Profilo storico del basso Cilento, del Golfo di Policastro e del suo entroterra

Piante e Disegni, cartella XXXII, conv. 3

(Fig. 1) Stralcio della carta corografica manoscritta e inedita ‘Principato Citra – Regno di Napoli‘, d’epoca Aragonese, da me scoperta all’Archivio di Stato di Napoli (ASN) (8).

Il territorio del basso Cilento, del Golfo di Policastro e, del suo entroterra ha un paesaggio impervio, ricco di montagne, lacchi amenomati, ora brulli ora coperti da folti boschi, che ci donano un senso di pace e di commozione in uno spettacolo, talvolta, di atavica solitudine e d’immortale bellezza. Questo paesaggio, è animato, di tanto in tanto, dalla presenza di qualche pastore con il suo gregge, e i suoi antichissimi borghi aggrappati alle roccie o spar- si sulle pendici delle colline, sembrano isolati dal mondo. La fascia costiera si rivela total- mente diversa rispetto al suo entroterra. Si scorgono numerose grotte, cale dirute ed uli- veti che, dalle balze a ridosso del mare, si rispecchiano nelle acque di un limpidissimo az- zurro. La costa è ricca di paesi, ieri piccoli borghi marinari di pescatori, oggi affollati di tu- risti nei tre mesi estivi. L’ampio Golfo di Policastro, costituisce l’estremo lembo della Campania, al confine con la Basilicata, l’antica “Lucania”. Esso, comprende la fascia cos- tiera che va da Punta degli Infreschi che, con il Monte Bulgheria chiude il suo entroterra a nord, lambisce a sud il monte Coccovello e si protende sino alla costa calabra. Anche dopo la conquista longobarda dell’Italia meridionale, questa parte di territorio veniva considerato appartenente alla Lucania. Anche se non se ne conosce la ragione, alla luce della documentazione archivistica, si può desumere che il Golfo di Policastro sia stato territorio di confine fra i vari Gastaldati longobardi e che sia stato autonomo a causa della presenza bizantina. Con la costituzione del Regno borbonico delle due Sicilie, il Cilento allarga i suoi confini sino al Golfo di Policastro e viene inglobato nel Principato Citeriore o Citra, mentre dall’Unità d’Italia in poi, farà parte della Provincia di Salerno. Solo da pochi anni, esso, è divenuto fonte d’interesse per gli studi preistorici. Infatti, la costa del Basso Cilento, ha fornito sinora la documentazione principale per il Paleolitico in Campania. Nonostante sia scomparsa con la trasgressione versiliana, la vasta pianura che emergeva di fronte all’attuale costa durante la glaciazione Wurmiana, i rinvenimenti degli ultimi anni hanno chiarito l’importanza di questo territorio. Nel Golfo di Policastro, il locale Gruppo Archeologico, diretto dal prof. Felice Cesarino, concentrando la sua ricerca nel basso Cilento, ed in particolare sulla costa, esplorava la Grotta grande di Scario, che si rivelava di enorme interesse, infatti nel 1979, si dava l’avvio ad una campagna di scavi diretta dal prof. Gambassini. Le attuali conoscenze si restringono ad una ‘facies musteriana, la fase protostorica, nella fattispecie dell’età del Bronzo. Questo territorio, fu il regno degli Enotri e degli Opici, ma di queste civiltà restano ben poche tracce. Tra il VI e il V sec.a.C., vi si stabilirono alcu- ne colonie greche ed enotrie di cui si conoscono solo i nomi tramandatici dalla letteratura classica. Di queste una è nota, Pyxus, ovvero Pixunte, l’odierna Policastro Bussentino. Altre sono introvabili: Blanda, molti la collocano a Maratea, Molpa, Lao, Scidro. A testimonianza della loro presenza, vi sono alcuni toponimi di origine e derivazione greca. In epoca greco-romana, i traffici economici si svolgevano prevalentemente per via mare e da quì l’importanza che assunsero a quell’epoca, alcuni scali marittimi, ed è ipotizzabile che queste piccole comunità abbiano avuto contatti con altre colonie greche situate sullo Ionio. Ma sono da indagare anche le probabili vie di penetrazione interne che collegavano il territorio del Golfo di Policastro sul Tirreno con i territori posti lungo la costa del mare Ionio. Il Cesarino, riteneva che una parte del vecchio tracciato stradale romano a Sapri “è esattamente allo sbocco di quella antica via carovaniera che da ‘Pixunte‘ portava a ‘Siris‘ sullo Ionio, lungo la Valle del Sinni“, tesi questa, sostenuta anche dall’illustre archeologo e storico Mario Napoli. Queste colonie furono soggiogate da genti sebelliche e si fusero con loro: i lucani, intorno al ‘400 a. C. assoggettarono tutta la zona sino alle foci del fiume Sele. Tale territorio, fu poi conquistato dai romani che, intorno al 194 a. C., inviarono una colonia a Buxentum. Questo territorio,  nell’Ordinamento territoriale Augusteo, in epoca imperiale, era annesso al Brutium. Il Golfo era chiamato Sinus Laus o Sinus Talaus. Esistono moltissime vestigia di opere romane che ne testimoniano la presenza, ed è rimasto molto anche della cultura e dei cos- tumi romani nella tradizione di queste popolazioni, tanto che ancora oggi se ne avverte l’influenza. Nel periodo medioevale, in seguito alla sconfitta gota, i greci bizantini,  occuparono queste terre, come dimostrano alcuni toponimi greci ancora in uso nella terminologia dialettale di queste popolazioni, che però rimasero sempre longobarde sino alla conquista normanna. La presenza di monaci basiliani che scelsero queste terre solitarie, è testimoniata da chiese, lauree, cenobi e monasteri da essi fondati. Uno di questi ultimi si trovava a S. Giovanni a Piro, ove visse il famoso umanista Teodoro Gaza e dove forse passò un periodo della sua vita S. Nilo. Molti storici hanno voluto individuare in questo territorio il nucleo del ‘Mercurion’. E’ nel periodo iconoclasta che, si deve fare attribuire la formazione delle cittadelle ascetiche, appartate e silenziose del Mercurion e di Monte Bulgheria. Così pure a Policastro (toponimo di derivazione bizantina), vi è una ‘Triphora‘ (chiesa di architettura bizantina), individuata nella parte absidale del Duomodi Policastro, forse risalente al VI sec. d. C., ed il campanile che, prima del recente restauro, dimostrava nella fabbrica l’inconfondibile gusto bizantino. Il titolo di Odeghitria, dato alla Chiesa madre di Policastro, doveva la sua denominazione ai monaci Iconoduli fuggiaschi da Costantinopoli, che ne diffusero il culto nell’Italia meridionale. Già nel X sec. d.C., a S.Giovanni a Piro, l’organizzazione episcopale greca era fiorente facendone risalire la fondazione al ‘990 dai monaci di San Basilio Magno. Nella Diocesi di Policastro, molte erano le chiese dedicate al culto bizantino di S. Sofia. Infatti, come giustamente credevano il Natella ed il Peduto: ” il rito greco doveva essere presente nella chiesa madre policastrense“. Tuttavia, il Vescovado bussentino è stato un enclave cattolico in una zona bizantina, e come riteneva il Porfirio “la chiesa bussentina lungi dal piegarsi al rito greco”. Nel IX sec. d. C., quando incominciarono a sussistere su questo territorio i primi elementi di rito greco ed imperversavano le orde longobarde, Papa S. Gregorio Magno, decise di riattivare le sedi episcopali vacanti di Velia, Bussento e Blanda, affidandole al Vescovo Felice di Agropoli. Queste terre dominate dai longobardi, furono controllate dai bizantini ed è ipotizzabile che costituirono una zona di confine tra i castaldati longobardi con una loro autonomia. E’ ipotizzabile che questo territorio appartenesse al Castaldato longobardo della Lucania occidentale detto ‘Bricia’. Abbiamo visto come si può essere certi che quest’area fu interessata in modo rilevante dalla penetrazione di monaci provenienti dall’Oriente, mentre il vescovado bussentino era un enclave cattolico in una zona bizantina (1); ma, poco si sa dello sviluppo della feudalità laica su queste terre sotto il dominio dei Longobardi (2). Queste terre dominate dai longobardi, furono controllate dai bizantini ed è ipotizzabile che costituirono una zona di confine tra i castaldati longobardi con una loro autonomia. Nel IX sec. d.C., quando iniziarono a sussistere su questo territorio i primi elementi di rito greco ed imperversavano le orde longobarde, Papa S. Gregorio Magno, decise di riattivare le sedi episcopali vacanti di Velia (Ascea), Bussento (Policastro) e Blanda (forse Maratea), affidandole al Vescovo Felice di Agropoli (probabilmente il Vescovo di Paestum).  Notizia che va ulteriormente indagata. E’ ipotizzabile che nel X sec. questo territorio appartenesse al Castaldato longobardo della Lucania occidentale detto “Bricia”.  Sulla metà del IX secolo – quando il ducato di Benevento è diviso in due parti, e sorge, autonomo, il Principato di Salerno – la zona maritima della della bassa Italia e molti centri restarono sotto l’egida dell’Impero Bizantino, mentre l’interno fu dominato e controllato dai Longobardi, meno che l’estrema penisola della Cala- bria di oggi (l’antico Bruzio) che restarono bizantini (3). In un primo momento troviamo Policastro che appartiene al ducato di Benevento (Radelchi) e si delimita il nuovo Principato di Salerno mediante l’indicazione dei Castaldati che giacevano ai confini del nuovo Principato. Infatti Policastro, dall’839 al 1076, fu assegnato al Principe Siginulfo (3). Pertanto ancora dubbio è il confine con il territorio bizantino. Dobbiamo tener presente che queste terre sono ancora confinanti con la Calabria occidentale – che a quell’epoca appartennero all’Impero di Bisanzio – pertanto, volendo accreditare l’ipotesi secondo cui il fiume Alento fu il confine tra il Castaldato di Lucania (4) e quello di Laino ( in Calabria), dobbiamo ritenere che questo territorio – anche in epoca più tarda – cioè quando i Longobardi si impossessarono dell’intera Italia Meridionale – non doveva essere controllato direttamente dai Longobardi (4). Il loro dominio durò oltre cinque secoli, ed a testimonianza della loro presenza, vi sono alcuni toponimi dialettali il cui etimo è chiaramente di derivazione longobarda (5). E’ significativo notare, che ancora oggi, negli usi e nel linguaggio dialettale di queste popolazioni, esistono tra noi residui di civiltà araba (5), visto che tutta l’area fu continuamente disturbata dalle orde di Agareni (Arabi, Saraceni) che infestavano queste coste depredando ed impaurendo le umili popolazioni. Arriviamo così alla conquista Normanna.  Successivamente, ai longobardi e ai bizantini, nel XI secolo, subentrarono i Normanni che assoggettarono questo territorio al Principato di Salerno. Essi arrivarono nel Regno di Napoli intorno al XI secolo, e più precisamente tra il 1041 e il 1044, a cui si deve far riferire la riforma ecclesiastica bussentina e un rafforzamento totale delle mura urbiche di Policastro.  Con la politica dei Normanni che voleva isolare la religione e i culti orientali, assistiamo alla ripresa cattolica-romana della chiesa di Policastro che certamente condizionerà i culti bizantini di tutta l’area. Pertanto il culto basiliano venne permesso in ambiti isolati, ma resta nel nostro territorio ancora molto forte, persistendovi sino a tutto il 1600, sia pur con un carattere tipicamente monastico. Certamente Policastro, dovette rappresentare per il Regno un’importante testa di ponte, per cui i Normanni non permisero in questa città nessun tipo di autonomia nemmeno in campo religioso e lo si può vedere anche dagli interventi che ebbe in questa città il grande poeta latino Alfano. Durante questo periodo riscontriamo il matrimonio di Sirca, figlia di Landolfo (figlio secondo genito di Guaimario e pertanto fratello minore di Gisulfo) con Ruggero Sanseverino mentre Rug- gero d’Altavilla era impegnato nella conquista della Sicilia e Roberto il Guiscardo control- lava faticosamente i suoi domini in Puglia e in Calabria. Intanto Guglielmo loro fratello conquistava le terre pperdute da Gisulfo nel Cilento ed ancora più a sud. Nel 1070 il confine era ben precisato: ai Longobardi restavano solo i passi di Tresino, S. Arcangelo, Lauriana, Trentinara di Camella e Capaccio; il territorio a sud di queste terre era dei Normanni (6). Nel 1078, con la definitiva scomparsa del Principato longobardo di Salerno, vinto ed incorporato dai Normanni di Roberto il Guiscardo, il Cilento trovò la sua unità che durò fino al 1080, anno in cui il feudo passò a Ruggero Sanseverino e tale rimase fino al 1082, anno in cui il feudo passò alla famiglia dei Sanseverino – e vi sono motivi per ritenerlo – tanto che, nel 1082 Ruggero di Sanseverino, capostipite della famiglia in Italia, fa donazione alla Badia di Cava dei Tirreni dei Casali di Selofonte e di San Mauro Cilento ed altre terre del Cilento (7). Il Cilento restò nelle mani dei Sanseverino fino al 1552, anno della fellonia di Ferrante Sanseverino, che alleatosi con il Re di Francia ed i turchi si preparava per la guerra contro la Spagna dello zio Carlo V, imperatore d’Austria. Da questo momento ebbe inizio la lunga crisi economica del territorio bussentino: gli storici – ed è questa la “communis opinio” – hanno spiegato l’inizio del declino con la dissoluzione della “Baronia del Cilento“, e con la fine della famiglia Sanseverino nel 1552, indicando in quell’anno la linea di demarcazione tra due grandi epoche storiche: quella caratterizzata da un lento e continuo processo di aggregazione politico-economica e sociale e quella invece successiva dominata dalla frammentazione del potere feudale e della conseguente disgregazione sociale. Il 1552, segna l’avvio di un radicale mutamento nella geografia feudale della regione con inevitabili riflessi sulla vita sociale, economica e civile di quelle popolazioni. I terre- moti (quello fortissimo del 1647), le carestie, le pestilenze (quelle che colpirono tutto il Regno di Napoli nel 1656 e 1664). Le incursioni saracene e turche, come quella del 1543, ad opera del turco Khair-Ed Din e la seconda del 1552 ad opera di Dragut Pascià, e quelle che si susseguirono lungo le nostre coste fino al XVIII secolo, depredando e devastando questi umili borghi, furono tanto funeste da indurre nel 1532, il Vicerè spagnolo Don Pedro da Toledo a costruire lungo tutta la costa del Regno, una serie ininterrotta di torri vedette. Purtroppo, le costruzioni di queste torri, non solo fu deleteria per le umili finanze di queste popolazioni, ma si rivelarono inutili poichè  furono realizzate troppo tardi, quando ormai le popolazioni della costa si erano spostate all’interno. Infatti, si spiega così lo spopolamento di moltissimi centri costieri e del conseguente ripopolamento dei centri collinari limitrofi. Dal 1700 in poi, tutti i processi storici che hanno avuto come protagonisti le popolazioni di questo territorio,possono essere ricondotti alle vicende storiche che caratterizzarono la cultura e le lotte dell’Italia. Nel 1799, scoppiò la reazione sanfedista ivi guidata dal Vescovo di Policastro, mons. Ludovisi, plenipotenziario del Cardinale Ruffo. Nel decennio francese (1806-1815), vi furono esempi di murattismo. Nel 1820, il Canonico Antonio Maria De Luca di Celle di Bulgheria, organizzò un movimento clandestino legato ad una setta massonica che sfociò in un’azione rivoltosa, poi repressa nel sangue dal generale borbonico Del Carretto, che fece radere al suolo l’intero paese di Bosco. Nel 1848, tra Sapri ed Acquafredda, alcuni fedeli borbonici, trucidarono barbaramente l’ex deputato Costabile Carducci, vendicandosi del moto di rivolta che aveva costretto Ferdinando II di Borbone a concedere lo Statuto. Nel 1857, Carlo Pisacane sbarcò sulla spiaggia dell’Uliveto, nei pressi di Sapri, con più di trecento rivoltosi, liberati a Ponza, che attraverso l’interno, avrebbero dovuto conquistare il Regno delle due Sicilie. Ma, la sfortunata ‘Spedizione dei trecento‘, che si concluse tristemente a Padula ed a Sanza, diede l’inizio ai moti risorgimentali che porta- rono all’Unità d’Italia. Nel 1860, di Giuseppe Garibaldi, sbarcando a Sapri, ripercorrerà lo stesso itinerario dello sfortunato Pisacane, ma con un differente risultato.  Purtroppo,nei primi anni dell’avvento dell’unificazione d’Italia, in queste terre, si verificarono preoccu- panti fenomeni di brigantaggio ed il potenziamento della linea ferroviaria Napoli-Reggio, non mutò le povere condizioni economiche di questo territorio che, a seguito del forte esodo migratorio verso i paesi d’oltreoceano, subì un preoccupante fenomeno di spopo- lamento.

(Fig. 2) Stralcio della carta corografica manoscritta e inedita ‘Principato Citra – Regno di Napoli‘, d’epoca Aragonese, da me scoperta all’Archivio di Stato di Napoli (ASN) (8).

Note bibliografiche:  

(1) Attanasio Francesco, “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato da Felice Cesarino, La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.-Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ” Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsivi”, Sapri, 1978, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, A- gosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale sa- prese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.

(2) Natella P., Peduto P., ‘Pyxus – Policastro’, stà in “Universo”, I.G.M., Firenze, pp. 508 e p. 510, 512 si riferisce alla notizia dataci dal Volpe, op. cit. (4). Si veda anche Porfirio (10).

(3) Shipa M., Storia del Principato longobardo di Salerno , sta in ‘Archivio storico per le Provincie Napoletane, 12, 1887, vol. II, p. 4.

(4) Racioppi G., Storia dei Ppopoli della Lucania e della Basilicata, p. 12

(5) Vassalluzzo M., Castelli, torri e borghi della costa Cilentana, ed. Econ., 1973, p. 28, tratto dal libro di Amari M., Storia dei musulmani in Sicilia, vol. III, p. 886.

(6) Mazziotti M., Le baronie del Cilento, p. 114.

(7) Acocella N., Salerno medievale ed altri saggi, p. 485.

(8) L’immagine illustra uno stralcio della riproduzione fatta da me eseguire della carta corografica manoscritta “Principato Citra – Regno di Napoli”, da me scoperta e conservata all’Archivio di Stato di Napoli – Sezione Diplomatica-Politica, tratta dalla ‘Raccolta di piante e disegni‘, C. XXXII, n. 2, ove sul retro è scritto ‘1756’ (?), sec. XVIII, Principato Citra, Regno di Napoli, copia, conservata presso la Biblioteca Nazionale di Francia a  Parigi, fatta riprodurre da Ferdinando Galiano.”. Sul retro della riproduzione da me richiesta ed eseguita all’Archivio di Stato di Napoli, è impresso il timbro dell’ufficio Sezione Fotoriproduzione dell’ASN, lavoro n. 9124, del 16-5-81.

 

Prefazione

PREFAZIONE

Recentemente, in occasione della redazione e stesura del nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, ho ricevuto l’incarico per la stesura di una relazione di Anali- si dal titolo: “L’evoluzione storico-urbanistica di Sapri”.

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Questo studio è il frutto di anni di ricerche condotte presso innumerevoli biblioteche, archivi e musei, in cui ho raccolto una serie di notizie e testimonianze sulla storia del Golfo di Policastro ed il suo entroterra, con particolare attenzione a quelle che sono state le vicende storiche del mio paese. Sin dai primi anni di Liceo, quando a Salerno conducevo le mie prime ricerche storiche e quando frequentandolo, collaboravo con il Gruppo Archeolo- gico di Sapri (GAS), ravvisavo l’esigenza di raccogliere nuove notizie e testimonianze sulla  storia di Sapri. In quegli anni, il Comune di Sapri , custodiva in stanza abbandonata vecchi testi e quel che restava di una biblioteca, ed in un altra stanza, invece, si conservava quel poco che restava del vecchio archivio comunale. Ebbi uno speciale permesso dal Sindaco dell’epoca, ormai scomparso, Pinuccio Agostini che mi autorizzò ad accedere nell’Archivio tra quei scaffali polverosi. Oggi non so in che condizioni versi e se ancora esista. In seguito, dai primi anni di studio a Napoli, quando frequentavo la Facoltà di Architettura, ho avuto modo di raccogliere e documentare una serie di testimonianze nuove ed inedite, che in parte ho publicato in alcuni articoli su riviste specialistiche a stampa. Nel corso delle mie ricerche, condotte attraverso lo studio delle fonti storiche e degli storici regionali, ho potuto constatare che tranne alcune eccezioni, risultano del tutto assenti i riferimenti storici riferiti all’ambito del Golfo di Policastro e del suo entroterra. Gli storici locali,  tranne alcune eccezioni, avevano invalso l’uso di non citare le fonti e documentare poco ciò che veniva scritto e nei loro scritti, a volte con notizie interessanti, vi era l’assenza di riferimenti bibliografici o di fonti certe. Inoltre a causa della mancanza di documentazione e di testimonianze, negli studi degli storici locali, erano del tutto assenti i riferimenti al periodo successivo all’epoca romana, saltando il periodo medioevale e facendo risalire direttamente l’epoca di fondazione del centro abitato ai primi del sec. XVII. Ma, tranne alcune gravi manomissioni storiche, come quella dell’episodio del Carducci, la storiografia locale ha il grande merito di aver risvegliato l’interesse nella storia di Sapri. Un doveroso plauso deve andare all’opera del locale Gruppo Archeologico di Sapri con i rinvenimenti effettuati all’epoca della direzione del Prof. Felice Cesarino che ha contribuito non poco alla ricostruzione di alcune vicende storiche-archeologiche per l’epoca preistorica e ro- mana. In questo studio, la scelta di evitare il tentativo di una ricostruzione storica vera e propria, a quella preferita di connettere, citandone le fonti, le storie scritte,  parlate e tramandate dalle fonti, vuole essere un contributo più squisitamente storiografico che storico. La ricostruzione o le ricostruzioni delle vicende storiche di Sapri, resta un’ipotesi. Il mio studio deve essere visto sotto questo profilo. Talvolta, però, tali ipotesi, sono state da me suffragate da valide testimonianze documentate. Questo mio studio, ha il merito di proporre documenti e fonti, talvolta inediti e mai pubblicati, e talvolta da me scoperti, di estrema importanza per la ricostruzione delle vicende storiche di Sapri. Interessante è la notizia tratta da Kantarowitz (…), secondo cui Venezia avrebbe dovuto avere il porto di Sapri. Interessanti sono pure le due notizie dateci da Gianni Granzotto (74 e 127). Questi studi, nel capitolo che seguirà:  “Sapri in alcuni portolani, carte nautiche e carte geografiche“, è il frutto di una ricerca in parte da me pubblicata (1), condotta attraverso lo studio della cartografia antica. Nello studio redatto per il P.R.G. di Sapri, al cp. 9, sono state pubblicate 32 carte ove figura il toponimo di Sapri. Purtroppo, non in tutte queste riproduzioni si riesce a leggere chiaramente ‘Sapri’ (segnato sempre in nero), posto sempre al di sotto del toponimo di ‘Policastro’ (segnato sempre in rosso). Certo è che il toponimo di Sapri,talvolta modificato in ‘Saprì ‘ o ‘Safri’ o ‘Saperi’, figura quasi sempre sulle antiche carte nautiche, portolani e carte geografiche, sin dalle prime come la ‘Carta pisana’ antica carta nautica che conosciamo, facendo invecchiare di molti secoli l’origine di Sapri e collocandolo tra quei centri costieri che insieme a Policastro erano conosciuti sin dall’antichità. Le scoperte che, nel 1817 a Sapri vi era un Consolato Britannico, di cui pubblichiamo il timbro ed il cartiglio del Regolamento Generale; tre carte manoscritte, inedite e, conservate alla Biblioteca Nazionale di Napoli; il ricco carteggio d’epoca borbonica, conservato alla sezione militare dell’Archivio di Stato di Napoli, contribuiscono a chiarire alcuni aspetti della storia di Sapri nel sec. XIX.

                                                                                                  Prof. Arch. Francesco Attanasio

UN PROGETTO PER UN PARCO ARCHEOLOGICO A S. CROCE

Il ritorno dei Cesarino a Sapri e le costruzioni a S. Croce

Ai primi del ‘900, con il ritorno dei Cesarino dal Brasile, dove erano emigrati e da dove questa famiglia di commercianti sapresi che aveva accumulato ingenti fortune, fecero ritorno nella loro terra natia, a Sapri,  tanto che al suo ritorno definitivo a Sapri, furono donate alla popolazione e furono costruite alcune costruzioni di grande bellezza e di mirabile fattura di cui parleremo. Il Cav. Giuseppe Cesarino, al rientro definitivo nel suo paese natio, decise di far costruire alcuni edifici che poi donerà alla popolazione di Sapri. Decise di farlo proprio nel luogo detto oggi ‘Largo dei trecento’, ovvero il luogo dove, nel 1857, gli atti del processo dicono fosse sbarcato buona parte dei ‘trecento’ e di Carlo Pisacane. In questo luogo ameno, posto lungo il litorale orientale Saprese, chiamato S. Croce, da secoli vi erano delle preesistenze archeologiche e, ruderi di grandi infrastrutture portuali, forse annesse ad una grande e fastosa villa patrizia romana.

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(Fig. 1) Sapri – S. Croce, l’Istituto dei Padri Bigi ed il criptoportico d’epoca romana detto le  ‘Cammerelle’.

Il luogo è posto a ridosso del crinale argilloso della collinetta di S.Croce, già nota agli antichi ed agli studiosi del ‘700, tanto da meritargli l’appellativo di “Sapri rui nata” o luogo di rovine, come si può vedere in una carta del ‘500 (Fig. 2) (6).

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(Fig. 2) Particolare della Carta geografica di ‘Puglia piana, Terra di Bari, Terra d’Otranto,  Calabria et Basilicata’ del cartografo olandese Gerardo Mercatore, del 1589, contenuta nell”Atlas’, stampato a Duisburgo dall’autore nel 1589 (…). L’immagine è tratta da una stampa in mio possesso.

Questo ameno luogo, chiamato all’epoca “Banchina delle Camerelle”, proprio per la presenza dei ruderi archeologici e delle grandi infrastrutture d’epoca romana, fu dichiarato Monumento nazionale da Vittorio Emanuele III Re d’Italia che firmò la Legge Regia n. 635 del 22 Giugno 1911, promulgata dall’allora Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti (Fig….).

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(Fig. 3) Sapri – S. Croce, i resti di parte delle strutture in acqua e del criptoportico d’epoca romana detto le  ‘Cammerelle’.

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(Fig. 4) Vecchio schizzo (disegnato a mano libera): “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri“, eseguito nel 1819 a cura del Tenente Blois del Genio militare Napoletano, dedotto da un rilievo a scala 1:5000 e tratto dal testo di Schmiedt (3), ove a p. 79, scrive:  “Si notino i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle””.

Il Cav. Giuseppe Cesarino di Sapri

In quell’ameno luogo, al rientro definitivo dal Brasile, il Cav. Giuseppe Cesarino, nel 1923 e 1924, fece costruire gli edifici illustrati nella foto dell’epoca: l’Istituto dei Padri Bigi di Frate Ludovico da Casoria che ivi avevano una piccola scuola; l’edificio della “Specola” e la Chiesa di S. Croce, di cui parleremo in seguito in un altro articolo. Gli edifici saranno ultimati il 25 Agosto 1925, come recita la lapide marmorea a suo ricordo.  All’epoca il Sindaco era il dott. Nicola Gallotti, autore di notevoli studi e pubblicazioni a stampa.

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(Fig. 5) Sapri – S. Croce – Lapide marmorea ed epitaffio in ricordo del Cav. Giuseppe Cesarino sulla facciata dell’Istituto dei Fadri Bigi, datata 1925.

Le opere di sistemazione stradale ai primi del ‘900, sull’area Archeologica di S. Croce.

All’epoca, da poco si era da poco insediato il Governo Fascista che decise la costruzione della S.S. 18 ( oggi Tirrenica Inferiore) e di farla passare proprio in quel punto.

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(Fig. 6) Sapri – S.Croce – foto dei primi del ‘900 che illustra l’area come era ai tempi dei lavori di sistemazione stradale.

In occasione dei lavori di sistemazione stradale e degli scavi per la preparazione del letto stradale allora chiamata “rotabile stradale” della statale s.s. 104, tutta l’area archeologica ed i ruderi d’epoca romana, compresi le infrastrutture marittime e portuali ivi preesistenti subirono notevoli danni. Occasione mancata quindi sia da parte del Cesarino che da parte dello stesso Sindaco di Sapri il dott. Nicola Gallotti per l’avallo del passaggio e della conseguente distruzione di quei ruderi archeologici poi rivelatisi una delle poche risorse del paese, non ancora del tutto sufficientemente valorizzata. Non conosciamo i reali motivi che spinsero il Cesarino ed il Sindaco di allora di sistemare quell’area in quel modo ed in particolare la costruzione del tracciato stradale e dell’Istituto di S.Croce che ha occultato in parte l’area archeologica d’epoca romana ivi preesistente da secoli. Infatti, in occasione degli scavi per la sistemazione stradale della nascente strada rotabile s.s. 104 (oggi S.S. 18), la Regia Soprintendenza alle Antichità e Scavi per la Campania, affidò all’Ing. Josè Magaldi la sovrintendenza sui lavori per la repertazione delle opere rinvenute. A conclusione dei lavori, nel Marzo del 1928, l’Ing. Josè Magaldi, consegnò una Relazione di cui quì publichiamo il cartiglio ed un’estratto da me ricopiato del rilievo dell’intera area di scavo. Ebbi l’onore di avere nelle proprie mani lo scritto dell’Ing. Magaldi che dovetti raggiungere nella sua residenza salernitana prima della sua scomparsa. Oggi ne posseggo le copie.

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(Fig. 7) Magaldi Josè, “Cennno storico Archeologico della città di Sapri, e descrizione dei ruderi ivi esistenti e preesistenti illustrati da rilievi e disegni” (8).

La foto che segue illustra un mio disegno copia del rilievo dell’intera area di scavo per le opere di sistemazione stradale nell’area a ridosso della collinetta di S.Croce redatta dall’Ing. Josè Magaldi. Il Magaldi, segna in rosso tutte le costruzioni ivi preesistenti e rinvenute d’epoca antica, mentre quelle d’epoca moderna le segna in nero. Questo rilievo allegato alla Relazione dell’Ing. Josè Magaldi (oggi in possesso del Ministero) ci rivela alcune strutture che ancora non possiamo vedere in quanto non sono state oggetto di scavo in occasione dell’ultimo intervento fatto dalla locale Soprintendenza di Salerno.

