Gli studi
Nel 1987 pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri. Lo studio iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archivistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti, meritava ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per il Comune di Sapri, per la redazione del nuovo P.R.G. di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse. In questo saggio scrivo del più antico portolano conosciuto: “lo Compasso de Navigare”, un antico codice membranaceo ad uso dei naviganti risalente al 1296 trafugato dai tedeschi in Germania ed oggi conservato nella biblioteca Statale di Berlino, detto codice Hamilton 396. Trattandosi di un documento databile intorno al 1296, esso costituisce una testimonianza di enorme importanza per i toponimi in esso citati e per la storia dei nostri luoghi e delle nostre coste in epoca Angioina.
Le fonti storiografiche per la toponomastica nell’alto medioevo: cartografia nautica, portolani e manuali nautici manoscritti.
Com’è noto, la cartografia ( le carte geografiche), manoscritte dell’antichità, possono fornire un valido contributo alla storiografia dei luoghi e dei toponimi, alla toponomastica, in quanto attraverso una serie di informazioni in essa contenute si può risalire all’età o alla presenza di un luogo, come ad esempio il suo toponimo nell’antichità o la sua approssimativa ubicazione. L’antica cartografia manoscritta rimane una valida testimonianza del passato dei luoghi e della geografia più in generale. Le carte geografiche manoscritte nell’antichità sono quelle inserite in alcuni Codici manoscritti, i Codex o Codici miniati, quelli non stampati ma scritti a mano, che a volte contenevano allegati di notevole importanza come mappe o carte geografiche manoscritte. Per la ricostruzione storica delle nostre terre nel periodo medioevale, dai primordi fino al XVI secolo in poi, le fonti o le testimonianze o la documentazione attestante alcuni fatti storici sono scarse. In particolare, nel medioevo fino alla caduta del Regno di Napoli aragonese, sono scarsissime le fonti e le testimonianze andate perse nei vari conflitti succedutivi nei secoli. Infatti, parte dei documenti angioini e poi aragonesi sono andati persi definitivamente con gli incendi degli archivi borbonici distrutti dai francesi napoleonici. Si sono salvati gli archivi e le biblioteche di siti come la Badia di Cava dei Tirreni o di Cividale ecc…Delle poche fonti e documentazione a noi pervenutaci, la cartografia medioevale, e con essa le carte nautiche e portolani antichi, rappresentano delle valide testimonianze per lo studio della toponomastica dell’epoca. Attraverso la toponomastica medievale, che figura sulle carte antiche, possiamo suffragare alcune ipotesi sull’esistenza o meno di alcuni centri antichi. Si ritiene che la cartografia nautica abbia avuto inizio in Italia, probabilmente a causa della sua posizione centrale nel Mare Mediterraneo. Le Carte nautiche o portolani me- dievali e manoscritte, erano carte geografiche delineate da cartografi dell’epoca per i naviganti. Le circa 180 carte nautiche sopravvissute nel periodo intercorso tra il 1200 e il 1400, in larga misura di produzione italiana, costituiscono una fondamentale fonte di conoscenza nel periodo alto medievale per queste terre. Nel Medioevo furono rinomati compilatori di portolani i genovesi e i veneziani. I portolani di più antica datazione, risalenti al Medioevo, discendevano direttamente dai peripli di origine greca e latina: in epoca classica, in assenza di vere e proprie carte nautiche, la navigazione veniva effettuata servendosi di libri che descrivevano la costa, non necessariamente destinati alla nautica, ma più spesso consistenti in resoconti di precedenti viaggi, o celebrazioni delle gesta di condottieri o regnanti. A differenza delle carte nautiche, di cui non si hanno tracce in epoca greca e romana e di cui i primi esemplari risalgono al XIII secolo, i peripli e, successivamente, i portolani si avvalgono di una tradizione ininterrotta e sostanzialmente immutata che deriva da secoli di utilizzo ed esperienza. Portolani e carte nautiche, sono le mappe di navigazione basate sulle