
(Fig. 1) Atlante Catalano, composto da 6 tavole di pergamena unite su 5 tavole e n. 12 fogli miniati manoscritti.
Il toponimo di Safri nell’Atlante Catalano del 1375 (1).
Ritroviamo l’antico toponimo di ‘Sapri’, nella carta nautica dell’ “Atlantico e Mediterraneo occidentale” (Fig. 2 – particolare ingrandito) dell’Atlante Catalano di Carlo V (Fig. 1), della prima metà del secolo XIV (1). Splendida è appunto la carta nautica spagnola più antica e conosciuta fino a noi giunta, ossia il cosiddetto Atlante catalano (Fig. 1). Il capolavoro della scuola catalana detta ‘Maiorchina’, lo splendido Atlante Catalano del 1375, è conservato alla Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi (Fig. 1) (1). Questo Atlante è di autore anonimo e non datato ma attribuito ad Abramo Cresques, cartografo ebreo operante nell’isola spagnola e catalana di Maiorca verso il 1375. L’opera, fu forse commissionata dalla casa d’Aragona e fu donata nel 1381 per farne omaggio al re di Francia Carlo V. Come si può vedere nel particolare ingrandito della figura n. 2, la tavola o foglio n. 5 dell’Atlante Catalano (riproduzione dell’originale foglio n. 5 di Fig. 3-4, tratta dal sito della Biblioteca Nazionale di Francia)(1), insieme all’antico toponimo di Sapri o Sapra, ritroviamo i toponimi di (Fig. 2): ‘Cauo de Licosa’ (Punta Licosa), ‘Palamida‘ (Palinuro), ‘Forest’, ‘Palicasto’ (Policastro, scritto in rosso). Dalla consultazione de visu della carta in questione (Fig. 2), si vedono chiaramente i toponimi dei porti conosciuti sulle nostre coste e, troviamo come di solito accade, il porto di Policastro segnato in rosso. Purtroppo, la scritta del porto di Sapri, segnato in nero, perchè uno scalo marittimo meno importante ma tuttavia conosciuto nel 1375, non si comprende bene se fosse ‘Sapri’ o ‘Sapra’. Tuttavia, i porti citati, compreso quello di Sapri, figurano nella carta ed è per questo motivo che essa riveste un’importanza fondamentale nella storia e le origini dei nostri luoghi.

(Fig. 2) Particolare della Tav. n. 5 dell’Atlante Catalano del 1375 – Le coste meridionali d’Italia.

(Fig. 2) Atlante Catalano del 1375 – Tav. n. 5 – particolare delle nostre coste con i porti conosciuti di: ‘Cauo de Licosa’, ‘Palamida‘, ‘Forest’, ‘Palicasto’ (in colore rosso), ‘Sapra’ e Scallia.

(Fig. 3) Carta del “Atlante e Mediterraneo occidentale”, tratto dall’Atlante Catalano, foglio 5 v° e 6.

(Fig. 4) Atlante Catalano, Italia, particolare del foglio 5-v° – “Atlantico e Mediterraneo occi- dentale”.
L’Atlante cosiddetto Catalano, è una carta nautica ed è da attribuire con certezza a una scuola catalana, oggi detta scuola ‘Maiorchina’, perchè ivi sorse una scuola di rinomati cartografi come ad esempio un ebreo maiorchino quel Cresques Abraham, che insieme con il figlio Jefuda Cresques svolse a metà Trecento il ruolo di cartografo ufficiale di Pietro IV d’Aragona. Al nome di questi due grandi disegnatori viene tradizionalmente legata (pur con qualche dubbio) la paternità del cosiddetto Atlante catalano, conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Il codice comprende 12 fogli miniati e manoscritti incollati su 5 tavolette di legno e i piatti interni delle assi di legatura, 640 x 250 mm, su pagine in pergamena di grande formato, e suddivide in altrettanti riquadri, segnati dal fitto reticolo delle linee del martelogio, l’intero mondo conosciuto, unendo così caratteri del portolano e del mappamondo. La raffinatezza delle immagini che lo ricoprono fa as- solutamente escludere che l’Atlante sia stato mai usato in una nave, o sottoposto ai rischi di un viaggio dopo quello che lo portò) forse in dono, forse come prestito mai restituito) dalle botteghe catalane alla corte del re di Francia.

