Nel 1079, il ‘Portu’ (Sapri ?), nella ‘Bolla di Alfano I’, Arcivescovo di Salerno

Gli studi e le ricerche

Nel 1987 pubblicai a stampa (1) un mio studio sulle origini ed il ruolo dello scalo naturale della baia e del porto di Sapri, negli anni bui del medioevo. Lo studio iniziato a Salerno e poi a Napoli fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archivistiche dell’epoca rendevano incerti i risultati ma il periodo medievale meritava ulteriori approfondimenti ed indagini o ricerca di nuove fonti. Dopo diversi tentativi e dalle diverse notizie che emersero, mi resi conto che ne era valsa la pena. Sebbene ancora andrebbero ulteriormente indagate alcune di queste notizie storiche, dal quadro risulta  chiaramente come queste terre avessero avuto un ruolo non marginale. Anche se oggi è rimasta poca memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti che l’aspro territorio del Golfo di Policastro e del ‘basso Cilento’ ha avuto nei secoli. Lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia dei nostri territori. In particolare in questo studio parlerò della Lettera pastorale (Bolla di Alfano I), con la quale l’Arcivescovo di Salerno Alfano I (3), annunciava alla Chiesa Paleocastrense, la riattivazione della loro sede episcopale con la nomina di Pietro Pappacarbone (Pietro da Salerno). Nella lettera episcopale ‘Bolla di Alfano’, datata 22 ottobre 1079, si citava il toponimo di Portu’, da individuarsi con Sapri.

Le nostre terre dopo la caduta dell’ultimo principe Longobardo Gisulfo II e la conquista Normanna di Roberto il Guiscardo

Pietro Ebner (…), nel 1982, nel suo ‘Chiesa, Baroni e Popolo del Cilento’, vol. II , pp. 333, parlando della Diocesi di Policastro, restaurata dal vescovo Alfano I, scriveva che: “Come si è ampiamente mostrato altrove (21) il territorio compreso tra l’Alento e il Bussento era stato sempre tenuto dal “sacro palatio”, dal governo salernitano, alle sue dirette dipendenze (”in finibus salernitanis’ dei documenti). I pericoli derivanti dalle continue infiltrazioni di gente calabra nel territorio aveva sollecitato la costituzione di quella contea di confine affidata ad un esperto soldato qual’era Guido, fratello del principe Gisulfo, il quale certamente sollecitò, per il prestigio che ne sarebbe derivato alla sua contea, la ricostituzione della diocesi. Ma la permanenza a Policastro del presule scelto da Alfano, il monaco cavense Pietro di Salerno ecc…”. Pietro Ebner (…), nella sua nota (21), postillava che: “(21) Ebner, Storia Economia e Società nel Cilento.”. Ebner , ne ha parlato nel volume citato ma ne parla soprattutto nell’altro suo volume curato da La Greca (…), che nel ….., ristampò ‘Pietro da Salerno e il monachesimo italo-greco nel Cilento, in ‘Saggi in onore di Leopoldo Cassese‘, ed. Libreria Scientifica, Napoli, 1971, p. 18, o pp. 3-32. Il saggio di Ebner si trova anche in ‘Studi sul Cilento’, Istituto Italiano per gli studi filosofici, Centro studi “Pietro Ebner”, Ristampa dei saggi pubblicati tra il 1949 e il 1988 a cura del ed. Centro di Promozione culturale del Cilento, 1988, Acciaroli, vol. II, pp. 91-92, dove l’Ebner, pubblicava integralmente la trascrizione del testo latino dell’antico documento conservato all’ADP, ed in cui dice che l’originale non si trova. Nel 1078, con la definitiva scomparsa del Principato longobardo di Salerno, vinto ed incorporato dai Normanni di Roberto il Guiscardo (principe Normanno), il Cilento trovò la sua unità che durò fino al 1080, anno in cui il feudo passo a Ruggero Sanseverino. Scrivono i due studiosi Natella e Peduto (2) che, “la ripresa cattolica-romana in policastro e la restaurazione della sede episcopale, è da mettersi in rapporto con la riconosciuta politica Normanna.”. Con l’arrivo dei Normanni e la graduale fine della dominazione bizantina, i papi procedettero alla riorganizzazione ecclesiastica di questi territori. Noi, non concordiamo del tutto con questa tesi, in quanto crediamo che i Normanni non odiassero del tutto il rito greco di cui questa zona era intrisa anche a causa dei numerosi Cenobi basiliani sorti in epoca precedente. La nostra tesi è inoltre suffragata dall’antica pergamena greca, d’epoca Normanna e datata anno 1097, pubblicata dal Trinchera (8) e, di cui abbiamo parlato in un altro nostro studio ivi pubblicato (28). L’antico documento membranaceo (28), è dello stesso periodo storico della nota Lettera pastorale dell’Arcivescovo di Salerno Alfano I, di cui parliamo quì ma per noi è un ulteriore conferma e testimonianza storica del passato in quanto in esso si riporta un privilegio concesso da un nobile Normanno ad un monaco di Vibonati che voleva costruire un monastero a ‘Scido’ che noi crediamo fosse l’originario toponimo di Sapri.

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(Fig. 2) Documento (28) dell’anno 1097, pubblicato da Francesco Trinchera (8), a p. 80 (Archivio Storico Attanasio)

Orazio Campagna (…), nel suo ‘La “Regione Mercuriense” nella storia delle comunità costiere da Bonifati a Palinuro’, pubblicato nel 1982, parlando di Policastro a pp. 257-258, in proposito scriveva che: “Con la latinizzazione del rito Ortodosso, l’Arcivescovo Alfano di Salerno ripristinò la sede vescovile di Policastro, rendendola suffraganea dell’archideocesi metropolitana. Fu consacrato vescovo della nuova sede il benedettino Pietro da Salerno, detto Pappacarbone, tra il 1067 ed il 1068 (70).”. Il Campagna, a p. 258, nella sua nota (70), postillava che: “(70) Sull’anno di nomina, erroneamente ritenuto il 1070 oppure il 1079, P. Ebner, Storia di un feudo del Mezzogiorno, etc., op. cit., p. 89.”. Il Campagna, a p. 258, scriveva che: “La restaurazione dell’episcopato bussentino si realizzò per volontà politica. Difatti l’antica contea di Policastro, nella metà dell’anno mille, era retta da Guido, fratello di Gisulfo di Salerno.”. Lo studioso Orazio Campagna (…), nel suo ‘La “Regione Mercuriense” nella storia delle comunità costiere da Bonifati a Palinuro’, nel 1982, a pp. 258-259, scriveva in proposito che: “La restaurazione dell’episcopato bussentino si realizzò per volontà politica. Difatti, l’antica contea di Policastro, nella metà dell’anno mille era retta da Guido, fratello di Gisulfo II di Salerno. Guido fu ostile ai Normanni, che esigevano dal principe Gisulfo il versamento di tributi, la consegna di terre e castelli, per ricompensa al loro intervento contro i congiurati di palazzo, che il 2 giugno 1052, avevano ucciso Guaimario V, i fedeli di corte con il fratello del principe stesso, Pandolfo, ed avevano imprigionato Gisulfo. Guido si oppose validamente alle esose richieste, alle devastazioni, agli nicendi, che dalla Calabria, si erano estesi nel Cilento. Ma vana fu l’opposizione del Conte, perchè, prima del 1057, i Normanni avevano già devastato la contea di Policastro (71).”. Il Campagna (…), nella sua nota (71), a p. 258, postillava che: “(71) Amato di Montecassino, Storia dei Normanni, a c. di V. De Bartolomeis, Roma, 1935. N. Acocella, La figura e l’opera di Alfano I di Salerno, in “RSS”, XIX, 1958; M. Schipa, Storia del Principato longobardo di Salerno, Roma, 1968.”.

Pietro Ebner (….), nel suo “Economia e Società nel Cilento Medievale”, vol. I, a p. 66, nella nota (231) postillava che: “(233) Non mi sembra falsa, come giudica il Cappelli p. 202, la lettera di Alfano che va però retrodatata. Con essa l’arcivescovo Salernitano affidava al monaco cavense Pietro da Salerno la ricostruita diocesi di Policastro, delimitata nell’informe quadrilatero Scalea-Latronico-Torre Orsaia- mar Tirreno. Cfr. Pietro Ebner, Pietro da Salerno cit., p. 13. L’esplicita menzione di Didascalea, Rotonda, Mercuri indica che la valle del Lao non era più bizantina ma normanna (Roberto il Guiscardo), per cui la mia induzione che parte dei castelli donati da Roberto a Sighelgaita come morgingab forse erano ubicati proprio nel territorio confinante con la contea di Policastro (era stata affiata al fratello di Sighelgaita, il prode Guido) la quale certamente comprendeva le terre limitrofe dell’odierna regione lucana (sulla dote di Sighelgaita vedi Pirro cit., I, p. 75 etc…”.

Nel 1079, i confini e le trenta località della restaurata Diocesi di Policastro, nella ‘Bolla di Alfano I’

La seconda ricostituzione della sede Episcopale Bussentina, la Diocesi di Bussento (Buxentum), nel XI secolo (vacante) che, proprio in quel periodo muta il suo nome in ‘Paleocastrenses’, e l’antico documento (…), la nota lettera pastorale, ‘Bolla‘, datata all’Ottobre 1079, l’Arcivescovo di Salerno Benedetto Alfano I, in cui si elencavano le trenta parrocchie, della restaurata sede Episcopale Bussentina “quae modo Paleocastrensis dicitur Ecclesiae, per apostolicam institutionem nostro Arciepiscopatui subiectae”. Orazio Campagna (…), nel suo ‘La “Regione Mercuriense” nella storia delle comunità costiere da Bonifati a Palinuro’, pubblicato nel 1982, parlando di Tortora, a pp. 241-242, nella sua nota (187), postillava che: “(187) Nel 1067 fu consacrato vescovo di Policastro Pietro Pappacarbone, cavense; nel 1079, avvenuta la restaurazione della territorio diocesano, furono aggregate a Policastro, sulla costa meridionale, le parrocchie di Porto (Sapri), Marathia, Castrocucco, Turtura, Laeta, Didascalea, Languenum (Laino), Avena, Mercuri, Abatemarco, da Bolla di Alfano, arcivescovo di Salerno, copia notarile del 1737, da cui copia manoscritta dalla Curia di Policastro, autenticata dal vescovo A. De Robertis e controfirmata dal cancelliere di Lauria, M. Lombardo, in data 20 gennaio 1745. Vedi L. Pennacchini, ‘Pergamene salernitane’, Salerno, 1941; N. Acocella, ‘La figura e l’opera di Alfano I di Salerno’, in “RSS, XIX, 1958. Ancora intorno al 1572 il vescovo di Policastro, Ferdinando Spinelli, ingiungeva ai sacerdoti greci della diocesi di conformarsi al rito latino, in N.M. Laudisio. Il vescovado di Cassano, per A. Guillou (Geografia amministrativa del Katepanato, etc., op. cit), fu istituito intorno al 968-970.”Il documento (…) che quì abbiamo esaminato, risale al secolo XI ed è interessantissimo per la toponomastica dei nostri luoghi, in quanto, esso è uno dei più antichi documenti in nostro possesso. In esso vengono elencati trenta centri con i relativi interessanti toponimi o nomi dei luoghi dell’epoca. Ma, come vedremo, la nota ‘Bolla di Alfano I°’ oltre a riportare 15 località (le ultime) che oggi non fanno parte della Diocesi di Policastro-Teggiano e che come vedremo furono in seguito aggregate alla Diocesi di Cassano Ionico, non riporta alcune località che pure già esistevano sul territorio dell’entroterra del Golfo di Policastro. C’è da chiedersi come mai la lettera pastorale del primate Salernitano nel delimitare i confini della ricostruita diocesi di Policastro (ex diocesi dell’antica Bussento), non nominava località come Bonati, Sicilì, Morigerati, Casaletto, Battaglia. FOrse che questi centri ricadevano in un’altra diocesi ?. Biagio Moliterni (29), nel suo recente studio, ‘Alfano, Pietro e la diocesi di Policastro’, edito nel 2013, a p. 17, in proposito scriveva che: “Un altro punto non del tutto chiaro della lettera di Alfano I riguarda l’ambito territoriale entro cui era circoscritta la diocesi di Policastro. Rimangono infatti di incerta determinazione alcune delle località ad essa aggregate, i cui toponimi sono oggi scomparsi: “medium castrum” (36), il “castellum quod dicitur de Mandelmo” (37), “Arriusu” (38), “Sanctum Athanasium” (39) e “Trolotinum” (40). Più sicuro appare il riconoscimento del “Portu” (41) e di “Caselle” (42), che sembrano avere delle corrispondenze rispettivamente con Sapri, un tempo porto e frazione di Torraca, e con Caselle in Pittari. “Ylice”, o forse “Ulice” (43), dovrebbe corrispondere all’attuale Lauria, se non proprio alla località lauriota di “Timpa di d’Elce”, “Timpa d’Ilice”, in dialetto, dove fino agli anni ’60 del secolo scorso erano ancora visibili degli antichi ruderi. Ecc..”. Il Moliterni, a p. 17, nella sua nota (36), postillava che: “(36) ………………………”.