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(Fig. 8) Magaldi J., Rilievo degli scavi eseguiti nel 1928, dell’area di S. Croce a Sapri

Le costruzioni sono state realizzate a ridosso del crinale argilloso della collinetta di S.Croce Vediamo alcune strutture d’epoca antica preesistenti posteriormente all’Istituto di S.Croce ( l’ex Scuola Media Statale di S. Croce). Sarà il Ministero per i Beni Archeologici e paesaggistici che molto tempo dopo sancirà il vincolo ambientale sull’intera area di S. Croce. E’ stata forse una manna che ha evitato i futuri scempi che si andavano delineando dagli anni ’60 in poi.

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(Fig. 9) Decreto del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, del 29 marzo 1962, che approvava lo Statuto del nascente Consorzio per l’Industrializzazione del Golfo di Policastro.

La costruzione del tratto panoramico della S.S. 18 che ai primi del ‘900 divise definitivamente le strutture d’epoca romana che ivi insistevano sull’area a ridosso della collinetta di S.Croce, provocando un notevole danno alle antiche strutture che hanno visto nei secoli attraversare quel punto da miriadi di auto. Il tratto della statale in quel punto non è molto felice. L’interruzione causata da quel tratto stradale, impedisce attualmente qualsiasi progetto serio di recupero dell’intera area che invvece dovrebbe essere isolata, recuperata e restituita alla popolazione come isola archeologica con la creazione di un Parco Archeologico. Da sempre convinto della necessità di un Parco Archeologico a S.Croce e di una seria politica di recupero, appena laureatomi, ho sostenuto questa battaglia ideologica e di pensiero anche con pubblicazioni a stampa.

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(Fig. 10) Attanasio Francesco – Per una politica di recupero, studio pubblicato a stampa sulla rivista ‘Progetto’ (1).

In occasione dell’incarico che ricevetti dal Comune di Sapri per la redazione della “Relazione Storico-Urbanistica del Comune di Sapri”.

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(Fig. 10) Attanasio F., Cartiglio della Relazione di Analisi “Evoluzione Storico-Urbanistica”, redatta per il P.R.G. del Comune di Sapri (1).

del nascente Piano Regolatore Generale da adottare, allegai il Progetto di riqualificazione dell’area Archeologica della collinetta di S. Croce che prevedeva il recupero dell’intera area archeologica e la nascita del Parco Archeologico di S. Croce. Il mio progetto di recupero e valorizzazione di quell’area, prevedeva la completa eliminazione del tratto stradale di collegamento ivi esistente S.S. 18, e quindi la creazione di un parco pensato come isola archeologica di godibilità; l’abbattimento del brutto edificio dell’Istituto di S.Croce ( l’ex Scuola Media) e, la creazione di Antiquarium nell’attuale Specola da restaurare. Il mio progetto e proposta prevedeva anche la creazione di una bretella stradale costruita ad hoc per isolare completamente tutta l’area e renderla pedonale. Per la bretella dell’attuale collegamento stradale proponevo il riuso e l’ammodernamento del vecchio tunnel ferroviario, oggi abbandonato, che corre al di sotto dell’attuale depuratore comunale (dietro l’attuale Caserma dei Carabinieri), proseguendo fino allo sbocco dietro gli attuali campeggi per la costruzione di un nuovo tracciato stradale di collegamento con la città di Villammare all’altezza dell’attuale centro commerciale. Il nuovo tracciato stradale da me previsto come variante stradale dell’attuale S.S. 18, farebbe da bretella a quest’ultima per il collegamento stradale con il resto del tracciato all’altezza dell’attuale centro commerciale. Il nuovo accesso alla nuova bretella stradale creato ad hoc con uno svincolo stradale  posto nei pressi della caserma dei Carabinieri di Sapri, permetterebbe di isolare l’intera area archeologica a ridosso della collinetta di S. Croce. Solo isolando l’intera area archeologica di S. Croce dall’attraversamento ed al traffico stradale si potrebbe pensare ad una serie campagna di scavo e di recupero serio delle preesistenti rovine d’epoca romana con la conseguente sistemazione ad un Parco Archeologico che consenta una seria politica di recupero e di valorizzazione dell’intera area archeologica con la creazione di strutture museali e spazi espositivi, percorsi didattici ed itineranti. Un grande museo a cielo aperto che è quello che gia esiste a S. Croce a Sapri. Basterebbe valorizzarlo adeguatamente.

Note bibliografiche:

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(Fig….) Attanasio Francesco, Sapri, incursioni nella notte dei tempi, stà nella rivista ”I Corsivi”, n. 12, Sapri, Dicembre 1987, pp. 9-10

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”,  Dicembre 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino F., ‘La Lucania del barone Antonini’, stà in ”I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.-Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, stà nella rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998 (Archivio Storico Attanasio); si veda pure: ‘Le più antiche carte dell’Italia annesse ai più antichi codici greci conosciuti’, stà sulla rivista web ‘Zedinfo’, curata da Tonino Pitarresi, Palermo, ed. ZED, Gennaio 2018, consultabile collegandosi a: http://www.zedinfo.it/?p=9840

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(2) Magaldi Josè, Cennno storico Archeologico della città di Sapri, e descrizione dei ruderi ivi esistenti e preesistenti illustrati da rilievi e disegni, Incarico della Regia Soprintendenza alle Antichitità e Scavi della Campania, Sapri, Marzo 1928, Anno VI; questo scritto di cui noi possediamo una copia donataci dall’autore, è inedita ma depositata a Salerno. Il Magaldi scrisse la sua relazione a seguito dei lavori di scavo per conto della Regia Soprintentenza che si tennero a S. Croce nel 1928. Nello scritto, il Magaldi racconta che i rinvenimenti maggiori si ebbero nel 1884, in occasione delle opere e lavori che portavano a  compimento il tronco di strada provinciale oggi S.S. 18, in località denonominata S. Croce, con Sindaco Prospero La Corte e del dott. Gallotti che nel 1899, scrisse diversi libretti (3).

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Gallotti Nicola

(3) Gallotti Nicola, Sapri nella storia e nella tradizione popolare – brevi cenni del Dott. Nicola Gallotti, Napoli, Tip. G. Golia, 1899, pp. 39-40. Si veda pure Gallotti N., Condizioni igienico sanitarie di Sapri, Lagonegro, Tip. Lagonegrese, 1891; si veda pure: L’Acqua potabile di Sapri – ricordi per il Dott. Nicola Gallotti, Tip. Francesco Graniti, Napoli (Foto e Archivio Storico Attanasio)

(4) Antonini G., La Lucania – I Discorsi, ed. Tomberli, Napoli, 1795, Parte II, Discorso XI, p. 430 e s.

(5) (Fig….) “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri“, tratto da Schmiedt G., Antichi porti d’Italia – Gli scali Fenicio-punici – I porti della Magna Grecia, pubblicato nella rivista dell’I.G.M. “Universo”, I.G.M., Firenze, 1975, p. 78-79. Schmiedt, alla nota 173 di p. 78, scrive in proposito: “un vecchio schizzo eseguito nel 1819 a cura del Tenente Blois del Genio Napoletano” e, poi ancora: “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, dedotto da un rilievo a scala 1:500 eseguito nel 1819 dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano. Si notano i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle”.

(5) Romanelli Domenico, Antica topografia Istorica del Regno di Napoli, Napoli, 1815, Stamperia Reale, ristampa: Il Cilento, Paestum e il Picentino, a cura di La Greca F., ed. Galzerano, 1990, p. 101.

(6) (Fig….) carta geografica di ‘Puglia piana, Terra di Bari, Terra d’Otranto,  Calabria et Basilicata’ – Italiae sclavoniae et Graeciae tabulae geographicae, del cartografo olandese Gerardo Mercatore, del 1589, riprodotta poi nell’”Atlas”, Duisburgo, 1595, ristampa ana- statica, ed. Congedo, Galatina, collezione Attanasio. Collezione di Celico Valente, Celico, dim. cm. 34 x 45,5. Questa carta a stampa è tratta da Mazzetti E. (7).

(7) Mazzetti Ernesto, Cartografia generale del mezzogiorno e della Sicilia, scritti di Almagià R., Pontieri E., De Luca R., a cura di Mazzetti E., edizioni Scientifiche Italiane (ESI), Napoli, 1972, Tomo I-II, Tav. X.

Nel 1589, ‘Sapri roui nata’ in una carta del Mercatore

Gli studi

Nel 1987, pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri. Lo studio, iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archi-vistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti, meritava ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per il Comune di Sapri, per la redazione del nuovo P.R.G. di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse.

La carta geografica del 1589, di Gerardo Mercatore

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(Fig. 1) Carta geografica di ‘Puglia piana, Terra di Bari, Terra d’Otranto,  Calabria et Basilicata’ del cartografo olandese Gerardo Mercatore, del 1589, contenuta nell”Atlas’, stampato a Duisburgo dall’autore nel 1589. L’immagine è tratta da una ristampa pubblicata nel testo del Mazzetti (3).

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(Fig. 2) Particolare della carta geografica ‘Puglia piana, Terra di Bari, Terra d’Otranto,  Calabria et Basilicata’ del cartografo olandese Gerardo Mercatore, del 1589, contenuta nell”Atlas’, stampato a Duisburgo dall’autore nel 1595, tratta da una ristampa dall’originale originale in mio possesso: ed. Congedo, Galatina, Collezione Attanasio (2).

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(Fig. 3) Particolare della carta ‘Puglia, Calabria et Basilicata’ del cartografo olandese Ge- rardo Mercatore, del 1589, contenuta nell”Atlas’, stampato a Duisburgo dall’autore nel 1595 (2), tratta dal Mazzetti (3), Tav. X.

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(Fig. 3) Particolare della carta ‘Puglia, Calabria et Basilicata’ del cartografo olandese Ge- rardo Mercatore, del 1589, contenuta nell”Atlas’, stampato a Duisburgo dall’autore nel 1595 (2), tratta dal Mazzetti (3), Tav. X.

“Sapri roui nata”

Il titolo di ‘Sapri roui nata’, dato alla pagina web di studi sulla Storia locale e che curo personalmente, è stato scelto a causa della sua evidente antifona. Nel 1987, in un mio studio pubblicai a stampa (1), la notizia di una ‘Sapri roui nata’, che trassi da una carta geografica del 1589 del cartografo Gerardo Mercatore. A Napoli, allora studente, acquistai una ristampa originale della carta in questione, che ancora posseggo e, mi accorsi che essa citava il toponimo di ‘Sapri roui nata’, come si può ben vedere nel particolare illustrato nell’immagine di Fig. 2. Nel 1987, ancora studente, pubblicai la notizia su diversi miei studi (1) ed in particolare su un mio studio dal titolo: “Sapri, incursioni nella notte dei tempi” (1). Le immagini (Figg. 1-2-3), illustrano un particolare del nostro litorale, tratto dalla Carta geografica di ‘Puglia piana, Terra di Bari, Terra d’Otranto,  Calabria et Basilicata’ del cartografo genovese Gerardo Mercatore, del 1589, riprodotta nell’”Atlas”, Duisburgo, datata 1595 (3), che si vede nelle Figg. 1-2-3. L’immagine della Fig. 2, illustra la nostra zona all’altezza del Golfo di Policastro e, si legge il toponimo di Sapri roui nata’ che indica il luogo di Sapri. In seguito, la notizia fu ripresa dal Cesarino (5) che, scriveva in proposito: Una carta geografica di G. Mercatore del 1589 reca l’indizione Sapri ruinata e, aggiungeva: “Una attenta disamina della cartografia di età medioevale è stata proposta da Franco Attanasio, …nell’articolo al quale rinviamo per gli opportuni approfondimenti.” . Trovai questa carta geografica (2), nella quale vidi annoverato il nome (toponimo di luogo) di Sapri, riportato: ‘Sapri roui nata’, a seguito di mie ricerche sulla toponomastica locale attraverso la Cartografia medievale, le carte geografiche manoscritte e a stampa, peripli e portolani o carte nautiche medioevali che attestavano la presenza di Sapri tra i luoghi conosciuti all’epoca della loro redazione. Il toponimo di Sapri, figura in diverse carte medioevali ma, sebbene figurasse con diversi toponimi, Portum, Sapri, Saprì, Sapra, Anves, quello di ‘Sapri roui nata’, riveste un particolare interesse storiografico in quanto Sapri, al tempo della redazione della carta in questione, 1589, epoca del Viceregno spagnolo sul Regno di Napoli, doveva essere conosciuto come luogo di rovine. Infatti, Sapri roui nata, sta per ‘rovinata’ o ‘rovine rinate’ o ‘luogo di antiche rovine’. Del resto, come vedremo in seguito in altri mie studi che ivi pubblico, il toponimo di Sapri, assumerà spesso, nelle nuove carte geografiche e corografiche, nuovi connotati e sarà indicato in diversi modi e, la citazione di una Sapri “roui nata”, non è la sola. Troviamo un’altra citazione simile del toponimo di Sapri, anche nella carta da noi scoperta all’Archivio di Stato di Napoli, dove essa è conservata (6): la ‘Bibo ad sicam odie ruinato’, citato in una carta corografica del Regno di Napoli, di autore ignoto ma risalente all’epoca Aragonese (Fig. 6), di cui abbiamo ivi pubblicato lo studio: “Sapri in una carta inedita d’epoca Aragonese”, a cui rimandiamo per gli opportuni approfondimenti (6).

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(Fig. 6) Particolare della carta corografica manoscritta ed inedita: ‘Principato Citra – Regno di Napoli‘, da me scoperta all’Archivio di Stato di Napoli (A.S.N.) (6).

L’ipotesi della catastrofe sismica

Nel nostro studio del 1998, per la redazione del P.R.G. del Comune di Sapri (1), scrivevo in proposito: “Un’interessante testimonianza per la storia del paese è la carta geografica di “Puglia piana, Terra di Bari, Terra d’Otranto, Calabria et Basilicata” (Fig. 42), del noto cartografo Gerardo Mercatore, del 1589 (122), ove leggiamo: “Sapri rovinata”. Il Cesarino, (123) suffragava “l’ipotesi di una catastrofe sismica,..e che il nostro paese, all’epoca, doveva di fatto essere scomparso”. Sulla base dei documenti precedentemente ritrovati e citati e documentati, su tale ipotesi, nutro dei seri dubbi.”. Sempre nello stesso studio del 1998 (1), nella nota (123), citavo il Cesarino (5) che in proposito al toponimo di “Sapri roui nata”, che figura sulla carta in questione (Figg. 1-2-3), – da noi individuata – in un due suoi studi “Sapri archeologica”, del 1987 e del 1988 (stà nella rivista “I Corsivi”, 5) e, pure ‘La Lucania del Barone Antonini’ (stà in “I Corsivi”, 3, 1988), così si esprimeva in proposito: “L’ipotesi di una catastrofe sismica viene suffragata da una carta geografica del Mercatore, recante l’indicazione ‘Sapri ruinata’.”. Recentemente, sul sito dell’ISPRA, è apparso uno studio su Sapri, dove abbiamo ritrovato diverse inesattezze e citazioni errate. Nel 2014, lo studioso Scarfone (7), sulla scorta del Cesarino (5), proprio riferendosi alla carta Geografica del Mercatore, di cui nel lontano 1987, pubblicavo la citazione di una “Sapri roui nata”, così si esprimeva in proposito all’ipotesi di una catastrofe sismica: “Questa volta l’ipotesi dell’impatto di una catastrofe areale (8), probabilmente di natura sismica, viene suffragata da una carta geografica di Mercatore del 1589 recante l’indicazione di “Sapri rovinata” (fig. 2).”, e nelle sue note scriveva: “(8) Un indizio relativo all’evento naturale potrebbe ritrovarsi nella narrazione delle cronache del “terremoto che accompagnò il sollevamento del Mare Novo presso Pozzuoli, il 5 settembre del 1538“ quando a seguito degli effetti sismici “il mare si ritirò, così che l’intero Golfo di Baia rimase per qualche tempo all’asciutto, quindi ritornò, tutto rovinando (GATTA, 1984) verosimilmente con effetti anche lungo le coste del Golfo di Policastro.”. E’ vero che la carta del Mercatore fu delineata intorno agli anni 1585-89, ovvero gli anni in cui avvenne l’evento che cita Scarfone (7) ma è anche vero che l’evento è stato circoscritto alla sola area puteolana per gli effetti bradisismici. Infatti, Gatta,  affermava: “verosimilmente con effetti anche lungo le coste del Golfo di Policastro”.  E’ anche vero che quello era proprio il periodo in cui fu delineata la carta del Mercatore, ma se così fosse stato, mi chiedo, se non fosse rimasta citazione alcuna nella bibliografia antiquaria degli eruditi del tempo come ad esempio il Laudisio nella sua ‘Sinopsy della Diocesi di Policastro ecc..’ (9-10). Scarfone afferma, a supporto della sua tesi, che: “Un ultimo aspetto arricchisce di ulteriore mistero l’antica storia di Sapri: risale al 1586, quando il toponimo di Sapri non viene mai riportato da Scipione Mazzella Napolitano nella sua opera Descrittione del Regno di Napoli. Infatti, nell’elenco dei centri abitati del Principato di Citra, così come nell’elenco delle torri costiere, viene segnalata solo una struttura litoranea, Scilandro nel territorio di Policastro senza nessun accenno a Sapri come elemento di scalo.”. E’ vero che l’ipotesi di una brutta catastrofe ambientale – forse anche sismica e/o di un violento maremoto – è stato da secoli nella memoria del popolo e nella tradizione orale locale che voleva la “Città d’Avenia”, scomparsa e distrutta in seguito ad un violento maremoto, ma non credo che il toponimo di “Sapri roui nata”, sia stato usato dal cartografo Olandese per indicare un luogo distrutto a causa di una catastrofe sismica, come sostiene il Cesarino (5) e Scarfone (7). Credo che il toponimo “roui nato” o “rovinato”, stia ad indicare un luogo di rovine di una città scomparsa o di antichi edifici diruti. Nel dialetto popolare, il termine ‘ruinato’, o ‘ruina’ voleva significare ‘rovina’. Il termine ‘ruinato’, nel dialetto locale Saprese, può essere espresso anche con la parola ‘arruinato’, che più si addice ad un’evento calamitoso che ne ha determinato la causa della rovina. Secondo la Treccani, la derivazione etimologica di ruinare v. intr. e tr. (io rüino, ecc.). – Variante ant. o letter. di rovinare. Sapri, all’epoca della delineazione della Carta geografica del Mercatore, intorno e prima del 1589, doveva essere conosciuto come scalo marittimo di sicuro ancoraggio per i legni dell’epoca, a causa della sua baia e del porto naturale. Ma, all’epoca della delineazione della carta del Mercatore (Fig. 1), era proprio l’epoca in cui la Real Camera della Sommaria Vicereale del Regno di Napoli, chiedeva alle Università del posto, continue gabelle per la costruzione di Torri di guardia costiere che all’epoca risultarono inutili e dannose alla già fragile economia dell’area. All’epoca, molti centri – soprattutto alcuni centri costieri, poveri villaggi – registravano una forte diminuzione focatica, ovvero della popolazione effettiva, per pagare meno tasse e, a seguito della forte pestilenza che si ebbe in quegli anni, e quindi, i pochi abitanti del piccolo villaggio di Sapri, vennero annessi nella popolazione di Torraca – da cui esso dipendeva. Ecco perchè, la popolazione di alcuni centri, come Sapri o Porto di Sapri, o Porto di Torraca, al tempo del Mazzella Napolitano (8), non figurava. Sapri però, era anche conosciuto agli eruditi del tempo per le numerose preesistenze archeologiche o di città scomparse. Non crediamo si possa suffragare l’ipotesi del Cesarino di una catastrofe sismica – che pure c’è stata e forse anche violenta nei secoli addietro – ma che non riguarda il significato dato al toponimo di ‘Sapri roui nata’. Il toponimo roui nata’, indica le preesistenze archeologiche già conosciute in antichità, ruderi e rovine di un’antica città scomparsa, di cui bisognerebbe meglio indagare.  Il toponimo di “Sapri roui nata” –  che leggiamo sulla carta in questione, posto nel Golfo di Policastro e vicino ad un fiume – ci ricorda un luogo di rovine o antichi ruderi forse di una città scoparsa (Fig. 1-2-3), ipotesi che dovrebbe essere ulteriormente indagata sul posto, cercando di individuare manufatti e preesistenze su tutta l’area della collina che risale da S. Croce e da Punta del Fortino verso Contrada Pietradame come illustrato nell’immagine di Fig. 7 tratta dal satellite che dovrebbe corrispondere più o meno all’indicazione della “Bibo ad Siccam odie ruinata” dell’altra carta d’epoca Aragonese da noi scoperta (Fig. 6), di cui, in parte abbiamo già accennato nel nostro studio ivi pubblicato sulla “Necropoli Lucana sulla collina di S. Martino”.

Località Fortino a Sapri

(Fig. 7) La collina di località Fortino a Sapri che risale verso contrada Pietradame 

La carta corografica del Mercatore

Il cartografo olandese Gerardo Mercatore, nel 1589, redasse la carta geografica dell’Italia (Figg. 1-2-3) (2), di cui posseggo una copia a stampa e, la riprodusse e, la pubblicò a stampa nel 1595 nell’Atlante “Atlas” di Duisburgo (2-3-4). Il cartografo fiammingo-olandese Gerardo Mercatore, in olandese Gerhard Kremer, latinizzato in Gerardo Mercator, oltre ad essere un matematico e scienziato, egli è stato un grande cartografo, diventato famoso per aver inventato un sistema di proiezione cartografica che porta il suo nome.

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(Fig. 4) L’Italia nell’Atlas sive Cosmographicae Meditationes de Fabrica Mundi et Fabricati Figura, di Gerardo Mercatore, pubblicato a Duisburgo nel 1595.

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(Fig. 5) L’Italia nell’Atlas sive Cosmographicae Meditationes de Fabrica Mundi et Fabricati Figura, di Gerardo Mercatore, pubblicato a Duisburgo nel 1595.

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(Fig. 6) Particolare della carta corografica manoscritta ‘Principato Citra – Regno di Napoli‘, da me scoperta all’Archivio di Stato di Napoli (A.S.N.) (6).

Note bibliografiche:

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, Dicembre 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino Felice, La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, stà nella rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998 (Archivio Storico Attanasio); si veda pure: ‘Le più antiche carte dell’Italia annesse ai più antichi codici greci conosciuti’, stà sulla rivista web ‘Zedinfo’, curata da Tonino Pitarresi, Palermo, ed. ZED, Gennaio 2018, consultabile collegandosi a: http://www.zedinfo.it/?p=9840

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(Fig….) Attanasio Francesco, Sapri, incursioni nella notte dei tempi, stà nella rivista ”I Corsivi”, n. 12, Sapri, Dicembre 1987, pp. 9-10

(2) (Figg. 1-2-3) Carta geografica di “Puglia piana, Terra di Bari, Terra d’Otranto,  Calabria et Basilicata’Italiae sclavoniae et Graeciae tabulae geographicae”, del cartografo olandese Gerardo Mercatore, del 1589, riprodotta poi nell’”Atlas”, “Atlas sive cosmographicae meditationes de fabrica mundi et fabricati figura”, Duisburgo (Duysburgi), 1595, in cui viene riportato il toponimo “Sapri ruinata”, oggi conservata alla BIBLIOTECA NAZIONALE MARCIANA DI VENEZIA. Collezione di Celico Valente, Celico, dim. cm. 34 x 45,5. Questa carta a stampa è stata citata dall’Almagià (4) in un suo pregevole studio ed è stata pubblicata anche dal Mazzetti E. (3). (Fig. 3), Tav. X. L’Italia nell’Atlas sive Cosmographicae Meditationes de Fabrica Mundi et Fabricati Figura, di Gerardo Mercatore, pubblicato a Duisburgo nel 1595. Le immagini illustrate nelle Figg. 1-3, sono tratte dalla carta in questione pubblicata dal Mazzetti (3), Tav. X, mentre l’immagine illustrata nella Fig. 2 è un particolare della carta in questione tratta da una ristampa dall’originale originale in mio possesso: ed. Congedo, Galatina, Collezione Attanasio.

(3) Mazzetti E., Cartografia generale del mezzogiorno e della Sicilia, scritti di Almagià R., Pontieri E., De Luca R., a cura di Mazzetti E., edizioni Scientifiche Italiane (ESI), Napoli, 1972, Tomo I-II, Tav. X.

(4) Almagià R., Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in “Mo- numenta Italia Cartographica”, I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore, Tav. n. …., p…..

(5) Cesarino F., ‘La Lucania del Barone Antonini’, stà in ”I Corsivi”, n. 3, 1988. Il Cesarino citò il mio studio ed in proposito scriveva: “Una attenta disamina della cartografia di età medioevale è stata proposta da Franco Attanasio, …nell’articolo al quale rinviamo per gli opportuni approfondimenti.”.

(6) (Fig. 6) Stralcio della carta corografica manoscritta ‘Principato Citra – Regno di Na-poli‘, ove sul retro è scritto ‘1756’ (?), sec. XVIII, Principato Citra, Regno di Napoli‘, da me scoperta all’Archivio di Stato di Napoli nel 1975 – Sezione Diplomatico-politica, “Raccolta piante e disegni“, C. XXXII, 2, di cui si pensa essere stata una copia delle carte conservate  alla Biblioteca Nazionale di Parigi e, fatta riprodurre da Ferdinando Galiani per il Tanuc- ci. Della carta in questione, abbiamo ivi pubblicato lo studio: “Sapri in una carta manoscritta e inedita dell’epoca Aragonese”, a cui rimandiamo per gli opportuni approfondimenti.

(7) Scarfone A., “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”, stà in ‘Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia, XCVI (2014), pp. 447-460, pubblicato su un sito dell’ISPRA.

(8) Mazzella Napolitano Scipione, Descrizione del Regno di Napoli, ed. Gio. Battista Cappelli, Napoli, 1586 (I° edizione) e 1601, p…

(9) Laudisio Nicola Maria, Sinossi della Diocesi di Policastro (Paleocastren Dioceseos hi- storico-cronologica synopsis), Napoli, Tipografia de Dominicis, 1831.

(10) Visconti G.G. (a cura di) – Laudisio N. M., Sinossi della Diocesi di Policastro, a cura di Visconti G.G., Centro Studi per la storia del Mezzogiorno, ed di Storia e Letteratura, Ro- ma, 1976.

 

 

 

 

I tre busti marmorei di Lucio Sempron(i)o Pomponio Prisco scoperti a Sapri

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(Fig. 1) Lucio Sempronio Pomponio Prisco – busto marmoreo d’epoca romana rintracciato a Sapri in una casa.

Sensazionale scoperta a Sapri

Nel 1987, pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri. Lo studio, iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archivistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti, meritava ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per la redazione del nuovo P.R.G. del Comune di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse. Recentemente, casualmente ci siamo imbattuti in tre busti marmorei d’epoca romana, rinvenuti in una casa di Sapri. Noi crediamo che due dei tre bellissimi busti marmorei, di cui ivi parliamo, rappresentino il personaggio noto ai Sapresi per la Stele marmorea che da secoli si trova collocata in Piazza del Plebiscito a Sapri. La foto in copertina, illustra tre reperti archeologici di notevole interesse storico a causa della loro età e, di ciò che potrebbero rappresentare per la storia e le origini del nostro paese. La scoperta è stata fatta casualmente in occasione di una delle tante ricerche e studi nei nostri luoghi. Riteniamo importante questa scoperta per la singolarità del rinvenimento di cui alcuni – noi crediamo – erano a conoscenza, ma mai resi pubblici. Sebbene la corposa ‘bibliografia antiquaria’ – come la chiama Maffettone (7), esistente che ha scritto molto sui ruderi e le preesistenze archeologiche a Sapri e nelle campagne circostanti,  non si è mai fatto cenno ai tre busti di cui oggi pubblichiamo questo nostro studio, documentato e corredato da foto, nemmeno il barone Giuseppe Antonini (2), nella sua ‘Lucania – I Discorsi’, ne fa cenno. Trattasi di tre statue di busti marmorei di fattura e d’epoca romana (Figg. 3-4-5-6-8), il cui personaggio rappresentato – noi crediamo – sia Lucio Sempron (i)o Pomponio Prisco, già noto ai sapresi ed agli studiosi a causa della stele marmorea sita in Piazza del Plebiscito a Sapri. Oltre alle tre statue di marmo scolpito di tre busti (Figg. 3-4- 5-6-8) da noi scoperti e non conosciuti, crediamo aver individuato anche il personaggio che rappresentano due delle tre statue e, crediamo aver individuato anche la sua sepol- tura (Fig. 9).

