Sapri, in due studi di Giulio Schmiedt

Gli studi

Nel 1987, pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri. Lo studio, iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archi-vistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti, meritava ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per il Comune di Sapri, per la redazione del nuovo P.R.G. di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse. Recentemente abbiamo chiesto ed ottenuto dall’Istituto Geografico Militare di Firenze (I.G.M) che lo conserva, un disegno manoscritto del 1819 (Fig. 4) che fù pubblicato da Giulio Schmiedt (2) nel 1975.

Sapri in due studi di Giulio Schmiedt.

Lo studioso  Giulio Schmiedt (2), nel 1975, pubblicò un’interessantissimo studio per i tipi dell’Istituto Geografico Militare di Firenze. Nel suo studio, sugli ‘Antichi porti d’Italia’ (2), (Fig. 11), lo Schmiedt (2), riferiva che: “Dopo il porto di Policastro il Portolano del Mediterraneo (172), elenca nel Sinus Laus gli scali di Marina di Vibonati, di Sapri e di Maratea, ma non si hanno elementi che documentino se in epoca greca fossero frequentati. Per quanto riguarda il primo (Vibonati) si può solo dire che fu probabilmente uno scalo lucano chiamato Vibo ad Sicam e che il secondo (Sapri) fu sicuramente uno scalo romano, di cui rimarrebbero semisommerse alcune strutture sulla costa immediatamente a nord di Punta del Fortino” (riferendosi al punto ove si trova il Faro Pisacane) (2), a cui abbiamo dedicato lo studio: “Il vecchio Fortino borbonico a Sapri”, a cui rinviamo per gli opportuni approfondimenti e che vediamo illustrato nella foto del satellite di Figg. 1-2.

Punta Fortino a Sapri

(Fig. 1) Punta del Fortino in località Fortino a Sapri – veduta da satellite.

Località Fortino a Sapri

(Fig. 2) Località Fortino a Sapri – veduta da satellite.

Lo studioso Giulio Schmiedt, nel suo interessantissimo studio di Fig. 18 (2), citato, parlando del ‘Portolano del Mediterraneo’, a pag. 79, nella nota (176), si riferisce al ‘Compasso de navigare’ (Fig. 3)(4), e poi aggiunge e cita il testo di P. Luigi Cavalcanti, Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie, 1846, che parla degli scali dell’area a p. 46. (7). Schmiedt, parlando dello scalo di Policastro a p. 78, sembra si riferisca ad un ‘Portolano del Mediterraneo’, moderno. Certo risulta strana la citazione di un ‘Sinus Laus’ e di un ‘Vibo ad Sicam’. Non sappiamo se il geografo e studioso Giulio Schmiedt, si riferiva al ‘Compasso de navigare‘.  Schmiedt (2), a p. 63, parlando di Punta Campanella e Punta Licosa, cita il Compasso (132) e poi a p. 79, lo cita nuovamente (176), citando anche il testo che ne parla: di P. Luigi Cavalcanti, Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie, 1846 (7). Le uniche carte geografiche conosciute e datate prima del XIII secolo, sono alcune carte geografiche contenute in alcuni Codici miniati manoscritti e non sono portolani o carte nautiche. La più antica carta nautica o portolano a noi giunta e conosciuta è la cosiddetta ‘Carta Pisana‘ di cui abbiamo parlato in uno studio quì pubblicato, datata 1290 e che pare sia una Carta nautica annessa all’opera ‘Lo Compasso de navegare’, datato gennaio 1296 (XIII secolo)(4), di cui parla anche lo Schmiedt (2).  Crediamo che Schmiedt, abbia citato il ‘Vibo ad Sicam’ e ‘Sapri’, riferendosi al testo di Cavalcanti del 1846 (7), che non può riferirsi all’opera medievale in quanto essa fu scoperta e pubblicata dal Prof. Motzo nel 1947 (7). Inoltre, come vedremo appresso, il Compasso de navegare, opera anonima del 1296 (XIII secolo), cita Panicastro (Policastro) e non parla dello scalo di  Sapri, che invece, figura tra i porti conosciuti della ‘Carta Pisana’, con il toponimo di ‘Sapra’.

