Gli studi
Nel 1987, pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri. Lo studio, iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archi-vistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti, meritava ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per il Comune di Sapri, per la redazione del nuovo P.R.G. di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse. Già nel lontano 1987, facevo notare come esistesse una forte similitudine con le strutture emerse e semisommerse di due Ville d’epoca romana del litorale Laziale con quelle a S. Croce. L’intuizione mi venne da uno studio di Giulio Schmiedt (2) che, nel 1972, pubblicò un’interessantissimo studio. Schmiedt (2), parlando di alcune ville romane del litorale laziale, illustrava alcune strutture – i criptoportici – della Villa di Cicerone a Formia (Fig. 13), che presenta notevoli similitudini con la Villa e le strutture a S. Croce a Sapri. Ripropongo ai lettori, una delle mie tante intuizioni, nata dal confronto delle immagini pubblicate da Schmiedt (2 – Fig. 8), con le preesistenze archeologiche d’epoca romana a S. Croce a Sapri. Schmiedt (2- Fig. 15), citava una Villa romana sul litorale Laziale. In particolare, lo Schmiedt (2), citava la villa romana della “Regione Sarinola” a Formia-Minturno (oggi Villa Rubino – dalla famiglia che è attuale proprietaria) ed attribuita a Cicerone. Nell’immagine pubblicata dallo Schmiedt (2)(Fig. 13), si può vedere la notevole somiglianza dei suoi criptoportici (Fig. 14), con le ‘Cammerelle’ di S. Croce a Sapri, illustrate in Fig. 15. Nell’immagine di Fig. 8, pubblicata dallo Schmiedt (2), si rappresenta la Villa d’epoca romana a Formia, ed in particolare la “veduta di criptoportici della villa romana di Regione Sarinola” a Formia, molto simili alle nostre ‘Cammerelle‘ in località Santa Croce. Oggi la villa in questione, è detta Villa Rubino ma era la villa di Marco Tullio Cicerone (Fig. 14). Questo studio, riapre nuovi scenari circa la presenza a Sapri del grande oratore Cicerone che, come scrisse l’Antonini (3), quando credeva riferirsi a Sapri, il Questore romano, Marco Tullio Cicerone che, nel I° secolo, spesso era in viaggio navigando ripetute volte per le nostre coste, nella sue lettere scritte al suo amico Attico nel 44 d.C., scrivendo all’amico Caio Testa Trebazio di Velia, nel 75 a. C., diceva: “Ego adbuc (perveni enim Vibonem ad Sicam) ecc…Veni igitur ad Siccam octavo die a Pompeiano, cum uno die Veliae constitissem, ubi quidem fui fane libenter apud Talnam nostrum, nec potus accipi, illo absente praefertim, liberalius, IX Kal. igitur ad Sicam” (3).

(Fig. 1) L’area archeologica di S. Croce a Sapri, con le ‘Pilae’, viste dal satellite.
L’immagine di Fig. 1, illustra l’Area Archeologica di S. Croce a Sapri, vista dal satellite. Si vedono le strutture semisommerse che la tradizione popolare vuole si chiamassero ‘Pilae’. Si tratta di strutture d’epoca romana che dovevano essere molto probabilmente delle strutture portuali annesse ad una villa patrizia, i cui resti pure si vedono addossati alla collina che degrada verso la battigia del mare e che sono interrotti dalla SS. 18 che li attraversa. Queste strutture sono state bene descritte dal Barone Antonini di cui riportiamo innanzi le pagine che pubblicò nella sua prima edizione nel 1745 ed in seguito nel 1795 (3).
La descrizione dei ruderi di S.Croce nella ‘Lucania’ dell’Antonini del 1795 (3).
Nel 1745, vide la luce la prima edizione della ‘Lucania’ (3), del Barone di S. Biase – ma natio di Centola – Giuseppe Antonini, nel 1745. In seguito, furono pubblicate altre edizioni ma la più interessante e forse completa è la terza ed ultima che fu pubblicata nel 1795 dal nipote Matteo Egizio, in cui quì riortiamo la pagina che ci parla e ci descrive alcune strutture che vide lo zio dopo una visita nel nostro paese. L’Antonini, in fondo alla Parte II, Discorso XI, da pag. 420 a pag. 436, descrisse la visita a Sapri, parlandoci minuziosamente dei ruderi a Santa Croce ed in particolare descrive l’ambulacro soprastante le ‘Cammerelle’.

(Fig. 2) Pag. 432 tratta dalla ‘Lucania’ di Antonini (3), che descrive l’ambulacro della villa

(Fig. 3) S.Croce – ambienti posti sul retro delle ‘Cammerelle’, sottostanti l’ambulacro.
Magaldi
Già il Gaetani (8), nel 1904, e poi il Gallotti (6), nel 1884, descrissero e ci parlarono delle vestigia sapresi ma, nel Marzo del 1928, Josè Magaldi (7), su incarico della Regia Soprintendenza alle Antichitità e Scavi della Campania, scrisse un libretto inedito (Fig. 24): Cennno storico Archeologico della città di Sapri, e descrizione dei ruderi ivi esistenti e preesistenti illustrati da rilievi e disegni”. In questo scritto inedito di cui noi possediamo una copia donataci dall’autore, il Magaldi scrisse una Relazione a seguito dei lavori di scavo per conto della Regia Soprintentenza che si tennero a S. Croce nel 1928. Nello scritto, il Magaldi (7), racconta che i rinvenimenti maggiori si ebbero nel 1884, in occasione delle opere e lavori che portavano a compimento il tronco di strada provinciale oggi S.S. 18, in località denonominata S. Croce. Nello scritto del Magaldi, venivano descritti i ruderi archeologici e gli avanzi di fabbrica presenti e rinvenuti a Sapri. Il Magaldi, non parla solo degli scavi a S. Croce ma si occupa di tutto il paese e, riferisce di diverse notizie riferite dal Gallotti (6). Il Magaldi, analizza anche alcune notizie riferite negli scritti del Gaetani (8). Il Magaldi, descrive i detti ruderi partendo dalla stessa descrizione che fa il Gallotti ed aggiungendo moltissime notizie di manufatti emersi nel corso degli scavi eseguiti per conto della Regia Sovrintendenza agli Scavi della Campania. Quì pubblichiamo la copia che facemmo di un disegno allegato alla Relazione del Magaldi (7). Si tratta del rilievo degli scavi e delle preesistenze con un’interessantissima legenda.

