
(Fig. 1) Lucio Sempronio Pomponio Prisco – busto marmoreo d’epoca romana rintracciato a Sapri in una casa.
Sensazionale scoperta a Sapri
Nel 1987, pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri. Lo studio, iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archivistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti, meritava ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per la redazione del nuovo P.R.G. del Comune di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse. Recentemente, casualmente ci siamo imbattuti in tre busti marmorei d’epoca romana, rinvenuti in una casa di Sapri. Noi crediamo che due dei tre bellissimi busti marmorei, di cui ivi parliamo, rappresentino il personaggio noto ai Sapresi per la Stele marmorea che da secoli si trova collocata in Piazza del Plebiscito a Sapri. La foto in copertina, illustra tre reperti archeologici di notevole interesse storico a causa della loro età e, di ciò che potrebbero rappresentare per la storia e le origini del nostro paese. La scoperta è stata fatta casualmente in occasione di una delle tante ricerche e studi nei nostri luoghi. Riteniamo importante questa scoperta per la singolarità del rinvenimento di cui alcuni – noi crediamo – erano a conoscenza, ma mai resi pubblici. Sebbene la corposa ‘bibliografia antiquaria’ – come la chiama Maffettone (7), esistente che ha scritto molto sui ruderi e le preesistenze archeologiche a Sapri e nelle campagne circostanti, non si è mai fatto cenno ai tre busti di cui oggi pubblichiamo questo nostro studio, documentato e corredato da foto, nemmeno il barone Giuseppe Antonini (2), nella sua ‘Lucania – I Discorsi’, ne fa cenno. Trattasi di tre statue di busti marmorei di fattura e d’epoca romana (Figg. 3-4-5-6-8), il cui personaggio rappresentato – noi crediamo – sia Lucio Sempron (i)o Pomponio Prisco, già noto ai sapresi ed agli studiosi a causa della stele marmorea sita in Piazza del Plebiscito a Sapri. Oltre alle tre statue di marmo scolpito di tre busti (Figg. 3-4- 5-6-8) da noi scoperti e non conosciuti, crediamo aver individuato anche il personaggio che rappresentano due delle tre statue e, crediamo aver individuato anche la sua sepol- tura (Fig. 9).
Sapri nei secoli dell’Impero Romano
Assume ulteriore importanza la citazione di una città chiamata ‘Cesermae’ citata nell’Itinerario Antonino e nella Tavola Peuntingheriana (….). Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, in proposito scrivevo che: “Agli inizi del III sec. a.C., Elea (Velia), potente colonia della Magna Grecia (l’odierna Moio della Civitella), stringerà con Roma una proficua e forte alleanza, che, determinerà la scomparsa dei centri fortificati dell’interno come Roccagloriosa e sorgeranno ‘villae’ lungo la costa (39). Sulla costa si vanno infittendo le emergenze monumentali di ‘villae’ più o meno complesse: da quella di Punta Licosa a sud di Velia a quella imponente e monumentale di Sapri.”. Le evidenze monumentali ed epigrafiche provenienti da Sapri, le ampie descrizioni degli studiosi ottocenteschi (40), testimoniano una situazione più complessa ed articolata che non quella di una semplice villa marittima per quanto monumentale che sia.”(41). Al problema, al momento insolubile, della ubicazione a Sapri della statio Caesernia, lungo la via costiera che univa Capua a Reggio (42), si connette la complessità delle emergenze monumentali nonché la presenza di un cippo funerario, pubblicato dall’Antonini e dal Mommsen, che menziona un duovir des (ignatus) che documenta una costituzione duovirale tipica di una colonia (43)”(44).”. Nella mia nota (39) postillavo che: “(39) Frederiksen M.W., The contribution of Archeology to the Agrarian Proble in the Gracam Period, stà in “D.d.A.”, IV-V, 1971, p. 340 s.”. Nella mia nota (40) postillavo che: “(40) Johannowsky W., Sapri, stà in “Atti del XXII Congresso sulla Magna Grecia”, Taranto, 1983, p. 528.”. Nella mia nota (41) postillavo che: “(41) Antonini G., op.cit., vedi anche la Relazione di Magaldi J. presentata alla Soprintendenza alle Antichità e Scavi della Campania, 1928: “Cenno storico archeologico della città di Sapri”, ove vengono descritti minuziosamente i ruderi esistenti a Sapri ed i rinvenimenti avuti nel corso dei lavori per la costruzione della SS. 18 nel 1884.”. Nella mia nota (42) postillavo che: “(42) Nissen, op. cit., vol. II, p. 899, n.8, e vedi anche Karhsted U., Die Wirtschaftlissche Lage Grossgriechenlands in der Kaiserzeit, Wiesbaden, 1960, p.22.”. Nella mia nota (43) postillavo che: “(43) Mommsen, CIL , X, 461; questo stesso cippo è dato come proveniente da Buxentum da Russi A. in Dizionario Epigrafico De Ruggiero, s.v. Lucania, p. 1897.”. Nella mia nota (44) postillavo che: “(44) Greco Giovanna, op. cit., p. 19″. Infatti, pare che all’epoca romana, il diumviro edile che sovrintendeva il porto e le infrastrutture portuali a S. Croce a Sapri, Lucio Sempronio Pomponio Prisco, appartenesse alla famiglia dei Prisco. Un Prisco aveva un ruolo importante proprio a Policastro. Io credo che, il centro demaniale di Policastro o Buxentum romana non avesse un porto o strutture portuali vere e proprie ma che tali strutture fossero state costruite in località S. Croce a Sapri che peraltro ha una baia ampia ed unica che poteva ospitare anche flotte di navi da battaglia che ivi potevano ormeggiare per attendere le armate al loro rientro. Il piccolo porticciolo e la baia naturale di Sapri, ebbero certamente un ruolo, sia pure secondario, rispetto a quello più importante del centro demaniale di Policastro (porto franco), nelle operazioni militari che si svolgeranno via mare. Felice Cesarino (….), nel suo saggio “Contributo ad una ricostruzione di una storia antica di Sapri” in “L’Attività Archeologica nel Golfo di Policastro, n. 2”, a p. 27 in proposito scriveva che: “Il Magaldi, nella sua opera sulla Lucania (6), che costituisce a tutt’oggi il miglior lavoro sull’argomento, fornisce in proposito illuminanti notizie: “…..Per la Lucania non abbiamo notizia sicura dell’esistenza di altri possedimenti imperiali. A questi tuttavia farebbe pensare il toponimo Caesariana, secondo la spiegazione del Nissen”. Il Cesarino a p. 27, nella sua nota (6) postillava che: “(6) E. Magaldi, La lucania romana, Roma, 1947.”. Il Cesarino si riferiva a Emilio Magaldi. Nel 1947, Emilio Magaldi (…), nel suo “Lucania Romana”, nel vol. I, parte I, a p. 64, in proposito scriveva che: “Per la Lucania non abbiamo notizia sicura dell’esistenza di altri possedimenti imperiali. A questi tuttavia fanno pensare, e il toponimo ‘Caesariana’, secondo la spiegazione del NISSEN, riferita in seguito, e una iscrizione trovata ad Ostia (1), in cui è ricordato Q. Calpurnio Modesto che, fra le alte cariche, tenne quella di ‘procurator Lucaniae’. Si tratterebbe del ‘procurator Augusti’ per la Lucania, cioè dell’amministratore dei possedimenti imperiali sparsi per la Lucania (2).”. In questo ultimo passaggio, riguardo le ville Imperiali in Lucania, il Magaldi citava il Nissen (….). Il Magaldi scriveva che: “Per la Lucania non abbiamo notizia sicura dell’esistenza di altri possedimenti imperiali. A questi tuttavia fanno pensare, e il toponimo ‘Caesariana’, secondo la spiegazione del NISSEN, riferita in seguito, ecc…”. Dunque, il Magaldi scriveva che il Nissen, spiegava che il toponimo di “Caesariana”, spiegava e faceva pensare ad antichi possedimenti in Lucania. Il Magaldi, a p. 10, nella sua nota (2) postillava che: “(2) H. NISSEN, Italische Landeskunde’, vol. I (Land und Leute) Berlino, 1883, p. 534 seg. e vol. II (Die Stadele), Berlino, 1902, p. 888.”. In un altra mia nota, la (42) della mia Relazione per il P.R.G. di Sapri, postillavo che: “(42) Nissen, op. cit., vol. II, p. 899, n.8, e vedi anche Karhsted Ulrich, Die Wirtschaftlissche Lage Grossgriechenlands in der Kaiserzeit, Wiesbaden, 1960, p. 22.”. Sempre il Magaldi a p. 282, in proposito alle ville scriveva che: “Dell’esistenza di possedimenti imperiali in Lucania qualche cosa si è detta (p. 64 e seg.), qualche altra cosa si dirà in seguito.”. Il Magaldi, a p. 64, riferendosi alla probabile villa Imperiale di Massimiano Erculio, nella sua nota (3) postillava che: “(3) Cfr. Orosio, VII, 28, 5 riportato in seguito”. Infatti, assume ulteriore importanza la citazione di una città chiamata ‘Cesermae’ citata nell’Anonimo Ravennate (….) che voleva fosse Sapri e, anche la citazione di una “Caesariana” nella Tavola Peuntingheriana (….), come vedremo in seguito.
Luigi Tancredi (…), nel suo “Sapri – giovane e antica”, a p. 33 scriveva pure che: “Le comunicazioni avvenivano, innanzitutto, per via marittima, ma anche attraverso la via ‘Annia’, una strada militare, che, partendo da Buxentum, s’inoltrava attraverso la Lucania costiera; detta strada, raggiunta Sapri, prosegue per Rivello, utilizzando il tracciato di una carovaniera greca, che, partendo dal Golfo di Policastro, conduce alle sponde del Mar Ionio. Su questa strada esiste una costruzione romana, di forma quadrata, abbastanza consistente: sarebbe stato un sepolcro o un edificio militare. E’ stata localizzata pure una “via carovaniera”, che già in età preromana metteva in comunicazione Sapri con la valle del Noce, oltre Maratea, e le colonie greche sul Mar Jonio.”. Pietro Ebner (…), riguardo l’antica città di Bussento (…), e di Molpa (…), citava Giacomo Racioppi (…) e il Corcia (…). Ebner, cita Nicola Corcia (…), erudito che scrisse sulla Storia della Magna Grecia, e dice che ne ha scritto su ‘Scidro’. Il Corcia (…), in proposito al ‘Sipron‘ dell’Antonini (…), scriveva: “Perciò con più di verisimiglianza avvisavasi l’Antonini che sorgesse nell’odierno porto di Sapri, tuttochè vi credesse l’antica città di Sipro, ingannato dalla falsa lezione di alcune edizioni di Erodoto, in cui si leggesi……., invece che …….” (…). Insomma, il Corcia (…), riteneva che la lettura di Antonini del Sipron citato da Erodoto, fosse errata e affermava che l’Antonini sbagliasse a leggere Erodoto il quale parlava di Sipron e non di Skidron.
La stele funeraria in Piazza del Plebiscito dedicata a Lucio Sempronio Pomponio Prisco
A Sapri, in Piazza del Plebiscito, di primi dell’800 si può ammirare – una stele funeraria marmorea (Fig. 1). Sebbene l’epigrafe fosse stata riportata prima dall’Antonini e poi dal Mommsen (3) e, più tardi dal Gallotti (6) e, dal Magaldi (5), poco si conosce del cippo marmoreo, della sua iscrizione (epigrafe ed epitaffio) ivi scolpita, del suo personaggio e, dei luoghi in cui si trovava il cippo stesso prima della sua sistemazione in Piazza del Plebiscito a Sapri.