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(Fig. 3) Pagina 17 r del portolano medievale “lo Compasso de Navegare” di autore ignoto – la pagina è quella che descrive gli approdi e le coste da Salerno in giù (4).

Nel suo studio, Schmiedt (Fig. 12)(2), pubblicò lo schizzo illustrato nell’immagine di Fig. 3, che illustra un disegno del 1819 eseguito dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano (5). Si tratta del rilievo in scala 1:5000 della baia naturale di Sapri e del piccolo centro abitato. Il disegno di Fig. 4, pubblicato dallo Schmiedt (2) nel 1975 e da noi citato in alcuni nostri studi (1), nel 1987 e poi da Scarfone (8) nel 2014, è conservato presso il Nuovo Archivio, sede S. Marco dell’Istituto Geografico Militare di Firenze. Su questo rilievo militare, lo Schmiedt (2), scriveva in proposito: un vecchio schizzo eseguito nel 1819 a cura del Tenente Blois del Genio Napoletano” e, poi ancora: “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, dedotto da un rilievo a scala 1:500 eseguito nel 1819 dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano. Si notano i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle”.

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(Fig. 4) “Porto di Sapri’, Rilievo originale eseguito dal Ten. Blois del Genio Napoletano. Sono riportati resti dell’antico porto romano.”, datato 1 gennaio 1819, rilievo in scala 1: 5000, con la seguente collocazione: cart. n. 82, doc. n. 52, Comune di Sapri, Prov. Salerno;  vecchio schizzo pubblicato dallo Schmiedt (2), è conservato presso il Nuovo Archivio, sede S. Marco dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, Sezione ‘Stampe Antiche’: (n. 141142).

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(Fig. 4) “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri“, vecchio schizzo disegnato a mano libera ed eseguito nel 1819 a cura del Tenente Blois del Genio militare Napoletano, dedotto da un rilievo a scala 1:5000 e tratto dal testo di Schmiedt (3), oggi conservato all’Istituto Geografico Militare di Firenze (5).

L’altro studio di Schmiedt (3)

In un altro suo pregevole studio, Schmiedt (3), pubblicò le immagini illustratate nelle Figg. 5-6-7-8-14, che illustrano alcune strutture semisommerse di alcune Ville d’epoca romana del litorale Laziale, che somigliano in modo assolutamente inequivocabile alle strutture semisommerse dette ‘Pilae’ a S. Croce a Sapri. Le immagini illustratate nelle Figg. 5-6-7-8-14, pubblicate da Schmiedt (3), rappresentano alcune strutture di due ville d’epoca romana, costruite lungo la costa laziale: la Villa della Nave o villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo (località di Gaeta) e, la Villa della Regione Sarinola o di Cicerone a Formia, di cui parleremo.

Le ‘Pilae’ a S. Croce sono simili alle strutture della Villa della Nave a Serapo

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(Fig. 5) Villa della Nave a Serapo – Rilievo delle strutture portuali, simili alle ‘Pilae’.

