‘Safri’, nell’Atlante Corbitis del XIII sec.

Il toponimo ed il porto o scalo marittimo di Sapri, compare nell’Atlante nautico Corbitis  già detto Combitis (1), del 1384. In questa carta il toponimo di Sapri è trasformato in Safri (2).

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(Fig. 1) L’Italia in una carta dell’Atlante nautico Corbitis già  detto Combitis (2). In questa carta Sapri, figura con il toponimo di Safri.

L’Atlante nautico Corbitis

L’Atlante nautico su pergamena; legatura lignea ricoperta in pelle (cm 31 x 19,2 chiuso; le carte misurano 30 x 38 cm; i fogli sono incollati fra loro). Il tradizionale appellativo di ‘A- tlante Combitis’ va cambiato in quello di Atlante Corbitis, come da corretto scioglimento dell’abbreviazione nella nota di possesso a f. 8r. Il nome del possessore può forse essere ricondotto alla famiglia Corbizzi, attestata in Firenze fin dal secolo XIII. Si conosce anco- ra un Littifredo Corbizi, miniatore, attivo a Firenze nel XV secolo  Il monastero nel quale si conservava questo atlante è certamente la Certosa del Galluzzo, nei pressi di Firenze, fondata nel 1341. Di sicuro veneziana è la forma dei toponimi, e particolarmente nume- rosi sono quelli delle località vicine a Venezia, normalmente non segnate sulle carte nau- tiche (come ad esempio la Giudecca, Marghera, Mestre). L’insolita – e caratteristica – abbreviazione di “golfo“, che in questo atlante e in quello detto Pinelli-Walckenaer compare nella forma “lGz” (e non “lbz“, come si è finora asserito), non trova riscontro in altri a- tlanti; tuttavia se questo codice è di origine veneziana, ipotesi assai probabile, l’abbre- viazione potrebbe forse essere ricondotta a termini di uso marinaresco quali alargar o largeza, che indicano la direzione del mare più aperto. Priva di ogni fondamento la datazione 1368, che si deve a un’errata lettura dell’indicazione y[sole] 368 a f. 5v. Il metodo adottato da Campbell per la datazione delle carte nautiche, basato sul numero di “nuovi” toponimi che in esse figurano, ha indotto lo studioso inglese a collocare questo codice nella prima metà del XV secolo; se tale ipotesi appare accettabile a seguito dell’efficacia che tale metodo ha dimostrato con altre carte non datate, essa contrasta tuttavia con un’indicazione assai precisa contenuta nell’atlante Pinelli-Walckenaer, che si deve allo stesso autore di questo atlante marciano. Il Pinelli-Walckenaer si apre infatti con un ca- lendario che contiene anche i giorni della Pasqua per gli anni 1384-1410 (con aggiunte posteriori, di altra mano). Poiché numerosi altri atlanti nautici, a partire da quelli di Vesconte, presentano simili calendari le cui date di riferimento concordano generalmente con quelle di composizione delle carte, parrebbe abbastanza singolare la mancata coincidenza, in questo caso, fra data di compilazione e data del calendario. COR e PIN presentano inoltre tali somiglianze fra loro che è difficile pensare che possano essere stati composti a grande distanza di tempo uno dall’altro. D’altra parte, se si accetta il 1384 quale data di riferimento per il Corbitis e il Pinelli-Walckenaer, non si può non constatare un “dislivello” fra queste due opere e gli altri atlanti e carte della seconda metà del Trecento, che sono meno ricchi di indicazioni topografiche. La questione rimane perciò aperta, anche se si propende per la datazione di quest’opera alla fine del XIV secolo. Questo antico Atlante nautico con le sue carte annesse è conservato nella Biblioteca Marciana di Venezia (3).

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(Fig. 2) Prospetto dell’Almagià (2), sulla toponomastica nelle più antiche carte nautiche.

Note bibliografiche:

(1) Attanasio F.,“Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ”I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10.

(Fig. 1) L’Italia in una carta dell’Atlante nautico Corbitis già  detto Combitis (2).  tav. 2 (ff. 3 v- 4r): Mediterraneo centrale dal Peloponneso (limite orientale a zauatia) dall’Italia, alla Francia, con un breve tratto della costa spagnola fino a s[an]c[t]o felio.

(2) (Fig. 2) Almagià R., Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in “Monumenta Italia Cartographica”, I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore,  Appendice I, p. 68.

(3) Conservato nella Biblioteca Marciana di Venezia, ms. It. VI, 213 (=5982).

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