(Fig. 4) Disegno del rilievo delle strutture emerse a S. Croce, tratto dal Magaldi, op. cit. (7).
I ruderi di S. Croce in due studi di Giulio Schmiedt.
Lo studioso Giulio Schmiedt (4), nel 1975, pubblicò un’interessantissimo studio per i tipi dell’Istituto Geografico Militare di Firenze. Nel suo studio, sugli ‘Antichi porti d’Italia’, lo Schmiedt (4), riferiva che: “Dopo il porto di Policastro il Portolano del Mediterraneo (172), elenca nel Sinus Laus gli scali di Marina di Vibonati, di Sapri e di Maratea, ma non si hanno elementi che documentino se in epoca greca fossero frequentati. Per quanto riguarda il primo (Vibonati) si può solo dire che fu probabilmente uno scalo lucano chiamato Vibo ad Sicam e che il secondo (Sapri) fu sicuramente uno scalo romano, di cui rimarrebbero semisommerse alcune strutture sulla costa immediatamente a nord di Punta del Fortino” (riferendosi al punto ove si trova il Faro Pisacane) (4), a cui abbiamo dedicato lo studio: “Il vecchio Fortino borbonico a Sapri”, e a cui rinviamo per gli opportuni approfondimenti. Schmiedt, nel suo interessantissimo studio (4), parlando del ‘Portolano del Mediterraneo’, a pag. 79, nella nota (176), si riferisce al ‘Compasso de navigare’, e poi aggiunge e cita il testo di P. Luigi Cavalcanti, Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie, 1846, che parla degli scali dell’area a p. 46. Schmiedt, parlando dello scalo di Policastro a p. 78, sembra si riferisca ad un ‘Portolano del Mediterraneo’, moderno. Certo risulta strana la citazione di un ‘Sinus Laus’ e di un ‘Vibo ad Sicam’. Non sappiamo se il geografo e studioso Giulio Schmiedt, si riferiva al ‘Compasso de navigare‘. Schmiedt (4), a p. 63, parlando di Punta Campanella e Punta Licosa, cita il Compasso (132) e poi a p. 79, lo cita nuovamente (176), citando anche il testo che ne parla: di P. Luigi Cavalcanti. Nel suo studio, Schmiedt (4), pubblicò un particolare in b/n, simile allo schizzo illustrato nell’immagine di Fig. 5, che illustra un disegno del 1819 eseguito dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano (5). Il disegno che illustra la Fig. 5, è un particolare tratto dallo schizzo di cui abbiamo recentemente ottenuto la sua fotoriproduzione digitale, dall’Istituto Geografico Militare di Firenze, che lo conserva (5). Si tratta del rilievo in scala 1:5000 della baia naturale di Sapri e del piccolo centro abitato. Il disegno di Fig. 5, di cui lo Schmiedt (4), nel 1975, pubblicò un particolare in b/n e, da me citato in diversi miei studi (1), nel 1987 e poi, nel 2014, da Scarfone (10), è conservato presso il Nuovo Archivio, sede S. Marco dell’Istituto Geografico Militare di Firenze. Schmiedt (4), scriveva in proposito: “un vecchio schizzo eseguito nel 1819 a cura del Tenente Blois del Genio Napoletano” e, poi ancora: “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, dedotto da un rilievo a scala 1:500 eseguito nel 1819 dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano. Si notano i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle”.

(Fig. 5) “Porto di Sapri’, “Rilievo originale eseguito dal Ten. Blois del Genio Napoletano. Sono riportati resti dell’antico porto romano.”, datato 1 gennaio 1819, rilievo in scala 1: 5000, con la seguente collocazione: cart. n. 82, doc. n. 52, Comune di Sapri, Prov. Salerno; vecchio schizzo, conservato presso il Nuovo Archivio, sede S. Marco dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, Sezione ‘Stampe Antiche’: (n. 141142).
Le strutture semisommerse a S. Croce, dette ‘Pilae’

(Fig. 6) Villa della Nave o Villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo, presso Gaeta – rilievo aereo dei resti delle strutture semisommerse “sovrastrutture. 1,2,3,4,5 ecc…”; l’immagine è stata pubblicata nello studio di Giulio Schmiedt (2).
Le ‘Pilae’ della villa di Gneo Fonteio o vila della Nave a Serapo
Le immagini illustrate nelle Figg. 6-8-9-10, pubblicate da Giulio Schmiedt (2), nel 1972, illstrano alcune strutture della ‘Villa della Nave’ o villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo (località di Gaeta)(Fig. 7). In particolare, l’immagine illustrata in Fig. 6, pubblicata dallo Schmiedt (2), illustra il disegno del rilievo in pianta, dove con la lettera “C si indicano i resti di sovrastrutture 1,2,3,4,5 = fondazioni sommerse di una veranda sul mare” che, come possiamo vedere dal raffronto delle altre immagini di Figg. 11-12, che illustrano le strutture a S. Croce, dette ‘Pilae’, si somigliano notevolmente. La notevole somiglianza con alcune strutture semisommerse a Serapo con le ‘Pilae‘ a S.Croce a Sapri, è suffragata anche e soprattutto – a nostro avviso – da alcune evidenze strutturali e fotografiche illustrate da Giulio Schmiedt (2), che nel 1972, parlava di alcune ville romane sul litorale laziale.

(Fig. 7) Cala della Nave a Serapo, località di Gaeta – resti della Villa d’epoca romana di Gneo Fonteio o ‘Villa della Nave’ – come la chiama Giulio Schmiedt (2), visti dal satellite. Come si può ben vedere, queste strutture semisommerse, somigliano alle strutture semisommerse dette ‘Pilae’, poste lungo il litorale Saprese ed illustrate nella Figg. 8-9-10-11-12.

(Fig. 8) Villa della Nave o villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo, presso Gaeta – Veduta delle strutture semisommerse illustrate nel disegno del rilievo di Fig. 3 “sovrastrutture. 1,2,3,4,5 ecc…”; l’immagine è stata pubblicata nello studio di Giulio Schmiedt (2).

(Fig. 9) Villa della Nave o Villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo, presso Gaeta – Veduta delle strutture semisommerse illustrate nel disegno del rilievo di Fig. 3 “sovrastrutture. 1,2,3,4,5 ecc…”; l’immagine è stata pubblicata nello studio di Giulio Schmiedt (2).