L’immagine di Fig. 5, pubblicata da Schmiedt (3),nella parte alta, illustra un disegno che rappresenta alcune strutture della ‘Villa della Nave’ o villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo (località di Gaeta), dove con la lettera “C si indicano i resti di sovrastrutture 1,2,3,4,5 = fondazioni sommerse di una veranda sul mare” che, come possiamo vedere dal raffronto delle due immagini di Fig. 6, si rassomigliano con le ‘Pilae’ in località S. Croce a Sapri, illuastrate nell’immagine satellitale di Figg. 7-8. Secondo lo Schmiedt (3), le strutture della villa d’epoca romana del patrizio Gneo Fonteio, sono delle strutture o “fondazioni sommerse di una veranda sul mare”. In realtà, le strutture illustrate da Schmiedt (3) e le ‘Pilae’ a S. Croce, sono delle strutture (forse portuali), semisommerse. Anche se oggi, in ambedue i casi, questre strutture o opere strutturali, sono immerse nell’acqua del mare ed affiorano per pochi centimetri fuori il pelo dell’acqua, rappresentano delle opere che in antichità si elevavano dal pelo dell’acqua di mare per diversi metri, tanto da costituire dei grandi e poderosi piloni di sostruzione di una passerella o di una veranda – come vuole lo Schmiedt. Credo si tratti di una struttura portuale elevata ed utilizzata come veranda o pontile flangiflutti,  per il passaggio delle onde e l’attracco ed il ricovero dei navigli. Il molo flangiflutti, semisommerso ed elevato – oggi la parte costruita elevata e fuori mare è poca ma si vede –  è stato costruito  in quel punto a difesa delle violente mareggiate nei giorni di forte libecciata. Infatti, a Sapri, si può vedere come nei giorni di forte vento, il mare in burrasca, scarica e dirige tutta la sua violenta forza e onde verso la direzione delle ‘Pilae’, costruite in quel punto per proteggere i piccoli legni ricoverati nel porticciolo della villa patrizia di S. Croce. Cio è dimostrato dalla tipologia costruttiva e dai materiali utilizzati per la loro costruzione. Si vede chiaramente come queste strutture, siano nate per essere state costruite immerse nell’acqua del mare, dall’uso della malta idraulica utilizzata – la pozzolana – per le costruzioni in acqua. Infatti, le ‘pilae’ a S. Croce, sono per metà costruite con mattoni di tufo legati da un’impasto di inerte e pozzolana, fino al pelo dell’acqua di mare, mentre la parte che oggi affiora dal mare si vede costruita con diversi materiali: ciotoli di pietra locale mista ad una poltiglia di calce normale.

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(Fig. 6) Villa della Nave a Serapo – le strutture portuali semisommerse, simili alle ‘Pilae’. 

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(Fig. 7) Villa della Nave a Serapo – le strutture portuali semisommerse, simili alle ‘Pilae’. 

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(Fig. 8) Villa della Nave a Serapo – le strutture portuali semisommerse, simili alle ‘Pilae’. 

Resti della villa Nave o di Gneo Fonteio a Serapo a Gaeta

(Fig. 9) Villa della Nave o di Gneo Fonteio a Serapo (località di Gaeta), visti dal satellite. Come si può ben vedere, queste strutture semisommerse, somigliano moltissimo allo stesso tipo di strutture semisommerse dette ‘Pilae’, poste lungo il litorale Saprese, illustrate nella Fig. 7 e nella Fig. 8.

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(Fig. 10) Strutture semisommerse dette ‘Pilae’, a Sapri, molto simili a quelle a Serapo.

Le Pilae a S. Croce

(Fig. 11) Strutture semisommerse dette ‘Pilae’, a Sapri, molto simili a quelle a Serapo.

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(Fig. 12) Strutture semisommerse dette ‘Pilae’, in località S. Croce a Sapri

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(Fig. 13) Strutture semisommerse dette ‘Pilae’, in località S. Croce a Sapri

Le Cammerelle a S. Croce a Sapri

Sempre nell’altro suo pregevole studio (3), lo Schmiedt, pubblicò l’immagine della Fig…. , che illustra alcune i criptoportici  della Villa della Regione Sarinola a Formia, d’epoca romana. Pare si tratti della Villa di Cicerone, che sappiamo avesse visitato anche la nostra Sapri. Si tratta della villa illustrata nell’immagine di Fig. 11, sottostante che illustra in particolare i criptoportici della Villa di Cicerone a Formia, pressochè identici a quelli di S. Croce. I resti, attribuiti alla residenza dell’oratore, si stendono sotto villa Rubino a Formia, di cui ci occuperemo in seguito e a cui dedicheremo gli opportuni approfondimenti (9).

