono combattere soltanto per la Repubblica, ma secondo me hanno torto”(3)), approvava poi le impennate repubblicane dello stesso Nicotera. Ed egli stesso dichiarava sull’Unità Italiana di voler riabbracciare la sua “pura bandiera”(4). Intorno al 20 settembre, inoltre, i radicali esercitarono massicce pressioni su Garibaldi, e sembrò incombente la minaccia di un fronte anticavouriano e potenzialmente repubblicano comprendente Garibaldi e Mazzini: “Vimercati – scriveva Cavour a Nigra – qui est arrivé hier me dit que Bertani, Mario, Miss White, Nicotera, Libertini, Sterbini, forment une haie de chemises rouges autour de Garibaldi, et insolent de tout homme raisonnable. Il s’est réconcilié publiquement avec Mazzini”(5). Edoardo Fusco scriveva poi al Ranucci: “si presentò, or son tre giorni, una deputazione di dodici persone, introdotte alla presenza del Dittatore (….). Ne formavan parte Zuppetta, Agresti, Libertini, Nicotera ed altri (….) chiesero al Dittatore che fosse proclamata la Repubblica, poiché ‘il paese la voleva’. Il buon senso di Garibaldi schivò in parte il pericolo, ma solo in parte e momentaneamente”(6).”. Capone, a p. 87, nella nota (2) postillava: “(2) D. Mack Smith, op. cit., p. 313”. Capone, a p. 88, nella nota (6) postillava: “(6) Lettera del 25 settembre 1860 in C.C. Liberaz. del Mezzogiorno, vol. V, p. 305”. Aristide Arzano (….), nel suo, Il dissidio fra Garibaldi e Depretis sull’annessione della Sicilia, Città di Castello, Tip. Unione Arti Grafiche, 1913, a p. 13 scriveva che: “….Crispi solo sostenne essere debito ubbidire a Garibaldi e, vedendosi soverchiato, abbandonò Palermo ed andò ad appellarsene al Generale stesso in Napoli (1). Con lui, sul piroscafo Panther, il giorno 11 settembre partì per Napoli anche il prodittatore in persona ed a lui, Michele Amari, ministro per gli affari esteri, faceva consegnare l’interessante promemoria riprodotto nel Doc. X. Nell’archivio Bertani si conservano sotto questa data parecchi documenti che danno modo di apprezzare, oltre le fasi delle trattative, anche i patti espliciti che Garibaldi intendeva porre all’annessione, nella quale egli soprattutto vedeva la consegna della nuova conquista alla diplomazia ed al dominio del protocollo, da lui ritenuto, alla causa nazionale, sì nefasto (3).”. Alfredo Capone (….), nel capitolo “II. Etc…”, nel suo testo, L’opposizione meridionale nell’età della Destra, ed. di Storia e Letteratura, Roma, 1970, a p. 77, nella nota (61) postillava: “(61) ….; Nicotera infatti, giunto a Napoli, denunciò pubblicamente la complicità del Ricasoli; cfr. “Il Garibaldi” di Napoli del 19 settembre 1860.”. Alfredo Capone (….), nel capitolo Quarto “La polemica su Sapri”, nel suo testo, L’opposizione meridionale nell’età della Destra, ed. di Storia e Letteratura, Roma, 1970, a p. 81 e ssg., in proposito scriveva che: “Fin dal primo momento del suo ritorno dalla fallita spedizione nello Stato Pontificio, prima a Palermo e poi a Napoli, Nicotera si presentò all’opinione pubblica come l’uomo di fiducia del Mazzini (1), etc…”. Capone, a p. 81, nella nota (1) postillava: “(1) Cfr. G. Mazzini a Carlo Lodi, novembre 1860, in S.E.I., vol. LXX, Epistolario, vol. XLI, Imola, 1935, pag. 211: “Nicotera, del resto, rimane mio incaricato a Napoli”. Vincenzo Giordano (….), nel suo “La vita e i discorsi parlamentari di Giovanni Nicotera nelle legislature VIII – IX – X-XI e XII”, a p. CI, e ssg, in proposito scriveva che: “Il Borbone si era ritratto colle sue truppe nelle due fortezze di Capua e Gaeta , ed i volontarii privi di artiglierie non potevano espugnarle da soli. Se nonchè essi compresi dal desiderio grande dei popoli di raggiungere l’ultimo fine dell’ unità nazionale, cedevano il posto d’allora in poi all’azione dell’ esercito regio e del Governo di Torino, dopo di avere strenuamente combattuto, durante un mese circa, intorno alle mura di Capua, e salvato Napoli, il primo ottobre dall’ eccidio e dalla rovina, che i borboniani le avrebbero senza fallo arrecati, se avessero superato il contrasto glorioso che le schiere di Garibaldi, a Santa Maria, e quelle di Bixio, ai ponti della Valle, avevano opposto loro. In frattanto scioltasi la brigata di Castel Pucci, Nicotera era tornato presso Garibaldi ed aveva preso parte alle diverse fazioni avvenute sotto Capua, salvando il 14 ottobre il battaglione di Stocco, a Caserta, circondato completamente dai regii. La rivoluzione sequestrò durante il suo Governo le medaglie d’oro che i Borboni avevano destinate per coloro che avevano assassinato Pisacane e i compagni suoi. Quelle medaglie furono raccolte in buon numero, vennero fuse e per opera specialmente di Nicotera se ne coniò una gran medaglia per il generale Garibaldi.”.