direzioni della bussola e distanze stimati osservati dai piloti in mare. Portolani rudimentali furono usati sin dai popoli dell’antichità classica. Fra i portolani o carte nautiche più antichi si ricordano i peripli compilati dai greci. Essi sono stati realizzati nel XIII secolo in Italia, e più tardi in Spagna e Portogallo, fino al XV secolo, noti per la loro precisione cartografica. Con l’avvento di una diffusa concorrenza tra le nazioni d’alto mare durante l’età delle scoperte, Portogallo e Spagna considerati tali mappe per essere segreto di Stato. La parola deriva dal portolano aggettivo italiano, che significa “relativo ai porti o porti“, o “un insieme di istruzioni di navigazione“. Nel Trecento i sovrani, specie aragonesi, emanarono precise direttive per imporre l’uso dei portolani in ogni nave in viaggio nel Mediterraneo. Il portolano diventa così (proprio all’inizio del XIV secolo) uno strumento di lavoro, che deve essere redatto da professionisti. La compilazione di portolani (nel senso di carte nautiche) si diffuse rapidamente ovunque. E’ attraverso alcune antiche carte geografiche, portolani, carte nau- tiche manoscritte e medievali, in cui figura il toponimo di Sapri, che possiamo affermare con sufficiente certezza che questo centro, sia pur scalo marittimo di minore importanza (non figura mai in rosso), sia stato conosciuto nell’antichità. Il toponimo di Sapri si ritrova, talvolta modificato in Sapra o Safri, tra i centri costieri annoverati in molte carte nautiche e portolani del XIII e XIV secolo.
‘Lo Compasso de navegare’, il più antico manuale nautico conosciuto, del XIII sec.
L’esemplare più antico di portolano per il Mar Mediterraneo che conosciamo è ‘Lo Compasso de navegare‘ (4), realizzato da un autore anonimo, forse di origine italiana, e, scritto in lingua volgare medievale. Il più antico portolano conosciuto, denominato ‘Lo Compasso de navegare’, probabilmente realizzato in Toscana nello stesso periodo della guerra del Vespro e della partecipazione genovese alle operazioni militari (4). E’ il titolo di un’opera manoscritta in lingua volgare da un autore anonimo, che non si può però definire toscano, genovese o veneziano, essendo frequenti i vocaboli catalani, provenzali, arabi e bizantini. La scoperta di quest’opera medievale di estrema importanza per lo stu- dio della toponomastica e della cartografia medievale, è dovuta al suo scopritore, lo studioso medievalista italiano Bacchisio Raimondo Motzo che scoprì e studiò il testo medievale contenuto all’interno del Codice Hamilton 396, ormai dimenticato dagli studiosi (4) e, conservato e custodito presso la Biblioteca dello Stato Prussiano di Berlino (oggi Biblioteca Municipale di Berlino, o Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek di Berlino (11) e, pubblicato nel 1947 dallo stesso Bacchisio R. Motzo (5) nell’opera che vediamo ( Fig. 1) (4, 5).
Il medievalista Bacchisio Raimondo Motzo (Bolotana, 6 marzo 1883 – Napoli, 14 giugno 1970) nel 1939 fece risalire alla metà del Duecento, sulla base di un attento confronto filologico fra quattro diverse edizioni dello stesso, il portolano di cui trattiamo in questo articolo: Il Compasso da Navigare. Il professor Motzo partì dal ritrovamento presso la biblioteca Guillot di Alghero di un manoscritto attribuibile al gruppo dei portolani scritti da Giovanni da Uzzano e riconducibili a una scuola amanuense del XIII secolo dedita a Porto Pisano alla copia dei portolani e delle carte nautiche. La pubblicazione del manoscritto è stata accompagnata da una dettagliata introduzione nella quale è stata affrontata la questione relativa all’origine e all’evoluzione dei portolani e delle carte nautiche, le quali come anticipato si completavano a vicenda durante la navigazione. Il professor Motzo annunciava inoltre l’intenzione di curare la riedizione di altri tre portolani derivanti dal Compasso da Navigare nell’intento di creare un “corpus” che evidenziasse il contributo fornito dall’Italia nella costruzione del sapere geografico e nautico e alla storia della navigazione. Si riferiva in particolare al codice Grazia Pauli della fine del XIV secolo, al codice Carlo di Primerano della metà