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(Fig. 14) Villa di Cicerone a Formia – i criptoportici simili alle ‘Cammerelle’ di Sapri.

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(Fig. 15) Villa di Cicerone a Formia – i criptoportici simili alle ‘Cammerelle’ di Sapri.

Si tratta di una ventina di piccoli ambienti limitrofi alla battigia del mare che sono molto simili alle ‘Cammerelle’ di S. Croce a Sapri.  Si tratta di strutture d’epoca romana che la tradizione orale chiama “‘Cammerelle(piccole camerette) che,  molto probabilmente, dovevano essere delle strutture portuali per il deposito di derrate alimentari destinate alla villa patrizia d’epoca romana di cui vediamo i resti a S. Croce ed illustrati nell’immagine d’epoca di Fig. 9 e nel nostro rilievo architettonico illustrato in Fig. 10. Nelle immagini di Figg. 14 e 15, pubblicate da Schmiedt (3), si rappresenta la veduta di criptoportici della villa romana di Regione Sarinola”, ovvero della Villa romana di Cicerone a Formia-Minturno, oggi chiamata Villa Rubino. I criptoportici della Villa romana (Figg. 14-15), sono molto simili alle nostre ‘Cammerelle‘ in località Santa Croce. Come si può vedere dal raffronto delle due immagini di Fig. 16 e quelle illustrate nelle due Fig. 14 e Fig. 15, le strutture sono molto simili. Le strutture portuali o annesse alla Villa patrizia di Sapri, risultano molto simili alle ville patrizie lungo il litorale laziale scoperte a Serapo,  Formia e Sperlonga ed in particolare le Cammerelle a Sapri, risultano molto simili ai ‘criptoportici’ della Villa di Cicerone a Formia, o Villa della Regione Sarinola (come la chiama Schmiedt (3)).

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(Fig. 16) Le ‘Cammerelle’ e l’Istituto e la Specola a S. Croce a Sapri, nei primi del ‘900.

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(Fig. 17) Attanasio F., rilievo architettonico del prospetto principale delle strutture d’epoca romana a S. Croce a Sapri, da me eseguito nei primi anni ’80.

Nate bibliografiche:

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino F., La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb.,1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ” Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsivi”, Sa- pri, 1987, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Re-golatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.

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(2) (Fig. 18) Schmiedt G., Antichi porti d’Italia – Gli scali Fenicio-punici – I porti della Magna Grecia, Parte II- I Porti delle Colonie Greche, stà nella rivista dell’I.G.M. “L’Universo”, ed. I.G.M., Firenze, 1975 (che noi possediamo in originale), pp. 78-79.

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(3) (Fig. 18) Schmiedt G., ‘Il livello antico del Mar Tirreno‘, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1972, pp. 134, 138 (Figg. 5-6-7-8-9-14-15-16-17-18).

