L’arrivo a Sapri delle prime truppe garibaldine

Nel 2 settembre 1860, a Sapri, RUSTOW e la sua distribuzione di 600 fucili che, furono distribuiti alla GUARDIA NAZIONALE DEI DINTORNI o ai RIVOLTOSI CILENTANI DI MICHELE MAGNONI ?      

Oltre a queste informazioni, il Rustow aggiungeva che: “Io aveva intanto assai da fare ad intendermela colle guardie nazionali dei contorni che domandavano armi. Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”. Rustow scriveva di aver consegnato 600 fucili che avevano portato da Paola e li consegnò alle “Guardie Nazionali dei contorni” che nel frattempo si erano radunate anch’esse a Sapri. A Capo di una delle “Guardie Nazionali dei contorni”, ovvero dei paesi vicini, di cui parlerò in appresso, vi erano sicuramente i Gallotti di Sapri (i figli del barone Gallotti di Casaletto). A questo proposito, il Rustow osserva che i suoi fucili (600), li rivide a Capua: Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”. Garibaldi scrisse al Turr che a Sapri avrebbe dovuto lasciare “una solida base di uomini e mezzi.”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a pp. 299-300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Mentre Turr il 3 settembre di buon mattino partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, …etc…”. Dunque, Bizzonero scriveva che, il generale Turr, diretto verso Lagonegro, aveva portato con sè “…nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè….”. Rustow, nella traduzione di Bizzonero lasciava intendere che il generale Turr, lasciando Sapri si era allontanato con una buona “provvista di armi”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare.”. Marc Monnier (…..), nel suo “Garibaldi. La conquête des Deux-Siciles”, Paris, Lévy, 1861 (si veda la sua traduzione il testo di Rocco Escalona, Marc Monnier, Garibaldi e la rivoluzione delle due Sicilie, Napoli, 1861, a pp. 250-251, riferendosi a dopo il 23 agosto 1860, in proposito scriveva che: “I comuni sospetti son disarmati; le giunte insurrezionali funzionano dovunque ; 1500 vi son già arrivati a Sapri, e per mancanza di altre armi per andare al combattimento, i contadini si son fatti delle picche lunghe 15 palmi. I fucili giunti da Sapri confermano la notizia dello sbarco operato in quel punto, già celebre della Storia delle incursioni moderne. Si assicura dovunque che il numero de’ patriotti scesi su quel luogo si eleva a 6000, e che son comandati dal figlio di Garibaldi.”. Questa notizia non trova conferma in altri autori ma, ciò che scrive il Monnier, ovvero che I fucili giunti da Sapri confermano la notizia dello sbarco operato in quel punto, già celebre nella Storia” è molto probabile che egli si riferisca allo sbarco dei volontari portati da Turr e da Rustow da Paola.

Nel 2 settembre 1860, a Sapri arrivarono moltissimi INSORTI CILENTANI, al comando di MICHELE MAGNONI che ivi si accamparono in attesa di Garibaldi

Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LIII. – Contemporaneamente la decimaquinta divisione imbarcatasi, a norma delle avute istruzioni, nel piccolo porto di Paola, veleggiava con prospero vento alla volta di Sapri….La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola, a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per sè considerevoli, si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Türr, riuscendo a girare, come gli era stato ordinato l’estrema sinistra dei Regii, avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p. 67, in “Appendice”, nel documento “N° 3 bis”, in proposito scriveva che: “Il 24 lo stesso Comitato nominava mio fratello Salvatore a Comandante di un Corpo d’insurrezione, come dalla credenziale che trascrivo. Etc…All’onorevole Cittadino Salvatore Magnoni. Recatoci sopra luogo, e presi concerti con tutti i capi del movimento, il giorno 27 agosto in Rutino si proclamava da noi la insurrezione Nazionale, e congiungendoci con de Dominicis, Pagano, e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali, che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro. La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p. 67, in “Appendice”, in proposito scriveva che: La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano. Etc…”. La relazione è di Lucio Magnoni, fratello di Michele. Lucio Magnoni, nella sua relazione-rapporto, (si veda Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a p. 67, nell’“Appendice”) scriveva che: La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano.”. Oltre a questo documento di Lucio Magnoni, vi è un altro documento che testimonia l’arrivo delle colonne a Capitello ed è dello stesso De Dominicis. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “….L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano. Così le masse di tutte le forze della rivoluzione riconcentrandosi in quella strategica vallea e Fabrizii fece occupare solidamente le gole di Campestrino e del Fortino stabilendo il quartier generale allo Scorzo. Etc…”. Dunque, il segretario della Prodittatura Alfieri D’Evandro scriveva che “Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8, in proposito scriveva che: “N.° 9 bis. Ai Signori Presidenti e Componenti il Comitato Unitario Nazionale di Napoli. Signori…In conseguenza di ciò martedì scorso faceva partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messa sotto le armi quella Guardia Nazionale, movevano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerota e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni di Viva Vittorio Emmanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi. Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andar ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro. Etc…”. Dunque, dalla Relazione di Lucio Magnoni, si evince che il Magnoni ordinò ai rivoltosi cilentani capeggiati dai suoi fratelli di Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andar ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro. Etc…”. Tutte e tre le colonne si ricongiunsero a Sapri. La notizia di truppe di volontari cilentani ci è data pure dal colonnello Rustow che era rimasto a Sapri con le sue truppe (ex Divisione Pianciani), portate da Paola a Sapri insieme al generale Turr. Infatti, Rustow, nella traduzione di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, a p. 17-18, in proposito scriveva: “La sera del 1° settembre, con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su 6 vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri. Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo. Etc…”. Rustow scrive chiaramente che sbarcati a Sapri con le sue truppe, insieme a Turr, la mattina del giorno 2 settembre 1860, a Sapri trovarono Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo.”. Rustow scriveva nelle sue Memorie che sulla “spiaggia” di  Sapri, il 2 settembre 1860 trovarono “gran movimento di truppe, ma non di truppe napolitane”.  Rustow voleva intendere che a Sapri, il 2 settembre 1860 non vi erano truppe Regie o nemiche ma già vi erano truppe di volontari rivoluzionari. E’ molto probabile che a Sapri, in quei giorni, in previsione che si venne a sapere che a Sapri doveva arrivare Garibaldi, Michele Magnoni (lo scrive il fratello Lucio nella sua Relazione), con alcuni suoi uomini fidati si recò a Sapri per incontrare Giuseppe Garibaldi ivi atteso. Infatti, i volontari garibaldini e cilentani giudati da Michele Magnoni, stanziatisi provvisoriamente a Sapri, insieme alle truppe ivi portate dal Turr, ricevettero fucili e armi da Rustow.  Infatti, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: A Sapri c’era d’uopo attendere gli ordini del Dittatore; per accellerare il cui arrivo, Turr, il giorno 3 di buon mattino si recò a Lazongro. Io aveva intanto assai da fare ad intendermela colle guardie nazionali dei contorni che domandavano armi. Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”. A questo proposito, ovvero in proposito a ciò che scrive Rustow: Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”, egli si riferisce molto probabilmente ai fucili della brigata. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, in proposito scriveva che: “VII…Le masse dei rivoltosi, così organizzati, si recarono nella notte a Pisciotta, poi furono divise in due colonne: una al comando del Giordano si diresse verso la parte meridionale e marittima per poter proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse; l’altra, all’immediato comando del de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si riannodava di bel nuovo col Giordano. Quivi ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte. Le masse insurrezionali sostavano poche ore in Capitello. VIII…etc…”. Dunque, De Crescenzo scriveva che, “Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte”, si incontrò, il giorno dopo, a Sapri con Garibaldi. Si perché Michele Magnoni, con i suoi rivoltosi cilentani che comandava, avendo saputo che Turr e Rustow erano sbarcati il 2 settembre 1860 a Sapri, ivi si recò con i suoi rivoltosi Cilentani. Sappiamo che il De Dominicis ed il Giordano si trovavano nei paraggi di Sapri. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, in proposito scriveva che: “Con i Mille era sbarcato a Marsala anche Michele Magnoni, al quale il generale diede poi l’incarico (Messina 2 agosto) di promuovere a Salerno “la insurrezione a favore della causa nazionale”. Giunto a Napoli e informatone il Comitato Unitario d’azione, Michele Magnoni ottenne per il fratello Lucio (23 agosto) la nomina ad “Alto Commissario Politico e Civile pel distretto di Vallo, in provincia di Salerno, il che importa imperio assoluto in talune emergenze anche sul potere militare” e per il fratello Salvatore (24 agosto) quella di Comandante del Corpo d’insurrezione sempre per lo stesso distretto. Il 27 agosto, a Rutino, “si proclamava da noi la insurrezione Nazionale e congiungendosi con De Dominicis, Pagano e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro”(92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni). Vi è trascritto l’ordine del Dittatore, di cui è una riproduzione in G. De Crescenzo, I salernitani nell’epopea garibaldina del 1860, Salerno 1939. L. Magnoni emise a Rutino, il 31 agosto, la seguente ordinanza valida per tutti i paesi controllati dalla sua rete: “Unità d’Italia // Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia // Il Generale Garibaldi Dittatore // etc…”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma l’invio di messi fidati a Ceraso, Ascea e Pisciotta. Sicché la colonna partita da Rutino, e rinforzata lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano. Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati. Raggiunta Pisciotta, dove era in attesa Gennaro Pagano si divisero. Il grosso al comando di Teodosio De Dominicis proseguì per l’interno per tagliare le vie di accesso al mare. La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale. Garibaldi aveva toccato la spiaggia nei pressi di Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre). Il generale vi era stato indotto principalmente dalle insistenze di A. Dumas padre, che gli aveva scritto “invece che a Salerno potete sbarcare in tutto il Cilento, poco importa il luogo, è la terra del patriottismo”(93).”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma….Raggiunta Pisciotta, dove era in attesa Gennaro Pagano si divisero. Il grosso al comando di Teodosio De Dominicis proseguì per l’interno per tagliare le vie di accesso al mare. La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale. Garibaldi aveva toccato la spiaggia nei pressi di Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre) (93).”. Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, p. 130 etc..”. Ebner scriveva che: “La colonna….più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale.”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: “Michele Magnoni partì dal Basso Cilento con la sua compagnia per primo, per unirsi a Teodosio De Dominicis, altro uomo di tradizione rivoluzionaria, ma cavouriano, che scendeva nel Golfo di Policastro. Insieme avrebbero dovuto ricevere Garibaldi. Etc…”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni, Rutino 1 agosto 1860, APM.”. Matteo Mazziotti (….), nel 1902, nel suo “Memorie di Carlo De Angelis”, a p. 135, in proposito scriveva che: “Le altre forze insurrezionali del Cilento, comandate dal Magnoni, che avevano preso la direzione di Sapri e Sanza, vennero man mano piegando verso Nocera, donde alcune altre erano etc…”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “…Questa colonna ebbe ordini dal Magnoni di raccogliere guardie nazionali in tutti i comuni del Vallo di Policastro ed occupare la linea tra Sapri e Lagonegro (3). Difatti il giorno 3 occuparono Torreorsaia e Castelruggiero e quindi accamparono su quella linea. A la colonna si unirono Pietro Giordano e Giovanni Pagano.”. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Dopo una breve sosta in casa del Barone Gallotti, Garibaldi proseguì per Vibonati, dove pernottò in casa della famiglia Del Vecchio. Per Policastro passarono le colonne degli uomini del Magnoni e le forze del Maggiore De Dominicis, che si unirono a Capitello all’esercito del Maggiore Giordano; tutti questi attendevano Garibaldi e proteggevano eventuali sbarchi di “camicie rosse”. Ad inflittire le file dell’esercito garibaldino accorsero giovani di S. Marina e di Scario. Camminando verso Policastro Garibaldi restò ammirato alla vista dei maestosi ulivi, molto più grandi di quelli della sua nativa riviera ligure. Nei pressi di Villammare, s’imbattè in una colonna di rivoltosi Cilentani, diretti a Sapri per punire i colpevoli dell’assassinio di Costabile Carducci; ma li distolse dal triste proposito con quell’affabilità ed energia che il caso richiedeva. I Cilentani passando per Policastro avevano incendiato il palazzo del Cav. Felice Pecorelli e, dopo l’incontro con Garibaldi, ripiegarono su Sanza, dove trucidarono il capourbano Sabino Laveglia, il responsabile dell’eccidio di Pisacane. Da Vibonati Garibaldi marciò alla volta di Napoli, passando per Torraca, il Fortino di Battaglia, Eboli e Salerno: brillanti furono le manifestazioni di accoglienza da parte delle autorità locali e del popolo, grande fu l’entusiasmo; ma le truppe borboniche, che seguivano i garibaldini, erano sbandate, avvilite e disperse. La causa della libertà ormai aveva vinto !”.

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