Nel 1987 pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini ed il ruolo dello scalo naturale della baia e del porto di Sapri, negli anni bui del medioevo. Lo studio, iniziato a Salerno e poi a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archivistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma il periodo medioevale meritava ulteriori approfondimenti ed indagini e la ricerca di nuove fonti. Dopo diversi tentativi e dalle diverse notizie che emersero, mi resi conto che ne era valsa la pena. Sebbene ancora andrebbero ulteriormente indagate alcune di queste notizie storiche, dal quadro risulta chiaramente come queste terre, avessero avuto un ruolo non marginale nei secoli bui del medioevo e come gli eserciti succedutisi dopo la caduta dell’Impero romano abbiano usato i piccoli e naturali scali marittimi, soprattutto quello di Sapri, per l’approdo e l’ancoraggio delle flotte di navi militari che ivi portavano i loro eserciti. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio cerca di far luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del ‘basso Cilento’ e del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Il presente saggio, vuole approfondire e meglio indagare su un altro documento che riporta notizie storiche di Sapri e del Cilento nell’anno 1811, durante il governo Murattiano e l’occupazione francese del Regno di Napoli.
Nel 1811, circa 400 “individui” di Sapri vivono girando dentro, e fuori il Regno col mestiere di accomodare caldare
Nel 1998, in occasione della redazione del mio studio “Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, lo studio storico-Urbanistico per la redazione del nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998, depositata al Comune di Sapri, approfondii alcune notizie che avevo letto nei vari studi e pubblicazione su Sapri. Ve ne era una che destò subito la mia curiosità. Si trattava di una notizia che riguardava Sapri che veniva citata dallo storico locale Angelo Guzzo (…) che a sua volta l’aveva tratta dal Vasselluzzo (…). A p. 9 della Relazione in proposito riportavo la notizia e scrivevo che: “Il Sinno, in una sua opera sul commercio e l’industria nel Salernitano dal XIII ai principi del XIX secolo, a proposito di Sapri, scrive: “Circa 400 individui di questo centro vivono girando dentro e fuori il Regno col mestiere di accomodare caldare”(118).”. La notizia era tratta da due testi del Guzzo (…). Angelo Guzzo (…), nel suo “Da Velia a Sapri”, a p. 225, parlando di Sapri ci informava che: “Il Sinno, in una sua opera sul commercio e l’industria nel Salernitano dal XIII ai principi del XIX secolo, a proposito di Sapri, scrive: “Circa 400 individui di questo centro vivono girando dentro e fuori il Regno col mestiere di accomodare caldare (15)“. Il Guzzo (…), a p. 225, nella sua nota (15) postillava che: “(15) A. Sinno – Commercio e Industrie nel Salernitano dal XIII ai primordi del XIX secolo“, 1954, Parte II, del 1955, Pag. 130”. Il Guzzo ci informava della curiosa notizia di Andrea Sinno (…). Il Guzzo non dice a quale epoca il Sinno si riferisca ma dice solo dei 400 individui di Sapri. Angelo Guzzo (…) nel suo ‘Il Golfo di Policastro etc…’, a pp. 182-183, parlando di Sapri, in proposito scriveva che: “Ma la maggior rovina per questa ridente plaga costiera fu quella operata dai pirati barbareschi e musulmani di Khair Ed – Din (Ariadeno) Barbarossa nel 1534 e dai corsari turchi di Dragut-Rais-Bassà nel 1552 (21). Le case furono saccheggiate ed incendiate, gli abitanti parte uccisi e parte condotti schiavi. I pochi superstriti ripararono sulle colline, sui monti e nei paesi circonvicini, dove trovarono fraterna accoglienza in attesa di un ritorno in tempi di pace. La marina di Sapri divenne, così, completamente deserta ed i suoi abitanti, dediti un tempo alla pesca, furono costretti ad esercitare i mestieri più svariati ed i più umili servizi artigianali. Il Sinno, in una sua opera sul commercio e l’industria nel Salernitano dal XIII ai principi del XIX secolo, a proposito di Sapri, scrive: “Circa 400 individui di questo centro vivono girando dentro e fuori il Regno col mestiere di accomodare caldare” (22).”. Il Guzzo (…), a p. 183, nella sua nota (21) postillava che: “(21) G. Volpe – ‘Notizie storiche delle antiche città e dei principali luoghi del Cilento – Salerno – 1881 – pag. 118.”. Il Guzzo (…), a p. 183, nella sua nota (22) postillava che: “(22) A. Sinno – Commercio e Industria nel Salernitano dal XIII ai primordi del XIX secolo – Salerno – 1954 – Parte II – Pag. 130.”. Il Guzzo (…) riporta la stessa notizia anche nel suo ‘Il Golfo di Policastro – natura – mito – storia’, ed. dell’Autore, Battipaglia, 1997. Dunque il Guzzo (…) riportava l’interessante notizia dei 400 uomini che andavano girando dentro e fuori il Regno di Napoli e scriveva che tale notizia era tratta dall’Andrea Sinno (…), ma probabilmente egli si sbagliava. Il Guzzo (…), accostava la notizia dei “400 individui di Sapri che andavano accomodando caldare” alle incursioni barbaresche del ‘500 e soprattutto a quella del 1552 di Dragut. Il testo del Sinno (…) è in mio possesso ma a p. 130 della sua Parte II, non ho trovato la notizia. Andrea Sinno (…) nel suo “Commercio e Industria nel Salernitano dal XIII ai primordi del XIX secolo”, parlava si di Sapri ma diceva altro. Il Sinno (…), a p. 130, nella sua Parte II, in proposito scriveva che: “In altri paesi costieri del Salernitano, da Agropoli a Sapri, si ebbe egualmente il fenomeno dello spopolamento, determinato dalla stessa causa, cioè dalla malaria, e per di più dal pericolo di incursioni di pirati. Ma quelle popolazioni, raggiunsero in passato i vicini paesi montani, dove trovarono fraterno accoglimento, e si assicurarono maggiori possibilità di