
(Fig. 1) Lapide marmorea con epitaffio nell’ambulacro della Chiesa dell’Immacolata in Piazza del Plebiscito a Sapri. Sulla lapide è inciso l’ epitaffio in ricordo del Vice-Console Britannico D. Antonio Peluso, posta nell’ambulacro della Chiesa dell’Immacolata. La lapide ricorda anche l’elogio funebre del mio avo, il sacerdote Don Giovanni Eboli
La discendendenza con gli Eboli, miei avi
La famiglia Eboli è stata un’antica famiglia di Sapri e di antichissime origini. Pietro Ebner (…), in un suo famoso scritto, cita gli Eboli tra i partecipanti alla famosa Congiura di Capaccio filo papale e ordita nel Salernitano nell’anno 1242 contro l’Imperatore Federico II di Svevia, padrone della Sicilia. La madre di mia nonna paterna Rosa Pasquale era Teresa Eboli. La mia discendenza con gli Eboli è dovuta a mia nonna paterna, Rosa Maria Pasquale, era figlia di Teresa Eboli, che mia zia paterna Maria Attanasio chiamava ‘vava’, termine dialettale grecismo o di chiara derivazione greca che, sta per indicare la nonna o la bisnonna. Teresa Eboli era la mia bisnonna paterna. Teresa Eboli era figlia del fu Francesco Eboli (padre) e di…………………… Il padre della mia bisnonna Teresa Eboli, Francesco Eboli, aveva avuto tre figli: Nicola, Teresa e Concetta. Il fratello di Francesco Eboli, era l’Arciprete di Sapri Nicola Eboli, che si incaricò di fare studiare a Napoli, suo nipote Nicola Eboli – fratello della mia bisnonna Teresa – che poi in seguito si laureò in medicina e sposò una sua cugina, Giuseppina Mileo figlia di Ferdinando Mileo. La mia bisnonna paterna, Teresa Eboli, viveva a Sapri con il fratello Pompeo e con la figlia Rosa Pasquale. Suo marito Francesco Pasquale era emigrato in Brasile a Porto Allegre o Manaus. Mia zia mi raccontava che al matrimonio di mia nonna Rosa Pasquale, il padre Francesco, arrivò dal Brasile per le nozze di mia nonna Rosa, sua figlia, e portò oro e mille doni. Ripartendo per il Brasile, Francesco Pasquale non rivide mai più l’Italia a causa della Prima Guerra Mondiale.
Nel 1600, nel Porto di Sapri, Scipione Eboli e Giovanna Rosa
Secondo il sacerdote Luigi Tancredi il primo parroco di Sapri, Don Gennaro Eboli nacque nel 1692 e morì nel 1805. Il Tancredi dice pure che Gennaro nacque dall’unione di Scipione Eboli coniugato con Giovanna Rosa. Scipione Eboli lo ritroviamo anche nel documento del 1719. Se il figlio Gennaro Eboli nacque nel 1692 è molto probabile che il matrimonio tra Scipione e Giovanna si ebbe o lo stesso anno (1692) o l’anno prima (1691). I matrimoni a Sapri vennero offciati dai sacerdoti della chiesa di Torraca di cui però non abbiamo i registri delle nascite. Presso l’Archivio di Stato di Salerno, i registri delle nascite per Torraca iniziano nel 1809.
Nel 1692, nel Porto di Sapri nasce Gennaro Eboli
Secondo il sacerdote Luigi Tancredi il primo parroco di Sapri, Don Gennaro Eboli nacque nel 1692 e morì nel 1805. Il Tancredi dice pure che Gennaro nacque dall’unione di Scipione Eboli coniugato con Giovanna Rosa. Scipione Eboli lo ritroviamo anche nel documento del 1719. Se il figlio Gennaro Eboli nacque nel 1692 è molto probabile che il matrimonio tra Scipione e Giovanna si ebbe o lo stesso anno (1692) o l’anno prima (1691). I matrimoni a Sapri vennero offciati dai sacerdoti della chiesa di Torraca di cui però non abbiamo i registri delle nascite. Presso l’Archivio di Stato di Salerno, i registri delle nascite per Torraca iniziano nel 1809. Il sacerdote Luigi Tancredi (….), nella sua “Sapri giovane e antica”, a pp. 72-73 parlando della chiesa parrocchiale di Sapri in proposito scriveva che: “La vita del primo parroco Don Gennaro Eboli, figlio di Scipione e di Giovanna Rosa, fu molto lunga, perchè si protrasse per oltre un secolo. Ebbe una fibra vigorosa e guidò il popolo ecc…”. Sempre il Tancredi a p. 75, nell’elenco dei Sacerdoti di Sapri elenca “D. Gennaro Eboli, 1692-1805”. Dunque secondo il Tancredi il primo parroco di Sapri, Don Gennaro Eboli nacque nel 1692 da Scipione Eboli e dall’unione di Giovanna Rosa.
Nel 9 maggio 1714, il chierico Gennaro Eboli, il fratello Matteo, il padre Scipione Eboli, la madre Giovanna Rosa in un verbale di Visita Pastorale del Vescovo Andrea De Robertis
Sulle origini del prete, mio avo, Gennaro Eboli vi sono alcune notizie. La notizia di un chierico “accolito” Gennaro Eboli del Porto di Sapri è tratta da un documento diocesano che vedremo in seguito. Nel 1888, il sacerdote Rocco Gaetani (…), di Torraca, fa luce su un documento del 9 maggio 1714 citato dal vescovo di Policastro Mons. Laudisio (….) nella sua ‘Synopsi’. Il Gaetani (…), nel suo “La fede degli avi nostri – Ricordi storici della chiesa di Torraca”, a pp. 41-42 in proposito scriveva che: “Io so che Sapri nel 1714, nello stato di anime segnava 345 persone, oltre tre case di Vibonati, e che in Torraca, in questo stesso anno, si presentò alla sacra visita di Monsignor De Robertis, l’accolito Gennaro Eboli del porto di Sapri, e presentò le bolle di ordinazione e fu approvato pel Suddiaconato (1); ecc…”. Il Gaetani (…) a p. 41, nella sua nota (1) postillava che: “(1) Visitatio de Robertis, 9 maggio 1714: Visitavit Acolythum Januarium Eboli Portus Saprorum, qui produxit Sacras Testimoniales suorum ordinum et fuit approbatus ad Sacrum Subdiaconatus ordinem.”. Inoltre il Gaetani (…), sulla base del documento conservato alla Curia Vescovile di Policastro dice che nel 1714 si presentò davanti al Vescovo Mons. Andrea De Robertis “l’accolito Gennaro Eboli del Porto di Sapri”. Dunque, secondo il documento diocesano del 9 maggio 1714, redatto in occasione della visita pastorale a Sapri del vescovo di Policastro Mons. Andrea De Robertis, a Sapri esisteva un chierico chiamato Gennaro Eboli. Secondo questo documento, il chierico di Sapri Gennaro Eboli si presentò al vescovo di Policastro “presentando le bolle di ordinazione e fu approvato pel Suddiaconato”: “(1) Visitatio de Robertis, 9 maggio 1714: Visitavit Acolythum Januarium Eboli Portus Saprorum, qui produxit Sacras Testimoniales suorum ordinum et fuit approbatus ad Sacrum Subdiaconatus ordinem.”. Secondo il sacerdote Luigi Tancredi (2), parlando della Sapri sacra nel suo libro “Sapri giovane e antica”, riferisce che il primo parroco della Parrocchia della Chiesa dell’Immacolata Concezione di Sapri è stato Don Gennaro Eboli. Il Tancredi, scriveva in proposito: “il primo parroco, D. Gennaro Eboli (41) ebbe vita lunghissima; le sue firme risultano dal 1719 al 1805; sembra incredibile. Possiamo immaginare con quale forza fisica e morale resse questa nuova parrocchia, sebbene piccola, ma di ben diversa dimensione, se nel 1790 contava 1500 anime”. Il Tancredi (2), trae queste notizie da un documento diocesano (3) e, nella sua nota 41 dice: “A.D.P. (Archivio Diocesi di Policastro), SS. Visite Pastorali di A. De Robertis, anno 1714: nello Stato d’anime si rileva che Don Gennaro Eboli, chierico, era figlio di Scipione e di Giovanna Rosa ed aveva un solo fratello, Matteo.”. Dunque, riepilogando le informazioni forniteci dal Laudisio e dal Tancredi, Gennaro Eboli del Porto di Sapri era chierico nel 9 maggio 1714, inizia a firmare documenti come primo parroco di Sapri nel 1719, muore molto anziano nel 1805. Inoltre dal Tancredi sappiamo che Gennaro Eboli era figlio di Scipione Eboli e di Giovanna Rosa ed aveva un solo fratello di nome Matteo Eboli. Nel documento che illustro nella Fig…., in seguito – le famiglie del Porto di Sapri che versarono le decime nell’agosto 1719 per la Madonna dei Cordici – tratto a p. 44 dal Gaetani (….), si legge un Giovanni Antonio Rosa. Forse il fratello della Giovanna Rosa, madre di Gennaro Eboli. Come si può leggere nel documento dell’agosto del 1719, i cognomi delle famiglie di Sapri o “Portus Saprorum”. Si possono leggere i nomi di alcuni Eboli. Si leggono i nomi di Eboli: Giuseppe, Scipione, Biasi Antonio, Nicola, Francesco, Pietro. Dunque, secondo il documento del 9 maggio 1714, il chierico Gennaro Eboli del Porto di Sapri si presentò al Vescovo. Mi chiedo quanti anni poteva avere Gennaro Eboli ?, una ventina ? ciò potrebbe significare che in un improbabile registro delle anime egli sia nato intorno al 1694.Purtroppo per risalire alla nascita di Gennaro Eboli non è possibile consultare i registri delle nascite per gli anni antecedenti al XVIII secolo perchè essi non esistono. Possiamo vedere di individuare l’atto di morte. Sappiamo che don Gennaro Eboli morì molto vecchio. Purtroppo anche per il documento di morte del 1805 non si trova. Nell’Archivio di Stato di Salerno troviamo i registri dei “morti” per il Comune di “Torraca” dal 1809. Riguardo “Sapri” si trovano i registri dello “Stato della Restaurazione” dove troviamo i registri più antichi di Sapri ma i primi, i “nati” risalgono al 1822. Il sacerdote Luigi Tancredi (…), nel suo “Sapri – giovane e antica”, sulla scorta del sacerdote Rocco Gaetani (…), a p. 40, in proposito aggiungeva che: “La popolazione di Sapri s’incrementò rapidamente nell’arco di due secoli, tanto da superare i 7.000 abitanti. Infatti, dallo stato d’anime, il nucleo saprese documentava 345 unità nel 1714 e 414 nel 1719 (36). Quindi saliva a 508 nel 1726, a 1046 nel 1757 e a 1131 nel 1761 (37)”. Il Tancredi a p. 40 nella sua nota (36) postillava che: “(36) Gaetani Rocco, o.p., p. 41.”. Il Tancredi a p. 40 nella sua nota (37) postillava che: “(37) A.D.P.: SS. Visite Pastorali di A. De Robertis (Vis. Portus Saprorum)(ann. 1726) e di G.B. Minucci (ann. 1757 e 1761).”. Il sacerdote Luigi Tancredi (…), nel suo “Sapri – giovane e antica”, parlando di Sapri e sulla scorta di Rocco Gaetani (…), a p. 41 in proposito scriveva che: “Da uno stato d’anime del 1714, riportato integralmente dal Parroco D. Daniele Mangia nelle visite Pastorali di Mons. De Robertis, conosciamo che in Sapri vivevano 345 persone, distinte in 65 famiglie, da un minimo di due ed un massimo di 12 membri ciascuna (39).”. Il Tancredi (…), a p. 41, nella sua nota (39) postillava che: “(39) A.D.P.: SS. Vis. Past. di A. De Robertis (9-10) maggio 1714): – Le famiglie denominate, coi rispettivi membri, erano, per casati e cognomi (ceppi genealogici) 32, e cioè: Cannella 2, Nicodemo 1, Calderaro 8, Eboli 6, Cavaliere 1, ecc….