Sapri nei secoli dell’Impero Romano

Assume ulteriore importanza la citazione di una città chiamata ‘Cesermae’ citata nell’Itinerario Antonino e nella Tavola Peuntingheriana (….). Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, in proposito scrivevo che: Agli inizi del III sec. a.C., Elea (Velia), potente colonia della Magna Grecia (l’odierna Moio della Civitella), stringerà con Roma una proficua e forte alleanza, che, determinerà la scomparsa dei centri fortificati dell’interno come Roccagloriosa e sorgeranno ‘villae’ lungo la costa (39). Sulla costa si vanno infittendo le emergenze monumentali di ‘villae’ più o meno complesse: da quella di Punta Licosa a sud di Velia a quella imponente e monumentale di Sapri.”. Le evidenze monumentali ed epigrafiche provenienti da Sapri, le ampie descrizioni degli studiosi ottocenteschi (40), testimoniano una situazione più complessa ed articolata che non quella di una semplice villa marittima per quanto monumentale che sia.”(41). Al problema, al momento insolubile, della ubicazione a Sapri della statio Caesernia, lungo la via costiera che univa Capua a Reggio (42), si connette la complessità delle emergenze monumentali nonché la presenza di un cippo funerario, pubblicato dall’Antonini e dal Mommsen, che menziona un duovir des (ignatus) che documenta una costituzione duovirale tipica di una colonia (43)”(44).”. Nella mia nota (39) postillavo che: “(39) Frederiksen M.W., The contribution of Archeology to the Agrarian Proble in the Gracam Period, stà in “D.d.A.”, IV-V, 1971, p. 340 s.”. Nella mia nota (40) postillavo che: “(40) Johannowsky W., Sapri, stà in “Atti del XXII Congresso sulla Magna Grecia”, Taranto, 1983, p. 528.”. Nella mia nota (41) postillavo che: “(41) Antonini G., op.cit., vedi anche la Relazione di Magaldi J. presentata alla Soprintendenza alle Antichità e Scavi della Campania, 1928: “Cenno storico archeologico della città di Sapri”, ove vengono descritti minuziosamente i ruderi esistenti a Sapri ed i rinvenimenti avuti nel corso dei lavori per la costruzione della SS. 18 nel 1884.”. Nella mia nota (42) postillavo che: (42) Nissen, op. cit., vol. II, p. 899, n.8, e vedi anche Karhsted U., Die Wirtschaftlissche Lage Grossgriechenlands in der Kaiserzeit, Wiesbaden, 1960, p.22.”. Nella mia nota (43) postillavo che: (43) Mommsen, CIL , X, 461; questo stesso cippo è dato come proveniente da Buxentum da Russi A. in Dizionario Epigrafico De Ruggiero, s.v. Lucania, p. 1897.”. Nella mia nota (44) postillavo che: (44) Greco Giovanna, op. cit., p. 19″. Infatti, pare che all’epoca romana, il diumviro edile che sovrintendeva il porto e le infrastrutture portuali a S. Croce a Sapri, Lucio Sempronio Pomponio Prisco, appartenesse alla famiglia dei Prisco. Un Prisco aveva un ruolo importante proprio a Policastro. Io credo che, il centro demaniale di Policastro o Buxentum romana non avesse un porto o strutture portuali vere e proprie ma che tali strutture fossero state costruite in località S. Croce a Sapri che peraltro ha una baia ampia ed unica che poteva ospitare anche flotte di navi da battaglia che ivi potevano ormeggiare per attendere le armate al loro rientro. Il piccolo porticciolo e la baia naturale di Sapri, ebbero certamente un ruolo, sia pure secondario, rispetto a quello più importante del centro demaniale di Policastro (porto franco), nelle operazioni militari che si svolgeranno via mare. Felice Cesarino (….), nel suo saggio “Contributo ad una ricostruzione di una storia antica di Sapri” in “L’Attività Archeologica nel Golfo di Policastro, n. 2”, a p. 27 in proposito scriveva che: “Il Magaldi, nella sua opera sulla Lucania (6), che costituisce a tutt’oggi il miglior lavoro sull’argomento, fornisce in proposito illuminanti notizie: “…..Per la Lucania non abbiamo notizia sicura dell’esistenza di altri possedimenti imperiali. A questi tuttavia farebbe pensare il toponimo Caesariana, secondo la spiegazione del Nissen”. Il Cesarino a p. 27, nella sua nota (6) postillava che: “(6) E. Magaldi, La lucania romana, Roma, 1947.”.  Il Cesarino si riferiva a Emilio Magaldi. Nel 1947, Emilio Magaldi (…), nel suo “Lucania Romana”, nel vol. I, parte I, a p. 64, in proposito scriveva che: Per la Lucania non abbiamo notizia sicura dell’esistenza di altri possedimenti imperiali. A questi tuttavia fanno pensare, e il toponimo ‘Caesariana’, secondo la spiegazione del NISSEN, riferita in seguito, e una iscrizione trovata ad Ostia (1), in cui è ricordato Q. Calpurnio Modesto che, fra le alte cariche, tenne quella di ‘procurator Lucaniae’. Si tratterebbe del ‘procurator Augusti’ per la Lucania, cioè dell’amministratore dei possedimenti imperiali sparsi per la Lucania (2).”. In questo ultimo passaggio, riguardo le ville Imperiali in Lucania, il Magaldi citava il Nissen (….). Il Magaldi scriveva che: Per la Lucania non abbiamo notizia sicura dell’esistenza di altri possedimenti imperiali. A questi tuttavia fanno pensare, e il toponimo ‘Caesariana’, secondo la spiegazione del NISSEN, riferita in seguito, ecc…”. Dunque, il Magaldi scriveva che il Nissen, spiegava che il toponimo di “Caesariana”, spiegava e faceva pensare ad antichi possedimenti in Lucania. Il Magaldi, a p. 10, nella sua nota (2) postillava che: “(2) H. NISSEN, Italische Landeskunde’, vol. I (Land und Leute) Berlino, 1883, p. 534 seg. e vol. II (Die Stadele), Berlino, 1902, p. 888.”. In un altra mia nota, la (42) della mia Relazione per il P.R.G. di Sapri, postillavo che: (42) Nissen, op. cit., vol. II, p. 899, n.8, e vedi anche Karhsted Ulrich, Die Wirtschaftlissche Lage Grossgriechenlands in der Kaiserzeit, Wiesbaden, 1960, p. 22.”. Sempre il Magaldi a p. 282, in proposito alle ville scriveva che: “Dell’esistenza di possedimenti imperiali in Lucania qualche cosa si è detta (p. 64 e seg.), qualche altra cosa si dirà in seguito.”. Il Magaldi, a p. 64, riferendosi alla probabile villa Imperiale di Massimiano Erculio, nella sua nota (3) postillava che: “(3) Cfr. Orosio, VII, 28, 5 riportato in seguito”. Infatti, assume ulteriore importanza la citazione di una città chiamata ‘Cesermae’ citata nell’Anonimo Ravennate (….) che voleva fosse Sapri e, anche la citazione di una “Caesariana” nella  Tavola Peuntingheriana (….), come vedremo in seguito.

Luigi Tancredi (…), nel suo “Sapri – giovane e antica”, a p. 33 scriveva pure che: “Le comunicazioni avvenivano, innanzitutto, per via marittima, ma anche attraverso la via ‘Annia’, una strada militare, che, partendo da Buxentum, s’inoltrava attraverso la Lucania costiera; detta strada, raggiunta Sapri, prosegue per Rivello, utilizzando il tracciato di una carovaniera greca, che, partendo dal Golfo di Policastro, conduce alle sponde del Mar Ionio. Su questa strada esiste una costruzione romana, di forma quadrata, abbastanza consistente: sarebbe stato un sepolcro o un edificio militare. E’ stata localizzata pure una “via carovaniera”, che già in età preromana metteva in comunicazione Sapri con la valle del Noce, oltre Maratea, e le colonie greche sul Mar Jonio.”.  Pietro Ebner (…), riguardo l’antica città di Bussento (…), e di Molpa (…), citava  Giacomo Racioppi (…) e il Corcia (…). Ebner, cita Nicola Corcia (…), erudito che scrisse sulla Storia della Magna Grecia, e dice che ne ha scritto su ‘Scidro’. Il Corcia (…), in proposito al ‘Sipron‘ dell’Antonini (…), scriveva: “Perciò con più di verisimiglianza avvisavasi l’Antonini che sorgesse nell’odierno porto di Sapri, tuttochè vi credesse l’antica città di Sipro, ingannato dalla falsa lezione di alcune edizioni di Erodoto, in cui si leggesi……., invece che …….” (…). Insomma, il Corcia (…), riteneva che la lettura di Antonini del Sipron citato da Erodoto, fosse errata e affermava che l’Antonini sbagliasse a leggere Erodoto il quale parlava di Sipron e non di Skidron.

La stele funeraria in Piazza del Plebiscito dedicata a Lucio Sempronio Pomponio Prisco

A Sapri, in Piazza del Plebiscito, di primi dell’800 si può ammirare – una stele funeraria marmorea (Fig. 1). Sebbene l’epigrafe fosse stata riportata prima dall’Antonini e poi dal Mommsen (3) e, più tardi dal Gallotti (6) e, dal Magaldi (5), poco si conosce del cippo marmoreo, della sua iscrizione (epigrafe ed epitaffio) ivi scolpita, del suo personaggio e, dei luoghi in cui si trovava il cippo stesso prima della sua sistemazione in Piazza del Plebiscito a Sapri.

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(Fig. 1) Stele funeraria d’epoca romana con epitaffio su epigrafe, collocata in Piazza del Plebiscito a Sapri

La stele marmorea (Fig. 1), è un cippo funerario, d’epoca romana che all’epoca i romani usavano porre accanto ad una tomba di un defunto. Tutti gli studiosi citati, sebbene avessero citata, pubblicata e, parlato del cippo marmoreo oggi in Piazza del Plebiscito, non hanno detto nulla sul luogo in cui esso si trovasse in origine, ovvero da dove questo cip-po provenisse. La tradizione popolare locale vuole che il cippo oggi in Piazza del Plebiscito, fosse stato ivi dal Comune dopo che per molto tempo era stato utilizzato da maestranze edili per la costruzione di opere provvisionali, tanto che fino a pochi anni fa esso si presentava con colature di catrame. Collocato nella piazza del Plebiscito a Sapri, da oltre un secolo, il blocco in pietra di marmo scolpito è alto circa un metro. L’Antonini (2) che la descrisse e la pubblicò scriveva: “Essa è intagliata in un ceppo quadrato palmi quattro”. Presenta scolpita sulla faccia destra una pàtera (coppa) e sulla sinistra un ùrceo (anforetta), oggetti che accompagnavano il defunto dopo la morte. Il cippo marmoreo o stele funeraria oggi in Piazza, riporta scolpita un’epigrafe (iscrizione latina) di cui parleremo in seguito. L’Antonini (2), nel pubblicare l’epigrafe scolpita nel cippo – di cui parleremo – è il solo che accenna al luogodove si trovava nel 1745, l’epigrafe e quindi il cippo in questione. L’Antonini (2), già nella sua prima edizione della sua ‘Lucania’, del 1745, ci parlava dell’iscrizione o epigrafe scritta in latino (Fig. 2), scolpita sul cippo funerario che oggi si può ammirare in Piazza del Plebiscito a Sapri (Fig. 1), che riportava e pubblicava (Fig. 2) e, ci dice anche il luogo del suo ritrovamento ma si sbagliava.

La stele marmorea funeraria con epigrafe ed epitaffio dedicato al giovane defunto Lucio Pomponio Sempronio Prisco in Piazza del Plebiscito a Sapri, Duumviro Edile, figlio del poeta e scrittore Lucio Pompeo Prisco  

Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, in proposito scrivevo che: Le evidenze monumentali ed epigrafiche provenienti da Sapri, le ampie descrizioni degli studiosi ottocenteschi (40), testimoniano una situazione più complessa ed articolata che non quella di una semplice villa marittima per quanto monumentale che sia.”(41). Al problema, al momento insolubile, della ubicazione a Sapri della statio Caesernia, lungo la via costiera che univa Capua a Reggio (42), si connette la complessità delle emergenze monumentali nonché la presenza di un cippo funerario, pubblicato dall’Antonini e dal Mommsen, che menziona un duovir des (ignatus) che documenta una costituzione duovirale tipica di una colonia (43)”(44).”. Nella mia nota (40) postillavo che: “(40) Johannowsky W., Sapri, stà in “Atti del XXII Congresso sulla Magna Grecia”, Taranto, 1983, p. 528.”. Nella mia nota (41) postillavo che: “(41) Antonini G., op.cit., vedi anche la Relazione di Magaldi J. presentata alla Soprintendenza alle Antichità e Scavi della Campania, 1928: “Cenno storico archeologico della città di Sapri”, ove vengono descritti minuziosamente i ruderi esistenti a Sapri ed i rinvenimenti avuti nel corso dei lavori per la costruzione della SS. 18 nel 1884.”. Nella mia nota (42) postillavo che: (42) Nissen, op. cit., vol. II, p. 899, n.8, e vedi anche Karhsted U., Die Wirtschaftlissche Lage Grossgriechenlands in der Kaiserzeit, Wiesbaden, 1960, p.22.”. Nella mia nota (43) postillavo che: (43) Mommsen, CIL , X, 461; questo stesso cippo è dato come proveniente da Buxentum da Russi A. in Dizionario Epigrafico De Ruggiero, s.v. Lucania, p. 1897.”. Nella mia nota (44) postillavo che: (44) Greco Giovanna, op. cit., p. 19″. A p. 9 parlando dell’area archeologica di S. Croce a Sapri in proposito scrivevo che: In piazza del Plebiscito a Sapri, si può ammirare, ove è collocato, il cippo funerario (fig.14) dedicato a L. Sempronio Prisco, che fu rinvenuto nell’area retrostante l’attuale Ospedale civico, e che fu erroneamente (52) attribuito dal De Ruggiero (53) alla colonia romana di Buxentum.”. Nella mia Relazione, nella nota (52) postillavo che: “(52) Fiammenghi C.A., Maffettone R., op. cit., p. 34”. Nella mia Relazione, nella nota (53) postillavo che: “(53) De Ruggiero, Dizionario epigrafico, s.v. Lucania, p. 1897”. L’opera citata è di Ettore De Ruggiero (….), Dizionario Epigrafico di Antichità Romane, ed. Istituto Italiano per la Storia Antica, Roma, 1959. Quello che ci parla della Lucania. Infatti, la stessa notizia fu riferita dall’archeologa Giovanna Greco (….) che, in un suo saggio in ‘Dall’Alento al Mingardo, stà in “A Sud di Velia-I-ricognizioni e ricerche 1982- -1988′, Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia,Taranto, 1990, p. 17, a p. 19, in proposito scriveva che: Al problema, al momento insolubile, della ubicazione a Sapri della statio Caesernia, lungo la via costiera che univa Capua a Reggio (30), si connette la complessità delle emergenze monumentali nonché la presenza di un cippo funerario, pubblicato dall’Antonini e dal Mommsen, che menziona un ‘duovir des’ (ignatus) che documenta una costituzione duovirale tipica di una colonia (31).” (….). L’archeologa Giovanna Greco, a p. 19, nella sua nota (30) postillava che: “(30) Nissen, Italische Landeskunde, vol. II, p. 899, n. 8; Karhsted, op. cit., p. 22.”. La Greco, a p. 19, nella sua nota (31) postillava che: “(31) CIL, X, 461; questo stesso cippo è dato come proveniente da Buxentum da A. Russi in Dizionario Epigrafico De Ruggiero, s.v. ‘Lucania, p. 1897.”. Dunque, l’archeologa Giovanna Greco, a p. 19 citava un saggio di A. Russi che dice che il cippo funerario esistente ancora oggi in Piazza del Plebiscito a Sapri e che nell’epigrafe ci parla della prematura morte del giovane Lucio Sempronio Pomponio Prisco (…), proveniva da Buxentum e non dalla villa romana di S. Croce. Il saggio di A. Russi (….), dal titolo “Lucania” lo ritroviamo a p. 1897, del vol. IV del “Dizionario Epigrafico di antichità romane” di Ettore De Ruggiero (…)(ristampa del 1959, vol. IV). In esso leggiamo che: “…………….”. Tuttavia, pur considerando per buona la citazione della Greco vorrei far notare che si tratta di un’ipotesi di A. Russi. Neanche il Mommsen (….), la collocava a Buxentum. Come ha scritto la Greco a p. 19, il Mommsen pubblicò l’epigrafe del cippo funerario di Piazza Plebiscito col n. 461 in C.I.L., vol. X. Infatti, sul cippo marmoreo in piazza del Plebiscito a Sapri, nello stesso testo citato in precedenza hanno scritto le due studiose Carla Antonella Fiammenghi e Rosanna Maffettone (…), che a p. 34 scrivono che: “45) Comune di Sapri. Loc. Ospedale. I.G.M. F° 210, mm. 285/150. In quest’area, ridossata al complesso di S. Croce, nei pressi del moderno Ospedale si rinvenne il cippo di L. Sempronio Prisco, erroneamente attribuito (così il De Ruggiero, ‘Diz. Epigr. s.v. Lucania, p. 1897) alla colonia romana di ‘Buxentum’ e attualmente collocato in Piazza Plebiscito di Sapri. In questa stessa area si conservano a poche decine di metri di distanza l’uno dall’altro due tratti di acquedotto romano (già peraltro segnalati dal Magaldi).”. Dunque, anche le due studiose citavano il Dizionario Epigrafico di Antichità Romane di Ettore De Ruggiero (…), il quale, nel cap. IV, alla voce ‘Lucania’ a p. 1897 contiene il saggio di A. Russo che attribuisce questo cippo funerario marmoreo come proveniente dalla colonia Romana di Buxentum. Pare che all’epoca romana, il diumviro edile che sovrintendeva il porto e le infrastrutture portuali a S. Croce a Sapri, Lucio Sempronio Pomponio Prisco, appartenesse alla famiglia dei Prisco. Un Prisco aveva un ruolo importante proprio a Policastro. Io credo che, il centro demaniale di Policastro o Buxentum romana non avesse un porto o strutture portuali vere e proprie ma che tali strutture fossero state costruite in località S. Croce a Sapri che peraltro ha una baia ampia ed unica che poteva ospitare anche flotte di navi da battaglia che ivi potevano ormeggiare per attendere le armate al loro rientro. Il piccolo porticciolo e la baia naturale di Sapri, ebbero certamente un ruolo, sia pure secondario, rispetto a quello più importante del centro demaniale di Policastro (porto franco), nelle operazioni militari che si svolgeranno via mare. Luigi Tancredi (…), nel suo “Sapri – giovane e antica”, a p. 28, in proposito scriveva che: “Dell’età romana esiste un importante documento; è un monumento funebre, che si trova attualmente in piazza del Plebiscito, si ritiene giustamente che provenga dalla zona di Santa Croce. Si tratta di un blocco di marmo di non rilevante rifinitura; risulta completo di dado, fusto, zoccolo e cornice. E’ dedicato al duumviro edile Lucio Sempronio Prisco, deceduto all’età di 25 anni. Ecco l’epigrafe; etc….(12)(13)(14). Etc…Da Tito Livio (Libro XL, Cap. 42) sappiamo che i duumviri navali, uno dei quali sarebbe stato Lucio Sempronio Prisco, morto al Porto (oggi di Sapri), erano scelti tra i più distinti cittadini; in senso assoluto, parlando di edili, si deve intendere di Edili Curuli, grado di alto onore. Possiamo così dedurre che il ‘Portus’ esisteva già all’epoca di Roma Repubblicana, che vi manteneva i suoi ufficiali (15).”. Il Tancredi, a p. 28, nella nota (12) postillava che: “(12) Diis Manibus”. Il Tancredi, a p. 28, nella nota (13) postillava: “(13) Pompeo fu poeta e scrittore romano”. Il Tancredi, a p. 28, nella nota (14) postillava: “(14) Agli Dei Mani. A Lucio Sempronio Prisco, Duumviro, figlio dell’edile Lucio Pompeo. Cessò di Vivere a venticimque anni e sette mesi di età. Se i fati non fossero stati troppo crudeli, qui suo padre e sua madre avrebbero dovuto essere prima sepolti”. Come è facile rilevare, il distico elegiaco definisce crudeli i fati e aggiunge che su questo sepolcro gentilizio, prima di quello del figlio, si sarebbe dovuto leggere il vecchio epitaffio del padre e della madre.”. Il Tancredi, a p. 28, nella nota (15) postillava: “(15) Nel 1981, un noto studioso, fecondo pubblicista, il Prof. Vittorio Bracco, da Polla, ha esaminato ed integrato un’epigrafe apposta al Campanile della Cattedrale di Policastro, ma proveniente da costruzioni precedente. Ecco il testo: CAIUS ARRIUS, CAI FILIUS, SERGIA TRIBUS, DUUMVIR ITERUM, TRIBUNUS MILITUM, MURUM ET FORUM CURAVIT. ….Cfr. Bracco V., ‘Il Foro di Bussento’ Pubblicazioni dell’Università di Macerata, in “Scritti sul mondo antico in memoria di Fluvio Grosso”, Edit. Bretsschneider, Roma, 1981. Il Bracco fa rilevare l’importanza dell’epigrafe perché dà notizia della costruzione del foro bussentino, ad opera appunto del magistrato romano Caio Arro. La scoperta e l’interpretazione di tale epigrafe fa pensare all’alto magistrato romano, Lucio Sempronio Prisco, il cui ricordo è tramandato dal monumentino funebre sopra ricordato. Mancano, purtoppo, nomi di altri illustri personaggi della zona, che abbiano operato nella gestione della cosa pubblica o acquisito meriti in altri campi nell’epoca romana. Sapri, ov’è sito il monumentino in onore di Lucio Sempronio Prisco, disca appena 12 Km. da Policastro; i due centri erano anche allora raggiungibili, atteso il terreno pianeggiante: non vi era alcun ostacolo di monti o di fiumi. Il Bracco sensatamente afferma che Sapri “dovette essere certo un lembo vivo dell’ager Buxentinus”.”. Il Tancredi, a p. 29 scriveva pure che: “All’epoca del primo Impero Romano (16) risale la costruzione d’un grande porto, in pieno mare. Il bacino che oggi porta il nome di Sapri, forma, nel Golfo di Policastro, una specie di sottogolfetto che, da due lati, è difeso dalle onde, mentre il terzo lato è aperto.”.

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(Fig….) Stele marmorea con epitaffio dedicato a Lucio Sempronio Pomponio Prisco – P.zza del Plebiscito a Sapri (foto Attanasio)

L’immagine di Fig. 1, illustra la stele funeraria in marmo bianco, posizionato da secoli in Piazza del Plebiscito a Sapri, prima dell’attuale sistemazione ed in occasione di una sommaria ripulitura. Su di essa vediamo scolpita l’epigrafe o iscrizione funeraria ( epitaffio), realizzata in ricordo della prematura morte del giovane diumviro (magistrato) edile romano Lucio Sempronio Pomponio Prisco, il giovane magistrato romano che, probabilmente si occupò della costruzione e gestione delle imponenti strutture oggi in parte visibili a Santa Croce che credo fossero i resti di una villa imperiale o patrizia romana con strutture portuali annesse. Il cippo marmoreo oggi in Piazza (Fig. 1), presenta scolpita sulla faccia frontale, reca la seguente epigrafe ( iscrizione scolpita su pietra o su marmo) in lingua e caratteri latini:
D.M.
                                                                                          L. SEMPRONIO
                                                                                     L. F. POM. PRISCO
                                                                                          AED. DVOVIR.
                                                                                          DES. V. A. XXV.
                                                                                                  MEN. VII.

                                                       SI NON ANTE DIEM CRUDELIA FATA FUISSENT.
                                                              HIC PATER, ET MATER DEBUIT ANTE LEGI.

che, tradotta significa: “Agli Dei dei Mani. L. Sempronio, figlio di Pompeo Prisco, duoviro edile designato, visse venticinque anni e sette mesi. Se il destino non fosse stato anzitempo crudele, quì avrebbero dovuto essere letti prima il padre e la madre”. Dell’iscrizione latina ce ne parla anche il Mommsen che la pubblicò (3), sulla scorta dell’Antonini (2) (Fig. 2).

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(Fig. 2) Antonini Giuseppe, La Lucania, I discorsi, ed. Tomberli, Napoli, 1795, Parte II, disc. XI, p. 434 (2)

Angelo Guzzo (….), nel suo “Da Velia a Sapri – Itinerario costiero tra mito e storia”, a pp. 222-223, in proposito scriveva che: “In tale periodo Sapri fu governata da Lucio Sempronio Pomponio Prisco, supremo magistrato, duumviro edile e figlio del poeta e scrittore romano Pompeo. Giovane e illustre per ufficio e per discendenza, morì a soli 25 anni. Ebbe un grado di alto onore, essendo incaricato della cura dei templi, degli edifici pubblici, dei ludi e della polizia urbana con servizio annuale. Su un cippo eretto in suo onore, che attualmente sorge in Piazza del Plebiscito, è perfettamente visibile una lapide con la seguente epigrafe latina: etc…..L’interpretazione e la traduzione sono le seguenti: “Dicatum Monumentum Lucio Sempronio Prisco, Lucii Pompei filio, Aedilis Duovir: designatus: vixit annos 25 et menses septem”. (Monumento dedicato a Lucio Sempronio Prisco, figlio di Lucio Pompeo, designato Duumviro Edile: visse 25 anni e 7 mesi. Se il destino non fosse stato crudele prima del tempo, qui sarebbero letti prima i nomi del padre e della madre).”. Ecco cosa scriveva in proposito lo scrittore e viaggiatore inglese Craufurd Tait Ramage (10), letterato scozzese, precettore dei figli del Console Inglese presso la corte borbonica di Napoli che, nell’Aprile del 1828, intraprese un viaggio a piedi nel Regno delle due Sicilie, arrivando sino a Sapri ed oltre parte della Calabria, ed a p. 134, in proposito scriveva che: Incontrai delle persone del luogo alcune persone molto distinte con le quali mi fermai a conversare e queste mi indicarono una iscrizione murata nella base del piedistallo della  Santa Croce che si elevava sulla Piazza. Era molto consunta ma riuscii a decifrarla (15). Il significato è il seguente e mi piace riportare l’iscrizione a motivo del lamento finale con il quale termina: D.M. L. SEMPRONIO ecc….Questa lapide fu eretta dagli sconsolati genitori di Lucio Sempronio, magistrato (duovir) dobbiamo credere di Scidro; alla quale carica era assunto prima di aver raggiunto il venticinquesimo anno d’età. Il profondo dolore dei genitori si desume dalla frase “Se il fato non l’avesse prematuramente rapito, suo padre e sua madre avrebbero dovuto trovar posto nella tomba prima di lui”. Potrai osservare che le ultime due righe sono un esametro e un pentametro. Ho visto molti monumenti sepolcrali ecc…”. Il Ramage, a p. 134, nella nota (15) postillava che: “(15) Oggi è quasi del tutto illegibile”. Il Ramage, in seguito, per confronto, riporta altre tre iscrizioni che dice essere rinvenute a Pozzuoli. Le iscrizioni che cita il Ramage, qui, per brevità non li trascrivo in quanto esse provengono da Pozzuoli ma, rilegendo l’Antonini vediamo che esse sono le stesse da egli pubblicate. Dunque, il Ramage, nel suo viaggio e soggiorno a Sapri, documenta che la stele marmorea con l’epigrafe scolpita si trovava in Piazza lebiscito a Sapri ma essa si trovava su di un rocco di una colonna romana poste a mò di monumentino funebre in ricordo del venticinquenne Prisco. Il Ramage dice essere posto “alla base del piedistallo della SantaCroce che si elevava sulla Piazza“.

Lucio Sempronio Pomponio Prisco ed i busti ritrovati

La stele funeraria che oggi si trova in Piazza del Plebiscito (Fig. 1), reca un’iscrizione in latino che ricorda la prematura morte del giovane diumviro edile (‘AED. DVOVIR’): Lucio Sempron(i)o Pomponio Prisco. Tranne le esigue informazioni pervenuteci sul personaggio romano, nulla si sa in suo proposito. Le uniche informazioni su Lucio Prisco, sono quelle contenute nell’epigrafe latina scolpita nel cippo. Sappiamo che egli è morto giovane, all’età di 25 anni e sappiamo dall’epigrafe (iscrizione) che egli era figlio di Lucio Pompeo Prisco. Il sacerdote Rocco Gaetani (…), nel suo ‘La fede degli avi nostri, o ricordi storici della Chiesa di Torraca’, (a cura di Rossella Gaetani), a p. 40, i proposito scriveva che: “La lapide dedicata alle anime dei trapassati, eretta a Lucio Sempronio Prisco (23), figlio di Lucio Pompeo, che essendo duumviro uscì di vita di anni 25 e mesi 7, nella primavera della vita, ahi. destino crudele! Su questo sepolcro non dovevano forse esser letti prima i nomi del padre e della madre di lui ? La pietra sepolcrale, che si vede in mezzo alla piazza qual posto ebbe da principio ? Donde è venuta ? Come vi si trova? Il monumento di Lucio Sempronio dov’era eretto?.”. Rossella Gaetani (….), la nipote che ha curato la ristampa del libretto, a p. 282, nella nota (23), sulla scorta di un depliant di Felice Cesarino (….) postillava che: “(23) Lucio Sempronio Prisco. Giovane rampollo della “gens sempronia”, imparentata con i Gracchi, una delle più potenti famiglie plebee della Roma antica. Duoviro edile, cui spettava la vigilanza sugli edifici pubblici, sui mercati e suoi giuochi, insomma la “cura urbis”. Il cippo funerario del magistrato fu rinvenuto nell’area della villa romana di S. Croce Sapri e, non è da escludere che quella grande dimora patrizia fosse di proprietà della sua famiglia. Attualmente è collocato nella Piazza Plebiscito di Sapri. Di recente, il prof. Johannowskj ha proposto per questo reperto una datazione posteriore all’età giulio – claudia, che lo collocherebbe nella seconda metà del I secolo d.C. La prima segnalazione del suo rinvenimento, effettuato nella zona archeologica di S. Croce Sapri, vé fornita dallo storiografo del 700 G. Antonini, nella sua “Lucania”. Rossella Gaetani citava Werner Johannowskj che fece fare quel brutto intervento che oggi nasconde il paramento murario romano originale. Riguardo alla lapide, il Gaetani (…), scriveva: “La lapide dedicata ai trapassati, eretta a Lucio Sempronio Prisco, figlio di Lucio Pompeo, essendo duumviro usci di vita di anni 25 e mesi 7, nella primavera della vita, ahi, destino crudele! Su questo sepolcro non dovevano forse esser letti prima i nomi del padre e della madre di lui?”. Riguardo il personaggio di cui si parla nell’epigrafe scolpita in latino, riguardo Lucio Sempronio Prisco, il Cesarino (9), scriveva in proposito: un giovane rampollo della ‘gens sempronia‘, imparentata con la famiglia dei Gracchi, potente famiglia patrizia di Roma urbe.. Sappiamo anche da alcune iscrizioni ritrovate a Policastro Bussentino (l’antica Buxentum) che ivi vi era una famiglia dei Prisco. La vicinanza con la “gens Sempronia”da cui probabilmente proveniva il giovane magistrato Lucio Sempronio Pomponio Prisco – ci è data dalla presenza a Buxentum nel 194 a.C. del triumviro romano Lucio Sempronio Longo che, fu uno dei magistrati preposti alla fondazione della colonia marit-tima di Buxentum. Sappiamo pure che egli era un giovane magistrato (diumviro edile), il cui compito – probabilmente – era quello di sovrintendere i lavori e le opere o strutture portuali esistenti a S. Croce. Lucio Sempronio Pomponio Prisco era stato assegnato alle strutture in costruzione a Sapri con il compito di vigilare sugli edifici pubblici (sulle strutture portuali a Santa Croce a Sapri). Come abbiamo già detto, se fosse confermato dagli studi che il personaggio rappresentato nei due busti marmorei, da noi recentemente scoperti e pubblicati quì (Figg. 3-4-5-6-7-8-9), fosse il giovane  magistrato edile – commemorato nella stele funeraria – sarebe un ulteriore conferma che, la colonia marittima di Buxentum fosse da collocarsi proprio a Sapri. Tuttavia, sul Prisco – personaggio romano commemorato nell’epigrafe scolpita nel cippo funerario oggi in Piazza – nulla si sa di certo, come nulla si sa della sua sepoltura che pure deve esistere da qualche parte a Sapri. Al momento, alla luce di alcuni recenti ritrovamenti di cui parleremo, possiamo fare delle ipotesi attendibili fino a quando altri non porteranno delle prove contrarie. Noi crediamo di aver individuato i busti marmorei e la sepoltura del giovane diumviro Lucio Prisco, conosciuto fin’ora solo attraverso la stele marmorea in Piazza del Plebiscito. Nel 2014, è apparso a stampa lo studio “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”, di Scarfone A., che ha aggiunto chiacchiere alle tante chiacchiere già dette sulla stele marmorea di Fig. 1. Scarfone, sulla scorta del Johannowsky (8) e, senza mai citare i busti marmorei da me scoperti, scriveva in proposito: “….progetto di indagine da parte della competente Soprintendenza ai Beni Archeologici di Salerno (SCOGNAMIGLIO, 2008), riferibili ad un periodo compreso tra il I ed il II secolo d.C., sono ciò che rimane di un’imponente villa patrizia costiera che sembrerebbe essere appartenuta alla famiglia dei Semproni. Ciò sembra essere avvalorato dal ritrovamento di una stele funeraria, dedicata al giovane Lucio Sempronio Prisco (JOHANNOWSKY, 1992), figlio del duoviro edile Pompeo, oggi posta in Piazza Plebiscito nel centro storico di Sapri. D’altronde, alcuni esponenti della Gens Sempronia, una delle più antiche e potenti stirpi romane, erano noti nel Golfo di Policastro sin dall’età repubblicana. Infatti, come ci narra Tito Livio, nel 194 a.C., il triumviro Tiberio Sempronio Longo fu uno dei magistrati cui fu affidato il compito, avendo acquisito la suprema carica di console, della cura della vicina e sicuramente più importante colonia di Buxentum (11). Inoltre, lo storico ed apologeta romano Paolo Orosio nonché altri cronisti del IV secolo d.C. riferiscono che lo stesso imperatore romano Massimiano, lasciando il potere nel 305, scelse successivamente di ritirarsi in una villa ubicata in Lucania nella quale egli visse un periodo di agi e lussi mantenendo comunque sempre un costante contatto con l’amico e collega Diocleziano, sebbene lontano dal centro politico dell’impero (BARNES, 1981). Tra i maggiori autori antichi, il famoso scrittore Lattanzio, localizza invece la villa sopra menzionata in Campania mentre altri scrittori meno importanti come Eutropio e Zosimo ne confermano l’ubicazione in Lucania (CORCIA, 1845). ” (12).