vita, da qualche tempo hanno pigliata la via del ritorno per raggiungere il piano, dove vissero i loro antenati, e rifarsi una casa con maggiori agi, e formarsi coll’industria e coll’agricoltura una posizione più vantaggiosa, oppure un certo benessere col lavoro. Agropoli e Sapri e la stessa Pesto sono oggi centri importantissimi di vita, dove le popolazioni, discese dalle zone montane, svolgono le loro ecc…”. Dunque, il Sinno citava Sapri ma non citava la notizia. Dunque, il Guzzo (…), non solo errava i riferimenti bibliografici, forse mai del tutto verificati ma riportava la notizia facendola risalire a dopo l’incursione di Dragut Pascià e come vedremo errava di molto. La notizia come vedremo non è del Sinno (…). Da una ricerca effettuata mi sono accorto che la notizia fu ricavata dal sacerdote Mario Vassalluzzo (…) che, nel suo ‘Castelli, Torri e Borghi della Costa Cilentana’, edito nel 1975, a p. 200, parlando di Sapri, scriveva che: “All’anno 1809, Sapri aveva una popolazione di 1455 abitanti, che dimoravano nel retroterra e, nell’anno 1811, essa ne contava 1368 (4).”. Il Vassalluzzo, a p. 200, nella sua nota (4), postillava che: “(4) Rizzi F., Osservazioni statistiche sul Cilento, op. cit., p. 69; Cassese Leopoldo, La Statistica, op. cit. p. 281. Sinno A., Commercio e Industrie nel Salernitano dal XIII ai primordi del XIX secolo, parte II, 1954, p. 130. A quest’anno, per Sapri, troviamo scritto: “Circa 400 individui di questo Comune vivono girando dentro, e fuori il Regno col mestiere di accomodare caldare (caldaie)”. Il sacerdote Mario Vassalluzzo (…), (da cui il Guzzo aveva tratto l’interessante notizia del Sinno), nel suo ‘Castelli, Torri e Borghi della Costa Cilentana’, edito nel 1975, a p. 200, parlando di Sapri, scriveva che: “All’anno 1809, Sapri aveva una popolazione di 1455 abitanti, che dimoravano nel retroterra e, nell’anno 1811, essa ne contava 1368 (4).”. Il Vassalluzzo, a p. 200, nella sua nota (4), postillava che: “(4) Rizzi F., Osservazioni statistiche sul Cilento, op. cit., p. 69; Cassese Leopoldo, La Statistica, op. cit. p. 281. Sinno A., Commercio e Industrie nel Salernitano dal XIII ai primordi del XIX secolo, parte II, 1954, p. 130. A quest’anno, per Sapri, troviamo scritto: “Circa 400 individui di questo Comune vivono girando dentro, e fuori il Regno col mestiere di accomodare caldare (caldaie)“. Dunque, mi sembra chiaro che il Vassalluzzo (…), non si riferisse alle incursioni del ‘500 ma si riferisse all’anno 1811 e scrivesse chiaramente che la notizia del Sinno (…) era riferita al 1811 e non al 1552 come pare che si legga dal Guzzo. Il Vassalluzzo (…), infatti, nella sua nota (4) a p. 200 postillava che: “A quest’anno, per Sapri, troviamo scritto ecc..ecc…”. Posseggo il testo del Sinno (…), ma a p. 130 non ho trovano nulla della citazione del Guzzo (…). Nel Sinno (…), si parla di Sapri a pp. 130 e 131, dove egli scriveva che: “In altri paesi costieri del Salernitano, da Agropoli a Sapri, si ebbe egualmente il fenomeno dello spopolamento, determinato dalla stessa causa, cioè della malaria e per di più il pericolo di incursioni di pirati. Ma quelle popolazioni, che raggiunsero in passato i paesi vicini montani, dove trovarono fraterno accoglimento, ecc…, da qualche tempo hanno pigliata la via del ritorno per raggiungere il piano, dove vissero i loro antenati, ecc..ecc…”. Il Vassalluzzo, nella sua nota (4), citava anche Leopoldo Cassese (…), e credo che la notizia sia contenuta nel suo La «statistica» del Regno di Napoli del 1811. Relazioni sulla Provincia di Salerno, Salerno, 1955 a cui il Vassalluzzo si riferiva quando a p. 200, nella sua nota (4) postillava che: “Cassese Leopoldo, La Statistica, op. cit. p. 281″ e quando scriveva che: “A quest’anno, per Sapri, troviamo scritto: “Circa 400 individui di questo Comune vivono girando dentro, e fuori il Regno col mestiere di accomodare caldare (caldaie)”. Dunque, la notizia venne tratta dalla p. 281 di Leopoldo Cassese (…) che scriveva di Sapri all’anno 1811. Leopoldo Cassese (…), nel 1955 pubblicò ‘La «statistica» del Regno di Napoli del 1811. Relazioni sulla Provincia di Salerno’, Salerno, Tip. Ispirato & Cuomo. Leopoldo Cassese (…), ha scritto anche ‘Il Cilento al principio del secolo XIX’, edito nel 1956, in cui pubblicò il testo di Filippo Rizzi (…), ‘Osservazioni statistiche sul Cilento’, un’altra delle inchieste di quel periodo che riguarda il Cilento e le sue condizioni economiche. Per quanto riguarda il Principato Citra o Citeriore, dove ricadevano gran parte dei nostri centri del basso Cilento, il redattore dell’Inchiesta incaricato fu Gennario Guida (…). La sua inchiesta e Relazione conservata all’Archivio di Stato di Napoli fu pubblicata integralmente dal Leopoldo Cassese che a p. 281 riportava la notizia dei “400 individui di Sapri che giravano dentro, e fuori il Regno col mestiere di accomodare caldare”. I quesiti in ordine a cui si doveva rispondere si articolavano in quattro sezioni generali: Notizie relative allo stato fisico; Sussistenza e conservazione della popolazione; Notizie sull’economia rurale; Le manifatture. Alla fine di maggio i questionari furono inviati in tutte le universitates del Regno, e venne assegnata ai redattori una gratifica per il lavoro da svolgere. Infatti, Leopoldo Cassese (…), nel suo saggio a pp. 280-281 parlando del “Distretto di Vibonati”, cita il paese di ‘Sapri’ e non solo fornisce una serie di dati su pesi e misure adottate e su alcune produzioni ma, in proposito al paese di Sapri a p. 281, nelle “Osservazioni” scriveva che: “Circa 400 individui di questo Comune vivono girando dentro, e fuori il Regno col mestiere di accomodare caldare.”. La notizia e la pagina 281 si trova nel Cassese (…), op. cit., in “Appendice IV – Stati di consumo”. Il Cassese (…) a p. 263 postillava che: “(*) A.S.N., Ministero dell’Interno, Inv. I, fascio 96/65, bis III.”. Certo la notizia è interessantissima trattandosi di una Relazione governativa che scriveva questo dei Sapresi ma è curiosa perchè a me risulta che a Rivello e non a Sapri, vi sia stata da tempo immemorabile l’arte e l’artigianato di accomodare caldare (caldaie di rame e stagno come quelle che venivano molto diffusamente utilizzate in passato):