(Segue stato completo delle famiglie predette). Nella nota è aggiunto “oltre tre case che dicon esser dè Bonati, e ne pagano la decima”. Il numero dei membri, in assoluto, per famiglie, distinte in casati, è: Barra 8, Bello, 25, ecc…, Eboli 13, ecc…”. Poi a pp. 42-43 il Tancredi riporta uno specchietto con “Lo Stato d’anime di Sapri nel 1714”. Sempre il Tancredi a p. 47, parlando della popolazione e delle famiglie sapresi nel 1714 a seguire, in proposito scriveva che: “Questo nucleo originario comprendeva 68 famiglie, cioè case abitate o focolari domestici, tenendo conto delle tre case di Vibonatesi; solo 7 famiglie erano senza figli, due gruppi di persone vivevano per conto proprio, non coniugati. Le donne vedove, con relative famiglie, erano 8. I casati, distinti dai cognomi, erano 43, come già detto alla nota n. 13. Le origini, come appare chiaramente, erano di Torraca e di Vibonati; qualcuno, come i Maimone e gli Schettino, erano di Trecchina o di Maratea. Ecc..”. Dunque, secondo l’antico documento del 1714: “lo stato d’Anime” citato dal Gaetani e poi dal Tancredi, a Sapri si contavano 13 membri in assoluto della famiglia Eboli. Il sacerdote Luigi Tancredi (…), nel suo “Sapri – giovane e antica”, sulla scorta del sacerdote Rocco Gaetani (…), a p. 71, in proposito scriveva pure che: “Tutto venne eseguito con Bolla Vescovile del 1à settembre 1719 e con strumento rogato dal Notaio Gian Pietro Biscardo di Vibonati (49). ……il primo Parroco fu Don Gennaro Eboli, coadiuvato da Don Francesco Mileo (51).”. Sempre il Tancredi (…) a p. 71 scriveva che: “Don Gennaro Eboli era nativo di Sapri e si era già presentato al Vescovo, recatosi in Visita pastorale a Torraca il 9 maggio 1714, per essere ordinato suddiacono. Nella Pentecoste del 5 giugno 1729, il clero di Sapri aveva, oltre ai due sacerdoti nominati, anche un Diacono, Don Giovanni Battista Calderaro, e due chierici, Biagio La Corte e Antonio Mileo…..La vita del primo parroco di Sapri Don Gennaro Eboli, figlio di Scipione e di Giovanna Rosa, fu molto lunga, perchè si protrasse per oltre un secolo. Ebbe una fibra vigorosa e guidò il popolo, che era in continuo aumento: la popolazione, infatti, saliva da 414 a 1500 unità. Potette redigere di proprio pugno, con scrittura ampia, chiara e ferma tutti i documenti fino al 1805, anno di sua morte.“. Sempre il Tancredi a p. 74 nell’elencare i parroci di Sapri scriveva che: “D. Gennaro Eboli 1719-1805; D. Biagio Antonio La Corte 1806-1818; D. Giovanni Eboli 1819-1834; D. Antonio Eboli 1834-1835; D. Nicola Timpanelli 1836-1857; D. Pietro Timpanelli 1858-1914 ecc…”. Sempre il Tancredi a p. 75, parlando dei “Sacerdoti di Sapri” scriveva che: D. Gennaro Eboli 1692-1805; ecc…”. Dunque, secondo il Tancredi il primo parroco di Sapri, Don Gennaro Eboli nacque nel 1692 e morì nel 1805.
Nel 9 maggio 1714, il chierico Gennaro Eboli e la visita pastorale a Torraca del Vescovo di Policastro, Mons. A. De Robertis
Pietro Ebner (….), nel suo “Chiesa baroni e popolo nel Cilento”, vol. II a p. 594 parlando della ‘Chiesa’ di Sapri in proposito scriveva che: “Sapri fu eretta in parrocchia solo il 1° settembre 1719 da mons. Andrea de Robertis col titolo dell’Immacolata. Nella visita del 1735 non si è notizia di cappelle, nè del clero. Nell’800 vi erano a Sapri solo tre cappelle intra moenia S. Giovanni Battista, S. Antonio di Padova al Timpone e S. Rosario. Nel giugno del 1832 visitò la chiesa mons. Laudisio. Decreto. Ecc..”. Devo far notare in proposito che quando Ebner scriveva che nella visita a Sapri nel 1735 non vi è notizie di cappelle, forse è dovuto al fatto che le cappelle a Sapri esistevano ma appartenevano al clero di Torraca. Il sacerdote Luigi Tancredi (…), parlando della Sapri sacra nel suo libro “Sapri giovane e antica”, parlando della chiesa dell’Immacolata concezione a Sapri, a p……, nella sua nota (41) postillava che: “A.D.P. (Archivio Diocesi di Policastro), SS. Visite Pastorali di A. De Robertis, anno 1714: nello Stato d’anime si rileva che Don Gennaro Eboli, chierico, era figlio di Scipione e di Giovanna Rosa ed aveva un solo fratello, Matteo.”. Dunque, secondo il sacerdote Luigi Tancredi (….), il documento che contiene alcune interessanti notizie circa l’origine della Chiesa Madre di Sapri, la Chiesa dell’Immacolata concezione sono contenute in un verbale della visita pastorale del vescovo di Policastro Mons. Andrea De Robertis, per l’anno 1714. Vediamo in dettaglio la notizia. Dunque, secondo il sacerdote Luigi Tancredi (….), il verbale delle visite pastorali di Mons. De Robertis attesta che nel 1714, don Gennaro Eboli era chierico. Sul documento citato da Laudisio (….), ancor prima del Tancredi ha scritto e fa luce il sacerdote Rocco Gaetani (…). Il sacerdote Rocco Gaetani (…), di Torraca, nel suo “La fede degli avi nostri – Ricordi storici della chiesa di Torraca”, a pp. 41-42 in proposito scriveva che: “Io so che Sapri nel 1714, nello stato di anime segnava 345 persone, oltre tre case di Vibonati, e che in Torraca, in questo stesso anno, si presentò alla sacra visita di Monsignor De Robertis, l’accolito Gennaro Eboli del porto di Sapri, e presentò le bolle di ordinazione e fu approvato pel Suddiaconato (1); ecc…”. Il Gaetani (…) a p. 41, nella sua nota (1) postillava che: “(1) Visitatio de Robertis, 9 maggio 1714: Visitavit Acolythum Januarium Eboli Portus Saprorum, qui produxit Sacras Testimoniales suorum ordinum et fuit approbatus ad Sacrum Subdiaconatus ordinem.”. Dunque, secondo il Gaetani (….), egli sapeva che nel 1714 Sapri segnava 345 persone. Inoltre il Gaetani (…), sulla base del documento conservato alla Curia Vescovile di Policastro dice che nel 1714 si presentò davanti al Vescovo Mons. Andrea De Robertis “l’accolito Gennaro Eboli del Porto di Sapri”. Dunque, secondo il documento diocesano del 9 maggio 1714, redatto in occasione della visita pastorale a Sapri del vescovo di Policastro Mons. Andrea De Robertis, a Sapri esisteva un chierico chiamato Gennaro Eboli. Secondo questo documento, il chierico di Sapri Gennaro Eboli si presentò al vescovo di Policastro “presentando le bolle di ordinazione e fu approvato pel Suddiaconato”: “(1) Visitatio de Robertis, 9 maggio 1714: Visitavit Acolythum Januarium Eboli Portus Saprorum, qui produxit Sacras Testimoniales suorum ordinum et fuit approbatus ad Sacrum Subdiaconatus ordinem.”. Sempre il sacerdote Rocco Gaetani (….), nel suo “Giovan Giacomo Palamolla detto il Palemonio”, pubblicato nel 1914, parlando delle origini di Sapri e dei Sapresi, a p. 11 (si veda l’altro a p. 289), in proposito scriveva che: “Lo stato delle famiglie di Sapri nel 1714 segnava 345 anime, oltre tre case di Vibonati e, in quell’anno, 9 maggio, l’accolito Gennaro Eboli, saprese, si presentò al proprio Ordinariato De Robertis che in corso di Santa visita era in Torraca, sottopostosi agli esami, approvato si ebbe, la promozione al sacro ordine del suddiaconato (1).”. Il Gaetani (…) a p. 289 della ‘Fede degli avi nostri ecc…’ , nella sua nota (1) postillava che: “(1) Archivio Bussentino. Visitatio De Robertis, 9 maggio 1714: “Visitavit Acoljtum Ianuarium Eboli Portus Saprorum, qui produxit Sacra Testimoniales ordinum et fuit appobatus ad Sacrum Bubdiaconatus ordinem”. In un mio scritto, per la nota (9) postillavo che: (9) Gaetani Rocco, op. cit., pp. 42-43, si legge che le Visite pastorali “in dicto loco est necessariissima Cappella, quia confluunt gentes in dicto portu, praeter eos cui permanent”. Al Carafa fu poi intitolata dalla cittadinanza una strada detta appunto “Via del Conte“. La chiesa di Sapri fu consegnata a Don Gennaro Eboli, primo parroco di Sapri e mio avo e, coadiuvato da Don Francesco Mileo. Il documento attesta che il primo futuro Parroco di Sapri, don Gennaro Eboli, era figlio di Scipione Eboli e di Giovanna Rosa. Il documento attesta pure che don Gennaro Eboli nel 1714 aveva un fratello chiamato Matteo Eboli. Il sacerdote Rocco Gaetani (…), di Torraca, nel suo “La fede degli avi nostri – Ricordi storici della chiesa di Torraca”, a pp. 41-42 in proposito scriveva che: “Io so che Sapri nel 1714, nello stato di anime segnava 345 persone, oltre tre case di Vibonati, e che in Torraca, in questo stesso anno, si presentò alla sacra visita di Monsignor De Robertis, l’accolito Gennaro Eboli del porto di Sapri, e presentò le bolle di ordinazione e fu approvato pel Suddiaconato (1); ecc…”. Il Gaetani (…) a p. 41, nella sua nota (1) postillava che: “(1) Visitatio de Robertis, 9 maggio 1714: Visitavit Acolythum Januarium Eboli Portus Saprorum, qui produxit Sacras Testimoniales suorum ordinum et fuit approbatus ad Sacrum Subdiaconatus ordinem.”. Dunque, secondo il Gaetani (….), egli sapeva che nel 1714 Sapri segnava 345 persone. Il sacerdote Luigi Tancredi (…), nel suo “Sapri – giovane e antica”, sulla scorta del sacerdote Rocco Gaetani (…), a p. 40, in proposito aggiungeva che: “La popolazione di Sapri s’incrementò rapidamente nell’arco di due secoli, tanto da superare i 7.000 abitanti. Infatti, dallo stato d’anime, il nucleo saprese documentava 345 unità nel 1714 e 414 nel 1719 (36). Quindi saliva a 508 nel 1726, a 1046 nel 1757 e a 1131 nel 1761 (37)”. Il Tancredi a p. 40 nella sua nota (36) postillava che: “(36) Gaetani Rocco, o.p., p. 41.”. Il Tancredi a p. 40 nella sua nota (37) postillava che: “(37) A.D.P.: SS. Visite Pastorali di A. De Robertis (Vis. Portus Saprorum)(ann. 1726) e di G.B. Minucci (ann. 1757 e 1761).”. Il sacerdote Luigi Tancredi (…), nel suo “Sapri – giovane e antica”, parlando di Sapri e sulla scorta di Rocco Gaetani (…), a p. 41 in proposito scriveva che: “Da uno stato d’anime del 1714, riportato integralmente dal Parroco D. Daniele Mangia nelle visite Pastorali di Mons. De Robertis, conosciamo che in Sapri vivevano 345 persone, distinte in 65 famiglie, da un minimo di due ed un massimo di 12 membri ciascuna (39).”. Il Tancredi (…), a p. 41, nella sua nota (39) postillava che: “(39) A. D.P.: SS. Vis. Past. di A. De Robertis (9-10) maggio 1714): – Le famiglie denominate, coi rispettivi membri, erano, per casati e cognomi (ceppi genealogici) 32, e cioè: Cannella 2, Nicodemo 1, Calderaro 8, Eboli 6, Cavaliere 1, ecc….(Segue stato completo delle famiglie predette). Nella nota è aggiunto “oltre tre case che dicon esser dè Bonati, e ne pagano la decima”. Il numero dei membri, in asoluto, per famiglie, distinte in casati, è: Barra 8, Bello, 25, ecc…, Eboli 13, ecc…”. Poi a pp. 42-43 il Tancredi riporta uno specchietto con “Lo Stato d’anime di Sapri nel 1714”. Sempre il Tancredi a p. 47, parlando della popolazione e delle famiglie sapresi nel 1714 a seguire, in proposito scriveva che: “Questo nucleo originario comprendeva 68 famigli, cioè case abitate o focolari domestici, tenendo conto delle tre case di Vibonatesi; solo 7 famiglie erano senza figli, due gruppi di persone vivevano per conto proprio, non coniugati. Le donne vedove, con relative famiglie, erano 8. I casati, distinti dai cognomi, erano 43, come già detto alla nota n. 13. Le origini, come appare chiaramente, erano di Torraca e di Vibonati; qualcuno, come i Maimone e gli Schettino, erano di Trecchina o di Maratea. Ecc..”.
