Nel 1506, Monna Lisa del Giocondo morì a Lagonegro

Gli Studi

Nel 1987, pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini ed il ruolo dello scalo naturale della baia e del porto di Sapri, negli anni bui del medioevo. Lo studio iniziato a Salerno e poi a Napoli fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archivistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma il periodo medioevale meritava ulteriori approfondimenti ed indagini e la ricerca di nuove fonti. Dopo diversi tentativi e dalle diverse notizie che emersero, mi resi conto che ne era valsa la pena. Sebbene ancora andrebbero ulteriormente indagate alcune di queste notizie storiche, dal quadro risulta chiaramente come queste terre, avessero avuto un ruolo non marginale nei secoli bui del medioevo. Anche se oggi vi è rimasta scarsa memoria di tutto ciò, questo studio cerca di far luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del ‘basso Cilento’ e del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ nei secoli. Il nostro vuole essere un lavoro di ricerca prettamente filologico e storiografico, cercando di rimettere insieme le tante sparse notizie scritte nel tempo dai diversi studiosi e fonti che si sono occupati di queste vicende e di questi luoghi. Il presente saggio, vuole approfondire e meglio indagare su una notizia interessantissima tratta dal celebre scrittore russo Demetrio Mareshkowsky che voleva che la celebre donna ritratta da Leonardo da Vinci fosse morta a Lagonegro (PZ).

Nel 1506, MONNA LISA GHERARDINI MOGLIE DI FRANCESCO DEL GIOCONDO muore a Lagonegro

Carlo Pesce (…), nel suo ‘Storia della città di Lagonegro’, edito nel 1914, a pp. 222-223 riferisce un’interessante notizia che andrebbe ulteriormente indagata: “Intanto l’ordine cronologico ci porta a segnare qui una breve notizia – che forse può avere un certo fondamento storico – desunta dal libro ‘La Resurrezione degli Dei’ del celebre scrittore russo Demetrio Mareshkowsky, tradotto in italiano dalla Signora Nina Romanowsky. Ecc..ecc..”. Vediamo cosa scriveva in proposito il celebre scrittore russo riportato da Carlo Pesce (…), a p. 223: “Intanto l’ordine cronologico ci porta a segnare qui una breve notizia – che forse può avere un certo fondamento storico – desunta dal libro ‘La Resurrezione degli Dei’ del celebre scrittore russo Demetrio Mareshkowsky, tradotto in italiano dalla Signora Nina Romanowsky. Ivi, distendendosi, a forma di romanzo, la vita laboriosa ed artistica del sommo Leonardo da Vinci, dopo  descritti i lavori, durati tre anni, pel famoso ritratto di Monna Lisa Gioconda, è detto che questa, nell’autunno del 1506, partì col marito messer Francesco da Firenze per le Calabrie, e si legge: “La sera stessa egli (Leonardo) apprese il triste vero: di ritorno dalla Calabria, dove messer Francesco aveva concluso ottimi affari, e fra gli altri l’acquisto d’una grossa partita di pelli di montone da smerciarsi a Firenze, la povera Lisa era morta nella piccola ed oscura città di Lagonegro, vittima chi diceva d’una febbre infettiva toccata nell’attraversare la campagna romana, chi d’un dolososissimo morbo alla gola“. Non m’è stato possibile indagare se la notizia fosse vera, o se il nome di Lagonegro fosse stato messo lì a casaccio dal chiaro scrittore russo; certo per andare in Calabria unica via era l’antica Popilia od Acquilia, che passava per Lagonegro; d’altronde i nostri registri parrocchiali non s’estendono fino a quei tempi (1).”. Il Pesce (…) a p. 223, nella sua nota (1) postillava che: “(1) Questa notizia sulla morte di Monna Lisa fu pure inserita da me – mentre rivedevo le bozze di stampa di questo capitolo – nel ‘Giornale d’Italia’ del 18 Dicembre 1313 N. 350, a proposito del rinvenimento del prezioso capolavoro di Leonardo, rubato al Museo del Louvre di Parigi e trasportato in Italia, ad essa fu variamente appresa e commentata dal pubblico in Italia.”. Demetrio Mareshkowsky (…), nel suo La Resurrezione degli Dei, La vita del più grande genio di tutti i tempi, ristampato nel 1998 da Giunti, nel cap. VIII “Monna Lisa del Giocondo” a p. 265 (vedi edizione Giunti), in proposito scriveva che: “Messo d’un tratto di fronte alla realtà della morte, anch’egli, come accade a tutti, stentava a persuadersene. Ma quella sera stessa fu informato d’ogni cosa: durante il viaggio di ritorno dalla Calabria, dove messer Francesco aveva potuto concludere alcuni proficui affari tra cui uno per l’importazione a Firenze delle pelli di montone non lavorate, monna Lisa era morta a Lagonegro, una cittadina sperduta tra i monti, alcuni dicevano di febbri malariche, altri di un’infezione alla gola.”. Riguardo le vie di Da Wikipedia alla voce “chiesa di San Nicola” leggiamo che la chiesa di San Nicola si trova nel comune di Lagonegro, in Basilicata, ed è concattedrale della diocesi di Tursi-Lagonegro. La concattedrale di San Nicola è stata edificata tra il IX ed il X secolo, ma è stata ristrutturata numerose volte nel corso del tempo. L’interno dell’edificio è molto ampio e presenta forme irregolari per i vari ampliamenti realizzati. All’interno è conservato un crocifisso di Altobello Persio, una tela con Madonna e sante di Giovanni Bernardino Azzolino e l’altare maggiore che risale al Settecento. Secondo una tradizione nella chiesa sarebbe stata sepolta Lisa del Giocondo, morta a Lagonegro nel 1506.

