Gli studi
Nel 1987, pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri. Lo studio, iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archivistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti, meritava ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per il Comune di Sapri, per la redazione del nuovo P.R.G. di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che dal punto di vista stret tamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse. Andrebbero ulteriormente indagate alcune notizie riferite dalla bibliografia antiquaria, circa l’origine e la ricostruzione storiografica di alcuni centri abitati del nostro entroterra. Recentemente abbiamo ottenuto la fotoriproduzione digitale delle dieci pagine contenute nel Libro II del Capitolo (Capo) XI della ‘Lucania Sconosciuta’ del Mannelli, conservato alla Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli con la collocazione seguente: Ms. XVIII.24, di cui ivi pubblico integralmente il Cap. IX, che parla di Policastro Bussentino e dell’antica Bussento.

(Fig. 1) Luca Mannelli, Lucania sconosciuta, manoscritto inedito (2).
La ‘Lucania Sconosciuta’, manoscritto di Luca Mannelli o Mandelli

(Fig. 1) Luca Mannelli, Lucania sconosciuta, manoscritto inedito (2).
Nel ……….., Gerardo Saverio Gatta, figlio di Costantino Gatta (…), allorquando ripubblicò il testo del padre Costantino, ‘Memorie ecc.. ‘(…), spiega nell’introduzione, che moltissime notizie furono tratte dal testo manoscritto di Luca Mannelli (…): “La Lucania illustrata” e la “Lucania sconosciuta”:

(Fig…) Gatta Costantino (…),
Luca Mannelli, o Mandelli, scrisse nei primi anni del ‘600, un prezioso manoscritto intitolato ‘Lucania sconosciuta‘ (2), rimasto inedito, già conservato nel Convento dell’Ordine di S. Agostino di Salerno e, per molti secoli è stato introvabile e, scritto dal frate dell’Ordine di S. Agostino, che era conservata nel Convento dell’Ordine di S. Agostino di Salerno. In questo nostro studio, pubblichiamo tutto il Capitolo IX del Libro II, ovvero le pagine che ci parlano della storia di Camerota e di Policastro, proponendoci di pubblicare anche le pagine seguenti del manoscritto conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli, che riguardano il territorio fino a oltre Scalea. Luca Mannelli o Mandelli, era un frate Agostiniano (dell’Ordine di S. Agostino). Nella fortuna critica della sua “Lucania sconosciuta” c’è una palese contraddizione: da parte, il Mandelli è utilizzato e citato, dal Seicento in poi, fino ad oggi, dagli storici che si sono occupati del territorio lucano e poi salernitano; dall’altra, nonostante tale persistente ed indiscussa vitalità, la sua opera, tranne appunto la parte che riguarda il Vallo di Diano, è rimasta manoscritta. L’opera manoscritta e inedita, fu una delle principali fonti dell’Antonini (3) e del Troyli (4), che dal punto di vista bibliografico e storiografico sono stati i primi a comporre una storia organica dei nostri territori. Di Luca Mandelli e del suo inedito manoscritto, abbiamo dei passi in Michele Lacava (5). Il Padiglione (14), nel suo ‘La Biblioteca del Museo Nazionale nella Certosa di S. Martino in Napoli ed i suoi manoscritti esposti e catalogati da Carlo Padiglione’, pubblicato nel 1876, a p. 262, leggiamo che:

(Fig….) Padiglione (….), p. 262, sul manoscritto del Mannelli (…)
Quì, pubblichiamo le dieci pagine del secondo volume (Libro II), Capo (Capitolo) IX, che raccontano e ricostruiscono alcuni eventi di storia delle nostre terre, in particolare la pagina illustrata in Fig. 2, parla di Camerota e Policastro e quelle seguenti. Le pagine che pubblichiamo (2), sono tratte dal manoscritto di Luca Mannelli, ‘La Lucania sconosciuta’, conservato alla Sezione ‘Manoscritti e Rari’ della Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli, da cui abbiamo ottenuto la riproduzione dei file digitali. Recentemente abbiamo acquisito le n. 10 pagine che compongono una parte del Capo (Capitolo) IX del Libro II del manoscritto, che pubblichiamo. Come ci scrive la Dr.ssa Pinto del manoscritto collocato: Ms XVIII.24, la parte su Camerota e Policastro…., cc.47r -c.51r = 5 file. Si tratta delle pagine: 47r e 47v, 48r e 48v, 49r e 49v, 50r e 50v e pag. 51r.


