I possedimenti dell’Abbazia di S. Maria di Grottaferrata a Tuscolo

Gli studi

Nel 1987, pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri e le nostre terre. Lo studio, iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archi-vistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti, meritava ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per il Comune di Sapri, per la redazione del nuovo P.R.G. di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse.

Carta del Cilento

(Fig. 1) Carta del ’Principato Citra – Regno di Napoli‘, di probabile epoca Aragonese (…). In questa carta possiamo leggere tutti gli antichi toponimi del basso Cilento (Archivio Storico Attanasio).

Il rapporto tra le nostre terre e l’Abbazia Italo-greca di Grottaferrata a Tuscolo è storicamente documentato. In particolare, alcuni documenti d’epoca Normanna, concessioni, privilegi, bolle e concessioni dei Re Normanni Ruggero I e Ruggero II di Sicilia, che documentano ed attestano la loro influenza nelle nostre terre dopo l’anno 1000. Il documento di cui parlerò è un documento Normanno dell’anno 1131 che attesta il legame che avevano queste terre con i Re Normanni ed in particolare alcune Abbazie e Monasteri Italo-greci, sorti ed operanti sul nostro territorio ancora prima dell’anno 1000, come l’Abbazia italo-greca di S. Nazario (individuata a S. Mauro La Bruca) o l’Abbazia italo-greca di S. Maria di Grottaferrata a Rofrano che proprio nell’anno 1131, fu concessa dal Re Normanno Ruggero II di Sicilia, all’Abbazia Italo-Greca di Grottaferrata a Tuscolo (Frascati), fondata da S. Nilo. Con questa concessione, il Re Ruggero II, “confermava all’abate Leonzio (forse Abbate dell’Abbazia di S. Maria di Grottaferrata a Tuscolo), quanto era stato concesso alla chiesa di S. Maria di Grottaferrata a Rofrano dal suo antecessore Guglielmo e, prima ancora, dal cugino Ruggero.”. Le vicende storiche che riguardano le nostre terre nel secolo XII, ruotano intorno ad alcune figure emblematiche come quella di S. Nilo da Rossano, ad alcune Abbazie italo-greche, e ad alcuni personaggi Normanni, di cui oggi è indiscussa la loro influenza. La documentazione e le testimonianze del passato, in parte citate e raccolte dalla bibliografia antiquaria, ruotano tutte intorno ad alcuni documenti economici dell’epoca, come alcuni privilegi e concessioni dei Re Normanni, i possedimenti e le proprietà che in seguito furono elencati in alcuni processi di limiti intentati e sorti in seguito e nei secoli successivi tra alcune Universitas (Comuni) Angioine e poi Aragonesi, contro gli ultimi baroni e conti o contro le varie curie vescovili che invano cercarono in tutti i modi di riottenere il maltolto. Il rapporto tra la Badia italo-greca di Grottaferrata a Rofrano e la Badia italo-greca di Grottaferrata è storicamente documentato dal 1131. Risale all’aprile di quell’anno un documento, conosciuto come ‘Crisobollo di Ruggero II’. Infatti, è proprio attraverso alcuni documenti simili a quello di cui parleremo oggi, proprio perchè in essi si parla di possedimenti e di confini di proprietà che possiamo trarre interessanti notizie storiche sulle nostre terre. Si tratta di un crisobolla’ o un privilegio concesso dal Re di Sicilia, il Normanno Ruggero II d’Altavilla, figlio di Ruggero I o Ruggero Borsa. Ruggero II di Sicilia, conosciuto anche come Ruggero il normanno, figlio e successore di Ruggero I di Sicilia della dinastia degli Altavilla, fu conte di Sicilia dal 1105, duca di Puglia dal 1127 e primo re di Sicilia dal 1130 al 1154, divenendo noto come il fondatore del ‘Regnum Siciliae’ indipendente. Quando nel luglio del 1127 Guglielmo, duca di Puglia, morì senza figli, Ruggero reclamò tutti i possedimenti degli Altavilla e la Signoria di Capua. Sbarcò allora nel continente e conquistò senza difficoltà Amalfi e Salerno, dove venne incoronato. A settembre del 1129 Ruggero fu pubblicamente riconosciuto duca da Napoli, Bari, Capua e dalle altre città. Egli cominciò allora ad imporre l’ordine nei possessi Altavilla, dove il potere del duca era andato indebolendosi. Da quel momento gli Abati di Grottaferrata ebbero la giurisdizione spirituale e civile su Rofrano, tanto che l’abate Nicola II, eletto proprio nel 1131, in una lapide ora conservata nel museo dell’Abbazia, fece scrivere: “Assunsi la carica di egumeno io, Nicola, signore di Grottaferrata e di Rofrano”. E il suo successore, Nicola III, che fu abate dal 1140 al 1153, viene definito rufranites, ossia rofranese, e questo testimonia lo stretto rapporto creatosi tra Grottaferrata e Rofrano. Questo rapporto durò fino alla seconda metà del XV secolo. Infatti, nel 1476, il feudo di Rofrano, tranne la chiesa e il monastero, fu venduto al diplomatico napoletano Aniello Arcamone, per passare poi al conte di Policastro Giovanni Carafa, nel 1490. Questi cacciò i monaci rimasti nel monastero di Rofrano, che trasformò in proprio palazzo e si arrogò la giurisdizione spirituale del paese, nominando un prete come suo vicario. Questo stato di cose fu risolto dal Commissario Apostolico Silvio Galassi, inviato da Papa Gregorio XIII il quale nel 1583 aggregò Rofrano alla Diocesi di Capaccio (ora di Vallo della Lucania) e trovò tra gli ecclesiastici solo un  diacono, figlio di un presbitero greco, l’unico rimasto dei molti presbiteri e diaconi greci che si trovavano un tempo nella terra di Rofrano. Il Galassi, visitando le chiese di Rofrano, cominciò dalla chiesa madre di Santa Maria di Grottaferrata, dove era custodita un’antichissima icona della Beata Vergine Maria. Questa icona, già scomparsa nel 1691, doveva essere certamente una copia di quella tuttora venerata nella Badia Greca di Grottaferrata, la cui presenza a Rofrano determinò la nuova intitolazione della chiesa, in origine detta semplicemente di Santa Maria (Cfr. Crisobollo di Ruggero II) e poi, dopo la collocazione dell’icona suddetta, diventata chiesa di Santa Maria di Grottaferrata.

Reg.bessarionis, ultima pagina

Reg.bess. 5

(Fig. 3) “Regestum Bessarionis” o codice Crypt. Z.d.XII, conservato all’Abbazia di Grottaferrata.

Le dipendenze dall’Abazia di S. Maria di Grottaferrata a Tuscolo

Anche queste notizie, intorno alle origini dei due calogerati di S. Cono e di S. Giovanni a Piro, andranno ulteriormente indagate. Dunque, il Monsignor Nicola Maria Laudisio (…), nella sua ‘Sinossi della Diocesi di Policastro (Paleocastren Dioceseos historico-cronologica synopsis), scriveva che a Camerota vi era l’Abbazia minore basiliana, l’Abbazia di S. Pietro che dipendeva dall’Abbazia di S. Maria di Grottaferrata, di cui ci siamo occupati nel nostro saggio ivi pubblicatosu “I possedimeni di S. Maria di Grottaferrata a Tuscolo”. Pietro Ebner (…),  nel suo ‘Chiesa, Baroni e Popoli del Cilento’, nel vol. II, pp. 118, scriveva che nel 1804, il Giustiniani (…), segnalò che “E’ notizia però che tra le “minores Abbatiae Basilianae, una S. Petri (dipendesse) Archimandrite S. Mariae de Cryptae Ferrata in Tuscolano, apud Roman.”. Ebner (…), nella sua nota (4), postillava che: “(4) Giustiniani, V, Napoli, 1802, p. 269.”. E’ molto probabile che l’antica  Abbazia basiliana di S. Pietro a Licusati, sia stata posta alle dipendenze e sotto la giurisdizione dell’Archimandita dell’Abbazia di S. Maria di Grottaferrata a Tuscolo vicino Roma, fondata da S. Nilo da Rossano.  Licusati faceva parte del distretto amministrativo civile di Policastro, ma il vescovo di Policastro non aveva giurisdizione a Licusati, perché la baronia era di rito greco. Dipendeva attraverso un archimandrita direttamente da Roma per le cose ecclesiastiche e dal duca di Salerno e dal re per le cose civili. Il Laudisio (…), sulla scorta del Platino, ‘In vitae Stephano papa IX’, che stà in Platino, Historia Platinae de vitis Pontificum, del 1573 (vedi sua nota (47)), riguardo il casale di Camerota, scriveva che intorno al XI secolo: “Proprio in quegli anni moltissimi monaci orientali, cacciati da Roberto il Guiscardo dalla Calabria e dalla Puglia, giunsero nella nostra diocesi e si rifugiarono nell’Abbazia di S. Giovanni a Piro e in quella di S. Cono di Camerota, costruite da quei venerabili monaci che allora si distinguevano per la loro ardente religiosità fra quelle comunità greche che fondarono i villaggi di Battaglia e di Morigerati…Alcune comunità di monaci greci si associarono invece alle comunità greche di Camerota e di Rivello. Vi erano, infatti, a Camerota e a Rivello anche due abbazie minori di basiliani: quella di S. Pietro posta sotto la giurisdizione dell’Archimandrita di S. Maria di Grottaferrata nella zona di Tuscolo presso Roma, e quella di S. Giovanni Battista posta sotto la giurisdizione dell’Archimandrita di S. Giovanni a Piro….I beni di queste due abbazie furono assegnate alla chiesa madre di Rivello, come risulta da uno strumento in pergamena del 1341 scritto a caratteri gotici, e da un altro strumento del 1685 che si trovano nell’Archivio della medesima chiesa.” (si vedano le note nn. 47-48-49-50-51 del Laudisio (…)). La notizia riferitaci dal Laudisio (…), circa i beni delle due Abbazie minori basiliane, quella di S. Pietro a Licusati e quella di S. Giovanni a Piro, scriveva che:  “I beni di queste due abbazie furono assegnate alla chiesa madre di Rivello, come risulta da uno strumento in pergamena del 1341 scritto a caratteri gotici, e da un altro strumento del 1685 che si trovano nell’Archivio della medesima chiesa.”. Il Laudisio (…), alla sua nota (47) dice di aver tratto la notizia dal testo di Platino, ‘In vitae Stephano papa IX’, che stà in Platino, Historia Platinae de vitis Pontificum, del 1573, dove a p. 150 parla della vita di papa Stefano IX:

Platine, p. 150.PNG

(Fig…) Platino ‘Historia Platinae de vitis Pontificum’, 1573, p. 150

La notizia dataci dal Laudisio (…), ovvero che i beni dell’Abbazia di S. Pietro di Licusati, insieme a quelli dell’Abbazia di S. Giovanni a Piro, furono assegnate alla chiesa madre di Rivello (come risulta da un Atto pergamenaceo del 1341), potrebbe essere confermata da ciò che scriveva Biagio Cappelli (…), nel suo ‘Il monachesimo basiliano ai confini calabro-lucani’ (…), a p. 305, parlando del ‘Mercurion’ : “…il Cenobio di S. Giovanni a Piro da cui dipendevano le più o meno vicine grangie, quasi tutte intitolate a santi della chiesa bizantina, di S. Benedetto a Policastro, S. Nicola a Sapri, S. Fantino a Torraca, S. Gaudioso a Rivello, S. Nicola a Maratea, S. Pietro a Maierà, S. Nicola a Grisolia, S. Nicola a Marsico e S. Costantino presso Trecchina (38), di qualcuna delle quali restano tracce nella toponomastica locale, ebbe una lunga e prospera vita. Fu toccato dalla Visita eseguita dall’archimandrita del Patirion Atanasio Calceopilo ed ordinata da Papa Callisto III nel 1457 insieme all’altro prossimo di S. Cono di Camero (39), cui è da riferire un resto di chiesa triabsidata, denominata localmente S. Iconio; appare nel ‘Liber Taxarum’ per un pagamento di 40 fiorini, quando il ricco “. Dunque il Cappelli, nelle sue note (38-39), postillava sui beni dell’Abbazia di S. Giovanni a piro che: “(38) Di Luccia (…),  D. Martire (…) ecc..(39) T. Minisci (…), p. 147 e nota (40) P. Batiffol (…), p. 108.”. Il Cappelli (…), citava il Martire (…) che a pp. 150-151, della sua ‘Calabria Sacra e Profana’, probabilmente anche sulla scorta del Di Luccia (…), scriveva che: “Oltre ai detti Monasteri soggetti al detto Monastero Carbonense ve ne furono altri, che non appariscono di essere stati soggetti, come in detta Basilicata, e Provincie circonvicine, e sono i seguenti, cioè: 

martire-d-p-150.png

Nell’elenco che nel 1877, riporta Domenico Martire (…), a p. 151, dopo aver elencato gli antichi monasteri del basso Cilento: “1. Monastero di S. Maria di Rofrano; 2. S. Maria della Vita nel territorio di Lauria; 6. S. Matteo a Policastro; 7. S. Pietro di Rivello; S. Nicola di Siracusa a Maratea o Tortora (Didascalea); 11. Monastero di S. Giovanni a Pera (a Piro), con le seguenti Grangie unita alla Santa Basilica del Presepio di Roma: 12 S. Benedetto a Policastro; 13 S. Nicola a Sapri; 14. S. Fantino a Torraca; 15. S. Gaudioso a Rivello; 17. S. Costantino a Trecchina ecc..”. Nel 1877, Domenico Martire (…), a p. 151, dopo aver elencato gli antichi monasteri del basso Cilento, al n. 31, tra i monasteri della Basilicata cita un monastero basiliano, che lui chiama “Monastero di S. Pietro di Camerata. Monastero di S. Croce di detta Terra di Camerata”. Ora posto che in Basilicata esistesse un casale detto ‘Camerata’, io credo che il Martire (…) abbia confuso un Monastero di Camerata Picena con il monastero di S. Cono a Camerota. Il Martire (…), cita anche Pietro Marcellino di Luccia e la suaHistoria del Monastero di S. Giovanni a Pero’. Il Cappelli (…), sulla scorta del Di Luccia (…) e del Martire (…), scriveva che dal “Cenobio di S. Giovanni a Piro da cui dipendevano le più o meno vicine grangie” come quella di ‘S. Gaudioso a Rivello’.

Il “Regestum Bessarionis Cardinalis Abatis Cryptaeferratae”, contenuto nel codice Crypt. Z. δ. XII

Il codice Crypt. Z.d. XII (10), è del XV secolo, ed è un codice bombicino (in seta) e manoscritto. Il codice Cryptense Crypt. Z. d. XII, è un volume d’Archivio, conservato nell’Archivio del Monumento Nazionale dell’Abazia di Grottaferrata a Tuscolo (Frascati) (AMNG), collocato in “Platee 1”, viene generalmente detto “Regestum Bessarionis Cardinalis Abatis Cryptaeferratae”. Questo volume d’Archivio, contiene sostanzialmente due inventari. Il primo è  il“Regestum Bessarionis Cardinalis Abatis Cryptaeferratae” e il “Bullarium Cryptense”. Il primo è sostanzialmente un Inventario o Platea dei beni monastici appartenuti all’Abazia di S. Maria di Grottaferrata a Tuscolo, inventario che fece redigere il Cardinale Bessarione, come scrive la studiosa Enrica Follieri (…): Il Cardinale Bessarione, non appena Papa Pio II gli ebbe affidata in commenda il monastero di S. Maria di Grottaferrata (28 Agosto 1462), si preoccupò di difendere e richiamare “i diritti della Badia sui possessi conculcati o usurpati” (1). Egli fece redigere perciò immediatamente un accurato inventario che è giunto fino a noi nei ff. 1-66 dell’attuale codice Crypt. Z.δ.XII, e che viene generalmente designato ‘Regestum Bessarionis'” (6). Nella sua nota (2), la Follieri ci  informa che il codice Cryptense Z. d. XII, fu pubblicato da padre Rocchi (…). Nella sua nota (2), a p. 33, la Follieri (6), scrive: “(2) Descrizione del Codice presso A. Rocchi (11), ‘Codices ecc..’, pp. 513-514. Sul Regestum Bessarionis, di mano di Nicolò Perrotti, si veda il recente ottimo studio di Concetta Bianca (…),…” (26). Il “Regestum Bessarionis Cardinalis Abatis Cryptaeferratae”, o la Platea o Inventario (Registro o elenco) “La Platea dei beni monastici”, dei beni dell’Abbazia di S. Maria di Grottaferrata a Tuscolo, redatta nel 1462  dall’Arcivescovo Nicolò Perotti, vicario generale del Cardinale Commendatario Bessarione e, conservato nella Biblioteca dell’Abbazia di Grottaferrata a Tuscolo, sotto “Platee 1” (Figg. 23), che in seguito, fu pubblicato dal padre Rocchi (…). Il Rocchi (11), riguardo il Codice Cryptense, redatto dal Perotti, ci informava che: Don Nicola Perrotti Arcivescovo Sipontini e nell’Abbazia di Grottaferrata (Cryptaferratae) aiutante del Cardinale Bessarionis, Abate commendatari immortale. Ho cominciato a scrivere il libro d. 28 o agosto. 1457, come si legge nel prologo. Appacta l’inizio del libro è l’immagine di una carta. Bessarionis consiglio di amministrazione della Biblioteca antica del segretario della Sacra Congregazione di Propaganda Fide del Vaticano o cura di Stefano Borgia, an. 1757, coniate in aria. La strada sul pad ha diritto ad alcun e ovunque Regestum Bessarionis Abbatiæ Cryptoferratensis buona esistente. Fol. 62. I diplomatici vengono a mettere tutti che sono un vescovo di un re.”Il Rocchi (11), riguardo il “Regestum Bessarionis”, contenuto nel volume di Archivio detto codice Crypt. Z.δ.XII, a p. 513, scrive: ” CODEX DECIMUS SECUNDUS Z. δ. XII. Cod. ms. bombycin. saec. XV, costans foliis 98, quorum duo priora sunt membran. longitud. metri fere 0, 27, latitud. 0, 21, exaratus bono et nitido charactere, jussu D. Nicolai Perrotti ep. Sipontini, in Monasterio Cryptaferratae Vicarii Cardinalis Bessarionis, abatis Commendatarii perpetui. Scribi autem liber coeptus est d. XXVIII mensis Augusti an. MCDLXII, uti legitur in proemio. Initio autem libri appacta est imago ipsius Card. Bessarionis, quae ex antiqua tabula Biblioth. Vatic. curante Stephano Borgia a secretis Sacrae Congr. de Propaganda Fide an. MDCCLVII, aere cusa est. Porro Platea codex inscribitur vel etiam Regestum Bessarionis quorumcumque et ubique existentium Abbatiae Cryptoferratensis bonorum. Fol. 62. Veniunt pone Diplomata quae omnia sunt ‘pontificia’, praeter unum regium.” . Il testo di questo codice Cryptense Crypt. Z. d. XII, fu redatto dal Perotti, di cui recentemente abbiamo ottenuto, su nostra richiesta la sua riproduzione digitale all’Archivio della Biblioteca del Monumento Nazionale dell’Abbazia di Grottaferrata a Tuscolo, dove esso è conservato nell’ASMN, ‘Platee 1′, e che ivi pubblichiamo  per la prima volta è illustrato nelle immagini di Figg. 2-3-4, ecc..

Il ‘Bullarium Cryptense’ e il ‘Crisobollo di re Ruggero II’

Come dicevo, il codice Cryptense Crypt. Z.d. XII, contiene, oltre alla platea dei beni, oltre al “Regestum Bessarionis”, contiene il “Bullarium Cryptense”, un inventario di copie di antichi documenti manoscritti, trascritti da Pietro Menniti (…), su incarico di………….che raccolse ed inventariò diversi documenti manoscritti di privilegi o donazioni fatte nei secoli passati all’Abazia di S. Maria di Grottaferrata a Tuscolo. Fra questi documenti, contenuti nel ‘Bullarium Cryptense’, vi è anche una copia di un antico documento Normanno detto ‘Crisobollo di re Ruggero II’. L’antico documento Normanno detto “Crisobollo di re Ruggero II”, che, come ci informa la Follieri (6), è : “…e che si legge oggi negli ultimi fogli (ff. 88-90) dello stesso codice Crypt. Z.δ.XII che contiene il ‘Regestum Bessarionis’.. La Follieri (6), op. cit., a p. 49, ci dice che ci informa del codice Cryptense (Crypt. Z. δ. XII) (10), insieme ai ‘Nonnula’ e al ‘Bullarium’ degli antichi privilegi Normanni concessi all’Abazia di S. Maria di Grottaferrata come ad esempio la copia del Menniti (8), del ‘Crisobollo di re Ruggero II’, si trova legato e insieme anche il “Regestum Bessarionis Cardinalis Abatis Cryptaeferratae”. Del ‘Crisobollo di re Ruggero II’,  abbiamo già parlato in un nostro saggio ivi pubblicato.