(Fig. 5) Atlante Catalano del 1375, ‘Atlantico e Mediterraneo centrale’.
La scuola Maiorchina
A Maiorca nel XII secolo si erano insediati un gruppo di Genovesi e, dove nella seconda metà del secolo XIV erano attivi un gruppo di cartografi ebrei che, sotto il patronato del re Pietro III di Aragona, furono abili costruttori di strumenti nautici e portolani di es- trema bellezza e precisione. Il Regno spagnolo d’Aragona, con l’annessione dell’isola di Maiorca nel 1229, si era assicurato, nei secoli XIII e XIV, un ampio dominio dei mari, per mezzo del quale ha esteso le sue relazioni marittime in tutto il mare Mediterraneo. La Spagna in effetti, o più precisamente i territori della Corona d’Aragona, e in particolare l’isola di Maiorca, furono a lungo sede della più fiorente produzione cartografica della cristianità. Delle poche fonti e documentazione a noi pervenutaci, la cartografia medioe- vale, e con essa le carte nautiche e portolani antichi, rappresentano delle valide testi- monianze per lo studio della toponomastica della epoca. A Maiorca era dunque fiorente un’attiva scuola cartografica, soprattutto per mano di artisti ebrei che godevano della protezione della Corte d’Aragona, alcuni dei quali si trasferirono a Messina, essendo la Sicilia sede di un viceré, e un avamposto della guerra all’Islam. I cartografi catalani, ebbero il preciso compito, attaverso la redazione di carte nautiche precise, di assecon- dare le mire espansionistiche della Corona spagnola d’Aragona che, in quegli anni si stabilì prima in Sicilia e poi si lanciò alla conquista del Regno di Napoli e del Mezzogior- no d’Italia. I loro compatrioti del regno di Aragona commerciavano con il Mar Nero, conoscevano il Volga e viaggiavano al nord fino al Baltico. Seguendo l’esempio dei loro vicini Arabi di Spagna, essi commerciavano con l’Oriente, senza tener conto della pro- ibizione papale di commerciare con Tunisi, Alessandria e Cipro. Avevano intensi legami commerciali con la Francia e l’Italia e, a partire dal secolo XIV, con le Fiandre e l’Inghil- terra. Stabilirono consolati in tutti i maggiori porti, per proteggere gli interessi dei loro commercianti, favorendo in tal modo la raccolta di notizie geografiche sulle località del- l’interno. Maiorca, sotto dominio arabo fino al 1248, fu il centro commerciale catalano che promosse la diffusione della cartografia catalana. Ramon Lull, (il Lullo per gli Italia- ni di cui si è detto sopra) fece uso di cartas de marear, cioè di carte nautiche per le sue o- pere. Al contrario, molte delle carte nautiche più affascinanti di questi secoli apparten- gono al cosiddetto “stile catalano”.
Sapri nella cartografia catalana della scuola maiorchina

(Fig. 5) Atlante Catalano del 1375, Mediterraneo centrale, fogli nn. 4-5-6.

