Nel 1154, Federico Barbarossa distrusse Policastro

urb-gr-82_0147_fa_0072r_m2.jpg(Fig. 1) Particolare delle coste meridionali dell’Italia nel Codice Urbinate greco 82, il più antico Codice greco conosciuto della ‘Geographia’ di Tolomeo. L’immagine è tratta dalla Biblioteca digitale della Biblioteca Apostolica Vaticana (52-53).

Gli studi

Nel 1987 pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri. Lo studio, iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archivistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti, meritava ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per il Comune di Sapri, per la redazione del nuovo P.R.G. di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse. In questo saggio mi occupo della Conte di Policastro ai tempi di re Guglielmo I di Sicilia detto ‘il Malo’ e dei dissidi con l’Imperatore Federico I detto il ‘Barbarossa’ ce secondo le cronache locali nel 1154, dopo la morte di re Ruggero II d’Altavila, fece distuggere Policastro.

Nel 1154, re Guglielmo I di Sicilia, detto il Malo

Nel 1154, morì Re Ruggero II d’Altavilla, Ruggero II di Sicilia e, subito dopo gli successe suo figlio Guglielmo I di Sicilia detto il Malo, avuto con la prima sua sposa Elvira di Castiglia.  Guglielmo, (ca. 1120 o 1121 – 1166), duca di Puglia e poi Re di Sicilia (1154-1166), fu eletto re di Sicilia col nome di Guglielmo I detto il Malo. Quarto figlio di Ruggero II di Sicilia e di Elvira di Castiglia, Guglielmo fu dal 1151 coreggente e quindi re di Sicilia alla morte del padre nel 1154. Successe direttamente al padre essendo morti i suoi fratelli maggiori. Salito al trono di Sicilia, Guglielmo I detto il Malo, dovette però presto affrontare una difficile situazione politica a causa della minaccia dell’impero germanico, portata dall’Imperatore Federico I detto il ‘Barbarossa’, spinto da papa Adriano IV che non vedeva di buon occhio le mire espansionistiche dei Normanni in Sicilia. All’interno dei suoi possedimenti di Sicilia e Calabria e Cilento dovette anche affrontare le insidie dei baroni avversi all’assolutismo stabilito da Ruggero II.

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(Fig….) Il regno di Guglielmo I detto il Malo, nel 1154, dopo la morte del padre Ruggero II

Mazziotti, p. 119

(Fig…) Matteo Mazziotti, La Baronia del Cilento, p. 120

Di quel periodo storico ci parla anche Matteo Mazziotti (…), nella sua ‘Baronia del Cilento’, dove ci racconta di una rivolta ordita contro re Guglielmo I detto il Malo, che successe al padre re Ruggero II, nel 1154. Il Mazziotti, ci parla di un episodio del 1162, che riguarda la famiglia dei Sanseverino e, scrive che: “Sotto di lui avvenne una fiera rivolta di alcuni baroni nelle Puglie e nel Principato alla quale prese parte Ruggiero Conte di Avellino che aveva sposato Fenicia di Sanseverino. Costui nel 1162 riuscì a fuggire mentre la contessa Fenicia fu in Avellino presa prigioniera e ecc..”.

Federico I di Svevia detto il ‘Barbarossa’ e il Re Guglielmo I di Sicilia detto il Malo

