
(Fig. 1) Il Golfo di Policastro ed il suo entroterra visto dal satellite
Gli studi
Nel 1987 pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri. Lo studio iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archivistiche dell’epoca rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti meritava ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per il Comune di Sapri, per la redazione del nuovo P.R.G. di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse. In questo mio saggio parlerò di un editto del 1324, di re Roberto d’Angiò dove si cita chiaramente il “Porto di Sapri“. E’ una delle tante mie personali scoperte, sebbene il documento fosse conosciuto e pubblicato trascritto da Matteo Camera. Infatti, nel documento è citato il porto di Sapri. Il documento risale alla guerra del Vespro combattuta sulle nostre terre tra gli Angioini e gli Aragonesi e riguarda Policastro ma trattandosi di un documento datato anno 1324, insieme alla nota “carta Pisana”, del 1290, la più antica carta nautica conosciuta, è forse il più antico documento su Sapri e la sua storia. Questa interessante notizia si aggiunge alle scarse testimonianze che abbiamo di Sapri all’epoca antecedente a quella Aragonese del secolo XV. Ritengo che all’epoca angioina (secoli XIII e XIV), nella piccola marina di Sapri vi fosse un piccolo villaggio marinaro, posto alle falde della collina del ‘Timpone’, che dalla contrada oggi detta delle ‘Mocchie’ si estendeva verso la ‘Marinella‘. Il canonico Luigi Tancredi (…) nel suo ‘Sapri giovane e antica’, a p. 36, in proposito scriveva che: “Presso l’Archivio di Stato di Napoli sono state effettuate altre ricerche che sono risultate negative per quanto riguarda le voci: “Arredamenti”, Periodo Angioino (Principato Citra) (anni 1265-1442) dai Registri della Cancelleria, per il periodo Aragonese (a. 1442-1501), per il Periodo del Viceregno ecc…ecc…“, ma non riportava nessuna notizia su Sapri nei due periodi storici. Il Tancredi, riguardo Sapri ed il periodo Angioino scriveva che: “Seguiranno le vicende degli Aragonesi e degli Angioini; prima, però ecc…”, senza nulla aggiungere o dire a riguardo. Stessa cosa ritroviamo dal canonico Rocco Gaetani (…) che pure ha riportato interessanti documenti sulla storia di Torraca e di Sapri a partire dal ‘500. Rocco Gaetani (…), nel suo introvabile ‘Mannelli Luca, Notizie di Policastro Bussentino dalla storia lucana del Mannelli /pubblicate la prima volta dal manoscritto pel sac. Gaetani Rocco’, pubblicato per i tipi di De Bonis nel 1880, prendendo le mosse dell’introvabile manoscritto di Luca Mannelli (…), a pp. 28-29, in proposito al periodo Angioino, parlando di Policastro scriveva che: “Risorse gloriosa sotto il Regno dei Normanni, ma sotto i Re Angioin isoggiacque a nuova disavventura, mentre bollendo le guerre tra i Re di Napoli e Sicilia nel 1320 fu assalita da Federico d’Aragona ecc…”. Sono convinto che indagando ulteriormente sulla nostra storia avremo non poche sorprese come è accaduto rileggendo il documento angioino del 1324, che riguardava il periodo in cui Policastro veniva ceduta per 25 anni al milite genovese Bartolomeo Roveti. Per condurre un’approfondita analisi ed indagine geo-storica del nostro territorio ci verrà utile indagare attraverso lo studio Cartografico delle antiche mappe conosciute, i portolani, le carte nautiche conosciute che all’epoca furono molto adoperate dai daviganti. La notizia di un “tenimentis et portus Sapri” ci riporta indietro nella Storia di Sapri di diversi secoli. Mi auguro che questo saggio possa indurre altri ad approfondire ulteriormente i diversi aspetti affrontati.

(Fig….) Stralcio della carta corografica manoscritta ‘Principato Citra – Regno di Napoli‘, da me scoperta all’Archivio di Stato di Napoli (A.S.N.) (…)
L’INDAGINE GEO-STORICA ATTRAVERSO I DOCUMENTI
I documenti tratti dalla Cancelleria Angioina
Alcuni documenti dell’epoca, tratti dalla cancelleria angioina, dimostrano che a seguito delle operazioni militari della Guerra del Vespro, i centri costieri del Cilento, subirono notevoli danni, tra cui un sensibile calo della popolazione (…). I registri della Cancelleria Angoina, prima che fossero andati irrimediabilmente persi in un incendio, nell’ultimo conflitto mondiale, furono trascritti da diversi studiosi, tra cui il Carucci (…), nel “Codice Diplomatico Salernitano”, che ci racconta della guerra del ‘Vespro’, la guerra tra gli Angioini e gli Aragonesi, che si combattè proprio sulle nostre coste, nel XIII e XIV secoli. La Cancelleria Angioina, conservata presso gli Archivi di Stato di Napoli e Salerno è andata in parte persa in un incendio durante il secondo conflitto mondiale (…), ma restano i documenti tutti pubblicati a metà dell’800, da diversi studiosi come il Capasso, Giudice, Minieri-Riccio ed infine il Carucci (…). Dai documenti angioini (…) dell’epoca, si evince che la guerra del Vespro sarà causa di una forte diminuzione focatica (focolai, famiglie) dei feudi (…). Tra le fonti dell’epoca abbiamo i pochi documenti rimasti della Cancelleria Angioina. I registri angioini dell’epoca (sul finire del XIII secolo), durante la Guerra del Vespro, sono stati pubblicati da Carlo Carucci, nel suo ‘Codice diplomatico salernitano del XIII secolo’ (…), su cui bisognerebbe ulteriormente indagare. La Cancelleria Angioina, oggi conservata in parte presso gli Archivi di Stato di Napoli e Salerno è andata persa in un incendio nell’ultimo conflitto mondiale ad opera dei tedeschi. Purtroppo, gran parte dei documenti contenuti nei Registri Angioini, sono andati persi. E’ proprio sulla scorta del Di Luccia che Pietro Ebner (…), nel suo ‘Chiesa, Baroni e Popoli del Cilento’, nel vol. II, pp. 488-489, parlando del casale di S. Giovanni a Piro, ci informa di una serie di notizie e di documenti storici che riguardano l’antica Badia di S. Giovanni a Piro e non solo e, ci segnala che: “Mancano, finora, altri documenti, fin verso la fine del ‘200, che ci dicano della vita civile e religiosa del casale, di cui erano baroni appunto gli abati della locale badia ‘nullius’, sita in località Cesareto (5).”. Ebner (…), nel vol. II, a p. 488, nella sua nota (5), postillava che: “(5) ‘Archivio della Cappella romana’, processo celebrato innanzi alla Real Corte della Sommaria di Napoli. Vi si legge (f. 132) che per ordine del re: ‘Castrum S. Johannis ad Pirum esse monasterii S. Johannis, et illius contemplatione concedimus a functionibus fiscalibus stante dicto Castri depredationae ab hostibus’. Il documento è trascritto da P.M. Di Luccia (L’abbadia di S. Giovanni a piro unita dalla s.m. di Sisto V. alla sua insigne cappella del Santissimo Presepe (…) di S. Maria Maggiore. Trattato Historico legale, Roma, 1700 – BNN, 133 F 32) con altri documenti importanti per la scomparsa degli originali. M. Freccia, De subfendis, in ‘de Origine Baronum’, 3.28, dice di ‘Abbas Sancti Iohannis ad Pirum’.”. Dunque, Pietro Ebner, nel suo vol. II di ‘Chiesa, Baroni etc…’, riguardo la storia di Policastro e di S. Giovanni a Piro, citava il Di Luccia (…) e, Marino Freccia (…). Ebner aggiunge che riguardo l’Abbazia di S. Giovanni a Piro vi sono alcuni documenti tratti dalla Cancelleria Angioina alcuni dei quali sono pubblicati dal Di Luccia: 1) Nel 1294, con il quale Re Carlo II esentò dalle tasse il villaggio soggetto al monastero di S. Giovanni; 2) Nel 1320, con il quale il re ordinava “alli giustizieri del Principato Citra, che non gravino con commissari l’Università et huomini” del casale di San Giovanni essendo sottoposto alla chiesa; 3) re Ludovico che confermava tale dominio temporale; 4) Nel 1468, un documento (7) contenente il consenso del re e del papa al giuramento di fedeltà da parte dei vassalli e cittadini di S. Giovanni a Piro all’abate del locale monastero; Pietro Ebner (…), nel vol. II, a p. 488, nella sua nota (7), postillava che: “(7) Dal suddetto ‘Archivio’ e processo, ff. 158 e 159.”; 5) la notizia dell’esclusione dalla chiamata dei cittadini per riparare i danni subiti, per la guerra, da Roccagloriosa (8). Pietro Ebner (…), nel vol. II, a p. 488, nella sua nota (8), postillava che: “(8) Reg. 13, f. 205 t = vol. VIII, p. 31, n. 18.”; 6) Il 20 novembre 1295, il vicario del Regno, Roberto, concesse agli abitanti di S. Giovanni a Piro, “quod est monasterij sancti Johannis ad pirum”, l’esenzione dalle tasse per cinque anni avendo subito dalle incursioni nemiche danni tali da obbligarli ad abbandonare il villaggio, purchè tornassero “ad lares proprios”. Pietro Ebner (…), nel vol. II, a p. 488, nella sua nota (9), postillava che: “(9) Reg. 66, f 229, Napoli = vol. II, p. 432, n. 321. ‘Justiciarius Principatus presenti et futuri. Ad casalem sancti Johannis ad pirum (…) propter incursus et depredatione hostium, desolatum, quod est monasterio sancti Johannis ad pirum, piùm vertentes consideracionis intuitum, casale ipsum et homines Universitati eiusdem per quinque annos, a principio anni presesentis (…) de generalibus subventionibus (…) ut interim ad fortunas deveniant pinguiores et qui eiusdem casalis deseruentur necessario incolatum propter presentem gratiam ad lares proprios eximimus (…) Presentes autem licteras restitui volumus presentandi postquam illa videritis quantum et quando fuerit oportunum’.”; 7) Il 23 aprile del 1296 il re ordinò al giustiziere del Principato (10) di pagare mensilmente il dovuto al mercenario a cavallo Pietro Mazza, “qui custos est fortellicie Cripte sancti Johannis ad Pirum, prope Policastrum”. Lo stesso Pietro Mazza venne poi inviato al fronte, agli ordini di Raimondo Malobosco, capitano comandante “in dicta fronteria” (11). Ebner (…), nel vol. II, a p. 488, nella sua nota (10), postillava che: “(10) Napoli, 21 aprile 1295. Reg. 64, f 118 t = vol. II, p. 476, n. 364. Pagamenti da effettuarsi secondo consuetudine ai mercenari a cavallo operanti ‘in frontiera hostium in partibus Principatus’.”. Ebner (…), nel vol. II, a p. 489, nella sua nota (11), postillava che: “(11) Napoli, 16 luglio 1295, Reg. 81, f. 113 e 82 f 119 t.”; 8) documento angioino in cui si rileva l’occultamento di sei fuochi (12), per cui l’ordine di pagamento all’università di un’oncia e 15 tarì. Ebner (…), nel vol. II, a p. 489, nella sua nota (12), postillava che: “(12) Cfr. ad Agropoli.”; 9) Il 2 giugno 1300 re Carlo II scrisse al giustiziere scrisse ai fedeli che a causa dei danni subiti dai fedeli locali vassalli, esonerava “hominum casalis sancti Johannis ad Piro, de territori Policastrensi”, dal pagamento dei residui delle tasse e dalla metà della sovvenzione che proprio in quel momento si stava esigendo (13). Ebner (…), nel vol. II, a p. 489, nella sua nota (13), postillava che: “(13) Reg. 10, f 37 = vol. II, p. 673, n. 577.”; 10) L’8 luglio 1349 il conte di Policastro con reale provisione fu incaricato di tutelare gli interessi del monastero e dell’università, da non ritenere investitura. Riguardo il ‘Liber Donationum Caroli Primi’, Lucio Santoro (…), nel suo ‘Castelli Angioini e Aragonesi nel Regno di Napoli’, parlando dei Registri Angioini, a p. 46 in proposito scriveva che: “Sono di particolare interesse, per il nostro studio, sia l’elencazione dei feudi, contenuta nel ‘Liber inquisitionum Caroli Primi’, che il ‘Liber inquisitionum Regis Caroli Primi pro Feudatariis Regni, i quali, malgrado varie vicissitudini ed anche se incompleti, erano – come è noto – conservati nell’Archivio di Stato di Napoli e distrutti durante l’ultimo conflitto mondiale (3). Il ‘Liber donationum Caroli Primi’, testimonia il totale rivolgimento che avvenne nel regno allorquando il sovrano angioino, dopo aver sconfitto Corradino, volle creare una nuova nobiltà tra i seguaci (4) a discapito dei feudatari locali ai quali, per la maggior parte, furono confiscati i beni perchè considerati ribelli. (5). Esso, già analizzato in passato dagli storici (6) non era uno degli ordinari registri della Cancelleria; vi erano stati annotati, infatti, con precisione e dettaglio i feudi ed i beni di ciascuna donazione, il loro valore, le condizioni particolari imposte al feudatario e i diritti che il sovrano si riservava (7). Tale registro, che doveva seguire la situazione dei feudi e regolarne i rapporti amministrativi, e finanziari con la Regia Corte, fu istituito dal Maestro Razionale Jazzolino Della Marra di Barletta e, in seguito, aggiornato da altra mano che annotò le variazioni che si verificavano nel possesso dei feudi. (8). La porzione che si era conservata del ‘Liber donationum’ concerne solo alcune province del regno di Sicilia (9), ma ci è sufficiente per capire che vi era stabilito, in maniera esplicita, l’obbligo del servizio militare imposto ai ossessori dei feudi. Il feudatario, infatti a quell’epoca era tenuto a fornire al re un contingente di armati in ragione di un cavaliere per ogni venti once d’oro di reddito annuale del suo feudo, intendendosi il cavaliere completamente armato ed equipaggiato (con quattro cavalli, di cui uno da battaglia completamente bardato), accompagnato da uno scudiero a cavallo (anch’esso armato) e da due serventi (10). L’altro documento, il ‘Liber inquisitionum Regis Caroli Primi pro Feudatariis Regni’, non era un registro di Cancelleria, bensì un registro di note per uso dei Maestri Razionali (11), del genere del ‘Liber donationum’. Tali documenti sono solo frammenti di un testo che potrebbe essere paragnato ad un “libro di conquista”, essendo un ricordo preciso dello stabilimento dei Francesi nell’Italia meridionale; infatti, i personaggi menzionati nel ‘Liber, che beneficiarono della liberalità del re, erano tutti, salvo qualche rara eccezione, compagni d’arme del sovrano angioino il quale intese, in tal modo, da un lato, premiare coloro che lo avevano sostenuto nella conquista e, dall’altro, sostituire la maggior parte dei grandi feudatari locali, ostili o sospetti.”. Il Santoro (…), a p. 48, nella sua nota (3) postillava che: “(3) Per i danni avvenuti nel tempo e le parziali distruzioni degli atti cfr. J. Mazzoleni, Fonti, cit., p. 36; per gli studiosi che nel passato se ne sono occupati, id.; p. 40; per gli studi compiuti sui documenti angioini ed attraverso i quali è stata possibile la loro ricostruzione cfr. la bibliografia, id., pp. 53-58.”. Il Santoro (…), a p. 48, nella sua nota (5) postillava che: “(5) Il registro fu creato con atti che iniziano dal dicembre 1268 e cioè subito dopo la battaglia di Tagliacozzo.”. Il Santoro (…), a p. 48, nella sua nota (6) postillava che: “(6) Scipione Ammirato, Delle Famiglie nobili napolitane, Firenze, 1580-1651; P. Durieu, Etudes, cit.”. Il Santoro (…), a p. 48, nella sua nota (7) postillava che: “(7) L’intstazione: QUATERNUS DE PRINCIPATIBUS, COMITATIBUS, HONORIBUS, BARONIIS, PHEODIS ET BURGENSATICIS, CONCESSIS (DE NOVO PER) ILLUSTREM REGEM KAROLUM, REGEM SICILIE AB ANNO DOMINI M° CCLXVIIII° IN ANTEA, ecc.., riportato sul frontespizio, che era andato perduto ancor prima della recente distruzione, è stata conservata da G.B. Bolvito, Variarum rerum, mss (1585) della Società di Storia Patria.”. Il Santoro (…), a p. 49, nella sua nota (8) postillava che: “(8) Per la cronistoria del documento e le loro vicissitudini, cfr. ‘Registri’, cit., II, pp. 231-233.”. Il Santoro (…), a p. 49, nella sua nota (9) postillava che: “(9) Il testo è trascritto in ‘Registri’, cit., II, pp. 234-270.”. Il Santoro (…), a p. 49, nella sua nota (10) postillava che: “(10) Cfr. C. Minieri-Riccio, Saggio di Codice Diplomatico, formato sulle antiche scritture dell’Archivio di Stato di Napoli, Napoli, 1878-1883, I, p. 181; cfr. pure N. Vincenzio, Del servizio militare dè Baroni nel tempo di guerra, Napoli 1796, doc. n. III e R. Moscati, Ricerche e documenti sulla feudalità napoletana nel periodo angioino, in ‘Archivio Storico per le province Napoletane’, XX, n.s., 1934, pp. 224-256; XXII, 1936, pp. 1-14, che ha analizzato l’organizzazione del regime feudale, il servizio militare e l’adoa (tassa sostitutiva da pagarsi quando il feudo non raggiungeva l’unità prevista delle venti once).”.
Nel 1309, Roberto d’Angiò re di Napoli
Roberto d’Angiò, detto il Saggio (Torre di Sant’Erasmo, 1277 – Napoli, 16 gennaio 1343), figlio del re Carlo II d’Angiò e della regina Maria Arpad d’Ungheria, fu nominato nel 1296, durante il regno di suo padre, primo duca di Calabria, titolo che manterrà fino alla sua incorazione a re di Napoli, avvenuta alla morte del padre nel 1309. Sarà sovrano del Regno di Napoli, assieme ai titoli di conte d’Angiò e del Maine, conte di Provenza e di Forcalquier, e re titolare di Gerusalemme, fino alla sua stessa morte, avvenuta nel 1343. Senza eredi legittimi in vita, Roberto sarà succeduto al trono dalla nipote Giovanna, figlia di suo figlio Carlo, duca di Calabria. La guerra, interrotta dalla morte di Enrico, proseguì contro i ghibellini Matteo Visconti e Cangrande della Scala.
Nel 1318 re Roberto d’Angiò signore di Genova
Già in possesso di vasti possedimenti in Piemonte, re Roberto estese ulteriormente la propria influenza nella penisola: nel 1317 fu nominato dal papa senatore di Roma, nel 1318 divenne signore di Genova – di cui detenne la signoria sino al 1334. Fu ricordato da Petrarca e Boccaccio come colto e generoso mecenate: il Petrarca, che gli dedicò l’Africa, volle addirittura essere esaminato da lui prima dell’incoronazione in Campidoglio (1341). Leggiamo da Wikipedia che nel 1319, Genova è assediata dall’esercito ghibellino di Marco Visconti, cui partecipano i Doria e gli Spinola fuoriusciti. Arriva a Genova per la parte guelfa il re di Napoli Roberto d’Angiò che nel 1324, dona Policastro a Bartolomeo Roveti di Genova. La guerra, interrotta dalla morte di Enrico, proseguì contro i ghibellini di Matteo Visconti e Cangrande della Scala. Dopo la morte del fratello Carlo Martello (1295), Roberto divenne erede al trono di Sicilia. Le lotte tra guelfi e ghibellini, che nella Repubblica presero il nome rispettivamente di “rampini” e “mascherati“, progredirono fino al 1270, anno in cui Oberto Doria e Oberto Spinola, a seguito di un’insurrezione ghibellina, divennero di fatto “diarchi” e riuscirono a governare la città per circa 20 anni, in pace. Le lotte intestine non cessarono nemmeno dopo i successi navali del XIII secolo. I troppi interessi economici in gioco, costrinsero ulteriormente il governo della città ad abbandonare le figure istituzionali precedentemente adottate, dai consoli in poi. Dopo ben cinque diarchie Doria-Spinola (ghibelline) e una Fieschi-Grimaldi (guelfa), intervallate da diverse forme di governo, fu così creata la carica di Doge, similmente a quello che già accadeva a Venezia. Simone Boccanegra, eletto nel 1339 (e a cui Giuseppe Verdi dedicò un’opera secoli più tardi), tentò di estromettere i nobili e coloro che erano coinvolti in lotte plurisecolari, dal governo cittadino.
Nell’8 luglio 1324, Roberto d’Angiò concede per 25 anni Policastro al genovese Bartolomeo Roveti
Nel 1324, re Roberto d’Angiò, permise che Policastro fosse ripopolata dagli stessi genovesi la cui colonia agli ordini di Bartolomeo Roveti, “viveva secondo le consuetudini e gli usi delle leggi genovesi ” (…). I due studiosi Pasquale Natella e Paolo Peduto (…), nel loro ‘Pixous Policastro’, riguardo Policastro in epoca Angioina, a p. 515 scrivevano che, dopo l’anno 1320: “Quattro anni dopo, nel 1324, re Roberto permise che Policastro fosse ripopolata dagli stessi genovesi la cui colonia, agli ordini di Bartolomeo Roveti, viveva secondo le consuetudini e gli usi delle leggi genovesi. Le case furono ricostruite e Policastro ebbe migliore vita, in specie per le entrate della pesca.”. Natella e Peduto (…), nella loro nota (80) a p. 515 postillavano che: “(80) Cfr. per gli aa. 1320, 1324, e 1330 R. Caggese, Roberto d’Angiò e i suoi tempi, Firenze, Bemporad, 1930, I, pp. 442-443; II, p. 191- 554. Per il 1348 Di Luccia, cit. p. 8. Questi Grimaldi erano di Genova, e in precedenza Policastro era già stata infeudata alla famiglia – Gabriele, Antonio e Princivalle Grimaldi – nel 1333 (Cfr. M. Camera, Annali delle Due Sicilie, Napoli, Fibreno, 1860, II, pp. 309-314).”. Natella e Peduto (…), nella loro nota (80) a p. 515 postillavano che: “(80) Cfr. per gli aa. 1320, 1324, e 1330 R. Caggese, Roberto d’Angiò e i suoi tempi, Firenze, Bemporad, 1930, I, pp. 442-443; II, p. 191- 554. Ecc..“. I due studiosi Pasquale Natella e Paolo Peduto (…), nel loro ‘Pixous – Policastro’, riguardo Policastro in epoca Angioina, a p. 515, nella loro nota (80) postillavano che: “(80) Cfr. per gli aa. 1320, 1324, e 1330 R. Caggese, Roberto d’Angiò e i suoi tempi, Firenze, Bemporad, 1930, I, pp. 442-443; II, p. 191- 554 (? p. 354). Per il 1348 Di Luccia, cit. p. 8. Questi Grimaldi erano di Genova, e in precedenza Policastro era già stata infeudata alla famiglia – Gabriele, Antonio e Princivalle Grimaldi – nel 1333 (Cfr. M. Camera, Annali delle Due Sicilie, Napoli, Fibreno, 1860, II, pp. 309-314).”. Matteo Camera (…), ci parla della distruzione di Policastro da parte di Corrado Doria a p. 274. Infatti, il Camera (…), nel suo vol. II, a p. 274, parlando dell’anno 1320, in proposito scriveva che: “…Questa Città, probabilmente surta sulle rovine dell’antica ‘Bussento’ prendendo il nome di PALEOCASTRUM, o di antico castello, ….ebbe due secoli e mezzo a subire in quest’anno il saccheggio l’incendio e la distruzione da Siciliani e consecutivamente dà filibustieri genovesi (2). Ecc..”. Il Camera, a p. 274, nella sua nota (2) postillava che: “(2) Vedi in seguito in queste pagine il documento del 1324.”. Matteo Camera, in questo caso errava a scrivere “…Questa Città, ….ebbe due secoli e mezzo a subire in quest’anno il saccheggio l’incendio e la distruzione da Siciliani e consecutivamente dà filibustieri genovesi (2). Ecc..”, in quanto, sebbene si potesse trattare come scrive il Camera di “filibustieri” (genovesi), nell’anno 1324 non la distrussero ma la colonizzarono ripopolandola su espressa volontà di re Roberto d’Angiò. Infatti il Camera, a p. 274, nella sua nota (2) postillava che: “(2) Vedi in seguito in queste pagine il documento del 1324.”. Lo studioso Romolo Caggese (…), nel suo ‘Roberto d’Angiò e i suoi tempi’, pubblicato nel 1930, citato da Natella e Peduto (…), a pp. 442, vol. I, parlando di Roberto d’Angiò, in proposito scrive che: “Ma non mancano casi specialissimi nei quali il Re, per la difesa, economica e militare, insieme, ai luoghi ritenuti utilissimi alle ragioni dello Stato, crea dal nulla una Università, dotandola di privilegi e di facoltà molto feconde. Oltre il caso di Città Reale or ora ricordato, dovuto a preoccupazioni essenzialmente d’indole militare, è degno di particolare rilievo l’atto del 1324 col quale la terra di Policastro, nel Principato Ultra, quasi completamente devastata dalle continue guerre esterne ivi abbattutesi con estrema violenza, veniva rinvigorita di sangue genovese e riformata con ordinamenti di singolare interesse. Presentatosi, dunque, al Re, in Provenza, il cittadino genovese Bartolomeo Roveti, si offrì di ricostruire e ripopolare Policastro, che proprio dai Genovesi, tre anni prima, aveva ricevuto l’ultimo e più fiero colpo, deducendovi una copiosa colonia di suoi concittadini atti a ridare in poco tempo alla terra sventurata l’anica prosperità e l’antico splendore. Il Re accolse benevolmente e concesse, anzitutto, a Bartolomeo Roveti la qualità di Capitano della città a vita e, per ben 25 anni, il mero e misto imperio su i Genovesi non solo ma anche su quanti fossero ivi convenuti d’oltre Regno, riservando al regio Giustiziere del Principato la giurisdizione su gl’indigeni. Alla colonia è riservato l’uso delle consuetudini e delle leggi genovesi, per ciò che riguarda le eventuali liti da definirsi da arbitri, ed è concessa la facoltà di esercitare liberamente, pagati i diritti alla Curia regia, il commercio di spropriazione del frumento e dei cereali tutti, alla sola condizione che all’interno il frumento non costi più di due tarì e dieci grani il tomolo. Tutte le terre e le case di Policastro, appartenenti al demanio o a privati scomparsi o non solleciti di ritornarvi, nel termine massimo di diciotto mesi, sono concessi ai coloni con un censo da regolare in seguito, caso per caso; e, darano alla Curia quella somma che risulterà costituire la media delle entrate dell’ultimo quadriennio. Nessun barone, infine, potrà acquistare o costruire case in Policastro per un ventennio, e quelli che abitano nei dintorni sono tenuti, in caso di guerra, ad accorrere in difesa della città risorta (1). In questi casi quindi, la Università si fonda ‘ex novo’, come si fonda un castello ecc…ecc..”. Il Caggese (…), a p. 443, nella sua nota (1) postillava come di seguito: “(1) Reg. Ang., n. 255, c. 22-23, 8 luglio 1324: “Bartholomeus Roveti de Ianua, constitutus in nostra presentia, dum in Provincie partibus moraremur, obtulit se nobis et efficaciter repromisit refectionem ac populationem facere civitatis eiusdem et in habitationem ipsam viros utique sufficientes et aptos ianuenses adducere in numero copioso”; ecc…”. La notizia è tratta da Matteo Camera (…). Infatti, due studiosi Natella e Peduto (…), citavano Matteo Camera (…), che nei suoi ‘Annali delle Due Sicilie’ per l’anno 1333, vol. II, a pp. 309-314, ci parla della colonia di Genovesi e di Bartolomeo Roveti. Infatti, Matteo Camera (…), nei suoi “Annali”, vol. II, a p. 309, parlando della città di Policastro, in proposito scriveva che: “Divenuta dipopolata essa Città, e distrutta dal ferro e dal fuoco, fu data in ques’anno (1324) dal re Roberto d’Angiò a Bartolomeo Roveto di Genova (4) con le seguenti condizioni: Che questi dovesse riedificarvi o ripararvi gli edifizi, e fare riabilitare il paese da una colonia di genovesi, ch’ei comanderebbe a titolo di capitania per la durata di 25 anni, esercitando su di essa il diritto sommo del ‘mero e misto imperio’ tranne però la podestà criminale – Che qualunque questione, litigio o causa che fra quelli nascesse, venisse risoluta secondo le leggi, usi, e consuetudini patrie del Comune di Genova – Che introducendosi in Policastro dè fuoriusciti, si sarebbero consegnati da esso Roveto nelle mani della regia Curia – Che potessero i naturali del luogo liberamente estrarre quivi delle vettovaglie pè luoghi devoti ed amici al sovrano ed alla S. Sede – Che tutte le case e poderi demaniali di Policastro, rimasti abbandonati, divenissero per sempre in proprietà dè nuovi abitatori e loro eredi. Che nessun barone infra la durata di 25 anni potesse quivi acquisire alcun terreno od innalzarvi nuovi edifizii ec. Ma perchè i nostri leggitori abbiano fatto, e faremo, ogni qual volta troveremo qualche lacuna presso gli antichi scrittori delle nostre patrie memorie (1, p. 310): “Robertus etc. Universis presentis indulti seriem inspecturis tam presentibus etc…””. Il Camera, a p. 309, nella sua nota (4) postillava in proposito che: “(4) Nel 1291, Policastro, era guardata e difesa da Ponzio di Boccabianca milite, capitano, e castellano di essa Città; il quale teneva alla di lui immediazione una scorta di 24 soldati (‘servientes’).”. Il Camera (…) pubblica l’intero testo in latino del documento con cui re Roberto d’Angiò concede Policastro al genovese Bartolomeo Roveti. Il Camera, nei suoi “Annali”, vol. II, a p. 312, alla fine del documento scritto in latino, in proposito scriveva che: “Datum ibidem per manus Bartholomei de Capua militis logothete et prothonotarii regni Sicilie anno Domini MCCCXXIIII nostrorum anno XVI (1).”, e nella sua nota (1) postillava che: “(1) Ex regest. Reg. Roberti an. 1324 lit. C. fol. n. 235 fol. 22 apud Reg. Archiv. Neap.”.