Nel 1719, Don Gennaro Eboli, primo Parroco della Parrocchia dell’Immacolata a Sapri
Il sacerdote Luigi Tancredi (2), parlando della Sapri sacra nel suo libro “Sapri giovane e antica”, riferisce che il primo parroco della Parrocchia della Chiesa dell’Immacolata Concezione di Sapri è stato Don Gennaro Eboli. Il Tancredi, scriveva in proposito: “il primo parroco, D. Gennaro Eboli (41) ebbe vita lunghissima; le sue firme risultano dal 1719 al 1805; sembra incredibile. Possiamo immaginare con quale forza fisica e morale resse questa nuova parrocchia, sebbene piccola, ma di ben diversa dimensione, se nel 1790 contava 1500 anime”. Il Tancredi (2), trae queste notizie da un documento diocesano (3) e, nella sua nota 41 dice: “A.D.P. (Archivio Diocesi di Policastro), SS. Visite Pastorali di A. De Robertis, anno 1714: nello Stato d’anime si rileva che Don Gennaro Eboli, chierico, era figlio di Scipione e di Giovanna Rosa ed aveva un solo fratello, Matteo.”. Dunque, secondo il sacerdote Luigi Tancredi (….), il verbale delle visite pastorali di Mons. De Robertis attesta che nel 1714, don Gennaro Eboli era chierico. Sul documento citato da Laudisio (….), fa luce il sacerdote Rocco Gaetani (…) ancor prima del Tancredi. Il sacerdote Rocco Gaetani (…), di Torraca, nel suo “La fede degli avi nostri – Ricordi storici della chiesa di Torraca”, a pp. 41-42 in proposito scriveva che: “Io so che Sapri nel 1714, nello stato di anime segnava 345 persone, oltre tre case di Vibonati, e che in Torraca, in questo stesso anno, si presentò alla sacra visita di Monsignor De Robertis, l’accolito Gennaro Eboli del porto di Sapri, e presentò le bolle di ordinazione e fu approvato pel Suddiaconato (1); so che nel 1719 lo stesso Vescovo, con autorità ordinaria, eresse la parrocchia, ‘sub invocatione Sanctae Mariae Immaculatae Conceptionis’ , e creò Arciprete il sopradetto D. Gennaro Eboli, il quale nella prima visita pastorale presentò lo stato di anime ascendere a 508, ed un sacerdote, D. Francesco Mileo (2), e che nel 1761, le anime ascendevano a 1131, i preti a sette ed i chierici ad otto: ‘crescit eundo’. Ecc…”. Sempre il Gaetani (…) a p. 41, nella sua nota (1) postillava che: “(1) Visitatio de Robertis, 9 maggio 1714: Visitavit Acolythum Januarium Eboli Portus Saprorum, qui produxit Sacras Testimoniales suorum ordinum et fuit approbatus ad Sacrum Subdiaconatus ordinem.”. Sempre il Gaetani a p. 41, nella sua nota (2) postillava che: “(2) Visitatio Personalis Portus Saprorum (Fol. 128). “Visitavit personaliter R. D Januarium Eboli Archipres (r) Novae Parocchialis Ecclesiae sub invocatione San.tae Mariae Immacolatae Conceptionis Portus Saprorum authoritate ordinaria erecta etc: et de anno 1719 ab Ill.mo et Rev. D.no Archiepiscopo de Robertis Ep. Policastren, ut ex Bullis erectionis et provisionis prospective, legitime ecc…”. Questi i due documenti in questione citati dal Gaetani. Sempre il sacerdote Rocco Gaetani (….), nel suo “Giovan Giacomo Palamolla detto il Palemonio”, pubblicato nel 1914, parlando delle origini di Sapri e dei Sapresi, a p. 11 (si veda l’altro a p. 289), in proposito scriveva che: “Dopo cinque anni (1° settembre 1719) il porto di Sapri contava 414 abitanti “ad numerum quatuor centum quatuordecim insimul cohabitantibus” che con umile preghiera domandarono al Vescovo di essere separati dalla Chiesa di S. Pietro Apostolo di Torraca, per le gravi difficoltà di lontananza e per i pericoli di vie disastrose, che impedivano ai fanciulli, ai mal fermi, ai vecchi di andare e compiere i doveri religiosi nella distante parrocchia. Furono ascoltati, trovate giuste le ragioni, si obbligarono al beneficio di dotazione, con decime, cera, denaro, oltre gli assegni, i proventi e le sovvenzioni di diritto, senza servitù di gius patronato, con istrumento erogato il 4 agosto 1719, dal notaio Gian Pietro Biscardo da Vibonati (2). Si ordinò che la Chiesa Madre fosse eretta nel luogo chiamato “L’Aria del Re”, sub invocatione SS. Conceptionis Virginis Mariae. La piccola popolazione ebbe assegnato alla cura l’Arciprete D. Gennaro Eboli con uffici e diritti propri, rispettando le ragioni del parroco e della Chiesa di Torraca, che permisero lo smembramento e concessero, fino a che non si edificasse la Matrice, il fonte battesimale, la custodia degli olii sacri, e il decente Tabernacolo nella cappella di S. Giovanni……Il popolo del porto di Sapri passò a far corpo a sè ed ebbe chiesa propria, parroco proprio, ma a piè pari il Vescovo fondatore ne saltò la determinazione dei confini: “parochiae certis finibus distinguendae” (Cond. Tride., Sess. 24, Cap. 13).”. Il Gaetani, a p. 289 di La Fede ecc…, nella sua nota (2) postillava che: “(2) Archivio Bussentino, Bullarium, Fol. 17. Andres Archiepiscopus De Rubertis, Dei et Apostolicae sedis grazia Episcopus Policastren. Bero etiam Terrarum Turris Ursaiae, Castri Rogerii, Feudi Seleucii ecc…”. Con istrumento erogato, il 4 agosto 1719, dal notaio Gian Pietro Biscardo da Vibonati (9), il Vescovo di Policastro Andrea De Robertis ordinò che la Chiesa Madre, la Chiesa dell’Immacolata posta nell’attuale Piazza del Plebiscito, fosse eretta nel luogo chiamato ” l’Aria del Re” che era stato donato per l’occasione dal Conte di Policastro Ettore Carafa che espresse il desiderio che la nuova parrocchia fosse dedicata alla Vergine Immacolata. Dunque, secondo il documento diocesano del 9 maggio 1714, redatto in occasione della visita pastorale a Sapri del vescovo di Policastro Mons. Andrea De Robertis, a Sapri esisteva un chierico chiamato Gennaro Eboli. In un mio scritto, per la nota (9) postillavo che: (9) Gaetani Rocco, op. cit., pp. 42-43, si legge che le Visite pastorali “in dicto loco est necessariissima Cappella, quia confluunt gentes in dicto portu, praeter eos cui permanent”. Al Carafa fu poi intitolata dalla cittadinanza una strada detta appunto “Via del Conte“. La chiesa di Sapri fu consegnata a Don Gennaro Eboli, primo parroco di Sapri e mio avo e, coadiuvato da Don Francesco Mileo. Il documento attesta che il primo futuro Parroco di Sapri, don Gennaro Eboli, era figlio di Scipione Eboli e di Giovanna Rosa. Il documento attesta pure che don Gennaro Eboli nel 1714 aveva un fratello chiamato Matteo Eboli.