Federico I Hohenstaufen, meglio noto come Federico Barbarossa (Waiblingen, 1122 – Saleph, 10 giugno 1190), è stato imperatore del Sacro Romano Impero. Salì al trono di Germania il 4 marzo 1152, succedendo allo zio Corrado III, e fu incoronato Imperatore il 18 giugno 1155. Federico I Hohenstaufen, meglio noto come ‘Federico Barbarossa’ (Waiblingen, 1122 – Saleph, 10 giugno 1190), è stato imperatore del Sacro Romano Impero. Salì al trono di Germania il 4 marzo 1152, succedendo allo zio Corrado III, e fu incoronato Imperatore il 18 giugno 1155. Federico nel 1147 succedette al padre come Federico III nel titolo di duca di Svevia, e nello stesso anno si aggregò allo zio Corrado III Re dei Romani, che guidò la seconda crociata assieme al re di Francia, Luigi VII. Il 18 giugno 1155, papa Adriano IV incoronò Federico in San Pietro, nella città leonina. Il Papa Adriano chiese a Federico di marciare contro il re di Sicilia re Guglielmo I detto il Malo. Ad Ancona incontrò gli ambasciatori dell’Imperatore bizantino Manuele Comneno, non aderendo alle loro richieste di attaccare subito il regno di Sicilia di re Guglielmo I. Federico lasciò il papa con la promessa di tornare per sottomettere Roma e la Sicilia. Papa Adriano, nel frattempo, per garantirsi comunque una protezione, venne a patti con i Normanni, la cui potenza un tempo era stata in realtà giudicata pericolosa dal pontefice, concedendo al re di Sicilia Guglielmo I il Malo (….), l’investitura di tutto il regno, comprese Capua e Napoli. Questo accordo però veniva meno ai patti tra papa e l’imperatore Federico Barbarossa. Guglielmo I il Malo, col ‘trattato di Benevento’, del 1156, ottenne da papa Adriano IV tutto il sud d’Italia e da quel momento fu fedele alleato del papato anche con il successore di Adriano IV, papa Alessandro III. Del periodo storico che riguarda le nostre terre e l’Imperatore tedesco Federico I detto il Barbarossa, abbiamo due notizie. La prima è una notizia che riguarda Policastro e risale al 1154 e l’altra riguarda Lagonegro e risale al 1178. La prima notizia che riguarda il Barbarossa e Policastro è una notizia riferita dal Cataldo (…). La seconda che riguarda l’anno 1178 ed il Barbarossa, ci è riferita dal Pesce (…). Il Cataldo, parlava dell’anno 1154, allorquando scese in Italia per la seconda volta l’Imperatore Federico I detto il Barbarossa (…), per ristabilire l’autorità imperiale sulle regioni dell’Italia Meridionale rette dai Normanni di Ruggero II d’Altavilla. Sebbene ritengo che entrambi le notizie vadano approfondite ed ulteriormente indagate, ritengo valida la prima notizia dataci dal Cataldo (…), ovvero nell’anno 1154, regnante sul trono di Sicilia, da poco, re Guglielmo I detto il Malo, che era successo al padre re Ruggero II, l’Imperatore Fedrico Barbarossa, spinto da papa Adriano IV, espugnò diverse città del sud.  Nell’ottobre 1154 Federico partì dal Tirolo e scese in Italia alla testa di un piccolo esercito e, a novembre, convocò una dieta a Roncaglia (Piacenza) in cui revocò tutte le regalie usurpate dai Comuni sin dal tempo di Enrico IV. Il 3 dicembre morì papa Anastasio IV e il 4 dicembre fu eletto il nuovo papa, Adriano IV. Dato che le mire di Federico erano riposte anche sul regno di Sicilia, in quello stesso anno, intavolò trattative anche con l’Imperatore bizantino Manuele I Comneno (1143-1180), che però non approdarono a nulla. Sulla scorta del cronista Joannis Cinnamo (…), del Ravegnani (…), del Niceta Coniata (…) e dell”Annales Cassinensis’ (…), sappiamo che ai primi del 1155 a Manuele Comneno arrivò notizia che i baroni di Puglia, che non avevano mai visto di buon occhio gli Altavilla (i Normanni di Sicilia), avevano intenzione di ribellarsi al re normanno. Dunque, l’imperatore bizantino spedì in Italia i suoi due migliori generali: Michele Paleologo e Giovanni Ducas con la missione di mettersi in contatto con i baroni pugliesi e con Federico Barbarossa: questi si trovava ad Ancona ed era disposto a schierarsi coi bizantini, ma i suoi baroni si rifiutavano di continuare la campagna in Italia a causa del clima assai caldo e di varie malattie che avevano fiaccato le truppe. L’Imperatore bizantino Manuele Comneno, non si disperò. La rivolta contro gli Altavilla si stava allargando a tutto il sud Italia. Verso la fine dell’estate del 1155 il conte Roberto Loritello, a capo della rivolta, incontrò a Vieste Michele Paleologo. I due strinsero un rapido accordo: i nobili che si erano rivoltati agli Altavilla avrebbero goduto di vantaggi economici e di potere a Costantinopoli, e il Regno di Sicilia sarebbe tornato a far parte dell’Impero bizantino. Dopo questo accordo i bizantini si unirono agli eserciti dei baroni pugliesi, pronti ad attaccare. Ma nel frattempo Guglielmo I detto il Malo, riportava un clamoroso successo navale nel mare Egeo, convincendo Manuele Comneno a concludere una pace segreta (primavera 1158). I baroni normanni ribelli, che di punto in bianco si trovavano senza più finanziamenti da parte dell’Impero bizantino, si videro costretti ad abbandonare le conquiste fatte e a cercare un signore più affidabile. Sulla scorta del Cinnamo (…), sappiamo che di quel periodo è nota la congiura ordita da Roberto Loritello che entrò in conflitto con suo cugino il re Guglielmo I detto il Malo, che aveva nominato ‘emiro degli emiri’ il tirannico Maione di Bari, arrivato ad accampare pretese al trono in base ad un testamento di Ruggero II (testamento di cui alcuni nutrono dubbi sulla sua bontà). Il Conte Roberto Loritello, condusse la rivolta del 1155-1156, insieme ad altri baroni pugliesi e ai generali bizantini Michele Paleologo e Giovanni Ducas, sconfisse le truppe rimaste fedeli al re Guglielmo I e conquistò molte città, comprese Bari e Andria. Papa Adriano, nel frattempo, per garantirsi comunque una protezione, venne a patti con i Normanni, la cui potenza un tempo era stata in realtà giudicata pericolosa dal pontefice, concedendo al re di Sicilia Guglielmo I il Malo (….), l’investitura di tutto il regno, comprese Capua e Napoli. Questo accordo però veniva meno ai patti tra papa e l’imperatore Federico Barbarossa. Guglielmo I il Malo, col ‘trattato di Benevento’, del 1156, ottenne da papa Adriano IV tutto il sud d’Italia e da quel momento fu fedele alleato del papato anche con il successore di Adriano IV, papa Alessandro III. Con il trattato di Benevento (a cui contribuì molto anche l’Arcivescovo di Salerno, Romualdo Guarna), del 1156 papa Adriano IV garantì a Roberto Loritello il diritto di lasciare il regno pacificamente, ma egli continuò invece le sue manovre nel territorio della diocesi di Penne. Roberto fuggì presso la corte imperiale di Federico I detto il Barbarossa, in Lombardia. 

