
(Fig. 1) “Porto di Sapri’, “Rilievo originale eseguito dal Ten. Blois del Genio Napoletano. Sono riportati resti dell’antico porto romano.”, datato 1 gennaio 1819, rilievo in scala 1: 5000, con la seguente collocazione: cart. n. 82, doc. n. 52, Comune di Sapri, Prov. Salerno; vecchio schizzo pubblicato dallo Schmiedt (4), è conservato presso il Nuovo Archivio, sede S. Marco dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, Sezione ‘Stampe Antiche’: (n. 141142)(10).
Gli studi
Nel 1987 pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini ed il ruolo dello scalo naturale della baia e del porto di Sapri, negli anni bui del medioevo. Lo studio iniziato a Salerno e poi a Napoli fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archivistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma il periodo medioevale meritava ulteriori approfondimenti ed indagini e la ricerca di nuove fonti. Dopo diversi tentativi e dalle diverse notizie che emersero, mi resi conto che ne era valsa la pena. Sebbene ancora andrebbero ulteriormente indagate alcune di queste notizie storiche, dal quadro risulta chiaramente come queste terre, avessero avuto un ruolo non marginale nei secoli bui del medioevo e come gli eserciti succedutisi dopo la caduta dell’Impero romano, abbiano usato i piccoli e naturali scali marittimi, soprattutto quello di Sapri, per l’approdo e l’ancoraggio delle flotte di navi militari che ivi portavano i loro eserciti. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio cerca di far luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del ‘basso Cilento’ e del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Il presente saggio, vuole approfondire e meglio indagare sulla nuova Latinizzazione in epoca Normanna e le restaurate Diocesi tra cui quella di Policastro. Già nel lontano 1987, facevo notare come esistesse una forte similitudine con le strutture emerse e semisommerse di due Ville d’epoca romana del litorale Laziale con quelle a S. Croce, dette ‘Pilae’. L’intuizione mi venne da uno studio di Giulio Schmiedt (2) che, nel 1972, pubblicò un interessantissimo studio. Schmiedt (2), parlando di alcune ville romane del litorale laziale (Figg. 3-5-6-7), illustrava alcune strutture emerse e semisommerse di alcune ville romane, come la Villa della Nave a Serapo. Ripropongo ai lettori, la mia vecchia intuizione nata dal confronto delle immagini pubblicate da Schmiedt (2)(Figg. 3-5-6-7), con le preesistenze archeologiche d’epoca romana a S. Croce a Sapri. Schmiedt (2- Figg. 3-5-6-7), parlava di alcune ville romane sul litorale Laziale ed in particolare della Villa della Nave a Serapo (località di Gaeta), oggi detta Villa del patrizio romano Gneo Fonteio che assomigliano alle strutture semisommerse dette ‘Pilae’ a S. Croce a Sapri.

(Fig. 2) “Porto di Sapri’, “Rilievo originale eseguito dal Ten. Blois del Genio Napoletano. Sono riportati resti dell’antico porto romano.”, datato 1 gennaio 1819; particolare dell'”Antico molo dir.“(10).
Le strutture semisommerse (Pilae) della Villa di Gneo Fonteio a Serapo di Gaeta
Lo studio, curato da Giulio Schmiedt (4), in un’altro suo pregevole studio sugli ‘Antichi porti d’Italia’ (4), nel 1975, per i tipi dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, riferiva che: “Dopo il porto di Policastro il Portolano del Mediterraneo (172), elenca nel Sinus Laus gli scali di Marina di Vibonati, di Sapri e di Maratea, ma non si hanno elementi che documentino se in epoca greca fossero frequentati. Per quanto riguarda il primo (Vibonati) si può solo dire che fu probabilmente uno scalo lucano chiamato Vibo ad Sicam e che il secondo (Sapri) fu sicuramente uno scalo romano, di cui rimarrebbero semisommerse alcune strutture sulla costa immediatamente a nord di Punta del Fortino” (riferendosi alle strutture semisommerse a S. Croce, dette ‘Pilae’) (4). Nel suo pregevole studio, Giulio Schmiedt (2), pubblicò alcune immagini illustrate nella Figg. 3-5-6-7, che illustrano alcune strutture semisommerse di una Villa d’epoca romana del litorale Laziale. Le immagini delle Figg. 3-5-6-7 – pubblicate da Scmiedt (2), che illustrano la villa romana di Gneo Fonteio o “Villa della Nave”, “che fronteggia la cala detta della Nave”, posta sul limite occidentale della spiaggia di Serapo, località di Gaeta, sul litorale Laziale – come la chiama lo stesso Schmiedt (2), dimostrano come le strutture preesistenti a Sapri, in località S. Croce, dette ‘Pilae’, si somiglino notevolmente.