Pietro Ebner (23), sulla scorta di Paolo Diacono (9) e di Goffredo Mataterra (24), parlando della restaurazione della sede Paleocastrense Bussentina del monaco benedettino Pietro Pappacarbone, riferisce: “Nella Regione, non si spiegherebbe l’arrivo colà del benedettino cavense Pietro da Salerno. Il grande monaco era stato eletto vescovo appunto per tentar di reinserire nel rito latino la diocesi di Policastro, dove erano diverse tribù slave, tra le quali Roberto il Guiscardo assoldò (G. Malaterra, I, 16), non pochi mercenari, oltre le colonie di Bulgari trasferite da Bisanzio nel VI secolo a Celle di Bulgheria (P. Diacono, V, 29). La latinizzazione del rito greco era stata sollecitata dal gravissimo scisma del 14 luglio 1054, per cui anche il tramonto degli ideali religiosi connessi con i modelli bizantini. “. Orazio Campagna (…), nel suo ‘La “Regione Mercuriense” nella storia delle comunità costiere da Bonifati a Palinuro’, pubblicato nel 1982, parlando di Tortora, a pp. 241-242, in proposito scriveva che: “Anche per quanto riguarda la latinizzazione di chiese, grangie ed asceteri della costa il mandato pontificio fu devoluto all’episcopato di Salerno e alla Badia di Cava. Difatti, nel 1079, e per poco meno di un ventennio, la parrocchia di Tortora fece parte della diocesi di Policastro, restaurata; probabilmente fino al 1098, quando fu aggregata a Cassano. La diocesi latinizzata di Policastro doveva, così, procedere alla reintegrazione del rito latino, certamente col beneplacido di Ruggero Borsa (187).”.

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(Fig. 15) Le trenta parrocchie che costituivano la Diocesi di Policastro nell’anno 1079, citati nella Bolla di Alfano I. L’immagine illustra un particolare della pagina 30v., tratta dal “Chartularium ecclesiae Salernitanae”, contenuta nel manoscritto Patetta 1621 (28), in cui si può leggere chiaramente: ‘Turracca’ (Torraca) e ‘Portu’ (Sapri ?).

Anche Biagio Cappelli (…), si chiedeva come mai ma arrivò a dubitare sull’autenticità dell’antica pergamena. Il Cappelli (…), riguardo la copia della Pastorale di Alfano I (…), parlando della ‘Fortezza del Mercurio’ in un atto di donazione di Ugo d’Avena alla Badia di Cava dei Tirreni (…), così scriveva in proposito: mentre invece essa non comparisce tra i luoghi elencati in una scorretta e forse carta del 1079, riguardande la giurisdizione della Diocesi di Policastro; carta che pure menziona, oltre vari abitati del Cilento, della Basilicata e della Calabria attuali, tutti quelli che, a quanto possiamo giudicare dai documenti della fine del secolo decimoterzo, sorgono nel medioevo lungo la valle del Lao, dalle sorgenti alla foce. Questa omissione, che si aggiunge agli altri motivi che fanno fortemente dubitare dell’autenticità del documento, mi pare basti a provarlo senz’altro falso ed attribuirlo ad un’epoca posteriore a quella in cui l’abitato di Mercurio ecc..”. Il Cappelli arrivava a questa conclusione dubitando della sua autenticità sulla scorta del Racioppi (…) di cui ho già parlato ivi in un altro mio scritto. L’autenticità dell’antica pergamena è stata riscattata recentemente da Biagio Moliterno (…) ma sui centri mancanti o assenti (che non vi figurano) bisognerebbe indagare ulteriormente. Io credo che il motivo di questa assenza sia dovuta ad un’altra diocesi suffraganea (dipendente) dalla nuova Arcidiocesi di Salerno in quegli anni e cioè alla Diocesi di Marsico e forse di Cassano Jonico. Infatti, come io credo, alcuni centri delle nostre terre come Sicilì e Morigerati, che pure esistevano in quel periodo, non furono elencati tra le trenta parrocchie che dovevano costituire la nuova restaurata diocesi Paleocastrense perchè ricadevano in altre diocesi come si può vedere nell’immagine tratta dal Tancredi (…). L’antica pergamena, oltre ad essere una testimonianza dell’esistenza dei centri che vi si elencano, è anche un’interessante fonte per la toponomastica dei luoghi. Tra le località ed i toponimi (nomi dei luoghi) elencate nell’antichissima pergamena (3), si citavano: Fujenti (Mingardo o Rofrano in origine), Castrum (Roccagloriosa), Laeta (Aieta), Castellum de Mandelmo (Castello di Licusati), Languenum (Laino borgo), Porto o Portu (Sapri), Turraca o Turracca (Torraca), Ulia (Lauria), Vimanellum (Viggianello), Abbatemarcu (Abbatemarco fiume) Mercuri (fiume affl. Lao), Triclina (Trecchina), Revelia (Rivello), ecc..

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(Fig….) Le trenta parrocchie che costituivano la Diocesi di Policastro nell’anno 1079, citati nella Bolla di Alfano I, conservata all’Archivio Diocesano di Policastro Bussentino (…).

stralcio delle località sulla bolla di Alfano

(Fig….) Pag. n. 1 della lettera pastorale dell’Arcivescovo di Salerno Alfano I (Bolla di Alfano I), datata anno 1079 (…), copia originale conservata all’Archivio Storico della Diocesi di Policastro Bussentino, su gentile concessione di Don Pietro Scapolatempo Bibliotecario (Archivio Storico e digitale Attanasio)

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(Fig….) I toponimi che costituivano la Diocesi di Policastro nell’anno 1079, citati nella Bolla di Alfano I, conservata all’Archivio Diocesano di Policastro Bussentino (…). L’immagine è tratta dal Tancredi (…)

