I due ‘Casale del Confine’, “Casale del Corbo” sul monte Ceraso e, la Torre dei Crivi nel territorio Saprese

Gli studi

Nel 1987 pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini ed il ruolo dello scalo naturale della baia e del porto di Sapri, negli anni bui del medioevo. Lo studio iniziato a Salerno e poi a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archivistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma il periodo medioevale meritava ulteriori approfondimenti ed indagini o ricerca di nuove fonti. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. In questo saggio, cercherò di fare il punto sui due toponimi di “Casale del Confine” e “Casale del Corbo” citati in una carta di probabile epoca Aragonese ed indicato sul monte Ceraso che, dopo Sapri, verso oriente, si affaccia lungo la fascia e la linea di costa che va verso Acquafredda. La ricerca è stata condotta in collaborazione con l’amico Domenico Smaldone che mi segnalava alcune costruzioni che si possono vedere in una non recentissima aereofotogrammetria dell’area saprese, sul Monte Ceraso. Con questo saggio, desidero invitare le autorità preposte a ripristinare la segnaletica esistente in questi luoghi panoramici e storici per Sapri, e porre una nuova segnaletica che indichi correttamente i veri nomi dei luoghi ed abolire fandonie del tipo “Apprezzami l’asino”.

IL “CASALE DEL CONFINE” NEL TERRITORIO SAPRESE

Il toponimo ‘Casale del Confine’, citato in una carta d’epoca Aragonese

Andrebbero meglio indagati due toponimi (nomi di luogo) indicati in una carta di probabile epoca Aragonese, inedita e da me rinvenuta nell’Archivio di Stato di Napoli. Si tratta di due toponimi, nella carta in questione indicati in direzione del Monte Ceraso che dopo Sapri, si affaccia lungo la fascia e la linea di costa che va verso Acquafredda. Come possiamo leggere nella Carta in questione, il primo dei due toponimi è citato come “Casale del Confine”. Come possiamo vedere, dall’immagine ivi pubblicata, i caratteri usati nella carta in questione denotano l’epoca di delineazione della carta in questione. I caratteri della carta, simili alla ‘minuscola gotica’, sono molto simili a quelli che si possono vedere in un altro documento inedito da me pubblicato ivi, la bolla del vescovo Guidano del 1481, che concedeva a mastro Santillo Grandi di costruire nel territorio saprese una cappella dal titolo di S. Maria di Porto Salvo. La carta in questione, è stata probabilmente delineata all’epoca Aragonese (1400) per motivi fiscali. Per i dettagli che sono citati, nomi di luoghi (toponimi), le torri costiere esistenti all’epoca lungo la fascia costiera, i fiumi, le isole ecc.., fanno pensare che il delineatore si sia avvalso dei dati censuari raccolti nei primi censimenti della popolazione eseguiti all’epoca Angioina di cui si sono perse le tracce.

carta del cilento

(Fig….) Particolare tratto dalla carta corografica: ‘Principato Citra – Regno di Napoli’, carta manoscritta e dipinta a colori, d’epoca Aragonese, di autore Anonimo e non datata, inedita e da me rintracciata all’Archivio di Stato di Napoli il 16 maggio 1981 e pubblicata nel 1987, in un mio saggio a stampa (…).

L’indagine demografica e geo-storica, condotta anche attraverso l’indagine cartografica, delle prime mappe delineate conosciute, se confrontate con le recenti vedute satellitali, può dare buoni frutti. In particolare per i casali citati, ci conforta l’immagine Fig…. (…), della carta d’epoca aragonese – dove essi vengono citati. La carta inedita, da me scoperta all’Archivio di Stato di Napoli, riveste una particolare importanza per i nomi dei luoghi o toponimi in essa citata, inoltre essa, è forse l’unica testimonianza cartografica dei due toponimi in questione che, ritroviamo solo in questa carta. Come si può vedere, nell’immagine sopra che illustra la carta in questione, nelle campagne poste a ridosso della fascia costiera di Sapri, e dopo il centro abitato di Sapri, andando verso Acquafredda, si possono leggere alcuni nomi di luogo, dei quali non conosciamo l’origine e che oggi sono del tutto scomparsi o di cui rimangono pochi ruderi. Nella carta sono segnate con il colore rosso dei piccoli centri urbani o gruppi di costruzioni, che stanno ad indicare piccoli casali o borghi. Di questi possiamo leggere i piccoli casali o borghi del “Lucerosa”, piccolo borgo segnato nelle campagne, non lontano da e sopra il centro abitato di Sapri (credo un luogo sopra il vicino monte Olivella). Sempre nella carta in questione, lungo il coro del “fiume Lubertino”, risalendo sempre sulle colline e le campagne sopra Sapri, come se volessimo andare verso la “Medichetta” (casale di S. Costantino di Rivello) e, sempre sul versante ad occidente del monte Ceraso, è segnato un piccolo borgo dal nome di “Luberfino”. Il toponimo “Luber fino”, non è molto chiaro anche facendone un ingrandimento della carta. Il toponimo indicato nella carta, anche se non si legge chiaramente,  potrebbe assomigliare anche a un “Fantino”, forse la grangia di S. Fantino di cui parla anche la ‘Platea dei beni dell’Abbazia di S. Giovanni a Piro’, che il delineatore della carta aragonese doveva conoscere in quanto questo era uno dei tanti possedimenti dell’antica abbazia di S. Giovanni a Piro, che nella ‘Platea’, del 1657-58, si dice essere nel territorio di  Torraca ma che in realtà era nel territorio di Sapri, come ho cercato di dimostrare in un altro mio saggio ivi. Anche in questo caso, la carta che ci sembra essere molto dettagliata, informandoci di alcun luoghi e casali ormai scomparsi del tutto. Toponimi e casali, indicati in quell’area, nei pressi di Sapri e, lungo il corso di questo fiume carsico non visibile all’occhio nudo, il fiume Lubertino, sono diversi ma non si riesce a decifrarne la reale esistenza. Ad esempio, dove poi il fiume si dirama, sulla carta vediamo segnati due distinti casali o borghi, “S.to Jorio” e un “S. Stephano”. A quali luoghi, corrispondono questi due casali chiamati sulla carta “S. Jorio” e “S. Stephano” (S. Stefano)?. Forse il “S.to Jorio” starebbe a significare un “S. Giorgio” e, ricordiamo a tal proposito che un “S. Giorgio”, anche se i due luoghi hanno una posizione geografica molto distinta, vi era anche quello indicato lungo la costa ad oriente di Sapri, dove oggi si trova un noto ristorante. Confrontando la posizione del toponimo “S.to Stephano”, indicato sulla carta d’epoca aragonese e guardano le ultime vedute satellitali, vediamo che oggi, a quella posizione, vi è il casale di S. Costantino di Rivello. Mentre invece, riguardo il “S.to Jorio”, non saprei quale attuale o vecchio borgo stia ad indicare.  Proprio nel punto antistante il “fiume lubertino”, in mare è indicato lo “Scilandro scoglio”. La zona è ricca di sorgenti carsiche e ivi, non molto distante si trova il ‘fiume Lubertino’ (che l’Antonini chiamava ‘Obertino’), un fiume di natura carsica e sotterraneo che scorre dalla montagna e sversa le sue fresche e limpide acque nel tratto di mare antistante la fascia costiera più o meno all’altezza dello scoglio dello ‘Scialandro’. L’area è stata oggetto di ritrovamenti archeologici di manufatti d’epoca romana segnalati in due opuscoli a stampa del Gruppo Archeologico Golfo di Policastro (G.A.S.)(…) e, poco più avanti, scendendo verso la costa si trova il cosiddetto ‘Riparo Smaldone’, un ritrovamento d’epoca preistorica. L’area in questione, fino ai primi anni dell’800, fu frequentata anche per la presenza della vecchia postale borbonica che da Sapri proseguiva verso Maratea. Riguardo l’epoca Aragonese e forse prima ancora all’epoca angioina della Guerra del Vespro, è interessante un documento del 1481, recentemente acquisito in digitale dall’Archivio dell’Abbazia di Cava de Tirreni. Dunque, secondo la carta d’epoca aragonese, il fiume ‘Lubertino’ o ‘Obertino’ (per l’Antonini), sfocia nel tratto di mare dove vi è lo scoglio dello ‘Scialandro’ e questo è un particolare corretto in quanto un po’ più a oriente dello scoglio dello ‘Scialandro’, navigando e non molto distante dalla linea di costa, sul pelo dell’acqua del mare si può vedere quello che la tradizione popolare chiama “u’ vull’ j l’acqua”. Osservando ancora la carta d’epoca aragonese, al di qua del “Fiume Lubertino”, sulle alture e, proseguendo ad oriente verso la costa che va verso Acquafredda, vediamo segnato anche l’altro piccolo borgo del “Casale del Confine”. Questo toponimo, è segnato sulla carta in questione molto vicino al “fiume lubertino” e non molto distante dal tratto di costa e soprattutto si vedono segnati con il colore rosso un gruppetto di edifici che stanno a significare l’indicazione di un piccolo borgo. Questo toponimo, non figura fra quelli indicati nelle più antiche mappe catastali conosciute esistenti nel Comune di Sapri e, questo dato potrebbe significare la totale scomparsa di questo antico borgo che probabilmente esisteva all’epoca aragonese ma che all’epoca della delineazione delle successive carte conosciute, già non era più visibile. Questo antico borgo o casale, non era visibile all’Antonini, che nel 1745, nella sua prima edizione della ‘Lucania’, descrive molto bene anche il “vullo dell’acqua” e Tait Cromfurt Ramage (…), che nel suo ‘………………………’, nel 1789, descrive bene il nostro paese. Nella carta in questione, di probabile epoca Aragonese (v. Fig…), il ‘Casale del Confine’, oltre all’indicazione del toponimo, è segnato con il colore rosso anche il gruppo di edifici che indica un piccolo borgo o un casale. Da una recente segnalazione dell’amico Domenico Smaldone, esperto dei luoghi, e interprete della aereofotogrammetria militare, che recentemente, alcuni escursionisti, nel corso di alcune escursioni, hanno rinvenuto alcune costruzioni, sul monte Ceraso sul crinale in località ‘Scifo’. L’amico Smaldone, mi ha fatto pervenire dei disegni molto interessanti che rappresentano un sito abbandonato che purtroppo, per ragioni di spazio digitale non riesco a pubblicare. Da un’indagine più accurata attraverso il satellite Landsat di google maps o Earth, ho individuato un sito che forse corrisponde a quello segnalato dagli amici Smaldone e Massimilla e, forse è proprio il sito indicato sulla carta d’epoca aragonese citata, il “Casale del Confine”. L’immagine che pubblico, illustrata sotto, è un’immagine satellitale, tratta da google maps o Earth, che illustra delle costruzioni, forse il piccolo borgo o casale indicato nella carta d’epoca aragonese, il “Casale del Confine”, forse un riparo costruito per ospitare la piccola guarnigione di soldati adibiti alla guardia di alcune torri cavallare di avvistamento che ivi furono costruite lungo la costa, e di cui oggi si può vedere solo la Torre di Capobianco. Credo che il gruppo di edifici segnato sulla carta d’epoca aragonese, come ‘Casale del Confine, sia il “Posto doganale” (così lo chiamava il Pesce (…)), di cui parlerò in seguito e, citato in alcuni libri a stampa che ci parlano dell’eccidio di Costabile Carducci del 1848 e della Spedizione di Carlo Pisacane dopo. Credo che il toponimo di “Casale del Confine”, citato nella carta in questione, riguardi un piccolo ‘Casale’ o piccolo aggregato urbano o di edifici, che indicava un piccolo borgo o aggregato di edifici detto “del Confine” perchè posto sul confine geografico e politico delle due Provincie o addirittura delle due Regioni confinanti, la Campania e la Basilicata. Infatti, il luogo citato con il toponimo del “Casale del Confine”, citato nella mappa d’epoca Aragonese, è posto sul vecchio confine geografico e politico delle due Regioni di Campania e di Basilicata, che all’epoca borbonica (non aragonese), le due Province del Regno delle due Sicilie erano il Principato Citra (Salerno), di cui Sapri è l’ultimo Comune, e quella della ‘Terra di Basilicata’. E’ molto probabile, come io credo, che il toponimo di “Casale del Confine”, citato sulla mappa in questione, attesti e testimoni la presenza di un confine geografico e politico delle due Province all’epoca della dominazione Aragonese nel Regno di Napoli.