Nell’anno 1154, in seguito alla morte di re Ruggero II d’Altavilla, l’erede al trono del Regno di Sicilia, Guglielmo I d’Altavilla, succede al padre Ruggero II e depone il fratellastro Simone di Taranto da Principe di Taranto e lo nomina Conte di Policastro.  Salito al trono di Sicilia, Guglielmo I detto il Malo, dovette però presto affrontare una difficile situazione politica a causa della minaccia dell’impero germanico, portata dall’Imperatore Federico I detto il ‘Barbarossa’, spinto da papa Adriano IV che non vedeva di buon occhio le mire espansionistiche dei Normanni in Sicilia. Il 18 giugno 1155, papa Adriano IV incoronò Federico in San Pietro, nella città leonina. Il Papa Adriano chiese a Federico di marciare contro il re di Sicilia re Guglielmo I detto il Malo. Ad Ancona incontrò gli ambasciatori dell’Imperatore bizantino Manuele Comneno, non aderendo alle loro richieste di attaccare subito il regno di Sicilia di re Guglielmo I. Federico lasciò il papa con la promessa di tornare per sottomettere Roma e la Sicilia. Papa Adriano, nel frattempo, per garantirsi comunque una protezione, venne a patti con i Normanni, la cui potenza un tempo era stata in realtà giudicata pericolosa dal pontefice, concedendo al re di Sicilia Guglielmo I il Malo (….), l’investitura di tutto il regno, comprese Capua e Napoli. Guglielmo I il Malo, col ‘trattato di Benevento’, del 1156, ottenne da papa Adriano IV tutto il sud d’Italia e da quel momento fu fedele alleato del papato anche con il successore di Adriano IV, papa Alessandro III. Questo accordo però veniva meno ai patti tra papa e l’imperatore Federico Barbarossa. Dopo questi fatti, l’Imperatore Federico I di Svevia discese per la seconda volta in Italia, nell’anno 1158. Da Wikipedia leggiamo che nell’ottobre del 1163 Federico scese nuovamente in Italia con un piccolo esercito, perché già incalzava la riscossa dei comuni italiani; Verona, Padova e Vicenza si sollevarono, in ribellione congiunta, e rifiutarono le offerte di pace dell’imperatore, che non disponeva di forze sufficienti per domarle, nemmeno con l’aiuto di Pavia, Mantova e Ferrara; il 6 novembre 1163 è segnalata la sua presenza a Città di Castello con due atti in cui pone il Vescovo e i canonici sotto la sua protezione. Intanto Rainaldo di Dassel stava organizzando una campagna militare contro i Normanni di Sicilia, per la quale doveva avere l’appoggio di Pisa e Genova, che però erano impegnate in un’aspra contesa per il controllo della Sardegna, per cui alla fine avevano rinunciato alla spedizione. Federico doveva riconquistare l’Italia, formò un possente esercito e a ottobre 1166 partì e scese, per la quarta volta, in Italia; a novembre era in Lombardia, dove, alla dieta di Lodi, si rese conto che l’ostilità era maggiore che nel passato, le città filo-imperiali erano molto fredde, Pisa e Genova erano in disaccordo, per cui l’impresa siciliana era da rinviare. Federico avrebbe voluto dirigersi subito su Roma, ma dovette restare in Lombardia, combattendo nelle zone di Bergamo e Brescia, poi si diresse su Bologna da cui si fece consegnare degli ostaggi, quindi, inviata a Roma una parte delle truppe sotto il comando di Rainaldo di Dassel, marciò su Ancona, che oppose una resistenza ostinata. Rainaldo stava occupando la campagna romana ed era arrivato a Tuscolo, con forze esigue, quando i romani gli marciarono contro ma, il 29 maggio 1167, nella battaglia di Prata Porci subirono una disfatta perché nel frattempo erano arrivate le truppe dell’arcivescovo Cristiano di Magonza che presero i Romani tra due fuochi. Il 24 luglio giunse anche l’imperatore e su Roma fu sferrato un attacco massiccio e il papa Alessandro, il 29, fuggì a Benevento con i pochi cardinali a lui fedeli. Federico era padrone di Roma dove si fece incoronare imperatore per la seconda volta dall’antipapa Pasquale (1º agosto 1167). Intanto era anche arrivata la flotta pisana per preparare l’attacco al regno di Sicilia. E’ molto probabile che fu in questa quarta discesa in Italia che Federico Barbarossa attaccò e distrusse col suo esercito la città-fortezza di Policastro. infatti, il Cataldo scrive che ciò accadde nell’anno 1054, ma l’Imperatore nell’ottobre 1154 Federico partì dal Tirolo e scese in Italia alla testa di un piccolo esercito e, a novembre, convocò una dieta a Roncaglia in cui revocò tutte le regalie usurpate dai Comuni sin dal tempo di Enrico IV. Il 3 dicembre morì il papa Anastasio IV e il 4 dicembre fu eletto il nuovo papa, Adriano IV.

