
(Fig. 1) Carta Pisana, particolare dell’Italia e delle sue coste. Posto sotto il toponimo di Panecastro (in rosso), si vede chiaramente l’antico toponimo di Sapra o Saprà‘ (7). Noi pubblichiamo l’ingrandimento tratto dal testo di Jerry Brotton (9).
Gli studi
Nel 1987 pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri. Lo studio iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archivistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti, meritava ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per il Comune di Sapri, per la redazione del nuovo P.R.G. di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse. In occasione di questi studi, scoprimmo che sulla più antica Carta geografica e nautica conosciuta, risalente e datata intorno al 1290 (XIII sec.), Sapri figurava tra i porti costieri del litorale Tirrenico. La notizia storica che Sapri ed il suo toponimo figurino sulla più antica carta conosciuta è la prima notizia certa intorno all’origine del luogo. La notizia anfrà ulteriormente indagata ma essa al momento, dal punto di vista storiografico e bibliografico, costituisce l’unica notizia certa in epoca altomedievale su Sapri.
Le fonti storiografiche per la toponomastica nell’alto medioevo: Cartografia nautica, portolani e manuali nautici manoscritti più antichi conosciuti.
Come è noto, la cartografia ( le carte geografiche), manoscritte dell’antichità, possono fornire un valido contributo alla storiografia dei luoghi e dei toponimi, alla toponomastica, in quanto attraverso una serie di informazioni in essa contenute si può risalire all’età o alla presenza di un luogo, come ad esempio il suo toponimo nell’antichità o la sua approssimativa ubicazione. L’antica cartografia manoscritta rimane una valida testimonianza del passato dei luoghi e della geografia più in generale. Le carte geografiche manoscritte nell’antichità sono quelle inserite in alcuni Codici manoscritti, i Codex o Codici miniati, quelli non stampati ma scritti a mano, che a volte contenevano allegati di notevole importanza come mappe o carte geografiche manoscritte. Per la ricostruzione storica delle nostre terre nel periodo medioevale, dai primordi fino al XVI secolo in poi, le fonti o le testimonianze o la documentazione attestante alcuni fatti storici sono scarse. In particolare, nel medioevo fino alla caduta del Regno di Napoli aragonese, sono scarsissime le fonti e le testimonianze andate perse nei vari conflitti succedutivi nei secoli. Infatti, parte dei documenti angioini e poi aragonesi sono andati persi definitivamente con gli incendi degli archivi borbonici distrutti dai francesi napoleonici. Si sono salvati gli archivi e le biblioteche di siti come la Badia di Cava dei Tirreni o di Cividale ecc…Delle poche fonti e documentazione a noi pervenutaci, la cartografia medioevale, e con essa le carte nautiche e portolani antichi, rappresentano delle valide testimonianze per lo studio della toponomastica dell’epoca. Attraverso la toponomastica medievale, che figura sulle carte antiche, possiamo suffragare alcune ipotesi sull’esistenza o meno di alcuni centri antichi. Si ritiene che la cartografia nautica abbia avuto inizio in Italia, probabilmente a causa della sua posizione centrale nel Mare Mediterraneo. Le Carte nautiche o portolani medievali e manoscritte, erano carte geografiche delineate da cartografi dell’epoca per i naviganti. Le circa 180 carte nautiche sopravvissute nel periodo intercorso tra il 1200 e il 1400, in larga misura di produzione italiana, costituiscono una fondamentale fonte di conoscenza nel periodo alto medievale per queste terre. Nel Medioevo furono rinomati compilatori di portolani i genovesi e i veneziani. I portolani di più antica datazione, risalenti al Medioevo, discendevano direttamente dai peripli di origine greca e latina: in epoca classica, in assenza di vere e proprie carte nautiche, la navigazione veniva effettuata servendosi di libri che descrivevano la costa, non necessariamente destinati alla nautica, ma più spesso consistenti in resoconti di precedenti viaggi, o celebrazioni delle gesta di condottieri o regnanti. A differenza delle carte nautiche, di cui non si hanno tracce in epoca greca e romana e di cui i primi esemplari risalgono al XIII