Come ho già precedentemente detto, l’indagine geo-storica si può condurre anche attraverso l’indagine cartografica. A tal proposito, dopo aver illustrato ivi la carta inedita d’epoca Aragonese, aggiungo anche quest’altra carta simile ma non identica, che avvalora ed attesta quanto riportato nella precedente, inedita e da me scoperta all’Archivio di Stato di Napoli.  Nel 2008, Ferdinando La Greca e Vladimiro Valerio (…),nel loro pregevole studio sul ‘Paesaggio antico e medioevale nelle mappe aragonesi di Giovanni Pontano – Le terre di Principato Citra’, pubblicarono in appendice una serie di carte rinvenute alla Biblioteca Nazionale di Francia. In un altro mio precedente studio, ho parlato della carte inedita e da me scoperta, illustrata nelle due immagini di Figg…… In questo mio saggio, dal titolo “Sapri, in una carta inedita d’epoca Aragonese”, dove ho cercato di spiegare che questa seconda carta, pubblicata dai due studiosi, in realtà, io credo, che si tratti di una copia della carta inedita da me scoperta. I due studiosi, nel loro saggio, scrissero di alcune mappe d’epoca Aragonesi, forse provenienti dalla cercia del Pontano (…), poi in seguito trafugate da Carlo VIII in Francia ed ivi rinvenute nella Bibliote Nazionale di Francia dall’abbate Ferdinando Galiani che nel 1756, ebbe l’ordine di ricercarle dal ministro borbonico Tanucci e li trafugò a Napoli. Queste antichissime carte, furono, molto probabilmente, fatte compilare dal Pontano per conto del governo Aragonese, per motivi fiscali e risultano essere ad oggi tra i documenti importantissimi di quell’epoca. Si vede chiaramente che le due carte si somigliano ma la mia, inedita, io credo sia molto più antica di quelle conservate alla Biblioteca Nazionale di Francia, pubblicate da Ferdinando La Greca in Appendice del testo citato. Si tratta delle carte: 1- T3.3 – Cilento (BNF, Cartes et Plans, GE AA 1305-6, particolare), pubblicata a p. 102; 2 – T3.7 – Cilento, part. con la valle del Bussento (BNF, Cartes et Plans, GE AA 1305-6, particolare), pubblicata a p. 106.Le due carte pubblicate in Appendice da Ferdinando La Greca (…), a pp. 102 e 106, provengono dalla stessa carta francese: GE AA 1305, Feuille 6. Nel 2013, ho richiesto ed ottenuto dalla Biblioteque National de France, la carta in questione, citando la stessa collocazione indicata da La Greca (…): GE AA 1305, Feuille 6 (foglio 6) ed ho ottenuto la copia digitale, di cui ivi pubblico un particolare.

La carta parigina,,,,

(Fig…) La carta parigina, pubblicata da Valerio e La Greca (…)

Come possiamo vedere, anche nella carta corografica illustrata nell’immagine sopra, sono segnati e riportati i due Casali di cui si ci è occupati in questo saggio. Il toponino (nome di luogo) del “Casale del Corbo”, anche qui, viene segnato sulle alture ad oriente di Sapri, tra lo scoglio dello Scialandro, che pure è segnato, e il centro abitato di Maratea. Dunque, come io credo, questo antichissimo casale oramai scomparso e che non so se vi sono ruderi o resti, doveva sorgere grosso modo all’altezza dell’attuale linea di confine tra le due Regioni, prima del piccolo centro abitato di Acquafredda, oppure, come io non credo, potebbe trattarsi dello stesso centro di Acquafredda. Ricordiamo che nei pressi del luogo dove le due carte ivi illustrate riportano il toponimo “Casale del Corbo”, si trova la linea di confine attuale tra le due Regioni del vecchio ‘Principato Citra’ e Basilicata, confine corrispondente al “Canale di Mezzanotte”, che in queste carte non viene segnato. Nelle due carte in questione, si vede segnata un’altra torre, senza l’indicazione del nome, ma successiva a quella segnata non molto distante dal “Casale del Confine” e dal “Fiume lubertino”, dove ho già scritto che si trattava dell’omonima torre del Lubertino o dell’Obertino, a cui ho dedicato ivi un mio saggio. L’altra torre segnata in queste due carte, all’altezza di Acquafredda, come io credo, è l’antichissima “Torre dello Scilandro”, citata nel 1568 da Scipione Mazzella Napolitano.

Paola Bottini e l’insediamento del VII-VI sec. a.C., scoperto al “Timpone”

Riguardo antichi insediamenti d’epoche passate presenti nell’area Saprese, andrebbe ulteriormente e meglio indagata la notizia citata dallo studioso Domenico Di Lascio (…), nel suo ‘Dal Sele al Lao – le vie Romane del Lagonegrese’, dove a p. 121, parlando di Sapri, citava una notizia tratta dalla studiosa Paola Bottini (…), in ‘Archeologia, Arte e Storia alle sorgenti del Lao’, ed in proposito scriveva che: “In località “Timpone” è venuto alla luce un sito antropico risalente al VII-VI secolo a. C. simile a quello trovato in prossimità della foce del Busento nei pressi di Policastro Bussentino (CAS95).”. Il Di Lascio (…), a p. 62, spiegava il significato di GAS, scrivendo che: “I dati emersi della ricerca Archeologica vengono analizzati e tratti dalle seguenti opere: CAS – (Castelluccio), P. Bottini, Archeologia Arte e Storia alle sorgenti del Lao.”. In effetti, il testo della Bottini stà nel Catalogo della mostra a Castelluccio (PZ) che fu curato da Paola Bottini e la prefazione di Dinu Adamesteanu. In effetti, Paola Bottini ed altri autori, hanno parlato approfonditamente degli insediamenti e dei recenti ritrovamenti archeologici negli Atti del Convegno che si tenne a Taranto nel 1990 e pubblicati in AA.VV. (…), ‘A Sud di Velia – I, Ricognizioni e ricerche 1982-1988′, a cui rinvio per gli opportuni approfondimenti. Nel testo citato, a p. 17, la studiosa Giovanna Greco, in proposito scriveva che: “Un recente recupero a Sapri, alle falde della collina del Timpone, di materiale ceramico sia di tipo ionico a fasce che attico a vernice nera pertinente alla fase tardo arcaica ripropone il problema dell’ubicazione di Scidro (16) subcolonia sibarita dove, secondo Erodoto, si rifugiarono i Sibariti dopo la distruzione della propria città (Her. VI, 21).”. Nello stesso testo, da p. 34 e sgg., nella ricognizione dei ritrovamenti nel territorio saprese, le studiose Fiammenghi e Maffettone (…), non citano nulla di quanto affermato dal Di Lascio (…), sulla scorta della Bottini (…), ma citano alcuni significativi ritrovamenti fatti in località ‘Canale’ e ‘Giammarone’. In particolare io credo che la Bottini (…), si riferisca all’insediamento “stagionale” ritrovato in località “Carnale”, a cui rimando per gli opportuni approfondimenti. In particolare la Bottini (…), in questo testo, pubblicò “La ricerca Archeologica nell’area del Lagonegrese”, dove però la Bottini, connette i ritrovamenti in località “Colla”, nel territorio di Rivello, con i porti Velini ecc..

Nel 1481, la ‘bolla’ di Gabriele Godano o Guidano, vescovo di Policastro

Nel 1982, Pietro Ebner (…), nel suo vol. II, del suo ‘Chiesa baroni e popolo nel Cilento’, a p. 592, citava un documento del 1481. Pietro Ebner (…), invece, scriveva in proposito ad un altro documento datato 1481. Ebner (…), scriveva che: “Nell’archivio della Badia di Cava vi è la Bolla del vescovo di Policastro che concede (14) a mastro Santillo Grandi di costruire (a. 1481) una cappella dal titolo di S. Maria al porto di Sapri.”. L’Ebner (…), a p. 592, nella sua nota (14), postillava che: “(14) I, ABC, aprile 1481, XV, LXXXV 98.”. Pietro Ebner (…), postillando “I, ABC”, si riferiva ad un documento “I = inedito” e proveniente dall’Archivio dell’Abbazia della SS. Trinità di Cava de Tirreni (ABC). Da mie personali ricerche, effettuate presso l’archivio dell’Abbazia benedettina della SS. Trinità a Cava de Tirreni, risulta che l’antico documento, fosse collocato in ‘Arca’ (le Arche sono dei grandi manoscritti eseguiti dai monaci, dove essi registravano e sistemavano tutti i documenti), LXXXV (n. 85), n. 98.  Ebner, non diceva quale fosse il vescovo di Policastro che aveva emesso la bolla nell’aprile 1481, inoltre, come Ebner stesso dice, il documento era inedito. La bolla del vescovo di Policastro, dell’Aprile 1481, citata da Ebner a p. 592, vol. II, e nella sua nota (14), non è citato dal Laudisio (…) e, neppure dal Gaetani (…), che pure riportò diverse notizie su Sapri e Torraca. Inoltre, Ebner (…), riporta la notizia così com’è senza specificare chi fosse il vescovo di Policastro. Recentemente ho ricevuto il file digitale dell’antico documento del 1481, inviatomi da padre don Leone Morinelli dell’Archivio dell’Abbazia della SS. Trinità di Cava de Tirreni, che è inedito e che pubblico per la prima volta:

ARCA LXXXV 98

(Fig….) La bolla inedita del 1481, di Gabriele Guidano, vescovo di Policastro (Archivio Abbazia della SS. Trinità di Cava de Tirreni (Arca, LXXV, 98) (Archivio Storico Attanasio)

Nella bolla, leggiamo che: “Gabriel Guidanus a filiu magister Sanctullus grangis de civitate Policastrj afferunt ………………..civitatis loro lo porto de Saprj que ad prie est Ristoperta ecc..”. Il documento del 1481, è di estrema importanza per la storia di Sapri e di Torraca, in quanto, esistono solo pochissimi documenti d’età precedente che riguardano Torraca, datati e precedenti all’anno 1481, o che riguardano un periodo antecedente a quello citato nella storia di Torraca dal Gaetani (…), che ci parla della baronia di Torraca degli ‘Scondito’, risalente al più tardi ‘1500.

L’indagine geo-storica condotta anche attraverso le fonti scritte

Come dicevo, l’indagine geo-storica, può essere condotta anche attraverso l’indagine sugli scritti a stampa o documenti esistenti, le notizie storiche che ci parlano di particolari avvenimenti che riguardano i nostri luoghi, se confrontati con i luoghi attuali e conosciuti. Recentemente ho acquisito un fondo di carte manoscritte e olografe, appartenute alla Famiglia Timpanelli di Sapri, fatteci pervenire dalla Famiglia Tavernese che mi mostrarono oltre trenta anni or sono e che ancora lo posseggono. Dello studio, a cui rimandiamo per gli opportuni approfondimenti, oggi, volentieri pubblico ciò che scrissi nel 1987 (…).