(Fig. 2) Particolare del foglio n. 5 dell’Atlante Catalano del 1375 – Le coste meridionali d’I- talia.
Per la ricostruzione storica delle nostre terre nel periodo medioevale, dai primordi fino al XVI secolo in poi, le fonti o le testimonianze o la documentazione attestante alcuni fatti storici sono scarse. Attraverso la toponomastica medievale, che figura sulle carte antiche, possiamo suffragare alcune ipotesi sull’esistenza o meno di alcuni centri antichi. Si ritie- ne che la cartografia nautica abbia avuto inizio in Italia, probabilmente a causa della sua posizione centrale nel Mare Mediterraneo. Nel XIII secolo, si svilupparono altre impor- tanti scuole di cartografia, soprattutto in Spagna e Portogallo. Oltre alla Repubblica mari- nara di Genova alle cui carte nautiche o portolani, delineate da cartografi dell’epoca per i naviganti e quindi per gli interessi dei commerci via mare, si sviluppò contemporanea- mente anche la scuola detta Maiorchina, cosiddetta perchè nata a Maiorca e sponsoriz- zata dalla casata spagnola d’Aragona che aveva interessi di espansione commerciale per via mare per tutto il mare mediterraneo fino all’Oriente. Con l’avvento di una diffusa concorrenza tra le nazioni di alto mare durante l’età delle scoperte, Portogallo e Spagna considerati tali mappe per essere segreto di Stato. Il portolano diventa così (proprio all’i- nizio del XIV secolo) uno strumento di lavoro preziosissimo, tanto che, i sovrani sponso- rizzavano e sostenevano le scuole di cartografia. Specialmente i sovrani spagnoli d’Ara- gona che, nel XIII secolo parteciparono attivamente alla conquista del Mezzogiorno d’I- talia. Le mire espansionistiche della Corona spagnola d’Aragona che, nel XIII secolo, si era stabilita prima in Sicilia e poi si lanciò alla conquista del Regno di Napoli e del Mez- zogiorno d’Italia. I catalani della casata spagnola d’Aragona, spalleggiati dagli Arabi (Al- mugaveri), controllavano alcuni porti della costa meridionale d’Italia, come ad esempio l’avamposto Almugavero o Arabo di Agropoli, il cui antico toponimo figura nella carta di Fra Paolino Minorita del XIV secolo, trasformato in ‘Agpoli’, o dai Genovesi che control- lavano il porto di Policastro (Panecastro), forse il porto di Sapri o Sapra. Maiorca, fu sotto il dominio arabo fino al 1248, fino a quando fu annessa al Regno d’Aragona nel 1229. Infatti, con l’annessione di Maiorca, il Regno d’Aragona ed i suoi sovrani, si assicu- rarono nei secoli XIII e XIV un ampio dominio marittimo e, con l’aiuto degli Arabi, potet- tero onquistare il Regno Angioino di Napoli. Nel XIII secolo, alcuni centri del ‘basso Ci- lento‘ come Policastro e la baia ed il porto naturale di Sapri, costituirono il primo grosso baluardo a difesa dei ripetuti tentativi di sfondamento delle truppe aragonesi (spagnoli) che, dalle ‘Calabrie’ tentavano di risalire verso Napoli, capitale del regno angioino (fran- cesi). Nel XIII secolo la guerra del ‘Vespro’, ovvero la guerra tra il re francese Carlo II d’Angiò contro Pietro d’Aragona ed i saraceni Almugaveri che volevano conquistare il Regno di Napoli, si sviluppò a lungo sotto le mura di Castellabate e nel Cilento in gene- rale, incidendo sulle condizioni già precarie delle popolazioni. Infatti, Sapri, figura e viene annoverato tra i porti o approdi conosciuti sulla costa del Mare Tirreno dell’Italia meridionale sulle carte nautiche dell’epoca. Policastro ed il porto naturale di Sapri, eb- bero un importante ruolo. In questo tremendo conflitto, Policastro ed il porto naturale di Sapri, ebbero un importante ruolo. Infatti, nel 1320, a seguito delle lotte tra Roberto d’Angiò e Federico d’Aragona (Guerra del Vespro), Policastro fu ridistrutta da marinai di una flotta genovese al Comando di Corrado Doria: “terram Policastri expugnavit imporbe concremavit pariter et homines totaliter spoliavit”, e più tardi, nel 1324, lo stesso Roberto d’Angiò, permise che Policastro fosse ripopolata dagli stessi genovesi la cui colonia agli ordini di Bartolomeo Roveti, “viveva secondo le consuetudini e gli usi delle leggi genovesi ” Sappiamo che nel 1328, Policastro, apparteneva alla celebre famiglia genovese dei Gri- maldi. Nel Trecento i sovrani, specie aragonesi, emanarono precise direttive per imporre l’uso dei portolani in ogni nave in viaggio nel Mediterraneo. La presenza genovese nella zona, la presenza nella zona di uomini della Repubblica marinara di Genova, giustifica la presenza dello scalo portuale di Sapri o ‘Portum’ sulle prime carte nautiche o portolani manoscritti giunte fino a noi dall’epoca del Regno di Napoli angioino e, redatte da carto- grafi genovesi, pagati dalla Repubblica marinara di Genova che, all’epoca partecipava alle operazioni militari per la conquista del Regno di Napoli angioino.
Sapri nella carta del “Mediterraneo”, fine secolo XIV (Fig. 6).
Pare che il toponimo di Sapri figuri anche in una carta datata fine secolo XIV di autore anonimo (forse Abramo Creques). La carta è conservata alla Biblioteca Nazionale di Na- poli. Conservata a Napoli che, nel XIV secolo è stato Regno Aragonese, presenta notevoli analogie con le carte maiorchine ed in particolare con l’Atlante Catalano attribuito ad A- bramo Cresques (Fig. 6).

(Fig. 6) Carta del “Mediterraneo”, autore anonimo (forse Abramo Creques), fine XIV seco- lo.

(Fig. 7) Carta nautica del “Mediterraneo”, di Abramo Creques, 1375.
Note bibliografiche:
(1) L’Atlante portolanico detto Catalano è una pergamena composta da n. 12 fogli miniati incollati su 5 tavolette di legno e i piatti interni delle assi della legatura, 640 x 250 mm. e si compone di n. 6 tavole unite tra loro. Conservato da sempre presso la Biblioteca Nazio- nale di Francia a Parigi, Ms espanol 30. L’Italia è rappresentata nella tavola o foglio n. 5 (Fig. 3): Mediterraneo occidentale”, che si compone di n. 3 fogli: il foglio nn. 4, 5 v° e 6 (Fig- g. 1-2-3-4-5). L’Atlante portolano detto Catalano, è stato pubblicato da De La Ronciere A. M., M. Mollat Du Jourdin, I portolani, carte nautiche dal XIII al XVII secolo, ed. Bramante, Mi- lano, 1992, tav. n. 8 a colori e, commento alla tavole, pagg. 197. Le figure n. 2 sono tratte da Schuler C. J., Cartografare il mondo, ed. Logos, Modena, 2010, pp. 24-25. Si veda pure: Brotton J., Le Grandi mappe, ed. Gribaudo, London, 2014, pp. 62-63-64-65. Si veda pure: Caraci G., Segni e colori degli spazi medievali. Italiani e catalani nella primitiva cartografia nautica medievale, ed. Diabasis, Reggio Emilia, 1993; l’Atlante Catalano è conservato alla Biblioteca Nazionale di Francia, e può essere consultato e scaricato collegandosi al seguente sito: http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b55002481n/f8.item.zoom