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I busti marmorei ritrovati a Sapri (Figg. 3-4-5-6-8)

In occasione di uno dei miei studi, ebbi l’occasione di rinvenire in una casa di Sapri, tre statue marmoree scolpite di tre busti. Due dei tre busti, rappresentano un giovane riccioluto in uniforme ed il terzo busto dovrebbe rappresentare la ‘Giustizia’, una donna in uniforme. Tutti e tre i busti scolpiti, di marmo bianco e con una patina di sporco dovuto all’esposizione alle intemperie perchè esse si trovano poste all’aperto sul parapetto del muretto di un terrazzo scoperto posto sul retro di Palazzo Gaetani in via Cassandra a Sapri. Le tre statue (Figg. 3-4-5-6-8), sono di mirabile fattura e bellezza e sono d’epoca ro- mana. I due busti che rappresentano lo stesso personaggio, anche se leggermente diffe- renti tra loro, rappresentano un giovane sui 25 anni, in uniforme romana, la toga da ma- gistrato con il classico gancio che la trattiene sulla spalla, dal viso paffuto, la testa con la chioma riccioluta e la corona d’alloro tipica dei busti d’epoca romana. L’altro busto, l’al-tro dei tre, rappresenta una donna (Fig. 7), che a nostro parere rappresenta la ‘Giustizia’, riconoscibile dalla fattura del suo copricapo e dalla veste che indossa. La fattura sculto-rea è un pò rozza ma pur sempre di grande bellezza. E’ probabile che i due busti marmo-rei posti ai due lati e, con al centro il busto della ‘Giustizia’ – noi pensiamo, rappresentino un personaggio noto ai sapresi, Lucio Sempronio Pomponio Prisco – commemorato nella stele marmorea di Piazza del Plebiscito – di cui non si sapeva nulla – il giovane magistrato – morto in giovane età – a 25 anni (Figg. 3-4-5-6-8). La scoperta è stata fatta casualmente in occasione di una delle tante ricerche e studi da me intrapresi nei nostri luoghi. Coadiu-vato dal fotografo Vincenzo Mastrangelo che, ha potuto effettuare diversi scatti delle o- pere in questione, mi recai a Palazzo Gaetani in via Cassandra a Sapri. Avevo visto più volte – passando – dal cavalcavia che sale verso Torraca – la parte retrostante del Palazzo e della tenuta Gaetani di via Cassandra. Dal cavalcavia, sono ben visibili le tre statue marmoree a mezzo busto, poste su un terrazzo scoperto del primo piano del Palazzo Gaetani a Sapri in via Cassandra. Entrando in casa Gaetani, su gentile concessione della Famiglia, potei ammirare da vicino la mirabile bellezza e fattura di queste tre antiche statue marmoree d’epoca romana. In occasione della visita in casa Gaetani, ebbi l’opportunità di documentare detti manufatti di cui nessuno o pochi conoscevano l’esistenza (Figg. 3-4-5-6-8). A suo tempo debitamente segnalati alla Soprintendenza di Salerno, non si è a- vuto a tutt’oggi alcun riscontro dalle autorità. Forse, essi sono vincolati ai sensi della Legge del 1939, ma la Soprintendenza di Salerno non ha dato riscontro. Non ancora conosciuti dagli studiosi, crediamo che due dei tre busti marmorei (Fig. 3-4- 5), potrebbero rappresentare Lucio Sempronio Pomponio Prisco, il giovane magistrato a cui è dedicata la stele marmorea in Piazza del Plebiscito a Sapri. Crediamo che il personaggio rappre-sentato nei due dei tre busti marmorei scolpiti fosse lo stesso personaggio commemorato nella stele funeraria o cippo marmoreo che oggi è collocato in Piazza del Plebiscito, in quanto l’epigrafe, ci parla di un giovane Magistrato, la cui carica era quella del  ‘aedilis duovir’ (duoviro edile), un magistrato romano assegnato alle strutture portuali, ricono-scibile dall’armatura e dalla corona d’alloro posta sui belli e giovani riccioli. La versione del giovane magistrato edile – a cui è dedicata la stele funeraria di Piazza del Plebiscito è avvalorata dalla terza scultura marmorea ( il terzo busto) che a nostro parere rappresenta la ‘Giustizia’ ( Fig. 7), riconoscibile dalla fattura del suo copricapo e dalla veste che indossa, di cui, crediamo esserci attinenza con la carica di diumviro edile del giovane ma-gistrato prematuramente scomparso.

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(Fig. 3) Busto marmoreo d’epoca romana rinvenuto a Sapri che rappresenta il diumviro edile Lucio Sempronio Pomponio Prisco a cui è dedicata la stele funeraria in Piazza del Plebiscito a Sapri

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(Fig. 4) Busto marmoreo d’epoca romana rinvenuto a Sapri che rappresenta il diumviro edile Lucio Sempronio Pomponio Prisco a cui è dedicata la stele funeraria in Piazza del Plebiscito a Sapri

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(Fig. 5) Busto marmoreo d’epoca romana rinvenuto a Sapri che rappresenta il diumviro edile Lucio Sempronio Pomponio Prisco a cui è dedicata la stele funeraria in Piazza del Plebiscito a Sapri

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(Fig. 6) Busto marmoreo d’epoca romana rinvenuto a Sapri che rappresenta il diumviro edile Lucio  Sempronio Pomponio Prisco a cui è dedicata la stele funeraria in Piazza del Plebiscito a Sapri

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(Fig. 7) Busto marmoreo d’epoca romana rappresentante la Giustizia

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(Fig. 8) I tre busti marmorei in sequenza di collocazione

Il sepolcro del giovane Lucio Sempronio Pomponio Prisco

La stele marmorea, collocata in Piazza del Plebiscito (Fig. 1), è un cippo funerario, d’epoca romana che all’epoca i romani usavano porre accanto ad una tomba di un defunto. Il Gaetani (…), in un suo pregevole studio sulla storia di Torraca e di Sapri, parlando dell’epigrafe in Piazza, si chiedeva: “La pietra sepolcrale, che si vede in piazza qual posto ebbe da principio? Donde è venuta? Come vi si trova? Il monumento di Lucio Sempronio dov’era eretto?”. Ma il Gaetani (…), pur avendo i suoi parenti di Sapri, possedimenti terrieri dove si erano viste testimonianze del passato, non sa rispondere alla sua stessa domanda. Noi crediamo aver individuato anche la tomba del personaggio di cui parla l’iscrizione o epigrafe latina posta in Piazza del Plebiscito, ovvero crediamo che di aver individuato il luogo dove fosse la sepoltura del giovane magistrato Prisco (Fig. 9), commemorato nella stele marmorea oggi in Piazza (Fig. 1). L’ipotesi di aver individuato il sepolcro del giovane magistrato romano Lucio Sempronio Prisco – è suffragata da alcuni riferimenti bibliografici che documentano alcuni rinvenimenti in proposito. Come abbiamo già detto, riguardo il luogo dove si trovava l’epigrafe ed il cippo marmoreo che commemorano e ricordano il giovane diumviro romano Prisco, è incerto ma trattandosi di un giovane defunto, doveva esistere la sua tomba o un luogo di sepoltura. La tomba del giovane Prisco, deve esistere e probabilmente deve trovarsi a Sapri. Il luogo preciso della sua sepoltura è incerto ma di certo doveva esistere. Noi crediamo di aver individuato il luogo di sepoltura del giovane dium-viro romano. Posto che il luogo indicato dall’Antonini (2) – sebbene egli ne avesse parlato – il luogo dove si trovava il cippo e l’iscrizione latina commemorativa di Prisco – è tutt’ora incerto, possiamo fare delle ipotesi, suffragate da evidenze bibliografiche. Noi crediamo che il cippo marmoreo che oggi è in Piazza del Plebiscito a Sapri (Fig. 1) – provenisse dall’altra parte del paese, ovvero da un podere di proprietà della famiglia Gaetani che oggi posseggono le tre statue marmoree che, a nostro parere rappresentano proprio Lucio Sempronio Prisco. I Gaetani, sostengono che le tre statue provengono proprio da una tomba o edificio sepolcrale che si trova nel loro podere in località Carnali (sopra il Timpone). I Gaetani, vecchia famiglia di Torraca che ha avuto lustro e onori a Sapri, con Sindaci e Prelati, riferivano che le tre statue provenissero da un loro podere con alberi di ulivi, sito sopra il Timpone in località ‘Carnali’. I Gaetani, posseggono da antica data e dai loro illustri avi queste tre statue che a loro dire pare provenissero da un podere dove insisteva ed insiste un antico edificio sepolcrale d’epoca romana. Noi crediamo fosse l’edificio di Fig. 9.

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(Fig. 9) Edificio d’opera e d’epoca romana scoperto dai G.A.S. (9)

L’edificio illustrato nell’immagine di Fig. 9, è un edificio d’epoca romana scoperto dal locale Gruppo Archeologico di Sapri (G.A.S), nel 1976. Ne ha parlato il Cesarino (9). Il Cesarino, in un suo studio (9), cita l’edificio e scriveva: “Su questa strada insiste in località Carnale, una costruzione romana, quadrata e poderosa, sepolcro o edificio militare, che, la tradizione locale, con anacronistico volo, ritiene posto in sito per intervento miracoloso.”. Sebbene, l’edificio d’epoca romana di Fig. 9, si trovasse in un podere di proprietà dei Gaetani, il Cesarino (9), non l’attribuiva a quello del personaggio di cui si parla nella stele funeraria di Fig. 1, ma spiegava che esso potesse essere un sepolcro (tomba o sacello) o edificio militare.  E’ molto probabile che la località dove era ed è posta questo antico edificio di cui parlava il Cesarino, fosse proprio il podere di proprietà dei Gaetani da cui probabilmente dovettero provenire le tre statue marmoree che rappresentano il giovane riccioluto in uniforme d’epoca romana, oggi poste in casa Gaetani. I Gaetani, che posseggono le tre statue avute dai loro avi, riferivano della loro provenienza. Probabilmente, dallo stesso sepolcro, doveva provenire il cippo funerario dedicato al giovane magistrato ivi commemorato Lucio Sempronio Prisco. Sull’esistenza di un edificio sepolcrale, o una tomba d’epoca romana, ci ha parlato il dott. Gallotti (6), prima, il Magaldi (5) dopo e la Fiammenghi e Maffettone (7) recentemente. Sull’esistenza di un’edificio funerario, la Fiammenghi e la  Maffettone (7), riferivano di due sepolcri. Uno posto in località Carnale I.G.M. F° 210, mm. 287 /180, dove veniva rilevato una struttura a pianta quadrata, in opus latericium, conservata sino a qualche anno addietro in elevato per circa m. 8. Attualmente l’altezza si è notevol-mente ridotta. Ne è incerta, allo stato attuale, la destinazione.”. L’altro in località Acqua delle Vigne I.G. M. F° 210, mm. 307/164, “Si conservano a vista alcuni tratti in muratura con paramento in opus reticulatum generalmente riferiti ad un monumento funerario di età romana.”. Forse proprio l’edificio posto nel podere dei Gaetani. Infatti, l’immagine che presentiamo quì sotto, illustra un edificio sepolcrale d’epoca romana. L’immagine è tratta da un opuscolo edito dal Comune di Sapri, con foto di Enzo Capitolino e testi di Felice Cesarino. L’edificio che come si vede nell’immagine è posto su una collinetta da cui si scorge la Carnale sopra il Timpone (forse nella proprietà Gaetani), il testo del Cesarino (…), lo data al II secolo d.C.. Noi crediamo che questo edificio sia proprio il sacello di Lucio Sempronio Pomponio Prisco.

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(Fig. 10) Edificio d’epoca romana sulle colline sopra il Timpone.

E’ lo studioso locale, Josè Magaldi (5) che fà luce in roposito. Il Magaldi (5), nel 1928, su incarico della Regia Soprintendenza alle Antichitità e Scavi della Campania, in occasione delle opere e lavori che portavano a compimento il tronco di strada provinciale oggi SS. 18, in località denonominata S. Croce, riprendendo in più punti il dott. Nicola Gallotti (6), scrisse un libretto rimasto indedito e di cui possediamo la copia originale donataci dall’autore: ‘Cennno storico Archeologico della città di Sapri, e descrizione dei ruderi ivi esistenti e preesistenti illustrati da rilievi e disegni’. Il Magaldi (5), nel suo libretto inedito, si riferisce a ciò che scrisse nel 1899, il Dott. Gallotti, nel suo ‘Sapri nella storia e nella tradizione popolare’, di grande interesse per la mole di notizie storiche che ivi sono riportate (6). Il Gallotti (6) è l’unico erudito di Sapri che riporta due notizie interessanti a riguardo. Nel 1899, il Dott. Nicola Gallotti, riferiva di alcuni ruderi molto antichi visti in contrade e nelle campagne circostanti di Sapri, lontane dai ruderi di S. Croce ed in particolare ci parla di alcuni edifici di cui abbiamo testimonianza essere stati costruiti e visti. Il Magaldi (6), disserta su alcuni ruderi visti a Sapri e nelle campagne circostanti. Dei ruderi, già peraltro citati dal Gallotti (6), il  Magaldi (5), a p. XI – nel suo libretto inedito – che lui chiama: Torretta del Bagno”, scriveva in proposito: “ Ruderi in fabbrica con paramento a cunei di pietra e mattoni situati in località Carnale e propriamente denominata Bagno”, di cui riportiamo la foto della pagina XI, in cui egli ne parla (Fig. 10). Crediamo che l’edificio d’epoca romana descritto dal Gallotti e dal Magaldi (5), sia proprio l’edificio sepolcrale o la tomba dove venne tumulato il giovane magistrato o diumviro commemorato nella stele marmorea che oggi si trova in Piazza del Plebiscito. Ecco cosa scriveva il Gallotti, riguardo l’edificio che vedeva in contrada ‘Bagni’, sulle colline del Timpone a Sapri: “E qui cade pure notare che ad oriente di Scidro, nella contrada denominata Bagno, lungi circa quattro chilometri dai ruderi scidrani, trovasi un altro piccolo edifizio, a forma di torre, dell’altezza di un cinque metri e della larghezza di poco men di tre: esso è diviso in due angustissimi scompartimenti, per mezzo di una volta di fabbrica; la parte superiore però è interamente diruta, e gli accennati scompartimenti presentano due piccolissimi vani nel lato settentrionale. Oggi tutto l’edifizio offre un fenomeno bellissimo! Sembra cioè che ricordi, come dicesi, in miniatura la famosa torre pendente, perchè esso è alquanto inclinato da un lato, per la qual cosa le fondamenta dalla parte opposta trovasi sollevate dalla roccia su cui poggiavano; e non pertanto l’edificio da secoli non cade. Occorre notare che questo edifizio ed i ruderi esistenti nel letto del torrente Brizzi sono simili a quelli di S. Croce. E’ vero che la tradizione locale accenna vagamente ad una cappella nei ruderi siti nel torrente Brizzi ecc..ecc..”.

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(Fig. 10) Magaldi Josè, Cennno storico Archeologico della città di Sapri, e descrizione dei ruderi ivi esistenti e preesistenti illustrati da rilievi e disegni, Incarico della Regia Soprintendenza alle Antichitità e Scavi della Campania, Sapri, Marzo 1928, Anno VI, p. XI (Relazione inedita) (Archivio Attanasio)

Note bibliografiche:

(1) Attanasio Francesco, “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato da Felice Cesarino, La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ”Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsivi”, Sa- pri, 1987, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, stà nella rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998; si veda pure: ‘Le più antiche carte dell’Italia annesse ai più antichi codici greci conosciuti’, stà sulla rivista web ‘Zedinfo’, curata da Tonino Pitarresi, Palermo, ed. ZED, Gennaio 2018, consultabile collegandosi a: http://www.zedinfo.it/?p=9840
(2) Antonini Giuseppe, La Lucania, I discorsi, ed. Tomberli, Napoli, 1795, Parte II, disc. XI, p. 434
(3) Mommsen Theodor, ‘Corpus Inscriptionum Latinonarum‘, stà in C.I.L., X, p. 461.
(4) Cesarino Felice, Sapri romana, stà ‘L’attività archeologica nel Golfo di Policastro’, a cura del Gruppo Archeologico di Sapri (G.A.S.), 1976, Tip. S. Francesco, Sapri, 1976, p. 27

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(5) Magaldi Josè, Cennno storico Archeologico della città di Sapri, e descrizione dei ruderi ivi esistenti e preesistenti illustrati da rilievi e disegni, Incarico della Regia Soprintendenza alle Antichitità e Scavi della Campania, Sapri, Marzo 1928, Anno VI, p. XI; questo scritto di cui noi possediamo una copia donataci dall’autore, è inedito ma depositato a Salerno. Il Magaldi scrisse detta relazione a seguito dei lavori di scavo per conto della Regia Soprintentenza che si tennero a S. Croce nel 1928. Nello scritto, il Magaldi racconta che i rinvenimenti maggiori si ebbero nel 1884, in occasione delle opere e lavori che portavano a compimento il tronco di strada provinciale oggi S.S. 18 Tirrena Inferiore, in località denonominata S. Croce, con il dott. Nicola Gallotti che nel 1899, scrisse diversi libretti (6)

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(6) Gallotti Nicola, Sapri nella storia e nella tradizione popolare – Brevi cenni del dott. Nicola Gallotti, Napoli, Tipografia Giuseppe Golia, 1899 (Archivio Attanasio), p. 39

(7) Fiammenghi C. e Maffettone R., Dall’Alento al Mingardo, stà in “A Sud di Velia-I- ricognizioni e ricerche 1982- -1988“, Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia, Taranto, 1990, p. 35, punti 50) e 51).

(8) Johannowsky Walter, Atti XXII Congresso sulla Magna Grecia, Taranto, 1982, p. 422; si ve-da pure 1983 b;

(9) (Fig. 9) Cesarino Felice, Sapri romana, stà ‘L’attività archeologica nel Golfo di Policastro’, a cura del Gruppo Archeologico di Sapri (G.A.S.), 1976, Tip. S. Francesco, Sapri, 1976, p. 30.

(10) Ramage C.T., Viaggio nel Regno delle due Sicilie – a cura di E. Clay, ed. De Luca, Roma, 1966, ristampa, p. 109 e s.; si veda pure dello stesso autore, la ristampa del libretto: Il viaggio di C.T. Ramage da Paestum a Policastro nel 1828′, a cura di Raffaele Riccio, Roma, ed. dell’Ippogrifo, 2014, p. 133 e s.

(11) Scarfone A., “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”, stà in ‘Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia, XCVI (2014), pp. 447-460.

(12) Questi i passi di Tito Livio in cui viene narrata la fondazione della colonia di Bussento. Libro XXXII, 29, I: […] “C. Atinius, tribunus plebis, tulit ut quinque coloniae in oram maritimam deducerentur, duae ad ostia fluminum Vulturni Liternique, una Puteolos, una ad Castrum Salerni: his Buxentum adiectum; trecentae familiae in singulas colonias iubebantur mitti. Tresviri deducendis iis, qui per triennium magistratum haberent, creati M. Servilius Geminus Q. Minucius Thermus Ti. Sempronius Longus.” […], che tradotto sarebbe: “Il tribuno della plebe Caio Atinio propose di fondare cinque colonie sulla costa, due alla foce dei fiumi Volturno e Literno, una a Pozzuoli, una a Castro di Salerno. Vi si aggiunse Bussento. Si decretò di mandare in ogni colonia trecento famiglie. Furono creati triumviri per la fondazione di quelle colonie Marco Servilio Gemino, Quinto Minucio Termo, Tiberio Sempronio Longo.” (Traduzione a cura di RONCONI & SCARDIGLI, 1980). Libro XXXIX, 23, I: […] “Extremo anni, quia Sp. Postumius consul renuntiaverat peragrantem se propter quaestiones utrumque litus Italiae desertas colonias Sipontum supero, Buxentum infero mari invenisse, triumviri ad colonos eo scribendos ex senatus consulto ab T. maenio praetore urbano creati sunt L. Scribonius Libio, M. Tuccius, Cn. Baebius Tamphilus.” […] “Alla fine dell’anno, poiché Sp. Postumio console aveva riferito che nel percorrere le due coste d’Italia per via dei suoi processi aveva trovato spopolate le colonie di Siponto sull’Adriatico e di Bussento sul Tirreno, il pretore urbano T. Menio, secondo un senatoconsulto, elesse triumviri, per il reclutamento dei coloni da mandare là, L. Scribonio Libone, M. Tuccio, Cn. Bebio Tanfilo.” (Traduzione a cura di RONCONI & SCARDIGLI, 1980)

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(….) Schmiedt G., ‘Il livello antico del Mar Tirreno – testimonianze dei resti archeologici, Firenze, Leo S. Olschki editore, 1972

(…) Schmiedt G., Antichi porti d’Italia – Gli scali Fenicio-punici – I porti della Magna Grecia, Parte II- I Porti delle Colonie Greche, stà nella rivista dell’I.G.M. “L’Universo”, ed. I.G.M., Firenze, 1975 (Archivio Attanasio), pp. 78-79. Lo studioso  Giulio Schmiedt, nel 1975, pubblicò un’interessantissimo studio per i tipi dell’Istituto Geografico Militare di Firenze. Nel suo studio, sugli ‘Antichi porti d’Italia’ (2), lo Schmiedt, riferiva che: “Dopo il porto di Policastro il Portolano del Mediterraneo (172), elenca nel SinusLausgli scali di Marina di Vibonati, di Sapri e di Maratea, ma non si hanno elementi che documentino se in epoca greca fossero frequentati. Per quanto riguarda il primo (Vibonati) si può solo dire che fu probabilmente uno scalo lucano chiamato Vibo ad Sicame che il secondo (Sapri) fu sicuramente uno scalo romano, di cui rimarrebbero semisommerse alcune strutture sulla costa immediatamente a nord di Punta del Fortino”(riferendosi al punto ove si trova il Faro Pisacane).

Nel 1817, a Sapri il Consolato Britannico

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(Fig. 1) Cartiglio e timbro del “Regolamento del Consolato Britannico” di Sapri – proprietà eredi Florenzano

Il 12 Ottobre 1817, a Napoli venne istituito il Consolato Britannico di Sapri che ebbe poi in seguito sede nell’attuale palazzo in via Cassandra di proprietà Florenzano (Fig. 2). Il 12 Ottobre 1817, a Napoli il Console Generale Britannico Sir Ludwington redisse, stilò e firmò il “Regolamento generale del Consolato Britannico a Sapri nel 1817”, un documento unico per la storia di Sapri, recante la firma del ‘Console Generale Ludwington’, il sigillo in ceralacca originale, 12 Ott. 1817 ed il timbro impresso dall’originale, che qui riproduciamo una nostra copia fattane dall’originale impresso sul cartiglio.

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(Fig. 2) Portale dell’ex sede del Consolato Britannico in via Cassandra, oggi palazzo Florenzano

Il 12 Ottobre 1817, a Napoli, allora capitale del Regno borbonico del Regno delle due Sicilie venne istituito il Consolato Britannico di Sapri, come recita il Cartiglio del Regolamento Generale del Consolato Britannico di Sapri (Fig. 1), a firma del Console Generale del Regno delle due Sicilie Sir Ludwinghton, il quale, nel cartiglio riporta: “sito nel Portus Saprorum. Il Regolamento Generale del Consolato Britannico di Sapri (Fig. 1), di cui pubblichiamo le pagine che possediamo in copia, è oggi custodito gelosamente dalla Famiglia Florenzano che mi autorizzò a farne copia. In quegli anni, la sede del Consolato Britannico di Sapri era il palazzo oggi di proprietà Florenzano, sito in via Cassandra, di cui vediamo il portale nell’immagine di Fig. 2.  Sul cartiglio o frontespizio del Regolamento (Fig. 1-4), datato 1817 , si legge la firma del Console Generale Britannico del Regno borbonico delle due Sicilie, Sir. Ludwington che,  istituisce a Sapri il Consolato Britannico che, aveva sede nell’attuale Palazzo della Famiglia Florenzano in via Cassandra a Sapri (Fig. 2). La famiglia Florenzano di Sapri che possiede questi due cimeli storici, mi concesse di fotografarne il Regolamento originale e di imprimere il timbro originale sul Cartiglio (Fig. 5-6). Quì di seguito pubblico integralmente le singole pagine dell’intero Regolamento del Consolato Britannico di Sapri, di cui posseggo una copia. Nel documento illustrato nell’immagine di Fig. 8, ovvero la prima pagina del Regolamento Generale del Consolato Britannico di Sapri leggiamo i diritti e doveri del Vice-Console di Sapri che, dall’epitaffio sulla lapide marmorea nella Chiesa dell’Immacolata (Fig. 8), sappiamo essere stato D. Antonio Peluso, nato nel 1795, sposato con Rosa Maria Branda e morto nel 28 Agosto 1820, che lasciava orfane le sue tre figlie Carolina, Maria Clementina, Mariannina.   D. Antonio Peluso, Vice-Console del Consolato Britannico di Sapri era figlio dei sig.ri Vincenzo Peluso ed Anna Brandi. Il documento è di notevole importanza per la storia del nostro paese anche per la descrizione e la citazione di luoghi e di toponimi ancora non del tutto sufficientemente indagati e conosciuti.

Il ruolo del Consolato Britannico nel paese dove nacque l’inizio dell’Unità d’Italia

Non è stata ancora del tutto sufficientemente indagata la presenza ed il ruolo che intorno al primo ventennio dell”800 ebbe il Consolato Britannico a Sapri, nel paese dove iniziarono i primi moti rivoluzionari che portarono all’Unità d’Italia. Riguardo il Consolato Britannico a Sapri, in epoca borbonica, riferiamo pure che nell’ambulacro della Chiesa madre dell’Immacolata in Piazza del Plebiscito a Sapri, si trova la lapide marmorea (Fig. 3) con l’epitaffio a memoria della prematura scomparsa di Don Antonio Peluso, Vice-Console Onorario del Consolato Britannico di Sapri e figlio dei sig.ri Vincenzo ed Anna Brandi, morto il 28 Agosto 1820. Sulla stele marmorea leggiamo che l’elogio funebre fu fatto dal mio avo, il sacerdote Giovanni Eboli – fratello della mia bisnonna paterna Teresa Eboli- alla presenza del Vescovo Sanfedista (filoborbonico) Nicola Maria Laudisio (4) che insieme alla fazione filoborbonica dei Pelusiani a Sapri si macchiò della nefanda uccisione del deputato Costabile Carducci (3). Nella stele marmorea viene citato anche il sacerdote Don Nicola Timpanelli che all’epoca fu testimone diretto sui fatti dell’uccisione di Costabile Carducci e sulla cui importanza sua testimonianza il Cav. Carlo Pesce (…) ha lasciato il suo manoscritto olografo che recentemente ho pubblicato nel mio saggio dal titolo: “Il manoscritto del Dr. Vincenzo Timpanelli, sull’eccidio di Costabile Carducci”, a cui rinvio per gli opportuni approfondimenti. Apparentemente,  la presenza a Sapri, in epoca borbonica, di un Consolato Britannico, denota principalmente l’importanza che Sapri, in quegli anni, prima della costruzione della linea ferroviaria Napoli-Reggio, aveva assunto come importante scalo marittimo per i notevoli traffici commerciali che dalle Calabrie e Sicilia, si estendevano a Napoli, Capitale del Regno delle due Sicilie, ma in realtà, in quegli anni, la Corona Britannica, aveva forti interessi ed un ruolo non secondario nei fatti che portarono alla caduta del Regno delle due Sicilie. Dobbiamo ritenere che il reale motivo della presenza di un Consolato della Corona Britannica a Sapri, fosse solo quella di tutelare gli scambi commerciali e le rotte commerciali marittime? Non credo che il tutto possa ridursi a tutto ciò. Tutto avvenne a Sapri? Pare di si. Sapri ebbe un ruolo non marginale in quegli avvenimenti dopo la caduta della breve dominazione Napoleonica (1806-1815), l’istituzione nel 1817 di un Consolato della Corona Britannica a Sapri non deve essere lasciato come una notizia marginale. Già  in occasione della parentesi e dominazione Napoleonica del Regno delle due Sicilie (1807-1815) e, con Giuseppe I – fratello di Napoleone Bonaparte – il 1° gennaio 1810, Sapri fu eretta a Comune autonomo dal governo francese e, continuò a rimanere tale con il ritorno dei Re Borbonici nel 1816 e con l’avvento dell’Unità d’Italia, nel 1860 (2). Quando i Borbone furono ridotti al possesso della sola Sicilia dall’invasione napoleonica (1805) si trovarono sotto una pesante tutela inglese. Quanto durò l’influenza britannica su Napoli dopo il Congresso di Vienna, e come si manifestò? In quegli anni, dopo la caduta e la fuga di Gioacchino Murat, e con la restaurazione borbonica di Ferdinando IV, a Sapri ed in tutto il Golfo di Policastro, si videro operare diverse sette di Filadelfi e Carbonari. Quale ruolo ebbe l’Inghilterra nella caduta del Regno di Napoli? A Sapri, dopo l’Istituzione nel 1817 del Consolato Britannico, si videro operare fazioni filoborboniche con a capo la setta dei Pelusiani, fedelissimi al Re ed un gruppo di liberali – se così si può dire – di cui facevano parte il Barone Filomeno Gallotti, l’Arciprete Timpanelli ed altri. Non sono pochi i fatti che portarono Sapri ad essere crocevia di alcuni episodi risorgimentali che diedero l’avvio dell’Unità d’Italia. Dopo la Rivoluzione Napoletana del 1799, a Sapri e nella zona, si ebbero diversi episodi rivoluzionari. A Bosco, nel 1828, i moti rivoluzionari del Canonico De Luca a cui parteciparono diversi della zona; il ruolo non marginale che ebbe il Vescovo dell’epoca Nicola Maria Laudisio, fedele Sanfedista e plenipotenziario del Cardinale Ruffo quì nel basso Cilento;  nel 1848, la cattura e l’eccidio di Costabile Carducci (3); nel 1857, lo sfortunato sbarco dei Trecento di Carlo Pisacane che da Sapri; fino al 1860 con l’avvento di Giuseppe Garibaldi. Dobbiamo credere che sia tutta opera delle fazioni filoborboniche che contrastavano quella di alcuni cittadini Sapresi liberali?.

