Mosaici d’epoca romana nel palazzo Peluso a Sapri

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(Figg. 1-2) Due mosaici d’epoca romana con scritte e motivi decorativi fotografati nel palazzotto Peluso in C. so Garibaldi a Sapri

Gli studi

Nel 1987, pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la Storia di Sapri. Lo studio ini-ziato a Salerno e poi a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archivistiche dell’epoca, rende-vano incerti i risultati ma il periodo medioevale meritava ulteriori approfondimenti ed indagini o ricerca di nuove fonti. In particolare, su incarico dell’allore Sindaco di Sapri Dott. Vito D’Agostino, depositai in Comune  l’“Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sa-pri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale ( P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998. In occasione della redazione di questo lavoro e, sulla base di alcuni scritti di alcuni studiosi locali che si erano occupati prima di me del- la storia di Sapri, come ad esempio Josè Magaldi (2).

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(Fig. 3) ‘Croquì di Sapri’. Schizzo eseguito dal Genio Militare Napoletano, disegno a mano libera, inchiostro su carta, epoca occupazione Napoleonica del Regno di Napoli, da me scoperto presso la Biblioteca Nazionale di Napoli dove si trova conservato nella Sezione ‘Manoscritti e rari’ (9).

Il Palazzotto Peluso in C.so Garibaldi a Sapri

Il Palazzo della famiglia Peluso in C.so Garibaldi a Sapri, si può vedere sul web all’indirizzo: https://www.google.it/maps/@40.0747753,15.6290759,3a,75y,347.29h,86.69t/data=!3m6!1e1!3m4!1sVNEahWR2_78NPYTQSvHbNg!2e0!7i13312!8i6656. Esso fu citato dal Cav. Carlo Pesce (8) in un suo pregevole studio sull’eccidio di Costabile Carducci. Il Pesce (8) descrive la figura e le proprietà di un avo dell’Avvocato Vincenzo Peluso. Si tratta del prete Vincenzo Peluso autore di orrendi misfatti di cui si macchiò quale filoborbonico convinto che era. Secondo il Pesce, fu proprio il prete Vincenzo Peluso –  che l’aveva fatto costruire. Il Pesce (8), a proposito del prete Vincenzo Peluso e del Palazzotto in C.so Garibaldi, nel 1895, scriveva: “Nell’ampia spiaggia di Sapri, occupata arbitrariamente, fece costruire una villa, chiusa da mura in un quadrato con quattro torri agli angoli e con una palazzina civettuola, dalle imposte a sesto acuto, e dai muri tappezzati all’interno ed all’esterno da figure oscene. In mezzo al mare su d’uno scoglio aveva eretto il casino dei bagni; alla marina di Vibonati altra casetta, che chiamava la Babilonia, e ad Acquafredda l’altra villa piccola, per quanto deliziosa e pittoresca.”.Noi crediamo fosse proprio quello contrassegnato con la lettera ‘C’ – Batteria proposta (Figg. 3), dello schizzo “Croquì di Sapri” – schizzo manoscritto dei primi dell”800, disegnato dal Genio militare Napoletano, inedito e da noi scoperto (9). Il vecchio palazzotto fortificato sito in C.so Garibaldi a Sapri, residenza dell’Avvocato Vincenzo Peluso e delle due sue sorelle, era di antica fattura. Insieme all’Archivio del Comune di Sapri (forse perso), esso doveva essere la memoria storica del paese. In esso si dovevano custodire documenti della famiglia Peluso ma nel contempo la memoria di secoli in cui la stessa famiglia ha partecipato attivamente alle vicende storiche del Regno. In alcuni miei articoli e studi , pubblicavo alcune notizie storiche su Sapri ed in particolare due disegni manoscritti inediti tratti da una grande raccolta di disegni e mappe appartenute all’ex Biblioteca provinciale di Napoli, custoditi presso la Sezione ‘Manoscritti e Rari’ della Biblioteca Nazionale di Napoli (Fig. 3). Questi disegni (9), da una parte costituiscono una testimonianza che contribuisce a chiarire alcuni aspetti della progettazione militare dell’epoca su queste terre, da sempre in prima linea per la difesa o la conquista del Regno di Napoli Angioino ed Aragonese prima e del Regno delle due Sicilie dei Borboni in seguito, ma ci consentono di arricchire la ricostruzione storica del territorio cilentano, ed in particolare del centro abitato di Sapri all’epoca dell’occupazione napoleonica del Regno delle due Sicilie. Proprio in uno di questi schizzi eseguiti dal Genio Militare Napoletano, al tempo dell’occupazione francese (Fig. 3), si può vedere al centro del paese ed in prossimità della linea di costa, una costruzione militare, quella che si vede nell’immagine ingrandita di Fig. 3. Noi crediamo fosse proprio il Palazzotto del prete Vincenzo Peluso, di cui parleremo (9).

il Palazzo Peluso

(Fig. 3) Particolare dello schizzo di Fig. 2, ‘Croquì di Sapri‘ – da me scoperto – si vede segnato che un edificio che noi crediamo sia il Palazzo di Peluso in C.so Garibaldi a Sapri. Nello schizzo del Genio militare Napoletano, l’edifico disegnato è contrassegnato in leggenda con la lettera ‘C’ = Batteria proposta (9).

