Per la ricostruzione storica delle nostre terre e dei nostri luoghi nel periodo medievale, dai primordi fino al XVI secolo in poi, la documentazione sulle fonti storiche sono molto scarse. Delle poche fonti e documentazione a noi pervenutaci, la cartografia medievale, e con essa le carte nautiche e portolani antichi e manoscritti, rappresentano delle valide testimonianze per la toponomastica dell’epoca. Attraverso la toponomastica medievale, che figura sulle carte antiche, possiamo suffragare alcune ipotesi sull’esistenza o meno di alcuni centri antichi. Come è noto, la cartografia ( le carte geografiche), manoscritte della antichità, possono fornire un valido contributo alla storiografia ed alla toponomastica dei luoghi in quanto, attraverso una serie di informazioni in essa contenute si può risali- re all’epoca, alle origini di un luogo nell’antichità e quindi alla sua presenza, come ad e- sempio il toponimo di un luogo nell’antichità o la sua approssimativa ubicazione. I por- tolani o le carte nautiche (le prime conosciute) realizzati nel XIII secolo in Italia, e più tardi in Spagna e Portogallo, noti per la loro precisione cartografica, che ci permettono di affermare che Sapri, sia pur scalo marittimo di minore importanza (non figura mai in rosso), sia stato conosciuto nell’antichità. La scoperta del toponimo ‘Sapri’, in alcune car- te medievali manoscritte, testimonia e prova l’esistenza documentata di un approdo o un porto conosciuto dal nome di ‘Sapri’ nel XVI sec. Il toponimo di Sapri si ritrova, talvolta modificato in ‘Sapra’ o ‘Safri’ tra i centri costieri annoverati in molte carte nautiche e portolani del XIII e XIV secolo. Sapri, figura e viene annoverato tra i porti o approdi cono- sciuti sulla costa del Mare Tirreno dell’Italia.
L’Almagià, in uno dei suoi studi del 1929 (2), pubblicava un’interessante prospetto sulla toponomastica medievale dell’Italia, attraverso alcune delle prime carte nautiche conos- ciute e, faceva notare come il toponimo di Safri ( Sapri), insieme a Policastro (Panicas- tro), Palinuro (Palinudi) e Maratea (Maratia), figura tra le località costiere in alcune car- te geografiche e nautiche medievali (3). E’ grazie anche agli studi dell’insigne esperto di cartografia e toponomastica medievale Roberto Almagià che, oggi possiamo affermare che il luogo o il porto di Sapri, fosse conosciuto nel XIII secolo. Nell’interessante prospet- to dell’Almagià (3), ritroviamo l’originario toponimo di Sapri, trasformato in ‘Safri‘. Se- condo il prospetto dell’Almagià (3), l’originario toponimo di Sapri, figura come scalo ma- rittimo di colore nero, sotto Policastro che è segnato di colore rosso (essendo un luogo più importante), in una delle carte nautiche o portolani più antiche e a noi giunte. Se- condo il prospetto dell’Almagià (Fig. 1)(3), l’antico toponimo di Sapri, figura nelle due carte nautiche di Angelino Dalorto (Figg. 2-3). In queste due carte del Dalorto, l’origina- rio toponimo dello scalo marittimo o porto di Sapri, viene segnato con il toponimo di ‘Safri’. Si tratta di due carte bellissime di notevole importanza per la storia della carto- grafia e della toponomastica medievale in quanto esse sono datate al 1325 la prima (Fig. 2) ed al 1339 la seconda (Fig. 3) e, la presenza in queste carte del XIV secolo, del toponimo di Safri, è una importantissima testimonianza che ai primi del 1300, Sapri era un luogo conosciuto. Noi non abbiamo potuto esaminare de visu le due carte in quanto la prima si trova conservata a Firenze mentre la seconda è conservata alla Biblioteca Nazionale di Francia, ma abbiamo fatto degli ingrandimenti delle loro riproduzioni pubblicate a stam- pa e possiamo confermare il prospetto pubblicato dall’Almagià (3), ovvero che Sapri, figu- ra come Safri.