Nella traduzione del Laudisio (…) fatta dal Visconti a p. 71 si legge che: “Inoltre abbiamo delimitato in questo modo i confini di questa diocesi. Essa comprende tutte le località che si trovano a sud della foce del fiume Fuienti; sale lungo il corso dello stesso fiume sino alla località dove sorse il villaggio che ora è chiamato Petrocelle; di lì, poi, sino al castello che fu costruito sul monte Tufolo; si sviluppa poi verso oriente sino al fiume Chimesi, ed oltre lo stesso fiume Chimesi sempre verso oriente, comprende, oltre Bussento, che ora è chiamato Policastro, come tutte queste località: Il castello cosiddetto di Mandelmo, Camerota, Arriuso, Caselle in Pittari, Tortorella, Torraca, Sapri, Lagonegro, Rivello, Trecchina, Lauria, Seluci, Latronico, Agromonte, S. Attanasio, Viggianello, Rotonda, Laino Borgo, Trosolino, Avena, Regione, Abatemarco, Mercurio, Orsomarso, Scalea, Castrocucco, Tortora, Aieta, Maratea, con tutte le loro pertinenze ecc..”. Giacomo Racioppi (…), nel suo ‘Storia dei popoli della Lucania e della Basilicata’, pubblicata nel 1831, vol. II, a p. 69 (della 2° edizione del 1902, ristampata nel 1970), parlando delle origini di alcuni centri della Basilicata e, in particolare parlando di Lauria, in proposito scriveva che: “Nella bolla di Alfano Arcivescovo di Salerno che determina la diocesi di Policastro, nel 1079, Lauria è detta ‘Ulia’, con aferesi della prima sillaba ‘la’, quasi questa fosse l’articolo che il latino non comporta. In questa bolla (pubblicata nella ‘Paleocastren. Dioeceseos historia-cronologica. Synopsis’, etc, Neapoli, 1831) si nominano, come paesi della diocesi, tra gli altri,….’Lacumnigrum, Revelia, Triclina, Ulia, Seleuci, Latronicum, Agrimonte, S. Athanasium (presso Rivello), Vinanellum (Viggianello), Rotunda, Languenum (Laino)….Dida, (Dina, isoletta) Scalea….Laeta (Aieta), Marathia, etc….Ma io dubito dell’autenticità di questa carta. – Altri avevano letto ‘Ulci’ la ‘Ulia’ di questa bolla; e di qua molti arzigogoli, di cui è un qualche cenno in Giustiniani, Diz. geogr. ad v. Lauria, ecc…”. L’assenza di alcuni centri o borghi nella lettera pastorale dell’Arcivescovo primate di Salerno Alfano I° trascritta dal vescovo Laudisio nella sua già citata ‘Sinossi’ risulta dubbia e strana. Forse uno o l’unico esemplare del documento che io pubblicai ivi per la prima volta, vengono elencati trenta centri con i relativi interessanti toponimi o nomi dei luoghi dell’epoca. In esso risulta il nome di Tortorella, di Torraca, di Caselle in Pittari ma non risultano i nomi di altri centri come Sicilì, Morigerati, Battaglia, ecc….Sappiamo dell’esistenza documentata e certa di alcuni centri come Sicilì in quel periodo come è attestato in un documento oggi introvabile di una donazione di Ugone di Chiaromonte dell’anno 1077, dove figura un “Alphenus de Sicilisio”. I confini della restaurata diocesi paleocastrense, secondo quanto stabilito nella lettera del primate salernitano, andavano su una piccola parte del Golfo di Policastro ed il suo entroterra e arrivavano fino ad Abatemarco in Calabria. A nord invece arrivavano a lambire una parte della Lucania occidentale fino ad alcuni borghi ma non comprendevano i borghi a ridosso del Vallo di Diano. Oltre a questi centri ivi elencati e tratti dalla ‘Synopsi etc…’ del Laudisio, il Laudisio aggiunge anche: “eccettuate quelle chiese, le loro pertinenze e gli altri beni, che, pur trovandosi entro i suddetti confini della diocesi di Policastro, siano stati riconosciuti dal nostro confratello e vescovo Pietro e dai suoi successori come proprietà, per diritto ereditario, della chiesa di Paestum……confratello Maraldo, vescovo della chiesa di Paestum, e dei suoi successori.”. Dunque, secondo quanto scrive il Laudisio, alcuni centri pur essendo dentro i confini della rinata diocesi di Policastro dipendevano dalla diocesi di Paestum (di Capaccio). Carlo Pesce (…), nel suo, ‘Storia della Città di Lagonegro’, pubblicato nel 1913, a pp. 80 e s. parlando della Diocesi di Policastro e di Lagonegro in proposito scriveva che: “II. Lagonegro ha fatto parte sempre della Diocesi di Policastro, e coll’antico nome latino di ‘Lacusniger’ trovasi noverato nella bolla dell’Arcivescovo Alfano di Salerno del 1079, con la quale fu ricostruita la Diocesi Bussentina. In detta bolla, che è ricordata nella Sinossi storica della Diocesi di Policastro (1), questa è circoscritta nei suoi antichi confini più estesi degli attuali, dal Cilento fino al fiume Mercuri in Calabria, e comprendeva molte Città e terre del Salernitano, della Basilicata e della Calabria.”. Dunque, il Pesce (…) ci ricorda che nella bolla di Alfano I°, il toponimo di Lagonegro ivi riportato è Lacusniger e non come è scritto in Laudisio (…), nella versione del Visconti, è scritto: “Lacumnigrumcome scrivevano invece il Troccoli e il Tancredi. Carlo Pesce ci cicorda che: “(1) Vedi il libro edito nel 1831 per ordine di Monsignor Laudisio ‘Paleocastren Dioeceseos historico-chronologica Synopsis’, che dicesi composta dal can. Rossi di Rivello.”. Il can. Rossi di Rivello, secondo ciò che trovo scritto sul testo della ‘Synopsi’ ripubblicato dal Visconti (…) trovo scritto “Lacumnigrum” e non “Lacusniger” come dice il Pesce. Dunque c’è qualcosa che non mi torna. Come mai il Rossi pubblicò “Lacumnigum” ? Sul testo originale e inedito della “Bolla di Alfano I° conservato all’Archivio Arcivescovile della Diocesi di Policastro a Policastro è scritto “Lacunigru“. Anche il manoscritto del Mannelli (…) citò la bolla di Alfano I° ma in esso non si leggono le località. Anche a pp. 128 e 130 il Cataldo (…), nel suo dattiloscritto “Policastro Bussentino”, riportava la ‘Bolla di Alfano I° ma riportava dei toponimi differenti rispetto all’originale inedito concessoci dall’attuale Archivista Don Pietro Scapolatempo (…). Il Cataldo riportava “Lacumnigrum”. Della ‘Bolla di Alfano’ ne parlò anche il sacerdote Rocco Gaetani (…), nel suo “L’antica bussento, oggi Policastro-Bussentino, la sua prima sede episcopale, studio storico-critico del sacedote Rocco Gaetani”, pubblicato nel 1888, a p. 17 ma, la cita trascrivendone l’intitolazione senza trascriverne il testo completo. Il testo completo con i relativi confini della pastorale sono in Pietro Ebner (…), nel suo ‘Pietro da Salerno e il monachesimo italo-greco nel Cilento, in ‘Saggi in onore di Leopoldo Cassese‘, ed. Libreria Scientifica, Napoli, 1971, p. 18, o pp. 3-32. Il saggio di Ebner si trova anche in ‘Studi sul Cilento’, Istituto Italiano per gli studi filosofici, Centro studi “Pietro Ebner”, ristampa dei saggi pubblicati tra il 1949 e il 1988 a cura del ed. Centro di Promozione culturale del Cilento, 1988, Acciaroli, vol. II, pp. 91-92, dove l’Ebner, pubblica integralmente la trascrizione del testo latino dell’antico documento conservato all’ADP, ed in cui dice che l’originale non si trova. Per la Bolla di Alfano I, si veda dello stesso autore: Economia e Società nel Cilento medievale, Tomo I, p. 536. Si veda pure dello stesso autore: Storia di un feudo del Mezzogiorno – La Baronia di Novi, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1973, pp. 89 e s. Pietro Ebner, nel suo Chiesa Baroni ecc…, dedica un’intero capitolo “I benedettini di Cava nel territorio dell’odierno Cilento”, vol. I, p. 375 e s. Ebner (…) a p. 92 in proposito scriveva che: “Il testo, così autenticato e che trascrivo tal quale, è solo nell’introvabile saggio ‘Paleocastren dioecesis’ (Napoli 1831) del bussentino vescovo N. M. Laudisi, noto per serietà di studi e qualità umane, ecc…”, riportava “Castellum quod dicitur Mandelmo – Camarota – Arriuso – Caselle – Turturella – Turraca – Portum – Lacumnigrum – Revelia – Triclina – Ulia – Seleuci – Latronicum – Agrimonte – S. Athanasium – Vimanellum – Rotunda – Languenum – Rosolinum – Avena – Regione – Abb. Marcu – Mercuri – Ursimarcu – Didascalea – Castrocucco – Turtura – Laeta Marathia.” che sono le stesse località che trascrive il Laudisio (…) nella sua ‘Synopsi’ che come abbiamo visto fu curata dal sacerdote di Rivello De Rossi. Si è visto come il toponimo di “Lacumnigrum” riportato dal Laudisio non corrisponde al toponimo di “Lacunigru” riportato sull’originale concessoci all’ADP. Angelo Gentile (…), nel suo ‘Morigerati, pubblicato nel 2001, parlando di Morigerati, di cui oggi Sicilì è frazione, a p. 51 in proposito scriveva che: “La bolla dell’Arcivescovo Alfano I, dell’ottobre del 1067 che nominava vescovo di Policastro Pietro Pappacarbone, non ha nell’elenco dei paesi il nome di Morigerati, come quello degli altri abitati che sicuramente pur esistevano.”. E sin quì concordo con ciò che scriveva il Gentile. Il Gentile però continuando il suo racconto su Morigerati, sempre in riferimento all’asenza del toponimo di Morigerati sulla bolla di ALfano I° aggiungeva che: “La mancanza è una prova ulteriore che il casale di Morigerati ricadeva da tempo sotto la giurisdizione spirituale dei monaci basiliani di rito greco, (1) e precisamente della badia di S. Maria di Rofrano.”. In sostanza il Gentile sosteneva che siccome il toponimo di Morigerati non figura nelle trenta parrocchie che figurano nella bolla di Alfano I° questa assenza avvalora l’ipotesi ed è una prova che il casale di Morigerati dipendeva da tempo dall’Abbazia di S. Maria di Rofrano, prima antichissimo cenobio basiliano che nel X secolo era diventata una “baronia” che l’Ebner chiamò “ecclesiastica”. Io dico che ciò non è corretto in quanto, se così fosse, non si capisce perchè nella cosiddetta bolla di Alfano I risalente agli anni 1067 (come vuole l’Ebner) e datata 1079, figurasse il centro o il toponimo di “Casella” che invece è stata una delle dipendenze dell’abazia Rofranese. Caselle in Pittari, sotto il toponimo di “Casella” figura sulla bolla di Alfano I ed è stata sempre una delle dipendenze o grangia dell’Abazia di S. Maria di Rofrano.

Il ‘Portu’ (Sapri ?), citato nella ‘Bolla di Alfano I’

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(Fig. 16) Bolla di Alfano I, conservata all’Archivio Storico della Diocesi di Policastro Bussentino (3) – particolare di alcuni toponimi tra cui ‘Portu’

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(Fig. 17) Bolla di Alfano I, stà in ‘Chartularium ecclesiae Salernitanae’ (Ms. Vaticano Patetta 1621), p. 30v., (28), in cui si può leggere chiaramente: ‘Turracca’ (Torraca) e ‘Portu’ (Sapri ?).

Dal punto di vista bibliografico e storiografico, la Bolla di Alfano I è una fonte archivistica di notevole importanza anche per la toponomastica dei luoghi che ivi si citano. Riguardo la storia di Sapri, l’antica pergamena (membrana), d’epoca Normanna, è importantissima per la citazione dei toponimi locali (nomi dei luoghi) che costituivano la Diocesi di Policastro. Come abbiamo già avuto modo di spiegare, di questo antichissimo documento, esistono due copie di cui quì mettiamo a confronto due particolari tratti dagli originali delle due copie fino ad oggi conosciute dell’antichissima lettera, o Epistola (Bolla) dell’Arcivescovo di Salerno Alfano I (Figg…….), d’epoca Normanna. In esse vengono elencati i luoghi o i toponimi che dovevano costituire la rinata Diocesi Paleocastrense. L’Ebner (5), nel suo ‘Chiesa, Baroni e Popolo nel Cilento’, parlando di Sapri, , a p. 591 del vol. II, cita il documento e dice in proposito: “La notizia più antica circa l’esistenza di un locale abitato, almeno finora, è nella nota lettera (a. 166 /67), dell’Arcivescovo Alfano di Salerno, con la quale ricostituiva l’antica “quae modo Paleocastren dicitur Ecclesiae, per apostolicam institutionem nostro Arciepiscopatui subiectae” ed elevava a Vescovo il monaco cavense Pietro Pappacarbone da Salerno, destinandolo a quella sede. Nel definire i confini della ricostituita diocesi, l’arcivescovo v’includeva con ‘Cammarota’ (…), Caselle, Turturella, Turraca, anche “Portum” da identificare appunto con Sapri. Nei confini, erano incluse tutte le pertinenze e cioè case, terre, vigneti, campi, prati, pascoli, boschi, saliceti, ruscelli, acque, mercati del pesce, pievi, fattorie con servi, terre coltivate e corti e tutti gli appartenenti al clero con i loro beni.” (Fig….). Nel documento (3), conservato all’Archivio Storico della  Diocesi di Policastro Bussentino, trascritto dal Gaetani (9), dal Cataldo (…), citato dal Mannelli (17) ed altri, si  elencavano le trenta parrocchie che all’epoca costituivano la Diocesi ( sede vacante=senza vescovo) di Buxentum (l’odierna Policastro Bussentino), citando un ‘Portum. Nel definire i confini della ricostituita diocesi, l’arcivescovo di Salerno Alfano I, v’includeva – come vediamo in Fig. 2 – con Cammarota (Camerota)(…), Caselle, Turturella (Tortorella), Turracca (Torraca), anche un “Portum“. In una delle più antiche fonti archivistiche in nostro possesso, la lettera pastorale (bolla) dell’Arcivescovo di Salerno Benedetto Alfano (detto Alfano I), datata all’Ottobre 1079 (bolla, a. 166/67) (5), Sapri, figura al 7° posto delle trenta parrocchie della Diocesi di Policastro (da poco restaurata dall’Arcivescovo di Salerno Alfano I che ordinava Pietro Pappacarbone suo Vescovo), con il toponimo di “Portum” (Fig. 1), da ritenersi Sapri. Nell’antico documento (3), del 1079, figura il toponimo di ‘Portum’ nell’elenco delle trenta parrocchie della Diocesi (sede vacante) di Policastro. Innanzitutto bisogna dire che nelle copie fino a noi giunte (Figg. 5 e 8) non viene citato un ‘Portum’, come in molti autori della bibliografia antiquaria hanno scritto ma in esse figura il toponimo di ‘Portu’ o ‘Porto’. Il toponimo di ‘portu’, viene elencato subito dopo quello di Turraca o Turracca, come si può ben vedere dalle due immagini che illustrano un particolare dei due distinti documenti (Figg. 5-8). Il ‘Porto’ dell’antico documento (3), del 1079, è da ritenersi il toponimo che indica l’antico Porto di Sapri? L’accostamento del toponimo Portu a quello di Torraca, ci fa ritenere che il toponimo di ‘Portu’, fosse riferito a Sapri. Infatti, all’epoca in cui questi due documenti, entrambi copie del XVIII secolo, Sapri era il Porto di Torraca ed apparteneva al suo territorio. Crediamo che il Porto, citato nell’antica pergamena d’epoca Normanna, sia da riferire al toponimo con cui veniva chiamato all’epoca lo scalo marittimo o la baia naturale di Sapri. Siamo certi dell’esistenza di un locale abitato nel territorio saprese in epoca normanna e nel secolo XII, testimoniato dall’altro documento membranaceo manoscritto in lingua greca e poi tradotto in latino e pubblicato dal Trinchera che parla di un privilegio concesso ad un monaco di Vibonati per costruire un monastero a Scido. Dunque ‘Scido, come nel documento dell’anno 1097 o Porto’, come nel documento dell’anno 1079 ?, o come nella ‘Carta Pisana’ del 1290. Infatti, nella carta nautica detta ‘Carta Pisana’, dopo il toponimo dello scalo marittimo di ‘Sapra’, figura un ‘Porto di La Scalea’, da non confondere con ‘Scalea’, che figura molto più giù. Biagio Moliterni (29), nel suo recente studio, ‘Alfano, Pietro e la diocesi di Policastro’, edito nel 2013, a p. 17, in proposito scriveva che: “Un altro punto non del tutto chiaro della lettera di Alfano I riguarda l’ambito territoriale entro cui era circoscritta la diocesi di Policastro. Rimangono infatti di incerta determinazione alcune delle località ad essa aggregate, i cui toponimi sono oggi scomparsi: “medium castrum” (36), il “castellum quod dicitur de Mandelmo” (37), “Arriusu” (38), “Sanctum Athanasium” (39) e “Trolotinum” (40). Più sicuro appare il riconoscimento del “Portu” (41) e di “Caselle” (42), che sembrano avere delle corrispondenze rispettivamente con Sapri, un tempo porto e frazione di Torraca, e con Caselle in Pittari. “Ylice”, o forse “Ulice” (43), dovrebbe corrispondere all’attuale Lauria, se non proprio alla località lauriota di “Timpa di d’Elce”, “Timpa d’Ilice”, in dialetto, dove fino agli anni ’60 del secolo scoro erano ancora visibili degli antichi ruderi. Ecc..”. Il Moliterni, a p. 18, nella sua nota (41), postillava che: “(41) ‘Portum’ in ‘a’, in ‘b’ e in ‘l’, ‘Portu’ in ‘.”. Il Moliterni (…), nel suo saggio, aveva parlato delle diverse versioni della nota Bolla di Alfano I, la versione a – b- c- d- e – f- g- h- i – l. Il Moliterni (29), dice che talvolta il toponimo è ‘Portum’, mentre altre volte il toponimo è segnato con ‘Portu’. Infatti, il Moliterni (29), nella sua nota (36) a p. 17, scrive che: “(36) La copia autentica a Policastro nel 1745, quella non autenticata, il testo del Laudisio e il documento vaticano (nelle note successive indicate rispettivamente con le lettere ‘a’, ‘b’, ‘l’ e ‘v’), riportano ecc…”.