(Fig….) Cassese Leopoldo, La “Statistica” del Regno di Napoli del 1811 – ecc…, pp. 280-281
Nel 1811, “circa 400 individui” Sapresi esercitavano il mestiere di “accomodare caldare”
Secondo la relazione di Gennaro Primicerio Guida (….), come abbiamo visto, Relazione redatta per il Governo Napoletano Murattiano, circa 400 sapresi “vivevano e giravano dentro, e fuori il Regno col mestiere di accomodare caldare”. Certo la notizia appariva strana e tuttavia meritava ulteriori approfondimenti. Mi sono chiesto come mai il Guida (….) riportò nella sua Relazione per il Governo di Gioacchino Murat nel Regno di Napoli, redatta nel 1811 e poi in seguito pubblicata da leopoldo Cassese (….), da dove avesse tratto questa strana notizia che riguardava Sapri. Nel corso dei miei studi presso la Facoltà di Architettura di Napoli presentai uno studio sugli usi, i costumi e le produzioni locali nel basso Cilento ed a Sapri raccolsi una serie di testimonianze delle antiche produzioni locali. Già dai primi del ‘500, allorquando sorse il primo centro abitato alla marina del torrente Brizzi, oggi individuabile con la località detta le “Mocchie”, e poi sviluppatesi con la “Marinella”, era molto diffusa la produzione della calce viva che serviva a diversi usi nelle costruzioni di case e muri. Questo tipo di produzione locale era molto antica e abbastanza diffusa. Dalle informazioni che raccolsi nelle interveste a diversi anziani di Sapri appurai che al Timpone, oggi piccola frazione di Sapri, posta abbarbicata su una piccola altura prospiciente l’antica marina di Sapri, lungo il torrente Brizzi, vi era in passato una forte produzione di calce che avveniva con la costruzione delle cosiddette “carcare”. La “carcara” nel dialetto saprese era una piccola costruzione realizzata nel terreno e a forma di una piccola torretta di grosse pietre, una specie di fornace, cava all’interno che serviva alla cottura della pietra locale che una volta raggiunta una certa temperatura diventava calce viva. La calce viva così prodotta veniva in seguito posta all’intern di grosse vasche per farla spegnere e poterla cos’ utilizzare nelle costruzioni edilizie. Le caldare erano e sono oggetti di metallo lavorato nelle diverse forme adatte a contenere alimenti o liquidi che dovevano essere cotti sul fuoco. Grandi recipienti di rame battuto e a volte stagnato. Il mestiere di “accomodare caldare” era il calderaio ovvero un artigiano che oltre a lavorare le ‘caldare di rame’ le accomodava. Questi artigiani erano molto diffusi all’epoca in quanto all’epoca, molte stoviglie erano di rame e queste di diversa forma e funzione erano dette caldare. Il rame, oltre ad essere contenuto negli alimenti e nell’acqua potabile, trova un largo impiego anche in cucina. Come ben sanno i cuochi, questo metallo possiede una conduttività termica così alta da evitare i rischi di surriscaldamenti locali, che fanno “attaccare” i cibi. Oltretutto i fondi dei recipienti in rame non rischiano di rovinarsi o deformarsi. Quello del calderaio è uno dei tanti mestieri che con il tempo sono scomparsi. Di calderai non ce n’erano molti in paese. Tuttavia quei pochi artigiani che c’erano bastavano a soddisfare le esigenze e le richieste di chi ne aveva bisogno. Sapevo che nel corso del XIX secolo verso il Timpone era forte la produzione della calce viva con le numerose “Carcare” ma non sapevo nulla della produzione e del mestiere di “accomodare caldare” che è cosa diversa. Decisi di approfondire la faccenda e di vederci chiaro. Sapevo che a Rivello, antichissimo centro lucano non molto distante da Sapri, vi era stata e vi è ancora una forte produzione di caldare e di ramai. Infatti rileggendo il testo di Angelo Bozza (….), la sua “Lucania”, del 1888, alla voce “Rivello” in proposito scriveva che: “L’antico abitato sta sopra un rialto alla falda meridionale del monte Coccovello, ed ha buoni fabbricati: vi sono, come a Maratea, molti artefici ramai, che vanno girando le varie contrade d’Italia, ovvero emigrano in America, vivendo del cambio del rame vecchio col nuovo.”. Devo far notare che il Bozza dunque riporta la stessa notizia dei ramai che giravano per l’Italia ma riguardo i rivellesi e non i sapresi. Però devo pure far notare che quando parliamo di Rivello si deve pure considerare che non molto distante da Sapri vi sono alcune frazioni o parte del suo territorio comunale. Infatti, a parte la frazione di “S. Costantino”, più vicina a Sapri che a Rivello e le altre frazioni vicine come la “Carpineta” e la “Medichetta” che un tempo erano collegate alla vecchia postale borbonica che risaliva verso Lagonegro o il “Fortino” di Casaletto. La strada interna che da Sapri risaliva verso i piccoli borghi della Lucania. Guardano la “Carta del Cilento”, sopra Sapri si possono leggere i toponimi di “Lucerosa” e “S. Jorio” che a mio parere dovrebbe corrispondere con il piccolo borgo della “Medichetta” poco sopra Sapri ma frazione di Rivello. I due toponimi accennati seguono il corso del “Torrente Lubertino”. Tutti luoghi ad occidente del monte Ceraso e posti alle falde del Monte Coccovello. Come ho scritto in un altro mio saggio, il torrente Lubertino è un fiume carsico che scorre verso la costa occidentale di Sapri sotto il monte Ceraso ma esso proviene dalle montagne del Lagonegrese.