Crisobollo 7

(Fig. 4) Copia di Pietro Menniti del ‘Crisobollo di re Ruggero II’, tratto dal codice Crypt. Z. d. XII.

I possedimenti concessi all’antichissima Abbazia di Grottaferrata di Tuscolo

L’elenco o inventario dei beni, è di estremo interesse per le nostre terre e per i possedimenti che in esso vengono elencati, per la toponomastica dei luoghi. Dal privilegio del Re Ruggero II, e dalla Plaea dei beni, il Regestum Bessarionis’,  apprendiamo che l’Abbazia di Grottaferrata a Tuscolo, aveva possedimenti e tenute e grange disseminate sul nostro territorio. Risultano monasteri, Abbazie e grange a Salerno e Benevento, a Policastro, a Rofrano, a Laurito, a Diano, a Sassano, a Montesano, nel tenimento di Campora, nel tenimento di Rivello, a Scalea e a Sanza. Enrica Follieri (6), scrive che nell’antico documento illustrato in Figg. 4-5: “Aggiunge, per precisare l’estensione del feudo, un dettagliato περιορισμδς (restrizione) dei terreni appartenenti alla chiesa di Rofrano, nonchè l’elenco delle nove grange (…) e delle abitazioni civili (…) di sua proprietà, per lo più collocate nel Cilento. Concede inoltre alla chiesa e al monastero il diritto di asilo e di giurisdizione criminale. La ‘sanctio’ minaccia ‘l’indignatio’ del sovrano, e fissa la pena pecuniaria in mille once d’oro, da versare per metà al monastero, per metà all’erario regio. Segue l’indicazione della data (aprile, ind. IX, a.m. 6639) e la ‘subscriptio grossioribus litteris’ (come nota il transunto del 1465), la cui versione è ‘Rogerius Pius et Potens in Christo Deo Rex et Christianorum adiutor’.”. L’Ebner (3), scriveva in proposito: “Contrariamente alla politica instaurata dai Normanni avverso i monasteri italo-greci, Ruggiero non poteva negare alla potente abbazia tuscolana il riconoscimento delle undici sue dipendenze (3). Anzi si fa di più, riconosce all’abate di sedere in tribunale ” et cum justitia iudicari”, ma non sappiamo se si trattava solo di conferma, cioè se tutto ciò anche nel precedente “ducis Guglielmi privilegio continetur”. Il primo feudatario di Rofrano, Caselle e Nechinarani (per la Jamison, Morigerati), l’abate di S. Maria era iscritto nel Catalogus baronum per “trium militum et cum augmento/obtulit milites sex et servientes Quindecim”, n. 492.”. L’Ebner, scriveva: “il re non poteva negare al prestigioso abate di Grottaferrata di riconoscergli le 11 dipendenze che la celebre abbazia possedeva nei luoghi. (p. 431 Chiesa ecc..). Il re, dunque, confermò anche all'”ecclesiam sanctae Mariae Rofrani, sitam in partibus Policastri”, le sue “granciis, villis et pertinentiis suis”, e cioè i cenobi di S. Arcangelo di Campora, di S. Maria di Vita (3) di Fonga o Fogna (odierna Villa Littorio), di S. Zacaria di Sassano (4), di S. Pietro al Tomusso di Montesano  di S. Maria di Siripi di Sanza con celle e dipendenze.”. Nella sua nota (3), l’Ebner (3), dubitando di certe concessioni, scriveva in proposito: “Non credo possa attribuirsi a questo villaggio la notizia relativa a S. Maria da Vico di cui nel CDC, VI, 928, maggio a. 1038, VI.”. E nella sua nota (4), scriveva: “E’ detto Diano, ma Sassano che era unito a Diano a tutti gli effetti.”L’Ebner, nel suo “Economia ecc..”, a p. 496 del Vol. I, nota (2), scriveva in proposito ai possedimenti concessi: “Descrizione precisa dei confini naturali e dei segni artificiali scolpiti su pietre. L’Ebner (3), scriveva in proposito: il re confermava all’abate Leonzio di quel cenobio (“tibi onorando religioso domino Leonzio, abbati sanctae Dei genitricis Criptae Ferrate ad nos profecto, ac supplicante (…) ecclesiam sanctae Mariae Rofrani, sitam in partibus Policastri, cum omnibus granciis, villis et pertinentiis suis”), le grancie, le ville, boschi e pertinenze, e anche i terreni con edifici, ecc..dipendenti dalla chiesa e dal cenobio ivi esistente (…). Il diploma conferma le concessioni già fatte dai predecessori (“consobrino Rogerio nec non filius eius duce Guglielmo”) dall’enorme estensione di terre che dipendevano dal monastero di Rofrano. Un insediamento che certamente risale al IX-X secolo, poi collegato con l’abbazia tuscolana dopo il probabile passaggio di S. Nilo e la fondazione di Grottaferrata.”.  Sempre l’Ebner (3), sulla scorta del documento e del Ronsini (5), nel suo “Economia ecc..”, a p. 496-497 del vol. I, nota (3), scriveva sui possedimenti: “Grancia di S. Maria de Vita a Laurino, grancia di S. Zaccaria a Diano (in effetti a Sassano che faceva parte dello ‘stato di Diano’), Grancia di S. Pietro di Tomusso di Montesano, grancia di S. Arcangelo di Campora, di S. Matteo di Policastro, di S. Pietro a Rivello, di S. Nicola di Siracusa a Didascalea (odierno Scalea), di S. Pietro di Benevento e a Salerno una casa a Portanuova e una casa alla Giudaica (dove poi sorse la chiesa di S. Maria alla giudaica) e la grancia di S. Maria di Siripi a Sanza.”.  I possedimenti elencati e citati nel documento normanno, sono poi in seguito confermati dalla Follieri (6). La studiosa Giovanna Falcone (10), nel suo pregevole studio Il Crisobollo di Ruggero II di Sicilia e il castello di Rofrano dal 1131 al 1476, che si trova nel testo (vedi nota 11), in proposito alla baronia di Rofrano, scriveva: “I beni elencati nel privilegio di re Ruggero II, consistevano nella chiesa di S. Maria di Rofrano e nelle nove grange da essa dipendenti, chiese rurali dotate di terreni che venivano coltivati direttamente dai monaci, dette grange secondo un termine introdotto dai cistercensi che stava ad indicare unità agricole minori curate dai monaci che tanta importanza hanno avuto nel medioevo ecc…Esse erano site nelle diocesi di Policastro e di Capaccio nel Cilento ricco di fondazioni bizantine…”Sancta Maria de Rofrano in partibus Policastri, grangia Sanctae Mariae de Vite in tenimento seu territorio Laurini, grangia Sancti Zacchariae in territori Diani, grangia Sancti Petri de Tomusso in territorio Montis Sani, grangia Sancti Archangeli in territorio Campore, grangia Sancti Mathei in territori Policastri, grangia Sancti Petri de Ribelli, grangia Sancti Nicolai de Siracusa in territorio ville Didascalie, grangia Sancti Nicolai de Benevento, grangia Sancta Mariae de Seripti in territorio Sanse.”. 

12

(Fig. 5) “Regestum Bessarionis”, contenuto nel  codice Crypt. Z.d.XII, conservato all’Abbazia di Grottaferrata.

                                                            IN  CIVITATE POLICASTRI

Civita Policastri

(Fig. 6) “Regestum Bessarionis” o codice Crypt. Z.d.XII, conservato all’Abbazia di Grottaferrata. I possedimenti dell’Abbazia di Grottaferrata in “civitate Policastri”.

                                                                  IN TERRA DIANI

Reg.bess.Diani

(Fig. 7) “Regestum Bessarionis” o codice Crypt. Z.d.XII, conservato all’Abbazia di Grottaferrata. I possedimenti dell’Abbazia in “In Terra Diani”.

                                                           IN TENIMENTO SCALEE

Scalee

(Fig. 8) “Regestum Bessarionis” o codice Crypt. Z.d.XII, conservato all’Abbazia di Grottaferrata. I possedimenti dell’Abbazia in “In tenimento Scalee” (Archivio Storico Attanasio).

                                                            IN TENIMENTO RIVELLI

Rivelli

(Fig. 9) “Regestum Bessarionis” o codice Crypt. Z.d.XII, conservato all’Abbazia di Grottaferrata. I possedimenti dell’Abbazia in “In tenimento Rivelli” (Archivio Storico Attanasio).

                                                                     IN CASTRO ROFARANI

Reg.bess.4

(Fig. 10) “Regestum Bessarionis” o codice Crypt. Z.d.XII, conservato all’Abbazia di Grottaferrata. I possedimenti dell’Abbazia in “In castro Rofarani”.

                                                                 IN TERRA LAURINI

Reg.bess. Laurini

(Fig. 11) “Regestum Bessarionis” o codice Crypt. Z.d.XII, conservato all’Abbazia di Grottaferrata. I possedimenti dell’Abbazia in “Terra Laurini”.

                                                            IN TENIMENTO SANSE

in tenimento Sanse

(Fig. 12) “Regestum Bessarionis” o codice Crypt. Z.d.XII, conservato all’Abbazia di Grottaferrata. I possedimenti dell’Abbazia di Grottaferrata in “In tenimento Sanse”.

                                                        IN TENIMENTO MONTISSANI

in tenimento Montisani

(Fig. 13) “Regestum Bessarionis” o codice Crypt. Z.d.XII, conservato all’Abbazia di Grottaferrata. I possedimenti dell’Abbazia di Grottaferrata in “In tenimento montissani”.