secolo, i peripli e, successivamente, i portolani si avvalgono di una tradizione ininterrotta e sostanzialmente immutata che deriva da secoli di utilizzo ed esperienza. Portolano, grafici portolano, sono le mappe di navigazione basate sulle direzioni della bussola e distanze stimati osservati dai piloti in mare. Portolani rudimentali furono usati sin dai popoli dell’antichità classica. Fra i portolani più antichi si ricordano i peripli compilati dai greci. Essi sono stati realizzati nel XIII secolo in Italia, e più tardi in Spagna e Portogallo, fino al XV secolo noti per la loro precisione cartografica. Con l’avvento di una diffusa concorrenza tra le nazioni d’alto mare durante l’età delle scoperte, Portogallo e Spagna considerati tali mappe per essere segreto di Stato. La parola deriva dal portolano aggettivo italiano, che significa “relativo ai porti o porti“, o “un insieme di istruzioni di navigazione“. Nel Trecento i sovrani, specie aragonesi, emanarono precise direttive per imporre l’uso dei portolani in ogni nave in viaggio nel Mediterraneo. Il portolano diventa così (proprio all’inizio del XIV secolo) uno strumento di lavoro, che deve essere redatto da professionisti. La compilazione di portolani (nel senso di carte nautiche) si diffuse rapidamente ovunque. E’ attraverso alcune antiche carte geografiche o portolani o carte nautiche medievali, in cui figura il toponimo di Sapri, che possiamo affermare con sufficiente certezza che questo centro, sia pur scalo marittimo di minore importanza (non figura mai in rosso), sia stato conosciuto nell’antichità.

(Fig. 2) Carta Pisana, particolare della costa Tirrenica dell’Italia meridionale. Posto sotto il toponimo di Panecastro (in rosso), si vede chiaramente l’antico toponimo di Sapra o ‘Saprà‘ (7). Noi pubblichiamo l’ingrandimento tratto dal testo di Jerry Brotton (9).
L’originario toponimo di Sapri e del suo scalo marittimo
La cartografia medioevale e, con essa le carte nautiche e portolani antichi, rappresentano delle valide testimonianze per la toponomastica dell’epoca. Attraverso la toponomastica medioevale che, figura sulle carte antiche o portolani manoscritti, possiamo suffragare alcune ipotesi sull’esistenza o meno di alcuni centri antichi. E’ attraverso alcune antiche carte geografiche e portolani medioevali, in cui figura il toponimo di Sapri, che possiamo affermare con sufficiente certezza che questo centro, sia pur scalo marittimo di minore importanza (non figura mai in rosso), sia stato conosciuto nell’antichità. Il toponimo di Sapri si ritrova, talvolta modificato in Sapra o Safri tra i centri costieri annoverati in molte carte nautiche e portolani del XIII e XIV secolo. Sapri, figura e viene annoverato tra i porti o approdi conosciuti sulla costa del Mare Tirreno dell’Italia. Sapri era conosciuta nel XIII sec. (1290 circa) ai tempi della stesura della carta nautica o portolano esistente più antica conosciuta. Pertanto, la notizia storica che Sapri ed il sio toponimo figurino sulla più antica carta conosciuta è la prima notizia certa intorno all’origine del luogo. La notizia andrà ulteriormente indagata ma essa al momento, dal punto di vista storiografico e bibliografico, costituisce l’unica notizia certa in epoca alto-medievale su Sapri. Come si può vedere nell’immagine ingrandita del particolare delle coste Tirreniche della ‘Carta Pisana’, conservata alla Biblioteca Nazionale di Francia, il toponimo ( nome di luogo) di Sapra o Saprà, figurava tra i porti o approdi o scali marittimi della costa o litorale Tirrenico. Nel XIII secolo, lungo la costa tirrenica dell’Italia, il toponimo di Sapra o Saprà, veniva annoverato e delineato insieme a quello di Panecastro (Policastro) nella prima carta nautica o portolano esistente (1) (Figg. 1-2). Sapri, figurando nella Carta Pisana, datata ai primi del XIII sec., esisteva ed era conosciuto. La presenza del toponimo di Sapra o Saprà sulla Carta Pisana ( 1290 circa) attesta l’esistenza di questo approdo o borgo marinaro o porto o scalo marittimo nel XIII Sec. In questa antica carta nautica, il toponimo di ‘Sapra‘ (Sapri), insieme a Policastro (Panicastro), Palinuro ( Cauo Palanudo), portum di LaScalea (forse Maratea) e Scalea, figura tra le località costiere ( Figg. 1-2).