Nel 17 settembre 1860, da Paola partenza per Napoli di altri 2000 volontari della brigata MEDICI
Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 239, in proposito scriveva che: “L’arrivo delle rimanenti forze garibaldine fu accellerato dai nuovi mezzi di trasporto che il recente acquisto del porto di Napoli offriva. Dalla retroguardia, parte continuò la sua marcia, ma parte fu portata per mare salpando da Paola o da Sapri. L’ultima divisione con il Medici raggiunse Napoli il 15 settembre e i giorni successivi….(2).”. Dobelli, a p. 239, nella nota (2) postillava: “(2) Turr, Div., 178-180, 514-515, e carta; Castellini, 61-64; Bandi, 279-282; Adamoli, 153-155.”. Clement Caraguel (….), e del suo “Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, “Bibliografia”, a p. 420, in proposito scriveva che: “Caraguel = Caraguel (Clément) – Souvenirs et aventures d’un volontaire garibaldien. Paris, 1861. Reminescenze personali di un volontario francese della spedizione Medici. Buono per le geste della compagnia francese del De Flotte a Solano, lungo il percorso della Calabria e al Volturno.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”. Si tratta di un testo di un manoscritto del Castellini che suo nipote pubblicò dopo averne lette le pagine sgualcite dal tempo. Nicostrato Castellini (…..) fu diretto testimone, al’epoca giovane volontario garibaldino che si trovò a Paola e a Sapri. Il nipote, Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a pp. 63-64, scriveva della colonna Medici ferma a Paola ed in proposito aggiungeva: “ 14 settembre….Ma ritorniamo alla parte storica. Verso le undici del mattino, mentre già si aveva rinunciato a speranza, vediamo due colonne di fumo spuntare dietro la punta di Sapri e poco dopo spuntare due vapori. Come giungono, al solito io mi reco abbasso per ricevere gli ordini e si sa che il Mongibéllo porterà 700 uomini, e 400 l’Archimede, che i comandanti ebbero ordine di recarsi a Sapri per levar gente, e — se non ve ne fosse — di recarsi a Paola allo stesso effetto. Ci ragguagliano che l’Amalfi, che potrebbe portare 1200 uomini, e la Maria Teresa capace di altri 400, sono a Sapri e che ne ritorneranno vuoti a Napoli per mancanza d’istruzioni di recarsi a Paola, a Sapri assicurandosi che a Paola non vi è truppa. “ Si ordina che s’imbarchi Eberhardt. Io domando d’andare e infatti, ricevuto l’ordine di recarmi a tutelare l’imbarco, reco con me l’equipaggio (1). Viaggiamo felicemente con nove nodi all’ora, ed essendo 144 miglia, faremo la via in sedici ore giungendo a Napoli intorno a mezzodì „. Ed infatti il Mongibéllo entrò il 15 settembre nel porto di Napoli, con i primi scaglioni della divisione Medici. Agli ufficiali ed ai soldati furono concesse, dopo tanti giorni d’“ esiglio „, alcune giornate di riposo. Il capitano Castellini ne approfittò, com’era suo costume, per visitare i dintorni, il Museo di Napoli, etc…”. Il nipote di Castellini, a p. 64, nella nota (1) postillava: “(1) Cioè gli attezzi e le munizioni della divisione, rimorchiati per poche ore in uno sciabecco dal Mongibello. – La brigata Eberhardt apparteneva con quella Simonetta alla 17° divisione.”. Dunque, la XVII Divsion era a Disioe di Giacomo MEDICI ed a questa apparteneva la brigata d Eberhardt. Infatti, della XVII Divisione il Comandante era Giacomo Medici; Capo di Stato Maggiore della Divisione era illuogotenente Colonnello Ferrari; comandante della 1° Brigata era il colonnello Simonetta; comandante della 2° Brigata era il colonnello Corte; il comandante della 3° Brigata era il colonnello Eberhardt; e poi c’era la 4° brigata con Dunne e la 5° Brigata con Mussolino. Dunque, il nipote di Nicostrato Castellini, dal suo Diario, conferma che solo il 15 settembre partì da Paola e da Sapri, sul “Mongibello” una parte della Divisione Medici. Partì Eberardt. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Medici partì dopo il 15 da Paola con le restanti truppe della sua Divisione che non avevano potuto imbarcarsi per mancanza di barche. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Fra gli ultimi a partire fu il Medici che ancora il 14 era a Paola e che in quel giorno soltanto riusciva ad imbarcarsi su due piccoli vapori già borbonici, il ‘Mongibello’ e l”Archimede’, un terzo delle sue forze. Gli altri due terzi, 2 mila uomini circa, poterono partire con lui qualche giorno più tardi, giungendo a Napoli quando già gli altri corpi si radunavano nella pianura intorno a Caserta, ove abbiamo visto arrivare primo di tutti il Turr reduce a Ariano. Ultimo, quando già da parecchi giorni s’eran avute le prime scaramucce sul Volturno, arrivò da Messina il corpo del Dunne. Lo vediamo in questo telegramma del Cosenz, ministro della Guerra, diretto a Garibaldi a Caserta: “Napoli, 24 settembre 1860, ore 11,30 ant. E’ giunto Dunne con 1500 uomini e 160 mila cartucce. Partirà domattina.”.“. Cosmo Schiavo (….), nel suo “Gaetano Rocco: un romantico indomito alfiere”, in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), in Appendice, a p. 321, in proposito scriveva che: “Sono qui a riassumere le venti pagine del diario inedito di Gaetano Rocco, intitolato “I miei ricordi”, che consta di 120 pagine tipo protocollo rilegate in formato 29×20 cm. Tratta degli avvenimenti dal 13 aprile 1854 al 9 dicembre 1862. Una fittissima trascrizione dattilografica di 27 pagine e 6 righi etc…del nipote Eugnio Rocco, ufficiale del 28° Reggimento fanteria Divisione Pavia, etc…Gaetano Rocco, nasce a Campagna, il 22 settembre 1835 ….”. Cosmo, a p. 345, trascrivendo sempre il Diario di Rocco arrivava a parlarci dell’arrivo e della partenza di Rocco da Paola. Ricordo che di Gaetano Rocco ha scritto anche Gennaro De Crescenzo (….), nel suo……………Gaetano Rocco faceva parte della Brigata Heberhardt, che a sua volta faceva parte della Divisione Medici che, dalla Sicilia arrivò a Paola l’8 settembre 1860, il giorno dopo l’arrivo di Garibaldi a Napoli. Cosmo, a p. 346, in proposito scriveva: “Giunti in cima il temporale cessò e con più celerità discese in Paola per una strada tagliata a guisa si può dire di lumaca. Era mezzanotte quando si mise piede in quel grazioso paese, e ciascuno di quei abitanti saporitamente se la dormiva; intanto noi altri bagnati fin dentro le midolla etc…Il dì seguente fui alloggiato in casa del sig. Domenico Gentile padre di tre giovani figli di sentimenti caldissimi di libertà. Da questa famiglia per sei giorni consecutivi ebbi trattamenti cordialissimi e sinceri non senza lagrime ed abbracciamenti da essi mi concedai da essi il 14 settembre alle 2 p.m. quando con la intiera Brigata m’imbarcai sul vapore il Mongibello alla volta di Napoli. Il giorno 15 settembre 1860 fu un giorno memorabile per me e che io non potrò dimenticarmi giammai. Il Comandante della Brigata Sig. Heberhardh etc…”.