Le origini della Monna Lisa nella recente storiografia

Dal canto suo, invece, Firenze si basa sul ritrovamento avvenuto nel 2007 nella città dell’Arno: Lisa Gherardini, «donna fu di Francesco Del Giocondo, morì addì 15 di luglio 1542, sotterrossi in Sant’Orsola», si legge in un documento che riporta altri atti di morte di cittadini fiorentini. Il documento venne ritrovato da Giuseppe Pallanti, docente appassionato di ricerche storiche, spulciando le carte di un archivio parrocchiale che si trova nel centro storico di Firenze. Lisa di Antonmaria Gherardini, detta anche Lisa del Giocondo, per matrimonio, e conosciuta universalmente come Monna Lisa o la Gioconda (Firenze, 15 giugno 1479 – Firenze, 15 luglio 1542), è stata una nobildonna italiana, appartenente all’aristocratica famiglia fiorentina dei Gherardini di Montagliari. Secondo Giorgio Vasari, Lisa Gherardini sarebbe la donna ritratta nella Gioconda (o Monna Lisa) di Leonardo da Vinci, opera commissionata all’artista durante i primi anni del XVI secolo da Francesco del Giocondo, marito di Lisa. Firenze, nonostante fosse una delle città più grandi e più ricche del Quattrocento, non era una città in cui la vita sociale era priva di conflittualità, anzi, sia da un punto di vista politico, sia da un punto di vista economico, vi erano notevoli disparità tra i cittadini in termini di ricchezza. In questo periodo storico si collocano i Gherardini di Montagliari. I Gherardini erano un’antica ed aristocratica famiglia, che agli inizi del Trecento fu bandita da Firenze ed esiliata nel veronese a seguito delle continue lotte tra guelfi e ghibellini e l’accusa di alleanza della famiglia con la città di Siena, avversaria della Repubblica fiorentina. Durante lo scontro con Firenze, il Castello di Montagliari e molti altri edifici della famiglia Gherardini furono rasi al suolo e la Repubblica fiorentina emise un editto di perpetua proibizione ad edificare su quelle terre. Nonostante l’esilio, la famiglia manteneva comunque un proprio ramo in Firenze, dal quale discende Lisa Gherardini. Al ramo toscano dei Gherardini apparteneva Antonmaria (o Antonio Maria) di Noldo Gherardini, padre di Lisa, un ricco mercante che possedeva (o aveva concesso in affitto) sei aziende agricole sulle colline del Chianti, che producevano grano, vino ed olio d’oliva, oltre che fungere da terreno per il pascolo e per l’allevamento del bestiame. Nel 1465, Antonmaria sposò in prime nozze Lisa di Giovanni Filippo de’ Carducci, la quale però morirà di parto. Nel 1473 sposò Caterina Rucellai, ma come la prima moglie anche lei morirà di parto. Nel 1476, infine, sposò in terze nozze Lucrezia del Caccia, figlia di Piera Spinelli Gherardini, futura madre di Lisa.