(Fig…) “Carta del Cilento” – particolare – Archivio Attanasio
Il decennio francese nel Regno di Napoli, Gioacchino Murat e l’indagine statistica
A Giuseppe Bonaparte, nel 1808 destinato a regnare sulla Spagna, succedette l’8 luglio Gioacchino Murat, che fu incoronato da Napoleone il 1º agosto dello stesso anno, col nome di “Gioacchino Napoleone”, re delle Due Sicilie, par la grace de Dieu et par la Constitution de l’Etat, in ottemperanza allo Statuto di Baiona che fu concesso al regno di Napoli da Giuseppe Bonaparte. Il nuovo sovrano catturò immediatamente la benevolenza dei cittadini liberando Capri dall’occupazione inglese, risalente al 1805. Fondò, con decreto del 18 novembre 1808, il Corpo degli ingegneri di Ponti e Strade e avviò opere pubbliche di rilievo non solo a Napoli (il ponte della Sanità, via Posillipo, nuovi scavi ad Ercolano, il Campo di Marte), ma anche nel resto del Regno: l’illuminazione pubblica a Reggio di Calabria, il progetto del Borgo Nuovo di Bari, l’istituzione dell’ospedale San Carlo di Potenza, Guarnigioni dislocate nel Distretto di Lagonegro con monumenti e illuminazioni pubbliche, più l’ammodernamento della viabilità nelle montagne d’Abruzzo. Fu promotore del Codice napoleonico, entrato in vigore nel regno il 1º gennaio 1809, un nuovo sistema legislativo civile che, fra le altre cose, consentiva per la prima volta in Italia il divorzio e il matrimonio civile: il codice suscitò subito polemiche nel clero più conservatore, che vedeva sottratto alle parrocchie il privilegio della gestione delle politiche familiari, risalente al 1560. Nel 1812, grazie alle politiche del Murat, fu impiantata la prima cartiera del regno a sistema di produzione moderno presso Isola del Liri, nell’edificio del soppresso convento dei carmelitani, ad opera dell’industriale francese Carlo Antonio Beranger. E’ noto che il decennio francese nel Mezzogiorno d’Italia fu un periodo di sostanziale modernizzazione politico-istituzionale e socio-economica. Giuseppe Bonaparte conquistò il trono di Napoli il 14 gennaio 1806, e rimase in carica fino al 15 luglio 1808, quando fu incoronato re di Spagna. Gli successe Gioacchino Murat che rimase al governo fino al marzo 1815. Durante il decennio francese fu avviato un poderoso processo di modernizzazione in ogni campo della vita istituzionale dello Stato, del territorio, dell’economia e delle finanze, dell’istruzione, della laicizzazione dello Stato, della laicizzazione dello stato civile, raggiungendo i risultati migliori maggiormente in campo istituzionale e amministrativo piuttosto che i quelle più propriamente economici. Pur imperfetta, i francesi avviarono, soprattutto nel Mezzogiorno, una grande stagione di riforme, a cui contribuirono i patrioti esuli del Regno che erano sfuggiti all’ecatombe del 1799. L’otto agosto del 1806 fu emanata una legge sulla divisione e l’amministrazione delle province del Regno, che conteneva la divisione del territorio, l’istituzione delle amministrazioni provinciali con i consigli generali della provincia, la creazione dei distretti con i relativi consigli distrettuali, l’istituzione degli Intendenti, che erano a capo delle province.
Nel XIX secolo, a Sapri, ramai e calderai
A parte il cognome noto e antico di Sapri della famiglia dei “Calderaro”, ho trovato nuovi elementi a suffragio della notizia del Primicerio Guida (….). La collega Maria Carla Calderaro mi faceva notare che molti sapresi emigrarono in America e svolgevano il mestiere di calderai e ramai e che ad un certo punto il re del Messico concesse ad alcuni sapresi ivi emigrati la facoltà di gestire la zecca di Stato. Una di queste famiglie di Sapri erano i Farano che si arricchirono molto nel Messico di Massimiliano d’Asburgo. Recentemente, Giovannipaolo Ferrari (….), nella sua “Relazione socio-economica e demografica”, redatta per il PUC del Comune di Sapri parlando dell’“5.6 – L’Ottocento” a p. 22 in proposito scriveva che: “Sapri alla fine del XVIII secolo, era un consistente agglomerato cittadino, fiorente di attività, con un porto sicuro ed efficiente che consentiva scambi con Sicilia e Calabria a Sud ed altre Regioni a Nord. Tale struttura concentrava i traffici anche dei paesi dell’entroterra campano-lucano che confluiva a Sapri sia per imbarcazioni sia per spedire e ricevere merce. Un vivace traffico con le isole toscane consentiva l’approvvigionamento di ferro e di rame necessari per le ferriere e le lamiere dell’entroterra rivellese. A proposito della situazione di Sapri a fine secolo uno scrittore contemporaneo scrive: “….””. Il Ferrari (….), nella sua nota (43) postillava e si riferiva a Francesco Sacco (…) ed al suo “Dizionario Geografico-Istorico-Fisico del Regno di Napoli” che, a pp. 380 381, in proposito a Sapri scriveva che: “Sapri, Terra della Provincia di Salerno, ed in Diocesi di Policastro, situata sopra un falso piano bagnata dal Mar Tirreno, d’aria buona e nella distanza di sessantaquattro miglia dalla Città di Salerno, che si appartiene in Feudo alla Famiglia Carafa, Conte di Policastro. Questa terra appellata anticamente ‘Sipron’ ecc….Le cose degne da notarsi in quest’antica terra sono una Parrocchia di mediocre struttura; ed un Porto considerabile per la sua grandezza, avendo due miglia di perimetro, e mezzo miglio di apertura. Questo porto per l’opportunità del luogo, e per non esservene altro da Messina sino a Castellammare dovrebbe ristaurarsi. Ecc…”.