(Fig. 2) Pagina n. 47r, tratta dal Libro II, Cap. IX del manoscritto del Mannelli (2)
Il manoscritto di Luca Mannelli
Si tratta di frammenti del manoscritto inedito ‘Lucania sconosciuta’, scritto dal P. Maestro Luca Mannelli dell’ordine di S.° Agostino Cavati dall’originale che si conservava in Salerno nel Convento dell’istesso Ordine. Oggi il manoscritto è conservato Napoli, alla Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III”, nella Sezione Manoscritti, con la seguente collocazione: XVIII, 24 – cc. 47-51. Il Bracco (12), op. cit., dice nella sua nota (59) a proposito del Mandelli. Il Bracco (12), op. cit., dice nella sua nota (59) a proposito del Mandelli che la stesura del suo manoscritto sembrerebbe posteriore alla peste del 1656, alla quale vè qualche accenno. Il manoscritto del Mannelli, è rimasto inedito ed introvabile per molto tempo. Si tratta di un’esemplare proveniente dalla Biblioteca del Museo di San Martino, ms. S. Mart. 371. Il manoscritto del Mannelli viene citato anche dal Natella e Peduto (10) che dice: “Lucania sconosciuta, (ms in Biblioteca Nazionale di Napoli, XVIII, 24 – cc. 47-51).”. Arturo Didier (11), scriveva in proposito: ”la prima storia della Lucania col nome significativo di “Lucania sconosciuta”, scritta da un illustre dianese, Luca Mandelli, monaco agostiniano. Egli, grande erudito, iniziò a descrivere il territorio lucano incominciando dai paesi costieri, poi si inoltrò nelle zone interne fino a raggiungere il Vallo di Diano, dove riuscì a descrivere, via via, la Valle, Polla, Atena e Diano. Finito di scrivere il profilo storico del suo paese natale, il Mandelli morì nel 1672. La sua opera, “Lucania sconosciuta”, rimasta incompiuta, è conservata manoscritta (oltre seicento fogli vergati con una scrittura fitta e non sempre chiara e leggibile) nella Biblioteca Nazionale di Napoli. Io ho avuto l’onore e il piacere di trascriverne tutta la parte riguardante il Vallo di Diano e pubblicarla nel mio libro “Diano, città antica e nobile”, nel 1997.”. Di Luca Mandelli (2) ne parla Vittorio Bracco (12) nel libro – che mi fu donato da Gerardo Ritorto. Nelle sue note, il Bracco dice che si era imbattuto nel manoscritto e che “la vera grafia del cognome era Mandelli, che è quella segnata nel catalogo dei manoscritti della Biblioteca Nazionale di Napoli, dove l’opera è conservata e che abbiamo creduto di voler ripristinare”. Il padre Agostiniano, cita spesso il cronista Normanno Goffredo Malaterra (17), da cui trae gran parte delle sue notizie sulle nostre terre dall’epoca Longobarda al dominio Normanno. L’opera manoscritta e inedita, fu una delle principali fonti dell’Antonini (3) e del Troyli (4), che dal punto di vista bibliografico e storiografico sono stati i primi a comporre una storia organica dei nostri territori. Di Luca Mandelli e del suo inedito manoscritto, abbiamo dei passi in Michele Lacava (5). Tra gli autori della bibliografia antiquaria del ‘600, oltre all’Ughelli (18) ed al Troyli (4), citiamo anche Costantino Gatta, nella sua ‘La Lucania illustrata‘ (7), che lo cita e che riporta moltissime delle notizie storiche. Sul manoscritto del Mannelli, ha scritto lo studioso Franco Strazzullo (13), nella sua ‘La Lucania sconosciuta in un ms. di Luca Mannelli della Biblioteca Nazionale di Napoli’, del Padiglione (14), ‘La Biblioteca del Museo Nazionale nella Certosa di S. Martino in Napoli ed i suoi manoscritti esposti e catalogati’. Il Padiglione (14), scrive del manoscritto n. 245 del Catalogo della Biblioteca del Museo di S. Martino a Napoli: “è il Ms. 371 della Nazionale di Napoli, fondo S. Martino.”. Il Padiglione a p. 261 e p. 262, scrive in proposito al manoscritto n. 245 della Biblioteca della Certosa di S. Martino di Napoli: “245. Mannelli (Luca). Fragmenti del manoscritto intitolata la Lucania sconosciuta del P. Maestro Luca Mannelli dell’Ordine di S. Agostino Cavati dall’originale che si conserva in Salerno nel convento dell’istesso Ordine. E’ del secolo XVII, di carte novantotto, in fol. E’ il libro quarto dell’opera del Mannelli che contiene la storia di questo nostro reame: essa cominciando dalla caduta dell’Impero Romano viene man mano a trattare del governo dei Goti, de’ Longobardi, de’ Normanni, degli Svevi, degli Angioini, degli Aragonesi e degli Austriaci fino a Carlo II. Il Mannelli nacque in Diano in Principato Citra, e tale lo ritengono il Toppi, il Gatta, ed altri moltissimi. Egli però da noi è ritenuto napoletano, poichè l’Ossinger nella sua Biblioteca Augustiniana asserisce che è nato in Diano, fu alunno della Provincia di Terra di Lavoro, e figlio del monastero di Napoli ove morì. Facciam poi notare che il Ms. che si conserva nel convento di Salerno, e che secondo questi frammenti aveva il titolo di ‘Lucania sconosciuta’, forse è lo stesso che dal Toppi, dal Giustiniani, e dall’egregio Cav. Luigi Volpicella, viene intitolato: Lucania Illustrata. Quest’ultimo in un suo libro pubblicato nel 1852 (15) nell’articolo Lucania sotto il numero 9 segna un P. Luca Mannelli, che stando al detto del Giustiniani nella sua Bibliot. Topog. Storica, dice autore della Lucania Illustrata e sotto il n° 15 un Mandelli autore di un Ms. dal titolo ‘Lucania Sconosciuta’, che dice ricordato dall’Antonini nella prefazione ai discorsi della Lucania e, dal Giustiniani alla pag. 34 del Tomo X del Dizionario Storico geografico del Regno di Napoli. Da tali note dell’egregio bibliografico ci fermiamo nell’idea che l’opera la ‘Lucania Sconosciuta’ sia la stessa che quella chiamata ‘Lucania Illustrata’. Ed infatti, se l’Antonini dà all’autore di quella col primo titolo il nome Mandelli, non ricorda l’opera del secondo titolo alla quale vien dato dal Toppi e dal Giustiniani per autore un Mannelli. Il Giustiniani, se due fossero stati gli autori ed in conseguenza due le opere, avrebbe fatto di ambedue menzione nel suo Dizionario e nella sua Biblioteca Storica (25), e non avrebbe citato solo un ‘Mandelli’ autore della ‘Lucania Sconosciuta’ nel primo, e nella seconda poi, cioè nella ‘Biblioteca’ un ‘Mannelli come scrittore della Lucania Illustrata. Il che ci dimostra che uno fu l’autore ed una l’opera, e che il Giustiniani cadde in errore, quando in due sue opere diverse ecc…”.