Nel 1154, Policastro fu distrutta da Federico Barbarossa

In questo mio saggio mi limito a riportare una iteressantissima notizia riferita dal sacerdote Giuseppe Cataldo (….) che, nel suo “Notizie Storiche su Policastro Bussentino”, in un suo pregevole studio dattiloscritto e rimasto inedito, a pp. 29-30, parlando di Policastro, scriveva di quel periodo storico e delle nostre terre che“Il fratello di Simone, Ruggiero, nipote di Roberto il Guiscardo, divenne Conte di Sicilia e Calabria. Policastro, già rinnovata, era sotto la direzione del prode Guido, quando nel 1154 subiva la distruzione da parte del Barbarossa. Federico Barbarossa della famiglia degli Hohenstaufen, imperatore dell’Alemagna, successe nel 1152 allo zio Corrado III nella casa di Svevia; sceso in Italia, ispiratosi agli alti ideali di Carlo Magno e di Ottone I, volle restaurare l’autorità imperiale. Incoronato Imperatore il 18 giugno 1155 a Roma da Adriano IV, intensificò la lotta contro ogni forma di indipendenza. Era il periodo in cui fiorivano ovunque i Comuni e decadeva ormai il vecchio feudalesimo. Nonostante le tremende distruzioni del Barbarossa, i Comuni vinsero con la pace di Costanza (1183). L’Italia meridionale nel 1186, col matrimonio di Costanza d’Altavilla ed Enrico VI di Svevia, figlio del Barbarossa (Federico I di Svevia), usciva dal dominio Normanno e passava definitivamente a quello degli Svevi.”. Il Cataldo (…), riportava una notizia inedita sulla distruzione di Policastro nell’anno 1154, ad opera dell’Imperatore Federico I detto il ‘Barbarossa’, ma non forniva nessun riferimento bibliografico in merito. Il ‘Barbarossa’, in quegli anni, dietro continue sollecitazioni di papa Adriano IV, scese in Italia per ristabilire l’autorità imperiale contro le  mire espansionistiche di re Ruggero II d’Altavilla re di Sicilia. La notizia di una distruzione di Policastro nel 1154 ad opera del Barbarossa’, roportata dal Cataldo (…), non è riportata da nessun altro studioso della bibliografia antiquaria, come l’Antonini o il Volpe o il Gatta ecc.. Non sappiamo da quale fonte bibliografica sia stata tratta l’interessante notizia che, proviene esclusivamente dal Cataldo (…), ma essa non è destituita del tutto d’ogni fondamento ed andrebbe ulteriormente indagata. Esaminiamo ciò che scriveva il Cataldo su Policastro a quel tempo. Il Cataldo (…), sulla scorta del Laudisio (…), scriveva che: “Policastro restò sempre Contea e i suoi vescovi furono sempre insigniti del titolo baronale: ‘N.N. Episcopus Polycastrensis terrarum Turris Ursajae et Castri Rogerii atque feudis Seleucii utilis Dominus ac Baro'”. Il Cataldo (…), a p. 24, però scriveva “Policastro, già rinnovata, era sotto la direzione del prode Guido, quando nel 1154 subiva la distruzione da parte del Barbarossa.”. Il Cataldo (…), si riferiva a “Federico Barbarossa della famiglia degli Hohenstaufen, imperatore dell’Alemagna, successe nel 1152 allo zio Corrado III nella casa di Svevia; sceso in Italia, ecc…Nonostante le tremende distruzioni del Barbarossa, i Comuni vinsero con la pace di Costanza (1183).”. Il sacerdote Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie Storiche su Policastro Bussentino”, un dattiloscritto inedito, a p….., in proposito scriveva che: “Policastro, già rinnovata, era sotto la direzione del prode Guido, quando nel 1154 subiva la distruzione da parte del Barbarossa. Ecc..”. Dunque, il Cataldo, saltando dalla notizia del “prode Guido” (a. 1070) aggiunge che la città fortezza di Policastro “già rinnovata”, nell’anno 1154 subì la distruzione dell’Imperatore Federico I detto il Barbarossa. La notizia è interessante e va approfondita. Dunque, il Cataldo ci da l’interessante notizia della distruzione di Policastro nel 1154 ad opera dell’Imperatore tedesco Federico I detto il Barbarossa. Purtroppo il Cataldo non fornisce note bibliografiche alla notizia. Il Cataldo però, prima di riferire la notizia ci parla di ciò che aveva scritto su Policastro Ferdinando Ughelli (….), nella sua “Italia Sacra” e l’abate Troyli (….), nel suo “Historia generale del Reame di Napoli”, Tomo I, p. 2^ e p. 136, nota (e).”. Infatti, il Troyli, nel Tomo I, parte II del ………., a p. 136 ci parla di “Busento”, ma egli si rifà all’Ughelli che non riporta questa notizia. Quale fosse l’origine dell’interessante notizia riferita dal Cataldo non ci è dato di sapere. Neanche Mons. Nicola Maria Laudisio ci dice nulla a riguardo. Stessa cosa direi per il manoscritto di Luca Mannelli (….). Tuttavia, il Cataldo (….) scriveva chenel 1154 subiva la distruzione da parte del Barbarossa. Federico Barbarossa della famiglia degli Hohenstaufen, imperatore dell’Alemagna, successe nel 1152 allo zio Corrado III nella casa di Svevia; sceso in Italia, ispiratosi agli alti ideali di Carlo Magno e di Ottone I, volle restaurare l’autorità imperiale.”. Dunque, il Cataldo scriveva che Federico Barbarossa distrusse Policastro nel 1154 e credo che si riferisse a quando l’Inperatore per ristabilire l’autorità Imperiale scese per la prima volta in Italia. Salì al trono dei Romani il 4 marzo 1152, succedendo allo zio Corrado III, e fu incoronato imperatore nella primavera del 18 giugno 1155 a Pavia. Due anni dopo, il termine sacrum (“santo”) apparve per la prima volta in un documento in relazione al suo impero. Nell’ottobre 1154 Federico partì dal Tirolo e scese in Italia alla testa di un piccolo esercito e, a novembre, convocò una dieta a Roncaglia in cui revocò tutte le regalie usurpate dai Comuni sin dal tempo di Enrico IV. Il 3 dicembre morì il papa Anastasio IV e il 4 dicembre fu eletto il nuovo papa, Adriano IV.