(4) (Fig. 3) Trattasi del più antico portolano conosciuto, di autore anonimo e chiamato: ‘Lo Compasso de navegare’, o Codice Hamilton 396, datato a metà del secolo XIII (incipit porta la data del 1296 ma è molto più antico, forse delineato venti anni prima e su documenti molto più antichi). Pubblicato da B. R. MOTZO sotto il titolo: “Il Compasso da Navigare, opera italiana detta metà del secolo XIII”, stà in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cagliari, Cagliari, voI. VIII, 1947. Recentemente è stato tradotto da Debanne A., Lo Compasso de navegare, Edizione del Codice Hamilton 396, Editore Peter Lang Gmbh, Internationaler Verlag Der W, 2011. Oggi, il codice Hamilton 396 è conservato alla Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek di Berlino. Si veda quì pubblicato lo studio ad esso dedicato. Schmiedt G., op. cit. (2), pp. 78-79, a pag. 78, quando parla di Sapri, alla voce ‘il Portolano del mediterraneo’, l’autore alla nota (172): “Cfr. op. cit., supra, p. 166”, che rimanda alla nota (171) – “Nel Portolano del Mediterraneo (Basso Tirreno e Ionio occidentale) a p. 166 viene esplicitamente ricordato che le isobate dei m 5 passano a m 600 da Policastro.”. Il ‘Portolano del Mediterraneo’, a cui si riferisce lo Schmiedt, forse è quello citato alla nota (166) di p. 77. Lo cita nelle pagine precedenti in alcune note,  e fa esplicito riferimento al ‘Compasso de navegare’, per es. alla nota (132). Si veda pure: P. Luigi Cavalcanti, Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie, 1846, Napoli, Reale Tipografia Militare. Inoltre, si veda pure: il ‘Portolano del Mediterraneo’ del Lamberti, del 1865; il Portolano attribuito ad Alvise ca de Mosto, bollettino. Società Geografica italiana, 1893 e O. Marinelli, Atlante dei tipi geografici, I.G.M., Firenze, 1815.

(5)(Fig. 4) Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, tratto da Schmiedt G., op. cit. (3), p. 78-79; Schmiedt, alla nota 173 di p. 78, scrive in proposito: un vecchio schizzo ecc.. eseguito nel 1819 a cura del Tenente Blois del Genio Napoletano” e, poi ancora: “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, dedotto da un rilievo a scala 1:500 eseguito nel 1819 dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano. Si notano i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle”. Recentemente, nel 2014, la carta in questione è stata pubblicata da Scarfone A., op. cit. (8). Il vecchio schizzo pubblicato dallo Schmiedt (2), è conservato presso il Nuovo Archivio, sede S. Marco dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, Sezione ‘Stampe Antiche’: (n. 141142) ‘Porto di Sapri’, Rilievo originale eseguito dal Ten. Blois del Genio Napoletano. Sono riportati resti dell’antico porto romano.”, datato 1 gennaio 1819, rilievo in scala 1: 5000, con la seguente collocazione: cart. n. 82, doc. n. 52, Comune di Sapri, Prov. Salerno. La carta può essere richiesta collegandosi al link dell’IGM:  https://www.igmi.org/carte-antiche/digitale_300_dpi/carta-1507626269.46?searchterm=Ten.+Blois+

(6) Beguinot C., Il Cilento – Problemi urbanistici, ed. del Centro Studi per il Cilento e il Vallo di Diano, collana diretta da Ruggero Moscati, VIII, Napoli, 1960.

(7) P. Luigi Cavalcanti, Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie, Napoli, 1846, p. 46.

(8) Scarfone A., “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”, stà in ‘Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia, XCVI (2014), pp. 447-460, pubblicato su un sito dell’ISPRA.

(9) la compongono vari ambienti rettangolari a nord e un settore residenziale a est, organizzato su tre terrazze; al centro sono due ninfei di età repubblicana. È la testimonianza meglio visibile della romana Formiae, che era dotata di un impianto termale presso piazza della Vittoria, di una peschiera in corrispondenza della Villa comunale, e di un teatro, in parte fungente da appoggio per le abitazioni soprastanti. I materiali rinvenuti sono parzialmente esposti nell’Museo archologico nazionale sottostante al Municipio, dove spiccano un gruppo acefalo di Leda col cigno, una statua di Ares e una ricca documentazione epigrafica sulla gens Vitruvia. A oriente del nucleo abitato inizia il Parco regionale suburbano di Gianola-Monte di Scauri, una superficie di 290 ettari a prevalente macchia mediterranea conserva resti archeologici di una villa romana e di una cisterna ottagonale, chiamata Tempio di Giano, databili al I sec. a.C. Un piccolo approdo, il porticciolo di Gianola del 1930, sorge sui resti di una peschiera romana. Il tratto di costa antistante il parco è Oasi Blu marina gestita dal WWF che organizza diverse attività (v. anche dintorni di Minturno).

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