I tre busti marmorei di Lucio Sempron(i)o Pomponio Prisco scoperti a Sapri

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(Fig. 1) Lucio Sempronio Pomponio Prisco – busto marmoreo d’epoca romana rintracciato a Sapri in una casa.

Sensazionale scoperta a Sapri

Nel 1987, pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri. Lo studio, iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archivistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti, meritava ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per la redazione del nuovo P.R.G. del Comune di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse. Recentemente, casualmente ci siamo imbattuti in tre busti marmorei d’epoca romana, rinvenuti in una casa di Sapri. Noi crediamo che due dei tre bellissimi busti marmorei, di cui ivi parliamo, rappresentino il personaggio noto ai Sapresi per la Stele marmorea che da secoli si trova collocata in Piazza del Plebiscito a Sapri. La foto in copertina, illustra tre reperti archeologici di notevole interesse storico a causa della loro età e, di ciò che potrebbero rappresentare per la storia e le origini del nostro paese. La scoperta è stata fatta casualmente in occasione di una delle tante ricerche e studi nei nostri luoghi. Riteniamo importante questa scoperta per la singolarità del rinvenimento di cui alcuni – noi crediamo – erano a conoscenza, ma mai resi pubblici. Sebbene la corposa ‘bibliografia antiquaria’ – come la chiama Maffettone (7), esistente che ha scritto molto sui ruderi e le preesistenze archeologiche a Sapri e nelle campagne circostanti,  non si è mai fatto cenno ai tre busti di cui oggi pubblichiamo questo nostro studio, documentato e corredato da foto, nemmeno il barone Giuseppe Antonini (2), nella sua ‘Lucania – I Discorsi’, ne fa cenno. Trattasi di tre statue di busti marmorei di fattura e d’epoca romana (Figg. 3-4-5-6-8), il cui personaggio rappresentato – noi crediamo – sia Lucio Sempron (i)o Pomponio Prisco, già noto ai sapresi ed agli studiosi a causa della stele marmorea sita in Piazza del Plebiscito a Sapri. Oltre alle tre statue di marmo scolpito di tre busti (Figg. 3-4- 5-6-8) da noi scoperti e non conosciuti, crediamo aver individuato anche il personaggio che rappresentano due delle tre statue e, crediamo aver individuato anche la sua sepol- tura (Fig. 9).

Sapri nei secoli dell’Impero Romano

Assume ulteriore importanza la citazione di una città chiamata ‘Cesermae’ citata nell’Itinerario Antonino e nella Tavola Peuntingheriana (….). Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, in proposito scrivevo che: Agli inizi del III sec. a.C., Elea (Velia), potente colonia della Magna Grecia (l’odierna Moio della Civitella), stringerà con Roma una proficua e forte alleanza, che, determinerà la scomparsa dei centri fortificati dell’interno come Roccagloriosa e sorgeranno ‘villae’ lungo la costa (39). Sulla costa si vanno infittendo le emergenze monumentali di ‘villae’ più o meno complesse: da quella di Punta Licosa a sud di Velia a quella imponente e monumentale di Sapri.”. Le evidenze monumentali ed epigrafiche provenienti da Sapri, le ampie descrizioni degli studiosi ottocenteschi (40), testimoniano una situazione più complessa ed articolata che non quella di una semplice villa marittima per quanto monumentale che sia.”(41). Al problema, al momento insolubile, della ubicazione a Sapri della statio Caesernia, lungo la via costiera che univa Capua a Reggio (42), si connette la complessità delle emergenze monumentali nonché la presenza di un cippo funerario, pubblicato dall’Antonini e dal Mommsen, che menziona un duovir des (ignatus) che documenta una costituzione duovirale tipica di una colonia (43)”(44).”. Nella mia nota (39) postillavo che: “(39) Frederiksen M.W., The contribution of Archeology to the Agrarian Proble in the Gracam Period, stà in “D.d.A.”, IV-V, 1971, p. 340 s.”. Nella mia nota (40) postillavo che: “(40) Johannowsky W., Sapri, stà in “Atti del XXII Congresso sulla Magna Grecia”, Taranto, 1983, p. 528.”. Nella mia nota (41) postillavo che: “(41) Antonini G., op.cit., vedi anche la Relazione di Magaldi J. presentata alla Soprintendenza alle Antichità e Scavi della Campania, 1928: “Cenno storico archeologico della città di Sapri”, ove vengono descritti minuziosamente i ruderi esistenti a Sapri ed i rinvenimenti avuti nel corso dei lavori per la costruzione della SS. 18 nel 1884.”. Nella mia nota (42) postillavo che: (42) Nissen, op. cit., vol. II, p. 899, n.8, e vedi anche Karhsted U., Die Wirtschaftlissche Lage Grossgriechenlands in der Kaiserzeit, Wiesbaden, 1960, p.22.”. Nella mia nota (43) postillavo che: (43) Mommsen, CIL , X, 461; questo stesso cippo è dato come proveniente da Buxentum da Russi A. in Dizionario Epigrafico De Ruggiero, s.v. Lucania, p. 1897.”. Nella mia nota (44) postillavo che: (44) Greco Giovanna, op. cit., p. 19″. Infatti, pare che all’epoca romana, il diumviro edile che sovrintendeva il porto e le infrastrutture portuali a S. Croce a Sapri, Lucio Sempronio Pomponio Prisco, appartenesse alla famiglia dei Prisco. Un Prisco aveva un ruolo importante proprio a Policastro. Io credo che, il centro demaniale di Policastro o Buxentum romana non avesse un porto o strutture portuali vere e proprie ma che tali strutture fossero state costruite in località S. Croce a Sapri che peraltro ha una baia ampia ed unica che poteva ospitare anche flotte di navi da battaglia che ivi potevano ormeggiare per attendere le armate al loro rientro. Il piccolo porticciolo e la baia naturale di Sapri, ebbero certamente un ruolo, sia pure secondario, rispetto a quello più importante del centro demaniale di Policastro (porto franco), nelle operazioni militari che si svolgeranno via mare. Felice Cesarino (….), nel suo saggio “Contributo ad una ricostruzione di una storia antica di Sapri” in “L’Attività Archeologica nel Golfo di Policastro, n. 2”, a p. 27 in proposito scriveva che: “Il Magaldi, nella sua opera sulla Lucania (6), che costituisce a tutt’oggi il miglior lavoro sull’argomento, fornisce in proposito illuminanti notizie: “…..Per la Lucania non abbiamo notizia sicura dell’esistenza di altri possedimenti imperiali. A questi tuttavia farebbe pensare il toponimo Caesariana, secondo la spiegazione del Nissen”. Il Cesarino a p. 27, nella sua nota (6) postillava che: “(6) E. Magaldi, La lucania romana, Roma, 1947.”.  Il Cesarino si riferiva a Emilio Magaldi. Nel 1947, Emilio Magaldi (…), nel suo “Lucania Romana”, nel vol. I, parte I, a p. 64, in proposito scriveva che: Per la Lucania non abbiamo notizia sicura dell’esistenza di altri possedimenti imperiali. A questi tuttavia fanno pensare, e il toponimo ‘Caesariana’, secondo la spiegazione del NISSEN, riferita in seguito, e una iscrizione trovata ad Ostia (1), in cui è ricordato Q. Calpurnio Modesto che, fra le alte cariche, tenne quella di ‘procurator Lucaniae’. Si tratterebbe del ‘procurator Augusti’ per la Lucania, cioè dell’amministratore dei possedimenti imperiali sparsi per la Lucania (2).”. In questo ultimo passaggio, riguardo le ville Imperiali in Lucania, il Magaldi citava il Nissen (….). Il Magaldi scriveva che: Per la Lucania non abbiamo notizia sicura dell’esistenza di altri possedimenti imperiali. A questi tuttavia fanno pensare, e il toponimo ‘Caesariana’, secondo la spiegazione del NISSEN, riferita in seguito, ecc…”. Dunque, il Magaldi scriveva che il Nissen, spiegava che il toponimo di “Caesariana”, spiegava e faceva pensare ad antichi possedimenti in Lucania. Il Magaldi, a p. 10, nella sua nota (2) postillava che: “(2) H. NISSEN, Italische Landeskunde’, vol. I (Land und Leute) Berlino, 1883, p. 534 seg. e vol. II (Die Stadele), Berlino, 1902, p. 888.”. In un altra mia nota, la (42) della mia Relazione per il P.R.G. di Sapri, postillavo che: (42) Nissen, op. cit., vol. II, p. 899, n.8, e vedi anche Karhsted Ulrich, Die Wirtschaftlissche Lage Grossgriechenlands in der Kaiserzeit, Wiesbaden, 1960, p. 22.”. Sempre il Magaldi a p. 282, in proposito alle ville scriveva che: “Dell’esistenza di possedimenti imperiali in Lucania qualche cosa si è detta (p. 64 e seg.), qualche altra cosa si dirà in seguito.”. Il Magaldi, a p. 64, riferendosi alla probabile villa Imperiale di Massimiano Erculio, nella sua nota (3) postillava che: “(3) Cfr. Orosio, VII, 28, 5 riportato in seguito”. Infatti, assume ulteriore importanza la citazione di una città chiamata ‘Cesermae’ citata nell’Anonimo Ravennate (….) che voleva fosse Sapri e, anche la citazione di una “Caesariana” nella  Tavola Peuntingheriana (….), come vedremo in seguito.

Luigi Tancredi (…), nel suo “Sapri – giovane e antica”, a p. 33 scriveva pure che: “Le comunicazioni avvenivano, innanzitutto, per via marittima, ma anche attraverso la via ‘Annia’, una strada militare, che, partendo da Buxentum, s’inoltrava attraverso la Lucania costiera; detta strada, raggiunta Sapri, prosegue per Rivello, utilizzando il tracciato di una carovaniera greca, che, partendo dal Golfo di Policastro, conduce alle sponde del Mar Ionio. Su questa strada esiste una costruzione romana, di forma quadrata, abbastanza consistente: sarebbe stato un sepolcro o un edificio militare. E’ stata localizzata pure una “via carovaniera”, che già in età preromana metteva in comunicazione Sapri con la valle del Noce, oltre Maratea, e le colonie greche sul Mar Jonio.”.  Pietro Ebner (…), riguardo l’antica città di Bussento (…), e di Molpa (…), citava  Giacomo Racioppi (…) e il Corcia (…). Ebner, cita Nicola Corcia (…), erudito che scrisse sulla Storia della Magna Grecia, e dice che ne ha scritto su ‘Scidro’. Il Corcia (…), in proposito al ‘Sipron‘ dell’Antonini (…), scriveva: “Perciò con più di verisimiglianza avvisavasi l’Antonini che sorgesse nell’odierno porto di Sapri, tuttochè vi credesse l’antica città di Sipro, ingannato dalla falsa lezione di alcune edizioni di Erodoto, in cui si leggesi……., invece che …….” (…). Insomma, il Corcia (…), riteneva che la lettura di Antonini del Sipron citato da Erodoto, fosse errata e affermava che l’Antonini sbagliasse a leggere Erodoto il quale parlava di Sipron e non di Skidron.

La stele funeraria in Piazza del Plebiscito dedicata a Lucio Sempronio Pomponio Prisco

A Sapri, in Piazza del Plebiscito, di primi dell’800 si può ammirare – una stele funeraria marmorea (Fig. 1). Sebbene l’epigrafe fosse stata riportata prima dall’Antonini e poi dal Mommsen (3) e, più tardi dal Gallotti (6) e, dal Magaldi (5), poco si conosce del cippo marmoreo, della sua iscrizione (epigrafe ed epitaffio) ivi scolpita, del suo personaggio e, dei luoghi in cui si trovava il cippo stesso prima della sua sistemazione in Piazza del Plebiscito a Sapri.

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(Fig. 1) Stele funeraria d’epoca romana con epitaffio su epigrafe, collocata in Piazza del Plebiscito a Sapri

La stele marmorea (Fig. 1), è un cippo funerario, d’epoca romana che all’epoca i romani usavano porre accanto ad una tomba di un defunto. Tutti gli studiosi citati, sebbene avessero citata, pubblicata e, parlato del cippo marmoreo oggi in Piazza del Plebiscito, non hanno detto nulla sul luogo in cui esso si trovasse in origine, ovvero da dove questo cip-po provenisse. La tradizione popolare locale vuole che il cippo oggi in Piazza del Plebiscito, fosse stato ivi dal Comune dopo che per molto tempo era stato utilizzato da maestranze edili per la costruzione di opere provvisionali, tanto che fino a pochi anni fa esso si presentava con colature di catrame. Collocato nella piazza del Plebiscito a Sapri, da oltre un secolo, il blocco in pietra di marmo scolpito è alto circa un metro. L’Antonini (2) che la descrisse e la pubblicò scriveva: “Essa è intagliata in un ceppo quadrato palmi quattro”. Presenta scolpita sulla faccia destra una pàtera (coppa) e sulla sinistra un ùrceo (anforetta), oggetti che accompagnavano il defunto dopo la morte. Il cippo marmoreo o stele funeraria oggi in Piazza, riporta scolpita un’epigrafe (iscrizione latina) di cui parleremo in seguito. L’Antonini (2), nel pubblicare l’epigrafe scolpita nel cippo – di cui parleremo – è il solo che accenna al luogodove si trovava nel 1745, l’epigrafe e quindi il cippo in questione. L’Antonini (2), già nella sua prima edizione della sua ‘Lucania’, del 1745, ci parlava dell’iscrizione o epigrafe scritta in latino (Fig. 2), scolpita sul cippo funerario che oggi si può ammirare in Piazza del Plebiscito a Sapri (Fig. 1), che riportava e pubblicava (Fig. 2) e, ci dice anche il luogo del suo ritrovamento ma si sbagliava.

La stele marmorea funeraria con epigrafe ed epitaffio dedicato al giovane defunto Lucio Pomponio Sempronio Prisco in Piazza del Plebiscito a Sapri, Duumviro Edile, figlio del poeta e scrittore Lucio Pompeo Prisco  

Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, in proposito scrivevo che: Le evidenze monumentali ed epigrafiche provenienti da Sapri, le ampie descrizioni degli studiosi ottocenteschi (40), testimoniano una situazione più complessa ed articolata che non quella di una semplice villa marittima per quanto monumentale che sia.”(41). Al problema, al momento insolubile, della ubicazione a Sapri della statio Caesernia, lungo la via costiera che univa Capua a Reggio (42), si connette la complessità delle emergenze monumentali nonché la presenza di un cippo funerario, pubblicato dall’Antonini e dal Mommsen, che menziona un duovir des (ignatus) che documenta una costituzione duovirale tipica di una colonia (43)”(44).”. Nella mia nota (40) postillavo che: “(40) Johannowsky W., Sapri, stà in “Atti del XXII Congresso sulla Magna Grecia”, Taranto, 1983, p. 528.”. Nella mia nota (41) postillavo che: “(41) Antonini G., op.cit., vedi anche la Relazione di Magaldi J. presentata alla Soprintendenza alle Antichità e Scavi della Campania, 1928: “Cenno storico archeologico della città di Sapri”, ove vengono descritti minuziosamente i ruderi esistenti a Sapri ed i rinvenimenti avuti nel corso dei lavori per la costruzione della SS. 18 nel 1884.”. Nella mia nota (42) postillavo che: (42) Nissen, op. cit., vol. II, p. 899, n.8, e vedi anche Karhsted U., Die Wirtschaftlissche Lage Grossgriechenlands in der Kaiserzeit, Wiesbaden, 1960, p.22.”. Nella mia nota (43) postillavo che: (43) Mommsen, CIL , X, 461; questo stesso cippo è dato come proveniente da Buxentum da Russi A. in Dizionario Epigrafico De Ruggiero, s.v. Lucania, p. 1897.”. Nella mia nota (44) postillavo che: (44) Greco Giovanna, op. cit., p. 19″. A p. 9 parlando dell’area archeologica di S. Croce a Sapri in proposito scrivevo che: In piazza del Plebiscito a Sapri, si può ammirare, ove è collocato, il cippo funerario (fig.14) dedicato a L. Sempronio Prisco, che fu rinvenuto nell’area retrostante l’attuale Ospedale civico, e che fu erroneamente (52) attribuito dal De Ruggiero (53) alla colonia romana di Buxentum.”. Nella mia Relazione, nella nota (52) postillavo che: “(52) Fiammenghi C.A., Maffettone R., op. cit., p. 34”. Nella mia Relazione, nella nota (53) postillavo che: “(53) De Ruggiero, Dizionario epigrafico, s.v. Lucania, p. 1897”. L’opera citata è di Ettore De Ruggiero (….), Dizionario Epigrafico di Antichità Romane, ed. Istituto Italiano per la Storia Antica, Roma, 1959. Quello che ci parla della Lucania. Infatti, la stessa notizia fu riferita dall’archeologa Giovanna Greco (….) che, in un suo saggio in ‘Dall’Alento al Mingardo, stà in “A Sud di Velia-I-ricognizioni e ricerche 1982- -1988′, Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia,Taranto, 1990, p. 17, a p. 19, in proposito scriveva che: Al problema, al momento insolubile, della ubicazione a Sapri della statio Caesernia, lungo la via costiera che univa Capua a Reggio (30), si connette la complessità delle emergenze monumentali nonché la presenza di un cippo funerario, pubblicato dall’Antonini e dal Mommsen, che menziona un ‘duovir des’ (ignatus) che documenta una costituzione duovirale tipica di una colonia (31).” (….). L’archeologa Giovanna Greco, a p. 19, nella sua nota (30) postillava che: “(30) Nissen, Italische Landeskunde, vol. II, p. 899, n. 8; Karhsted, op. cit., p. 22.”. La Greco, a p. 19, nella sua nota (31) postillava che: “(31) CIL, X, 461; questo stesso cippo è dato come proveniente da Buxentum da A. Russi in Dizionario Epigrafico De Ruggiero, s.v. ‘Lucania, p. 1897.”. Dunque, l’archeologa Giovanna Greco, a p. 19 citava un saggio di A. Russi che dice che il cippo funerario esistente ancora oggi in Piazza del Plebiscito a Sapri e che nell’epigrafe ci parla della prematura morte del giovane Lucio Sempronio Pomponio Prisco (…), proveniva da Buxentum e non dalla villa romana di S. Croce. Il saggio di A. Russi (….), dal titolo “Lucania” lo ritroviamo a p. 1897, del vol. IV del “Dizionario Epigrafico di antichità romane” di Ettore De Ruggiero (…)(ristampa del 1959, vol. IV). In esso leggiamo che: “…………….”. Tuttavia, pur considerando per buona la citazione della Greco vorrei far notare che si tratta di un’ipotesi di A. Russi. Neanche il Mommsen (….), la collocava a Buxentum. Come ha scritto la Greco a p. 19, il Mommsen pubblicò l’epigrafe del cippo funerario di Piazza Plebiscito col n. 461 in C.I.L., vol. X. Infatti, sul cippo marmoreo in piazza del Plebiscito a Sapri, nello stesso testo citato in precedenza hanno scritto le due studiose Carla Antonella Fiammenghi e Rosanna Maffettone (…), che a p. 34 scrivono che: “45) Comune di Sapri. Loc. Ospedale. I.G.M. F° 210, mm. 285/150. In quest’area, ridossata al complesso di S. Croce, nei pressi del moderno Ospedale si rinvenne il cippo di L. Sempronio Prisco, erroneamente attribuito (così il De Ruggiero, ‘Diz. Epigr. s.v. Lucania, p. 1897) alla colonia romana di ‘Buxentum’ e attualmente collocato in Piazza Plebiscito di Sapri. In questa stessa area si conservano a poche decine di metri di distanza l’uno dall’altro due tratti di acquedotto romano (già peraltro segnalati dal Magaldi).”. Dunque, anche le due studiose citavano il Dizionario Epigrafico di Antichità Romane di Ettore De Ruggiero (…), il quale, nel cap. IV, alla voce ‘Lucania’ a p. 1897 contiene il saggio di A. Russo che attribuisce questo cippo funerario marmoreo come proveniente dalla colonia Romana di Buxentum. Pare che all’epoca romana, il diumviro edile che sovrintendeva il porto e le infrastrutture portuali a S. Croce a Sapri, Lucio Sempronio Pomponio Prisco, appartenesse alla famiglia dei Prisco. Un Prisco aveva un ruolo importante proprio a Policastro. Io credo che, il centro demaniale di Policastro o Buxentum romana non avesse un porto o strutture portuali vere e proprie ma che tali strutture fossero state costruite in località S. Croce a Sapri che peraltro ha una baia ampia ed unica che poteva ospitare anche flotte di navi da battaglia che ivi potevano ormeggiare per attendere le armate al loro rientro. Il piccolo porticciolo e la baia naturale di Sapri, ebbero certamente un ruolo, sia pure secondario, rispetto a quello più importante del centro demaniale di Policastro (porto franco), nelle operazioni militari che si svolgeranno via mare. Luigi Tancredi (…), nel suo “Sapri – giovane e antica”, a p. 28, in proposito scriveva che: “Dell’età romana esiste un importante documento; è un monumento funebre, che si trova attualmente in piazza del Plebiscito, si ritiene giustamente che provenga dalla zona di Santa Croce. Si tratta di un blocco di marmo di non rilevante rifinitura; risulta completo di dado, fusto, zoccolo e cornice. E’ dedicato al duumviro edile Lucio Sempronio Prisco, deceduto all’età di 25 anni. Ecco l’epigrafe; etc….(12)(13)(14). Etc…Da Tito Livio (Libro XL, Cap. 42) sappiamo che i duumviri navali, uno dei quali sarebbe stato Lucio Sempronio Prisco, morto al Porto (oggi di Sapri), erano scelti tra i più distinti cittadini; in senso assoluto, parlando di edili, si deve intendere di Edili Curuli, grado di alto onore. Possiamo così dedurre che il ‘Portus’ esisteva già all’epoca di Roma Repubblicana, che vi manteneva i suoi ufficiali (15).”. Il Tancredi, a p. 28, nella nota (12) postillava che: “(12) Diis Manibus”. Il Tancredi, a p. 28, nella nota (13) postillava: “(13) Pompeo fu poeta e scrittore romano”. Il Tancredi, a p. 28, nella nota (14) postillava: “(14) Agli Dei Mani. A Lucio Sempronio Prisco, Duumviro, figlio dell’edile Lucio Pompeo. Cessò di Vivere a venticimque anni e sette mesi di età. Se i fati non fossero stati troppo crudeli, qui suo padre e sua madre avrebbero dovuto essere prima sepolti”. Come è facile rilevare, il distico elegiaco definisce crudeli i fati e aggiunge che su questo sepolcro gentilizio, prima di quello del figlio, si sarebbe dovuto leggere il vecchio epitaffio del padre e della madre.”. Il Tancredi, a p. 28, nella nota (15) postillava: “(15) Nel 1981, un noto studioso, fecondo pubblicista, il Prof. Vittorio Bracco, da Polla, ha esaminato ed integrato un’epigrafe apposta al Campanile della Cattedrale di Policastro, ma proveniente da costruzioni precedente. Ecco il testo: CAIUS ARRIUS, CAI FILIUS, SERGIA TRIBUS, DUUMVIR ITERUM, TRIBUNUS MILITUM, MURUM ET FORUM CURAVIT. ….Cfr. Bracco V., ‘Il Foro di Bussento’ Pubblicazioni dell’Università di Macerata, in “Scritti sul mondo antico in memoria di Fluvio Grosso”, Edit. Bretsschneider, Roma, 1981. Il Bracco fa rilevare l’importanza dell’epigrafe perché dà notizia della costruzione del foro bussentino, ad opera appunto del magistrato romano Caio Arro. La scoperta e l’interpretazione di tale epigrafe fa pensare all’alto magistrato romano, Lucio Sempronio Prisco, il cui ricordo è tramandato dal monumentino funebre sopra ricordato. Mancano, purtoppo, nomi di altri illustri personaggi della zona, che abbiano operato nella gestione della cosa pubblica o acquisito meriti in altri campi nell’epoca romana. Sapri, ov’è sito il monumentino in onore di Lucio Sempronio Prisco, disca appena 12 Km. da Policastro; i due centri erano anche allora raggiungibili, atteso il terreno pianeggiante: non vi era alcun ostacolo di monti o di fiumi. Il Bracco sensatamente afferma che Sapri “dovette essere certo un lembo vivo dell’ager Buxentinus”.”. Il Tancredi, a p. 29 scriveva pure che: “All’epoca del primo Impero Romano (16) risale la costruzione d’un grande porto, in pieno mare. Il bacino che oggi porta il nome di Sapri, forma, nel Golfo di Policastro, una specie di sottogolfetto che, da due lati, è difeso dalle onde, mentre il terzo lato è aperto.”.

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(Fig….) Stele marmorea con epitaffio dedicato a Lucio Sempronio Pomponio Prisco – P.zza del Plebiscito a Sapri (foto Attanasio)

L’immagine di Fig. 1, illustra la stele funeraria in marmo bianco, posizionato da secoli in Piazza del Plebiscito a Sapri, prima dell’attuale sistemazione ed in occasione di una sommaria ripulitura. Su di essa vediamo scolpita l’epigrafe o iscrizione funeraria ( epitaffio), realizzata in ricordo della prematura morte del giovane diumviro (magistrato) edile romano Lucio Sempronio Pomponio Prisco, il giovane magistrato romano che, probabilmente si occupò della costruzione e gestione delle imponenti strutture oggi in parte visibili a Santa Croce che credo fossero i resti di una villa imperiale o patrizia romana con strutture portuali annesse. Il cippo marmoreo oggi in Piazza (Fig. 1), presenta scolpita sulla faccia frontale, reca la seguente epigrafe ( iscrizione scolpita su pietra o su marmo) in lingua e caratteri latini:
D.M.
                                                                                          L. SEMPRONIO
                                                                                     L. F. POM. PRISCO
                                                                                          AED. DVOVIR.
                                                                                          DES. V. A. XXV.
                                                                                                  MEN. VII.

                                                       SI NON ANTE DIEM CRUDELIA FATA FUISSENT.
                                                              HIC PATER, ET MATER DEBUIT ANTE LEGI.

che, tradotta significa: “Agli Dei dei Mani. L. Sempronio, figlio di Pompeo Prisco, duoviro edile designato, visse venticinque anni e sette mesi. Se il destino non fosse stato anzitempo crudele, quì avrebbero dovuto essere letti prima il padre e la madre”. Dell’iscrizione latina ce ne parla anche il Mommsen che la pubblicò (3), sulla scorta dell’Antonini (2) (Fig. 2).

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(Fig. 2) Antonini Giuseppe, La Lucania, I discorsi, ed. Tomberli, Napoli, 1795, Parte II, disc. XI, p. 434 (2)

Angelo Guzzo (….), nel suo “Da Velia a Sapri – Itinerario costiero tra mito e storia”, a pp. 222-223, in proposito scriveva che: “In tale periodo Sapri fu governata da Lucio Sempronio Pomponio Prisco, supremo magistrato, duumviro edile e figlio del poeta e scrittore romano Pompeo. Giovane e illustre per ufficio e per discendenza, morì a soli 25 anni. Ebbe un grado di alto onore, essendo incaricato della cura dei templi, degli edifici pubblici, dei ludi e della polizia urbana con servizio annuale. Su un cippo eretto in suo onore, che attualmente sorge in Piazza del Plebiscito, è perfettamente visibile una lapide con la seguente epigrafe latina: etc…..L’interpretazione e la traduzione sono le seguenti: “Dicatum Monumentum Lucio Sempronio Prisco, Lucii Pompei filio, Aedilis Duovir: designatus: vixit annos 25 et menses septem”. (Monumento dedicato a Lucio Sempronio Prisco, figlio di Lucio Pompeo, designato Duumviro Edile: visse 25 anni e 7 mesi. Se il destino non fosse stato crudele prima del tempo, qui sarebbero letti prima i nomi del padre e della madre).”. Ecco cosa scriveva in proposito lo scrittore e viaggiatore inglese Craufurd Tait Ramage (10), letterato scozzese, precettore dei figli del Console Inglese presso la corte borbonica di Napoli che, nell’Aprile del 1828, intraprese un viaggio a piedi nel Regno delle due Sicilie, arrivando sino a Sapri ed oltre parte della Calabria, ed a p. 134, in proposito scriveva che: Incontrai delle persone del luogo alcune persone molto distinte con le quali mi fermai a conversare e queste mi indicarono una iscrizione murata nella base del piedistallo della  Santa Croce che si elevava sulla Piazza. Era molto consunta ma riuscii a decifrarla (15). Il significato è il seguente e mi piace riportare l’iscrizione a motivo del lamento finale con il quale termina: D.M. L. SEMPRONIO ecc….Questa lapide fu eretta dagli sconsolati genitori di Lucio Sempronio, magistrato (duovir) dobbiamo credere di Scidro; alla quale carica era assunto prima di aver raggiunto il venticinquesimo anno d’età. Il profondo dolore dei genitori si desume dalla frase “Se il fato non l’avesse prematuramente rapito, suo padre e sua madre avrebbero dovuto trovar posto nella tomba prima di lui”. Potrai osservare che le ultime due righe sono un esametro e un pentametro. Ho visto molti monumenti sepolcrali ecc…”. Il Ramage, a p. 134, nella nota (15) postillava che: “(15) Oggi è quasi del tutto illegibile”. Il Ramage, in seguito, per confronto, riporta altre tre iscrizioni che dice essere rinvenute a Pozzuoli. Le iscrizioni che cita il Ramage, qui, per brevità non li trascrivo in quanto esse provengono da Pozzuoli ma, rilegendo l’Antonini vediamo che esse sono le stesse da egli pubblicate. Dunque, il Ramage, nel suo viaggio e soggiorno a Sapri, documenta che la stele marmorea con l’epigrafe scolpita si trovava in Piazza lebiscito a Sapri ma essa si trovava su di un rocco di una colonna romana poste a mò di monumentino funebre in ricordo del venticinquenne Prisco. Il Ramage dice essere posto “alla base del piedistallo della SantaCroce che si elevava sulla Piazza“.