(Fig. 10) Villa marittima di Sperlonga – Resti delle strutture semisommerse illustrate nel disegno del rilievo di Fig. 3 “sovrastrutture. 1,2,3,4,5 ecc…”; l’immagine è stata pubblicata nello studio di Giulio Schmiedt (2).
Le ‘Pilae’ di S. Croce a Sapri
Le strutture semisommerse di S. Croce, sono molto simili a quelle della Villa della Nave a Serapo. Secondo lo Schmiedt (2), le strutture della villa d’epoca romana del patrizio Gneo Fonteio, sono delle strutture o “fondazioni sommerse di una veranda sul mare”. In realtà, le strutture illustrate da Schmiedt e le ‘Pilae’ a S. Croce, sono delle strutture (forse portuali), semisommerse. Anche se oggi, in ambedue i casi, questre strutture o opere strutturali, sono immerse nell’acqua del mare ed affiorano per pochi centimetri fuori il pelo dell’acqua, rappresentano delle opere che in antichità si elevavano dal pelo dell’acqua di mare per diversi metri, tanto da costituire dei grandi e poderosi piloni di sostruzione di una passerella o di una veranda – come vuole lo Schmiedt. Credo si tratti di una struttura portuale utilizzata a mò di passerella elevata per l’attracco ed il ricovero dei navigli e che nel contempo sia anche un molo flangiflutti a difesa delle violente mareggiate nei giorni di forte libecciata. Infatti, a Sapri, si può vedere come nei giorni di forte vento, il mare in burrasca, scarica e dirige tutta la sua violenta forza e onde verso la direzione delle ‘Pilae’, costruite in quel punto per proteggere i piccoli legni ricoverati nel porticciolo della villa patrizia di S. Croce. Cio è dimostrato dalla tipologia costruttiva e dai materiali utilizzati per la loro costruzione. Da un’attenta analisi della fattura costruttiva di questi manufatti di epoca romana, possiamo dire che, nascevano come strutture marine. Si tratta di n. 4 strutture costruite (Figg. 10-11) che, emergono dal mare e sono distanziate tra loro come se fossero le basi immerse in acqua di strutture o fondazioni di grandi piloni su cui forse, in sommità, vi era posta una loggia o una veranda dentro il mare e con delle aperture poste tra un pilone e l’altro. Si vede chiaramente come queste strutture, siano nate per essere state costruite immerse nell’acqua del mare, dall’uso della malta idraulica utilizzata – la pozzolana – per le costruzioni in acqua. Infatti, le ‘pilae’ a S. Croce, sono per metà costruite con mattoni di tufo legati da un’impasto di inerte e pozzolana, fino al pelo dell’acqua di mare, mentre la parte che oggi affiora dal mare si vede costruita con diversi materiali: ciotoli di pietra locale mista ad una poltiglia di calce normale. Infatti, si vede come esse nascessero come strutture marine in quanto le attuali costruzioni oggi visibili sono state realizzate con due metodologie costruttive diverse tra loro. Infatti, osservando bene da vicino le due differenti tipologie costruttive, notiamo che fino all’attuale livello dell’acqua del mare, queste strutture o fondazioni che si immergono nel mare, sono state costruite in modo differente rispetto alle strutture che si elevano fuori l’acqua del mare e che in epoca romana si ergevano fino all’attuale livello stradale formando molto probabilmente una veranda affacciata sul mare con un camminamento per l’attracco di grosse navi. Queste strutture hanno sempre affondato le loro fondazioni dentro l’acqua del mare, quindi non possono che non essere strutture portuali o un’antico molo, o un molo flangiflutti. Recentemente, nel 2014, lo studioso Scarfone (10), scriveva in proposito alle strutture semisommerse dopo S. Croce: “(9) Questi ultimi “sassi” citati, la cui caduta in mare è non meno localizzata o ben localizzabile, e gli scogli frangiflutti attribuiti ad un’opera ingegneristica romana a difesa del porto, poco evidenziati anche nella cartografia nautica storica riportata nell’immagine di figura 3, sembrerebbero avere una stessa misteriosa causa comune di messa in posto, probabilmente legata forse ad un evento naturale che però anche dall’Antonini non è chiaramente segnalato né datato“. Scarfone nel suo studio (10), fa tutto un giro di parole per dire che le ‘Pilae’ sono ‘scogli frangiflutti’. Come abbiamo cercato di far notare, citando gli studi ed esempi di Schmiedt (2), ed in particolare le immagini di Fig. 8 e 9, dove si vede chiaramente che le strutture d’epoca romana di Sapri, e le ‘Pilae’ (Figg. 11-12), risultano molto simili alle Ville patrizie sul litorale Laziale, come quella di Villa della Nave a Serapo, segnate in figura con i numeri da 1 a 5 (Figg. 6-7-8-9-10) e che lo Schmiedt (2), afferma essere: “Fondazioni sommerse di una veranda sul mare”. Alla luce delle strutture citate dallo Schmiedt (2), ci risulta riduttivo e semplicistica la definizione data da Scarfone (10), che riteneva essere ‘scogli flangiflutti’ . Per intenderci, per scogli si intende non opera dell’uomo, mentre le ‘Pilae’ di S. Croce a Sapri, sono dei grandi e poderosi piloni, che costituivano una grande e poderosa struttura, immersa nel mare ma elevata. Un pontile-veranda per l’attracco di bastimenti. Del resto, anche la tesi di una catastrofe sismica sostenuta da Scarfone (10), che sia stata la probabile causa del loro abbattimento, non è a nostro avviso plausibile in quanto non si capirebbe il motivo per cui, a seguito di una forte scossa sismica o evento catastrofico, i piloni fossero stati abbattuti ed il resto del litorale no. Il Tenente Blois del Genio Militare Napoletano, nel 1819, nel suo schizzo di Fig. 7, li definiva più correttamente “Antico molo Dir.”.


(Fig. 11) Le ‘Pilae’ a S. Croce a Sapri, che affiorano dall’acqua del mare, visti dal satellite

(Fig. 12) Le ‘Pilae’, strutture portuali semisommerse a S. Croce a Sapri.
Le ‘Cammerelle’ a S. Croce a Sapri

