L’antico ‘camposanto’ di Sapri

Il Gaetani (2) nel suo libro su Torraca  ‘La fede degli avi nostri, o ricordi storici della Chie-sa di Torraca’, riporta uno stralcio dell’antico documento notarile manoscritto del 1695 (4) il quale, parla della Grancia di San Fantino, che apparteneva in origine all’Abbazia di S. Giovanni a Piro, quindi confermando la notizia del Di Luccia (3), descrivendone limiti e confini nel territorio saprese. Il Gaetani (2), scrive in proposito: “tale edificio sia stato costruito in tempo dell’opulenza dell’antica città di Velia “. Sia i documenti del Di Luccia (3), che quello del Notaio Domenico Magliano (4) pubblicato dal Gaetani (2), non ci danno informazioni sul luogo dove erano costruiti questi due edifici. Riguardo il documento no-tarile del Magliano (4), pubblicato dal Gaetani (2), si parla della “Cappella di S. Infantini sita et posita in Terra Torracae… Nota sul Porto di Sapri“. Sappiamo che questo antico e- dificio sorgeva a Sapri o nel suo limitrofo territorio che apparteneva ai Baroni Palamolla. Il Gaetani (2), in proposito alla Grancia di San Fantino, traendo alcune notizie dal docu-mento notarile del Magliano (4) e, pubblicandone un breve stralcio, parla e descrive la Cappella di San Fantino, di cui abbiamo dedicato uno studio quì pubblicato. Dalla des-crizione delle terre annesse alla Grancia di S. Fantino, dei suoi confini e dei proprietari confinanti che riporta il Gaetani, non siamo riusciti ad individuarne l’esatta sua localiz-zazione nel 1689. Possiamo solo dire in proposito che la Grancia di S. Fantino si trovava nel territorio saprese a ridosso del vallone di S. Martino o di Ischitello, un tempo chiama-to “piscitello” – come ci dice lo stesso Gaetani e, che detti terreni confinavano con i pos-sedimenti del Barone Palamolla da cui dipendeva l’intero territorio saprese. Possia-mo aggiungere che la Grancia di S. Fantino, nel 1689, non dipendeva più dall’Abbazia di S. Giovanni a Piro – come era stato in origine – i cui beni erano stati però incamerati dalla Cappella del SS. Presepe eretta dentro la sacrosanta Basilica di S. Maria Maggiore – quin-di gestiti dalla Chiesa. Il Gaetani (2): “L’Abbadia basiliana così liquidata, ridusse il nostro S. Fantino nella più squallida rovina”. Le origini dei possedimenti della Abbazia di S. Gio-vanni a Piro, e delle Grancie di San Nicola a Sapri e di S. Fantino sita nel porto di Torraca (o di Sapri), sono molto più antiche del documento del Notaio Domenico Magliano (4),  pubblicato dal Gaetani (2) che riportava uno stralcio dell’antico documento notarile ma-noscritto (4). La Grancia di S. Fantino – citata nell’antico documento notarile del 1695-96 (4)), veniva citata in uno dei 9 Statuti o Capitoli aggiunti ai 47 Statuti dell’Abbazia di S. Giovanni a Piro, pubblicati dal Di Luccia (3) e dal Cataldo (5). Il Cataldo (5), afferma sulla scorta del Di Luccia che Teodoro Gaza, il 7 ottobre 1466, compilò gli Statuti o Capitoli della Terra di S. Giovanni a Piro. Il Cataldo (5), dice che gli Statuti “…comprendevano 47 articoli”, redatti dal Gaza in qualità di Abbate pro-tempore, per regolare la vita dell’U- niversità (Comune Aragonese) di S. Giovanni a Piro e dell’Abbazia e, a cui ne vennero aggiunti altri 9 capitoli dagli Abati d’Aragona e De Bacio – successori del Gaza –  e tolti due da Monsignor De Nigro. Al capitolo o Statuto n. 41, pubblicato dal Di Luccia a p. 39, si scrive: “Constituimo, che li peccerilli da sette anni in giuso, che moreno siano sep-pelliti a S. Fantino, & chi se mette dentro l’Ecclesia paga tarì…. Siccome gli Statuti, tra l’Università di S. Giovanni a Piro e l’Abbazia basiliana – compilati da Teodoro Gaga- pubblicati dal Di Luccia – risalgono al 1466, e lo Statuto n. 41 che riguarda proprio la  Grancia di S. Fantino, se ne deduce che la Grancia di S. Fantino nel territorio saprese era presente nel 1466 – epoca di fondazione degli Statuti dell’Abbazia di S. Giovanni a Piro – che la possedeva, già molto prima che fosse citata nell’antico documento notarile del 1695-96 (4). Inoltre, secondo gli Statuti (aggiunti) dell’Abbazia di San Giovanni a Piro, alla Grancia di San Fantino (a Sapri), doveva esserci un cimitero dove si dovevano seppellire i bambini morti al di sotto dei sette anni. Sulla scorta di queste notizie citate, a Sapri, nel 1466 – epoca di fondazione degli Statuti dell’Abbazia di S. Giovanni a Piro, vi erano le Grancie di S. Nicola, di San Infantino dove secondo lo Statuto n. 41, dovevano essere sep- pelliti i bambini morti al di sotto dei sette anni. In un libretto del 1928 il Magaldi (6), scri-veva in proposito: “In contrada S. Giovanni, a ridosso della collina d’Ischitello, sor-se anche un piccolo tempio che appartenne fino all’anno 1778 al clero di Torraca e il cui sotterraneo divenne cimitero antico del luogo: la fossa comune.”. Riguardo il vecchio cimitero “Camposanto”, nel 1891, il dott. Gallotti (7), così scriveva: ” Il Campo-santo di Sapri, non solo è in posizione antigienica….io credo non avesse neppure la distanza dall’abitato….verso il 1825 proponevo al Consiglio Comunale di provvedere al più presto a spostare il Camposanto di Sapri in altro luogo che sia distante dal centro abitato. Debbo pur far notare come la ferrovia, di cui si è già parlato, lambisce quasi il Camposanto di Sapri.”. Il Gallotti che era medico, lamentava la posizione del preesistente e vecchio cimi-tero di Sapri e ne auspicava il suo spostamento in luogo più salubre, ma conferma il fat-to che il vecchio cimitero o “fossa comune” fosse ubicato lungo la dorsale ferroviaria, sul-le colline che traguardano il centro abitato. Mia zia Maria, racconta che il vecchio cimite-ro fosse posto ove oggi è la chiesetta della Madonna della trovatella.Certo è che la noti- zia di un vecchio cimitero sito nella Grancia di S. Fantino (o San Infantino; fantintino o infante = bambino), tratta dallo Statuto n. 41 dell’Abbazia di S. Giovanni a Piro che nel 1466, la possedeva a Sapri, non è strana se consideriamo che il vecchio cimitero o cam-posanto o fossa comune, di Sapri, non era dove si trova attualmente ma si trovava pro-prio sulle colline di Sapri, sulla dorsale che sale verso Torraca, dove oggi viene chiamata la località ‘Trovatella’. Fino ai primi dell’’800, il vecchio cimitero di Sapri era dove oggi si trova una chiesetta dedicata alla Madonna della Trovatella, da cui prende il nome l’omo-nima borgata di Sapri. Quando in seguito all’ultimo conflitto mondiale, in mezzo al cimi-tero ed alla piccola cappella annessa e l’ossario, fu ritrovata intatta una statuina della Madonna, che la popolazione venera chiamandola ‘Trovatella’, venne poi costruita la piccola chiesetta proprio dove sorgeva il vecchio cimitero di Sapri. Dobiamo prendere per buone le tre notizie, ovvero che un vecchio camposanto si trovava nella tenuta o grancia di S. Infantino, il cui territorio è descritto dallo stralcio dell’antico documento notarile (4), riportato dal Gaetani (2) e, poi si è spostato dove è descritto dal Magaldi (6). Sarà poi in seguito, nel 1891, che il Gallotti (7) parlerà del Cimitero di Sapri e poi in se- guito ne parlerà anche il Tancredi (8).    