Il Santuario Maria SS.ma del Sacro Monte a Novi Velia

Il ‘Crisobollo’ di Re Ruggero II, del 1131, di cui abbiamo parlato ed in cui, si concedeva il feudo di Rofrano all’abate Leonzio di Santa Maria di Grottaferrata e, nel delimitarne i confini, si legge rupe di Santa Maria, avvalora l’ipotesi che il santuario Maria SS.ma del Sacro Monte a Novi Velia – che nella tradizione orale popolare viene detto: “la madonna del monte”, sia stato fondato prima del secolo XII. Il Santuario infatti è situato a 1.700 metri di altezza, proprio su una rupe, le cui pendici segnavano ad ovest il feudo citato. E sulla base del ritrovamento di ventiquattro scheletri, durante scavi effettuati presso l’adiacente cappella di san Bartolomeo, si pensa che il Santuario sia stato fondato da monaci italo-greci giunti in quella zona nella seconda metà del sec. X. Il Gatta, a p. 306, delle sue “Memorie ecc..” (…), parlando di Sanza, parla della ‘Valle di Raja’, popolata da animali, selvaggina e di grandi boschi. Inolte, egli scrive: “..rendesi illustre questa Terra per lo famoso Santuario eretto a Nostra Signora sul strabocchevole giogo del Monte detto ‘Cervato’, che cole sue vette sovrrasta ecc..E’ questo monte dei maggiori, e più smisurati bracci dell’Appennino,…domina colle prospettive del mar Tirreno i porti di Velia, e altre riviere. Sta egli situato quasi nel mezzo de’ smisurati Monti Alburno e Sereno. Sull’erta cima di si smisurato monte sta eretto il Sacro Tempio, composto di durissimi è quadrati Macigni, in cui nostra Signora per mezzo della di lei..il 5 Agosto. Ha il detto Sacro Tempio, sotto il titolo di S. Maria della Neve, ricchissimo fondo consistente non solo in numerosissimi armenti, ma in denari contanti e doviziosi poderi.”.

Note bibliografiche:

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino F., La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb.,1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ”Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsivi”, Sa- pri, 1987, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, stà nella rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998 (Archivio Storico Attanasio).

(2) Antonini G., La Lucania – discorsi, ed. Tomberli, Napoli, 1797, Parte II; riguardo il territorio di ‘Palinuro e della Molpa’, si veda discorso VII, da p. 354 a p. 379; riguardo il territorio de’ luoghi posti a sinistra del Mingardo’, si veda discorso VIII, da p. 380 a p. 409; riguardo i luoghi a ridosso del Monte Bulgheria, ‘di Camerota, di Policastro e di altri vicini luoghi’, si veda il discorso X, da p. 410 fino a p. 418; riguardo ‘Bussento‘, si veda discorso IX, da p. 393 a p. 409; riguardo a ‘Vibonati e Sapri’, si veda da p. 419 e s. Riguardo l’antica pergamena del 1080 e delle popolazioni Bulgare, ne parla nella Parte II, Discorso VIII, p. 383 (Archivio Storico Attanasio).

(3) Ebner P., Chiesa, baroni e popoli del Cilento, ed. di storia e letteratura, Roma, 1982, vol. II, pp. 431-444. Si veda pure dello stesso autore: Economia e società nel Cilento medievale, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1979, vol. I-II, riguardo Rofrano, p. 496 e s., mentre riguardo la notizia citata da Falcone che l’abate di Rofrano appare al seguito di Guglielmo di Laviano per il feudo di Caselle in Pittari, si veda il Vol. I, p. 239; la Follieri, continua dicendo: “Per la storia di Rofrano si veda, oltre al Ronsini, Ebner, ‘Chiesa Baroni e…’, II, pp. 431-444. La chiesa di S. Maria, ufficiata da clero secolare che a lungo mantenne il rito greco, danneggiata e abbandonata dalla fine del secolo scorso ecc..”  (Archivio Storico Attanasio).

(4) Laudisio Nicola Maria, Sinossi della Diocesi di Policastro (Paleocastren Dioceseos historico-cronologica synopsis), Napoli, Tipografia de Dominicis, 1831 e, si veda pure: Visconti G.G. (a cura di) – Laudisio N. M., Sinossi della Diocesi di Policastro, a cura di Visconti G.G., Centro Studi per la storia del Mezzogiorno, ed di Storia e Letteratura, Roma, 1976, p. 74 (Archivio Storico Attanasio).

(5) Ronsini D.A., Cenni storici sul Comune di Rofrano, Stab. Tip. Nazionale, Salerno, 1873, ristampa anastatica, ed. Arnaldo Forni, Sala Bolognese, 1981, p. 19 e s.; il Ronsini, pubblica l’antico documento di donazione del 1131 nel ‘Documento A’, p. 69 (Archivio Storico Attanasio).

(6) Follieri Enrica., ‘Il Crisobollo di Ruggero II di Sicilia per la Badia di Grottaferrata – Aprile 1131′, stà in ‘Bollettino della Badia Greca di Grottaferrata’, 1988, pp. 49 e s.; si veda pure: Follieri E., ‘Il Crisobollo di Ruggero II di Sicilia per la Badia di Grottaferrata – Aprile 1131′, stà in Follieri E., ‘Byzantina et Italograeca – Studi di Filologia e di Paleografia’, a cura di Longo, Perria e Luzzi, ed. Storia e Letteratura, Roma, 1997, che ci parla del crisobollo, cap. XVII, da p. 433-461 (Archivio Storico Attanasio).

Reg.bessarionis, ultima pagina

(7) (Figg. 15) Codice Cryptense (Crypt. Z. δ. XII). Il codice Crypt. Z.d. XII, è del XV secolo, ed è un codice bombicino (in seta) e manoscritto. Il codice Cryptense Crypt. Z. d. XII, è un volume d’Archivio, conservato nell’Archivio del Monumento Nazionale dell’Abazia di Grottaferrata a Tuscolo (Frascati) (AMNG), collocato in “Platee 1”, viene generalmente detto “Regestum Bessarionis Cardinalis Abatis Cryptaeferratae”. Questo volume d’Archivio, contiene sostanzialmente due inventari. Il primo è  il“Regestum Bessarionis Cardinalis Abatis Cryptaeferratae” e il “Bullarium Cryptense”. E’ la studiosa Enrica Follieri (…), op. cit., a p. 49, ci dice che ci informa di questo antico codice. Il primo è sostanzialmente un Inventario o Platea dei beni monastici appartenuti all’Abazia di S. Maria di Grottaferrata a Tuscolo, inventario che fece redigere il Cardinale Bessarione, come scrive la studiosa Enrica Follieri (…):Il Cardinale Bessarione, non appena Papa Pio II gli ebbe affidata in commenda il monastero di S. Maria di Grottaferrata (28 Agosto 1462), si preoccupò di difendere e richiamare “i diritti della Badia sui possessi conculcati o usurpati” (1). Egli fece redigere perciò immediatamente un accurato inventario che è giunto fino a noi nei ff. 1-66 dell’attuale codice Crypt. Z.δ.XII, e che viene generalmente designato ‘Regestum Bessarionis’ (11). Lo stesso Bessarione dispose che si eseguisse una traduzione latina sia del testo greco sia delle iscrizioni dei sigilli di ‘nonnula iura et monimenta’: ci è così pervenuto il ‘transsumptum in pubblicam fornam redactum’, in versione latina, di un crisobollo greco concesso dal re normanno Ruggero II all’abate ‘Sanctae Dei Cryptaeferratae Domino Leontio’ nell’aprile dell”annus mundi 6639, indizione IX (= aprile 1131). Detto transunto fu eseguito in Roma il 16 novembre 1465 dal notaio ‘Henricus de Goch clericus Coloniensis dioecesis, a richiesta di Domenico de Dominicis vescovo di Brescia, referendario e vicario pontificio per Roma e circondario, per incarico del cardinale Bessarione. L’atto del 1465 non è stato tramandato però in originale , ma attraverso la copia autentica eseguita il 13 ottobre 1595 a cura del protonotario apostolico Camillo Borghese, su incarico di papa Clemente VIII e a richiesta di P. Giovanni Ceci, di Tuscolo, procuratore dell’Ordine Basiliano (…). A sua volta la copia autentica del 1595 ci è giunta nella trascrizione che ne seguì il 20 maggio 1710, Pietro Menniti, abate generale dei Basiliani, e che si legge oggi negli ultimi fogli (ff. 88-90) dello stesso codice Crypt. Z.δ.XII che contiene il ‘Regestum Bessarionis’. Una nota di altra mano, nell’angolo inferiore destro di f. 90, informa che il documento che servì di modello al Menniti (ossia la copia autentica del 1595) fu data nel 1728 ai Certosini che acquistarono il Monastero di Montesano, una delle Grange nominate nel documento (…). Il testo del crisobollo fu pubblicato per la prima volta nella monografia che un benemerito erudito locale, il canonico Domenicantonio Ronsini, dedicò alla storia di Rofrano (5). Il canonico Ronsini (5), utilizzò, come egli stesso dichiara (…), una copia conservata nell’Archivio Comunale di Rofrano, esemplata sul documento del monastero di Montesano per Notar Ottone Francesco Martelli di Padula. L’opuscolo del Ronsini, uscito nel 1873 a Salerno, ebbe limitata diffusione: lo conobbe e lo utilizzò il P. Antonio Rocchi nel 1893 (11), ma lo ignorarono sia Erich Caspar (…) sia Ferdinand Chalandon (…). Il documento fu riscoperto da Paul Fridolin Kehr (…),  fu ripubblicato, sulla base del codice Criptense, da Fedor Schneider nel 1914 (15). Esso è registrato nell’appendice al Caspar redatto da Paolo Collura (16), ed è stato uilizzato sia da Horst Enzensberger nel suo lavoro sulla cancelleria e i documenti normanni dell’Italia meridionale e della Sicilia (17) sia da Carlrichard Bruhl, nella sua monografia sui documenti del Re Ruggero II (18). Recentemente lo ha ripubblicato, nelle sue preziose opere sulla storia economica ed ecclesiastica del Cilento, Pietro Ebner (3).”. Nella sua nota (2), la Follieri ci  informa che il codice Cryptense Z. d. XII, fu pubblicato da padre Rocchi (…). Nella sua nota (2), a p. 33, la Follieri (6), scrive: “(2) Descrizione del Codice presso A. Rocchi (11), ‘Codices ecc..’, pp. 513-514. Sul Regestum Bessarionis, di mano di Nicolò Perrotti, si veda il recente ottimo studio di Concetta Bianca (…),…” (26). Il “Regestum Bessarionis Cardinalis Abatis Cryptaeferratae”, o la Platea o Inventario (Registro o elenco) “La Platea dei beni monastici”, dei beni dell’Abbazia di S. Maria di Grottaferrata a Tuscolo, redatta nel 1462  dall’Arcivescovo Nicolò Perotti, vicario generale del Cardinale Commendatario Bessarione e, conservato nella Biblioteca dell’Abbazia di Grottaferrata a Tuscolo, sotto “Platee 1” (Figg. 23), che in seguito, fu pubblicato dal padre Rocchi (…). Il Rocchi (11), riguardo il Codice Cryptense, redatto dal Perotti, ci informava che: Don Nicola Perrotti Arcivescovo Sipontini e nell’Abbazia di Grottaferrata (Cryptaferratae) aiutante del Cardinale Bessarionis, Abate commendatari immortale. Ho cominciato a scrivere il libro d. 28 o agosto. 1457, come si legge nel prologo. Appacta l’inizio del libro è l’immagine di una carta. Bessarionis consiglio di amministrazione della Biblioteca antica del segretario della Sacra Congregazione di Propaganda Fide del Vaticano o cura di Stefano Borgia, an. 1757, coniate in aria. La strada sul pad ha diritto ad alcun e ovunque Regestum Bessarionis Abbatiæ Cryptoferratensis buona esistente. Fol. 62. I diplomatici vengono a mettere tutti che sono un vescovo di un re.”Il Rocchi (11), riguardo il “Regestum Bessarionis”, contenuto nel volume di Archivio detto codice Crypt. Z.δ.XII, a p. 513, scrive: “CODEX DECIMUS SECUNDUS Z. δ. XII. Cod. ms. bombycin. saec. XV, costans foliis 98, quorum duo priora sunt membran. longitud. metri fere 0, 27, latitud. 0, 21, exaratus bono et nitido charactere, jussu D. Nicolai Perrotti ep. Sipontini, in Monasterio Cryptaferratae Vicarii Cardinalis Bessarionis, abatis Commendatarii perpetui. Scribi autem liber coeptus est d. XXVIII mensis Augusti an. MCDLXII, uti legitur in proemio. Initio autem libri appacta est imago ipsius Card. Bessarionis, quae ex antiqua tabula Biblioth. Vatic. curante Stephano Borgia a secretis Sacrae Congr. de Propaganda Fide an. MDCCLVII, aere cusa est. Porro Platea codex inscribitur vel etiam Regestum Bessarionis quorumcumque et ubique existentium Abbatiae Cryptoferratensis bonorum. Fol. 62. Veniunt pone Diplomata quae omnia sunt ‘pontificia’, praeter unum regium.” . Scrive la studiosa Giovanna Falcone il volume d’Archivio, codice Z. d. XII, ovvero il volume d’Archivio detto: “Regestum Bessarionis Cardinalis Abatis Cryptaeferratae”, in cui sono legati insieme la Platea dei beni dell’Abbazia di S. Maria Abatis Cryptaferratae”, in cui, sono legati e contiene insieme la ‘Platea dei beni’ dell’Abbazia di S. Maria di Grottaferrata a Tuscolo, del Cardinale Bessarione ed il ‘Bullarium’ (dei privilegi concessi dai re Normanni, dove si trova anche il “Crisobollo di Re Ruggero II”), redatto nella stessa epoca e, conservato all’Archivio del Monumento Nazionale dell’Abbazia di S. Maria di Grottaferrata a Frascati. Il Codice Cryptense del Cardinale Bessarione è un codice bombicino (in seta) e manoscritto in cui si trova il cosiddetto “Regestum Bessarionis”. Una specie di Platea o inventario fatto redigere dal Cardinale Bessarione, commendatario dell’Abbazia di Grottaferrata a Tuscolo (Frascati), in cui venivano inventariati i beni usurpati all’Abbazia: “Egli fece redigere perciò immediatamente un accurato inventario che è giunto fino a noi nei ff. 1-66 dell’attuale codice Crypt. Z.δ.XII, e che viene generalmente designato ‘Regestum Bessarionis’ (2).. Del codice Criptense (Crypt. Z. δ. XII), e del “Regestum Bessarionis”, ne ha parlato anche il Breccia (30) in un suo pregevole studio in onore di Arnold Esch, scriveva che l’inizio del XVIII secolo Pietro Menniti, allora padre generale dell’ordine basiliano, aveva tentato di raccogliere la documentazione superstite dei monasteri affidati alle sue cure (30), e che tale indagine lo indusse ad esaminare le pergamene originali e le copie conservate tuttora presso la Badia di Grottaferrata. “I documenti pontifici per Grottaferrata, si possono suddividere in due grandi famiglie. Prima di tutto vi sono infatti quelli di cui si curò inizialmente la copia presso il monastero stesso: il vero e proprio ‘Bullarium Cryptense’, rappresentato da un capostipite della metà del secolo XV – il cosiddetto ‘Regestum Bessarionis’, attuale codice  Crypt. Z. δ. XII, ff. 68-89 – e dal suo apografo, posteriore di circa 200 anni, oggi conservato nell’archivio della Badia con la segnatura 523.”. Il testo di questo codice Cryptense Crypt. Z. d. XII, fu redatto dal Perotti, di cui recentemente abbiamo ottenuto, su nostra richiesta la sua riproduzione digitale all’Archivio della Biblioteca del Monumento Nazionale dell’Abbazia di Grottaferrata a Tuscolo, dove esso è conservato nell’ASMN, ‘Platee 1′, e che ivi pubblichiamo  per la prima volta è illustrato nelle immagini di Figg. 2-3-4, ecc..