del XV secolo e al codice di Giovanni da Uzzano della metà del XV secolo, i quali si trovano custoditi nella Biblioteca Nazionale e in quella Riccardiana di Firenze, nella Biblioteca Universitaria di Cagliari e nella Österreichische Nationalbibliothek – Austrian National Library. Successivamente, nel 1985, la dottoressa Ornella Bazurro pubblicò un portolano genovese della metà del XVI sec, destinato alla flotta da guerra dei Doria e scritto da Gerolamo Azurri; questo portolano si rifà ampiamente al Compasso da Navigare dell’Uzzano, con ampie annotazioni, correzioni e aggiornamenti dell’Azurri che lo riadattarono alle esigenze delle navi militari. Scomparirono molti porti commerciali e annotazioni utili ai mercanti, in favore di ridossi, nascondigli,traversate e rotte. Il professor Motzo, analizzando la toponomastica e la storiografia delle coste del Mediterraneo, ha potuto stimare la prima composizione del Compasso attorno al 1250, anno della morte di Federico II. Oggi è ampiamente riconosciuta la tesi del professor Motzo e il Compasso da Navigare viene classificato come un manoscritto pisano. Questo testo è stato tuttavia in uso su navi toscane, liguri, venete, fu trascritto e glossato da amanuensi e marinai genovesi, pisani, veneziani, spagnoli e portoghesi.

(Fig. 1) Motzo B. R., Il Compasso da navigare, Cagliari, Università, 1947 (5).
Si tratta del più antico portolano conosciuto, relativo alla totalità del Mediterraneo che sino ad oggi sia stato rinvenuto. Lo studioso medievalista Bacchisio R. Motzo, nella sua opera (Fig. 1), scriveva in proposito: “Il Compasso de navegare è un’opera italiana composta tra il 1250 e il 1265 all’incirca, in due parti che si completavano a vicenda: il portolano, cioè la guida scritta, per navigare nel Mediterraneo, e la carta nautica del Mediterraneo stesso”. Il Motzo, lo fa risalire alla metà del Duecento sulla base di confronti filologici con altre versioni dello stesso testo nello stesso periodo della guerra del Vespro e della partecipazione genovese alle operazioni militari (4), infatti, il testo scritto in latino volgare, si apre con l’indicazione: “In nomine Domini Nostri Iesu Christi, amen. Incipit Liber Compassuum MCCLXXXXVI. de mense ianuari fuit inceptum opus istud”. Ma si tratta della data della copia; il testo primitivo del Compasso, secondo il Motzo, sarebbe stato composto quarant’anni prima, esattamente tra il 1250 e il 1265. Rispetto all’originale, il testo presenta tutta una serie di aggiunte minori, di ampliamenti e rifacimenti, oltre a contenere non pochi errori dovuti alla trascuratezza dei successivi copisti e all’aver in più la descrizione delle coste del Mar Nero. Recentemente, ho potuto esaminare de visu l’opera originale medievale annessa al Codice Hamilton 396, (Fig. 2-3), conservata alla Biblioteca Municipale di Berlino e, quì riportiamo la pagina 17r del testo medievale (che riguarda le nostre coste), che pubblichiamo le due fotoriproduzioni delle due pagine originali (Fig. 2-3) tratte dal Codice Hamilton 396 e, fotografate dalla mia amica fotografa Claudia Obrocki, su cortese autorizzazione immagini tratte dalla Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek di Berlino (11). Cosa dice il testo originale medievale delle pagine n. 16r e n. 17r del Codice Hamilton 396 (Figg. 2-3) ?. Recentemente la studiosa Alessandra Debanne, ha rivisto e tradotto, il testo pubblicato dal Motzo (Fig. 1), pubblicandolo in un suo testo dove cura la traduzione del testo medievale del Codice Hamilton 396 (Figg. 2-3-4), del testo scritto originale in una gotica minuscola libraria della fine del secolo XIII. L’immagine di Fig. 4, illustra la traduzione della pagina n. 17r del ‘Lo Compasso de navegare’ (5): “Capo d(e) Mene(r)ba. Primariamente d(e) Menerba a Salerno xxx mil (lara) / p(er) greco verlo levante. De Salerno a lo capo de la Li/cosa l mil(lara) entre mecco dì e sirocco. De Licosa /20/ al capo de Palanua l mil(lara) p(er) sirocco ver lo leva(n)te. / De Palanuda a Panicastro xxv mil (lara) per greco v(er)lo levante. De Panicastro a Scalea xxv mil(lara) per / mecco di ver lo sirocco. Sopre Scalea à I° isola ecc…ecc..” (4, 5, pag. 17r) (Fig. 3).