Nel 19 settembre 1860, la BRIGATA LUCANA del colonnello BOLDONI entrò trionfante a Napoli

Immacolata Venturi (….), nel suo, “L’insurrezione lucana del 1860 fra storia e storiografia”, ed. Villani, 2016, a p. 73, in proposito scriveva che: “Ad Auletta, il 6, Albini, Mignogna ed una Deputazione nominata in seno all’ex decurionato potentino presentarono a Garibaldi i risultati, anche economici, dell’insurrezione ed il nizzardo emise il decreto per cui “Il Signor Giacinto Albini è nominato Governatore della Provincia di Basilicata con poteri illimitati” (147)”. Dal Governo prodittatoriale si passava, così, al governo dei poteri illimitati. Giacinto Albini, ben conscio, come scrisse anche in diverse circolari, che il governo dell’emergenza era terminato, eliminò le giunte insurrezionali con un decreto del 29 agosto. Con questo “pose in prestito” alla rivoluzione gli avanzi di cassa delle finanze comunali e nominò, secondo le leggi amministrative borboniche, il segretrio nazionale della provincia nella persona di Giacomo Racioppi. Infine dispose la formazione di un corpo di milizie, il “Battaglione Lucano”, composto da 540 uomini, divisi in tre compagnie, ognuna delle quali di 180 armati (148).”. Venturi, a p. 73, nella nota (147) postillava: “(147) ASP, Governo Prodittatoriale Lucano, b. IV, fasc. 41, f. 16.”. Venturi, a p. 74, nella nota (148) postillava: “(148) R. Rivilello, Cronaca Potentina, …., op. cit., p. 243.”. Raffaele Riviello (….), nel suo “Cronaca Potentina dal 1799 al 1882″, Potenza, Stab. Tipog., 1888 e poi anche nel 1891, a p. 251 in proposito scriveva che: “Mentre il Governatore Giacinto Albini con i suoi ‘poteri illimitati’ ristabiliva gli ufficii della magistratura, le schiere degl’Insorti Lucani venivano organizzate, prima a Vietri e poi a Salerno, in ‘Brigata dei Cacciatori Lucani’, licenziandosi coloro che per età, per cure di famiglia, o per altra qualsiasi causa, non potevano più a lungo permanere sotto le bandiere dell’Insurrezione. Ne restarono circa due mila e cinque cento, ed il Boldoni vi mise a capo dello Stato Maggiore il Maggiore Emilio Petruccelli, affidando il comando dei quattro Battaglioni al prete Nicola Mancusi di Avigliano, a Francesco Paolo La Vecchia di Tricarico, a Giuseppe Domenico La Cava di Corleto, ed a Francesco Paolo Pomarici di Anzi. La brigata Lucana entrò a Napoli nel 19 Settembre, sfilando con marziale disinvoltura lungo la via Toledo etc…(p. 252). A Napoli il comando della Brigata Lucana fu tolto al Boldoni e dato a Clemente corte, Colonnello di Garibaldi, la qual cosa spiacque a moltissimi, perchè fu fatta forse per segreti disegni, ed in maniera alquanto brusca ed inaspettata. Agl’Insorti Lucani Garibaldi diede, come distintivo, un nastro blù con fibietta da portarsi sull’omero sinistro. Per mancanza di documenti non posso dire quali nuovi ordinamenti subisse la Brigata Lucana nel far parte della Divisione del General Medici; ne quale posto occupasse nelle giornate del 1 e del 2 Ottobre, allorchè vi fu sanguinoso combattimento fra i soldati di re Francesco e le valorose schiere di Garibaldi.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 411, in proposito scriveva pure che: “VI. Al nobile esempio di tanti volontari insorti in quei giorni di febbrile entusiasmo, parecchi nostri concittadini, arrolatisi nelle schiere garibaldine, presero parte alla marcia trionfale verso la Capitale, dove la Brigata Lucana – formata in maggioranza dei volontari di Basilicata, comandata dal colonnello Boldoni e forte di circ 3000 militi, divisi in 4 battaglioni corrispondenti ai 4 Distretti della Basilicata – entrò nel 19 Settembre riscuotendo le più calorose acclamazioni dal popolo napolitano, tratto ad ammirare, non più col terrore etc…Fra i nostri volontari garibaldini vanno ricordati Michele Aldinio di Giuseppe, Carlo Tortorella di Giuseppe, Michele Cosentino di Francesco e Gennaro Mitidieri di Nicola, i quali, per schietto e generoso impulso dell’animo, seguirono il Generale nella sua avventurosa impresa. L’Aldinio, giovane, etc…, fece parte dello Stato Maggiore del Generale Sirtori, ed in premio dei servizi resi, fu nominato etc…”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a p. 237, in proposito scriveva che: “La brigata Lucana e l’assedio di Capua. Giunto che fu il Dittatore a Casalnuovo, e venutovi, per mettersi agli ordini di lui, il Colonnello Boldoni, gli insorti della Lucania furono incorporati nella divisione del Generale Cosenz. Laonde il Colonnello ebbe ordinato alle sparse legioni di raccogliersi a Vietri di Potenza, ove trasmutava il quartier generale; li ordinò in brigata che disse dei Cacciatori Lucani; e queste divise in quattro battaglioni secondo i distretti della provincia, di poco meno che tremila uomini in tutto (1). La brigata ebbe nuovo ordiamento a Salerno; poichè diede licenza a’ militi più vecchi di ritrarsene; nominò capo dello stato maggiore il signor Emilio Petruccelli; e capo dei battaglioni i signori Giuseppe-Domenico La Cava, Francesco Paolo La Vecchia, Nicola Mancusi, e Francesco Paolo Pomarici. Restarono sotto le armi duemila centosettantasei militi. La brigata entrò il giorno 19 settembre nella città di Napoli “salutata (dice uno scrittore straniero) da calorose acclamazioni del popolo di Napoli il quale, a spettacolo nuovo sui lastrici della città capitale, vedeva la prima volta, senza il terrore dei seguaci della Santa-fede, gl’insorti popoli delle provincie nelle sue fogge ruvide, bizzarre e pittoresche, in armi da caccia e da museo, d’ogni sorta gente e condizione commisti, e preti e frati vessilliferi e capifila”(2). A Napoli un terzo riordinamento, e questo fu l’ultimo della brigata Lucana. Il Colonnello Boldoni fu surrogato dal colonnello Clemente Corte. Al Boldoni faceva ingiuria l’origine sua; cioè il partito che l’ebbe eletto alla impresa di Basilicata, e lo indirizzo di una politica, che egli non nascondea, ma bandiva sotto gli auspicii del Conte di Cavour. Codesto lo aveva reso non bene accetto, poscia mal visto a coloro, che ormai levavano bandiera in aperta opposizione al ministro di Sardegna: e poichè il Dittatore aveva vinto, e dei servigi di quello non pareva più bisogno, gli spiriti partigiani vollero sbrigarsene; e per quali vie non monta. Sinistrarono gli atti di lui; ne calunniarono intenzioni e parole; non dubitarono di mentire in nome del popolo appo il Dittatore; e il Boldoni fu rimosso dal comando della brigata; nè parola di lode venne a temperare la crudezza del fatto subitaneo. Cominciava da lui la manifestazione prima di quella febbre di demolizione, che poscia abbiam vista senza limiti appiccarsi a tutti gli animi, e aggredir tutti gli uomini e le cose. Unica, forse e sempre generosa, la città di Corleto non dimenticò il Colonnello Boldoni; ….Il Colonnello Clemente Corte, giovane ardito, operosissimo, valoroso e valente ebbe l’onore di guidare al fuoco la giovane brigata dei volontari Lucani. Ricominciando il novello e più acconcio ordinamento, le mutò il nome in brigata di Basilicata; scompose lo scheletro, o, come dicono, i quadri; non tenne conto, e ben fece, dei gradi che la rivoluzione etc…”. Racioppi, a p. 237, nella nota (1) postillava: “(1) Il giorno 5 di settembre, a Vietri, il battaglone detto di Lagonegro numerava 671 militi; quello di Potenza 957, il terzo di Matera 478; il quarto di Melfi 810; in uno 2916.”