Lucio Sempronio Pomponio Prisco ed i busti ritrovati

La stele funeraria che oggi si trova in Piazza del Plebiscito (Fig. 1), reca un’iscrizione in latino che ricorda la prematura morte del giovane diumviro edile (‘AED. DVOVIR’): Lucio Sempron(i)o Pomponio Prisco. Tranne le esigue informazioni pervenuteci sul personaggio romano, nulla si sa in suo proposito. Le uniche informazioni su Lucio Prisco, sono quelle contenute nell’epigrafe latina scolpita nel cippo. Sappiamo che egli è morto giovane, all’età di 25 anni e sappiamo dall’epigrafe (iscrizione) che egli era figlio di Lucio Pompeo Prisco. Il sacerdote Rocco Gaetani (…), nel suo ‘La fede degli avi nostri, o ricordi storici della Chiesa di Torraca’, (a cura di Rossella Gaetani), a p. 40, i proposito scriveva che: “La lapide dedicata alle anime dei trapassati, eretta a Lucio Sempronio Prisco (23), figlio di Lucio Pompeo, che essendo duumviro uscì di vita di anni 25 e mesi 7, nella primavera della vita, ahi. destino crudele! Su questo sepolcro non dovevano forse esser letti prima i nomi del padre e della madre di lui ? La pietra sepolcrale, che si vede in mezzo alla piazza qual posto ebbe da principio ? Donde è venuta ? Come vi si trova? Il monumento di Lucio Sempronio dov’era eretto?.”. Rossella Gaetani (….), la nipote che ha curato la ristampa del libretto, a p. 282, nella nota (23), sulla scorta di un depliant di Felice Cesarino (….) postillava che: “(23) Lucio Sempronio Prisco. Giovane rampollo della “gens sempronia”, imparentata con i Gracchi, una delle più potenti famiglie plebee della Roma antica. Duoviro edile, cui spettava la vigilanza sugli edifici pubblici, sui mercati e suoi giuochi, insomma la “cura urbis”. Il cippo funerario del magistrato fu rinvenuto nell’area della villa romana di S. Croce Sapri e, non è da escludere che quella grande dimora patrizia fosse di proprietà della sua famiglia. Attualmente è collocato nella Piazza Plebiscito di Sapri. Di recente, il prof. Johannowskj ha proposto per questo reperto una datazione posteriore all’età giulio – claudia, che lo collocherebbe nella seconda metà del I secolo d.C. La prima segnalazione del suo rinvenimento, effettuato nella zona archeologica di S. Croce Sapri, vé fornita dallo storiografo del 700 G. Antonini, nella sua “Lucania”. Rossella Gaetani citava Werner Johannowskj che fece fare quel brutto intervento che oggi nasconde il paramento murario romano originale. Riguardo alla lapide, il Gaetani (…), scriveva: “La lapide dedicata ai trapassati, eretta a Lucio Sempronio Prisco, figlio di Lucio Pompeo, essendo duumviro usci di vita di anni 25 e mesi 7, nella primavera della vita, ahi, destino crudele! Su questo sepolcro non dovevano forse esser letti prima i nomi del padre e della madre di lui?”. Riguardo il personaggio di cui si parla nell’epigrafe scolpita in latino, riguardo Lucio Sempronio Prisco, il Cesarino (9), scriveva in proposito: un giovane rampollo della ‘gens sempronia‘, imparentata con la famiglia dei Gracchi, potente famiglia patrizia di Roma urbe.. Sappiamo anche da alcune iscrizioni ritrovate a Policastro Bussentino (l’antica Buxentum) che ivi vi era una famiglia dei Prisco. La vicinanza con la “gens Sempronia”da cui probabilmente proveniva il giovane magistrato Lucio Sempronio Pomponio Prisco – ci è data dalla presenza a Buxentum nel 194 a.C. del triumviro romano Lucio Sempronio Longo che, fu uno dei magistrati preposti alla fondazione della colonia marit-tima di Buxentum. Sappiamo pure che egli era un giovane magistrato (diumviro edile), il cui compito – probabilmente – era quello di sovrintendere i lavori e le opere o strutture portuali esistenti a S. Croce. Lucio Sempronio Pomponio Prisco era stato assegnato alle strutture in costruzione a Sapri con il compito di vigilare sugli edifici pubblici (sulle strutture portuali a Santa Croce a Sapri). Come abbiamo già detto, se fosse confermato dagli studi che il personaggio rappresentato nei due busti marmorei, da noi recentemente scoperti e pubblicati quì (Figg. 3-4-5-6-7-8-9), fosse il giovane  magistrato edile – commemorato nella stele funeraria – sarebe un ulteriore conferma che, la colonia marittima di Buxentum fosse da collocarsi proprio a Sapri. Tuttavia, sul Prisco – personaggio romano commemorato nell’epigrafe scolpita nel cippo funerario oggi in Piazza – nulla si sa di certo, come nulla si sa della sua sepoltura che pure deve esistere da qualche parte a Sapri. Al momento, alla luce di alcuni recenti ritrovamenti di cui parleremo, possiamo fare delle ipotesi attendibili fino a quando altri non porteranno delle prove contrarie. Noi crediamo di aver individuato i busti marmorei e la sepoltura del giovane diumviro Lucio Prisco, conosciuto fin’ora solo attraverso la stele marmorea in Piazza del Plebiscito. Nel 2014, è apparso a stampa lo studio “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”, di Scarfone A., che ha aggiunto chiacchiere alle tante chiacchiere già dette sulla stele marmorea di Fig. 1. Scarfone, sulla scorta del Johannowsky (8) e, senza mai citare i busti marmorei da me scoperti, scriveva in proposito: “….progetto di indagine da parte della competente Soprintendenza ai Beni Archeologici di Salerno (SCOGNAMIGLIO, 2008), riferibili ad un periodo compreso tra il I ed il II secolo d.C., sono ciò che rimane di un’imponente villa patrizia costiera che sembrerebbe essere appartenuta alla famiglia dei Semproni. Ciò sembra essere avvalorato dal ritrovamento di una stele funeraria, dedicata al giovane Lucio Sempronio Prisco (JOHANNOWSKY, 1992), figlio del duoviro edile Pompeo, oggi posta in Piazza Plebiscito nel centro storico di Sapri. D’altronde, alcuni esponenti della Gens Sempronia, una delle più antiche e potenti stirpi romane, erano noti nel Golfo di Policastro sin dall’età repubblicana. Infatti, come ci narra Tito Livio, nel 194 a.C., il triumviro Tiberio Sempronio Longo fu uno dei magistrati cui fu affidato il compito, avendo acquisito la suprema carica di console, della cura della vicina e sicuramente più importante colonia di Buxentum (11). Inoltre, lo storico ed apologeta romano Paolo Orosio nonché altri cronisti del IV secolo d.C. riferiscono che lo stesso imperatore romano Massimiano, lasciando il potere nel 305, scelse successivamente di ritirarsi in una villa ubicata in Lucania nella quale egli visse un periodo di agi e lussi mantenendo comunque sempre un costante contatto con l’amico e collega Diocleziano, sebbene lontano dal centro politico dell’impero (BARNES, 1981). Tra i maggiori autori antichi, il famoso scrittore Lattanzio, localizza invece la villa sopra menzionata in Campania mentre altri scrittori meno importanti come Eutropio e Zosimo ne confermano l’ubicazione in Lucania (CORCIA, 1845). ” (12).

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I busti marmorei ritrovati a Sapri (Figg. 3-4-5-6-8)

In occasione di uno dei miei studi, ebbi l’occasione di rinvenire in una casa di Sapri, tre statue marmoree scolpite di tre busti. Due dei tre busti, rappresentano un giovane riccioluto in uniforme ed il terzo busto dovrebbe rappresentare la ‘Giustizia’, una donna in uniforme. Tutti e tre i busti scolpiti, di marmo bianco e con una patina di sporco dovuto all’esposizione alle intemperie perchè esse si trovano poste all’aperto sul parapetto del muretto di un terrazzo scoperto posto sul retro di Palazzo Gaetani in via Cassandra a Sapri. Le tre statue (Figg. 3-4-5-6-8), sono di mirabile fattura e bellezza e sono d’epoca ro- mana. I due busti che rappresentano lo stesso personaggio, anche se leggermente diffe- renti tra loro, rappresentano un giovane sui 25 anni, in uniforme romana, la toga da ma- gistrato con il classico gancio che la trattiene sulla spalla, dal viso paffuto, la testa con la chioma riccioluta e la corona d’alloro tipica dei busti d’epoca romana. L’altro busto, l’al-tro dei tre, rappresenta una donna (Fig. 7), che a nostro parere rappresenta la ‘Giustizia’, riconoscibile dalla fattura del suo copricapo e dalla veste che indossa. La fattura sculto-rea è un pò rozza ma pur sempre di grande bellezza. E’ probabile che i due busti marmo-rei posti ai due lati e, con al centro il busto della ‘Giustizia’ – noi pensiamo, rappresentino un personaggio noto ai sapresi, Lucio Sempronio Pomponio Prisco – commemorato nella stele marmorea di Piazza del Plebiscito – di cui non si sapeva nulla – il giovane magistrato – morto in giovane età – a 25 anni (Figg. 3-4-5-6-8). La scoperta è stata fatta casualmente in occasione di una delle tante ricerche e studi da me intrapresi nei nostri luoghi. Coadiu-vato dal fotografo Vincenzo Mastrangelo che, ha potuto effettuare diversi scatti delle o- pere in questione, mi recai a Palazzo Gaetani in via Cassandra a Sapri. Avevo visto più volte – passando – dal cavalcavia che sale verso Torraca – la parte retrostante del Palazzo e della tenuta Gaetani di via Cassandra. Dal cavalcavia, sono ben visibili le tre statue marmoree a mezzo busto, poste su un terrazzo scoperto del primo piano del Palazzo Gaetani a Sapri in via Cassandra. Entrando in casa Gaetani, su gentile concessione della Famiglia, potei ammirare da vicino la mirabile bellezza e fattura di queste tre antiche statue marmoree d’epoca romana. In occasione della visita in casa Gaetani, ebbi l’opportunità di documentare detti manufatti di cui nessuno o pochi conoscevano l’esistenza (Figg. 3-4-5-6-8). A suo tempo debitamente segnalati alla Soprintendenza di Salerno, non si è a- vuto a tutt’oggi alcun riscontro dalle autorità. Forse, essi sono vincolati ai sensi della Legge del 1939, ma la Soprintendenza di Salerno non ha dato riscontro. Non ancora conosciuti dagli studiosi, crediamo che due dei tre busti marmorei (Fig. 3-4- 5), potrebbero rappresentare Lucio Sempronio Pomponio Prisco, il giovane magistrato a cui è dedicata la stele marmorea in Piazza del Plebiscito a Sapri. Crediamo che il personaggio rappre-sentato nei due dei tre busti marmorei scolpiti fosse lo stesso personaggio commemorato nella stele funeraria o cippo marmoreo che oggi è collocato in Piazza del Plebiscito, in quanto l’epigrafe, ci parla di un giovane Magistrato, la cui carica era quella del  ‘aedilis duovir’ (duoviro edile), un magistrato romano assegnato alle strutture portuali, ricono-scibile dall’armatura e dalla corona d’alloro posta sui belli e giovani riccioli. La versione del giovane magistrato edile – a cui è dedicata la stele funeraria di Piazza del Plebiscito è avvalorata dalla terza scultura marmorea ( il terzo busto) che a nostro parere rappresenta la ‘Giustizia’ ( Fig. 7), riconoscibile dalla fattura del suo copricapo e dalla veste che indossa, di cui, crediamo esserci attinenza con la carica di diumviro edile del giovane ma-gistrato prematuramente scomparso.

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(Fig. 3) Busto marmoreo d’epoca romana rinvenuto a Sapri che rappresenta il diumviro edile Lucio Sempronio Pomponio Prisco a cui è dedicata la stele funeraria in Piazza del Plebiscito a Sapri

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(Fig. 4) Busto marmoreo d’epoca romana rinvenuto a Sapri che rappresenta il diumviro edile Lucio Sempronio Pomponio Prisco a cui è dedicata la stele funeraria in Piazza del Plebiscito a Sapri

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(Fig. 5) Busto marmoreo d’epoca romana rinvenuto a Sapri che rappresenta il diumviro edile Lucio Sempronio Pomponio Prisco a cui è dedicata la stele funeraria in Piazza del Plebiscito a Sapri

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(Fig. 6) Busto marmoreo d’epoca romana rinvenuto a Sapri che rappresenta il diumviro edile Lucio  Sempronio Pomponio Prisco a cui è dedicata la stele funeraria in Piazza del Plebiscito a Sapri

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(Fig. 7) Busto marmoreo d’epoca romana rappresentante la Giustizia

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(Fig. 8) I tre busti marmorei in sequenza di collocazione

Il sepolcro del giovane Lucio Sempronio Pomponio Prisco

La stele marmorea, collocata in Piazza del Plebiscito (Fig. 1), è un cippo funerario, d’epoca romana che all’epoca i romani usavano porre accanto ad una tomba di un defunto. Il Gaetani (…), in un suo pregevole studio sulla storia di Torraca e di Sapri, parlando dell’epigrafe in Piazza, si chiedeva: “La pietra sepolcrale, che si vede in piazza qual posto ebbe da principio? Donde è venuta? Come vi si trova? Il monumento di Lucio Sempronio dov’era eretto?”. Ma il Gaetani (…), pur avendo i suoi parenti di Sapri, possedimenti terrieri dove si erano viste testimonianze del passato, non sa rispondere alla sua stessa domanda. Noi crediamo aver individuato anche la tomba del personaggio di cui parla l’iscrizione o epigrafe latina posta in Piazza del Plebiscito, ovvero crediamo che di aver individuato il luogo dove fosse la sepoltura del giovane magistrato Prisco (Fig. 9), commemorato nella stele marmorea oggi in Piazza (Fig. 1). L’ipotesi di aver individuato il sepolcro del giovane magistrato romano Lucio Sempronio Prisco – è suffragata da alcuni riferimenti bibliografici che documentano alcuni rinvenimenti in proposito. Come abbiamo già detto, riguardo il luogo dove si trovava l’epigrafe ed il cippo marmoreo che commemorano e ricordano il giovane diumviro romano Prisco, è incerto ma trattandosi di un giovane defunto, doveva esistere la sua tomba o un luogo di sepoltura. La tomba del giovane Prisco, deve esistere e probabilmente deve trovarsi a Sapri. Il luogo preciso della sua sepoltura è incerto ma di certo doveva esistere. Noi crediamo di aver individuato il luogo di sepoltura del giovane dium-viro romano. Posto che il luogo indicato dall’Antonini (2) – sebbene egli ne avesse parlato – il luogo dove si trovava il cippo e l’iscrizione latina commemorativa di Prisco – è tutt’ora incerto, possiamo fare delle ipotesi, suffragate da evidenze bibliografiche. Noi crediamo che il cippo marmoreo che oggi è in Piazza del Plebiscito a Sapri (Fig. 1) – provenisse dall’altra parte del paese, ovvero da un podere di proprietà della famiglia Gaetani che oggi posseggono le tre statue marmoree che, a nostro parere rappresentano proprio Lucio Sempronio Prisco. I Gaetani, sostengono che le tre statue provengono proprio da una tomba o edificio sepolcrale che si trova nel loro podere in località Carnali (sopra il Timpone). I Gaetani, vecchia famiglia di Torraca che ha avuto lustro e onori a Sapri, con Sindaci e Prelati, riferivano che le tre statue provenissero da un loro podere con alberi di ulivi, sito sopra il Timpone in località ‘Carnali’. I Gaetani, posseggono da antica data e dai loro illustri avi queste tre statue che a loro dire pare provenissero da un podere dove insisteva ed insiste un antico edificio sepolcrale d’epoca romana. Noi crediamo fosse l’edificio di Fig. 9.

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(Fig. 9) Edificio d’opera e d’epoca romana scoperto dai G.A.S. (9)

L’edificio illustrato nell’immagine di Fig. 9, è un edificio d’epoca romana scoperto dal locale Gruppo Archeologico di Sapri (G.A.S), nel 1976. Ne ha parlato il Cesarino (9). Il Cesarino, in un suo studio (9), cita l’edificio e scriveva: “Su questa strada insiste in località Carnale, una costruzione romana, quadrata e poderosa, sepolcro o edificio militare, che, la tradizione locale, con anacronistico volo, ritiene posto in sito per intervento miracoloso.”. Sebbene, l’edificio d’epoca romana di Fig. 9, si trovasse in un podere di proprietà dei Gaetani, il Cesarino (9), non l’attribuiva a quello del personaggio di cui si parla nella stele funeraria di Fig. 1, ma spiegava che esso potesse essere un sepolcro (tomba o sacello) o edificio militare.  E’ molto probabile che la località dove era ed è posta questo antico edificio di cui parlava il Cesarino, fosse proprio il podere di proprietà dei Gaetani da cui probabilmente dovettero provenire le tre statue marmoree che rappresentano il giovane riccioluto in uniforme d’epoca romana, oggi poste in casa Gaetani. I Gaetani, che posseggono le tre statue avute dai loro avi, riferivano della loro provenienza. Probabilmente, dallo stesso sepolcro, doveva provenire il cippo funerario dedicato al giovane magistrato ivi commemorato Lucio Sempronio Prisco. Sull’esistenza di un edificio sepolcrale, o una tomba d’epoca romana, ci ha parlato il dott. Gallotti (6), prima, il Magaldi (5) dopo e la Fiammenghi e Maffettone (7) recentemente. Sull’esistenza di un’edificio funerario, la Fiammenghi e la  Maffettone (7), riferivano di due sepolcri. Uno posto in località Carnale I.G.M. F° 210, mm. 287 /180, dove veniva rilevato una struttura a pianta quadrata, in opus latericium, conservata sino a qualche anno addietro in elevato per circa m. 8. Attualmente l’altezza si è notevol-mente ridotta. Ne è incerta, allo stato attuale, la destinazione.”. L’altro in località Acqua delle Vigne I.G. M. F° 210, mm. 307/164, “Si conservano a vista alcuni tratti in muratura con paramento in opus reticulatum generalmente riferiti ad un monumento funerario di età romana.”. Forse proprio l’edificio posto nel podere dei Gaetani. Infatti, l’immagine che presentiamo quì sotto, illustra un edificio sepolcrale d’epoca romana. L’immagine è tratta da un opuscolo edito dal Comune di Sapri, con foto di Enzo Capitolino e testi di Felice Cesarino. L’edificio che come si vede nell’immagine è posto su una collinetta da cui si scorge la Carnale sopra il Timpone (forse nella proprietà Gaetani), il testo del Cesarino (…), lo data al II secolo d.C.. Noi crediamo che questo edificio sia proprio il sacello di Lucio Sempronio Pomponio Prisco.

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(Fig. 10) Edificio d’epoca romana sulle colline sopra il Timpone.