Il documento considerato dal Racioppi (6 bis) non autentico e dal Cesarino (6 tris) apocrifo, è la più antica fonte archivistica fino a noi giunta. Il documento oltre ad essere una testimonianza dell’esistenza dei centri che vi si elencano, è anche un interessante fonte per la toponomastica dei luoghi. Ma non siamo certi che l’antico toponimo di Portum che figura nell’antico documento del 1079, stesse ad indicare il luogo di Sapri. Lo storico locale Felice Cesarino (….), nel suo “Sapri archeologica”, pubblicato nel 1987, sulla rivista “I Corsivi”, n. 5, in proposito scriveva che: “A partire dai primi secoli dell’era cristiana le tracce della Sapri antica vanno affievolendosi, per scomparire del tutto in età medievale. Le cause possono essere ricercate in una catastrofe naturale (tesi sostenuta dalla tradizione locale) o in un progressivo impaludamento della zona, soggetta anche a fenomeni di bradisismo. Rifiutando la citazione di un “portus Saprorum”, contenuta nella bolla di Alfano del 1079, come probabile apocrifa (1), le vicende del ripopolamento di Sapri si possono far iniziare nel 1600″. Dunque, il Cesarino scrive che dal V secolo d.C., le notizie su Sapri si vanno affievolendosi fino al 1600 che secondo lui è il secolo in cui avverrebbe il suo possibile ripopolamento. La tesi del Cesarino era la stessa del sacerdote Rocco Gaetani che sebbene nei suoi scritti su Torraca avesse portato alla luce notevoli notizie sulla nostra terra sosteneva che: “In Sapri, i primi che si fanno vedere sono alcuni cittadini di Torraca: sono proprietari e lavoratori di vigne”. Dunque, Felice Cesarino dal V secolo d. C. al 1600 fa un salto di oltre 11 secoli. E’ possibile che un luogo sia disabitato per così tanto tempo ?. E’ credibile ciò che scriveva il Gaetani che i primi cittadini di Sapri erano lavoratori di vigne apparsi, come scrive il Cesarino nel 1600 ?. Il Cesarino, nel suo scritto sulla moneta dell’Imperatore di Massimiano Erculio, aggiungeva che: “1600. A tale epoca risale il nucleo di abitazioni più antiche sulla collinetta del Timpone, dove intorno al 1670 era stata costruita la cappella di S. Antonio di Padova da fedeli della terra di Torraca, il cui clero vi celebrava le messe.”. Oltre a queste affermazioni e ricostruzioni storiche di cui io dubito, il Cesarino affermava che: “Rifiutando la citazione di un “portus Saprorum”, contenuta nella bolla di Alfano del 1079, come probabile apocrifa (1), le vicende del ripopolamento di Sapri si possono far iniziare nel 1600″. In questo passaggio, il Cesarino citava il toponimo di “portus Saprorum” apparso nella “bolla di Alfano I”, databile intorno al 1079. Il documento di cui ho parlato in un mio saggio ivi pubblicato, è di notevole importanza per i toponimi citati che erano i nomi dei luoghi che costituivano la ricostruita Diocesi di Policastro. Secondo il Cesarino, che citava lo storico Giacomo Racioppi, il documento è apocrifo e secondo il Racioppi (….), nei suo “Storia dei popoli della Lucania e della Basilicata” (vedi nota (1) del Cesarino) scriveva che: “(1) Di questo documento esiste soltanto una copia del 1737. In proposito, il sacerdote e storico attendibile G. Racioppi nella sua “Storia dei popoli della lucania e della Basilicata” così si esprimeva: “…ma io dubito dell’autenticità di questa carta”. Infatti il Racioppi, nel suo vol. II, a p. 100, scriveva che “dubitava dell’autenticità di questa carta” d’epoca Normanna, dubitava ma non diceva che essa era non autentica. All’epoca di Racioppi 1889, vi era solo il testo del vescovo mons. Nicola Maria Laudisio che citava l’importante documento. L’Antonini, nel 1745, l’aveva citata ma non l’aveva sufficientemente  indagata. Recentemente lo studioso Biagio Moliterni (….) ha indagato tutta la questione confutando alcune affermazioni del Racioppi. Sulla carta esistono anche degli studi di Pietro Ebner. La “bolla di Alfano I” è uno dei documenti più antichi che noi oggi abbiamo e sebbene esista una copia del 1737 conservata presso l’Archivio della Diocesi di Policastro essa è un documento d’epoca Normanna. Inoltre, Alfano I, arcivescovo di Salerno in quegli anni, oltre ad aver nominato primo vescovo della rinata diocesi di Policastro, Pietro Pappacarbone ha scritto diverse cose su Policastro, l’antica Bussento. Come rifiutare la citazione di un “portus Saprorum” ?.

Sapri o ‘Portu’, nella ‘Carta Pisana’ del secolo XIII

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(Fig. 18) La ‘Carta Pisana’, particolare dell’Italia e delle sue costeingrandimento tratto dal testo di Jerry Brotton (Archivio digitale Attanasio)

Costantino Gatta: nel mare di Sapri fu ingoiata l’antica sede vescovile di Blanda

Il Visconti (18), nelle sue note alla ‘Synopsi’ del Laudisio (17), riferiva che Blanda era stata citata dal Costantino Gatta (8) che, la identifica con Sapri: Più oltre di Policastro eravi la città di Blanda anche sede vescovile, e fra di lui vescovi vi è memoria di Pasquale, che intervenne al Concilio Lateranense sotto il pontificato di Martino. Era situata detta città in quel seno di mare che chiamasi il Porto di Sapri. Ella fu ingoiata dalle onde marine, e anco al presente veggonsi i di lei edifici sommersi entro il mare”.

Gatta, p. 306

Infatti Costantino Gatta (…), nel suo “Memorie storico-della Provincia di Lucania”, a p. 303 nel cap. VI, in proposito scriveva che: “Più oltre di Policastro eravi la Città di ‘Blanda’ anche Sede Vescovile, e frà di lui Vescovi vi è memoria di ‘Pasquale’, che intervenne al concilio Lateranense sotto il Pontificato di Martino: Era situata detta Città in quel seno di Mare che chiamasi il ‘Porto di Sapri’ (a): Ella fu ingojata dalle onde marine, e anco al presente veggosi i di lei Edifizj sommersi entro il mare.”. Costantino Gatta (…), parlando di Blanda, riferisce due notizie interessanti. La prima è quella che Blanda era situata a Sapri ed esattamente “in quel seno di mare chiamato il Porto de Sapri’” . Il Gatta (…) per seno di mare che chiamasi ‘Porto di Sapri’ si riferiva alla grande baia naturale antistante l’abitato di Sapri dove nel 1723 ancora vedeva i ruderi archeologici come per esempio quelli a S. Croce, infatti scriveva che: e anco al presente veggosi i di lei Edifizj sommersi entro il mare”. Il Gatta (…), dunque, diceva che nel seno di mare di Sapri vi era l’antica città di Blanda, anche sede vescovile che: “fu ingojata dalle onde marine”. Il Gatta, parlandoci di Blanda, riferisce anche una seconda notizia, ovvero, riferendosi alla città di Blanda:  Ella fu ingoiata dalle onde marine, e anco al presente veggonsi i di lei edifici sommersi entro il mare”. Si tratta della notizia di una catastrofe naturale o un maremoto avvenuto in tempi remotissimi e che viene raccontato dalla tradizione orale popolare ma riferita all’antica città scomparsa di Avenia, a cui abbiamo dedicato un nostro saggio ivi pubblicato e a cui rinviamo per gli opportuni approfondimenti. La notizia storica riferita da Costantino Gatta di una città ingoiata dalle acque, è la stessa leggenda di cui ho parlato nel mio saggio ivi dove parlo della “Città d’Avenia”, leggenda di cui si parla nella “Platea dei beni” dell’Abbazia di S. Giovanni a Piro e riferita anche dal Di Luccia (…), nella sua opera sul Cenobio Basiliano. Queste notizie andrebbero ulteriormente indagate. Del “Seno Saprico” e di un “Porto di Sapri” risulta sui documenti notarili ed ecclesiastici che nel ‘600 e ‘770, il piccolo centro costiero di Sapri, veniva denominato con il toponimo di ‘Porto di Sapri’ , come ad esempio i cartigli della Principessa Carafa, oppure sui documenti notarili del Barone Palamolla. La notizia più importante che riporta il Gatta (…) parlando di Sapri è quella secondo cui a Sapri vi era l’antica sede vescovile di Blanda. La prima citazione di ‘Portum’ è contenuta nella più antica fonte archivistica in nostro possesso, la lettera  pastorale (bolla) dell’Arcivescovo di Salerno Alfano I, datata all’ ottobre 1079 (bolla, a. 166/67), in cui Sapri, figura al 7° posto delle trenta parrocchie della Diocesi di Policastro, con il toponimo di “Portum” da ritenersi a Sapri (36). Nel definire i confini della ricostituita diocesi, l’arcivescovo v’includeva con ‘Cammarota’ (…), Caselle, Turturella, Turraca, anche “Portum” ma non Blanda, da identificare appunto con Sapri e l’antica diocesi di Blanda. Nel documento antichissimo del 1079 (IX secolo) – dove non figura Blanda – figurano un ‘Portum’ e Maratea. E’ per questo motivo che la diocesi o sede vescovile di Blanda di cui ci parla l’altra lettera di papa S. Gregorio Magno (11)(VI secolo), di cinque secoli precedente, potrebbe essere quella di ‘Portum’ o ‘Porto di Sapri’. La nostra tesi, secondo cui, ad un certo punto della storia, la diocesi di Blanda ubicata nel territorio del Porto de La Scalea (porto di Maratea), così come viene indicato sulla più antica carta nautica conosciuta (31), si sia in seguito spostata nel paese di Sapri, denominato ‘Porto di Sapri’ (o Portum), è stata in parte anticipata anche da un erudito del ‘500 da cui trasse notevoli notizie lo stesso Costantino Gatta. Si tratta di Luca Mannelli che nel ‘500, scrisse un manoscritto inedito (19)(Fig. 10). L’Ebner (21), parlando di Sapri e di Blanda, riferisce di un ‘Sapriporto’ di Livio, XXVI, 39, 1-19 che scrive della sconfitta della quadra romana al comando di Decio Quinzio (che scortava un convoglio di grano dalla Sicilia al presidio di Taranto) ad opera della squadra tarantina al comando di Democara”