. Racioppi, a p. 237, nella nota (2) postillava: “(2) E. Maison, Journal d’un volontaire de Garibaldi. Paris, 1861, pag. 88.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 52-53, in proposito scriveva pure che: “Al nobile esempio di tanti volontari insorti in quei giorni di febbrile entusiasmo, parecchi nostri concittadini, arrolatisi nelle schiere garibaldine, presero parte alla marcia trionfale verso la Capitale, dove la Brigata Lucana – formata in maggioranza dei volontari di Basilicata, comandata dal colonnello Boldoni e forte di circ 3000 militi, divisi in 4 battaglioni corrispondenti ai 4 Distretti della Basilicata – entrò nel 19 Settembre riscuotendo le più calorose acclamazioni dal popolo napolitano, tratto ad ammirare, non più col terrore etc…Fra i nostri volontari garibaldini vanno ricordati Michele Aldinio di Giuseppe, Carlo Tortorella di Giuseppe, Michele Cosentino di Francesco e Gennaro Mitidieri di Nicola, i quali, per schietto e generoso impulso dell’animo, seguirono il Generale nella sua avventurosa impresa. L’Aldinio, giovane, etc…, fece parte dello Stato Maggiore del Generale Sirtori, ed in premio dei servizi resi, fu nominato etc…”. Pesce, a p. 53, nella nota (1) postillava: “(1) Fra quei volontari emerse la figura gigantesca e balda del Capitano Gennaro Iannarelli di S. Severino Lucano, il quale, dopo aver combattuto coraggiosamente a Santamaria, fu a capo di una compagnia di Guardie Mobili per la repressione del brigantaggio nel Circondario di Lagonegro, etc…”. Il Pesce, a p. 55 scriveva pure che: “Ammirato e carezzato dai commilitoni per la sua tenera età e pel suo coraggio, fu iscritto, semplice milite, nel 1. Battaglione della Brigata Lucana, la quale, dopo che fu bene riordinata dei migliori elementi della disciplina militare dal nuovo Colonnello Clemente Corte, succeduto al Boldoni, e fu fornita, nei depositi di Aversa, d’armi e di divisa, fu aggregata alla Divisione del Generale Medici, e fu guidata al combattimento con mirabile slancio. E’ risaputo che gli insorti lucani ebbero, come distintivo, un nastro bleu con fibbietta da portarsi sull’omero sinistro.”. Rocco Sanseverino (….), nel suo “Tricarico nella rivoluzione Lucana del 1860”, Trani, ed. Paganelli, 1928, a pp. 24-25-26, in proposito scriveva che: “Dopo l’entrata in Napoli, la Brigata Lucana si organizzò per distretti: il distretto di Matera fu dato a Carmine Ferri, che, avendo assicurato la tranquillità e data forma costituzionale alla città, riprese il suo posto di combattente, e il distretto di Lagonegro fu affidato al Lavecchia. Il 19 settembre la Brigata Lucana si riunì a Napoli, dopo aver spazzato il salernitano dei residui dell’esercito borbonico, e dopo aver compiuta la rivoluzione nell’avellinese. Gl’insorti lucani, vestiti ed armati alla meglio, vennero accolti con grandi feste, e costretti a fare il giro della città: Napoli, con quell’atto, volle dare il merito alla Basilicata di essere stata la prima ad insorgere e di aver meglio organizzata la rivoluzione. Garibaldi passò in rivista la brigata, riorganizzò gl’insorti in nome dell’Italia e li lasciò liberi. I vecchi furono costretti a ritornare a casa; i giovani, inquadrati da ufficiali garibaldini, formarono la nuova brigata, che si distinse sotto le mura di Capua e sulle sponde del Volturno. I tricaricesi furono rattristati dalla perdita del patriota Giuseppe Bronzini, morto a Napoli in seguito agli strapazzi di guerra. Finito il loro compito, i nostri patrioti ritornarono a casa, lieti di aver servita la Patria, e di aver concorso a liberare le nostre terre dalla soggezione borbonica; non chiesero nè onori nè ricompense. Il Lavecchia fu nominato prefetto, ma rifiutò dicendo: “Non abbiamo lavorato per ottenere una pagnotta”. Sorsero poi i vittoriosi, che misero in disparte gli autentici combattenti e carpirono gli onori destinati a chi aveva ben meritato della Patria. Il successo della campagna del ’60 dev’essere attribuito alla Basilicata.“. Tommaso Pedio (….), nel suo, La Basilicata nel Risorgimento politico Italiano (1700-1870) – Saggio di un Dizionario bio-bibliografico, a pp. 113-114, parlando degli scritti pubblicati a stampa nel 1860, ed in particolare quelli attribuiti a Nicola Mignogna, a pp. 113-114, in proposito scriveva: “469) Brigata Lucana – Quartier Generale in Salerno – Ordine del giorno, Salerno li 15 settembre 1860, s. 1., nè a.” Foglio a stampa contenente le disposizioni impartite dal colonnello Boldoni per il funzionamento della brigata Lucana destinata ad essere aggregata all’Esercito Meridionale. I quattro battaglioni, quello del distretto di Lagonegro, costituito da 554 uomini, quello di Potenza, da 546, quello di Matera, da 497 uomini e quello di Melfi, da 579 uomini, vengono rispettivamente affidati al comando di Giuseppe Domenico Lacava, di Francesco Pomarici, di Francesco Emilio Petruccelli, recatosi a Napoli, sarà capo di Stato Maggiore della brigata Leopoldo Scoppa, si porta a conoscenza la costituzione di Commissione di donne con il compito di sovvenire ai bisogni etc…”. Lorenzo Predome (….), nel suo, I Lucani nella lotta per la libertà e per l’Unità d’Italia, ed. Resta, Bari, 1966, a pp. 84-85, in proposito scriveva: “La Brigata Lucana informa lo storico Cilibrizzi (1) fu costituita con 3.500 insorti. Era formata su otto colonne: 1° Colonna: Potenza – Comandante Francesco Pomarici; 2° Colonna: Comandante Giuseppe Domenico Lacava; 3° colonna: Tricarico – Comandante Francesco Paolo Lavecchia etc..La Brigata Lucana divenne poi “Brigata Basilicata” comandata dal Colonnello Clemente Corte che si distinse poi nelle battaglie combattute contro i Borboni sul Volturno e nell’assedio di Gaeta.”. Saverio Cilibrizzi (….), nel suo, I grandi Lucani nella storia della nuova Italia (da Mario Pagano etc…), ed. Conte, Napoli, a pp. 31-32, in proposito scriveva: “La Brigata Lucana – che passò poi al comando del colonnello Clemente Corte col nuovo nome di ‘Brigata Basilicata’ – si battè valorosamente il 2 ottobre, alla battaglia del Volturno, e il 15 il 19 e il 30 ottobre all’assedio di Capua.“.