(Fig. 3) Villa della Nave o Villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo, presso Gaeta – rilievo aereo dei resti delle strutture semisommerse “sovrastrutture. 1,2,3,4,5 ecc…”; l’immagine è stata pubblicata nello studio di Giulio Schmiedt (2).

(Fig. 4) Cala della Nave a Serapo, località di Gaeta – resti della Villa d’epoca romana di Gneo Fonteio o ‘Villa della Nave’ – come la chiama Giulio Schmiedt (2), visti dal satellite. Come si può ben vedere, queste strutture semisommerse, somigliano alle strutture semisommerse dette ‘Pilae’, poste lungo il litorale Saprese ed illustrate nella Figg. 8-9-10-11-12.

(Fig. 5) Villa della Nave o Villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo, presso Gaeta – Veduta delle strutture semisommerse illustrate nel disegno del rilievo di Fig. 3 “sovrastrutture. 1,2,3,4,5 ecc…”; l’immagine è stata pubblicata nello studio di Giulio Schmiedt (2).

(Fig. 6) Villa marittima di Sperlonga – Resti delle strutture semisommerse illustrate nel disegno del rilievo di Fig. 3 “sovrastrutture. 1,2,3,4,5 ecc…”; l’immagine è stata pubblicata nello studio di Giulio Schmiedt (2).