(Fig. 1) Stele funeraria d’epoca romana con epitaffio su epigrafe, collocata in Piazza del Plebiscito a Sapri
La stele marmorea (Fig. 1), è un cippo funerario, d’epoca romana che all’epoca i romani usavano porre accanto ad una tomba di un defunto. Tutti gli studiosi citati, sebbene avessero citata, pubblicata e, parlato del cippo marmoreo oggi in Piazza del Plebiscito, non hanno detto nulla sul luogo in cui esso si trovasse in origine, ovvero da dove questo cip-po provenisse. La tradizione popolare locale vuole che il cippo oggi in Piazza del Plebiscito, fosse stato ivi dal Comune dopo che per molto tempo era stato utilizzato da maestranze edili per la costruzione di opere provvisionali, tanto che fino a pochi anni fa esso si presentava con colature di catrame. Collocato nella piazza del Plebiscito a Sapri, da oltre un secolo, il blocco in pietra di marmo scolpito è alto circa un metro. L’Antonini (2) che la descrisse e la pubblicò scriveva: “Essa è intagliata in un ceppo quadrato palmi quattro”. Presenta scolpita sulla faccia destra una pàtera (coppa) e sulla sinistra un ùrceo (anforetta), oggetti che accompagnavano il defunto dopo la morte. Il cippo marmoreo o stele funeraria oggi in Piazza, riporta scolpita un’epigrafe (iscrizione latina) di cui parleremo in seguito. L’Antonini (2), nel pubblicare l’epigrafe scolpita nel cippo – di cui parleremo – è il solo che accenna al luogodove si trovava nel 1745, l’epigrafe e quindi il cippo in questione. L’Antonini (2), già nella sua prima edizione della sua ‘Lucania’, del 1745, ci parlava dell’iscrizione o epigrafe scritta in latino (Fig. 2), scolpita sul cippo funerario che oggi si può ammirare in Piazza del Plebiscito a Sapri (Fig. 1), che riportava e pubblicava (Fig. 2) e, ci dice anche il luogo del suo ritrovamento ma si sbagliava.
La stele marmorea funeraria con epigrafe ed epitaffio dedicato al giovane defunto Lucio Pomponio Sempronio Prisco in Piazza del Plebiscito a Sapri, Duumviro Edile, figlio del poeta e scrittore Lucio Pompeo Prisco
Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, in proposito scrivevo che: “Le evidenze monumentali ed epigrafiche provenienti da Sapri, le ampie descrizioni degli studiosi ottocenteschi (40), testimoniano una situazione più complessa ed articolata che non quella di una semplice villa marittima per quanto monumentale che sia.”(41). Al problema, al momento insolubile, della ubicazione a Sapri della statio Caesernia, lungo la via costiera che univa Capua a Reggio (42), si connette la complessità delle emergenze monumentali nonché la presenza di un cippo funerario, pubblicato dall’Antonini e dal Mommsen, che menziona un duovir des (ignatus) che documenta una costituzione duovirale tipica di una colonia (43)”(44).”. Nella mia nota (40) postillavo che: “(40) Johannowsky W., Sapri, stà in “Atti del XXII Congresso sulla Magna Grecia”, Taranto, 1983, p. 528.”. Nella mia nota (41) postillavo che: “(41) Antonini G., op.cit., vedi anche la Relazione di Magaldi J. presentata alla Soprintendenza alle Antichità e Scavi della Campania, 1928: “Cenno storico archeologico della città di Sapri”, ove vengono descritti minuziosamente i ruderi esistenti a Sapri ed i rinvenimenti avuti nel corso dei lavori per la costruzione della SS. 18 nel 1884.”. Nella mia nota (42) postillavo che: “(42) Nissen, op. cit., vol. II, p. 899, n.8, e vedi anche Karhsted U., Die Wirtschaftlissche Lage Grossgriechenlands in der Kaiserzeit, Wiesbaden, 1960, p.22.”. Nella mia nota (43) postillavo che: “(43) Mommsen, CIL , X, 461; questo stesso cippo è dato come proveniente da Buxentum da Russi A. in Dizionario Epigrafico De Ruggiero, s.v. Lucania, p. 1897.”. Nella mia nota (44) postillavo che: “(44) Greco Giovanna, op. cit., p. 19″. A p. 9 parlando dell’area archeologica di S. Croce a Sapri in proposito scrivevo che: “In piazza del Plebiscito a Sapri, si può ammirare, ove è collocato, il cippo funerario (fig.14) dedicato a L. Sempronio Prisco, che fu rinvenuto nell’area retrostante l’attuale Ospedale civico, e che fu erroneamente (52) attribuito dal De Ruggiero (53) alla colonia romana di Buxentum.”. Nella mia Relazione, nella nota (52) postillavo che: “(52) Fiammenghi C.A., Maffettone R., op. cit., p. 34”. Nella mia Relazione, nella nota (53) postillavo che: “(53) De Ruggiero, Dizionario epigrafico, s.v. Lucania, p. 1897”. L’opera citata è di Ettore De Ruggiero (….), Dizionario Epigrafico di Antichità Romane, ed. Istituto Italiano per la Storia Antica, Roma, 1959. Quello che ci parla della Lucania. Infatti, la stessa notizia fu riferita dall’archeologa Giovanna Greco (….) che, in un suo saggio in ‘Dall’Alento al Mingardo, stà in “A Sud di Velia-I-ricognizioni e ricerche 1982- -1988′, Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia,Taranto, 1990, p. 17, a p. 19, in proposito scriveva che: “Al problema, al momento insolubile, della ubicazione a Sapri della statio Caesernia, lungo la via costiera che univa Capua a Reggio (30), si connette la complessità delle emergenze monumentali nonché la presenza di un cippo funerario, pubblicato dall’Antonini e dal Mommsen, che menziona un ‘duovir des’ (ignatus) che documenta una costituzione duovirale tipica di una colonia (31).” (….). L’archeologa Giovanna Greco, a p. 19, nella sua nota (30) postillava che: “(30) Nissen, Italische Landeskunde, vol. II, p. 899, n. 8; Karhsted, op. cit., p. 22.”. La Greco, a p. 19, nella sua nota (31) postillava che: “(31) CIL, X, 461; questo stesso cippo è dato come proveniente da Buxentum da A. Russi in Dizionario Epigrafico De Ruggiero, s.v. ‘Lucania, p. 1897.”