( Fig. 3) La ‘Carta Pisana’, tratta dal testo di De La Ronciere A.M., M.Mollat Du Jourdin (7).
La Carta Pisana del 1290 circa
La più antica carta nautica giunta fino ai nostri giorni è, la carta nautica detta ‘Carta Pisana’. Della ‘Carta Pisana’, non si conosce con sicurezza la datazione e il nome dell’autore ma si ritiene essere stata elaborata e redatta a Genova, intorno alla metà del XIII secolo (metà del ‘200), da Bracchisio Motzo. L’originale pergamenaceo, risale ed è datato all’anno 1290 circa. E’ una pergamena, manoscritta ( non a stampa) di dimensioni: mm. 1050 x 500, il cui unico esemplare è conservato alla Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi, e pubblicata in Les Portulans: cartes marinas du XIII siecle/ par Monique de La Roncière et Michel Mollat de Giardin, Fribourg, Office du Livre, 1984. Essa viene definita pisana perchè rinvenuta a Pisa. Le studiose De La Ronciere e Mollat Du Jourdin, su un loro libro sui portolani (7), a proposito della ‘Carta Pisana‘, così si esprimevano: “Disegnata a penna su un foglio in pergamena ( manoscritta su pergamena), questa prima carta nautica riesce a dare con grande esattezza di proporzioni il tracciato delle coste e delle isole del bacino del Mediterraneo…. Come tutti i documenti di questo tipo, i nomi dei porti sono scritti perpendicolarmente e all’interno della linea di costa, alcuni in nero (come ‘Sapra’), altri considerati più importanti, in rosso” (come Policastro). E’ la più antica carta nautica giunta fino ai nostri giorni. Anche il più antico portolano conosciuto, denominato Compasso de navegare è stato realizzato in Toscana e, risale allo stesso periodo. Nella carta Pisana è rappresentata l’area del Mediterraneo e il Mar Nero, dove i toponimi o le località con un porto o approdo, sono fitti e perpendicolari alla costa, parti in colre nere e parti in colore rosso, forse a testimoniarne l’importanza. Nel collo della pergamena è di-segnata la scala delle distanze. Il disegno della costa, poggia su un fitto reticolo di rombi che si intersecano a partire da punti di intersezione regolarmente distribuiti, che forma-no due circonferenze tangenti, l’una nel bacino occidentale e l’altra in quello orientale. L’insigne studioso di cartografia antica Roberto Almagià (5), nel suo studio, in proposito così si esprimeva: ” il più antico monumento di (cartografia nautica medioevale) giunto fino a noi, è così detta ‘Carta Pisana’, la quale è sicuramente di fattura genovese ( l’appellativo ‘pisana’ deriva dalla famiglia che la possedette ) ed appartiene al penultimo decennio del secolo XIII. Un prodotto che rappresenta la coordinazione dei rilievi dei mari onde si compone il bacino del Mediterraneo, fatto ad uso dei naviganti, con l’indicazione ldel contorno costiero, degli approdi, ecc..” (5). A proposito della datazione della carta Pisana è Brancaccio (8) che, parlando dei toponimi segnati sulla costa pugliese della ‘Carta Pisana’, citando il porto ed il toponimo di Siponto (la città distrutta da un violento terremoto nel 1223 e, parlando di “Manfredonia (il toponimo Manfredonia, la città fondata nel 1256 da Manfredi, rafforza la posizione di quanti hanno sostenuto che la Carta Pisana risale alla seconda metà degli anni Settanta del secolo XIII)”. La datazione della Carta Pisana ad una data successiva a quella del 1223 è condivisa da molti. De La Ronciere (7), la data intorno al 1290 circa. Certo l’ipotesi di retrodatare la ‘Carta Pisana’ non farebbe che farci piacere perchè con essa verrebbe a retrodatarsi la presenza di Sapri.