(Fig….) Matteo Camera (…), Annali, vol. II, p. 309
Il canonico Luigi Tancredi (…), nel suo, ‘Le città sepolte nel Golfo di Policastro’, pubblicato nel 1978, sulla scorta di Romolo Caggese (…), nel suo cap. 16, a p. 28, riferendosi a Policastro dopo la distruzione subita da Corrado Doria, riferendosi al castrum di Policastro, in proposito scrive che: “16. Il Porto dei Genovesi…..Per il ripopolamento sono destinati i ‘Genovesi’ (già in possesso dei larghi privilegi di Napoli) che si sono dimostrati un prezioso aiuto per gli Angioini, grazie all’esperienza di navigatori (76). Che i Genovesi distruggono la città per conto del re Aragonese, e quattro anni dopo la ricostruiscono per conto del re Angioino, non deve meravigliare: gli affari sono affari; i marinai sono soldati, assoldati da chi paga. Le battaglie navali vanno combattute in gran parte da marinai, istruiti nelle repubbliche marinare. Sulla ricostruzione di Policastro abbiamo alcuni documenti nei registri angioini. Il genovese ‘Bartolomeo Roveti’ si presenta al re ed offre di ricostruire e di ripopolare Policastro. Il re lo nomina capitano della città a vita, e, inoltre, gli dà per 25 anni la giurisdizione sui Genovesi e sugli immigrati di Policastro (77). Altro decreto dispone che le case e i beni degli abitanti che non tornano entro 18 mesi alle loro abitazioni di Policastro, passano in proprietà dei nuovi coloni (78). Per vent’anni nessun barone dovrà costruire casa a Policastro e gli abitanti dei dintorni devono accorrere in difesa della città, in caso di pericolo (79). Questi sono i decreti del re. Non sappiamo in che misura furono osservati nell’allegra anarchia nel regno angioino, ma la ricostruzione ci fu.”. Il Tancredi (…), a p. 29, nella sua nota (77) postillava che: “(77) Caggese Romolo, op, cit.”. Il Tancredi (…), a p. 29, nella sua nota (78) postillava che: “(78) Archivio di Stato di Napoli, Reg. 255, Carte nn. 22-25 (8 luglio 1324).”. Il Tancredi (…), a p. 29, nella sua nota (79) postillava che: “(79) Ibidem.”.
Nell’8 agosto 1324, il porto di Sapri all’epoca di re Roberto d’Angiò
Pietro Ebner (…), parlando di Sapri in età Angioina, in proposito scriveva che: “Mancano notizie in età normanna ed angioina del villaggio e del suo approdo monopolizzato dal vicino e più importante porto di Policastro.”. Ebner, a p. 592, dice che per quanto riguarda Sapri, il ‘Cedolario’, rinvia a Policastro. Ma non è così come vedremo. Probabilmente Ebner non si era accorto dell’interesante citazione di cui stò accennando. I due studiosi Natella e Peduto (…), citano Matteo Camera (…), che nei suoi ‘Annali delle Due Sicilie’ per l’anno 1333, vol. II, a pp. 309-314, ci parla della colonia di Genovesi e di Bartolomeo Roveti. All’epoca Angioina, Sapri aveva un porto che doveva essere conosciuto in quanto lo ritroviamo menzionato in un documento del 1324 tratto dai Registri della Cancelleria Angioina e pubblicato da Matteo Camera, nei suoi “Annali”, nel 1860. L’antico documento (…) si riferisce ad un editto di re Roberto d’Angiò che concedeva la città di Policastro al soldato Bartolomeo Roveti, dopo l’avvenuta distruzione della città di Policastro che nel 1320 fu distrutta dalla flotta Aragonese al comando dell’ammiraglio genovese Corrado Doria. A Sapri, che in quegli anni doveva essere un piccolo villaggio marinaresco, doveva esistere un porto marittimo avendo la sua ampia baia un approdo e riparo sicuro per i vascelli che operarono durante la terribile guerra del Vespro tra gli Angioini e gli Aragonesi. La notizia di un porto a Sapri in epoca Angioina è provata e testimoniata proprio da questo documento di cui parlo. Il documento del 1324, “storico e inedito”, pubblicato dal Camera (…) nei suoi “Annali”, è di notevole importanza anche per Sapri in quanto in esso si cita più volte il Porto di Sapri (“portus Sapri”). Matteo Camera (…), nei suoi “Annali”, vol. II, a p. 313, parlando della città di Policastro e continuando il suo racconto sull’editto di re Roberto d’Angiò che donava Policastro al milite genovese Bartolomeo Roveti (di cui ho parlato in un altro mio saggio sulla guerra del Vespro e la nostra terra all’epoca Angioina), in proposito aggiungeva e scriveva che: “Non appena fatto passaggio la nuova colonia genovese in Policastro, nacquero varie questioni petitoriali, possessoriali ec. su di esso territorio, alle quali re Roberto con suo editto pose termine – Rapportiamo questo altro documento storico anche inedito: “Robertus etc. Bonofiglio de Guardia militi magne nostre Magistro Rationali consiliario familiari et fideli suo gratiam etc….“. Il Camera (…), nei suoi “Annali”, vol. II, a p. 314, trascrive il testo finale del documento: “Datum apud castrum–maris de Stabia per Iohannem Grillum de Salerno etc. anno domini MCCCXXIIII die octavo augusti VII Indictionis. Regnum nostrorum anno XVI (1).”. Re Roberto d’Angiò scriveva dal castrum di Castellammare di Stabia a Giovanni Grillo di Salerno. Il Camera, a p. 314, nella sua nota (1) postillava che: “(1) Ex regest. Reg. Roberti an. 1324 lit. C. fol. 22 fol. 208.”.


(Figg….) Documento del 1324, tratto dalla Cancelleria Angioina e pubblicato da Matteo Camera (…), nei suoi ‘Annali’, vol. II, pp. 313-314 per l’anno 1333 (Archivio Storico e digitale Attanasio)
Il documento del 1324, “storico e inedito”, pubblicato dal Camera (…) nei suoi “Annali”, è di notevole importanza anche per Sapri in quanto in esso si cita più volte “Item est in dictis tenimentis portus Sapri et Sici quidem mons magnus etc…“. Come si può leggere dal testo in latino dell’editto di re Roberto d’Angiò (…), trascritto integralmente da Matteo Camera (…), nei suoi “Annali”, vol. II, a pp. 313-314: “Item est in dictis tenimentis portus Sapri et Sici quidem mons magnus cum nemore magno ubi sunt venationes animalium silvestrium et glandes dossent percipi usque ad pretium sex unciarum per annum quem dictus Bonusfilius locare non potest dictis Ianuensibus nisi ex dominica jussione ad quod toliter ecc…” e, ancora: “…antiquo demanio certa tenimenta et terras que censuerunt pro certis pecuniis et victualium quantitatibus inter que est tenimentum Squisi et Portus Sapri qui locari possunt, dictum tenimentum Squisi pro unciis duabus et tenimentum portus Sapri qui locari potest annuis unciis auri quatuor petunt inde aliquid minui, ad quod taliter respondemus quod gratiose concessimus usque ad quindecim annos ad dictum vel alium consuetum censum seu pecuniam minime teneantur, ad sextum quod incipit Item terre demanii et tenimentorum prefatorum locari non possunt singulariter et divisim omnibus illis personis que apte essent ad recipiendum titulo locationis easdem eo quod persone ipse nondum venerunt omnes etc…”. Da cio che leggo si comprende che il re Roberto d’Angiò con questo editto indirizzato a Giovanni Grillo di Salerno, oltre a Policastro dona al capitano Genovese Bartolomeo Roveti anche il tenimento e porto di Sapri. Sulla notizia della colonia dei Genovesi al comando di Bartolomeo Roveti che doveva ripopolare Policastro, ha scritto il canonico Luigi Tancredi (…) che però non si accorse dell’interessante citazione di un “tenimenti e Portus Sapri”. Purtroppo questo documento angioino di Roberto d’Angiò non è stato possibile reperirlo sui registri ricostruiti da Riccardo Filangieri e pubblicati dall’Accademia Pontaniana a cura di altri autori. L’ultimo registro della Cancelleria Angioina andata distrutta e ricostruito è il n. 50 a cura di Riccardo Palmieri del 2010 che va dagli anni 1267 al 1295. Il canonico Luigi Tancredi (…), nel suo, ‘Le città sepolte nel Golfo di Policastro’, pubblicato nel 1978, sulla scorta di Romolo Caggese (…), nel suo cap. 16, a p. 29 e s. scrive in proposito che: “Sulla ricostruzione di Policastro abbiamo alcuni documenti nei registri angioini. Altro decreto dispone che le case e i beni degli abitanti che non tornano entro 18 mesi alle loro abitazioni di Policastro, passano in proprietà dei nuovi coloni (78). Per vent’anni nessun barone dovrà costruire casa a Policastro e gli abitanti dei dintorni devono accorrere in difesa della città, in caso di pericolo (79). Questi sono i decreti del re. Non sappiamo in che misura furono osservati nell’allegra anarchia nel regno angioino, ma la ricostruzione ci fu.”. Il Tancredi (…), a p. 29, nella sua nota (78) postillava che: “(78) Archivio di Stato di Napoli, Reg. 255, Carte nn. 22-25 (8 luglio 1324).”. Il Tancredi (…), a p. 29, nella sua nota (79) postillava che: “(79) Ibidem.”.