Nel 1860, la BRIGATA BASILICATA (ex Brigata Lucana del Boldoni) al comando di Clemente CORTE
Immacolata Venturi (….), nel suo, “L’insurrezione lucana del 1860 fra storia e storiografia”, ed. Villani, 2016, a p. 73, in proposito scriveva che: “Ad Auletta, il 6, Albini, Mignogna ed una Deputazione nominata in seno all’ex decurionato potentino presentarono a Garibaldi i risultati, anche economici, dell’insurrezione ed il nizzardo emise il decreto per cui “Il Signor Giacinto Albini è nominato Governatore della Provincia di Basilicata con poteri illimitati” (147)”. Dal Governo prodittatoriale si passava, così, al governo dei poteri illimitati. Giacinto Albini, ben conscio, come scrisse anche in diverse circolari, che il governo dell’emergenza era terminato, eliminò le giunte insurrezionali con un decreto del 29 agosto. Con questo “pose in prestito” alla rivoluzione gli avanzi di cassa delle finanze comunali e nominò, secondo le leggi amministrative borboniche, il segretrio nazionale della provincia nella persona di Giacomo Racioppi. Infine dispose la formazione di un corpo di milizie, il “Battaglione Lucano”, composto da 540 uomini, divisi in tre compagnie, ognuna delle quali di 180 armati (148).”. Venturi, a p. 73, nella nota (147) postillava: “(147) ASP, Governo Prodittatoriale Lucano, b. IV, fasc. 41, f. 16.”. Venturi, a p. 74, nella nota (148) postillava: “(148) R. Rivilello, Cronaca Potentina, …., op. cit., p. 243.”. Raffaele Riviello (….), nel suo “Cronaca Potentina dal 1799 al 1882″, Potenza, Stab. Tipog., 1888 e poi anche nel 1891, a p. 251 in proposito scriveva che: “Mentre il Governatore Giacinto Albini con i suoi ‘poteri illimitati’ ristabiliva gli ufficii della magistratura, le schiere degl’Insorti Lucani venivano organizzate, prima a Vietri e poi a Salerno, in ‘Brigata dei Cacciatori Lucani’, licenziandosi coloro che per età, per cure di famiglia, o per altra qualsiasi causa, non potevano più a lungo permanere sotto le bandiere dell’Insurrezione. Ne restarono circa due mila e cinque cento, ed il Boldoni vi mise a capo dello Stato Maggiore il Maggiore Emilio Petruccelli, affidando il comando dei quattro Battaglioni al prete Nicola Mancusi di Avigliano, a Francesco Paolo La Vecchia di Tricarico, a Giuseppe Domenico La Cava di Corleto, ed a Francesco Paolo Pomarici di Anzi. La brigata Lucana entrò a Napoli nel 19 Settembre, sfilando con marziale disinvoltura lungo la via Toledo etc…(p. 252). A Napoli il comando della Brigata Lucana fu tolto al Boldoni e dato a Clemente corte, Colonnello di Garibaldi, la qual cosa spiacque a moltissimi, perchè fu fatta forse per segreti disegni, ed in maniera alquanto brusca ed inaspettata. Agl’Insorti Lucani Garibaldi diede, come distintivo, un nastro blù con fibietta da portarsi sull’omero sinistro. Per mancanza di documenti non posso dire quali nuovi ordinamenti subisse la Brigata Lucana nel far parte della Divisione del General Medici; ne quale posto occupasse nelle giornate del 1 e del 2 Ottobre, allorchè vi fu sanguinoso combattimento fra i soldati di re Francesco e le valorose schiere di Garibaldi.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 411, in proposito scriveva pure che: “VI. Al nobile esempio di tanti volontari insorti in quei giorni di febbrile entusiasmo, parecchi nostri concittadini, arrolatisi nelle schiere garibaldine, presero parte alla marcia trionfale verso la Capitale, dove la Brigata Lucana – formata in maggioranza dei volontari di Basilicata, comandata dal colonnello Boldoni e forte di circ 3000 militi, divisi in 4 battaglioni corrispondenti ai 4 Distretti della Basilicata – entrò nel 19 Settembre riscuotendo le più calorose acclamazioni dal popolo napolitano, tratto ad ammirare, non più col terrore etc…Fra i nostri volontari garibaldini vanno ricordati Michele Aldinio di Giuseppe, Carlo Tortorella di Giuseppe, Michele Cosentino di Francesco e Gennaro Mitidieri di Nicola, i quali, per schietto e generoso impulso dell’animo, seguirono il Generale nella sua avventurosa impresa. L’Aldinio, giovane, etc…, fece parte dello Stato Maggiore del Generale Sirtori, ed in premio dei servizi resi, fu nominato etc…”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a p. 237, in proposito scriveva che: “La brigata Lucana e l’assedio di Capua. Giunto che fu il Dittatore a Casalnuovo, e venutovi, per mettersi agli ordini di lui, il Colonnello Boldoni, gli insorti della Lucania furono incorporati nella divisione del Generale Cosenz. Laonde il