Nel 1178, il trattato di Venezia tra re Guglielmo II il Buono e Federico I il Barbarossa, rubato a Lagonegro

Dell’epoca di re Guglielmo II il Malo, delle nostre terre e dell’imperatore tedesco Federico I il ‘Barbarossa’, oltre alla citazione del Cataldo (…), di una distruzione di Policastro nell’anno 1154, ci parla lo storico lagonegrese Giuseppe Pesce (…), in un suo pregevole studio sulla ‘Storia della Città di Lagonegro’, che riferisce un interessante episodio che ci riguarda più da vicino. Il Pesce (…), nel 1913, a p. 200 e sgg., traendo l’interessante notizia da Matteo Camera (…), che a sua volta la traeva dal cronista del tempo Romualdo Guarna Salernitano (…), riferisce un episodio del 1178, al tempo di re Guglielmo II il Buono. Il Pesce (…), nel Cap. III, III, “Gli Ambasciatori di Federico Barbarossa oltraggiati a Lagonegronarra di una zuffa accaduta a Lagonegro, dove fu rubato il trattato di Venezia stipulato tra il Papa, l’Imperatore Barbarossa ed i Comuni Italiani, dopo la disfatta di Legnano. Il Pesce (…), così scriveva in proposito: “Il fatto è narrato in tutti i suoi particolari dallo storico del tempo Romualdo Guarna, Arcivescovo di Salerno, il quale visse alla corte di Guglielmo II, detto il Buono, Re di Sicilia, e scrisse in latino la Cronaca di quel Reame, che è stata più volte stampata e della quale si conserva una pregevole copia manoscritta nell’Archivio del Capitolo di Salerno (1). Negli ‘Annali delle due Sicilie’ Matteo Camera, riferendosi alla succitata fonte del Guarna, così narra dell’incidente: “Anno 1178. L’Imperatore Barbarossa spedisce al Re Guglielmo di Sicilia due suoi ambasciatori con lettere, Ugolino Buoniconte e Redelgario suo gran Camerario, onde far ratificare gli articoli della pace stabilita a Venezia. Alla loro partenza il Re di Sicilia, li fece ricondurre ed accompagnare dai suoi scudieri fino ai confini del Regno. Nel giungere a Lagonegro in Basilicata, insurse rissa fra quei contadini con uno degli scudieri, il quale per difendersi si rifugiò nell’ospizio degli ambasciatori; ma i villani, temerariamente assalirono la casa, offesero a colpi di pietra i ministri stranieri, e rotto uno scrigno ne portarono il diploma della pace segnata, e con esso una coppa di argento. Quei personaggi portandosi a Salerno a farne lagnanze all’Ammiraglio Gualtieri Mach ed all’Arcivescovo di quel luogo. All’annuncio di tale audace successo il Re Guglielmo spedì David suo Camerario con lettere ai Giustizieri di Principato, onde procedessero rigorosamente contro i malfattori e complici e che quanti ne prendessero fossero impiccati. L’ordine fu poi eseguito appuntino, e dei rei alcuni furono poi impiccati a Barletta, altri presso Troia, uno a Salerno, l’altro a Capua e due presso San Germano., “ut totus mundus evidenter cognosceret quod Villelmus iustitiae et aequitatis amator sit et si qua maleficia in regno suo fuerint, non vult silentio et impunita transire.”. Così Romualdo Guarna Salernitano, il quale quì finisce la sua cronaca di Sicilia. Da ultimo il Re ordinò che si rifacesse un altro diploma, che poi mandò all’Imperatore per mezzo di Tancredi suo Notaro. E’ risaputo che dopo la disfatta di Legnano del 1176 il Barbarossa si vide costretto a fare la pace coi Comuni Lombardi, e dopo molte negoziazioni, si stabilì a Venezia una tregua di 6 anni tra lui, il Papa e le città lombarde, nella quale venne temporaneamente mantenuto ai Comuni l’esercizio dei diritti regali, ed appunto a questo trattato accenna il Guarna; scaduta poi la tegua, fu concluso nella città di Costanza un trattato di pace nel 1183. Nulla poi vogliamo aggiungere a quanto lasciò scritto sull’oltraggio patito da quegli ambasciatori di Barbarossa, lo storico cesareo della corte di Sicilia, inteso ad annullare il suo Re etc…. Vista la notevole importanza dell’episodio riportato dal Camera (…) prima e dal Pesce (…), in seguito, ecco cosa scriveva Romualdo Guarna, pubblicato dal Del Re (…), vol. I, p. 70:

Del Re, Romualdo Guarna su Lagonegro, p. 70

(Fig…) Del Re (…), vol. I, p. 70, Romualdo Guarna Salernitano (…)

Da Wikipedia leggiamo che nel 1177 fu stipulata la cosiddetta “Pace di Venezia”. Si giunse così alla Pace di Venezia nel luglio del 1177, cui parteciparono papa, imperatore, Romualdo Guarna in rappresentanza del re di Sicilia Guglielmo II il Buono e delegati dei Comuni. Il 23 luglio fu confermata la pace con il papa secondo gli accordi di Anagni, fu concordata una tregua con il re di Sicilia di quindici anni e una, con i Comuni, di sei anni. Federico ed Alessandro alloggiarono presso il centro monastico di San Niccolò al Lido, dove l’imperatore ripudiò l’antipapa Callisto III, ammise i suoi errori e riconobbe come capo della cristianità Alessandro III. Successivamente, in Piazza San Marco, durante una cerimonia solenne, Federico si inginocchiò e baciò la pantofola del pontefice, il quale, aiutatolo ad alzarsi, lo abbracciò paternamente. Inoltre, il papa fu sollevato sulla sella del cavallo mentre l’imperatore compì la cerimonia di reggergli la staffa. Federico rimase in Italia sino alla fine dell’anno; poi nel 1178 tornò in Germania dove risolvette definitivamente i contrasti con i suoi feudatari, in modo particolare con il cugino, Enrico il Leone, reo di non avere sostenuto l’imperatore nel modo adeguato dal punto di vista militare.