(8) Rocchi A., De coenobio Crypto ferratensi eiusque bibliotheca et codicibus praesertim Graecis commentarii, Tuscoli, 1893, p. 25; si veda pure: Rocchi A., Codices Cryptenses seu Abatiae Cryptae Ferratae in Tusculano, Tusculani, 1883; il Rocchi ci parla del Codice manoscritto bombicino (in seta) del Cardinale Bessarione, Crypt. Z. d. XII, che contiene il ‘Regestum Bessarionis’, p. 513; si veda pure Rocchi A., La Badia di S. Maria di Grottaferrata, Roma, ed. Tip. della Pace di F. Guggiani, 1884 (Archivio Storico Attanasio).

IMG_5789

(9) Pera L., Regestum Bessarionis Cardinalis Abatis Cryptaeferratae, stà in Caciorgna M.T., Santa Maria di Grottaferrata e il Cardinale Bessarione – Fonti e studi sulla prima Commenda, a cura di.., ed. Istituto Nazionale di Studi Romani, La Regione Romana, vol. III, 2005, si veda p. 147 e s. e si veda p. 379 e s. (Archivio Storico Attanasio).

(10) Falcone G., Il Crisobollo di Ruggero II di Sicilia e il castello di Rofrano dal 1131 al 1476, stà in Aromando G. e Falcone G., op. cit. (13), p. 147 e s. (Archivio Storico Attanasio).

img_5638.jpg

(11) Aromando G. – Falcone G., Inventari a cura di, Montesano sulla Marcellana e la sua memoria storica, Soprintendenza Archivistica e bibliografica per la Campania, ed. Zaccara, Lagonegro, 2017 (Archivio Storico Attanasio); si veda pure dello stesso autore: Aromando G., Bagliori d’Oriente in Occidente (1004-2004 Mille anni di Unità), stà in “Il Saggio”, n. 96, anno IX, marzo 2004; si veda pure: Aromando G.,  L’Abbazia di Grottaferrata e sue dipendenze nel Vallo di Diano – La presenza e gli effetti del monachesimo italo greco, stà in “Il Saggio”, n. 97, n. 99, n. 100, anno IX, aprile, giugno, luglio, agosto, 2004.

(12) Minisci Teodoro, Ieromonaco, Santa Maria di Grottaferrata. La Chiesa e il monasero, Badia Greca di Grottaferrata, 1955 (Archivio Storico Attanasio).

(13) Giovannelli Germano (Ieromano), Il Monastero di S. Nazario e il Baronato di Rofrano, stà in ‘Bollettino della Badia greca di Grottaferata’, Grottaferrata, n.s. n. 3 (1949), pp. 67-75; si veda pure dello stesso autore: vita di S. Nilo, e pure: Grottaferrata, stà in Bollettino della Baia di Grottaferata, Grottaferrata, n.s. n… (1955); si veda pure il Ronsini (5), op. cit. ed. Forni, e si tratta del Vol. III (1949), si veda da p. 94 e s. (Archivio Storico Attanasio).

(14) Bianca Concetta, L’Abbazia di Grottaferrata e il cardinale Bessarione, stà in Bollettino della Baia di Grottaferata, n.s. 41 (1987), pp. 135-152 (Archivio Storico Attanasio).

(15) Barra G., Rofrano, Terra della civiltà Greco-Bizantina, ed. Il Saggio, Eboli, 2017 (Archivio Storico Attanasio).

(16) (16) Breccia Gastone, Bullarium Cryptense I documenti pontifici per il monastero di Grottaferrata, in ‘Le storie e la memoria in onore di Carlo Esch’ – e-book, a cura di Delle Donne R. e Zorzi A.; si veda pure: Breccia G., Archivium basiliarum. Pietro Menniti e il destino degli Archivi monastici italo-greci, in ‘Quellen und Forchungen aus Italienischen Archivien und Bibliotheken’, 71 (1991), pp. 14-105 (Archivio Storico Attanasio); si veda pure dello stesso autore Breccia G., ‘Il Monastero di S. Maria di Rofrano grangia cryptense’, stà in ‘Bollettino della Badia greca di Grottaferata’, Grottaferrata, n. 45 (1991), pp. 213-228.

(17) Muratori A.L., Annali d’Italia dal principio dell’era volgare sino all’anno MDCCXLIX, Prato, Tipografia Giachetti, 1868.

(18) Giuseppe Menta “Difesa tecnico legale pel Seminario di Policastro contro il Comune di Rofrano.”, redatto per la Curia vescovile della Diocesi di Policastro. Il documento viene citato dal Gaetani R., op. cit. (..), a p. 154, alla nota 4 (nota 1). Il Gaetani dice di aver tratto alcuni passi della “Platea dei Beni ecc..”, proprio da questo documento del canonico Giuseppe Menta. Si trattava di una Relazione che il Menta redasse per il Seminario Vescovile di Policastro, in una vertenza giuridica sorta con il Comune di Rofrano. Non sappiamo se trattasi della stessa persona di cui parla il Gaetani (…), ma il Laudisio (…), a p. 137, cita un certo “Menta Domenico, vicario dell’abbazia benedettina di S. Pietro di Licusati, 93.“. Il Menta Giuseppe, viene citato a p. 88 per un Processo contro un Abate, nel testo: Ragioni della sede apostolica nelle presenti controversie colla corte di Torino – Informazione istorica Divisa in quattro parti, Roma, Tomo I, parte I°, 1750, che si può scaricare  gratuitamente da Google libri. Il Laudisio (…), scrive in proposito a p. 93 (…): “Il 26 luglio 1819 nella chiesa madre di Lagonegro, la teca fu aperta alla presenza del popolo dal reverendissimo canonico teologo della cattedrale don Domenico Menta, allora provicario generale ed ora dignissimo vicario dell’Abbazia nullius * di S. Pietro di Licusati.”.