Colonnello ebbe ordinato alle sparse legioni di raccogliersi a Vietri di Potenza, ove trasmutava il quartier generale; li ordinò in brigata che disse dei Cacciatori Lucani; e queste divise in quattro battaglioni secondo i distretti della provincia, di poco meno che tremila uomini in tutto (1). La brigata ebbe nuovo ordiamento a Salerno; poichè diede licenza a’ militi più vecchi di ritrarsene; nominò capo dello stato maggiore il signor Emilio Petruccelli; e capo dei battaglioni i signori Giuseppe-Domenico La Cava, Francesco Paolo La Vecchia, Nicola Mancusi, e Francesco Paolo Pomarici. Restarono sotto le armi duemila centosettantasei militi. La brigata entrò il giorno 19 settembre nella città di Napoli “salutata (dice uno scrittore straniero) da calorose acclamazioni del popolo di Napoli il quale, a spettacolo nuovo sui lastrici della città capitale, vedeva la prima volta, senza il terrore dei seguaci della Santa-fede, gl’insorti popoli delle provincie nelle sue fogge ruvide, bizzarre e pittoresche, in armi da caccia e da museo, d’ogni sorta gente e condizione commisti, e preti e frati vessilliferi e capifila”(2). A Napoli un terzo riordinamento, e questo fu l’ultimo della brigata Lucana. Il Colonnello Boldoni fu surrogato dal colonnello Clemente Corte. Al Boldoni faceva ingiuria l’origine sua; cioè il partito che l’ebbe eletto alla impresa di Basilicata, e lo indirizzo di una politica, che egli non nascondea, ma bandiva sotto gli auspicii del Conte di Cavour. Codesto lo aveva reso non bene accetto, poscia mal visto a coloro, che ormai levavano bandiera in aperta opposizione al ministro di Sardegna: e poichè il Dittatore aveva vinto, e dei servigi di quello non pareva più bisogno, gli spiriti partigiani vollero sbrigarsene; e per quali vie non monta. Sinistrarono gli atti di lui; ne calunniarono intenzioni e parole; non dubitarono di mentire in nome del popolo appo il Dittatore; e il Boldoni fu rimosso dal comando della brigata; nè parola di lode venne a temperare la crudezza del fatto subitaneo. Cominciava da lui la manifestazione prima di quella febbre di demolizione, che poscia abbiam vista senza limiti appiccarsi a tutti gli animi, e aggredir tutti gli uomini e le cose. Unica, forse e sempre generosa, la città di Corleto non dimenticò il Colonnello Boldoni; ….Il Colonnello Clemente Corte, giovane ardito, operosissimo, valoroso e valente ebbe l’onore di guidare al fuoco la giovane brigata dei volontari Lucani. Ricominciando il novello e più acconcio ordinamento, le mutò il nome in brigata di Basilicata; scompose lo scheletro, o, come dicono, i quadri; non tenne conto, e ben fece, dei gradi che la rivoluzione etc…”. Racioppi, a p. 237, nella nota (1) postillava: “(1) Il giorno 5 di settembre, a Vietri, il battaglone detto di Lagonegro numerava 671 militi; quello di Potenza 957, il terzo di Matera 478; il quarto di Melfi 810; in uno 2916.”. Racioppi, a p. 237, nella nota (2) postillava: “(2) E. Maison, Journal d’un volontaire de Garibaldi. Paris, 1861, pag. 88.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 52-53, in proposito scriveva pure che: “Al nobile esempio di tanti volontari insorti in quei giorni di febbrile entusiasmo, parecchi nostri concittadini, arrolatisi nelle schiere garibaldine, presero parte alla marcia trionfale verso la Capitale, dove la Brigata Lucana – formata in maggioranza dei volontari di Basilicata, comandata dal colonnello Boldoni e forte di circ 3000 militi, divisi in 4 battaglioni corrispondenti ai 4 Distretti della Basilicata – entrò nel 19 Settembre riscuotendo le più calorose acclamazioni dal popolo napolitano, tratto ad ammirare, non più col terrore etc…Fra i nostri volontari garibaldini vanno ricordati Michele Aldinio di Giuseppe, Carlo Tortorella di Giuseppe, Michele Cosentino di Francesco e Gennaro Mitidieri di Nicola, i quali, per schietto e generoso impulso dell’animo, seguirono il Generale nella sua avventurosa impresa. L’Aldinio, giovane, etc…, fece parte dello Stato Maggiore del Generale Sirtori, ed in premio dei servizi resi, fu nominato etc…”. Pesce, a p. 53, nella nota (1) postillava: “(1) Fra quei volontari emerse la figura gigantesca e balda del Capitano Gennaro Iannarelli di S. Severino Lucano, il quale, dopo aver combattuto coraggiosamente a Santamaria, fu a capo di una compagnia di Guardie Mobili per la repressione del brigantaggio nel Circondario di Lagonegro, etc…”. Il Pesce, a p. 55 scriveva pure che: “Ammirato e carezzato dai commilitoni per la sua tenera età e pel suo coraggio, fu iscritto, semplice milite, nel 1. Battaglione della Brigata Lucana, la quale, dopo che fu bene riordinata dei migliori elementi della disciplina militare dal nuovo Colonnello Clemente Corte, succeduto al Boldoni, e fu fornita, nei depositi di Aversa, d’armi e di divisa, fu aggregata alla Divisione del Generale Medici, e fu guidata al combattimento con mirabile slancio. E’ risaputo che gli insorti lucani ebbero, come distintivo, un nastro bleu con fibbietta da portarsi sull’omero sinistro.”