(Fig…) Foto dei primi dell’800 – “Sapri, marina”, un vecchio ‘gozzo’ dell’epoca (Archivio Storico Attanasio)
Nell’8 agosto 1324, il documento di Roberto d’Angiò cita Niccolò Arabito ed altri personaggi
Nell’editto del 1324 di re Roberto d’Angiò, venivano citati alcuni personaggi come ad esempio Niccolò Arrabito di Policastro e Buonfiglio di Guardia. Su entrambi il Camera ha postillato fornendoci alcune interessanti notizie. Riguardo il milite “Bonofiglio de Guardia”, il Camera, a p. 311, nella nota (1) postillava come di seguito: “(1) Buonfiglio de Guardia milite ec., marito di Agnese de Vidauro, era feudatario della Terra di Sant’Angelo ad ‘Esca’, pervenutagli per successione paterna; e poi di Rocca San Felice (Princip. ult.) ch’ei comperò dal barone Mattia de Gesualdo che possedevala “in feudam antiqum”. Più tardi, il medesimo ‘Buonfiglio’ divenne signore dè castelli di Malanotte, e di Penna de Domo in Abruzzo, vendutigli da Pietro ‘de Chinaveriis’.”. Il Camera (…) a pp. 313-314, nella sua nota (1), riguardo il documento inedito di cui parlo, nella sua nota (1) a p. 313 postillava che: “(1) Niccolò Arabito di Policastro, signore di essa città, su cui ne pagava l’adoa col servigio di mezzo soldato “dimidij militis” (Ex regest. an. 1314 lit. C. fol. 65, 68 v.); ebbe per figli Francesco, e Tommaso che fu sindaco di detto luogo (1333). Francesco succedette alla morte di suo padre Niccolò dè beni feudali che quivi possedeva, e pè quali corrispondeva il consueto servigio militare, leggendosi: “A Francisco filio quond. Nicolai de Arrabito de Policastro pro feudalibus cum vassallis in Policastro sub servitio dimidij militis” – Olim ex regest. an. 1331-1332 sine litt. fol. 108 – Costui vendette dipoi in Policastro nel 1339 taluni di essi feudi a Goffredo di Morra, ed a Percivallo e Gabriele dè Grimaldi di Genova, che, come diremo in seguito, divennero baroni di Policastro – Ex regest. Reg. Roberti an. 1339-1340 lit. B. fol. 48 v.”. Anche Pietro Ebner (…) ci ha parlato di Niccolò Arrabito ecc…L’Ebner (…), nel vol. II del suo ‘Economia e società nel Cilento medievale’, a p….., parlando di Policastro in proposito scriveva che: “Nell’Archivio Cavense sono quattro atti di vendita (fino al 1400), dal marzo 1136, XIV (ABC, XXIII, 110) al 19 Agosto 1331, XIV (ABC, LXIX 77). Nella seconda (agosto 1136, XIV – ABC, XXIV, 2) è notizia di “Mobilia monacha” (…) filia quondam Landulfi, olim domini de Policastro”. Vi sono pure un atto di divisione (16 gennaio 1336, IX – ABC, LXVIII, 20) e uno di revoca dell’11 settembre 1337 (ABC, LXX, 47).”. Pietro Ebner (…), nel suo ‘Chiesa, Baroni e Popoli del Cilento’, nel vol. II, a p. 334, parlando di Policastro in proposito scriveva che: “Nell’archivio Cavense vi sono alcuni documenti riguardanti Policastro, tra cui l’importante vendita di un censile che ci informa di Landolfo ecc…(24). Nello stesso Archivio vi sono pure altri 4 documenti del ‘300 riguardanti Policastro (26).”. Ebner a p. 334 del vol. II, nella sua nota (26) postillava che: “(26) I, ABC, agosto XIII, Policastro: vendita di una casa nella Piazza di Policastro fatta da ‘nobilem virum D.no Tomaso de Arrabito militem de Policastro’ a Ruggiero di Lanciano per 2 once d’oro e 15 tarì.“. Dunque, secondo quanto scrive e postillava il Camera, dopo la morte del padre Niccolò Arabito, il figlio Francesco Arabito ereditò dal padre alcuni beni feudali che il padre Niccolò possedeva. I beni feudali degli Arrabito furono poi rivenduti dal Francesco Arabito a Gabriele di Morra ed ai genovesi Percivallo e Gabriele Grimaldi. Matteo Camera, nel suo vol. II degli ‘Annali’ a p. 314, in proposito scriveva che: “Da ultimo , re Roberto, nel 1333 concedette in feudo “et ad vitam” la città di Policastro a Gabriele, Antonio, e Princivalle de Grimaldo di Genova, per l’anno valore di 120 once, tanto che essi che per Luciano de Grimaldo lor nipote (4): ma quegli abitanti ecc..ecc..”. Dunque, il feudo di Policastro doveva essere appartenuto agli Arabito (o Arrabito) almeno fino al 1333. Pietro Ebner, a p. 339, nella sua nota (53) postillava di una bolla conservata negli Archivi Cavensi circa una lite per la Curia e un beneficio del 1407, e la vendita di Simon Giacomo d’Arabito, canonico di Policastro ecc…
Sapri ed il suo porto, nel 1271, durante la Guerra del Vespro tra gli Angioini e gli Aragonesi
Pietro Ebner (…), parlando di Sapri in età Angioina, in proposito scriveva che: “Mancano notizie in età normanna ed angioina del villaggio e del suo approdo monopolizzato dal vicino e più importante porto di Policastro.”. Ebner, a p. 592, scriveva che per quanto riguarda Sapri, il ‘Cedolario’, rinvia a Policastro. Ma non è così come vedremo. Nei secoli bui del medioevo, le nostre terre, ed in particolare Sapri e Policastro, che avevano un porto, a causa del loro isolamento e dell’orografia del territorio, vennero scelti come luogo preferito per l’approdo e lo sbarco delle armate ed operazioni militari finalizzate alla conquista dell’Italia e meridionale. A proposito del porto e di Sapri in epoca successiva a quella medioevale, credo che, il centro demaniale di Policastro o Buxentum romana non avesse un porto o strutture portuali vere e proprie ma che tali strutture fossero localizzate a Sapri che, peraltro ha una baia ampia ed unica che poteva ospitare anche flotte di navi da battaglia che ivi potevano ormeggiare per attendere le armate al loro rientro. Il piccolo porticciolo e la baia naturale di Sapri ebbero certamente un ruolo, sia pure secondario, rispetto a quello più importante del centro demaniale di Policastro (porto franco), nelle operazioni militari che si svolgeranno via mare (…). La baia naturale di Sapri, ha sempre costituito un approdo sicuro e naturale alle imbarcazioni di una certa portata ed il suo piccolo porticciolo, ebbe certamente un ruolo, sia pure secondario, rispetto a quello più importante del centro demaniale di Policastro, che era porto franco, riguardo alle operazioni che si svolgeranno via mare. A quei tempi, le strutture portuali e l’ampia baia naturale di Sapri, costituivano il ‘Portus Saprorum‘ di Policastro (…). Sul finire del XIII secolo, vi fu un’arresto dello sviluppo di tutto il ‘Cilento‘ ed anzi il ritorno a condizioni di vita difficili a causa della ‘Guerra del Vespro’, la guerra tra gli Angioini (francesi) e gli Aragona (Spagnoli in Sicilia) che volevano impossessarsi del Regno di Napoli. Nel XIII secolo, alcuni centri del ‘basso Cilento‘ come Policastro e la baia ed il porto naturale di Sapri, costituirono il primo grosso baluardo a difesa dei ripetuti tentativi di sfondamento delle truppe aragonesi che, dalle ‘Calabrie’ tentavano di risalire verso Napoli, capitale del regno angioino. Nel XIII secolo la ‘Guerra del ‘Vespro’, ovvero la guerra tra Carlo II d’Angiò contro Pietro d’Aragona ed i saraceni Almugaveri che volevano conquistare il Regno di Napoli, si sviluppò a lungo sotto le mura di Castellabate e nel Cilento in generale, incidendo sulle condizioni già precarie delle popolazioni. I piccoli villaggi dell’entroterra del Golfo di Policastro, costituirono il primo grosso ba-luardo a difesa dei ripetuti tentativi di sfondamento delle truppe aragonesi, che dalle ‘Ca-labrie’ tentavano di risalire verso Napoli, capitale del regno angioino. La baia naturale di Sapri, ha sempre costituito un approdo sicuro e naturale alle imbarcazioni di una certa portata ed il suo piccolo porticciolo, ebbe certamente un ruolo, sia pure secondario, ris-petto a quello più importante del centro demaniale di Policastro, che era porto franco, riguardo alle operazioni che si svolgeranno via mare. A causa delle operazioni militari della guerra del ‘Vespro’, la guerra intrapresa dagli Aragonesi che volevano conquistare il Regno di Napoli angioino. Nell’“Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, (1) a mia firma, lo studio presentato per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998, riguardo l’epoca Angiona e Sapri, in proposito scrivevo che: “Sapri, non compare su un documento tratto dai registri della Cancelleria angioina, datato 1271, in cui si enumerano i fuochi dei feudi la cui popolazione era diminuita in seguito alle operazioni militari della guerra del Vespro contro gli aragonesi ed i saraceni Almugaveri. La popolazione era calata sensibilmente, risultando nel Cilento 110 fuochi (focolai, famiglie): “Cedola de focolaribus quae invenientur diminuita collationem factam: (riportiamo solo i centri del Golfo di Policastro) S. Severinus de Camerota 9, Cornetum 2, Camarota 77, Rofranum 2, Sansa 33, Rocca de Gloriosa 88, Johannes ad Pirum 6, Policastrum.”. Per questo documento del 1271, rinvio gli opportuni approfondimenti ad un mio saggio ivi pubblicato. Il piccolo borgo marinaro di Sapri, subì notevoli danni, tanto che Sapri, non compare su un documento tratto dai Registri della Cancelleria Angioina, datato 1271, in cui si enumerano i ‘fuochi’ dei feudi la cui popolazione era diminuita in seguito alle operazioni militari della guerra del Vespro contro gli aragonesi ed i saraceni Almugaveri. Il Carucci (…) e Del Mercato (…), riportano interessanti documenti dell’epoca angioina. Il Carucci (…) nel suo Codice diplomatico salernitano del XIII secolo, cita un interessantissimo documento tratto dai registri della Cancelleria Angioina e che il Del Mercato (…), riporterà più tardi in stralcio. Il Del Mercato (…), scriveva in proposito: ” Per quantificare l’entità dei danni, prodotti dalla Congiura e dalle operazioni militari, basti pensare che in un documento del 1271, relativo alle terre del Regno, la cui popolazione era diminuita, è citato il Cilento che risultava avere una popolazione di 110 fuochi (6)“. Infatti nel documento tratto dalla Cancelleria Angioina, datato 1271, riportato in stralcio dal Carucci (…) e dal Del Mercato (…), risulta che la popolazione dell’intera regione era diminuita sensibilmente, risultando nel Cilento 110 fuochi ( focolai, famiglie): “La popolazione era calata sensibilmente, risultando nel Cilento 110 fuochi (focolai, famiglie): “Cedola de focolaribus quae invenientur diminuita collationem factam” : – riportiamo solo i centri del Golfo di Policastro – Pissotta 27 (Pisciotta), Cuculum 477 (Cuccaro vetere ?), S. Severinus de Camerota 9 (S. Severino di Camerota), Cornetum 2 (Corneto), Camarota 77 (Camerota), Rofranum 2 (Rofrano), Sansa 33, Rocca de Gloriosa 88 (Roccagloriosa), S. Johannes ad Pirum 6 (S. Giovanni a Piro), Policastrum 124 (Policastro), ecc…Dal documento antichissimo, alcuni centri non vengono citati ma è chiaro che il piccolo centro costiero di Sapri che aveva il porto, rientrava nella popolazione di Policastro che non aveva un porto ma era centro demaniale o porto franco essendo più importante segnato sulle carte nautiche dell’epoca in rosso. Il centro di Sapri e la sua popolazione, con la sua ampia baia naturale, essendo il porto o scalo marittimo di Policastro, pur non figurando nel documento angioino, aveva subito una sensibile diminuzione della popolazione e diversi danni, come è accaduto per gli altri centri. Sapri, nel XIII secolo, pur non figurando nel documento era un piccolo centro con il suo porto al servizio del centro demaniale e regio di Policastro. Infatti, è probabile che intorno ai primi decenni del ‘300 , la presenza genovese nella zona, giustifichi la citazione dello scalo portuale di Sapri su moltissime carte nautiche dell’epoca, come poi vedremo. Forse a quei tempi, le strutture portuali e l’ampia baia naturale di Sapri, costituivano il ‘Portus saprorum‘ di Policastro (1).



(Fig….) Documento (2) d’epoca Angioina, del 1271, pubblicato dal Carucci (…) e citato dal Del Mercato (…), dove si vedono le presenze focatiche registrate in alcuni centri del Salernitano.
Nel mio saggio ho cercato di dimostrare i motivi per i quali Sapri non figura sull’interessante documento del 1271 tratto dalla Cancelleria Angioina. Sapri esisteva all’epoca ed il suo porto e l’ampia baia naturale, unica al mondo, era già conosciuta ai naviganti come si evince dallo studio cartografico degli antichi portolani e carte nautiche conosciute. All’epoca Angioina, il piccolo villaggio di Sapri doveva appartenere alla Contea di Policastro ed ai suoi feudatari e dunque rintrava nella popolazione focatica o di Torraca o di Policastro. Dal punto di vista strettamente letterario, la prima citazione di Sapri è quella di Scipione Mazzella Napolitano (…), che nel suo “Descrizione del Regno di Napoli“, del 1568, nella sua descrizione del ‘Principato Citra (o Citeriore), a pag. 79, scrive anche di Sapri: ” Appresso Policastro col suo golfo, che gli antichi chiamano ‘Seno Saprico’ dalla città di Sapri, oggi nominata Li Bonati…”. Sapri non rifigura tra quei centri censiti per i soli anni 1648 e 1669, riportati da Ottavio Beltrano (…). Il Gaetani, a proposito della storia di Torraca, riferisce che “si rileva da alcuni processi di limiti tra il feudo baronale di Torraca e la contea di Policastro, nell’apprezzo di Sapri (1541) fatto da Pietro Gaglierano, Policastro con fina con Vibonati e con la Torraca, sino al verde è territorio di Torraca, e sino al mare terminato dal Vallone di San Martino da occidente e dalla strada maestra quale cade dal Roccazzo della Finosa da oriente (16).” “Sono state sempre del barone di Torraca il seminatorio di Fanuele descritto per quanto sia il verde sino al mare, il Vallone di San Martino, con tutti gli altri corpi ed effetti descritti altre volte sia stato sempre rendificio agli antichi baroni di Torraca e posseduti da Decio Palamolla nell’acquisto di Sapri” (…). Il Gaetani (…) affermava che: “in Sapri, i primi che si fanno vedere sono alcuni cittadini di Torraca: sono proprietari e lavoratori di vigne vitiferi e viniferi…” viniferi…“, ed ancora: “la piccola colonia agricola dei torracchesi si crebbe di numero ed ebbe bisogno di baratti, di vendita, di compera di cose mangerecce e di altre mercanzie necessarie alla vita. Il barone vi esercitava una specie di monopolio coi campagnuoli, marinai e passanti, possedendovi una taverna, e volendo, pur non avendo diritto di proibire, ius prohibendi, tutto per sè col l’altrui danno, vietò ogni commercio, l’apertura di altre osterie e perfino di edificarle. I torracchesi….si querelarono con la regia podestà ed ebbero giustizia.”. Infatti, il Gaetani, cita un documento (…) del 1614: “Si gravano che il barone proibisce essi supplicanti che non vendano robe commestibili al porto di Sapri, ma vuole che solo si venda nelle sue taverne e che possano esse supplicanti tenere le loro taverne aperte e vendere a voglia loro e a chi li piace.“. La risposta favorevole è del 20 marzo 1614. Alla proibizione: “verum quoad terram Saprorum non liceat civibus Turracae erigere tabernas, sive tuguria pro vendendis rebus commestilibus in Littore Maris (21). “Si gravano, come alcuni cittadini tengono certe vigne nella Marina, delle quali ne pagano tomola uno e mezzo per ogni parte, che in tutto sono tomola ventuno: supplicano provvedersi…….. Giovan Giacomo Palamolla, nel frontespizio di una sua opera in latino si disse “ ex Baronibus terrae Turracae et Portus Saprorum “. Il sacerdote Mario Vassalluzzo (…), nel suo ‘Castelli, Torri e Borghi della Costa Cilentana’, edito nel 1975, a p. 200, parlando di Sapri, scriveva che: “All’anno 1809, Sapri aveva una popolazione di 1455 abitanti, che dimoravano nel retroterra e, nell’anno 1811, essa ne contava 1368 (4).”. Il Vassalluzzo, a p. 200, nella sua nota (4), postillava che: “(4) Rizzi F., Osservazioni statistiche sul Cilento, op. cit., p. 69; Cassese Leopoldo, La Statistica, op. cit. p. 281. Sinno A., Commercio e Industrie nel Salernitano dal XIII ai primordi del XIX secolo, parte II, 1954, p. 130. A quest’anno, per Sapri, troviamo scritto: “Circa 400 individui di questo Comune vivono girando dentro, e fuori il Regno col mestiere di accomodare caldare (caldaie)”. Io posseggo il testo del Sinno (…), ma non ho trovato a p. 130, tutto ciò che riporta il Vassalluzzo. Nel Sinno (…), si parla di Sapri a pp. 130 e 131, dove egli scriveva che: “In altri paesi costieri del Salernitano, da Agropoli a Sapri, si ebbe egualmente il fenomeno dello spopolamento, determinato dalla stessa causa, cioè della malaria e per di più il pericolo di incursioni di pirati. Ma quelle popolazioni, che raggiunsero in passato i paesi vicini montani, dove trovarono fraterno accoglimento, ecc…”, ma come si può leggere non dice nulla circa i suoi abitanti nel 1811. Inoltre credo che il Sinno (…), semmai avesse scritto questa notizia, si sia confuso con gli abitanti di Rivello.
L’indagine geo-storica atraverso lo studio cartografico
Per la ricostruzione storica delle nostre terre e dei nostri luoghi nel periodo medievale, dai primordi fino al XVI secolo in poi, la documentazione sulle fonti storiche sono molto scarse. Delle poche fonti e documentazione a noi pervenutaci, la cartografia medievale, e con essa le carte nautiche e portolani antichi, rappresentano delle valide testimonianze per la toponomastica dell’epoca. Attraverso la toponomastica medievale, che figura sulle carte antiche, possiamo suffragare alcune ipotesi sull’esistenza o meno di alcuni centri antichi. Come è noto, la cartografia (le carte geografiche), manoscritte dell’antichità, possono fornire un valido contributo alla storiografia ed alla toponomastica dei luoghi in quanto, attraverso una serie di informazioni in essa contenute si può risalire all’epoca, alle origini di un luogo nell’antichità e quindi alla sua presenza, come ad esempio il toponimo di un luogo nell’antichità o la sua approssimativa ubicazione. L’antica cartografia manoscritta rimane una valida testimonianza del passato dei luoghi e della geografia più in generale. E’ attraverso alcune antiche carte geografiche e/o portolani o carte nautiche medievali, in cui figura l’originanario toponimo di Sapri, che possiamo affermare con sufficiente certezza che questo centro, sia pur scalo marittimo di minore importanza (non figura mai in rosso), sia stato conosciuto nell’antichità. La scoperta del toponimo ‘Sapri’, in alcune carte medievali manoscritte, testimonia e prova l’esistenza documentata di un approdo o un porto conosciuto dal nome di ‘Sapri’ nel XVI sec. Il toponimo di Sapri si ritrova, talvolta modificato in ‘Sapra’ o ‘Safri’ tra i centri costieri annoverati in molte carte nautiche e portolani del XIII e XIV secolo. Come ho già precedentemente detto, l’indagine geo-storica si può condurre anche attraverso l’indagine cartografica. Nell’“Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998, riguardo l’epoca Angioina e Sapri, in proposito scrivevo che: “La cartografia medioevale, e con essa le carte nautiche e portolani antichi, rappresentano delle valide testimonianze per la toponomastica dell’epoca. Attraverso la toponomastica medioevale, che figura sulle carte antiche, possiamo suffragare alcune ipotesi sull’esistenza o meno di alcuni centri antichi. E’ attraverso alcune antiche carte geografiche e portolani medioevali, in cui figura il toponimo di Sapri, che possiamo affermare con sufficiente certezza che questo centro, sia pur scalo marittimo di minore importanza (non figura mai in rosso), sia stato conosciuto nell’antichità. Il toponimo di Sapri si ritrova, talvolta modificato in ‘Sapra’ o ‘Safri’ tra i centri costieri annoverati in molte carte nautiche e portolani del XIII e XIV secolo. L’insigne studioso di toponomastica e cartografia antica Roberto Almagià, nel suo “Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali “(83), faceva notare come il toponimo di Sapri, insieme a Policastro (Panicastro), Palinuro (Palinudo) e Maratea (Maratia), figurano tra le località costiere di alcune carte geografiche e nautiche medioevali. Nell’interessante prospetto (84), leggiamo che Sapri risulta annoverato nella Carta nautica detta ‘ Carta Pisana’ (fig.19 )(85)……E’ probabile che la presenza genovese nella zona, intorno ai primi decenni del ‘300, giustifichi la citazione dello scalo portuale di Sapri su moltissime carte nautiche dell’epoca. Infatti, nel 1320 a seguito delle lotte tra Roberto d’Angiò e Federico d’Aragona (Guerra del Vespro), Policastro fu ridistrutta da marinai di una flotta genovese al Comando di Corrado Doria: “terram Policastri expugnavit imporbe concremavit pariter et homines totaliter spoliavit”, e più tardi, nel 1324, lo stesso Roberto d’Angiò, permise che Policastro fosse ripopolata dagli stessi genovesi la cui colonia agli ordini di Bartolomeo Roveti” viveva secondo le consuetudini e gli usi delle leggi genovesi “(99).”. Alcune di queste carte nautiche in cui figura il porto di Sapri o il piccolo scalo marittimo di Sapri, sono elencate nel prospetto che Roberto Almagià (…), pubblicò nel suo ‘Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali’, capitolo tratto dal suo ‘Monumenta Italia Cartographica’, che pubblicò nel lontano 1929. A p. 68, del testo citato in “Appendice” possiamo leggere:

(Fig….) Prospetto tratto da Almagià R., Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in ‘Monumenta Italia Cartographica’, I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore, Appendice I, p. 68.
Nel 1290, il porto di Sapri sulla “carta Pisana”, la carta nautica più antica conosciuta
Pietro Ebner (…), parlando di Sapri in età Angioina, in proposito scriveva che: “Mancano notizie in età normanna ed angioina del villaggio e del suo approdo monopolizzato dal vicino e più importante porto di Policastro.”. Ebner, a p. 592, dice che per quanto riguarda Sapri, il ‘Cedolario’, rinvia a Policastro. Ma non è così come vedremo. Come ho già precedentemente detto, l’indagine geo-storica si può condurre anche attraverso l’indagine cartografica. Nell’“Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998, riguardo l’epoca Angioina e Sapri, in proposito scrivevo che: “Nell’interessante prospetto (84), leggiamo che Sapri risulta annoverato nella Carta nautica detta ‘ Carta Pisana’ (fig.19 )(85). L’Almagià in proposito così si esprimeva: ” il più antico monumento di (cartografia nautica medioe vale) giunto fino a noi,è così detta ‘Carta Pisana’, riprodotta per la parte che riguarda l’Italia nella tav.III,la quale è sicuramente di fattura genovese ( l’appellativo ‘pisana’ deriva dalla famiglia che la possedette ) ed appartiene al penultimo decennio del secolo XIII. Un prodotto che rappresenta la coordinazione dei rilievi dei mari onde si compone il bacino del Mediterraneo, fatto ad uso dei naviganti, con l’indicazione del contorno costiero, degli approdi,ecc..” (86). La ‘Carta Pisana’, il cui originale risale al 1290 circa, è di autore anonimo ed è conservato presso la Biblioteca Nazionale di Parigi. Le studiose De La Ronciere e Mollat Du Jourdin, che hanno recentemente pubblicato un bellissimo libro sui portolani, (87) da cui abbiamo tratto gran parte delle illustrazioni a colori che quì pubblichiamo, a proposito della ‘Carta Pisana’, così si esprimevano: “Disegnata a penna su un foglio in pergamena, questa prima carta nautica riesce a dare – con grande esattezza di proporzioni il tracciato delle coste e delle isole del bacino del Mediterraneo… Come tutti i documenti di questo tipo, i nomi dei porti sono scritti perpendicolarmente e all’interno della linea di costa, alcuni in nero (come ‘Sapra’), altri considerati più importanti, in rosso” (come Policastro). Abbiamo riprodotto l’immagine ingrandita, a colori, pubblicata da De La Ronciere, nella speranza che il toponimo di ‘Sapra’ fosse più leggibile.”. Il piccolo porticciolo e la baia naturale di Sapri, ebbero certamente un ruolo, sia pure secondario, rispetto a quello più importante del centro demaniale di Policastro (porto franco), nelle operazioni militari che si svolgeranno via mare durante la Guerra del Vespro (…), la guerra che fu combattuta proprio sulle nostre coste tra gli Angioini e gli Aragonesi. L’indagine toponomastica, condotta attraverso lo studio delle fonti e della cartografia manoscritta medievale, dei peripli, delle carte nautiche e portolani, identifica, sia pure solamente porto e non come un vero e proprio centro abitato quale è stato Policastro (segnato in rosso), Sapri, insieme a Palinuro, Maratea e Policastro, viene annoverato come luogo tra gli scali marittimi della nostra costa, segnati nelle carte nautiche esistenti più antiche che conosciamo come la ‘Carta Pisana’ (Fig….), risalente a forse prima del 1290 (…) (Fig….). Nella ‘Carta Pisana’, sotto i porti di Policastro, segnato in rosso ‘Panecastro, si può leggere il toponimo di Saprà o Sapra. La presenza dello scalo marittimo di Sapri sulla più antica carta nautica conosciuta e risalente proprio all’epoca della ‘Guerra del Vespro’ che fu combattura proprio sulle nostre coste, attesta che il centro marittimo di Sapri esisteva ed era perfettamente conosciuto. L’assenza sui registri angioini di un ‘portum’, o del feudo di Sapri, la sua assenza nei Registri Angioini che censivano la popolazione, dimostra che alla epoca, la guerra del Vespro, aveva fatto calare sensibilmente il numero degli abitanti del piccolo centro costiero, ma questa notizia, non dimostra affatto che il piccolo centro costiero di Sapri non esistesse al tempo del Regno angioino. Infatti, la presenza genovese nella zona, la presenza nella zona di uomini della Repubblica marinara di Genova, giustifica la presenza dello scalo portuale di Sapri o ‘Portum’ sulle prime carte nautiche o portolani manoscritti giunte fino a noi dall’epoca del Regno di Napoli angioino e, redatte da cartografi genovesi, pagati dalla Repubblica marinara di Genova che, all’epoca partecipava alle operazioni militari per la conquista del Regno di Napoli angioino (…). L’indagine toponomastica, condotta attraverso lo studio delle fonti e della cartografia manoscritta medievale, dei peripli, delle carte nautiche e portolani, identifica, sia pure solamente porto e non come un vero e proprio centro abitato quale è stato Policastro (segnato in rosso), Sapri, insieme a Palinuro, Maratea e Policastro, viene annoverato come luogo tra gli scali marittimi della nostra costa, segnati nelle carte nautiche esistenti più antiche che conosciamo come la ‘Carta Pisana’ (Fig….), risalente a forse prima del 1290 (…) (Fig….). Nella ‘Carta Pisana’, sotto i porti di Policastro, segnato in rosso ‘Panecastro, si può leggere il toponimo di Sapra. La presenza dello scalo marittimo di Sapri sulla più antica carta nautica conosciuta e risalente proprio all’epoca della ‘Guerra del Vespro’ che fu combattura proprio sulle nostre coste, attesta che il centro marittimo di Sapri esisteva ed era perfettamente conosciuto.
(Fig….) La ‘Carta Pisana’, esemplare conservato alla BNP (…).

(Fig….) Ingrandimento della carta nautica detta ‘Carta Pisana’ (Fig….), con il particolare delle coste tirreniche dell’Italia meridionale, tratta dal testo di Jerry Brotton (…).
‘Lo Compasso de navegare’, il più antico manuale nautico conosciuto, del XIII sec.

(Fig….) Codice Hamilton 396, pagina 17 r del Compasso de navegare, anonimo, gennaio 1296 (originale). Foto di Claudia Obrocki, 2017, su cortese autorizzazione per la pubblicazione delle immagini tratte dalla Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek di Berlino (Archivio Storico e digitale Attanasio)
L’esemplare più antico di portolano per il Mar Mediterraneo che conosciamo è ‘Lo Compasso de navegare‘ (4), realizzato da un autore anonimo, forse di origine italiana, e, scritto in lingua volgare medievale. Il più antico portolano conosciuto, denominato ‘Lo Compasso de navegare’, probabilmente realizzato in Toscana nello stesso periodo della guerra del Vespro e della partecipazione genovese alle operazioni militari (…). E’ il titolo di un’opera manoscritta in lingua volgare da un autore anonimo, che non si può però de- finire toscano, genovese o veneziano, essendo frequenti i vocaboli catalani, provenzali, arabi e bizantini. La scoperta di quest’opera medievale di estrema importanza per lo stu- dio della toponomastica e della cartografia medievale, è dovuta al suo scopritore, lo stu- dioso medievalista italiano Bacchisio Raimondo Motzo che scoprì e studiò il testo medie- vale contenuto all’interno del Codice Hamilton 396, ormai dimenticato dagli studiosi (…) e, conservato e custodito presso la Biblioteca dello Stato Prussiano di Berlino (oggi Bib- lioteca Municipale di Berlino, o Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek di Berlino (…) e, pubblicato nel 1947 dallo stesso Bacchisio R. Motzo (…) nell’opera che vediamo ( Fig….) (…).
‘Safri’ sulle antiche carte nautiche del XIII e XIV secolo
La notizia tratta dall’Antonini, che Mario Negro la chiamava ‘Safri’, ci viene confermata dai nostri studi ed approfondimenti sul caso. Attraverso lo studio toponomastico da noi condotto attraverso lo studio della cartografia medievale, sulle antiche carte nautiche, quì pubblicati (…), si è potuto accertare che il toponimo di ‘Safri’, figura su alcuni documenti antichi ed in particolare Sapri, viene annoverato con il toponimo di ‘Safri’ su alcune carte nautiche e su alcuni portolani. La citazione di un porto o di un approdo conosciuto di ‘Safri’, viene confermata dall’Almagià (…) che in un suo pregevole prospetto (…), elenca i toponimi o nomi dei porti presenti sulle più antiche carte nautiche e portolani conosciuti (Fig….) (…). L’Almagià, nel suo pregevole prospetto, afferma che il toponimo del porto di Sapri, trasformato in ‘Safri‘, figura nell’Atlante ‘Tammar-Luxoro’ (Fig….) (…).
Nel 1300, il porto di Sapri, nella carta dell’Italia della Cronaca Fra Paolino Minorita
Nell’“Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998, riguardo l’epoca Angioina e Sapri, in proposito scrivevo che: “Nel prospetto di Almagià “Toponomastica…etc”, ritroviamo un “Safri” in ben altre tre carte nautiche medioevali e più precisamente nella Carta d’Italia annessa alla Cronaca di Frà Paolino Minorita, ovvero il famoso Codice Vaticano Latino 1960 e 1980 (ancor prima della metà del secolo XIV )(fig. 24) (94);”. Il porto di Sapri o il toponimo che indica un luogo: Sapri, figura e viene annoverato tra i porti o approdi conosciuti sulla costa del Mare Tirreno dell’Italia. L’Almagià, in uno dei suoi studi del 1929 (…), pubblicava un’interessante prospetto sulla toponomastica medievale dell’Italia, attraverso alcune delle prime carte nautiche conosciute e, faceva notare come il toponimo di Sapri, insieme a Policastro (Policasta), Palinuro (Palanudo), Isola di Dino e Maratea (Maratea), figura tra le località costiere in alcune carte geografiche e nautiche medievali (3). E’ grazie anche agli studi dell’insigne esperto di cartografia e toponomastica medievale Roberto Almagià che, oggi possiamo affermare che il luogo o il porto di Sapri, fosse conosciuto nel XIII secolo. Nell’interessante prospetto dell’Almagià (3), ritroviamo l’antico toponimo di Sapri in ben altre tre carte nautiche medioevali. Secondo il prospetto dell’Almagià, l’antico toponimo di Sapri figura nella carta di ‘Fra Paolino’, in cui figura il toponimo di ‘Sapri’, successiva per datazione alle precedenti.

(Fig….) Carta dell’Italia annessa ad un Codice della Cronaca di Fra Paolino Minorita (secolo XIV), Codice Vaticano Latino 1960, pubblicata da Almagià (…).
L’Almagià, in un suo studio sulla toponomastica medievale (…), pubblica un interessante prospetto (Fig….)(…), dove elenca i toponimi che figurano in alcune antiche carte geografiche manoscritte ed in particolare i toponimi che figurano su questa carta lungo la costa tirrenica dell’Italia meridionale, all’altezza del Cilento e, del Golfo di Policastro, nell’elenco per questa carta l’Almagià dice che figurano i seguenti toponimi: Agpoli, cela, capo licosa, pisota, Palanudro, Policastro, Sapri, Maratea, dine, S. Nicolo, Scalea. A proposito di questa carta, dice l’Almagià: “Ma ancor prima della metà del secolo XIV un altro tentativo di combinazione di elementi desunti da carte nautiche con elementi desunti da altra provenienza veniva fatto con particolare riguardo all’Italia; se ne ha traccia purtoppo incompleta – in alcune carte annesse ad un codice della Cronaca di Fra Paolino Minorita, il famoso Codice Vaticano Latino 1960″ (2). Non abbiamo potuto esaminare de visu la carta in questione ma dal particolare tratto dal file digitale del Codice Vaticano Latino 1960 (Fig. 1), si legge chiaramente il toponimo di Sapri.

(Fig….) Carta dell’Italia annessa ad una Cronaca del sec. XIV, di Fra Paolino Minorita (…)
Sapri nelle carte nautiche del Vesconte
Come ho già precedentemente detto, l’indagine geo-storica si può condurre anche attraverso l’indagine cartografica. Nell’“Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998, riguardo l’epoca Angioina e Sapri, in proposito scrivevo che: “Sapri, figura in tre carte del cartografo genovese Petrus Vesconte. La prima carta nautica del “Mediterraneo centrale”, a colori, (fig. 21), la più antica carta nautica datata giunta fino a noi e porta la data del 1311. Questa carta tratta da un Atlante del Vesconte, datato 1313, si conserva alla Biblioteca Nazionale di Parigi (91). Altre due carte del Vesconte, che pubblichiamo in bianco e nero, in cui figura Sapri, sono quelle tratte dagli Atlanti veneziani (92) “Liber Secretorum Fidelium Crucis”, opera di propaganda per la ripresa della crociata, illustrata dal Vesconte e curata dal veneziano Marin Senudo Torsello (fig. 22) e l’altra (fig. 23) (93).”. L’Almagià, in uno dei suoi studi del 1929 (…)(Fig….), pubblicava un’interessante prospetto sull’antica toponomastica medievale dell’Italia, attraverso alcune carte nautiche medievali e, faceva notare come il toponimo di Sapri, insieme a Policastro (Panicastro), Palinuro (Palinudo), ecc…, figura tra le località costiere di alcune carte geografiche e nautiche medievali (…) (Fig….). E’ grazie agli studi dell’insigne esperto di cartografia e topo-nomastica medievale Roberto Almagià che, oggi possiamo affermare che il luogo di Sa-pri, fosse conosciuto nel medioevo. Nell’interessante prospetto dell’Almagià (…), leggiamo che l’antico toponimo dello scalo marittimo (o porto) di Sapri, figura in due carte del cartografo genovese Pietro Vesconte. Secondo il prospetto dell’Almagià (…) (Fig. ….), il toponimo di Sapri, figura come ‘Sapri’ in due carte del Vesconte, ovvero nella prima carta nautica datata (a.d. 1311) e firmata da Pietro Vesconte (Figg…..) e poi anche nella carta nautica dell’Atlante Vesconte-Senudo (Figg…..). Dalle nostre ricerche abbiamo appurato che il toponimo di Sapri, figura anche su un’altra carta nautica del Vesconte, datata 1318. Ma vediamo in particolare queste carte.
Nel 1311, il porto di Sapri nella carta nautica di Pietro Vesconte, la prima firmata e datata

(Fig….) Carta nautica o portolano “Mediterraneo orientale, del mar Nero e del mar d’Azov”, firmata da Pietro Vesconte e datata 1311, tratta da un’Atlante ‘Atlas’ di Pietro Vesconte. La carta è conservata ed appartiene all’Archivio di Stato di Firenze (A.S.F.), da cui è tratta l’immagine (…) (Archivio storico e digitale Attanasio)
Il cartografo genovese Pietro Vesconte, fu l’autore della prima carta geografica datata ed autografata, la prima carta nautica datata (a.d. 1311) e firmata giunta fino a noi è quella del “Mediterraneo centrale“, a colori (Fig….), di Pietro Vesconte. Essa si trova nell’Archivio di Stato di Firenze e reca la leggenda “Petrus Vesconte de Janua fecit istam certam anno Domini MCCCXI” ( anno domini 1311) (Fig….). La carta in questione è di cm. 48 x 61 (…). L’immagine illustrata, è tratta dall’Archivio digitale dell’Archivio di Stato di Firenze dove essa è conservata. Nel suo interessante prspetto, l’Almagià (…), riteneva che nella carta del 1311, figurasse lo scalo marittimo di Sapri.Dall’esame de visu della copia digitale (Fig. 2), che illustra le nostre coste, si vedono chiaramente i porti citati, tra cui quello di Sapri. Nel suo interessante prospetto, l’Almagià (…)(Fig….), elenca i toponimi che figurano su questa carta lungo la costa tirrenica dell’Italia meridionale, all’altezza del Cilento e, del Golfo di Policastro, si vedono i toponimi degli scali marittimi di ‘Sapri’, di ‘Licosa’ (Capo di punta Licosa), Pissota (Pisciotta), Palinudo (Palinuro), Panicastro (Policastro), Sapri ( Sapri), …..(2), Dino (Isola di Dino a Praja), Scalia (Scalea, segnato in rosso come per Policastro) (Fig….).

(Fig….) “Mediterraneo orientale, del mar Nero e del mar d’Azov”, del 1311, di Pietro Vesconte – particolare delle nostre coste dove si vede chiaramente scritto il porto di Sapri
Nel 1313, il porto di Sapri nella carta nautica di Pietro Vesconte
Un’altra delle carte nautiche o portolani di Pietro Vesconte, è la bellissima carta del “Mediterraneo centrale”, dove figura lo scalo marittimo di Sapri,è la carta tratta dal testo di De La Ronciere A. M., M. Mollat Du Jourdin (Figg. 4-5) (13). Si tratta di una carta tratta da un’altro Atlante di Pietro Vesconte, datato 1313 che, si conserva alla Biblioteca Nazionale di Parigi (Fig. 4). Essa è la tavola n. 5 del “Mediterraneo centrale ” firmata e datata da Pietro Vesconte (a.d. 1313) e, contenuta nel suo primo ‘Atlas’ (13). A proposito di questa carta De La Ronciere dice: “L’Atlante del 1313 è il più antico tra quelli disegnati da Petrus Vesconte, ed è il primo del genere giunto fino a noi….La tecnica usata presenta una evidente analogia con quella usata nella ‘Carta pisana’, tranne lievi differenze.”. Si tratta di una carta manoscritta e miniata a colori, importantissima per i toponimi che ivi figurano. Come si vede chiaramente rappresentato nell’immagine che pubblichiamo (Fig. 4), lungo la costa tirrenica dell’Italia meridionale, all’altezza del Cilento e, del Golfo di Policastro, si vedono i toponimi degli scali marittimi di ‘Sapri’ o ‘Portum’, Cauo de Licosa (Capo Licosa), Palanuda (Palinuro), Panicastro (Policastro), Dino, Scalea. Lo scalo marittimo di ‘Sapri‘ è di colore nero, mentre Panicastro e Scalea che all’epoca erano due importanti scali marittimi e porto franco, sono segnati con il colore rosso (Fig. 4-5).

(Fig….) Carta n. 5 del “Mediterraneo centrale”, dell’Atlas di Pietro Vesconte datato 1313 e, pubblicato a Genova, ed attualmente conservata alla Biblioteca Nazionale di Parigi (…).