E’ lo studioso locale, Josè Magaldi (5) che fà luce in roposito. Il Magaldi (5), nel 1928, su incarico della Regia Soprintendenza alle Antichitità e Scavi della Campania, in occasione delle opere e lavori che portavano a compimento il tronco di strada provinciale oggi SS. 18, in località denonominata S. Croce, riprendendo in più punti il dott. Nicola Gallotti (6), scrisse un libretto rimasto indedito e di cui possediamo la copia originale donataci dall’autore: ‘Cennno storico Archeologico della città di Sapri, e descrizione dei ruderi ivi esistenti e preesistenti illustrati da rilievi e disegni’. Il Magaldi (5), nel suo libretto inedito, si riferisce a ciò che scrisse nel 1899, il Dott. Gallotti, nel suo ‘Sapri nella storia e nella tradizione popolare’, di grande interesse per la mole di notizie storiche che ivi sono riportate (6). Il Gallotti (6) è l’unico erudito di Sapri che riporta due notizie interessanti a riguardo. Nel 1899, il Dott. Nicola Gallotti, riferiva di alcuni ruderi molto antichi visti in contrade e nelle campagne circostanti di Sapri, lontane dai ruderi di S. Croce ed in particolare ci parla di alcuni edifici di cui abbiamo testimonianza essere stati costruiti e visti. Il Magaldi (6), disserta su alcuni ruderi visti a Sapri e nelle campagne circostanti. Dei ruderi, già peraltro citati dal Gallotti (6), il  Magaldi (5), a p. XI – nel suo libretto inedito – che lui chiama: Torretta del Bagno”, scriveva in proposito: “ Ruderi in fabbrica con paramento a cunei di pietra e mattoni situati in località Carnale e propriamente denominata Bagno”, di cui riportiamo la foto della pagina XI, in cui egli ne parla (Fig. 10). Crediamo che l’edificio d’epoca romana descritto dal Gallotti e dal Magaldi (5), sia proprio l’edificio sepolcrale o la tomba dove venne tumulato il giovane magistrato o diumviro commemorato nella stele marmorea che oggi si trova in Piazza del Plebiscito. Ecco cosa scriveva il Gallotti, riguardo l’edificio che vedeva in contrada ‘Bagni’, sulle colline del Timpone a Sapri: “E qui cade pure notare che ad oriente di Scidro, nella contrada denominata Bagno, lungi circa quattro chilometri dai ruderi scidrani, trovasi un altro piccolo edifizio, a forma di torre, dell’altezza di un cinque metri e della larghezza di poco men di tre: esso è diviso in due angustissimi scompartimenti, per mezzo di una volta di fabbrica; la parte superiore però è interamente diruta, e gli accennati scompartimenti presentano due piccolissimi vani nel lato settentrionale. Oggi tutto l’edifizio offre un fenomeno bellissimo! Sembra cioè che ricordi, come dicesi, in miniatura la famosa torre pendente, perchè esso è alquanto inclinato da un lato, per la qual cosa le fondamenta dalla parte opposta trovasi sollevate dalla roccia su cui poggiavano; e non pertanto l’edificio da secoli non cade. Occorre notare che questo edifizio ed i ruderi esistenti nel letto del torrente Brizzi sono simili a quelli di S. Croce. E’ vero che la tradizione locale accenna vagamente ad una cappella nei ruderi siti nel torrente Brizzi ecc..ecc..”.

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(Fig. 10) Magaldi Josè, Cennno storico Archeologico della città di Sapri, e descrizione dei ruderi ivi esistenti e preesistenti illustrati da rilievi e disegni, Incarico della Regia Soprintendenza alle Antichitità e Scavi della Campania, Sapri, Marzo 1928, Anno VI, p. XI (Relazione inedita) (Archivio Attanasio)

Note bibliografiche:

(1) Attanasio Francesco, “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato da Felice Cesarino, La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ”Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsivi”, Sa- pri, 1987, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, stà nella rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998; si veda pure: ‘Le più antiche carte dell’Italia annesse ai più antichi codici greci conosciuti’, stà sulla rivista web ‘Zedinfo’, curata da Tonino Pitarresi, Palermo, ed. ZED, Gennaio 2018, consultabile collegandosi a: http://www.zedinfo.it/?p=9840
(2) Antonini Giuseppe, La Lucania, I discorsi, ed. Tomberli, Napoli, 1795, Parte II, disc. XI, p. 434
(3) Mommsen Theodor, ‘Corpus Inscriptionum Latinonarum‘, stà in C.I.L., X, p. 461.
(4) Cesarino Felice, Sapri romana, stà ‘L’attività archeologica nel Golfo di Policastro’, a cura del Gruppo Archeologico di Sapri (G.A.S.), 1976, Tip. S. Francesco, Sapri, 1976, p. 27

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(5) Magaldi Josè, Cennno storico Archeologico della città di Sapri, e descrizione dei ruderi ivi esistenti e preesistenti illustrati da rilievi e disegni, Incarico della Regia Soprintendenza alle Antichitità e Scavi della Campania, Sapri, Marzo 1928, Anno VI, p. XI; questo scritto di cui noi possediamo una copia donataci dall’autore, è inedito ma depositato a Salerno. Il Magaldi scrisse detta relazione a seguito dei lavori di scavo per conto della Regia Soprintentenza che si tennero a S. Croce nel 1928. Nello scritto, il Magaldi racconta che i rinvenimenti maggiori si ebbero nel 1884, in occasione delle opere e lavori che portavano a compimento il tronco di strada provinciale oggi S.S. 18 Tirrena Inferiore, in località denonominata S. Croce, con il dott. Nicola Gallotti che nel 1899, scrisse diversi libretti (6)

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(6) Gallotti Nicola, Sapri nella storia e nella tradizione popolare – Brevi cenni del dott. Nicola Gallotti, Napoli, Tipografia Giuseppe Golia, 1899 (Archivio Attanasio), p. 39

(7) Fiammenghi C. e Maffettone R., Dall’Alento al Mingardo, stà in “A Sud di Velia-I- ricognizioni e ricerche 1982- -1988“, Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia, Taranto, 1990, p. 35, punti 50) e 51).

(8) Johannowsky Walter, Atti XXII Congresso sulla Magna Grecia, Taranto, 1982, p. 422; si ve-da pure 1983 b;

(9) (Fig. 9) Cesarino Felice, Sapri romana, stà ‘L’attività archeologica nel Golfo di Policastro’, a cura del Gruppo Archeologico di Sapri (G.A.S.), 1976, Tip. S. Francesco, Sapri, 1976, p. 30.

(10) Ramage C.T., Viaggio nel Regno delle due Sicilie – a cura di E. Clay, ed. De Luca, Roma, 1966, ristampa, p. 109 e s.; si veda pure dello stesso autore, la ristampa del libretto: Il viaggio di C.T. Ramage da Paestum a Policastro nel 1828′, a cura di Raffaele Riccio, Roma, ed. dell’Ippogrifo, 2014, p. 133 e s.

(11) Scarfone A., “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”, stà in ‘Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia, XCVI (2014), pp. 447-460.

(12) Questi i passi di Tito Livio in cui viene narrata la fondazione della colonia di Bussento. Libro XXXII, 29, I: […] “C. Atinius, tribunus plebis, tulit ut quinque coloniae in oram maritimam deducerentur, duae ad ostia fluminum Vulturni Liternique, una Puteolos, una ad Castrum Salerni: his Buxentum adiectum; trecentae familiae in singulas colonias iubebantur mitti. Tresviri deducendis iis, qui per triennium magistratum haberent, creati M. Servilius Geminus Q. Minucius Thermus Ti. Sempronius Longus.” […], che tradotto sarebbe: “Il tribuno della plebe Caio Atinio propose di fondare cinque colonie sulla costa, due alla foce dei fiumi Volturno e Literno, una a Pozzuoli, una a Castro di Salerno. Vi si aggiunse Bussento. Si decretò di mandare in ogni colonia trecento famiglie. Furono creati triumviri per la fondazione di quelle colonie Marco Servilio Gemino, Quinto Minucio Termo, Tiberio Sempronio Longo.” (Traduzione a cura di RONCONI & SCARDIGLI, 1980). Libro XXXIX, 23, I: […] “Extremo anni, quia Sp. Postumius consul renuntiaverat peragrantem se propter quaestiones utrumque litus Italiae desertas colonias Sipontum supero, Buxentum infero mari invenisse, triumviri ad colonos eo scribendos ex senatus consulto ab T. maenio praetore urbano creati sunt L. Scribonius Libio, M. Tuccius, Cn. Baebius Tamphilus.” […] “Alla fine dell’anno, poiché Sp. Postumio console aveva riferito che nel percorrere le due coste d’Italia per via dei suoi processi aveva trovato spopolate le colonie di Siponto sull’Adriatico e di Bussento sul Tirreno, il pretore urbano T. Menio, secondo un senatoconsulto, elesse triumviri, per il reclutamento dei coloni da mandare là, L. Scribonio Libone, M. Tuccio, Cn. Bebio Tanfilo.” (Traduzione a cura di RONCONI & SCARDIGLI, 1980)

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(….) Schmiedt G., ‘Il livello antico del Mar Tirreno – testimonianze dei resti archeologici, Firenze, Leo S. Olschki editore, 1972

(…) Schmiedt G., Antichi porti d’Italia – Gli scali Fenicio-punici – I porti della Magna Grecia, Parte II- I Porti delle Colonie Greche, stà nella rivista dell’I.G.M. “L’Universo”, ed. I.G.M., Firenze, 1975 (Archivio Attanasio), pp. 78-79. Lo studioso  Giulio Schmiedt, nel 1975, pubblicò un’interessantissimo studio per i tipi dell’Istituto Geografico Militare di Firenze. Nel suo studio, sugli ‘Antichi porti d’Italia’ (2), lo Schmiedt, riferiva che: “Dopo il porto di Policastro il Portolano del Mediterraneo (172), elenca nel SinusLausgli scali di Marina di Vibonati, di Sapri e di Maratea, ma non si hanno elementi che documentino se in epoca greca fossero frequentati. Per quanto riguarda il primo (Vibonati) si può solo dire che fu probabilmente uno scalo lucano chiamato Vibo ad Sicame che il secondo (Sapri) fu sicuramente uno scalo romano, di cui rimarrebbero semisommerse alcune strutture sulla costa immediatamente a nord di Punta del Fortino”(riferendosi al punto ove si trova il Faro Pisacane).

Le strutture portuali d’epoca romana a Santa Croce a Sapri

Gli studi

Nel 1987, pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri. Lo studio, iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archi-vistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti, meritava ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per il Comune di Sapri, per la redazione del nuovo P.R.G. di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse. Già nel lontano 1987, facevo notare come esistesse una forte similitudine con le strutture emerse e semisommerse di due Ville d’epoca romana del litorale Laziale con quelle a S. Croce. L’intuizione mi venne da uno studio di Giulio Schmiedt (2) che, nel 1972, pubblicò un’interessantissimo studio. Schmiedt (2),  parlando di alcune ville romane del litorale laziale, illustrava alcune strutture – i criptoportici – della Villa di Cicerone a Formia (Fig. 13), che presenta notevoli similitudini con la Villa e le strutture a S. Croce a Sapri. Ripropongo ai lettori, una delle mie tante intuizioni, nata dal confronto delle immagini pubblicate da Schmiedt (2 – Fig. 8), con le preesistenze archeologiche d’epoca romana a S. Croce a Sapri. Schmiedt (2- Fig. 15), citava una Villa romana sul litorale Laziale. In particolare, lo Schmiedt (2), citava  la villa romana della “Regione Sarinola” a Formia-Minturno (oggi Villa Rubino – dalla famiglia che è attuale proprietaria) ed attribuita a Cicerone. Nell’immagine pubblicata dallo Schmiedt (2)(Fig. 13), si può vedere la notevole somiglianza dei suoi criptoportici (Fig. 14), con le ‘Cammerelle’ di S. Croce a Sapri, illustrate in Fig. 15.  Nell’immagine di Fig. 8, pubblicata dallo Schmiedt (2), si rappresenta la Villa d’epoca romana a Formia, ed in particolare la veduta di criptoportici della villa romana di Regione Sarinola” a Formia, molto simili alle nostre ‘Cammerelle‘ in località Santa Croce. Oggi la villa in questione, è detta Villa Rubino ma era la villa di Marco Tullio Cicerone (Fig. 14). Questo studio, riapre nuovi scenari circa la presenza a Sapri del grande oratore Cicerone che, come scrisse l’Antonini (3), quando credeva riferirsi a Sapri,  il Questore romano, Marco Tullio Cicerone che, nel I° secolo, spesso era in viaggio navigando ripetute volte per le nostre coste, nella sue lettere scritte al suo amico Attico nel 44 d.C., scrivendo all’amico Caio Testa Trebazio di Velia, nel 75 a. C., diceva: Ego adbuc (perveni enim Vibonem ad Sicam) ecc…Veni igitur ad Siccam octavo die a Pompeiano, cum uno die Veliae constitissem, ubi quidem fui fane libenter apud Talnam nostrum, nec potus accipi, illo absente praefertim, liberalius, IX Kal. igitur ad Sicam” (3).

Cattura

(Fig. 1) L’area archeologica di S. Croce a Sapri, con le ‘Pilae’, viste dal satellite.

L’immagine di Fig. 1, illustra l’Area Archeologica di S. Croce a Sapri, vista dal satellite. Si vedono le strutture semisommerse che la tradizione popolare vuole si chiamassero ‘Pilae’. Si tratta di strutture d’epoca romana che dovevano essere molto probabilmente delle strutture portuali annesse ad una villa patrizia, i cui resti pure si vedono addossati alla collina che degrada verso la battigia del mare e che sono interrotti dalla SS. 18 che li attraversa. Queste strutture sono state bene descritte dal Barone Antonini di cui riportiamo innanzi le pagine che pubblicò nella sua prima edizione nel 1745 ed in seguito nel 1795 (3).

La descrizione dei ruderi di S.Croce nella ‘Lucania’ dell’Antonini del 1795 (3).

Nel 1745, vide la luce la prima edizione della ‘Lucania’ (3), del Barone di S. Biase – ma natio di Centola –  Giuseppe Antonini, nel 1745. In seguito, furono pubblicate altre edizioni ma la più interessante e forse completa è la terza ed ultima che fu pubblicata nel 1795 dal nipote Matteo Egizio, in cui quì riortiamo la pagina che ci parla e ci descrive alcune strutture che vide lo zio dopo una visita nel nostro paese. L’Antonini, in fondo alla Parte II, Discorso XI, da pag. 420 a pag. 436, descrisse la visita a Sapri, parlandoci minuziosamente dei ruderi a Santa Croce ed in particolare descrive l’ambulacro soprastante le ‘Cammerelle’. 

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(Fig. 2) Pag. 432 tratta dalla ‘Lucania’ di Antonini (3), che descrive l’ambulacro della villa

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(Fig. 3) S.Croce – ambienti posti sul retro delle ‘Cammerelle’, sottostanti l’ambulacro.

Magaldi

Già il Gaetani (8), nel 1904, e poi il Gallotti (6), nel 1884, descrissero e ci parlarono delle vestigia sapresi ma,  nel Marzo del 1928, Josè Magaldi (7), su incarico della Regia Soprintendenza alle Antichitità e Scavi della Campania, scrisse un libretto inedito (Fig. 24): Cennno storico Archeologico della città di Sapri, e descrizione dei ruderi ivi esistenti e preesistenti illustrati da rilievi e disegni”. In questo scritto inedito di cui noi possediamo una copia donataci dall’autore, il Magaldi scrisse una Relazione a seguito dei lavori di scavo per conto della Regia Soprintentenza che si tennero a S. Croce nel 1928. Nello scritto, il Magaldi  (7), racconta che i rinvenimenti maggiori si ebbero nel 1884, in occasione delle opere e lavori che portavano a  compimento il tronco di strada provinciale oggi S.S. 18, in località denonominata S. Croce. Nello scritto del Magaldi, venivano descritti i ruderi archeologici e gli avanzi di fabbrica presenti e rinvenuti a Sapri. Il Magaldi, non parla solo degli scavi a S. Croce ma si occupa di tutto il paese e, riferisce di diverse notizie riferite dal Gallotti (6). Il Magaldi, analizza anche alcune notizie riferite negli scritti del Gaetani (8). Il Magaldi, descrive i detti ruderi partendo dalla stessa descrizione che fa il Gallotti ed aggiungendo moltissime notizie di manufatti emersi nel corso degli scavi eseguiti per conto della Regia Sovrintendenza agli Scavi della Campania. Quì pubblichiamo la copia che facemmo di un disegno allegato alla Relazione del Magaldi (7). Si tratta del rilievo degli scavi e delle preesistenze con un’interessantissima legenda.

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(Fig. 4) Disegno del rilievo delle strutture emerse a S. Croce, tratto dal Magaldi, op. cit. (7).

I ruderi di S. Croce in due studi di Giulio Schmiedt.