(Fig. 2) Codice Hamilton 396 – pagina 16v (Lo Compasso de navegare), anonimo, gennaio 1296 (originale). Foto di Claudia Obrocki, 2017, su cortese autorizzazione immagini tratte dalla Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek di Berlino (11).

(Fig. 3) Codice Hamilton 396, pagina 17 r del Compasso de navegare, anonimo, gennaio 1296 (originale). Foto di Claudia Obrocki, 2017, su cortese autorizzazione per la pubblicazione delle immagini tratte dalla Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek di Berlino.

(Fig. 4) Lo Compasso de navegare, pag. 17 r tradotta e tratta da Debanne Alessandra (5)
“Lo Compasso de navegare”, cita ‘Palanuda’ (Palinuro), ‘Panicastro‘ (Policastro) e Scalea e, non parla di Sapri. Si deve però precisare che dall’esame del testo medievale originale, anche per altre coste, l’opera si limita ad indicare le distanze in miglia da un porto importante all’altro, citando solo i toponimi dei porti maggiori e, tralasciando i porti e gli scali marittimi minori. Noi crediamo che l’opera medievale citasse solo gli scali marittimi maggiori o porti franchi, quelli che nella ‘Carta Pisana’ (Fig. 2-3), vengono segnati in rosso) ed è per questo motivo che non cita il porto o scalo marittimo di Sapri che invece figura sulla probabile carta nautica ad esso annesso, la Carta nautica detta Carta Pisana (Fig. 5), dove invece figura con il toponimo di ‘Sapra’.

(Fig. 5) La carta nautica detta ‘Carta Pisana’, del 1290 c. (7-8-9).
L’Antonelli (…), in proposito scrive: ” il più antico portolano conosciuto , denominato ‘Compasso da navegare’, è stato realizzato in Toscana e nello stesso periodo della Carta Pisana” (XIII sec.), dove tra i porti e scali minori (segnati in nero), dopo ‘Panecastro’ (Policastro), annovera lo scalo marittimo di ‘Sapra’ (Fig. 5). Infatti, guardando la ‘Carta Pisana’, carta nautica dello stesso periodo e forse annessa al testo medievale del “Compasso de navegare”, come sosteneva lo stesso scopritore Prof. Motzo: “… ..proprio quella stessa carta (o una simile) gli era aggiunta.”, si vedono i porti maggiori o porti franchi segnati in rosso per distinguerli da quelli minori quale doveva essere il porto o scalo marittimo di ‘Sapra’ che pure figura. Gli scali marittimi segnati in rosso nella ‘Carta Pisana, sono proprio quelli che il testo anonimo medievale riporta cioè ‘Salerno‘, Panecastro‘ e ‘Scalea‘ (Fig. 6).

(Fig. 6) ‘Carta Pisana’ – particolare della costa Italiana tratto dalla ‘Carta Pisana’. L’immagine è tratta dal testo di Jerry Brotton (9)
Il toponimo di ‘Sapra‘ nella Carta detta Pisana, la più antica conosciuta (1290 circa).