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(Fig. 3) Lapide marmorea con epitaffio commemorativo in ricordo del Vice-Console Britannico D. Antonio Peluso, posta nell’ambulacro della Chiesa dell’Immacolata – foto Attanasio

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(Fig. 4) Sigillo in ceralacca – particolare del cartiglio del Regolamento Generale del Consolato Britannico di Sapri – foto Attanasio

Timbro del Regolamento Generale del Consolato Britannico di Sapri

(Fig. 5) Sigillo del timbro del Consolato Britannico di Sapri – Attanasio

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(Fig. 6) Sigillo metallico sul timbro del Consolato Britannico di Sapri – mio disegno – ricostruzione Prof. Attanasio

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(Fig. 7) Timbro e sigilllo metallico dell’ex Consolato Britannico di Sapri – proprietà eredi Florenzano

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(Fig. 8) Cartiglio e sigillo impresso del timbro del Regolamento del Consolato Britannico di Sapri – proprietà eredi Florenzano

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(Fig. 9) Cartiglio del “Regolamento Generale del Consolato Britannico” di Sapri, datato 1817, Capitolo primo e articolo 1° – proprietà eredi Florenzano

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Note bibliografiche:

(1) Attanasio Francesco, “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato da Felice Cesarino, La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ”Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsivi”, Sapri, 1987, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998, depositato in Comune di Sapri.

(2) Valente A., Gioacchino Murat e l’Italia meridionale, Torino (1965), 1976.

(3) Su Costabile Carducci e la sua morte atroce che ritrovò a Sapri, si veda:  Mazziotti M., Costabile Carducci ed i moti del Cilento del 1848, ed. Società editrice Dante Alighieri di Albrighi, Segati & C., Milano-Roma, vol. I, 1909. Oggi l’originale in mio possesso. Si veda pure la ristampa anastatica di Galzerano. Quello illustrato in figura è il vol. I, di mia proprietà; si veda pure: Pesce C., Costabile Carducci e il dramma di Acquafredda – Conferenza per un episodio della Rivoluzione Neapolitana del 1848 – Conferenza per un episodio della Rivoluzione Neapolitana del 1848, Stabilimento Tipografico – Palazzo della Cassazione, Napoli, 1895; questo libro fu ristampato nel 1905, per i tipi della Tip. Lucana; dello stesso autore si veda pure: Pesce C., Storia della città di Lagonegro, Lagonegro, ristampa anastatica a cura delle Tip. Dino Ricca, Lagonegro (PZ), (prefazione del 1913), ristampa a cura delle Tip. Neograf, Diamante, p. 398 e s.; si veda pure: Gallotti N., Sapri nella storia e nella tradizione popolare, Napoli, Tip. G. Golia, 1899, pp. 39-40. Si veda pure Gallotti N., Condizioni igienico sanitarie di Sapri, Lagonegro, Tip. Lagonegrese, 1891; si veda pure: L’Acqua potabile di Sapri – ricordi per il Dott. Nicola Gallotti, Tip. Francesco Graniti, Napoli e, Cassese L., La Spedizione di Sapri, ed. La Terza, Bari, 1969, vedi nota al testo n. 14, p. 55 e vedi pure Cassese L., Contadini e operai nel Salernitano nei moti del Quarantotto, stà in “Rassegna storica salernitana”, IX, 1948, pp. I-IV; Cassese L., op.cit., pp. 51, 52, vedi pure Archivio di Stato di Salerno, Gabinetto dell’Intendenza, fascicolo intitolato: “Per sei cartelli affissi nel Comune di Sapri”, B. 77; vedi pure Bilotti P. E., La Spedizione di Sapri, da Genova a Sanza, Salerno, Stab. Tip. Fratelli Jovine, 1907, p. 195.

(4) Laudisio Nicola Maria, Sinossi della Diocesi di Policastro (Paleocastren Dioceseos hi- storico-cronologica synopsis), Napoli, Tipografia de Dominicis, 1831; si veda pure: Visconti G.G. (a cura di) – Laudisio N. M., Sinossi della Diocesi di Policastro, a cura di Visconti G.G., Centro Studi per la storia del Mezzogiorno, ed di Storia e Letteratura, Roma, 1976, che ha curato anche la traduzione del testo latino.

Le strutture portuali d’epoca romana a Santa Croce a Sapri

Gli studi

Nel 1987, pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri. Lo studio, iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archi-vistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti, meritava ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per il Comune di Sapri, per la redazione del nuovo P.R.G. di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse. Già nel lontano 1987, facevo notare come esistesse una forte similitudine con le strutture emerse e semisommerse di due Ville d’epoca romana del litorale Laziale con quelle a S. Croce. L’intuizione mi venne da uno studio di Giulio Schmiedt (2) che, nel 1972, pubblicò un’interessantissimo studio. Schmiedt (2),  parlando di alcune ville romane del litorale laziale, illustrava alcune strutture – i criptoportici – della Villa di Cicerone a Formia (Fig. 13), che presenta notevoli similitudini con la Villa e le strutture a S. Croce a Sapri. Ripropongo ai lettori, una delle mie tante intuizioni, nata dal confronto delle immagini pubblicate da Schmiedt (2 – Fig. 8), con le preesistenze archeologiche d’epoca romana a S. Croce a Sapri. Schmiedt (2- Fig. 15), citava una Villa romana sul litorale Laziale. In particolare, lo Schmiedt (2), citava  la villa romana della “Regione Sarinola” a Formia-Minturno (oggi Villa Rubino – dalla famiglia che è attuale proprietaria) ed attribuita a Cicerone. Nell’immagine pubblicata dallo Schmiedt (2)(Fig. 13), si può vedere la notevole somiglianza dei suoi criptoportici (Fig. 14), con le ‘Cammerelle’ di S. Croce a Sapri, illustrate in Fig. 15.  Nell’immagine di Fig. 8, pubblicata dallo Schmiedt (2), si rappresenta la Villa d’epoca romana a Formia, ed in particolare la veduta di criptoportici della villa romana di Regione Sarinola” a Formia, molto simili alle nostre ‘Cammerelle‘ in località Santa Croce. Oggi la villa in questione, è detta Villa Rubino ma era la villa di Marco Tullio Cicerone (Fig. 14). Questo studio, riapre nuovi scenari circa la presenza a Sapri del grande oratore Cicerone che, come scrisse l’Antonini (3), quando credeva riferirsi a Sapri,  il Questore romano, Marco Tullio Cicerone che, nel I° secolo, spesso era in viaggio navigando ripetute volte per le nostre coste, nella sue lettere scritte al suo amico Attico nel 44 d.C., scrivendo all’amico Caio Testa Trebazio di Velia, nel 75 a. C., diceva: Ego adbuc (perveni enim Vibonem ad Sicam) ecc…Veni igitur ad Siccam octavo die a Pompeiano, cum uno die Veliae constitissem, ubi quidem fui fane libenter apud Talnam nostrum, nec potus accipi, illo absente praefertim, liberalius, IX Kal. igitur ad Sicam” (3).

Cattura

(Fig. 1) L’area archeologica di S. Croce a Sapri, con le ‘Pilae’, viste dal satellite.

L’immagine di Fig. 1, illustra l’Area Archeologica di S. Croce a Sapri, vista dal satellite. Si vedono le strutture semisommerse che la tradizione popolare vuole si chiamassero ‘Pilae’. Si tratta di strutture d’epoca romana che dovevano essere molto probabilmente delle strutture portuali annesse ad una villa patrizia, i cui resti pure si vedono addossati alla collina che degrada verso la battigia del mare e che sono interrotti dalla SS. 18 che li attraversa. Queste strutture sono state bene descritte dal Barone Antonini di cui riportiamo innanzi le pagine che pubblicò nella sua prima edizione nel 1745 ed in seguito nel 1795 (3).

La descrizione dei ruderi di S.Croce nella ‘Lucania’ dell’Antonini del 1795 (3).

Nel 1745, vide la luce la prima edizione della ‘Lucania’ (3), del Barone di S. Biase – ma natio di Centola –  Giuseppe Antonini, nel 1745. In seguito, furono pubblicate altre edizioni ma la più interessante e forse completa è la terza ed ultima che fu pubblicata nel 1795 dal nipote Matteo Egizio, in cui quì riortiamo la pagina che ci parla e ci descrive alcune strutture che vide lo zio dopo una visita nel nostro paese. L’Antonini, in fondo alla Parte II, Discorso XI, da pag. 420 a pag. 436, descrisse la visita a Sapri, parlandoci minuziosamente dei ruderi a Santa Croce ed in particolare descrive l’ambulacro soprastante le ‘Cammerelle’. 

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(Fig. 2) Pag. 432 tratta dalla ‘Lucania’ di Antonini (3), che descrive l’ambulacro della villa

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(Fig. 3) S.Croce – ambienti posti sul retro delle ‘Cammerelle’, sottostanti l’ambulacro.

Magaldi

Già il Gaetani (8), nel 1904, e poi il Gallotti (6), nel 1884, descrissero e ci parlarono delle vestigia sapresi ma,  nel Marzo del 1928, Josè Magaldi (7), su incarico della Regia Soprintendenza alle Antichitità e Scavi della Campania, scrisse un libretto inedito (Fig. 24): Cennno storico Archeologico della città di Sapri, e descrizione dei ruderi ivi esistenti e preesistenti illustrati da rilievi e disegni”. In questo scritto inedito di cui noi possediamo una copia donataci dall’autore, il Magaldi scrisse una Relazione a seguito dei lavori di scavo per conto della Regia Soprintentenza che si tennero a S. Croce nel 1928. Nello scritto, il Magaldi  (7), racconta che i rinvenimenti maggiori si ebbero nel 1884, in occasione delle opere e lavori che portavano a  compimento il tronco di strada provinciale oggi S.S. 18, in località denonominata S. Croce. Nello scritto del Magaldi, venivano descritti i ruderi archeologici e gli avanzi di fabbrica presenti e rinvenuti a Sapri. Il Magaldi, non parla solo degli scavi a S. Croce ma si occupa di tutto il paese e, riferisce di diverse notizie riferite dal Gallotti (6). Il Magaldi, analizza anche alcune notizie riferite negli scritti del Gaetani (8). Il Magaldi, descrive i detti ruderi partendo dalla stessa descrizione che fa il Gallotti ed aggiungendo moltissime notizie di manufatti emersi nel corso degli scavi eseguiti per conto della Regia Sovrintendenza agli Scavi della Campania. Quì pubblichiamo la copia che facemmo di un disegno allegato alla Relazione del Magaldi (7). Si tratta del rilievo degli scavi e delle preesistenze con un’interessantissima legenda.

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(Fig. 4) Disegno del rilievo delle strutture emerse a S. Croce, tratto dal Magaldi, op. cit. (7).

I ruderi di S. Croce in due studi di Giulio Schmiedt.

Lo studioso  Giulio Schmiedt (4), nel 1975, pubblicò un’interessantissimo studio per i tipi dell’Istituto Geografico Militare di Firenze. Nel suo studio, sugli ‘Antichi porti d’Italia’, lo Schmiedt (4), riferiva che: “Dopo il porto di Policastro il Portolano del Mediterraneo (172), elenca nel Sinus Laus gli scali di Marina di Vibonati, di Sapri e di Maratea, ma non si hanno elementi che documentino se in epoca greca fossero frequentati. Per quanto riguarda il primo (Vibonati) si può solo dire che fu probabilmente uno scalo lucano chiamato Vibo ad Sicam e che il secondo (Sapri) fu sicuramente uno scalo romano, di cui rimarrebbero semisommerse alcune strutture sulla costa immediatamente a nord di Punta del Fortino” (riferendosi al punto ove si trova il Faro Pisacane) (4), a cui abbiamo dedicato lo studio: “Il vecchio Fortino borbonico a Sapri”, e a cui rinviamo per gli opportuni approfondimenti. Schmiedt, nel suo interessantissimo studio (4), parlando del ‘Portolano del Mediterraneo’, a pag. 79, nella nota (176), si riferisce al ‘Compasso de navigare’, e poi aggiunge e cita il testo di P. Luigi Cavalcanti, Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie, 1846, che parla degli scali dell’area a p. 46. Schmiedt, parlando dello scalo di Policastro a p. 78, sembra si riferisca ad un ‘Portolano del Mediterraneo’, moderno. Certo risulta strana la citazione di un ‘Sinus Laus’ e di un ‘Vibo ad Sicam’. Non sappiamo se il geografo e studioso Giulio Schmiedt, si riferiva al ‘Compasso de navigare‘.  Schmiedt (4), a p. 63, parlando di Punta Campanella e Punta Licosa, cita il Compasso (132) e poi a p. 79, lo cita nuovamente (176), citando anche il testo che ne parla: di P. Luigi Cavalcanti. Nel suo studio, Schmiedt (4), pubblicò un particolare in b/n, simile allo schizzo illustrato nell’immagine di Fig. 5, che illustra un disegno del 1819 eseguito dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano (5). Il disegno che illustra la Fig. 5, è un particolare tratto dallo schizzo di cui abbiamo recentemente ottenuto la sua fotoriproduzione digitale, dall’Istituto Geografico Militare di Firenze, che lo conserva (5). Si tratta del rilievo in scala 1:5000 della baia naturale di Sapri e del piccolo centro abitato. Il disegno di Fig. 5, di cui lo Schmiedt (4), nel 1975, pubblicò un particolare in b/n e, da me citato in diversi miei studi (1), nel 1987 e poi, nel 2014, da Scarfone (10), è conservato presso il Nuovo Archivio, sede S. Marco dell’Istituto Geografico Militare di Firenze.  Schmiedt (4), scriveva in proposito: un vecchio schizzo eseguito nel 1819 a cura del Tenente Blois del Genio Napoletano” e, poi ancora: “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, dedotto da un rilievo a scala 1:500 eseguito nel 1819 dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano. Si notano i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle”.

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(Fig. 5) “Porto di Sapri’, Rilievo originale eseguito dal Ten. Blois del Genio Napoletano. Sono riportati resti dell’antico porto romano.”, datato 1 gennaio 1819, rilievo in scala 1: 5000, con la seguente collocazione: cart. n. 82, doc. n. 52, Comune di Sapri, Prov. Salerno;  vecchio schizzo, conservato presso il Nuovo Archivio, sede S. Marco dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, Sezione ‘Stampe Antiche’: (n. 141142).

Le strutture semisommerse a S. Croce, dette ‘Pilae’

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(Fig. 6) Villa della Nave o Villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo, presso Gaeta – rilievo aereo dei resti delle strutture semisommerse “sovrastrutture. 1,2,3,4,5 ecc…”; l’immagine è stata pubblicata nello studio di Giulio Schmiedt (2).

Le ‘Pilae’ della villa di Gneo Fonteio o vila della Nave a Serapo

Le immagini illustrate nelle Figg. 6-8-9-10, pubblicate da Giulio Schmiedt (2), nel 1972, illstrano alcune strutture della ‘Villa della Nave’ o villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo (località di Gaeta)(Fig. 7). In particolare, l’immagine illustrata in Fig. 6, pubblicata dallo Schmiedt (2), illustra il disegno del rilievo in pianta, dove con la lettera “C si indicano i resti di sovrastrutture 1,2,3,4,5 = fondazioni sommerse di una veranda sul mare” che, come possiamo vedere dal raffronto delle altre immagini di Figg. 11-12, che illustrano le strutture a S. Croce, dette ‘Pilae’, si somigliano notevolmente. La notevole somiglianza con alcune strutture semisommerse a Serapo con le ‘Pilae‘ a S.Croce a Sapri,  è  suffragata anche e soprattutto – a nostro avviso – da alcune evidenze strutturali e fotografiche illustrate da Giulio Schmiedt (2), che nel 1972, parlava di alcune ville romane sul litorale laziale.

Resti della villa Nave o di Gneo Fonteio a Serapo a Gaeta

(Fig. 7) Cala della Nave a Serapo, località di Gaeta – resti della Villa d’epoca romana di Gneo Fonteio o ‘Villa della Nave’ – come la chiama Giulio Schmiedt (2), visti dal satellite. Come si può ben vedere, queste strutture semisommerse, somigliano alle strutture semisommerse dette ‘Pilae’, poste lungo il litorale Saprese ed illustrate nella Figg. 8-9-10-11-12.

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(Fig. 8) Villa della Nave o villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo, presso Gaeta – Veduta delle strutture semisommerse illustrate nel disegno del rilievo di Fig. 3 “sovrastrutture. 1,2,3,4,5 ecc…”; l’immagine è stata pubblicata nello studio di Giulio Schmiedt (2).

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(Fig. 9) Villa della Nave o Villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo, presso Gaeta – Veduta delle strutture semisommerse illustrate nel disegno del rilievo di Fig. 3 “sovrastrutture. 1,2,3,4,5 ecc…”; l’immagine è stata pubblicata nello studio di Giulio Schmiedt (2).

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(Fig. 10) Villa marittima di Sperlonga – Resti delle strutture semisommerse illustrate nel disegno del rilievo di Fig. 3 “sovrastrutture. 1,2,3,4,5 ecc…”; l’immagine è stata pubblicata nello studio di Giulio Schmiedt (2).

Le ‘Pilae’ di S. Croce a Sapri

Le strutture semisommerse di S. Croce, sono molto simili a quelle della Villa della Nave a Serapo. Secondo lo Schmiedt (2), le strutture della villa d’epoca romana del patrizio Gneo Fonteio, sono delle strutture o “fondazioni sommerse di una veranda sul mare”. In realtà, le strutture illustrate da Schmiedt e le ‘Pilae’ a S. Croce, sono delle strutture (forse portuali), semisommerse. Anche se oggi, in ambedue i casi, questre strutture o opere strutturali, sono immerse nell’acqua del mare ed affiorano per pochi centimetri fuori il pelo dell’acqua, rappresentano delle opere che in antichità si elevavano dal pelo dell’acqua di mare per diversi metri, tanto da costituire dei grandi e poderosi piloni di sostruzione di una passerella o di una veranda – come vuole lo Schmiedt. Credo si tratti di una struttura portuale utilizzata a mò di passerella elevata per l’attracco ed il ricovero dei navigli e che nel contempo sia anche un molo flangiflutti a difesa delle violente mareggiate nei giorni di forte libecciata. Infatti, a Sapri, si può vedere come nei giorni di forte vento, il mare in burrasca, scarica e dirige tutta la sua violenta forza e onde verso la direzione delle ‘Pilae’, costruite in quel punto per proteggere i piccoli legni ricoverati nel porticciolo della villa patrizia di S. Croce. Cio è dimostrato dalla tipologia costruttiva e dai materiali utilizzati per la loro costruzione. Da un’attenta analisi della fattura costruttiva di questi manufatti di epoca romana, possiamo dire che, nascevano come strutture marine. Si tratta di n. 4 strutture costruite (Figg. 10-11) che, emergono dal mare e sono distanziate tra loro come se fossero le basi immerse in acqua di strutture o fondazioni di grandi piloni su cui forse, in sommità, vi era posta una loggia o una veranda dentro il mare e con delle aperture poste tra un pilone e l’altro. Si vede chiaramente come queste strutture, siano nate per essere state costruite immerse nell’acqua del mare, dall’uso della malta idraulica utilizzata – la pozzolana – per le costruzioni in acqua. Infatti, le ‘pilae’ a S. Croce, sono per metà costruite con mattoni di tufo legati da un’impasto di inerte e pozzolana, fino al pelo dell’acqua di mare, mentre la parte che oggi affiora dal mare si vede costruita con diversi materiali: ciotoli di pietra locale mista ad una poltiglia di calce normale. Infatti, si vede come esse nascessero come strutture marine in quanto le attuali costruzioni oggi visibili sono state realizzate con due metodologie costruttive diverse tra loro. Infatti, osservando bene da vicino le due differenti tipologie costruttive, notiamo che fino all’attuale livello dell’acqua del mare, queste strutture o fondazioni che si immergono nel mare, sono state costruite in modo differente rispetto alle strutture che si elevano fuori l’acqua del mare e che in epoca romana si ergevano fino all’attuale livello stradale formando molto probabilmente una veranda affacciata sul mare con un camminamento per l’attracco di grosse navi. Queste strutture hanno sempre affondato le loro fondazioni dentro l’acqua del mare, quindi non possono che non essere strutture portuali o un’antico molo, o un molo flangiflutti. Recentemente, nel 2014, lo studioso Scarfone (10), scriveva in proposito alle strutture semisommerse dopo S. Croce: (9) Questi ultimi “sassi” citati, la cui caduta in mare è non meno localizzata o ben localizzabile, e gli scogli frangiflutti attribuiti ad un’opera ingegneristica romana a difesa del porto, poco evidenziati anche nella cartografia nautica storica riportata nell’immagine di figura 3, sembrerebbero avere una stessa misteriosa causa comune di messa in posto, probabilmente legata forse ad un evento naturale che però anche dall’Antonini non è chiaramente segnalato né datato“. Scarfone nel suo studio (10), fa tutto un giro di parole per dire che le ‘Pilae’ sono ‘scogli frangiflutti’. Come abbiamo cercato di far notare, citando gli studi ed esempi di Schmiedt (2), ed in particolare le immagini di Fig. 8 e 9, dove si vede chiaramente che le strutture d’epoca romana di Sapri, e le ‘Pilae’ (Figg. 11-12), risultano molto simili alle Ville patrizie sul litorale Laziale, come quella di Villa della Nave a Serapo, segnate in figura con i numeri da 1 a 5 (Figg. 6-7-8-9-10) e che lo Schmiedt (2), afferma essere: “Fondazioni sommerse di una veranda sul mare”. Alla luce delle strutture citate dallo Schmiedt (2), ci risulta riduttivo e semplicistica la definizione data da Scarfone (10), che riteneva essere ‘scogli flangiflutti’ . Per intenderci, per scogli si intende non opera dell’uomo, mentre le ‘Pilae’ di S. Croce a Sapri, sono dei grandi e poderosi piloni, che costituivano una grande e poderosa struttura, immersa nel mare ma elevata. Un pontile-veranda per l’attracco di bastimenti. Del resto, anche la tesi di una catastrofe sismica sostenuta da Scarfone (10), che sia stata la probabile causa del loro abbattimento, non è a nostro avviso plausibile in quanto non si capirebbe il motivo per cui, a seguito di una forte scossa sismica o evento catastrofico, i piloni fossero stati abbattuti ed il resto del litorale no. Il Tenente Blois del Genio Militare Napoletano, nel 1819, nel suo schizzo di Fig. 7, li definiva più correttamente “Antico molo Dir.”.

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Le Pilae a S. Croce

(Fig. 11) Le ‘Pilae’  a S. Croce a Sapri, che affiorano dall’acqua del mare, visti dal satellite

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(Fig. 12) Le ‘Pilae’, strutture portuali semisommerse a S. Croce a Sapri.

Le ‘Cammerelle’ a S. Croce a Sapri

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(Fig. 13) I criptoportici della villa romana di “Regione Sarinola”, o Villa di Cicerone, oggi detta Villa Rubino a Formia-Minturno, molto simili alle Cammerelle a S. Croce a Sapri.

Cicerone conosceva Sapri e la Villa romana a S. Croce

In un altro suo pregevole studio, Giulio Schmiedt (2), pubblicò alcune immagini, illustrate nelle Figg. 6-8-9-10-13, che illustrano alcune strutture di alcune Ville d’epoca romana del litorale Laziale, che risultano essere molto simili alle strutture portuali preesistenti a Sapri, in località S. Croce. Lo studio dello Schmiedt (2), apre nuovi scenari circa l’origine del toponimo “Bibo ad Siccam”, citato da Marco Tullio Cicerone e, dalle sue frequentazioni in zona, in quanto una di queste ville romane – di cui parla lo Schmiedt (2), ha i criptoportici molto simili alle Cammerelle di Sapri, come vedremo e, quindi – questa nostra intuizione – confermerebbe la precedente intuizione che ebbe l’Antonini (3), quando credeva riferirsi a Sapri,  il Questore romano, Marco Tullio Cicerone che, nel I° secolo, spesso era in viaggio navigando ripetute volte per le nostre coste, nella sue lettere scritte al suo amico Attico nel 44 d.C., scrivendo all’amico Caio Testa Trebazio di Velia, nel 75 a. C., diceva: Ego adbuc (perveni enim Vibonem ad Sicam) ecc…Veni igitur ad Siccam octavo die a Pompeiano, cum uno die Veliae constitissem, ubi quidem fui fane libenter apud Talnam nostrum, nec potus accipi, illo absente praefertim, liberalius, IX Kal. igitur ad Sicam” (3). L’Antonini, segnalava il passaggio del Questore romano Cicerone che definiva il sito di Sapri: “Parva gemma maris inferi“, “piccola gemma del mare del sud“. Sempre nell’immagine di Fig. 13, pubblicata nell’altro pregevole studio dello Schmiedt (2), si vedono i criptoportici  della Villa della Regione Sarinola a Formia, d’epoca romana. I resti, attribuiti alla residenza dell’oratore, si stendono sotto villa Rubino a Formia. Pare si tratti della Villa di Cicerone, che sappiamo avesse visitato anche la nostra Sapri. Si tratta della villa illustrata nelle immagini di Figg. 13-14, che illustrano in particolare i suoi criptoportici, pressochè identici a quelli di S. Croce. La presenza e la conoscenza di Cicerone di queste nostre coste, già intuizione dell’Antonini (3) e, della nostra interessante ipotesi è suffragata anche e soprattutto – a nostro avviso – da alcune evidenze strutturali di una villa romana sul litorale Laziale, illustrata in uno studio del 1972 di Giulio Schmiedt (2). Giulio Schmiedt (2), in un’altro suo  pregevole studio, parlava della villa della Regione Sarinola a Formia-Minturno – attuale Villa Rubino – poi in seguito, rivelatasi la villa di Marco Tullio Cicerone. Schmiedt (2),  pubblicò l’immagine della Fig. 13, che illustra i ‘criptoportici’ della Villa romana di Cicerone a Formia (Figg. 13-14), che come si può ben vedere, somigliano notevolmente alle strutture a S. Croce che la tradizione popolare vuole fossero chiamate ‘Cammerelle’. La villa citata da Schmiedt (2) è una villa romana posta sul litorale Laziale, e si tratta della Villa della ‘Regione Sarinola’ di Formia (Figg. 13-14), oggi detta villa Rubino, ed attribuita ed appartenuta all’oratore Cicerone. La villa, costruita su tre livelli, è direttamente affacciata sul mare, con tanto di porticciolo privato (ora corrispondente al porto turistico di Caposele), aveva grandi peschiere e due ninfei a più navate. Tutto l’edificio era arricchito con decorazioni “rustiche”, colonne doriche, marmi e immagini rupestri. L’attuale Villa Rubino è la residenza sotto la quale si stendono i resti che molti studiosi identificano con il celebre Formianum, ossia la villa estiva di Cicerone. In questa villa l’oratore si ritirò durante il I° triumvirato di Cesare, Pompeo e Crasso essendo venuto meno il suo peso politico. Di questo suo soggiorno se ne ha notizia grazie all’intensa corrispondenza tra Cicerone e l’amico Tito Pomponio Attico. In questo luogo luogo da lui prediletto, Cicerone continuò i suoi studi e a seguire le vicende politiche di Roma. Seneca riprendendo gli scritti di Tito Livio racconta che in questo luogo l’arpinate fu raggiunto dai sicari di Antonio e ucciso il 7 dicembre del 43 a.c. Cicerone si trovava in questa villa quando seppe dell’arrivo dei sicari di Antonio, e come scrive Seneca “Provò a fuggire per mare, ma la burrasca glielo impedì. Prese allora la Via Appia, ma fu raggiunto nel punto che oggi indichiamo come la sua Tomba, anche se in realtà è solo un sepolcro votivo”.

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(Fig. 14) Villa di Cicerone a Formia – i ‘criptoportici’ simili alle ‘Cammerelle’ di Sapri.

Le ‘Cammerelle’ a S. Croce a Sapri

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(Fig. 15) S.Croce a Sapri, le ‘Cammerelle’, in una foto dei primi del ‘900.

Si tratta di strutture d’epoca romana che la tradizione orale chiama “‘Cammerelle(piccole camerette) che,  molto probabilmente, dovevano essere delle strutture portuali per il deposito di derrate alimentari destinate alla villa patrizia d’epoca romana di cui vediamo i resti a S. Croce ed illustrate nelle immagini d’epoca di Figg. 15-16 e nel nostro rilievo architettonico illustrato in Fig. 23. Le ‘Cammerelle’ e le altre strutture e preesistenze d’epoca romana a S. Croce a Sapri, ne ha parlato l’Antonini, nella sua ‘Lucania’ (3). Nel 1928, in occasione di una campagna di scavi effettuata dalla Regia Soprintendenza alle antichità della Campania, furono rinvenuti nell’area diversi manufatti e reperti, di cui abbiamo il resoconto nel libretto inedito di Joseè Magaldi (7). Delle preesistenze di S. Croce, ci siamo occupati in altri nostri studi ivi pubblicati e, nei primi anni ’80, eseguimmo per nostro conto, dei rilievi metrici delle preesistenze delle ‘Cammerelle’ e del rilevato sotto quello che l’Antonini chiamava ambulacro (Fig. 23). Eseguimmo anche un rilievo fotografico al di sotto delle strutture dell’ambulacro (Fig. 3). Purtroppo, l’incuria delle autorità e lo scellerato intervento, dei primi anni ’80, voluto da Werner  Johannowsky (16), che occultò definitivamente le ‘Cammerelle’, facendovi costruire un muro con mattoni di tufo giallo (pietra peraltro sconosciuta all’area), così come si vedevano nell’immagine dei primi del ‘900 (Fig. 15), che non vogliamo mostrare ai lettori. L’area archeologica di S. Croce è sempre di grande interesse ma è stata poco studiata e soprattutto per niente valorizzata. Nel 2014, lo studioso Scarfone A. (10), ha pubblicato sul sito dell’ISPRA, dal titolo “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”,  dove non troviamo nessun contributo o citazione a Cicerone, se non la frase: “Gli Autori del passato hanno avuto un forte interesse verso la storia di Sapri, definita da Cicerone come parva gemma maris inferi, tracciandone magistralmente gli eventi che si sono succeduti con il trascorrere del tempo. Nel rileggere i loro contributi informativi si è però avuto modo di individuare alcune frettolose affermazioni ecc..“. Recentemente, le autorità, invece che valorizzare l’Area Archeologica di S. Croce con interventi mirati, hanno autorizzato interventi che mirano a valorizzare la Specola – evidente copia del Castello Asburgico di Miramare di Trieste. Come già proponevo in un altro mio studio, l’Area Archeologica di S. Croce dovrebbe essere isolata dalla rotabile S.S. 18 che l’attraversa e la taglia in due pezzi, deturpandola e rendendola monca delle sue bellezze che emergerebbero con una campagna di scavo seria.     

