

(Fig…) Alberto Moravia con Natalia Ginzburg e pier Paolo Pasolini
Nel 1987, il sacerdote Mario Vassalluzzo (2), nel suo “Cilento ad occhio nudo” – una raccolta di saggi di alcuni autori che parlarono del Cilento – ripropose e trascrisse un saggio scritto e pubblicato a stampa da Alberto Moravia dal titolo “Il Mare fra Sapri e Paola” (1), pubblicato nel lontano 1959 sulla rivista bimestrale “Le vie d’Italia” (la n° 5 del Maggio 1959) edita nel Maggio dal Touring Club d’Italia (1). Nel 1959, lo scrittore Alberto Moravia dopo un soggiorno per motivi di lavoro, in un suo articolo invitava tutti a visitare la costa cilentana. Sempre alla ricerca di notizie sulle nostre zone, ripropongo la trascrizione del saggio di Moravia (1), “Il mare fra Sapri e Paola”, per gli appassionati Saprologi. Moravia era affascinato da paesi come questi che pur non essendo troppo lontani dal mare, rimanevano incantevolmente nascosti in una natura ancora selvaggia. Sebbene non fossimo completamente d’accordo sulla visione onirica che ebbe Moravia nel descrivere Sapri, il suo mare ed il Golfo di Policastro, credo sia interessante ciò che lo scrittore scriveva. E’ pur sempre uno dei più grandi scrittori italiani. Forse più interessato a raggiungere la natia Calabria delle due sue care amiche la Principessa Ruffo di Calabria e Marina Ripa di Meana che, frequentava spesso a Roma al tempo del suo matrimonio con il Principe Lante della Rovere. Ecco cosa scrisse del mare di Sapri:




(Figg…) Alberto Moravia (1), ‘Il mare fra Sapri e Paola’, pp. 561-562-563-564
Il Mare fra Sapri e Paola
“Attaversando il Cilento, il mare non si scorge che a tratti, lontano, in fondo alle forre rupestri e brulle da cui esalano i pennacchi bianchicci di fumo dei bracieri dei carbonai, E’ un mare selvaggio come la terra che gli volge le spalle; sui litorali angusti e solitari si intravedono orlature di schiuma bianca e di detriti neri ma nessuna traccia di stabilimenti umani, neppure quelle torri di guardia smozzicate costruite a difesa delle incursioni dei Saraceni che sono così frequenti sulle coste del Tirreno: segno che il paese, anche in passato, fu sempre considerato poco accessibile e tentante, così munito dalla natura dal scoraggiare al tempo stesso colonizzatori e predoni. Ma dopo Vallo della Lucania la vista del mare scompare del tutto, la strada che finora non aveva fatto che salire, comincia a discendere tra boschi e pascoli, attraverso puliti paesi montanini, finchè cento giravolte ritrova la marina confluendo a Sapri.
Che resta nella bianca Sapri, dalle case basse allineate lungo la strada, dell’impresa disgraziata ed eroica che portò quì Pisacane e i suoi compagni? Niente, se si eccettua l’aria funesta e mediocre propria ai luoghi che avrebbero potuto essere gloriosi e che non lo furono per l’ignoranza degli uomini e la scontrosità della natura. Del resto bisogna riconoscere che mai luogo di sbarco per una spedizione cospirativa fu scelto peggio. I greci ed i saraceni che di sbarchi se ne intendevano, non si sarebbero mai lasciati stringere nella tenaglia di questo golfo angusto. Il cardinale Fabrizio Ruffo, conoscitore della sua Calabria, sbarcò nella riscossa contro i francesi, molto più in giù, alla punta del Pizzo. E Garibaldi, altro esperto di sbarchi, andò addirittura fino a Marsala. Giacchè Sapri oltre a giacere in fondo ad una insenatura montagnosa, non ha alle spalle che forre, monti e altri simili luoghi deserti e difficili.
Il giorno che ci arrivai tirava un vento forte sul mare verde e torbido stretto tra i due alti promontori. Lunghe, irte di creste schiumose, le onde venivano una dopo l’altra a frangersi sulla spiaggia. In mezzo al golfo un piroscafo tutto nero salvo una striscia rossa che lo fasciava sul pelo dell’acqua, si dondolava su quelle acque riottose, eruttando dall’alto e smilzo fumaiolo torrenti di fumo scuro. Simile a quel piroscafo doveva essere il Cagliari che aveva trasportato Pisacane e i suoi compagni fino a Sapri. E mi pareva di vedere le scialuppe staccarsi una a una dallo scafo e avvicinarsi, gremite, alla riva. E quegli sfortunati sbarcare con le scarpe nell’acqua, impacciati dai fucili ad ormacollo e dalle coperte arrotolate attraverso il dorso. Sbarcare e guardare già scoraggiati alla fila di case bianche, serrate e mute, alla montagna che dietro le case saliva a picco, nuda e brulla fino al soffitto scuro del cielo rannuvolato, al mare torbido, annerito dal fumo del Cagliari ormai scarico, quel mare che avevano veduto così ridente alla partenza dalla Liguria e che adesso si rivelava ad un tratto non meno ostile della terra sulla quale avevano messo il piede.”.
ALBERTO MORAVIA
1959


Note Bibliografiche:

(1) Moravia Alberto, Il Mare fra Sapri e Paola, stà in la rivista ‘Le vie d’Italia’ ed. Touring Club Italiano – Anno LXV n° 5, Maggio 1959, pp. 560-567 (Archivio Attanasio)
(2) Vassalluzzo Mario, Cilento a occhio nudo, a cura di Mario Vassalluzzo, ed. Massimo Villano, Salerno, 1987, 6° collana di narrativa e saggistica La Rocca diretta da Basilio Fimiani e Mario Vassalluzzo, Salerno, p. 37-38 (Archivio Attanasio)