Il sacerdote Luigi Tancredi (…), nel suo “Sapri – giovane e antica”, sulla scorta del sacerdote Rocco Gaetani (…), a p. 39 in proposito scriveva che: “Il primo dei cosiddetti “Baroni di Torraca e Signori del Porto di Sapri” fu Decio Palamolla, che vomprò il feudo il 25 maggio 1599 da Scipione e Costanza Gambacorta per 13.700 ducati (32). Decio era figlio di Giacomo Palamolla e di Clarice di Alitto dei Baroni di Papasidero; sposò Donna Brianna Gaetano del seggio di Nido. Non mancano riferimenti successivi all’agro saprese. In alcuni processi, circa i limiti tra la baronìa di Torraca e la contea di Policastro, per la causa vertente e dipendente dagli atti del Patrimonio del Duca di Bernalda in Banca (nel 1914 di D. Luigi presso Vincenzo Quaranta), il signor Pietro Gaglierano nel 1641 fece l’apprezzamento di Sapri, specificando i confini dei due feudi, precisò che “Policastro toccava Vibonati e Torraca, che sino al verde era territorio di Torraca e sino al mare terminato dal vallone di S. Martino da occidente e dalla strada maestra quale cade dal Roccazzo di Fenosa da oriente (33)”. L’appartenenza di Sapri alla Baronia di Torraca si deduce da altri atti così indicati: “Sono stati sempre del Barone di Torraca il ‘seminatorio’ di Fanuele desscritto per quanto sia il verde sino la mare, il vallone di S. Martino, con tutti gli altri corpi ed effetti descritti altre volte sia stato sempre rendificio agli antichi Baroni di Torraca e posseduto da Decio Palamolla nell’acquisto di Sapri (34). La colonia marittima torrachese, ecc….Il barone esercitava una specie di monopolio coi sapresi, possedendovi una ‘taverna’, e, volendo, tutto a suo vantaggio, pur non avendo il diritto di proibire (jus prohibendi) vietò ogni commercio e con esso la costruzione e l’apertura di altre osterie. I torrachesi, che erano stati sempre liberi cittadini e non servi e vassalli, mossero querela al Re di Napoli, per l’aggravio ed ebbero giustizia; la sentenza favorevole è datata 20 marzo 1614 (35).”. Il Tancredi a p. 40 nella sua nota (34) postillava che: “(34) Arch. di Stato di Napoli: Atti de li esami presso dell’Esaminatore del S. C. ad istanza di D. Francesco Palamolla, P.O. fol. 217.”. Sempre il Tancredi (…), a p. 40, nella sua nota (35) postillava che: “(35) Arch. di Stato di Napoli: “Gravamina pro Unitate huius Terrae Turracae contra Detium Palamolla primum Baronem ex ……….Cap. 38, f. 6: Si gravano, come alcuni cittadini tengono certe vigne nella Marina, ecc….Risposta: “Sub die duodecimo decembris millesimi sexcentesemi decimi quarti. Baro non impediatur exigere terraticum in Demanio et terris Baronalibus juxta solitum”, fol. 6 e 7. = Si gravano che il barone proibisce ecc…..”. Sempre il Tancredi a p. 40, sulla scorta del Gaetani in proposito aggiungeva che: “La popolazione di Sapri s’incrementò rapidamente nell’arco di due secoli, tanto da superare i 7.000 abitanti. Infatti, dallo stato d’anime, il nucleo saprese documentava 345 unità nel 1714 e 414 nel 1719 (36). Quindi saliva a 508 nel 1726, a 1046 nel 1757 e a 1131 nel 1761 (37)”. Il Tancredi a p. 40 nella sua nota (36) postillava che: “(36) Gaetani Rocco, o.p., p. 41.”. Il Tancredi a p. 40 nella sua nota (37) postillava che: “(37) A.D.P.: SS. Visite Pastorali di A. De Robertis (Vis. Portus Saprorum)(ann. 1726) e di G.B. Minucci (ann. 1757 e 1761).”.
Nel 1719 o nel 1725 la costruzione e l’elevazione a parrocchia della Chiesa dell’Immacolata
Con istrumento erogato, il 4 agosto 1719, dal notaio Gian Pietro Biscardo da Vibonati (9), il Vescovo di Policastro Andrea De Robertis ordinò che la Chiesa Madre, la Chiesa dell’Immacolata fosse eretta nel luogo chiamato ” l’Aria del Re” (l’area dove sorge la chiesa antistante l’attuale Piazza del Plebiscito) che era stato donato per l’occasione dal Conte di Policastro Ettore Carafa che espresse il desiderio che la nuova parrocchia fosse dedicata alla Vergine Immacolata. Ai Carafa fu poi intitolata dalla cittadinanza una strada detta appunto “Via del Conte“. La chiesa di Sapri fu consegnata a Don Gennaro Eboli, primo parroco di Sapri e mio avo e, coadiuvato da Don Francesco Mileo (2, p. 71-9, p. 41 ). La chiesa di Sapri fu consegnata a Don Gennaro Eboli, primo parroco di Sapri e mio avo e, coadiuvato da Don Francesco Mileo. Mario Vassalluzzo (…), nel suo “Castelli, torri e borghi della costa Cilentana”, a p. 200 parlando di Sapri, nella sua nota (3) postillava che: “Laudisio M. Nicola, op. cit., p. 61.”. Infatti, il Laudisio (…), ovvero Nicola Maria Laudisio (….), vescovo di Policastro ed il suo ‘Sinossi della Diocesi di Policastro (Paleocastren Dioceseos historico-cronologica synopsis)’, Napoli, Tipografia de Dominicis, 1831. Il Laudisio, nel testo con note di Galeazzo Visconti, a p. 88, in proposito scriveva che: “Nel 1725 aveva eretto in parrocchia la chiesa di Sapri (9).”. Il Visconti, nella sua edizione con note al Laudisio a p. 88 nella sua nota 89) postillava che: “(9) Da un documento conservato nell’archivio della Curia di Policastro risulta però che la chiesa di Sapri fu eretta nel 1719.”. Devo però precisare che riguardo alcune notizie che riguardano il vescovo di Policastro de Robertis è noto il periodo controverso che vi fu per il suo mandato episcopale nella Diocesi di Policastro a causa dei continui dissidi con il feudatario della Contea di Policastro, il Carafa. Pietro Ebner (….), nel suo “Chiesa baroni e popolo nel Cilento”, vol. II a p. 594 parlando della ‘Chiesa’ di Sapri in proposito scriveva che: “Sapri fu eretta in parrocchia solo il 1° settembre 1719 da mons. Andrea de Robertis col titolo dell’Immacolata. Nella visita del 1735 non si è notizia di cappelle, nè del clero. Il 14 giugno 1765 mons. Pantuliano si recò a Sapri nella chiesa locale dove visitò il SS. , il fonte e l’olio. Altare maggiore della Concezione. Altare di S. Vito martire. Coro e libri corali. Corpo, campanile. Elenco dei beni patrimoniali. Dalla visita di mons. Giuseppe de Rosa si rileva che a Sapri vi erano 12 sacerdoti e 2 chierici. Dalla prima visita di mons. Laudisio risulta che vi erano 9 sacerdoti e 5 chierici. Nell’800 vi erano a Sapri solo tre cappelle intra moenia S. Giovanni Battista, S. Antonio di Padova al Timpone e S. Rosario. Nel giugno del 1832 visitò la chiesa mons. Laudisio. Decreto. Ecc..”.
Nel 4 agosto 1719, il rogito notarile firmato da mons Andrea De Robertis per la costruzione della Chiesa dell’Immacolata nell’“Aria del Re” oggi Piazza del Plebiscito a Sapri

(Fig…) Chiesa dell’Immacola Concezione eretta nell’area dell’attuale piazza del Plebiscito a Sapri
Riguardo la costruzione e l’elevazione a parrocchia della Chiesa dell’Immacolata concezione oggi in Piazza del Plebiscito a Sapri, si hanno poche e frammentarie notizie. Pietro Ebner (….), nel suo “Chiesa baroni e popolo nel Cilento”, vol. II a p. 594 parlando della ‘Chiesa’ di Sapri in proposito scriveva che: “Sapri fu eretta in parrocchia solo il 1° settembre 1719 da mons. Andrea de Robertis col titolo dell’Immacolata. Nella visita del 1735 non si è notizia di cappelle, nè del clero. Il 14 giugno 1765 mons. Pantuliano si recò a Sapri nella chiesa locale dove visitò il SS. , il fonte e l’olio. Altare maggiore della Concezione. Altare di S. Vito martire. Coro e libri corali. Corpo, campanile. Elenco dei beni patrimoniali. Dalla visita di mons. Giuseppe de Rosa si rileva che a Sapri vi erano 12 sacerdoti e 2 chierici. Dalla prima visita di mons. Laudisio risulta che vi erano 9 sacerdoti e 5 chierici. Nell’800 vi erano a Sapri solo tre cappelle intra moenia S. Giovanni Battista, S. Antonio di Padova al Timpone e S. Rosario. Nel giugno del 1832 visitò la chiesa mons. Laudisio. Decreto. Ecc..”. Ebner non dava nessun riferimento bibliografico ma è indubbio che la notizia sulla chiesa di Sapri è stata tratta dal Laudisio (…). Infatti, Mario Vassalluzzo (…), nel suo “Castelli, torri e borghi della costa Cilentana”, a p. 200 parlando di Sapri in proposito scriveva che: “La chiesa del porto di Sapri – come si legge dal Volpe – fu eretta in Parrocchia nell’anno 1725, al tempo del Vescovo Andrea de Robertis (3). Nel 1809, Sapri aveva una popolazione di 1455 abitanti, che dimoravano nel retroterra e, nell’anno 1811, essa ne conteneva 1368 (4).”. Il Vassalluzzo a p. 200, nella sua nota (3) postillava che: “(3) Volpe, op. cit., pag. 137.”. Il Vassalluzzo citava il Volpe, ovvero il testo di Giuseppe Volpe (…), Notizie storiche delle antiche città ecc…”, p. 137. Infatti, il sac. Giuseppe Volpe (…), parlando degli “Antichi porti del Cilento” a p. 137, in proposito scriveva che: “VIII. A 28 chilometri evvi l’ottavo ed ultimo porto, ecc….Questo porto….”. Il Vassaluzzo per la notizia della Parrocchia di Sapri o di “Portus e Terram Saprorum” citava anche il Laudisio (….), ovvero Nicola Maria Laudisio (….), vescovo di Policastro ed il suo ‘Sinossi della Diocesi di Policastro (Paleocastren Dioceseos historico-cronologica synopsis)’, Napoli, Tipografia de Dominicis, 1831. Il Vassalluzzo a p. 200 nella sua nota (3) postillava pure che: “Laudisio M. Nicola, op. cit., p. 61.”. Infatti, il Laudisio (…) a p. 61 (si veda p. 88 dell’edizione di Galeazzo Visconti) in proposito scriveva che: “Nel 1725 aveva eretto in parrocchia la chiesa di Sapri (9).”. Il Visconti, nella sua edizione con note al Laudisio a p. 88 nella sua nota 89) postillava che: “(9) Da un documento conservato nell’archivio della Curia di Policastro risulta però che la chiesa di Sapri fu eretta nel 1719.”. Devo però precisare che riguardo alcune notizie che riguardano il vescovo di Policastro de Robertis è noto il periodo controverso che vi fu per il suo mandato episcopale nella Diocesi di Policastro a causa dei continui dissidi con il feudatario della Contea di Policastro, il Carafa. Stessa cosa il Guzzo (….), nel suo “Da Velia a Sapri”, parlando di Sapri, a p. 225 in proposito scriveva che: “Nell’anno 1719, per la seconda volta nella sua storia, Sapri fu eretta a parrocchia dal Vescovo di Policastro Mons. Andrea De Robertis. Il suolo per la costruzione della cattedrale fu offerto dal Conte Carafa di Policastro.”. Riguardo la nota del Visconti (….), nella sua edizione con note al Laudisio a p. 88 nella sua nota (9) postillava che: “(9) Da un documento conservato nell’archivio della Curia di Policastro risulta però che la chiesa di Sapri fu eretta nel 1719.”. Dunque, il vescovo di Policastro Mons. Nicola Maria Laudisio (…), secondo il Visconti (….) fa riferimento ad un documento conservato nell’Archivio della Curia di Policastro (Archivio Diocesano di Policastro) dove, perlatro, il Visconti scrive che da questo documento si evince che la chiesa dell’Immacolata di Sapri fu eretta nel 1719 e non nel 1725. Sul documento citato dal Laudisio (…), il sacerdote Luigi Tancredi (….) parlando della Sapri sacra nel suo libro “Sapri giovane e antica”, parlando della chiesa dell’Immacolata concezione a Sapri, a p……, nella sua nota (41) postillava che: “A.D.P. (Archivio Diocesi di Policastro), SS. Visite Pastorali di A. De Robertis, anno 1714: nello Stato d’anime si rileva che Don Gennaro Eboli, chierico, era figlio di Scipione e di Giovanna Rosa ed aveva un solo fratello, Matteo.”