(Fig. 4) Carta Pisana, particolare dell’Italia e delle sue coste. Posto sotto il toponimo di Pa- necastro (in rosso), si vede chiaramente l’antico toponimo di Sapra o Saprà‘ (7). Noi pubblichiamo l’ingrandimento tratto dal testo di Jerry Brotton (9).
Saprà e Portum al tempo della dominazione Angioina del Regno di Napoli
La carta nautica detta ‘Pisana’ è la palese testimonianza della toponomastica dell’epoca e che ‘Saprà (Sapri) e ‘Panecastro’ (Policastro), fossero già conosciuti intorno al 1290. Sapri, viene annoverato tra i porti tirrenici, subito dopo ‘Panecastro’ (Policastro), col toponimo di ‘Sapra’. La scoperta del toponimo di Sapra, sulla Carta Pisana, del 1290 circa, testimonia e prova l’esistenza documentata di un approdo o un porto conosciuto verso la fine del XIII sec. Del periodo, in cui sulle nostre coste, si svolgevano le operazioni militari della ‘Guerra del Vespro‘ – la guerra degli Aragonesi spagnoli che volevano conquistare il Regno di Napoli Angioino (dei francesi di Carlo d’Angiò) – ci è giunto un documento tratto dai Registri angioini (11), dove veniva censita la popolazione all’epoca delle operazioni militari della guerra del Vespro (1282-1302) che aveva fatto calare sensibilmente il numero degli abitanti di queste terre. Sapri o Portum, non figura tra i centri elencati in questo documento angioino (11). Tuttavia, l’assenza di un Portum o del feudo di Sapri, sui Registri Angioini, non dimostra che all’epoca della dominazione angioina, non esistesse affatto. Infatti, la presenza genovese nella nostra zona, la presenza nella nostra zona di uomini della Repubblica marinara di Genova, giustifica la citazione dello scalo portuale di Sapri o ‘Portum’ sulle prime carte nautiche o portolani manoscritti giunte fino a noi e redatte proprio a quell’epoca, principalmente da cartografi genovesi, pagati dalla Repubblica marinara di Genova che partecipava alle operazioni militari per la conquista del Regno di Napoli angioino. Della presenza genovese nell’area, gli studiosi Paolo Natella e Paolo Peduto (2), sulla scorta di Di Luccia (10), ci parlano della famiglia genovese dei Grimaldi. Gli studiosi scrivono in proposito: “Feudo nel 1348 di Gabriele e Luciano Grimaldi (80), Policastro ebbe alla fine del sec. XIV un altro …” e, poi alla nota (80), scrivono sui Grimaldi a Policastro: “Questi Grimaldi erano di Genova, e in precedenza Policastro era già stata infeudata alla famiglia – Gabriele, Antonio e Princivalle Grimaldi – nel 1333.” (10). La presenza di un Feudo di Policastro, assegnato ad alcuni genovesi – la loro presenza in zona – attesta la presenza dei toponimi di ‘Sapra’ e ‘Panecastro’, sulla più antica carta geografica nautica conosciuta. Noi crediamo che lo scalo marittimo di Sapra o Saprà, insieme al toponimo o scalo marittimo di ‘Panecastro’, esistevano ed erano conosciuti già molto tempo prima che fosse delineata questa antichissima carta nautica o carta per i naviganti. La Carta Pisana è detta Pisana perchè essa è stata trovata a Pisa, ma è una carta di origine Genovese (e non Pisana). La carta Pisana, attesta che all’epoca in cui essa fu delineata – nel 1290 circa – i porti o scali marittimi di Policastro e di Sapri, fossero già conosciuti. L’Almagià, in uno dei suoi studi (5), pubblicava nel 1929 un’interessante prospetto dell’antica toponomastica dell’Italia e, faceva