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(Fig….) Manoscritto olografo dell’Avv. Carlo Pesce (…), del testo del libro a stampa ‘Costabile Carducci e il dramma d’Acquafredda’ , oggi posseduto dalla Famiglia Tavernese di Sapri (Archivio Storico Attanasio)

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(Fig….) Manoscritto olografo dell’Avv. Carlo Pesce (…), del testo del libro a stampa ‘Costabile Carducci e il dramma d’Acquafredda’ , oggi posseduto dalla Famiglia Tavernese di Sapri (Archivio Storico Attanasio)

Il manoscritto originale, illustrato nella fig…., pare sia stato posseduto dal Dr. Vincenzo Timpanelli, farmacista e fratello dell’Arciprete Don Nicola Timpanelli di Sapri, ed oggi in possesso della famiglia Tavernese, imparentatasi con la famiglia Cesarino e Timpanelli. Non so se il manoscritto olografo in questione sia stato scritto di proprio pugno dal dr. Vincenzo Timpanelli che tuttavia l’ha posseduto. Forse il manoscritto in questione è stato solo in possesso della Famiglia Timpanelli, da cui il Pesce trasse alcune uili ed interessanti notizie, e poi in seguito è andato nelle mani della Famiglia Tavernese di Sapri. Dall’analisi del manoscritto, risulta che il suo testo, ricalchi identicamente quello del Cav. Avv. Carlo Pesce (…), che nel 1895, pubblicò ‘Costabile Carducci e il dramma d’Acquafredda’, di cui la unica copia è conservata presso la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli. In un mio saggio, ivi, ho pubblicato l’intero manoscritto, consultato su gentile concessione dell’amico Tavernese. In mio scritto del 1987, citai per la prima volta l’esistenza di questo manoscritto, che recentemente ho ivi pubblicato integralmente. Da questo manoscritto e dal libro a stampa del Cav. Avv. Carlo Pesce (…), ho tratto alcune interessanti informazioni geo-storiche dei luoghi in questione. In esso, venivano descritte alcune masserie e luoghi citati poi in seguito anche nelle prime mappe catastali del Regno d’Italia. Il Pesce (…), a p. 9, in proposito scriveva che: “…mando tosto a chiamare tuti i contadini del villaggio che si trovavano a mietere il grano nella difesa di Carmine Perazzi, sul monte tra Acquafredda e Sapri” e poi ancora a p. 18, scriveva: “Bisogna tradurre il “solo Carducci a Lagonegro per la via della Fontana della Spinae poi ancora il Peluso disse: “Quando sarete giunti alle scalelle….Giunto il triste corteo al punto designato, detto della Scala, dove due alte rocce tagliate a picco restringono il varco a due chilometri da Acquafredda…..intanto il cadavere giaceva abbandonato nel burrone della Scala (p. 21) . La ‘Fontana della Spina’, è una fontana dove sgorga un acqua che la tradizione popolare riteneva ‘miracolosa’ e che si trova in un’area vicina all’attuale contrada chiamata “u Palazz'” (il Palazzo), non lontano dal Timpone di Sapri e dalla ‘Medichetta’, e che risalendo il crinale della montagna va verso il Monte Ceraso che si affaccia, da un lato, sulla costa saprese che va verso Acquafredda.

La strada vicinale della ‘Verdesca’ citata dal Fischetti

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(Fig….) Un ponte d’epoca medievale posto lungo un sentiero che da località Mocchie di Sapri risale verso Torraca. L’immagine ci è stata inviata dal Gruppo di escursionisti di Sapri “Golfo Trek”.

Pare che questa strada vicinale o sentiero risalisse dalla località ‘Mocchie’ a Sapri, su per il monte Olivella, attraverso i territori nel Comune di Torraca e da lì proseguiva verso Torraca o verso il Fortino del Cervaro, si chiamasse “Verdesca”, forse la stessa strada carovaniera che attraversava la contrada della “Carnale”, dove furono trovati dai G.A.S., antichissimi insediamenti Enotri e Lucani, in gran parte distrutti dall’incuria delle autorità preposte  per il passaggio della condotta del gas metano. Andrebbe ulteriormente indagata la presenza di alcune strade mulattiere presenti sul nostro territorio in quanto esse sono state frequentate in epoche in cui si è persa la memoria del tempo. Infatti, questa strada vicinale ed alpestre, prima che arrivasse nei pressi di Torraca, a metà strada, si trova un sito oggi chiamato “Agriturismo S. Fantino”. Io credo che l’intera area fosse stata anticamente l’area dove sorgeva la grancia di S. Fantino, di cui ho già parlato ivi in un altro mio saggio. La probabile epoca di fondazione della grancia di S. Fantino, può riferirsi molto probabilmente all’anno 1097, allorquando, secondo una pergamena d’epoca normanna, veniva concesso a Sergio, monaco di Vibonati, di costruire una cappella a S. Fantino, che doveva essere una località posta tra Sapri e Torraca, come risulta dall’antica pergamena del 1097 (epoca Normanna) illustrata nella Fig. 2, di cui ho parlato.

Cattura

(Fig. 2) L’antica pergamena del 1097 (epoca Normanna), manoscritta in greco e, tradotta in latino dal Trinchera (…) che la pubblicò a pp. 80-81-82

La testimonianza della strada vicinale e di campagna detta la “Verdesca”, ci è data da uno dei principali protagonisti dello sbarco a Sapri dei ‘trecento’ di Carlo Pisacane, il giudice di Vibonati Gaetano Fischetti (…), che nel suo ‘Cenno storico della invasione dei liberali in Sapri nel 1857’, scritto nel 1877 per ingraziarsi il Ministro degli Interni, da poco eletto, Giovanni Nicotera. Il Fischetti (…), a p. 35, parlando della notte in cui Pisacane sostava a Sapri, in proposito scriveva che: “…ed io con pochi amici mi avviai sopra Torraca per la via cosiddetta della ‘Verdesca’, impraticabile quasi, montuosa ed alpestre assai, per evitare la solita via pubblica, laddove quelli avessero voluto inseguirmi.”. Nella tradizione orale popolare, nel nostro dialetto, il termine di “Verdesca”, stà ad indicare un pesce di mare, una specie di pescecane simile allo squalo. Sempre nella tradizione popolare orale, vi è un termine simile “Ventresca”, la pancia o la pelle del ventre di un certo tipo di squalotto di mare. La strada “Verdesca”, verrà poi in seguito, nel 1907, citata anche dal Bilotti (…), il quale a p. 198, in proposito al giudice scriveva che: “Il Fischietti.. (e anche quì il Bilotti erra il cognome del giudice Vibonatese), effettivamente aveva fatto prodigi di attività: partito da Sapri poco prima della mezzanotte, percorse a piedi e con la paura nell’anima, la quasi impraticabile via detta ‘Verdesca’, la quale benchè fatta di alpestri e pericolosi sentieri, era da preferire alla strada ordinaria….”. Con l’indagine geo-storica, possiamo stabilire quale e dove fosse questa stradina o sentiero di campagna, assai disagevole per i tempi a cui si riferiscono i fatti di Pisacane. Si trattava di un percorso o un sentiero di campagna che risaliva le campagne in direzione di Torraca, che partendo dalla località a Sapri detta le “Mocchie”, risalisse verso Torraca. Dalla località detta le “Mocchie” a Sapri, posta subito dopo la contrada saprese della “Marinella”, si inerpicano due sentieri che risalgono alle pendici del Monte dell’Olivella, verso i territorio di Torraca. Io credo che le “Mocchie”, dove ancora oggi è rimasto un gruppo di antichissime case, molte di queste solo recentemente ristrutturate, sia una contrada di Sapri prossima ad un molo o un antico porticciolo. La contrada delle “Mocchie”, infatti, si trova quasi a ridosso della vecchia spiaggia o insenatura formatasi del torrente detto “Brizzi”, di cui ancora oggi non si conosce l’esatto significato dell’etimo. Il torrente “Brizzi” e il suo alveo, dopo un lungo percorso dalle montagne poste nel Comune di Tortorella a confine con quello di Torraca e di Sapri, scende a valle e sversa le sue acque a Sapri e, lungo il suo percorso attraversa la contrada delle “Mocchie” che è posta quasi posta di fronte alla collina dell’altra antica contrada del “Timpone”. Recentemente, alcuni membri del locale gruppo di Trekking di Sapri “Golfo Trek” hanno percorso e smacchiato questo vecchio sentiero che risale poprio dalle Mocchie e si inerpica tra balze e dirupi verso il territorio un tempo di Torraca. Io credo che il nome di questo sentiero fosse proprio quello di “Verdesca”, il nome che citava il Bilotti (…) e prima ancora il giudice vibonatese Fischetti (…). Lungo questo percorso vi sono alcuni ruderi di un ponte medievale che lasciano pensare ad un’antichissima frequentazione e forse, come io credo, questo sentiero doveva essere quello che collegava il piccolissimo approdo delle Mocchie con l’antichissima grangia di “S. Fantino”, dipendente dal cenobio basiliano di San Giovanni a Piro. Della grangia di S. Fantino (…), come vedremo, ci parlano gli antichissimi documenti ma i suoi ruderi non sono stati mai individuati. Infatti, risalendo l’immagine satellitale con l’amico Giamberto del locale gruppo di escursionisti, si può vedere che nel territorio prossimo più a Sapri che a Torraca, si scorgono dei duderi o degli edifici che lasciano pensare all’antica grancia di S. Fantino, di cui parla il Di Luccia (…) e il Martire (…), ma che non è stata mai del tutto localizzata. L’antica grancia o masseria o addirittura l’Abbadia di S. Fantino di cui si parla in antichi testi, non solo esisteva dall’epoca Normanna come attesta l’antica pergamena del 1097 pubblicata dal Trinchera (…) e poi dal Cappelli (…), ma era posta nel territorio di Sapri, divenuto solo nei primi del ‘500 appartenente al feudo di Torraca. Credo pure che questo percorso sia proprio quello che percorrevano i monaci abitanti dell’antica grangia di S. Fantino per scendere al porto di Sapri che forse era posto proprio nella contrada detta le “Mocchie”, per il trasporto via mare delle merci essendo questo piccolo ma nascosto e sicuro approdo collegato con i piccoli porti della costa velina. Non sono mai state del tutto individuate alcune cappelle e costruzioni religiose di cui ci parlano alcuni studiosi locali nei primi del ‘900 come il Gallotti (…) e il Gaetani (…). Molte costruzioni si pensa fossero nel territorio di Torraca ma solo perchè il territorio di Sapri, fu delineato nei suoi attuali confini solo dopo l’Unità d’Italia, ma in realtà alcune costruzioni o manufatti citati dal Cappelli (…), dal Martire (…), ecc.., si trovavano prossimi al territorio saprese, ovvero posti si nella campagne ma molto prossimi al vicino piccolo approdo della costa saprese. Infatti, nell’antichità per il trasporto delle merci e per i traffici si preferiva percorrere le vie marittime anzicchè quelle sulla terra ferma molto più frequentate ed insicure. I monaci lo sapevano bene. Nell’anticihità le località e le comunità rivierasche erano molto più fiorenti e popolate rispetto a quelle interne che si ripopolarono specialmente dopo la Guerra del Vespro e sopratutto in epoca Vicereale a discapito di quelle rivierasche che al contrario si spopolarono. I documenti ci parlano di una grangia o di un piccolo cenobio di monaci basiliani o benedettini, la grangia di S. Fantino, che doveva essere attiva e fiorente all’epoca medievale ovvero XII-XIII secolo.

Tortorella e Torraca

(Fig…) Particolare delle nostra costa e del nostro territorio tratto dalla della Carta del ’Principato Citra – Regno di Napoli‘, di probabile epoca Aragonese (…). La carta è inedita e da me scoperta alla fine degli anni ’70 e fatta riprodurre nel 1981 dall’ASN, dove è conservata.