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(Fig. 16) Le ‘Cammerelle’ a S. Croce a Sapri, in una foto dei primi del ‘900.

La stele funeraria in Piazza e Lucio Sempronio Prisco

Della presenza di strutture portuali, di un porto a Sapri in epoca romana, abbiamo testimonianza anche attraverso la stele marmorea funeraria (Fig. 17), presente da secoli nell’attuale Piazza del Plebiscito a Sapri di cui abbiamo parlato in un precedente studio. La stele funeraria ci racconta della prematura morte di un giovane magistrato romano. Non ancora conosciuti agli studiosi, crediamo che due dei tre busti marmorei da noi scoperti in una casa privata saprese, potrebbero rappresentare Lucio Sempronio Pomponio Prisco, il giovane magistrato a cui è dedicata la stele marmorea in Piazza del Plebiscito a Sapri e che noi crediamo sia il personaggio rappresentato in uno dei due busti marmorei di Fig. 19 che si trova in una casa privata a Sapri, da noi recentemente rintracciato. Sul personaggio abbiamo dedicato lo studio ivi pubblicato: “I busti marmorei di Lucio Sempronio Pomponio Prisco” a cui rimandiamo per gli opportuni approfondimenti.

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(Fig. 17) Stele funeraria d’epoca romana dedicata al diumviro edile L. S. P. Prisco, posta da tempo in Piazza del Plebiscito a Sapri.

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(Fig. 18) Stele funeraria d’epoca romana dedicata al diumviro edile L. S. P. Prisco, posta da tempo in Piazza del Plebiscito a Sapri.

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(Fig. 19) Busto marmoreo di Lucio Sempronio Pomponio Prisco in una casa privata a Sapri.

Il personaggio raccontato nell’epigrafe scolpita della stele funeraria, era un ‘aedilis duovir’ (duomviro edile o duumviro), un magistrato romano assegnato alle strutture portuali il cui compito era quello di vigilare sugli edifici pubblici ( sulle strutture portuali a Santa Croce a Sapri. I duumviri (o duoviri) erano magistrati dell’antica Roma, eletti in coppie per ragioni di reciproco controllo e consiglio, allo scopo di soprintendere a pubblici uffici o delicati incarichi politici e amministrativi. La carica, normalmente, aveva durata annuale. Noi crediamo che il giovane magistrato, avesse il compito di vigilare sulle imponenti strutture portuali di Santa Croce. Noi crediamo che le struture portuali di cui oggi si vedono i resti a Santa Croce, fossero la stazione portuale di Buxentum ( l’attuale Policastro) o la sua marina per i traffici via mare, trovandosi nell’attuale Sapri, costruzioni portuali più adatte con l’ampia baia naturale all’approdo delle navi romane. La vicinanza con la “gens Sempronia”, da cui probabilmente proveniva il giovane magistrato Lucio Sempronio Pomponio Prisco, ci è data dalla presenza a Buxentum nel 194 a.C. del triumviro romano Lucio Sempronio Longo che, fu uno dei magistrati preposti alla fondazione della colonia marittima di Buxentum. Come abbiamo già detto, se fosse confermato dagli studi che il personaggio rappresentato nei due busti marmorei, da noi recentemente scoperti e pubblicati quì, fosse il giovane magistrato edile raccontato nella stele funeraria oggi in piazza, sarebe un ulteriore conferma che, la colonia marittima di Buxentum fosse da collocarsi proprio a Santa Croce a Sapri. Secondo uno studio del 1992 di Werner Johannoswsky, la stele funeraria di Piazza del Plebiscito (Figg. 17-18), che racconta della prematura morte del figlio del duoviro edile Pompeo, avvalora un’indagine del 2008 di Scogliamiglio della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Salerno che credeva i resti a S. Croce riferibili ad un periodo compreso tra il I ed il II secolo d.C., e ciò che rimane di un’imponente villa patrizia costiera che sembrerebbe essere appartenuta alla famiglia dei Semproni. Scrive Scarfone (10), in proposito: “D’altronde, alcuni esponenti della ‘Gens Sempronia’, una delle più antiche e potenti stirpi romane, erano noti nel Golfo di Policastro sin dall’età repubblicana. Infatti, come ci narra Tito Livio, nel 194 a.C., il triumviro Tiberio Sempronio Longo fu uno dei magistrati cui fu affidato il compito, avendo acquisito la suprema carica di console, della cura della vicina e sicuramente più importante colonia di Buxentum (11). Inoltre, lo storico ed apologeta romano Paolo Orosio nonché altri cronisti del IV secolo d.C. riferiscono che lo stesso imperatore romano Massimiano, lasciando il potere nel 305, scelse successivamente di ritirarsi in una villa ubicata in Lucania nella quale egli visse un periodo di agi e lussi mantenendo comunque sempre un costante contatto con l’amico e collega Diocleziano, sebbene lontano dal centro politico dell’impero (BARNES, 1981).” (12).

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(Fig. 20) Resti di una struttura termale d’epoca romana a S. Croce

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(Fig. 21) Resti di una struttura termale e paramento murale in opus reticulatum, visti dal  mare.

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(Fig. 22) Resti di un acquedotto d’epoca romana in località Fortino a Sapri

L’immagine illustra i resti di un’acquedotto d’epoca romana in località Fortino, lungo la linea di costa a Sapri. Resti di un poderoso muro posto quasi nei pressi dell’ex villa ‘Borrione’, quasi poggiato alla battigia del mare, ci fa capire quale fosse il livello del mare all’epoca dei romani a Sapri. Guardando attentamente l’immagine, si può vedere chiaramente  come anche questa costruzione, sia stata costruita utilizzando due differenti tipologie a causa della presenza del mare e della sua salinità. Si vede come questo muro ad un certo punto della sua altezza sia stato costruito con diversi materiali, si vede una porzione molto più chiara, segno dell’utilizzo di pozzolana, malta idraulica al posto della normale calce. La poderosa struttura, ci fa capire anche un’altra cosa e cioè che la sua presenza testimonia il fatto che le strutture d’epoca romana a S. Croce, si estendevano oltre, arrivando sino a oltre la località Fortino dove oggi si trova il Faro Pisacane.

Il rilievo metrico architettonico delle strutture dette Cammerelle, da me redatto nel 1975.

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(Fig. 23) Attanasio F., Rilievo planimetrico, prospettico e di sezione delle Cammerelle a S.Croce a Sapri, redatto nel 1975

L’epigrafe in caratteri greci e quella latina pubblicate dall’Antonini, trovate e viste in località Fortino a Sapri, forse provenienti dalla città d’Avenia  come dice lui dalla città di Vibona

Il barone Giuseppe Antonini (….), nella sua prima edizione della, La Lucania, I discorsi, ed. Tomberli, Napoli, 1745 parlando di Sapri e nel descrivere i ruderi archeologici che vide personalmente, a pp. 434-435, in proposito scriveva che: “Verso l’imboccatura del porto dal lato occidentale sono gl’interi fondamenti di circa altri stanze simili a quelle, che sono nel lato occidentale, le quali potevano essere magazzini, o altra spezie d’officine alla marina appartenenti; e poi intorno intorno al porto veggonsi sott’acqua, ed al lido grandi ruine di larghissime muraglie; sicurissimo indubitato segno, che sulla riva del mare,  e poco entro terra i Cittadini abitassero. Dico ciò, anche perchè non ho trovato fra quelle vicine vigne vestigia alcuno di antica cosa: e dimandato a quei Contadini, se zappando avessero mai trovato sotto terra qualche considerabile fabbrica, mlti mi dissero d’avervi pochissime cose scoverto. Solamente al di sopra la Torre del lato occidentale trovai due pezzi di colonna d’ordinarissimo granito, e pochi passi dentro una vigna opposta un pezzo considerabile di fabbrica, ed un frammento di marmo, in cui eran rimaste le solo poche greche lettere dell’intera Iscrizione, che contener doveva nella maniera quì posta: 

                                                                                                         ΘΕΟΙΣΑΠ…..

                                                                                                      …..ΟΙΗΣΕΝ……

                                                                                               ……ΜΟΥ…..ΔΟΙ….Ρ…..

                                                                                                      …..ΕΥΤΥΧΟC……

Nicola Corcia (…), nel suo ‘Storia delle due Sicilie etc…’, pubblicato nel 1847, nel vol. III, a p. 65, che parlando di ‘Scidro’ sulla scorta dell’Antonini scriveva che: “Il porto di Sapri è per gran tratto pieno di fabbriche occupate dal mare; ma più di tutte quelle rovine (6) dimostra il luogo abitato da’ Greci la seguente mutila epigrafe: ….”. L’Antonini, proseguendo il suo racconto, a p. 435 (I edizione del 1745 e a p. 434 nella II edizione del 1795), in proposito scriveva pure che:  “Mi furono ben vero mostrati molti gran mattoni, ch’erano stati di sepolcri, e di questi spessissimi si trovavano fra quei vigneti con qualche lucerna sepolcrale.  Nell’erto della collina vicino un pagliaio viddi a terra l’iscrizione seguente, che avrei forse con poco denaro potuto avere, se la sciocchezza d’un Prete, che ne faceva gran caso,  non avesse distolto il padrone, ch’era un contadino, dal vendermela, dicendomi averla promessa ad un suo amico in Napoli. Peraltro a me bastò averla copiata e è questa:

                                                                                          M. T. PALP II. IVCVNDI

                                                                                            V IX. AN. XI. M. VIII.

                                                                                           M. PALPIVS. BASSVS

                                                                ET. LARTIA. MVSSIDIANA PARENT. MOESTISS.

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(Fig…) Antonini, op. cit., p. 434

L’Antonini prosegue parlando di un’altre due iscrizioni: Mi furono mostrati molti gran mattoni che erano stati di sepolcri. Nell’erto della collina, vicino ad un pagliaio, vidi a terra l’iscrizione seguente, che avrei forse con poco danaro potuto avere, se la sciocchezza d’un Prete, che ne faceva gran caso, non avesse distolto il padrone, che era un contadino, dal vendermela, dicendo di averla promessa ad un suo amico in Napoli. Per altro, a me bastò averla copiata, ed è questa:”. Luigi Tancredi (…), nel suo “Sapri – giovane e antica”, dopo aver detto dell’accurata descrizione dei manufatti a S. Croce fatta dall’Antonini nel 1745, a p. 32, nella nota (21) postillava che: “(21) Fra i reperti dell’antichità classica, oltre la lapide di Sempronio Prisco, sono da ricordare altre due: una greca, incompleta, consistente in un frammento di marmo presso la Torre del lato occidentale, tra le vigne, colle seguenti parole: etc…., un’altra romana, più chiara e completa, con questa iscrizione: M. T. PALP II. IVCVNDI V IX. AN. XI. M. VIII. M. PALPIVS. BASSVS ET. LARTIA. MVSSIDIANA PARENT. MOESTISS. Questa s’interpreta: ‘Memoria Titi Palpii Jucundi: vixit annos undecim, menses octo. Marcus Palpius Bassus et Lartia Mussidiana, parentes moestissimi (posuerunt) = Ricordo di Tito Palpio Giocondo: visse undici anni ed otto mesi. Marco Palpio Basso e Larzia Mussidiana, genitori molto addolorati, gli posero questa lapide. Alla famiglia dei Bassi, intorno ai primi secoli, appartennero personaggi illustri tra consoli, cavalieri, poeti e grammatici. Sono iscrizioni rinvenute e citate dall’Antonini nella “Lucania” (Tomo I, Parte 2°, Discorso XI, pagg. 433-434). Commuove per la scomparsa di un fanciullo in tenera età.”. Nicola Corcia (…), nel suo ‘Storia delle due Sicilie etc…’, pubblicato nel 1847, nel vol. III, a p. 65, che parlando di ‘Scidro’ sulla scorta dell’Antonini scriveva che: “Molti sepolcri ancora si scoprivano tra’ prossimi vigneti, ma appena ne rimavano queste due lapide:  (egli riporta la seguente epigrafe sepolcrale):”. Nicola Corcia (…), nel suo ‘Storia delle due Sicilie etc…’, pubblicato nel 1847, nel vol. III, a p. 66, che parlando di ‘Scidro’ sulla scorta dell’Antonini scriveva che: “Notabile nella prima di queste iscrizioni è il pronome di ‘LARTIA’, il quale, corrisponde a ‘domina’, si legge in molti titoli sepolcrali etruschi, nè so se s’incontra in altre epigrafi latine: certo è che i due titoli dimostrano il luogo abitato nè tempi romani; ma che la città fosse abbandonata o distrutta ai primi tempi dell’impero si può raccogliere dal non  essere ricordata nè da Strabone nè dà geografi posteriori.”.

Corcia, su Scidro, p. 66, cap. III

Dunque, secondo il Corcia (…) vol. III, a p. 66, l’iscrizione latina riportata dall’Antonini vista a Sapri, riguarda una testimonianza etrusca. Sulla storia di Sapri ha scritto anche il dottor Nicola Gallotti nel 1899 che pubblicò “Sapri nella storia e nella tradizione popolare – brevi cenni”, e sebbene parlasse delle origini di Sapri anche sulla scorta di studiosi come Nicola Corcia, il Curcio-Rubertini (…) e il Tropea (…), in “Storia dei Lucani”, non si accenna mai alla città di Avenia ed al racconto della tradizione orale locale di una città inghiottita dalle acque a seguito di un “maremoto”. Lo stesso Corcia (…) accenna a origini etrusche e ad una “città dei Romani” riferendosi al pronome latino di “Lartia” che si trova nell’iscrizione lapidea – la stele marmorea – che oggi si trova in Piazza del Plebiscito. Angelo Guzzo (….), nel suo “Il Golfo di Policastro – natura, mito e storia”, a pp. 177-178, in proposito scriveva che: “L’Antonini cita, tra i reperti da lui rinvenuti a Sapri, anche una lapide sepolcrale di fanciullo recante la seguente epigrafe latina: etc….”Memoria Titi Palpii Iucundi: vixit annos undecim, menses octo. Marcus Palpius et Lartia Mussidiana, parents moestissimi (posuerunt)(11) (In memoria di Tito Palpio Giocondo: visse 11 anni e 8 mesi. I genitori dolentissimi, Marco Palpio Basso e Larzia Mussidiana, posero questa lapide)(13).”. Il Guzzo, a p. 177, nella nota (11) postillava: “(11) F. Cesarino – Sapri archeologica – in “I Corsivi” – Anno 1987 – n. 3“. Il Guzzo, a p. 178, nella nota (13) postillava: “(13) G. Antonini – Op. cit., Vol. I – pag. 434”. Angelo Guzzo (….), nel suo “Da Velia a Sapri – Itinerario tra mito e storia etc…”, a pp. 222-223, in proposito scriveva che: “Nella zona opposta, vale a dire nell’odierna località dell'”Acqua Media”, l’Antonini enumera le fondamenta di circa venti stanze simili alle “Camerelle”; un vecchio molo corroso dalle onde e tutt’intorno al lido, sott’acqua, grandi rovine di larghissime muraglie (11). Tutte queste rovine ed in particolare le Terme ed il Teatro, sono indubbio indizio che Sapri, se non proprio una grande città, dovette certamente costituire, all’epoca del dominio di Roma, centro assai considerevole. L’Antonini cita, tra i reperti da lui rinveuti a Sapri, anche una lapide sepolcrale di fanciullo recante la seguente epigrafe latina: etc….”Memoria Titi Palpii Iucundi: vixit annos undecim, menses octo. Marcus Palpius Bassus et Lartia Mussidiana, parents moestissimi (posuerunt)”. (In memoria di Tito Palpio Giocondo: visse 11 anni e 8 mesi. I genitori dolentissimi, Marco Palpio Basso e Larzia Mussidiana, posero (questa lapide)(12).”. Il Guzzo, a p. 224, nella nota (12) postillava: “(12) Antonini, op. cit., vol. I – pag. 434”. Devo però precisare che il Guzzo si sbagliava quando scriveva che: “Nella zona opposta, vale a dire nell’odierna località dell'”Acqua Media”, l’Antonini enumera le fondamenta di circa venti stanze simili alle “Camerelle, etc…” Non si tratta del zona limitrofa all'”Acqua Media”, che si trova dove attualmente si trova l’area portuale moderna (il nuovo porto) di Sapri, a ridosso del Monte Ceraso ma la zona a cui si riferiva l’Antonini era quelle che oggi è detta località Fortino. Il barone Giuseppe Antonini (….), nella sua prima edizione della, La Lucania, I discorsi, ed. Tomberli, Napoli, 1745 parlando di Sapri e nel descrivere i ruderi archeologici che vide personalmente, a p. 434, in proposito scriveva che: “Verso l’imboccatura del porto dal lato occidentale sono gl’interi fondamenti di circa altri stanze simili a quelle, che sono nel lato occidentale, le quali potevano essere magazzini, o altra spezie d’officine alla marina appartenenti; e poi intorno intorno al porto veggonsi sott’acqua, ed al lido grandi ruine di larghissime muraglie; sicurissimo indubitato segno, che sulla riva del mare,  e poco entro terra i Cittadini abitassero. Etc…”.. Infatti, l’Antonini si riferiva al lato occidentale della baia naturale di Sapri, dove attualmente vi è posto il faro Pisacane per intenderci. L’Antonini scriveva nel 1745 di aver visto e trovato: ” verso l’imboccatura del porto del lato occidentale sono gl’interi fondamenti di circa venti altre stanze simili a quella, che sono nel lato orientale ecc….Solamente al di sopra la Torre del lato occidentale (crediamo si riferisca alla Torre del Buondormire), trovai un frammento di marmo con greche lettere.”. La “Torre del lato occidentale” è una torre che oggi non esiste più ma all’epoca ancora era visibile evidentemente ed era la torre, forse vicereale detta “Torre del Buondormire” di cui ho parlato in un altro mio saggio. La Torre del Buondormire doveva trovarsi nel punto in cui essa traguardava il mare e dove oggi si trova il Faro Pisacane molto vicino alla “Spiaggia del Buondormire”, dove, nel 1857, si trovava un posto doganale borbonico che accolse i trecento di Pisacane. Dunque, l’Antonini è chiaro al riguardo e dice che l’epigrafe vista con caratteri greci scolpiti si trovava in una vigna posta al di sopra di detta Torre Buondormire, ovvero molto probabilmente dove oggi si trova l’Ospedale Civile di Sapri. Tutta quella porzione di territorio oggi si chiama località Fortino perchè in epoca murattiana e borbonica vi era un fortino e delle opere militari che, nel 1832, il barone Palamolla affittava al Sindaco di Sapri, come risulta dai documenti in mio possesso. Attualmente, l’area in questione è posta sul versante costiero, tra la località S. Marco nel Comune di Sapri e l’area a ridosso della zona Ospedaliera, in parte nel Comune di Vibonati e a ridosso dei camping.

Note bibliografiche:

(1) Attanasio Francesco, “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato da Felice Cesarino, La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb.,1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ” Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsivi”, Sa- pri, 1987, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Re-golatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.

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(2) (Figg. 6-8-9-10-11) Schmiedt G., ‘Il livello antico del Mar Tirreno – testimonianze dei resti archeologici, Firenze, Leo S. Olschki editore, 1972; le immagini illustrate nelle Fig. 6, tratta dal testo di Schmiedt, è la n. 146 di p. 134, che illustra un disegno del rilievo dall’alto delle preesistenze di Villa della Nave o villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo (località di Gaeta). Schmiedt, pubblica la Fig. 8 che corrisponde alla Fig. 147 a p. 135; la Fig. 9, corrisponde alla Fig. 149, a p. 137; la Fig. 10, corrisponde alla Fig. 148, a p. 136; la Fig. 13, corrisponde alla Fig. 152, publicata a p. 136.

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(3) Antonini G., La Lucania, parte II, discorso XI, Napoli, 1795, ed. Tomberli, pp. 432, 434.

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(4) Schmiedt G., Antichi porti d’Italia – Gli scali Fenicio-punici – I porti della Magna Grecia, Parte II- I Porti delle Colonie Greche, stà nella rivista dell’I.G.M. “L’Universo”, ed. I.G.M., Firenze, 1975 (che noi possediamo in originale), pp. 78-79.

(5)(Fig. 5) Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, di cui un particolare fu pubblicata dallo Schmiedt G., op. cit. (4), p. 78-79 che, alla nota 173 di p. 78, scriveva in proposito: un vecchio schizzo ecc.. eseguito nel 1819 a cura del Tenente Blois del Genio Napoletano” e, poi ancora: “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, dedotto da un rilievo a scala 1:500 eseguito nel 1819 dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano. Si notano i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle”. Recentemente, nel 2014, la carta in questione è stata pubblicata da Scarfone A., op. cit. (8). Il vecchio schizzo pubblicato dallo Schmiedt (..), è conservato presso il Nuovo Archivio, sede S. Marco dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, Sezione ‘Stampe Antiche’: (n. 141142) ‘Porto di Sapri’, Rilievo originale eseguito dal Ten. Blois del Genio Napoletano. Sono riportati resti dell’antico porto romano.”, datato 1 gennaio 1819, rilievo in scala 1: 5000, con la seguente collocazione: cart. n. 82, doc. n. 52, Comune di Sapri, Prov. Salerno. La carta può essere richiesta collegandosi al link dell’IGM:  https://www.igmi.org/carte-antiche/digitale_300_dpi/carta-1507626269.46?searchterm=Ten.+Blois+

(6) Gallotti N., Sapri nella storia e nella tradizione popolare, Napoli, Tip. G. Golia, 1899, pp. 39-40; Gallotti N., Condizioni igienico sanitarie di Sapri, Lagonegro, Tip. Lagonegrese, 1891

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(7) (Fig. 24) Magaldi Josè, Cennno storico Archeologico della città di Sapri, e descrizione dei ruderi ivi esistenti e preesistenti illustrati da rilievi e disegni, Incarico della Regia Soprintendenza alle Antichitità e Scavi della Campania, Sapri, Marzo 1928, Anno VI; questo scritto di cui noi possediamo una copia donataci dall’autore, è inedita ma depositata a Salerno.

(8) Gaetani R., La fede degli avi nostri, o ricordi storici della Chiesa di Torraca, Roma, 1906 , pp. 152, 153, 154, vedi nota 4 al testo; cita il documento. Sulla scorta di questa notizia, il Tancredi (Tancredi L., Il Golfo di Policastro, Napoli, 1976, e pure in ‘Sapri giovane e anti-ca’.

(9) Romanelli D., Antica topografia Istorica del Regno di Napoli, Napoli, 1815, Stamperia Reale, ristampa de: Il Cilento, Paestum e il Picentino, a cura di La Greca F., ed. Galzerano, 1990, p. 101.

(10) Scarfone A., “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”, stà in ‘Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia, XCVI (2014), pp. 447-460, pubblicato su un sito dell’ISPRA.

(11) Come dicevo, lo studio di Giulio Schmiedt (2), parlava della Villa della ‘Regione Sarinola’,  a Formia – Minturno, oggi chiamata Villa Rubino. La villa romana in questione, attribuita all’oratore Cicerone,  tra il 1867 e il 1868, fu venduta dallo Stato alla famiglia Rubino, tuttora proprietaria dello stabile. La villa, anche se non è stata del tutto scoperta, versa in uno stato di degrado e di abbandono. Col passare del tempo, la villa cambiò spesso proprietari, quasi tutti erano nobili appartenenti alle famiglie di spicco di Napoli, fino ad appartenere a Ferdinando II di Borbone, re di Napoli appunto, che la promosse a sua residenza estiva. Il 13 dicembre del 1861 in questa villa venne firmato l’armistizio per la resa delle truppe piemontesi del generale Cialdini, una tappa importante per la nascita del Regno d’Italia. I resti, attribuiti alla residenza dell’oratore, si stendono sotto villa Rubino a Formia. A oriente del nucleo abitato di Formia, inizia il Parco regionale suburbano di Gianola-Monte di Scauri, una superficie di 290 ettari a prevalente macchia mediterranea che conserva resti archeologici di una villa romana e di una cisterna ottagonale, chiamata Tempio di Giano, databili al I sec. a.C. Un piccolo approdo, il porticciolo di Gianola del 1930, sorge sui resti di una peschiera romana. Il tratto di costa antistante il parco è Oasi Blu marina gestita dal WWF che organizza diverse attività (v. anche dintorni di Minturno).

(12) Questi i passi di Tito Livio in cui viene narrata la fondazione della colonia di Bussento. Libro XXXII, 29, I: […] “C. Atinius, tribunus plebis, tulit ut quinque coloniae in oram maritimam deducerentur, duae ad ostia fluminum Vulturni Liternique, una Puteolos, una ad Castrum Salerni: his Buxentum adiectum; trecentae familiae in singulas colonias iubebantur mitti. Tresviri deducendis iis, qui per triennium magistratum haberent, creati M. Servilius Geminus Q. Minucius Thermus Ti. Sempronius Longus.” […] “Il tribuno della plebe Caio Atinio propose di fondare cinque colonie sulla costa, due alla foce dei fiumi Volturno e Literno, una a Pozzuoli, una a Castro di Salerno. Vi si aggiunse Bussento. Si decretò di mandare in ogni colonia trecento famiglie. Furono creati triumviri per la fondazione di quelle colonie Marco Servilio Gemino, Quinto Minucio Termo, Tiberio Sempronio Longo.” (Traduzione a cura di RONCONI & SCARDIGLI, 1980). Libro XXXIX, 23, I: […] “Extremo anni, quia Sp. Postumius consul renuntiaverat peragrantem se propter quaestiones utrumque litus Italiae desertas colonias Sipontum supero, Buxentum infero mari invenisse, triumviri ad colonos eo scribendos ex senatus consulto ab T. maenio praetore urbano creati sunt L. Scribonius Libio, M. Tuccius, Cn. Baebius Tamphilus.” […] “Alla fine dell’anno, poiché Sp. Postumio console aveva riferito che nel percorrere le due coste d’Italia per via dei suoi processi aveva trovato spopolate le colonie di Siponto sull’Adriatico e di Bussento sul Tirreno, il pretore urbano T. Menio, secondo un senatoconsulto, elesse triumviri, per il reclutamento dei coloni da mandare là, L. Scribonio Libone, M. Tuccio, Cn. Bebio Tanfilo.” (Traduzione a cura di RONCONI & SCARDIGLI, 1980).

(13) Mazzella Napolitano S., Descrizione del Regno di Napoli, Napoli, 1568, p. 79 che oggi si può scaricare gratis da:  https://books.google.it/books?id=Z5wDWIysb_0C&pg=PA250&dq=scipione+mazzella+napolitano,+descri&hl=it&sa=X&redir_esc=y#v=onepage&q=scipione%20mazzella%20napolitano%2C%20descri&f=false.

(14) Curzio N., Melania di Blanda, ovvero l’Aurora del Vangelo sul litorale del Tirreno dal-l’Etna ai sette colli, estratto dal Pensiero Cattolico, Manduria, 1910, cap. XIV, p. 29.

(15) Greco G., Dall’Alento al Mingardo, stà in “A Sud di Velia-I-ricognizioni e ricerche 1982- -1988“, Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia,Taranto, 1990, p. 17; Si veda pure Greco G., 1990b, p. 18; Fiammenghi-Maffettone 1990, p. 32.

(16)  Johannowsky W., Atti XXII Congresso sulla Magna Grecia, Taranto, 1982, p. 422; si veda pure 1983b;  si veda pure dello stesso autore: ‘Le Ville romane dell’età imperiale‘, stà  in: Itinerari turistico culturali in Campania, n. 3, Società Editrice Napoletana, pp. 116, Napoli.

(17) Beguinot C., Il Cilento – Problemi urbanistici, ed. del Centro Studi per il Cilento e il Vallo di Diano, collana diretta da Ruggero Moscati, VIII, Napoli, 1960.

Mosaici d’epoca romana nel palazzo Peluso a Sapri

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(Figg. 1-2) Due mosaici d’epoca romana con scritte e motivi decorativi fotografati nel palazzotto Peluso in C. so Garibaldi a Sapri

Gli studi

Nel 1987, pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la Storia di Sapri. Lo studio ini-ziato a Salerno e poi a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archivistiche dell’epoca, rende-vano incerti i risultati ma il periodo medioevale meritava ulteriori approfondimenti ed indagini o ricerca di nuove fonti. In particolare, su incarico dell’allore Sindaco di Sapri Dott. Vito D’Agostino, depositai in Comune  l’“Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sa-pri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale ( P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998. In occasione della redazione di questo lavoro e, sulla base di alcuni scritti di alcuni studiosi locali che si erano occupati prima di me del- la storia di Sapri, come ad esempio Josè Magaldi (2).

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(Fig. 3) ‘Croquì di Sapri’. Schizzo eseguito dal Genio Militare Napoletano, disegno a mano libera, inchiostro su carta, epoca occupazione Napoleonica del Regno di Napoli, da me scoperto presso la Biblioteca Nazionale di Napoli dove si trova conservato nella Sezione ‘Manoscritti e rari’ (9).