I due mosaici da me rinvenuti nel Palazzo Peluso a Sapri

Il Magaldi (2) che, su incarico della Regia Soprintendenza alle Antichità e Scavi della Campania, aveva diretto i lavori di scavo in occasione del compimento del tronco di strada Provinciale in località S. Croce, nel 1928, scrisse un libretto rimasto inedito dove venivano descritti i ruderi archeologici e gli avanzi di fabbrica presenti a Sapri. Mi recai personalmente a trovare il Magaldi che risiedeva ormai anziano in un’abitazione a Salerno e lì ricevetti in dono il suo libretto inedito, da egli redatto. Nel suo libretto il Magaldi, riferiva, tra le altre cose ormai scomparse ed introvabili, di avanzi di fabbrica d’epoca romana e probabilmente provenienti dalla collinetta di S. Croce, come ad esempio di due mosaici che lui aveva visto nel Palazzotto Peluso in C.so Garibaldi a Sapri,  illustrati nell’immagine di Figg. 1-2. Il Magaldi, così scriveva in proposito: ” Dott. Peluso Giovanni: pavimento in mosaico ben conservato a due semplici colori, in una stanzetta della sua abitazione.” .

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(Figg. 1-2) Due mosaici d’epoca romana con scritte e motivi decorativi fotografati nel palazzotto Peluso in C. so Garibaldi a Sapri