I posti doganali e le Torri costiere nel territorio Saprese

Come dicevo, l’indagine geo-storica, può essere condotta anche attraverso l’indagine sugli scritti a stampa o documenti esistenti.  A Sapri, in epoca borbonica e forse ancora prima, come ho già scritto in un altro mio saggio ivi, esisteva una batteria costiera nel luogo di Punta del ‘Fortino’, corrispondente all’attuale Ospedale civile di Sapri. Nel mio saggio sulla batteria costiera della Punta del Fortino, dicevo pure che ivi era il posto doganale che interessò lo sbarco di Pisacane. In quel tratto di costa vi era una torre forse d’epoca Angioina, detta ‘Torre del Buondormire’. A Sapri, sono diverse le testimonianze che attestano la presenza in epoca borbonica, anche la tempo dell’eccidio del Carducci, nel 1848, di due avamposti di confine adibiti a posti doganali. Io posseggo una ‘carta di passaggio’, un lasciapassare, un documento che veniva rilasciato dall’Intendente al posto doganale a chi dovesse oltrepassare o recarsi in viaggio presso un’altra provincia del Regno delle due Sicilie.  Le immagini delle due Figg…, illustrano due lasciapassare o ‘Carta di Passaggio’, datate 24 dicembre 1838, rilasciato dall’Intendente borbonico della Provincia di Bari a Giuseppe Immediato nativo di Sapri. La prima immagine illustra la ‘Carta di passaggio’, che appartiene alla famiglia Gallotti di Sapri, dove l’Intendente della Provincia di Salerno, rilascia Cara di Passaggio al Sig. Biagio Antonio Gallotti, il 3 giugno 1837.

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(Fig…) Carta di passaggio del 18…., di proprietà della Famiglia Gallotti di Sapri

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(Fig….) Lasciapassare del 1838 o ‘Carta di Passaggio’, rilasciata a Giuseppe Immediato di Sapri (Archivio Storico Attanasio).

Il Pesce (…), a p. 9, del suo ‘Costabile Carducci e il dramma d’Acquafredda’, parlando dell’avvistamento del gruppo di rivoltosi al seguito di Costabile Carducci nel 1848, ad opera del prete Vincenzo Peluso, che si trovava in una sua dimora non lontano da Acquafredda, detta “Rotondella”, in proposito scriveva che: “Fatto chiamare immantinenti dalla vicina Torre, residenza delle guardie doganali, il brigatiere Salvatore Miggiani…”. Dunque, Carlo Pesce (…), traendo alcune notizie dagli Atti dei processi intentati contro i Pelusiani dell’epoca, riferiva che nel 1848, all’epoca del Regno delle due Sicilie Borbonico, a Sapri, dopo lo scoglio dello ‘Scialandro‘, vi era una “vicina Torre, residenza delle guardie doganali…. Sempre il Pesce (…), a p. 10, racconta che il Peluso, che si trovava in una casetta ai confini tra Sapri e Acquafredda, scrive che “mandò tosto a chiamare tutti i contadini del villaggio, che si trovavano a mietere il grano nella difesa di Carmine Perazzi sul monte tra Acquafredda e Sapri.”. Dunque, il Pesce, sulla scorta degli Atti processuali conservati al Tribunale di Lagonegro, si riferiva al monte Ceraso, tra Acquafredda e Sapri. Il Pesce, parlava di una vicina Torre, residenza delle guardie Doganali e poi parlava della ‘difesa’ di Carmine Perazzi, sul monte (il Ceraso) tra Acquafredda e Sapri, dove vi era già all’epoca il confine tra le due Regioni. La citazione del Pesce (…), in cui egli accenna a una “Torre, residenza delle guardie doganali”, che doveva trovarsi sul monte Ceraso e vicino Acquafredda, poso solo dire che nel luogo chiamato “Casale del Confine”, doveva esserci già al tempo del Regno di Napoli aragonese un piccolo casale o borgo in cui vi era un posto doganale, o una guarnigione adibita alla guardia della dogana, forse angioina prima che aragonese, trovandosi questo posto proprio sul vecchio confine tra l’ex ‘Principato Citra’ borbonico (l’attuale Provincia di Salerno), di cui faceva parte il mandamento di Sapri, confinante con la ‘Terra di Basilicata’, di cui faceva parte la frazione di Acquafredda. All’epoca della delineazione della mappa in questione, il territorio in questione, faceva parte del Regno di Napoli, e dunque, sul monte Ceraso, esisteva o era già conosciuto il confine geografico e politico tra il Principato Citra, a cui apparteneva Sapri e, il Principato della Terra di Basilicata. Osservando però le vedute satellitali Landsat tratte da Google maps o Earth, notiamo che la linea tratteggiata che indica il confine geografico tra le due Regioni oggi, è segnato e ricalca l’attuale frattura del ‘Canale di Mezzanotte’. Infatti, recandoci sulla SS. 18 Tirrenica inf., che corre verso Acquafredda, proprio sul ponte del ‘Canale di Mezzanotte‘, troviamo la segnaletica che indica ivi la linea di confine. E’ molto probabile che dall’epoca del Regno di Napoli Aragonese, la linea di confine che si trovava all’altezza dello scoglio dello scoglio dello ‘Scialandro’ e che si protendeva sul versante sud del monte Ceraso, sia stato nei secoli, forse in epoca Borbonica spostato a favore del Comune di Sapri e a discapito della frazione di Acquafredda. E’ un aspetto questo che andrebbe ulteriormente indagato. Confrontando l’antica mappa d’epoca Aragonese, con le più antiche carte catastali conosciute e conservate presso l’Archivio del Comune di Sapri e dell’UTE di Salerno, il luogo dove è stato segnato il toponimo “Casale del Confine”, non corrisponde affatto all’attuale confine fra le due Regioni, la Campania e la Basilicata. Il Barone Giuseppe Antonini (…), nella sua ‘Lucania’, parlando e descrivendo la baia di Sapri, in proposito scriveva che: “………………………….”.

IL “CASALE DEL CORBO”

Cattura...........

(Fig….) Forse il ‘Casale del Corbo’, visto dal satellite Landsat – sulla linea di confine e sulle alture del ‘Canale di Mezzanotte’

Il “Casale del Corbo”, tra Sapri ed Acquafredda, la ‘tenuta del Conte’ per il Mazziotti

Sempre nella citata carta d’poca Aragonese (…), spostandosi con lo sguardo verso le colline che da Sapri, dopo lo scoglio dello Scialandro vanno verso Acquafredda, non molto distante da un’antica torre cavallara di avvistamento d’epoca Vicereale, spostandoci più verso la costa di Acquafredda e, vicino ad un gruppo di costruzioni segnate con il colore rosso, vediamo segnato il toponimo di “Casale del Corbo”. Riguardo questo antichissimo casale citato nella carta d’epoca Aragonese di cui ho parlato, lo storico cilentano Matteo Mazziotti (…), nel suo ‘Costabile Carducci ed i moti del Cilento del 1848′, edito nel 1909, parlando dei fatti che accaddero nelle campagne tra Acquafredda e Sapri, nel 1848, durante lo sbarco di Costabile Carducci, diretto a Sapri ma costretto a fermarsi nella rada di Acquafredda, a causa di una violenta tempesta di mare, e la sua cattura da parte della fazione dei Pelusiani di Sapri, a p. 6, vol. II, parlando del vecchio prete Vincenzo Peluso che dimorava in una casetta ad Acquafredda: “II A breve distanza, dal lato opposto della collina, sorgeva la casa rurale di un certo Giovanni Florenzano (2). Ivi dimorava da parecchi mesi il vecchio prete Peluso, che fuggito da Sapri nel gennaio a l’avvicinarsi delle bande cilentane, si era dipoi sdegnosamente appartato in quella casa solitaria.”. Il Mazziotti (…), a p. 10, nella sua nota (2), postillava che: “(2) Trasformata in un elegante villino dopo il 1896 dal nuovo proprietario sig. Giovanni Marsicano.”. Non sono certo, ma credo che il Mazziotti, si riferisca al luogo ad Acquafredda, dove oggi è ‘Villa Nitti’, la villa di Francesco Saverio Nitti, la villa dove l’ex presidente del Consiglio si ritirò nei primi anni dell’avvento del Fascismo, perseguitato politico di Mussolini. Pare che Nitti, volle acquistare il vecchio villino, proprio perchè gli fu detto che quello fosse stato il luogo dove aveva dimorato il Peluso. Quì il racconto si riferisce sempre ad Acquafredda. Matteo Mazziotti (…), nel suo vol. II, del suo ‘Costabile Carducci ed i moti del Cilento del 1848’, a p. 8, parlando del vecchio prete Vincenzo Peluso, accortosi del pericolo e accertatosi che si trattasse proprio del Carducci:  “Dunque era proprio lui! Occorreva adunare gente. Frenando il tumulto dell’animo, inviò un giovanetto, Domenico Florenzano, nella vicina tenuta detta ‘del Conte’ a chiamare i molti contadini che vi mietevano il grano ed a Sapri la sua domestica, Emanuelina Liguori, con una lettera ai suoi congiunti ecc..Dopo una lunga attesa giungevano da la campagna i mietitori: i fratelli Giambattista e Biagio Florenzano, un altro Biagio Florenzano ecc…”. Dunque, il Mazziotti, sempre sulla scorta degli Atti processuali ed interrogatori e sulla scorta delle ‘Memorie’ del De Angelis (…), ci parla di un “vicina tenuta detta del Conte”. La ‘tenuta agricola del Conte’ era la stessa del luogo segnato sulla carta d’epoca Aragonese come ‘Casale del Corbo’ ? Sulla carta in questione, leggiamo che sotto il toponimo citato di “Casale del Corbo”, lungo la linea di costa, è disegnata una torre. Dunque, il luogo indicato nella carta d’epoca Aragonese, è lo stesso di quello citato dal Mazziotti ?. A tal proposito, vorrei citare cosa scriveva nel 1895, il  Cav. Avv. Carlo Pesce (…), che nel 1895, pubblicò ‘Costabile Carducci e il dramma d’Acquafredda’. Il Pesce (…), a p. 9, in proposito scriveva che: “…mando tosto a chiamare tuti i contadini del villaggio che si trovavano a mietere il grano nella difesa di Carmine Perazzi, sul monte tra Acquafredda e Sapri”. Dunque, secondo il Mazziotti (…), il vecchio prete Peluso, mandò a chiamare contadini e gente nella vicina tenuta detta del Conte, mentre il Pesce, scriveva che il vecchio prete Peluso mandò a chiamare contadini nella vicina ‘difesa’ di Carmine Perazzi. Il ‘Casale del Corbo’, indicato sulla carta d’epoca Aragonese e la ‘tenuta del Conte’, indicata dal Mazziotti e la ‘difesa’ di Carmine Perazzi, sono la stessa cosa, ovvero si trattava di un piccolo casale o fattoria agricola posta tra le campagne di Acquafredda e Sapri e alle pendici del monte Cesaso ? Io credo di si. Del triste racconto che fece il Pesce (…), dell’assassinio di Costabile Carducci, e dei luoghi che furono teatro delle orribili memorie, resta un luogo citato negli atti giudiziari che doveva esistere nel 1895, tra le campagne tra Acquafredda e Sapri, ovvero l’area posta sulle alture del monte Ceraso e sopra la Torre di Capobianco, si trovavano a mietere il grano nella difesa di Carmine Perazzi”. La famiglia Perazzi è stata ed è proprietaria di vasti terreni proprio sul monte Ceraso. Sul monte Ceraso, non lontano dal vicino scoglio dello ‘Scialandro’, le mappe catastali indicano un luogo chiamato anche “l’uorto rj cann” (l’Orto delle Canne), dove vi erano delle fattorie o “Masserie”. La “Masseria” è un termine dialettale che stà a indicare un piccolo aggregato urbano o un piccolo casale agricolo (una piccola fattoria). Il Barone Giuseppe Antonini (…), nella sua ‘Lucania’, a p. 432, parlando del porto e della baia di Sapri, in proposito scriveva che: “Vien di presente la bocca del porto guardata da due Torri una chiamata di Lubertino ad oriente, l’altra detta Buondormire ad occidente.”. Dunque, nel 1745, anno della sua prima edizione, l’Antonini ci parla solo di due torri poste a guardia dell’ampia baia di Sapri, ma nessuno accenno alla Torre dello Scialandro, che alcuni confondono con la Torre Mezzanotte. L’Antonini (…), proseguendo il suo racconto, dopo aver parlato di Sapri e di Torraca, a p. 436, in proposito scriveva che: “Ritornati al mare di Sapri, ed ad oriente secondo l’intrapreso corso, camminando, trovasi vicino allo scoglio detto Scialandro, sorgere in mare un non mediocre fiume, chiamato Obertino, la di cui acqua nè giorni di calma si può bere senza che sia con quella del mare mischiata, ma nè tempi di mediocre agitazione è coverto, e econfuso, nè si vede, che ‘l solo suo gorgogliare. Or da quì fino alla marina di Maratea, che n’è sette miglia lontano, è ch’è una catena di continuati dirupatissimi scogli, si trovan varie sorgive, e ruscelli, di dolcissime acque, e da quando in quando delle grotte, ove i colombi fanno lor nidi, e l’està vi è deliziosa caccia di essi, che anche io due volte con sommo piacere ho fatta. ‘Ferrario’ fa erroneamente di dodici miglia questa distanza, e dice, che va in mare sott’acqua, poco sopra accennato, non saprei qual altro potesse essere.”. In questi passi, il barone Antonini (…), benchè ci parlasse delle numerose grotte, presenti lungo la linea di costa ad oriente di Sapri, ovvero verso Acquafredda e dicendo addirittura che egli stesso avrebbe fatto deliziosa caccia di falchetti e colombi che ivi nidificano che si vedono in queste grotte e fuori i “dirupatissimi scogli”, non aveva visto o non si era accorto che, all’altezza della località ‘Scifo’, io credo, sull’altura, ultima propaggine del monte Ceraso che affaccia sulla costa ad oriente di Sapri e, poco prima della linea di confine tra le due Regioni, corrispondente al “Canale di Mezzanotte”, dove lì vicino sorge un’antica Torre di avvistamento, la “Torre Scialandro”, vi fossero i ruderi di un’antichissimo Casale, forse il “Casale del Corbo”. Forse nel 1745, questo antichissimo Casale, come io credo, era stato abbandonato e forse non si vedevano i suoi ruderi. Tuttavia, devo pure far notare che il punto geografico, la posizione, in cui questo toponimo veniva indicato sulla carta d’epoca Aragonese, io credo, non corrisponde all’attuale confine geografico tra le due Regioni, ma credo corrisponda alla vicina Torre dei Grivi o dei Crivi, appollaiata su uno sperone roccioso poco dopo del Canale di Mezzanotte. Forse, il “Casale del Corbo”, era un vecchio casale di fattori, non molto distante dalla Torre dei Grivi, di cui parlerò, un’antica torre d’epoca Vicereale costruita nel territorio di Acquafredda appartenente a Maratea. Certo è che l’assonanza con “Casale del Conte”, “Casale del Corbo”, “Casale del Corvo”, con il toponimo che indica la “Torre dei Grivi”, fa pensare. Il termine “Grivi”, dell’omonima torre viceeale, forse solo ristrutturata ma ancora più antica, forse una torre Aragonese, è un termine o toponimo che deriva dalla vicina e sottostante “Spiaggia dei Crivi”, nel tenimento di Acquafredda, poco dopo il “Canale di Mezzanotte”. La Spiaggia dei Grivi, pare cosiddetta perchè luogo prediletto per l’approdo e rifugio di legni corsari. La Spiaggia dei Crivi si trova a nord della frazione di Acquafredda ed è raggiungibile esclusivamente via mare. Si tratta di una cala molto piccola, che non supera i trenta metri di lunghezza, sovrastata alle spalle da alte falesie calcaree di indubbio fascino. Il mare è limpido e cristallino, con fondali che divengono alti piuttosto velocemente. Il tratto costiero in cui la spiaggia è incastonata si caratterizza per incredibili strati rocciosi formatisi e sagomati nei secoli, ricchi infatti di resti fossili e frutti dei fenomeni carsici.