(19) Borsari S., Il monachesimo bizantino nella Sicilia e nell’Italia meridionale prenormanna, ed. Nella Sede dell’Istituto, 1963

(20) Cervellino L., Direzione ovvero guida delle Università di tutto il Regno di Napoli per la sua retta Amministrazione, Napoli, Stamperia di Vincenzo Manfredi, 1776, si veda da p. 113 a p. 121, nel Cap. XII, ‘Della Bonatenenza‘, ci parla del titolo di Rofrano (Archivio Storico Attanasio).

(21) Falkenhausen Vera von, Aspetti economici dei monasteri bizantini in Calabria (sec. X-XI), stà in ‘Calabria bizantina’, aspetti sociali ed economici, ed. Parallelo 38, Grafica Meridionale, Vibo Valenzia, 1977, p. 32 (Archivio Storico Attanasio).

(22) Guillaume P., Essai historique sur l’Abbaye de Cava, Cava dei Tirreni, 1877, Appendice, pp. XXX-XXXII; descrizione del sigillo ivi, pp. 105-106 (Archivio Storico Attanasio).

(23) Agatangelo Romaniello, Roccagloriosa nella tradizione e nella storia, ed. Grafica Jannone, Salerno, 1986 (Archivio Storico Attanasio).

Martire Domenico

(…) Martire D., La Calabria Sacra e Profana, Cosenza, 1877, s. I, pp. 150 e s.

IMG_4924

(24) De Micco Consigliere – Relazione nella Causa vertente tra Seminario Diocesano di Policastro resistente contro il Comune di Rofrano ricorrente, nonchè i Comuni di Roccagloriosa, TorreOrsaia e Castelruggiero, anche resistenti, Nella Corte di Cassazione di Napoli, Napoli, ed. Tipografia di Gennaro M. Priore, 1895 (Archivio Storico Attanasio).

(25) (Fig. 1) Stralcio della carta corografica manoscritta ‘Principato Citra – Regno di Napoli‘, ove sul retro è scritto ‘1756’ (?), sec. XVIII, Principato Citra, Regno di Napoli‘, da me scoperta nel 1975 e da me pubblicata per la prima volta nel 1987. Conservata all’Archivio di Stato di Napoli – Sezione Diplomatico-politica, “Raccolta piante e disegni“, C. XXXII, 2, di cui si pensa essere stata una copia delle carte conservate  alla Biblioteca Nazionale di Parigi e, fatta riprodurre da Ferdinando Galiani per il Tanucci (Archivio Storico Attanasio).

(26) Gatta Costantino, La Lucania illustrata ecc.., Napoli, per Antonio Abri, 1723. Si veda pure, Gatta Costantino, Memorie topografico-storiche della provincia di Lucania ecc…., opera postuma di Costantino Gatta data alla luce da suo figlio Giuseppe, Napoli, stamperia Muziana, 1743. Riguardo il ‘Centaurino’, si veda il Capo VI, da p. 302 e s. (Archivio Storico Attanasio).

(27) Fittipaldi W., La presenza bizantina nella Lucania e nel Meridione d’Italia, ed. Zaccara, Lagonegro, 2016

(28) Gassisi Sofronio, Ieromonaco, I manoscritti di S. Nilo Juniore, Roma, 1905, Bollettino della Badia greca di Grottaferrata, Scuola Tipografica Italo-Orientale “S. Nilo”, 1947.

(29) Borrelli C., Catalogo dei Baroni, in Appendice al ‘Vindex Neapolitanae nobilitatis’, Napoli, 1653.

(30) Capasso B., Sul catalogo dei feudi e dei feudatari delle provincie napoletane sotto la dominazione normanna, Atti dell’Accademia di Archeologia, Letteratura e Belle Arti, s. I, IV, 1868, pp. 293–371.

IMG_5753

(31) Jamison E.M. – Ady C.M. – Vernon K.D. – Sanford C., Italy medieval and modern a histori, ed. Clarendon, Oxford, 1019, p…..(Archivio Storico Attanasio); si veda pure  Evelyn Jamison, Additional Work on the Catalogus baronum, Bollettino dell’Istituto Storico Italiano, LXXXIII, 1971, pp. 1–63, oppure (a cura di ), Catalogus Baronum (Fonti per la Storia d’Italia, 101), Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, Roma, 1972,  n. 492

(32) Il ‘Bullarium Cryptense’, il ‘Bullarium Basilium’ del Menniti.  Il codice Cryptense Crypt. Z.d. XII, oltre alla ‘platea dei beni..’, e oltre al “Regestum Bessarionis”, contiene il “Bullarium Cryptense”, un inventario di copie di antichi documenti manoscritti, trascritti da Pietro Menniti (…), su incarico di………….che raccolse ed inventariò diversi documenti manoscritti di privilegi o donazioni fatte nei secoli passati all’Abazia di S. Maria di Grottaferrata a Tuscolo. Fra questi documenti, contenuti nel ‘Bullarium Cryptense’, vi è anche una copia di un antico documento Normanno detto ‘Crisobollo di re Ruggero II’. L’antico documento Normanno detto “Crisobollo di re Ruggero II”, che, come ci informa la Follieri (6), è : “…e che si legge oggi negli ultimi fogli (ff. 88-90) dello stesso codice Crypt. Z.δ.XII che contiene il ‘Regestum Bessarionis’.. La Follieri (6), op. cit., a p. 49, ci dice che ci informa del codice Cryptense (Crypt. Z. δ. XII) (10), insieme ai ‘Nonnula’ e al ‘Bullarium’ degli antichi privilegi Normanni concessi all’Abazia di S. Maria di Grottaferrata come ad esempio la copia del Menniti (8), del ‘Crisobollo di re Ruggero II’, si trova legato e insieme anche il “Regestum Bessarionis Cardinalis Abatis Cryptaeferratae”. Del ‘Crisobollo di re Ruggero II’,  abbiamo già parlato in un nostro saggio ivi pubblicato. Scrive la studiosa Giovanna Falcone il volume d’Archivio, codice Z. d. XII, ovvero il volume d’Archivio detto: “Regestum Bessarionis Cardinalis Abatis Cryptaeferratae”, in cui sono legati insieme la Platea dei beni dell’Abbazia di S. Maria Abatis Cryptaferratae”, in cui, sono legati e contiene insieme la ‘Platea dei beni’ dell’Abbazia di S. Maria di Grottaferrata a Tuscolo, del Cardinale Bessarione ed il ‘Bullarium’ (i privilegi concessi dai re Normanni, dove si trova anche il “Crisobollo di Re Ruggero II”), redatto nella stessa epoca e, conservato all’Archivio del Monumento Nazionale dell’Abbazia di S. Maria di Grottaferrata a Frascati. Del codice Criptense (Crypt. Z. δ. XII), e del “Regestum Bessarionis”, ne ha parlato anche il Breccia (30) in un suo pregevole studio in onore di Arnold Esch, scriveva che l’inizio del XVIII secolo Pietro Menniti, allora padre generale dell’ordine basiliano, aveva tentato di raccogliere la documentazione superstite dei monasteri affidati alle sue cure (30), e che tale indagine lo indusse ad esaminare le pergamene originali e le copie conservate tuttora presso la Badia di Grottaferrata. “I documenti pontifici per Grottaferrata, si possono suddividere in due grandi famiglie. Prima di tutto vi sono infatti quelli di cui si curò inizialmente la copia presso il monastero stesso: il vero e proprio ‘Bullarium Cryptense’, rappresentato da un capostipite della metà del secolo XV – il cosiddetto ‘Regestum Bessarionis’, attuale codice  Crypt. Z. δ. XII, ff. 68-89 – e dal suo apografo, posteriore di circa 200 anni, oggi conservato nell’archivio della Badia con la segnatura 523. Entrambi questi manoscritti vennero poi utilizzati da Pietro Menniti per la redazione del ‘Bullarium Basilium’ all’inizio del XVIII secolo (2), come pure per le copie sciolte oggi all’Archivio di Stato di Roma (3). La seconda e più numerosa famiglia è rappresentata invece dai documenti dell’Archivio Segreto Vaticano, rintracciati grazie allo schedario Garampi (4). Si tratta di più di 30 originali tramandati nelle varie serie dei ‘Registri’, cui ne vanno aggiunti altri tre compresi nei volumi dei ‘Diversa Cameralia’ e una copia isolata in un formulario del XV secolo (Arm. LIII): in tutto 38 documenti, soltanto 2 dei quali compaiono anche nei testimoni del ‘Bullarium Cryptense’ (5). Vengono elencati in ordine cronologico i documenti pontifici riguardanti il monastero di Grottaferrata emanati dall’epoca della sua fondazione ad opera di S. Nilo di Rossano (1004) fino alla concessione in commenda da parte di papa Pio II al cardinale Bessarione (1462)(6). Dunque vediamo cosa dice il Breccia nelle sue singole note dalla (2) alla nota (6): la nota (2): Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Fondo Basiliani, vol. 32. Che il Menniti si sia servito sia dello Z. D. XII che del ms. 523 è provato dalle note apposte in margine al suo ‘Bullarium Cryptense’; nella  nota (3), scrive: Segnatura: Congregazioni religiose maschili. Basiliani di S. Basilio, busta 297, 2. Per uno sguardo d’insieme su questa prima famiglia dei documenti pontifici per Grottaferrata, cfr, infra, Tabella 1; nella nota (4), scrive: Cfr. infra, Tabella 2; nella nota (5), scrive: si tratta infatti dei nostri nn. 34 e 48 (rispettivamente Urbano IV, 1262 marzo 17: Reg. Vat. 26, f. 15v = Z-δ. XII, n. 19, f. 87v = ms. 523, n. 16, f. 23 = Fondo Basiliani, vol. 32, pp. 46-48, e Clemente VI, 1347, agosto 23: Reg. Vat. 180, f. 244v =  Z. δ. XII, n. 11, ff. 79v-81r = ms. 523, n. 8, ff. 11v-14r = Fondo Basiliani, vol. 32, pp. 64-69) per i quali cfr. infra a suo luogo; nella sua nota (6), scrive: “Il regesto quì presentato è stato compilato essenzialmente sulla base dei vari testimoni della citata raccolta criptense e su quanto è stato possibile rinvenire nell’Archivio Segreto Vaticano grazie soprattutto allo ‘Schedario ‘Garampi’, ecc..ecc..”. Per la consultazione dei documenti all’Archivio Segreto Vaticano, si veda: Sussidi per la consultazione dell’Archivio vaticano: lo schedario Garampi, i Registri vaticani, i Registri lateranensi, le “Rationes camerae”, l’Archivio concistoriale, Nuova ed. riveduta e ampliata / a cura di Germano Gualdo Città del Vaticano : Archivio Vaticano, 1989.