(Fig. 1) Prospetto di Almagià (3).
Sapri o ‘Safri‘, in una carta nautica di Angelino Dalorto del 1325.
Troviamo Sapri anche in una carta nautica o portolano, che risale al 1325 (Fig. 2), di An- gelino De Dalorto (Dalorto), il più antico cartografo da noi conosciuto dopo il Vesconte, anch’egli genovese, come ha dimostrato il Magnaghi (4). Questa carta manoscritta, è con- servata presso la Biblioteca del Principe Corsini a Firenze (Fig. 2). Nel 1887 era stata in- fatti scoperta a Firenze una carta sicuramente italiana, del 1325 o 1330 (la data in numeri romani non è chiaramente leggibile), di cui l’autore era stato con difficoltà individuato in Angelino Dalorto o Dalorco, dal paese ligure di Orco Feglino: la somiglianza fra le due carte induceva a considerarle opera dello stesso cartografo. Il nome del cartografo è lo stesso ed è un nome tipicamente ligure; L’iscrizione della carta italiana del 1325 è del tutto simile a quella della carta Dulcert (Fig. 3).

(Fig. 2) Portolano del Mediterraneo di Angelino Dalorto del 1325, conservato a Firenze (4)
‘Safri’ nella carta nautica di Angelino Dulcert del 1339.

(Fig. 3) Carta nautica “Dal mar Baltico al mar Rosso”, di Angelino De Dalorto, del 1339.
Nell’interessante prospetto dell’Almagià (3), ritroviamo nella carta del ‘Dalorto‘ l’antico toponimo di Sapri, trasformato in ‘Safri’ (Fig. 3) (3). Si tratta dell’altra carta datata del cartografo Angelino Dalorto, dove pure figura ‘Sapri’, trasformato nel toponimo di ‘Safri’ (3). La carta di cui parliamo è quella che reca il nome Angellino Dulcert datata 1339, conservata nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Alcuni ritengono che si tratti sempre del genovese Angelino Dalorto, emigrato a Maiorca dove avrebbe fondato un’officina carto- grafica. Questa carta, dove figura ‘Sapri’, del 1339 (Fig. 3) è tra i primissimi documenti cartografici medievali. Scrive il De La Ronciere (7) in proposito: “Dal punto di vista della storia della cartografia, gli abitanti di Maiorca non sono da meno dei Genovesi. La prima carta eseguita precisamente a Maiorca è quella di Angelino Dulcert, che risale al 1339. Porta la firma in latino sul margine orientale, ai piedi dell’Imperatore Usbech: “hoc opus fecit Angelino Dulcert ano M CCC XXX VIIII de mense Augusti in civitate maioricharum”. Sembrerebbe quindi un capolavoro di origine maiorchina. Tuttavia gli studiosi hanno dibattuto per oltre mezzo secolo sulla questione della nazionalità dell’autore. L’iscrizione della carta italiana del 1325 è del tutto simile a quella della carta Dulcert datata 1339 di Fig. 3. Su quest’ultima compare una scritta che esprime un elogio all’Italia, definita ‘gran- de tra tutte le altre regioni‘ e sembra poco verosimile sia scritto da un artefice maiorchi- no. La carta del Dulcert, conservata a Parigi (Fig. 3) è composta da 2 fogli in pergamena manoscritti e miniati, uniti in un unica carta, 750 x 1020 mm (Fig. 3). Nell’interessante prospetto dell’Almagià (3), ritroviamo nella carta del ‘Dalorto’, che insieme all’originario toponimo di Safri, figurano i toponimi di Palinudi (Palinuro), Foresta (?), Policastro, Maratia, Tim, ecc….(3). Noi non abbiamo esaminato de visu le due carte in questione, ma il prospetto dell’Almagià (3), ci conferma la scritta di un ‘Safri’. Il toponimo di ‘Safri’ è riportato in nero mentre quello vicino di Policastro viene riportato con il colore rosso.
Note bibliografiche:
(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, n. 12, 1987;
(2) Almagià R., Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in “Mo- numenta Italia Cartographica”, I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore. Appendice I, p. 68.
(3) ibidem, Appendice I, I – Coste liguri e tirreniche della penisola, pp. 67, 68.
(4) (Fig. 2). La carta è stata illustrata e riprodotta da Magnaghi A., “La carta nautica cos- truita nel 1325 da Angelino Dalorto offerta in dono al III Congresso Geografico Italiano.”, Firenze, 1898.
(Fig. 3) Carta nautica di Angelino De Dalorto, del 1339, è pubblicata da De La Ronciere A. M., M. Mollat Du Jourdin, I portolani, carte nautiche dal XIII al XVII secolo, ed. Bramante, Milano, 1992, tav. n. 7 a colori, del 1339 e, commento alla tavole, pagg. 193, 194, conserva- ta Parigi, Biblioteca Nazionale di Francia, Cartes et Plans, Res. Ge B 696 (Fig. 3).