(Fig. 13) I criptoportici della villa romana di “Regione Sarinola”, o Villa di Cicerone, oggi detta Villa Rubino a Formia-Minturno, molto simili alle Cammerelle a S. Croce a Sapri.
Cicerone conosceva Sapri e la Villa romana a S. Croce
In un altro suo pregevole studio, Giulio Schmiedt (2), pubblicò alcune immagini, illustrate nelle Figg. 6-8-9-10-13, che illustrano alcune strutture di alcune Ville d’epoca romana del litorale Laziale, che risultano essere molto simili alle strutture portuali preesistenti a Sapri, in località S. Croce. Lo studio dello Schmiedt (2), apre nuovi scenari circa l’origine del toponimo “Bibo ad Siccam”, citato da Marco Tullio Cicerone e, dalle sue frequentazioni in zona, in quanto una di queste ville romane – di cui parla lo Schmiedt (2), ha i criptoportici molto simili alle Cammerelle di Sapri, come vedremo e, quindi – questa nostra intuizione – confermerebbe la precedente intuizione che ebbe l’Antonini (3), quando credeva riferirsi a Sapri, il Questore romano, Marco Tullio Cicerone che, nel I° secolo, spesso era in viaggio navigando ripetute volte per le nostre coste, nella sue lettere scritte al suo amico Attico nel 44 d.C., scrivendo all’amico Caio Testa Trebazio di Velia, nel 75 a. C., diceva: “Ego adbuc (perveni enim Vibonem ad Sicam) ecc…Veni igitur ad Siccam octavo die a Pompeiano, cum uno die Veliae constitissem, ubi quidem fui fane libenter apud Talnam nostrum, nec potus accipi, illo absente praefertim, liberalius, IX Kal. igitur ad Sicam” (3). L’Antonini, segnalava il passaggio del Questore romano Cicerone che definiva il sito di Sapri: “Parva gemma maris inferi“, “piccola gemma del mare del sud“. Sempre nell’immagine di Fig. 13, pubblicata nell’altro pregevole studio dello Schmiedt (2), si vedono i criptoportici della Villa della Regione Sarinola a Formia, d’epoca romana. I resti, attribuiti alla residenza dell’oratore, si stendono sotto villa Rubino a Formia. Pare si tratti della Villa di Cicerone, che sappiamo avesse visitato anche la nostra Sapri. Si tratta della villa illustrata nelle immagini di Figg. 13-14, che illustrano in particolare i suoi criptoportici, pressochè identici a quelli di S. Croce. La presenza e la conoscenza di Cicerone di queste nostre coste, già intuizione dell’Antonini (3) e, della nostra interessante ipotesi è suffragata anche e soprattutto – a nostro avviso – da alcune evidenze strutturali di una villa romana sul litorale Laziale, illustrata in uno studio del 1972 di Giulio Schmiedt (2). Giulio Schmiedt (2), in un’altro suo pregevole studio, parlava della villa della Regione Sarinola a Formia-Minturno – attuale Villa Rubino – poi in seguito, rivelatasi la villa di Marco Tullio Cicerone. Schmiedt (2), pubblicò l’immagine della Fig. 13, che illustra i ‘criptoportici’ della Villa romana di Cicerone a Formia (Figg. 13-14), che come si può ben vedere, somigliano notevolmente alle strutture a S. Croce che la tradizione popolare vuole fossero chiamate ‘Cammerelle’. La villa citata da Schmiedt (2) è una villa romana posta sul litorale Laziale, e si tratta della Villa della ‘Regione Sarinola’ di Formia (Figg. 13-14), oggi detta villa Rubino, ed attribuita ed appartenuta all’oratore Cicerone. La villa, costruita su tre livelli, è direttamente affacciata sul mare, con tanto di porticciolo privato (ora corrispondente al porto turistico di Caposele), aveva grandi peschiere e due ninfei a più navate. Tutto l’edificio era arricchito con decorazioni “rustiche”, colonne doriche, marmi e immagini rupestri. L’attuale Villa Rubino è la residenza sotto la quale si stendono i resti che molti studiosi identificano con il celebre Formianum, ossia la villa estiva di Cicerone. In questa villa l’oratore si ritirò durante il I° triumvirato di Cesare, Pompeo e Crasso essendo venuto meno il suo peso politico. Di questo suo soggiorno se ne ha notizia grazie all’intensa corrispondenza tra Cicerone e l’amico Tito Pomponio Attico. In questo luogo luogo da lui prediletto, Cicerone continuò i suoi studi e a seguire le vicende politiche di Roma. Seneca riprendendo gli scritti di Tito Livio racconta che in questo luogo l’arpinate fu raggiunto dai sicari di Antonio e ucciso il 7 dicembre del 43 a.c. Cicerone si trovava in questa villa quando seppe dell’arrivo dei sicari di Antonio, e come scrive Seneca “Provò a fuggire per mare, ma la burrasca glielo impedì. Prese allora la Via Appia, ma fu raggiunto nel punto che oggi indichiamo come la sua Tomba, anche se in realtà è solo un sepolcro votivo”.



(Fig. 14) Villa di Cicerone a Formia – i ‘criptoportici’ simili alle ‘Cammerelle’ di Sapri.
Le ‘Cammerelle’ a S. Croce a Sapri

(Fig. 15) S.Croce a Sapri, le ‘Cammerelle’, in una foto dei primi del ‘900.
Si tratta di strutture d’epoca romana che la tradizione orale chiama “‘Cammerelle‘ (piccole camerette) che, molto probabilmente, dovevano essere delle strutture portuali per il deposito di derrate alimentari destinate alla villa patrizia d’epoca romana di cui vediamo i resti a S. Croce ed illustrate nelle immagini d’epoca di Figg. 15-16 e nel nostro rilievo architettonico illustrato in Fig. 23. Le ‘Cammerelle’ e le altre strutture e preesistenze d’epoca romana a S. Croce a Sapri, ne ha parlato l’Antonini, nella sua ‘Lucania’ (3). Nel 1928, in occasione di una campagna di scavi effettuata dalla Regia Soprintendenza alle antichità della Campania, furono rinvenuti nell’area diversi manufatti e reperti, di cui abbiamo il resoconto nel libretto inedito di Joseè Magaldi (7). Delle preesistenze di S. Croce, ci siamo occupati in altri nostri studi ivi pubblicati e, nei primi anni ’80, eseguimmo per nostro conto, dei rilievi metrici delle preesistenze delle ‘Cammerelle’ e del rilevato sotto quello che l’Antonini chiamava ambulacro (Fig. 23). Eseguimmo anche un rilievo fotografico al di sotto delle strutture dell’ambulacro (Fig. 3). Purtroppo, l’incuria delle autorità e lo scellerato intervento, dei primi anni ’80, voluto da Werner Johannowsky (16), che occultò definitivamente le ‘Cammerelle’, facendovi costruire un muro con mattoni di tufo giallo (pietra peraltro sconosciuta all’area), così come si vedevano nell’immagine dei primi del ‘900 (Fig. 15), che non vogliamo mostrare ai lettori. L’area archeologica di S. Croce è sempre di grande interesse ma è stata poco studiata e soprattutto per niente valorizzata. Nel 2014, lo studioso Scarfone A. (10), ha pubblicato sul sito dell’ISPRA, dal titolo “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”, dove non troviamo nessun contributo o citazione a Cicerone, se non la frase: “Gli Autori del passato hanno avuto un forte interesse verso la storia di Sapri, definita da Cicerone come parva gemma maris inferi, tracciandone magistralmente gli eventi che si sono succeduti con il trascorrere del tempo. Nel rileggere i loro contributi informativi si è però avuto modo di individuare alcune frettolose affermazioni ecc..“. Recentemente, le autorità, invece che valorizzare l’Area Archeologica di S. Croce con interventi mirati, hanno autorizzato interventi che mirano a valorizzare la Specola – evidente copia del Castello Asburgico di Miramare di Trieste. Come già proponevo in un altro mio studio, l’Area Archeologica di S. Croce dovrebbe essere isolata dalla rotabile S.S. 18 che l’attraversa e la taglia in due pezzi, deturpandola e rendendola monca delle sue bellezze che emergerebbero con una campagna di scavo seria.