(Fig…) Giuseppe Antonini (…), ‘La Lucania’, prefazione al lettore, II° edizione, 1795
Il Giustiniani (…), che pure viene citato da Didier (…), cita il manoscritto del Mannelli (…), nel suo ‘Dizionario istorico geografico’, tomo X, a p. 34, quando ci parla di Venosa e, nella sua nota (2), postillava in proposito che: “(2) Vedete il ‘Mandelli’ nella sua ‘Lucania sconosciuta’, part. I, fol. 253, trà MMS della nostra Real Biblioteca, n. 1604-1605.”. Il Padiglione (14) poi prosegue dissertando sul vero nome dell’autore del manoscritto, riferisce del Toppi ed altri come il Gherardo Gatta, figlio del Gatta padre (…) che nel 1732, pubblicò una seconda edizione dell’opera del padre ‘Memorie Topografiche ecc..’, dove si ricorda un ‘P. Luca Mandelli‘ come autore di un ms. sulla Lucania, del quale però non ci tramanda del titolo preciso.”. Nell’altra edizione poi fatta nel 1743 da Giuseppe altro figliolo dello scrittore delle Memorie, l’autore del ms sulla Lucania è chiamato Mannelli.”. Nel 1831, anche il Laudisio (8), nella sua ‘Synopsi ecc..’, cita il manoscritto del Mannelli e scrive in proposito: “P. Manell., Note Lucane” ( vedi Visconti (9) a p. 14 nota (36)). Le pagine che pubblichiamo (2), sono tratte dal manoscritto di Luca Mannelli, ‘La Lucania sconosciuta’, conservato alla Sezione ‘Manoscritti e Rari’ della Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli, da cui abbiamo ottenuto la riproduzione dei file digitali. Recentemente abbiamo acquisito le n. 10 pagine che compongono una parte del Capo (Capitolo) IX del Libro II del manoscritto, che pubblichiamo. Come ci scrive la Dr.ssa Pinto del manoscritto collocato: Ms XVIII.24, la parte su Camerota e Policastro…., cc.47r -c.51r = 5 file. Si tratta delle pagine: 47r e 47v, 48r e 48v, 49r e 49v, 50r e 50v e pag. 51r. (Figg. 1- 2-3-4-5-6-7-8-9-10)(2). Il Gaetani (6), in un suo pregevole studio, cita l’episodio dell’Antonini che lesse una parte spuria del manoscritto: “Noi poi siamo lieti di aver veduta e consultata per cortesia del chiarissimo commend. Scipione Volpicella la migliore storia della Lucania che serbasi nella Biblioteca Nazionale di Napoli; è dessa il celebre manoscritto dell’Agostiniano p. Luca Mannelli, invano cercato dall’Antonini in Salerno, dove gli venne, non si sa se per frode od ignoranza, mostrata una copia quasi cancellata per acqua di calce versatavi sopra; e pure il valente uomo da due pagine, che sole potè leggicchiare, comprese l’importanza di quell’opera. Or noi per primi a piena risposta al Nicolao (23), riferiamo quel tanto che il Mannelli si appartiene a Pisciotta ecc..”. Il Gaetani, non si riferisce a Pisciotta ma a ciò che sosteneva il Nicolao (23) su Bussento e su Pisciotta. Tuttavia, il primo che pubblicò integralmente le notizie tratte dal Mannelli è stato Costantino Gatta (7), nella sua ‘La Lucania illustrata ecc..’, e in ‘Memorie topografico-storiche della provincia di Lucania ecc…..’, opera postuma del 1743, data alla luce da suo figlio Giuseppe. E’ il Gatta (7), ma anche l’Antonini (3), che analizzeranno alcune interessantissime notizie storiche riportate dall’Agosiniano Padre Mannelli (2). Luca Mannelli (2), attinse soprattutto al Pratilli (23) che aveva pubblicato l’opera del Pellegrino (16) che attingevano dall’opera del monaco Normanno Goffredo Malaterra (17). Infatti, molte notizie storiche citate nel manoscritto del Mannelli, sono citate anche dal Malaterra. Noi crediamo che il Mannelli (2), attinse anche dall’opera dell’Annalista Salernitano (21), il ‘Chronicon Salernitanum’, non ancora suffiecientemente conosciuto ed indagato. I due studiosi Natella e Peduto (10), ritenevano il manoscritto del Mannelli, non attendibile. I due studiosi Natella e Peduto (10), citano una notizia del Volpe (23), secondo cui, nell’anno 915, gli Agareni (Saraceni), – che si erano stabiliti ad Agropoli già dall’anno 882, creandone un loro spalto fortificato – attaccarono Bussento – per la seconda volta nella sua storia – incendiandola e distruggendola. La notizia del Volpe (20), fu tratta proprio dal manoscritto del Mannelli (2) ed è per questo motivo che i due studiosi (10), sulla scorta del Volpe (20), scrivevano di quel periodo e su Policastro: ”Secondo una notizia non molto attendibile Policastro – seconda volta nella sua storia – venne incendiata e distrutta dai Saraceni (Arabi) di Agropoli nel 915“ e, postillavano: “La notizia va destituita di ogni fondamento in quanto si basa su opere spurie e falsi settecenteschi.”. Non siamo del tutto daccordo con la tesi dei due studiosi Natella e Peduto (10), che non credevano a queste notizie in quanto ritenevano il manoscritto del Mannelli (27), “un falso settecentesco”. La notizia che Policastro fosse stato distrutta dai Saraceni di Agropoli, nell’anno 915, è una notizia riferia dal Volpe (20), che la traeva dal manoscritto del Mannelli (2) che a sua volta traeva alcune interessanti notizie storiche del periodo dal Malaterra (17). Abbiamo ritrovato e pubblicato il manoscritto di Luca Mannelli (2), a cui – non a torto – si rifaceva una certa bibliografia antiquaria come il Volpe (20), e l’Antonini (3) ed abbiamo visto che alcune notizie storiche in esso citate sono state tratte dal monaco benedettino Goffredo Malaterra (17), e pertanto degne di nota.
Il Capitolo IX del Libro II del Manoscritto di Luca Mannelli, conservato alla Nazionale di Napoli