. Dunque, secondo il sacerdote Luigi Tancredi (….), il documento che contiene alcune interessanti notizie circa l’origine della Chiesa Madre di Sapri, la Chiesa dell’Immacolata concezione sono contenute in un verbale della visita pastorale del vescovo di Policastro Mons. Andrea De Robertis, per l’anno 1714. Sul documento citato da Laudisio (….), fa luce il sacerdote Rocco Gaetani (…) ancor prima del Tancredi. Il sacerdote Rocco Gaetani (…), di Torraca, nel suo “La fede degli avi nostri – Ricordi storici della chiesa di Torraca”, a pp. 41-42 in proposito scriveva che: “Io so che Sapri nel 1714, nello stato di anime segnava 345 persone, oltre tre case di Vibonati, e che in Torraca, in questo stesso anno, si presentò alla sacra visita di Monsignor De Robertis, l’accolito Gennaro Eboli del porto di Sapri, e presentò le bolle di ordinazione e fu approvato pel Suddiaconato (1); so che nel 1719 lo stesso Vescovo, con autorità ordinaria, eresse la parrocchia, ‘sub invocatione Sanctae Mariae Immaculatae Conceptionis’ , e creò Arciprete il sopradetto D. Gennaro Eboli, il quale nella prima visita pastorale presentò lo stato di anime ascendere a 508, ed un sacerdote, D. Francesco Mileo (2), e che nel 1761, le anime ascendevano a 1131, i preti a sette ed i chierici ad otto: ‘crescit eundo’. Ecc…”. Sempre il Gaetani (…) a p. 41, nella sua nota (1) postillava che: “(1) Visitatio de Robertis, 9 maggio 1714: Visitavit Acolythum Januarium Eboli Portus Saprorum, qui produxit Sacras Testimoniales suorum ordinum et fuit approbatus ad Sacrum Subdiaconatus ordinem.”. Sempre il Gaetani a p. 41, nella sua nota (2) postillava che: “(2) Visitatio Personalis Portus Saprorum (Fol. 128). “Visitavit personaliter R. D Januarium Eboli Archipres (r) Novae Parocchialis Ecclesiae sub invocatione San.tae Mariae Immacolatae Conceptionis Portus Saprorum authoritate ordinaria erecta etc: et de anno 1719 ab Ill.mo et Rev. D.no Archiepiscopo de Robertis Ep. Policastren, ut ex Bullis erectionis et provisionis prospective, legitime ecc…”. Questi i due documenti in questione citati dal Gaetani. Sempre il sacerdote Rocco Gaetani (….), nel suo “Giovan Giacomo Palamolla detto il Palemonio”, pubblicato nel 1914, parlando delle origini di Sapri e dei Sapresi, a p. 11 (si veda l’altro a p. 289), in proposito scriveva che: “Dopo cinque anni (1° settembre 1719) il porto di Sapri contava 414 abitanti “ad numerum quatuor centum quatuordecim insimul cohabitantibus” che con umile preghiera domandarono al Vescovo di essere separati dalla Chiesa di S. Pietro Apostolo di Torraca, per le gravi difficoltà di lontananza e per i pericoli di vie disastrose, che impedivano ai fanciulli, ai mal fermi, ai vecchi di andare e compiere i doveri religiosi nella distante parrocchia. Furono ascoltati, trovate giuste le ragioni, si obbligarono al beneficio di dotazione, con decime, cera, denaro, oltre gli assegni, i proventi e le sovvenzioni di diritto, senza servitù di gius patronato, con istrumento erogato il 4 agosto 1719, dal notaio Gian Pietro Biscardo da Vibonati (2). Si ordinò che la Chiesa Madre fosse eretta nel luogo chiamato “L’Aria del Re”, sub invocatione SS. Conceptionis Virginis Mariae. La piccola popolazione ebbe assegnato alla cura l’Arciprete D. Gennaro Eboli con uffici e diritti propri, rispettando le ragioni del parroco e della Chiesa di Torraca, che permisero lo smembramento e concessero, fino a che non si edificasse la Matrice, il fonte battesimale, la custodia degli olii sacri, e il decente Tabernacolo nella cappella di S. Giovanni……Il popolo del porto di Sapri passò a far corpo a sè ed ebbe chiesa propria, parroco proprio, ma a piè pari il Vescovo fondatore ne saltò la determinazione dei confini: “parochiae certis finibus distinguendae” (Cond. Tride., Sess. 24, Cap. 13).”. Il Gaetani, a p. 289 di La Fede ecc…, nella sua nota (2) postillava che: “(2) Archivio Bussentino, Bullarium, Fol. 17. Andres Archiepiscopus De Rubertis, Dei et Apostolicae sedis grazia Episcopus Policastren. Bero etiam Terrarum Turris Ursaiae, Castri Rogerii, Feudi Seleucii ecc…”. Con istrumento erogato, il 4 agosto 1719, dal notaio Gian Pietro Biscardo da Vibonati (9), il Vescovo di Policastro Andrea De Robertis ordinò che la Chiesa Madre, la Chiesa dell’Immacolata posta nell’attuale Piazza del Plebiscito, fosse eretta nel luogo chiamato ” l’Aria del Re” che era stato donato per l’occasione dal Conte di Policastro Ettore Carafa che espresse il desiderio che la nuova parrocchia fosse dedicata alla Vergine Immacolata. Al Carafa fu poi intitolata dalla cittadinanza una strada detta appunto “Via del Conte“. La chiesa di Sapri fu consegnata a Don Gennaro Eboli, primo parroco di Sapri e mio avo e, coadiuvato da Don Francesco Mileo.
Nell’agosto 1719, gli Eboli cittadini del “Porto di Sapri” che pagavano le decime per la cappella di San Giovanni Battista a Sapri
Il sacerdote Rocco Gaetani (…), di Torraca, nel suo “La fede degli avi nostri – Ricordi storici della chiesa di Torraca”, parlando del “Porto di Sapri” e delle sue origini a pp. 42-43-44, riferendosi alla Cappella di San Giovanni Battista a Sapri, in proposito scriveva che: “Nè deve ignorarsi; ……dovuta al nostro barone Dezio Palamolla, ecc….; e che la cappella di S. Giovanni fu fatta costruire anche dal nostro barone, con sussidii, a fine di tenerla nelle domeniche aperta al culto, mantenutovi dal nostro Clero (1), a cui fino al 1719, i buoni sapresi pagarono le decime (2).”. Il Gaetani (….), parlando della cappella di San Giovanni Battista a Sapri, nella sua nota (1) postillava che: “(1) Visitatio Felicei etc. Cappella S.ti Joannis: Haec Cappella constructa in maritma Portus Saprorum a D. Barone Turracae, tunc quando erat Dominus illius Feudi, celebratur ibidem singulis Dominicis diebus cun congrua elemosyna. Cappella est competenter ornata cum omnibus necessariis, nempe calice planeta ecc…”. Poi, sempre il Gaetani (….) a p. 44 nella sua nota (2) postillava il documento di seguito riportato dell’immagine della Fig….che, è intitolato: “(2) Decime di quest’anno finito ad Agosto 1719 Procuratore in detto Anno il Rev. D. Gaetano Magaldo, ecc…” :

(Fig….) Decime versate dai Sapresi nell’agosto 1719 per la Madonna dei Cordici – da Rocco Gaetani (…), op. cit.
Come si può leggere nel documento dell’agosto del 1719, i cognomi delle famiglie di Sapri o “Portus Saprorum”. Si possono leggere i nomi di alcuni Eboli. Si leggono i nomi di Eboli: Giuseppe, Scipione, Biasi Antonio, Nicola, Francesco, Pietro:
1- Giuseppe Eboli
2 – Scipione Eboli
3 – Biase (Biagio) Antonio Eboli
4 – Nicola Eboli
5 – Francesco Eboli
6 – Pietro Eboli
Nel 1799, Rocco Stoduti e le sue probabili origini con gli Eboli di Ispani (o di Torraca)
Nel 1998, su incarico dell’Amministrazione Comunale di Sapri redassi uno studio di analisi storico-urbanistico per la redazione del Piano Regolatore Generale redatto dal Prof. Francesco Forte. Lo stusio si intitolava, l’“Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri”. Verso la fine del testo in proposito scrivevo che: “I tristi anni che seguiranno alla reazione sanfedista che nel 1799 vedeva, il Vescovo di Policastro, plenipotenziario nel basso Cilento, del Cardinale Ruffo, contrapporsi ai moti giacobini e liberali, accelerarono la politicizzazione e la maturazione delle coscienze e delle forze liberali. L’eversione della feudalità, il rinnovamento dell’amministrazione, gli ampi programmi di riforma ebbero un benefico effetto stimolante nel Cilento, come altrove. I ripartimenti amministrativi, articolati intorno a Sala Consilina e a Vallo della Lucania, dimostratisi per lungo tempo vitali.”. I tristi anni che seguiranno alla reazione sanfedista che nel 1799 vedeva, il Vescovo di Policastro, Monsignor Nicola Laudisio, plenipotenziario ‘Sanfedista’ nel basso Cilento, del Cardinale Ruffo, contrapporsi ai moti giacobini e liberali, accelerarono la politicizzazione e la maturazione delle coscienze e delle forze liberali. L’eversione della feudalità, il rinnovamento dell’amministrazione, gli ampi programmi di riforma ebbero un benefico effetto stimolante nel Cilento, come altrove. I ripartimenti amministrativi, articolati intorno a Sala Consilina e a Vallo della Lucania, dimostratisi per lungo tempo vitali. Il 23 gennaio 1799 il Regno di Napoli cadde in seguito al fallimento della spedizione dell’esercito borbonico, al comando del generale austriaco Karl von Mack per liberare Roma dai francesi. La controffensiva dei transalpini costrinse alla ritirata le truppe di Ferdinando IV, il quale fuggì a Palermo imbarcandosi sul Vanguard dell’ammiraglio Horatio Nelson con tutta la famiglia (21 dicembre 1798). Nella città fu proclamata la Repubblica Napoletana (“sorella” di quella francese) e fu innalzato l’albero della libertà. Il nome divenne celebre nel 1799 per le gesta degli insorgenti nel Regno di Napoli e nello Stato Pontificio. La parola “sanfedismo” deriva infatti da “Esercito della Santa Fede“, l’armata creata dal cardinale calabrese Fabrizio Ruffo che, tra il febbraio ed il giugno del 1799, prese parte attiva alla restaurazione del dominio borbonico a Napoli, ponendo fine alla Repubblica Napoletana. All’inizio della primavera, il cardinale Fabrizio Ruffo annunciò la costituzione di un’Armata Cristiana e Reale. Decine di migliaia di volontari accorsero da ogni parte del Regno. Il nucleo dell’Armata sanfedista fu composto da contadini, borghesi, ufficiali, finanche preti, pronti ad abbandonare famiglia, lavoro, case, chiese, per difendere la monarchia e la santa fede (da cui il nome sanfedisti), dalle truppe francesi rivoluzionarie. All’esercito si unirono anche banditi e recidivi nella speranza di vedere perdonati i propri reati, distinguendosi molto spesso in episodi di crudeltà gratuita. Guidata dal cardinale, l’armata contribuì a mettere fine all’esperienza della Repubblica Napoletana, con il conseguente ritorno sul trono di Napoli della dinastia Borbone (giugno 1799). Il cardinale Fabrizio Ruffo è sbarcato il 7 febbraio in Calabria con l’assenso regio e pochi compagni, riuscendo a costituire in poco tempo un’armata popolare (l’Esercito della Santa Fede) e a impadronirsi rapidamente della regione e quindi della Basilicata e delle Puglie. Nell’esercito di Ruffo militarono anche diversi briganti come Fra Diavolo, Panedigrano, Mammone e Sciarpa, che si distinguono con metodi feroci e sanguinari, tant’è che lo stesso Ruffo ne rimane amareggiato e non riesce a placare del tutto la loro efferatezza.