Tuttavia, il Ferrari (….), nella sua relazione riguardo la notizia dei “calderai” fiorente attività a Sapri non forniva riferimenti bibliografici. Nel 1984, Amedeo La Greca, Antonio Di Rienzo, Emilio La Greca, pubblicarono “Viaggio nel Cilento”, dove a pp. 255-256 parlando di Sapri in proposito scrivevano che: “Un particolare artigianato sorse a Sapri in quest’epoca, i “Calderari” detti in dialetto “i conza-caurare”, che giravano di paese in paese per la riparazione delle caldaie di rame. Agli inizi dell’ottocento ben quattrocento di costoro giravano per tutto il Regno. I “conza-cauràre” sono artigiani ormai scomparsi. Ma fino a qualche anno fa, essi ancora girovagavano per tutti i paesi del Cilento ed erano tramite di notizie, nonchè di “cultura” a carattere popolare. Questa filastrocca che presentiamo è un inno alla vita libera senza alcun legame di matrimonio; una dissacrazione di un valore, quello della famiglia: ma solo a parole, quasi a giustificare la condizione dei “conza-cauràre”, il cui lavoro a volte non permetteva la formazione di un focolare.: ‘A RANCASCIA. Managgia a chi se nzùra e a chi re se nzurà! Ecc…”.
Nel 6 giugno 1841, “Francescantonio” Eboli di professione “calderaro”
Una prova inequivocabile della presenza di calderai e ramai a Sapri è contenuta nei Registri dei “matrimoni” ecc…conservati presso l’Archivio di Stato di Salerno. Infatti, guardando i documenti on-line scansiti per l’anno 1841 dei registri dei “Matrimoni” nel Regno delle Due Sicilie “Stato civile della Restaurazione” conservati all’Archivio di Stato di Salerno. Secondo una recente segnalazione dell’amico Massimo Basilici, studioso di Pereto, un paese dell’Abruzzo, dai Registri conservati presso l’Archivio di Stato di Salerno, risultano alcune evidenze su alcuni Eboli di Sapri trasferitisi a Poggio Cinolfo. Basilici ha condotto delle ricerche anagrafiche e storiche sulle famiglie e cognomi comuni di Pereto servendosi della ricca documentazione conservata presso gli Archivi di Stato dell’Aquila ed altro. Basilici (….), in un suo scritto inviatomi recentemente in proposito scriveva che: “Agli inizi dell’Ottocento a Poggio Cinolfo visse Francescantonio di professione ‘calderaro’. (66).”. Nella sua nota (66) egli postillava che: “(66) ASAq, Poggio Cinolfo, Nati, anno 1844. Da segnalare che in altre registrazioni anagrafiche di Poggio Cinolfo si trova distinta la professione di ‘ferraro’.”. Basilici (….) per “ASAq”, intende l’Archivio di Stato di Aquila. Basilici riferendosi a Francescantonio Eboli scriveva pure che: “Sposò Gallotti Rosa, di professione ‘filatrice’ (68), domiciliata in Poggio Cinolfo che sarebbe nata intorno all’anno 1811. (68).”. Basilici (….), in un suo scritto inviatomi recentemente, a p. 117 in proposito scriveva che: “Da quanto rinvenuto nei registri di Poggio Cinolfo e quelli di Sapri, si possono estrarre delle considerazioni: – il cognome Eboli ad inizio Ottocento era presente in entrambi i paesi con un certo Francescantonio. A Sapri di Eboli ve ne erano diversi, mentre a Poggio Cinolfo uno solo. – a Sapri si trovano diverse persone che di professione erano ramaioli, ovvero era una professione diffusa che in altri paesi, come ad esempio Poggio Cinolfo, erano chiamati calderari. Ecc..”. Dunque, l’amico Basilici ci parla dei ramai, ramaioli, calderari sapresi e di questi sapresi dell’antica Famiglia degli Eboli. Riguardo poi alla professione di ramaio, il Basilici a p. 116 in proposito scriveva che: “Per celebrare il matrimonio fu predisposto un ‘processetto’; (148) in questo si trovano delle carte autografe che forniscono altre informazioni. Francescantonio sarebbe nato il 13 marzo 1815 da ‘Biase’ (scritto per Biagio), mentre Maddalena sarebbe nata il 22 marzo 1824 (149). Il registro delle nascite di Sapri dell’anno 1815 è mancante, quindi non si hanno altre informazioni sulle origini di Francescantonio. E’ stata svolta anche una ricerca nelle registrazioni delle nascite di Sapri per trovare riferimenti al cognome Gallotti, con l’obiettivo di trovare una eventuale Rosa Gallotti. Nell’anno 1823 trovo tre registrazioni di nascite con il cognome Gallotti. Trovo tra queste una Rosa Maria Gallotti, figlia di Domenico, di professione ‘ramaio’, e Milo Maria, nata il 31 agosto 1823 (150).”. Basilici, a p. 116, nella sua nota (150) postillava che: “(150) ASSa, nati, anno 1823, registrazione numero 36.”.