. Dunque, l’archeologa Giovanna Greco, a p. 19 citava un saggio di A. Russi che dice che il cippo funerario esistente ancora oggi in Piazza del Plebiscito a Sapri e che nell’epigrafe ci parla della prematura morte del giovane Lucio Sempronio Pomponio Prisco (…), proveniva da Buxentum e non dalla villa romana di S. Croce. Il saggio di A. Russi (….), dal titolo “Lucania” lo ritroviamo a p. 1897, del vol. IV del “Dizionario Epigrafico di antichità romane” di Ettore De Ruggiero (…)(ristampa del 1959, vol. IV). In esso leggiamo che: “…………….”. Tuttavia, pur considerando per buona la citazione della Greco vorrei far notare che si tratta di un’ipotesi di A. Russi. Neanche il Mommsen (….), la collocava a Buxentum. Come ha scritto la Greco a p. 19, il Mommsen pubblicò l’epigrafe del cippo funerario di Piazza Plebiscito col n. 461 in C.I.L., vol. X. Infatti, sul cippo marmoreo in piazza del Plebiscito a Sapri, nello stesso testo citato in precedenza hanno scritto le due studiose Carla Antonella Fiammenghi e Rosanna Maffettone (…), che a p. 34 scrivono che: “45) Comune di Sapri. Loc. Ospedale. I.G.M. F° 210, mm. 285/150. In quest’area, ridossata al complesso di S. Croce, nei pressi del moderno Ospedale si rinvenne il cippo di L. Sempronio Prisco, erroneamente attribuito (così il De Ruggiero, ‘Diz. Epigr. s.v. Lucania, p. 1897) alla colonia romana di ‘Buxentum’ e attualmente collocato in Piazza Plebiscito di Sapri. In questa stessa area si conservano a poche decine di metri di distanza l’uno dall’altro due tratti di acquedotto romano (già peraltro segnalati dal Magaldi).”. Dunque, anche le due studiose citavano il Dizionario Epigrafico di Antichità Romane di Ettore De Ruggiero (…), il quale, nel cap. IV, alla voce ‘Lucania’ a p. 1897 contiene il saggio di A. Russo che attribuisce questo cippo funerario marmoreo come proveniente dalla colonia Romana di Buxentum. Pare che all’epoca romana, il diumviro edile che sovrintendeva il porto e le infrastrutture portuali a S. Croce a Sapri, Lucio Sempronio Pomponio Prisco, appartenesse alla famiglia dei Prisco. Un Prisco aveva un ruolo importante proprio a Policastro. Io credo che, il centro demaniale di Policastro o Buxentum romana non avesse un porto o strutture portuali vere e proprie ma che tali strutture fossero state costruite in località S. Croce a Sapri che peraltro ha una baia ampia ed unica che poteva ospitare anche flotte di navi da battaglia che ivi potevano ormeggiare per attendere le armate al loro rientro. Il piccolo porticciolo e la baia naturale di Sapri, ebbero certamente un ruolo, sia pure secondario, rispetto a quello più importante del centro demaniale di Policastro (porto franco), nelle operazioni militari che si svolgeranno via mare. Luigi Tancredi (…), nel suo “Sapri – giovane e antica”, a p. 28, in proposito scriveva che: “Dell’età romana esiste un importante documento; è un monumento funebre, che si trova attualmente in piazza del Plebiscito, si ritiene giustamente che provenga dalla zona di Santa Croce. Si tratta di un blocco di marmo di non rilevante rifinitura; risulta completo di dado, fusto, zoccolo e cornice. E’ dedicato al duumviro edile Lucio Sempronio Prisco, deceduto all’età di 25 anni. Ecco l’epigrafe; etc….(12)(13)(14). Etc…Da Tito Livio (Libro XL, Cap. 42) sappiamo che i duumviri navali, uno dei quali sarebbe stato Lucio Sempronio Prisco, morto al Porto (oggi di Sapri), erano scelti tra i più distinti cittadini; in senso assoluto, parlando di edili, si deve intendere di Edili Curuli, grado di alto onore. Possiamo così dedurre che il ‘Portus’ esisteva già all’epoca di Roma Repubblicana, che vi manteneva i suoi ufficiali (15).”. Il Tancredi, a p. 28, nella nota (12) postillava che: “(12) Diis Manibus”. Il Tancredi, a p. 28, nella nota (13) postillava: “(13) Pompeo fu poeta e scrittore romano”. Il Tancredi, a p. 28, nella nota (14) postillava: “(14) Agli Dei Mani. A Lucio Sempronio Prisco, Duumviro, figlio dell’edile Lucio Pompeo. Cessò di Vivere a venticimque anni e sette mesi di età. Se i fati non fossero stati troppo crudeli, qui suo padre e sua madre avrebbero dovuto essere prima sepolti”. Come è facile rilevare, il distico elegiaco definisce crudeli i fati e aggiunge che su questo sepolcro gentilizio, prima di quello del figlio, si sarebbe dovuto leggere il vecchio epitaffio del padre e della madre.”. Il Tancredi, a p. 28, nella nota (15) postillava: “(15) Nel 1981, un noto studioso, fecondo pubblicista, il Prof. Vittorio Bracco, da Polla, ha esaminato ed integrato un’epigrafe apposta al Campanile della Cattedrale di Policastro, ma proveniente da costruzioni precedente. Ecco il testo: CAIUS ARRIUS, CAI FILIUS, SERGIA TRIBUS, DUUMVIR ITERUM, TRIBUNUS MILITUM, MURUM ET FORUM CURAVIT. ….Cfr. Bracco V., ‘Il Foro di Bussento’ Pubblicazioni dell’Università di Macerata, in “Scritti sul mondo antico in memoria di Fluvio Grosso”, Edit. Bretsschneider, Roma, 1981. Il Bracco fa rilevare l’importanza dell’epigrafe perché dà notizia della costruzione del foro bussentino, ad opera appunto del magistrato romano Caio Arro. La scoperta e l’interpretazione di tale epigrafe fa pensare all’alto magistrato romano, Lucio Sempronio Prisco, il cui ricordo è tramandato dal monumentino funebre sopra ricordato. Mancano, purtoppo, nomi di altri illustri personaggi della zona, che abbiano operato nella gestione della cosa pubblica o acquisito meriti in altri campi nell’epoca romana. Sapri, ov’è sito il monumentino in onore di Lucio Sempronio Prisco, disca appena 12 Km. da Policastro; i due centri erano anche allora raggiungibili, atteso il terreno pianeggiante: non vi era alcun ostacolo di monti o di fiumi. Il Bracco sensatamente afferma che Sapri “dovette essere certo un lembo vivo dell’ager Buxentinus”.”. Il Tancredi, a p. 29 scriveva pure che: “All’epoca del primo Impero Romano (16) risale la costruzione d’un grande porto, in pieno mare. Il bacino che oggi porta il nome di Sapri, forma, nel Golfo di Policastro, una specie di sottogolfetto che, da due lati, è difeso dalle onde, mentre il terzo lato è aperto.”.