LA TORRE DEI CRIVI

La torre dei Crivi appartenente al sistema difensivo costiero del Regno di Napoli, è situata su uno sperone roccioso nei pressi della frazione Acquafredda a Maratea

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(Fig…) La Torre dei Crivi nei pressi del Canale di Mezzanotte (foto e Archivio Attanasio)

Dopo il canale di Mezzanotte, sovrastante un’altura che domina tutto il seno che guarda verso Praja a Mare, si trova ed è visibile dalla SS. 18 Tirrenia, la ‘Torre dei Crivi’, o ‘Torre del Crivo’, che si trova poco dopo del ‘Canale di Mezzanotte’ e che è di forma circolare, dunque di probable epoca Angioina. Forse la prima citazione in assoluto di una Torre dei Crivi è di Scipione Mazzella Napolitano (…), che la citò a p. 87, del suo elenco delle Torri costruite nel Principato Citra, del suo ‘Descrittione del Regno di Napoli’, edito nel 1568:

Mazzella Napolitano, p. 83, sulle Torri del Principato Citra

(Fig….) Scipione Mazzella Napolitano (…), p. 87, elenco delle Torri nel Principato Citra

Scipione Mazzella Napolitano, nel 1568, citava l’antica Torre dello Scialandro. Scipione Mazzella Napolitano (…), nel suddetto elenco che vediamo illustrato nell’immagine della Fig…, citava due torri dello Scialandro ed in proposito scriveva che: “37 Torre di Scilandro in territorio di Policastro” e, poi scriveva pure: “58 Torre del Crivo di Scilandro in territorio di Camerota”. Dunque, il Mazzella, citava e le chiamava Torri di “Scilandro” , sia in territorio di Policastro e sia in territorio di Camerota. Non mi risulta che a Camerota o a Palinuro, vi sia una “58 Torre del Crivo di Scilandro”. Nell’elenco delle Torri costiere costruite a seguito delle ordinanza dei Vicerè spagnoli, non risulta questa torre nel territorio di Camerota. Certo la citazione di Scipione Mazzella (…), che scriveva nel 1568 è di esrema importanza per la ricostruzione storiografica di alcune torri preesistenti sul nostro territorio già in epoca, io credo, angioina. Sempre il Mazzella (…), mi pare a p. 87, parlando delle Torri in Principato Citra, citava anche la “58 T. del Crivo di Scilandro in territorio di Cammerota”, errando chiaramente in quanto la ‘Torre del Crivo di Scialandro’, non era nel territorio di Camerota (verso la molpa per intenderci) ma è lungo la costa nel territorio saprese che va verso Acquafredda. Dunque, la ‘Torre dei Crivi’ è citata da Scipione Mazzella Napolitano (…), che dava un elenco delle Torri esistenti, che non era del tutto corretto ed errava nell’attribuzione dei luoghi dove esse erano state costruite. Mazzella (…), a p. 87, elencava le torri costiere esistenti nel 1568, ed in proposito citava solo la torre dello ‘Scialandro’, scrivendo: “37 T. di Scilandro in Territorio di Policastro”. Scipione Mazzella (…), nel suo elenco delle Torri di Principato Citra, citava anche la “58 T. del Crivo di Scilandro in territorio di Cammerota”, confondendola con l’altra ‘Torre del Crivo, e confondendone il luogo, credendola a Camerota. Scipione Mazzella Napolitano (…), sebbene avesse citato delle interessanti notizie geo-storiche, non conosceva benissimo i nostri luoghi e dunque non poteva sapere che all’epoca in cui egli scriveva, nel 1568, sebbene Sapri, appartenesse alla giurisdizione del mandamento di Vibonati, le sue coste erano quelle sapresi e non di Policastro. Infatti, le Torri costiere esistenti al tempo di Scipione Mazzella (…), nel 1568, non erano solo quella dello ‘Scialandro’, ma lungo la fascia costiera che da Sapri va verso Acquafredda, le torri erano diverse. I due studiosi, Ferdinando La Greca (recentemente scomparso) e Vladimiro Valerio (…), in un loro pregevole studio, ‘Paesaggio antico e medioevale nelle mappe aragonesi di Giovanni Pontano – Le terre di Principato Citra’, edito nel 2008, a p. 30, pubblicavano uno stralcio della carta corografica o geografica del ‘Principato Citra’ (Fig. 1.16) di Nicola Antonio Stigliola (…), delineata tra il 1583 e il 1595. Dunque, i dati statistici di cui si servì lo Stelliola (…), nel delineare la carta del Regno, venivano raccolti poco dopo quelli pubblicati da Scipione Mazzella Napolitano (…), nel suo ‘Descrizione del Regno di Napoli’, la cui prima edizione risale al 1568. Come si può ben vedere anche in questa carta corografica del Regno di Napoli delineata nel ‘600 (…), la carta di Mario Cartaro-Stelliola (…), delineata dai due cartografi del Regno di Napoli, nel 1613. Nell’immagine illustrata pubblico la carta corografica del ‘Principato Citra’, con l’indicazione di tutte le torri vicereali costruite lungo le coste al 1613. Possiamo leggere chiaramente, a seguire la “Torre lo Scilandro”, la “Torre lo Crivo”.

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(Fig…) “Principato Citra” di Mario Cartaro (coll. C. A. Stelliola), 1613 (delineazione 1590- -1594), cm. 36 x 51, riprodotta e tratta da Mazzetti E., Cartografia del Mezzogiorno d’Italia, ESI, Napoli, tav. XVII.

I due cartografi Stelliola e Mario Cartaro (…), addirittura segnano la Torre del Crivio, all’interno dei confini geografici del “Principato Citra”, tanto che ci fa pensare che la linea di confine tra le due Regioni di Campania con il Principato Citra e la Basilicata (si vede la Torre di Acquafredda), all’epoca del 1613, sia stata diversa da quella attuale. Oggi la linea di Confine tra le due Regioni, corrisponde al vallone o Canale di Mezzanotte, come si può ben vedere sull’immagine del satellite di googgle maps, ma la carta in questione, include la “Torre lo Crivo” nel ‘Principato Citra’, che corrisponde all’attuale Campania. Nella carta ‘Provincia del Principato Citra’, delineata dal Magini nel ‘600 e poi ampliata dal cartografo Domenico De Rossi (…), del 1714, si vede chiaramente una “Torre lo Scialandro”. In questa carta, non viene indicato Sapri, ma viene correttamente indicato il confine tra le due Regioni. Inoltre, nella carta, possiamo leggere un toponimo strano “Elcerosa” e poi anche un “S. Giorgio”, due casali di cui non abbiamo ben capito l’esistenza.

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(Fig…) D. De Rossi, carta corografica di ‘Provincia di Principato Citra’, del 1714, prima delineata dal Magini (Archivio Storico Attanasio), la carta è tratta da E. Mazzetti (…)

Un’altra carta geografica, la ‘Carta Geografica della Sicilia Prima’, edita a Parigi nel 1771 da Rizzi Zannoni (…), dunque dopo la prima edizione della ‘Lucania’ di Antonini (…), nelle campagne sopra Sapri, oltre a “Torraca”, riporta anche un “S. Giorgio”. Inoltre, faccio notare che, in questa carta, a differenza della precedente, la linea di confine tra le due Regioni, è riportata lungo la frattura che corrisponde al fiume Lubertino. La carta in questione, non riporta o indica nessuna torre costiere, in quanto questa è stata una precisa scelta del delineatore Rizzi-Zannoni. L’unica carta che ad oggi mi risulta correttissima nella sua delineazione cartografica e topografica è l’interessante carta manoscritta “Golfo di Policastro“, inedita e da me scoperta in un carteggio alla Biblioteca Nazionale di Napoli. La carta, senza indicazione di scala, a colori, (del 1° quarto sec. XIX), cm. 30 x 178, conservata presso la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli (…), dove, ad oriente di Sapri, vediamo segnate delle Torri e dei luoghi, non più visibili o esistenti. Anche questa carta è una delle poche testimonianze del passato. La carta inedita, che rinvenni in un copioso carteggio sul basso Cilento, ad oriente di Sapri, indicava la “T. di Capobianco”, “Lo scoglietto”, corrispondente all’attuale scoglio dello Scialandro, “Foce Obertino”, e poi ancora più giù, proseguendo lungo il crinale del monte Ceraso, si legge “T. Scialandro”. Come possiamo vedere in questa carta del primo quarto del secolo XIX, la Torre di Scialandro, è posta molto più in basso e ad oriente di Sapri, dove la linea di costa segna la profondità del mare a mt. 14 e, poco distante dall’attuale confine corrispondente al ‘Canale di Mezzanotte’. La carta, dopo la ‘Torre di Scialandro’, indica a poca distanza una “Torre delle Grive”.