(Fig. 7) Villa della Nave o Villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo, presso Gaeta – Veduta delle strutture semisommerse illustrate nel disegno del rilievo di Fig. 3 “sovrastrutture. 1,2,3,4,5 ecc…”; l’immagine è stata pubblicata nello studio di Giulio Schmiedt (2).
La notevole somiglianza con alcune strutture semisommerse a Serapo con le ‘Pilae‘ a S.Croce a Sapri, è suffragata anche e soprattutto – a nostro avviso – da alcune evidenze strutturali e fotografiche illustrate da Giulio Schmiedt (2), che nel 1972, parlava di alcune ville romane sul litorale laziale.
Le strutture semisommerse a S. Croce, dette ‘Pilae’
Le immagini illustrate nelle Figg. 3-5-6-7, pubblicate da Giulio Schmiedt (2), nel 1972, illstrano alcune strutture della ‘Villa della Nave’ o villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo (località di Gaeta). In particolare, l’immagine illustrata in Fig. 3, pubblicata dallo Schmiedt (2), illustra il disegno del rilievo in pianta, dove con la lettera “C si indicano i resti di sovrastrutture 1,2,3,4,5 = fondazioni sommerse di una veranda sul mare” che, come possiamo vedere dal raffronto delle altre immagini di Figg. 8-9-10-11-12, che illustrano le strutture a S. Croce, dette ‘Pilae’, si somigliano notevolmente. Le strutture semisommerse di S. Croce, sono molto simili a quelle della Villa della Nave a Serapo. Secondo lo Schmiedt (2), le strutture della villa d’epoca romana del patrizio Gneo Fonteio, sono delle strutture o “fondazioni sommerse di una veranda sul mare”. In realtà, le strutture delle ville romane sul litorale laziale, e le ‘Pilae’ a S. Croce, sono delle strutture (costruzioni) semisommerse, forse portuali. Anche se oggi, in ambedue i casi, questre strutture, sono semisommerse, ovvero, in parte immerse nell’acqua del mare ed affiorano per pochi centimetri fuori il pelo dell’acqua, esse, rappresentano delle opere che in antichità si elevavano per diversi metri dal pelo dell’acqua di mare – dove gettavano le loro forti fondazioni – e costituivano una poderosa costruzione – i cui piloni – andavano a costituire una passerella o di una veranda sul mare – come vuole lo Schmiedt. Credo si tratti di una struttura portuale utilizzata a mò di passerella elevata per l’attracco ed il ricovero dei navigli e che nel contempo era anche e soprattutto un sia molo flangiflutti a difesa delle violente mareggiate nei giorni di forte vento di libeccio. Infatti, a Sapri, si può vedere come nei giorni di forte vento di libeccio, il mare in burrasca, scarica e dirige tutta la sua violenta forza delle sue onde, proprio verso la direzione delle ‘Pilae’, costruite in quel punto per proteggere i piccoli legni ricoverati nel porticciolo della villa patrizia di S. Croce. Inoltre, dette strutture, sono semisommerse in quanto, esse, costituiscono la porzione in acqua – cioè le fondazioni di questi poderosi piloni. Cio è dimostrato dalla tipologia costruttiva e dai materiali utilizzati per la loro costruzione. Si vede chiaramente come queste strutture, siano nate per essere state costruite immerse nell’acqua del mare, dall’uso della malta idraulica utilizzata – la pozzolana – per le costruzioni in acqua. Infatti, le ‘pilae’ a S. Croce, sono per metà costruite con mattoni di tufo legati da un’impasto di inerte e pozzolana, fino al pelo dell’acqua di mare, mentre la parte che oggi affiora dal mare si vede costruita con diversi materiali: ciotoli di pietra locale mista ad una poltiglia di calce normale. Ecco cosa scrivevo in un mio studio Relazione per il nuovo Piano Regolatore di Sapri (1): “Proseguendo oltre, i resti del criptoportico delle ‘Cammarelle’, si concludono poco prima di un corpo di fabbrica ortogonale alla linea di spiaggia e proteso verso il mare, ovvero si protende sommerso sui fondali antistanti per circa mt. 30. Sono i resti di strutture affioranti dall’acqua del mare, in numero di cinque e disposti a difesa dei venti di libeccio. (Fig….). Queste strutture che il Napoli non voleva essere portuali (….), sono strutture murarie sommerse di una veranda sul mare simili a quelle di altre ville romane del litorale laziale (…), come quelle di Sperlonga e di Villa della Nave a Serapo (Fig….), simili a quelle presenti a Sapri, le cui strutture di fondazione sommerse ed affioranti dal mare sono costruite con mattoni di tufo e malta pozzolanica, la cui presenza testimonia inequivocabilmente la sua funzione di immersione,mentre,al di sopra del livello medio dell’acqua la costruzione avviene con pietre calcaree e malta cementizia. Queste strutture, nella tradizione orale locale venivano chiamate ‘Pile’ (Pilae). Nel 1928, l’Ing. G. Magaldi, redasse per incarico della Soprintendenza alle Antichità e Scavi della Campania un “Cenno storico archeo logico della città di Sapri” e pubblicava una planimetria particolareggiata (Fig….) ove indicava i rinvenimenti a S.Croce e, descriveva gli scavi e i ritrovamenti del 1884,in occasione dell’apertura della strada provinciale (ex SS 18) e,quelli effettuati nel 1906 in occasione della costruzione ecc..”

(Fig. 8) Strutture semisommerse dette ‘Pilae’, a S. Croce a Sapri, molto simili a quelle della villa a Serapo

(Fig. 9) Strutture semisommerse dette ‘Pilae’, a S. Croce a Sapri, molto simili a quelle della villa a Serapo

(Fig. 10) Strutture semisommerse dette ‘Pilae’, in località S. Croce a Sapri

(Fig. 11) Strutture semisommerse dette ‘Pilae’, a S. Croce a Sapri, molto simili a quelle della villa a Serapo