(Fig….) Stele marmorea con epitaffio dedicato a Lucio Sempronio Pomponio Prisco – P.zza del Plebiscito a Sapri (foto Attanasio)
L’immagine di Fig. 1, illustra la stele funeraria in marmo bianco, posizionato da secoli in Piazza del Plebiscito a Sapri, prima dell’attuale sistemazione ed in occasione di una sommaria ripulitura. Su di essa vediamo scolpita l’epigrafe o iscrizione funeraria ( epitaffio), realizzata in ricordo della prematura morte del giovane diumviro (magistrato) edile romano Lucio Sempronio Pomponio Prisco, il giovane magistrato romano che, probabilmente si occupò della costruzione e gestione delle imponenti strutture oggi in parte visibili a Santa Croce che credo fossero i resti di una villa imperiale o patrizia romana con strutture portuali annesse. Il cippo marmoreo oggi in Piazza (Fig. 1), presenta scolpita sulla faccia frontale, reca la seguente epigrafe ( iscrizione scolpita su pietra o su marmo) in lingua e caratteri latini:
D.M.
L. SEMPRONIO
L. F. POM. PRISCO
AED. DVOVIR.
DES. V. A. XXV.
MEN. VII.
SI NON ANTE DIEM CRUDELIA FATA FUISSENT.
HIC PATER, ET MATER DEBUIT ANTE LEGI.
che, tradotta significa: “Agli Dei dei Mani. L. Sempronio, figlio di Pompeo Prisco, duoviro edile designato, visse venticinque anni e sette mesi. Se il destino non fosse stato anzitempo crudele, quì avrebbero dovuto essere letti prima il padre e la madre”. Dell’iscrizione latina ce ne parla anche il Mommsen che la pubblicò (3), sulla scorta dell’Antonini (2) (Fig. 2).