Giorgio Mallamaci (…), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, parlando della “Repubblica Partenopea” (anno 1799) e del Vescovo di Policastro Mons. Ludovico Ludovici (…), a pp. 65- 66-67 e s. in proposito scriveva che: “Per ottenere in breve tempo ottimi risultati, l’intrepido vescovo si circondò di elementi validi ma principalmente fidatissimi, tra questi molto sanguinari e noti briganti, come Nicola Gualtieri detto Panedigrano e Michele Pezza alias Fra Diavolo. Tra gli uomini che accorsero al richiamo del Ludovici è doveroso citare il capomassa Rocco Stoduti, al quale lo stesso vescovo affidò un’armata di ben sedicimila uomini. Alcuni storici lo vogliono nativo di San Cristoforo, una frazione di Ispani, altri affermano invece che sia nato a Torraca. La seconda ipotesi sembrerebbe la più attendibile perchè suffragata dal fatto che in merito vengono forniti precisi dati, come la località e la data di nascita, i nomi dei suoi genitori ed anche l’esatta provenienza della mamma, della moglie ed il nome del figlio nato dal loro matrimonio. Se si accettano tali presupposti, dobbiamo ammettere quanto affermano i secondi storici, ossia che lo Stoduti è nato a Torraca nel 1756 da Carmine e Anna Eboli di Ispani, ha sposato una certa Antonia Eboli, anch’essa nativa di Ispani e dalla loro unione è nato Francesco, il quale ha seguito incondizionatamente le orme del padre. L’errore dovuto all’imprecisa collocazione del paese di nascita di Stoduti, potrebbe essere stato causato dalla provenienza della mamma e della moglie, entrambe native di Ispani. La conferma che costui sia torracchese, viene ancor più avvalorata dal fatto che in alcuni documenti del XVII e del XVIII sec. riportati dal Rev. Rocco Gaetani nel testo “La fede degli avi nostri”, questo cognome si legge di frequente. In una scrittura datata 1656, contenente il “Voto fatto dall’Università di Torraca a favore del clero di essa”, compaiono Carlo e Fabritio Stodut(o). In un altro del 1671, inerente ad un registro in cui venivano annotate le messe, spiccano i nomi di Guglielmo e Vittorio Stodut(i); ed ancora, in un elenco del 1733, ove vengono elencati i sacerdoti del paese, si fa menzione di Don Donato e Domenico Stoduti. Per finire, in un Regio Memoriale del 1778, in cui sono trascritte le regole inerenti la fondazione della Confraternita delle Anime del Purgatorio, si nominano appartenenti a tale organizzazione religiosa, Domenico e Rocco Stoduti. Da quanto accennato e dagli sparuti elementi, sarebbe azzardato affermare incondizionatamente che quest’ultimo, sia la stessa persona al quale il Vescovo di Policastro ha affidato il comando di un vero e proprio esercito, ma le coincidenze sono senz’altro numerose, specialmente le date. Come si è potuto constatare dal 1656 al 1778, degli otto Stoduti citati, nei tre documenti esiste uno solo con il nome Rocco, che in qualche modo potrebbe essere colui che nel 1799, anno della controrivoluzione monarchica intrapresa dal Cardinale Ruffo, sia stato uno degli artefici che ha portato al fallimento il sogno della Repubblica Partenopea. La fedeltà alla corona farà sì che nel primo decennio del XIX secolo lo ritroveremo ancora una volta in prima linea con suo figlio e vari torracchesi a combattere contro gli invasori francesi. La capitolazione lo costrinse a riparare con altri compaesani in Sicilia, presso la corte del re Ferdinando IV, ove sembra sia deceduto nel 1826. Dopo la sua fuga, cosa alquanto strana, non si ha traccia nel paese di qualcuno che porti tale cognome. Non è possibile neanche attingere ulteriori notizie dai registri parrocchiali., poichè sono andati distrutti dall’incendio provocato dai soldati napoleonici.”.

Dunque, nell’interessante passaggio, il Mallamaci (….), scrive che lacuni storici, senza citarli, ritenevano che il Rocco Stoduti della reazione Sanfedista del Cardinale Ruffo fosse nato a Torraca nel 1756 da Carmine Stoduto e Anna Eboli di Ispani. Il Mallamaci scrive che: “Alcuni storici lo vogliono nativo di San Cristoforo, una frazione di Ispani, altri affermano invece che sia nato a Torraca. La seconda ipotesi sembrerebbe la più attendibile perchè suffragata dal fatto che in merito vengono forniti precisi dati, come la località e la data di nascita, i nomi dei suoi genitori ed anche l’esatta provenienza della mamma, della moglie ed il nome del figlio nato dal loro matrimonio. Se si accettano tali presupposti, dobbiamo ammettere quanto affermano i secondi storici, ossia che lo Stoduti è nato a Torraca nel 1756 da Carmine e Anna Eboli di Ispani, ha sposato una certa Antonia Eboli, anch’essa nativa di Ispani e dalla loro unione è nato Francesco, il quale ha seguito incondizionatamente le orme del padre. L’errore dovuto all’imprecisa collocazione del paese di nascita di Stoduti, potrebbe essere stato causato dalla provenienza della mamma e della moglie, entrambe native di Ispani.”. Dunque, secondo il Mallamaci, il Rocco Stoduto sposò Antonia Eboli, anch’essa nativa di Ispani e con cui ebbe un figlio di nome Francesco Stoduto. Il Mallamaci, cita il “Regio Memoriale, Regole e fondazione della pia e laicale confraternita delle Anime del Purgatorio, 1778”, pubblicato dal Rocco Gaetani nel suo “La Fede degli Avi nostri ecc..”, a pp. 260-261 e s. dove veniva citato il Rocco Stoduti ed altri Stoduti di Torraca.
I sacerdoti D. Donato e D. Domenico Stoduti di Torraca che esercitarono a Sapri
Sulle origini di Rocco Stoduti è interessante notare che a Sapri vi era un Arciprete chiamato Domenico Stoduti. Infatti, rileviamo dal sacerdote Luigi Tancredi (….), nella sua “Sapri giovane e antica”, a pp. 72-73 parlando della chiesa parrocchiale di Sapri in proposito scriveva che: “Si veniva, intanto formando un nuovo clero: nel 600 c’erano già 50 sacerdoti, appartenenti a famiglie distinte, come risulta da apposito elenco, che dettero vita e slancio operativo a Sapri, sotto la direzione pastorale di Don Francesco Magaldi, Don Daniele Mangia (54) Don Domenico Stoduti. Quest’ultimo è citato nel 1717. La vita del primo parroco Don Gennaro Eboli, figlio di Scipione e di Giovanna Rosa, fu molto lunga, perchè si protrasse per oltre un secolo. Ebbe una fibra vigorosa e guidò il popolo ecc…”. Dunque, secondo il Tancredi nel 1717 si citava un Don Domenico Stoduti forse un sacerdote proveniente dalla chiesa di Torraca. Sempre il Tancredi a pp. 73-74 parlando del “Clero di Torraca che ha operato a Sapri dal primo ‘600 al 1719” cita un “D. Donato Stoduti 1670-1727”; e anche un “D. Domenico Stoduti 1688-1733.”.
Nel 1812, furono aggiunte le due Torri ai lati della facciata della Chiesa Madre
Nel 28 agosto 1820, don Giovanni Eboli, parroco del ‘Porto di Sapri’

(Fig. 1) Lapide marmorea con epitaffio nell’ambulacro della Chiesa dell’Immacolata in Piazza del Plebiscito a Sapri. Sulla lapide è inciso l’ epitaffio in ricordo del Vice-Console Britannico D. Antonio Peluso, posta nell’ambulacro della Chiesa dell’Immacolata. La lapide ricorda anche l’elogio funebre del mio avo, il sacerdote Don Giovanni Eboli.
Dall’epitaffio sulla lapide marmorea nella Chiesa dell’Immacolata (Fig. …), sappiamo essere stato Don Antonio Peluso, nato nel 1795, sposato con Rosa Maria Branda e morto nel 28 Agosto 1820, che lasciava orfane le sue tre figlie Carolina, Maria Clementina, Mariannina. Don Antonio Peluso, Vice-Console del Consolato Britannico di Sapri era figlio dei sig.ri Vincenzo Peluso ed Anna Brandi. Il documento è di notevole importanza per la storia del nostro paese anche per la descrizione e la citazione di luoghi e di toponimi ancora non del tutto sufficientemente indagati e conosciuti. Nell’epitaffio della lapide marmorea posta nella Chiesa dell’Immacolata (Fig….) viene citato anche il sacerdote Timpanelli che, raccontò i fatti accaduti sull’eccidio di Costabile Carducci di cui rimane la memoria nel manoscritto del cav. Carlo Pesce (….), manoscritto olografo di cui posseggo le foto concessimi dagli eredi del canonico Arciprete di Sapri Timpanelli, la Famiglia Tavernese che lo possedeva dopo la morte di Gennaro Tavernese (Fig…..).