Chi era la “Gioconda” ritratta da Leonardo da Vinci ?

Questa, apparentemente di facile identificazione, in realtà molto dibattuta dalla storiografia artistica, ha come fonti antiche un documento del 1525 in cui vengono elencati alcuni dipinti che si trovano tra i beni di Gian Giacomo Caprotti detto “Salaì”, allievo di Leonardo che seguì il maestro in Francia, dove l’opera è menzionata per la prima volta “la Joconda”. L’opera di Leonardo rappresenta tradizionalmente Lisa Gherardini, cioè “Monna” Lisa (un diminutivo di “Madonna” derivante dalla parola latina “Mea domina” che oggi avrebbe lo stesso significato di “Signora”), moglie di Francesco del Giocondo (quindi la “Gioconda”). Leonardo dopotutto, in quel periodo del suo terzo soggiorno fiorentino, abitava nelle case accanto a Palazzo Gondi (oggi distrutte) a pochi passi da piazza della Signoria, che erano proprio di un ramo della famiglia Gherardini di Montagliari. Lo stesso Vasari scrisse che “Prese Lionardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di Monna Lisa sua moglie, e quattro anni penatovi lo lasciò imperfetto, la quale opera oggi è appresso il re Francesco di Francia in Fontainebleau”, dilungandosi poi in una serie di lodi del dipinto, in realtà piuttosto generiche. Alcuni dubbi sono sorti a partire dalla descrizione di Vasari, che parla della peluria delle sopracciglia magnificamente dipinta (ma la Gioconda non ne ha) e che esalta le fossette sulle guance (pure assenti). Ciò è comunque spiegabile con la particolare storia del dipinto, che seguì Leonardo fino alla sua morte in Francia e che venne ritoccato per anni e anni dall’artista. Vasari infatti potrebbe aver attinto la sua descrizione da una memoria dell’opera com’era visibile a Firenze fino al 1508, quando il pittore lasciò la città; analisi ai raggi X hanno mostrato che ci sono tre versioni della Monna Lisa, nascoste sotto quella attuale. A sostegno delle testimonianze del Vasari, nel 2005 Veit Probst, storico e direttore della Biblioteca di Heidelberg in Germania, ha pubblicato un altro appunto del cancelliere fiorentino Agostino Vespucci, datato 1503, che conferma l’esistenza di un ritratto di Lisa del Giocondo. Fu Leonardo stesso a portare con sé in Francia, nel 1516, proprio nell’anno in cui Isabella Villamarino si sposò con Ferrante Sanseverino. La Gioconda, che potrebbe essere stata poi acquistata, assieme ad altre opere, dal re di Francia Francesco I. Altre identificazioni storicamente proposte sono state Caterina Sforza, e la madre stessa di Leonardo, Caterina Buti del Vacca; Isabella d’Aragona, duchessa di Milano nell’anno 1489. Si è supposto, inoltre, che la nobildonna ritratta appartenesse al casato degli Imperiali. Altri farebbero risalire l’identità a Bianca Giovanna Sforza, figlia primogenita legittimata di Ludovico il Moro, signora di Bobbio e Voghera o a Pacifica Brandani, amante del duca Giuliano de’ Medici. Io credo vi sia un nesso con la narrazione del Mareshkowsky (…) e l’accostamento del Pesce della Monna Lisa di Giocondo di Leonardo e la storia travagliata dell’infelice Isabella Villamarino, moglie di Ferrante Sanseverino, l’ultimo dei principi di Salerno e della nobile famiglia Salernitana. Ma è plausibile che Leonardo da Vinci avesse potuto