(Fig. 3) Pagina n. 47v, tratta dal Libro II, Cap. IX del manoscritto del Mannelli (2)
Lo studioso Biagio Moliterni (…), nel suo pregevole e recente studio, ‘Alfano, Pietro e la diocesi di Policastro’, edito nel 2013, in proposito, nella sua nota (9) a p. 7, postillava che: “(9) Il Mandelli (…), fu il primo studioso a parlare della Bolla di Alfano, “Bulla in Arch. Salern. ann. 1079”, e a pubblicare l’incipit: “Alfanus Dei providentia S. Salernitanae sedis Archiepiscopus omnibus Fidelibus Orthodoxis, Sacerdotali, Clericalique, ordini et Plebi consistenti Buxentinae, quae modo Policastrensis dicitur Ecclesiae” (vol. II, c. 146), per precisare, subito dopo, che Policastro, “intorno all’anno di nostra salute 1079, era così popolato di gente che potea sostenere la Vescoval dignità: Perlocchè Alfano Arcivescovo di Salerno, per la facoltà che dal Papa ne havea, vi ripose l’honor della Cathedra, nò più sotto nome di Bussent, ma di Policastro, concedendo alla preghiera di quel Popolo per primo Vescovo Pietro Pappacarbone nobil Salernitano, huomo di gran santità, e dottrina, e Monaco di S. Benedetto, come nella sua Bolla, che dianzi accennai si legge” (ivi, cc. 148-149).”, come si può leggere nella pagina sotto inedita e per la prima volta da me ivi pubblicata. In questa pagina (la n. 47r), del suo manoscritto inedito, da me pubblicato per la prima volta, il Mannelli (…), scriveva che: “dopo che fu da Saraceni distrutta, et essendo dagli habitatori poi edificata, acquistò quel nuovo Nome, che vi fu manifesto da una Bolla d’Alfano Arcivescovo di Salerno il quale erigendo a vescovado la rinnovata città con l’Autorità Apostolica così scrisse a quel popolo. Alphanus Dei providentia Salernitane sedis Archipiscopus Obnibus ecc…”:

(Fig. 4) Pagina n. 47r, tratta dal Libro II, Cap. IX del manoscritto del Mannelli (2)

(Fig. 5) Pagina n. 48v, tratta dal Libro II, Cap. IX del manoscritto del Mannelli (2)

(Fig. 6) Pagina n. 48r, tratta dal Libro II, Cap. IX del manoscritto del Mannelli (2)

(Fig. 7) Pagina n. 49v, tratta dal Libro II, Cap. IX del manoscritto del Mannelli (2)

(Fig. 8) Pagina n. 49r, tratta dal Libro II, Cap, IX del manoscritto del Mannelli (2)

(Fig. 9) Pagina n. 50v, tratta dal Libro II, Cap. IX del manoscritto del Mannelli (2)

(Fig. 10) Pagina n. 50r, tratta dal Libro II, Cap. IX del manoscritto del Mannelli (2)

(Fig. 11) Pagina n. 51v, tratta dal Libro II, Cap. IX del manoscritto del Mannelli (2), dove tratta anche di Maratea
Blanda nel manoscritto del Mannelli
Riguardo l’antica città di Blanda, lo studioso Michele Lacava (5), ci riporta dei passi dell’introvabile manoscritto del Mandelli (2) che criticava l’ipotesi di Camillo Pellegrino (16) che fu il primo ad identificare la città perduta con Maratea: « Di tal opinione fu quel raro ingegno dei nostri tempi Camillo Pellegrino, il quale nella Tavola in piano del Ducato di Benevento segnolla in questo sito: Blanda, nunc Maratea (…) Parvemi ciò inverosimile, poiché dicendoci Livio, Blanda fosse città mediterranea della Lucania, e Tolomeo espressamente poi annoverandola tra i luoghi fra terra di essa provincia, non mi sembra potersi in questo tratto marittimo situare. Ma non dovendo ne’ volendo contradire a quel sì degno scrittore, honor del nostro secolo, che in queste materie di antichità s’ha lasciato addietro quanti moderni prima di lui hanno scritto, volli per lettera palesargli il mio dubbio come altre volte già feci di smiglianti cose, e ne riportai questa risposta: Di Velia e di Blanda non si sovviene hòra quali autori ebbero a credere Pisciotta e Maratea; e per essere ciò notato da me fuori del mio istituto principale, non ne presi di molta cura. Tolomeo in vero riconosce Blanda fra terra, ma quella Tavola di Pirro Ligorio è Maratea giù e Maratea suso, che sarebbe la Blanda mediterranea. Ma io ne rimetto alla diligenza di V. S. non già a quella di Gioseffo Moleto che nella sua edizione di quel Geografo espose Blanda per Castellamare Della Bruca, accortomi nelli nomi antichi della nostra Campania di siffatti errori suoi e di altri men cauti autori. Non essendo dunque necessitato dal detto di si degno amico a credere che Maratea fusse l’antica Blanda, non potrà persuadermelo altri, per il motivo diazi accennato. » (2). Anticamente la Lucania comprendeva un vasto territorio che si estendeva da Paestum a Potenza, passando ovviamente per il Vallo. Non per nulla, due paesi della provincia di Salerno, molto distanti tra loro, si chiamano Vallo della Lucania e Atena Lucana. Ebbene, proprio da un paese dell’antico territorio lucano, Diano, detto oggi Teggiano, venne, nella seconda metà del Seicento, la prima storia della Lucania col nome significativo di “Lucania sconosciuta”, scritta da un illustre dianese, Luca Mandelli, monaco agostiniano.
Il cap. XI su Policastro, del manoscritto di Luca Mannelli, rapportato da Gaetani
Quasi contestualmente alla pubblicazione del testo di Monsignor Nicola Laudisio (8-9), lo studioso Gaetani Rocco (…), nel suo pregevole studio ‘Mannelli Luca, Notizie di Policastro Bussentino dalla storia lucana del Mannelli /pubblicate la prima volta dal manoscritto pel sac. Gaetani Rocco’ (6), pubblicato nel 1880, riporta integralmente alcuni passi dell’introvabile manoscritto del Mannelli. Il Gaetani (6), traeva notizie dal manoscritto del Mannelli (2), che aveva ricopiato e visto da un manoscritto tenuto da Scipione Volpicella (15), conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli. Il Gaetani, nel suo testo, cita la notizia di ‘Nicotro‘ e, dice che la notizia è stata tratta dal Mannelli dal manoscritto del Malaterra (17). Il Gaetani, pubblicò la trascrizione di diverse parti del Capo XI, del Libro II della ‘Lucania sconosciuta’ del Mannelli (2) che ricopiò da un’esemplare di Scipione Volpicella (15). Il Gaetani, trae alcune notizie dal manoscritto del Mannelli che aveva ricopiato e visto da un manoscritto tenuto da Scipione Volpicella (15), oggi alla Biblioteca Nazionale di Napoli. Il Gaetani, scriveva in proposito: “Noi poi siamo lieti di aver veduta e consultata per cortesia del chiarissimo Commend. Scipione Volpicella la migliore storia della Lucania che serbasi nella Biblioteca Nazionale di Napoli; è dessa il celebre manoscritto dell’Agostiniano p. Luca Mannelli invano cercato dall’Antonini in Salerno, dove gli venne, non si sa se per frode o ignoranza, mostrata una copia quasi cancellata per acqua versatavi sopra; e pure il valente uomo, da due pagine, che sole potè leggicchiare, comprese l’importanza di quell’opera.”. Nel 1880, per i tipi di De Bonis, il sacerdote di Torraca, Rocco Gaetani (…), nel suo ‘Mannelli Luca, Notizie di Policastro Bussentino dalla storia lucana del Mannelli /pubblicate la prima volta dal manoscritto pel sac. Gaetani Rocco, dottore in sacra Teologia’, pubblicò interamente il Cap. XI, interamente trascritto del manoscritto inedito della “Lucania sconosciuta” (il Libro II), di Luca Mannelli (…), che come lui stesso scrive nella sua prefazione al testo, aveva copiato da un testo mostratogli dal sig. Scipione Volpicella (…). Il Gaetani (…), a p. 6, in proposito scriveva che: “Noi pertanto, per cortesia del Ch. Com. Scipione Volpicella, ne pubblichiamo questo solo capo XI, che riguarda Policastro, attenendoci esattamente all’originale.”.