(Fig. 16) Le ‘Cammerelle’ a S. Croce a Sapri, in una foto dei primi del ‘900.
La stele funeraria in Piazza e Lucio Sempronio Prisco
Della presenza di strutture portuali, di un porto a Sapri in epoca romana, abbiamo testimonianza anche attraverso la stele marmorea funeraria (Fig. 17), presente da secoli nell’attuale Piazza del Plebiscito a Sapri di cui abbiamo parlato in un precedente studio. La stele funeraria ci racconta della prematura morte di un giovane magistrato romano. Non ancora conosciuti agli studiosi, crediamo che due dei tre busti marmorei da noi scoperti in una casa privata saprese, potrebbero rappresentare Lucio Sempronio Pomponio Prisco, il giovane magistrato a cui è dedicata la stele marmorea in Piazza del Plebiscito a Sapri e che noi crediamo sia il personaggio rappresentato in uno dei due busti marmorei di Fig. 19 che si trova in una casa privata a Sapri, da noi recentemente rintracciato. Sul personaggio abbiamo dedicato lo studio ivi pubblicato: “I busti marmorei di Lucio Sempronio Pomponio Prisco” a cui rimandiamo per gli opportuni approfondimenti.

(Fig. 17) Stele funeraria d’epoca romana dedicata al diumviro edile L. S. P. Prisco, posta da tempo in Piazza del Plebiscito a Sapri.

(Fig. 18) Stele funeraria d’epoca romana dedicata al diumviro edile L. S. P. Prisco, posta da tempo in Piazza del Plebiscito a Sapri.

(Fig. 19) Busto marmoreo di Lucio Sempronio Pomponio Prisco in una casa privata a Sapri.
Il personaggio raccontato nell’epigrafe scolpita della stele funeraria, era un ‘aedilis duovir’ (duomviro edile o duumviro), un magistrato romano assegnato alle strutture portuali il cui compito era quello di vigilare sugli edifici pubblici ( sulle strutture portuali a Santa Croce a Sapri. I duumviri (o duoviri) erano magistrati dell’antica Roma, eletti in coppie per ragioni di reciproco controllo e consiglio, allo scopo di soprintendere a pubblici uffici o delicati incarichi politici e amministrativi. La carica, normalmente, aveva durata annuale. Noi crediamo che il giovane magistrato, avesse il compito di vigilare sulle imponenti strutture portuali di Santa Croce. Noi crediamo che le struture portuali di cui oggi si vedono i resti a Santa Croce, fossero la stazione portuale di Buxentum ( l’attuale Policastro) o la sua marina per i traffici via mare, trovandosi nell’attuale Sapri, costruzioni portuali più adatte con l’ampia baia naturale all’approdo delle navi romane. La vicinanza con la “gens Sempronia”, da cui probabilmente proveniva il giovane magistrato Lucio Sempronio Pomponio Prisco, ci è data dalla presenza a Buxentum nel 194 a.C. del triumviro romano Lucio Sempronio Longo che, fu uno dei magistrati preposti alla fondazione della colonia marittima di Buxentum. Come abbiamo già detto, se fosse confermato dagli studi che il personaggio rappresentato nei due busti marmorei, da noi recentemente scoperti e pubblicati quì, fosse il giovane magistrato edile raccontato nella stele funeraria oggi in piazza, sarebe un ulteriore conferma che, la colonia marittima di Buxentum fosse da collocarsi proprio a Santa Croce a Sapri. Secondo uno studio del 1992 di Werner Johannoswsky, la stele funeraria di Piazza del Plebiscito (Figg. 17-18), che racconta della prematura morte del figlio del duoviro edile Pompeo, avvalora un’indagine del 2008 di Scogliamiglio della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Salerno che credeva i resti a S. Croce riferibili ad un periodo compreso tra il I ed il II secolo d.C., e ciò che rimane di un’imponente villa patrizia costiera che sembrerebbe essere appartenuta alla famiglia dei Semproni. Scrive Scarfone (10), in proposito: “D’altronde, alcuni esponenti della ‘Gens Sempronia’, una delle più antiche e potenti stirpi romane, erano noti nel Golfo di Policastro sin dall’età repubblicana. Infatti, come ci narra Tito Livio, nel 194 a.C., il triumviro Tiberio Sempronio Longo fu uno dei magistrati cui fu affidato il compito, avendo acquisito la suprema carica di console, della cura della vicina e sicuramente più importante colonia di Buxentum (11). Inoltre, lo storico ed apologeta romano Paolo Orosio nonché altri cronisti del IV secolo d.C. riferiscono che lo stesso imperatore romano Massimiano, lasciando il potere nel 305, scelse successivamente di ritirarsi in una villa ubicata in Lucania nella quale egli visse un periodo di agi e lussi mantenendo comunque sempre un costante contatto con l’amico e collega Diocleziano, sebbene lontano dal centro politico dell’impero (BARNES, 1981).” (12).


(Fig. 20) Resti di una struttura termale d’epoca romana a S. Croce

(Fig. 21) Resti di una struttura termale e paramento murale in opus reticulatum, visti dal mare.

(Fig. 22) Resti di un acquedotto d’epoca romana in località Fortino a Sapri
L’immagine illustra i resti di un’acquedotto d’epoca romana in località Fortino, lungo la linea di costa a Sapri. Resti di un poderoso muro posto quasi nei pressi dell’ex villa ‘Borrione’, quasi poggiato alla battigia del mare, ci fa capire quale fosse il livello del mare all’epoca dei romani a Sapri. Guardando attentamente l’immagine, si può vedere chiaramente come anche questa costruzione, sia stata costruita utilizzando due differenti tipologie a causa della presenza del mare e della sua salinità. Si vede come questo muro ad un certo punto della sua altezza sia stato costruito con diversi materiali, si vede una porzione molto più chiara, segno dell’utilizzo di pozzolana, malta idraulica al posto della normale calce. La poderosa struttura, ci fa capire anche un’altra cosa e cioè che la sua presenza testimonia il fatto che le strutture d’epoca romana a S. Croce, si estendevano oltre, arrivando sino a oltre la località Fortino dove oggi si trova il Faro Pisacane.
Il rilievo metrico architettonico delle strutture dette Cammerelle, da me redatto nel 1975.