Note bibliografiche:

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10. Si veda pure: Silvestri A., ‘La popolazione del Cilento nel 1489’, Salerno, 1956; vedi pure Attanasio F., ‘I villaggi deserti del Cilento’, stà i “I Corsivi”, pp. 12, 13; Si veda pure: Attanasio F., “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale ( P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.

(2) Gaetani R., La fede degli avi nostri, o ricordi storici della Chiesa di Torraca, Roma, Tip. sociale Polizzi e Valentini, 1906 , ristampa anastatica a cura di Gaetani Rossella, ed. Gal-zerano, pp. 151, 152, 153, 154; In particolare il Gaetani, a p. 152 e 153, ne parla, traendo dette notizie dal Di Luccia (3) che cita. Il Gaetani, a p. 154, alla nota 4 (nota 1), cita il docu-mento “Platea di beni e Rendite della Badia di S.Giovanni a Piro: 1695-96“ (15).Riguardo l’altra notizia a cui fa riferimento la presente nota, si veda pure: Gaetani R., Giovan Gia-como Palamolla detto il Palemonio, Roma, Tip. del Senato, Roma, 1914, p. 9; Sulla scorta di questa notizia, il Tancredi (Tancredi L., Il Golfo di Policastro, Napoli, 1976, e pure in ‘Sa-pri giovane e antica’, 1985, Villa S. Giovanni, ed. Parallelo 38, pp….Il documento citato dal Gaetani si trova in: Archivio di Stato di Napoli, fol. 161, vol. I; “Processi della causa ver-tente tra la casa Palamolla e il Conte di Policastro, dipen-dente dagli Atti del patrimonio del Duca Bernarda in Banca attualmente di D. Luigi presso V. Quaranta.”.