(Fig….) Rocco Gaetani (…), frontespizio della sua pubblicazione sul Ms. del Mannelli
Il Gaetani (…), traendo alcune notizie dal manoscritto di Luca Mannelli (…), mostratogli dal Volpicella (…) – di cui in seguito pubblicherà un ulteriore secondo saggio: ‘Notizie di Policastro Bussentino dalla storia lucana del Mannelli /pubblicate la prima volta dal manoscritto pel sac. Gaetani Rocco’ (…), conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli – in questo primo suo studio (…), egli fa un primo tentativo di ricostruzione storica dell’antica Bussento, poi Policastro Bussentino, citando interessanti notizie storiche e fonti bibliografiche di pagine 27-28-29. Come vedremo, il Gaetani (…), traendo alcune notizie dal manoscritto di Luca Mannelli (…), mostratogli dal sig. Scipione Volpicella (…) e, di cui in seguito pubblicherà un ulteriore secondo saggio – in questo suo saggio, fa un primo tentativo di ricostruzione storica dell’antica Bussento, poi Policastro Bussentino, citando interessanti notizie storiche e fonti bibliografiche. La ricca documentazione bibliografica e le interessanti citazioni e notizie storiche trattate, sono state rivedute e citate nei miei saggi ivi pubblicati, come ad esempio “Nel 1079, il Portum (Sapri?), nella Bolla di Alfano I”, o nel saggio “Sapri negli anni 592 e 649 (VI e VII secolo)”. Traducendo il testo del manoscritto del Mannelli (…), le cui pagine inedite, ho pubblicato ivi, in un altro mio saggio, in originale, il Gaetani (…), da p. 17, inizia a parlare della bolla di Alfano I, citando l’Antonini (…), dove parlava della rinata Diocesi Paleocastrense. Il Mannelli (…), a p. 17, secondo il Gaetani, scriveva che: “Basta leggere la lettera di Alfano, anzi la sola intitolazione, ecc…”.

(Fig….) Gaetani (…), p. 5
Non so se il testo che il sig. Scipione Volpicella (…), fosse il testo di Luigi Volpicella (…), ‘Notamento delle Opere relative alla Storia ed alla Topografia della Provincia di Basilicata tratto da un lavoro inedito intitolato: La Biblioteca Storica e Topografica del Regno di Napoli, raccolta e pubblicata nel 1795 da Lorenzo Giustiniani, ed ora corretta, accresciuta ed in miglior ordine disposta ecc..estratto dal Giornale Economico-letterario della Basilicata, nuova serie, anno 1852, fascicolo terzo.’. Il Gaetani, sempre a p. 6, scrive che il manoscritto originale del Mannelli, si trovava negli scaffali della Biblioteca Nazionale di Napoli e che gli fu mostrato da Scipione Volpicella (…). Il Gaetani (…), scrive sempre sul Volpicella Scipione (…), nell’altro suo testo su Policastro Bussentino (…), ‘L’antica bussento, oggi Policastro-Bussentino, la sua prima sede episcopale, studio storico-critico del sacedote Rocco Gaetani’, pubblicato qualche anno dopo, nel 1882. Il Gaetani, trae alcune notizie dal manoscritto del Mannelli che aveva ricopiato e visto da un manoscritto tenuto da Scipione Volpicella (..), oggi alla Biblioteca Nazionale di Napoli. Il Gaetani, scriveva in proposito: “Noi poi siamo lieti di aver veduta e consultata per cortesia del chiarissimo Commend. Scipione Volpicella la migliore storia della Lucania che serbasi nella Biblioteca Nazionale di Napoli; è dessa il celebre manoscritto dell’Agostiniano p. Luca Mannelli invano cercato dall’Antonini in Salerno, dove gli venne, non si sa se per frode o ignoranza, mostrata una copia quasi cancellata per acqua versatavi sopra; e pure il valente uomo, da due pagine, che sole potè leggicchiare, comprese l’importanza di quell’opera.”.

(Fig…..) Pag. 13 del testo di Gaetani R., op. cit. (6), che, parlando di Bussento, riporta alcuni passi del manoscritto di Luca Mannelli, op. cit. (2), vol. II, Cap. IX, pag. 136.
Note bibliografiche:
(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, Dicembre 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino F., La Lucania del Barone Antonini, stà in ”I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.