(Fig….) Archivio di Stato di Salerno – Registri di Sapri: “Nati”, anno 1823, n° d’ordine 36
Nel 1836, alcuni Farano, ramai di Sapri e l’epidemia di colera che colpì il Regno
In un saggio di Ferruccio Policicchio apparso sul blog on-line “Golfonetwork”, curato dall’amico Tonino Luppino, dal titolo “Epidemie d’altri tempi a Sapri” ho letto alcune interessanti notizie su alcuni Eboli di Sapri. Secondo questo scritto, riferendosi all’epidemia colerica che colpì l’Italia intera ed in particolare il Regno di Napoli, in proposito scriveva che: “I luoghi più colpiti furono le città portuali. Nicola Farano, in quell’anno, (anno 1831) concesse al Comune, per tre anni una stanza a beneficio della ‘Commissione Sanitaria’ nel cui contratto si pattuivano complessivi 9 ducati. Ma il 27 aprile 1835, il decurionato deliberò il pagamento di soli 17 carlini e grana 5 da prelevarsi dal resto di cassa dell’anno precedente. Ecc….Pur essendo il Regno ben guardato dal mare, il colera giunse anche da terra. Biase, Vincenzo, Marcantonio, Benedetto, Francesco e Antonio Farano, Giuseppe Lacorte, Felice e Biase Pasquale, dopo essere stati assenti da Sapri 28 giorni, per esercitare la loro professione di ramaj, vi rientrarono il 19 settembre 1836. Asserirono che durante la loro assenza erano stati nel Comune di S. Angelo, in Basilicata e che la mattina del 10 settembre si erano spostati a Castel Saraceno, dove le autorità di detti paesi, anzicchè munirli delle debite carte sanitarie, imposero loro il rientro in patria, per poi qui ne fossero forniti. Ecc…”.
Nel 1943, i Farano ed i Calderaro, ramai di Sapri e la Zecca del Brasile dell’Imperatore Pietro II per il conio del nuovo cruzeiros
In un saggio di Angelo Guzzo apparso su un giornale on-line, leggiamo che: “Emblematico il caso dei fratelli Giuseppe e Francesco Farano, rispettivamente di 17 e 19 anni, i quali, sul finire del 1843, dal Golfo di Policastro partirono alla volta di Rio de Janeiro. Entrambi provetti lavoratori del rame e della latta, sapevano forgiare alla perfezione caldaie, pentole, contenitori e recipienti vari. Il loro era un mestiere girovago, che li portava in paesi e città, dentro e fuori i confini del Regno. Questo tipo di artigianato era particolarmente attivo a Sapri, dove, soprattutto nel corso del diciannovesimo secolo, era praticato da oltre la metà della popolazione e costituiva la fonte maggiore di reddito locale. Gli artigiani sapresi, detti in gergo “caurarari”, cioè “calderai”, erano bravi, conosciuti e richiesti non solo nel circondario. Il desiderio di smettere quella vita vagabonda e l’opportunità di entrare stabilmente in una grossa fabbrica nei pressi di Napoli, li portò alla decisione di allontanarsi dalla natia Sapri. Ma l’esperienza non dovette essere del tutto positiva. Gli scarsi guadagni e la consapevolezza che la loro professionalità meritava più lauti compensi, li spinse ad assumere una decisione che avrebbe cambiato la loro vita. A Napoli avevano saputo che la figlia di Ferdinando II di Borbone, Teresa Maria Cristina, era andata sposa, proprio quell’anno, all’imperatore del Brasile Don Pedro II di Braganca, di origine portoghese. Quel matrimonio era valso ad aprire a molti cittadini del Regno le porte del Brasile, ove trovavano facile ed immediata sistemazione, date le enormi potenzialità di quella nazione sconfinata. Animati da forte spirito di iniziativa, sicuri della propria abilità e sorretti da una volontà di ferro, i fratelli Farano vollero tentare la fortuna all’estero e, una volta giunti in Brasile, cominciarono subito a lavorare ed a far conoscere la loro bravura. L’imperatore don Pedro II, informato delle loro capacità e della precisione con cui lavoravano il rame, li volle alla sua corte perché dessero un nuovo stile e una diversa struttura alla moneta corrente dell’epoca, il “pitacore”, piuttosto rozzo e pesante e, quindi, scarsamente funzionale. “Peppo” e “Ciccio” Farano seppero sfruttare al meglio l’occasione, creando una moneta leggera, elegante e stlizzata che sostituì in modo veramente egregio l’antiquato “pitacore”. Da quel momento i fratelli sapresi iniziarono una vertiginosa scalata nella gerarchia sociale del Brasile, divenendo Francesco direttore e Giuseppe vicedirettore della Zecca dello Stato. La loro fama in Brasile arrivò a tal punto che a Rio de Janeiro fu loro intitolata una delle principali strade della città carioca, Rua Irmanos Farano.“. E’ una storia di emigrazione, della quale furono protagonisti i fratelli Giuseppe e Francesco Farano, rispettivamente di 17 e 19 anni. Sul finire del 1843 partirono dal Golfo di Policastro alla volta di Rio de Janeiro; erano provetti lavoratori del rame e della latta, artigianato allora fiorente a Sapri. In Brasile seppero farsi apprezzare sino ad attirare l’attenzione dell’Imperatore don Pedro II, che li incaricò di provvedere ad una nuova moneta in sostituzione dell’antiquato “pitacore”. Francesco e Giuseppe se la cavarono magistralmente e divennero, il primo Direttore ed il secondo Vicedirettore della Zecca dello Stato. A Rio de Janeiro fu loro intitolata una delle principali strade della città: RUE IRMANOS FARANO.