(Fig. 23) Attanasio F., Rilievo planimetrico, prospettico e di sezione delle Cammerelle a S.Croce a Sapri, redatto nel 1975
L’epigrafe in caratteri greci e quella latina pubblicate dall’Antonini, trovate e viste in località Fortino a Sapri, forse provenienti dalla città d’Avenia come dice lui dalla città di Vibona
Il barone Giuseppe Antonini (….), nella sua prima edizione della, La Lucania, I discorsi, ed. Tomberli, Napoli, 1745 parlando di Sapri e nel descrivere i ruderi archeologici che vide personalmente, a pp. 434-435, in proposito scriveva che: “Verso l’imboccatura del porto dal lato occidentale sono gl’interi fondamenti di circa altri stanze simili a quelle, che sono nel lato occidentale, le quali potevano essere magazzini, o altra spezie d’officine alla marina appartenenti; e poi intorno intorno al porto veggonsi sott’acqua, ed al lido grandi ruine di larghissime muraglie; sicurissimo indubitato segno, che sulla riva del mare, e poco entro terra i Cittadini abitassero. Dico ciò, anche perchè non ho trovato fra quelle vicine vigne vestigia alcuno di antica cosa: e dimandato a quei Contadini, se zappando avessero mai trovato sotto terra qualche considerabile fabbrica, mlti mi dissero d’avervi pochissime cose scoverto. Solamente al di sopra la Torre del lato occidentale trovai due pezzi di colonna d’ordinarissimo granito, e pochi passi dentro una vigna opposta un pezzo considerabile di fabbrica, ed un frammento di marmo, in cui eran rimaste le solo poche greche lettere dell’intera Iscrizione, che contener doveva nella maniera quì posta:
ΘΕΟΙΣΑΠ…..
…..ΟΙΗΣΕΝ……
……ΜΟΥ…..ΔΟΙ….Ρ…..
…..ΕΥΤΥΧΟC……
Nicola Corcia (…), nel suo ‘Storia delle due Sicilie etc…’, pubblicato nel 1847, nel vol. III, a p. 65, che parlando di ‘Scidro’ sulla scorta dell’Antonini scriveva che: “Il porto di Sapri è per gran tratto pieno di fabbriche occupate dal mare; ma più di tutte quelle rovine (6) dimostra il luogo abitato da’ Greci la seguente mutila epigrafe: ….”. L’Antonini, proseguendo il suo racconto, a p. 435 (I edizione del 1745 e a p. 434 nella II edizione del 1795), in proposito scriveva pure che: “Mi furono ben vero mostrati molti gran mattoni, ch’erano stati di sepolcri, e di questi spessissimi si trovavano fra quei vigneti con qualche lucerna sepolcrale. Nell’erto della collina vicino un pagliaio viddi a terra l’iscrizione seguente, che avrei forse con poco denaro potuto avere, se la sciocchezza d’un Prete, che ne faceva gran caso, non avesse distolto il padrone, ch’era un contadino, dal vendermela, dicendomi averla promessa ad un suo amico in Napoli. Peraltro a me bastò averla copiata e è questa:
M. T. PALP II. IVCVNDI
V IX. AN. XI. M. VIII.
M. PALPIVS. BASSVS
ET. LARTIA. MVSSIDIANA PARENT. MOESTISS.

(Fig…) Antonini, op. cit., p. 434
L’Antonini prosegue parlando di un’altre due iscrizioni: “Mi furono mostrati molti gran mattoni che erano stati di sepolcri. Nell’erto della collina, vicino ad un pagliaio, vidi a terra l’iscrizione seguente, che avrei forse con poco danaro potuto avere, se la sciocchezza d’un Prete, che ne faceva gran caso, non avesse distolto il padrone, che era un contadino, dal vendermela, dicendo di averla promessa ad un suo amico in Napoli. Per altro, a me bastò averla copiata, ed è questa:”. Luigi Tancredi (…), nel suo “Sapri – giovane e antica”, dopo aver detto dell’accurata descrizione dei manufatti a S. Croce fatta dall’Antonini nel 1745, a p. 32, nella nota (21) postillava che: “(21) Fra i reperti dell’antichità classica, oltre la lapide di Sempronio Prisco, sono da ricordare altre due: una greca, incompleta, consistente in un frammento di marmo presso la Torre del lato occidentale, tra le vigne, colle seguenti parole: etc…., un’altra romana, più chiara e completa, con questa iscrizione: M. T. PALP II. IVCVNDI V IX. AN. XI. M. VIII. M. PALPIVS. BASSVS ET. LARTIA. MVSSIDIANA PARENT. MOESTISS. Questa s’interpreta: ‘Memoria Titi Palpii Jucundi: vixit annos undecim, menses octo. Marcus Palpius Bassus et Lartia Mussidiana, parentes moestissimi (posuerunt) = Ricordo di Tito Palpio Giocondo: visse undici anni ed otto mesi. Marco Palpio Basso e Larzia Mussidiana, genitori molto addolorati, gli posero questa lapide. Alla famiglia dei Bassi, intorno ai primi secoli, appartennero personaggi illustri tra consoli, cavalieri, poeti e grammatici. Sono iscrizioni rinvenute e citate dall’Antonini nella “Lucania” (Tomo I, Parte 2°, Discorso XI, pagg. 433-434). Commuove per la scomparsa di un fanciullo in tenera età.”. Nicola Corcia (…), nel suo ‘Storia delle due Sicilie etc…’, pubblicato nel 1847, nel vol. III, a p. 65, che parlando di ‘Scidro’ sulla scorta dell’Antonini scriveva che: “Molti sepolcri ancora si scoprivano tra’ prossimi vigneti, ma appena ne rimavano queste due lapide: (egli riporta la seguente epigrafe sepolcrale):”. Nicola Corcia (…), nel suo ‘Storia delle due Sicilie etc…’, pubblicato nel 1847, nel vol. III, a p. 66, che parlando di ‘Scidro’ sulla scorta dell’Antonini scriveva che: “Notabile nella prima di queste iscrizioni è il pronome di ‘LARTIA’, il quale, corrisponde a ‘domina’, si legge in molti titoli sepolcrali etruschi, nè so se s’incontra in altre epigrafi latine: certo è che i due titoli dimostrano il luogo abitato nè tempi romani; ma che la città fosse abbandonata o distrutta ai primi tempi dell’impero si può raccogliere dal non essere ricordata nè da Strabone nè dà geografi posteriori.”.