Lo studioso  Giulio Schmiedt (4), nel 1975, pubblicò un’interessantissimo studio per i tipi dell’Istituto Geografico Militare di Firenze. Nel suo studio, sugli ‘Antichi porti d’Italia’, lo Schmiedt (4), riferiva che: “Dopo il porto di Policastro il Portolano del Mediterraneo (172), elenca nel Sinus Laus gli scali di Marina di Vibonati, di Sapri e di Maratea, ma non si hanno elementi che documentino se in epoca greca fossero frequentati. Per quanto riguarda il primo (Vibonati) si può solo dire che fu probabilmente uno scalo lucano chiamato Vibo ad Sicam e che il secondo (Sapri) fu sicuramente uno scalo romano, di cui rimarrebbero semisommerse alcune strutture sulla costa immediatamente a nord di Punta del Fortino” (riferendosi al punto ove si trova il Faro Pisacane) (4), a cui abbiamo dedicato lo studio: “Il vecchio Fortino borbonico a Sapri”, e a cui rinviamo per gli opportuni approfondimenti. Schmiedt, nel suo interessantissimo studio (4), parlando del ‘Portolano del Mediterraneo’, a pag. 79, nella nota (176), si riferisce al ‘Compasso de navigare’, e poi aggiunge e cita il testo di P. Luigi Cavalcanti, Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie, 1846, che parla degli scali dell’area a p. 46. Schmiedt, parlando dello scalo di Policastro a p. 78, sembra si riferisca ad un ‘Portolano del Mediterraneo’, moderno. Certo risulta strana la citazione di un ‘Sinus Laus’ e di un ‘Vibo ad Sicam’. Non sappiamo se il geografo e studioso Giulio Schmiedt, si riferiva al ‘Compasso de navigare‘.  Schmiedt (4), a p. 63, parlando di Punta Campanella e Punta Licosa, cita il Compasso (132) e poi a p. 79, lo cita nuovamente (176), citando anche il testo che ne parla: di P. Luigi Cavalcanti. Nel suo studio, Schmiedt (4), pubblicò un particolare in b/n, simile allo schizzo illustrato nell’immagine di Fig. 5, che illustra un disegno del 1819 eseguito dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano (5). Il disegno che illustra la Fig. 5, è un particolare tratto dallo schizzo di cui abbiamo recentemente ottenuto la sua fotoriproduzione digitale, dall’Istituto Geografico Militare di Firenze, che lo conserva (5). Si tratta del rilievo in scala 1:5000 della baia naturale di Sapri e del piccolo centro abitato. Il disegno di Fig. 5, di cui lo Schmiedt (4), nel 1975, pubblicò un particolare in b/n e, da me citato in diversi miei studi (1), nel 1987 e poi, nel 2014, da Scarfone (10), è conservato presso il Nuovo Archivio, sede S. Marco dell’Istituto Geografico Militare di Firenze.  Schmiedt (4), scriveva in proposito: un vecchio schizzo eseguito nel 1819 a cura del Tenente Blois del Genio Napoletano” e, poi ancora: “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, dedotto da un rilievo a scala 1:500 eseguito nel 1819 dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano. Si notano i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle”.

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(Fig. 5) “Porto di Sapri’, Rilievo originale eseguito dal Ten. Blois del Genio Napoletano. Sono riportati resti dell’antico porto romano.”, datato 1 gennaio 1819, rilievo in scala 1: 5000, con la seguente collocazione: cart. n. 82, doc. n. 52, Comune di Sapri, Prov. Salerno;  vecchio schizzo, conservato presso il Nuovo Archivio, sede S. Marco dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, Sezione ‘Stampe Antiche’: (n. 141142).

Le strutture semisommerse a S. Croce, dette ‘Pilae’

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(Fig. 6) Villa della Nave o Villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo, presso Gaeta – rilievo aereo dei resti delle strutture semisommerse “sovrastrutture. 1,2,3,4,5 ecc…”; l’immagine è stata pubblicata nello studio di Giulio Schmiedt (2).

Le ‘Pilae’ della villa di Gneo Fonteio o vila della Nave a Serapo

Le immagini illustrate nelle Figg. 6-8-9-10, pubblicate da Giulio Schmiedt (2), nel 1972, illstrano alcune strutture della ‘Villa della Nave’ o villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo (località di Gaeta)(Fig. 7). In particolare, l’immagine illustrata in Fig. 6, pubblicata dallo Schmiedt (2), illustra il disegno del rilievo in pianta, dove con la lettera “C si indicano i resti di sovrastrutture 1,2,3,4,5 = fondazioni sommerse di una veranda sul mare” che, come possiamo vedere dal raffronto delle altre immagini di Figg. 11-12, che illustrano le strutture a S. Croce, dette ‘Pilae’, si somigliano notevolmente. La notevole somiglianza con alcune strutture semisommerse a Serapo con le ‘Pilae‘ a S.Croce a Sapri,  è  suffragata anche e soprattutto – a nostro avviso – da alcune evidenze strutturali e fotografiche illustrate da Giulio Schmiedt (2), che nel 1972, parlava di alcune ville romane sul litorale laziale.

Resti della villa Nave o di Gneo Fonteio a Serapo a Gaeta

(Fig. 7) Cala della Nave a Serapo, località di Gaeta – resti della Villa d’epoca romana di Gneo Fonteio o ‘Villa della Nave’ – come la chiama Giulio Schmiedt (2), visti dal satellite. Come si può ben vedere, queste strutture semisommerse, somigliano alle strutture semisommerse dette ‘Pilae’, poste lungo il litorale Saprese ed illustrate nella Figg. 8-9-10-11-12.

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(Fig. 8) Villa della Nave o villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo, presso Gaeta – Veduta delle strutture semisommerse illustrate nel disegno del rilievo di Fig. 3 “sovrastrutture. 1,2,3,4,5 ecc…”; l’immagine è stata pubblicata nello studio di Giulio Schmiedt (2).

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(Fig. 9) Villa della Nave o Villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo, presso Gaeta – Veduta delle strutture semisommerse illustrate nel disegno del rilievo di Fig. 3 “sovrastrutture. 1,2,3,4,5 ecc…”; l’immagine è stata pubblicata nello studio di Giulio Schmiedt (2).

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(Fig. 10) Villa marittima di Sperlonga – Resti delle strutture semisommerse illustrate nel disegno del rilievo di Fig. 3 “sovrastrutture. 1,2,3,4,5 ecc…”; l’immagine è stata pubblicata nello studio di Giulio Schmiedt (2).

Le ‘Pilae’ di S. Croce a Sapri

Le strutture semisommerse di S. Croce, sono molto simili a quelle della Villa della Nave a Serapo. Secondo lo Schmiedt (2), le strutture della villa d’epoca romana del patrizio Gneo Fonteio, sono delle strutture o “fondazioni sommerse di una veranda sul mare”. In realtà, le strutture illustrate da Schmiedt e le ‘Pilae’ a S. Croce, sono delle strutture (forse portuali), semisommerse. Anche se oggi, in ambedue i casi, questre strutture o opere strutturali, sono immerse nell’acqua del mare ed affiorano per pochi centimetri fuori il pelo dell’acqua, rappresentano delle opere che in antichità si elevavano dal pelo dell’acqua di mare per diversi metri, tanto da costituire dei grandi e poderosi piloni di sostruzione di una passerella o di una veranda – come vuole lo Schmiedt. Credo si tratti di una struttura portuale utilizzata a mò di passerella elevata per l’attracco ed il ricovero dei navigli e che nel contempo sia anche un molo flangiflutti a difesa delle violente mareggiate nei giorni di forte libecciata. Infatti, a Sapri, si può vedere come nei giorni di forte vento, il mare in burrasca, scarica e dirige tutta la sua violenta forza e onde verso la direzione delle ‘Pilae’, costruite in quel punto per proteggere i piccoli legni ricoverati nel porticciolo della villa patrizia di S. Croce. Cio è dimostrato dalla tipologia costruttiva e dai materiali utilizzati per la loro costruzione. Da un’attenta analisi della fattura costruttiva di questi manufatti di epoca romana, possiamo dire che, nascevano come strutture marine. Si tratta di n. 4 strutture costruite (Figg. 10-11) che, emergono dal mare e sono distanziate tra loro come se fossero le basi immerse in acqua di strutture o fondazioni di grandi piloni su cui forse, in sommità, vi era posta una loggia o una veranda dentro il mare e con delle aperture poste tra un pilone e l’altro. Si vede chiaramente come queste strutture, siano nate per essere state costruite immerse nell’acqua del mare, dall’uso della malta idraulica utilizzata – la pozzolana – per le costruzioni in acqua. Infatti, le ‘pilae’ a S. Croce, sono per metà costruite con mattoni di tufo legati da un’impasto di inerte e pozzolana, fino al pelo dell’acqua di mare, mentre la parte che oggi affiora dal mare si vede costruita con diversi materiali: ciotoli di pietra locale mista ad una poltiglia di calce normale. Infatti, si vede come esse nascessero come strutture marine in quanto le attuali costruzioni oggi visibili sono state realizzate con due metodologie costruttive diverse tra loro. Infatti, osservando bene da vicino le due differenti tipologie costruttive, notiamo che fino all’attuale livello dell’acqua del mare, queste strutture o fondazioni che si immergono nel mare, sono state costruite in modo differente rispetto alle strutture che si elevano fuori l’acqua del mare e che in epoca romana si ergevano fino all’attuale livello stradale formando molto probabilmente una veranda affacciata sul mare con un camminamento per l’attracco di grosse navi. Queste strutture hanno sempre affondato le loro fondazioni dentro l’acqua del mare, quindi non possono che non essere strutture portuali o un’antico molo, o un molo flangiflutti. Recentemente, nel 2014, lo studioso Scarfone (10), scriveva in proposito alle strutture semisommerse dopo S. Croce: (9) Questi ultimi “sassi” citati, la cui caduta in mare è non meno localizzata o ben localizzabile, e gli scogli frangiflutti attribuiti ad un’opera ingegneristica romana a difesa del porto, poco evidenziati anche nella cartografia nautica storica riportata nell’immagine di figura 3, sembrerebbero avere una stessa misteriosa causa comune di messa in posto, probabilmente legata forse ad un evento naturale che però anche dall’Antonini non è chiaramente segnalato né datato“. Scarfone nel suo studio (10), fa tutto un giro di parole per dire che le ‘Pilae’ sono ‘scogli frangiflutti’. Come abbiamo cercato di far notare, citando gli studi ed esempi di Schmiedt (2), ed in particolare le immagini di Fig. 8 e 9, dove si vede chiaramente che le strutture d’epoca romana di Sapri, e le ‘Pilae’ (Figg. 11-12), risultano molto simili alle Ville patrizie sul litorale Laziale, come quella di Villa della Nave a Serapo, segnate in figura con i numeri da 1 a 5 (Figg. 6-7-8-9-10) e che lo Schmiedt (2), afferma essere: “Fondazioni sommerse di una veranda sul mare”. Alla luce delle strutture citate dallo Schmiedt (2), ci risulta riduttivo e semplicistica la definizione data da Scarfone (10), che riteneva essere ‘scogli flangiflutti’ . Per intenderci, per scogli si intende non opera dell’uomo, mentre le ‘Pilae’ di S. Croce a Sapri, sono dei grandi e poderosi piloni, che costituivano una grande e poderosa struttura, immersa nel mare ma elevata. Un pontile-veranda per l’attracco di bastimenti. Del resto, anche la tesi di una catastrofe sismica sostenuta da Scarfone (10), che sia stata la probabile causa del loro abbattimento, non è a nostro avviso plausibile in quanto non si capirebbe il motivo per cui, a seguito di una forte scossa sismica o evento catastrofico, i piloni fossero stati abbattuti ed il resto del litorale no. Il Tenente Blois del Genio Militare Napoletano, nel 1819, nel suo schizzo di Fig. 7, li definiva più correttamente “Antico molo Dir.”.

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Le Pilae a S. Croce

(Fig. 11) Le ‘Pilae’  a S. Croce a Sapri, che affiorano dall’acqua del mare, visti dal satellite

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(Fig. 12) Le ‘Pilae’, strutture portuali semisommerse a S. Croce a Sapri.

Le ‘Cammerelle’ a S. Croce a Sapri

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(Fig. 13) I criptoportici della villa romana di “Regione Sarinola”, o Villa di Cicerone, oggi detta Villa Rubino a Formia-Minturno, molto simili alle Cammerelle a S. Croce a Sapri.

Cicerone conosceva Sapri e la Villa romana a S. Croce

In un altro suo pregevole studio, Giulio Schmiedt (2), pubblicò alcune immagini, illustrate nelle Figg. 6-8-9-10-13, che illustrano alcune strutture di alcune Ville d’epoca romana del litorale Laziale, che risultano essere molto simili alle strutture portuali preesistenti a Sapri, in località S. Croce. Lo studio dello Schmiedt (2), apre nuovi scenari circa l’origine del toponimo “Bibo ad Siccam”, citato da Marco Tullio Cicerone e, dalle sue frequentazioni in zona, in quanto una di queste ville romane – di cui parla lo Schmiedt (2), ha i criptoportici molto simili alle Cammerelle di Sapri, come vedremo e, quindi – questa nostra intuizione – confermerebbe la precedente intuizione che ebbe l’Antonini (3), quando credeva riferirsi a Sapri,  il Questore romano, Marco Tullio Cicerone che, nel I° secolo, spesso era in viaggio navigando ripetute volte per le nostre coste, nella sue lettere scritte al suo amico Attico nel 44 d.C., scrivendo all’amico Caio Testa Trebazio di Velia, nel 75 a. C., diceva: Ego adbuc (perveni enim Vibonem ad Sicam) ecc…Veni igitur ad Siccam octavo die a Pompeiano, cum uno die Veliae constitissem, ubi quidem fui fane libenter apud Talnam nostrum, nec potus accipi, illo absente praefertim, liberalius, IX Kal. igitur ad Sicam” (3). L’Antonini, segnalava il passaggio del Questore romano Cicerone che definiva il sito di Sapri: “Parva gemma maris inferi“, “piccola gemma del mare del sud“. Sempre nell’immagine di Fig. 13, pubblicata nell’altro pregevole studio dello Schmiedt (2), si vedono i criptoportici  della Villa della Regione Sarinola a Formia, d’epoca romana. I resti, attribuiti alla residenza dell’oratore, si stendono sotto villa Rubino a Formia. Pare si tratti della Villa di Cicerone, che sappiamo avesse visitato anche la nostra Sapri. Si tratta della villa illustrata nelle immagini di Figg. 13-14, che illustrano in particolare i suoi criptoportici, pressochè identici a quelli di S. Croce. La presenza e la conoscenza di Cicerone di queste nostre coste, già intuizione dell’Antonini (3) e, della nostra interessante ipotesi è suffragata anche e soprattutto – a nostro avviso – da alcune evidenze strutturali di una villa romana sul litorale Laziale, illustrata in uno studio del 1972 di Giulio Schmiedt (2). Giulio Schmiedt (2), in un’altro suo  pregevole studio, parlava della villa della Regione Sarinola a Formia-Minturno – attuale Villa Rubino – poi in seguito, rivelatasi la villa di Marco Tullio Cicerone. Schmiedt (2),  pubblicò l’immagine della Fig. 13, che illustra i ‘criptoportici’ della Villa romana di Cicerone a Formia (Figg. 13-14), che come si può ben vedere, somigliano notevolmente alle strutture a S. Croce che la tradizione popolare vuole fossero chiamate ‘Cammerelle’. La villa citata da Schmiedt (2) è una villa romana posta sul litorale Laziale, e si tratta della Villa della ‘Regione Sarinola’ di Formia (Figg. 13-14), oggi detta villa Rubino, ed attribuita ed appartenuta all’oratore Cicerone. La villa, costruita su tre livelli, è direttamente affacciata sul mare, con tanto di porticciolo privato (ora corrispondente al porto turistico di Caposele), aveva grandi peschiere e due ninfei a più navate. Tutto l’edificio era arricchito con decorazioni “rustiche”, colonne doriche, marmi e immagini rupestri. L’attuale Villa Rubino è la residenza sotto la quale si stendono i resti che molti studiosi identificano con il celebre Formianum, ossia la villa estiva di Cicerone. In questa villa l’oratore si ritirò durante il I° triumvirato di Cesare, Pompeo e Crasso essendo venuto meno il suo peso politico. Di questo suo soggiorno se ne ha notizia grazie all’intensa corrispondenza tra Cicerone e l’amico Tito Pomponio Attico. In questo luogo luogo da lui prediletto, Cicerone continuò i suoi studi e a seguire le vicende politiche di Roma. Seneca riprendendo gli scritti di Tito Livio racconta che in questo luogo l’arpinate fu raggiunto dai sicari di Antonio e ucciso il 7 dicembre del 43 a.c. Cicerone si trovava in questa villa quando seppe dell’arrivo dei sicari di Antonio, e come scrive Seneca “Provò a fuggire per mare, ma la burrasca glielo impedì. Prese allora la Via Appia, ma fu raggiunto nel punto che oggi indichiamo come la sua Tomba, anche se in realtà è solo un sepolcro votivo”.