Note bibliografiche:

(1) Attanasio Francesco, “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino F., ‘La Lucania del Barone Antonini’, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, stà nella rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998 (Archivio Storico Attanasio); si veda pure: ‘Le più antiche carte dell’Italia annesse ai più antichi codici greci conosciuti’, stà sulla rivista web ‘Zedinfo’, curata da Tonino Pitarresi, Palermo, ed. ZED, Gennaio 2018, consultabile collegandosi a: http://www.zedinfo.it/?p=9840

(2) Cataldo Giuseppe, Notizie storiche su Policastro Bussentino, 1973, pp. 29 e sgg., inedito, dattiloscritto, donatoci dall’Auore (Archivio Attanasio)

(3) Antonini Giuseppe, La Lucania – discorsi, ed. Tomberli, Napoli, 1797, Parte II; riguardo il territorio di ‘Palinuro e della Molpa’, si veda discorso VII, da p. 354 a p. 379; riguardo il territorio de’ luoghi posti a sinistra del Mingardo’, si veda discorso VIII, da p. 380 a p. 409; riguardo i luoghi a ridosso del Monte Bulgheria, ‘di Camerota, di Policastro e di altri vicini luoghi’, si veda il discorso X, da p. 410 fino a p. 418; riguardo ‘Bussento‘, si veda discorso IX, da p. 393 a p. 409; riguardo a ‘Vibonati e Sapri’, si veda da p. 419 e s.

(4) Ebner Pietro, Chiesa, baroni e popoli del Cilento, ed. di storia e letteratura, Roma, 1982, vol. I, pp. 592, 592 e vedi p. 375; riguardo Roccagloriosa, si veda pp. 414-415-416; riguardo Policastro si veda pp. 430 e s. Si veda pure dello stesso autore: Economia e società nel Cilento medievale, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1979, vol. I-II. Riguardo Roccagloriosa, si veda Ebner P., Economia e società nel Cilento medievale, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1979, vol. I-II, riguardo Rofrano, p. 496 e s.; si veda pure di Ebner, Pietro da Salerno e il monachesimo italo-greco nel Cilento, in ‘Saggi in onore di Leopoldo Cassese‘, ed. Libreria Scientifica, Napoli, 1971, p. 18, o pp. 3-32. Il saggio di Ebner si trova anche in ‘Studi sul Cilento’, Istituto Italiano per gli studi filosofici, Centro studi “Pietro Ebner”, Ristampa dei saggi pubblicati tra il 1949 e il 1988 a cura del ed. Centro di Promozione culturale del Cilento, 1988, Acciaroli, vol. II, pp. 91-92, dove l’Ebner, pubblica integralmente la trascrizione del testo latino dell’antico documento conservato all’ADP, ed in cui dice che l’originale non si trova. Per la Bolla di Alfano I, si veda dello stesso autore: Economia e Società nel Cilento medievale, Tomo I, p. 536. Si veda pure dello stesso autore: Storia di un feudo del Mezzogiorno – La Baronia di Novi, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1973, pp. 89 e s. Pietro Ebner, nel suo Chiesa Baroni ecc…, dedica un’intero capitolo “I benedettini di Cava nel territorio dell’odierno Cilento”, vol. I, p. 375 e s.

(5) Ebner P., op. cit., Economia e Società nel Cilento Medievale, vol. II, p. 337. Si veda pure p. 537 e s. su Policastro (Archivio Storico Attanasio).

(6) Laudisio Nicola Maria, Sinossi della Diocesi di Policastro (Paleocastren Dioceseos historico-cronologica synopsis), Napoli, Tipografia de Dominicis, 1831 (4), pp. 12-13. L’opera del Laudisio, è stata  trascritta nel 1777, dal Canonico Antonio Rossi di Rivello ed in seguito il suo manoscritto, fu pubblicato nel 1831 (Archivio Storico Attanasio).

(7) Visconti G.G. (a cura di) – Laudisio N. M., Sinossi della Diocesi di Policastro ecc.., a cura di Visconti G.G., Centro Studi per la storia del Mezzogiorno, ed di Storia e Letteratura, Roma, 1976.  Per la sua copia conservata all’ADP, si veda la nota (35) del testo del Visconti, p…. (testo in latino) e p. 74 (la traduzione del Visconti del testo in latino), p. 74 (Arcivio Storico Attanasio).

(8) Mazziotti M., La Baronia del Cilento, ed. Libreria antiquaria W. Casari, 1972, p. 120 e s. (Archivio Storico Attanasio).

(9) Guzzo A., Il Golfo di Policastro, natura-mito-storia, Unione Grafica, Battipaglia, 1997; si veda dello stesso autore: Guzzo A., Da Velia a Sapri- Itinerario costiero tra mito e Storia, Cava dè Tirreni, 1978 (Archivio Storico Attanasio).

(10) ‘Manoscritto del Marchese della Giarratana’. Citato più volte dall’Antonini (…), che così lo chiama, questo manoscritto è stato scritto da Girolamo Settimo, Marchese della Giarratana che possedeva (forse a Palermo) una grande biblioteca e raccolta di antichissimi documenti. Pare che in questo antico manoscritto vi è il regesto di Pier delle Vigne, segretario di Federico II di Svevia. In questo manoscritto, si fa la coronaca del periodo Svevo in Sicilia e nell’Italia Meridionale. Secondo l’Antonini (…), parte II, Discorso X della sua ‘Lucania’, a p. 417, scrive sul “Conte Ruggiero di questo nome, legittimo uno e bastardo l’altro, anzi di quello che fu il primogenito se ne fa parola nel ‘Manoscritto del Marchese di Giarratana’”. Il Cataldo (…), a proposito di Ruggero I d’Altavilla, scriveva a p. 29, del suo, dattiloscritto inedito ‘Notizie storiche di Policastro Bussentino’, che: “Simone visse pochi anni e nel 1155 finì in carcere, come nota il Marchese di Giarratana in Muratori (Tomo V, 603): ‘Post hunc Rogerium, Simon, filiorum primogenitus, regnum eccepit. Qui post paucos vivens annos, graves ab Apulis mutationes sustulit’. Il fratello di Simone, Ruggiero, nipote di Roberto il Guiscardo, divenne Conte di Sicilia e Calabria. Policastro, già rinnovata, era sotto la direzione del prode Guido, quando nel 1154 subiva la distruzione da parte del Barbarossa.”. Quindi, il Cataldo (…), traeva alcune notizie su Policastro dal “Marchese di Giarratana”, che nel 1700, fu pubblicato dal Muratori (…). Secondo il Cataldo (…), il “manoscritto del Marchese della Giarratana” (come lo appella pure l’Antonini) è stato pubblicato da Antonio Ludovico Muratori, a p. 603 del suo Tomo V del suo  ‘Rerum Italicarum Scriptores – Raccolta degli storici Italiani’, a cura di Ludovico Antonio Muratori, vol. V, Milano 1724, (forse pp. 609–645), si veda nuova edizione, a cura di Giosuè Carducci (vedi immagine).