(Fig….) Carta n. 5 del “Mediterraneo centrale”, dell’Atlas di Pietro Vesconte datato 1313, ingrandimento della costa tirrenica in cui si vede chiaramente il porto di Sapri, Panicastro e Dino (…).
Nel 1318, il porto di Sapri in un Atlante del Vesconte datato

(Fig….) Carta del ‘Mediterraneo centrale’ tratta dall’Atlas di Pietro Vesconte del 1318.
Vesconte lavorò a Venezia e realizzò nel 1318 due atlanti nautici, attualmente conservati al Museo Correr e alla Biblioteca Imperiale di Vienna. L’Atlante del 1318 realizzato a Ve-nezia è composto da 7 fogli datati e firmati da lui (Port 28), conservato al Museo Carrer di Venezia. Tra i n. 7 fogli o tavole, vi sono le tavole n. 4 e n. 5 del “Mediterraneo centrale”, dove figura il toponimo dello scalo marittimo di ‘Sapri’. Nella Fig. 10, pubblichiamo l’in-grandimento della bellissima carta nautica “Mediterraneo centrale”,dell’Atlante del Ve- sconte datato 1318 e, dove si legge chiaramente il toponimo dello scalo marittimo di Sa- pri. L’immagine (Fig. 10 – ingrandimento della Fig. 9) è tratta da un’immagine pubblicata da Schuler (16), contenuta in un altro suo Atlante, firmato e datato 1318, i cui unici esem-plari conosciuti si trovano conservati nel Museo Correr a Venezia e le altre sono (di n. 10 tavole (MS 594) ), oggi conservato nella Biblioteca Nazionale di Austria a Vienna (Osterreichische Nationalbibliothek). L’Atlante Correr, di Pietro Vesconte, è composto da 7 carte nautiche raffiguranti parti del “portolano normale” delineate su pergamena incollata ad un supporto di legno dello spessore di mm 3 che presenta, sui lati minori, un piccolo foro in prossimità del dorso, traccia di una possibile legatura. Le carte nautiche conpongono l’Atlante sono orientate con il sud verso l’alto. La carta o tavola n. IV “Mediterraneo cen-trale (sud) (Fig…..), carta nautica manoscritta e miniata, datata 1318 e contenuta nell’Atlante (Atlas) del Vesconte, detto ‘Atlante Correr‘, conservato al Museo Correr di Venezia. In questa carta, si legge il toponimo di Sapri che viene annoverato tra le località costiere dell’Italia Meridionale (Fig…..).
Nel 1325, il porto di Sapri in un Atlante di Vesconte-Senudo
Sempre nel prospetto dell’Almagià (…), vi sono segnalate altre due carte nautiche redatte da Pietro Vesconte, in cui figura Sapri e, sono quelle tratte dagli Atlanti veneziani “Liber Secretorum Fidelium Crucis“, di Vesconte-Senudo, del 1325.

(Fig….) L’atlante “Liber Secretorum Fidelium Crucis“, di Vesconte-Senudo del 1325
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(Fig…..) L’Italia nell’Atlante “Liber Secretorum Fidelium Crucis“, di Vesconte-Senudo del 1325 – particolare delle nostre coste (…).
Opera di propaganda per la ripresa della crociata, illustrata dal cartografo genovese Pietro Vesconte e curata dal veneziano Marin Sanudo Torsello. Il Kretshmer, ha accertato che “tutte le carte nautiche allegate al Liber Secretorum Fidelium Crucis di Marin Senudo sono di provenienza viscontea; esse sono sostanzialmente identiche a quelle dell’Atlante conservato nella Biblioteca Vaticana (Codice Palatino 1362), che porta la firma del Vesconte e la data del 1320.”. La prima è del 1321 circa ed è tratta dal Liber Fidelium di Sanudo ed è conservata alla Biblioteca Apostolica Vaticana (Fig….) è il Codice Vaticano Latino 2972, tratta da Almagià (14) – Mapamundi più atlante di cinque fogli, senza data ma firmati dal Vesconte, il Liber secretorum di Marin Sanudo (parzialmente perso) appartenenti al Codice Palatino Lat. 1362 A) alla Biblioteca Apostolica Vaticana nella Città del Vaticano (2. Mar nero, Egeo 3, 4. Palestina e Mediterraneo orientale. 5. Adriatico e dell’Africa settentrionale, occidenta- le e settentrionale dell’Atlantico 6. Mediterraneo).
Nel 1325, il porto di Sapri o ‘Safri‘, in una carta nautica di Angelino Dalorto
Come ho già precedentemente detto, l’indagine geo-storica si può condurre anche attraverso l’indagine cartografica. Nell’“Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998, riguardo l’epoca Angioina e Sapri, in proposito scrivevo che: “Nel prospetto di Almagià “Toponomastica..”, ritroviamo un “Safri” in ben altre tre carte nautiche medioevali e più precisamente nella Carta d’Italia annessa alla Cronaca di Frà Paolino Minorita, ovvero il famoso Codice Vaticano Latino 1960 e 1980 (ancor prima della metà del secolo XIV )(fig. 24) (94); nella Carta nautica di Angelino De Dalorto (Dulcert) (fig. 25), che risale al 1325, il più antico cartografo da noi conosciuto dopo il Vesconte, anch’egli genovese come ha dimostrato il Magnaghi (95).”. Troviamo Sapri anche in una carta nautica o portolano, che risale al 1325 (Fig….), di Angelino De Dalorto (Dalorto), il più antico cartografo da noi conosciuto dopo il Vesconte, anch’egli genovese, come ha dimostrato il Magnaghi (…). Questa carta manoscritta, è conservata presso la Biblioteca del Principe Corsini a Firenze (Fig. 2). Nel 1887 era stata infatti scoperta a Firenze una carta sicuramente italiana, del 1325 o 1330 (la data in numeri romani non è chiaramente leggibile), di cui l’autore era stato con difficoltà individuato in Angelino Dalorto o Dalorco, dal paese ligure di Orco Feglino: la somiglianza fra le due carte induceva a considerarle opera dello stesso cartografo. Il nome del cartografo è lo stesso ed è un nome tipicamente ligure; L’iscrizione della carta italiana del 1325 è del tutto simile a quella della carta Dulcert (Fig….).

(Fig….) Portolano del Mediterraneo di Angelino Dalorto del 1325, conservato a Firenze (…)
Nel 1339, il porto di Sapri o ‘Safri’ nella carta nautica di Angelino Dulcert

(Fig….) Carta nautica “Dal mar Baltico al mar Rosso”, di Angelino De Dalorto, del 1339
Nell’interessante prospetto dell’Almagià (3), ritroviamo nella carta del ‘Dalorto‘ l’antico toponimo di Sapri, trasformato in ‘Safri’ (Fig. 3) (3). Si tratta dell’altra carta datata del cartografo Angelino Dalorto, dove pure figura ‘Sapri’, trasformato nel toponimo di ‘Safri’ (…). La carta di cui parliamo è quella che reca il nome Angellino Dulcert datata 1339, conservata nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Alcuni ritengono che si tratti sempre del genovese Angelino Dalorto, emigrato a Maiorca dove avrebbe fondato un’officina carto- grafica. Questa carta, dove figura ‘Sapri’, del 1339 (Fig….) è tra i primissimi documenti cartografici medievali. Scrive il De La Ronciere (…) in proposito: “Dal punto di vista della storia della cartografia, gli abitanti di Maiorca non sono da meno dei Genovesi. La prima carta eseguita precisamente a Maiorca è quella di Angelino Dulcert, che risale al 1339. Porta la firma in latino sul margine orientale, ai piedi dell’Imperatore Usbech: “hoc opus fecit Angelino Dulcert ano MCCCXXXVIIII de mense Augusti in civitate maioricharum”. Sembrerebbe quindi un capolavoro di origine maiorchina. Tuttavia gli studiosi hanno dibattuto per oltre mezzo secolo sulla questione della nazionalità dell’autore. L’iscrizione della carta italiana del 1325 è del tutto simile a quella della carta Dulcert datata 1339 di Fig….. Su quest’ultima compare una scritta che esprime un elogio all’Italia, definita ‘gran- de tra tutte le altre regioni‘ e sembra poco verosimile sia scritto da un artefice maiorchi- no. La carta del Dulcert, conservata a Parigi (Fig….) è composta da 2 fogli in pergamena manoscritti e miniati, uniti in un unica carta, 750 x 1020 mm (Fig…..). Nell’interessante prospetto dell’Almagià (…), ritroviamo nella carta del ‘Dalorto’, che insieme all’originario toponimo di Safri, figurano i toponimi di Palinudi (Palinuro), Foresta (?), Policastro, Maratia, Tim, ecc….(…). Noi non abbiamo esaminato de visu le due carte in questione, ma il prospetto dell’Almagià (…), ci conferma la scritta di un ‘Safri’. Il toponimo di ‘Safri’ è riportato in nero mentre quello vicino di Policastro viene riportato con il colore rosso.
Nel 1333, Sapri nella carta nautica o portolano di Giovanni di Mauro da Carignano

(Fig….) “Tabula del Mediterraneo” di Giovanni di Mauro da Carignano del 1333 (Archivio Storico Attanasio)
Nell’“Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998, riguardo l’epoca Angioina e Sapri, in proposito scrivevo che: “Interessante è la carta di Giovanni da Carignano, che è dei prossimi decenni del XIV secolo (1300 ?) (90).”. Altro reperto cartografico dei primi del XIV secolo è la Carta nautica del “Mar Mediterraneo, del mar Nero e del mar Baltico fino al golfo di Finlandia”, datata 1333, del genovese Giovanni di Mauro da Carignano (Fig. 1)(2). Purtroppo questa bellissima carta corografica firmata da Giovanni di Mauro da Carignano, risalente forse ai primi anni del 1300, si conservava nell’Archivio di Stato di Firenze fino al 1929 quando la pubblicava Almagià (2) e Mori (2), è andata persa in occasione dell’ultimo conflitto mondiale. Giovanni da Carignano era Padre superiore (Rettore) della chiesa del Monastero di S. Marco a Genova, dal 1306 al 1314. Morì nel 1344 e la sua carta reca l’iscrizione attestante la sua paternità della carta (Fig. 1). Contemporaneo di un altro famoso cartografo genovese, Pietro Vesconte (il quale era in contatto con il veneziano Marino Senudo): entrambi firmavano le proprie mappe, modificando la tradizione all’anonimato diffusa fino ad allora. La firma di Giovanni si trova in corrispondenza del mar Baltico: «Presbiter Joannes Rector sancti Marci de portu Janue me fecit» (il prete Giovanni, rettore di san Marco al molo in Genova, mi realizzò). L’opera cartografica grazie alla quale si deve la sua fama è una carta nautica (carta – portolano) che supera i tradizionali confini delle mappe analoghe proponendosi come descrizione di tutta l’ecumene conosciuta, compreso Baltico, Asia ed Africa (Fig. 1). L’importante documento non è più consultabile, essendo stato distrutto nel 1943 durante un bombardamento a Napoli dove era esposto: precedentemente era stato conservato presso la Biblioteca Nazionale di Firenze. Sono disponibili alcune riproduzioni fotografiche, purtroppo datate e di qualità insoddisfacente. Almagià (2), a proposito della carta di Giovanni di Mauro: “3- I più antichi documenti della cartografia corografica d’Italia – Già la nota carta di Giovanni da Carignano ricorda al sua precedente – che è certo dei primissimi decenni, forse dei primi anni del secolo XIV, e rappresenta oltre al bacino del Mediterraneo; essa non è peraltro già più una carta nautica pura e semplice, perchè, come vedremo in seguito, dà già anche per l’Italia, alcune indicazioni sulle parte interne; ecc…..Il disegno delle coste italiane è già di gran lunga migliore della Carta Pisana e si avvicina molto al tipo che diverrà poi il più comune. La carta, che si conserva nell’Archivio di Stato di Firenze, è stata più volte riprodotta.” (Fig….).
Nel 1350, lo scalo marittimo di ‘Safri’ nell’Atlante Tammar-Luxoro del XIII o inizi XIV secolo

(Fig….) Carta nautica del “Mediterraneo centrale” tratta dall’Atlante Tammar-Luxoro, Tavv. III e IV. Di autore ignoto, dei primi del XIV secolo (3), conservato alla Biblioteca Civica Berio di Genova.
Nell’“Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998, riguardo l’epoca Angioina e Sapri, in proposito scrivevo che: “Sapri risulta annoverato anche nel così detto Atlante Tammar-Luxor, tra i più antichi documenti della cartografia nautica che conosciamo, da collocarsi nella prima metà del secolo XIV (96);.”. Sapri risulta annoverato con il toponimo di Safri in uno dei più antichi documenti della cartografia nautica che si conosce, il così detto Atlante Tammar-Luxor, così chiamato dal cognome del suo scopritore, il Prof. Tammar Luxoro (uno dei riformatori dell’Accademia Ligustica di Belle Arti, di famiglia ricca genovese), che lo scoprì tra le carte di famiglia, nel 1861. Il Tammar Luxoro Atlas o Atlante Luxoro, è di autore ignoto ed è uno dei più antichi cimeli di cartografia nautica che si siano conservati in tutto il mondo. E’, da collocarsi alla fine del secolo XIII, o ai primi anni del secolo XIV (…); Il Tammar Luxoro Atlas o Atlante Luxoro, è di autore ignoto ed è una raccolta anonima di portolani italiani, com- posto da otto piccole tavole (tabulae), di fogli membranacei a colori manoscritti, mm. 226 x 155. Attualmente è conservato presso la Biblioteca Civica Berio a Genova (…). L’autore è sconosciuto. Alcuni ritengono che il suo autore sia Pietro Vesconte mentre altri pensano sia stato realizzato da Francesco de Cesanis di Venezia. (…).

(Fig….) Particolare tratto dalla Carta nautica del “Mediterraneo centrale” tratta dall’Atlante Tammar-Luxor(o), Tav. IV. Ingrandimento con i toponimi dei porti lungo la nostra costa tirrenica. Si vede, dopo ‘Panicastra‘ (Policastro), ‘Safri’ (…).
L’Almagià (…), scrive in proposito a p. 22: “Tra i più antichi documenti della cartografia nautica si annovera di solito anche il così detto Atlante Tammar-Luxoro. Anche questo Atlante è tuttavia certamente da collocarsi nella prima metà del secolo XIV. “. Dall’Almagia (…)(Fig….) e dal Desimoni (….), nella “coste napolitane, terre di lavoro e principati” (…), vengono elencati i toponimi riportati nell’antico testo e nella carta allegata che illustra le coste dell’Italia meridionale, nella sezione A della ‘Tavola quarta‘ (Fig…..), figurano i toponimi di “Safri” (Sapri), Capo de Licosa, Palinuo (Palinuro), Panicastra (Policastro), Foresta (Bosco), Safri (Sapri), Malatri (Maratea), Tim (Isola di Dino), San Nicolo, Scallia (Scalea, scritto in rosso perchè importante). La Tav. IV (dx) è quella dove si vedono i centri costieri della costa tirrenica dell’Italia e dove figura il centro costiero di ‘Safri‘ (…). I toponimi elencati dal Desimoni (…) e dall’Almagià (…), li confermo in quanto, ho esaminato de visu la fotoriproduzione della (Figg…..) che ho ottenuto dalla Biblioteca Civica di Berio su gentile concessione del Comune di Genova.

(Fig….) Particolare tratto dalla Carta nautica del “Mediterraneo centrale” tratta dall’Atlante Tammar-Luxoro, Tav. IV. Ingrandimento con i toponimi dei porti lungo la nostra costa tirrenica. Si vede, dopo ‘Panicastra‘ (Policastro) ‘Safri’.

(Fig….) Pagina 65 dell’Atlante Tammar Luxor (o), illustrato da Desimoni e Belgrano (…).
Nel 1375, il porto di Sapri nell’Atlante Catalano di Carlo V
Come ho già precedentemente detto, l’indagine geo-storica si può condurre anche attraverso l’indagine cartografica. Nell’“Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998, riguardo l’epoca Angioina e Sapri, in proposito scrivevo che: “Ritroviamo Sapri, nella “carta nautica del Mediterraneo” dell’Atlante Catalano di Carlo V, della prima metà del secolo XIV. (98). E’ probabile che la presenza genovese nella zona, intorno ai primi decenni del ‘300, giustifichi la citazione dello scalo portuale di Sapri su moltissime carte nautiche dell’epoca. Infatti, nel 1320 a seguito delle lotte tra Roberto d’Angiò e Federico d’Aragona (Guerra del Vespro), Policastro fu ridistrutta da marinai di una flotta genovese al Comando di Corrado Doria: ” terram Policastri expugnavit imporbe concremavit pariter et homines totaliter spoliavit”.”. In un mio precedente studio (…), in proposito scrivevo che: “Ritroviamo Sapri chiaramente menzionato anche sulla ‘carta nautica del Mediterraneo’..” (fig….) (…). Si tratta della ‘carta nautica del Mediteraneo’ dell’Atlante Catalano di Carlo V, della prima metà del secolo XIV, carta nautica spagnola, del cosiddetto “Atlante catalano” – anonimo e non datato ma attribuito ad Abramo Cresques (…), cartografo ebreo operante a Maiorca (Scuola Maiorchina) verso il 1375 – forse commissionato dalla Casa d’Aragona per farne omaggio a Carlo V di Francia (Fig….).

(Fig….) Atlante Catalano di Carlo V di Abramo Cresques (…), della metà del XIV secolo
Note bibliografiche:
(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, Dicembre 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino F., La Lucania del Barone Antonini, stà in ”I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998; si veda pure: ‘Le più antiche carte dell’Italia annesse ai più antichi codici greci conosciuti’, stà sulla rivista web ‘Zedinfo’, curata da Tonino Pitarresi, Palermo, ed. ZED, Gennaio 2018, consultabile collegandosi a: http://www.zedinfo.it/?p=9840

(Fig….) Attanasio Francesco, Sapri, incursioni nella notte dei tempi, stà nella rivista ”I Corsivi”, n. 12, Sapri, Dicembre 1987, pp. 9-10
(2) Natella P. Peduto P., ‘Pixous – Policastro’, estratto dalla rivista dell’I.G.M. ‘L’Universo’, ed. I.G.M. Firenze, Anno LIII, n. 3, Maggio-Giugno 1973, p. 512 e s. (Archivio Storico Attanasio)
(3) Volpe F., Il Cilento nel secolo XVII, ed. Ferraro, Napoli, 1981 (Archivio Storico Attanasio)
(4) (Fig….) L’immagine illustra un particolare tratto dalla carta corografica manoscritta ed inedita “Principato Citra – Regno di Napoli”, da me scoperta e conservata all’Archivio di Stato di Napoli – Sezione ‘Diplomatica-Politica’, tratta dalla ‘Raccolta di piante e disegni‘, C. XXXII, n. 2, ove sul retro è scritto ‘1756’ (?), sec. XVIII, Principato Citra, Regno di Napoli, copia, conservata presso la Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi, fatta riprodurre da Ferdinando Galiani.“. Sul retro della riproduzione in b/n, da me richiesta nel 1981 ed eseguita all’Archivio di Stato di Napoli, è impresso il timbro dell’ufficio Sezione Fotoriproduzione dell’ASN, lavoro n. 9124, del 16-5-81, come dall’immagine di Fig. 4 che illustra la segnatura. Recentemente ho chiesto ed ottenuto dall’ASN, la fotoriproduzione digitale dell’originale a colori della carta in questione che ci è pervenuta recentemente e che volentieri ripubblichiamo; la segnatura della carta in questione conservata all’Archivio di Stato di Napoli è: “Raccolta di piante e disegni, (Cartella) C. XXXII, n. 2”. Sulle mappe aragonesi all’Archivio di Stato di Napoli, hanno scritto il Blessich, op. cit. (4) e il Valerio, op. cit., in un suo pregevole saggio. Riguardo una delle quattro mappe esistenti all’ASN, il Valerio scrive: “Fig. 4. Gan car<ta> del<l>a Calabria meridionale: <Fa>tta lucidare sopra <se>i pergamene antiche esistenti in Francia, per <or>dine del re, dall’a<bbate> Ferdinando Galiani <segre>tario regio: <mdcc>lxvii. Ms. a inchiostro nero e carminio su piú fogli giuntati di carta leggera oleata, incollato su supporto cartaceo; 93,4 ×65,5 cm (dimensioni del supporto); scala 1:120.000 ca. Napoli, Archivio di Stato, cart. XXXI, nº 20.”. Nel suo recente saggio del 2016 di Valerio, non viene pubblicata ne viene citata la nostra carta, mentre invece viene citata un’altra simile carta sempre conservata all’ASN, contenuto nella cart. XXXI, n° 15 e n° 20, simile alle carte e Disegni conservati nella Bibliotéque Nationale a Parigi (BNF), GE AA 1305/4. 3. Collegandoci al sito della Biblioteque National de France, consultando nel catalogo generale la collocazione GE AA 1305, leggiamo che vi sono delle carte conservate: “Partie du royaume de Naples, comprenant la Terre d’Otrante avec Brindisi, Bari, la Basilicate, la principauté citérieure avec Salerne, XVIIe s.” che non sono consultabili on-line. Esse sono conservate el Magazzino Richelieu – Tolbias – Cartes et Plans – Sala R, carte manoscritte: ‘Incommunicable pour raison de conservation’.