(Fig. 2) Antonini Giuseppe, La Lucania, I discorsi, ed. Tomberli, Napoli, 1795, Parte II, disc. XI, p. 434 (2)
Angelo Guzzo (….), nel suo “Da Velia a Sapri – Itinerario costiero tra mito e storia”, a pp. 222-223, in proposito scriveva che: “In tale periodo Sapri fu governata da Lucio Sempronio Pomponio Prisco, supremo magistrato, duumviro edile e figlio del poeta e scrittore romano Pompeo. Giovane e illustre per ufficio e per discendenza, morì a soli 25 anni. Ebbe un grado di alto onore, essendo incaricato della cura dei templi, degli edifici pubblici, dei ludi e della polizia urbana con servizio annuale. Su un cippo eretto in suo onore, che attualmente sorge in Piazza del Plebiscito, è perfettamente visibile una lapide con la seguente epigrafe latina: etc…..L’interpretazione e la traduzione sono le seguenti: “Dicatum Monumentum Lucio Sempronio Prisco, Lucii Pompei filio, Aedilis Duovir: designatus: vixit annos 25 et menses septem”. (Monumento dedicato a Lucio Sempronio Prisco, figlio di Lucio Pompeo, designato Duumviro Edile: visse 25 anni e 7 mesi. Se il destino non fosse stato crudele prima del tempo, qui sarebbero letti prima i nomi del padre e della madre).”. Ecco cosa scriveva in proposito lo scrittore e viaggiatore inglese Craufurd Tait Ramage (10), letterato scozzese, precettore dei figli del Console Inglese presso la corte borbonica di Napoli che, nell’Aprile del 1828, intraprese un viaggio a piedi nel Regno delle due Sicilie, arrivando sino a Sapri ed oltre parte della Calabria, ed a p. 134, in proposito scriveva che: “Incontrai delle persone del luogo alcune persone molto distinte con le quali mi fermai a conversare e queste mi indicarono una iscrizione murata nella base del piedistallo della Santa Croce che si elevava sulla Piazza. Era molto consunta ma riuscii a decifrarla (15). Il significato è il seguente e mi piace riportare l’iscrizione a motivo del lamento finale con il quale termina: D.M. L. SEMPRONIO ecc….Questa lapide fu eretta dagli sconsolati genitori di Lucio Sempronio, magistrato (duovir) dobbiamo credere di Scidro; alla quale carica era assunto prima di aver raggiunto il venticinquesimo anno d’età. Il profondo dolore dei genitori si desume dalla frase “Se il fato non l’avesse prematuramente rapito, suo padre e sua madre avrebbero dovuto trovar posto nella tomba prima di lui”. Potrai osservare che le ultime due righe sono un esametro e un pentametro. Ho visto molti monumenti sepolcrali ecc…”. Il Ramage, a p. 134, nella nota (15) postillava che: “(15) Oggi è quasi del tutto illegibile”. Il Ramage, in seguito, per confronto, riporta altre tre iscrizioni che dice essere rinvenute a Pozzuoli. Le iscrizioni che cita il Ramage, qui, per brevità non li trascrivo in quanto esse provengono da Pozzuoli ma, rilegendo l’Antonini vediamo che esse sono le stesse da egli pubblicate. Dunque, il Ramage, nel suo viaggio e soggiorno a Sapri, documenta che la stele marmorea con l’epigrafe scolpita si trovava in Piazza lebiscito a Sapri ma essa si trovava su di un rocco di una colonna romana poste a mò di monumentino funebre in ricordo del venticinquenne Prisco. Il Ramage dice essere posto “alla base del piedistallo della SantaCroce che si elevava sulla Piazza“.
Lucio Sempronio Pomponio Prisco ed i busti ritrovati
La stele funeraria che oggi si trova in Piazza del Plebiscito (Fig. 1), reca un’iscrizione in latino che ricorda la prematura morte del giovane diumviro edile (‘AED. DVOVIR’): Lucio Sempron(i)o Pomponio Prisco. Tranne le esigue informazioni pervenuteci sul personaggio romano, nulla si sa in suo proposito. Le uniche informazioni su Lucio Prisco, sono quelle contenute nell’epigrafe latina scolpita nel cippo. Sappiamo che egli è morto giovane, all’età di 25 anni e sappiamo dall’epigrafe (iscrizione) che egli era figlio di Lucio Pompeo Prisco. Il sacerdote Rocco Gaetani (…), nel suo ‘La fede degli avi nostri, o ricordi storici della Chiesa di Torraca’, (a cura di Rossella Gaetani), a p. 40, i proposito scriveva che: “La lapide dedicata alle anime dei trapassati, eretta a Lucio Sempronio Prisco (23), figlio di Lucio Pompeo, che essendo duumviro uscì di vita di anni 25 e mesi 7, nella primavera della vita, ahi. destino crudele! Su questo sepolcro non dovevano forse esser letti prima i nomi del padre e della madre di lui ? La pietra sepolcrale, che si vede in mezzo alla piazza qual posto ebbe da principio ? Donde è venuta ? Come vi si trova? Il monumento di Lucio Sempronio dov’era eretto?.”. Rossella Gaetani (….), la nipote che ha curato la ristampa del libretto, a p. 282, nella nota (23), sulla scorta di un depliant di Felice Cesarino (….) postillava che: “(23) Lucio Sempronio Prisco. Giovane rampollo della “gens sempronia”, imparentata con i Gracchi, una delle più potenti famiglie plebee della Roma antica. Duoviro edile, cui spettava la vigilanza sugli edifici pubblici, sui mercati e suoi giuochi, insomma la “cura urbis”. Il cippo funerario del magistrato fu rinvenuto nell’area della villa romana di S. Croce Sapri e, non è da escludere che quella grande dimora patrizia fosse di proprietà della sua famiglia. Attualmente è collocato nella Piazza Plebiscito di Sapri. Di recente, il prof. Johannowskj ha proposto per questo reperto una datazione posteriore all’età giulio – claudia, che lo collocherebbe nella seconda metà del I secolo d.C. La prima segnalazione del suo rinvenimento, effettuato nella zona archeologica di S. Croce Sapri, vé fornita dallo storiografo del 700 G. Antonini, nella sua “Lucania”. Rossella Gaetani citava Werner Johannowskj che fece fare quel brutto intervento che oggi nasconde il paramento murario romano originale. Riguardo alla lapide, il Gaetani (…), scriveva: “La lapide dedicata ai trapassati, eretta a Lucio Sempronio Prisco, figlio di Lucio Pompeo, essendo duumviro usci di vita di anni 25 e mesi 7, nella primavera della vita, ahi, destino crudele! Su questo sepolcro non dovevano forse esser letti prima i nomi del padre e della madre di lui?”. Riguardo il personaggio di cui si parla nell’epigrafe scolpita in latino, riguardo Lucio Sempronio Prisco, il Cesarino (9), scriveva in proposito: “un giovane rampollo della ‘gens sempronia‘, imparentata con la famiglia dei Gracchi, potente famiglia patrizia di Roma urbe.“. Sappiamo anche da alcune iscrizioni ritrovate a Policastro Bussentino (l’antica Buxentum) che ivi vi era una famiglia dei Prisco. La vicinanza con la “gens Sempronia” – da cui probabilmente proveniva il giovane magistrato Lucio Sempronio Pomponio Prisco – ci è data dalla presenza a Buxentum nel 194 a.C. del triumviro romano Lucio Sempronio Longo che, fu uno dei magistrati preposti alla fondazione della colonia marit-tima di Buxentum. Sappiamo pure che egli era un giovane magistrato (diumviro edile), il cui compito – probabilmente – era quello di sovrintendere i lavori e le opere o strutture portuali esistenti a S. Croce. Lucio Sempronio Pomponio Prisco era stato assegnato alle strutture in costruzione a Sapri con il compito di vigilare sugli edifici pubblici (sulle strutture portuali a Santa Croce a Sapri). Come abbiamo già detto, se fosse confermato dagli studi che il personaggio rappresentato nei due busti marmorei, da noi recentemente scoperti e pubblicati quì (Figg. 3-4-5-6-7-8-9), fosse il giovane magistrato edile – commemorato nella stele funeraria – sarebe un ulteriore conferma che, la colonia marittima di Buxentum fosse da collocarsi proprio a Sapri. Tuttavia, sul Prisco – personaggio romano commemorato nell’epigrafe scolpita nel cippo funerario oggi in Piazza – nulla si sa di certo, come nulla si sa della sua sepoltura che pure deve esistere da qualche parte a Sapri. Al momento, alla luce di alcuni recenti ritrovamenti di cui parleremo, possiamo fare delle ipotesi attendibili fino a quando altri non porteranno delle prove contrarie. Noi crediamo di aver individuato i busti marmorei e la sepoltura del giovane diumviro Lucio Prisco, conosciuto fin’ora solo attraverso la stele marmorea in Piazza del Plebiscito. Nel 2014, è apparso a stampa lo studio “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”, di Scarfone A., che ha aggiunto chiacchiere alle tante chiacchiere già dette sulla stele marmorea di Fig. 1. Scarfone, sulla scorta del Johannowsky (8) e, senza mai citare i busti marmorei da me scoperti, scriveva in proposito: “….progetto di indagine da parte della competente Soprintendenza ai Beni Archeologici di Salerno (SCOGNAMIGLIO, 2008), riferibili ad un periodo compreso tra il I ed il II secolo d.C., sono ciò che rimane di un’imponente villa patrizia costiera che sembrerebbe essere appartenuta alla famiglia dei Semproni. Ciò sembra essere avvalorato dal ritrovamento di una stele funeraria, dedicata al giovane Lucio Sempronio Prisco (JOHANNOWSKY, 1992), figlio del duoviro edile Pompeo, oggi posta in Piazza Plebiscito nel centro storico di Sapri. D’altronde, alcuni esponenti della Gens Sempronia, una delle più antiche e potenti stirpi romane, erano noti nel Golfo di Policastro sin dall’età repubblicana. Infatti, come ci narra Tito Livio, nel 194 a.C., il triumviro Tiberio Sempronio Longo fu uno dei magistrati cui fu affidato il compito, avendo acquisito la suprema carica di console, della cura della vicina e sicuramente più importante colonia di Buxentum (11). Inoltre, lo storico ed apologeta romano Paolo Orosio nonché altri cronisti del IV secolo d.C. riferiscono che lo stesso imperatore romano Massimiano, lasciando il potere nel 305, scelse successivamente di ritirarsi in una villa ubicata in Lucania nella quale egli visse un periodo di agi e lussi mantenendo comunque sempre un costante contatto con l’amico e collega Diocleziano, sebbene lontano dal centro politico dell’impero (BARNES, 1981). Tra i maggiori autori antichi, il famoso scrittore Lattanzio, localizza invece la villa sopra menzionata in Campania mentre altri scrittori meno importanti come Eutropio e Zosimo ne confermano l’ubicazione in Lucania (CORCIA, 1845). ” (12).