(33) Menniti Pietro, Abate Generale della Congregazione dei monaci basiliani d’Italia. La studiosa Enrica Follieri (6), scriveva in proposito alla copia pervenutaci del  ‘Crisobollo di Re Ruggero II’ che: “A sua volta la copia autentica del 1595 ci è giunta nella trascrizione che ne seguì il 20 maggio 1710, Pietro Menniti, abate generale dei Basiliani, e che si legge oggi negli ultimi fogli (ff. 88-90) dello stesso codice Crypt. Z.δ.XII che contiene il ‘Regestum Bessarionis’. Una nota di altra mano, nell’angolo inferiore destro di f. 90, informa che il documento che servì di modello al Menniti (ossia la copia autentica del 1595) fu data nel 1728 ai Certosini che acquistarono il Monastero di Montesano, una delle Grange nominate nel documento (…).”. Del codice Criptense (Crypt. Z. δ. XII), e del “Regestum Bessarionis”, ne ha parlato anche il Breccia (…) in un suo pregevole studio in onore di Arnold Esch, scriveva che all’inizio del XVIII secolo Pietro Menniti, allora padre generale dell’ordine basiliano, aveva tentato di raccogliere la documentazione superstite dei monasteri affidati alle sue cure (…), e che tale indagine lo indusse ad esaminare le pergamene originali e le copie conservate tuttora presso la Badia di Grottaferrata. “I documenti pontifici per Grottaferrata, si possono suddividere in.. ‘Bullarium Cryptense’, rappresentato da un capostipite della metà del secolo XV – il cosiddetto ‘Regestum Bessarionis’, attuale codice  Crypt. Z. δ. XII, ff. 68-89 – e dal suo apografo, posteriore di circa 200 anni, oggi conservato nell’archivio della Badia con la segnatura 523. Entrambi questi manoscritti vennero poi utilizzati da Pietro Menniti per la redazione del ‘Bullarium Basilium’ all’inizio del XVIII secolo (2), come pure per le copie sciolte oggi all’Archivio di Stato di Roma (3)”. Dunque vediamo cosa dice il Breccia nelle sue singole note dalla (2) alla nota (6): la nota (2): Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Fondo Basiliani, vol. 32. Che il Menniti si sia servito sia dello Z. D. XII che del ms. 523 è provato dalle note apposte in margine al suo ‘Bullarium Cryptense’; nella  nota (3), scrive: “Segnatura: Congregazioni religiose maschili. Basiliani di S. Basilio, busta 297, 2. Per uno sguardo d’insieme su questa prima famiglia dei documenti pontifici per Grottaferrata, cfr, infra, Tabella 1; nella nota (4), scrive: Cfr. infra, Tabella 2; nella nota (5), scrive: si tratta infatti dei nostri nn. 34 e 48 (rispettivamente Urbano IV, 1262 marzo 17: Reg. Vat. 26, f. 15v = Z-δ. XII, n. 19, f. 87v = ms. 523, n. 16, f. 23 = Fondo Basiliani, vol. 32, pp. 46-48, e Clemente VI, 1347, agosto 23: Reg. Vat. 180, f. 244v =  Z. δ. XII, n. 11, ff. 79v-81r = ms. 523, n. 8, ff. 11v-14r = Fondo Basiliani, vol. 32, pp. 64-69) per i quali cfr. infra a suo luogo; nella sua nota (6), scrive: Il regesto quì presentato è stato compilato essenzialmente sulla base dei vari testimoni della citata raccolta criptense e su quanto è stato possibile rinvenire nell’Archivio Segreto Vaticano grazie soprattutto allo ‘Schedario ‘Garampi’, ecc..ecc..”. Per la consultazione dei documenti all’Archivio Segreto Vaticano, si veda: Sussidi per la consultazione dell’Archivio vaticano: lo schedario Garampi, i Registri vaticani, i Registri lateranensi, le “Rationes camerae”, l’Archivio concistoriale, Nuova ed. riveduta e ampliata / a cura di Germano Gualdo Città del Vaticano : Archivio Vaticano, 1989″.

Pietro Minniti e le sue copie e trascrizioni dei sigilli di ‘Nonnula iura et monimenta’

La studiosa Enrica Follieri (…), in un suo pregevole studio su un antico documento Normanno di notevole importanza per le nostre terre, op. cit., a p. 49, scriveva in proposito che: “Il Cardinale Bessarione, non appena Papa Pio II gli ebbe affidata in commenda il monastero di S. Maria di Grottaferrata (28 Agosto 1462), si preoccupò di difendere e richiamare “i diritti della Badia sui possessi conculcati o usurpati” (1). Egli fece redigere perciò immediatamente un accurato inventario che è giunto fino a noi nei ff. 1-66 dell’attuale codice Crypt. Z.δ.XII, e che viene generalmente designato ‘Regestum Bessarionis’ (11). Lo stesso Bessarione dispose che si eseguisse una traduzione latina sia del testo greco sia delle iscrizioni dei sigilli di ‘nonnula iura et monimenta’: ci è così pervenuto il ‘transsumptum in pubblicam fornam redactum’, in versione latina, di un crisobollo greco ecc…”. Sempre la Follieri (…), riferendosi agli antichi documenti e donazioni all’Abazia di Grottaferrata, continua dicendo che: Detto transunto….L’atto del 1465 non è stato tramandato però in originale , ma attraverso la copia autentica….A sua volta la copia autentica del 1595 ci è giunta nella trascrizione che ne seguì il 20 maggio 1710, Pietro Menniti, abate generale dei Basiliani, e che si legge oggi negli ultimi fogli (ff. 88-90) dello stesso codice Crypt. Z.δ.XII che contiene il ‘Regestum Bessarionis’. Una nota di altra mano, nell’angolo inferiore destro di f. 90, informa che il documento che servì di modello al Menniti (ossia la copia autentica del 1595) fu data nel 1728 ai Certosini che acquistarono il Monastero di Montesano, una delle Grange nominate nel documento (…).”. Scrive la studiosa Giovanna Falcone (…) il volume d’Archivio, codice Z. d. XII, ovvero il volume d’Archivio detto: “Regestum Bessarionis Cardinalis Abatis Cryptaeferratae”, in cui sono legati insieme la Platea dei beni dell’Abbazia di S. Maria Abatis Cryptaferratae”, in cui, sono legati e contiene insieme la ‘Platea dei beni’ dell’Abbazia di S. Maria di Grottaferrata a Tuscolo, del Cardinale Bessarione ed il ‘Bullarium’ (i privilegi concessi dai re Normanni, dove si trova anche il “Crisobollo di Re Ruggero II”), redatto nella stessa epoca e, conservato all’Archivio del Monumento Nazionale dell’Abbazia di S. Maria di Grottaferrata a Frascati. Infatti, degli antichissimi documenti o privilegi (anche d’epoca Normanna) di donazioni fatte all’Abazia di S. Maria di Grottaferrata a Tuscolo, ne ha parlato anche il Breccia (…), che scrivendo riguardo il codice Criptense (Crypt. Z. δ. XII)(…), e del “Regestum Bessarionis”, in un suo pregevole studio in onore di Arnold Esch, scriveva che l’inizio del XVIII secolo Pietro Menniti, allora padre generale dell’ordine basiliano, aveva tentato di raccogliere la documentazione superstite dei monasteri affidati alle sue cure (…), e che tale indagine lo indusse ad esaminare le pergamene originali e le copie conservate tuttora presso la Badia di Grottaferrata. Siccome la studiosa Enrica Follieri, circa la copia del ‘Crisobollo’, eseguita dal Minniti (…), ci informava che: “A sua volta la copia autentica del 1595 ci è giunta nella trascrizione che ne seguì il 20 maggio 1710, Pietro Menniti, abate generale dei Basiliani, …..informa che il documento che servì di modello al Menniti (ossia la copia autentica del 1595) fu data nel 1728 ai Certosini che acquistarono il Monastero di Montesano, una delle Grange nominate nel documento (…).”. Infatti, è lo stesso Ronsini (…), il primo a pubblicare la trascrizione della copia del ‘Crisobollo’, eseguita al Minniti, scriveva in proposito: “Fu tradotta dal Greco in Roma ed inserita in nuova pubblica scrittura, ed autenticata nel 1465 Indizione XIII a’ 16 Novembre giorno di Sabato, nell’An. II. del Pontificato di Paolo II. La copia conservata nell’Archivio Comunale per Notar Ottone Francesco Martelli di Padula exemplata est ob originali Instrumento Concessionis factae Venerabili Monasterio Cryptae Ferratae, injuncto, et ligato in principio Platae Venerabilis Monasterii de Montesano.”. Quindi, apprendiamo dal Ronsini (…), che la copia del ‘Crisobollo’, eseguita da Pietro MinnitiFu tradotta dal Greco in Roma ed inserita in nuova pubblica scrittura, ed autenticata nel 1465 Indizione XIII a’ 16 Novembre giorno di Sabato, nell’An. II. del Pontificato di Paolo II.”. Il Ronsini (…), ci informa pure, notizia poi in seguito confermataci dalla Follieri (…), che la copia del ‘Crisobollo’, eseguita dal Minniti nel 1710 (utilizzando la copia autentica del 1595), “La copia conservata nell’Archivio Comunale per Notar Ottone Francesco Martelli di Padula exemplata est ob originali Instrumento Concessionis factae Venerabili Monasterio Cryptae Ferratae, injuncto, et ligato in principio Platae Venerabilis Monasterii de Montesano.”. Sappiamo che la copia del ‘Crisobollo’, eseguita dal Minniti (…), fu data ed utilizzata dai Certosini, nell’atto di acquisto del Monastero di Montesano “fu data nel 1728 ai Certosini che acquistarono il Monastero di Montesano, una delle Grange nominate nel documento (…).”. Come scriveva il Ronsini (…), l’Atto di acquisto del Monastero di Montesano sulla Marcellana in Provincia di Salerno (centro nel Vallo di Diano), era: “Instrumento Concessionis factae Venerabili Monasterio Cryptae Ferratae, injuncto, et ligato in principio Platae Venerabilis Monasterii de Montesano.”. Inoltre, apprendiamo dal Ronsini (…), notizia poi confermata dall’esame della Follieri (…), che la copia del ‘Crisobollo’, eseguita dal Minniti (…), nel 1710, fu utilizzata dal Notaio Ottone Francesco Martelli di Padula per esemplare (copiare e confermare) il suo Atto di acquisto che eseguì per i Certosini che nel 1728, acquistarono il Monastero di Montesano e, conservata nell’Archivio del Comune. Non capiamo bene se il Ronsini (…), si riferisse all’Archivio del Comune di Rofrano o di Montesano. La Follieri (…), nel suo pregevole studio sul ‘Crisobollo‘, scriveva: “Una nota di altra mano, nell’angolo inferiore destro di f. 90, informa che il documento che servì di modello al Menniti (ossia la copia autentica del 1595) fu data nel 1728 ai Certosini che acquistarono il Monastero di Montesano, una delle Grange nominate nel documento (…).” e, nella sua nota (4): “Il privilegio di cui questa è una copia è stato dato alli PP. Certosini che han comprato Montesano. hoggi 26 ottobre 1728′. Si tratta di Certosini del grande Monastero di S. Lorenzo di Padula.”.  E noi aggiungiamo che si trattava dell’Atto di acquisto (Istrumento) che i certosini della Certosa di Padula, il 26 ottobre 1728, fecero redigere dal Notaio Ottone Francesco Martelli di Padula per l’acquisto della Grangia di S. Pietro al Tamusso a Montesano sulla Marcellana. La Follieri (…), che nel suo pregevole studio sul ‘Crisobollo‘, scriveva che non era riuscito a tovare il documento, citato dal Ronsini (…), sebbene alcuni di Rofrano si fossero attivati. Infatti, la studiosa Falcone (…), scriveva in proposito alla copia del ‘Crisobollo’ del Minniti: “La copia del Crisobollo è stata fisicamente aggiunta alla fine del ‘Bullarium’ del notaio Tegliazio a completare la serie. Delle due copie che l’hanno preceduta si è conservata notizia soltanto della seconda, risalente al 1595. Una nota posta nell’angolo inferiore dell’ultima pagina trascritta dal Minniti, ma di mano diversa, informa che “il privilegio di cui questa è una copia è stato dato alli P (adri) Certosini che han comprato Montesano hoggi 26 ottobre 1728”. Poi quest’ultimo documento riguardante l’amministrazione della grangia di S. Pietro al Tomusso in Montesano, datato 27 ottobre 1728 (Atti e carteggio dei procuratori, doc. n. 660), il procuratore della Certosa di S. Maria degli Angeli di Roma dichiara ricevere dal procuratore del Monastero di Grottaferrata, per consegnarli al priore della Certosa di S. Lorenzo, diversi documenti relativi ai beni di Montesano compresa “la copia antica dell’investitura del conte Ruggiero”. Di tale copia presumiamo si sia servito il Canonico Domenicantonio Ronsini nel suo libro ‘Cenni storici sul comune di Rofrano del 1873 in cui il documento è pubblicato per la prima volta, ma essa non era più reperibile al tempo dello studio della professoressa Follieri.”