(4)(Fig….) Ricevuta dell’Archivio di Stato di Napoli, per la fotoriproduzione in b/n (da me richiesta nel 1981) della carta illustrata in Fig…. (poi, solo recentemente fatta riprodurre digitalmente a colori). Sul retro è impresso il timbro dell’Ufficio Sezione Fotoriproduzione dell’ASN, lavoro n. 9124, del 16 maggio 1981
(5) (Figg….) “…Cedola de focolaribus que inveniuntur diminuta per collationem factam: “, datato 1 Dicembre 1271, era conservato al Grande Archivio di Napoli, oggi Archivio di Stato di Napoli. E’ un documento d’epoca Angioina, “….in cui si enumerano i fuochi dei feudi la cui popolazione era diminuita”. Il documento Angioino è stato citato da Del Mercato P.F., Infante A. (…), Cilento, uomini e vicende, ed. Reggiani, Salerno, 1980, pp. 39-40 (vedi note (25). Il Del Mercato, dice a p. 39, nota (25) che il documento era conservato all’Archivio di Stato di Napoli: ” documento tratto dai registri della Cancelleria Angioina datato 1271, ecc..: Cancelleria Angioina, registro XXXI, P. 236.”. Il documento è stato pubblicato anche dal Carucci C., Codice diplomatico salernitano del secolo XIII, (…), vol. I, ovvero ” 1201-1281- Salerno durante la dominazione sveva e quella del primo angioino – a cura di Carlo Carucci”, Subiaco, editrice dei Monasteri, 1946, p. 400 e 401, che postillava a p. 400 che era stato tratto da Minieri-Riccio che a sua volta l’aveva tratto da “Napoli. Archivio di Stato. Reg. Ang. n. 13, fol. 187 e 187 b, in Minieri Riccio, p. 41”. Minieri-Riccio (…), op. cit. p. 41 e s., pubblica il documento a p. 41 sotto “Anno 1271, indizione 15°, dal 1 Settembre 1271 al 31 Agosto 1272”, e che nella sua nota (172), a p. 118, postillava che il documento era così collocato: “Reg. 1272 A. n. 13 fol. 186-187 t.”. Purtroppo, questo documento angioino non esiste in originale. Gli autori come il Minieri Riccio o il Filangieri, hanno pubblicato, solo la loro trascrizione integrale che è quella che ci resta. Purtroppo, la documentazione angioina è stata distrutta durante gli eventi bellici del 1943. Non sappiamo se fosse possibile ottenere la riproduzione dell’originale. È in corso la ricostruzione dei registri e dei fascicoli: per ulteriori informazioni si rimanda alla pagina del patrimonio nella home page dell’Archivio di Stato di Napoli, digitando nel campo di ricerca la voce “Ricostruzione angioina”. Riguardo i Registri Angioini all’Archivio di Stato di Napoli, i Registri di Carlo I d’Angiò, si veda Filangieri R., I registri della Cancelleria angioina ricostruiti, vol. I, a cura di R. Filangieri, Napoli 1950, reg. VI, 427 p. 299; si veda pure: Dierreu Paul, Les Archives Angevines de Naples, etude sur les Registres du Roi Charles I (1265-1285), par Paul Durrieu, Tomo I, Paris, ed. E. Thorin, 1886.
(6) Almagià R., Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in “Monumenta Italia Cartographica”, I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore, Appendice I, pp. 67, stà in ‘Coste liguri e tirreniche della penisola’, pp. 67-68.
(7) (Fig….) ibidem, questa carta riprodotta nel testo di Almagià R., op. cit., tav. III, p. 3, crediamo fosse riportato ‘Sapra‘ e non ‘Saprì‘. Quì pubblico la tratta dal testo di De La Ronciere A. M. , M. Mollat Du Jourdin, I portolani, carte nautiche dal XIII al XVII secolo, ed. Bramante, Milano, 1992, tav. 1 a colori (Archivio Storico Attanasio)
(…) (Figg…..) tratta da Brotton J., Le grandi mappe, ed. Gribaudo, 2014, pagg. 52, 53

(8) Ebner P., Chiesa, baroni e popoli del Cilento, ed. di Storia e Letteratura, Roma, 1982, vol. II, pp. 591, 592. Si veda pp. 538 e s. su Policastro; si veda pure vol. I, p. 592-593; si veda pure dello stesso autore: Economia e società nel Cilento medievale, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1979, vol. I-II.
(9) Schmiedt Giulio, ‘Antichi porti d’Italia – Gli scali Fenicio-punici – I porti della Magna Grecia’, pubblicato nella rivista dell’I.G.M. “L’Universo”, ed. I.G.M., Firenze, 1975, p. 78-79 (Archivio Storico Attanasio)
(10) Bacchisio Raimondo Motzo, Il Compasso da Navigare, Opera italiana della metà del secolo XIII, Cagliari, Annali della facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Cagliari, VIII, 1947, p. 166.
(11) (Fig. 4) Carta del Mediterraneo, tratta dall’Atlante Catalano del 1375 (circa), donato al Re di Francia Carlo V, Conservata presso la Biblioteca Nazionale di Parigi e riprodotta dal Mazzetti (Mazzetti E., op. cit., vol. I, Tav. I), Parigi, B.N.P.., Ms espanol 30.

(12) Carucci C., ‘Codice diplomatico salernitano del XIII secolo’, Subiaco, editrice dei Monasteri, 1934 XII, si veda vol. I, p. 223 e p. 236, dai seguenti titoli: il vol. I ha il titolo: “1201-1281 Salerno durante la dominazione Sveva e quella del primo angioino/a cura di Carucci Carlo” (“a. 1201-1281”), p. 400 e 401 (Archivio Storico Attanasio – copia digitale. Le immagini del raro libro, il volume I del Carucci, sono tratte da un testo posseduto dalla Biblioteca “Nisi” del Comune di Sala Consilina e su gentile concessione del dott. Esposito). Il vol. II, ha il seguente titolo: ‘La Guerra del Vespro Siciliano nella frontiera del Principato’, vol. II, Subiaco, ed. Premiata Tipografia dei Monasteri, 1934, XII. Il vol. III ha il seguente titolo: ‘Salerno dal 1282 al 1300, a cura di Carlo Carucci, e con introduzione di Corrado Barbagallo, Subiaco, ed. Premiata Tipografia dei Monasteri, 1946. Il vol. IV ha il seguente titolo: ‘Codice Diplomatico Salernitano del secolo XIV’, Subiaco, 1934, vol. II, pp. 50-51; si veda pure, parte II, Tip. Jannone, Salerno, 1950 (Archivio Storico Attanasio); si veda pure: Carucci Carlo, La Provincia di Salerno dai tempi più remoti al tramonto della fortuna Normanna – economia e vita sociale, Salerno, ed. “il Tipografo Salernitano”, 1922, si veda ristampa ed. Ripostes, Salerno, 1994.
(13) Del Mercato P.F., Infante A., Cilento, uomini e vicende, ed. Reggiani, Salerno, 1980, pp. 39-40 (vedi note (24-25). Nella sua nota (25), a p. 39, postilla che il documento era conservato all’Archivio di Stato di Napoli: ” documento tratto dai registri della Cancelleria Angioina datato 1271, ecc..: Cancelleria Angioina, registro XXXI, P. 236.”. Ho scritto era perchè purtroppo la documentazione angioina è stata distrutta durante gli eventi bellici del 1943. Non sappiamo se fosse possibile ottenere la riproduzione dell’originale. È in corso la ricostruzione dei registri e dei fascicoli: per ulteriori informazioni si rimanda alla pagina del patrimonio nella home page dell’Archivio di Stato di Napoli, digitando nel campo di ricerca la voce “Ricostruzione angioina”.
(14) (Fig…..) l’immagine è tratta dalla carta nautica più antica conosciuta: la ‘Carta Pisana’, l’ingrandimento ed il particolare delle coste tirreniche dell’Italia meridionale, tratta dal testo di Jerry Brotton, Le grandi mappe, editore Gribaudo, 2014, pagg. 52, 53 (Archivio Storico Attanasio)
(15) Silvestri Alfonso, ‘La popolazione del Cilento nel 1489’, a cura della ‘Società Salernitana di Storia Patria’ – Fonti II – Salerno, 1956 e, l’edizione del 1965; si veda pure: Silvestri Alfonso, Aspetti di vita economica nel Cilento alla fine del Medioevo, Società Salernitana di Storia Patria, ed. Pietro Laveglia, Nocera Inferiore, 1989 (Archivio Storico Attanasio)

(…) Pasanisi Onofrio, La costruzione generale delle torri marittime ordinata dalla Real Corte di Napoli nel sec. XVI, Napoli, 1926, stà in AA.VV. ‘Studi di Storia Napoletana in onore di Michelangelo Schipa’, ed. I.T.E.A., Napoli, 1926 (Archivio Storico Attanasio); dello stesso autore si veda: Pasanisi Onofrio, Don Sancio Martinez de Leyna e le torri marittime della Molpa e Palinuro, stà in ‘Arcivio Storico per la Provincia di Salerno’, Anno II, della nuova serie, Fasc. IV, Ottobre-Dicembre 1934, XIII, ip. Lorenzo Barca, Napoli, 1935, XIII (Archivio Storico Attanasio); si veda pure dello stesso autore: O. Pasanisi, I capitoli di Torre Orsaia concesi dal vescovo di Policastro, stà in “Arch. stor. prov. di Salerno” fasc. 1, 1935, p. 32 e sgg.. (Archivio Storico Attanasio)

(…) Pasanisi Onofrio, La Regione Salernitana dal principio del XV alla fine del XVII secolo, Salerno, Tip. F.lli Jovane, 1935 – XIII (Archivio Storico Attanasio)
(…) Santoro L., Le torri costiere della Campania, stà in “Napoli nobilissima”, 1967, vol. VI

(16) Vassalluzzo M., ‘Distribuzione demografica sulla costa Cilentana dal XV al XX secolo e suoi aspetti sociali’, Cap. V, p. 207 e s., stà in ‘Castelli, Torri e Borghi della Costa Cilentana’, ed. Econ, Castel S. Giorgio (SA), 1975 (Archivio Storico Attanasio)
(17) Vassalluzzo M., op. cit. (16), p. 228.
(…) Archivio di Stato di Napoli, Sez. Amm.va, Registri Torri, Castelli, ordinati dal Prof. Cisternino; per le Torri e l’anno 1594, vedi: Archivio di Stato di Napoli, carta 41, vol. 104, Real Camera della Sommaria, Diversi, I numerazione.

(18) Gaetani R., La fede degli avi nostri, o ricordi storici della Chiesa di Torraca, Roma, Tip. sociale Polizzi e Valentini, 1906 (Archivio Storico Attanasio) o si veda pure la ristampa anastatica a cura di Gaetani Rossella, ed. Galzerano, pp. 151, 152, 153, 154. In particolare il Gaetani, a p. 152 e 153, ne parla, traendo dette notizie dal Di Luccia (…) che cita. Il Gaetani, a p. 154, alla nota 4 (nota 1), cita il documento “Platea di beni e Rendite della Badia di S.Giovanni a Piro: 1695-96“ (5). Si veda pure dello stesso autore: L’antica bussento, oggi Policastro-Bussentino, la sua prima sede episcopale, studio storico-critico del sacedote Rocco Gaetani, Roma, tipografia Befani, 1882, estratto dal periodico ‘Gli Studi in Italia, An. V, fasc. III, vol. I; Si veda pure: Gaetani Rocco, Mannelli Luca, Notizie di Policastro Bussentino dalla storia lucana del Mannelli /pubblicate la prima volta dal manoscritto pel sac. Gaetani Rocco, ed. L. De Bonis, 1880. Si veda pure: Gaetani R., L’antica bussento, oggi Policastro-Bussentino, la sua prima sede episcopale, studio storico-critico del sacedote Rocco Gaetani, Roma, Tip. Alessandro Befani, 1882, estratto dal periodico ‘Gli Studi in Italia’, An. V, fasc. III, vol. I, pp. 366-385 (Archivio Attanasio); si veda pure: Gaetani Rocco, Mannelli Luca, Notizie di Policastro Bussentino dalla storia lucana del Mannelli /pubblicate la prima volta dal manoscritto pel sac. Gaetani Rocco, dottore in sacra Teologia, Napoli, ed. L. De Bonis, 1880, conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli, coll.: V.F. Misc. 13 (21. Il documento citato dal Gaetani si trova in: Archivio di Stato di Napoli, fol. 161, vol. I; “Processi della causa vertente tra la casa Palamolla e il Conte di Policastro, dipendente dagli Atti del patrimonio del Duca Bernarda in Banca attualmente di D. Luigi presso V. Quaranta.”; si veda pure: Gaetani R., Giovan Giacomo Palamolla detto il Palemonio, Roma, Tip. del Senato, 1914, ristampa a cura di Rossella Gaetani, ed. Centro di Promozione Culturale per il Cilento Salerno, 2000.
(19) Santoro G., Le Torri costiere della Campania, stà in ‘Napoli Nobilissima’, anno 1967, vol. VI, pag. 38; si veda pure: Santoro G., L’Economia della Provincia di Salerno nell’opera della Camera di Commercio (1862-1962), Salerno, 1966
(20) Franciosa L., Il Cilento, ed. ‘Ipocratica’, Serie II, n. 1, Salerno
(21) Cassese Leopoldo, La statistica ecc.., stà in ‘Il Cilento al principio del secolo XIX’, Salerno (Archivio Storico Attanasio)
(22) Marzolla B., Atlante corografico storico-statistico del Regno delle due Sicilie, Napoli
(23) Bianchini L., Storia delle finanze del Regno di Napoli, Napoli, 1859, pp. 139-40; si veda pure Cassandro G.I., Lineamenti del diritto pubblico del regno di Sicilia citra farum sotto gli Aragonesi, Bari, 1934; Le fonti si trovano tutte nell’Archivio di Stato di Napoli
(24) Volpe Francesco, Il Cilento nel secolo XVII, ed. Ferraro, Napoli, 1981 (Archivio Storico Attanasio)
(25) Amari Michele, La Guerra del Vespro siciliano, Torino, ed. Cugini Pompa, 1852 (Archivio Storico Attanasio)
(26) Minieri-Riccio, Il Regno di Carlo I di Angiò negli anni 1271 e 1272 per Camillo Minieri-Riccio, Napoli, Tip. di R. Rinaldi e G. Sellitto, 1875, pp. 41 e s. (Archivio Storico Attanasio)
(…) Sinno A., Commercio e industria nel Salernitano dal XIII secolo ai primordi del XIX secolo, Salerno, 1954, parte II, p. 130 (Archivio Storico Attanasio)
(…) Caggese Romolo, Roberto d’Angiò e i suoi tempi, Firenze, Bemporad, 1930, vedi vol. I, pp. 442-443; vedi vol. II, p. 191- 554; dello stesso autore si veda: Caggese Roberto, L’Alto Medioevo, ed. Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1937 (Archivio Storico Attanasio)
(…) Gli Archivi Angioini, conservati nel Grande Archivio di Napoli. Il 30 settembre del 1943 una squadra di guastatori dell’esercito tedesco in ritirata appiccava il fuoco al deposito antiaereo ubicato a San Paolo Belsito presso Nola e in quel rogo andò perduta tutta la documentazione più antica dell’Archivio di Stato di Napoli. Il fondo più importante e meglio noto del Diplomatico era quello della cancelleria angioina, dove era conservato ciò che era rimasto dell’antico Archivio della r. zecca, tradizionalmente articolato in tre serie distinte, i Registri, i Fascicoli e le Arche, a loro volta ripartite in Arche in pergamena e Arche in carta bambagina. Esso conteneva non solo gli atti amministrativi, ma anche quelli politici del regno dal 1265 al 1435, constava di una serie principale di 378 registri di cancelleria, più 4 volumi composti dai frammenti fatti rilegare da Capasso, i così detti «Registri angioini nuovi», per un totale di 382 unità, delle quali 379 in pergamena e 3 in carta, di 42 volumi cartacei nei quali erano stati rilegati i fascicoli superstiti (più alcuni frammenti conservati a parte in 12 buste) e 69 volumi di atti originali rilegati, 49 in pergamena e 20 in carta, che costituivano le due serie delle Arche. Si è calcolato che i documenti tràditi prima che andassero perduti nel rogo di San Paolo Belsito fossero più di cinquecentomila. Queste stesse serie fin dal secolo XVI erano state tra le più studiate tra quelle napoletane: Filangieri calcolò, sulla base dei registri della Sala di studio dell’Archivio, che nei primi quarant’anni del secolo XX ben trecentocinquanta studiosi avevano lavorato su questo materiale, una cifra enorme, se pensiamo al limitato numero di domande di studio di quegli anni. Furono questi dati a indurre il sovrintendente a concepire l’ardito disegno di una ricostruzione dell’archivio della cancelleria angioina. Dal 1944 è in corso un paziente lavoro di ricerca mirante a ricostruire il contenuto dei registri dell’archivio della Cancelleria angioina, attraverso le testimonianze, i regesti, le descrizioni e le riproduzioni fotografiche di quei documenti. Nel 1943 Jole Mazzoleni dirigeva la Sezione politico-diplomatica dell’Archivio, la più duramente colpita dalle offese belliche, praticamente privata di tutto il diplomatico, e perciò trasformata in un ufficio di ricostruzione. La ricerca sulla scorta della tradizione indiretta, manoscritta e bibliografica, di documenti tratti dall’Archivio della r. zecca fu coordinata e realizzata da lei in prima persona, insieme con i suoi più diretti collaboratori, funzionari di quella Sezione. Si costituì così il primo gruppo di studiosi che attese fin dal 1944 al lavoro sui repertori degli antichi archivari e poi sulle trascrizioni degli archivisti napoletani, le copie legali tratte dai registri perduti, la tradizione manoscritta indiretta antica (erudita, ecclesiastica, gentilizia e comunale), sparsa negli archivi e nelle biblioteche d’Europa, e quella più recente costituita dagli archivi personali di studiosi dei secoli XIX e XX, le pergamene originali spedite dall’antica cancelleria e conservate negli archivi dei destinatari di provvedimenti regi, l’immensa letteratura sul periodo, oltre, ovviamente, gli svariati codici diplomatici editi e, non da ultimo, l’ingente patrimonio di fotografie, microfilm e trascrizioni, raccolto a Napoli, grazie all’appello del Filangieri, rivolto agli studiosi, allora ancora in vita o morti da poco, che avevano lavorato sulle carte d’età angioina nei primi quarant’anni del secolo. Queste sono le principali direttive del lavoro del Filangieri e della Mazzoleni, che con ininterrotta continuità di metodo continua ancor oggi, e che ha consentito di acquisire un’immensa congerie di trascrizioni, fotografie o semplici notizie di atti perduti delle tre serie che costituivano un tempo l’archivio della cancelleria, e ora custodite sulla scorta delle segnature archivistiche originarie. Con il ritorno della Sezione politico-diplomatica dell’Archivio alle normali attività d’Istituto, già negli anni della Direzione Mazzoleni (1956-1973), l’Ufficio della ricostruzione della cancelleria angioina è diventato una struttura di ricerca comune all’Archivio di Stato di Napoli e all’Accademia pontaniana, coordinato dal responsabile della collana di «Testi e documenti di storia napoletana», Filangieri prima, al quale subentrò nel 1959 la stessa Mazzoleni e dal 1993 Stefano Palmieri, alla cui attività editoriale attendono principalmente gli allievi più meritevoli della Scuola di paleografia, diplomatica e archivistica dell’Archivio di Stato di Napoli. Le schede dei ricostruttori non sono messe in consultazione, dal momento che non costituiscono un fondo d’archivio, ma sono frutto dell’attività di ricerca di chi negli anni ha atteso all’intrapresa, tuttavia l’Ufficio fornisce informazioni bibliografiche e archivistiche sul materiale di studio accumulato a chiunque ne faccia richiesta. A riguardo, riportiamo la risposta del Dott. Fernando Salemme, funzionario dell’Archivio di Stato di Napoli, che riguardo un’antica pergamena d’epoca Normanna così ci rispondeva: : “Gentile Professore, Il fondo Pergamene Greche, originali tratti effettivamente dagli archivi di Cava, Montecassino e Montevergine, un tempo sezioni del nostro Istituto, era composto da 326 volumi con documenti dall’anno 885 all’anno 1304: il documento in oggetto era conservato nel volume 8 ed era la numero LXIV ed è andata distrutta, con l’intero fondo, durante le drammatiche vicende della Seconda Guerra Mondiale. I documenti più antichi di questo fondo sono stati trascritti e pubblicati dal Trinchera, in accordo col progetto di pubblicare integralmente i documenti anteriori alla Monarchia Normanna: in questo modo la distruzione del fondo avvenuto durante la seconda Guerra Mondiale, per le notisime vicende dell’incendio della villa di San Paolo Belsito, ci ha lasciato almeno la conoscenza del testo ma pochissime immagini pubblicate in appendice all’opera stessa. Di questo importantissimo fondo per la storia medievale dell’Italia Meridionale restano nel nostro Museo alcuni repertori antichi: – Museo 99 C 49 – Regesti dei Voll. 3-7 delle pergamene anteriore alla monarchia.”.