Note bibliografiche:

(Fig….) Attanasio Francesco, Sapri, incursioni nella notte dei tempi, stà nella rivista ”I Corsivi”, n. 12, Sapri, Dicembre 1987, pp. 9-10

(1) Attanasio Francesco, “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”,  Dicembre 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato da Felice Cesarino, La Lucania del Barone Antonini, stà in ”I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.-Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, stà nella rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998 (Archivio Storico Attanasio); si veda pure: ‘Le più antiche carte dell’Italia annesse ai più antichi codici greci conosciuti’, stà sulla rivista web ‘Zedinfo’, curata da Tonino Pitarresi, Palermo, ed. ZED, Gennaio 2018, consultabile collegandosi a: http://www.zedinfo.it/?p=9840

(2) Guillaume P., L’ordine clunicense in Italia, ossia vita di S. Pietro salernitano, primo Vescovo di Policastro, Cava dei Tirreni, 1876; si veda lo stesso testo curato e tradotto da Emilia Anna Gemma Ruocco (…) ‘L’Abbazia di Cava’, editrice Palladio, Salerno, 2018. Si veda pure di Guillaume, Un monaco ed un principe del secolo decimo primo ossia San Leone da Lucca, secondo abate cavense e Gisulfo II, Cava dei Tirreni, Napoli, 1876. Guillaume, trascrisse e pubblicò il manoscritto sulla vita di Pietro, scritto in latino da Ugone, abate di Venosa (19), autore del manoscritto latino omonimo composto verso il 1140 e tradotto in italiano dall’Abate dell’Abbazia di Cava dei Tirreni, Don Alessandro Ridolfi o Rodulfi, sul finire del ‘500. Il manoscritto inedito del Ridolfi che riportava il manoscritto di Ugone di Venosa (19), venne pubblicato dal Guillaume (2). Si veda pure: Shipa M., Storia del Principato longobardo di Salerno, sta in ‘Archivio storico per le Provincie Napoletane, 12, 1887. Si veda pure: Natella P., Peduto P., ‘Pyoxus – Policastro’, stà in “L’Universo”, ed. I.G.M., Firenze, 1973, Anno LIII, p. 512. Riguardo questo periodo e a Policastro, gli studiosi Natella e Peduto (2), sulla scorta del Keher (7) (vedi nota (70) che pubblicava alcune lettere del Papa che ordinava arcivescovo di Salerno Alfano I). Pietro Ebner, op. cit. (5), nel suo Chiesa Baroni ecc…, dedica un’intero capitolo “I benedettini di Cava nel territorio dell’odierno Cilento”, vol. I, p. 375 e s.

(3) (Figg. 10-11-12) “Restaurazione della Diocesi di Policastro, centri che la costituiscono, confini, beni.”, o la nota lettera episcopale detta “Bolla di Alfano I”, datata anno 1079 – lettera pastorale dell’Arcivescovo di Salerno Alfano I. L’esemplare conservato all’Archivio Diocesano di Policastro, così di seguito collocata: “Sezione Documenti antichi, Cartella I, dalle origini al 1400” (secondo quanto ci ha riferito l’attuale Bibliotecario Don Pietro, che pubblichiamo per gentile concessione). L’Ebner (11), colloca l’esemplare (forse quello conservato all’Archivio Diocesano di Salerno): “bolla a. 166 /67”. L’antico documento, è citato in Keher P.F., Regesta Pontificum Romanorum; Italia Pontificia Campania, VIII, Berlin, Weidmann, 1961 (rist.), pp. 371-372. Tratta da un Codice manoscritto della Chiesa di Salerno ‘Chronici Amalphitani nunquam antea editi Fragmenta ab Anno Chr. CCCXXXIX, usque ad Annum MCCXCIV’, pubblicate da Ludovico Antonio Muratori (…), in Antiquitate Italiae Medii Aevi, Tomo I, Diss., V, col. 219 e seq. “Alphanus Archieps An. 1080.”. Il Muratori, sulla scorta dell’Ughelli (13), pubblica i ‘Fragmenta’ del Codice Amalfitano, dove vengono elencati alcuni Privilegi concessi dai Normanni ad Alfano I Arcivescovo di Salerno Alphanus Archieps An. 1080.“. Per la sua copia conservata all’ADP, si veda anche Laudisio N.M., op. cit. (4), nota (35) del testo del Visconti, p. 13 (testo in latino) e pp. 70-71 (la traduzione del Visconti del testo in latino). Il Laudisio, riporta integralmente il testo manoscritto in latino della copia conservata all’Archivio Diocesano di Policastro. Si veda pure Porfirio P., ‘Policastro’, stà in D’Avino V., Cenni storici sulle chiese arcivescovili e prelatizie (nullius) del Regno delle due Sicilie, Napoli, Panucci, 1848, pp. 537-539. Si vedano: Fonti e Bibl.: Città del Vaticano, Biblioteca apostolica Vaticana, Fondo Patetta, ms. 1621, cc. 30r s.; Archivio dell’Abbazia della Ss. Trinità di Cava, XX 97 (1119); Acta Sanctorum martii, I, Venetiis 1668, pp. 328-335; Vitae Quatuor Priorum abbatum Cavensium Alferii, Leonis, Petri et Constabilis, auctore Hugoni abbate Venusino, in RIS2, VI, 5, a cura di L. Mattei Cerasoli, Bologna 1941, pp. 16-28; Codex Diplomaticus Cavensis, a cura di S. Leone – G. Vitolo, Badia di Cava 1984, IX, n. 28, 46, 47, 88, 90, 106, 109, 119, 129, X, n. 1, 104 s.; Annales cavenses, a cura di F. delle Donne, Roma 2011, pp. 36-45, sub ann. 1097, 1106, 1110, 1118, 1123. P. Guillame, L’ordine cluniacense in Italia, ossia, Vita di S. Pietro Salernitano, primo vescovo di Policastro, fondatore del corpo di Cava e istitutore della Congregazione Cavense, Badia della SS. Trinità 1876; Id., Essai historique sur l’abbaye de Cava, Cava dei Tirreni 1877, pp. 44-81; Acta Sanctae Sedis, XXVI, Roma 1893-94, pp. 369-371; P. Ebner, Pietro da Salerno e il monachesimo italo-greco nel Cilento, in Scritti in memoria di Leopoldo Cassese, Napoli 1971, pp. 3-32; Id., Economia e società nel Cilento medievale, II, Roma 1979, pp. 243 s.; G. Vitolo, Cava e Cluny, in L’Italia nel quadro della espansione europea del monachesimo cluniacense. Atti del Convegno internazionale di storia medioevale (Pescia… 1981), Cesena 1985, pp. 199-220, stampato anche in G. Vitolo – S. Leone, Minima Cavensia. Studi in margine al IX volume del Codex diplomaticus Cavensis, Salerno 1983, pp. 35-44; H. Houben, L’autore delle Vitae quatuorum priorum abbatum cavensium, in Studi medievali, s. 3, XXVI (1985), pp. 871-879 poi ristampato in Medioevo monastico meridionale, Napoli 1987, pp. 167-175; G. Vitolo, La badia di Cava e gli arcivescovi di Salerno tra XI e XII secolo, in Rassegna storica salernitana, VIII (1987), dicembre, pp. 9-16; M. Galante, La documentazione vescovile salernitana: aspetti e problemi, in Scrittura e produzione documentaria nel mezzogiorno longobardo. Atti del convegno internazionale di studio (Badia di Cava… 1990), a cura di G. Vitolo – F. Mottola, Badia di Cava 1991, pp. 223-253; J.M. Sansterre, Figures abbatiales et distribution des rôles dans les Vitae quatuorum priorum abbatum Cavensium (milieu du XII siècle), in Mélanges de l’Ecole française de Rome. Moyen Age, CXI (1999), 1, pp. 61-104; V. Loré, Monasteri principi e aristocrazie. La Trinità di Cava nei secoli XI e XII, Spoleto 2008, pp. XXIV, 29-35, 141-151.  Il Cataldo (36), scriveva: Questo documento storico (di cui esistono copie manoscritte nella Curia Vescovile di Policastro, una delle quali fu autenticata dal Vescovo Andrea De Robertis, con bollo a secco e firmata da lui e dal Can. Matteo Lombardo, Cancelliere, in Lauria il 20 gennaio 1745) proviene da un’antica pergamena della Curia Arcivescovile di Salerno, donde fu tratta copia nel 1737. In calce alla copia, vistata dal De Robertis, si legge: “Ab Archivio Mensae Episcopalis Salernitanae, et signanter a quodam antiquo Regestro in carta Pergamena scripto, inibi sistente, exhacta est praesens copia & meliori & et ad fide ego Clericus MATTHAEUS Episcopus Pastor Salernitanus, Apostolica Auctoritate pubblico Notarius in Archivio Romano descriptus , et CURIA ARCHIEPISCOPALIS SALERNITANAE Ordinarius ACTORUM MAGISTER, requisitis signavi & Salerni, 14 Octobris 1737. (Adest signum Notarii praedicti).”. Recentemente, lo studioso Biagio Moliterni (…), nel suo ‘Alfano, Pietro e la diocesi di Policastro’, da pp. 5-36, sostiene che la copia più antica dell’originale della Lettera Pastorale di Alfano I è del XII sec., è conservata nel Manoscritto Vaticano Patetta (coll.: Ms. vat. Patetta 1621)(28) e, risale già al XVIII secolo (Fig….). Si vedano: Fonti e Bibl.: Città del Vaticano, Biblioteca apostolica Vaticana, Fondo Patetta, ms. 1621, cc. 30r s., che si può consultare e scaricare gratuitamente collegandosi al sito della Biblioteca Apostolica Vaticana: https://digi.vatlib.it/view/MSS_Patetta.1621 (28). L’antico documento, il canonico Giuseppe Cataldo (39), lo pubblicava a pp. 129 e 130, in un suo pregevole studio rimasto inedito.

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(Fig. 14) Pag. n. 3 della lettera pastorale dell’Arcivescovo di Salerno Alfano I (Bolla di Alfano I), datata anno 1079 (3), della copia originale conservata all’Archivio Storico della Diocesi di Policastro Bussentino, su gentile concessione di Don Pietro Scapolatempo Bibliotecario.

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(4) Laudisio Nicola Maria, Sinossi della Diocesi di Policastro (Paleocastren Dioceseos his-torico-cronologica synopsis), Napoli, Tipografia de Dominicis, 1831 (4), pp. 12-13. L’opera del Laudisio, è stata  trascritta nel 1777, dal Canonico Antonio Rossi di Rivello ed in se-guito il suo manoscritto, fu pubblicato nel 1831. Il Laudisio, riporta integralmente il testo manoscritto in latino della copia conservata all’Archivio Diocesano di Policastro. Si veda in proposito anche Visconti G.G. (a cura di) – Laudisio N. M., Sinossi della Diocesi di Policastro, a cura di Visconti G.G., Centro Studi per la storia del Mezzogiorno, ed di Storia e Letteratura, Roma, 1976.  Per la sua copia conservata all’ADP, si veda la nota (35) del testo del Visconti, p. 13 (testo in latino) e pp. 70-71 (la traduzione del Visconti del testo in latino). Il Laudisio, nella sua ‘Synopsi ecc..’, (in Visconti a p. 14 nota (36)), dice che la Bolla di Alfano è citata in: “P. Manell., Note Lucane”; in “Const. Gat., Mem. Luc., cit., cap. 2, pag. 34′ ecc..