(2) Mannelli Luca, o Mandelli, ‘Lucania sconosciuta’, manoscritto inedito, la cui datazione potrebbe risalire a molto prima del ‘600. Scritto dal frate dell’Ordine di S. Agostino, che era conservata nel Convento dell’Ordine di S. Agostino di Salerno. L’opera manoscritta e inedita, fu una delle principali fonti dell’Antonini e del Troyli. Il manoscritto ‘La Lucania sconosciuta’ di Luca Mannelli, è stato citato anche dal Natella e Peduto, in ‘Pyxous-Policastro’ (6) che a p. 486, dicono essere conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli alla seguente collocazione: “XVIII, 24 – cc. 47-51.”. Si veda pure: Gaetani Rocco, ‘Mannelli Luca, Notizie di Policastro Bussentino dalla storia lucana del Mannelli /pubblicate la prima volta dal manoscritto pel sac. Gaetani Rocco’ (4), conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli, coll.: V.F. Misc. 13 (21. Il Gaetani, op. cit., trae le notizie dal Manoscritto del Mannelli che aveva ricopiato e visto da un manoscritto tenuto da Scipione Volpicella (15), oggi alla Biblioteca Nazionale di Napoli. Vittorio Bracco (12), poi aggiunge di Mandelli Luca o Mannelli, ‘La Lucania’, manoscritto anteriore al 1672, Napoli, Biblioteca Nazionale, X, D,1, e 2. Il Bracco, op. cit., dice nella sua nota (59) a proposito del Mandelli, credeva che la stesura del suo manoscritto sembrerebbe posteriore alla peste del 1656, alla quale vè qualche accenno. Pare che il manoscritto fosse conservato a Napoli, Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, San Martino, ms. S. Mart. 371 (anno 1601-1700). Si veda pure: Strazzullo Franco, ‘La Lucania sconosciuta in un ms. di Luca Mannelli della Biblioteca Nazionale di Napoli’, estratto da ‘Studi Lucani’, ed. Congedo, Galatina, 1976 (13). Si veda pure Padiglione C. (14), riporta in manoscritto n. 245 del Catalogo della Biblioteca del Museo di S. Martino a Napoli: Frammenti del manoscritto intitolata la Lucania sconosciuta del P. Maestro Luca Mannelli dell’Ordine di S. Agostino cavati dall’originale che si conserva in Salerno nel convento dell’istesso Ordine’ (14) (21: E’ il Ms. 371 della Nazionale di Napoli, fondo S. Martino. Il Laudisio (8-9), nella sua ‘Synopsi ecc..’, (in Visconti a p. 14 nota 36), dice: “P. Manell., Note Lucane”. Sempre il Ludisio, nelle sua nota (36), afferma che il Troyli (4), op. cit., parte II, cap. VI, parag. I, n. XIII, p. 135, afferma che la pastorale dell’Arcivescovo Alfano I, è stata “da Luca Manelli nei suoi dotti manoscritti rapportata.”. Il Gaetani, op. cit. (6), trae alcune notizie dal manoscritto del Mannelli che aveva ricopiato e visto da un manoscritto tenuto da Scipione Volpicella (15), oggi alla Biblioteca Nazionale di Napoli. Il Gaetani (6), scriveva in proposito: “Noi poi siamo lieti di aver veduta e consultata per cortesia del chiarissimo Commend. Scipione Volpicella la migliore storia della Lucania che serbasi nella Biblioteca Nazionale di Napoli; è dessa il celebre manoscritto dell’Agostiniano p. Luca Mannelli invano cercato dall’Antonini in Salerno, dove gli venne, non si sa se per frode o ignoranza, mostrata una copia quasi cancellata per acqua versatavi sopra; e pure il valente uomo, da due pagine, che sole potè leggicchiare, comprese l’importanza di quell’opera.”. Recentemente abbiamo acquisito le n. 10 pagine che compongono una parte del Capo (Capitolo) IX del Libro II del manoscritto, conservato e richiesto alla Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli, su nostra richiesta e che pubblichiamo. Come ci scrive la Dr.ssa Pinto del manoscritto collocato: Ms XVIII.24, la parte su Camerota e Policastro…., cc.47r -c.51r = 5 file. Si tratta delle pagine: 47r e 47v, 48r e 48v, 49r e 49v, 50r e 50v e pag. 51r e 51v.
(3) Antonini G., La Lucania – discorsi, ed. Tomberli, Napoli, 1797, Parte II; egli parla del manoscritto del Mannelli nella sua Prefazione ai discorsi, Tomo I o Parte I. Riguardo il territorio di ‘Palinuro e della Molpa’, si veda discorso VII, da p. 354 a p. 379; riguardo il territorio de’ luoghi posti a sinistra del Mingardo’, si veda discorso VIII, da p. 380 a p. 409; riguardo i luoghi a ridosso del Monte Bulgheria, ‘di Camerota, di Policastro e di altri vicini luoghi’, si veda il discorso X, da p. 410 fino a p. 418; riguardo ‘Bussento‘, si veda discorso IX, da p. 393 a p. 409; riguardo a ‘Vibonati e Sapri’, si veda da p. 419 e s. Riguardo l’antica pergamena del 1080 e delle popolazioni Bulgare, ne parla nella Parte II, Discorso VIII, p. 383.
(4) Troyli P.P. (Placido Abate), ‘Istoria generale del Reame di Napoli’, Napoli, 1748, Tomo I, parte II, cap. VI, parag. I, n. XIII, p. 135. Afferma che la pastorale dell’Arcivescovo Alfano I è stata “da Luca Manelli nei suoi dotti manoscritti rapportata.”.
(5) Lacava Michele, ‘Del sito di Blanda, Lao e Tebe Lucana’, Napoli, 1891, pag. 153.