(Fig. 2) Lo stemma della Famiglia Peluso a cui si riferisce l’epitaffio scolpito sulla lapide di Fig. 1, nella Chiesa dell’Immacolata in Piazza del Plebiscito a Sapri – foto Attanasio
Gli Eboli figurano tra i primi sacerdoti di Sapri
Il sacerdote Luigi Tancredi (…), nel suo ‘Sapri giovane e antica’, a pp. 74-75 riportava l’elenco dei “Parroci di Sapri” e quello dei “Sacerdoti di Sapri”. In questi figurano i sacerdoti mie avi: “D. Gennaro Eboli 1719-1805; D. Giovanni Eboli 1819-1834; D. Antonio Eboli 1834-1835”. Il primo Parroco, il terzo ed il quarto. L’Arciprete don Giovanni Eboli, forse nipote del precedente e primo arciprete di Sapri don Gennaro Eboli, figura a pp. 74-75 nell’elenco dei “Parroci di Sapri”: “D. Giovanni Eboli 1819-1834”. Sempre nel Tancredi, nell’elenco dei “Sacerdoti di Sapri” figurano come Eboli i seguenti sacerdoti: “D. Gennaro Eboli 1692-1805″; D. Francesco Antonio Eboli 1731-1795; D. Michele Eboli, 1748-1783; D. Antonio Eboli, 1762-1835; D. Giovanni Eboli I°, 1763-1835; D. Giovanni Eboli II°, 1780-1847; D. Giovanni Eboli III°, 1792-1826; D. Giovanni Eboli IV°, 1812-1847; D. Biagio Antonio Eboli, 1812-1852; D. Pasquale Eboli, 1813-1876; D. Biagio Eboli 1828-1850; D. Nicola Eboli 1825-1881; D. Giovanni Eboli V°, 1836-1892; D. Vincenzo Eboli, 1859-1896; D. Giuseppe Settmio Eboli, 1860-1915; D. Giovanni Eboli VI°, 1877-1930”.
Nel 1820, l’Arciprete di Sapri don Giovanni Eboli ottenne da papa Pio VII le reliquie di S. Biagio e di S. Vito
Il sacerdote Luigi Tancredi (…), nel suo ‘Sapri giovane e antica’, a p. 63, parlando della chiesa parrocchiale di Sapri dell’ “Immacolata concezione”, in Piazza del Plebiscito, in proposito a S. Vito, scriveva che: “In chiesa si custodiscono due reliquie di Santi: una di San Biagio, ottenuta da Papa Pio VII nel 1820, tramite il parroco Don Giovanni Eboli, l’altra di San Vito ottenuta precedentemente.”. Inoltre, il Tancredi, cita l’iscrizione sull’Atare di S. Vito, in detta chiesa: “Salvatore Sollazzo e Raffaella La Corte 1881.”. Scrive il sacerdote Luigi Tancredi (….), nel suo “Sapri giovane e antica” che, l’altro mio avo, Don Giovanni Eboli – successore del primo Parroco di Sapri, Don Gennaro Eboli – nel 1820, ottenne da Papa Pio VII, due reliquie di Santi che sono oggi conservate dentro la Chiesa Madre dell’Immacolata Concezione, di cui l’Eboli era parroco. Si tratta della reliquia di S. Biagio che l’Eboli ottenne dal Papa nel 1820, mentre l’altra – che era stata ottenuta precedentemente- è la reliquia di S. Vito, patrono di Sapri. Secondo il Tancredi (…), il mio avo l’Arciprete don Giovanni Eboli, forse nipote del precedente e primo arciprete di Sapri don Gennaro Eboli, figura a pp. 74-75 nell’elenco dei “Parroci di Sapri”: “D. Giovanni Eboli 1819-1834”.
L’arciprete di Sapri che prese a calci la sorella incinta
Il Basilici a p. 115 segnala un aneddoto che riguarda la famiglia Eboli a Sapri ed in proposito continua a scrivere che: “Il punto iniziale sono stati i racconti della famiglia, (146) di seguito è riportato un estratto. ‘Il più antico Eboli si chiamava Biagio e viveva a Sapri (Salerno). Questi si sposò una prima volta con una certa Felicia ed in seconde nozze con una donna il cui nome non è noto. Biagio e Felicia ebbero un figlio, Francescantonio. Diventato grande, Francescantonio non andava d’accordo con la matrigna a tal punto che un giorno la riempì di botte da crederla morta per i colpi inferti. Per questo scappò da Sapri e si stabilì a Poggio Cinolfo.”. Il racconto riportato dal Basilici è tratto da un opuscoletto a stampa di Eligio Eboli. Il Basilici, nella sua nota (146) a p. 115 postillava che: “(146) Eboli Eligio, figlio di Pietro, ha stampato un opuscolo che riporta notizie su personaggi della famiglia. L’opuscolo, fornitomi da Eboli Annarita, ha il titolo: ‘Sotto il segno del Leone, Eboli Pietro….papà’. Da questo opuscolo sono state estratte alcune notizie sull’origine della famiglia.”. Sull’episodio della matrigna presa a calci da Francescantonio Eboli raccontato nell’opuscolo a stampa di Eligio Eboli e citato nella nota (146) dal Basilici, dovrà essere ulteriormente approfondito e documentato con ulteriori elementi. Un simile episodio mi veniva raccontato da mia zia paterna Maria Attanasio la quale, mi raccontava spesso aneddoti della famiglia di mia nonna paterna Rosa Pasquale, la famiglia Eboli di Sapri. Mia zia paterna, Maria raccontava di un episodio simile a quello riferito da Eligio Eboli di Pereto. Mia zia paterna, Maria Attanasio mi raccontava che la “vava” (così chiamava riferendosi alla mamma di sua nonna Teresa Eboli) morì proprio a causa dei calci al ventre dategli dall’arciprete di Sapri, suo fratello, che in un gesto di impeto e di rabbia la ridusse a mal partito. Mia zia Maria non ricordava il nome della reietta sua bisnonna e non ricordava il nome dell’arciprete che la ridusse in quel modo. Nei racconti di mia zia Maria, spesso veniva accomunato ai fatti e aneddoti degli Eboli, il nome di Pompeo Eboli, fratello della “vava”, della sua nonna, Teresa Eboli che a suo dire era un giovane di bell’aspetto. La mia bisnonna paterna, Teresa Eboli, viveva a Sapri con il fratello Pompeo e con la figlia Rosa Pasquale. Suo marito Francesco Pasquale era emigrato in America a Porto Allegre in Brasile. Mia zia mi raccontava che al matrimonio di mia nonna Rosa Pasquale, il padre Francesco, arrivò dal Brasile per le nozze di mia nonna Rosa, sua figlia, e portò oro e mille doni. Ripartendo per il Brasile, Francesco Pasquale non rivide mai più l’Italia a causa della Prima Guerra Mondiale.
Gli Eboli trasferitisi a Poggio Cinolfo
Nel 6 giugno 1841, “Francescantonio” Eboli
Degli Eboli di Sapri vi sono documenti contenuti nei Registri dei “matrimoni” ecc…conservati presso l’Archivio di Stato di Salerno. Infatti, guardando i documenti on-line scansiti per l’anno 1841 dei registri dei “Matrimoni” nel Regno delle Due Sicilie “Stato civile della Restaurazione” conservati all’Archivio di Stato di Salerno. Secondo una recente segnalazione dell’amico Massimo Basilici, studioso di Pereto, un paese dell’Abruzzo, dai Registri conservati presso l’Archivio di Stato di Salerno, risultano alcune evidenze su alcuni Eboli di Sapri trasferitisi a Poggio Cinolfo. Basilici ha condotto delle ricerche anagrafiche e storiche sulle famiglie e cognomi comuni di Pereto servendosi della ricca documentazione conservata presso gli Archivi di Stato dell’Aquila ed altro. Basilici (….), in un suo scritto inviatomi recentemente in proposito scriveva che: “Agli inizi dell’Ottocento a Poggio Cinolfo visse Francescantonio di professione ‘calderaro’. (66).”. Nella sua nota (66) egli postillava che: “(66) ASAq, Poggio Cinolfo, Nati, anno 1844. Da segnalare che in altre registrazioni anagrafiche di Poggio Cinolfo si trova distinta la professione di ‘ferraro’.”. Basilici (….) per “ASAq”, intende l’Archivio di Stato di Aquila. Basilici riferendosi a Francescantonio Eboli scriveva pure che: “Sposò Gallotti Rosa, di professione ‘filatrice’ (68), domiciliata in Poggio Cinolfo che sarebbe nata intorno all’anno 1811. (68).”. Basilici (….), in un suo scritto inviatomi recentemente, a p. 117 in proposito scriveva che: “Da quanto rinvenuto nei registri di Poggio Cinolfo e quelli di Sapri, si possono estrarre delle considerazioni: – il cognome Eboli ad inizio Ottocento era presente in entrambi i paesi con un certo Francescantonio. A Sapri di Eboli ve ne erano diversi, mentre a Poggio Cinolfo uno solo. – a Sapri si trovano diverse persone che di professione erano ramaioli, ovvero era una professione diffusa che in altri paesi, come ad esempio Poggio Cinolfo, erano chiamati calderari. Ecc..”. Dunque, l’amico Basilici ci parla dell’antica Famiglia degli Eboli a Sapri e a Pareto. Basilici, nell’“Appendici” al suo testo, a p. 115 riferendosi agli “Eboli” in proposito scriveva che: “Le Origini. Di seguito sono riportate le ricerche condotte per trovare informazioni sulle origini degli Eboli di Poggio Cinolfo.”. In realtà ed inconsapevolmente, l’amico Basilici attraverso la sua ricerca trova diversi documenti interessantissimi sugli Eboli di Sapri. Il Basilici, a p. 116 egli in proposito scriveva che: “Prendendo in considerazione la provenienza da Sapri, è stata condotta una ricerca sui matrimoni a Sapri dal 1844, andando a ritroso fino all’anno 1828. Non si trova alcun matrimonio con Rosa Gallotti. Si trova invece il matrimonio di un certo Francescantonio Eboli, di professione pastore, il 6 giugno 1841 di anni 26. Era figlio di Biagio, anche lui pastore, e di Anna Maria Gerbasi. Sposò Maddalena Pasquale (Pasquale è il cognome) di 17 anni di Sapri (147).”. Basilici a p. 116 nella sua nota (147) postillava che: “(147) ASSa, matrimoni, anno 1841, registrazione numero 8.”. Infatti, all’Archivio di Stato dell’Aquila, troviamo al fascicolo 5762, registrazione n° 8 (immagine n° 36), il 6 giugno 1841 troviamo un certo “Francescantonio” Eboli, forse mio avo, di professione pastore e figlio di Biagio Eboli, anche lui pastore e Anna Maria Gerbasi. Sposò Maddalena Pasquale (Pasquale è il cognome), di 17 anni di Sapri.

(Fig….) Archivio di Stato di Salerno – Registri di Sapri: “Matrimoni”, anno 1841, n° d’ordine 8
Sempre il Basilici a p. 116 in proposito scriveva che: “Per celebrare il matrimonio fu predisposto un ‘processetto’; (148) in questo si trovano delle carte autografe che forniscono altre informazioni. Francescantonio sarebbe nato il 13 marzo 1815 da ‘Biase’ (scritto per Biagio), mentre Maddalena sarebbe nata il 22 marzo 1824 (149). Il registro delle nascite di Sapri dell’anno 1815 è mancante, quindi non si hanno altre informazioni sulle origini di Francescantonio. E’ stata svolta anche una ricerca nelle registrazioni delle nascite di Sapri per trovare riferimenti al cognome Gallotti, con l’obiettivo di trovare una eventuale Rosa Gallotti. Nell’anno 1823 trovo tre registrazioni di nascite con il cognome Gallotti. Trovo tra queste una Rosa Maria Gallotti, figlia di Domenico, di professione ‘ramaio’, e Milo Maria, nata il 31 agosto 1823 (150).”. Basilici, a p. 116, nella sua nota (150) postillava che: “(150) ASSa, nati, anno 1823, registrazione numero 36.”.