notare come il toponimo di Sapri, insieme a Policastro, Palinuro, Bosco, Maratea e Scalea, figura tra le località costiere di alcune carte geografiche e nautiche medievali (6). Nell’interessante prospetto dell’Almagià (6), leggiamo che Sapri, non figura nella ‘Carta Pisana’ (Figg. 1-2-3). Secondo l’Almagià, nella ‘Carta Pisana’, il cui originale risale al 1290 circa, non figura Sapri ma figurava solo Policastro con il toponimo di ‘Panecastro’ (6). Ciò è assolutamente errato e non sappiamo come mai l’insigne studioso abbia preso tale abbaglio. Forse l’Almagià non avrà esaminato de visu la Carta Pisana (Figg. 1-2-3), dove invece si vede chiaramente il toponimo dello scalo marittimo di Sapri, trasformato con il toponimo di ‘Sapra’ o di ‘Saprà’ (?), scritto e disegnato col colore nero e non col colore rosso come è il caso invece del toponimo di ‘Panecastro’ (Policastro). Noi pubblichiamo l’ingrandimento tratto dal testo di Jerry Brotton (9), dove si vedono le coste dell’Italia ed in particolare sulla costa Tirrenica dell’Italia meridionale si vede Sapra e Panecastro, Capo Palunudo, ecc…Posto sotto il toponimo di ‘Panecastro’ (di colore rosso), si vede chiaramente l’antico toponimo di ‘Sapra’. Sotto il nome di Panecastro (Policastro) scritto in rosso perchè all’epoca (1290 circa era un porto franco), si vede chiaramente lo scalo marittimo di Sapra. L’insigne studioso di toponomastica e cartografia antica Roberto Almagià, nel suo “Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali” (5), elencava i toponimi delle coste che figurano su alcune carte nautiche più antiche conosciute. L’Almagià, però, riguardo la carta nautica detta ‘Carta Pisana’, non cita Sapri. Secondo il prospetto (5) dell’Almagià, Sapri non figurava affatto sulla ‘Carta Pisana’. Ma, guardando l’immagine ingrandita delle coste dell’Italia meridionale della Carta Pisana, illustrate nell’immagine di Fig. 2, si vede chiaramente scritto il toponimo di ‘Sapra’. Esaminando de visu la ‘Carta Pisana’, si nota che oltre ai toponimi di Panicastro (Policastro), Cauo de Palanudo (Palinuro), in essa, tra i porti di Panescastro (Policastro) e ‘porto di LaScalea’ (Scalea) – che sono segnati entrambi con il colore rosso perchè ritenuti porti più importanti – figurano anche i due toponimi di ‘Sapra’ – che per noi è senza ombra di dubbio riferito al vecchio toponimo di Sapri, perchè subito dopo il toponimo che segue è quello ‘porto di LaScalea’. Il toponimo di porto di LaScalea è posto all’altezza di Maratea o Castrocucco e molto prima di Scalea che pure figura. A quale porto si riferiva la Carta Pisana con il toponimo di ‘porto di LaScalea’ ? Per noi il porto di LaScalea è riferito al porto di Maratea – che non figura nella carta Pisana. Abbiamo riprodotto il particolare ingrandito illustrato nell’immagine di Fig. 2, a colori, nella speranza che, il toponimo di Sapra o Saprà, fosse più leggibile. Inoltre, dobbiamo aggiungere che l’Almagià ed il suo pregevole studio e prospetto (6) non sia il solo a contenere degli errori. Anche un recente studio di Brancaccio (8), pur giudicandolo un ottimo lavoro pregno di importanti notizie e ricostruzioni storiche, dobbiamo dire che, elencando i toponimi sulla costa tirrenica della Calabria, cita alcuni toponimi con evidenti errori di lettura. Non so se il Brancaccio (8) abbia esaminato de visu la