(11) Del Re G., Cronisti e scrittori sincroni diti e inediti – Storia della Monarchia dei Normanni – della Dominazione Normanna nel Regno di Puglia e di Sicilia, Napoli, Stamperia dell’Iride, 1845, vol I, si veda da p. 90 (Archivio Storico Attanasio).

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(12) Ugo Falcando, Historia Vgonis Falcandi Siculi de Rebus gestis in Siciliae Regni, manoscritto, che racconta la storia dei Normanni in Sicilia e nel futuro Regno di Napoli. Il manoscritto è stato poi in seguito stampato nel 1550 e si può scaricare gratuitamente da google libri (Archivio Storico Attanasio).

(13) Ravegnani Giorgio, I bizantini in Italia, Bologna, il Mulino, 2004, p. 204 e s. (Archivio Storico Attanasio).

(14) Cinnamo Johannis, stà in ‘Corpus scriptorum historiae byzantine’, ed. Bonnae, …………

(15) Niceta Coniata, Grandezza e catastrofe di Bisanzio, III; 13,7

(16) Chalandon F., Histoire de la domination normande en Italie et en Sicile, Parigi 1907, II, p. 307; ed. it: Storia della dominazione normanna in Italia ed in Sicilia, trad. di Alberto Tamburrini, Cassino 2008, II, p. 307; dello stesso autore si veda: Ferdinand Chalandon, “La conquista normanna dell’Italia meridionale e della Sicilia”, cap. XIV, vol. IV (La riforma della chiesa e la lotta fra papi e imperatori) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 483–529.

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(17) La Lumia Isidoro, Storie Siciliane, a cura di F. Giunta, ed. La Religione Siciliana, Palermo, 1969, pp. 189 e 251; si veda pure, La Lumia Isidoro, Storia della Sicilia sotto Guglielmo il Buono, Firenze, Le Monnier, 1867.

(18) Tramontana S., La Monarchia Normanna e Sveva, stà in AAVV., ‘Il Mezzogiorno dai Bizantini a Federico’, Storia d’Italia a cura di G. Galasso, UTET, vol. III, su Simone connestabile conte di Policastro, si veda pp. 623-625-629 (Archivio Storico Attanasio); dello stesso autore si veda: Tramontana Salvatore, Il Mezzogiorno Medievale, Normanni, Svevi, ecc.., ed. Carocci, Roma, 2000, p…. (Archivio Storico Attanasio).