(…) Campagna Orazio, La “Regione Mercuriense” nella storia delle comunità costiere da Bonifati a Palinuro, ed. Pellegrini, Cosenza, 1982 (Archivio Storico Attanasio). Si veda pure dello stesso autore: Miti e storia da Laos a Skidros – La grotta dell’Orco alla Serra di Grisolia, ed. Brenner, Cosenza, 1993 (Archivio Storico Attanasio)
(…) Del Mercato P.F., Infante A., Cilento, uomini e vicende, ed. Reggiani, Salerno, 1980, pp. 39-40 (vedi note (24-25). Nella sua nota (25), a p. 39, postilla che il documento era conservato all’Archivio di Stato di Napoli: ” documento tratto dai registri della Cancelleria Angioina datato 1271, ecc..: Cancelleria Angioina, registro XXXI, P. 236.”. Purtroppo la documentazione angioina è stata distrutta durante gli eventi bellici del 1943. Non sappiamo se fosse possibile ottenere la riproduzione dell’originale. È in corso la ricostruzione dei registri e dei fascicoli: per ulteriori informazioni si rimanda alla pagina del patrimonio nella home page dell’Archivio di Stato di Napoli, digitando nel campo di ricerca la voce “Ricostruzione angioina”.
(…) Perito E., ‘La congiura dei baroni e il Conte di Policastro, Bari, 1926 (Archivio Storico Attanasio)

(…) Mazzoleni Jole, Notizie per la storia di Laurito e della famiglia Monforte (1344-1770), RSS, Salerno 1951, n. 12, p. 126 e s. (Archivio Storico Attanasio); segue il Regesto delle XXIX pergamene (1344-1630) acquistate anni fa dall’ASN, stà in ‘Rassegna Storica Salernitana’, vol . 12, 1951, pp. 126-140 (Archivio Storico Attanasio); si veda pure l’opera di Mazzoleni Jole, ‘Gli atti perduti della cancelleria angioina’, parte I, vol. I, a cura di Jole Mazzoleni, Roma, 1939; si veda pure J. Mazzoleni, ‘Le Fonti documentarie e bibliografiche dal sec. X al sec. XX conservate presso l’Archivio di Stato di Napoli’ (parte I), Napoli, 1974, p. 36.
(…) Mazzoleni Bianca (a cura di) Gli atti perduti della Cancelleria Angioina transuntati da Carlo de Lellis pubblicati sotto la direzione di Riccardo Filangieri, in ‘R. Istituto Storico Italiano Per il Medioe Evo, Regesta Chartarum Italiae’, parte I, Il Regno di Carlo I, vol. I (a cura di Mazzoleni Bianca), Roma, 1939.
I Quinternioni feudali del Regno di Napoli
(…) I Repertori dei Quinternioni feudali del Regno di Napoli. Nel 2018, Nicola Montesano, nel suo ‘Casaletto, Terra in Provincia di Principato Citra’, a p. 27, scriveva in proposito che: “Con l’arrivo a Napoli di Alfonso d’Aragona il feudo, ecc…Risulta infatti, dai Repertori dei Quinternioni“. In Bartolomeo Capasso (…), nel suo ‘Le fonti della storia delle Provincie Napoletane dal 568 al 1500′, a p….., possiamo leggere che: “……
(…) I Repertori dei Quinternioni feudali del Regno di Napoli. Nel 2018, Nicola Montesano, nel suo ‘Casaletto, Terra in Provincia di Principato Citra’, a p. 27, scriveva in proposito che: “Con l’arrivo a Napoli di Alfonso d’Aragona il feudo, ecc…Risulta infatti, dai Repertori dei Quinternioni”. In Bartolomeo Capasso (…), nel suo ‘Le fonti della storia delle Provincie Napoletane dal 568 al 1500′, nell’indice delle cose e dei nomi a p. 272, possiamo leggere che: “Quinternioni: registri riguardanti la materia feudale (Quinternionum, Cedolarii, Relevii, Taxi Adhoae, Significatorum. 216. vedi Barone.”. E poi a p. 216, egli scriveva che: “Nella Sezione ‘Diplomatica e Politica’ sono tra le carte dell’Archivio della Regia Cancelleria Aragonese (1) Minieri Riccio ecc..Si conservano pure in questo Ufficio le carte dell’archivio della Real Camera della Sommaria, che hanno la stessa divisione e nomenclatura, e sono della stessa natura ecc…Nello stesso uffizio si conservano i registri riguardanti la materia feudale, che nei tempi Viceregnali formavano anche una speziale sezione, la quale prendeva il nome talvolta del conservatore Sergio, e più spesso dicevasi dei ‘Quinternioni’. Queste scritture si distinguono con le seguenti nomenclature: 1° – Quinternionum’ (1), che contengono i privilegi delle investiture dei feudi chiamati ‘quaternati’, perchè registrati nei volumi detti ‘Quaterni’ o ‘Quinterni’, od anche concessioni di titoli di nobiltà, regi assensi alle vendite dei feudi, refute o permutazioni degli stessi (2); 2° ‘Cedolarii’ (3), che contengono le intestazioni dei feudi ed i loro passaggi; ecc…”.
(…) Il ‘Liber Focorum Regni Neapoli’ conservato presso la Biblioteca Berio di Genova (collocazione m. r. IX 3,20) è un documento di carattere fiscale che, seppure non datato, risale senza dubbio all’epoca aragonese. Il manoscritto è costituito da un lungo elenco di università del Regno organizzate in province (o meglio in circoscrizioni provinciali) e, all’interno di ognuna di esse, collocate nell’ambito dei complessi feudali o demaniali di appartenenza. Nel 2018, Nicola Montesano, nel suo ‘Casaletto, Terra in Provincia di Principato Citra’, a p. 27, scriveva in proposito che: “Con l’arrivo a Napoli di Alfonso d’Aragona il feudo….Risulta infatti, dai Repertori dei Quinternioni (f. 50), ecc…A conferma di ciò nel ‘Liver Focorum Regni Neapolis’ (42) (databile 1443 o 1447), ecc..”. Nicola Montesano (…), nella sua nota (42), a p. 27, postillava così: “(42) L’unica copia rimasta è consultabile alla Biblioteca Civica Berio di Genova. I dati riportati sono invece tratti dal libro di Fausto Cozzetto – Mezzogiorno e demografia nel XV secolo, ed. Rubbettino, 1986.”. Il ‘Liber Focorum Regni Neapoli’ conservato presso la Biblioteca Berio di Genova (collocazione m. r. IX 3,20) è un documento di carattere fiscale che, seppure non datato, risale senza dubbio all’epoca aragonese. Il manoscritto è costituito da un lungo elenco di università del Regno organizzate in province (o meglio in circoscrizioni provinciali) e, all’interno di ognuna di esse, collocate nell’ambito dei complessi feudali o demaniali di appartenenza. Ad ogni centro corrisponde di solito una numerazione di fuochi ed una imposizione fiscale, ma talvolta sono riportati anche dati demografici e fiscali riferibili a una rilevazione precedente. La fonte, che non reca alcuna indicazione di tempo, si limita a suggerire con un est e un erat i dati coevi alla redazione del documento e quelli relativi a un periodo antecedente. Sposando la cronologia proposta da Fausto Cozzetto, uno studioso che alcuni decenni fa si è occupato dell’edizione della fonte, collochiamo la stesura del documento tra il 1449 e il 1456 e sosteniamo che la più antica tassazione risale al 1447 e la più recente al 1449 calcolata, però, sui dati demografici del 1443. Cozzetto, infatti, spiega che nel 1449, “in cambio dell’aumento delle funzioni fiscali, l’amministrazione aragonese concesse il ritorno ad una base d’esazione più bassa, quella appunto del 1443” (Cozzetto, p. 22). Dall’analisi del documento si ricavano anche altre informazioni: una croce anteposta al nome dell’università indica le sedi vescovili, mentre le lettere T.M. che seguono il toponimo, designano le Terre Mamalia ossia, come spiega la fonte stessa, le Terre Materne o “loca dicata aut propria matribus hoc est Reginis” (c. 92r). All’elenco delle università seguono, inoltre, due appendici, una relativa alla geografia ecclesiastica del Regno (in cui sono elencate le arcidiocesi con le diocesi ad esse suffraganee); l’altra costituita da un elenco di terre che il documento definisce sconosciute, disabitate o poco abitate, con i relativi dati fiscali (ma non quelli demografici), organizzati per province ma non per circoscrizioni feudali o demaniali. Si rimanda ad un successivo aggiornamento il caricamento delle elaborazioni cartografiche.

(Fig…) ‘Liber Focorum Regni Neapoli’ conservato presso la Biblioteca Berio di Genova
(…) Mercati Giovanni, ‘Per la storia dei manoscritti greci di Genova, di varie badie basiliane d’Italia e di Patmo, (Studi e Testi 68). Città del Vaticano 1935, p…. (Archivio Storico Attanasio).
(…) Bianchini L., Storia delle finanze del Regno di Napoli, Napoli, 1859, pp. 139-40; si veda pure Cassandro G.I., Lineamenti del diritto pubblico del regno di Sicilia citra farum sotto gli Aragonesi, Bari, 1934; Le fonti si trovano tutte nell’Arcivio di Stato di Napoli.
(…) Il ‘Liber censuum’ nel Medioevo, titolo di vari registri di censi, e per antonomasia del registro dei censi dovuti alla Chiesa di Roma da chiese e monasteri dipendenti dalla Curia romana, composto secondo un piano organico dal cardinale Cencio Savelli (o Cencio Camerario, poi Onorio III) nel 1192, valendosi di precedenti raccolte (Polypticus di Gelasio I, De privilegiis romanae Ecclesiae di Deusdedit), e con l’aggiunta di cartulari monastici e registri pontifici inerenti alla materia; fu aggiornato fino al tempo di Bonifacio VIII (1294-1303). Fondamentale per la conoscenza dell’organizzazione economica e finanziaria della Santa Sede di quel tempo. La parte più antica del ‘Liber Censuum’, come indicato nella redazione del ciambellano Cencio. Il ‘Liber Censuum Romanae Ecclesiae’ (per antonomasia, ‘Liber Censuum’) è un documento medievale contenente l’annotazione delle entrate finanziarie dalle rendite immobiliari provenienti dalle proprietà di tutte le diocesi e i monasteri della cristianità, nel periodo dal 492 al 1192. Il libro, in diciotto volumi, è noto anche, come Codice di Cencio, dal nome dell’autore, il cardinale Cencio Savelli (Cencio camerario), all’epoca camerarius dei papi Clemente III e Celestino III ed egli stesso destinato a diventare papa con il nome di Onorio III. Il ‘catalogo di Cencio Camerario’ è un elenco delle chiese di Roma, redatto da Cencio Savelli, camerarius dei papi Clemente III e Celestino III, a sua volta futuro pontefice eletto al soglio pontificio col nome di papa Onorio III (1216–1227). Esso costituisce uno dei più antichi e completi elenchi di chiese romane, risalente alla fine del XII secolo. Si veda in proposito Ferdinand Gregorovius, 1896, p. 645 (…).
(…) Codice Taxarum o Taxam, o Liber Taxam, ‘Catalogus universalis Ecclesiarum, et Liber taxarum’. … Scrittura della prima metà del secolo XVII – Codice 268, car. … Codice 28, car. 169-225. 1485. Nota dell’ entrate della Camera Apostolica, sotto il pontificato di Papa Gregorio XIII, fatta nell’…. E’ il Registro delle Chiese Vescovili e dei Monasteri che pagano tasse alla Curia Romana, Scrittura del secolo XVI – Codice 208, di car. 211.
(…) Mauro Inguanez, Leone Mattei-Cerasoli e Pietro Sella (a cura di), Rationes Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV – Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1948, v. pag. 479.

(…) Laudisio Nicola Maria, Sinossi della Diocesi di Policastro (Paleocastren Dioeceseos historico-cronologica synopsis), Napoli, Tipografia de Dominicis, 1831 e, si veda pure: Visconti G.G. (a cura di) – Laudisio N. M., Sinossi della Diocesi di Policastro, a cura di Visconti G.G., Centro Studi per la storia del Mezzogiorno, ed di Storia e Letteratura, Roma, 1976, p. 74 (Archivio Storico Attanasio)
(….) Antonini G., La Lucania – discorsi, ed. Tomberli, Napoli, 1797, Parte II; riguardo il territorio di ‘Palinuro e della Molpa’, si veda discorso VII, da p. 354 a p. 379; riguardo il territorio de’ luoghi posti a sinistra del Mingardo’, si veda discorso VIII, da p. 380 a p. 409; riguardo i luoghi a ridosso del Monte Bulgheria, ‘di Camerota, di Policastro e di altri vicini luoghi’, si veda il discorso X, da p. 410 fino a p. 418; riguardo ‘Bussento‘, si veda discorso IX, da p. 393 a p. 409; riguardo a ‘Vibonati e Sapri’, si veda da p. 419 e s. Riguardo l’antica pergamena del 1080 e delle popolazioni Bulgare, ne parla nella Parte II, Discorso VIII, p. 383.
(…) Cataldo Giuseppe (Sacerdote), Notizie storiche su Policastro Bussentino, Seminario Vescovile, 1973, inedito (Archivio Storico Attanasio); si veda pure: Cataldo G., Teodoro Gaza, umanista greco ed Abate del Cenobio basiliano di S. Giovanni a Piro, Salerno, 1993; si veda pure: ‘Brevi notizie storiche su Bosco’, Policastro Bussentino (SA), 1988. Per tutte le notizie riguardanti l’Abbazia o il Cenobio basiliano di S. Giovanni a Piro, le origini e i possedimenti. Per il documento (5), si veda p. 19, nota 71.

(…) Palazzo F., Il Cenobio basiliano di S. Giovanni a Piro, I° edizione, ed. Di Giacomo, Salerno, 1961; II° ediz. ed. Arti Grafiche Poligraf, Salerno, 2006 (Archivio Storico Attanasio)

(…) Tancredi Luigi, Le città sepolte nel Golfo di Policastro, ed. La Buona Stampa, Napoli, 1978; si veda pure: Tancredi L., L’Abbazia Basiliana di S. Giovanni a Piro – Millennio della fondazione 990-1990″, ed. Cantelmi, Salerno, 1991. Si veda dello stesso autore: Tancredi Luigi, L’Abbazia Basiliana di S. Giovanni a Piro, ed. Cantelmi, Salerno, 1991, p. 48 e 49, dove ci parla dell’origine del Cenobio e dell’etimo di “A Pyro” e, cita il Cappelli, op. cit. (…); si veda “Esame della Platea del 1695 (1)”, p. 73 e s.
(…) (Fig….) Stralcio della carta corografica manoscritta ‘Principato Citra – Regno di Napoli‘, ove sul retro è scritto ‘1756’ (?), sec. XVIII, Principato Citra, Regno di Napoli‘, da me scoperta nel 1975 e, di cui trassi copia all’ASN, nel 1981 e che, pubblicai per la prima volta nel 1987. Conservata all’Archivio di Stato di Napoli – Sezione Diplomatico-politica, “Raccolta piante e disegni“, C. XXXII, 2, di cui si pensa essere stata una copia delle carte conservate alla Biblioteca Nazionale di Parigi e, fatta riprodurre da Ferdinando Galiani per il Tanucci (Archivio Storico Attanasio)

(…) Di Luccia P.M., L’abbadia di San Giovanni a Piro Unita dalla sa: mem: Sisto V alla sua Insigne Cappella del Santissimo Presepe Eretta dentro la Sacra-Santa Basilica di S. Maria Maggiore. Trattato Historico legale’, Roma, 1700, stamperia Luca Antonio Chracas, pp. 8 e 3 (Archivio Storico Attanasio)
(…) Azzarà G., I Sanseverino nella storia d’Italia, in “SM”, a. V (1972), fasc. IV; Idem, I Sanseverino conti di Montesano, Padula, Sanza, Policastro, in “SM”, a. VIII (1975), fasc. III-IV, p. 335
(…) Fazello Tommaso, ‘De rebus Siculis decades duae nunc poster decad etc..’, Panormi, 1560, si veda cap. IX (Archivio Storico digitale Attanasio)
(…) Mazzella Napolitano Scipione, ‘Descrittione del Regno di Napoli’, Napoli, 1568, p. 87
(…) Summonte Antonio, Historia della città e del Regno di Napoli, Napoli, ed. Gio Jacomo Carlino, 1602 (Archivio Storico Attanasio)
(…) Mazza Antonio, Historiarum epitome de rebus Salernitanis: in quibus origo, situs…, ed. Fabricio Tip. Paci, Napoli, 1681 (Archivio Storico Attanasio)
(….) Alfano G.M., Istorica descrizione del Regno di Napoli, Napoli, 1795, fol. 135, pp. 43
(…) De Lellis Carlo, Supplemento a Napoli Sacra di D. Cesare d’Engenio Caracciolo, Napoli, 1654 (Archivio Storico Attanasio); dello stesso autore si veda pure:
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De Lellis, Carlo <fl. 1663-1671>
Caserta : Premiato Stabilimento Tipografico Sociale, 1893
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(…) Guzzo A., Da Velia a Sapri, itinerario costiero tra mito e storia, ed. Palumbo & Esposito, Cava de Tirreni, 1978. Si veda pure dello stesso autore: Sulla rotta dei Saraceni – La difesa anticorsara sulla costa del Cilento, ed. Palladio, Aprile 1991 (Archivio Storico Attanasio); si veda pure Guzzo Angelo, Il Golfo di Policastro – natura-mito-storia, Unione Grafica, Lugio, 1997 (Archivio Storico Attanasio)