Il Palazzotto Peluso in C.so Garibaldi a Sapri

Il Palazzo della famiglia Peluso in C.so Garibaldi a Sapri, si può vedere sul web all’indirizzo: https://www.google.it/maps/@40.0747753,15.6290759,3a,75y,347.29h,86.69t/data=!3m6!1e1!3m4!1sVNEahWR2_78NPYTQSvHbNg!2e0!7i13312!8i6656. Esso fu citato dal Cav. Carlo Pesce (8) in un suo pregevole studio sull’eccidio di Costabile Carducci. Il Pesce (8) descrive la figura e le proprietà di un avo dell’Avvocato Vincenzo Peluso. Si tratta del prete Vincenzo Peluso autore di orrendi misfatti di cui si macchiò quale filoborbonico convinto che era. Secondo il Pesce, fu proprio il prete Vincenzo Peluso –  che l’aveva fatto costruire. Il Pesce (8), a proposito del prete Vincenzo Peluso e del Palazzotto in C.so Garibaldi, nel 1895, scriveva: “Nell’ampia spiaggia di Sapri, occupata arbitrariamente, fece costruire una villa, chiusa da mura in un quadrato con quattro torri agli angoli e con una palazzina civettuola, dalle imposte a sesto acuto, e dai muri tappezzati all’interno ed all’esterno da figure oscene. In mezzo al mare su d’uno scoglio aveva eretto il casino dei bagni; alla marina di Vibonati altra casetta, che chiamava la Babilonia, e ad Acquafredda l’altra villa piccola, per quanto deliziosa e pittoresca.”.Noi crediamo fosse proprio quello contrassegnato con la lettera ‘C’ – Batteria proposta (Figg. 3), dello schizzo “Croquì di Sapri” – schizzo manoscritto dei primi dell”800, disegnato dal Genio militare Napoletano, inedito e da noi scoperto (9). Il vecchio palazzotto fortificato sito in C.so Garibaldi a Sapri, residenza dell’Avvocato Vincenzo Peluso e delle due sue sorelle, era di antica fattura. Insieme all’Archivio del Comune di Sapri (forse perso), esso doveva essere la memoria storica del paese. In esso si dovevano custodire documenti della famiglia Peluso ma nel contempo la memoria di secoli in cui la stessa famiglia ha partecipato attivamente alle vicende storiche del Regno. In alcuni miei articoli e studi , pubblicavo alcune notizie storiche su Sapri ed in particolare due disegni manoscritti inediti tratti da una grande raccolta di disegni e mappe appartenute all’ex Biblioteca provinciale di Napoli, custoditi presso la Sezione ‘Manoscritti e Rari’ della Biblioteca Nazionale di Napoli (Fig. 3). Questi disegni (9), da una parte costituiscono una testimonianza che contribuisce a chiarire alcuni aspetti della progettazione militare dell’epoca su queste terre, da sempre in prima linea per la difesa o la conquista del Regno di Napoli Angioino ed Aragonese prima e del Regno delle due Sicilie dei Borboni in seguito, ma ci consentono di arricchire la ricostruzione storica del territorio cilentano, ed in particolare del centro abitato di Sapri all’epoca dell’occupazione napoleonica del Regno delle due Sicilie. Proprio in uno di questi schizzi eseguiti dal Genio Militare Napoletano, al tempo dell’occupazione francese (Fig. 3), si può vedere al centro del paese ed in prossimità della linea di costa, una costruzione militare, quella che si vede nell’immagine ingrandita di Fig. 3. Noi crediamo fosse proprio il Palazzotto del prete Vincenzo Peluso, di cui parleremo (9).

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(Fig. 3) Particolare dello schizzo di Fig. 2, ‘Croquì di Sapri‘ – da me scoperto – si vede segnato che un edificio che noi crediamo sia il Palazzo di Peluso in C.so Garibaldi a Sapri. Nello schizzo del Genio militare Napoletano, l’edifico disegnato è contrassegnato in leggenda con la lettera ‘C’ = Batteria proposta (9).

I due mosaici da me rinvenuti nel Palazzo Peluso a Sapri

Il Magaldi (2) che, su incarico della Regia Soprintendenza alle Antichità e Scavi della Campania, aveva diretto i lavori di scavo in occasione del compimento del tronco di strada Provinciale in località S. Croce, nel 1928, scrisse un libretto rimasto inedito dove venivano descritti i ruderi archeologici e gli avanzi di fabbrica presenti a Sapri. Mi recai personalmente a trovare il Magaldi che risiedeva ormai anziano in un’abitazione a Salerno e lì ricevetti in dono il suo libretto inedito, da egli redatto. Nel suo libretto il Magaldi, riferiva, tra le altre cose ormai scomparse ed introvabili, di avanzi di fabbrica d’epoca romana e probabilmente provenienti dalla collinetta di S. Croce, come ad esempio di due mosaici che lui aveva visto nel Palazzotto Peluso in C.so Garibaldi a Sapri,  illustrati nell’immagine di Figg. 1-2. Il Magaldi, così scriveva in proposito: ” Dott. Peluso Giovanni: pavimento in mosaico ben conservato a due semplici colori, in una stanzetta della sua abitazione.” .

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(Figg. 1-2) Due mosaici d’epoca romana con scritte e motivi decorativi fotografati nel palazzotto Peluso in C. so Garibaldi a Sapri

Il Dott. Giovanni Peluso era il padre dell’Avvocato Vincenzo Peluso che alla sua morte lasciò i suoi beni, tra cui il bel palazzotto in C. so Garibaldi a Sapri al nipote il quale a sua volta lasciò tutto alla Sig.ra sua consorte Martorelli. Questo Palazzo fu descritto dal Cav. Carlo Pesce in un suo pregevole studio sull’eccidio di Costabile Carducci. Il Pesce descrive le proprietà e la figura dell’autore dei misfatti di cui si macchiò proprio un avo dell’Avvocato Peluso, il prete Vincenzo Peluso che l’aveva fatto costruire – secondo il Pesce (4). L’Avv. Peluso, però prima di morire, alienò in vendita alcuni beni di questa antica proprietà. Infatti, oltre ad un locale terraneo venduto a mio padre Gennaro, furono venduti altri beni tra cui l’appartamento oggi di proprietà del Sig. Rizieri, dove rinvenni e fotografai i due mosaici (Figg. 1-2), di cui oggi si sono perse le tracce. Subito dopo il sisma del 1980, il Rizieri, fece eseguire nel suo appartamento dei lavori di consolidamento e mi autorizzò ad accedere alla sua proprietà posta al piano primo del suddetto palazzotto che conoscevo bene in quanto frequentavo spesso l’Avvocato Peluso con il quale spesso avevo anche vivaci discussioni politiche. Fù l’occasione per rivisitare i due bei mosaici che anni prima avevo visto in uno stanzino attiguo alle cucine del Palazzotto Peluso, quando erano vive le due sorelle dell’Avvocato. Si trattava proprio del mosaico di cui parlava il Magaldi (2).  Qualcuno sà dove si trovino i due mosaici d’epoca romana illustrati nelle due foto di Figg. 1-2.  Da quando li fotografai dopo il terremoto dell’ 80 nel palazzotto dell’Avv. Peluso, in Corso Garibaldi, in uno stanzino adiacente le cucine (Figg. 1-2), a seguito dei lavori di rinforzo strutturali intrapresi dalla nuova proprietà, Rizieri, non se ne è saputo più nulla…purtroppo….forse occultato, forse nascosto…non si sà. Restano le due foto che scattai nel 1982 che ho segnalato più volte alla Soprintendenza Archeologica di Salerno senza avere mai ricevuto alcuna risposta in merito. E’ probabile che i due reperti archeologici di fine fattura e d’epoca romana, che rappresentino una decorazione con disegni geometrici policromi, provenissero dalle strutture annesse a quelle portuali o di una villa patrizia d’epoca romana in località Santa Croce a Sapri e, come tante vestigia del passato che ad oggi ancora ritroviamo in case di privati sapresi. Il Magaldi (2), avendoli visti in casa Peluso e, non rinvenuti nel 1884, nel corso degli scavi compiti per la costruzione del tronco di strada Provinciale S.S. 18, se ne deduce che i due interessanti reperti archeologici d’epoca romana, fossero stati trafugati in casa Peluso, molto tempo prima, forse nel ‘700. I terreni e poderi in località S. Croce, appartenevano ai Gaetani. Da questi poderi come rileva lo stesso Antonini (5) che ci racconta un’episodio proprio con un prete in quei poderi. Forse un prete della famiglia dei Gaetani. Danilo Viggiani, era proprietario della Specola ed era un cugino dei Gaetani. Tutta l’area archeologica insomma era in parte dei Gaetani e non è difficile che i Gaetani abbiano donato i due re- perti ai Peluso che come vedremo in un nostro scritto saranno protagonisti dei fatti storici dal ‘700 a buona metà dell’800. La famiglia Peluso era originaria di Vibonati che all’epoca del Regno delle due Sicilie rappresentava la sede di mandamento giuridico ed infatti nella famiglia Peluso troviamo illustri funzionari dello Stato Borbonico (se così si possono denominare), come il Prete Vincenzo Peluso che all’epoca di Re Ferdinando II di Borbone, insieme al Vescovo Nicola Maria Laudisio (6-7), era un fedele servitore della ca-sata reale del Regno delle due Sicilie. Tanto fedele al Re che all’epoca si macchiò di atroci nefandezze come la triste e barbara uccisione del deputato patriota Costabile Carducci, di cui recentemente ne è stato divulgato l’anello d’oro donatogli dal Re Ferdinando II Borbone che, per fargli visita al suo capezzale di morte si recò con tre navi della marina di guerra e sbarcò a Sapri. Della Famiglia Peluso a Sapri, inoltre vi è una lapide marmorea nella chiesa dell’Immacolata che ci racconta della morte di Don Antonio Peluso Vice-Console del Consolato Britannico di Sapri, istituito nel 1817. Figlio di Vincenzo Peluso e Anna Brandi. Tuttavia era in uso comune in tante famiglie gentilizie di Sapri conservare e fare bella mostra di reperti archelogici provenienti dai ruderi in località Santa Croce a Sapri dove ancora oggi, nonostante le sfortunate spoliazioni di antiquari napoletani del ‘700. Sono moltissime le famiglie che posseggono materiale proveniente dalle strutture d’epoca romana a Sapri, come le Famiglie dei Farano, i Gaetani, i Gallotti, i Branda, i Cesarino che hanno gelosamente conservato reperti ai più oggi sconosciuti. Cosa possiamo dire dei mosaici fotografati in casa Peluso, oggi Rizieri. I due mosaici formavano un unico pezzo, essendo stati disposti uniti sul piano di calpestio fungendo da pavimentazione allo stanzino. Di forma pressocchè rettangolare, ed a sua volta essi erano composti da più pezzi – a mò di formelle o mattonelle – assemblate tra loro che costituivano la pavimentazione di uno stanzino di servizio alle cucine del Palazzo, quello che nella tradizione locale veniva detto “u gliar’, ovvero un piccolo e fresco deposito di derrate alimentari ma posto accanto al locale cucina. Non abbiamo misurato le loro dimensioni. Lo stanzino o ‘gliar’ attiguo alle cucine, si trovava sul lato monte al piano primo, con affaccio al giardino retrostante il Palazzo. Dalle foto si vede che la superficie era stata interessata forse in passato da uno strato di calce forse per nasconderlo alla vista. Questi locali, posti sul retro dell’edificio, non sul fronte strada, si affacciavano sul giardino di proprietà dove abbiamo visto dei grandi rocchi di colonne di granito locale ivi adagiate. Il mosaico composto da piccolissime tessere musive in marmo policromo di colore nero e bianco, formavano dei motivi geometrici tipici dell’epoca repubblicana. Come abbiamo già detto, il mosaico non era un pezzo unico ma era composto da tanti piccoli pezzi forse provenienti da ambienti diversi tra loro. In alcuni pezzi o mattonelle spicca il motivo della ‘svastica’ o croce uncinata che si vede chiaramente nella seconda foto in basso.

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(Fig. 5) Svastica o croce uncinata rappresentata in una delle formelle che costituiscono uno dei due mosaici rinvenuti in casa Peluso, oggi proprietà Rizieri.

Questi pezzi di mosaico, non sono molto dissimili da alcune porzioni di mosaico che ancora oggi si possono vedere nei ruderi archeologici rinvenuti in località Santa Croce posti a ridosso della S.S. 18 e rinvenuti in occasione degli ultimi scavi effettuati dalla Soprintendenza di Salerno.

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(Figg. 3-4) Mosaici d’epoca romana in località S. Croce a Sapri – struttura termale del complesso

Pare che questo mosaico fosse stato ancora visibile già 1828, allorquando il viaggiatore inglese Craunfurd Tait Ramage, lo vide e, lo citò. Lo scrittore e viaggiatore inglese Craufurd Tait Ramage (6), letterato scozzese, precettore dei figli del Console Inglese presso la corte borbonica di Napoli che, nell’Aprile del 1828, intraprese un viaggio a piedi nel Regno delle due Sicilie, arrivando sino a Sapri ed oltre parte della Calabria. Ecco cosa scriveva in proposito al bel mosaico che abbiamo fotografato in casa Peluso: Sulle scale di una casa, che si trova a nord di una piccola insenatura, a circa un chilometro dal paese, in una località ora denominata Camerelle – luogo dove era fosse ubicata la città antica – trovai un esemplare di mosaico grossolano.”. Dunque, il Ramage (6), aveva visto il mosaico alle Camerelle, ovvero in S. Croce, ma siccome dice: “sulle scale di una casa”, noi crediamo che non si possa escludere fosse proprio lo stesso mosaico da noi fotografato in un piccolo ambiente di casa Peluso. Infatti il Pesce (8), parlando delle case del prete Peluso, avo del Capo Urbano, scriveva che: Il Pesce (8), a proposito del prete Vincenzo Peluso e del Palazzotto in C.so Garibaldi, nel 1895, scriveva: “, alla marina di Vibonati altra casetta, che chiamava la Babilonia,…”. Noi crediamo si trattasse di una casetta non ubicata a Villammare (la marina di Vibonati) ma di una casetta costruita nei pressi dell’attuale Ospedale civile di Sapri, oggi detto il Villaggio, che a quei tempi doveva essere uno spaldo militare munito di cannoni di cui abbiamo già parlato nel nostro studio: “Il vecchio Fortino borbonico a Sapri”. Forse in seguito, il bel mosaico – che il Ramage dice essere grossolano, fu fatto trafugare dal Capo Urbano Vincenzo Peluso, nell’altra casa dei suoi avi, fatta costruire proprio dal Prete Peluso e di cui ci parla sempre il Pesce (8): “Nell’ampia spiaggia di Sapri, occupata arbitrariamente, fece costruire una villa, chiusa da mura in un quadrato con quattro torri agli angoli e con una palazzina civettuola, dalle imposte a sesto acuto, e dai muri tappezzati all’interno ed all’esterno da figure oscene”, ovvero il Palazzo in C.so Garibaldi. Era in uso comune in tante famiglie gentilizie di Sapri conservare e fare bella mostra di reperti archelogici provenienti dai ruderi in località Santa Croce a Sapri dove ancora oggi, nonostante le sfortunate spoliazioni di antiquari napoletani del ‘700, possono ammirarsi resti ed avanzi di fabbriche. Sono moltissime le famiglie che ancora ospitano materiale proveniente dalle strutture d’epoca romana a Sapri, come la Famiglia Farano, i Gaetani, i Gallotti, i Branda, i Cesarino, hanno gelosamente conservato reperti ai più oggi sconosciuti. Cosa possiamo dire dei mosaici in questione illustrati in foto. Innanzitutto era composto da due pezzi di forma pressocchè rettangolare, ed a sua volta essi erano composti da più pezzi assemblati tra loro che coprivano la pavimentazione di uno stanzino di servizio alle cucine del Palazzo, quello che nella tradizione locale veniva detto “u gliar’, ovvero un piccolo e fresco deposito di derrate alimentari ma posto accanto al locale cucina. Dalle foto si vede che la superficie era stata interessata forse in passato da uno strato di calce forse per nasconderlo alla vista. I mosaici erano composti da piccolissime tessere musive in marmo policromo di colore nero e bianco che, formavano dei motivi geometrici tipici dell’epoca repubblicana. Come abbiamo già detto, i mosaici erano due distinti e simili tra loro, adagiati e disposti vicini tra loro in modo da costituire l’intero pavimento dello stanzino angusto. Come si può vedere in una delle due foto (Fig. 5), in alcuni pezzi o mattonelle spiccano i motivi della ‘svastica’ o croce uncinata. E’ singolare che questi mosaici fossero proprio nel Palazzotto dell’Avvocato Peluso che per decenni è stato un convinto fascista e Podestà. I due mosaici di casa Peluso, non sono molto dissimili da alcuni mosaici che ancora oggi si possono vedere nelle strutture d’epoca romana in località Santa Croce e a ridosso della S.S. 18 e rinvenuti in occasione degli ultimi scavi effettuati dalla Soprintendenza di Salerno, ma in essi non vi è traccia della croce uncinata. La croce uncinata era un motivo decorativo in uso all’epoca romana negli edifici pubblici, come le termae ecc.. Il disegno di una croce greca con i bracci piegati ad angoli retti (卐 o 卍), simbolo religioso e propizio per alcune culture religiose. All’epoca del giovane Avv. Vincenzo Peluso, la svastica era il simbolo del regime Nazista – alleato del regime Fascista di Mussolini, di cui l’Avvocato era membro essendo stato per diversi anni Podestà di Sapri. 

Note bibliografiche:

(1) Attanasio Francesco,“Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10. Si veda pure: Attanasio F., “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale ( P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998

(2) Magaldi Josè, Cennno storico Archeologico della città di Sapri, e descrizione dei ruderi ivi esistenti e preesistenti illustrati da rilievi e disegni, Incarico della Regia Soprintendenza alle Antichitità e Scavi della Campania, Sapri, Marzo 1928, Anno VI, p. XXI; questo scritto di cui noi possediamo una copia donataci dall’autore, è inedita ma depositata a Salerno. Il Magaldi scrisse detta relazione a seguito dei lavori di scavo per conto della Regia So-printentenza che si tennero a S. Croce nel 1884. Nello scritto, il Magaldi racconta che i rinvenimenti maggiori si ebbero nel 1884, in occasione delle opere e lavori che portava-no a  compimento il tronco di strada provinciale oggi S.S. 18, in località denonominata S. Croce, con Sindaco il dott. Nicola Gallotti che nel 1899, scrisse diversi libretti (3).

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(Fig. 6) Pagina XXI del Libretto inedito del Magaldi (4) in cui vengono descritti i due mosaici in casa Peluso, oggi proprietà Rizieri in C.so Garibaldi a Sapri.

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(3) Gallotti Nicola, Sapri nella storia e nella tradizione popolare, Napoli, Tip. G. Golia, 1899, pp. 39-40. 

(4) Pesce Carlo, Costabile Carducci, Il dramma d’Acquafredda, Napoli, 1895, p. 9.

(5) Antonini Giuseppe, La Lucania, I discorsi, Parte II, ed. Tomberli, Napoli, 1795, disc. XI, pp. 419 e s.

(6) Ramage C.Tait, Viaggio nel Regno delle due Sicilie – a cura di E. Clay, ed. De Luca, Roma, 1966, ristampa, p. 113 e s.; si veda pure dello stesso autore, la ristampa del libretto: Il viaggio di C.T. Ramage da Paestum a Policastro nel 1828′, a cura di Raffaele Riccio, Roma, ed. dell’Ippogrifo, 2014, p. 137.

(7) Scarfone Antonio, “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”, stà in ‘Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia, XCVI (2014), pp. 447-460, pubblicato su un sito dell’ISPRA.

(8) Pesce Carlo, Costabile Carducci, Il dramma d’Acquafredda – Conferenza per un episodio della Rivoluzione Napolitana del 1848, Napoli, 1895, Stabilimento Tipografico – Palazzo della Cassazione, p. 9 e s. Gran parte delle notizie storiche ivi riportate sono state tratte dall’Archivio del Tribunale di Lagonegro (PZ); dello stesso autore si veda pure: Storia della città di Lagonegro, 1900, ristampa a cura delle Tip. Neograf, Diamante.

(9) (Fig. 3) Disegni e carte manoscritte e inedite, tratte da una grande raccolta di mappe e disegni appartenenti ad un Fondo non inventariato dell’ex Biblioteca Provinciale, oggi custoditi presso la Sezione ‘Manoscritti e Rari‘ della Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli – B.N.N. (Figg. 2-3) ‘Croquì di Sapri’, disegno del Genio Militare Napoletano, a mano libera su carta (all’impronta), ( manoscritto fine sec. XVIII) coll. Ba 25a (71 e, 2); e (Figg……), idem (manoscritto inizio sec. XIX) coll. Ba 25a (32; 3). Queste carte inedite, da me scoperte, sono state da me pubblicate nello studio ”Analisi sull’Evoluzione Storico-Urbanistica’, per la redazione del P.R.G. del Comune di Sapri, Sapri, 1998 (1).

Le strutture d’epoca romana a Santa Croce

La collina di S. Martino a Sapri

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(Fig. 1) Veduta aerea da satellite dell’area di S. Croce a Sapri

Le foto illustrano alcuni ruderi archeologici forse di una villa patrizia d’epoca romana o forse infrastrutture pubbliche annesse a quelle portuali in località S. Croce a Sapri ( figg. 1,2). In particolare, la foto in copertina illustra i ruderi rinvenuti in occasione dell’ultimo recente scavo effettuato dalla Soprintendenza di Salerno, nell’area a ridosso della S.S. 18, nella porzione di terreno posto tra l’Istituto dei Padri Bigi di S.Croce e l’edificio nei pressi chiamato “Traiano”.

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(Fig. 2) Strutture d’epoca romana nell’area archeologica di S. Croce nei pressi dell’ex Istituto dei Padri Bigi

Le foto che seguiranno ci illustrano le porzioni di ruderi di fabbrica e di opera d’epoca romana rinvenuti in occasione degli ultimi scavi ed in particolare strutture termali per il relax, forse strutture pubbliche di strutture annesse al piccolo porto o forse strutture termali facenti parte di ambienti di una ricca villa patrizia o come noi pensiamo più semplicemente strutture pubbliche annesse alle strutture portuali ivi presenti in quell’area. Si vedono chiaramente le opere di canalizzazione per lo smaltimento o l’imbrigliamento dell’acqua calda che serviva a riscaldare i vari ambienti dedicati al relax ed alla cura del corpo umano.

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(Fig. 3) Strutture termali d’epoca romana

Questa struttura pubblica per il relax e la cura e la salute del corpo, termae d’epoca romana, presenta in alcuni punti dei tratti di pavimentazione realizzata con finissimi mosaici le cui tessere musive policrome disegnano mirabili motivi geometrici.

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Come ad esempio questo tratto di pavimentazione realizzata a mosaico policromo che si intervalla a basi di colonne.

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(Fig. 4) Mosaici policromi di pavimentazione d’epoca romana

Queste strutture furono viste e bene descritte da un visitatore del ‘700, il Barone di S. Biase Giuseppe Antonini (3), che le descrisse nel suo libro: ‘La Lucania, I discorsi’, nella sua prima edizione del 1745 e, nelle successive edizioni del 1756 e, l’edizione del 1795, edita dal nipote dell’Antonini, Matteo Egizio.

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La descrizione dei ruderi che ci fa l’Antonini (3), per la priva volta nella storiografia degli studi , è minuziosa. L’Antonini ci parla anche di un teatro che forse doveva esistere in quel luogo ma di cui non resta traccia, forse a causa delle spoliazioni di mercanti d’arte ed antiquari napoletani nel 1700. L’Antonini dice a proposito del teatro che vide: “Quì poco lontano si veggono le rovine d’un teatro, i di cui gradi ( i gradini) manifestamente mostrano; e questo solo mi fa credere, che se non era Sapri una gran Città, doveva essere di qualche considerazione, tenendo il teatro.”. L’Antonini vede gli scalini o gradini ( gradi) del teatro dove oggi vi sono sterpaglie, nella porzione di area recintata posta tra gli attuali scavi visitabili e l’edificio diroccato detto del “Traiano”. Infatti, in quel punto il terrapieno della vicina collinetta di Santa Croce, anch’esso vincolato dalla Soprintendenza, mostra una forma ad emiciclo proprio come se su quel terrapieno fossero stati adagiati i gradini di un odeon o piccolo teatro greco-romano. Crediamo che l’area su cui dovrebbero concentrarsi gli scavi dovrebbero interessare anche quest’area insieme alle fondamenta dell’edificio ottocentesco detto “Traiano”.

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L’Antonini ci parla dell’ambulacro lungo 70 passi.

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(Fig. 5) S. Croce, la Specola e le Cammerelle viste dal mare

L’ambulacro di cui ci parla l’Antonini (3) è il pavimento che corre longitudinalmente sulla copertura degli ambienti posti a livello della battigia del mare, distinguibili nella foto d’epoca ‘900 come grotticelle o piccole camerette e che la tradizione orale saprese le ricorda come “Cammerelle”.

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(Fig. 6) Pavimentazione dell’Ambulacro ad opus regularum

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(Fig. 7) Pavimentazione dell’ambulacro ad opus regularum

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(Fig. 8) Pavimentazione in mattoni di cotto  dell’Ambulacro ad opus spicatum ( disposti a spina di pesce).

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(Fig. 9) Pavimentazione in mattoni di cotto dell’ambulacro ad opus spicatum ( disposti a spina di pesce).

L’Antonini (3), descrive minuziosamente la fabbrica costruttiva dell’“ambulacro” d’epoca romana, costituito da più strati che sovrastano le “Cammerelle” o criptoportici e poi descrive le diverse tipologie di pavimentazione in esso costruite come ad esempio quelle illustrate nelle tre foto, ovvero quello detto ‘opus regularum’ e ‘opus spicatum’, mattonelle nel secondo caso in terracotta rossa disposte a spina di pesce. Come ci ricorda l’Antonini (3), l’ambulacro misurava 70 passi e le cammerelle erano venti mentre oggi se ne vedono solo cinque. Quindi, in origine l’ambulacro e l’edificio di cui oggi restano i suoi ruderi, doveva essere molto più lungo.

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(Fig. 10) Vecchio schizzo (disegnato a mano libera): “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri“, eseguito nel 1819 a cura del Tenente C. Blois del Genio militare Napoletano, dedotto da un rilievo a scala 1:5000 e tratto dal testo di Schmiedt, ove a p. 79, scrive: Si notino i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle”” (16).

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Probabilmente queste strutture annesse a quele portuali, dovevano essere collegate con l’altra struttura portuale che la tradizione orale vuole chiamarsi “Pilae”.

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(Fig. 10) Le ‘Pilae’, strutture portuali d’epoca romana in località S. Croce

Le Pilae a S. Croce

(Fig. 11) Le ‘Pilae’ in località S. Croce a Sapri, visti dal satellite

Le struture d’epoca romana a Sapri (Fig….), risultano molto simili alle ville patrizie sul mare scoperte a Serapo,  Formia. Infatti, nn due foto pubblicate da Giulio Schmiedt, nel suo libro “Il livello antico del Mar Tirreno”, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1972, pp. 134, 138, vengono riportate le due immagini della ‘Villa della nave’, romana situata nella Cala della Nave, al limite occidentale della spiaggia di Serapo, con ‘C – 1,2,3,4,5, fondazioni sommer- se di una veranda sul mare’ molto simili alle nostre ‘pilae’ in località Santa Croce a Sapri ( foto n. 2) e, della ‘veduta di criptoportici della villa romana di Regione Sarinola’ a Formia, molto simili alle nostre ‘Cammerelle’ in località Santa Croce (foto n. 1). 

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(Fig. 12) Ville d’epoca romane a Serapo a Gaeta e a Formia

Resti della villa Nave o di Gneo Fonteio a Serapo a Gaeta

(Fig. 13) Resti della Villa di Gneo Fonteio o Villa Nave di Fig. 12 a Serapo a Gaeta, simili alle Pilae in località S. Croce a Sapri.

L’Antonini ci parla di una costruzione posta più in la delle ‘pilae’, ovvero di una costruzione di forma circolare che doveva essere un’altra struttura termale e le cui strutture sono visibili anche dal mare.

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(Fig. 14) Struttura termale lungo la statale SS. 18 Tirrena Inferiore a S. Croce a Sapri

In occasione della costruzione della S.S. 18, ai primi del ‘900, l’allora Soprintendenza Regia alle antichità affidò all’Ing. Magaldi la sovrintendenza alle opere archeologiche ivi rinvenute. L’Ing. Josè Magaldi scrisse una relazione sugli scavi di cui ancora conservo copia e che andai a recuperare personalmente a Salerno prima della sua scomparsa. Quì pubblico una mia copia del suo stralcio di un rilievo planimetrico dell’area di scavo, ove l’Ing. Josè Magaldi indicava minuziosamente tutti gli ambienti e le costruzioni rinvenute in occasione dei lavori di scavo per la costruzione della statale S.S. 18.

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(Fig. 15) Rilievo planimetrico dei rinvenimenti da me copiato dall’originale dell’Ing. Josè Magaldi (5)

In questo rilievo planimetrico mancano alcuni ruderi che ritroviamo più avanti fino al faro. Si tratta di resti di acquedotto che ritroviamo ancora più avanti verso le proprietà terriere della famiglia Farano nei pressi degli attuali campeggi.

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(Fig. 16) Resti di acquedotto d’epoca romana in località Fortino a Sapri, lungo la costa.

Così come descritto dall’Ing. Magaldi, altre strutture si trovano anche dietro e a ridosso dei muri di contenimento del terrapieno della collinetta di S.Croce e proprio dietro l’Istituto dei P.P. Bigi di S.Croce e della Chiesa che andrebbe ripulito e bonificato da sterpaglie. Proprio dietro la chiesa di S.Croce si vede un bellissimo ed alto muro d’epoca romana ad opus incertum. L’area a ridosso del crinale della collinetta di S.Croce e quei ruderi erano conosciuti da secoli agli studiosi che li avevano visti e ne parlavano sulle loro pubblicazioni come ad esempio quella del Barone Antonini. Le infrastrutture portuali ed i ruderi d’epoca romana, si estendevano dal Largo dei trecento fino ai terreni della famiglia Farano di Sapri al di là del faro su tutto il crinale marino a ridosso della collinetta di S.Croce, tanto che in una carta geografica Sapri viene segnalata come ‘Sapri rui nata’.

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(Fig. 17) “Sapri roui nata” – Particolare tratto dalla carta geografica di ‘Puglia piana, Terra di Bari, Terra d’Otranto,  Calabria et Basilicata’ del cartografo olandese Gerardo Mercatore, del 1589, contenuta nell”Atlas’, stampato a Duisburgo dall’autore nel 1589. L’immagine è tratta da una ristampa pubblicata nel testo del Mazzetti (15).

Piante e Disegni, cartella XXXII, 2, convert. 2

(Fig. 18) Particolare della carta corografica manoscritta ‘Principato Citra – Regno di Napoli‘, da me scoperta all’Archivio di Stato di Napoli (A.S.N.) (12).

Purtroppo fu proprio la costruzione del tratto panoramico della S.S.18 che ai primi del ‘900 divise definitivamente le strutture d’epoca romana che ivi insistevano sull’area a ridosso della collinetta di S.Croce, provocando un notevole danno alle antiche strutture che hanno visto nei secoli attraversare quel punto da miriadi di auto. Il tratto della statale in quel punto non è molto felice. Inoltre, è proprio l’interruzione che ne fa quel tratto stradale che impedisce attualmente qualsiasi progetto serio di recupero dell’intera area che invvece dovrebbe essere isolata, recuperata e restituita alla popolazione come isola archeologica. E’ per questo motivo che in occasione dell’incarico che ricevetti dal Comune di Sapri per la redazione della Relazione Storico-Urbanistica del nascente Piano Regolatore Generale da adottare, allegai il Progetto di riqualificazione dell’area Archeo- logica della collinetta di S. Croce che prevedeva il recupero dell’intera area archeologica con la completa eliminazione del tratto stradale di collegamento ivi esistente S.S. 18, la nascita del Parco Archeologico di S.Croce, isolandolo dai collegamenti stradali e pensato come isola archeologica di godibilità. Il mio progetto e proposta prevedeva inoltre l’uso di un tunnel ferroviario abbandonato del vecchio tracciato ferroviario abbandonato che corre al di sotto dell’attuale depuratore comunale (dietro i Carabinieri), fino allo sbocco dietro gli attuali campeggi per la costruzione di un nuovo tracciato stradale di collegamento con la città di Villammare all’altezza dell’attuale centro commerciale. Il nuovo tracciato stradale da me previsto come variante stradale dell’attuale S.S.18, farebbe da bretella a quest’ultima per il collegamento stradale con il resto del tracciato all’al- tezza dell’attuale centro commerciale e con uno svincolo stradale posto nei pressi della caserma dei Carabinieri di Sapri.