(19) Romualdi Salernitani o Romualdo Guarna, Arcivescovo di Salerno, scrisse la chronaca ‘Liber De Regni Siciliae’. È ricordato come storico per il suo ‘Chronicon sive Annales’, una storia universale che va dalla creazione del mondo fino al 1178. L’opera si può dividere in due parti: prima e dopo l’839. Gli avvenimenti fino all’839 sono trattati in termini generali e non sono rilevanti da un punto di vista storico. La trattazione degli avvenimenti successivi all’839, invece, assume la forma di una cronistoria ampiamente dettagliata molto simile allo stile degli annali. Questa parte è estremamente interessante dal punto di vista storico, anche se spesso Romualdo assume toni autocelebrativi quando tratta le vicende che lo vedono protagonista. Si servì di tutto il materiale storico esistente negli archivi di Salerno, di Benevento, di Montecassino. Si avvalse anche degli Annales Beneventani’ (nella loro seconda o terza edizione), del ‘Chronicon Cavensis’ e del ‘Chronicon Monasterii Casinensis’ di Leone Ostiense e di Pietro Diacono. Ma la sua fonte preferita fu il ‘Chronicon’ di Lupo Protospada di cui riprodusse molte parti. È importante notare che, pur copiando da quella Cronaca, egli non trascurò mai di correggere alcuni tratti e di dare spesso il giusto insegnamento. Dei Normanni del Principato di Salerno ci offre notizie e dati che non compaiono altrove. Per esempio solo Romualdo Guarna racconta come nel 1105 la città di Monte Sant’Angelo con tutto il castello cadde dopo lungo assedio in mano del duca Ruggero, che più tardi si impadronì di Canosa. L’opera di Romualdo Guarna Salernitano è stata pubblicata da Giuseppe Del Re (…), ‘Romualdi II Archiepiscopi Salernitani’, in , Cronisti e scrittori sincroni napoletani, vol. I, Napoli 1845, pp. 3–80. L’opera di Romualdo Guarna è stata pubblicata anche dal Muratori in Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus XIX, Romoaldi Annales, anni 1143 – 1148, Pag 845. Romualdo Guarna (Salerno, fra il 1110 e il 1120 – 1° aprile 1181 o 1182) è stato un arcivescovo cattolico, storico, politico e medico longobardo, una delle figure più importanti del Regno di Sicilia nella sua epoca. È stato arcivescovo di Salerno dal 1153 alla morte, avvenuta nel 1181. Nacque a Salerno dalla famiglia Guarna. Da giovane frequentò la prestigiosa Scuola medica Salernitana, dove studiò non solo medicina ma anche storia, giurisprudenza e teologia. Fu molto critico del comportamento di Maione di Bari nel non appoggiare l’ultimo caposaldo cristiano normanno in Tunisia nel 1160: praticamente lo accusò di avere condannato allo sterminio la residua comunità cattolica di Mahdia. Non è chiaro se prese parte alla cospirazione dei Baroni contro Maione di Bari, ma di certo rimase sempre nelle grazie di re Guglielmo I d’Altavilla. Nel 1160-1161 difese Salerno dalla furia di Guglielmo I, che intendeva distruggerla dopo la rivolta dei Baroni. Con l’aiuto di altri salernitani a corte (tra cui Matteo d’Ajello) riuscì a intercedere per far risparmiare la città. Alcune fonti tuttavia narrano che la flotta inviata dal re per punire la città fu respinta da una violenta tempesta. Ebbe incarichi diplomatici da parte dei re normanni Guglielmo I e Guglielmo II: negoziò il Trattato di Benevento del 1156; partecipò alla Pace di Venezia nel 1177. Alla morte di Guglielmo I, fece parte dei familiares regis ovvero del consiglio che doveva coadiuvare la regina Margherita nel governo del regno, fino alla maturità dell’erede al trono Guglielmo II di Sicilia detto il Buono. Nel 1167 fu lui, come più alto prelato del regno, a incoronare re Guglielmo II, nella Cattedrale di Palermo. Nel 1179 partecipò attivamente al terzo Concilio Lateranense. Ebner (…), alla sua nota (28), postillava su Simone conte di Policastro al tempo di re Guglielmo I (detto il Malo): “Ebbe due figli, Manfredi e Ruggiero e una figlia”. Alla sua nota (29), scrive che: “29-  Romualdo Guarna, ad. a. 1156.”. Guarna Romualdo, Romualdi Salernitani Chronicon : A.m. 130- A.C. 1178 / a cura di C. A. Garufi, Città di Castello : S. Lapi, 1914, 1935, XLII, 441 p., [4] c. di tav. : facsimili ; 32 cm. – Vol. composto dai fasc. 127, 166, 221, 283/284 -Il fasc. 166 è una ristampa anast. eseguita da: Torino: Bottega d’Erasmo, 1973. Di Romualdo Guarna o Warna e del suo “Chronicon Romualdi II Archiepiscopi Salernitani”, si veda il Del Re, Cronica di Romualdo Guarna, Arcivescovo Salernitano (Chronicon Romualdi II Archiepiscopi Salernitani)Napoli, vol. I, da p. 1 e sgg. Scrive il Del Re nel suo ‘Proemio’ al “Chronicon Romualdi II Archiepiscopi Salernitani”, di Romualdo Guarna: Scrisse adunque il nostro Arcivescovo, oltre ad alcune opere ecclesiastiche, la storia delle nostre regioni, e prese origine dalla creazione del mondo. Il primo a dare in luce alcuni brani di questa Chronica fu il Baronio, il quale fu imitato da Felice Contilori, che ne pubblicò un altro piccolo brano: dal 1173 al 1178. Venne terzo il Caruso, e quella parte ne tolse che più aveva relazione con la Sicilia: dal 1159 al 1178. Ultimo fu il Muratori, il quale avrebbe pubblicato tutto quel tratto che discorre dal 926 al 1178, se il dotto uomo Giuseppe Antonio Sassi, bibliotecario dell’Ambrosiana ecc…”

(20) ‘Chronicon Sancti Bartholomei de Carpineto’. Riguardo il ‘Chronicon Sancti Bartholomei de Carpineto’, è una cronaca scritta dal monaco Alexandro (Alessandro Monaco), ‘Chronicon Liber Monasterii Sancti Bartholomei de Carpineto’. Scrive lo scrittore Salvatore Tramontana (…), che, in questa cronaca del tempo, si fa menzione dei fatti storici che riguardano l’Imperatore Enrico IV di Svevia: “In breve tempo, l’Imperatore di Germania occupava Napoli e Salerno, per spingersi in Calabria e poi in Sicilia. . Su questo manoscritto, si veda Alexandri Monachi, Chronicorum Liber Monasterii Sancti Bartholomei De Carpineto, a cura di Berardo Pio, Istituto Storico Italiano per il Medioevo, Fonti per la Storia dell’Italia Medievale, Roma, 2001.

(21) Camera Matteo, Annali delle Due Sicilie, 

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(22) Avv. Pesce Carlo, Storia della Città di Lagonegro, Reale Stabilimento Tipografico Pansini, Napoli, 1913, pp. 200 e sgg. (Archivio Storico Attanasio).

(….) Cilento Nicola, I Saraceni nell’Italia meridionale nei secoli IX e X, stà in ‘Archivio Storico per le Province Napoletane’, pubblicato a cura della ‘Società Napoletana di Storia Patria, anno XXXVIII-LXXVII, Napoli, 1959, pp. 109 e sgg. (Archivio Storico Attanasio)

(…) Santoro L., Le torri costiere della Campania, stà in “Napoli nobilissima”, 1967, vol. VI; dello stesso autore si veda: ‘Castelli Angioini e Aragonesi nel Regno di Napoli’, ed. Rusconi, collana diretta da Carlo Perogalli, Segrate, 1982 (Archivio Storico Attanasio)

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