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(5) Ebner P., Chiesa, baroni e popoli del Cilento, ed. di storia e letteratura, Roma, 1982, vol. I, pp. 592, 592 e, vedi p. 375 e s.  Si veda pure di Ebner, Pietro da Salerno e il monachesimo italo-greco nel Cilento, in ‘Saggi in onore di Leopoldo Cassese‘, ed. Libreria Scientifica, Napoli, 1971, p. 18, o pp. 3-32. Il saggio di Ebner si trova anche in ‘Studi sul Cilento’, Istituto Italiano per gli studi filosofici, Centro studi “Pietro Ebner”, Ristampa dei saggi pubblicati tra il 1949 e il 1988 a cura del ed. Centro di Promozione Culturale del Cilento, 1988, Acciaroli, vol. II, pp. 91-92, dove l’Ebner, pubblica integralmente la trascrizione del testo latino dell’antico documento conservato all’ADP, ed in cui dice che l’originale non si trova. Per la Bolla di Alfano I, si veda dello stesso autore: Economia e Società nel Cilento medievale, Tomo I, p. 536. Si veda pure dello stesso autore: Storia di un feudo del Mezzogiorno – La Baronia di Novi, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1973, pp. 89 e s. Pietro Ebner, op. cit. (5), nel suo ‘Chiesa Baroni ecc…’, dedica un intero capitolo “I benedettini di Cava nel territorio dell’odierno Cilento”, vol. I, p. 375 e s.

(6) Muratori A. L., Antiquitate Italiae Medii Aevi, Tomo I, Diss. V, col. 219 e s. Tratta da un Codice manoscritto della Chiesa di Salerno “Chronici Amalphitani nunquam antea editi Fragmenta ab Anno Chr. CCCXXXIX, usque ad Annum MCCXCIV’, pubblicate da Ludovico Antonio Muratori, in ‘Antiquitate Italiae..’. Il Muratori, sulla scorta dell’Ughelli (13), pubblica i ‘Fragmenta del Codice Amalfitano (antico Codex della Chiesa Salernitana), dove vengono elencati alcuni Privilegi concessi dai Normanni ad Alfano I Arcivescovo di Salerno “Alphanus Archieps An. 1080.”. Si veda sempre dello stesso autore ‘Antiquitate Italiae medii aevi’, Milano, 1741, Tomo IV, diss. XIX, col. 219 et seq., ‘Alphanus Archieps An. 1080′. E’ da approfondire la notizia che ci dà il Racioppi, secondo cui è il Muratori che parla della Bolla di Papa Gegorio VII in “Antiquitate Italiae medii aevi”, Milano, 1741, vol. V, diss. 65, pag. 479. Il Muratori, ha pubblicato il documento: “Gregorii VII. Papa Bulla, qua Monasterio Cavensi Sanctae Trinitas donat & confirmat quedam Monasteria, circiter Annum 1076.”.

(7) Keher P.F., Regesta Pontificum Romanorum; Italia Pontificia Campania, VIII, Berlin, Weidmann, 1961 ( rist.), pp. 371-372, oppure ed. Berolini, 1935, p. 371. Riguardo questo periodo e a Policastro, gli studiosi Natella e Peduto (2), sulla scorta del Keher (vedi nota 70 che pubblicava alcune lettere del Papa che ordinava arcivescovo di Salerno Alfano I).

(8) (Fig. 2) Trinchera F., Syllabus Graecarum Membranarum Quae Partim Neapoli in Maiori Tabulario et primaria Bibliotheca partim in Casinensi Coenobio ac Cavensi et in ..a doctis frusta expetitae, Napoli, ed. Cataneo, 1865, pp. 80-81-82. Il Trinchera, riporta gli antichi documenti dei Cenobi Cassinesi e Cavensi e l’episcopale tabulario neritino, come quello di nota (8), illustrato nell’immagine di Fig. 1.

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(9) Gaetani Rocco, Mannelli Luca, Notizie di Policastro Bussentino dalla storia lucana del Mannelli /pubblicate la prima volta dal manoscritto pel sac. Gaetani Rocco, ed. L. De Bonis, 1880, conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli, coll.: V.F. Misc. 13 (21. Il Gaetani, pubblica la trascrizione del Capo XI, del Libro II della ‘Lucania sconosciuta’ del Mannelli (17) e, in particolare nella nota (10), a p. 17 e s. e, a p. 28, parla della Bolla di Alfano I, copia conservata all’ADP. Nella sua nota (10) a p. 28, scrive che trae la notizia dell’antico documento da: ” Dal Ms La Lucania sconosciuta del p. Luca Mannelli, vol. 2, pag. 136, cap. 9, Ineditor.”. Il Gaetani, a proposito della Bolla di Alfano, la cita allo stesso modo del Mannelli (17), riportandone solo l’intestazione; si veda pure dello stesso autore: Gaetani R., La fede degli avi nostri, o ricordi storici della Chiesa di Torraca, Roma, Tip. sociale Polizzi e Valentini, 1906 , ristampa anastatica a cura di Gaetani Rossella, ed. Centro di Promozione culturale per il Cilento, 2014 Si veda pure dello stesso autore: L’antica bussento, oggi Policastro-Bussentino, la sua prima sede episcopale, studio storico-critico del sacedote Rocco Gaetani, Roma, tipografia Befani, 1882, estratto dal periodico ‘Gli Studi in Italia’, An. V, fasc. III, vol. I, pp. 366-385. ;

(10) Di Luccia P. M., L’abbadia di San Giovanni a Piro. Trattato historico legale, Roma, 1700, stamperia Luca Antonio Chracas, p. 3; Si veda pure in proposito: Cataldo G. (9) e Fariello A., L’Abbadia di S. Giovanni a Piro, del dottore Pietro Marcellino Di Luccia, Sapri, ed. Tip. S. Francesco, 2017.

(11) Racioppi G., Storia dei popoli della Lucania e della Basilicata, Deputazione di Storia patria per la Lucania, ed. Loescher, Roma, 1889; si veda la ristampa anastatica dell’edizione di Roma (2° ed.) del 1902, della Deputazione di Storia Patria per la Lucania, 1970, vol. II, p. 69. Nel mio studio per il P.R.G. del Comune di Sapri (1), alla nota (71) scrivevo del Racioppi sull’antico documento che diceva: “Ma io dubito dell’autenticità di questa carta”. Citavo il Racioppi anche nel mio studio: ” I Villaggi deserti del Cilento”, stà nella rivista ‘I Corsivi’, Gen.- Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13.

(12) Cesarino F., forse “Sapri archeologica”, stà in “I Corsivi”, Sapri, Aprile 1987, p. 28.

(13) Ughelli F., Italia sacra, ed. Vitale Mascardi, Roma, 1659, Tomo VII, da colonna (Columnum), a p. 533 e s. cita l’Arcivescovo di Salerno Alfano (‘9- Alphanus’) e, da p. 758 a p. 800 – parla della Diocesi e dei Vescovi (Episcopi) di ‘Paleocastren’. Il Cappelletti (35), cita l’Ughelli e dice che egli nella sua ‘Italia Sacra’, tomo VII, da p. 544 a p. 553, pubblicò : “una lunga leggenda che si conserva manoscritta nell’Archivio di Cava, e che fu pubblicata dall’Ughelli; ed è intitolata: ‘Incipit vita sancti Petri Episcopi Policastrensis et hujus sacri coenobi Abbatis tertii’. E’ susseguita da un poemetto di 507 versi, che similmente la descrive, e che similmente fu pubblicato dall’Ughelli, da p. 553 a 560, che ha per titolo: ‘S. Pietro tertio Abbate et Episcopo Policastrensis'”.  

(14) Gatta Costantino, La Lucania illustrata ecc.., Napoli, per Antonio Abri, 1723. Si veda pure, Gatta Costantino, Memorie topografico-storiche della provincia di Lucania ecc…., o- pera postuma di Costantino Gatta data alla luce da suo figlio Giuseppe, Napoli, stamperia Muziana, 1743. Il Laudisio, nella sua ‘Synopsi ecc..’, (in Visconti a p. 14 nota (36)), dice che la Bolla di Alfano è citata in “Const. Gat., Mem. Luc., cit., cap. 2, pag. 34”.

(15) Acocella N., Il Cilento dai Longobardi ai Normanni (secoli X e XI), stà in Rassegna storica Salernitana, Anno XXIII,  Salerno, 1963, parte II, p. 6.

(16) Troyli Placido Abate, Istoria Generale del Reame di Napoli, Napoli, 1747, tomo I, part. II, cap. VI, parag. I, n. XIII, p. 135, parla di ‘Busento’ e della Bolla di Alfano I di cui nella nota (g), dice: ‘Alfano in Epistola Pastoralis’. Vedi pure: Paolo Diacono, Historia, miscel-lanea, Lib. XIII. Si veda pure: Troyli Placido Abate, op. cit. tomo I, part. II, cap. VI, parag. I, n. XIII, p. 135. Il Laudisio (4), dice che l’antico documento è citato dal Troyli, “Troyl., cit., tom. 1, part. 2, pag. 135″ (il Troyli (op. cit., tomo I, parte II, cap. VI, parag. I, n. XIII, p. 135, afferma che la pastorale dell’arcivescovo Alfano è stata “da Luca Manelli nei suoi manoscritti rapportata“).

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(Figg. 5) La ‘Lucania Sconosciuta’, Capo XI, manoscritto inedito di Luca Mannelli (17).

(17) (Fig. 5) Mannelli Luca, o Mandelli, Lucania sconosciuta, manoscritto inedito dei primi del 1600, scritto dal frate dell’Ordine dell’ordine di S. Agostino, inedito conservato nel Convento dell’Ordine di S. Agostino di Salerno. Frammenti del manoscritto intitolato la ‘Lucania sconosciuta’ del P. Maestro Luca Mannelli dell’ordine di S.° Agostino Cavati dall’originale che si conserva in Salerno nel Convento dell’istesso Ordine è conservato a Napoli, alla Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, San Martino, ms. S. Mart. 371, 1601-1700. Il manoscritto inedito di Luca Mannelli, ‘Lucania sconosciuta’ ( di cui pubblichiamo una delle pagine del Capo XI, illustrato in Fig. 4), ci parla della storia della Lucania ed in particolare al Capo XI del Libro II, ci parla di Camerota e della storia dell’antica Bussento e di Policastro. Recentemente abbiamo ottenuto la fotoriproduzione digitale delle dieci pagine contenute nel Libro II del Capo XI del manoscritto ‘Lucania Sconosciuta’ del Mannelli, conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli con la seguente collocazione: BNN, Ms. XVIII.24, che abbiamo pubblicato integralmente su un altro nostro studio ivi: “Il manoscritto inedito di Luca Mannelli” e a cui rimandiamo per gli opportuni approfondimenti. L’Ebner (5), nel suo saggio  Pietro da Salerno e il monachesimo Italo-greco nel Cilento, a p. 92, nella nota (4), afferma che nel manoscritto del Mannelli, si parla e si cita la bolla di Alfano I, nei ff. 23 e 42 è ripetuto ricordo della bolla e nel II (v. Policastro): “Per lo che Alfano concedendo alle preghiere di quel Popolo per primo Vescovo Pietro Pappacarbone come nella sua bolla, che dianzi accennai si legge.”. Il manoscritto del Mannelli, è stato trascritto sia dal Gatta (14) che dal Gaetani (9). Nel Gaetani (9), troviamo il passo del Mannelli, citato dall’Ebner (5), a p. 23.    