(6) Gaetani Rocco, Mannelli Luca, Notizie di Policastro Bussentino dalla storia lucana del Mannelli /pubblicate la prima volta dal manoscritto pel sac. Gaetani Rocco, dottore in sacra Teologia, Napoli, ed. L. De Bonis, 1880, conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli, coll.: V.F. Misc. 13 (21. Il Gaetani, pubblica la trascrizione di diverse parti del Capo XI, del Libro II della ‘Lucania sconosciuta’ del Mannelli (6) che ricopiò da un esemplare che gli fu mostrato da Scipione Volpicella. Il Gaetani, trae alcune notizie dal manoscritto del Mannelli che aveva ricopiato e visto da un manoscritto tenuto da Scipione Volpicella (15), oggi alla Biblioteca Nazionale di Napoli. Il Gaetani, scriveva in proposito: “Noi poi siamo lieti di aver veduta e consultata per cortesia del chiarissimo Commend. Scipione Volpicella la migliore storia della Lucania che serbasi nella Biblioteca Nazionale di Napoli; è dessa il celebre manoscritto dell’Agostiniano p. Luca Mannelli invano cercato dall’Antonini in Salerno, dove gli venne, non si sa se per frode o ignoranza, mostrata una copia quasi cancellata per acqua versatavi sopra; e pure il valente uomo, da due pagine, che sole potè leggicchiare, comprese l’importanza di quell’opera.”. In particolare nella nota (10), a p. 17 e s. e, a p. 28, parla della Bolla di Alfano I, copia conservata all’ADP. Nella sua nota (10) a p. 28, scrive che trae la notizia dell’antico documento da: ” Dal Ms La Lucania sconosciuta del p. Luca Mannelli, vol. 2, pag. 136, cap. 9, Ineditor.”. Il Gaetani, a proposito della Bolla di Alfano I (…), la cita allo stesso modo del Mannelli (2), riportandone solo l’intestazione (Archivio Attanasio).
(6) Gaetani R., L’antica bussento, oggi Policastro-Bussentino, la sua prima sede episcopale, studio storico-critico del sacedote Rocco Gaetani, Roma, Tip. Alessandro Befani, 1882, estratto dal periodico ‘Gli Studi in Italia’, An. V, fasc. III, vol. I, pp. 366-385 (Archivio Attanasio). Si veda pure: Gaetani R., La fede degli avi nostri, o ricordi storici della Chiesa di Torraca, Roma, Tip. sociale Polizzi e Valentini, 1906 , ristampa anastatica a cura di Gaetani Rossella, ed. Centro di Promozione Culturale per il Cilento, 2000. In particolare il Gaetani, ne parla, traendo dette notizie dal Di Luccia (19) che cita. Il Gaetani, a p. 154, alla nota 4 (nota 1), cita il documento “Platea di beni e Rendite della Badia di S.Giovanni a Piro: 1695-96“. Si veda pure: Gaetani R., Giovan Giacomo Palamolla detto il Palemonio, Roma, Tip. del Senato, 1914, ristampa a cura di Rossella Gaetani, ed. Centro di Promozione Culturale per il Cilento Salerno, 2000 (Archivio Attanasio).
(7) Gatta Costantino, La Lucania illustrata ecc.., Napoli, per Antonio Abri, 1723. Si veda pure, Gatta Costantino, Memorie topografico-storiche della provincia di Lucania ecc….., o- pera postuma di Costantino Gatta data alla luce da suo figlio Giuseppe, Napoli, stamperia Muziana, 1743, ristampa anastatica ed. Forni, Bologna, si veda Parte III, capo III, Capo IV e VI, pp. 34, 292 e seguenti fino a p. 307.
(8) Laudisio Nicola Maria, Sinossi della Diocesi di Policastro (Paleocastren Dioceseos historico-cronologica synopsis), Napoli, Tipografia de Dominicis, 1831.
(9) Visconti G.G. (a cura di) – Laudisio N. M., Sinossi della Diocesi di Policastro, a cura di Visconti G.G., Centro Studi per la storia del Mezzogiorno, ed di Storia e Letteratura, Ro- ma, 1976, per la traduzione del testo latino si veda pp. 70, 71, 72, 73,74.
(10) Natella P. Peduto P., ‘Pyxous – Policastro’, estratto dalla rivista ‘L’Universo’, ed. I.G.M., Anno LIII, N. 3, Maggio-Giugno 1973, p. 508 e s. ; si veda anche Porfirio (23), p. 486.
(11) Didier A., Diano, città antica e nobile. Si veda pure: I regesti delle pergamene di Teggiano, anno 1197-1805, Salerno, 2003.
(12) Bracco Vittorio, ‘Padula’, ed. Cantelmi, Salerno, 1976, pp. 520 e 521. Il Bracco, nella sua nota 59 a proposito del Mandelli, dice che la stesura del suo manoscritto sembrerebbe posteriore alla peste del 1656, alla quale vè qualche accenno.

(13) Strazzullo Franco, ‘La Lucania sconosciuta in un ms. di Luca Mannelli della Biblioteca Nazionale di Napoli’, estratto da ‘Studi Lucani’, ed. Congedo, Galatina, 1976. Lo Strazzullo, a p. 294, ci parla del testo di Padiglione C., op. cit. (14).