ispirarsi alla Isabella Vilamarino dipingendo la sua monna Lisa ?. Sull’opera della Monna Lisa, della “Gioconda” si sa poco. Si sa che questa opera si trovava nel castello di Amboise dove Leonardo era ospite del Re di Francia. Leonardo, morì proprio ad Amboise il 2 maggio 1519. Lo scrittore Mareshkowsky (…), nell’opera citata a p. 235, in proposito a Lisa Gherardini scriveva che: “Beltraffio sapeva ch’ella apparteneva a un’antica famiglia napolitana; era filia di Antonio Maria Gherardino, ricchissimo signore ch’era stato rovinato al tempo dell’invasione francese del 1495, e sposa del cittadino fiorentino Francesco del Giocondo. Nel 1481 questi aveva tolto in moglie la figlia di Mariano Ruccellai; mortagli questa due anni dopo, aveva sposato in seconde nozze Tomasa Villani, e mortagli anche questa s’era sposato per la terza volta, con monna Lisa. Al tempo in cui aveva incominciato il ritratto di lei, Leonardo aveva già superato la cinquantina, mentre messer Giocondo era sui quarantacinque. Era questi uno dei dodici Buonomini, e presto sarebbe stato nominato Priore. Era un uomo qualunque, come se ne trovano in tutti gli angoli, ecc…”. Dunque, secondo la citazione del Pesce (…), lo scrittore russo Demetrio Mareshkowsky (…), nel primo decennio del ‘900 scriveva che l’eigmatica donna dipinta da Leonardo da Vinci, da alcuni e dal Mareshkowsky (…) stesso attribuita a monna Lisa Ghirardini moglie del ricco mercante fiorentino Francesco del Giocondo, fosse morta a Lagonegro di febbre malarica. A quei tempi per andare in Calabria unica via era l’antica Popilia che passava per Lagonegro. Dunque, il Pesce, discorrendo sulla citazione di Lagonegro nel testo di Mareshkowsky, si chiede se il nome di Lagonegro fosse stato scelto a casaccio dall’autore visto che per andare in Calabria bisognava necessariamente passare da Lagonegro una delle tappe della via Popilia. Il testo del Mareshkowsky è un testo romanzato e non cita riferimenti bibliografici ma da ciò che si legge vi sono riferimenti alla cerchia di pittori ed amici di Leonardo come il suo allievo Giovanni Antonio Boltraffio o Andrea Saladino detto “Salai”. Certo è che il Mareshkowsky doveva essere perfettamente al corrente delle origini della nobile famiglia fiorentina, ovvero origini “napoletane” – che io dico Salernitane con ramificazioni in Lucania – delnobile padre di monna Lisa Gherardini, forse originario di Moliterno come un presunto ritratto di Leonardo da Vinci recentemente (a. 2008) ritrovato presso un collezionista salernitano, oggi segnalato come ‘Autoritratto di Acerenza’. A scovarlo è stato Nicola Barbatelli, storico del Gran Priorato dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio di Gerusalemme, il quale ha ricostruito il passaggio del dipinto dalle mani di nobili famiglie lucane a quelle di un collezionista salernitano (ma originario di Moliterno, in Lucania), presso il quale è stato identificato, sia pure con tutte le cautele del caso. Alcuni anni prima della ‘riscoperta’ il dipinto era stato messo all’asta a Napoli al prezzo base di 1000 euro, ma non lo aveva comprato nessuno. L’opera, prima del suo ultimo approdo in mani private apparteneva ad una famiglia di Acerenza (Potenza), la quale credeva fosse un ritratto di Galileo Galilei.