Il Dott. Giovanni Peluso era il padre dell’Avvocato Vincenzo Peluso che alla sua morte lasciò i suoi beni, tra cui il bel palazzotto in C. so Garibaldi a Sapri al nipote il quale a sua volta lasciò tutto alla Sig.ra sua consorte Martorelli. Questo Palazzo fu descritto dal Cav. Carlo Pesce in un suo pregevole studio sull’eccidio di Costabile Carducci. Il Pesce descrive le proprietà e la figura dell’autore dei misfatti di cui si macchiò proprio un avo dell’Avvocato Peluso, il prete Vincenzo Peluso che l’aveva fatto costruire – secondo il Pesce (4). L’Avv. Peluso, però prima di morire, alienò in vendita alcuni beni di questa antica proprietà. Infatti, oltre ad un locale terraneo venduto a mio padre Gennaro, furono venduti altri beni tra cui l’appartamento oggi di proprietà del Sig. Rizieri, dove rinvenni e fotografai i due mosaici (Figg. 1-2), di cui oggi si sono perse le tracce. Subito dopo il sisma del 1980, il Rizieri, fece eseguire nel suo appartamento dei lavori di consolidamento e mi autorizzò ad accedere alla sua proprietà posta al piano primo del suddetto palazzotto che conoscevo bene in quanto frequentavo spesso l’Avvocato Peluso con il quale spesso avevo anche vivaci discussioni politiche. Fù l’occasione per rivisitare i due bei mosaici che anni prima avevo visto in uno stanzino attiguo alle cucine del Palazzotto Peluso, quando erano vive le due sorelle dell’Avvocato. Si trattava proprio del mosaico di cui parlava il Magaldi (2).  Qualcuno sà dove si trovino i due mosaici d’epoca romana illustrati nelle due foto di Figg. 1-2.  Da quando li fotografai dopo il terremoto dell’ 80 nel palazzotto dell’Avv. Peluso, in Corso Garibaldi, in uno stanzino adiacente le cucine (Figg. 1-2), a seguito dei lavori di rinforzo strutturali intrapresi dalla nuova proprietà, Rizieri, non se ne è saputo più nulla…purtroppo….forse occultato, forse nascosto…non si sà. Restano le due foto che scattai nel 1982 che ho segnalato più volte alla Soprintendenza Archeologica di Salerno senza avere mai ricevuto alcuna risposta in merito. E’ probabile che i due reperti archeologici di fine fattura e d’epoca romana, che rappresentino una decorazione con disegni geometrici policromi, provenissero dalle strutture annesse a quelle portuali o di una villa patrizia d’epoca romana in località Santa Croce a Sapri e, come tante vestigia del passato che ad oggi ancora ritroviamo in case di privati sapresi. Il Magaldi (2), avendoli visti in casa Peluso e, non rinvenuti nel 1884, nel corso degli scavi compiti per la costruzione del tronco di strada Provinciale S.S. 18, se ne deduce che i due interessanti reperti archeologici d’epoca romana, fossero stati trafugati in casa Peluso, molto tempo prima, forse nel ‘700. I terreni e poderi in località S. Croce, appartenevano ai Gaetani. Da questi poderi come rileva lo stesso Antonini (5) che ci racconta un’episodio proprio con un prete in quei poderi. Forse un prete della famiglia dei Gaetani. Danilo Viggiani, era proprietario della Specola ed era un cugino dei Gaetani. Tutta l’area archeologica insomma era in parte dei Gaetani e non è difficile che i Gaetani abbiano donato i due re- perti ai Peluso che come vedremo in un nostro scritto saranno protagonisti dei fatti storici dal ‘700 a buona metà dell’800. La famiglia Peluso era originaria di Vibonati che all’epoca del Regno delle due Sicilie rappresentava la sede di mandamento giuridico ed infatti nella famiglia Peluso troviamo illustri funzionari dello Stato Borbonico (se così si possono denominare), come il Prete Vincenzo Peluso che all’epoca di Re Ferdinando II di Borbone, insieme al Vescovo Nicola Maria Laudisio (6-7), era un fedele servitore della ca-sata reale del Regno delle due Sicilie. Tanto fedele al Re che all’epoca si macchiò di atroci nefandezze come la triste e barbara uccisione del deputato patriota Costabile Carducci, di cui recentemente ne è stato divulgato l’anello d’oro donatogli dal Re Ferdinando II Borbone che, per fargli visita al suo capezzale di morte si recò con tre navi della marina di guerra e sbarcò a Sapri. Della Famiglia Peluso a Sapri, inoltre vi è una lapide marmorea nella chiesa dell’Immacolata che ci racconta della morte di Don Antonio Peluso Vice-Console del Consolato Britannico di Sapri, istituito nel 1817. Figlio di Vincenzo Peluso e Anna Brandi. Tuttavia era in uso comune in tante famiglie gentilizie di Sapri conservare e fare bella mostra di reperti archelogici provenienti dai ruderi in località Santa Croce a Sapri dove ancora oggi, nonostante le sfortunate spoliazioni di antiquari napoletani del ‘700. Sono moltissime le famiglie che posseggono materiale proveniente dalle strutture d’epoca romana a Sapri, come le Famiglie dei Farano, i Gaetani, i Gallotti, i Branda, i Cesarino che hanno gelosamente conservato reperti ai più oggi sconosciuti. Cosa possiamo dire dei mosaici fotografati in casa Peluso, oggi Rizieri. I due mosaici formavano un unico pezzo, essendo stati disposti uniti sul piano di calpestio fungendo da pavimentazione allo stanzino. Di forma pressocchè rettangolare, ed a sua volta essi erano composti da più pezzi – a mò di formelle o mattonelle – assemblate tra loro che costituivano la pavimentazione di uno stanzino di servizio alle cucine del Palazzo, quello che nella tradizione locale veniva detto “u gliar’, ovvero un piccolo e fresco deposito di derrate alimentari ma posto accanto al locale cucina. Non abbiamo misurato le loro dimensioni. Lo stanzino o ‘gliar’ attiguo alle cucine, si trovava sul lato monte al piano primo, con affaccio al giardino retrostante il Palazzo. Dalle foto si vede che la superficie era stata interessata forse in passato da uno strato di calce forse per nasconderlo alla vista. Questi locali, posti sul retro dell’edificio, non sul fronte strada, si affacciavano sul giardino di proprietà dove abbiamo visto dei grandi rocchi di colonne di granito locale ivi adagiate. Il mosaico composto da piccolissime tessere musive in marmo policromo di colore nero e bianco, formavano dei motivi geometrici tipici dell’epoca repubblicana. Come abbiamo già detto, il mosaico non era un pezzo unico ma era composto da tanti piccoli pezzi forse provenienti da ambienti diversi tra loro. In alcuni pezzi o mattonelle spicca il motivo della ‘svastica’ o croce uncinata che si vede chiaramente nella seconda foto in basso.

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(Fig. 5) Svastica o croce uncinata rappresentata in una delle formelle che costituiscono uno dei due mosaici rinvenuti in casa Peluso, oggi proprietà Rizieri.