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(Fig….) Carta manoscritta “Golfo di Policastro“, senza indicazione di scala, a colori, (1° quarto sec. XIX), cm. 30 x 178, conservata presso la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli, Sez. Manoscritti e rari, Ba 5d (2. Questa carta da me scoperta è inedita, e fu da me pubblicata nellAnalisi: “Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“per la redazione del P.R.G. del Comune di Sapri, Sapri, 1998 (1)

Guardando il noto ‘Atlante Marittimo delle due Sicilie’, nella sua ‘Galleria III’, del cartografo Rizzi-Zannoni (…), si vede chiaramente come veniva rappresentata la situazione geografica dei luoghi e della costa ad oriente di Sapri. La carta è del 1792, al tempo in cui la carta geografica fu delineata:

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(Fig….) Rizzi-Zannoni (…),  ‘Atlante Marittimo delle due Sicilie’, Galleria III, il Golfo di Policastro (Archivio Storico Attanasio)

In essa, si vede chiaramente che è indicata una “Torre delle Grive”. Questa torre, che come ho già detto veniva citata anche da Scipione Mazzella Napolitano (…), si vede ancora chiaramente percorrendo la SS. 18, Tirrenia inf., proveniente da Acquafredda e proseguendo in direzione di Sapri. Guardando la vista satellitale di google Earth, la torre in questione si può vedere sullo sperone di roccia che si affaccia sul punto indicato come “Spiaggia dei Crivi”. La spiaggia dei Crivi, si trova dopo la linea di confine che taglia il Canale di Mezzanotte, e dunque seguendo la costa dopo la punta e molto prima di arrivare ad Acquafredda. Pare che la sottostante “spiaggia dei Grivi”, sia stata in passato, facile approdo dei Corsari. Leggiamo da Wikipidia che la Torre dei Crivi è una delle antiche torri costiere del Regno di Napoli, si trova nel territorio di Acquafredda, frazione del comune di Maratea, in provincia di Potenza. La torre sorge su uno sperone roccioso nei pressi della frazione Acquafredda. Leggiamo pure che la sua costruzione fu ordinata nel 1566. La torre ha una struttura simile alla Torre Caina. La pianta è quadrata, con base troncopiramidale piena. Ogni architrave presenta tre caditoie in controscarpa, eccetto quella esposta al lato nord che ne conta quattro. La volta della torre, oggi quasi completamente conservata, è in pietra e a botte, e presenta un muretto di protezione sul tetto. Wikipidia, consiglia di vedere Faglia Vittorio, Tipologia delle Torri Costiere del Regno di Napoli, Roma 1975. A poca distanza dal confine tra Basilicata e Campania, si erge, quasi a picco sul mare, la Torre dei Crivi o Torre Crivio, la prima fortificazione di terra di Basilicata che si incontra venendo da settentrione. Per la sua posizione, isolata su di uno sperone roccioso, difficilmente raggiungibile, se non dopo uno scomodo e scosceso sentiero. Questa torre dovrebbe risalire a un periodo che va tra il 1563 e il 1594, visto che questa era l’epoca nella quale sono state progettate quasi tutte le torri di Basilicata. Data la sua posizione elevata con un’ottima visuale dall’alto, può essere classificata tra le torri di avvistamento. Acquafredda di Maratea, la Torre dei Crivi, ovvero delle falesie dei Crivi. Torre costiera facente parte del sistema difensivo del Regno di Napoli a protezione dalle incursioni corsare e saracene della seconda metà del ‘500. In kayak dalla spiaggia di Luppa ed Anginarra, passati Malupassu, la grotta del Sogno o du’ Campanaru, e Pedistiddu si incontra la Punta del Crive. Su, in alto, la torre, seminascosta da un olivastro solo da nord-ovest, domina la baia di Pedistiddu e della spiaggia dei Crivi. Ben visibile e difficilmente raggiungibile, ancora oggi si conserva piuttosto bene, ha tre troniere per lato e quattro sul lato d’ingresso che è rialzato dal livello di calpestio di circa tre metri. Dalla Torre si gode un panorama privilegiato sul Golfo di Policastro, dalla costa calabrese della Riviera dei Cedri alla costa cilentana caratterizzata dal Monte Bulgheria, fino a Punta Iscolelli o Iscoletti. A tal proposito, devo citare il Guzzo (…), che sulla scorta del Pasanisi (…), a p. 253, scriveva che nel 1580, la vicina Università di Maratea, “ricorreva al Vicerè per la mancata costruzione di una torre, già ordinata dal Governatore Conte di Briatico, nel luogo detto di Acquafredda, presso la grotta della Scala, approdo e dimora dei corsari (39).”. Il Guzzo, a p. 253, in proposito a questa torre in Acquafredda, nella sua nota (39), postillava che: “(39) O. Pasanisi, op. cit. p. 435.”. Credo che questa torre sia la Torre dei Grivi. Questa Torre, presso Acquafredda, fu completata nell’agosto del 1595 e comportò, ad opera compiuta, una spesa di 1064 ducati. Il sacerdote Mario Vassalluzzo (…), nel suo pregevole studio sui ‘Castelli, Torri e Borghi della Costa Cilentana’, edito nel 1975, nel capitolo III: “Le Torri costiere nel Viceregno”, a p. 45, mostrava un disegno tratto dalle Carte e stampe, conservate all’Archivio di Stato di Napoli, da cui io stesso, trassi diversi documenti inediti:

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In questo disegno, si vedono le due principali tipologie di torri costiere. La torre dei Crivi appartenente al sistema difensivo costiero del Regno di Napoli, è situata su uno sperone roccioso nei pressi della frazione Acquafredda a Maratea. Edificata nel 1566, la struttura è a pianta quadrata, con base tronco piramidale, tanto che a vedere l’opera finita, rappresenta ed assume la quasi perfetta forma cubica. Essa è  caratterizzata da una serie di architravi ciascuna delle quali presenta tre caditoie in controscarpa, ad eccezione di quella situata a nord che ne ha ben quattro. Da ammirare la volta a botte della torre realizzata in pietra.La Torre dei Crivi o delle Grive, essendo un’opera costruita al tempo delle ordinanze emanate dai Vicerè Spagnoli, ha la base a sezione quadrata e rassomiglia alle altre sul litorale come ad esempio la Torre dell’Obertino in seguito detta di Capobianco. Giulio Schmiedt (…), a p. 63, parlando di Punta Campanella e Punta Licosa, cita il ‘Compasso de Navigare’ (132) e poi a p. 79, lo cita nuovamente nella sua nota (176), citando anche il testo che ne parla: di P. Luigi Cavalcanti (…) ‘Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie’, del 1846 (…). Pier Luigi Cavalcanti (…), nella sua ‘Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie’, nel 1846, a p. 45, nel suo portolano, così descriveva la costa la costa che da Policastro arriva fino alla secca di S. Janni, località costiera nei pressi di Castrocucco:

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(Fig…) Cavalcanti Pier Luigi (…), Portolano