(Fig….) Archivio di Stato di Salerno – Registri di Sapri: “Nati”, anno 1823, n° d’ordine 36
Dunque, il Basilici, trova tre registrazioni di nascite a nome di Rosa Gallotti
Nel 1857, Francesco Eboli, insieme ai due fratelli Montesano si reca sul luogo dello sbarco dei rivoltosi di Pisacane
Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) e, parlando della storica “Spedizione di Sapri” di Carlo Pisacane, sulla scorta del resoconto storico di Leopoldo Cassese (….) in proposito così scrivevo che: “I fratelli Domenico e Giuseppe Montesanto, impiegati del telegrafo di Scialandro, erano stati i primi ad accorgersi della nave Cagliari che approdava nel tratto di spiaggia dell’Oliveto, nei pressi del Fortino (quasi ove oggi è il Faro), non visibile dal paese di Sapri. I due impiegati, accompagnati da Francesco Eboli si recarono subito sul luogo dello sbarco e lì scoperti dai rivoltosi furono arrestati. Solo nella notte liberatisi, corsero al posto telegrafico per lanciare le prime segnalazioni.”. Dunque, sulla scorta della cronaca di Nello Rosselli (…..) scrivevo che i due impiegati del “telegrafo dello Scialandro”, i fratelli Domenico e Giuseppe Montesano “accompagnati da Francesco Eboli si recarono subito sul luogo dello sbarco dove furono scoperti e arrestati dai rivoltosi. Solo nella notte liberatisi, corsero al posto telegrafico per lanciare le prime segnalazioni.”. Nella mia nota (168) postillavo che: “(168) Rosselli Nello, Carlo Pisacane nel Risorgimento italiano, Torino, Einaudi, 1932; De Monte L., Cronaca del Comitato segreto di Napoli, Napoli, 1877, stà in “Enciclopedia Treccani – La Spedizione di Sapri”; Daneri G., La Spedizione di Sapri, Torino, 1911, stà in “Enciclopedia Treccani – La Spedizione di Sapri”; Falco G., Note e ricerche su Carlo Pisacane, stà in “Rivista Storica Italiana”, Torino, 1927, Enciclopedia Treccani – La Spedizione di Sapri.”. Nella mia nota (169) postillavo che: “(169) Il luogo preciso dello sbarco dei trecento fu ribadito in seguito dal Nicotera in occasione di una visita a Vibonati in qualità di Ministro degli Interni.”. Sulla figura di Francesco Eboli ha scritto pure dal libretto del Fischetti (….). Il giudice del mandamento di Vibonati, Gaetano Fischetti (…), che nel suo ‘Cenno storico della invasione dei liberali in Sapri nel 1857’, scritto nel 1877 per ingraziarsi il Ministro degli Interni da poco eletto e compagna della Spedizione, Nicotera, a p. 34, in proposito scriveva che: “Erano mal capitati ancora e fatti prigionieri Antonio Perazzo di Vibonati, Domenico e Giuseppe Montesano, come pure Francesco Eboli di Sapri.”. Dunque, l’episodio viene riportato anche dal giudice Fischetti (….), che cita Francesco Eboli di Sapri. Perchè i due impiegati del telegrafo dello Scialndro, i fratelli Domenico e Giuseppe Montesano furono accompagnati da Francesco Eboli ? Chi era Francesco Eboli e perchè accompagnò i due sul posto dello sbarco dei rivoltosi di Pisacane ? Quale funzione o carica egli rivestiva ?. Riguardo il Francesco Eboli di Sapri ha scritto anche Leopoldo Cassese (….), nel suo “La Spedizione di Sapri”. Il Cassese (…), che riguardo i fatti del Pisacane a Sapri, menzionava il “contadino Carmine Perazzo” che insieme a Francesco Eboli, furono costretti a fare marcia indietro ed accompagnare Pisacane a Sapri. Il Cassese (…), a p. 54, nella sua nota (11), riguardo le deposizioni di alcuni cittadini di Sapri postillava che: “(11) L’interrogatorio di Francesco Eboli che fu costretto a guidare i rivoltosi per la contrada, nonchè quello del contadino Antonio Perazzo in B. 197, vol. I, c. 17, e 199, vol. XLII.”. Dunque, stando al racconto del Cassese (…) agli atti processuali esiste l’interrogatorio di Francesco Eboli di Sapri. Leopoldo Cassese (…) a p. 54, nella sua nota (11) postillava che “(11) …..in B. 197, vol. I, c. 17, e 199, vol. XLII.”.
Nel 1848, gli Eboli in occasione dell’eccidio di Costabile Carducci
Nel 1857, gli Eboli in occasione dello sbarco di Pisacane
Nel …………, 1861, a Sapri, Tommaso EBOLI
Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 200, in proposito scriveva che: “Sul conto del Torre risultò un precedente: un danno volontario di tre ducati in pregiudizio di D. Tommaso Eboli di Sapri; nulla sul conto di Michele Fusco. Il giudice Francesco Saverio Cajazzo, per affetto della sovrana indulgenza del 17 febbraio 1861, dichiarò abolita l’azione penale del procedimento (11). Da Tommaso Eboli, nel 1818, il Comune di Sapri comprò il terreno su cui venne realizzato, nei pressi dell’odierna Trovatella, il primo camposanto del paese, poi dismesso dopo essere stato interessato da una frana. Egli, insieme ai figli Gaetano, Giuseppe e Domenico, era inserito nella terza classe degli attendibili politici perchè “nel 1848 aderirono alla corrente liberale senza eccedenza e senza decisa volontà”. Un altro figlio, Vincenzo, era incluso, invece, nella seconda classe degli attendibili: “nel 1848 spargeva notizie allarmanti ed esultava nel progresso del liberalismo”. Tommaso, anche a nome dei figli, chiese la cancellazione dalle “abominevoli liste” e, assicurando d’essere sempre stato attaccato al Re, così motivò la richiesta: “….quando l’Augusta persona del Sovrano si recò in Sapri, che spontaneamente gli esponenti, con i loro travagliatori, appianarono l’alpestre strada che da Sapri mena a Torraca (12) per dove S. M. passò e gli esponenti erano contenti per il solo bene di aver prestato a Lei.”. Le informazioni assunte sul conto della famiglia Eboli, facendo restare incompleto il carteggio, furono più lunghe e complicate del solito perché il Sottintendente si dovette rivolgere ai Giudici di Vibonati e Sanza in quanto la loro dimora era in ambo i Circondari (13). Avevano spostato i loro interessi economici a Sanza, dove vive ancora oggi la discendenza (14).”. Policicchio, a p. 200, nella nota (11) postillava: “(11) Testimonianza di D. Emmanuele Gaetani fu Vincenzomaria, di anni 75, proprietario di Torraca.”. Policicchio, a p. 200, nella nota (12) postillava: “(12) Il Re, prima di andare a Torraca, il 28 settembre 1852, fece sosta a Sapri per visitare il sacerdote, moribondo, Vincenzo Peluso, per i servigi resi durante i rivolgimenti del 1848 conclusisi con la morte di Costabile Carducci.”.
La chiesa dell’immacolata in Piazza del Plebiscito a Sapri

(Fig….) Sapri – Chiesa dell’Immacolata in Piazza del Plebiscito a Sapri – foto Attanasio
Note bibliografiche:
(1) Attanasio Francesco, “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, Dicembre 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino Felice, La Lucania del Barone Antonini, stà in ”I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.-Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, stà nella rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998 (Archivio Storico Attanasio); si veda pure: ‘Le più antiche carte dell’Italia annesse ai più antichi codici greci conosciuti’, stà sulla rivista web ‘Zedinfo’, curata da Tonino Pitarresi, Palermo, ed. ZED, Gennaio 2018, consultabile collegandosi a: http://www.zedinfo.it/?p=9840

(2) Tancredi Luigi, Sapri giovane e antica, ed. Parallelo 38, Villa S. Giovanni, 1985, p. 48 (Archivio Storico Attanasio)
(3) A.D.P. (Archivio Diocesi di Policastro), SS. Visite Pastorali di A. De Robertis, anno 1714

(4) Laudisio Nicola Maria, Sinossi della Diocesi di Policastro (Paleocastren Dioceseos hi- storico-cronologica synopsis), Napoli, Tipografia de Dominicis, 1831.
(5) Visconti G.G. (a cura di) – Laudisio N. M., Sinossi della Diocesi di Policastro, a cura di Visconti G.G., Centro Studi per la storia del Mezzogiorno, ed di Storia e Letteratura, Ro- ma, 1976, per la traduzione del testo latino si veda pp. 70, 71, 72, 73,74
(6) Gaetani Rocco, La fede degli avi nostri, o ricordi storici della Chiesa di Torraca, Roma, Tip. sociale Polizzi e Valentini, 1906 , ristampa anastatica a cura di Gaetani Rossella, ed. Galzerano, pp. 151, 152, 153, 154; In particolare il Gaetani, a p. 152 e 153, ne parla, traendo dette notizie dal Di Luccia (12) che cita. Il Gaetani, a p. 154, alla nota 4 (nota 1), cita il do-cumento “Platea di beni e Rendite della Badia di S.Giovanni a Piro: 1695-96“ (15). Riguardo l’altra notizia a cui fa riferimento la presente nota, si veda pure: Gaetani R., Giovan Giacomo Palamolla detto il Palemonio, Roma, Tip. del Senato, Roma, 1914, p. 9; Sulla scorta di questa notizia, il Tancredi (Tancredi L., Il Golfo di Policastro, Napoli, 1976, e pure in ‘Sapri giovane e antica’, 1985, Villa S. Giovanni, ed. Parallelo 38, pp….Il documento citato dal Gaetani si trova in: Archivio di Stato di Napoli, fol. 161, vol. I; “Processi della causa vertente tra la casa Palamolla e il Conte di Policastro, dipendente dagli Atti del patrimonio del Duca Bernarda in Banca attualmente di D. Luigi presso V. Quaranta.”.


(7) Gallotti Nicola, Sapri nella storia e nella tradizione popolare, Napoli, Tip. G. Golia, 1899 (Archivio Attanasio)
(8) Ebner Pietro, Chiesa Baroni e Popoli nel Cilento, p. 592 (Archivio Attanasio)
(9) Gaetani Rocco, op. cit., pp. 42-43, si legge che le Visite pastorali “in dicto loco est necessariissima Cappella, quia confluunt gentes in dicto portu, praeter eos cui permanent”

(…) De Rosa Gabriele, Vescovi popolo e magia nel Sud, Napoli, 1971, pp. 172-174 (Archivio Attanasio)
(….) Mallamaci Giorgio, Torraca – Storia di un borgo del Cilento, Edizioni Universitarie Romane, Roma, 2009