Questi pezzi di mosaico, non sono molto dissimili da alcune porzioni di mosaico che ancora oggi si possono vedere nei ruderi archeologici rinvenuti in località Santa Croce posti a ridosso della S.S. 18 e rinvenuti in occasione degli ultimi scavi effettuati dalla Soprintendenza di Salerno.

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(Figg. 3-4) Mosaici d’epoca romana in località S. Croce a Sapri – struttura termale del complesso

Pare che questo mosaico fosse stato ancora visibile già 1828, allorquando il viaggiatore inglese Craunfurd Tait Ramage, lo vide e, lo citò. Lo scrittore e viaggiatore inglese Craufurd Tait Ramage (6), letterato scozzese, precettore dei figli del Console Inglese presso la corte borbonica di Napoli che, nell’Aprile del 1828, intraprese un viaggio a piedi nel Regno delle due Sicilie, arrivando sino a Sapri ed oltre parte della Calabria. Ecco cosa scriveva in proposito al bel mosaico che abbiamo fotografato in casa Peluso: Sulle scale di una casa, che si trova a nord di una piccola insenatura, a circa un chilometro dal paese, in una località ora denominata Camerelle – luogo dove era fosse ubicata la città antica – trovai un esemplare di mosaico grossolano.”. Dunque, il Ramage (6), aveva visto il mosaico alle Camerelle, ovvero in S. Croce, ma siccome dice: “sulle scale di una casa”, noi crediamo che non si possa escludere fosse proprio lo stesso mosaico da noi fotografato in un piccolo ambiente di casa Peluso. Infatti il Pesce (8), parlando delle case del prete Peluso, avo del Capo Urbano, scriveva che: Il Pesce (8), a proposito del prete Vincenzo Peluso e del Palazzotto in C.so Garibaldi, nel 1895, scriveva: “, alla marina di Vibonati altra casetta, che chiamava la Babilonia,…”. Noi crediamo si trattasse di una casetta non ubicata a Villammare (la marina di Vibonati) ma di una casetta costruita nei pressi dell’attuale Ospedale civile di Sapri, oggi detto il Villaggio, che a quei tempi doveva essere uno spaldo militare munito di cannoni di cui abbiamo già parlato nel nostro studio: “Il vecchio Fortino borbonico a Sapri”. Forse in seguito, il bel mosaico – che il Ramage dice essere grossolano, fu fatto trafugare dal Capo Urbano Vincenzo Peluso, nell’altra casa dei suoi avi, fatta costruire proprio dal Prete Peluso e di cui ci parla sempre il Pesce (8): “Nell’ampia spiaggia di Sapri, occupata arbitrariamente, fece costruire una villa, chiusa da mura in un quadrato con quattro torri agli angoli e con una palazzina civettuola, dalle imposte a sesto acuto, e dai muri tappezzati all’interno ed all’esterno da figure oscene”, ovvero il Palazzo in C.so Garibaldi. Era in uso comune in tante famiglie gentilizie di Sapri conservare e fare bella mostra di reperti archelogici provenienti dai ruderi in località Santa Croce a Sapri dove ancora oggi, nonostante le sfortunate spoliazioni di antiquari napoletani del ‘700, possono ammirarsi resti ed avanzi di fabbriche. Sono moltissime le famiglie che ancora ospitano materiale proveniente dalle strutture d’epoca romana a Sapri, come la Famiglia Farano, i Gaetani, i Gallotti, i Branda, i Cesarino, hanno gelosamente conservato reperti ai più oggi sconosciuti. Cosa possiamo dire dei mosaici in questione illustrati in foto. Innanzitutto era composto da due pezzi di forma pressocchè rettangolare, ed a sua volta essi erano composti da più pezzi assemblati tra loro che coprivano la pavimentazione di uno stanzino di servizio alle cucine del Palazzo, quello che nella tradizione locale veniva detto “u gliar’, ovvero un piccolo e fresco deposito di derrate alimentari ma posto accanto al locale cucina. Dalle foto si vede che la superficie era stata interessata forse in passato da uno strato di calce forse per nasconderlo alla vista. I mosaici erano composti da piccolissime tessere musive in marmo policromo di colore nero e bianco che, formavano dei motivi geometrici tipici dell’epoca repubblicana. Come abbiamo già detto, i mosaici erano due distinti e simili tra loro, adagiati e disposti vicini tra loro in modo da costituire l’intero pavimento dello stanzino angusto. Come si può vedere in una delle due foto (Fig. 5), in alcuni pezzi o mattonelle spiccano i motivi della ‘svastica’ o croce uncinata. E’ singolare che questi mosaici fossero proprio nel Palazzotto dell’Avvocato Peluso che per decenni è stato un convinto fascista e Podestà. I due mosaici di casa Peluso, non sono molto dissimili da alcuni mosaici che ancora oggi si possono vedere nelle strutture d’epoca romana in località Santa Croce e a ridosso della S.S. 18 e rinvenuti in occasione degli ultimi scavi effettuati dalla Soprintendenza di Salerno, ma in essi non vi è traccia della croce uncinata. La croce uncinata era un motivo decorativo in uso all’epoca romana negli edifici pubblici, come le termae ecc.. Il disegno di una croce greca con i bracci piegati ad angoli retti (卐 o 卍), simbolo religioso e propizio per alcune culture religiose. All’epoca del giovane Avv. Vincenzo Peluso, la svastica era il simbolo del regime Nazista – alleato del regime Fascista di Mussolini, di cui l’Avvocato era membro essendo stato per diversi anni Podestà di Sapri. 