(Fig. 12) Magaldi J., op. cit. (12), copia del suo rilievo dei rinvenimenti in occasione degli scavi del 1928.
L’Antonini sulle ‘Pilae’
Il Barone di S. Biase Giuseppe Antonini (3), nel 1745, nella sua ‘Lucania’, così descrive le preesistenze che vide a S. Croce, tra cui le ‘Pilae’: “Il porto, ch’è di figura semicircolare, ha quasi due miglia di circonferenza, e la sua bocca è di circa mezzo miglio, guardando per dritto a mezzo giorno; quindi è, che spirando quei venti, i legni non sono sicuri nel porto. Avevano a questo difetto rimediato gli antichi (che ben il conobbero) col fare un gran riparo di scogli all’imboccatura di esso, che ricevendo di fronte gli urti delle tempestose onde, faceva, che al di dentro tutto stasse in calma: di questo riparo pochissimo oggi n’è rimasto, ed appena si vede sott’acqua, essendo il di più stato consumato, e roso; ma se mai al Governo piacesse di fare stendere un piccolo braccio, o di scogli, o di fabbrica verso la Torre chiamata Buondormire, che sta ad occidente, lo che costerebbe pochissimo, si farebbe allo Stato ed a’ forestieri ancora un gran benefizio, perché i navilj, che vanno, o vengono da Calabria, da Sicilia, da Puglia, da Malta, avrebbero ove ricoverarli; non essendoci adesso da Messina fino a Baja porto né così capace, né più opportuno; ed in tal caso converrebbe ancor nettar il porto stesso, che presentemente…”.
Fernando La Greca (….), nel suo “L’area del Golfo di Policastro in epoca greco-romana” parlando di “Buxentum”, a p. 34, in proposito scriveva che: “Questo cippo funerario da Sapri, del I sec. d.C., menziona il duovir des(ignatus) Lucio Sempronio Prisco (71), e attesta che la colonia (Vibo) era retta da magistrati annuali, i duoviri, tipici delle colonie latine; forse la città ricevette anche una colonia di veterani al tempo delle guerre civili. L’iscrizione porta un buon sostegno all’ipotesi della colonia di Vibo, e non occorre attribuire il personaggio, come è stato fatto, a Blanda o a Bussento. Etc…”. E’ interessante l’ipotesi del La Greca sulle origini della città di Vibone, che in sostanza riprende ciò che aveva in precedenza scritto e creduto l’Antonini. Non è chiaro se il La Greca, nel riferirsi alle rovine di S. Croce si riferisca ad una città di origine sabellica o Lucana o si riferisca alla colonia latina di Vibona. Si è visto che, sebbene si propenda per l’ipotesi della Villa romana di S. Croce appartenente come proprietà ai “Sempronii”, duumviri, probabilmente parenti a Tiberio Sempronio Longo, della colonia romana di Buxentum, non ritengo valida l’ipotesi che i “Sempronii”, probabilmente proprietari della villa di Sapri, ricoprissero la carica di duumviri (o duumviro edile) per disporre della colonia di Vibo ma essi disponevano della colonia romana e Sillana di Buxentum. Il La Greca, a p. 34 continuando il suo discorso sull’area di S. Croce scriveva pure che: “Ricerche recenti nell’area della villa romana di Santa Croce a Sapri (72) hanno stabilito che il livello del mare in epoca storica era più basso dell’attuale di circa 1,80 m. La linea di costa tuttavia presentava qui un andamento particolare, e mentre il molo e i locali della villa oggi sommersi erano allora all’asciutto, l’area successiva del lungomare, che oggi ospita edifici abitativi moderni, costituiva allora una piccola insenatura marina.”. Il La Greca, a p. 34, nella nota (72) postillava: “(72) Toccaceli 2003”. Il La Greca, a p. 34, nella nota (72) si riferiva al testo del geologo Romeo Toccaceli (….), ed a p….., nella bibliografia scriveva: “(72) TOCCACELI 2003 = R. M. TOCCACELI, Evidenze geoarcheologiche della variazione del livello del mare in età storica: l’insediamento romano di S. Croce (Sapri – Golfo di Policastro), in ALBORE LIVADIE – ORTOLANI 2003, pp. 255-264. TRA LAZIO E CAMPANIA 1995 = AA. VV., Tra Lazio e Campania.”, su cui contenuto nutro dei dubbi. Il La Greca si riferisce ad uno studio geomorfologico del geologo Romeo Toccaceli di Sapri che, nel 2003 riteneva che “…il livello del mare in epoca storica era più basso dell’attuale di circa 1,80 m.”