(…) Pesce C., Storia della città di Lagonegro, Napoli, Reale Stab. Tip. Pansini, 1913 (Archivio Storico Attanasio); dello stesso esiste la ristampa anastatica a cura delle Tip. Dino Ricca, Lagonegro (PZ), (con la prefazione del 1913), ristampa a cura delle Tip. Neograf, Diamante, p. 398 e s. (Archivio Storico Attanasio)
CARTOGRAFIA NAUTICA (tutte in Archivio Storico digitale Attanasio)
(…) Almagià Roberto, Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in ‘Monumenta Italia Cartographica’, ed. I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore, Appendice I, I – Coste liguri e tirreniche della penisola, pp. 67-68 (Archivio Storico Attanasio)
(…) De La Ronciere A. M. , M. Mollat Du Jourdin, I portolani, carte nautiche dal XIII al XVII secolo, ed. Bramante, Milano, 1992, pag. 193 (Archivio Storico Attanasio).
(…) Brancaccio Giovanni, Geografia, Cartografia e Storia del Mezzogiorno, ed. Guida, Napoli, 1991 (Archivio Storico Attanasio)
(…) Mazzetti E., Cartografia generale del Mezzogiorno e della Sicilia, a cura di E. Mazzetti, scritti di Roberto Almagià, Ernesto Pontieri, Rosario La Duca, ESI, Napoli, 1972, tav. XVII (Archivio Storico Attanasio)
(…) De Luca Giuseppe, Carte nautiche del Medio Evo disegnate in Italia, Napoli, Stamperia Universitaria, 1866 (Archivio Storico Attanasio), vedi p. 7. Napoli. 1886, 4°
(…) Brotton J., Le grandi mappe, ed. Gribaudo, 2014, pagg. 52, 53 (Archivio Storico Attanasio)
(…) Carte nautiche da musei e biblioteche della Liguria dal XIV al XVII secolo, Ed. Analisi, 1988, Mostra a Genova, Palazzo Belimbau, a cura di Gaetano Ferro, p. 32
(…) Schuler C. J., Cartografare il mondo, ed. Logos, Modena, 2010, pp. 20-21 (Archivio Storico Attanasio)
(…) Caraci Giuseppe, Italiani e Catalani nella primitiva cartografia nautica medievale, Roma, ed. ‘Istituto di Scienze Geografiche’, 1959 (Archivio Storico Attanasio)
Per la carta Pisana:
(…) ibidem, questa carta riprodotta nel testo di Almagià R., op. cit., tav. III, p. 3, crediamo fosse riportato ‘Sapra‘ e non ‘Saprì‘. Noi pubblichiamo quella tratta dal testo di De La Ronciere A. M. , M. Mollat Du Jourdin, I portolani, carte nautiche dal XIII al XVII secolo, ed. Bramante, Milano, 1992, Tav. 1 (Archivio Storico Attanasio)
(…) (Figg…..) tratta da Brotton J., Le grandi mappe, ed. Gribaudo, 2014, pagg. 52, 53 (Archivio Storico Attanasio)
Per “Lo Compasso de Navigare”
(…) Nel 1947 Bachisio Raimondo MOTZO, pubblicava il testo di un Portolano medievale, il Codice Hamilton 396 (Ms. Hamilton 396), custodito allora presso la Biblioteca dello Stato Prussiano di Berlino (oggi Biblioteca Municipale di Berlino o Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek di Berlino), un testo anonimo, datato 1296, intitolato Compasso de Navegare. Si tratta del più antico portolano relativo alla totalità del Mediterraneo che sino ad oggi sia stato rinvenuto. È un’opera italiana scritta in volgare, che non si può però definire toscano, genovese o veneziano, essendo frequenti i vocaboli catalani, provenza- li, arabi e bizantini. Si potrebbe parlare, come disse il Motzo, di una “lingua franca” deri- vante dalla fusione di diversi idiomi e dialetti, che veniva parlata dai marinai di tutto il mondo latino per intendersi tra loro. Il lavoro del Motzo non si è limitato alla pubblica- zione di tale manoscritto, peraltro preziosissimo per la mole dei dati contenuti e per la sua originalità, ma è stato accompagnato da una lunga parte introduttiva nella quale è stata affrontata la questione relativa all’origine e all’evoluzione dei portolani e delle car- te nautiche che, nati contemporaneamente, si completavano a vicenda durante la navi- gazione. Il Motzo annunciava inoltre l’intenzione di curare la stampa di altri tre porto- lani derivanti dal Compasso e far così un “Corpus” che evidenziasse il contributo fornito dall’Italia alla Storia della navigazione. Si riferiva, in particolare, ai codici di Grazia Pauli (fine XIV secolo), di Carlo di Primerano (metà XV secolo) e di Giovanni da Uzzano (metà XV secolo), alcuni esemplari dei quali si trovano custoditi nella Biblioteca Nazionale e in quella Riccardiana di Firenze e nella Biblioteca Universitaria di Cagliari. L’avanzare del- l’età impedì al Motzo di portare a compimento il suo progetto, che si interruppe con la trascrizione dei tre manoscritti. Il codice Hamilton 396 – II cosiddetto codice Hamilton, è attualmente custodito nella Biblioteca dello Stato Prussiano di Berlino. Scritto su buona pergamena, misura cm. 21 x 14 e consta di 107 carte. La scrittura è una gotica libraria della fine del XIII secolo. Riguardo al contenuto, esso si divide in tre parti. Nella prima sono descritte le coste da capo San Vincenzo in Portogallo a Gibilterra; seguono le coste della Spagna mediterranea, Francia, Italia, della penisola Balcanica fino ad Istanbul, del- l’Anatolia, Siria, Palestina e ancora dell’Africa settentrionale fino a Capo Spartel, ed infine le coste atlantiche del Marocco fino a Saffì. Sono precisate le distanze tra le diverse loca- lità calcolate in miglia, sempre associate alle direzioni date in base alla rosa dei venti (o compasso). Si trovano poi informazioni sui fondali marini, le correnti, le secche, i venti dominanti e sui procedimenti di attracco e sbarco. La seconda parte ha un doppio ogget- to: da un lato raccoglie un gran numero di traversate o percorsi attraverso il mare aperto (pelei o pileggi) da un punto all’altro generalmente lontani di coste continentali e insulari, con menzione delle distanze e delle direzioni; dall’altro descrive il periplo delle grandi isole: le Baleari, la Sardegna, la Corsica, la Sicilia, le Egadi, le Eolie, Malta, Creta, Milo, Ci- pro. La terza parte, contenente la descrizione delle coste del Mar Nero, è sicuramente un’aggiunta successiva trovandosi dopo l’explicit. Il manoscritto è di origine italiana. Secondo il Motzo sarebbe stato composto in Toscana, più precisamente a Pisa. Infatti la descrizione delle coste catalane, di quelle francesi e provenzali, dell’Italia meridionale e dell’Adriatico è piuttosto sommaria, rispetto a quella delle coste liguri, toscane, corse e sarde. Ciò porta ad escludere Catalani, Francesi, Provenzali, ma anche Italiani del meridione e Veneziani. Due lunghi segni di richiamo al principio della carta 14, descri- zione di Porto Pisano, e all’inizio della carta 15, descrizione di Monte Argentario con por- to Ercole e porto Santo Stefano, che non hanno riscontro nel resto del manoscritto, lo ri- connettono con la Toscana. Con tutta probabilità dovette appartenere ad un navigatore pisano. Il fondo della lingua del Compasso, pur con infiltrazioni di altri idiomi e dialetti, è sostanzialmente toscano, non ripulito dall’uso letterario, ma così come era parlato dai marinai abituati ad andare di porto in porto. Il Compasso non comprendeva in origine la descrizione delle coste del Mar Nero. Se l’autore fosse stato un genovese non avrebbe di certo omesso di descriverlo, essendo fortissimi gli interessi genovesi in quel mare.
(…) Trattasi del già citato portolano pubblicato da B. R. MOTZO sotto il titolo: Il Compasso da Navigare, opera italiana detta metà del secolo XIII, stà in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cagliari, Cagliari, voI. VIII, 1947, pag. 166; la pagina del testo originale del 1296, quì riportata e tradotta da Debanne A., Lo Compasso de navegare, Edizione del Codice Hamilton 396, Editore Peter Lang Gmbh, Internationaler Verlag Der W, 2011, pag. 48. la pagina del testo originale del 1296, quì riportata e tradotta da Debanne è la pagina n. 17 r (Fig….).

(…) De La Ronciere A. M. , M. Mollat Du Jourdin, I portolani, carte nautiche dal XIII al XVII secolo, ed. Bramante, Milano, 1992, pag. 193. Del ‘Compasso de navegare’ (…), ne parlano anche le insigne studiose francesi Monique De La Ronciere e Michel Mollat du Jourdin che, nel loro libro per i tipi di Bramante (…), riferendosi al navigante del XIII secolo, così scrivono in proposito: “Egli dispone tra l’altro di un libro del mare, una specie di manuale nautico che risale ai peripli dell’Antichità. Il più antico attualmente esistente, il Compasso da navigare, è custodito alla Biblioteca municipale di Berlino ( Ms Hamilton 397) per il marinaio di allora esso era ciò che il “portolano” era per il navigatore dei nostri giorni. Porta la data di gennaio 1296 e sarebbe dello stesso periodo della ‘Carta pisana’. Secondo il professor Motzo, proprio quella stessa carta (o una simile) gli era aggiunta. Nonostante siano complementari, il manuale e la carta avranno fortune diverse; attualmente il manuale antico è molto più raro della carta nautica di cui contiamo , per il XIV e XV secolo, un centinaio di esemplari.”.
Per la carta di Fra Paolino Minorita:
(…) (Figg….) Carta dell’Italia annessa ad un Codice della Cronaca di Fra Paolino Minorita (secolo XIV), Codice Vaticano Latino 1960 (…).
(….) il ricco notiziario di T. Accurti in Sbaraglia, Bibliotheca hist. bibl., III Supp. (1921), pp. 307-308, si veda anche il testo di Mori A., Le carte geografiche della cronaca di Fra Paolino Minorita: carte corografiche d’Italia coeve di Dante e di Petrarca.”, ………………………………….
(….) Bonavero P., Riflessi italiani: l’identità di un paese attraverso la rappresentazione del suo territorio, ed. Touring, Milano, 2004, pp. 21-22.
(….) Codice Vaticano Latino 1960, Paulini Minoritae de Venetiis opera historica Sec. XIV, vescovo di Pozzuoli, conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana, con la seguente segnatura: Vat.lat.1960, sul sito: https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.1960
(…) Mussafia A., Altfranzösische Gedichte aus Venezianischen Handschriften, edizione di Vienna del 1848, in cui ci parla del ‘De regimine rectoris’, scritto in italiano da Frate Paolino Minorita.
Per la carta di Giovanni da Carignano:
(…) (Fig….) Frate Giovanni di Mauro da Carignano, Carta nautica del “mar Mediterraneo, del mar Nero e del mar Baltico fino al golfo di Finlandia”. Questa carta si conserva all’Archivio di Stato di Firenze ed è stata più volte riprodotta – Collezione Ongania, Venezia, 1882, fascio III; la carta di Frate Giovanni da Carignano è stata riprodotta (poco bene per verità) nel ‘Periplus’ del Nordenskjold, Stoccolma, 1897 (tav. V). Si veda pure: Mori A., Osservazioni sulla cartografia romana, stà in Atti del III congresso nazionale di studi romani, p. 572-573. Si veda pure: UZIELLI Gustavo e AMAT DI SAN FILIPPO Pietro, Studi biografici e bibliografici sulla storia della geografia in Italia, vol. II: Mappamondi, carte nautiche, portolani ed altri monumenti cartografici specialmente italiani dei secoli XIII-XVII, Roma, Società Geografica Italiana, 1888, pp. 49–50 (scheda 9). Oggi la carta nautica del “mar Mediterraneo, del mar Nero e del mar Baltico fino al golfo di Finlandia”, è consultabile sul sito dell’Archivio di Stato di Firenze: http://www.archiviodistato.firenze.it/archividigitali/riproduzione/?id=148178. Almagià, op. cit. (3), ne parla a p. 3. Riguardo questa carta nei miei studi (1) così scrivevo: “Interessante è la carta di Giovanni da Carignano, che è dei prossimi decenni del XIV secolo (1300 ?) (90). (90) Questa carta si conserva all’Archivio di Stato di Firenze ed è stata più volte riprodotta. Collezione Ongania, Venezia, 1882, fascio III.
(…) Almagià R., Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in “Monumenta Italia Cartographica”, I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore, p. 3.
(…) (Fig….) ibidem, Appendice I, I – Coste liguri e tirreniche della penisola, pp. 67, 68.
Per le carte nautiche di Pietro Vesconte:
(…) De La Ronciere A. M., M. Mollat Du Jourdin, I portolani, carte nautiche dal XIII al XVII secolo, ed. Bramante, Milano, 1992, commento alla tavole, pagg. 193, 194.
(…) (Fig….) “Mediterraneo orientale, del mar Nero e del mar d’Azov”, attribuita al cartografo genovese Pietro Vesconte o Visconti, firmata dall’autore e datata 1311, è oggi conservata all’Archivio di Stato di Firenze. La carta manoscritta a colori è su supporto membranaceo e misura mm. 630 x 480. Questa carta è stata riprodotta in Raccolta Ongania, fasc. II e, in Nordenskjold, Periplus, tav. V. e, in Almagià R., op. cit., tav. VI. La carta è stata pubblicata anche da Mazzetti E., Cartografia generale del mezzogiorno e della Sicilia, scritti di Almagià R., Pontieri E., De Luca R., a cura di Mazzetti E., edizioni Scientifiche Italiane (ESI), Napoli, 1972, Tomo I-II., tav. II; la carta è consultabile e scaricabile dal sito dell’Archivio di Stato di Firenze: http://www.archiviodistato.firenze.it/archividigitali/unita-archivistica/?id=34
(…) (Fig….). La carta di Pietro Vesconte, datata 1313, è la tavola in pergamena n. 5 di n. 6 intitolata: “Mediterraneo centrale” , mss miniati, 480 x 400 mm, contenuta nell’Atlas di Pietro Vesconte datato 1313 e, pubblicato a Genova, ed attualmente custodita presso la Bibliotheque National de France, Cartes et plans, Res. Ge DD 687. Questa carta stà in La Ronciere A. M., M. Mollat Du Jourdin, I portolani, carte nautiche dal XIII al XVII secolo, ed. Bramante, Milano, 1992, tav. 3 (vedi commento alla tavole) pagg. 193, 194 (Fig….).
(…) Mappamundi – l’altra carta Vesconte-Sanudo (Fig. 6-7) è tratta dal Codice Vaticano Latino 2972 (17), tratta da Almagià R., Monumenta Cartographica Vaticana, Planisferi carte nautiche ed affini dal sec. XIV al XVII, esistenti nella Biblioteca Apostolica Vaticana, Roma, Città del Vaticano, 1944, tav. IX, 2 (in alto). c. 1320-21 – ‘Mapamundi’ più atlante di cinque fogli, senza data ma firmati dal Vesconte, il Liber secretorum di Marin Sanudo (parzialmente perso) appartenenti al Codice Palatino Lat. 1362 A) alla Biblioteca Apostolica Vaticana nella Città del Vaticano (2. Mar nero, Egeo 3., 4. Palestina e Mediterraneo orientale. 5. Adriatico e dell’Africa settentrionale, occidentale e settentrionale dell’Atlantico 6. Mediterraneo). Le immagini sono tratte dalla Biblioteca digitale della Biblioteca Apostolica Vaticana, collegandosi al sito: https://digi.vatlib.it/mss/search?k_f=1&k_v=Vat.lat.2972 e dal Codice Vaticano Latino 2972 (…).
(…)(Fig….). Questa carta è stata riprodotta anche da Nordnskjold, Periplus, Raccolta Ongania, fasc. II, tav. V., mentre quella che pubblichiamo è tratta dal Codice Londinese (British Museum add. 27326), ingrandita e pubblicata da Almagià R., op. cit., tav. III, 2 (Fig….).
(…) (Figg…..) Il cartografo Pietro Vesconte, autoritrattosi nel suo foglio del suo Atlante del 1318, nella tavola che si riferisce al ‘mare di Marmara e al Mar Nero’, seduto al tavolo di lavoro mentre traccia la sua carta. In alto si legge: “Petrus Vesconte de Janua fecit istam certam anno Domini MCCCXVIII”. La carta oggi è conservata al Museo Carrer di Venezia, ms 28, foglio 2, prov: Correr, 1405, Port. 28, pubblicato da Susanna Biadene, Carte da Na- vigar, portolani e carte nautiche del Museo Correr 1318-1732, ed. Marsilio, Venezia, 1990, Tav. II, pp. 40-41-42-43. Queste carte e l’Atlante del Vesconte del 1318, si trovano pure alla Osterreichische Nationalbibliothek di Vienna in Austria. Gli unici esemplari. Si veda pu- re: Casanova, Inventario dei portolani e delle Carte nautiche del Museo Correr, in Bolletti- no dei Musei Civici veneziani, nn. 3-4, 1957, n. 28, pp. 17-36 e Pagani, 1977, pp. 20-21. Un altro Atlante (Atlas) del Vesconte, datato 1321 circa, è conservato alla Bibliothèque de la Ville a Lione ed alcune tavole sono state pubblicate dal De La Ronciere, op. cit., tav. 5-6 e commento alle tavole, pp. 194-195. Le Figg. n….. sono tratte da Schuler C. J. (…), Cartografare il mondo, ed. Logos, Modena, 2010, pp. 20-21 (Fig….). Attualmente la sua collocazione è: Cl. XLIVa n. 0028.

(….) Codice Vaticano Latino 2972, tratto dal sito della Biblioteca digitale della Biblioteca Apostolica Vaticana, collegandosi al sito: https://digi.vatlib.it/mss/search?k_f=1&k_v=Vat.lat.2972 e dal Codice Vaticano Latino 2972, che illustra il libro della Geographia di Claudio Tolomeo curato da Marin Sanudo il vecchio (padre)
Per la carta di Angelino Dalorto:
(…) (Fig…). La carta è stata illustrata e riprodotta da Magnaghi A., “La carta nautica costruita nel 1325 da Angelino Dalorto offerta in dono al III Congresso Geografico Italiano.”, Firenze, 1898.
(Fig….) Carta nautica di Angelino De Dalorto, del 1339, è pubblicata da De La Ronciere A. M., M. Mollat Du Jourdin, I portolani, carte nautiche dal XIII al XVII secolo, ed. Bramante, Milano, 1992, tav. n. 7 a colori, del 1339 e, commento alla tavole, pagg. 193, 194, conservata a Parigi, Biblioteca Nazionale di Francia, Cartes et Plans, Res. Ge B 696 (Fig….).
Per l’Atalante Tammar-Luxoro
(…) (Fig….) Almagià R., Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in Monumenta Italia Cartographica, I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore, Appendice I, I – Coste liguri e tirreniche della penisola, p. 68. Si veda dello stesso autore p. 3.
(…) (Fig….) Carta nautica del “Mediterraneo centrale” tratta dall’Atlante Tammar-Luxoro, Tavv. III e IV. Di autore ignoto, è una raccolta anonima di 8 piccole tavole o Carte nautiche e portolani italiani dei primi del XIV secolo, attualmente conservate presso la Biblioteca Civica Berio a Genova. I toponimi elencati dal Desimoni (…) e dall’Almagià (…), li confermo in quanto ho esaminato de visu la fotoriproduzione della (Fig….) che ho ottenuto dalla Biblioteca Civica di Berio su gentile concessione del Comune di Genova. Riprodotto ed illustrato da Desimoni C., op. cit. (…).


(…) Desimoni C. e L.T. Belgrano, Atlante Idrografico del medioevo posseduto dal Prof. Tammar Luxoro, coste napolitane, terre di lavoro e principati, Genova, 1867, Tavola IV, pag. 65, stà in ‘Atti Società Ligure di Storia Patria’, Tomo V, Genova, Tip. dei Sordo-muti, 1867; Si veda pre di Desimoni C., Le carte nautiche italiane del medio evo, a proposito di un libro del prof. Fischer, Atti Soc. Ligure di Storia Patria. Vol. XIX, 15.
(…) Carte nautiche da musei e biblioteche della Liguria dal XIV al XVII secolo, Ed. Analisi, 1988, Mostra a Genova, Palazzo Belimbau, a cura di Gaetano Ferro, p. 32.
(…) Pucci Michelangelo, Tortora – Natura Storia Cultura, ed. Zaccara, Lagonegro (PZ), 2017 (Archivio Storico Attanasio)
(…) AA.VV., ‘Storia della Calabria medievale, Gangemi Editore, pp. 185-255
(…) Fulco Amedeo, Memorie storiche di Tortora, ed. Libreria Intercontinentalia, Napoli, 1960, nuova edizione Rubettino Editore, 2002, pag. 47-52
(…) Manco C., Scalea prima e dopo, Scalea, 1969
(…) Vincenti Pietro, Teatro degli uomini illustri che furono protonotari del Regno di Napoli, Napoli, Gio Battista Sttile, 1607 (Archivio Storico e digitale Attanasio)
(….) Montesano Nicola, Casaletto, Terra in Provincia di Principato Citra – appunti di storia Casalettana, ed. Lighnthing Source UK Ltd, 2016 (Archivio Storico Attanasio)
(…) Pacichelli Giovan Battista, Il Regno di Napoli in Prospettiva, Napoli, ed.
(…) Mons. Damiano D., Maratea nella storia e nella luce della fede, ed. Missioni O.M.I., Roma (Archivio Storico Attanasio)
(…) Ammirato Scipione, Delle Famiglie nobili napolitane, Firenze, 1580-1651
(…) Durieu P., Etudes,
(…) G.B. Bolvito, Variarum rerum, mss (1585), edizione della Società di Storia Patria
(…) Vincenzio N., Del servizio militare dè Baroni nel tempo di guerra, Napoli 1796, doc. n. III
(…) Moscati R., Ricerche e documenti sulla feudalità napoletana nel periodo angioino, in ‘Archivio Storico per le province Napoetane’, XX, n.s., 1934, pp. 224-256; XXII, 1936, pp. 1-14, che ha analizzato l’organizzazione del regime feudale, il servizio militare e l’adoa (tassa sostitutiva da pagarsi quando il feudo non raggiungeva l’unità prevista delle venti once).
(…) De Lellis Carlo, Supplemento a Napoli Sacra di D. Cesare d’Engenio Caracciolo, Napoli, 1654 (Archivio Storico Attanasio); dello stesso autore si veda pure:
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De Lellis, Carlo <fl. 1663-1671>
Caserta : Premiato Stabilimento Tipografico Sociale, 1893
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Dalla rovina si salvarono, per essere rimasti in sede, oltre a qualche frammento, i repertori del Sicola (…), del Chiarito (…), del Borrelli (…) e tre volumi dei Notamenta di Carlo De Lellis ‘Notamenta ex registris Caroli II: Roberti et Caroli ducis Calabriae’ (ms. del XVII sec.). Napoli: Archivio di Stato di Napoli, vol. III, IV e IV bis, forse contenuti nell’opera di Bartolomeo Capasso (…), Nuovi volumi di registri angioini ora formati con quaderni e fogli che già esistevano dimenticati e confusi nell’Archivio di Stato di Napoli, Napoli, 1886