La ‘Torre del Crivio’ o ‘Torre delle Grive’ è una Torre Vicereale

Le Torri di guardia o di avvistamento (guardiole), più piccole, con pochi uomini di guardia ed un solo cannone, erano disposte sulle alture, oppure lungo la costa, spesso in località difficilmente raggiungibili, ma in ottima posizione per sorvegliare molte miglia di mare. ogni torre era in vista delle due limitrofe, in modo da poter comunicare, sia durante il giorno (segnali di fumo) che di notte (con l’accensione di fuochi). Il numero di fuochi corrispondeva a quello delle navi in arrivo e la fumata, (nei limiti del possibile…..) era rivolta nella direzione da cui queste provenivano. entrambi i tipi di segnalazione erano preceduti da un suono di campana. Per le torri Vicereali, ovvero le torri costiere, oggi in parte ancora visibili anche se dirute, al contrario è stato scritto molto. Le torri vicereali,  non sono di forma circolare come quella dello Scialandro ma hanno una sezione a base quadrata e in elevato, assumono una quasi perfetta forma cubica. Dalla documentazione della Camera della Sommaria Vicereale del Regno di Napoli, pubblicata dal Pasanisi (…), si evince che la costruzione delle Torri cavallare fatte costruire verso la fine del ‘500 dai Vicerè spagnoli per la difesa delle coste e delle umili popolazioni dell’epoca, non interessavano alcune Torri costiere che già dovevano essere preesistenti, se non per il solo loro rafforzamento. La ‘Torre dei Crivi’ o delle ‘Grive‘, non doveva essere una di quelle torri costiere preesistenti ma è una di quelle Torri costiere, fatte costruire nel vasto programma di costruzione promosso dal governo Spagnolo nel Regno di Napoli ai tempi dei Vicerè. Le torri costiere vicereali sono le torri costruite lungo la costa del Regno di Napoli ed in particolare quelle Tirreniche, dal Governo dei Vicerè Spagoli, che tra gli anni 1555 e 1582, intrapresero un programma di costruzione molto vasto.  Onofrio Pasanisi (…), nel suo ‘Don Sancio Martinez de Leyna e le torri marittime della Molpa e Palinuro’, racconta della richiesta che Don Sancio Martinez, nel 1554, fece alle Università del luogo per la costruzione di due nuove Torri a Molpa e Palinuro. Ma l’opera più esaustiva che al momento sia stata scritta sulla costruzione delle Torri costiere nel periodo Vicereale è quella di Onofrio Pasanisi (…): ‘La costruzione generale delle torri marittime ordinata dalla Real Corte di Napoli nel sec. XVI’, pubblicata nel 1926. Il Vassalluzzo (…), nel suo ‘Castelli, torri e borghi della costa Cilentana’, nella sua interessante disamina sulle “torri costiere nel Viceregno”, si ferma all’ultima Torre costruita sulle coste del Principato Citra che, peraltro, nella sua tav. 6, chiama erroneamente “Torre Mezzanotte”, riferendosi probabilmente alla “Torre di Scialandro”, di cui ho parlato in un altro mio saggio. Il Vassalluzzo, non parla della “Torre dei Crivi”. Dal sacerdote Mario Vassalluzzo (…), nessuna citazione delle torri costiere vicereali costruite oltre il confine del Principato Citra, corrispondente all’attuale ‘Canale di Mezzanotte’. A parlarci della ‘Torre dei Crivi’ e Angelo Guzzo (…), nella sua interessante disamina sulle “Torri costiere del Cilento”. Nel 1978, e nel 1991, Angelo Guzzo (…), pubblicò due libri di estremo interesse per la ricostruzione storiografica delle nostre zone. Nei suoi ‘Da Velia a Sapri, itinerario costiero tra mito e storia‘ e, nel postumo ‘Sulla rotta dei Saraceni –  La difesa anticorsara sulla costa del Cilento’. Il Guzzo, sulla scorta di Onofrio Pasanisi e del Vassalluzzo, fa una disamina della costruzione delle Torri marittime Vicereali costruite sul finire del XVI secolo, lungo le noste coste, da tempo oppresse dalle incursioni barbaresche, ma purtroppo non cita nessuna delle torri costiere costruite al di là della linea di confine con il Principato Citra e, dunque non parla della ‘Torre delle Grive’. Secondo la ricostruzione che il Guzzo (…) fa, anche sulla scorta dei documenti di Archivio raccolti e citati dal Pasanisi (…) “Solo nel 1566 venne l’ordine della costruzione delle torri nelle rimanenti parti del Principato Citra, nel tratto cioè, che da Agropoli si estende fino a Sapri e non comprese nel precedente bando. Le torri da edificarsi o da accomodarsi ed indicate dall’Ingegnere Tortelli, che era stato inviato in quella provincia dal Duca d’Alcalà, furono le seguenti:”, fermandosi alla Torre di Scialandro. Il Guzzo (…), a pp. 248-250, in proposito scriveva che: “Nel Principato Citra, si costruivano torri, già progettate e comprese nel Bando del 1566, nelle seguenti lcalità (e continua l’elenco delle torri a p. 250), ma senza citare torri costiere al di là della linea di confine. Il Guzzo (…), a p. 250, scriveva che: “Alla fine del 1570 sulla costa cilentana, di tutte le torri progettate e comprese nel bando del 1566, solo le seguenti erano effettivamente compiute, come risulta dai pagamenti fatti ai caporali ed ai soldati: – …. (35).”, ma parlava solo delle torri del Principato Citra. Riguardo le torri non ancora completate e poste in Basilicata, il Guzzo (…) a p. 253, sulla scorta del Vassalluzzo (…), che riportava una notizia tratta dal Pasanisi (…), in proposito scriveva che nel 1580, la vicina Università di Maratea, “ricorreva al Vicerè per la mancata costruzione di una torre, già ordinata dal Governatore Conte di Briatico, nel luogo detto di Acquafredda, presso la grotta della Scala, approdo e dimora dei corsari (39).”. La “Grutta d’a Scala” (il nome significa grotta della scala). Il Guzzo, a p. 253, in proposito a questa torre in Acquafredda, nella sua nota (39), postillava che: “(39) O. Pasanisi, op. cit. p. 435.”. Infatti, Onofrio Pasanisi (…), a p. 435, aveva scritto che: “Nel 1580 l’università di Maratea ricorreva al vicerè per la mancata costruzione d’una torre già ordinata dal governatore Conte di Briatico nel luogo detto dell’Acqua fredda presso la grotta della Scala, approdo e dimora dei corsari (2).”. Il Pasanisi (…), a p. 435, nella sua nota (2), postillava che: “(2) Proc. R. Cam. (p.a.) n. 3037, vol. 277.”. Questa Torre, presso Acquafredda, fu completata nell’agosto del 1595 e comportò, ad opera compiuta, una spesa di 1064 ducati. La spiaggetta della grotta della Scala si trova ad Acquafredda di Maratea in Provincia di Potenza, ed è molto probabilmente la spiaggetta dove sbarcò il gruppetto al seguito di Costabile Carducci. È un piccolo accenno di spiaggia, creatasi recentemente con i materiali di risulta dei lavori ferroviari. Si raggiunge tramite una discesa formata da gradini di pietra che partono dalla SS.18 di fronte alla stazione ferroviaria di Acquafredda, e di un chioschetto chiamato “Sombrero”. Sull’altura ad occidente della spiaggetta in questione, oggi si può visitare Villa Nitti, la villa che l’ex Presidente del Consiglio Francesco Nitti, fece erigere per trascorrervi il suo esilio. Sul lato sud della caletta si trova la suggestiva grotta dei Pipistrelli’. Non credo che la torre costiera a cui accennava il Pasanisi (…), sia la “Torre delle Grive”, ma si tratti un’imponente torre, oggi non più visibile che forse si trovava proprio dove oggi sorge Villa Nitti. La ‘Torre dei Crivi’ o torre delle Grive è posta subito dopo il confine corrispondente all’attuale ‘Canale di Mezzanotte’ ed è posta su un’altura, che sovrasta l’attuale tracciato stradale della SS. 18, da cui si può anche vedere. Attualmente vi sono in corso dei lavori di ripristino e consolidamento, da parte della ditta “Gest immobiliare”, che stà eseguendo i lavori per conto di un privato che l’ha avuta in concessione dallo Stato per 99 anni. Credo che la ‘Torre dei Crivi’, abbia avuto un ruolo nelle vicende della cattura e uccisione di Costabile Carducci. Matteo Mazziotti (…), nel suo ‘Costabile Carducci ed i moti del Cilento del 1848′, edito nel 1909, parlando dei fatti che accaddero nel 1848, e sul Carducci, nel suo vol. II, a p. 5, in proposito alla torre che io credo fosse dello Scialandro, scriveva che: “Alcuni corsero ad avvertire le guardie doganali in una antica torre posta a ridosso della collina e addetta a caserma. Il brigatiere delle guardie, Salvatore Miggiani, raccolti i suoi pochi dipendenti ecc..”. A tal proposito, devo però citare il racconto dell’episodio e dei luoghi che fa Franco Maldonato (…), nel suo ‘Teste mozze’, edito recentemente, che a p. 104, in proposito allo sbarco di Carducci ad Acquafredda, scriveva che: “Messo al sicuro il gozzo, si inerpicano in cerca di cibo verso l’abitato, un borgo di duecento anime, noto come Acquafredda perchè nelle acque rivierasche affiora, una bolla visibile solo in tempo di bonaccia, una sorgente sotterranea di acqua dolce, più fredda delle altre correnti in ogni periodo dell’anno. Quivi si era rifugiato il sacerdote Vincenzo Peluso, che in gennaio ..”. Maldonato (…), a p. 105, continuando il suo racconto scriveva che: “ritenne più prudente ritirarsi ad Acquafredda, poco più di cinque chilometri da Sapri, in una casina a forma circolare situata su un colle che guarda direttamente verso il mare ma dal lato opposto del Porticello.”Dunque, secondo il Maldonato, il vecchio prete Vincenzo Peluso, nel gennaio del 1848, si era ritirato o “rifugiato” in una una casina a forma circolare situata su un colle che guarda direttamente verso il mare ma dal lato opposto del Porticello.”. Guardando la veduta satellitale, si vede come dall’altra parte del “Porticello”, si trova un piccolo promontorio e subito dopo andando verso occidente, cioè verso Sapri, si trova la piccola spiaggetta della grotta della Scala (la piccola spiaggia posta al di sotto dell’attuale chiosco “El Sombrero” e la stazione ferroviaria. Poco avanti ancora sull’altro poggio, si vede la Villa Nitti che io credo sia proprio il villino elegante tasformato dal Peluso, a cui si riferiva il racconto del Mazziotti.

Note bibliografiche:

(1) Attanasio Francesco, “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, Dicembre 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato da Felice Cesarino, in ‘La Lucania del Barone Antonini’, stà in ”I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998; si veda pure: ‘Le più antiche carte dell’Italia annesse ai più antichi codici greci conosciuti’, stà sulla rivista web ‘Zedinfo’, curata da Tonino Pitarresi, Palermo, ed. ZED, Gennaio 2018, consultabile collegandosi a: http://www.zedinfo.it/?p=9840

(…) (Fig….) L’immagine illustra un particolare tratto dalla carta corografica manoscritta ed inedita Principato Citra – Regno di Napoli”, da me scoperta e conservata all’Archivio di Stato di Napoli – Sezione ‘Diplomatica-Politica’, tratta dalla ‘Raccolta di piante e disegni‘, C. XXXII, n. 2, ove sul retro è scritto ‘1756’ (?), sec. XVIII, Principato Citra, Regno di Napoli, copia, conservata presso la Biblioteca Nazionale di Francia a  Parigi, fatta riprodurre da Ferdinando Galiani.. Sul retro della riproduzione in b/n, da me richiesta nel 1981 ed eseguita all’Archivio di Stato di Napoli, è impresso il timbro dell’ufficio Sezione Fotoriproduzione dell’ASN, lavoro n. 9124, del 16-5-81,  come dall’immagine di Fig…. che illustra la segnatura. Recentemente ho chiesto ed ottenuto dall’ASN, la fotoriproduzione digitale dell’originale a colori della carta in questione (Fig. 1), che ci è pervenuta recentemente e che volentieri ripubblichiamo; la segnatura della carta in questione conservata all’Archivio di Stato di Napoli è: “Raccolta di piante e disegni, (Cartella) C. XXXII, n. 2”. Sulle mappe aragonesi all’Archivio di Stato di Napoli, hanno scritto il Blessich, op. cit. (4) e il Valerio, op. cit., in un suo pregevole saggio (…). Riguardo una delle quattro mappe esistenti all’ASN, il Valerio (…) scrive: Fig. 4. Gan car<ta> del<l>a Calabria meridionale: <Fa>tta lucidare sopra <se>i pergamene antiche esistenti in Francia, per <or>dine del re, dall’a<bbate> Ferdinando Galiani <segre>tario regio: <mdcc>lxvii. Ms. a inchiostro nero e carminio su piú fogli giuntati di carta leggera oleata, incollato su supporto cartaceo; 93,4 ×65,5 cm (dimensioni del supporto); scala 1:120.000 ca. Napoli, Archivio di Stato, cart. XXXI, nº 20.”. Nel suo recente saggio del 2016 di Valerio, non viene pubblicata ne viene citata la  nostra carta, mentre invece viene citata un’altra simile carta sempre conservata all’ASN, contenuto nella cart. XXXI, n° 15 e n° 20, simile alle carte e Disegni conservati nella Bibliotéque Nationale a Parigi (BNF), GE AA 1305/4. 3. Collegandoci al sito della Biblioteque National de France, consultando nel catalogo generale la collocazione GE AA 1305, leggiamo che vi sono delle carte conservate: “Partie du royaume de Naples, comprenant la Terre d’Otrante avec Brindisi, Bari, la Basilicate, la principauté citérieure avec Salerne, XVIIe s.” che non sono consultabili on-line. Esse sono conservate el Magazzino Richelieu – Tolbias – Cartes et Plans – Sala R, carte manoscritte: ‘Incommunicable pour raison de conservation’. 

(…) (Fig….) Stralcio della carta corografica manoscritta ‘Principato Citra – Regno di Napoli‘, ove sul retro è scritto ‘1756’ (?), sec. XVIII, Principato Citra, Regno di Napoli, da me scoperta nel 1975 e, di cui trassi copia all’ASN, nel 1981 e che, pubblicai per la prima volta nel 1987. Conservata all’Archivio di Stato di Napoli – Sezione Diplomatico-politica, “Raccolta piante e disegni“, C. XXXII, 2, di cui si pensa essere stata una copia delle carte conservate  alla Biblioteca Nazionale di Parigi e, fatta riprodurre da Ferdinando Galiani per il Tanucci (Archivio Storico Attanasio)

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(…)(Fig….) Ricevuta dell’Archivio di Stato di Napoli, per la fotoriproduzione in b/n (da me richiesta nel 1981) della carta illustrata in Fig…. (poi, solo recentemente fatta riprodurre digitalmente a colori). Sul retro è impresso il timbro dell’Ufficio Sezione Fotoriproduzione dell’ASN, lavoro n. 9124, del 16 maggio 1981

(Fig….) Carta manoscritta “Golfo di Policastro“, senza indicazione di scala, a colori, (1° quarto sec. XIX), cm. 30 x 178, conservata presso la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli, Sez. Manoscritti e rari, Ba 5d (2. Questa carta da me scoperta è inedita, fu da me pubblicata nellAnalisi: “Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“,per la redazione del P.R.G. del Comune di Sapri, Sapri, 1998 (1)

(…) (Fig….) Carta geografica di “Principato Citra” delineata da Mario Cartaro (coll. C. A. Stelliola), 1613 (delineazione 1590-1594), cm. 36 x 51, riprodotta da Mazzetti E., op. cit., (19), vol. II, tav. XVII. Oggi questa carta è conservata alla Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli e si può vedere alla biblioteca digitale.