Museo del Vaglio

(Fig…) “Autoritratto di Acerenza”, così detto, autoritratto di Leonardo da Vinci scoperto a Salerno ed oggi esposto al museo del Vaglio (Pz).

Madrid

(Fig…) la “Gioconda” al Museo del Prado a Madrid, dove morì Isabella Villamarino ricoveratasi da Carlo V° a causa delle sue disgrazie

Note bibliografiche:

(1) Attanasio Francesco, “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, Dicembre 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato da Felice Cesarino, La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, stà nella rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998 (Archivio Storico Attanasio); si veda pure: ‘Le più antiche carte dell’Italia annesse ai più antichi codici greci conosciuti’, stà sulla rivista web ‘Zedinfo’, curata da Tonino Pitarresi, Palermo, ed. ZED, Gennaio 2018, consultabile collegandosi a: http://www.zedinfo.it/?p=9840

(Fig….) Attanasio Francesco, Sapri, incursioni nella notte dei tempi, stà nella rivista ”I Corsivi”, n. 12, Sapri, Dicembre 1987, pp. 9-10

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(….) Avv. Pesce Carlo, Storia della Città di Lagonegro, Reale Stabilimento Tipografico Pansini, Napoli, 1913, pp. 200 e sgg. (Archivio Storico Attanasio)

Cattura

(…) Mareshkowsky Demetrio, La Resurrezione degli Dei, 1901, vedi ristampa ed. Garzanti; vedi Dimitri Mareskovsky ‘Leonardo da Vinci –  La vita del più grande genio di tutti i tempi’, ristampa ed. Giunti, Firenze, 1998 (Archivio Storico Attanasio)

(…) Falcone Alessandro, ‘Delle notizie con discorsi istorici e riflessivi per la città di Lagonegro principiata la raccolta dal dottore Alessandro Falcone’, manoscritto edito recentemente a cura di Carlo Calza, ed. Zaccara, 2013 (Archivio Storico Attanasio)

(…) Mazziotti Matteo, La Baronia del Cilento, ed. della Libreria Antiquaria, Salerno, 1972 ristampa (Archivio Storico Attanasio)

(…) Giustiniani Lorenzo, ‘Dizionario Geografico del Regno di Napoli’, Napoli, ed……, 18…, il quale nel vol. V, parla di Lagonegro,

(…) Racioppi Giacomo, Storia dei popoli della Basilicata e della Lucania, ed. Loesher, Roma, 1889 (Archivio Storico Attanasio), vedi ristampa anastatica ed……., vol. II, p. 324

(…) Campanile Filiberto, L’Historia dell’illustrissima famiglia di Di Sangro descritta da Filiberto Campanile”, edito a Napoli, il 1615, Stamperia Longo; si veda pure dello stesso autore: ‘Dellarmi overo insegne dei Nobili scritte dal Sgnor Filiberto Campanile etc’, Napoli, stamparia di Antonio Gramignani, terza edizione, MDCLXXX, a p. 195 (Archivio Storico e digitale Attanasio).

Carucci, Ferrante Sanseverino etcc..

(…) Carucci Carlo, Ferrante Sanseverino principe di Salerno; si veda pure dello stesso autore Carucci Carlo, Il Principato di Salerno dopo i Sanseverino etc.., ed. Officina Grafica Salernitana, Salerno, 1910 (Archivio Storico e digitale Attanasio)

(….) Antonini Giuseppe, La Lucania – discorsi, ed. Tomberli, Napoli, 1797, Parte II; riguardo il territorio di ‘Palinuro e della Molpa’, si veda discorso VII, da p. 354 a p. 379; riguardo il territorio de’ luoghi posti a sinistra del Mingardo’, si veda discorso VIII, da p. 380 a p. 409; riguardo i luoghi a ridosso del Monte Bulgheria, ‘di Camerota, di Policastro e di altri vicini luoghi’, si veda il discorso X, da p. 410 fino a p. 418; riguardo ‘Bussento‘, si veda discorso IX, da p. 393 a p. 409; riguardo a ‘Vibonati e Sapri’, si veda da p. 419 e s. Riguardo l’antica pergamena del 1080 e delle popolazioni Bulgare, ne parla nella Parte II, Discorso VIII, p. 383.