Note bibliografiche:

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino F., ‘La Lucania del Barone Antonini’, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen. – Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ”Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsivi”, Sapri, 1987, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.

(2) Schmiedt G., ‘Il livello antico del Mar Tirreno‘, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1972, pp. 134, 138.

(3) Antonini Giuseppe, La Lucania, I Discorsi, parte II, discorso XI, Napoli, 1795, ed. Tomberli, pp. 417 e s.

(4) Schmiedt Giulio, Antichi porti d’Italia, scali fenicio-punici, i porti della Magna Grecia, stà nella rivista ‘L’Universo’, ed. I.G.M., 1975, a pag. 79.

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(5) Magaldi Josè, Cennno storico Archeologico della città di Sapri, e descrizione dei ruderi ivi esistenti e preesistenti illustrati da rilievi e disegni, Incarico della Regia Soprintendenza alle Antichitità e Scavi della Campania, Sapri, Marzo 1928, Anno VI; questo scritto di cui noi possediamo una copia donataci dall’autore, è inedita ma depositata a Salerno. Il Ma- galdi scrisse detta relazione a seguito dei lavori di scavo per conto della Regia Soprinten- tenza che si tennero a S. Croce nel 1928. Nello scritto, il Magaldi racconta che i rinvenimenti maggiori si ebbero nel 1884, in occasione delle opere e lavori che portavano a  compimento il tronco di strada provinciale oggi S.S. 18, in località denonominata S. Croce, con Sindaco il dott. Nicola Gallotti che nel 1899, scrisse diversi libretti.

(6) Gallotti Nicola, Sapri nella storia e nella tradizione popolare, Napoli, Tip. Golia, 1899, pp. 39-40 e s. (Archivio Storico Attanasio); si veda pure: Gallotti N., Condizioni igienico sanitarie di Sapri, Lagonegro, Tip. Lagonegrese, 1891, pp. da 23 a 27 (copie in mio possesso).

(8) Scarfone A., “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”, stà in ‘Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia, XCVI (2014), pp. 447-460, pubblicato su un sito dell’ISPRA.

(9) Mazzella Napolitano Scipione, Descrizione del Regno di Napoli, ed. Gio. Battista Cappelli, Napoli, 1586 (I° edizione) e 1601, p…

(10) Laudisio Nicola Maria, Sinossi della Diocesi di Policastro (Paleocastren Dioceseos historico-cronologica synopsis), Napoli, Tipografia de Dominicis, 1831.

(11) Visconti G.G. (a cura di) – Laudisio N. M., Sinossi della Diocesi di Policastro, a cura di Visconti G.G., Centro Studi per la storia del Mezzogiorno, ed di Storia e Letteratura, Roma, 1976.

(12) (Fig. 18) Stralcio della carta corografica manoscritta ‘Principato Citra – Regno di Napoli‘, ove sul retro è scritto ‘1756’ (?), sec. XVIII, Principato Citra, Regno di Napoli‘, da me scoperta all’Archivio di Stato di Napoli nel 1975 – Sezione Diplomatico-politica, “Raccolta piante e disegni“, C. XXXII, 2, di cui si pensa essere stata una copia delle carte conservate  alla Biblioteca Nazionale di Parigi e, fatta riprodurre da Ferdinando Galiani per il Tanuc- ci. Della carta in questione, abbiamo ivi pubblicato lo studio: “Sapri in una carta manoscritta e inedita dell’epoca Aragonese”, a cui rimandiamo per gli opportuni approfondimenti.

(13) Cesarino F., ‘La Lucania del Barone Antonini’, stà in ”I Corsivi”, n. 3, 1988. Il Cesarino citò il mio studio ed in proposito scriveva: “Una attenta disamina della cartografia di età medioevale è stata proposta da Franco Attanasio, …nell’articolo al quale rinviamo per gli opportuni approfondimenti.”.

(14) (Fig. 17) Carta geografica di “Puglia piana, Terra di Bari, Terra d’Otranto,  Calabria et Basilicata’Italiae sclavoniae et Graeciae tabulae geographicae”, del cartografo olandese Gerardo Mercatore, del 1589, riprodotta poi nell’”Atlas”, “Atlas sive cosmographicae meditationes de fabrica mundi et fabricati figura”, Duisburgo (Duysburgi), 1595, in cui viene riportato il toponimo “Sapri ruinata”, oggi conservata alla BIBLIOTECA NAZIONALE MARCIANA DI VENEZIA. Collezione di Celico Valente, Celico, dim. cm. 34 x 45,5. Questa carta a stampa è stata citata dall’Almagià (4) in un suo pregevole studio ed è stata pubblicata anche dal Mazzetti E. (15), Tav. X. L’Italia nell’Atlas sive Cosmographicae Meditationes de Fabrica Mundi et Fabricati Figura, di Gerardo Mercatore, pubblicato a Duisburgo nel 1595. Le immagini illustrate nelle Figg. 1-3, sono tratte dalla carta in questione pubblicata dal Mazzetti (15), Tav. X, mentre l’immagine illustrata nella Fig. 2 è un particolare della carta in questione tratta da una ristampa dall’originale originale in mio possesso: ed. Congedo, Galatina, Collezione Attanasio.

(15) Mazzetti E., Cartografia generale del mezzogiorno e della Sicilia, scritti di Almagià R., Pontieri E., De Luca R., a cura di Mazzetti E., edizioni Scientifiche Italiane (ESI), Napoli, 1972, Tomo I-II, Tav. X.

(16) (Fig. 10) “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri“, tratto da Schmiedt G., ‘Antichi porti d’Italia – Gli scali Fenicio-punici – I porti della Magna Grecia’, pubblicato nella rivista dell’I.G.M. “L’Universo”, ed. I.G.M., Firenze, 1975, p. 78-79. Schmiedt, alla nota 173 di p. 78, scrive in proposito: “un vecchio schizzo eseguito nel 1819 a cura del Tenente Blois del Genio Napoletano” e, poi ancora: “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, dedotto da un rilievo a scala 1:500 eseguito nel 1819 dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano. Si notano i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle”. Il disegno originale è conservato all’I.G.M. di Firenze – Nuovo Archivio, Sede S. Marco, classificazione catastale, 75-11, armadio 93, cartella 82, doc. n. 52, scans. 93, e si può ottenere la sua fotoriproduzione digitale andando sul sito: https://www.igmi.org/carte-antiche/digitale_300_dpi/carta-1507626269.46?searchterm=Genio+Napoletano

Nel 1290, Sapri, nella ‘Carta Pisana’

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(Fig. 1) Carta Pisana, particolare dell’Italia e delle sue coste. Posto sotto il toponimo di Panecastro (in rosso), si vede chiaramente l’antico toponimo di Sapra o Saprà(7). Noi pubblichiamo l’ingrandimento tratto dal testo di Jerry Brotton (9).

Gli studi

Nel 1987 pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri. Lo studio iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archivistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti, meritava ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per il Comune di Sapri, per la redazione del nuovo P.R.G. di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse. In occasione di questi studi, scoprimmo che sulla più antica Carta geografica e nautica conosciuta, risalente e datata intorno al 1290 (XIII sec.), Sapri figurava tra i porti costieri del litorale Tirrenico. La notizia storica che Sapri ed il suo toponimo figurino sulla più antica carta conosciuta è la prima notizia certa intorno all’origine del luogo. La notizia anfrà ulteriormente indagata ma essa al momento, dal punto di vista storiografico e bibliografico, costituisce l’unica notizia certa in epoca altomedievale su Sapri.

Le fonti storiografiche per la toponomastica nell’alto medioevo: Cartografia nautica, portolani e manuali nautici manoscritti più antichi conosciuti.  

Come è noto, la cartografia ( le carte geografiche), manoscritte dell’antichità, possono fornire un valido contributo alla storiografia dei luoghi e dei toponimi, alla toponomastica, in quanto attraverso una serie di informazioni in essa contenute si può risalire all’età o alla presenza di un luogo, come ad esempio il suo toponimo nell’antichità o la sua approssimativa ubicazione. L’antica cartografia manoscritta rimane una valida testimonianza del passato dei luoghi e della geografia più in generale. Le carte geografiche manoscritte nell’antichità sono quelle inserite in alcuni Codici manoscritti, i Codex o Codici miniati, quelli non stampati ma scritti a mano, che a volte contenevano allegati di notevole importanza come mappe o carte geografiche manoscritte. Per la ricostruzione storica delle nostre terre nel periodo medioevale, dai primordi fino al XVI secolo in poi, le fonti o le testimonianze o la documentazione attestante alcuni fatti storici sono scarse. In particolare, nel medioevo fino alla caduta del Regno di Napoli aragonese, sono scarsissime le fonti e le testimonianze andate perse nei vari conflitti succedutivi nei secoli. Infatti, parte dei documenti angioini e poi aragonesi sono andati persi definitivamente con gli incendi degli archivi borbonici distrutti dai francesi napoleonici. Si sono salvati gli archivi e le biblioteche di siti come la Badia di Cava dei Tirreni o di Cividale ecc…Delle poche fonti e documentazione a noi pervenutaci, la cartografia medioevale, e con essa le carte nautiche e portolani antichi, rappresentano delle valide testimonianze per lo studio della toponomastica dell’epoca. Attraverso la toponomastica medievale, che figura sulle carte antiche, possiamo suffragare alcune ipotesi sull’esistenza o meno di alcuni centri antichi. Si ritiene che la cartografia nautica abbia avuto inizio in Italia, probabilmente a causa della sua posizione centrale nel Mare Mediterraneo. Le Carte nautiche o portolani medievali e manoscritte, erano carte geografiche delineate da cartografi dell’epoca per i naviganti. Le circa 180 carte nautiche sopravvissute nel periodo intercorso tra il 1200 e il 1400, in larga misura di produzione italiana, costituiscono una fondamentale fonte di conoscenza nel periodo alto medievale per queste terre. Nel Medioevo furono rinomati compilatori di portolani i genovesi e i veneziani. I portolani di più antica datazione, risalenti al Medioevo, discendevano direttamente dai peripli di origine greca e latina: in epoca classica, in assenza di vere e proprie carte nautiche, la navigazione veniva effettuata servendosi di libri che descrivevano la costa, non necessariamente destinati alla nautica, ma più spesso consistenti in resoconti di precedenti viaggi, o celebrazioni delle gesta di condottieri o regnanti. A differenza delle carte nautiche, di cui non si hanno tracce in epoca greca e romana e di cui i primi esemplari risalgono al XIII secolo, i peripli e, successivamente, i portolani si avvalgono di una tradizione ininterrotta e sostanzialmente immutata che deriva da secoli di utilizzo ed esperienza. Portolano, grafici portolano, sono le mappe di navigazione basate sulle direzioni della bussola e distanze stimati osservati dai piloti in mare. Portolani rudimentali furono usati sin dai popoli dell’antichità classica. Fra i portolani più antichi si ricordano i peripli compilati dai greci. Essi sono stati realizzati nel XIII secolo in Italia, e più tardi in Spagna e Portogallo, fino al XV secolo noti per la loro precisione cartografica. Con l’avvento di una diffusa concorrenza tra le nazioni d’alto mare durante l’età delle scoperte, Portogallo e Spagna considerati tali mappe per essere segreto di Stato. La parola deriva dal portolano aggettivo italiano, che significa “relativo ai porti o porti“, o “un insieme di istruzioni di navigazione“. Nel Trecento i sovrani, specie aragonesi, emanarono precise direttive per imporre l’uso dei portolani in ogni nave in viaggio nel Mediterraneo. Il portolano diventa così (proprio all’inizio del XIV secolo) uno strumento di lavoro, che deve essere redatto da professionisti. La compilazione di portolani (nel senso di carte nautiche) si diffuse rapidamente ovunque. E’ attraverso alcune antiche carte geografiche o portolani o carte nautiche medievali, in cui figura il toponimo di Sapri, che possiamo affermare con sufficiente certezza che questo centro, sia pur scalo marittimo di minore importanza (non figura mai in rosso), sia stato conosciuto nell’antichità.

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(Fig. 2) Carta Pisana, particolare della costa Tirrenica dell’Italia meridionale. Posto sotto il toponimo di Panecastro (in rosso), si vede chiaramente l’antico toponimo di Sapra o ‘Saprà(7). Noi pubblichiamo l’ingrandimento tratto dal testo di Jerry Brotton (9).

L’originario toponimo di Sapri e del suo scalo marittimo

La cartografia medioevale e, con essa le carte nautiche e portolani antichi, rappresentano delle valide testimonianze per la toponomastica dell’epoca. Attraverso la toponomastica medioevale che, figura sulle carte antiche o portolani manoscritti, possiamo suffragare alcune ipotesi sull’esistenza o meno di alcuni centri antichi. E’ attraverso alcune antiche carte geografiche e portolani medioevali, in cui figura il toponimo di Sapri, che possiamo affermare con sufficiente certezza che questo centro, sia pur scalo marittimo di minore importanza (non figura mai in rosso), sia stato conosciuto nell’antichità. Il toponimo di Sapri si ritrova, talvolta modificato in Sapra o Safri tra i centri costieri annoverati in molte carte nautiche e portolani del XIII e XIV secolo. Sapri, figura e viene annoverato tra i porti o approdi conosciuti sulla costa del Mare Tirreno dell’Italia. Sapri era conosciuta nel XIII sec. (1290 circa) ai tempi della stesura della carta nautica o portolano esistente più antica conosciuta. Pertanto, la notizia storica che Sapri ed il sio toponimo figurino sulla più antica carta conosciuta è la prima notizia certa intorno all’origine del luogo. La notizia andrà ulteriormente indagata ma essa al momento, dal punto di vista storiografico e bibliografico, costituisce l’unica notizia certa in epoca alto-medievale su Sapri. Come si può vedere nell’immagine ingrandita del particolare delle coste Tirreniche della ‘Carta Pisana’, conservata alla Biblioteca Nazionale di Francia, il toponimo ( nome di luogo) di Sapra o Saprà, figurava tra i porti o approdi o scali marittimi della costa o litorale Tirrenico. Nel XIII secolo, lungo la costa tirrenica dell’Italia, il toponimo di Sapra o Saprà, veniva annoverato e delineato insieme a quello di Panecastro (Policastro) nella prima carta nautica o portolano esistente (1) (Figg. 1-2). Sapri, figurando nella Carta Pisana, datata ai primi del XIII sec., esisteva ed era conosciuto. La presenza del toponimo di Sapra o Saprà sulla Carta Pisana ( 1290 circa) attesta l’esistenza di questo approdo o borgo marinaro o porto o scalo marittimo nel XIII Sec. In questa antica carta nautica, il toponimo di ‘Sapra‘ (Sapri), insieme a Policastro (Panicastro), Palinuro ( Cauo Palanudo), portum di LaScalea (forse Maratea) e Scalea, figura tra le località costiere ( Figg. 1-2).

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( Fig. 3) La ‘Carta Pisana’, tratta dal testo di De La Ronciere A.M., M.Mollat Du Jourdin (7). 

La Carta Pisana del 1290 circa

La più antica carta nautica giunta fino ai nostri giorni è,  la carta nautica detta ‘Carta Pisana’. Della ‘Carta Pisana’, non si conosce con sicurezza la datazione e il nome dell’autore ma si ritiene essere stata elaborata e redatta a Genova, intorno alla metà del XIII secolo (metà del ‘200), da Bracchisio Motzo. L’originale pergamenaceo, risale ed è datato all’anno 1290 circa. E’ una pergamena, manoscritta ( non a stampa) di dimensioni: mm. 1050 x 500, il cui unico esemplare è conservato alla Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi, e pubblicata in Les Portulans: cartes marinas du XIII siecle/ par Monique de La Roncière et Michel Mollat de Giardin, Fribourg, Office du Livre, 1984. Essa viene definita pisana perchè rinvenuta a Pisa. Le studiose De La Ronciere e Mollat Du Jourdin, su un loro libro sui portolani (7), a proposito della ‘Carta Pisana‘, così si esprimevano: “Disegnata a penna su un foglio in pergamena ( manoscritta su pergamena), questa prima carta nautica riesce a dare con grande esattezza di proporzioni il tracciato delle coste e delle isole del bacino del Mediterraneo…. Come tutti i documenti di questo tipo, i nomi dei porti sono scritti perpendicolarmente e all’interno della linea di costa, alcuni in nero (come ‘Sapra’), altri considerati più importanti, in rosso” (come Policastro). E’ la più antica carta nautica giunta fino ai nostri giorni. Anche il più antico portolano conosciuto, denominato  Compasso de navegare è stato realizzato in Toscana e, risale allo stesso periodo. Nella carta Pisana è rappresentata l’area del Mediterraneo e il Mar Nero, dove i toponimi o le località con un porto o approdo, sono fitti e perpendicolari alla costa, parti in colre nere e parti in colore rosso, forse a testimoniarne l’importanza. Nel collo della pergamena è di-segnata la scala delle distanze. Il disegno della costa, poggia su un fitto reticolo di rombi che si intersecano a partire da punti di intersezione regolarmente distribuiti, che forma-no due circonferenze tangenti, l’una nel bacino occidentale e l’altra in quello orientale. L’insigne studioso di cartografia antica Roberto Almagià (5), nel suo studio, in proposito così si esprimeva: ” il più antico monumento di (cartografia nautica medioevale) giunto fino a noi, è così detta ‘Carta Pisana’, la quale è sicuramente di fattura genovese ( l’appellativo ‘pisana’ deriva dalla famiglia che la possedette ) ed appartiene al penultimo decennio del secolo XIII. Un prodotto che rappresenta la coordinazione dei rilievi dei mari onde si compone il bacino del Mediterraneo, fatto ad uso dei naviganti, con l’indicazione ldel contorno costiero, degli approdi, ecc..” (5). A proposito della datazione della carta Pisana è Brancaccio (8) che, parlando dei toponimi segnati sulla costa pugliese della ‘Carta Pisana’, citando il porto ed il toponimo di Siponto (la città distrutta da un violento terremoto nel 1223 e, parlando di Manfredonia (il toponimo Manfredonia, la città fondata nel 1256 da Manfredi, rafforza la posizione di quanti hanno sostenuto che la Carta Pisana risale alla seconda metà degli anni Settanta del secolo XIII)”. La datazione della Carta Pisana ad una data successiva a quella del 1223 è condivisa da molti. De La Ronciere (7), la data intorno al 1290 circa. Certo l’ipotesi di retrodatare la ‘Carta Pisana’ non farebbe che farci piacere perchè con essa verrebbe a retrodatarsi la presenza di Sapri.

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(Fig. 4) Carta Pisana, particolare dell’Italia e delle sue coste. Posto sotto il toponimo di Pa- necastro (in rosso), si vede chiaramente l’antico toponimo di Sapra o Saprà(7). Noi pubblichiamo l’ingrandimento tratto dal testo di Jerry Brotton (9).

Saprà e Portum al tempo della dominazione Angioina del Regno di Napoli

La carta nautica detta ‘Pisana’ è la palese testimonianza della toponomastica dell’epoca e che ‘Saprà (Sapri) e ‘Panecastro’ (Policastro), fossero già conosciuti intorno al 1290. Sapri, viene annoverato tra i porti tirrenici, subito dopo ‘Panecastro’ (Policastro), col toponimo di ‘Sapra’. La scoperta del toponimo di Sapra, sulla Carta Pisana, del 1290 circa, testimonia e prova l’esistenza documentata di un approdo o un porto conosciuto verso la fine del XIII sec. Del periodo, in cui sulle nostre coste, si svolgevano le operazioni militari della ‘Guerra del Vespro‘ – la guerra degli Aragonesi spagnoli che volevano conquistare il Regno di Napoli Angioino (dei francesi di Carlo  d’Angiò) – ci è giunto un documento tratto dai Registri angioini (11), dove veniva censita la popolazione all’epoca delle operazioni militari della guerra del Vespro (1282-1302) che aveva fatto calare sensibilmente il numero degli abitanti di queste terre. Sapri o Portum, non figura tra i centri elencati in questo documento angioino (11). Tuttavia, l’assenza di un Portum o del feudo di Sapri, sui Registri Angioini, non dimostra che all’epoca della dominazione angioina, non esistesse affatto. Infatti, la presenza genovese nella nostra zona, la presenza nella nostra zona di uomini della Repubblica marinara di Genova, giustifica la citazione dello scalo portuale di Sapri o ‘Portum’ sulle prime carte nautiche o portolani manoscritti giunte fino a noi e redatte proprio a quell’epoca, principalmente da cartografi genovesi, pagati dalla Repubblica marinara di Genova che partecipava alle operazioni militari per la conquista del Regno di Napoli angioino. Della presenza genovese nell’area, gli studiosi Paolo Natella e Paolo Peduto (2), sulla scorta di Di Luccia (10), ci parlano della famiglia genovese dei Grimaldi. Gli studiosi scrivono in proposito: “Feudo nel 1348 di Gabriele e Luciano Grimaldi (80), Policastro ebbe alla fine del sec. XIV un altro …” e, poi alla nota (80), scrivono sui Grimaldi a Policastro: “Questi Grimaldi erano di Genova, e in precedenza Policastro era già stata infeudata alla famiglia  – Gabriele, Antonio e Princivalle Grimaldi – nel 1333.” (10). La presenza di un Feudo di Policastro, assegnato ad alcuni genovesi – la loro presenza in zona – attesta la presenza dei toponimi di ‘Sapra’ e ‘Panecastro’, sulla più antica carta geografica nautica conosciuta. Noi crediamo che lo scalo marittimo di Sapra o Saprà, insieme al toponimo o scalo marittimo di ‘Panecastro’, esistevano ed erano conosciuti già molto tempo prima che fosse delineata questa antichissima carta nautica o carta per i naviganti. La Carta Pisana è detta Pisana perchè essa è stata trovata a Pisa, ma è una carta di origine Genovese (e non Pisana). La carta Pisana, attesta che all’epoca in cui essa fu delineata – nel 1290 circa – i porti o scali marittimi di Policastro e di Sapri, fossero già conosciuti. L’Almagià, in uno dei suoi studi (5), pubblicava nel 1929 un’interessante prospetto dell’antica toponomastica dell’Italia e, faceva notare come il toponimo di Sapri, insieme a Policastro, Palinuro, Bosco, Maratea e Scalea, figura tra le località costiere di alcune carte geografiche e nautiche medievali (6). Nell’interessante prospetto dell’Almagià (6), leggiamo che Sapri, non figura nella ‘Carta Pisana’ (Figg. 1-2-3). Secondo l’Almagià, nella ‘Carta Pisana’, il cui originale risale al 1290 circa, non figura Sapri ma figurava solo Policastro con il toponimo di ‘Panecastro’ (6). Ciò è assolutamente errato e non sappiamo come mai l’insigne studioso abbia preso tale abbaglio. Forse l’Almagià non avrà esaminato de visu la Carta Pisana (Figg. 1-2-3), dove invece si vede chiaramente il toponimo dello scalo marittimo di Sapri, trasformato con il toponimo di ‘Sapra’ o di ‘Saprà’ (?), scritto e disegnato col colore nero e non col colore rosso come è il caso invece del toponimo di ‘Panecastro’ (Policastro). Noi pubblichiamo l’ingrandimento tratto dal testo di Jerry Brotton (9), dove si vedono le coste dell’Italia ed in particolare sulla costa Tirrenica dell’Italia meridionale si vede Sapra e Panecastro, Capo Palunudo, ecc…Posto sotto il toponimo di ‘Panecastro’ (di colore rosso), si vede chiaramente l’antico toponimo di ‘Sapra’. Sotto il nome di Panecastro (Policastro) scritto in rosso perchè all’epoca (1290 circa era un porto franco), si vede chiaramente lo scalo marittimo di Sapra. L’insigne studioso di toponomastica e cartografia antica Roberto Almagià, nel suo “Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali” (5), elencava i toponimi delle coste che figurano su alcune carte nautiche più antiche conosciute. L’Almagià, però, riguardo la carta nautica detta ‘Carta Pisana’, non cita Sapri. Secondo il prospetto (5) dell’Almagià, Sapri non figurava affatto sulla ‘Carta Pisana’. Ma, guardando l’immagine ingrandita delle coste dell’Italia meridionale della Carta Pisana, illustrate nell’immagine di Fig. 2, si vede chiaramente scritto il toponimo di ‘Sapra’. Esaminando de visu la ‘Carta Pisana’, si nota che oltre ai toponimi di Panicastro (Policastro), Cauo de Palanudo (Palinuro), in essa, tra i porti di Panescastro (Policastro)  e ‘porto di LaScalea’ (Scalea) – che sono segnati entrambi con il colore rosso perchè ritenuti porti più importanti – figurano anche i due toponimi di ‘Sapra’ – che per noi è senza ombra di dubbio riferito al vecchio toponimo di Sapri, perchè subito dopo il toponimo che segue è quello ‘porto di LaScalea’. Il toponimo di porto di LaScalea è posto all’altezza di Maratea o Castrocucco e molto prima di Scalea che pure figura. A quale porto si riferiva la Carta Pisana con il toponimo di ‘porto di LaScalea’ ? Per noi il porto di LaScalea è riferito al porto di Maratea – che non figura nella carta Pisana. Abbiamo riprodotto il particolare ingrandito illustrato nell’immagine di Fig. 2, a colori, nella speranza che, il toponimo di Sapra o Saprà, fosse più leggibile. Inoltre, dobbiamo aggiungere che l’Almagià ed il suo pregevole studio e prospetto (6) non sia il solo a contenere degli errori. Anche un recente studio di Brancaccio (8), pur giudicandolo un ottimo lavoro pregno di importanti notizie e ricostruzioni storiche, dobbiamo dire che, elencando i toponimi sulla costa tirrenica della Calabria, cita alcuni toponimi con evidenti errori di lettura. Non so se il Brancaccio (8) abbia esaminato de visu la Carta Pisana ma commette e riporta alcuni toponimi con evidenti errori. Brancaccio, riportando i toponimi dei centri costieri della Campania sul versante tirrenico, in particolare quello calabrese, elencati nella Carta Pisana, insieme a: ‘Cauo della Licosa’ (Punta della Licosa), ‘Cauo de Palinuro’ (Capo Palinuro), Pollicastro  (Policastro), aggiunge Sapre (Sapre)“.  Nella Carta Pisana, Policastro viene indicato con l’antico toponimo di Panecastro e non Pollicastro ed il toponimo di Sapri,  posto sotto il toponimo di Panecastro (in rosso), non si legge Sapre, come afferma il Brancaccio (8), ma si legge chiaramente un Sapra o Saprà. Certamente non è un Sapre. Siamo in dubbio se fosse scritto Saprà in quanto vicino la lettera finale ‘a’ si legge un apostrofo o qualcosa di simile. Come si può vedere nell’immagine ingrandita che pubblichiamo, il toponimo di Sapra o Saprà è scritto usando dei caratteri gotici-medievali molto simili a quelli usati nei Codici amanuensi miniati del primo medioevo. 

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(Fig. 5) Carta Pisana, particolare dell’Italia e delle sue coste. Posto sotto il toponimo di Panecastro (in rosso), si vede chiaramente l’antico toponimo di Sapra o Saprà(7). Noi pubblichiamo l’ingrandimento tratto dal testo di Jerry Brotton (9)

Nel 1296, il portolano ‘lo Compasso de Navigare’

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(Fig….) Codice Hamilton 396, pagina 17 r del Compasso de navegare, anonimo, gennaio 1296 (originale). Foto di Claudia Obrocki, 2017, su cortese autorizzazione per la pubblicazione delle immagini tratte dalla Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek di Berlino.

Note bibliografiche:

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, Dicembre 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino F., La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, stà nella rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.

(2) Natella P., Peduto P., ‘Pixous – Policastro’, stà nella Rivista “L’Universo”, ed. I.G.M., 1979, LIII, n. 3 Firenze, p. 515, vedi pure nota (80), in cui gli studiosi ci parlano della Famiglia Grimaldi a Policastro. Si veda in proposito il Di Luccia P.M., “L’abbadia di San Giovanni a Piro”. Trattato historico legale, Roma, 1700, stamperia Luca Antonio Chracas, p. 8 (10) e Camera M., Annali delle due Sicilie, Napoli, Fibreno, 1860, II, pp. 309-314.

(3) Volpe F., Il Cilento nel secolo XVII, ed. Ferraro, Napoli, 1981.

(4) Archivio di Stato di Napoli, Cancelleria Angioina, Reg. XXXI. Il documento pubblicato dal Del Mercato P., Infante A., Cilento, uomini e vicende, ed. Reggiani, Salerno, 1980, pp. 39-40 è tratto da Carucci C., La guerra del Vespro, p. 236, si veda pure Carucci C., Codice diplomatico salernitano del XIII secolo. Il Del Mercato, dice a p. 39  che il Registro XXXI tratto dalla Cancelleria Angioina, datato 1271, è tratto dal Carucci, op. cit., p. 236

(5) Almagià R., Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medievali, stà in ‘Monumenta Italia Cartographica’, I.P.S., Firenze, 1929, Edizioni Forni, p. 67. 
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(Fig. 7) Almagià Roberto, op. cit., Appendice I, I – ‘Coste liguri e tirreniche della penisola’, p. 68.

(7) (Fig. 3) La Ronciere A. M. , M. Mollat Du Jourdin, I portolani, carte nautiche dal XIII al XVII secolo, ed. Bramante, Milano, 1992, pag. 193,  1 foglio in pergamena, ms, 500 x 1050 mm, Parigi, Biblioteca Nazionale di Francia, sotto la seguente collocazione: “Cartes et Plans, Res. Ge B 1118”. La Carta Pisana è stata riprodotta in questo libro (Fig. 1-2-3), Tav. I. La carta è stata riprodotta anche da Almagià R., op. cit., tav. III, p. 3. 
(8) Brancaccio G., Geografia, Cartografia e Storia del Mezzogiorno, ed. Guida, Napoli, 1991. Si veda: La figurazione del mezzogiorno nella cartonautica medievale e nelle prime carte corografiche, Cap. 5, pag. 96.
(9) (Fig. 1-2) tratta da Brotton J., Le grandi mappe, ed. Gribaudo, 2014, pagg. 52, 53. 
(10) Di Luccia P.M., L’abbadia di San Giovanni a Piro. Trattato historico legale, Roma, 1700, stamperia Luca Antonio Chracas, p. 8.
(11) Registri Angioini