Tancredi Luigi

(…) Tancredi Luigi, L’Abbazia Basiliana di S. Giovanni a Piro, ed. Cantelmi, Salerno, 1991, p. 48 e 49, dove ci parla dell’origine del Cenobio e dell’etimo di “A Pyro” e, cita il Cappelli, op. cit. (…)

(18) Tancredi L., ‘Sapri giovane e antica’, ed. Parallelo38, Villa S. Giovanni, 1985, Cap. X, Doc. nn. 1-2, pp. 275 – 277 (Archivio Storico Attanasio)

(19) Ugone Abate di Venosa, Vitae quatur priorum abbatun Cavensium: Alferium, Leonis, Petris et Constabilis, manoscritto sulla vita di Pietro, verso il 1140, scritto in latino e tradotto in italiano dal Ridolfi sul finire del ‘500 (20). Si veda pure Guillame P., Un monaco ed un principe del secolo decimo primo ossia San Leone da Lucca, secondo abate cavense e Gisulfo II, Cava dei Tirreni, Napoli, 1876. Guillaume, trascrisse e pubblicò il manoscritto sulla vita di Pietro, scritto in latino da Ugone, abate di Venosa.

(20) Don Alessandro Ridolfi o Rodulfi, Abate dell’Abbazia di Cava dei Tirreni. Il manoscritto inedito del Ridolfi che riportava il manoscritto di Ugone di Venosa (19), venne pubblicato dal Guillaume (2).

d'avino-porfirio

(21) Porfirio G., Policastro, stà in D’Avino V., Cenni storici sulle chiese arcivescovili, vescovili, e prelatizie del Regno delle due Sicilie, Napoli, 1848, ed. Ranucci, p. 537 e s.

(22) Di Meo, Annali critico-diplomatici del Regno di Napoli, Napoli, stamperia Orsiniana, 1803, Tomo VIII, p. 179 e s.

(23) Di Romualdo Guarna o Warna e del suo “Chronicon Romualdi II Archiepiscopi Salernitani”, si veda il Del Re, Cronica di Romualdo Guarna, Arcivescovo Salernitano (Chronicon Romualdi II Archiepiscopi Salernitani), Salerno, 1800. Scrive il Del Re nel suo ‘Proemio’ al “Chronicon Romualdi II Archiepiscopi Salernitani”, di Romualdo Guarna: Scrisse adunque il nostro Arcivescovo, oltre ad alcune opere ecclesiastiche, la storia delle nostre regioni, e prese origine dalla creazione del mondo. Il primo a dare in luce alcuni brani di questa Chronica fu il Baronio, il quale fu imitato da Felice Contilori, che ne pubblicò un altro piccolo brano: dal 1173 al 1178. Venne terzo il Caruso, e quella parte ne tolse che più aveva relazione con la Sicilia: dal 1159 al 1178. Ultimo fu il Muratori, il quale avrebbe pubblicato tutto quel tratto che discorre dal 926 al 1178, se il dotto uomo Giuseppe Antonio Sassi, bibliotecario dell’Ambrosiana ecc…”.

(24) Antonini G., La Lucania, I Discorsi, ed. Tomberli, Napoli, 1795, Tomo II, Discorso X, p. 417, parla di Policastro e cita “la già più volte citata lettera dell’Arcivescovo Alfano al Clero di Policastro”. 

(25) Cappelli B., Il monachesimo basiliano ai confini calabro-lucani, ed. Fiorentino, Napoli, 1963, pp. 202 e 203; si veda pure: Cappelli, B., “Attraverso sottoscrizioni e note di alcuni manoscritti italo-greci”, ‘Bollettino Badia di Grottaferrata’, n. 8, vol. XI, 1957, p…. e,  stà in Cappelli Biagio, Il monachesimo basiliano ai confini Calabro-Lucani, con introduzione di E. Pontieri, Deputazione di storia patria per la Calabria, ed. Fiorentino, Napoli, 1963, Cap. IX, pp. 295 e s.; il Cappelli, parla del Codice greco Laurenziano XI, 9, a p. 298 e p. 306 e, nelle sue note a p. 310 e 312, nota (43); sul Monastero di Centola si veda p. 398.  Il Tancredi, cita poi l’Ughelli (…) e poi nella sua nota (8), parlando dell’etimo di “A Pyro”, cita di nuovo il  Cappelli che per parlare dell’etimo, trae la notizia dal Codice greco Latino del 1482, Liber taxarum Sanctae Romanae Eclesiae, Cod. Vaticano Latino 9239. Si tratta del codice manoscritto latino, di cui ha parlato Salvatore Gemelli.

(26) Balducci A., L’Archivio Diocesano di Salerno: cenni sull’archivio del capitolo metropolitano, ed. Società Salernitana di Storia Patria, Salerno, 1959, n. 4, fonti IV.2.

(27) Romagnani G.P., Il canzoniere inedito di Jean- Jacques Lausarot,

(28) (Figg. 6-7-8) “Chartularium ecclesiae Salernitanae”, il codice manoscritto di Federico Patetta (Ms. Patetta 1621), XII secolo, Bolla di Alfano I, stà in Fondo Patetta, Biblioteca apostolica Vaticana, Città del Vaticano, Roma, pp. 30r – 30v – 31r., in cui si può leggere chiaramente: ‘Turracca’ (Torraca) e ‘Portu’ (Sapri ?). Biagio Moliterni, op. cit. (29), sostiene che: “la copia più antica dell’originale della Lettera Pastorale di Alfano I è del XII sec., ed è conservata nel Manoscritto Vaticano Patetta (coll.: Ms. vat. Patetta 1621) e, risale già al XVIII secolo.”. Si vedano: Fonti e Bibl.: Città del Vaticano, Biblioteca apostolica Vaticana, Fondo Patetta, ms. 1621, cc. 30r s., che si può consultare e scaricare gratuitamente collegandosi al sito della Biblioteca Apostolica Vaticana: https://digi.vatlib.it/view/MSS_Patetta.1621. Il codice Patetta, manoscritto, Fondo Patetta, ms. 1621, “Chartularium ecclesiae Salernitanae”; citazioni bibliografiche: Galante, Maria, Esperienze grafiche a Cava nel XII secolo, in Archivio storico per le province napoletane 1982; si veda pure: Galante Maria, La documentazione vescovile salernitana: aspetti e problemi, in Scrittura e produzione documentaria nel mezzogiorno longobardo. Atti del convegno internazionale di studio (Badia di Cava… 1990), a cura di G. Vitolo – F. Mottola, Badia di Cava 1991, pp. 223-253; Galante Maria, Esperienze grafiche a Cava nel XII secolo, In Archivio storico per le province napoletane 1982; Zimmermann, Harald, 1926- Papsturkunden 896-1046. Erster Band: 896-996, In Denkschriften der Österreichischen Akademie der Wissenschaften, philosophisch-historische Klasse 1984; Zimmermann, Harald, 1926- Papsturkunden 896-1046. Zweiter Band: 996-1046, In Denkschriften der Österreichischen Akademie der Wissenschaften, philosophisch-historische Klasse 1985; Girgensohn, Dieter Miscellanea Italiae pontificiae. Untersuchungen und Urkunden zur mittelalterlichen Kirchengeschichte Italiens, vornehmlich Kalabriens, Siziliens, und Sardiniens, In Nachrichten der Akademie der Wissenschaften in Göttingen. Philologisch-historische Klasse 1974.

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(29) Moliterni B., Alfano, Pietro e la diocesi di Policastro, in ‘Archivio storico per la Calabria e la Lucania’, LXXXIX (2013), pp. 5-36 (Archivio Storico Attanasio). Recentemente Biagio Moliterni, sostiene che la copia più antica dell’originale della Lettera Pastorale di Alfano I è del XII sec., è conservata nel Manoscritto Vaticano Patetta (coll.: Ms. vat. Patetta 1621)(28)(Fig. 8).

(30) (Fig. 2) Settembre 1097 (XII secolo) – “LXIV. (1097) – Mense Septembri – Indict. VI. – Odo Marchisius Sergio monacho donat ecclesias sancti Phantini et sanctae Cyriacae, cum facultate aedificandi ibidem monachorum domos.”. Il documento è stato citato dal Cappelli (25), p. 323 (vedi note 21 e 22) e, pubblicato dal Trinchera F., op. cit. (8), pp. 80-81-82. Il Trinchera (8), trae l’antico documento da: “ex membrana Archivi Neapolitani – n.° 8″. L’origine dell’antica pergamena (membrana), del 1079, pubblicata dal Trinchera (3), si veda lo stesso Trinchera: Archivi Napoletani, relazione per il Ministro della Pubblica Istruzione, Napoli, Stamperia del Fibreno, 1872, pp. 241, Tav. VI, “pergamenne latine de’ monasteri soppressi”, conservati nella Sezione Diplomatica dell’Archivio di Stato di Napoli, all’epoca del Trinchera e pubblicati in 6 vol. in “Regii Neapolitani Archivi monumenta edita ac illustrata 1845-1861”. Recentemente abbiamo chiesto all’Archivio di Stato di Napoli, la fotoriproduzione del documento ed abbiamo appreso la triste notizia (sic!) dal dott. Fernando Salemme dell’ASN che ci rispondeva : “Gentile Professore, Il fondo Pergamene Greche, originali tratti effettivamente dagli archivi di Cava, Montecassino e Montevergine, un tempo sezioni del nostro Istituto, era composto da 326 volumi con documenti dall’anno 885 all’anno 1304: il documento in oggetto era conservato nel volume 8 ed era la numero LXIV ed è andata distrutta, con l’intero fondo, durante le drammatiche vicende della Seconda Guerra Mondiale. I documenti più antichi di questo fondo sono stati trascritti e pubblicati dal Trinchera, in accordo col progetto di pubblicare integralmente i documenti anteriori alla Monarchia Normanna: in questo modo la distruzione del fondo avvenuto durante la seconda Guerra Mondiale, per le notisime vicende dell’incendio della villa di San Paolo Belsito, ci ha lasciato almeno la conoscenza del testo ma pochissime immagini pubblicate in appendice all’opera stessa. Di questo importantissimo fondo per la storia medievale dell’Italia Meridionale restano nel nostro Museo alcuni repertori antichi: – Museo 99 C 49 – Regesti dei Voll. 3-7 delle pergamene anteriore alla monarchia.”.

(31) Pennacchini L.E.,  Pergamene salernitane, Salerno, 1941, p. 33 e s. (Archivio Storico Attanasio)

(32) Su Pietro Pappacarbone (Pietro da Salerno) e la figura di Alfano I, si veda: Fonti e Bibl.: Città del Vaticano, Biblioteca apostolica Vaticana, Fondo Patetta, ms. 1621, cc. 30r s.; Archivio dell’Abbazia della Ss. Trinità di Cava, XX 97 (1119); Acta Sanctorum martii, I, Venetiis 1668, pp. 328-335; Vitae Quatuor Priorum abbatum Cavensium Alferii, Leonis, Petri et Constabilis, auctore Hugoni abbate Venusino, in RIS2, VI, 5, a cura di L. Mattei Cerasoli, Bologna 1941, pp. 16-28; Codex Diplomaticus Cavensis, a cura di S. Leone – G. Vitolo, Badia di Cava 1984, IX, n. 28, 46, 47, 88, 90, 106, 109, 119, 129, X, n. 1, 104 s.; Annales cavenses, a cura di F. delle Donne, Roma 2011, pp. 36-45, sub ann. 1097, 1106, 1110, 1118, 1123. P. Guillame, L’ordine cluniacense in Italia, ossia, Vita di S. Pietro Salernitano, primo vescovo di Policastro, fondatore del corpo di Cava e istitutore della Congregazione Cavense, Badia della SS. Trinità 1876; Id., Essai historique sur l’abbaye de Cava, Cava dei Tirreni 1877, pp. 44-81; Acta Sanctae Sedis, XXVI, Roma 1893-94, pp. 369-371; P. Ebner, Pietro da Salerno e il monachesimo italo-greco nel Cilento, in Scritti in memoria di Leopoldo Cassese, Napoli 1971, pp. 3-32; Id., Economia e società nel Cilento medievale, II, Roma 1979, pp. 243 s.; G. Vitolo, Cava e Cluny, in L’Italia nel quadro della espansione europea del monachesimo cluniacense. Atti del Convegno internazionale di storia medioevale (Pescia… 1981), Cesena 1985, pp. 199-220, stampato anche in G. Vitolo – S. Leone, Minima Cavensia. Studi in margine al IX volume del Codex diplomaticus Cavensis, Salerno 1983, pp. 35-44; H. Houben, L’autore delle Vitae quatuorum priorum abbatum cavensium, in Studi medievali, s. 3, XXVI (1985), pp. 871-879 poi ristampato in Medioevo monastico meridionale, Napoli 1987, pp. 167-175; G. Vitolo, La badia di Cava e gli arcivescovi di Salerno tra XI e XII secolo, in Rassegna storica salernitana, VIII (1987), dicembre, pp. 9-16; M. Galante, La documentazione vescovile salernitana: aspetti e problemi, in Scrittura e produzione documentaria nel mezzogiorno longobardo. Atti del convegno internazionale di studio (Badia di Cava… 1990), a cura di G. Vitolo – F. Mottola, Badia di Cava 1991, pp. 223-253; J.M. Sansterre, Figures abbatiales et distribution des rôles dans les Vitae quatuorum priorum abbatum Cavensium (milieu du XII siècle), in Mélanges de l’Ecole française de Rome. Moyen Age, CXI (1999), 1, pp. 61-104; V. Loré, Monasteri principi e aristocrazie. La Trinità di Cava nei secoli XI e XII, Spoleto 2008, pp. XXIV, 29-35, 141-151; B. Moliterni, Alfano, Pietro e la diocesi di Policastro, in Archivio storico per la Calabria e la Lucania, LXXIX (2013), pp. 5-36.