Il fatto che il toponimo di Sapri non venga citato nel testo medievale non significa che all’epoca Sapri non esistesse ma significa che lo scalo marittimo di Sapri fosse uno scalo minore rispetto invece a quelli maggiori come Policastro che viene citato. Del resto, come abbiamo avuto modo di appurare e, come sosteneva lo stesso scopritore del testo medie- vale manoscritto, il Prof. Motzo, riferendosi alla ‘Carta Pisana (dove invece Sapri figura con il toponimo di ‘Sapra’): “…proprio quella stessa carta (o una simile) gli era aggiunta.”. Il toponimo di Sapri, viene citato tra gli scali marittimi della ‘Carta Pisana’, dello stesso periodo del testo medievale. Possiamo affermare con estrema certezza che Sapri, è citato nella ‘Carta Pisana‘ con il toponimo di ‘Sapra‘. L’insigne studioso di toponomastica e car- tografia antica Roberto Almagià, in un suo studio (7), faceva notare come il toponimo di Sapri, figura tra le località costiere di alcune carte geografiche e nautiche medievali. Ma, nell’interessante prospetto dell’Almagià (7), leggiamo che Sapri, o il suo antico toponi- mo, non risulta annoverato nella carta più antica conosciuta, la ‘Carta Pisana’. Secondo il prospetto dell’Almagià (7), sulla ‘Carta Pisana’, figura solo il toponimo di ‘Panecastro’ (Policastro), come del resto si può leggere nel prospetto quì riprodotto (Fig. 5). Ma non è così. Non sappiamo come mai l’illustre studioso abbia preso questo abbaglio, forse non aveva esaminato de visu la carta autentica conservata a Parigi. Sapri è annoverato tra i porti o scali marittimi della Carta Pisana (8), con il toponimo di Sapra insieme a Policastro (Panecastro), Palinuro (Cauo de Palinudo), Portum (forse Maratea) e Scalea (Fig. 5).

( Fig. 7) Prospetto tratto da Almagià R., Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in ‘Monumenta Italia Cartographica’, I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore, Appendice I, p. 68.
Sapri nella carta nautica detta Pisana, del 1290
Sapri, invece, risulta annoverato con l’antico toponimo di ‘Sapra’, nella Carta nautica detta ‘Carta Pisana’ (8), di cui abbiamo parlato in un nostro studio quì pubblicato (Fig. 2), come si vede chiaramente rappresentato nell’immagine che quì pubblichiamo (Fig. 3), tratta dalla carta nautica più antica conosciuta ‘Carta Pisana‘ (Fig. 2). All’altezza delle coste tirreniche dell’Italia meridionale e del Cilento, si vedono annoverati i toponimi degli scali marittimi di ‘Cauo Palanudo‘ (Capo Palinuro), Panecastro (Policastro), Sa- pra‘ o Saprà (?), Portum (all’altezza di Maratea) e di Scalea. Lo scalo marittimo di Sa- pra o Saprà (?) è di colore nero ed è posto proprio all’altezza del Golfo di Policastro. Policastro che all’epoca (1290 circa) era un’importante scalo marittimo e porto franco, è segnato con il colore rosso (Fig. 2). La scoperta del toponimo Sapra, testimonia e prova l’esistenza documentata di un approdo o un porto conosciuto dal nome di Sapra nel XIII secolo e forse ancora prima.
Nel XIII secolo, Sapra o Portum
L’assenza di un Portum o del feudo di Sapri, sui registri angioini, che censivano la popolazione (1, 2, 3) che, all’epoca delle operazioni militari della guerra del Vespro (1282- 1302), aveva fatto calare sensibilmente il numero degli abitanti del piccolo centro costiero di Sapri, non dimostra che non esistesse affatto. Infatti, la presenza genovese nella nostra zona, la presenza nella nostra zona di uomini della Repubblica marinara di Genova, giustifica la presenza dello scalo portuale di Sapri o ‘Portum’ sulle prime carte nautiche o portolani manoscritti giunte fino a noi e redatte proprio a quell’epoca, principalmente da cartografi genovesi, pagati dalla Repubblica marinara di Genova che partecipava alle operazioni militari per la conquista del Regno di Napoli angioino (3). Noi crediamo che Policastro o ‘Panecastro‘ non avesse un porto ma che il suo porto fosse la baia naturale di Sapri.