 Crisobollo 6

(Fig. 16) Note a tergo del Minniti nella sua copia del ‘Crisobollo‘.

Cattura.PNG

(Fig. 17) Note a tergo di altra mano nella copia del ‘Crisobollo’ del Minniti.

La Falcone, ci informa quindi che la copia del ‘Crisobollo’, redatta dal Minniti, fu consegnata, insieme a diversi altri documenti relativi ai beni di Montesano, al Priore dei certosini della Certosa di S. Lorenzo a Padula per l’acquisto della Grangia di S. Pietro al Tomusso o Tumusso in Montesano sulla Marcellana, appartenente fino a quel momento all’Abazia di S. Maria di Grottaferrata a Tuscolo. Infatti, questa Grangia, faceva parte degli antichi possedimenti dell’Abbazia Tuscolana e la si trova citata nella platea dei beni che va sotto il nome “Regesto Bessarionis”, di cui abbiamo parlato in un nostro saggio ivi pubblicato. La studiosa Falcone (…), riguardo questi documenti, scriveva che: “La documentazione prodotta a Montesano dall’amministrazione dei procuratori e pervenuta in possesso dell’Abbazia di Grottaferrata subito dopo la vendita dei beni nel 1728, ha richiesto un minuzioso lavoro di riordinamento basato sulla comprensione dei singoli documenti, ognuno dei quali ecc…La prima serie è denominata “Atti e carteggio dei procuratori” e comprende il ricco materiale di carte sciolte formato da atti notarili e giudiziari, scritture contabili e amministrative, lettere, documenti scritti o ricevuti dai procuratori che si sono succeduti ininterrottamente in quella funzione a cominciare da fratel Nilo nominato nel lontano 1462 dall’abate Pietro Vitali. Al fondo sono stati assegnati inoltre documenti conservati ‘ab origine’ presso il monastero di Grottaferrata che, a seguito del roirdinamento, hanno integrato e completato, a volte solo virtualmente nella ricomposizione operata nell’inventario, i documenti giunti da Montesano per fornire l’Archivio oggi denominato ‘ Grangia di S. Pietro di Tumusso in Montesano’. Si tratta di documenti fondamentali che formano la serie denominata ‘Privilegio, platee e inventario dei beni’ comprendente il privilegio di Ruggero II – di cui, come abbiamo già detto, si possiede un’unica copia in lingua latina del 1710 legata ad un volume del sec. XV contenente la Platea ed il Bullarium del cardinale Bessarione – e le platee, cioè i catasti dei beni, redatte, due per disposizione dei cardinali commendatari Alessandro Farnese nel 1576 e Francesco Barberini nel 1628, ed una terza nel 1704 ad opera del procuratore Paolo Manfrone pervenuta in forma di miniatura. L’ultima platea è stata realizzata nel 1710 dal procuratore Nilo Mangi. L’originale è conservato presso l’Archivio storico diocesano di Vallo della Lucania ed una copia fonostatica è stata donata dal direttore, mons. Carmine Troccoli, all’archimandita di Grottaferrata Emiliano Fabbricatore in visita a Rofrano nel 2004 in occasione del Millenario dell’Abbazia.”. Barra (…), nella sua nota (27), trae la notizia da Ebner (3), in ‘Storia di un feudo del mezzogiorno – La Baronia di Novi’, p. 33,  che cita le controversie legali sorte dopo la vendita di alcuni beni dell’Abazia di Grottaferrata a Tuscolo (Frascati). Ebner (…), scriveva in proposito: ….con il quale re Ruggiero confermava all'”honorando religioso domino Leontio abati Dei Genitricis Criptae Ferrata” i beni dipendenti da quella chiesa, compreso il feudo del Centaurino che per l’enorme sua estensione (tra Torre Orsaia, Roccagloriosa, Alfano e Sanza) dava poi luogo ad interminabili controversie (89).“.  L’Ebner, nelle sue note (89), dice che: Nell’ASS = Archivio di Stato di Salerno, è la Platea del 1710 (una copia anche nell’ADV = Archivio della Diocesi di Vallo della Lucania) dei beni di proprietà della Badia di S. Maria di Grottaferrata di Rofrano, siti in….”.

(34) Pennacchini L.E., Pergamene salernitane (1008-1784), R. Archivio di Stato, Sezione di Salerno, ed. Spadafora, Salerno, 1941 (Archivio Storico Attanasio).

(35) Schipa M., Storia del Principato Longobardo di Salerno, stà in ‘Archivio Storico per le Provincie Napoletane’, vol. XII, 1887,il volume originale molto raro, si può consultare presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, collocato: R.G.Storia.IV.15928; il testo (senza le note) è stato ristampato da Ripostes, con il titolo ‘Il Mezzogiorno d’Italia- Ducato di Napoli e Principato di Salerno’, a cura di Marcello Napoli, ed. Ripostes, Salerno, 2002 (Archivio Storico Attanasio); si veda pure dello stesso autore: Schipa M., Il Principato Longobardo di Salerno, si veda p. 202 e s.; stà in Hirsch F.- Schipa M., ‘La Longobardia Meridionale (570-1077) – Il Ducato di Benevento e il Principato di Salerno’, ristampa con introduzione e bibliografia a cura di Nicola Acocella, Roma, 1968, Edizioni di Storia e Letteratura (Archivio Storico Attanasio).

(36) Hirsch F., Il Ducato di Benevento, stà in Hirsch F. – Schipa M., ‘La Longobardia Meridionale (570-1077) – Il Ducato di Benevento e il Principato di Salerno’, ristampa con introduzione e bibliografia a cura di Nicola Acocella, Roma, 1968, Edizioni di Storia e Letteratura (Archivio Storico Attanasio).

(37) Di Meo Alessandro, Annali critico-diplomatici del Regno di Napoli, Napoli, stamperia Orsiniana, 1802, Tomo VIII, p. 359, riguardo la Bolla di Amato, la cita parlando dell‘”anno di Cristo1054, IND. VII. B.”.

(….) Per questo documento, il Montesano (…), a p. 24, nella sua nota (38), postillava che: “(38) Rationes Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV – (a cura di) Mauro Inguanez, Leone Mattei-Cerasoli e Pietro Sella – Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1948, pag. 479.”. A questo proposito, ha scritto anche Orazio Campagna (…), nel suo ‘La “Regione Mercuriense” nella storia delle comunità costiere da Bonifati a Palinuro’, del 1982, continuando il suo racconto e parlando di Sapri, nella sua nota (51), postillava su Vibonati, scrivendo che: “Per le sue antichissime origini, la sua importanza logistica, Vibonati, o “Bonati”, costituì inizialmente, uno dei tre distretti di cui era stato diviso il Principato Citeriore dai Francesi. Vi si diffuse il monachesimo basiliano, difatti è venerato S. Antonio abate e ricordate “S. Maria le Piani” e “S. Venere”. Il “Clerus casalis Bonati” fu incluso fra i solventi della decima per gli anni 1308-1310 “in Episcopatu Policastrensi”, in ‘Rationes Decimarum’…Campania, a cura di M. Inguanez, L.M. Cerasoli e P. Sella, Città del Vaticano, 1942, p. 479.”.

(…) Inguanez Mauro, Leone Mattei Cerasoli, Pietro Sella (a cura di), ‘Rationes Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV’, Campania’, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1942, p. 229, ristampa anastatica ed. “Studi e Testi”, n. 97, anno 1973 (Archivio Attanasio)

Rispondi