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(Fig. 14) Villa di Cicerone a Formia – i ‘criptoportici’ simili alle ‘Cammerelle’ di Sapri.

Le ‘Cammerelle’ a S. Croce a Sapri

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(Fig. 15) S.Croce a Sapri, le ‘Cammerelle’, in una foto dei primi del ‘900.

Si tratta di strutture d’epoca romana che la tradizione orale chiama “‘Cammerelle(piccole camerette) che,  molto probabilmente, dovevano essere delle strutture portuali per il deposito di derrate alimentari destinate alla villa patrizia d’epoca romana di cui vediamo i resti a S. Croce ed illustrate nelle immagini d’epoca di Figg. 15-16 e nel nostro rilievo architettonico illustrato in Fig. 23. Le ‘Cammerelle’ e le altre strutture e preesistenze d’epoca romana a S. Croce a Sapri, ne ha parlato l’Antonini, nella sua ‘Lucania’ (3). Nel 1928, in occasione di una campagna di scavi effettuata dalla Regia Soprintendenza alle antichità della Campania, furono rinvenuti nell’area diversi manufatti e reperti, di cui abbiamo il resoconto nel libretto inedito di Joseè Magaldi (7). Delle preesistenze di S. Croce, ci siamo occupati in altri nostri studi ivi pubblicati e, nei primi anni ’80, eseguimmo per nostro conto, dei rilievi metrici delle preesistenze delle ‘Cammerelle’ e del rilevato sotto quello che l’Antonini chiamava ambulacro (Fig. 23). Eseguimmo anche un rilievo fotografico al di sotto delle strutture dell’ambulacro (Fig. 3). Purtroppo, l’incuria delle autorità e lo scellerato intervento, dei primi anni ’80, voluto da Werner  Johannowsky (16), che occultò definitivamente le ‘Cammerelle’, facendovi costruire un muro con mattoni di tufo giallo (pietra peraltro sconosciuta all’area), così come si vedevano nell’immagine dei primi del ‘900 (Fig. 15), che non vogliamo mostrare ai lettori. L’area archeologica di S. Croce è sempre di grande interesse ma è stata poco studiata e soprattutto per niente valorizzata. Nel 2014, lo studioso Scarfone A. (10), ha pubblicato sul sito dell’ISPRA, dal titolo “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”,  dove non troviamo nessun contributo o citazione a Cicerone, se non la frase: “Gli Autori del passato hanno avuto un forte interesse verso la storia di Sapri, definita da Cicerone come parva gemma maris inferi, tracciandone magistralmente gli eventi che si sono succeduti con il trascorrere del tempo. Nel rileggere i loro contributi informativi si è però avuto modo di individuare alcune frettolose affermazioni ecc..“. Recentemente, le autorità, invece che valorizzare l’Area Archeologica di S. Croce con interventi mirati, hanno autorizzato interventi che mirano a valorizzare la Specola – evidente copia del Castello Asburgico di Miramare di Trieste. Come già proponevo in un altro mio studio, l’Area Archeologica di S. Croce dovrebbe essere isolata dalla rotabile S.S. 18 che l’attraversa e la taglia in due pezzi, deturpandola e rendendola monca delle sue bellezze che emergerebbero con una campagna di scavo seria.     

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(Fig. 16) Le ‘Cammerelle’ a S. Croce a Sapri, in una foto dei primi del ‘900.

La stele funeraria in Piazza e Lucio Sempronio Prisco

Della presenza di strutture portuali, di un porto a Sapri in epoca romana, abbiamo testimonianza anche attraverso la stele marmorea funeraria (Fig. 17), presente da secoli nell’attuale Piazza del Plebiscito a Sapri di cui abbiamo parlato in un precedente studio. La stele funeraria ci racconta della prematura morte di un giovane magistrato romano. Non ancora conosciuti agli studiosi, crediamo che due dei tre busti marmorei da noi scoperti in una casa privata saprese, potrebbero rappresentare Lucio Sempronio Pomponio Prisco, il giovane magistrato a cui è dedicata la stele marmorea in Piazza del Plebiscito a Sapri e che noi crediamo sia il personaggio rappresentato in uno dei due busti marmorei di Fig. 19 che si trova in una casa privata a Sapri, da noi recentemente rintracciato. Sul personaggio abbiamo dedicato lo studio ivi pubblicato: “I busti marmorei di Lucio Sempronio Pomponio Prisco” a cui rimandiamo per gli opportuni approfondimenti.

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(Fig. 17) Stele funeraria d’epoca romana dedicata al diumviro edile L. S. P. Prisco, posta da tempo in Piazza del Plebiscito a Sapri.

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(Fig. 18) Stele funeraria d’epoca romana dedicata al diumviro edile L. S. P. Prisco, posta da tempo in Piazza del Plebiscito a Sapri.

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(Fig. 19) Busto marmoreo di Lucio Sempronio Pomponio Prisco in una casa privata a Sapri.

Il personaggio raccontato nell’epigrafe scolpita della stele funeraria, era un ‘aedilis duovir’ (duomviro edile o duumviro), un magistrato romano assegnato alle strutture portuali il cui compito era quello di vigilare sugli edifici pubblici ( sulle strutture portuali a Santa Croce a Sapri. I duumviri (o duoviri) erano magistrati dell’antica Roma, eletti in coppie per ragioni di reciproco controllo e consiglio, allo scopo di soprintendere a pubblici uffici o delicati incarichi politici e amministrativi. La carica, normalmente, aveva durata annuale. Noi crediamo che il giovane magistrato, avesse il compito di vigilare sulle imponenti strutture portuali di Santa Croce. Noi crediamo che le struture portuali di cui oggi si vedono i resti a Santa Croce, fossero la stazione portuale di Buxentum ( l’attuale Policastro) o la sua marina per i traffici via mare, trovandosi nell’attuale Sapri, costruzioni portuali più adatte con l’ampia baia naturale all’approdo delle navi romane. La vicinanza con la “gens Sempronia”, da cui probabilmente proveniva il giovane magistrato Lucio Sempronio Pomponio Prisco, ci è data dalla presenza a Buxentum nel 194 a.C. del triumviro romano Lucio Sempronio Longo che, fu uno dei magistrati preposti alla fondazione della colonia marittima di Buxentum. Come abbiamo già detto, se fosse confermato dagli studi che il personaggio rappresentato nei due busti marmorei, da noi recentemente scoperti e pubblicati quì, fosse il giovane magistrato edile raccontato nella stele funeraria oggi in piazza, sarebe un ulteriore conferma che, la colonia marittima di Buxentum fosse da collocarsi proprio a Santa Croce a Sapri. Secondo uno studio del 1992 di Werner Johannoswsky, la stele funeraria di Piazza del Plebiscito (Figg. 17-18), che racconta della prematura morte del figlio del duoviro edile Pompeo, avvalora un’indagine del 2008 di Scogliamiglio della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Salerno che credeva i resti a S. Croce riferibili ad un periodo compreso tra il I ed il II secolo d.C., e ciò che rimane di un’imponente villa patrizia costiera che sembrerebbe essere appartenuta alla famiglia dei Semproni. Scrive Scarfone (10), in proposito: “D’altronde, alcuni esponenti della ‘Gens Sempronia’, una delle più antiche e potenti stirpi romane, erano noti nel Golfo di Policastro sin dall’età repubblicana. Infatti, come ci narra Tito Livio, nel 194 a.C., il triumviro Tiberio Sempronio Longo fu uno dei magistrati cui fu affidato il compito, avendo acquisito la suprema carica di console, della cura della vicina e sicuramente più importante colonia di Buxentum (11). Inoltre, lo storico ed apologeta romano Paolo Orosio nonché altri cronisti del IV secolo d.C. riferiscono che lo stesso imperatore romano Massimiano, lasciando il potere nel 305, scelse successivamente di ritirarsi in una villa ubicata in Lucania nella quale egli visse un periodo di agi e lussi mantenendo comunque sempre un costante contatto con l’amico e collega Diocleziano, sebbene lontano dal centro politico dell’impero (BARNES, 1981).” (12).

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(Fig. 20) Resti di una struttura termale d’epoca romana a S. Croce

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(Fig. 21) Resti di una struttura termale e paramento murale in opus reticulatum, visti dal  mare.

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(Fig. 22) Resti di un acquedotto d’epoca romana in località Fortino a Sapri

L’immagine illustra i resti di un’acquedotto d’epoca romana in località Fortino, lungo la linea di costa a Sapri. Resti di un poderoso muro posto quasi nei pressi dell’ex villa ‘Borrione’, quasi poggiato alla battigia del mare, ci fa capire quale fosse il livello del mare all’epoca dei romani a Sapri. Guardando attentamente l’immagine, si può vedere chiaramente  come anche questa costruzione, sia stata costruita utilizzando due differenti tipologie a causa della presenza del mare e della sua salinità. Si vede come questo muro ad un certo punto della sua altezza sia stato costruito con diversi materiali, si vede una porzione molto più chiara, segno dell’utilizzo di pozzolana, malta idraulica al posto della normale calce. La poderosa struttura, ci fa capire anche un’altra cosa e cioè che la sua presenza testimonia il fatto che le strutture d’epoca romana a S. Croce, si estendevano oltre, arrivando sino a oltre la località Fortino dove oggi si trova il Faro Pisacane.

Il rilievo metrico architettonico delle strutture dette Cammerelle, da me redatto nel 1975.

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(Fig. 23) Attanasio F., Rilievo planimetrico, prospettico e di sezione delle Cammerelle a S.Croce a Sapri, redatto nel 1975

L’epigrafe in caratteri greci e quella latina pubblicate dall’Antonini, trovate e viste in località Fortino a Sapri, forse provenienti dalla città d’Avenia  come dice lui dalla città di Vibona

Il barone Giuseppe Antonini (….), nella sua prima edizione della, La Lucania, I discorsi, ed. Tomberli, Napoli, 1745 parlando di Sapri e nel descrivere i ruderi archeologici che vide personalmente, a pp. 434-435, in proposito scriveva che: “Verso l’imboccatura del porto dal lato occidentale sono gl’interi fondamenti di circa altri stanze simili a quelle, che sono nel lato occidentale, le quali potevano essere magazzini, o altra spezie d’officine alla marina appartenenti; e poi intorno intorno al porto veggonsi sott’acqua, ed al lido grandi ruine di larghissime muraglie; sicurissimo indubitato segno, che sulla riva del mare,  e poco entro terra i Cittadini abitassero. Dico ciò, anche perchè non ho trovato fra quelle vicine vigne vestigia alcuno di antica cosa: e dimandato a quei Contadini, se zappando avessero mai trovato sotto terra qualche considerabile fabbrica, mlti mi dissero d’avervi pochissime cose scoverto. Solamente al di sopra la Torre del lato occidentale trovai due pezzi di colonna d’ordinarissimo granito, e pochi passi dentro una vigna opposta un pezzo considerabile di fabbrica, ed un frammento di marmo, in cui eran rimaste le solo poche greche lettere dell’intera Iscrizione, che contener doveva nella maniera quì posta: 

                                                                                                         ΘΕΟΙΣΑΠ…..

                                                                                                      …..ΟΙΗΣΕΝ……

                                                                                               ……ΜΟΥ…..ΔΟΙ….Ρ…..

                                                                                                      …..ΕΥΤΥΧΟC……

Nicola Corcia (…), nel suo ‘Storia delle due Sicilie etc…’, pubblicato nel 1847, nel vol. III, a p. 65, che parlando di ‘Scidro’ sulla scorta dell’Antonini scriveva che: “Il porto di Sapri è per gran tratto pieno di fabbriche occupate dal mare; ma più di tutte quelle rovine (6) dimostra il luogo abitato da’ Greci la seguente mutila epigrafe: ….”. L’Antonini, proseguendo il suo racconto, a p. 435 (I edizione del 1745 e a p. 434 nella II edizione del 1795), in proposito scriveva pure che:  “Mi furono ben vero mostrati molti gran mattoni, ch’erano stati di sepolcri, e di questi spessissimi si trovavano fra quei vigneti con qualche lucerna sepolcrale.  Nell’erto della collina vicino un pagliaio viddi a terra l’iscrizione seguente, che avrei forse con poco denaro potuto avere, se la sciocchezza d’un Prete, che ne faceva gran caso,  non avesse distolto il padrone, ch’era un contadino, dal vendermela, dicendomi averla promessa ad un suo amico in Napoli. Peraltro a me bastò averla copiata e è questa:

                                                                                          M. T. PALP II. IVCVNDI

                                                                                            V IX. AN. XI. M. VIII.

                                                                                           M. PALPIVS. BASSVS

                                                                ET. LARTIA. MVSSIDIANA PARENT. MOESTISS.

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(Fig…) Antonini, op. cit., p. 434

L’Antonini prosegue parlando di un’altre due iscrizioni: Mi furono mostrati molti gran mattoni che erano stati di sepolcri. Nell’erto della collina, vicino ad un pagliaio, vidi a terra l’iscrizione seguente, che avrei forse con poco danaro potuto avere, se la sciocchezza d’un Prete, che ne faceva gran caso, non avesse distolto il padrone, che era un contadino, dal vendermela, dicendo di averla promessa ad un suo amico in Napoli. Per altro, a me bastò averla copiata, ed è questa:”. Luigi Tancredi (…), nel suo “Sapri – giovane e antica”, dopo aver detto dell’accurata descrizione dei manufatti a S. Croce fatta dall’Antonini nel 1745, a p. 32, nella nota (21) postillava che: “(21) Fra i reperti dell’antichità classica, oltre la lapide di Sempronio Prisco, sono da ricordare altre due: una greca, incompleta, consistente in un frammento di marmo presso la Torre del lato occidentale, tra le vigne, colle seguenti parole: etc…., un’altra romana, più chiara e completa, con questa iscrizione: M. T. PALP II. IVCVNDI V IX. AN. XI. M. VIII. M. PALPIVS. BASSVS ET. LARTIA. MVSSIDIANA PARENT. MOESTISS. Questa s’interpreta: ‘Memoria Titi Palpii Jucundi: vixit annos undecim, menses octo. Marcus Palpius Bassus et Lartia Mussidiana, parentes moestissimi (posuerunt) = Ricordo di Tito Palpio Giocondo: visse undici anni ed otto mesi. Marco Palpio Basso e Larzia Mussidiana, genitori molto addolorati, gli posero questa lapide. Alla famiglia dei Bassi, intorno ai primi secoli, appartennero personaggi illustri tra consoli, cavalieri, poeti e grammatici. Sono iscrizioni rinvenute e citate dall’Antonini nella “Lucania” (Tomo I, Parte 2°, Discorso XI, pagg. 433-434). Commuove per la scomparsa di un fanciullo in tenera età.”. Nicola Corcia (…), nel suo ‘Storia delle due Sicilie etc…’, pubblicato nel 1847, nel vol. III, a p. 65, che parlando di ‘Scidro’ sulla scorta dell’Antonini scriveva che: “Molti sepolcri ancora si scoprivano tra’ prossimi vigneti, ma appena ne rimavano queste due lapide:  (egli riporta la seguente epigrafe sepolcrale):”. Nicola Corcia (…), nel suo ‘Storia delle due Sicilie etc…’, pubblicato nel 1847, nel vol. III, a p. 66, che parlando di ‘Scidro’ sulla scorta dell’Antonini scriveva che: “Notabile nella prima di queste iscrizioni è il pronome di ‘LARTIA’, il quale, corrisponde a ‘domina’, si legge in molti titoli sepolcrali etruschi, nè so se s’incontra in altre epigrafi latine: certo è che i due titoli dimostrano il luogo abitato nè tempi romani; ma che la città fosse abbandonata o distrutta ai primi tempi dell’impero si può raccogliere dal non  essere ricordata nè da Strabone nè dà geografi posteriori.”.