Carta Pisana ma commette e riporta alcuni toponimi con evidenti errori. Brancaccio, riportando i toponimi dei centri costieri della Campania sul versante tirrenico, in particolare quello calabrese, elencati nella Carta Pisana, insieme a: ‘Cauo della Licosa’ (Punta della Licosa), ‘Cauo de Palinuro’ (Capo Palinuro), Pollicastro (Policastro), aggiunge Sapre (Sapre)“. Nella Carta Pisana, Policastro viene indicato con l’antico toponimo di Panecastro e non Pollicastro ed il toponimo di Sapri, posto sotto il toponimo di Panecastro (in rosso), non si legge Sapre, come afferma il Brancaccio (8), ma si legge chiaramente un Sapra o Saprà. Certamente non è un Sapre. Siamo in dubbio se fosse scritto Saprà in quanto vicino la lettera finale ‘a’ si legge un apostrofo o qualcosa di simile. Come si può vedere nell’immagine ingrandita che pubblichiamo, il toponimo di Sapra o Saprà è scritto usando dei caratteri gotici-medievali molto simili a quelli usati nei Codici amanuensi miniati del primo medioevo.

(Fig. 5) Carta Pisana, particolare dell’Italia e delle sue coste. Posto sotto il toponimo di Panecastro (in rosso), si vede chiaramente l’antico toponimo di Sapra o Saprà‘ (7). Noi pubblichiamo l’ingrandimento tratto dal testo di Jerry Brotton (9)
Nel 1296, il portolano ‘lo Compasso de Navigare’

(Fig….) Codice Hamilton 396, pagina 17 r del Compasso de navegare, anonimo, gennaio 1296 (originale). Foto di Claudia Obrocki, 2017, su cortese autorizzazione per la pubblicazione delle immagini tratte dalla Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek di Berlino.
(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, Dicembre 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino F., La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, stà nella rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.
(2) Natella P., Peduto P., ‘Pixous – Policastro’, stà nella Rivista “L’Universo”, ed. I.G.M., 1979, LIII, n. 3 Firenze, p. 515, vedi pure nota (80), in cui gli studiosi ci parlano della Famiglia Grimaldi a Policastro. Si veda in proposito il Di Luccia P.M., “L’abbadia di San Giovanni a Piro”. Trattato historico legale, Roma, 1700, stamperia Luca Antonio Chracas, p. 8 (10) e Camera M., Annali delle due Sicilie, Napoli, Fibreno, 1860, II, pp. 309-314.
(3) Volpe F., Il Cilento nel secolo XVII, ed. Ferraro, Napoli, 1981.
(4) Archivio di Stato di Napoli, Cancelleria Angioina, Reg. XXXI. Il documento pubblicato dal Del Mercato P., Infante A., Cilento, uomini e vicende, ed. Reggiani, Salerno, 1980, pp. 39-40 è tratto da Carucci C., La guerra del Vespro, p. 236, si veda pure Carucci C., Codice diplomatico salernitano del XIII secolo. Il Del Mercato, dice a p. 39 che il Registro XXXI tratto dalla Cancelleria Angioina, datato 1271, è tratto dal Carucci, op. cit., p. 236

(Fig. 7) Almagià Roberto, op. cit., Appendice I, I – ‘Coste liguri e tirreniche della penisola’, p. 68.
(7) (Fig. 3) La Ronciere A. M. , M. Mollat Du Jourdin, I portolani, carte nautiche dal XIII al XVII secolo, ed. Bramante, Milano, 1992, pag. 193, 1 foglio in pergamena, ms, 500 x 1050 mm, Parigi, Biblioteca Nazionale di Francia, sotto la seguente collocazione: “Cartes et Plans, Res. Ge B 1118”. La Carta Pisana è stata riprodotta in questo libro (Fig. 1-2-3), Tav. I. La carta è stata riprodotta anche da Almagià R., op. cit., tav. III, p. 3.