. Il Toccaceli (ed in questo caso il La Greca, ritenevano che in epoca storica, senza peraltro specificare quale epoca storica a cui si riferisse, il livello del mare era più basso di circa mt. 1, 80. Dunque, essi ritenevano che nell’antichità, l’area delle rovine di S. Croce, il livello del mare era molto più basso dell’attuale, tanto che, il La Greca affermava che in epoca antica: “La linea di costa tuttavia presentava qui un andamento particolare, e mentre il molo e i locali della villa oggi sommersi erano allora all’asciutto, l’area successiva del lungomare, che oggi ospita edifici abitativi moderni, costituiva allora una piccola insenatura marina.”. Il La Greca riteneva che il molo frangiflutti (le pilae) e le “cammerelle”, in epoca antica non erano bagnate dal mare, ovvero erano all’asciutto. Se pur ammettendo l’evidenza geologica che nell’antichità la linea costa presentasse un andamento particolare, non mi pare possibile, invece che “un andamento particolare”, l’avesse pure la linea orografica del sottosuolo di Sapri e della baia di Sapri. Inoltre, ammettendo per buona l’ipotesi e gli studi di Toccaceli da cui risuta che tutta la villa ed il molo (le pilae), rovine che insistono nell’area di S. Croce, in parte sommersi dall’acqua, siano state in epoca antica “e mentre il molo e i locali della villa oggi sommersi erano allora all’asciutto”, mi chiedo come risulta possibile che, la tipologia costruttiva del molo frangiflutti (dalla tradizione chiamato le “Pile” (da “Pilae”, ovvero pilone) denoti una diversa tipologia costruttiva adatta alle costruzioni marine ?. Mi spiego meglio. Dall’analisi della costruzione della Pilae, un molo frangiflutti costruito a protezione delle opere prossime alla battigia del mare a S. Croce, si vede chiaramente quale sia stato sempre il livello del mare. Le “Pilae”, di Sapri sono costituite da una porzione posta sotto l’acqua del mare e, un’altra porzione che affiora dal livello del mare, visibile al visitatore. Esse sono state costruite con due tipologie costruttive diverse tra loro. La porzione di opera sottomarina è stata costruita usando una malta idraulica a base di pozzolana. Questo dimostra che i romani costruirono le “Pilae” nell’acqua del mare che, all’epoca, già era presente. Infatti, l’opera serviva a proteggere la piccola insenatura dai flutti marini, marosi, che in certi giorni di burrasca si vedono infrangersi proprio verso la Pilae. Dunque, se a S. Croce, il livello del mare è stato, come io credo, almeno dall’epoca romana come è attualmente, ne va da se che l’ipotesi del La Greca e di altri non hanno fondamento. A S. Croce, il mare c’è sempre stato così come lo vediamo ora e con lo stesso livello. Era talmente sostanziale la presenza del mare che i romani dovettero costruire il molo frangiflutti a divesa dei venti di mezzogiorno particolarmente rovinosi nelle giornate di burrasca. Felice Grippa (….), nel suo “Sapri – Appunti di storia e geologia”, (un libretto pubblicato postumo dal figlio Carlo), a pp. 73 e 74, venivano pubblicati due disegni ricostruttivi della villa d’epoca romana che mostrano chiaramente la Villa disposta all’asciutto e su un pianoro leggermente rialzato rispetto alla linea della battigia del mare. La ricostruzione dell’autore dei disegni, però, nella sua ricostruzione a volo d’uccello (dall’alto) della villa di S. Croce, non tiene minimamente conto delle opere portuali, del criptoportico delle “Camerelle” e del molo frangiflutti. Le evidenze archeologiche in sito denotano, è vero, delle opere murarie ad un livello superiore a quello marino ma queste costituiscono un tutt’uno con le opere murarie sottostanti, quelle cioè che si vedono dalla battigia del mare, che sono opere portuali e che, nel caso del molo frangiflutti (chiamato Pila), posto un pò più avanti, erano opere costruite con le loro fondamenta nel mare stesso, dunque opere portuali.
Nate bibliografiche:
(1) Attanasio Francesco, “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, Dicembre 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato da Felice Cesarino, La Lucania del Barone Antonini, stà in ”I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.-Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, stà nella rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998 (Archivio Storico Attanasio); si veda pure: ‘Le più antiche carte dell’Italia annesse ai più antichi codici greci conosciuti’, stà sulla rivista web ‘Zedinfo’, curata da Tonino Pitarresi, Palermo, ed. ZED, Gennaio 2018, consultabile collegandosi a: http://www.zedinfo.it/?p=9840