(14) Padiglione C., ‘La Biblioteca del Museo Nazionale nella Certosa di S. Martino in Napoli ed i suoi manoscritti esposti e catalogati da Carlo Padiglione’, Stabilimento tipografico di F. GianniniNapoli, 1876, pp. 261-263.
(15) Volpicella Luigi, Notamento delle Opere relative alla Storia ed alla Topografia della Provincia di Basilicata tratto da un lavoro inedito intitolato: La Biblioteca Storica e Topografica del Regno di Napoli, raccolta e pubblicata nel 1795 da Lorenzo Giustiniani, ed ora corretta, accresciuta ed in miglior ordine disposta da L. V. – estratto dal Giornale Economico-letterario della Basilicata, nuova serie, anno 1852, fascicolo terzo.
(16) Pellegrino C., Apparato alle antichità di Capua, ovvero discorso della Campania Felice, Napoli, ed. Sauio, 1651. Si veda pure dello stesso autore: Historia principum Longobardorum, Tomo III, Napoli, ed. de Simone, 1751.
(17) Malaterra Goffredo, De Rebus gestis Rogerii Calabriae et Siciliae Comitis et Roberti Guiscardi ecc.., Parte II, stà in Raccolta degli storici italiani ordinata da L. A. Muratori, Bologna, Zanichelli, 1927, Tomo V – Parte I. Il Malaterra parla di Policastro nel Cap. XXXVII, ‘Roberto il Guiscardo assedia Aiello’ e, nel Cap. XXXVIII, ‘Viene costruito un castello a Petralia’. Lo cita l’Ebner, nella sua nota (9) a p. 537, trae la notizia dal Goffredo Malaterra che nel suo vol. II, scriveva: “Anno vero dominicae Incarnationis MLXV Policastrum destruens incolas omnes apud Nicotrum, quod ipso anno fundavit adducens, hospitari fecit.”. Per l’opera del Malaterra vedi pure: Goffredo Malaterra, Ruggero I e Roberto il Guiscardo, introduzione di Vito Lo Curto, ed. Cioffi, Cassino, 2002.
(18) Ughelli F., Italia sacra, ed. Vitale Mascardi, Roma, 1659, Tomo VII, da colonna (Columnum), p. 542 e da p. 758 a p. 800 – parla della Diocesi ‘Paleocastren’ e riporta la notizia dell’elevazione a Contea di Policastro.
(19) Di Luccia P.M., L’abbadia di San Giovanni a Piro. Trattato historico legale, Roma, 1700, stamperia Luca Antonio Chracas, p. 3; Si veda pure in proposito: Cataldo G. (8) e Fariello A., L’Abbadia di S. Giovanni a Piro, del dottore Pietro Marcellino Di Luccia, Sapri, ed. Tip. S. Francesco, 2017.
(20) Volpe G., Notizie storiche dei principali luoghi del Cilento, Roma, 1888, ristampa anastatica della I edizione, ed. Ripostes, Atripalda (AV), 1998, p. 117.
(21) Annalista salernitano o Anonimo Salernitano, Chornicon Salernitanum, Dialoghi, 1. 3, c. 17 (vedi nota 21 del Gaetani (22), op. cit., p. 29. Il Chronicon Salernitanum, o Chronicon Anonymi Salernitani, è una cronaca anonima, scritta probabilmente attorno al 990 (974 secondo altri), che narra vicende riguardanti soprattutto i laici dei principati di Benevento e Salerno. Costituisce una fonte importantissima per lo studio della storia dei principati della Langobardia minor dall’VIII al X secolo. Inizia con il racconto, tratto dal Liber Pontificalis, dei tentativi di impadronirsi di Roma attuati dai Longobardi a partire dall’VIII secolo e della conseguente fine del Regno longobardo causata dall’intervento di Carlo Magno in difesa del Papa. La narrazione termina bruscamente nel 974 mentre il Principe di Capua e di Benevento con Pandolfo Testadiferro si accinge ad assediare Salerno, dove erano asserragliati coloro che avevano spodestato il Principe di Salerno Gisulfo. Nicola Acocella, scriveva nella sua, La traslazione di san Matteo. Documenti e testimonianze, 1954, p. 12, che il Chronicon ci è giunto in forma di compilazione anonima che antichi autori tendevano erroneamente ad attribuire ad Erchemperto. Huguette Taviani-Carozzi ha attribuito l’opera a Radoaldo di Salerno, abate del Monastero Benedettino di Salerno. Una delle copie fu certamente nelle mani di Leone Ostiense che la tenne in debito conto. Si veda Ulla Westerbergh, Chronicon Salernitanum. A critical edition with Studies on Literary and Historical Sources and on Language Stoccolma, 1956; Massimo Oldoni, Anonimo salernitano del X secolo, Napoli, 1972; Huguette Taviani-Carozzi, La principaut lombarde de Salerne (IXe-XIe). Pouvoir et societé en Italie lombarde meridionale, Ecole francaise de Rome, Roma, 1991, pp. 62-95. Un esempio di documento apocrifo è il cosiddetto Chronicon Cavense o Annalista Salernitanus (da non confondere con gli autentici Annales Cavenses). Pratilli (24) lo aggiunse al IV volume della nuova edizione che egli volle dare a Historia principum Langobardorum (Napoli, 1643), mescolandolo nella raccolta di cronache genuine dell’Italia meridionale realizzata nel Seicento da Camillo Pellegrino (19). Il Chronicon Cavense, a lungo considerato autentico e degno di nota, nel 1847 è stato definitivamente relegato dalla filologia nel novero delle opere spurie (Nicola Cilento), dall’accurata esegesi di Georg Heinrich Pertz e Rudolf Köpke. La fabbricazione del Chronicon Cavense è stata definita da Herbert Bloch come «la più audace falsificazione tra quelle compiute nel XVIII secolo»[2]. Si veda pure: Capasso B., La Cronaca Napoletana di Ubaldo edita dal Pratilli nel 1751 ora stampata nuovamente e dimostrata una impostura del secolo scorso, Napoli, 1855.
(22) Ebner P., Chiesa, baroni e popoli del Cilento, ed. di storia e letteratura, Roma, 1982, vol. I, pp. 592, 592; si veda pure dello stesso autore: Economia e società nel Cilento medie-vale, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1979, vol. I-II.
(23) Monsignor Nicolaio o Nicolai Francisci (Vescovo di Capaccio), “Dissertatio Historico-Canonica de Episcopo visitatore” (citato anche dall’Atonini) (stà in Scipione MAFFEI, Giornale de’ Letterati d’Italia, vol. III, p. 527).
(24) Pratilli F.M., noto per il suo lavoro realizzazione di falsi documentali e fonti primarie apocrife. Un esempio di documento apocrifo è il cosiddetto ‘Chronicon Cavense’ o ‘Annalista Salernitanus’ (da non confondere con gli autentici Annales Cavenses). Pratilli lo aggiunse al IV volume della nuova edizione che egli volle dare a Historia principum Langobardorum (Napoli, 1643), mescolandolo nella raccolta di cronache genuine dell’Italia meridionale realizzata nel Seicento da Camillo Pellegrino. Il Chronicon Cavense, a lungo considerato autentico e degno di nota, nel 1847 è stato definitivamente relegato dalla filologia nel novero delle opere spurie, dall’accurata esegesi di Georg Heinrich Pertz e Rudolf Köpke. La fabbricazione del Chronicon Cavense è stata definita da Herbert Bloch come «la più audace falsificazione tra quelle compiute nel XVIII secolo».
(25) Giustiniani L. , Dizionario Storico geografico del Regno di Napoli, Napoli, Tomo X, p. 34; si veda pure: La Biblioteca Storica e Topografica del Regno di Napoli, Napoli, 1795.