I busti marmorei ritrovati a Sapri (Figg. 3-4-5-6-8)
In occasione di uno dei miei studi, ebbi l’occasione di rinvenire in una casa di Sapri, tre statue marmoree scolpite di tre busti. Due dei tre busti, rappresentano un giovane riccioluto in uniforme ed il terzo busto dovrebbe rappresentare la ‘Giustizia’, una donna in uniforme. Tutti e tre i busti scolpiti, di marmo bianco e con una patina di sporco dovuto all’esposizione alle intemperie perchè esse si trovano poste all’aperto sul parapetto del muretto di un terrazzo scoperto posto sul retro di Palazzo Gaetani in via Cassandra a Sapri. Le tre statue (Figg. 3-4-5-6-8), sono di mirabile fattura e bellezza e sono d’epoca ro- mana. I due busti che rappresentano lo stesso personaggio, anche se leggermente diffe- renti tra loro, rappresentano un giovane sui 25 anni, in uniforme romana, la toga da ma- gistrato con il classico gancio che la trattiene sulla spalla, dal viso paffuto, la testa con la chioma riccioluta e la corona d’alloro tipica dei busti d’epoca romana. L’altro busto, l’al-tro dei tre, rappresenta una donna (Fig. 7), che a nostro parere rappresenta la ‘Giustizia’, riconoscibile dalla fattura del suo copricapo e dalla veste che indossa. La fattura sculto-rea è un pò rozza ma pur sempre di grande bellezza. E’ probabile che i due busti marmo-rei posti ai due lati e, con al centro il busto della ‘Giustizia’ – noi pensiamo, rappresentino un personaggio noto ai sapresi, Lucio Sempronio Pomponio Prisco – commemorato nella stele marmorea di Piazza del Plebiscito – di cui non si sapeva nulla – il giovane magistrato – morto in giovane età – a 25 anni (Figg. 3-4-5-6-8). La scoperta è stata fatta casualmente in occasione di una delle tante ricerche e studi da me intrapresi nei nostri luoghi. Coadiu-vato dal fotografo Vincenzo Mastrangelo che, ha potuto effettuare diversi scatti delle o- pere in questione, mi recai a Palazzo Gaetani in via Cassandra a Sapri. Avevo visto più volte – passando – dal cavalcavia che sale verso Torraca – la parte retrostante del Palazzo e della tenuta Gaetani di via Cassandra. Dal cavalcavia, sono ben visibili le tre statue marmoree a mezzo busto, poste su un terrazzo scoperto del primo piano del Palazzo Gaetani a Sapri in via Cassandra. Entrando in casa Gaetani, su gentile concessione della Famiglia, potei ammirare da vicino la mirabile bellezza e fattura di queste tre antiche statue marmoree d’epoca romana. In occasione della visita in casa Gaetani, ebbi l’opportunità di documentare detti manufatti di cui nessuno o pochi conoscevano l’esistenza (Figg. 3-4-5-6-8). A suo tempo debitamente segnalati alla Soprintendenza di Salerno, non si è a- vuto a tutt’oggi alcun riscontro dalle autorità. Forse, essi sono vincolati ai sensi della Legge del 1939, ma la Soprintendenza di Salerno non ha dato riscontro. Non ancora conosciuti dagli studiosi, crediamo che due dei tre busti marmorei (Fig. 3-4- 5), potrebbero rappresentare Lucio Sempronio Pomponio Prisco, il giovane magistrato a cui è dedicata la stele marmorea in Piazza del Plebiscito a Sapri. Crediamo che il personaggio rappre-sentato nei due dei tre busti marmorei scolpiti fosse lo stesso personaggio commemorato nella stele funeraria o cippo marmoreo che oggi è collocato in Piazza del Plebiscito, in quanto l’epigrafe, ci parla di un giovane Magistrato, la cui carica era quella del ‘aedilis duovir’ (duoviro edile), un magistrato romano assegnato alle strutture portuali, ricono-scibile dall’armatura e dalla corona d’alloro posta sui belli e giovani riccioli. La versione del giovane magistrato edile – a cui è dedicata la stele funeraria di Piazza del Plebiscito è avvalorata dalla terza scultura marmorea ( il terzo busto) che a nostro parere rappresenta la ‘Giustizia’ ( Fig. 7), riconoscibile dalla fattura del suo copricapo e dalla veste che indossa, di cui, crediamo esserci attinenza con la carica di diumviro edile del giovane ma-gistrato prematuramente scomparso.