(3) Di Luccia P.M., L’abbadia di San Giovanni a Piro. Trattato historico legale, Roma, 1700, stamperia Luca Antonio Chracas, p. 3;

(4) “Platea di beni e Rendite della Badia di S.Giovanni a Piro: 1695-96“, redatta dal Notaio Domenico Magliano, 1695-96. Il documento fu citato dal Gaetani R., op. cit. (2) e dal Ca- taldo (5). In particolare il Gaetani, a p. 152 e 153, ne parla, traendo dette notizie dal Di Luccia (3) che cita. Il Gaetani, cita il documento “Platea di beni e Rendite della Badia di S.Giovanni a Piro: 1695-96“ (4), a p. 154, alla nota 4 (nota 1) e, pare che trae questo anti- co documento dal Canonico Giuseppe Menta, che troviamo citato su un’antico testo sca- ricabile da Google libri gratis. Il Gaetani, op. cit., p. 154, nota 4 (nota 1), dice in proposi- to: “La Platea della badia di S. Giovanni a Piro scritta scritta dal Notaio Domenico Ma- gliano, donde ho trascritto questo tratto, tralasciando l’inventario delle rendite, di circa dieci pagine, la debbo all’amicizia del ricercatore di vecchie carte, il Canonico Giu-seppe Menta, autore dell’erudita e recente pubblicazione. Difesa tecnico legale pel Semi-nario di Policastro contro il Comune di Rofrano. In Santa Maria Maggiore se ne vedono di libri delle rendite.”. Riguardo poi al documento in questione, ne parla anche il Cataldo (16), che, nelle sue note (p. 19, nota n. 71) in proposito scrive che il documento è un ma-noscritto (Ms.), conservato all’A.D.P. (Archivio della Diocesi di Policastro). Infatti, per tutte le notizie riguardanti l’Abbazia o il Cenobio basiliano di S. Giovanni a Piro, si veda pure Cataldo (5).

(5) Cataldo G., Teodoro Gaza, umanista greco ed Abate del Cenobio basiliano di S. Giovanni a Piro, Salerno, 1993. Per tutte le notizie riguardanti l’Abbazia o il Cenobio basiliano di S. Giovanni a Piro, le origini e i possedimenti. Per il documento (4), si veda p. 19, nota 71.

(6) Magaldi Josè, Cennno storico Archeologico della città di Sapri, e descrizione dei ruderi ivi esistenti e preesistenti illustrati da rilievi e disegni, Incarico della Regia Soprintendenza alle Antichitità e Scavi della Campania, Sapri, Marzo 1928, Anno VI; questo scritto di cui noi possediamo una copia donataci dall’autore, è inedita ma depositata a Salerno. Il Ma- galdi scrisse detta relazione a seguito dei lavori di scavo per conto della Regia Soprinten- tenza che si tennero a S. Croce nel 1928. Nello scritto, il Magaldi racconta che i rinveni-menti maggiori si ebbero nel 1884, in occasione delle opere e lavori che portavano a  compimento il tronco di strada provinciale oggi S.S. 18, in località denonominata S. Cro-ce, con Sindaco il dott. Nicola Gallotti che nel 1899, scrisse diversi libretti (7).

(7) Gallotti N., Sapri nella storia e nella tradizione popolare, Napoli, Tip. G. Golia, 1899, pp. 39-40.  Si veda pure: Gallotti N., Condizioni igienico sanitarie di Sapri, Lagonegro, Tip. Lagonegrese, 1891, pp. da 23 a 27 (copia in mio possesso).

(8) Tancredi L., Il Golfo di Policastro, Napoli, 1976, e pure in ‘Sapri giovane e antica‘, ed. Parallelo 38, Villa S. Giovanni, 1985, p……

1 Commento

  1. Avatar di sorrentinoand sorrentinoand ha detto:

    Prof. Attanasio,ho letto velocemente alcuni suoi scritti. Complimenti per tutti gli articoli pubblicati e per la passione con cui ricerca e scrive i pezzi sulla storia del nostro amato territorio. Sono di San Giovanni a Piro, Andrea Sorrentino, caporedattore del giornale locale Pyros (www.pyrosonline.it) e appassionato di storia. Volevo segnalare un piccolo errore contenuto in questo articolo, importante per la sua ricerca e per la verità storica. La Chiesa di San Fantino citata nello statuto 41 di Teodoro Gaza del 1466, dove venivano seppelliti i bambini, non era quella sita nel territorio di Sapri, ma una delle antiche chiesette di San Giovanni a Piro, posta nella zona bassa del borgo, nella località (appunto) ancora conosciuta come Santu Fantinu.
    Per altre info o chiarimenti le lascio anche la mia mail, andreasorrentinopyros@gmail.com. Ancora complimenti e in bocca al lupo per le future ricerche! Andrea Sorrentino

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