Note bibliografiche
(1) Attanasio Francesco, “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, Dicembre 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino Felice, La Lucania del Barone Antonini, stà in ”I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.-Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, stà nella rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998 (Comune di Sapri); si veda pure: ‘Le più antiche carte dell’Italia annesse ai più antichi codici greci conosciuti’, stà sulla rivista web ‘Zedinfo’, curata da Tonino Pitarresi, Palermo, ed. ZED, Gennaio 2018, consultabile collegandosi a: http://www.zedinfo.it/?p=9840
(…) Attanasio Francesco, Relazione “Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998 (Comune di Sapri)
(…) “Relazione sulla Statistica relativa alla sussistenza e conservazione delle popolazioni del Principato Citeriore” (nel Cilento nel 1811) del Primicerio Gennaro Guida, stà in Archivio di Stato di Napoli, Ministero dell’Interno, Inv. I, fascio 96/65, bis III. Il Cassese nell’Indroduzione al suo testo nella nota (1) postillava che: “(1) Si conserva nell’Archivio di Stato di Napoli, ‘Ministero dell’Interno, 1° Inventario, 96, I-65.” .
(…) Ricchioni V., La “Statistica” del Reame di Napoli del 1811, Relazioni sulla Puglia, Trani, Vecchi, 1942

(…) Cassese Leopoldo, La “Statistica” del Regno di Napoli del 1811 – Relazioni sulla Provincia di Salerno, a cura di Leopoldo Cassese, Salerno, ed. Tipografia Ispirato & Cuomo, Collana Storico Economica del Salernitano – Fonti I, 1955 (Archivio Attanasio)
(…) Cassese Leopoldo, La Spedizione di Sapri, ed. La Terza, Bari, 1969, vedi nota al testo n. 14, p. 55 e vedi pure Cassese Leopoldo, Contadini e operai nel Salernitano nei moti del Quarantotto, stà in ‘Rassegna storica salernitana’, IX, 1948, pp. I-IV; Cassese Leopoldo, op.cit., pp. 51, 52, vedi pure Archivio di Stato di Salerno, Gabinetto dell’Intendenza, fascicolo intitolato: “Per sei cartelli affissi nel Comune di Sapri”, B. 77; dello stesso autore vedi pure: ‘Il Cilento al principio del secolo XIX’, a cura di, Salerno, ed. di ‘Collana Stocico Economica del Salernitano, Fonti III, 1959; dello stesso autore si veda pure: ‘Il Processo per la Spedizione di Sapri – inventario a cura di Leopoldo Cassese’, ed. Pubblicazioni dell’Archivio di Stato di Salerno, Salerno, 1957 (Archivio Storico Attanasio); sempre del Cassese, si veda pure: La «statistica» del Regno di Napoli del 1811. Relazioni sulla Provincia di Salerno, Salerno, Tip. Ispirato e Cuomo, 1955 (Archivio Attanasio)
(…) Sinno Andrea, Commercio e Industrie nel Salernitano dal XIII ai primordi del XIX secolo”, Salerno, 1954, si veda parte II, 1955, p. 130 (Archivio Attanasio)

(…) Demarco Domenico, La Statistica del Regno di Napoli nel 1811, a cura di Domenico Demarco, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, Voll. 4, 1988
(…) Rizzi Filippo, Notizie statistiche sul Cilento, 1809, vedi ristampa ed. Galzerano (Archivio Attanasio)
(…) Vassalluzzo Mario, Castelli, Torri e borghi della costa cilentana, ed. Edicon, Castel S. Giorgio, 1975 (Archivio Attanasio)
(…) Guzzo Angelo, Il Golfo di Policastro, natura-mito-storia, Unione Grafica, Battipaglia, 1997; si veda dello stesso autore: Guzzo A., Da Velia a Sapri- Itinerario costiero tra mito e Storia, ed. Arti grafiche Palumbo, Cava dè Tirreni, 1978 (Archivio Attanasio)
(…) Valente A., Gioacchino Murat e l’Italia meridionale, Torino (1965), 1976 (Achivio Attanasio)
(…) De Rosa Gabriele,
(…) Cestaro Antonio,
(…) Acton Harold, I Borboni di Napoli (1734 – 1825), Firenze, Giunti editore, 1997 (Archivio Attanasio)

(…) Pesce Carlo, La città di Lagonegro, Napoli, Reale Stabilimento Tipografico Pansini, 1913
(….) Bozza Angelo, La Lucania, 1888
Il fondo stato civile dell’Archivio di Stato di Salerno è articolato sui due versamenti operati dal Tribunale di Salerno per gli anni in cui è stato competente per l’intera Provincia. Il primo versamento fu attuato dopo la Seconda Guerra Mondiale e riguardò l’arco cronologico dal 1809 al 1865 e comprese tutti i Comuni dell’antica provincia di Principato Citeriore, che corrispondeva, tranne qualche piccola modifica, all’attuale territorio provinciale. Il secondo versamento è stato realizzato nel 2012-2013 e ha riguardato il territorio del Tribunale di Salerno e di Nocera Inferiore, mentre sono tuttora giacenti presso i rispettivi Tribunali di Sala Consilina e di Vallo della Lucania i registri dei Comuni dei relativi distretti. L’ordinamento del fondo stato civile dell’Archivio di Stato di Salerno conserva la divisione per versamenti al contrario della presentazione delle immagini sul Portale.