Dunque, secondo il Corcia (…) vol. III, a p. 66, l’iscrizione latina riportata dall’Antonini vista a Sapri, riguarda una testimonianza etrusca. Sulla storia di Sapri ha scritto anche il dottor Nicola Gallotti nel 1899 che pubblicò “Sapri nella storia e nella tradizione popolare – brevi cenni”, e sebbene parlasse delle origini di Sapri anche sulla scorta di studiosi come Nicola Corcia, il Curcio-Rubertini (…) e il Tropea (…), in “Storia dei Lucani”, non si accenna mai alla città di Avenia ed al racconto della tradizione orale locale di una città inghiottita dalle acque a seguito di un “maremoto”. Lo stesso Corcia (…) accenna a origini etrusche e ad una “città dei Romani” riferendosi al pronome latino di “Lartia” che si trova nell’iscrizione lapidea – la stele marmorea – che oggi si trova in Piazza del Plebiscito. Angelo Guzzo (….), nel suo “Il Golfo di Policastro – natura, mito e storia”, a pp. 177-178, in proposito scriveva che: “L’Antonini cita, tra i reperti da lui rinvenuti a Sapri, anche una lapide sepolcrale di fanciullo recante la seguente epigrafe latina: etc….”Memoria Titi Palpii Iucundi: vixit annos undecim, menses octo. Marcus Palpius et Lartia Mussidiana, parents moestissimi (posuerunt)(11) (In memoria di Tito Palpio Giocondo: visse 11 anni e 8 mesi. I genitori dolentissimi, Marco Palpio Basso e Larzia Mussidiana, posero questa lapide)(13).”. Il Guzzo, a p. 177, nella nota (11) postillava: “(11) F. Cesarino – Sapri archeologica – in “I Corsivi” – Anno 1987 – n. 3“. Il Guzzo, a p. 178, nella nota (13) postillava: “(13) G. Antonini – Op. cit., Vol. I – pag. 434”. Angelo Guzzo (….), nel suo “Da Velia a Sapri – Itinerario tra mito e storia etc…”, a pp. 222-223, in proposito scriveva che: “Nella zona opposta, vale a dire nell’odierna località dell'”Acqua Media”, l’Antonini enumera le fondamenta di circa venti stanze simili alle “Camerelle”; un vecchio molo corroso dalle onde e tutt’intorno al lido, sott’acqua, grandi rovine di larghissime muraglie (11). Tutte queste rovine ed in particolare le Terme ed il Teatro, sono indubbio indizio che Sapri, se non proprio una grande città, dovette certamente costituire, all’epoca del dominio di Roma, centro assai considerevole. L’Antonini cita, tra i reperti da lui rinveuti a Sapri, anche una lapide sepolcrale di fanciullo recante la seguente epigrafe latina: etc….”Memoria Titi Palpii Iucundi: vixit annos undecim, menses octo. Marcus Palpius Bassus et Lartia Mussidiana, parents moestissimi (posuerunt)”. (In memoria di Tito Palpio Giocondo: visse 11 anni e 8 mesi. I genitori dolentissimi, Marco Palpio Basso e Larzia Mussidiana, posero (questa lapide)(12).”. Il Guzzo, a p. 224, nella nota (12) postillava: “(12) Antonini, op. cit., vol. I – pag. 434”. Devo però precisare che il Guzzo si sbagliava quando scriveva che: “Nella zona opposta, vale a dire nell’odierna località dell'”Acqua Media”, l’Antonini enumera le fondamenta di circa venti stanze simili alle “Camerelle, etc…” Non si tratta del zona limitrofa all'”Acqua Media”, che si trova dove attualmente si trova l’area portuale moderna (il nuovo porto) di Sapri, a ridosso del Monte Ceraso ma la zona a cui si riferiva l’Antonini era quelle che oggi è detta località Fortino. Il barone Giuseppe Antonini (….), nella sua prima edizione della, La Lucania, I discorsi, ed. Tomberli, Napoli, 1745 parlando di Sapri e nel descrivere i ruderi archeologici che vide personalmente, a p. 434, in proposito scriveva che: “Verso l’imboccatura del porto dal lato occidentale sono gl’interi fondamenti di circa altri stanze simili a quelle, che sono nel lato occidentale, le quali potevano essere magazzini, o altra spezie d’officine alla marina appartenenti; e poi intorno intorno al porto veggonsi sott’acqua, ed al lido grandi ruine di larghissime muraglie; sicurissimo indubitato segno, che sulla riva del mare, e poco entro terra i Cittadini abitassero. Etc…”.. Infatti, l’Antonini si riferiva al lato occidentale della baia naturale di Sapri, dove attualmente vi è posto il faro Pisacane per intenderci. L’Antonini scriveva nel 1745 di aver visto e trovato: ” verso l’imboccatura del porto del lato occidentale sono gl’interi fondamenti di circa venti altre stanze simili a quella, che sono nel lato orientale ecc….Solamente al di sopra la Torre del lato occidentale (crediamo si riferisca alla Torre del Buondormire), trovai un frammento di marmo con greche lettere.”. La “Torre del lato occidentale” è una torre che oggi non esiste più ma all’epoca ancora era visibile evidentemente ed era la torre, forse vicereale detta “Torre del Buondormire” di cui ho parlato in un altro mio saggio. La Torre del Buondormire doveva trovarsi nel punto in cui essa traguardava il mare e dove oggi si trova il Faro Pisacane molto vicino alla “Spiaggia del Buondormire”, dove, nel 1857, si trovava un posto doganale borbonico che accolse i trecento di Pisacane. Dunque, l’Antonini è chiaro al riguardo e dice che l’epigrafe vista con caratteri greci scolpiti si trovava in una vigna posta al di sopra di detta Torre Buondormire, ovvero molto probabilmente dove oggi si trova l’Ospedale Civile di Sapri. Tutta quella porzione di territorio oggi si chiama località Fortino perchè in epoca murattiana e borbonica vi era un fortino e delle opere militari che, nel 1832, il barone Palamolla affittava al Sindaco di Sapri, come risulta dai documenti in mio possesso. Attualmente, l’area in questione è posta sul versante costiero, tra la località S. Marco nel Comune di Sapri e l’area a ridosso della zona Ospedaliera, in parte nel Comune di Vibonati e a ridosso dei camping.
Note bibliografiche:
(1) Attanasio Francesco, “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato da Felice Cesarino, La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb.,1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ” Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsivi”, Sa- pri, 1987, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Re-golatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.

(2) (Figg. 6-8-9-10-11) Schmiedt G., ‘Il livello antico del Mar Tirreno – testimonianze dei resti archeologici, Firenze, Leo S. Olschki editore, 1972; le immagini illustrate nelle Fig. 6, tratta dal testo di Schmiedt, è la n. 146 di p. 134, che illustra un disegno del rilievo dall’alto delle preesistenze di Villa della Nave o villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo (località di Gaeta). Schmiedt, pubblica la Fig. 8 che corrisponde alla Fig. 147 a p. 135; la Fig. 9, corrisponde alla Fig. 149, a p. 137; la Fig. 10, corrisponde alla Fig. 148, a p. 136; la Fig. 13, corrisponde alla Fig. 152, publicata a p. 136.

(3) Antonini G., La Lucania, parte II, discorso XI, Napoli, 1795, ed. Tomberli, pp. 432, 434.

(4) Schmiedt G., Antichi porti d’Italia – Gli scali Fenicio-punici – I porti della Magna Grecia, Parte II- I Porti delle Colonie Greche, stà nella rivista dell’I.G.M. “L’Universo”, ed. I.G.M., Firenze, 1975 (che noi possediamo in originale), pp. 78-79.
(5)(Fig. 5) “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri“, di cui un particolare fu pubblicata dallo Schmiedt G., op. cit. (4), p. 78-79 che, alla nota 173 di p. 78, scriveva in proposito: “un vecchio schizzo ecc.. eseguito nel 1819 a cura del Tenente Blois del Genio Napoletano” e, poi ancora: “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, dedotto da un rilievo a scala 1:500 eseguito nel 1819 dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano. Si notano i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle”. Recentemente, nel 2014, la carta in questione è stata pubblicata da Scarfone A., op. cit. (8). Il vecchio schizzo pubblicato dallo Schmiedt (..), è conservato presso il Nuovo Archivio, sede S. Marco dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, Sezione ‘Stampe Antiche’: (n. 141142) ‘Porto di Sapri’, “Rilievo originale eseguito dal Ten. Blois del Genio Napoletano. Sono riportati resti dell’antico porto romano.”, datato 1 gennaio 1819, rilievo in scala 1: 5000, con la seguente collocazione: cart. n. 82, doc. n. 52, Comune di Sapri, Prov. Salerno. La carta può essere richiesta collegandosi al link dell’IGM: https://www.igmi.org/carte-antiche/digitale_300_dpi/carta-1507626269.46?searchterm=Ten.+Blois+
(6) Gallotti N., Sapri nella storia e nella tradizione popolare, Napoli, Tip. G. Golia, 1899, pp. 39-40; Gallotti N., Condizioni igienico sanitarie di Sapri, Lagonegro, Tip. Lagonegrese, 1891