Note bibliografiche:
(…) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, Dicembre 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino F., La Lucania del Barone Antonini, stà in ”I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998; si veda pure: ‘Le più antiche carte dell’Italia annesse ai più antichi codici greci conosciuti’, stà sulla rivista web ‘Zedinfo’, curata da Tonino Pitarresi, Palermo, ed. ZED, Gennaio 2018, consultabile collegandosi a: http://www.zedinfo.it/?p=9840

(Fig….) Attanasio Francesco, Sapri, incursioni nella notte dei tempi, stà nella rivista ”I Corsivi”, n. 12, Sapri, Dicembre 1987, pp. 9-10
(1) Natella P. Peduto P., ‘Pixous – Policastro’, estratto dalla rivista dell’I.G.M. ‘L’Universo’, ed. I.G.M. Firenze, Anno LIII, N. 3, Maggio-Giugno 1973, p. 512 e s. (Archivio Storico Attanasio)
(2) Volpe F., Il Cilento nel secolo XVII, ed. Ferraro, Napoli, 1981, p. 236.
(3) Archivio di Stato di Napoli, Cancelleria Angioina, Reg. 31°. Il documento pubblicato dal Volpe F., Il Cilento nel secolo XVII, ed. Ferraro, Napoli, 1981, p. 236.
(4) Nel 1947 Bachisio Raimondo MOTZO, pubblicava il testo di un portolano medievale, il Codice Hamilton 396 (Ms. Hamilton 396), custodito allora presso la Biblioteca dello Stato Prussiano di Berlino (oggi Biblioteca Municipale di Berlino o Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek di Berlino), un testo anonimo, datato 1296, intitolato Compasso de Navegare. Si tratta del più antico portolano relativo alla totalità del Mediterraneo che sino ad oggi sia stato rinvenuto. È un’opera italiana scritta in volgare, che non si può però definire toscano, genovese o veneziano, essendo frequenti i vocaboli catalani, provenzali, arabi e bizantini. Si potrebbe parlare, come disse il Motzo, di una “lingua franca” derivante dalla fusione di diversi idiomi e dialetti, che veniva parlata dai marinai di tutto il mondo latino per intendersi tra loro. Il lavoro del Motzo non si è limitato alla pubblicazione di tale manoscritto, peraltro preziosissimo per la mole dei dati contenuti e per la sua originalità, ma è stato accompagnato da una lunga parte introduttiva nella quale è stata affrontata la questione relativa all’origine e all’evoluzione dei portolani e delle carte nautiche che, nati contemporaneamente, si completavano a vicenda durante la navigazione. Il Motzo annunciava inoltre l’intenzione di curare la stampa di altri tre portolani derivanti dal Compasso e far così un “Corpus” che evidenziasse il contributo fornito dall’Italia alla Storia della navigazione. Si riferiva, in particolare, ai codici di Grazia Pauli (fine XIV secolo), di Carlo di Primerano (metà XV secolo) e di Giovanni da Uzzano (metà XV secolo), alcuni esemplari dei quali si trovano custoditi nella Biblioteca Nazionale e in quella Riccardiana di Firenze e nella Biblioteca Universitaria di Cagliari. L’avanzare del- l’età impedì al Motzo di portare a compimento il suo progetto, che si interruppe con la trascrizione dei tre manoscritti. Il codice Hamilton 396 – II cosiddetto codice Hamilton, è attualmente custodito nella Biblioteca dello Stato Prussiano di Berlino. Scritto su buona pergamena, misura cm. 21 x 14 e consta di 107 carte. La scrittura è una gotica libraria della fine del XIII secolo. Riguardo al contenuto, esso si divide in tre parti. Nella prima sono descritte le coste da capo San Vincenzo in Portogallo a Gibilterra; seguono le coste della Spagna mediterranea, Francia, Italia, della penisola Balcanica fino ad Istanbul, dell’Anatolia, Siria, Palestina e ancora dell’Africa settentrionale fino a Capo Spartel, ed infine le coste atlantiche del Marocco fino a Saffì. Sono precisate le distanze tra le diverse località calcolate in miglia, sempre associate alle direzioni date in base alla rosa dei venti (o compasso). Si trovano poi informazioni sui fondali marini, le correnti, le secche, i venti dominanti e sui procedimenti di attracco e sbarco. La seconda parte ha un doppio oggetto: da un lato raccoglie un gran numero di traversate o percorsi attraverso il mare aperto (pelei