(…) Mazza Antonio, Historiarum epitome de rebus salernitanis, Napoli, nel 1681 (Archivio Storico digitale Attanasio)

(…) Cosentini Laura, Una dama napoletana del secolo XVI: Isabella Villamarina principessa di Salerno,

(…) Cirelli Filippo, Il Regno delle due Sicilie, descritto e illustrato, Napoli, 1855, si veda vol. V. Principato Citeriore, pag. 36 (Archivio Storico Attanasio).

(…) I Repertori dei Quinternioni feudali del Regno di Napoli. Nel 2018, Nicola Montesano, nel suo ‘Casaletto, Terra in Provincia di Principato Citra’, a p. 27, scriveva in proposito che: “Con l’arrivo a Napoli di Alfonso d’Aragona il feudo, ecc…Risulta infatti, dai Repertori dei Quinternioni”. In Bartolomeo Capasso (…), nel suo ‘Le fonti della storia delle Provincie Napoletane dal 568 al 1500′, nell’indice delle cose e dei nomi a p. 272, possiamo leggere che: “Quinternioni: registri riguardanti la materia feudale (Quinternionum, Cedolarii, Relevii, Taxi Adhoae, Significatorum. 216. vedi Barone.”. E poi a p. 216, egli scriveva che: “Nella Sezione ‘Diplomatica e Politica’ sono tra le carte dell’Archivio della Regia Cancelleria Aragonese (1) Minieri Riccio ecc..Si conservano pure in questo Ufficio le carte dell’archivio della Real Camera della Sommaria, che hanno la stessa divisione e nomenclatura, e sono della stessa natura ecc…Nello stesso uffizio si conservano i registri riguardanti la materia feudale, che nei tempi Viceregnali formavano anche una speziale sezione, la quale prendeva il nome talvolta del conservatore Sergio, e più spesso dicevasi dei ‘Quinternioni’. Queste scritture si distinguono con le seguenti nomenclature: 1° – Quinternionum’ (1), che contengono i privilegi delle investiture dei feudi chiamati ‘quaternati’, perchè registrati nei volumi detti ‘Quaterni’ o ‘Quinterni’, od anche concessioni di titoli di nobiltà, regi assensi alle vendite dei feudi, refute o permutazioni degli stessi (2); 2° ‘Cedolarii’ (3), che contengono le intestazioni dei feudi ed i loro passaggi; ecc…”.

(…) Scipione Ammirato, Delle Famiglie nobili napolitane, Firenze, 1580-1651 (Archivio storico e digitale Attanasio)

(…) Bosio (J.) Giacomo, ‘Dell’Istoria della sacra Religione et ill.ma Milizia di San Giovanni Gierosolimitano di Iacomo Bosso’, Napoli, 1600; si veda vol. III, fol. 177 (Archivio Storico e digitale Attanasio); secondo il Guzzo (…), si veda parte III, a p. 136

(…) Campanile Filiberto, L’Historia dell’illustrissima famiglia di Di Sangro descritta da Filiberto Campanile”, edito a Napoli, il 1615, Stamperia Longo; si veda pure dello stesso autore: ‘Dellarmi overo insegne dei Nobili scritte dal Sgnor Filiberto Campanile etc’, Napoli, stamparia di Antonio Gramignani, terza edizione, MDCLXXX, a p. 195 (Archivio Storico e digitale Attanasio)

(…) Volpi Giuseppe, Cronologia dè vescovi di Pestani ora detti di Capaccio, Napoli, ed. Giovanni Riccio, 1752, II° edizione (Archivio Storico Attanasio)

(…) Pacichelli Giovan Battista, Il Regno di Napoli in Prospettiva, Napoli, ed.

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