(7) (Fig. 24) Magaldi Josè, Cennno storico Archeologico della città di Sapri, e descrizione dei ruderi ivi esistenti e preesistenti illustrati da rilievi e disegni, Incarico della Regia Soprintendenza alle Antichitità e Scavi della Campania, Sapri, Marzo 1928, Anno VI; questo scritto di cui noi possediamo una copia donataci dall’autore, è inedita ma depositata a Salerno.
(8) Gaetani R., La fede degli avi nostri, o ricordi storici della Chiesa di Torraca, Roma, 1906 , pp. 152, 153, 154, vedi nota 4 al testo; cita il documento. Sulla scorta di questa notizia, il Tancredi (Tancredi L., Il Golfo di Policastro, Napoli, 1976, e pure in ‘Sapri giovane e anti-ca’.
(9) Romanelli D., Antica topografia Istorica del Regno di Napoli, Napoli, 1815, Stamperia Reale, ristampa de: Il Cilento, Paestum e il Picentino, a cura di La Greca F., ed. Galzerano, 1990, p. 101.
(10) Scarfone A., “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”, stà in ‘Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia, XCVI (2014), pp. 447-460, pubblicato su un sito dell’ISPRA.
(11) Come dicevo, lo studio di Giulio Schmiedt (2), parlava della Villa della ‘Regione Sarinola’, a Formia – Minturno, oggi chiamata Villa Rubino. La villa romana in questione, attribuita all’oratore Cicerone, tra il 1867 e il 1868, fu venduta dallo Stato alla famiglia Rubino, tuttora proprietaria dello stabile. La villa, anche se non è stata del tutto scoperta, versa in uno stato di degrado e di abbandono. Col passare del tempo, la villa cambiò spesso proprietari, quasi tutti erano nobili appartenenti alle famiglie di spicco di Napoli, fino ad appartenere a Ferdinando II di Borbone, re di Napoli appunto, che la promosse a sua residenza estiva. Il 13 dicembre del 1861 in questa villa venne firmato l’armistizio per la resa delle truppe piemontesi del generale Cialdini, una tappa importante per la nascita del Regno d’Italia. I resti, attribuiti alla residenza dell’oratore, si stendono sotto villa Rubino a Formia. A oriente del nucleo abitato di Formia, inizia il Parco regionale suburbano di Gianola-Monte di Scauri, una superficie di 290 ettari a prevalente macchia mediterranea che conserva resti archeologici di una villa romana e di una cisterna ottagonale, chiamata Tempio di Giano, databili al I sec. a.C. Un piccolo approdo, il porticciolo di Gianola del 1930, sorge sui resti di una peschiera romana. Il tratto di costa antistante il parco è Oasi Blu marina gestita dal WWF che organizza diverse attività (v. anche dintorni di Minturno).
(12) Questi i passi di Tito Livio in cui viene narrata la fondazione della colonia di Bussento. Libro XXXII, 29, I: […] “C. Atinius, tribunus plebis, tulit ut quinque coloniae in oram maritimam deducerentur, duae ad ostia fluminum Vulturni Liternique, una Puteolos, una ad Castrum Salerni: his Buxentum adiectum; trecentae familiae in singulas colonias iubebantur mitti. Tresviri deducendis iis, qui per triennium magistratum haberent, creati M. Servilius Geminus Q. Minucius Thermus Ti. Sempronius Longus.” […] “Il tribuno della plebe Caio Atinio propose di fondare cinque colonie sulla costa, due alla foce dei fiumi Volturno e Literno, una a Pozzuoli, una a Castro di Salerno. Vi si aggiunse Bussento. Si decretò di mandare in ogni colonia trecento famiglie. Furono creati triumviri per la fondazione di quelle colonie Marco Servilio Gemino, Quinto Minucio Termo, Tiberio Sempronio Longo.” (Traduzione a cura di RONCONI & SCARDIGLI, 1980). Libro XXXIX, 23, I: […] “Extremo anni, quia Sp. Postumius consul renuntiaverat peragrantem se propter quaestiones utrumque litus Italiae desertas colonias Sipontum supero, Buxentum infero mari invenisse, triumviri ad colonos eo scribendos ex senatus consulto ab T. maenio praetore urbano creati sunt L. Scribonius Libio, M. Tuccius, Cn. Baebius Tamphilus.” […] “Alla fine dell’anno, poiché Sp. Postumio console aveva riferito che nel percorrere le due coste d’Italia per via dei suoi processi aveva trovato spopolate le colonie di Siponto sull’Adriatico e di Bussento sul Tirreno, il pretore urbano T. Menio, secondo un senatoconsulto, elesse triumviri, per il reclutamento dei coloni da mandare là, L. Scribonio Libone, M. Tuccio, Cn. Bebio Tanfilo.” (Traduzione a cura di RONCONI & SCARDIGLI, 1980).
(13) Mazzella Napolitano S., Descrizione del Regno di Napoli, Napoli, 1568, p. 79 che oggi si può scaricare gratis da: https://books.google.it/books?id=Z5wDWIysb_0C&pg=PA250&dq=scipione+mazzella+napolitano,+descri&hl=it&sa=X&redir_esc=y#v=onepage&q=scipione%20mazzella%20napolitano%2C%20descri&f=false.
(14) Curzio N., Melania di Blanda, ovvero l’Aurora del Vangelo sul litorale del Tirreno dal-l’Etna ai sette colli, estratto dal Pensiero Cattolico, Manduria, 1910, cap. XIV, p. 29.
(15) Greco G., Dall’Alento al Mingardo, stà in “A Sud di Velia-I-ricognizioni e ricerche 1982- -1988“, Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia,Taranto, 1990, p. 17; Si veda pure Greco G., 1990b, p. 18; Fiammenghi-Maffettone 1990, p. 32.
(16) Johannowsky W., Atti XXII Congresso sulla Magna Grecia, Taranto, 1982, p. 422; si veda pure 1983b; si veda pure dello stesso autore: ‘Le Ville romane dell’età imperiale‘, stà in: Itinerari turistico culturali in Campania, n. 3, Società Editrice Napoletana, pp. 116, Napoli.
(17) Beguinot C., Il Cilento – Problemi urbanistici, ed. del Centro Studi per il Cilento e il Vallo di Diano, collana diretta da Ruggero Moscati, VIII, Napoli, 1960.


