. Rocco Sanseverino (….), nel suo “Tricarico nella rivoluzione Lucana del 1860”, Trani, ed. Paganelli, 1928, a pp. 24-25-26, in proposito scriveva che: “Dopo l’entrata in Napoli, la Brigata Lucana si organizzò per distretti: il distretto di Matera fu dato a Carmine Ferri, che, avendo assicurato la tranquillità e data forma costituzionale alla città, riprese il suo posto di combattente, e il distretto di Lagonegro fu affidato al Lavecchia. Il 19 settembre la Brigata Lucana si riunì a Napoli, dopo aver spazzato il salernitano dei residui dell’esercito borbonico, e dopo aver compiuta la rivoluzione nell’avellinese. Gl’insorti lucani, vestiti ed armati alla meglio, vennero accolti con grandi feste, e costretti a fare il giro della città: Napoli, con quell’atto, volle dare il merito alla Basilicata di essere stata la prima ad insorgere e di aver meglio organizzata la rivoluzione. Garibaldi passò in rivista la brigata, riorganizzò gl’insorti in nome dell’Italia e li lasciò liberi. I vecchi furono costretti a ritornare a casa; i giovani, inquadrati da ufficiali garibaldini, formarono la nuova brigata, che si distinse sotto le mura di Capua e sulle sponde del Volturno. I tricaricesi furono rattristati dalla perdita del patriota Giuseppe Bronzini, morto a Napoli in seguito agli strapazzi di guerra. Finito il loro compito, i nostri patrioti ritornarono a casa, lieti di aver servita la Patria, e di aver concorso a liberare le nostre terre dalla soggezione borbonica; non chiesero nè onori nè ricompense. Il Lavecchia fu nominato prefetto, ma rifiutò dicendo: “Non abbiamo lavorato per ottenere una pagnotta”. Sorsero poi i vittoriosi, che misero in disparte gli autentici combattenti e carpirono gli onori destinati a chi aveva ben meritato della Patria. Il successo della campagna del ’60 dev’essere attribuito alla Basilicata.“. Tommaso Pedio (….), nel suo, La Basilicata nel Risorgimento politico Italiano (1700-1870) – Saggio di un Dizionario bio-bibliografico, a pp. 113-114, parlando degli scritti pubblicati a stampa nel 1860, ed in particolare quelli attribuiti a Nicola Mignogna, a pp. 113-114, in proposito scriveva: “469) Brigata Lucana – Quartier Generale in Salerno – Ordine del giorno, Salerno li 15 settembre 1860, s. 1., nè a.” Foglio a stampa contenente le disposizioni impartite dal colonnello Boldoni per il funzionamento della brigata Lucana destinata ad essere aggregata all’Esercito Meridionale. I quattro battaglioni, quello del distretto di Lagonegro, costituito da 554 uomini, quello di Potenza, da 546, quello di Matera, da 497 uomini e quello di Melfi, da 579 uomini, vengono rispettivamente affidati al comando di Giuseppe Domenico Lacava, di Francesco Pomarici, di Francesco Emilio Petruccelli, recatosi a Napoli, sarà capo di Stato Maggiore della brigata Leopoldo Scoppa, si porta a conoscenza la costituzione di Commissione di donne con il compito di sovvenire ai bisogni etc…”. Lorenzo Predome (….), nel suo, I Lucani nella lotta per la libertà e per l’Unità d’Italia, ed. Resta, Bari, 1966, a pp. 84-85, in proposito scriveva: “La Brigata Lucana informa lo storico Cilibrizzi (1) fu costituita con 3.500 insorti. Era formata su otto colonne: 1° Colonna: Potenza – Comandante Francesco Pomarici; 2° Colonna: Comandante Giuseppe Domenico Lacava; 3° colonna: Tricarico – Comandante Francesco Paolo Lavecchia etc..La Brigata Lucana divenne poi “Brigata Basilicata” comandata dal Colonnello Clemente Corte che si distinse poi nelle battaglie combattute contro i Borboni sul Volturno e nell’assedio di Gaeta.”. Saverio Cilibrizzi (….), nel suo, I grandi Lucani nella storia della nuova Italia (da Mario Pagano etc…), ed. Conte, Napoli, a pp. 31-32, in proposito scriveva: “La Brigata Lucana – che passò poi al comando del colonnello Clemente Corte col nuovo nome di ‘Brigata Basilicata’ – si battè valorosamente il 2 ottobre, alla battaglia del Volturno, e il 15 il 19 e il 30 ottobre all’assedio di Capua.“.