(2) (Figg. 3-5-6-7-8) Schmiedt G., ‘Il livello antico del Mar Tirreno – testimonianze dei resti archeologici, Firenze, Leo S. Olschki editore, 1972; le immagini sono tratte dal Cap. 5 – “Da Anzio alla foce del F. Garigliano” e, sono le immagini della ” e- Villa della Nave a Serapo”, o villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo (località di Gaeta), e sono: la n. 146 di p. 134, che illustra un disegno del rilievo dall’alto di Villa della Nave o villa del patrizio romano Gneo Fonteio. In particolare, lo Schmiedt, pubblica la Fig. 3 che corrisponde alla Fig. 146 a p. 134; la Fig. 5, corrisponde alla Fig. 149, a p. 137; la Fig. 6, corrisponde alla Fig. 148, a p. 136; la Fig. 7, corrisponde alla Fig. 147, publicata a p. 135.
(3) Antonini G., La Lucania, I Discorsi, ed. Tomberli, Napoli, 1795, Parte II, disc. XI, pp……..

(4) (Fig. 10) Schmiedt G., Antichi porti d’Italia – Gli scali Fenicio-punici – I porti della Magna Grecia, Parte II- I Porti delle Colonie Greche, stà nella rivista dell’I.G.M. “L’Universo”, ed. I.G.M., Firenze, 1975 (che noi possediamo in originale), pp. 78-79. Lo studioso Giulio Schmiedt, nel 1975, pubblicò un’interessantissimo studio per i tipi dell’Istituto Geografico Militare di Firenze. Nel suo studio, sugli ‘Antichi porti d’Italia’ (2), lo Schmiedt, riferiva che: “Dopo il porto di Policastro il Portolano del Mediterraneo (172), elenca nel Sinus Laus gli scali di Marina di Vibonati, di Sapri e di Maratea, ma non si hanno elementi che documentino se in epoca greca fossero frequentati. Per quanto riguarda il primo (Vibonati) si può solo dire che fu probabilmente uno scalo lucano chiamato Vibo ad Sicam e che il secondo (Sapri) fu sicuramente uno scalo romano, di cui rimarrebbero semisommerse alcune strutture sulla costa immediatamente a nord di Punta del Fortino” (riferendosi al punto ove si trova il Faro Pisacane).
(5) Mazzella Napolitano S., Descrizione del Regno di Napoli, Napoli, 1568, p. 79 che oggi si può scaricare gratis da: https://books.google.it/books?id=Z5wDWIysb_0C&pg=PA250&dq=scipione+mazzella+napolitano,+descri&hl=it&sa=X&redir_esc=y#v=onepage&q=scipione%20mazzella%20napolitano%2C%20descri&f=false.
(6) Curzio N., Melania di Blanda, ovvero l’Aurora del Vangelo sul litorale del Tirreno dal-l’Etna ai sette colli, estratto dal Pensiero Cattolico, Manduria, 1910, cap. XIV, p. 29.
(7) Greco G., Dall’Alento al Mingardo, stà in “A Sud di Velia-I-ricognizioni e ricerche 1982- -1988“, Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia,Taranto, 1990, p. 17; Si veda pure Greco G., 1990b, p. 18; Fiammenghi-Maffettone 1990, p. 32.
(8) Johannowsky W., Atti XXII Congresso sulla Magna Grecia, Taranto, 1982, p. 422; si veda pure 1983b; si veda pure dello stesso autore: ‘Le Ville romane dell’età imperiale‘, stà in: Itinerari turistico culturali in Campania, n. 3, Società Editrice Napoletana, pp. 116, Napoli.
(9) Scarfone A., “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”, stà in “Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia”, XCVI (2014), pp. 447-460, pubblicato su un sito dell’ISPRA;
(10) (Figg. 1-2) “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri“, tratto da Schmiedt G., ‘Antichi porti d’Italia – Gli scali Fenicio-punici – I porti della Magna Grecia’, pubblicato nella rivista dell’I.G.M. “L’Universo”, ed. I.G.M., Firenze, 1975, p. 78-79. Schmiedt, alla nota 173 di p. 78, scrive in proposito: “un vecchio schizzo eseguito nel 1819 a cura del Tenente Blois del Genio Napoletano” e, poi ancora: “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, dedotto da un rilievo a scala 1:500 eseguito nel 1819 dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano. Si notano i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle”. Il disegno originale è conservato all’I.G.M. di Firenze – Nuovo Archivio, Sede S. Marco, classificazione catastale, 75-11, armadio 93, cartella 82, doc. n. 52, scans. 93, e si può ottenere la sua fotoriproduzione digitale andando sul sito: https://www.igmi.org/carte-antiche/digitale_300_dpi/carta-1507626269.46?searchterm=Genio+Napoletano
(11) Beguinot C., Il Cilento – Problemi urbanistici, ed. del Centro Studi per il Cilento e il Vallo di Diano, collana diretta da Ruggero Moscati, VIII, Napoli, 1960.