o pileggi) da un punto all’altro generalmente lontani di coste continentali e insulari, con menzione delle distanze e delle direzioni; dall’altro descrive il periplo delle grandi isole: le Baleari, la Sardegna, la Corsica, la Sicilia, le Egadi, le Eolie, Malta, Creta, Milo, Cipro. La terza parte, contenente la descrizione delle coste del Mar Nero, è sicuramente un’aggiunta successiva trovandosi dopo l’explicit. Il manoscritto è di origine italiana. Secondo il Motzo sarebbe stato composto in Toscana, più precisamente a Pisa. Infatti la descrizione delle coste catalane, di quelle francesi e provenzali, dell’Italia meridionale e dell’Adriatico è piuttosto sommaria, rispetto a quella delle coste liguri, toscane, corse e sarde. Ciò porta ad escludere Catalani, Francesi, Provenzali, ma anche Italiani del meridione e Veneziani. Due lunghi segni di richiamo al principio della carta 14, descrizione di Porto Pisano, e all’inizio della carta 15, descrizione di Monte Argentario con porto Ercole e porto Santo Stefano, che non hanno riscontro nel resto del manoscritto, lo riconnettono con la Toscana. Con tutta probabilità dovette appartenere ad un navigatore pisano. Il fondo della lingua del Compasso, pur con infiltrazioni di altri idiomi e dialetti, è sostanzialmente toscano, non ripulito dall’uso letterario, ma così come era parlato dai marinai abituati ad andare di porto in porto. Il Compasso non comprendeva in origine la descrizione delle coste del Mar Nero. Se l’autore fosse stato un genovese non avrebbe di certo omesso di descriverlo, essendo fortissimi gli interessi genovesi in quel mare.
(5) Trattasi del già citato portolano pubblicato da B. R. MOTZO sotto il titolo: Il Compasso da Navigare, opera italiana detta metà del secolo XIII, stà in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cagliari, Cagliari, voI. VIII, 1947, pag. 166; la pagina del testo originale del 1296, quì riportata e tradotta da Debanne A., Lo Compasso de navegare, Edizione del Codice Hamilton 396, Editore Peter Lang Gmbh, Internationaler Verlag Der W, 2011, pag. 48. la pagina del testo originale del 1296, quì riportata e tradotta da Debanne è la pagina n. 17 r (Fig. 4).

(6) De La Ronciere A. M. , M. Mollat Du Jourdin, I portolani, carte nautiche dal XIII al XVII secolo, ed. Bramante, Milano, 1992, pag. 193. Del ‘Compasso de navegare’ (4, 5), ne parla- no anche le insigne studiose francesi Monique De La Ronciere e Michel Mollat du Jourdin che, nel loro libro per i tipi di Bramante (6), riferendosi al navigante del XIII secolo, così scrivono in proposito: “Egli dispone tra l’altro di un libro del mare, una specie di manuale nautico che risale ai peripli dell’Antichità. Il più antico attualmente esistente, il Compasso da navigare, è custodito alla Biblioteca municipale di Berlino ( Ms Hamilton 397) per il marinaio di allora esso era ciò che il “portolano” era per il navigatore dei nostri giorni. Porta la data di gennaio 1296 e sarebbe dello stesso periodo della ‘Carta pisana’. Secondo il professor Motzo, proprio quella stessa carta (o una simile) gli era aggiunta. Nonostante siano complementari, il manuale e la carta avranno fortune diverse; attualmente il manuale antico è molto più raro della carta nautica di cui contiamo , per il XIV e XV secolo, un centinaio di esemplari.”.
(7) ( Fig. 5) Almagià R., Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in Monumenta Italia Cartographica, I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore, Appendice I, I – Coste liguri e tirreniche della penisola, p. 68.
(8) ibidem, questa carta riprodotta nel testo di Almagià R., op. cit., tav. III, p. 3, crediamo fosse riportato ‘Sapra‘ e non ‘Saprì‘. Noi pubblichiamo quella tratta dal testo di De La Ronciere A. M. , M. Mollat Du Jourdin, I portolani, carte nautiche dal XIII al XVII secolo, ed. Bramante, Milano, 1992, Tav. 1.
(9) (Figg. 5 e 6) tratta da Brotton J., Le grandi mappe, ed. Gribaudo, 2014, pagg. 52, 53.

Grato per le tante dettagliate informazioni acquisite sulla storia del cartografia nautica, con l’occasione mi complimento