LA BATTAGLIA DEL VOLTURNO
Nel 1 ottobre 1860, ad Aversa (Battaglia del Volturno) morì Carlo Mazzei di Maratea ed il 2 ottobre a Caserta morì Michele Cosentino di Lagonegro dopo essere stato ferito
Da Wikipedia leggiamo che la battaglia del Volturno indica alcuni scontri armati tra i volontari garibaldini e le truppe borboniche, avvenuti tra il 26 settembre e il 2 ottobre 1860 nei pressi del fiume Volturno, durante la spedizione dei Mille. Il territorio impegnato dalle vicende belliche è sito nell’attuale provincia di Caserta, delimitato all’incirca in un triangolo avente i vertici nelle città di Capua, Caiazzo e Maddaloni. Sebbene in inferiorità di uomini e mezzi, i volontari dell’Esercito meridionale al comando di Giuseppe Garibaldi, dopo duri combattimenti nelle località sunnominate, riuscirono a respingere il tentativo dei napoletani di rompere l’accerchiamento di Gaeta e marciare su Napoli, convincendo i generali borbonici ad interrompere ogni tentativo di avanzata e a ritirarsi nelle posizioni di partenza. La battaglia fu l’ultimo tentativo fatto da Francesco II di respingere i garibaldini e riconquistare il proprio regno, ma il suo fallimento segnò definitivamente la fine del Regno delle Due Sicilie: il Re infatti, demotivato e persa la fiducia nei suoi comandanti, decise di chiudersi a Gaeta con i resti delle forze a lui fedeli, in attesa di un eventuale aiuto straniero alla sua causa, che tuttavia non giunse mai. Francesco II si arrese definitivamente il 13 febbraio 1861, dopo cinque mesi di assedio da parte dell’esercito piemontese. Biagio Moliterni (….), nel suo blog sulla rete “Abstrag.org” parlando di Tortora aggiunge che: “P.S. Il sedicenne Carlo Mazzei di Maratea, nipote acquisito di don Biagio Maceri, raggiunse i garibaldini a Lagonegro e morì in battaglia il 1° ottobre 1860 presso Aversa. Era anche chi ci credeva davvero!”. Carlo Mazzei di Maratea era nipote acquisito di don Biagio Maceri, il quale a sua volta era genero di don Pietro Lomonaco Melazzi di Tortora che ricevè Garibaldi il 3 settembre 1860, insieme ad altri notabili calabresi prima che egli si imbarcasse per Sapri. Saverio Cilibrizzi (….), nel suo, I grandi Lucani nella storia della nuova Italia (da Mario Pagano etc…), ed. Conte, Napoli, a pp. 31-32, in proposito scriveva: “La Brigata Lucana – che passò poi al comando del colonnello Clemente Corte col nuovo nome di ‘Brigata Basilicata’ – si battè valorosamente il 2 ottobre, alla battaglia del Volturno, e il 15 il 19 e il 30 ottobre all’assedio di Capua. Nella battaglia del Volturno, caddero Carlo Mazzei di Maratea, Francesco Abalsamo di Senise, Francesco Basile di Potenza, Michele Cosentino di Lagonegro e Antonio D’Angieri di Forenza.”. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 57-58, in proposito scriveva che: “Fu appunto in questo combattimento del 2 Ottobre, presso Caserta, che il giovanetto Michele Cosentino fu gravemente ferito, per cui, dopo avr partecipato ai genitori la gloriosa e triste sorte toccatagli, e chiesto perdono del dispiacere ad essi recato per la sua improvvisa partenza, morì dopo pochi giorni nell’ospedale del campo in Maddaloni. Di lì a poco, nell’anno stesso, quale triste fatalità! morirono pure la madre Rosa Aldinio, e poscia il padre Francesco, forse per le gravi amarezze provate pel generoso trascorso e per l’immatura morte del diletto figliuolo!. ‘A Lui non ombre pose, non pietra, non parola’ la Patria, ed il suo nome fu tosto coperto dall’oblio, ma fu rievocato nel discorso dell’On. Giustino Fortunato nel 20 Settembre 1898, per l’inaugurazione delle lapidi commemorative nella sala del Consiglio Provinciale di Basilicata, nelle quali è segnato pure il nome del nostro concittadino assieme con quello di Cristoforo Grossi, vittime ambedue degli stessi generosi sensi di libertà (1).”.