(Fig. 3) Busto marmoreo d’epoca romana rinvenuto a Sapri che rappresenta il diumviro edile Lucio Sempronio Pomponio Prisco a cui è dedicata la stele funeraria in Piazza del Plebiscito a Sapri

(Fig. 4) Busto marmoreo d’epoca romana rinvenuto a Sapri che rappresenta il diumviro edile Lucio Sempronio Pomponio Prisco a cui è dedicata la stele funeraria in Piazza del Plebiscito a Sapri

(Fig. 5) Busto marmoreo d’epoca romana rinvenuto a Sapri che rappresenta il diumviro edile Lucio Sempronio Pomponio Prisco a cui è dedicata la stele funeraria in Piazza del Plebiscito a Sapri

(Fig. 6) Busto marmoreo d’epoca romana rinvenuto a Sapri che rappresenta il diumviro edile Lucio Sempronio Pomponio Prisco a cui è dedicata la stele funeraria in Piazza del Plebiscito a Sapri

(Fig. 7) Busto marmoreo d’epoca romana rappresentante la Giustizia

(Fig. 8) I tre busti marmorei in sequenza di collocazione
Il sepolcro del giovane Lucio Sempronio Pomponio Prisco
La stele marmorea, collocata in Piazza del Plebiscito (Fig. 1), è un cippo funerario, d’epoca romana che all’epoca i romani usavano porre accanto ad una tomba di un defunto. Il Gaetani (…), in un suo pregevole studio sulla storia di Torraca e di Sapri, parlando dell’epigrafe in Piazza, si chiedeva: “La pietra sepolcrale, che si vede in piazza qual posto ebbe da principio? Donde è venuta? Come vi si trova? Il monumento di Lucio Sempronio dov’era eretto?”. Ma il Gaetani (…), pur avendo i suoi parenti di Sapri, possedimenti terrieri dove si erano viste testimonianze del passato, non sa rispondere alla sua stessa domanda. Noi crediamo aver individuato anche la tomba del personaggio di cui parla l’iscrizione o epigrafe latina posta in Piazza del Plebiscito, ovvero crediamo che di aver individuato il luogo dove fosse la sepoltura del giovane magistrato Prisco (Fig. 9), commemorato nella stele marmorea oggi in Piazza (Fig. 1). L’ipotesi di aver individuato il sepolcro del giovane magistrato romano Lucio Sempronio Prisco – è suffragata da alcuni riferimenti bibliografici che documentano alcuni rinvenimenti in proposito. Come abbiamo già detto, riguardo il luogo dove si trovava l’epigrafe ed il cippo marmoreo che commemorano e ricordano il giovane diumviro romano Prisco, è incerto ma trattandosi di un giovane defunto, doveva esistere la sua tomba o un luogo di sepoltura. La tomba del giovane Prisco, deve esistere e probabilmente deve trovarsi a Sapri. Il luogo preciso della sua sepoltura è incerto ma di certo doveva esistere. Noi crediamo di aver individuato il luogo di sepoltura del giovane dium-viro romano. Posto che il luogo indicato dall’Antonini (2) – sebbene egli ne avesse parlato – il luogo dove si trovava il cippo e l’iscrizione latina commemorativa di Prisco – è tutt’ora incerto, possiamo fare delle ipotesi, suffragate da evidenze bibliografiche. Noi crediamo che il cippo marmoreo che oggi è in Piazza del Plebiscito a Sapri (Fig. 1) – provenisse dall’altra parte del paese, ovvero da un podere di proprietà della famiglia Gaetani che oggi posseggono le tre statue marmoree che, a nostro parere rappresentano proprio Lucio Sempronio Prisco. I Gaetani, sostengono che le tre statue provengono proprio da una tomba o edificio sepolcrale che si trova nel loro podere in località Carnali (sopra il Timpone). I Gaetani, vecchia famiglia di Torraca che ha avuto lustro e onori a Sapri, con Sindaci e Prelati, riferivano che le tre statue provenissero da un loro podere con alberi di ulivi, sito sopra il Timpone in località ‘Carnali’. I Gaetani, posseggono da antica data e dai loro illustri avi queste tre statue che a loro dire pare provenissero da un podere dove insisteva ed insiste un antico edificio sepolcrale d’epoca romana. Noi crediamo fosse l’edificio di Fig. 9.

(Fig. 9) Edificio d’opera e d’epoca romana scoperto dai G.A.S. (9)
L’edificio illustrato nell’immagine di Fig. 9, è un edificio d’epoca romana scoperto dal locale Gruppo Archeologico di Sapri (G.A.S), nel 1976. Ne ha parlato il Cesarino (9). Il Cesarino, in un suo studio (9), cita l’edificio e scriveva: “Su questa strada insiste in località Carnale, una costruzione romana, quadrata e poderosa, sepolcro o edificio militare, che, la tradizione locale, con anacronistico volo, ritiene posto in sito per intervento miracoloso.”. Sebbene, l’edificio d’epoca romana di Fig. 9, si trovasse in un podere di proprietà dei Gaetani, il Cesarino (9), non l’attribuiva a quello del personaggio di cui si parla nella stele funeraria di Fig. 1, ma spiegava che esso potesse essere un sepolcro (tomba o sacello) o edificio militare. E’ molto probabile che la località dove era ed è posta questo antico edificio di cui parlava il Cesarino, fosse proprio il podere di proprietà dei Gaetani da cui probabilmente dovettero provenire le tre statue marmoree che rappresentano il giovane riccioluto in uniforme d’epoca romana, oggi poste in casa Gaetani. I Gaetani, che posseggono le tre statue avute dai loro avi, riferivano della loro provenienza. Probabilmente, dallo stesso sepolcro, doveva provenire il cippo funerario dedicato al giovane magistrato ivi commemorato Lucio Sempronio Prisco. Sull’esistenza di un edificio sepolcrale, o una tomba d’epoca romana, ci ha parlato il dott. Gallotti (6), prima, il Magaldi (5) dopo e la Fiammenghi e Maffettone (7) recentemente. Sull’esistenza di un’edificio funerario, la Fiammenghi e la Maffettone (7), riferivano di due sepolcri. Uno posto “in località Carnale I.G.M. F° 210, mm. 287 /180, dove veniva rilevato una struttura a pianta quadrata, in opus latericium, conservata sino a qualche anno addietro in elevato per circa m. 8. Attualmente l’altezza si è notevol-mente ridotta. Ne è incerta, allo stato attuale, la destinazione.”. L’altro in località Acqua delle Vigne I.G. M. F° 210, mm. 307/164, “Si conservano a vista alcuni tratti in muratura con paramento in opus reticulatum generalmente riferiti ad un monumento funerario di età romana.”. Forse proprio l’edificio posto nel podere dei Gaetani. Infatti, l’immagine che presentiamo quì sotto, illustra un edificio sepolcrale d’epoca romana. L’immagine è tratta da un opuscolo edito dal Comune di Sapri, con foto di Enzo Capitolino e testi di Felice Cesarino. L’edificio che come si vede nell’immagine è posto su una collinetta da cui si scorge la Carnale sopra il Timpone (forse nella proprietà Gaetani), il testo del Cesarino (…), lo data al II secolo d.C.. Noi crediamo che questo edificio sia proprio il sacello di Lucio Sempronio Pomponio Prisco.

(Fig. 10) Edificio d’epoca romana sulle colline sopra il Timpone.
E’ lo studioso locale, Josè Magaldi (5) che fà luce in roposito. Il Magaldi (5), nel 1928, su incarico della Regia Soprintendenza alle Antichitità e Scavi della Campania, in occasione delle opere e lavori che portavano a compimento il tronco di strada provinciale oggi SS. 18, in località denonominata S. Croce, riprendendo in più punti il dott. Nicola Gallotti (6), scrisse un libretto rimasto indedito e di cui possediamo la copia originale donataci dall’autore: ‘Cennno storico Archeologico della città di Sapri, e descrizione dei ruderi ivi esistenti e preesistenti illustrati da rilievi e disegni’. Il Magaldi (5), nel suo libretto inedito, si riferisce a ciò che scrisse nel 1899, il Dott. Gallotti, nel suo ‘Sapri nella storia e nella tradizione popolare’, di grande interesse per la mole di notizie storiche che ivi sono riportate (6). Il Gallotti (6) è l’unico erudito di Sapri che riporta due notizie interessanti a riguardo. Nel 1899, il Dott. Nicola Gallotti, riferiva di alcuni ruderi molto antichi visti in contrade e nelle campagne circostanti di Sapri, lontane dai ruderi di S. Croce ed in particolare ci parla di alcuni edifici di cui abbiamo testimonianza essere stati costruiti e visti. Il Magaldi (6), disserta su alcuni ruderi visti a Sapri e nelle campagne circostanti. Dei ruderi, già peraltro citati dal Gallotti (6), il Magaldi (5), a p. XI – nel suo libretto inedito – che lui chiama: Torretta del Bagno”, scriveva in proposito: “ Ruderi in fabbrica con paramento a cunei di pietra e mattoni situati in località Carnale e propriamente denominata Bagno”, di cui riportiamo la foto della pagina XI, in cui egli ne parla (Fig. 10). Crediamo che l’edificio d’epoca romana descritto dal Gallotti e dal Magaldi (5), sia proprio l’edificio sepolcrale o la tomba dove venne tumulato il giovane magistrato o diumviro commemorato nella stele marmorea che oggi si trova in Piazza del Plebiscito. Ecco cosa scriveva il Gallotti, riguardo l’edificio che vedeva in contrada ‘Bagni’, sulle colline del Timpone a Sapri: “E qui cade pure notare che ad oriente di Scidro, nella contrada denominata Bagno, lungi circa quattro chilometri dai ruderi scidrani, trovasi un altro piccolo edifizio, a forma di torre, dell’altezza di un cinque metri e della larghezza di poco men di tre: esso è diviso in due angustissimi scompartimenti, per mezzo di una volta di fabbrica; la parte superiore però è interamente diruta, e gli accennati scompartimenti presentano due piccolissimi vani nel lato settentrionale. Oggi tutto l’edifizio offre un fenomeno bellissimo! Sembra cioè che ricordi, come dicesi, in miniatura la famosa torre pendente, perchè esso è alquanto inclinato da un lato, per la qual cosa le fondamenta dalla parte opposta trovasi sollevate dalla roccia su cui poggiavano; e non pertanto l’edificio da secoli non cade. Occorre notare che questo edifizio ed i ruderi esistenti nel letto del torrente Brizzi sono simili a quelli di S. Croce. E’ vero che la tradizione locale accenna vagamente ad una cappella nei ruderi siti nel torrente Brizzi ecc..ecc..”.