Corcia, su Scidro, p. 66, cap. III

Dunque, secondo il Corcia (…) vol. III, a p. 66, l’iscrizione latina riportata dall’Antonini vista a Sapri, riguarda una testimonianza etrusca. Sulla storia di Sapri ha scritto anche il dottor Nicola Gallotti nel 1899 che pubblicò “Sapri nella storia e nella tradizione popolare – brevi cenni”, e sebbene parlasse delle origini di Sapri anche sulla scorta di studiosi come Nicola Corcia, il Curcio-Rubertini (…) e il Tropea (…), in “Storia dei Lucani”, non si accenna mai alla città di Avenia ed al racconto della tradizione orale locale di una città inghiottita dalle acque a seguito di un “maremoto”. Lo stesso Corcia (…) accenna a origini etrusche e ad una “città dei Romani” riferendosi al pronome latino di “Lartia” che si trova nell’iscrizione lapidea – la stele marmorea – che oggi si trova in Piazza del Plebiscito. Angelo Guzzo (….), nel suo “Il Golfo di Policastro – natura, mito e storia”, a pp. 177-178, in proposito scriveva che: “L’Antonini cita, tra i reperti da lui rinvenuti a Sapri, anche una lapide sepolcrale di fanciullo recante la seguente epigrafe latina: etc….”Memoria Titi Palpii Iucundi: vixit annos undecim, menses octo. Marcus Palpius et Lartia Mussidiana, parents moestissimi (posuerunt)(11) (In memoria di Tito Palpio Giocondo: visse 11 anni e 8 mesi. I genitori dolentissimi, Marco Palpio Basso e Larzia Mussidiana, posero questa lapide)(13).”. Il Guzzo, a p. 177, nella nota (11) postillava: “(11) F. Cesarino – Sapri archeologica – in “I Corsivi” – Anno 1987 – n. 3“. Il Guzzo, a p. 178, nella nota (13) postillava: “(13) G. Antonini – Op. cit., Vol. I – pag. 434”. Angelo Guzzo (….), nel suo “Da Velia a Sapri – Itinerario tra mito e storia etc…”, a pp. 222-223, in proposito scriveva che: “Nella zona opposta, vale a dire nell’odierna località dell'”Acqua Media”, l’Antonini enumera le fondamenta di circa venti stanze simili alle “Camerelle”; un vecchio molo corroso dalle onde e tutt’intorno al lido, sott’acqua, grandi rovine di larghissime muraglie (11). Tutte queste rovine ed in particolare le Terme ed il Teatro, sono indubbio indizio che Sapri, se non proprio una grande città, dovette certamente costituire, all’epoca del dominio di Roma, centro assai considerevole. L’Antonini cita, tra i reperti da lui rinveuti a Sapri, anche una lapide sepolcrale di fanciullo recante la seguente epigrafe latina: etc….”Memoria Titi Palpii Iucundi: vixit annos undecim, menses octo. Marcus Palpius Bassus et Lartia Mussidiana, parents moestissimi (posuerunt)”. (In memoria di Tito Palpio Giocondo: visse 11 anni e 8 mesi. I genitori dolentissimi, Marco Palpio Basso e Larzia Mussidiana, posero (questa lapide)(12).”. Il Guzzo, a p. 224, nella nota (12) postillava: “(12) Antonini, op. cit., vol. I – pag. 434”. Devo però precisare che il Guzzo si sbagliava quando scriveva che: “Nella zona opposta, vale a dire nell’odierna località dell'”Acqua Media”, l’Antonini enumera le fondamenta di circa venti stanze simili alle “Camerelle, etc…” Non si tratta del zona limitrofa all'”Acqua Media”, che si trova dove attualmente si trova l’area portuale moderna (il nuovo porto) di Sapri, a ridosso del Monte Ceraso ma la zona a cui si riferiva l’Antonini era quelle che oggi è detta località Fortino. Il barone Giuseppe Antonini (….), nella sua prima edizione della, La Lucania, I discorsi, ed. Tomberli, Napoli, 1745 parlando di Sapri e nel descrivere i ruderi archeologici che vide personalmente, a p. 434, in proposito scriveva che: “Verso l’imboccatura del porto dal lato occidentale sono gl’interi fondamenti di circa altri stanze simili a quelle, che sono nel lato occidentale, le quali potevano essere magazzini, o altra spezie d’officine alla marina appartenenti; e poi intorno intorno al porto veggonsi sott’acqua, ed al lido grandi ruine di larghissime muraglie; sicurissimo indubitato segno, che sulla riva del mare,  e poco entro terra i Cittadini abitassero. Etc…”.. Infatti, l’Antonini si riferiva al lato occidentale della baia naturale di Sapri, dove attualmente vi è posto il faro Pisacane per intenderci. L’Antonini scriveva nel 1745 di aver visto e trovato: ” verso l’imboccatura del porto del lato occidentale sono gl’interi fondamenti di circa venti altre stanze simili a quella, che sono nel lato orientale ecc….Solamente al di sopra la Torre del lato occidentale (crediamo si riferisca alla Torre del Buondormire), trovai un frammento di marmo con greche lettere.”. La “Torre del lato occidentale” è una torre che oggi non esiste più ma all’epoca ancora era visibile evidentemente ed era la torre, forse vicereale detta “Torre del Buondormire” di cui ho parlato in un altro mio saggio. La Torre del Buondormire doveva trovarsi nel punto in cui essa traguardava il mare e dove oggi si trova il Faro Pisacane molto vicino alla “Spiaggia del Buondormire”, dove, nel 1857, si trovava un posto doganale borbonico che accolse i trecento di Pisacane. Dunque, l’Antonini è chiaro al riguardo e dice che l’epigrafe vista con caratteri greci scolpiti si trovava in una vigna posta al di sopra di detta Torre Buondormire, ovvero molto probabilmente dove oggi si trova l’Ospedale Civile di Sapri. Tutta quella porzione di territorio oggi si chiama località Fortino perchè in epoca murattiana e borbonica vi era un fortino e delle opere militari che, nel 1832, il barone Palamolla affittava al Sindaco di Sapri, come risulta dai documenti in mio possesso. Attualmente, l’area in questione è posta sul versante costiero, tra la località S. Marco nel Comune di Sapri e l’area a ridosso della zona Ospedaliera, in parte nel Comune di Vibonati e a ridosso dei camping.

Note bibliografiche:

(1) Attanasio Francesco, “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato da Felice Cesarino, La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb.,1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ” Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsivi”, Sa- pri, 1987, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Re-golatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.

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(2) (Figg. 6-8-9-10-11) Schmiedt G., ‘Il livello antico del Mar Tirreno – testimonianze dei resti archeologici, Firenze, Leo S. Olschki editore, 1972; le immagini illustrate nelle Fig. 6, tratta dal testo di Schmiedt, è la n. 146 di p. 134, che illustra un disegno del rilievo dall’alto delle preesistenze di Villa della Nave o villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo (località di Gaeta). Schmiedt, pubblica la Fig. 8 che corrisponde alla Fig. 147 a p. 135; la Fig. 9, corrisponde alla Fig. 149, a p. 137; la Fig. 10, corrisponde alla Fig. 148, a p. 136; la Fig. 13, corrisponde alla Fig. 152, publicata a p. 136.

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(3) Antonini G., La Lucania, parte II, discorso XI, Napoli, 1795, ed. Tomberli, pp. 432, 434.

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(4) Schmiedt G., Antichi porti d’Italia – Gli scali Fenicio-punici – I porti della Magna Grecia, Parte II- I Porti delle Colonie Greche, stà nella rivista dell’I.G.M. “L’Universo”, ed. I.G.M., Firenze, 1975 (che noi possediamo in originale), pp. 78-79.

(5)(Fig. 5) Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, di cui un particolare fu pubblicata dallo Schmiedt G., op. cit. (4), p. 78-79 che, alla nota 173 di p. 78, scriveva in proposito: un vecchio schizzo ecc.. eseguito nel 1819 a cura del Tenente Blois del Genio Napoletano” e, poi ancora: “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, dedotto da un rilievo a scala 1:500 eseguito nel 1819 dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano. Si notano i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle”. Recentemente, nel 2014, la carta in questione è stata pubblicata da Scarfone A., op. cit. (8). Il vecchio schizzo pubblicato dallo Schmiedt (..), è conservato presso il Nuovo Archivio, sede S. Marco dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, Sezione ‘Stampe Antiche’: (n. 141142) ‘Porto di Sapri’, Rilievo originale eseguito dal Ten. Blois del Genio Napoletano. Sono riportati resti dell’antico porto romano.”, datato 1 gennaio 1819, rilievo in scala 1: 5000, con la seguente collocazione: cart. n. 82, doc. n. 52, Comune di Sapri, Prov. Salerno. La carta può essere richiesta collegandosi al link dell’IGM:  https://www.igmi.org/carte-antiche/digitale_300_dpi/carta-1507626269.46?searchterm=Ten.+Blois+

(6) Gallotti N., Sapri nella storia e nella tradizione popolare, Napoli, Tip. G. Golia, 1899, pp. 39-40; Gallotti N., Condizioni igienico sanitarie di Sapri, Lagonegro, Tip. Lagonegrese, 1891

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(7) (Fig. 24) Magaldi Josè, Cennno storico Archeologico della città di Sapri, e descrizione dei ruderi ivi esistenti e preesistenti illustrati da rilievi e disegni, Incarico della Regia Soprintendenza alle Antichitità e Scavi della Campania, Sapri, Marzo 1928, Anno VI; questo scritto di cui noi possediamo una copia donataci dall’autore, è inedita ma depositata a Salerno.

(8) Gaetani R., La fede degli avi nostri, o ricordi storici della Chiesa di Torraca, Roma, 1906 , pp. 152, 153, 154, vedi nota 4 al testo; cita il documento. Sulla scorta di questa notizia, il Tancredi (Tancredi L., Il Golfo di Policastro, Napoli, 1976, e pure in ‘Sapri giovane e anti-ca’.

(9) Romanelli D., Antica topografia Istorica del Regno di Napoli, Napoli, 1815, Stamperia Reale, ristampa de: Il Cilento, Paestum e il Picentino, a cura di La Greca F., ed. Galzerano, 1990, p. 101.

(10) Scarfone A., “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”, stà in ‘Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia, XCVI (2014), pp. 447-460, pubblicato su un sito dell’ISPRA.

(11) Come dicevo, lo studio di Giulio Schmiedt (2), parlava della Villa della ‘Regione Sarinola’,  a Formia – Minturno, oggi chiamata Villa Rubino. La villa romana in questione, attribuita all’oratore Cicerone,  tra il 1867 e il 1868, fu venduta dallo Stato alla famiglia Rubino, tuttora proprietaria dello stabile. La villa, anche se non è stata del tutto scoperta, versa in uno stato di degrado e di abbandono. Col passare del tempo, la villa cambiò spesso proprietari, quasi tutti erano nobili appartenenti alle famiglie di spicco di Napoli, fino ad appartenere a Ferdinando II di Borbone, re di Napoli appunto, che la promosse a sua residenza estiva. Il 13 dicembre del 1861 in questa villa venne firmato l’armistizio per la resa delle truppe piemontesi del generale Cialdini, una tappa importante per la nascita del Regno d’Italia. I resti, attribuiti alla residenza dell’oratore, si stendono sotto villa Rubino a Formia. A oriente del nucleo abitato di Formia, inizia il Parco regionale suburbano di Gianola-Monte di Scauri, una superficie di 290 ettari a prevalente macchia mediterranea che conserva resti archeologici di una villa romana e di una cisterna ottagonale, chiamata Tempio di Giano, databili al I sec. a.C. Un piccolo approdo, il porticciolo di Gianola del 1930, sorge sui resti di una peschiera romana. Il tratto di costa antistante il parco è Oasi Blu marina gestita dal WWF che organizza diverse attività (v. anche dintorni di Minturno).

(12) Questi i passi di Tito Livio in cui viene narrata la fondazione della colonia di Bussento. Libro XXXII, 29, I: […] “C. Atinius, tribunus plebis, tulit ut quinque coloniae in oram maritimam deducerentur, duae ad ostia fluminum Vulturni Liternique, una Puteolos, una ad Castrum Salerni: his Buxentum adiectum; trecentae familiae in singulas colonias iubebantur mitti. Tresviri deducendis iis, qui per triennium magistratum haberent, creati M. Servilius Geminus Q. Minucius Thermus Ti. Sempronius Longus.” […] “Il tribuno della plebe Caio Atinio propose di fondare cinque colonie sulla costa, due alla foce dei fiumi Volturno e Literno, una a Pozzuoli, una a Castro di Salerno. Vi si aggiunse Bussento. Si decretò di mandare in ogni colonia trecento famiglie. Furono creati triumviri per la fondazione di quelle colonie Marco Servilio Gemino, Quinto Minucio Termo, Tiberio Sempronio Longo.” (Traduzione a cura di RONCONI & SCARDIGLI, 1980). Libro XXXIX, 23, I: […] “Extremo anni, quia Sp. Postumius consul renuntiaverat peragrantem se propter quaestiones utrumque litus Italiae desertas colonias Sipontum supero, Buxentum infero mari invenisse, triumviri ad colonos eo scribendos ex senatus consulto ab T. maenio praetore urbano creati sunt L. Scribonius Libio, M. Tuccius, Cn. Baebius Tamphilus.” […] “Alla fine dell’anno, poiché Sp. Postumio console aveva riferito che nel percorrere le due coste d’Italia per via dei suoi processi aveva trovato spopolate le colonie di Siponto sull’Adriatico e di Bussento sul Tirreno, il pretore urbano T. Menio, secondo un senatoconsulto, elesse triumviri, per il reclutamento dei coloni da mandare là, L. Scribonio Libone, M. Tuccio, Cn. Bebio Tanfilo.” (Traduzione a cura di RONCONI & SCARDIGLI, 1980).

(13) Mazzella Napolitano S., Descrizione del Regno di Napoli, Napoli, 1568, p. 79 che oggi si può scaricare gratis da:  https://books.google.it/books?id=Z5wDWIysb_0C&pg=PA250&dq=scipione+mazzella+napolitano,+descri&hl=it&sa=X&redir_esc=y#v=onepage&q=scipione%20mazzella%20napolitano%2C%20descri&f=false.

(14) Curzio N., Melania di Blanda, ovvero l’Aurora del Vangelo sul litorale del Tirreno dal-l’Etna ai sette colli, estratto dal Pensiero Cattolico, Manduria, 1910, cap. XIV, p. 29.

(15) Greco G., Dall’Alento al Mingardo, stà in “A Sud di Velia-I-ricognizioni e ricerche 1982- -1988“, Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia,Taranto, 1990, p. 17; Si veda pure Greco G., 1990b, p. 18; Fiammenghi-Maffettone 1990, p. 32.

(16)  Johannowsky W., Atti XXII Congresso sulla Magna Grecia, Taranto, 1982, p. 422; si veda pure 1983b;  si veda pure dello stesso autore: ‘Le Ville romane dell’età imperiale‘, stà  in: Itinerari turistico culturali in Campania, n. 3, Società Editrice Napoletana, pp. 116, Napoli.

(17) Beguinot C., Il Cilento – Problemi urbanistici, ed. del Centro Studi per il Cilento e il Vallo di Diano, collana diretta da Ruggero Moscati, VIII, Napoli, 1960.

Le strutture d’epoca romana a Santa Croce

La collina di S. Martino a Sapri

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(Fig. 1) Veduta aerea da satellite dell’area di S. Croce a Sapri

Le foto illustrano alcuni ruderi archeologici forse di una villa patrizia d’epoca romana o forse infrastrutture pubbliche annesse a quelle portuali in località S. Croce a Sapri ( figg. 1,2). In particolare, la foto in copertina illustra i ruderi rinvenuti in occasione dell’ultimo recente scavo effettuato dalla Soprintendenza di Salerno, nell’area a ridosso della S.S. 18, nella porzione di terreno posto tra l’Istituto dei Padri Bigi di S.Croce e l’edificio nei pressi chiamato “Traiano”.

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(Fig. 2) Strutture d’epoca romana nell’area archeologica di S. Croce nei pressi dell’ex Istituto dei Padri Bigi

Le foto che seguiranno ci illustrano le porzioni di ruderi di fabbrica e di opera d’epoca romana rinvenuti in occasione degli ultimi scavi ed in particolare strutture termali per il relax, forse strutture pubbliche di strutture annesse al piccolo porto o forse strutture termali facenti parte di ambienti di una ricca villa patrizia o come noi pensiamo più semplicemente strutture pubbliche annesse alle strutture portuali ivi presenti in quell’area. Si vedono chiaramente le opere di canalizzazione per lo smaltimento o l’imbrigliamento dell’acqua calda che serviva a riscaldare i vari ambienti dedicati al relax ed alla cura del corpo umano.

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(Fig. 3) Strutture termali d’epoca romana

Questa struttura pubblica per il relax e la cura e la salute del corpo, termae d’epoca romana, presenta in alcuni punti dei tratti di pavimentazione realizzata con finissimi mosaici le cui tessere musive policrome disegnano mirabili motivi geometrici.