(33) Malaterra Goffredo, De Rebus gestis Rogerii Calabriae et Siciliae Comitis et Roberti Guiscardi ecc.., Parte II, stà in Raccolta degli storici italiani ordinata da L. A. Muratori, Bologna, Zanichelli, 1927, Tomo V – Parte I. Il Malaterra parla di Policastro nel Cap. XXXVII, ‘Roberto il Guiscardo assedia Aiello’ e, nel Cap. XXXVIII, ‘Viene costruito un castello a Petralia’. Lo cita l’Ebner, nella sua nota (9) a p. 537, trae la notizia dal Goffredo Malaterra che nel suo vol. II, scriveva: “Anno vero dominicae Incarnationis MLXV Policastrum destruens incolas omnes apud Nicotrum, quod ipso anno fundavit adducens, hospitari fecit.”. Per l’opera  del Malaterra vedi pure: Goffredo Malaterra, Ruggero I e Roberto il Guiscardo, introduzione di Vito Lo Curto, ed. Cioffi, Cassino, 2002.

(34) Barrio G., De antiquitate et Situ Calabriae, Roma, 1571; il Gaetani dice si veda Libro 2, Cap. 2, oppure libro II, part. I, p. 136 e s.

(35) Alberti Leandro, Descrizione di tutta l’Italia, Venezia, 1588, p. 197-198.

(36) Volpi G., Cronologia de’ vescovi Pestani ora detti di Capaccio, Napoli, ed. Giovanni Riccio, 1752.

(37) Volpe G., Notizie storiche delle antiche città e de’ principali luoghi del Cilento, ed. Ripostes, Roma, 1888, p. 117.

(38) Cappelletti G., Le Chiese d’Italia, Venezia, ed. Antonelli, 1866, XX, pp. 367-377. Si parla della Chiesa Paleocastrense e vi sono accenni a Pietro da Salerno. In particolare, il Cappelletti dice che ne parlò l’Ughelli, op. cit. (13), che pubblicava lettere e titoli dell’epoca in cui si parla di Pietro da Salerno o Pietro Pappacarbone. Il Cappelletti, cita l’Ughelli (13) e dice che egli nella sua ‘Italia Sacra’, tomo VII, da p. 544 a p. 553, pubblicò : “una lunga leggenda che si conserva manoscritta nell’Archivio di Cava, e che fu pubblicata dall’Ughelli; ed è intitolata: ‘Incipit vita sancti Petri Episcopi Policastrensis et hujus sacri coenobi Abbatis tertii’. E’ susseguita da un poemetto di 507 versi, che similmente la descrive, e che similmente fu pubblicato dall’Ughelli, da p. 553 a 560, che ha per titolo: ‘S. Pietro tertio Abbate et Episcopo Policastrensis'”.

(39) Cataldo Giuseppe, Notizie storiche su Policastro Bussentino, Policastro Bussentino, Archivio Diocesano, 1973, dattiloscritto inedito donatoci dall’autore (Archivio Storico Attanasio).

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(…) Jamison E.M. – Ady C.M. – Vernon K.D. – Sanford Terry, Italy Mediaeval and Modern A History, Oxford, ed. Claredon, 1019 (Archivio Storico Attanasio).

(…) Romanelli Domenico, ‘Antica topografia istorica del Regno di Napoli’, Napoli, 1815, p…, stà in ‘Il Cilento, Paestum e il Picentino, a cura di Ferdinando La Greca, ed. Centro di Promozione culturale per il Cilento, Agropoli, 2000 (Archivio Storico Attanasio)

(…) Natella P., Peduto P., ‘Pyoxus – Policastro’, stà nella rivista “L’Universo”, ed. I.G.M., 1973, , Anno LIII, n. 3, Firenze, pp. 508 e p. 510, 512 si riferisce alla notizia dataci dal Volpe, op. cit. (…). Si veda anche Porfirio (…).

(…) Mattei-Cerasoli L., La Badia di Cava ed i monasteri greci della Calabria superiore, in A.S.C.L., VIII, (1938), p. 174

(…) Campagna Orazio, La “Regione Mercuriense” nella storia delle comunità costiere da Bonifati a Palinuro, ed. Pellegrini, Cosenza, 1982 (Archivio Storico Attanasio).

(…) Galante Maria, La documentazione vescovile salernitana: aspetti e problemi, in Scrittura e produzione documentaria nel mezzogiorno longobardo. Atti del convegno internazionale di studio (Badia di Cava… 1990), a cura di G. Vitolo – F. Mottola, Badia di Cava 1991, pp. 223-253

(….) Guillou Andre, Geografia amministrativa del Katepanato bizantino d’Italia (IX-XI secolo)’, per la precisione il titolo è: ‘L’economia della Calabria nel Catepanato d’Italia’, stà in AA.VV.,  ‘Calabria bizantina. Vita Religiosa e Strutture Amministrative’. Atti del 1-2 incontro di Studi Bizantini, 1970 e 1972, ed. Parallelo 38, Reggio Calabria, 1974 (Archivio Storico Attanasio)

(…) Riguardo le fonti per l’Archivio dell’Abbazia benedettina della SS. Trinità di Cava de Tirreni, si vedano: Fonti e Bibl.: Città del Vaticano, Biblioteca apostolica Vaticana, Fondo Patetta, ms. 1621, cc. 30r s.; Archivio dell’Abbazia della Ss. Trinità di Cava, XX 97 (1119); Acta Sanctorum martii, I, Venetiis 1668, pp. 328-335; Vitae Quatuor Priorum abbatum Cavensium Alferii, Leonis, Petri et Constabilis, auctore Hugoni abbate Venusino, in RIS2, VI, 5, a cura di L. Mattei Cerasoli, Bologna 1941, pp. 16-28; Codex Diplomaticus Cavensis, a cura di S. Leone – G. Vitolo, Badia di Cava 1984, IX, n. 28, 46, 47, 88, 90, 106, 109, 119, 129, X, n. 1, 104 s.; Annales cavenses, a cura di F. delle Donne, Roma 2011, pp. 36-45, sub ann. 1097, 1106, 1110, 1118, 1123. P. Guillame, L’ordine cluniacense in Italia, ossia, Vita di S. Pietro Salernitano, primo vescovo di Policastro, fondatore del corpo di Cava e istitutore della Congregazione Cavense, Badia della SS. Trinità 1876; Id., Essai historique sur l’abbaye de Cava, Cava dei Tirreni 1877, pp. 44-81; Acta Sanctae Sedis, XXVI, Roma 1893-94, pp. 369-371; P. Ebner, Pietro da Salerno e il monachesimo italo-greco nel Cilento, in Scritti in memoria di Leopoldo Cassese, Napoli 1971, pp. 3-32; Id., Economia e società nel Cilento medievale, II, Roma 1979, pp. 243 s.; G. Vitolo, Cava e Cluny, in L’Italia nel quadro della espansione europea del monachesimo cluniacense. Atti del Convegno internazionale di storia medioevale (Pescia… 1981), Cesena 1985, pp. 199-220, stampato anche in G. Vitolo – S. Leone, Minima Cavensia. Studi in margine al IX volume del Codex diplomaticus Cavensis, Salerno 1983, pp. 35-44; H. Houben, L’autore delle Vitae quatuorum priorum abbatum cavensium, in Studi medievali, s. 3, XXVI (1985), pp. 871-879 poi ristampato in Medioevo monastico meridionale, Napoli 1987, pp. 167-175; G. Vitolo, La badia di Cava e gli arcivescovi di Salerno tra XI e XII secolo, in Rassegna storica salernitana, VIII (1987), dicembre, pp. 9-16; M. Galante, La documentazione vescovile salernitana: aspetti e problemi, in Scrittura e produzione documentaria nel mezzogiorno longobardo. Atti del convegno internazionale di studio (Badia di Cava… 1990), a cura di G. Vitolo – F. Mottola, Badia di Cava 1991, pp. 223-253; J.M. Sansterre, Figures abbatiales et distribution des rôles dans les Vitae quatuorum priorum abbatum Cavensium (milieu du XII siècle), in Mélanges de l’Ecole française de Rome. Moyen Age, CXI (1999), 1, pp. 61-104; V. Loré, Monasteri principi e aristocrazie. La Trinità di Cava nei secoli XI e XII, Spoleto 2008, pp. XXIV, 29-35, 141-151. La biblioteca della Badia possiede oltre 80.000 volumi con numerosi incunaboli e importanti cinquecentine.  I volumi sono catalogati e sistemati  in tre sale. Le scienze più rappresentate sono la Patristica, la Teologia, il Diritto e soprattutto la Storia. Un catalogo per autori ne facilita la consultazione. Ma è l’Archivio che ha resa famosa la badia. Nelle due elegantissime sale della fine del ‘700 sono contenuti preziosi manoscritti pergamenacei e cartacei, più di 15.000 pergamene, di cui la più antica è del 792, e un considerevole numero di documenti cartacei. Dei codici (manoscritti in pergamena) esiste un catalogo completo a stampa ancora disponibile, presto sarà approntato anche il catalogo dei manoscritti cartacei. Tra i codici più famosi ricordiamo la Bibbia visigota del IX sec, il Codex Legum Langobardorum del sec XI, le Etymologiae di Isidoro del sec VIII e il De Temporibus del Ven, Beda del sec. XI ai cui margini i monaci annotarono gli avvenimenti più importanti della badia e del mondo contemporaneo. Tali note marginali costituiscono gli Annales Cavenses più volte pubblicati. Quanto alle pergamene, i documenti provati sono ordinati cronologicamente e sistemati nella sala diplomatica in arche di cui ciascuna contiene 120 pergamene. I documenti pubblici (Bolle papali o vescovili, diplomi di imperatori, re e signori feudali) si trovano nell’arca magna in numero di oltre 700, ordinati anch’essi cronologicamente. La consultazione è resa facile agli studiosi da un Regestum Pergamenarum, manoscritto di 8 volumi in foglio compilato da monaci del secolo scorso. Vi si trova il riassunto di tutte le pergamene con l’indicazione dell’arca in cui sono contenute. I documenti già pubblicati nel Codex Diplomaticus Cavensis appartengono agli anni 792-1080 e sono esattamente 1669. L’accesso alla biblioteca e all’archivio, riservato agli studiosi, è possibile dalle ore 8,30 alle 12,30 dei giorni feriali.

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