(Fig. 10) Magaldi Josè, Cennno storico Archeologico della città di Sapri, e descrizione dei ruderi ivi esistenti e preesistenti illustrati da rilievi e disegni, Incarico della Regia Soprintendenza alle Antichitità e Scavi della Campania, Sapri, Marzo 1928, Anno VI, p. XI (Relazione inedita) (Archivio Attanasio)
Note bibliografiche:

(5) Magaldi Josè, Cennno storico Archeologico della città di Sapri, e descrizione dei ruderi ivi esistenti e preesistenti illustrati da rilievi e disegni, Incarico della Regia Soprintendenza alle Antichitità e Scavi della Campania, Sapri, Marzo 1928, Anno VI, p. XI; questo scritto di cui noi possediamo una copia donataci dall’autore, è inedito ma depositato a Salerno. Il Magaldi scrisse detta relazione a seguito dei lavori di scavo per conto della Regia Soprintentenza che si tennero a S. Croce nel 1928. Nello scritto, il Magaldi racconta che i rinvenimenti maggiori si ebbero nel 1884, in occasione delle opere e lavori che portavano a compimento il tronco di strada provinciale oggi S.S. 18 Tirrena Inferiore, in località denonominata S. Croce, con il dott. Nicola Gallotti che nel 1899, scrisse diversi libretti (6)

(6) Gallotti Nicola, Sapri nella storia e nella tradizione popolare – Brevi cenni del dott. Nicola Gallotti, Napoli, Tipografia Giuseppe Golia, 1899 (Archivio Attanasio), p. 39
(7) Fiammenghi C. e Maffettone R., Dall’Alento al Mingardo, stà in “A Sud di Velia-I- ricognizioni e ricerche 1982- -1988“, Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia, Taranto, 1990, p. 35, punti 50) e 51).
(8) Johannowsky Walter, Atti XXII Congresso sulla Magna Grecia, Taranto, 1982, p. 422; si ve-da pure 1983 b;
(9) (Fig. 9) Cesarino Felice, Sapri romana, stà ‘L’attività archeologica nel Golfo di Policastro’, a cura del Gruppo Archeologico di Sapri (G.A.S.), 1976, Tip. S. Francesco, Sapri, 1976, p. 30.
(10) Ramage C.T., Viaggio nel Regno delle due Sicilie – a cura di E. Clay, ed. De Luca, Roma, 1966, ristampa, p. 109 e s.; si veda pure dello stesso autore, la ristampa del libretto: ‘Il viaggio di C.T. Ramage da Paestum a Policastro nel 1828′, a cura di Raffaele Riccio, Roma, ed. dell’Ippogrifo, 2014, p. 133 e s.
(11) Scarfone A., “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”, stà in ‘Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia, XCVI (2014), pp. 447-460.
(12) Questi i passi di Tito Livio in cui viene narrata la fondazione della colonia di Bussento. Libro XXXII, 29, I: […] “C. Atinius, tribunus plebis, tulit ut quinque coloniae in oram maritimam deducerentur, duae ad ostia fluminum Vulturni Liternique, una Puteolos, una ad Castrum Salerni: his Buxentum adiectum; trecentae familiae in singulas colonias iubebantur mitti. Tresviri deducendis iis, qui per triennium magistratum haberent, creati M. Servilius Geminus Q. Minucius Thermus Ti. Sempronius Longus.” […], che tradotto sarebbe: “Il tribuno della plebe Caio Atinio propose di fondare cinque colonie sulla costa, due alla foce dei fiumi Volturno e Literno, una a Pozzuoli, una a Castro di Salerno. Vi si aggiunse Bussento. Si decretò di mandare in ogni colonia trecento famiglie. Furono creati triumviri per la fondazione di quelle colonie Marco Servilio Gemino, Quinto Minucio Termo, Tiberio Sempronio Longo.” (Traduzione a cura di RONCONI & SCARDIGLI, 1980). Libro XXXIX, 23, I: […] “Extremo anni, quia Sp. Postumius consul renuntiaverat peragrantem se propter quaestiones utrumque litus Italiae desertas colonias Sipontum supero, Buxentum infero mari invenisse, triumviri ad colonos eo scribendos ex senatus consulto ab T. maenio praetore urbano creati sunt L. Scribonius Libio, M. Tuccius, Cn. Baebius Tamphilus.” […] “Alla fine dell’anno, poiché Sp. Postumio console aveva riferito che nel percorrere le due coste d’Italia per via dei suoi processi aveva trovato spopolate le colonie di Siponto sull’Adriatico e di Bussento sul Tirreno, il pretore urbano T. Menio, secondo un senatoconsulto, elesse triumviri, per il reclutamento dei coloni da mandare là, L. Scribonio Libone, M. Tuccio, Cn. Bebio Tanfilo.” (Traduzione a cura di RONCONI & SCARDIGLI, 1980)

(….) Schmiedt G., ‘Il livello antico del Mar Tirreno – testimonianze dei resti archeologici, Firenze, Leo S. Olschki editore, 1972
(…) Schmiedt G., Antichi porti d’Italia – Gli scali Fenicio-punici – I porti della Magna Grecia, Parte II- I Porti delle Colonie Greche, stà nella rivista dell’I.G.M. “L’Universo”, ed. I.G.M., Firenze, 1975 (Archivio Attanasio), pp. 78-79. Lo studioso Giulio Schmiedt, nel 1975, pubblicò un’interessantissimo studio per i tipi dell’Istituto Geografico Militare di Firenze. Nel suo studio, sugli ‘Antichi porti d’Italia’ (2), lo Schmiedt, riferiva che: “Dopo il porto di Policastro il Portolano del Mediterraneo (172), elenca nel SinusLausgli scali di Marina di Vibonati, di Sapri e di Maratea, ma non si hanno elementi che documentino se in epoca greca fossero frequentati. Per quanto riguarda il primo (Vibonati) si può solo dire che fu probabilmente uno scalo lucano chiamato Vibo ad Sicame che il secondo (Sapri) fu sicuramente uno scalo romano, di cui rimarrebbero semisommerse alcune strutture sulla costa immediatamente a nord di Punta del Fortino”(riferendosi al punto ove si trova il Faro Pisacane).















