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Come ad esempio questo tratto di pavimentazione realizzata a mosaico policromo che si intervalla a basi di colonne.

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(Fig. 4) Mosaici policromi di pavimentazione d’epoca romana

Queste strutture furono viste e bene descritte da un visitatore del ‘700, il Barone di S. Biase Giuseppe Antonini (3), che le descrisse nel suo libro: ‘La Lucania, I discorsi’, nella sua prima edizione del 1745 e, nelle successive edizioni del 1756 e, l’edizione del 1795, edita dal nipote dell’Antonini, Matteo Egizio.

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La descrizione dei ruderi che ci fa l’Antonini (3), per la priva volta nella storiografia degli studi , è minuziosa. L’Antonini ci parla anche di un teatro che forse doveva esistere in quel luogo ma di cui non resta traccia, forse a causa delle spoliazioni di mercanti d’arte ed antiquari napoletani nel 1700. L’Antonini dice a proposito del teatro che vide: “Quì poco lontano si veggono le rovine d’un teatro, i di cui gradi ( i gradini) manifestamente mostrano; e questo solo mi fa credere, che se non era Sapri una gran Città, doveva essere di qualche considerazione, tenendo il teatro.”. L’Antonini vede gli scalini o gradini ( gradi) del teatro dove oggi vi sono sterpaglie, nella porzione di area recintata posta tra gli attuali scavi visitabili e l’edificio diroccato detto del “Traiano”. Infatti, in quel punto il terrapieno della vicina collinetta di Santa Croce, anch’esso vincolato dalla Soprintendenza, mostra una forma ad emiciclo proprio come se su quel terrapieno fossero stati adagiati i gradini di un odeon o piccolo teatro greco-romano. Crediamo che l’area su cui dovrebbero concentrarsi gli scavi dovrebbero interessare anche quest’area insieme alle fondamenta dell’edificio ottocentesco detto “Traiano”.

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L’Antonini ci parla dell’ambulacro lungo 70 passi.

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(Fig. 5) S. Croce, la Specola e le Cammerelle viste dal mare

L’ambulacro di cui ci parla l’Antonini (3) è il pavimento che corre longitudinalmente sulla copertura degli ambienti posti a livello della battigia del mare, distinguibili nella foto d’epoca ‘900 come grotticelle o piccole camerette e che la tradizione orale saprese le ricorda come “Cammerelle”.

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(Fig. 6) Pavimentazione dell’Ambulacro ad opus regularum

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(Fig. 7) Pavimentazione dell’ambulacro ad opus regularum

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(Fig. 8) Pavimentazione in mattoni di cotto  dell’Ambulacro ad opus spicatum ( disposti a spina di pesce).

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(Fig. 9) Pavimentazione in mattoni di cotto dell’ambulacro ad opus spicatum ( disposti a spina di pesce).

L’Antonini (3), descrive minuziosamente la fabbrica costruttiva dell’“ambulacro” d’epoca romana, costituito da più strati che sovrastano le “Cammerelle” o criptoportici e poi descrive le diverse tipologie di pavimentazione in esso costruite come ad esempio quelle illustrate nelle tre foto, ovvero quello detto ‘opus regularum’ e ‘opus spicatum’, mattonelle nel secondo caso in terracotta rossa disposte a spina di pesce. Come ci ricorda l’Antonini (3), l’ambulacro misurava 70 passi e le cammerelle erano venti mentre oggi se ne vedono solo cinque. Quindi, in origine l’ambulacro e l’edificio di cui oggi restano i suoi ruderi, doveva essere molto più lungo.

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(Fig. 10) Vecchio schizzo (disegnato a mano libera): “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri“, eseguito nel 1819 a cura del Tenente C. Blois del Genio militare Napoletano, dedotto da un rilievo a scala 1:5000 e tratto dal testo di Schmiedt, ove a p. 79, scrive: Si notino i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle”” (16).

Le ‘Philae

Probabilmente queste strutture annesse a quele portuali, dovevano essere collegate con l’altra struttura portuale che la tradizione orale vuole chiamarsi “Pilae”.

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(Fig. 10) Le ‘Pilae’, strutture portuali d’epoca romana in località S. Croce

Le Pilae a S. Croce

(Fig. 11) Le ‘Pilae’ in località S. Croce a Sapri, visti dal satellite

Le struture d’epoca romana a Sapri (Fig….), risultano molto simili alle ville patrizie sul mare scoperte a Serapo,  Formia. Infatti, nn due foto pubblicate da Giulio Schmiedt, nel suo libro “Il livello antico del Mar Tirreno”, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1972, pp. 134, 138, vengono riportate le due immagini della ‘Villa della nave’, romana situata nella Cala della Nave, al limite occidentale della spiaggia di Serapo, con ‘C – 1,2,3,4,5, fondazioni sommer- se di una veranda sul mare’ molto simili alle nostre ‘pilae’ in località Santa Croce a Sapri ( foto n. 2) e, della ‘veduta di criptoportici della villa romana di Regione Sarinola’ a Formia, molto simili alle nostre ‘Cammerelle’ in località Santa Croce (foto n. 1). 

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(Fig. 12) Ville d’epoca romane a Serapo a Gaeta e a Formia

Resti della villa Nave o di Gneo Fonteio a Serapo a Gaeta

(Fig. 13) Resti della Villa di Gneo Fonteio o Villa Nave di Fig. 12 a Serapo a Gaeta, simili alle Pilae in località S. Croce a Sapri.

L’Antonini ci parla di una costruzione posta più in la delle ‘pilae’, ovvero di una costruzione di forma circolare che doveva essere un’altra struttura termale e le cui strutture sono visibili anche dal mare.

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(Fig. 14) Struttura termale lungo la statale SS. 18 Tirrena Inferiore a S. Croce a Sapri

In occasione della costruzione della S.S. 18, ai primi del ‘900, l’allora Soprintendenza Regia alle antichità affidò all’Ing. Magaldi la sovrintendenza alle opere archeologiche ivi rinvenute. L’Ing. Josè Magaldi scrisse una relazione sugli scavi di cui ancora conservo copia e che andai a recuperare personalmente a Salerno prima della sua scomparsa. Quì pubblico una mia copia del suo stralcio di un rilievo planimetrico dell’area di scavo, ove l’Ing. Josè Magaldi indicava minuziosamente tutti gli ambienti e le costruzioni rinvenute in occasione dei lavori di scavo per la costruzione della statale S.S. 18.

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(Fig. 15) Rilievo planimetrico dei rinvenimenti da me copiato dall’originale dell’Ing. Josè Magaldi (5)

In questo rilievo planimetrico mancano alcuni ruderi che ritroviamo più avanti fino al faro. Si tratta di resti di acquedotto che ritroviamo ancora più avanti verso le proprietà terriere della famiglia Farano nei pressi degli attuali campeggi.

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(Fig. 16) Resti di acquedotto d’epoca romana in località Fortino a Sapri, lungo la costa.

Così come descritto dall’Ing. Magaldi, altre strutture si trovano anche dietro e a ridosso dei muri di contenimento del terrapieno della collinetta di S.Croce e proprio dietro l’Istituto dei P.P. Bigi di S.Croce e della Chiesa che andrebbe ripulito e bonificato da sterpaglie. Proprio dietro la chiesa di S.Croce si vede un bellissimo ed alto muro d’epoca romana ad opus incertum. L’area a ridosso del crinale della collinetta di S.Croce e quei ruderi erano conosciuti da secoli agli studiosi che li avevano visti e ne parlavano sulle loro pubblicazioni come ad esempio quella del Barone Antonini. Le infrastrutture portuali ed i ruderi d’epoca romana, si estendevano dal Largo dei trecento fino ai terreni della famiglia Farano di Sapri al di là del faro su tutto il crinale marino a ridosso della collinetta di S.Croce, tanto che in una carta geografica Sapri viene segnalata come ‘Sapri rui nata’.

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(Fig. 17) “Sapri roui nata” – Particolare tratto dalla carta geografica di ‘Puglia piana, Terra di Bari, Terra d’Otranto,  Calabria et Basilicata’ del cartografo olandese Gerardo Mercatore, del 1589, contenuta nell”Atlas’, stampato a Duisburgo dall’autore nel 1589. L’immagine è tratta da una ristampa pubblicata nel testo del Mazzetti (15).

Piante e Disegni, cartella XXXII, 2, convert. 2

(Fig. 18) Particolare della carta corografica manoscritta ‘Principato Citra – Regno di Napoli‘, da me scoperta all’Archivio di Stato di Napoli (A.S.N.) (12).

Purtroppo fu proprio la costruzione del tratto panoramico della S.S.18 che ai primi del ‘900 divise definitivamente le strutture d’epoca romana che ivi insistevano sull’area a ridosso della collinetta di S.Croce, provocando un notevole danno alle antiche strutture che hanno visto nei secoli attraversare quel punto da miriadi di auto. Il tratto della statale in quel punto non è molto felice. Inoltre, è proprio l’interruzione che ne fa quel tratto stradale che impedisce attualmente qualsiasi progetto serio di recupero dell’intera area che invvece dovrebbe essere isolata, recuperata e restituita alla popolazione come isola archeologica. E’ per questo motivo che in occasione dell’incarico che ricevetti dal Comune di Sapri per la redazione della Relazione Storico-Urbanistica del nascente Piano Regolatore Generale da adottare, allegai il Progetto di riqualificazione dell’area Archeo- logica della collinetta di S. Croce che prevedeva il recupero dell’intera area archeologica con la completa eliminazione del tratto stradale di collegamento ivi esistente S.S. 18, la nascita del Parco Archeologico di S.Croce, isolandolo dai collegamenti stradali e pensato come isola archeologica di godibilità. Il mio progetto e proposta prevedeva inoltre l’uso di un tunnel ferroviario abbandonato del vecchio tracciato ferroviario abbandonato che corre al di sotto dell’attuale depuratore comunale (dietro i Carabinieri), fino allo sbocco dietro gli attuali campeggi per la costruzione di un nuovo tracciato stradale di collegamento con la città di Villammare all’altezza dell’attuale centro commerciale. Il nuovo tracciato stradale da me previsto come variante stradale dell’attuale S.S.18, farebbe da bretella a quest’ultima per il collegamento stradale con il resto del tracciato all’al- tezza dell’attuale centro commerciale e con uno svincolo stradale posto nei pressi della caserma dei Carabinieri di Sapri.

Note bibliografiche:

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino F., ‘La Lucania del Barone Antonini’, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen. – Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ”Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsivi”, Sapri, 1987, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.

(2) Schmiedt G., ‘Il livello antico del Mar Tirreno‘, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1972, pp. 134, 138.

(3) Antonini Giuseppe, La Lucania, I Discorsi, parte II, discorso XI, Napoli, 1795, ed. Tomberli, pp. 417 e s.

(4) Schmiedt Giulio, Antichi porti d’Italia, scali fenicio-punici, i porti della Magna Grecia, stà nella rivista ‘L’Universo’, ed. I.G.M., 1975, a pag. 79.

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(5) Magaldi Josè, Cennno storico Archeologico della città di Sapri, e descrizione dei ruderi ivi esistenti e preesistenti illustrati da rilievi e disegni, Incarico della Regia Soprintendenza alle Antichitità e Scavi della Campania, Sapri, Marzo 1928, Anno VI; questo scritto di cui noi possediamo una copia donataci dall’autore, è inedita ma depositata a Salerno. Il Ma- galdi scrisse detta relazione a seguito dei lavori di scavo per conto della Regia Soprinten- tenza che si tennero a S. Croce nel 1928. Nello scritto, il Magaldi racconta che i rinvenimenti maggiori si ebbero nel 1884, in occasione delle opere e lavori che portavano a  compimento il tronco di strada provinciale oggi S.S. 18, in località denonominata S. Croce, con Sindaco il dott. Nicola Gallotti che nel 1899, scrisse diversi libretti.

(6) Gallotti Nicola, Sapri nella storia e nella tradizione popolare, Napoli, Tip. Golia, 1899, pp. 39-40 e s. (Archivio Storico Attanasio); si veda pure: Gallotti N., Condizioni igienico sanitarie di Sapri, Lagonegro, Tip. Lagonegrese, 1891, pp. da 23 a 27 (copie in mio possesso).

(8) Scarfone A., “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”, stà in ‘Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia, XCVI (2014), pp. 447-460, pubblicato su un sito dell’ISPRA.

(9) Mazzella Napolitano Scipione, Descrizione del Regno di Napoli, ed. Gio. Battista Cappelli, Napoli, 1586 (I° edizione) e 1601, p…

(10) Laudisio Nicola Maria, Sinossi della Diocesi di Policastro (Paleocastren Dioceseos historico-cronologica synopsis), Napoli, Tipografia de Dominicis, 1831.

(11) Visconti G.G. (a cura di) – Laudisio N. M., Sinossi della Diocesi di Policastro, a cura di Visconti G.G., Centro Studi per la storia del Mezzogiorno, ed di Storia e Letteratura, Roma, 1976.

(12) (Fig. 18) Stralcio della carta corografica manoscritta ‘Principato Citra – Regno di Napoli‘, ove sul retro è scritto ‘1756’ (?), sec. XVIII, Principato Citra, Regno di Napoli‘, da me scoperta all’Archivio di Stato di Napoli nel 1975 – Sezione Diplomatico-politica, “Raccolta piante e disegni“, C. XXXII, 2, di cui si pensa essere stata una copia delle carte conservate  alla Biblioteca Nazionale di Parigi e, fatta riprodurre da Ferdinando Galiani per il Tanuc- ci. Della carta in questione, abbiamo ivi pubblicato lo studio: “Sapri in una carta manoscritta e inedita dell’epoca Aragonese”, a cui rimandiamo per gli opportuni approfondimenti.

(13) Cesarino F., ‘La Lucania del Barone Antonini’, stà in ”I Corsivi”, n. 3, 1988. Il Cesarino citò il mio studio ed in proposito scriveva: “Una attenta disamina della cartografia di età medioevale è stata proposta da Franco Attanasio, …nell’articolo al quale rinviamo per gli opportuni approfondimenti.”.

(14) (Fig. 17) Carta geografica di “Puglia piana, Terra di Bari, Terra d’Otranto,  Calabria et Basilicata’Italiae sclavoniae et Graeciae tabulae geographicae”, del cartografo olandese Gerardo Mercatore, del 1589, riprodotta poi nell’”Atlas”, “Atlas sive cosmographicae meditationes de fabrica mundi et fabricati figura”, Duisburgo (Duysburgi), 1595, in cui viene riportato il toponimo “Sapri ruinata”, oggi conservata alla BIBLIOTECA NAZIONALE MARCIANA DI VENEZIA. Collezione di Celico Valente, Celico, dim. cm. 34 x 45,5. Questa carta a stampa è stata citata dall’Almagià (4) in un suo pregevole studio ed è stata pubblicata anche dal Mazzetti E. (15), Tav. X. L’Italia nell’Atlas sive Cosmographicae Meditationes de Fabrica Mundi et Fabricati Figura, di Gerardo Mercatore, pubblicato a Duisburgo nel 1595. Le immagini illustrate nelle Figg. 1-3, sono tratte dalla carta in questione pubblicata dal Mazzetti (15), Tav. X, mentre l’immagine illustrata nella Fig. 2 è un particolare della carta in questione tratta da una ristampa dall’originale originale in mio possesso: ed. Congedo, Galatina, Collezione Attanasio.

(15) Mazzetti E., Cartografia generale del mezzogiorno e della Sicilia, scritti di Almagià R., Pontieri E., De Luca R., a cura di Mazzetti E., edizioni Scientifiche Italiane (ESI), Napoli, 1972, Tomo I-II, Tav. X.

(16) (Fig. 10) “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri“, tratto da Schmiedt G., ‘Antichi porti d’Italia – Gli scali Fenicio-punici – I porti della Magna Grecia’, pubblicato nella rivista dell’I.G.M. “L’Universo”, ed. I.G.M., Firenze, 1975, p. 78-79. Schmiedt, alla nota 173 di p. 78, scrive in proposito: “un vecchio schizzo eseguito nel 1819 a cura del Tenente Blois del Genio Napoletano” e, poi ancora: “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, dedotto da un rilievo a scala 1:500 eseguito nel 1819 dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano. Si notano i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle”. Il disegno originale è conservato all’I.G.M. di Firenze – Nuovo Archivio, Sede S. Marco, classificazione catastale, 75-11, armadio 93, cartella 82, doc. n. 52, scans. 93, e si può ottenere la sua fotoriproduzione digitale andando sul sito: https://www.igmi.org/carte-antiche/digitale_300_dpi/carta-1507626269.46?searchterm=Genio+Napoletano