Note bibliografiche:

(1) Attanasio Francesco,“Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10. Si veda pure: Attanasio F., “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale ( P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998

(2) Magaldi Josè, Cennno storico Archeologico della città di Sapri, e descrizione dei ruderi ivi esistenti e preesistenti illustrati da rilievi e disegni, Incarico della Regia Soprintendenza alle Antichitità e Scavi della Campania, Sapri, Marzo 1928, Anno VI, p. XXI; questo scritto di cui noi possediamo una copia donataci dall’autore, è inedita ma depositata a Salerno. Il Magaldi scrisse detta relazione a seguito dei lavori di scavo per conto della Regia So-printentenza che si tennero a S. Croce nel 1884. Nello scritto, il Magaldi racconta che i rinvenimenti maggiori si ebbero nel 1884, in occasione delle opere e lavori che portava-no a  compimento il tronco di strada provinciale oggi S.S. 18, in località denonominata S. Croce, con Sindaco il dott. Nicola Gallotti che nel 1899, scrisse diversi libretti (3).

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(Fig. 6) Pagina XXI del Libretto inedito del Magaldi (4) in cui vengono descritti i due mosaici in casa Peluso, oggi proprietà Rizieri in C.so Garibaldi a Sapri.

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(3) Gallotti Nicola, Sapri nella storia e nella tradizione popolare, Napoli, Tip. G. Golia, 1899, pp. 39-40. 

(4) Pesce Carlo, Costabile Carducci, Il dramma d’Acquafredda, Napoli, 1895, p. 9.

(5) Antonini Giuseppe, La Lucania, I discorsi, Parte II, ed. Tomberli, Napoli, 1795, disc. XI, pp. 419 e s.

(6) Ramage C.Tait, Viaggio nel Regno delle due Sicilie – a cura di E. Clay, ed. De Luca, Roma, 1966, ristampa, p. 113 e s.; si veda pure dello stesso autore, la ristampa del libretto: Il viaggio di C.T. Ramage da Paestum a Policastro nel 1828′, a cura di Raffaele Riccio, Roma, ed. dell’Ippogrifo, 2014, p. 137.

(7) Scarfone Antonio, “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”, stà in ‘Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia, XCVI (2014), pp. 447-460, pubblicato su un sito dell’ISPRA.

(8) Pesce Carlo, Costabile Carducci, Il dramma d’Acquafredda – Conferenza per un episodio della Rivoluzione Napolitana del 1848, Napoli, 1895, Stabilimento Tipografico – Palazzo della Cassazione, p. 9 e s. Gran parte delle notizie storiche ivi riportate sono state tratte dall’Archivio del Tribunale di Lagonegro (PZ); dello stesso autore si veda pure: Storia della città di Lagonegro, 1900, ristampa a cura delle Tip. Neograf, Diamante.

(9) (Fig. 3) Disegni e carte manoscritte e inedite, tratte da una grande raccolta di mappe e disegni appartenenti ad un Fondo non inventariato dell’ex Biblioteca Provinciale, oggi custoditi presso la Sezione ‘Manoscritti e Rari‘ della Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli – B.N.N. (Figg. 2-3) ‘Croquì di Sapri’, disegno del Genio Militare Napoletano, a mano libera su carta (all’impronta), ( manoscritto fine sec. XVIII) coll. Ba 25a (71 e, 2); e (Figg……), idem (manoscritto inizio sec. XIX) coll. Ba 25a (32; 3). Queste carte inedite, da me scoperte, sono state da me pubblicate nello studio ”Analisi sull’Evoluzione Storico-Urbanistica’, per la redazione del P.R.G. del Comune di Sapri, Sapri, 1998 (1).

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