La Relazione e l’inchiesta per il Governo Murattiano del Primicerio don Gennaro Guida
Lo storico salernitano Leopoldo Cassese (…), nell’Indroduzione alla sua ‘La “Statistica” del Regno di Napoli del 1811 – Relazioni sulla Provincia di Salerno‘, pubblicato nel 1955, in proposito così dichiarava: “Gli storici del Mezzogiorno, che si sono interessati del periodo del Decennio francese (Rambaud, Valente ecc…) non hanno posto attenzione ad una fonte di notevole importanza per la storia economica e sociale del tempo, cioè alla “Statistica” del 1811, un’ampia inchiesta, condotta con larghezza di vedute, sulle condizioni generali del paese (1). Il Cassese nell’Indroduzone al suo testo nella nota (1) postillava che: “(1) Si conserva nell’Archivio di Stato di Napoli, ‘Ministero dell’Interno, 1° Inventario, 96, I-65.” e, nella nota (2) postillava che: “(2) V. Ricchioni, La “Statistica” del Reame di Napoli del 1811, Relazioni sulla Puglia, Trani, Vecchi, 1942.”. Il testo di Leopoldo Cassese (…) riguarda la Relazione di Gennaro Primicerio Guida (…) che nel 1811, presentò per il ‘Pricipato Citra’, scritto in un inchiesta per il Governo Murattiano. Nel testo del Cassese la Relazione pubblicata è detta: “Relazione sulla Statistica relativa alla sussistenza e conservazione delle popolazioni del Principato Citeriore”. L’inchiesta o lo studio o la Relazione ‘statistica’ di cui si parla è una delle tante che all’epoca del governo Murattiano del decennio francese fiorirono nel Regno di Napoli, visto le difficoltà economiche in cui versava gran parte della popolazione del Regno. Il contributo focalizza l’attenzione sul Mezzogiorno italiano nel decennio francese (1806-1815) e analizza nel dettaglio l’inchiesta – la Statistica– voluta da Murat, re di Napoli, nel 1811 per conoscere il territorio del Regno. L’obiettivo di questo studio è quindi di analizzare in modo specifico la documentazione della Statistica riguardante una delle province del Mezzogiorno italiano, il Molise, e mostrare la sua particolare utilità per analizzare spazi geografici poco noti, discuterli tramite il confronto con altri documenti e porre in evidenza la modernità di una testimonianza che permette di ragionare di qualità della vita agli inizi dell’Ottocento. L’inchiesta, pertanto, è una testimonianza significativa per gli studi geografici da un punto di vista generale perché fornisce informazioni territoriali, dal punto di vista specifico perché affronta tematiche innovative come la qualità della vita. In questa logica si è prescelta un’area campione per proporre un modello euristico di analisi geografica di questo importante documento. Il Cassese (…), pubblicò l’inchiesta sul Principato Citra in epoca Murattiana. La notizia e la pagina 281 (vedi fig….) si trova nel Cassese (…), op. cit., in “Appendice IV – Stati di consumo”. Il Cassese (…) a p. 263 postillava che: “(*) A.S.N., Ministero dell’Interno, Inv. I, fascio 96/65, bis III.”. La Relazione sulla «statistica» del Regno di Napoli del 1811 è un’opera letteraria redatta per il governo Napoleonico di Gioacchino Murat che la commissionò in quegli anni. Il colto sacerdote, come scrivono nell’introduzione al testo i due studiosi Gabriele De Rosa e Antonio Cestaro (…), nel 1973, dove pubblicano solo la parte che riguarda l’Agricoltura. L’inchiesta prese l’avvio nel 1811, con circolare datata 15 maggio, che individuava per ogni provincia un redattore scelto tra i componenti delle Società di Agricoltura (tranne che a Napoli dove venne incaricato ufficialmente l’Istituto di incoraggiamento) e nominato dal ministro su proposta degli intendenti. I redattori furono Paolo Aquila (Abruzzo Citeriore), Giovanni Thaulero (Abruzzo Ulteriore 1°), Giuseppe Alferi Casorio (Abruzzo Ulteriore 2°), Giulio Girolamo Corbo (Basilicata), Francesco De Roberto (Calabria Citra), Giuseppe Grio (Calabria Ulteriore), Serafino Gatti (Capitanata), Vitangelo Bisceglia (Terra di Bari), Raffaele Pepe (Molise), Gennaro Guida (Principato Citra), Marcia De Leo (Principato Ulteriore), Reale istituto di Incoraggiamento (Napoli), Oronzo Gabriele Costa (Terra d’Otranto) e Francesco Perrini per Terra di Lavoro. Il canonico Francesco Perrini era membro del Consiglio generale della Beneficenza della Provincia di Terra di Lavoro e socio corrispondente della Commissione di Agricoltura. Nel 1811 Gioacchino Murat lo aveva nominato Direttore generale della Statistica della Provincia di Terra di Lavoro. Oltre al nome del redattore Perrini, sono noti, per la provincia di Terra di Lavoro, anche i nomi di alcuni collaboratori locali tra i quali Nicola Pilla per Venafro, Francesco Antonio Notarianni di Lenola per il comprensorio di Gaeta, Vincenzo di Lorenzo per Sessa, Gennaro de Quattro per il circondario di Teano, il canonico e storico Michele Broccoli per Vairano, Fabrizio d’Amore per Roccamonfina, Michele Fusco per Mondragone, Filippo Duratorre di Castelforte, Francescantonio Notarianni di Lenola. I quesiti in ordine a cui si doveva rispondere si articolavano in quattro sezioni generali: Notizie relative allo stato fisico; Sussistenza e conservazione della popolazione; Notizie sull’economia rurale; Le manifatture. Alla fine di maggio i questionari furono inviati in tutte le universitates del Regno, e venne assegnata ai redattori una gratifica per il lavoro da svolgere. Sull’inchiesta commissionata dal Governo Murattiano nel decennio francese nel Regno di Napoli ha scritto nel 1988, Domenico Demarco (…), nel suo, ‘La Statistica del Regno di Napoli nel 1811’, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, Voll. 4.
(….) Ferrari Giovannipaolo, “Relazione socio-economica e demografica”, redatta per il PUC del Comune di Sapri parlando dell’“5.6 – L’Ottocento” a p. 22
(….) Sacco Francesco, “Dizionario Geografico-Istorico-Fisico del Regno di Napoli”, Napoli, 1896, vol. III, pp. 380-381
(….) La Greca Amedeo, Di Rienzo Antonio, La Greca Emilio, pubblicarono “Viaggio nel Cilento”, Agropoli, 1984 (Archivio Attanasio)