(…) Cesarino F., ‘La Lucania del Barone Antonini’, stà in ”I Corsivi”, n. 3, 1988. Il Cesarino citò il mio studio ed in proposito scriveva: “Una attenta disamina della cartografia di età medioevale è stata proposta da Franco Attanasio, …nell’articolo al quale rinviamo per gli opportuni approfondimenti.”. Si veda dello stesso autore: ‘Sapri archeologica’, stà in “I Corsivi”, Marzo, 1987, n. 3, p. 5 (Archivio Storico Attanasio)

(…) Carbone G. et Alii, Ricerche preistoriche nel Golfo di Policastro, stà in “Atti I Convegno gruppi archeologici dell’Italia Meridionale”, Prato Sannita, Viareggio, 1989 (Archivio Storico Attanasio)

(…) (Fig….) ‘Croquì di Sapri’, Genio militare francese, disegno a mano libera, inchiostro su carta, epoca occupazione Napoleonica del Regno di Napoli. Questo documento, è stato tratto da una grande raccolta di mappe e disegni appartenenti alla ex Biblioteca Provinciale, oggi custoditi presso la Sezione ‘Manoscritti e Rari‘ della Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli – B.N.N, (manoscritto fine sec. XVIII) coll. Ba 25a (71 e, 2). Questa carta manoscritta e inedita da me scoperta fu da me pubblicata nell”Analisi sull’Evoluzione Storico-Urbanistica’, per la redazione del P.R.G. del Comune di Sapri, Sapri, 1998 (1) (vedi Attanasio F., op. cit., nota 1).

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(…) Schmiedt Giulio, ‘Il livello antico del Mar Tirreno – testimonianze dei resti archeologici, Firenze, Leo S. Olschki editore, 1972 (Archivio Attanasio)

(…) Schmiedt Giulio, ‘Antichi porti d’Italia – Gli scali Fenicio-punici – I porti della Magna Grecia’, pubblicato nella rivista dell’I.G.M. “L’Universo”, ed. I.G.M., Firenze, 1975, p. 78-79 (Archivio Attanasio)

(…) Antonini G., La Lucania – I discorsi, ed. Tomberli, Napoli, 1745, Parte II; riguardo il territorio di ‘Palinuro e della Molpa’, si veda discorso VII, da p. 354 a p. 379; riguardo il territorio de’ luoghi posti a sinistra del Mingardo’, si veda discorso VIII, da p. 380 a p. 409; riguardo i luoghi a ridosso del Monte Bulgheria, ‘di Camerota, di Policastro e di altri vicini luoghi’, si veda il discorso X, da p. 410 fino a p. 418; riguardo ‘Bussento‘, si veda discorso IX, da p. 393 a p. 409; riguardo a ‘Vibonati e Sapri’, si veda da p. 419 e s. Riguardo l’antica pergamena del 1080 e delle popolazioni Bulgare, ne parla nella Parte II, Discorso VIII, p. 383 (Archivio Attanasio)

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(…) Vassalluzzo Mario, Castelli, Torri e Borghi della Costa Cilentana, ed. Econ, Castel S. Giorgio (SA), 1975, pp. 6-24 e, poi si veda p. 197 e s. (Archivio Storico Attanasio)

(…) Ramage Craufurd Tait, Viaggio nel Regno delle due Sicilie – a cura di E. Clay, ed. De Luca, Roma, 1966, ristampa, p. 113 e s.; si veda pure dello stesso autore, la ristampa del libretto: Il viaggio di C.T. Ramage da Paestum a Policastro nel 1828′, a cura di Raffaele Riccio, Sarno, ed. dell’Ippogrifo, 2014, p. 137.

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(Fig….) AA.VV., L’attività archeologica nel Golfo di Policastro n. 2 a cura del G.A.S., Sapri, 1978 (Archivio Storico Attanasio)

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(Fig…..) AA.VV., L’attività archeologica nel Golfo di Policastro n. 2 a cura del G.A.S., Sapri, 1978 (Archivio Storico Attanasio)

(…) Mazzella Napolitano Scipione, ‘Descrittione del Regno di Napoli’, Napoli, 1568

(….) Scarfone A., “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”, stà in ‘Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia, XCVI (2014), pp. 447-460, pubblicato su un sito dell’ISPRA (Archivio Storico Attanasio).

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(…) Pesce C., Costabile Carducci e il dramma di Acquafredda – Conferenza per un episodio della Rivoluzione Neapolitana del 1848 – Conferenza per un episodio della Rivoluzione Neapolitana del 1848, Stabilimento Tipografico – Palazzo della Cassazione, Napoli, 1895; questo libro fu ristampato nel 1905, per i tipi della Tip. Lucana (Archivio Storico Attanasio).

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(…) Pesce C., Storia della città di Lagonegro, Napoli, Reale Stab. Tip. Pansini, 1913 (Archivio Storico Attanasio); dello stesso esiste la ristampa anastatica a cura delle Tip. Dino Ricca, Lagonegro (PZ), (con la prefazione del 1913), ristampa a cura delle Tip. Neograf, Diamante, p. 398 e s. (Archivio Storico Attanasio)

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(…) Fischetti Gaetano, Cenno storico della invasione dei liberali in Sapri nel 1857, Napoli, 1877, pp. 5, 6 e ss. (Archivio Storico Attanasio)

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(…) Bilotti P. E., La Spedizione di Sapri, da Genova a Sanza, Stab. Tip. Fratelli Jovane, 1907, p. 195 (Archivio Storico Attanasio)

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(…) Settembrini Luigi, Ricordanze della mia vita, con prefazione di Francesco De Sanctis, a cura di Francesco Torraca, Napoli, ed. A. Morano, 1916 (Archivio Storico Attanasio)

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(…) Pollini L., La tragica spedizione di Sapri (1857), ed. A. Mondadori, Verona, 1935 (Archivio Storico Attanasio)

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(…) Mazziotti Matteo, Costabile Carducci ed i moti del Cilento del 1848, ed. Società editrice Dante Alighieri di Albrighi, Segati & C., Milano-Roma, vol. I-II, 1909. Oggi l’originale in mio possesso. Si veda pure la ristampa anastatica di Galzerano. Quello illustrato in figura è il vol. I; del Mazziotti, si veda pure: ‘Memorie di Carlo De Angelis pubblicate a cura di Matteo Mazziotti’, Roma-Milano, Società editrice Dante Alighieri di Albrighi e Segati, 1908, p. 40, parla di Costabile Carducci e di Sapri; dello stesso autore si veda pure: ‘La Rivolta del Cilento nel 1828 narrata su documenti inediti’, Roma-Milano, Società editrice Dante Alighieri di Albrighi e Segati, 1906 (Archivio Storico Attanasio)

(…) De Crescenzo Alfredo, La prima udienza del processo di Sapri, stà in ‘Archivio Storico per la Provincia di Salerno’, Anno III, della nuova serie, Fasc. IV ottobre-Dicembre 1935 XIV, Napoli, Tipografia Lorenzo Barca, 1936 (Archivio Storico Attanasio)

(…) Cassese Leopoldo, La Spedizione di Sapri, ed. La Terza, Bari, 1969, vedi nota al testo n. 14, p. 55 e vedi pure Cassese Leopoldo, Contadini e operai nel Salernitano nei moti del Quarantotto, stà in ‘Rassegna storica salernitana’, IX, 1948, pp. I-IV; Cassese Leopoldo, op.cit., pp. 51, 52, vedi pure Archivio di Stato di Salerno, Gabinetto dell’Intendenza, fascicolo intitolato: “Per sei cartelli affissi nel Comune di Sapri”, B. 77; dello stesso autore vedi pure: ‘Il Cilento al principio del secolo XIX’, a cura di, Salerno, ed. di ‘Collana Stocico Economica del Salernitano, Fonti III, 1959; dello stesso autore si veda pure: ‘Il Processo per la Spedizione di Sapri – inventario a cura di Leopoldo Cassese’, ed. Pubblicazioni dell’Archivio di Stato di Salerno, Salerno, 1957 (Archivio Storico Attanasio)

(…) Paladino G., La Rivoluzione Napoletana nel 1848, ed. Vallardi, Milano, 1914, pp…. (Archivio Storico Attanasio)

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(…) Nisco Nicola, Gli ultimi trentasei anni del Reame di Napoli, vol. I-II-III, ed. Morano, Napoli, 1889 (Archivio Storico Attanasio)

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(…) Pasanisi Onofrio, La Regione Salernitana dal principio del XV alla fine del XVII secolo, Salerno, Tip. F.lli Jovane, 1935 – XIII (Archivio Storico Attanasio)

(…) Pasanisi Onofrio, La costruzione generale delle torri marittime ordinata dalla Real Corte di Napoli nel sec. XVI, Napoli, 1926, stà in AA.VV. ‘Studi di Storia Napoletana in onore di Michelangelo Schipa’, ed. I.T.E.A., Napoli, 1926 (Archivio Storico Attanasio);  dello stesso autore si veda: Pasanisi Onofrio, Don Sancio Martinez de Leyna e le torri marittime della Molpa e Palinuro, stà in ‘Arcivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno II, della nuova serie, Fasc. IV, Ottobre-Dicembre 1934, XIII, ip. Lorenzo Barca, Napoli, 1935, XIII (Archivio Storico Attanasio).

(…) Santoro L., Le torri costiere della Campania, stà in “Napoli nobilissima”, 1967, vol. VI; vedi pure Vassalluzzo M., Castelli, Torri e borghi della costa cilentana, ed. Edicon, Castel S. Giorgio, 1975, p. 39; vedi pure Archivio di Stato di Napoli, Sez. Amministrativava, Registri Torri, Castelli, ordinati dal Prof. Cisternino; per le Torri e l’anno 1594, vedi: Archivio di Stato di Napoli, carta 41, vol. 104, Real Camera della Sommaria, Diversi, I numerazione.

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(…) Cavalcanti P.L., ‘Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie’, Napoli, 1846, a p. 45, nel suo portolano, così descriveva la costa la costa che da Policastro arriva fino alla secca di S. Janni, località costiera nei pressi di Castrocucco (Archivio Storico Attanasio)

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(…) Guzzo A., Da Velia a Sapri, itinerario costiero tra mito e storia, ed. Palumbo & Esposito, Cava de Tirreni, 1978. Si veda pure dello stesso autore: Sulla rotta dei Saraceni –  La difesa anticorsara sulla costa del Cilento, ed. Palladio, Aprile 1991 (Archivio Storico Attanasio).

(….) Alfano G.M., Istorica descrizione del Regno di Napoli, Napoli, 1795, fol. 135, pp. 43

(…) Caffaro A., Le prime fortificazioni della costa cilentana, ed. Palladio, 1989. Vedi anche: Caffaro A., Le fortificazioni primo-ottocentesche della costa Cilentana attraverso alcuni disegni inediti, ed. Palladio, Salerno, 1989. Alcuni disegni e carte simili, furono in seguito, nel 1989 (circa dieci anni dopo la mia scoperta), pubblicate da Caffaro A., op. cit. Caffaro, pubblicò alcune carte inedite del Genio Militare Napoletano che riguardavano il tratto di costa Cilentano da Agropoli fino a Palinuro.

(…) Mazzetti E., Cartografia generale del Mezzogiorno e della Sicilia, a cura di E. Mazzetti, scritti di Roberto Almagià, Ernesto Pontieri, Rosario La Duca, ESI, Napoli, 1972 (Archivio Storico Attanasio)

(…) Di Lascio Domenico, Dal Sele al Lao – le vie Romane del Lagonegrese, Potenza, 2008 (Archivio Storico Attanasio)

(…) Bottini Paola, Archeologia Arte e Storia alle sorgenti del Lao, Catalogo della mostra: “Castellucio un centro “minore” tra beni culturali e memoria storica / a cura di Paola Bottini”, con prefazione di Dinu Adamesteanu, Matera, 1988

(…) AA.VV., A Sud di Velia – I, Ricognizioni e ricerche 1982-1988, ed. Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia, Taranto, 1990 (Archivio Storico Attanasio)

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